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Il Disinformatico



Un blog di Paolo Attivissimo, giornalista informatico e cacciatore di bufale.Questo blog è tutelato dal diritto d'autore, ma i contenuti sono liberamente ripubblicabili seguendo alcune semplici regole. Le donazioni di focaccia sono comunque gradite.



Updated: 2017-01-23T07:55:03.199+01:00

 



Antibufala: è vero che Beppe Grillo ha detto “servono uomini forti come Trump e Putin”?

2017-01-23T00:42:13.585+01:00

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi. Ultimo aggiornamento: 2017/01/23 00:35.Oggi ANSA ha pubblicato una dichiarazione attribuita a Beppe Grillo: “‘La politica internazionale ha bisogno di uomini forti’ come Trump e Putin”, ha scritto ANSA, indicando come fonte di questa dichiarazione “un'intervista al settimanale francese Le Journal du Dimanche”. Molti giornali italiani hanno riportato la stessa dichiarazione.L’intervista in questione non è linkata da ANSA (malcostume diffuso che ostacola le verifiche), ma una ricerca in Google sembra indicare che la fonte della dichiarazione è questo articolo del Journal de Dimanche, disponibile solo in forma parziale ai non abbonati al JDD.Grillo ha smentito su Facebook, parlando di “traduttori traditori” e dicendo “Non ho mai detto che servono uomini forti come Trump e Putin, piuttosto ho spiegato come la presenza di due leader politici di grandi Paesi come Usa e Russia predisposti al dialogo è un messaggio molto positivo, perché apre a scenari di pace e distensione.”La versione pubblicamente disponibile dell’intervista non include nulla che possa confermare o smentire la versione di Grillo o quella del JDD. Nella stesura iniziale di questo articolo avevo chiesto se qualcuno aveva accesso al testo completo dell’intervista senza fare la trafila di abbonarsi: mi ha risposto a tempo di record Carlo Gubitosa con il testo integrale dell’articolo, per cui riporto qui l’originale della frase di Grillo secondo quanto riporta il JDD:“La politique internationale a besoin d’hommes d’État forts comme eux.”Leggendo il testo integrale dell’intervista risulta chiaro che gli “eux” (“loro”) della frase sono effettivamente Trump e Putin. Camille Neveux, che ha condotto l’intervista, ha dichiarato che è stata riletta e convalidata.In francese, però, “hommes d’État forts” non significa “uomini forti”, ma significa “statisti forti”. Manca quindi, nelle parole attribuite a Grillo, ogni riferimento al concetto negativo di “uomo forte”, ossia “chi prende il potere e governa con metodi autoritari e quasi dittatoriali” (De Mauro).Per maggiore sicurezza, ho chiesto a Camille Neveux se Grillo ha parlato in italiano o in francese e sono in attesa di risposta, ma a questo punto sembra piuttosto chiaro che Grillo ha ragione nel dire di essere stato tradotto scorrettamente dal francese dalla stampa italiana, come negli esempi elencati qui sotto.Si può discutere se Putin e Trump siano o meno “statisti” e se sia giusto ammirarne l’operato come fa Grillo, ma questa è un’altra storia.Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



No, non è una bufala: assistente di Trump che parla di “inchinarsi” e di “vendetta suprema”

2017-01-22T13:46:18.850+01:00

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.Repubblica ha pubblicato (e ora rimosso) una foto del 1995 per illustrare la marcia delle donne a Washington di ieri, come mi ha segnalato @VaeVictis.Repubblica pubblica foto della marcia anti-Trump? Peccato siano quelle della Million Man March del 1995: https://t.co/lIDfrq9vKM pic.twitter.com/MyeHsloOTr— Bruno de Giusti (@VaeVictis) January 22, 2017Sta circolando un video nel quale una donna, identificata come Omarosa Manigault, dice “Ogni critico, ogni detrattore, dovrà inchinarsi di fronte al Presidente Trump. Riguarda chiunque abbia mai dubitato di Donald, chiunque non sia stato d’accordo, chiunque lo abbia sfidato. Diventare l’uomo più potente dell’universo è la vendetta suprema.” In originale: “Every critic, every detractor, will have to bow down to President Trump. It's everyone who’s ever doubted Donald, whoever disagreed, whoever challenged him. It is the ultimate revenge to become the most powerful man in the universe."Molti stanno pensando a un video-parodia, ma si tratta di una dichiarazione autentica. Omarosa Manigault è una ex concorrente di The Apprentice, il reality condotto da Donald Trump, e ora è uno dei membri del suo staff: la sua qualifica ufficiale è “assistant to the President and director of communications for the Office of Public Liaison” (assistente al Presidente e direttore delle comunicazioni per l’Ufficio per i Rapporti con il Pubblico). Manigault ha già lavorato alla Casa Bianca nello staff di Al Gore durante la presidenza Clinton.La dichiarazione è stata rilasciata da Manigault al programma televisivo Frontline della PBS dedicato alla campagna presidenziale. La donna ha dichiarato alla ABC di essersi espressa a titolo personale e che la sua frase risale a prima che lei facesse parte dello staff di Trump.Fonti: CNN, KETV, Rolling Stone.Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



Non ce l’ho fatta a Celapossofare (RSI)

2017-01-15T13:57:14.395+01:00

Ho partecipato alla puntata del 9 gennaio di Celapossofare della RSI per chiacchierare di bufale (da 8:00 in poi) e per un Challenge in tema Star Wars che ho fallito miseramente.Il video, se volete, è qui.Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



SpaceX torna a volare; rientro perfetto del primo stadio, dieci satelliti messi in orbita

2017-01-15T12:20:17.318+01:00

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi (Paypal/ricarica Vodafone/wishlist Amazon) per incoraggiarmi a scrivere ancora.Ieri SpaceX ha lanciato con pieno successo dalla base californiana di Vandenberg un vettore Falcon 9, collocando in orbita terrestre dieci satelliti per telecomunicazioni Iridium NEXT. Il primo stadio è rientrato e atterrato sulla nave di supporto Just Read the Instructions: è stato il primo atterraggio di uno stadio Falcon nell’Oceano Pacifico, ed è stato mostrato in diretta streaming dalle telecamere a bordo del vettore.Il video del lancio e dell’atterraggio è qui sotto: decollo a 19:35, rientro a 26:07. allowfullscreen="" frameborder="0" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/tTmbSur4fcs?rel=0" width="640">Questo lancio è il primo dopo l’esplosione di un vettore Falcon sulla rampa di lancio durante le operazioni di caricamento del propellente l’1/9/2016.Il lancio di un vettore dotato di un primo stadio che ha già volato è previsto “entro un mese circa” per portare in orbita il satellite per telecomunicazioni SES-10.Se tutto va bene, SpaceX prevede di effettuare nel 2017 fino a 27 lanci, ossia quanti ne ha fatti con il Falcon 9 dall’inizio dei suoi voli nel 2010, e di lanciare il Falcon Heavy entro l’estate. Il Heavy diventerebbe il vettore più potente al mondo, capace di portare circa 54 tonnellate in orbita terrestre bassa (l’attuale detentore del titolo, il Delta IV Heavy della ULA, ne porta 29), e avrebbe un prezzo formale di 90 milioni di dollari, mentre il vettore gigante della NASA, l’SLS (70 tonnellate di carico), costerebbe circa due miliardi di dollari per ogni volo. Se il Falcon Heavy ha successo, cominceranno a esserci molte domande imbarazzanti sul perché la NASA stia spendendo in questo modo il suo risicato budget quando la concorrenza privata offre servizi analoghi a prezzi drasticamente inferiori.Fonti: Ars Technica; SpaceX; Business Insider.Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



Allarme WhatsApp, messaggi intercettabili? Un momento

2017-01-14T18:23:51.808+01:00

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi (Paypal/ricarica Vodafone/wishlist Amazon) per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/01/14 18:20.Stanno comparendo molti articoli, soprattutto sui giornali generalisti, che parlano di una falla di sicurezza, addirittura di una backdoor, in WhatsApp che permetterebbe di intercettarne i messaggi. L’origine sembra essere questo articolo del Guardian.Premetto subito che se vi state affidando a WhatsApp per tutelare la vostra privacy avete preso un grosso granchio (come i fratelli Occhionero dello scandalo EyePyramid di pochi giorni fa, i cui messaggi WhatsApp compromettenti sono stati intercettati). WhatsApp è di proprietà di Facebook, una società il cui core business è farsi i fatti vostri e venderli, e quindi ha poco incentivo a tutelare la riservatezza di qualcuno. Tant’è vero che WhatsApp condivide dati con Facebook da agosto 2016 e non c’è modo di impedirglielo. Se avete cose veramente delicate da comunicare tramite dispositivi digitali, lasciare perdere WhatsApp e procuratevi qualcosa di indipendente e robusto (per esempio Signal, Wickr e simili).Mi manca il tempo di scrivere un articolo approfondito, ma in estrema sintesi l’allarme è stato un po’ gonfiato, secondo Ars Technica.Prima di tutto, non si tratta di una backdoor. Il problema di sicurezza di WhatsApp non consente un monitoraggio continuo di un account a insaputa del proprietario e non è quindi una “porta sul retro” nel senso informatico convenzionale del termine.Il rischio è limitato. Il problema riguarda il comportamento di WhatsApp quando un utente cambia chiave crittografica: normalmente WhatsApp non avvisa l’utente di questo cambio, che avviene per esempio quando si cambia telefonino e teoricamente sarebbe sfruttabile solo da un aggressore che avesse risorse molto sofisticate (accesso a un server WhatsApp o al protocollo SS7 della rete cellulare, per esempio) e anche così consentirebbe di intercettare un solo messaggio per volta. Esistono tecniche più pratiche.Niente panico, insomma. Ma se volete attivare la notifica di WhatsApp in caso di cambio di chiave per maggiore scrupolo e per sapere quando avviene un cambio, andate nelle sue impostazioni di sicurezza e fatelo.Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



Ho chiuso io Lingannodelcreazionismo.com, niente panico

2017-01-14T14:33:18.540+01:00

Nel 2010, in risposta a una campagna creazionista avviata in Canton Ticino, avevo creato il sito/blog Lingannodelcreazionismo.com. Purtroppo mi sono dovuto arrendere al fatto che in sei anni (quasi sette ormai) non sono riuscito ad andare oltre una pagina di presentazione (qui accanto) e tanti articoli in bozza mai finiti. Per cui oggi, con la scadenza del pagamento della mia registrazione del dominio, ho cancellato tutto.Non vi preoccupate: non ho subìto pressioni esterne o attacchi informatici. È semplicemente una chiusura di un sospeso che avevo in mente da tempo e che oggi ho completato. Altri, più bravi di me, possono proseguire questa attività di debunking delle panzane creazioniste. Sul blog Il Disinformatico trovate comunque qualche post e video sul tema. Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



Podcast del Disinformatico del 2017/01/13

2017-01-13T17:31:51.235+01:00

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



La posta del Disinformatico: aiuto, mi hanno rubato l’account Instagram

2017-01-15T10:04:44.079+01:00

Ultimo aggiornamento: 2017/01/15 2:45.Rispondo pubblicamente a Igor, che mi segnala il furto del suo account Instagram e chiede aiuto:“Dopo quasi 1 giorno in cui non controllavo il telefono, sono entrato come di mio solito nel mio account Instagram, con enorme sopresa mi chiede di effettuare l'accesso, cosa che non mi è mai stata chiesta. Io ci provo, ma dice che la password è errata. Ho poi provato a ripristinare, ma niente. Mi diceva che il mio nome utente e la mia email non erano collegati a nessun account Instagram, cosa alquanto sospetta. Tra l'altro il mio account Instagram era collegato a quello Facebook. Ho poi scoperto che il mio account è scomparso da Instagram. Qualcuno, un hacker probabilmente, me l'ha rubato, oppure ha cercato di rubarlo e Instagram me l'ha cancellato, chiaramente non lo so perché non ho notizie dal supporto Instagram. Così per caso sono entrato nella mia casella di posta elettronica e ho trovato delle mail alquanto sospette, che appena ho visto, con ritardo di quasi 1 giorno ho subito cestinato. Ho contattato più e più volte l'assistenza ma nessuna risposta. Mi potresti aiutare? Ti allego gli screenshots delle mail, che ho subito cestinato, anche gli orari sono particolari, la prima era delle 20 47 e le successive più di 2 ore dopo. Grazie e scusa per il disturbo. Saluti”Ciao Igor,Il tuo caso è particolarmente significativo, perché stando agli screenshot che mi hai inviato avevi attivato la verifica in due passaggi, per cui quando l’intruso ha tentato di entrare nel tuo account Instagram ti ha mandato un codice di sicurezza, che in teoria l’intruso avrebbe dovuto digitare per prendere il controllo del tuo account. Ti consiglio di consultare la pagina di aiuto apposita di Instagram, che porta a una serie di consigli e a una pagina di segnalazione di furto di account; Chimeraevo ti ricorda inoltre quali dati serviranno a Instagram per ridarti il controllo del tuo account all’utente: una foto, l’indirizzo di mail usato per iscriversi, le date dei cambi di password legittimi (se ce ne sono stati) ed informazioni su contenuti che hai eliminato in passato.Comunque vada il tentativo di recuperare l’account Instagram, ti consiglio di cambiare anche le password degli altri servizi online che usi, specialmente se hai usato per quei servizi la stessa password che ha usato per Instagram, altrimenti c’è il rischio che l’intruso ti rubi anche il controllo di questi altri servizi. Ti consiglio inoltre di dissociare l’account Instagram da quello Facebook, cioè di non accedere a Instagram usando il tuo profilo Facebook: tienili separati.Secondo me vale la pena, inoltre, che ripassi i consigli di prevenzione di Instagram: usa una password robusta (almeno sei caratteri) e differente dalle altre che usi altrove; modifica periodicamente la password; non condividerla mai con nessuno, ma specialmente con sconosciuti; verifica la sicurezza della tua casella di mail; esci da Instagram se usi un computer o telefono altrui; fai attenzione ad autorizzare applicazioni di terzi.Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



La posta del Disinformatico: aiuto, mi hanno rubato l’account del Playstation Network

2017-01-15T10:59:50.587+01:00

Ultimo aggiornamento: 2017/01/15 11:00.Mi scrive Kevin con un problema di Playstation:oggi mi hanno rubato l’account della playstation e hanno cambiato password e data di nascita, quindi non posso recuperarlo, il problema oltre ad aver perso l’account è che i giochi li ho presi tutti in digitale, e non avendo più il mio account principale mi è impossibile usarli, c’è una qualche soluzione a ciò?Ho chiesto a Luca “Paltrax” Paltrinieri, esperto locale della Rete Tre RSI, che ha spiegato come risolvere il problema: bisogna contattare Sony via mail (l’indirizzo è un po’ nascosto nel sito, ma per la Svizzera è service@ch.playstation.com) e avere pazienza, senza tentare rimedi improvvisati.Entro un giorno Sony risponde, di solito in lingua italiana, e fornisce anche un numero di telefono per dare istruzioni in diretta se non bastano quelle trasmesse via mail. La console di gioco ha un numero identificativo univoco, stampigliato sul dispositivo, che bisogna comunicare a Sony. Questo consente a Sony di ripristinare tutte le impostazioni originali e restituire il maltolto.Lo spiegone di Luca, che ha subito un attacco piuttosto simile, è ascoltabile in forma estesa nel podcast della puntata del Disinformatico da 6:50 in poi.Come misura di prevenzione, per evitare che il furto si ripeta, consiglio l’attivazione della verifica in due passaggi, per cui quando ci si collega alla rete di gioco è necessario digitare anche un PIN che ci arriva sul telefonino.Per maggiori informazioni segnalo anche questi tre link (in inglese): Playstation Community, Reddit, Digital Trends.2017/01/15 11:00Kevin mi ha scritto aggiornandomi sulla situazione:Alla fine sono riuscito a risolvere bypassando il controllo di sicurezza della Sony e a reimpostare la password, una cosa che consiglio a tutti i gamer è di attivare il controllo in 2 fasi, così da rendere quasi impossibile il furto dell’accountScritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



Facebook guarda e riconosce automaticamente tutte le foto che postate e le descrive

2017-01-14T13:45:03.291+01:00

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2017/01/14 13:45.Gli esperti di sicurezza e privacy di Labnol segnalano una particolarità poco conosciuta di Facebook: ogni foto che caricate viene analizzata da un sistema automatico di riconoscimento delle immagini. Lo potete vedere all’opera prendendo una qualsiasi foto di Facebook, vostra o di qualcun altro, cliccandovi sopra per mostrarla in modalità galleria fotografica e usando gli strumenti avanzati del browser (meglio su computer, non su smartphone) per vedere il codice che compone la pagina contenente la foto. Nel codice troverete un img class="spotlight” seguito da una descrizione della foto, che viene generata automaticamente.Per esempio, secondo Facebook questa foto “può contenere: 2 persone”, riconosciute nonostante i vestiti ampi ne coprano e confondano le forme.Facebook riconosce una persona anche se è mascherata dentro l’involucro informe di uno scafandro spaziale ed è vista di lato: dice che questa foto “può contenere: una o più persone”.Ho provato a caricare la foto di un gatto che è visibile solo per metà ed è a cavalcioni di un monitor di computer, e Facebook l’ha descritta immediatamente come “gatto e schermo”:Nelle demo di Labnol ci sono esempi nei quali Facebook riconosce “una o più persone in bicicletta all’aperto”, “tre persone sedute”, “un paio di occhiali”, e addirittura conta le persone presenti, come nel caso mostrato qui sotto, dove dichiara “26 persone, persone che sorridono, persone sedute, persone in piedi e al chiuso”:Se già questo è un risultato notevole (qualcosa di simile esiste anche in Google Foto) concepito per aiutare i non vedenti, Facebook sta sperimentando un sistema chiamato DeepFace, che è in grado di riconoscere l’identità precisa delle persone nelle foto con la stessa affidabilità di un essere umano e meglio del sistema di riconoscimento usato dall’FBI, secondo Computerworld. Non solo: riesce spesso a identificare anche persone il cui volto non è visibile, guardando l'acconciatura, la corporatura, la posizione e l’abbigliamento.Il potere di schedatura di massa di queste tecnologie è impressionante: significa che uno sconosciuto può fotografarvi per strada e scoprire chi siete e qual è il vostro account sui social network, come avviene già in Russia con Findface.ru, con risultati inquietanti documentati in molti video.A proposito di riconoscimento facciale, se siete utenti di Facebook e volete evitare che il social network vi riconosca in ogni foto e suggerisca automaticamente a tutti il vostro nome come tag, potete andare (da computer) nelle Impostazioni del diario e dei tag del vostro account e scegliere la voce Come faccio a gestire i tag aggiunti dalle persone e i suggerimenti di tag? e la sottosezione Chi può vedere i suggerimenti dei tag quando vengono caricate foto che ti somigliano?: scegliete l’opzione Nessuno e poi Chiudi.Fonti aggiuntive: F-Secure.Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



Arriva la spazzola per capelli connessa a Internet. Ne sentivamo il bisogno

2017-01-17T14:59:15.673+01:00

Ultimo aggiornamento: 2016/01/17 13:05.Il Consumer Electronics Show (o CES) che si tiene all’inizio di ogni anno a Las Vegas è una fiera delle novità informatiche ed elettroniche che non manca mai di regalare esempi di gadget geniali misti ad altri totalmente assurdi. Nel 2013, per esempio, ci aveva deliziato con iPotty, un vasino per bambini dotato di un supporto per tablet iPad per intrattenere digitalmente i pargoletti durante le loro funzioni fisiologiche. In italiano i soliti spiritosi l’avevano subito ribattezzato ironicamente iFatto.Quest’anno è il turno della spazzola smart. O meglio, il Kérastase Hair Coach, una spazzola per capelli connessa a Internet. Per soli 200 dollari potrete presto avere una spazzola che incorpora un accelerometro e un giroscopio per contare i colpi dati alla chioma. L’imprescindibile accessorio è dotato anche di un microfono, che ascolta il suono delle spazzolate per darvi informazioni sulle condizioni dei capelli, e di sensori per rilevare se avete i capelli bagnati o asciutti, caso mai non foste in grado di capirlo da soli, e adattare di conseguenza i consigli forniti dalla spazzola. Sì, siamo arrivati alle spazzole che danno consigli.Come se non bastasse, la spazzola – pardon, il Hair Coach – vibra se ritiene che stiate usando un vigore eccessivo: usa il cosiddetto “feedback aptico” per insegnare la corretta tecnica di spazzolamento. Tutti i dati raccolti vengono poi trasmessi tramite Bluetooth o Wi-Fi a un’app per smartphone iOS o Android, che li combina con i dati ricevuti via Internet sulle condizioni meteo, il vento, l’umidità e persino i livelli di luce ultravioletta, per poi consigliare all’utente fashion i trattamenti ottimali per gestire la situazione, offrire una valutazione dello stato di salute dei capelli giorno per giorno e addirittura tracciare questa salute nel corso del tempo.La spazzola smart Hair Coach sarà disponibile, stando ai produttori, in autunno 2017. Ne sentivamo disperatamente il bisogno, e ora questo bisogno è stato soddisfatto, ma l’attesa fino a quest’autunno sarà sicuramente spasmodica.Ironie a parte, va detto che la spazzola smart non è stata accolta dagli addetti ai lavori come una spiritosata: anzi, è stata citata fra i prodotti meritevoli del premio per le innovazioni del Consumer Electronics Show, nella categoria “tecnologie indossabili”, anche se è improbabile che qualcuno indossi una spazzola. È anche vero che un utente che ha bisogno di una spazzola intelligente potrebbe essere così distratto da uscire di casa con la spazzola ancora tra i capelli se non c’è un’app che gli ricorda di togliersela.L’Hair Coach, fra l’altro, non è stato l’unico gadget a destare qualche perplessità e ilarità al CES di quest’anno: vanno citate infatti anche le mutande antiradiazioni Spartan, i cui materiali includono fibre d’argento che (stando ai produttori) bloccano le emissioni Wi-Fi e cellulari, impedendo che possano interferire con quelli che il produttore chiama “gioelli di famiglia".Non dev’essere stato facile per i venditori della Spartan stare alla fiera dell’elettronica e dichiarare, nella loro pubblicità leggermente terroristica, che i prodotti venduti da tutti gli altri espositori che stavano intorno a loro erano (secondo Spartan) cancerogeni e sterilizzanti, ma ci sono riusciti. Non ci resta che aspettare la versione 2.0 della mutanda, che sarà sicuramente connessa a un’app per dirci qual è il davanti e qual è il retro con il “feedback aptico”.Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



Amazon Echo accetta ordini di acquisto da chiunque. Anche da una voce alla TV

2017-01-13T11:11:46.671+01:00

Echo è un piccolo dispositivo domestico di Amazon che si collega a Internet ed è dotato di microfoni sempre in ascolto, che consentono di usarlo come maggiordomo virtuale al quale dare ordini a voce. Echo, infatti, riconosce i comandi vocali e risponde con una voce sintetica chiamata Alexa. In una casa “smart”, per esempio, può essere usato per comandare luci, tapparelle, serrature, riscaldamento, apricancello, citofoni e altro ancora, facilitando enormemente l’attività di chiunque abbia problemi di mobilità.Ma Echo, o meglio Alexa, come la chiamano i suoi utenti, di recente ne ha combinata una grossa, che ha rivelato i limiti di questa tecnologia e soprattutto del modo in cui Amazon l’ha impostata. Alexa, infatti, accetta ordini da chiunque, non solo dalla voce dei suoi proprietari. E così Brooke, una bimba di sei anni che vive in Texas, ha usato l’Alexa di casa per ordinare su Amazon una casa per bambole e due chili di biscotti a insaputa dei genitori e senza neanche rendersene conto: ha semplicemente detto ad Alexa “Puoi giocare alla casa delle bambole con me e prendermi una casa delle bambole?” (“Can you play dollhouse with me and get me a dollhouse?”).Questo acquisto clandestino è stato possibile perché questi dispositivi vengono forniti da Amazon già preimpostati per gli acquisti automatici: è l’utente che deve decidere di disabilitarli o proteggerli con un codice segreto di autorizzazione. Una preimpostazione un po’ furbetta, molto vantaggiosa per Amazon, ovviamente, ma svantaggiosa per chi compra il dispositivo, secondo una tendenza sempre più diffusa fra i produttori di dispositivi e servizi informatici: la sicurezza del cliente è secondaria e quello che conta è raccogliere il più possibile dati personali da rivendere, come nel caso dei social network, oppure rendere più facile fare acquisti impulsivi, come nel caso di Amazon.Ci sarebbe anche da riflettere sul concetto piuttosto inquietante di avere in casa dei microfoni che ascoltano tutto quello che viene detto e lo condividono con un’azienda, ma i pasticci di Alexa non sono ancora finiti: infatti la notizia della bimba texana è stata ripresa dai telegiornali statunitensi e in particolare il conduttore di un’emittente televisiva di San Diego, in California, l’ha commentata in diretta dicendo “Adoro la bimba che dice ‘Alexa, ordinami una casa per bambole’” (video, a 2:00). Avete già indovinato cos’è successo a quel punto: numerosi dispositivi Amazon Echo dei telespettatori hanno interpretato la voce del conduttore come un comando dato da una persona in casa e hanno tentato in massa di ordinare case per bambole su Amazon. I telespettatori hanno chiamato l’emittente avvisandoli del problema e lamentandosi che il conduttore aveva fatto partire ordini indesiderati.Amazon è corsa subito ai ripari dichiarando che gli ordini fatti per errore potranno essere restituiti gratuitamente e ha ricordato che gli acquisti automatici di Alexa possono essere disabilitati, ma il doppio equivoco ha messo in luce un problema di fondo delle tecnologie basate sul riconoscimento vocale: per ora non sono abbastanza selettive da distinguere una voce specifica da un’altra e quindi le possibilità di equivoco, dispetto o di sabotaggio sono troppo elevate.Anche perché Amazon non può risolvere un problema di fondo: come spiegare a un bimbo o a una bimba che il bellissimo giocattolo che è appena arrivato dovrà essere rimandato indietro?Fonti: CNN, Fortune, Graham Cluley.Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]