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Ultimi articoli di Universo On Line



 



Fumare 1 sigaretta al giorno non fa di certo bene
Anche una sola sigaretta al giorno può fare male, non è come fumare 3 sigarette o più, ma non si può di certo dire che possa fare bene. Fumare poco non può quindi essere una scusante per giustificare il tabagismo e avere la coscienza a posto, già 1 sigaretta è sufficiente per aumentare il rischio di ammalarsi di tumore del polmone. Alcune persone, giovani e meno giovani, si chiedono ancora oggi quante sigarette al giorno non fanno male, la risposta è ovviamente nessuna. L'unico modo per non incrementare i potenziali rischi per la saluta è non fumare. Nuove informazioni sul vizio del fumo arrivano dal National Cancer Institute (NCI) mediante un articolo pubblicato sul Journal of the American Medical Association (Association of Long-term, Low-Intensity Smoking With All-Cause and Cause-Specific Mortality in the National Institutes of Health-AARP Diet and Health Study - doi: 10.1001/jamainternmed.2016.7511).



Smettere di fumare: metodi a confronto
Come smettere di fumare? non esiste in assoluto un metodo migliore di un altro per abbandonare il vizio del fumo, determinati metodi potrebbero essere più efficaci per alcuni e meno per altri. Se in passato si poteva contare unicamente sulla propria forza di volontà, oggi esistono molti strumenti che possono aiutare a vincere la propria dipendenza dalla nicotina. Nonostante ciò, l'obiettivo non è comunque facile da raggiungere. Prima di tutto ci deve essere la volontà di voler smettere (forza di volontà), per alcuni questa è sufficiente, per altri bisogna invece abbinare altri strumenti quali: terapie farmacologiche, sigarette elettroniche, counselling e centri antifumo, trattamenti sostitutivi come cerotti e gomme (utili a tenere sotto controllo il disagio fisico causato dalla mancanza della nicotina). Nel corso di uno studio condotto presso il Centro per la Ricerca sul Tabacco dell'Università del Wisconsin (USA), si è scoperto che per quanto riguarda tre terapie farmacologiche, adoperate comunemente per smettere di fumare, non sussistono particolari differenze e una vale l'altra. I risultai dell'indagine sono stati pubblicati sul Journal of the American Medical Association (Effects of Nicotine Patch vs Varenicline vs Combination Nicotine Replacement Therapy on Smoking Cessation at 26 Weeks: A Randomized Clinical Trial - doi: 10.1001/jama.2015.19284).



Biopsia liquida SCED, esame del sangue per lo screening dei tumori
I valori dell'emocromo in caso di tumore possono essere molto importanti per diagnosticare la neoplasia in uno stadio iniziale. Sebbene da qualche tempo si può vedere attraverso le analisi del sangue l'eventuale presenza di alcune forme tumorali, l'esame presentava dei limiti. Nel corso degli anni questo tipo di screening, noto come biopsia liquida, è stato migliorato notevolmente. Oggi si dispone di una nuova tecnica, battezzata SCED (Solid Cancer Early Detection), in grado di individuare oltre 100 neoplasie (prima che si manifestino con i sintomi) attraverso dei marcatori tumorali nel sangue. La Biopsia liquida SCED è stata messa a punto da un gruppo di ricercatori di Bioscience Genomics, uno spin off accademico partecipato dall'Università degli Studi di Roma Tor Vergata.



Problemi di udito e diagnosi precoce Alzheimer
Alcuni problemi di udito sembrerebbero essere collegati all'Alzheimer: tempo fa si è scoperto che c'è un maggior rischio di demenza in chi non sente bene, ora si è osservato che un test uditivo potrebbe predire la patologia quando si trova in uno stadio iniziale. In base a quanto scoperto nel corso di una ricerca che ha visto la collaborazione della sezione di Neuroscienze Cognitive di Brescia (con sede presso l'IRCCS Centro San Giovanni di Dio), il Department de Tecnologies de la Informació i les Comunicacions (Universitat Pompeu Fabra - Barcelona, Spagna) e il Centro Interdipartimentale Mente e Cervello di Trento, la perdita di specifiche capacità dell'orecchio potrebbe essere un sintomo precoce dell'Alzheimer. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports (The mismatch negativity as an index of cognitive decline for the early detection of Alzheimer's disease - doi:10.1038/srep33167).



Caffè in capsule, ftalati e rischi per la fertilità
Se consumate abitualmente caffè in capsule (sia in plastica che in alluminio), o in cialde, dovete tenere a mente che disciolti nella miscela ci potrebbero essere degli interferenti endocrini che alterano la funzionalità del sistema endocrino. Il caffè possiede diverse proprietà benefiche per il nostro organismo, molte volte, per praticità, alla moka si preferisce però la macchinetta per il caffè a cialde o a capsule. Questa pratica nasconde però delle insidie in quanto potrebbe alzare i livelli di ftalati nel nostro organismo, un'eventualità che può mettere in pericolo la fertilità. Dell'argomento si è occupato Carlo Foresta, ordinario di Endocrinologia presso l'Università degli Studi di Padova, in collaborazione con il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche).



Vaccino varicella si o no, cosa consigliano i genitori
Il vaccino per la varicella permette di prevenire diverse complicanze, più o meno gravi, e molti genitori che hanno vissuto l'esperienza della malattia, tornando indietro, vaccinerebbero i propri figli. Quando si parla di varicella, una malattia altamente contagiosi causato dal virus Varicella zoster (Vzv), spesso si pensa sia una patologia banale e non di rado viene presa sotto gamba. In determinati casi ci possono però essere delle complicazioni abbastanza importanti, come ad esempio le polmoniti, che necessitano di un ricovero ospedaliero. Una delle conseguenze più frequenti di questa malattia infettiva sono le infezioni della pelle, in una certa percentuale (anche se bassa) si possono però verificare dei problemi al sistema nervoso centrale come meningiti, encefaliti e atassia cerebellare. Alcune dati relativi al rapporto delle famiglie italiane con i vaccini per la varicella sono emersi nel corso di un sondaggio, commissionato dalla casa farmaceutica GlaxoSmithKline (GSK), condotto dalla Datanalysis (un istituto di ricerche demoscopiche specializzato nell'area Salute) su 500 famiglie i cui figli sono andati incontro a complicanze e conseguente ospedalizzazione dopo aver contratto la malattia.



Omeopatia, prodotti che non funzionano scritto sull'etichetta
Non esiste nessuna evidenza scientifica che l'omeopatia funzioni, i farmaci omeopatici devono pertanto avere un etichetta che avvisa il consumatore della loro inefficacia. Stando alle nuove disposizioni della Federal Trade Commission (FTC), chi in America commercializza i prodotti dell'omeopatia dovrebbe riportare in modo ben evidente che "i farmaci omeopatici non funzionano". Sebbene nella circolare della FTC, l'agenzia statunitense garante della concorrenza, per il momento non viene imposto nessun obbligo di etichetta, nel documento si consiglia il suo utilizzo per essere più trasparenti con i cittadini.



Nuove cure per l'Alzheimer dallo studio di una proteina
Un nuovo approccio per la cura dell'Alzheimer prevede l'utilizzo della proteina chinasi p38y, la sua reintroduzione sembrerebbe avere un effetto portettivo nei confronti della malattia neurodegenerativa. Nel corso di una ricerca australiana condotta presso la University of New South Wales, in collaborazione con un team di ricercatori del NeuRA (Neuroscience Research Australia), si è scoperto che i livelli di una specifica proteina (p38? chinasi) diminuiscono notevolmente quando il morbo di Alzheimer progredisce, nel momento in cui l'aminoacido è reintrodotto viene però bloccato il deterioramento di alcune funzioni neurologiche. I risultati dello studio, per ora condotti solo su alcuni topolini,sono stati pubblicati sulla rivista Science (Site-specific phosphorylation of tau inhibits amyloid-Beta toxicity in Alzheimer's mice - Doi: 10.1126/science.aah6205).



Alzheimer: test olfattivo per la diagnosi prima dei sintomi
Per diagnosticare l'Alzheimer, e altre patologie neurodegenerative, attualmente esistono alcuni test come quello dell'orologio, il rischio individuale di Alzheimer potrebbe però essere rilevato anche con un test dell'olfatto. Oggi non esiste ancora una cura, ci sono però alcuni farmaci che possono migliorare notevolmente i sintomi dell'Alzheimer e ne rallentano il decorso, la diagnosi precoce è quindi molto importante. Grazie a un test dell'olfatto ,messo a punto dal neurologo Mark Albers, non solo si potrà scoprire chi presenta un rischio maggiore della malattia ma si potrebbe anche individuare un'eventuale stadio precoce di Alzheimer, di fase 1, quando ancora non sono stati manifestati i primi sintomi cognitivi. I risultati relativi alla sperimentazione del test sono stati pubblicati sugli Annals of Neurology (Episodic Memory of Odors Stratifies Alzheimer Biomarkers in Normal Elderly - Doi: 10.1002/ana.24792).



Depressione, sintomi e consigli per curarla
Prima di cercare una cura per la depressione bisogna capire se ci troviamo veramente in uno stato depressivo o stiamo semplicemente attraversando un periodo di malinconia e/o tristezza