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Last Build Date: Mon, 27 Mar 2017 16:47:53 +0100

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1.000 euro di multa non cancellano 4.000.000 di conflitti d’interesse #CoccoDimettiti

Mon, 27 Mar 2017 16:47:53 +0100

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dei consiglieri comunali MoVimento 5 Stelle Milano

Roberta Cocco, l’assessora alla Trasformazione digitale del Comune di Milano e contemporaneamente manager in aspettativa e azionista per quasi quattro milioni di dollari di Microsoft, è stata multata di 1.000 euro dall'Anac per la vicenda della mancata comunicazione della dichiarazione dei redditi entro 90 giorni dalla nomina. La questione sembra così chiudersi con una sanzione, a nostro parere, irrisoria e che, soprattutto, non risolve i due veri grossi problemi legati alla questione: la mancanza di trasparenza e i conflitti d'interesse. Il pagamento della multa da parte della Cocco non permette sicuramente alla giunta Sala di recuperare quella trasparenza, che hanno negato per mesi a tutti, in primis ai milanesi nascondendo la situazione patrimoniale dell'assessora.

Così come non risolve i conflitti d'interesse che continueranno a influenzare le decisione dell'assessora alla trasformazione digitale. Ma davvero il diritto alla trasparenza e all'onestà dei milanesi possono essere barattati con una multa da 1.000 euro? 1.000 euro di multa non cancellano 4.000.000 di conflitti d'interesse! #CoccoDimettiti!


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La Ricerca pubblica ostaggio di sprechi e politica. Liberiamola!

Mon, 27 Mar 2017 15:53:56 +0100

di Nicola Morra La ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica sono universalmente riconosciuti quale volano del benessere economico, culturale e sociale di un Paese, ma non in Italia dove il finanziamento pubblico per la ricerca viene polverizzato dalla governance. La trasmissione Report di RAI 3 ha acceso i riflettori sulla cattiva gestione dei fondi pubblici per la ricerca gestiti dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. Per noi, purtroppo è solo una conferma di quello che denunciamo da quando siamo in Parlamento. Infatti sono stati numerosi (26) gli atti di sindacato ispettivo al Senato ed alla Camera con cui abbiamo denunciato i continui episodi di mala gestio e sperpero di risorse sottratte alla ricerca pubblica. Si va dal caso della mancata accettazione di uno sconto del 50% sul canone di locazione, al finanziamento per studi sul legname trentino che nella realtà si è rivelato austriaco, passando per la mancata riscossione di crediti per 34 milioni di euro, per il buco in bilancio di Istituti Cnr e per la nomina di presidenti di “terza scelta” (interrogazione a risposta orale al Senato n.3/03347, n.3/03308, n.3/02793; interrogazione a risposta scritta al Senato n.4/07231, n.4/06911, n.4/05986, n.4/05494, n.4/05492, n.4/04915, n.4/04836, n.4/04835, n.4/03888, n.4/03801, n.4/03553, n.4/03453, n.4/03438, n.4/02507, n.4/02508 n.4/02061, n.4/01856, n.4/01670, n.4/01671, n.4/01435, n.4/01211, n.4/01051; interrogazione a risposta scritta alla Camera dei Deputati n.4/11844). I Governi Renzi e Gentiloni non hanno mai fornito alcuna risposta! Il comparto degli enti pubblici di ricerca è caratterizzato da una congerie di Enti finanziati con denaro pubblico, tra i quali spiccano agli opposti il grosso CNR e il minuscolo Istituto Italiano di Studi Germanici che a fronte di cinque dipendenti in organico, prevede per la gestione un presidente, due consiglieri di amministrazione, cinque consiglieri scientifici, tre revisori dei conti, un direttore generale. Nel mezzo troviamo ASI, INRIM, INDAM, INAF, INFN, INGV, OGS, Consorzio per l'Area di Ricerca Scientifica e Tecnologica di Trieste, Museo Storico della Fisica e Centro di Studi e Ricerche "ENRICO FERMI", Stazione Zoologica "ANTON DOHRN", INDIRE, INVALSI, CREA, ENEA, INAPP, ISPRA, ISS, ISTAT. Ognuno con i propri organi di governo di nomina politica: un esercito di manager pagati centinaia di migliaia di euro. Una vera babele in cui la confusione è accentuata dall’essere sottoposti alla vigilanza di ministeri differenti. In questo modo si polverizzano le risorse, che vengono di fatto totalmente consumate dalla macchina burocratica e politica di gestione, a discapito dei fondi realmente utilizzati per le attività di ricerca. A farne le spese è solo la collettività! Emblematico è il caso del Cnr (circa 8.000 dipendenti, 105 Istituti di Ricerca con oltre 300 sedi in tutta Italia). L'attività dell’Ente è gestita da un presidente, 5 consiglieri di amministrazione, 1 direttore generale, 2 direttori centrali, 10 dirigenti amministrativi, 105 direttori di Istituto, 7 direttori di dipartimento con stipendi che in gran parte oscillano tra 120 mila e 170 mila euro l’anno (totale 20 milioni di euro circa). Il tutto in assenza di una reale valutazione dell’attività svolta e dei risultati raggiunti. Appare ormai indifferibile una radicale riforma del settore ricerca, che ripensi in maniera razionale il sistema ricerca e contestualmente consenta uno sfruttamento efficace ed efficiente delle già limitate risorse. In mancanza di una inversione di rotta, ogni investimento è destinato al fallimento. Il Movimento 5 Stelle è pronto ad affrontare tale sfida per liberare la ricerca pubblica dall’opprimente peso della politica. Leggi e commenta il post su www.beppegrillo.it[...]



Virginia Raggi è legittimamente sindaco di Roma

Mon, 27 Mar 2017 12:50:35 +0100

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di MoVimento 5 Stelle Roma

Tutte le firme raccolte a Roma per la presentazione della lista di Virginia Raggi sono autentiche e autenticate.

Il servizio de Le Iene riferisce di una presunta irregolarità formale su un atto (chiamato atto principale) redatto dai delegati di lista, ma è bene chiarire subito che non sono le firme a essere irregolari. Ma anche ipotizzando che ci sia un errore formale questo non inficia la regolarità e la legittimità della lista.

A tal proposito il TAR del Friuli Venezia Giulia 28 giugno n. 450/2006 ha avuto modo di rimarcare che "è del tutto inconferente, ai fini della regolarità delle operazioni elettorali, che l'autenticazione delle firme dell'atto principale sia antecedente a quella delle firme contenute negli atti separati".” e che "Questa discrasia, però, non è sanzionata dalla legge: e non potrebbe essere altrimenti, dato che non impinge su nessun principio in materia di operazioni elettorali".

Mettetevi l'animo in pace: la Raggi è legittimamente sindaco di Roma votata da più di due terzi degli elettori romani.


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Attenti al caffè che bevete. È pieno di pesticidi, ma nessuno controlla

Mon, 27 Mar 2017 10:20:50 +0100

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di MoVimento 5 Stelle Europa

Il Brasile è il primo produttore mondiale di caffè. Nella maggior parte delle sue piantagioni vengono usati pesticidi pericolosi come il Terbufos vietati in Europa perché dannosi per la salute umana. Il Terbufos è un insetticida molto potente che uccide anche solo con un minimo contatto con la pelle.

Il porto di Trieste è la porta d'ingresso del caffè brasiliano in Europa. Tuttavia, i controlli sanitari condotti dall'Agenzia dell'Ambiente del Friuli, per conto del Ministero della Salute, non analizzano la presenza di questi due pericolosi pesticidi. Si fanno le analisi ma non per scovare questi due veleni. L'ipocrisia europea è evidente: all'interno dell'Unione si vieta l'utilizzo di pesticidi pericolosi per la salute, ma non si fa nulla per impedire che entrino prodotti alimentari contaminati dalle sostanze che vieta. Piernicola Pedicini ha presentato una interrogazione al Commissario alla Salute Andriukaitis. Per la Commissione europea sono gli Stati nazionali a dover stabilire quali pesticidi debbano essere sottoposti ad analisi nell'ambito dei rispettivi programmi nazionali di controllo. Ministro Lorenzin è arrivato il momento di agire! Se hai a cuore la salute dei cittadini fai qualcosa!

LEGGI l'interrogazione presentata da Piernicola Pedicini alla Commissione europea.

LEGGI la risposta della Commissione europea che fa chiarezza sulle responsabilità del governo italiano.

VIDEO. Fai girare questo video. fai informazione.

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Raggi censurata. Orfeo va sostituito

Mon, 27 Mar 2017 10:13:21 +0100

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di Roberto Fico

Il servizio pubblico è di tutti. Sono infatti i cittadini italiani a finanziarlo, versando ogni anno circa due miliardi di euro.
Il 25 marzo era un giorno importante dal punto di vista istituzionale per l'anniversario dei Trattati di Roma con la presenza delle massime autorità europee. Aver scelto di mandare in diretta soltanto una parte del discorso della Sindaca di Roma e per intero invece quello di tutti gli altri soggetti istituzionali intervenuti in Campidoglio, squalifica il servizio pubblico del nostro Paese e rende necessari seri provvedimenti. Non è una questione politica o di “parte”, è una questione culturale che attiene all'indipendenza, alla libertà e alla professionalità nell'ambito del servizio pubblico. Tagliare e sfumare in diretta l'intervento della rappresentante della capitale dell'Italia – il solo intervento a essere stato tagliato – non è uno sgarbo al Movimento o ad altri, ma il segnale di un abuso di potere per fini incomprensibili.

E quando accadono cose di tale gravità, i responsabili devono essere sostituiti.
Non possono esistere zone franche. I vertici della Rai, come già avvenuto nei giorni scorsi con riferimento ai programmi di intrattenimento, devono prendere immediatamente in seria considerazione quanto avvenuto e dare un segno tangibile di una inversione di rotta anche nell'ambito dell'informazione. Il direttore responsabile di quanto accaduto è il direttore del Tg1. Nei prossimi giorni organizzeremo un'iniziativa per ricordare a tutti che protetti e rendite di posizione non devono più esistere.


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#ProgrammaEsteri: Un’Europa senza austerità

Mon, 27 Mar 2017 10:09:40 +0100

src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fmovimentocinquestelle%2Fvideos%2F10154872735305813%2F&show_text=0&width=560" width="475" height="270" style="border:none;overflow:hidden" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" allowFullScreen="true"> Oggi parliamo del secondo dei dieci punti del Programma Esteri del MoVimento 5 Stelle. Una volta terminata l'esposizione dei punti, si procederà a una votazione online su Rousseau con la quale gli iscritti decideranno le priorità del programma. Informatevi e partecipate! di Prof. Gennaro Zezza – Università degli Studi di Cassino Già nel ’92 Winne Godley scriveva a proposito del progetto dell’euro: “La creazione di una moneta unica porterà alla fine delle sovranità nazionali, e della capacità di agire in modo indipendente su questioni di rilievo. La capacità di stampare moneta e, per il governo, di finanziarsi presso la propria banca centrale, è l'aspetto più importante dell'indipendenza nazionale. Se vi si rinuncia, ci si trasforma in un'autorità locale o una colonia e quando arriva una crisi, se il Paese ha perso la capacità di svalutare e non può beneficiare di trasferimenti fiscali a compensazione, non c'è nulla che possa fermarne il declino fino all'emigrazione come unica alternativa alla povertà."  Abbiamo voluto l'euro, abbiamo avuto il declino, e ora la migrazione e anche l'aumento della povertà. E' necessario fermare questo processo e invertirlo. In realtà i motivi per cui tutto questo è avvenuto erano già noti: quando si discuteva nel Parlamento italiano dei Trattati Europei, si sapeva che l'adesione alla moneta unica richiedeva una compressione dei salari e che si sarebbe messo il Paese a rischio nel caso in cui fosse arrivata una crisi che non poteva essere compensata da un intervento fiscale espansivo.  A tutto questo si è aggiunto il problema che la Germania, nei primi anni dell'euro, ha scelto di adottare riforme strutturali del suo mercato del lavoro, riforme che hanno compresso i salari dei lavoratori tedeschi e hanno contribuito a fare dell'euro una moneta sottovalutata per i tedeschi e una moneta sopravvalutata per i paesi come l'Italia, che hanno invece cercato di contenere il costo per i lavoratori sui salari. Quando è arrivata la crisi nel 2007 tutti i nodi sono venuti al pettine, e ancora peggio quando nel 2010 la crisi del governo greco ha mostrato che le istituzioni europee non volevano delle soluzioni cooperative per risolvere i problemi di un singolo Paese, ma preferivano che tutto l'aggiustamento ricadesse sulle spalle del Paese in crisi richiedendo riforme strutturali, cioè tagli alle pensioni, tagli ai salari, riforme fiscali e tagli alla spesa pubblica.  Tutto questo, come abbiamo visto, comporta un crollo del reddito nazionale e un impoverimento del Paese. E' indispensabile uscire da questa situazione, ma come fare? La modifica che potremmo chiamare "il piano A”, creare una nuova Europa per i popoli, è assolutamente impensabile data la situazione politica attuale. Ma l'uscita unilaterale dall'euro comporta una rottura di trattati, comporta una manovra di tipo aggressivo nei confronti dei nostri partner. Discutere se sia tecnicamente possibile oppure no non è neanche opportuno in questa sede, sicuramente è possibile, ma sicuramente i costi politici da sostenere sono alti.  Ci sono delle alternative: una di queste è la reintroduzione in Italia di quella che possiamo chiamare una “moneta fiscale”, una moneta che non è moneta legale e quindi non va a violare i nostri trattati, ma che possa restituire al governo la capacità di effettuare un piano di investimenti e per sostenere il reddito dei cittadini, insomma un piano di rilancio. Un governo che metta in campo questa soluzione e si coordini con i Paesi nostri vicini perché mettano in campo soluzioni analoghe, può portare una fase di transizione in cui non si vann[...]



Non voglio rappresentanti, sì alla democrazia diretta, di Michel Houellebecq

Sun, 26 Mar 2017 09:42:04 +0100

dal Corriere della Sera Seduto sul divano del suo appartamento, nel quartiere cinese di Place d’Italie, Michel Houellebecq riflette su un momento cruciale nella storia d’Europa. A Roma nel fine settimana si celebrano i 60 anni dei Trattati europei, occasione di rilancio o possibile epitaffio di una Unione che non è decollata. Tra un mese si tengono in Francia le elezioni presidenziali più importanti degli ultimi anni, perché il destino del continente cambierà radicalmente a seconda che il vincitore sia l’europeista Emmanuel Macron o la nazionalista anti Ue Marine Le Pen. Lo scrittore francese vivente più celebre nel mondo, una sigaretta dopo l’altra, affida al Corriere il suo sguardo, come sempre duplice: immerso nella realtà e pronto a superarla. Nei suoi romanzi ha descritto o anticipato alcuni tra i grandi temi del nostro tempo: l’estensione della logica capitalistica ai rapporti sentimentali, il terrorismo, le biotecnologie, la stanchezza dell’Europa tentata dalla sottomissione all’Islam. Oggi Houellebecq intravede la fine della democrazia per come l’abbiamo conosciuta finora: «Il sistema politico non funziona più, Macron sarà il presidente centrista di un Paese mai così a destra. Io non voglio essere rappresentato. Voglio essere consultato, di continuo, su ogni argomento. Auspico la democrazia diretta». Pensa che i giochi per l’Eliseo siano fatti? «Sì, credo. In testa al primo turno arriveranno Emmanuel Macron e Marine Le Pen, e al ballottaggio vincerà Macron». Il candidato della destra François Fillon non ha più chance? «Era il favorito ma ormai è stato travolto dallo scandalo. La storia lo giudicherà severamente, ha deluso in modo grave sul piano personale». Alle passate elezioni lei non è andato a votare, giusto? «No infatti». E stavolta che farà? «Mi asterrò con particolare entusiasmo». Non vuole essere un’imbeccata, ma Marine Le Pen propone cose non lontane dalle sue idee: l’uscita della Francia dalla Nato e dalla Ue, e anche più referendum. Che cosa la trattiene dal votarla? «Ma Marine Le Pen parla del referendum per uscire dall’Unione Europea, cioè un tema che è lei a sottoporre ai cittadini. La democrazia diretta significa un’altra cosa: sono i cittadini a proporre dei progetti di legge da approvare tramite referendum. Quanto all’Europa, non penso che i francesi siano pronti a uscirne». Perché? «La Brexit è riuscita perché gli inglesi si sentono superiori, diciamo la verità. Sono convinti che la City non abbia paragoni, che la sterlina reggerà sempre, in fondo sono convinti che riusciranno meglio da soli. Mentre i francesi hanno un vero complesso di inferiorità rispetto alla Germania.Temono di non potercela fare senza l’Europa. Se venisse indetto un referendum sulla Frexit io credo che la risposta sarebbe no. Anche se difendo un’idea diversa». Quale? «Nella Carta e il Territorio dico che la Francia farebbe meglio a rassegnarsi alla nuova realtà economica, rinunciare all’industria e dedicarsi al turismo, alla gastronomia, al lusso. L’Italia mi sembra il solo Paese europeo che abbia gli stessi interessi, forse un’unione Italia-Francia potrebbe funzionare. Gli altri Paesi hanno vocazioni diverse. Non credo all’Unione Europea». Ma gli europei non sono uniti dalla cultura, da secoli? «Oggi c’è molta meno cultura europea di quanta ce ne fosse un tempo. Prendiamo la letteratura, per esempio. In Francia traduciamo soprattutto opere anglosassoni, e questo vale anche per il cinema e la tv, mentre a fine Settecento I dolori del giovane Werther elettrizzavano l’Europa intera. Nella maggior parte dei Paesi europei la gente compra libri locali e poi anglosassoni. Esiste una cultura locale legata al singolo Paese e una cultura globale anglosassone. Di cultura europea ne vedo poca». Dopo la Brexit e Trump alla Casa Bianca, eventi segnati dall’appello ai cittadini scavalcando i possi[...]



L'amianto è ancora intorno a noi

Sun, 26 Mar 2017 09:21:15 +0100

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di MoVimento 5 Stelle

Tettoie di ondulino che si estendono a perdita d’occhio, acquedotti, pavimentazioni di palestre, tubazioni nelle navi, ceramiche contaminate: nonostante siano trascorsi 25 anni dalla legge 257 che lo ha messo al bando, l’amianto è ancora intorno a noi. Ci sono circa 30 milioni di tonnellate di fibre di amianto in giro, 2400 scuole da bonificare, circa 300 mila tra studenti e insegnanti esposti ogni giorno. La mappatura del rischio non è ancora completa: ci sono intere regioni che non hanno fornito i dati. E così anche il mesotelioma, il tumore da amianto che è la "pistola fumante" dell’avvenuta esposizione, non sempre è tracciato e registrato.

Dov’è l’amianto oggi? Viene ricercato, mappato? Quanti sono i decessi da amianto?
Come procedono le cause nel settore, quali diritti sono stati garantiti alle vittime? Come è maturata la giurisprudenza? Come sta cambiando la normativa e come dovrebbe evolvere?

Se ne parla alla Camera dei Deputati lunedì (dalle 9.30) in un importante convegno organizzato dal portavoce Alberto Zolezzi che farà il punto sulla situazione. Parteciperanno anche il ministero dell'Ambiente (dott.sa Laura D'Aprile), della Salute (dottor Mariano Alessi). Interverrà l'Ispra, nella persona del dottor Marco Giangrasso, l'epidemiologo Valerio Gennaro, l'Osservatorio Nazionale amianto con il presidente avvocato Ezio Bonanni, l'Afeva Sardegna con Salvatore Garau.

È in corso di realizzazione un testo unico sull’amianto che deve fare chiarezza anche sulle centinaia di norme esistenti sull’argomento. Ne parleremo con uno dei revisori del testo, il magistrato Giordano Bruno. Interventi anche dei deputati Alberto Zolezzi e Massimo De Rosa (Commissione ambiente). Nel corso della mattinata sarà proiettato in anteprima il documentario “AsbeSchool”, sulle scuole con amianto in Italia. E' prevista la diretta streaming sui canali Fb del M5S.


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Terremoto: un decreto senza soldi (tranne che per le poltrone)

Sun, 26 Mar 2017 09:20:15 +0100

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di MoVimento 5 Stelle

Siamo arrivati al terzo decreto sul terremoto. E per la terza volta, il governo è riuscito a non aggredire in modo strutturale criticità e problemi. Soprattutto, il decreto tace un aspetto fondamentale: le risorse. Niente zone franche, niente misure a sostegno di imprese e lavoratori, e anche la nostra proposta di estendere il mirocredito alle aziende del Cratere è stata affossata. Gli unici soldi che sono riusciti a trovare, guarda un po', sono quelli per il dipartimento "Casa Italia": un regalo da 1,3 milioni nel 2017 e di 2,5 milioni dall'anno prossimo per pagare dirigenti e la nuova struttura.

Per le poltrone le risorse ci sono sempre. Per la ricostruzione, invece, nisba: Renzi è andato in Europa chiedendo flessibilità per il terremoto e ha ottenuto sulla carta lo 0,2 del Pil, 3,4mld, ma poi ci sono spese giustificate soltanto per 600 milioni. Sono sette mesi che si riempiono la bocca di promesse ma al terzo tentativo fallito gli italiani hanno definitivamente capito cosa c'è dietro a quelle parole: incompetenza e mancanza di volontà politica.

Anche il M5S ha fatto le sue proposte, con un occhio al risparmio ma soprattutto con attenzione alle soluzioni vere per i cittadini. Alcuni nostri emendamenti sono diventati legge: obbligo di indagini sulla vulnerabilità sismica di tutte le scuole nelle zone 1 e 2; trasparenza sugli immobili acquistati dalla Regione per emergenze abitative; corsi di formazione per nuovi tecnici della Protezione Civile; provvedimenti per la risistemazione dei parchi nelle zone terremotate; velocizzazione delle procedure per i progetti sui beni culturali colpiti; per gli imprenditori, riduzione della soglia per richiedere il risarcimento da danno indiretto.

Un'altra occasione sprecata, per il governo, per cercare di dare un aiuto concreto a chi è stato colpito. Ma teniamo duro: quando il governo toccherà a noi, le soluzioni arriveranno e le risorse anche.


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