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Il Disinformatico



Un blog di Paolo Attivissimo, giornalista informatico e cacciatore di bufale.Questo blog è tutelato dal diritto d'autore, ma i contenuti sono liberamente ripubblicabili seguendo alcune semplici regole. Le donazioni di focaccia sono comunque gradite.



Updated: 2017-02-27T01:13:10.733+01:00

 



Nel prossimo Star Wars “Jedi” è plurale; gli effetti speciali di Rogue One

2017-02-26T23:37:10.907+01:00

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.La richiestaSiamo al limite della follia.Cortesemente, potete sbugiardare questa bufala?Grazie@butacit @disinformatico https://t.co/CjhF3QSRck— Vincenzo Sorrentino (@Vincenz87871065) February 25, 2017Intanto godetevi questi spezzoni della realizzazione degli effetti speciali di Rogue One, che per me è stato uno dei più bei film della saga, al pari della trilogia originale, sia come storia, sia come impatto visivo. Questi video non rendono bene quanta fatica ci sia dietro la costruzione minuziosa dei mondi digitali, ma perlomeno chiariscono quanto siamo ormai costantemente ingannati in modo perfetto dagli effetti speciali, tanto da non accorgerci che anche gli oggetti normali (e a volte gli attori stessi, in Rogue One) sono in realtà sintetici.I miei momenti “wow” in questi spezzoni sono il gigaschermo reale costruito intorno agli abitacoli per creare gli effetti di luce riflessa corrispondenti alla scena e la “cinepresa virtuale” in mano al regista Gareth Edwards, che gli consente di scegliere interattivamente le inquadrature in un set inesistente. Tecnologie lanciate da Gravity e Oblivion e rispettivamente da Avatar e ora maturate abbastanza da rendere la battaglia di Scarif in Rogue One una delle più credibili ed eleganti in assoluto. Buona visione. allowfullscreen="" frameborder="0" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/yLoP7moOG-M?rel=0?ecver=1" width="640"> allowfullscreen="" frameborder="0" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/GUjhNSDmb9I?rel=0?ecver=1" width="640">Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



Oggi SpaceX tenta il decollo per la prima volta dalla storica Rampa 39A usata per la Luna

2017-02-19T17:07:19.874+01:00

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.Oggi alle 10:01 EST (16:01 CET/ora italiana, se ho fatto bene i conti) SpaceX lancerà un vettore Falcon 9 destinato a portare un veicolo cargo Dragon alla Stazione Spaziale Internazionale. Sarà la decima missione di rifornimento della Stazione effettuata da SpaceX e la prima a partire dalla storica Rampa 39A del Kennedy Space Center, in Florida, quella usata per quasi tutte le missioni Apollo che portarono i primi esseri umani sulla Luna.Dopo aver lanciato la capsula Dragon verso la Stazione, il primo stadio del vettore Falcon 9 tenterà un rientro controllato sulla terraferma, in un’apposita zona di atterraggio nella vicina base militare di Cape Canaveral. La finestra di lancio è istantanea: in caso di rinvio, la prossima occasione sarà l’indomani alle 9:38 EST (15:38 CET). Qui sotto trovate il video della diretta in streaming. allowfullscreen="" frameborder="0" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/V5bG37hzwqk?rel=0?ecver=1" width="640">AggiornamentoIl lancio è stato annullato a soli 13 secondi dal decollo a causa di un segnale di possibile malfunzionamento del secondo stadio: si ritenta domani.Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



Le Scienze e il pane dall’aria

2017-02-18T22:20:07.891+01:00

Ultimo aggiornamento: 2017/02/18 13:30.Sul numero 582 di Le Scienze, in edicola adesso, trovate anche un mio articolo intitolato Creando pane dall’aria, dedicato a una delle rivoluzioni tecnologiche forse più dimenticate e trascurate: il processo Haber-Bosch. Il nome non vi dice nulla? Appunto. Eppure probabilmente siete vivi grazie a questo processo.Elenco qui alcune fonti online di approfondimento, che per ragioni tipografiche non possono trovare spazio nell’edizione cartacea:Hypoxia and Eutrophication, NOAAWhat is a dead zone?, NOAAThe Agronomy Guide: Nitrogen Fertilizers, PennState Fritz Haber: criminale o benefattore?, OggiscienzaFritz Haber’s Experiments in Life and Death, SmithsonianScritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



Podcast del Disinformatico del 2017/02/17

2017-02-18T09:23:55.182+01:00

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di ieri del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



Google Brain “ricostruisce” le immagini mascherate con i quadrettoni

2017-02-17T12:08:18.333+01:00

A prima vista è un risultato spettacolare: Google ha pubblicato una dimostrazione di un software in grado (almeno in apparenza) di ricostruire i dettagli di un volto mascherato usando la tecnica dei “quadrettoni”, come mostrato qui accanto. A sinistra c’è l’immagine mascherata, al centro c’è la ricostruzione e a destra c’è il volto originale.In realtà la “ricostruzione” è un tentativo basato su un repertorio di immagini simili: non c’è nessuna garanzia che il volto ricostruito corrisponda all’originale, anche se gli somiglierà parecchio.Il problema di questa tecnica è che crea l’illusione “alla CSI” che si possano ottenere ingrandimenti strabilianti dalle immagini più sgranate, come appunto ha fatto CSI in alcune puntate particolarmente inverosimili: questi miracoli continuano ad essere tecnicamente impossibili, ma c’è il rischio che un giudice o una giuria che fraintendono il funzionamento di questo nuovo software pensino di avere davanti agli occhi il volto reale di un sospettato. In circostanze meno drammatiche, comunque, quest’elaborazione potrebbe rendere più gradevoli le foto di famiglia sfuocate o sgranate. È proprio il caso di dire che staremo a vedere.Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



PewDiePie mollato da Disney e YouTube per video “antisemiti”

2017-02-18T07:49:58.616+01:00

Ultimo aggiornamento: 2017/02/18 7:50.Grossi guai per PewDiePie (Felix Kjellberg), un popolarissimo Youtuber ventisettenne che vanta 53 milioni di iscritti ai suoi canali video e oltre 9 milioni di seguaci su Twitter e ha incassato (secondo Forbes) la bellezza di 15 milioni di dollari nel 2016: ha appena perso un contratto multimilionario con YouTube e Disney, che prevedeva fra l’altro una serie televisiva via Web di cui PewDiePie sarebbe stato il protagonista principale.La ragione di questi guai è che PewDiePie ha incluso nei propri video varie immagini filonaziste e antisemite che, tolte dal loro contesto, sono state interpretate dai gruppi neonazisti come una sorta di messaggio in codice di sostegno ai loro deliri razzisti. Il Wall Street Journal le ha segnalate alla Disney, che ha definito “inadatti” i video in questione, che avevano totalizzato 13 milioni di visualizzazioni.Uno degli spezzoni di video più contestati è quello dell’11 gennaio scorso, in cui PewDiePie mostra due persone indiane che reggono uno striscione con uno slogan violentemente antisemita e ridono (i due uomini hanno dichiarato di non sapere cosa significasse lo striscione). Lo Youtuber dice di averlo realizzato perché voleva dimostrare l’assurdità di siti come Fiverr, dove si può chiedere ad altri utenti Internet di fare qualcosa in cambio di un minimo di cinque dollari.Ma il risultato è stato non solo la perdita del contratto con Disney e la rimozione da YouTube di due suoi video : come se non bastasse, PewDiePie ha registrato un video nel quale dice “se io facessi un video nel quale dico...” e prosegue, dopo uno stacco, dicendo frasi naziste con espressione seria, invitando gli ascoltatori a ripeterle. Tolte di nuovo dal loro contesto, queste frasi sono state celebrate ripetutamente da uno dei più seguiti siti neonazisti statunitensi (che non cito per non regalargli visibilità).Felix Kjellberg ha scritto che non vuole in alcun modo sostenere “atteggiamenti d’odio di nessun genere”, ha pubblicato un video di scuse e ha dichiarato che “queste battute erano in ultima analisi offensive” (Capitan Ovvio finalmente è riuscito a farsi sentire), ma al tempo stesso dice di essere vittima di un “attacco personale” dei media tradizionali.L’accusa di neonazismo o di antisemitismo è forzata (il rimontaggio fuori contesto è evidente), ma di certo PewDiePie, se non gli è passato per la mente che fare “battute” antisemite poco dopo aver ottenuto un contratto con la Disney poteva forse andare storto ha fornito una spettacolare dimostrazione della regola di Internet “Think Before You Post” (“prima di postare, pensa”).Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



WhatsApp attiva l’antifurto: verifica in due passaggi

2017-02-18T22:28:18.664+01:00

Ultimo aggiornamento: 2017/02/17 11:05. WhatsApp ha finalmente attivato l’antifurto, o più precisamente la verifica in due passaggi: una tecnica contro il furto di account già adottata da tempo da Facebook, Instagram, Google, Apple e molti altri servizi di Internet. Questa verifica in due passaggi in gergo tecnico si chiama autenticazione a due fattori e risolve una lacuna di sicurezza importante, che consentiva finora a un aggressore di rubare un account WhatsApp sapendo soltanto il numero di telefonino della vittima e sfruttando alcune astuzie informatiche.Per abilitare la verifica in due passaggi, che è disponibile sia per dispositivi iOS di Apple, sia per dispositivi Android di tutte le marche, andate nelle Impostazioni di Whatsapp, scegliete la voce Account e poi scegliete Verifica in due passaggi. Se non c’è, provate ad aggiornare l’app di WhatsApp: forse ne state usando una versione vecchia. In questa voce Verifica in due passaggi scegliete Abilita. A questo punto immettete un codice di accesso a sei cifre, da tenere segreto......digitatelo una seconda volta per confermarlo, prendetene nota per non perderlo, immettete facoltativamente un indirizzo di mail da usare se vi dimenticate il codice numerico...... e il gioco è fatto.Questo codice numerico non vi verrà chiesto ogni volta che usate WhatsApp, ma solo ogni tanto, per evitare che ve lo dimentichiate. A parte questo, sarà necessario digitarlo soltanto quando cambiate smartphone o se volete aggiungere al vostro account WhatsApp un altro numero di telefono o un altro dispositivo. Cosa più importante, con questo antifurto un ladro informatico, per rubarvi l’account, dovrebbe conoscere il vostro codice e anche avere accesso a uno dei vostri dispositivi abilitati a usare WhatsApp: una situazione decisamente improbabile.Se non avete un indirizzo di mail da affidare a WhatsApp, non c’è problema: l’antifurto funziona lo stesso. Per contro, se avete dato un indirizzo di mail a WhatsApp, fate attenzione se ricevete delle mail che contengono inviti a disabilitare questa verifica in due passaggi: se non le avete richieste voi, sono dei tentativi di furto che questa nuova protezione ha sventato.La verifica in due passaggi può sembrare una complicazione inutile, ma provate a chiedere a qualcuno a cui hanno rubato l’account come si sente ora che i suoi messaggi e le sue foto sono visibili al ladro, che potrebbe usarli per ricattarlo.Provate questa nuova misura di sicurezza: mal che vada, potete sempre disabilitarla, e potete farlo anche se non ricordate il codice numerico o l’indirizzo di mail che avete impostato: basta infatti rientrare nelle Impostazioni, scegliere Verifica in due passaggi e poi Disabilita. Una volta tanto, insomma, avere maggiore sicurezza anche in WhatsApp è facile. Non approfittarne sarebbe davvero un peccato. E anche se secondo le indagini di Andrea Draghetti ci sono delle lacune importanti, questa novità è comunque un deterrente e un ostacolo in più per i malintenzionati opportunisti. Fonte: The Hacker News.Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



Le Iene raccontano le fabbriche delle bufale

2017-02-16T10:05:31.351+01:00

Ieri sera Le Iene ha trasmesso un servizio dedicato alle fabbriche di bufale a scopo di lucro, come Liberogiornale e la galassia di siti ingannevoli gestiti da Edinet di cui David Puente ed io abbiamo parlato in questo articolo a dicembre 2016.Consiglio di guardare il servizio (link al video), perché il business della bufala è spiegato molto bene anche graficamente e in particolare la parte dedicata all’intervista a Matteo Ricci Mingani, gestore di Edinet, è decisamente rivelatrice. Buona visione.Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



#BastaBufale: è online l’appello della Presidenza della Camera italiana contro le false notizie

2017-02-14T23:43:14.865+01:00

Ultimo aggiornamento: 2017/02/14 23:30.Presso BastaBufale.it trovate da oggi il testo dell’appello lanciato dalla Presidenza della Camera italiana, firmato dalla Presidente Laura Boldrini, della cui stesura sono stato consulente tecnico insieme a David Puente, Michelangelo Coltelli e Walter Quattrociocchi.I perditempo che nei giorni scorsi preannunciavano sicuri un ordine generale di censura resteranno delusi. Gli altri, che hanno voglia di rimboccarsi le maniche invece di strillare al complotto, troveranno che nell’appello c’è lavoro per tutti per contrastare le bufale e le false notizie che causano danni gravi: sono invitati a partecipare scuole, giornalisti, personaggi dello spettacolo, gestori dei social network.È inoltre chiaro, a chi si prende la briga di leggere l’appello invece di stroncarlo a priori, che questo contrasto non si fa mettendo bavagli: si fa promuovendo i fatti e diffondendoli, in modo che coprano il rumore dei bufalari di ogni categoria, dai siti acchiappaclic ai politici che promuovono panzane come le scie chimiche e l’antivaccinismo.Un primo passo che tutti possono fare è aderire online all’appello e diffondere l’hashtag #bastabufale. Se volete saperne di più, c’è il lancio ANSA e c’è un’intervista a Laura Boldrini su Buzzfeed (in inglese). Dell’appello parla anche AGI, sottolineando che al termine della sottoscrizione le firme dei cittadini verranno “consegnate ai rappresentanti del mondo della scuola e dell'università, dell'informazione, delle aziende e dei social network”.Questo appello è solo il punto di partenza di una serie di iniziative informative, per fornire a tutti strumenti per evitare di essere fregati dalle bufale: ne parlerò prossimamente qui.2017/02/11 00:30In questi primi giorni sono arrivati vari commenti che segnalano dubbi e problemi sul funzionamento e sulle modalità dell’adesione. Vorrei chiarire che la gestione di Bastabufale.it non dipende da me: io (come gli altri primi firmatari) sono soltanto stato chiamato come consulente durante la preparazione del testo dell’appello. Concordo quindi con il testo, ma non ho voce in capitolo sulla gestione del sito.2017/02/11 11:30Su La Verità è stato pubblicato oggi un articolo, a firma di Antonio Amorosi, che solleva questioni sulla titolarità del sito BastaBufale.it e sul suo trattamento dei dati degli aderenti. Ribadisco che io sono stato consulente soltanto per il testo dell'appello e non per la sua parte tecnica e legale, ma ho comunque segnalato la questione alla Presidenza della Camera. Dalle risposte che ho ricevuto presumo che eventuali carenze di trasparenza verranno corrette prontamente.2017/02/14 23:30La Presidente Boldrini ha pubblicato sul proprio sito personale una lettera aperta a Facebook, nella quale dice di aver fatto due “proposte... di natura tecnica” a Facebook. Non so dirvi esattamente quali siano queste proposte: per ora posso dire solo che io e i colleghi, nell’ambito della consulenza che ci è stata chiesta, abbiamo inviato alla Boldrini numerosi suggerimenti tecnici, che potrebbero essere o meno la base di queste proposte. Giusto per scrupolo, sottolineo che fra le nostre proposte non c’era nessun progetto di censura o di liste di proscrizione, ma al contrario c’erano solo proposte di maggiore trasparenza. Aspettiamo e vediamo.Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]



Podcast del Disinformatico del 2017/02/03

2017-02-03T14:44:20.605+01:00

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal. [...]