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Il Disinformatico



Un blog di Paolo Attivissimo, giornalista informatico e cacciatore di bufale.Questo blog è tutelato dal diritto d'autore, ma i contenuti sono liberamente ripubblicabili seguendo alcune semplici regole. Le donazioni di focaccia sono comunque gradite.



Updated: 2018-04-19T21:33:02.170+02:00

 



Facebook Container di Mozilla.org rende Facebook meno ficcanaso

2018-04-19T09:03:01.870+02:00

Sta circolando su Internet un video nel quale l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, dalla Casa Bianca, fa un discorso formale per avvisare che “stiamo entrando in un’era nella quale i nostri nemici possono far sembrare che chiunque abbia detto qualunque cosa in un qualunque momento” e poi usa un termine volgare per definire l’attuale presidente Trump. Una caduta di stile decisamente insolita per Obama, che è il primo sintomo che il video è falso: è un cosiddetto deepfake, ossia un video realizzato usando tecniche di intelligenza artificiale per applicare automaticamente il viso di una persona sopra una ripresa del volto di un’altra.In questo caso il soggetto originale è il creatore del video, il regista, attore e comico premio Oscar Jordan Peele, che ha realizzato il video per mettere in guardia contro questo nuovo traguardo della falsificazione digitale, grazie al quale, o forse per colpa del quale, non possiamo più credere a quello che vediamo online se non proviene da una fonte attendibile.You won't believe what Obama says in this video 😉 pic.twitter.com/n2KloCdF2G— BuzzFeed (@BuzzFeed) April 17, 2018Lo faranno? È improbabile, almeno finché questa profilazione sarà redditizia. Ma se tanti utenti cominciano a non farsi più profilare grazie a soluzioni come Facebook Container, la convenienza diminuirà e forse i siti smetteranno di schedare i loro visitatori, cioè noi. Che non saremo più il prodotto in vendita, ma torneremo a essere clienti.Maggiori dettagli su Facebook Container sono qui su Mozilla.org e in questo articolo di Graham Cluley. Questo articolo è basato sul testo preparato per il mio servizio La Rete in 3 minuti per Radio Inblu del 3 aprile 2018.Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



Come seguire in tempo reale la stazione cinese Tiangong-1 senza paranoie

2018-04-02T14:39:33.170+02:00

Se volete vedere la traiettoria della stazione spaziale cinese Tiangong-1, la cui caduta è ormai questione di ore (con probabilità microscopiche di frammenti che sopravvivono al rientro), seguite queste istruzioni.Andate a heavens-above.com e scegliete l’italiano nella casella in alto a destra. Cliccate su Unspecified nella casella in alto a destra.Immettete nella casella Inserisci il luogo da cercare il nome della vostra località o di una città vicina.Andate in fondo alla pagina e cliccate su Aggiorna.Cliccate su live ground track display.Otterrete una schermata come questa, che si aggiornerà man mano in tempo reale:Non dimenticate di fare una donazione a Heavens-Above tramite il pulsante Donate.Nota: se siete più a nord del 44° parallelo dell’emisfero nord o più a sud del 44° parallelo dell’emisfero sud, sicuramente non siete nell’area di possibile caduta perché la stazione non vi sorvolerà mai. Per l’Italia, tutta la parte settentrionale è in questa zona di non sorvolo. Se non sapete dove siete, guardate un mappamondo o Google Maps e chiedetegli la vostra latitudine.Maggiori dettagli sono in questo mio articolo ricco di fonti. Raccomandazione essenziale: state alla larga dai giornalisti sensazionalisti. Sono estremamente tossici.AggiornamentoLa stazione Tiangong-1 è rentrata stanotte, cadendo nell’Oceano Pacifico senza fare danni.Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



Un’azienda italiana mi spamma, crede che io mi chiami Deborah Unker

2018-03-31T22:10:08.997+02:00

Oggi ho trovato nello spam questa mail. La pubblico con i link rimossi per sicurezza, ma non nascondo nomi e numeri di telefono.Ciao Deborah,con questa email ti mostro il sistema di investimento dei BITCOIN che sto usando per arrivare a fine mese più tranquillo.CLICCA QUI e compila il form per una dimostrazione pratica di come funziona.Senza impegno!Non è complesso, tutt’altro. Tutti possono imparare facilmente, anche senza esperienza.Basta applicarsi!Ecco quanto ho guadagnato nell’ultimo mese:Prima settimana: 754€Seconda Settimana: 1.248€Terza settimana: 2.167€Quarta settimana: 3.412€Io sono soddisfatto della mia vita adesso.E tu? Scopri come avere di più,CLICCA QUI e compila GRATIS il form.Non te ne pentirai,Paolo G.Tutela della PrivacyRicevi questa newsletter perché hai dato il tuo consenso al trattamento dei dati personali e a ricevere comunicazioni commerciali, avendo partecipato ad una iniziativa organizzata o collegata a Spendi e Risparmia.Spendi e Risparmia garantisce la massima riservatezza sui tuoi dati personali ai sensi del Dlgs 196/03 e si impegna a provvedere alla loro cancellazione o modifica qualora tu ne faccia richiesta.Puoi visionare l'informativa sulla privacy qui: LinkResponsabile del trattamento dei dati è Yonkana Srl, via lagrange 35, 10123 Torino (TO), PI 11585530014 , unsubscribeNon rispondere direttamente al messaggio poiche' il tuo messaggio non verra' letto.Se non vuoi più ricevere le newsletter commerciali di Spendi e Risparmia ti preghiamo di cliccare sul seguente link: DISISCRIZIONEScreenshot:Non è vero che ho dato il mio “consenso al trattamento dei dati personali e a ricevere comunicazioni commerciali, avendo partecipato ad una iniziativa organizzata o collegata a Spendi e Risparmia”. Non so chi siano. E fin qui niente di speciale: è il solito spam di aziende disinvolte nel trattamento dei dati personali. Normalmente lo cestinerei, augurando loro serenamente di essere colti da dissenteria fulminante ad ogni rapporto sessuale per il resto dei loro giorni.Ma la cosa buffa è che loro mi chiamano Deborah. Specificamente, Deborah Unker. Per gli amici Deb. Nel senso di Deb Unker. E c’è un solo luogo dove possono aver preso quel nome (con la h in mezzo: Unkher) associato al mio indirizzo principale di mail. Ve lo ricordate?Era lo pseudonimo con il quale avevo contattato un truffatore che fingeva di fare compravendita di reni; avevo raccontato la vicenda in questo articolo e nei suoi seguiti un annetto fa.Ma la cosa buffa è che quello è lo pseudonimo che ho pubblicato. Non è quello che ho usato nelle mail scambiate con il truffatore. Come ha fatto la Yonkana srl ad associare il nome Deborah Unker al mio indirizzo di mail?Andando a sfogliare il mio archivio di spam ho trovato altri casi di spam che citavano Deborah Unker:Tutte queste mail hanno come mittente un indirizzo presso ds.advicemenews.it. Che quindi si qualifica inequivocabilmente come un facilitatore di spam.Secondo il servizio Whois di Domaintools.com, il dominio Advicemenews.it risulta intestato come segue:Registrant Organization: AdviceMe SRLAddress: Circonvallazione Clodia 163/171 RomaAdmin ContactName: Luca FranconiOrganization: AdviceMe SRLAddress: Circonvallazione Clodia 163/171 RomaSe la Yonkana Srl, il signor Luca Franconi e la sua AdviceMe Srl vogliono essere associati su Internet alla parola spammer, non ha che da continuare a usare questi metodi davvero miseri per raccattare indirizzi da spammare.Ci rido sopra perché l‘idea che qualcuno abbia pescato Deb Unker da un mio articolo è più divertente del solito squallore dello spam. Ma seriamente parlando: che faccio? Lo segnalo al Garante per la Privacy?Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinfor[...]



Incidente mortale in Tesla, l’Autopilot era attivo ma il conducente non ha risposto ai suoi avvisi

2018-04-03T00:21:02.227+02:00

Credit: NBC.Ultimo aggiornamento: 2018/04/03 00:10.Un incidente avvenuto a Mountain View, in California, nel quale ha perso la vita il conducente di una Tesla Model X, ha posto nuovi interrogativi sul sistema di guida assistita di Tesla, il cosiddetto Autopilot.L’incidente, e soprattutto la conseguente indagine delle autorità statunitensi per la sicurezza dei trasporti (NTSB), è anche una delle ragioni della forte caduta (8%) delle azioni Tesla e del declassamento del credit rating di Tesla da parte di Moody. Le altre sono le lentezze, rispetto alle promesse di Elon Musk, nella produzione della Model 3 (il modello meno caro delle Tesla, che è in vendita ma col contagocce) e le conseguenti incertezze sull’indebitamento dell’azienda, nonché il richiamo di tutte le Model S, circa 123.000, per un possibile problema al servosterzo nei climi molto freddi. Insomma, è un momento difficile per Tesla.Poche ore fa, dopo alcune incertezze iniziali, è emerso che al momento dell’incidente l‘Autopilot della Model X era attivo. Questo sembra indicare un difetto grave nel sistema di guida assistita che avrebbe ripercussioni enormi su Tesla e sulle circa 280.000 sue auto circolanti, oltre che sull’intero concetto di guida autonoma, già scosso dal recente incidente mortale di un’auto di Uber.Ma è importante capire la dinamica di questo incidente prima di saltare a conclusioni affrettate.Secondo il rapporto della California Highway Patrol, l’auto ha colpito frontalmente e di testa lo spartitraffico, si è incendiata ed è stata colpita da altre due auto. L’impatto è stato terribilmente violento perché lo spartitraffico non aveva più l’apposito attenuatore d’urto, che era andato distrutto in un altro incidente, nel quale aveva contribuito a salvare il conducente accartocciandosi come previsto e smorzando quindi l’impatto.L’attenuatore d’urto nelle sue condizioni normali, visto da Google Street View.L’attenuatore collassato com’era il giorno prima dell’incidente della Tesla.Tesla ha dichiarato che secondo i dati dei sensori di bordo “negli istanti che hanno preceduto la collisione, avvenuta alle 9:27 del mattino venerdì 23 marzo, l’Autopilot era attivato, con la distanza di inseguimento del cruise control adattivo impostata al minimo” (la guida assistita dell’auto mantiene automaticamente la distanza dal veicolo che la precede, e questa distanza era impostata al valore minimo). Ma ha notato anche che “il conducente aveva ricevuto numerosi avvisi visivi e uno acustico di riprendere il controllo poco prima, durante la guida, e le mani del conducente non sono state rilevate sul volante per sei secondi prima della collisione. Il conducente ha avuto circa cinque secondi e 150 metri di visuale non ostruita dello spartitraffico in cemento con l’attenuatore d’urto collassato, ma le registrazioni del veicolo mostrano che non è stata intrapresa alcuna azione.”In altre parole, sembra che si tratti ancora una volta di un caso di uso scorretto dell’Autopilot, che non è un sistema di guida automatica ma è solo un assistente di guida, nonostante il nome ingannevole e altisonante. Il conducente deve essere costantemente vigile e pronto a intervenire: tenere le mani sul volante, pronte ad agire, è indispensabile. Ma troppo spesso i conducenti di queste auto attribuiscono a questi sistemi capacità che assolutamente non hanno, si fidano troppo e iniziano a ignorare gli allarmi.Nel contempo, sembra chiaro che il sistema di guida assistita non è stato in grado di gestire un ostacolo fermo sulla carreggiata e di interpretare correttamente la segnaletica orizzontale, e non è la prima volta che succede.Secondo Ars Technica, che cita un servizio di ABC7, il conducente era un engineer (termine generico che non ha necessariamente il senso italiano di ingegnere) della Apple, di nome Walter Huang, in precedenza sviluppatore di videogiochi per la Electronic Arts. La famiglia di Huang dice che l’uomo aveva portato la sua[...]



Avventurette in auto elettrica: il primo mese con Elsa

2018-04-09T18:57:11.107+02:00

Ultimo aggiornamento: 2018/04/09 19:00.Il primo mese, i primi mille chilometri: un quarto dei miei viaggi in auto (957 km su 3985) è stato elettrico. Nelle mie stime pre-acquisto avevo calcolato un 20%, ma è andata meglio del previsto.Infatti dopo le mie titubanze iniziali ho visto che la iOn, nonostante i sette anni d’età, si è dimostrata affidabile, soprattutto nella batteria e nella stima dell’autonomia. Ho anche verificato che le nuove reti di colonnine di ricarica informatizzate in Canton Ticino funzionano bene e permettono di caricare rapidamente e di pianificare le ricariche senza problemi. Di conseguenza ho cominciato ad usare l’auto elettrica anche per percorsi superiori alla sua autonomia, contrariamente alle mie intenzioni originali.È un’altra lezione da considerare per chi sta valutando un’auto elettrica: la diffidenza passa in fretta e la fiducia viene conquistata sul campo. Ma come dicevo nelle puntate precedenti, tutto dipende dalla disponibilità di punti di ricarica di cui posso sapere con certezza la situazione a distanza, prima di raggiungerle.Il primo mese è anche bastato a prendere dimestichezza con le varie particolarità delle auto elettriche: le procedure per la ricarica rapida e lenta, sia presso le colonnine sia in garage; i suoni caratteristici che annunciano l’avvio corretto delle ricariche; la strana sensazione di allontanarsi dall’auto lasciandola attaccata a una presa come se fosse un gigantesco telefonino; la nuova abitudine di arrivare a casa quasi “a secco” ma non dover più andare al distributore a fare rifornimento (la attacchi alla presa e la lasci lì per la notte; l’indomani hai il “pieno”); e sì, anche il freddo a bordo (che però c'è solo in inverno e per i viaggi relativamente lunghi).E soprattutto il silenzio, l’assenza di vibrazioni, l’accelerazione fluida e senza sobbalzi da cambiata. Questo con una city car elettrica di sette anni fa: le elettriche di oggi sono ancora meglio in termini di comodità e autonomia.In questo primo mese ho risparmiato circa 80 franchi rispetto alla spesa di carburante che avrei sostenuto con la mia auto endotermica. E naturalmente ho inquinato molto meno.Certo, ci sono dei disagi. Ma mi sono reso conto che i disagi si sopportano, e ci si adatta in fretta a sopportarli, esattamente con lo stesso spirito con il quale lo si faceva (e lo si fa) con Linux, con LibreOffice o con qualunque approccio alternativo e un po’pionieristico: per il piacere di fare qualcosa di differente dalla massa e di scoprire un mondo nuovo (e magari contribuire a tenerlo pulito). Con Linux non trovi la pappa pronta e ti devi ingegnare, ma in cambio non dipendi più dai ghiribizzi di Microsoft o Apple: con l’auto elettrica non dipendi più dai petrolieri. Soprattutto, l’auto elettrica è divertente da guidare.Un’altra lezione da tenere presente: molti commentatori hanno lamentato la difficoltà di dover pianificare qualunque viaggio se si ha un’autonomia così limitata. Ma la pianificazione diventa più facile man mano che la fai, e una volta che l’hai fatta per un dato percorso che fai spesso non hai bisogno di rifarla.Per esempio, in questi giorni sono andato a fare lezione per i corsi per adulti (uso avanzato di Google, se volete saperlo) a Biasca, che dista dal Maniero Digitale 56 km. Un’occhiata al percorso su Lemnet.org e il piano è stato fatto: sono andato dal Maniero fino a destinazione senza fare pause, a velocità autostradali (110 km/h), e all’arrivo mi restavano 24 km di autonomia. Nessuna differenza di tempi di percorrenza rispetto a un’auto endotermica.Ho messo l’auto sotto carica lenta alla colonnina Emoti di Biasca, che ho pagato con l’apposita app, e sono andato a cena con la Dama del Maniero. Un’oretta di carica (2,9 kWh, costo 1,66 CHF, pagato con l’app di Emoti) durante la cena mi ha riportato a 9 kWh, ossia 47 km di autonomia, sufficienti per raggiungere, dopo la lezione, la colonnina v[...]



Podcast del Disinformatico del 2018/03/30

2018-04-13T17:20:44.961+02:00

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



Facebook aggiorna le opzioni di privacy

2018-03-30T11:40:07.423+02:00

Facebook ha pubblicato un aggiornamento delle proprie opzioni di privacy, ammettendo che “le impostazioni di privacy sono troppo difficili da trovare”. Le impostazioni verranno accentrate e riprogettate e arriverà un nuovo menu che le collegherà direttamente e le spiegherà più in dettaglio.Arriveranno anche strumenti più semplici per trovare, scaricare ed eliminare i dati che abbiamo immesso in Facebook. Sembra un po’ un atto di contrizione in seguito agli scandali di questi giorni intorno al traffico di dati personali provenienti da Facebook che Cambridge Analytica ha usato per tentare di procurare un vantaggio elettorale a candidati politici di numerosi paesi.A proposito dello scaricamento dei nostri dati, Facebook dice che si può scaricarne una copia “e persino trasferirla a un altro servizio”. Detta così sembra una concessione davvero generosa, ma come nota Sean Sullivan di F-Secure, è vero solo in teoria: Facebook è un monopolio in molti posti. Trasferirla dove?Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]