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Diabete di tipo 1, esame del sangue lo predice prima dei sintomi
Un esame del sangue per il diabete mellito può predire la malattia prima dei sintomi iniziali, un test che potrebbe aiutare a prevenire eventuali complicanze e a ritardarne l'esordio. Un gruppo di ricercatori italiani dell'Università Campus Bio-Medico di Roma (UCBM), in collaborazione con alcuni colleghi della Queen Mary University of London, hanno scoperto la presenza di un particolare anticorpo (oxPTM-INS-Ab), individuabile mediante un semplice prelievo ematico, associato all'insorgenza del diabete di tipo 1 (DM1). Grazie a questo biomarcatore si può predire, con un'accuratezza del 91 per cento, se un individuo sano si ammalerà di diabete insulino dipendente negli anni a venire. Il 9 per cento dei soggetti potrebbero sviluppare la malattia anche se non è presente l'anticorpo oxPTM-INS-Ab. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Diabetologia (Antibodies to post-translationally modified insulin as a novel biomarker for prediction of type 1 diabetes in children - Doi: 10.1007/s00125-017-4296-1).



Osteoporosi alimentazione: proprietà yogurt e densità ossea
Osteoporosi e alimentazione sono strettamente legate, anche se il picco di massa ossea si raggiunge verso i 25-30 anni, una dieta ricca di calcio è importante anche dopo per il mantenimento della massa minerale ossea. Una corretta alimentazione, in tutte le fasi della vita, non va quindi sottovalutata perché può aiutare concretamente a prevenire osteoporosi e fratture. Stando ai dati di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori irlandesi del Trinity College di Dublino, in collaborazione con alcuni colleghi del Mercers Institute for Research on Ageing e della Ulster University di Coleraine, mangiare regolarmente yogurt aiuta a rinforzare le ossa negli over 60 e previene, di conseguenza, la cura dell'osteoporosi. I risultati dell'indagine sono stati pubblicati sulla rivista Osteoporosis International (Greater yogurt consumption is associated with increased bone mineral density and physical function in older adults - Doi: 10.1007/s00198-017-4049-5).



La carne fa male? se rossa e in eccesso rischio non solo per tumori
La carne rossa fa male, chi eccede con questo alimento non solo ha un rischio maggiore di tumori, aumenta anche del 26 per cento la probabilità di mortalità generale. Diversi studi hanno correlato il consumo di carni rosse e loro derivati a un incremento dell'incidenza di cancro, una nuova ricerca evidenzia però che sale considerevolmente anche la probabilità di contrarre altre patologie croniche molto diffuse quali: diabete , infezioni e patologie epatiche croniche, ictus, malattie cardiache, malattie renali, patologie respiratorie e Alzheimer. I risultati dell'indagine sono stati pubblicati sul British Medical Journal (Mortality from different causes associated with meat, heme iron, nitrates, and nitrites in the NIH-AARP Diet and Health Study: population based cohort study - Doi: 10.1136/bmj.j1957).



Quanti caffè si possono bere al giorno?
Massimo 4 caffè al giorno, se si rimane sotto le 5 tazzine non si superano i livelli di sicurezza stimati per il consumo e si prevengono eventuali effetti collaterali della caffeina. Sono molte le persone che si chiedono quanti caffè al giorno si possono bere, la risposta a questa domanda arriva dall'autorità europea per la sicurezza alimentare (nota anche con la sigla EFSA dall'inglese European Food Safety Authority). Non sono poche le ricerche che analizzano i benefici del caffè sull'organismo, spesso però le informazioni possono generare confusione perché manca un'indicazione precisa sul limite di consumo della bevanda. In un documento di ben 120 pagine (Scientific Opinion on the safety of caffeine - Doi: 10.2903/j.efsa.2015.4102), si possono trovare tutte le informazioni su quanto caffè si può bere in sicurezza, un limite che non è uguale per tutti ma varia a seconda delle situazioni e dell'età.



Rinforzare il sistema immunitario dormendo bene
Ne erboristeria ne omeopatia, per rinforzare il sistema immunitario in modo naturale bisogna cercare di dormire bene, un riposo disturbato e insufficiente può al contrario indebolire le nostre difese. Una ricerca evidenzia ancora una volta quanto sia importante riposare bene e come questo possa incidere sulle malattie. Grazie ad un'indagine condotta da un gruppo di ricercatori dell'Università di Washington (Stati Uniti) su alcune coppie di gemelli monozigoti (detti anche gemelli identici o monovulari), si è scoperto che non dormire abbastanza espone a un maggior rischio di malattie e infezioni. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Sleep (Transcriptional Signatures of Sleep Duration Discordance in Monozygotic Twins - Doi: 10.1093/sleep/zsw019).



3 caffè al giorno per prevenire il tumore alla prostata
Quanti caffè al giorno si possono bere? 3 tazzine di caffè al giorno sono un numero ragionevole, un quantitativo che contribuisce anche a prevenire il tumore alla prostata. In base ai dati di uno studio, il consumo abituale di una tazzina per pasto può ridurre il rischio di carcinoma prostatico, una neoplasia che nel nostro Paese colpisce statisticamente circa un uomo su 8. Un'indagine di un gruppo di esperti del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell'IRCCS Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con alcuni colleghi del l'Istituto Superiore di Sanità e l'IRCCS Istituto Dermopatico dell'Immacolata di Roma, evidenzia che le persone che superano le tre tazzine al giorno, rispetto a chi ne assume due o meno, possono abbassare il rischio di ammalarsi di cancro della prostata anche del 53 per cento. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul'International Journal of Cancer (Reduction by coffee consumption of prostate cancer risk: Evidence from the Moli-sani cohort and cellular models - Doi: 10.1002/ijc.30720).



Prevenzione tumore al seno e Aspirina a basse dosi
Il tumore al seno, negativo al fattore di crescita HER2 (HER2-negativo) e positivo ai recettori di estrogeni e/o progesterone (ER + e / o PR +), si potrebbe prevenire con l'assunzione di Aspirina a basse dosi. Sono ormai diversi gli studi che evidenziano un possibile ruolo dell'acido acetilsalicilico, largamente noto con il nome commerciale di Aspirina, nella prevenzione primaria dei tumori. Una possibile spiegazione potrebbe risiedere nel fatto che l'origine di molte neoplasie è spesso collegata a stati infiammatori e l'aspirina, uno dei capostipiti dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), può contrastare tale processo. Nel corso di un'indagine condotta da un gruppo di ricercatori statunitensi, sono state ottenute nuove conferme in merito alla prevenzione di uno dei tumori al seno più diffusi, il tumore al seno HER2/neu (o HER2-negativo), che rappresenta circa l'80 per cento di tutti i carcinomi mammari. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Breast Cancer Research (Regular and low-dose aspirin, other non-steroidal anti-inflammatory medications and prospective risk of HER2-defined breast cancer: the California Teachers Study - Doi: 10.1186/s13058-017-0840-7).



Diabete tipo 1: cura per riattivare produzione di insulina
Curare il diabete di tipo 1 aumentando il numero di cellule beta (ß cells) in modo da riattivare la produzione di insulina. Nei pazienti con diabete insulino dipendente il pancreas smette di produrre insulina, un fenomeno che può essere dovuto a diverse cause anche se tutte hanno in comune un mal funzionamento nel sistema immunitario che attacca le cellule beta pancreatiche. In una persona sana, quando aumentano i livelli di zucchero nel sangue, le cellule ß iniziano a produrre insulina e lo zucchero in eccesso viene assorbito dalle cellule muscolari e adipose. La concentrazione di glucosio nel sangue (glicemia) torna nella norma e lo zucchero in eccesso, non utilizzato immediatamente dai muscoli, viene immagazzinato sotto forma di riserva energetica cellulare. Se però le cellule beta sono danneggiate, la produzione di insulina risulta anomala o completamente assente, per questo nei pazienti diabetici bisogna somministrarla artificialmente per evitare gravi problemi alla salute. Un gruppo di ricercatori, della University of California San Diego School of Medicine, potrebbe aver individuato un modo per fa ripartire la produzione di insulina agendo sui processi di divisione cellulare delle cellule beta. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Cell Metabolism (Virgin Beta Cells Persist throughout Life at a Neogenic Niche within Pancreatic Islets - Doi: 10.1016/j.cmet.2017.03.017).



Cura celiachia: dal vaccino ai farmaci contro gli effetti del glutine
Scoprire cosa causa la celiachia può essere un primo passo verso la cura, la prevenzione e lo studio di farmaci contro gli effetti del glutine in chi soffre di questa malattia. Attualmente si sa che c'è una forte componente ereditaria, si nasce quindi predisposti verso la malattia, questa predisposizione non vuol dire però che la celiachia si manifesti. In base ad uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell'Università di Chicago, in collaborazione con alcuni colleghi dell'Università di Pittsburgh, un'infezione scatenata da un virus molto comune ma fino ad oggi ritenuto innocuo, il reovirus, potrebbe essere alla base della risposta immunitaria al glutine collegata ad alcuni casi di celiachia. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Science (Reovirus infection triggers inflammatory responses to dietary antigens and development of celiac disease - Doi: 10.1126/science.aah5298).



Fegato grasso: attenzione sopratutto alle proteine animali
La steatosi epatica non alcolica (NAFLD), nota anche come fegato grasso, nel tempo può evolvere in steatoepatite non alcolica (NASH), una condizione che altera in modo irreversibile la funzionalità dell'organo. Secondo alcune stime, ben un italiano su 4 ha il "fegato grasso", una condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso (lipidi) nel fegato. Un po' di grasso nell'organo è normale e non crea alcun disturbo, quando però il grasso supera una certa soglia, circa il 5-10 per cento del peso del fegato, si entra in una fascia di potenziale rischio per la salute poichè predisponente per altre patologie quali ad esempio la cirrosi. Alla luce di queste informazioni, sopratutto se non c'è ancora una condizione di NASH, può essere utile sapere cosa mangiare in caso di fegato grasso per evitare che evolva in steatoepatite non alcolica. In base ai risultati del Rotterdam Study, uno studio olandese prospettico che ha coinvolto 3340 persone nei Paesi Bassi, una dieta ricca di proteine animali può incrementare il rischio di NAFLD . I risultati dell'indagine sono stati presentati in occasione del congresso europeo sulle malattie del fegato (The International Liver Congress - Diet high in animal protein is associated with NAFLD in overweight people).