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FrancoSantoro - Il Blogspot!





Updated: 2018-03-06T02:40:24.668+01:00

 



Bathory - Under the sign of the Black Mark 1993 Black Mark Prod

2018-02-16T12:54:59.969+01:00


Recentemente in un post pubblicato su una popolare pagina Facebook  relativa al metal qualcuno (nella fattispecie il sottoscritto) ha pubblicato un sondaggio relativo alle pietre miliari del Black Metal; dopo aver proposto una decina di album da me ritenuti fondamentali ho lasciato il sondaggio aperto alla proposta di altri album che a me non erano venuti in mente. Qualcuno ha subito inserito l'album in questione - definendolo come fondamentale e schernendosi del fatto che lo avessi ignorato. Ammetto che fino al momento del sondaggio il terzo full-length di Quorthon  non rivestiva una grande importanza per me, sebbene conoscessi il suo status di culto. Il sondaggio ha visto come vincitore Anthems to Welkin' at Dusk degli Emperor che dunque riveste un valore speciale per un grande numero di metallari tanto da rappresentare il disco più bello nella storia del Black Metal. Under the sign of the Black Mark si è classificato terzo o quarto - comunque in una posizione di tutto rispetto. Ho voluto capprofondire questo disco e ho iniziato una serie di ascolti. Devo dire che la bellezza di questo platter appare con assoluta evidenza oggi più che non qualche anno fa o quando è uscito. Addirittura ignorato nella raccolta postuma con il meglio dei Bathory In memory of Quorthon uscita nel 2006 dove non compare neanche una traccia tratta dal disco, pare che Quorthon lo odiasse e molti lo giudicassero una merda per il fatto che risulta in gran parte frutto di un uso piuttosto smodato di batteria elettronica e post produzione. Insomma un disco "sofisticato" nel senso peggiore del termine - almeno rispetto agli standard dei cultisti che amano per il black metal (almeno quello più underground) una produzione il più possibile cruda e priva di orpelli. Ma Under the sign in virtù di questa realizzazione altamente artificiosa suona oggi ai nostri orecchi incredibilmente moderno - modernità che in realtà deriva dalla produzione sbagliata anche perché in realtà il black metal è il black metal dei Darkthrone o meglio il black metal che i Darkthrone riporteranno in auge. Costellato di brani memorabili questo disco di raw black metal  rappresenta un unicum nella discografia dei Bathory i quali di lì a poco, dopo un disco di transizione - Blood Fire Death, trasformeranno il loro immaginario passando dal satanismo all'odinismo e alla mitologia celtica.



Pelle\Pieles

2018-02-06T17:49:50.127+01:00

Esiste un cinema che riesce a non essere superfluo pur basandosi sul grottesco? Esiste un cinema che riesce ad essere irrispettoso senza essere offensivo? La risposta è sì. E' la grande differenza che c'è tra Ulrich Siedl e Tood Solondz. Il primo stigmatizza la diversità (anche la diversità della normalità va detto) come qualcosa di evidentemente anomalo, di naturalmente ributtante. Lo sguardo cinico di Siedl buttato sul mondo dei propri personaggi li fa apparire per quello che sono: esseri ripugnanti, gretti, fisicamente improbabili, intrinsecamente osceni, la condanna e il moralismo emergono dalla forza della narrazione. Mentre il secondo, Tood Solondz, rappresenta la diversità in una forma poetica e grottesca. Di Tood Solondz si sono perse le tracce ma Fuga dalla scuola media, Happiness e Storytelling resteranno dei capisaldi di un certo modo di fare cinema negli anni '90. Ma per un Tood Solondz che sparisce c'è un Eduardo Casanova che avanza. Sono molte le cose in comune tra i due registi: le scenografie  ampollose, i colori delicati, la simmetria della messa in scena, l'immagine fortemente studiata nei parallelismi di colore, l'explotation dei corpi, la predilezione per il freak e l'anormale. Questo sul piano della messa in scena. Ma anche sul piano dei contenuti i parallelismi non mancano: la predilezione per i temi scomodi, i dialoghi vagamente solipsistici, la delicatezza dei burberi,  la violenza dei deboli. Pieles\Skins è un esordio devastante di un autore già fatto e compiuto la cui impressionante maturità mostra i segni di chi lo ha preceduto, ispirato e ne ha aperto la strada. Pupillo di Alex De la Iglesia, a sua volta pupillo di Pedro Almodovar, Casanova rappresenta la perfetta filiazione di quelle istanze rese cinema che hanno dato fulgore e concretezza al cinema spagnolo contemporaneo. A guardarlo da questa sponda italiana dove non siamo capaci di fare altro che retorica dei buoni sentimenti c'è qualcosa che non va. La Francia ci ha travolto con la nouvelle vague del cinema horror, la Spagna ci stupisce con il grottesco e il surreale erede della grande tradizione  Dalì Bunuelliana. E noi che cosa facciamo? Il romanticismo amaro di Virzì, le supercazzole di Checco Zalone. Le stronzate di  Fausto Brizzi. E' questo il massimo a cui possiamo ambire nel Belpaese e nel suo specifico filmico oggi? Tralasciando queste amare constatazioni dedichiamoci al film spagnolo che è meglio.La trama è basata su una questione che sbloccherebbe i lucchetti di Ponte Milvio ma siamo ben lontani dalla becera rappresentazione che di questo tema danno da anni gli italiani: trovare qualcuno che ci accetta per quello che siamo. Samantha ha la bocca al posto dell'ano, questo gioco grottesco viene portato avanti con estrema vividezza  e non fa precipitare il film dentro l'orizzonte delle cose impossibili. Lo stesso si può dire della prostituta bambina con i diamanti al posto degli occhi, che riesce ad esercitare il suo mestiere solo grazie a quei due diamanti. Deformità, freaks, perversioni sessuali tutte viene letto attraverso la sfera della compassione. Il riprovevole suscita tenerezza, i temi osceni vengono trattati con grande disinvoltura. Perfino l'ultimo grande tabù occidentale la pedofilia vengono trattati con la leggerezza che solo Solondz è riuscito ad applicare ad un tema così 'intoccabile' In Happiness ma forse ancora di più in Storytelling.Naturalmente ci vuole coraggio a portare avanti tematiche di questo genere. Ma del resto il cinema non è fatto per proporci il compitino. Ho letto molte critiche relative ai contenuti di questo film. Molti lo hanno associato a pellicole inguardabili e stigmatizzate. Molti hanno parlato senza realmente comprendere la logica al fondo di questa pellicola.http://francosantoro.blogspot.com http://www.myspace.com/FrancoSantoro http://francosantoro.it[...]



The Devil's Candy

2018-01-15T16:45:21.791+01:00


Incuriosito da quest'opera del regista tasmaniano Sean Byrne - sostanzialmente per la colonna sonora e l'immaginario metal presente nel film, ho speso un paio di ore della mia vita nella visione di questa Caramella del Diavolo. Che dire? Gli stilemi horror ci sono tutti: la solita famigliola che si trasferisce in una casa dove sono stati commessi degli omicidi tanto tempo fa (quante volte l'avete vista e sentita questa storia?) Il serial killer dall'aria del gigante buono ma che buono non è manco per il cazzo; le manifestazioni demoniache, le catture, le fughe, il rogo finale. Certo l'elemento metal è tutto sommato una novità e neanche di quelle più trascurabili: Metallica, Machine Head, Ghost, ma soprattutto Sun O))) e tanti altri compongono la parte più appetitosa di questo film horror metal. E proprio il sound dei Sun O))) è quello che caratterizza più marcatamente il film. E' come se il regista volesse far dialogare vecchio metal e nuovo metal con un approccio che parrebbe voler relegare il metal non estremo alla farsa. E' proprio un brano dei Sunn O))) che evoca il diavolo in alcune scene memorabili in cui il gigante schizofrenico per placare la voce dentro la sua testa suona una chitarra e con il suono spegne quell'invocazione - scene che si contrappongono al metal vissuto con spensieratezza e come gioco (il pittore mentre porta la figlia a scuola ascolta i Ghost e i Metallica -  il tutto come a sottolineare l'esistenza di una dimensione non trasgressiva e non satanica del metallo, rispetto all'inferno in terra di brani come quello dei Sunn O))). Financo gli Slayer vengono trattati come musica da mammolette! Oltre alla musica anche la pittura del capellone (Ethan Embry) appare particolarmente credibile. Pare che il pittore che ha realizzato le tele sia  un certo Stephan Kasner, il cui agente è lo stesso del ben più famoso H.R. Giger(vedi l'articolo di Nocturno sul film in questione nel numero 177 di Settembre 2017.) Spesso l'arte e l'omicidio si trovano vicine (uno su tutte La casa dalle finestre che ridono) insomma niente di nuovo anche lì: certamente le opere appaiono particolarmente efficaci e il regista ha sottolineato come fosse importante rendere credibile questo aspetto e sembra che ci sia riuscito. Insomma, complessivamente   non ci troviamo di fronte ad un capolavoro ma certamente Devil's Candy è un film horror fatto bene con alcuni elementi di novità e tanti aspetti derivativi. Opera che incuriosirà soprattutto i metallari....



Il caso Chung King can Suck it dei Judge

2018-01-12T12:22:34.945+01:00

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Se dovessimo considerare di un qualche interesse la domanda "qual'è il disco più caro nel mondo dell'hardcore - punk" pochi ma più verosimilmente nessuno penserebbe a Chung King Can Suck It! dei Judge. Sennonché è accaduto un po' di tempo fa (a marzo 2015) un fatto piuttosto curioso nel mondo dell'ecommerce digitale legato al collezionismo di vinili dove Discogs la fa da padrone incontrastato: qualcuno ha avuto la bizzarra idea di pagare questo pezzo di lacca vinilica inciso in sole 110 copie dalla Revelations Records di New York, contenente le prime incisioni dei Judge, la bellezza di   6.048 euro! Attualmente quindi circa due anni e mezzo dopo, sul market di Discogs se qualcuno volesse arricchire la propria collezione di questo capolavoro dell'hardcore straight edge new yorchese, potrebbe contattare l'unico venditore che ne detiene una copia sul mercato e comprarlo per la modica cifra di 7.387 euro! Naturalmente con la vendita record del marzo 2015 il disco in questione si è meritato il titolo di articolo più caro venduto sul mercato nel mese di marzo 2015. La cosa è apparsa alquanto curiosa, tenuto presente che altri articoli rilevanti e rari nel mondo del collezionismo punk, non raggiungono i 2000 dollari (tanto per citarne qualcuno penso a un raro singolo degli svedesi Vicious Visions o a un test pressing di In my eyes dei Minor Threat; financo un misprint, test pressing, white label, proof sleeve di Damned Damned Damned dei Damned vale di meno ma mooolto di meno.) Che cosa giustifica quindi questa cifra esagerata? La domanda ha un che di astratto e financo filosofico e coincide con un'equazione astratta, una sorta di variabile impazzita che all'improvviso premia un qualche gruppo e un qualche disco tanto da trasformare la semplice materia con cui è fatto in oro e diamanti. Infondo stiamo parlando di alchimia e l'alchimia è un sapere iniziatico che visto da fuori può apparire magico e incomprensibile. Personalmente sono cresciuto con i Judge quindi l'alchimia in questione la conosco bene. Ricordo, davvero come se fosse ieri, quando a quindici anni mi addormentavo mettendo sul piatto Bringin It down (la ristampa con diverso titolo ma uguali brani dello stesso anno di Sun King Can Suck It.) Quel disco che grazie a Dio ho ancora, non avrei mai pensato che avrebbe raggiunto questo status di culto. Devo dire che era suonato dannatamente bene, un granitico sound hardcore crossover, una voce impressionate, un'incisione potente e pulita. Era un bel disco come era Start Today dei Gorilla Biscuit o Can't Close My Eyes degli Youth of Today. Memorabili dischi di una new school hardcore che sarebbe durata tutto sommato pochi anni. Oggi appare un'era geologica fa; testimonianza che le pietre preziose anche se sommerse dalla merda (scusate il raffinato lemma) riemergono. Ma perché Chung King Can Suck It! vale così tanto  è un mistero al quale non riusciamo a dare una risposta! 



Emperor – Anthems To The Welkin At Dusk 1997 Candlelight Records

2017-11-25T13:09:52.887+01:00

Ritengo questo disco  una delle vette più alte a livello artistico raggiunte dal black metal, la dimostrazione di come questo genere così estremo possa non solo portare con sè violenza ma anche creatività pura senza schemi , senza paraoccchi. Sophisticated Black Metal Art così recita la scritta sul retro copertina. Black metal sofisticato. Sembra una definizione fatta apposta perché venga letta dai Darkthrone. Ho affrontato Under a Funeral Moon su questo blog tessendo le lodi di questo minimalismo sonoro così attento al dettaglio ma così crudo nei mezzi e nell'esecuzione. Ma è innegabile che sebbene io metta l'accento su questo aspetto non possa altre sì trascurare che Under a Funeral Moon è un disco essenzialmente punk. L'evoluzione del suono Darkthrone va infatti in quella direzione. Qui invece siamo agli antipodi. Stesso genere. Un altro mondo. E non è solo per enfatizzare nel black metal l'aspetto tastieristico e sinfonico che nasce il sound degli Emperor . Ma è soprattutto per deviare da certe regole che il canone "true cult" impone. Con Anthems to Welkin at Dust si assiste ad un altro aspetto ed è la volontà di creare composizioni in cui il bene si evolve in male  e in tutte le sfaccettature parallele. L'uso del canto tradizionale (Ye Entrancemperium) certe aperture ariose di tastiere (The Loss and Curse of Reverence) non solo donano alla musica una grandeur sinfonica bensì sembrano portare 'oltre' il suono degli Emperor. In un luogo in cui si osserva la metamorfosi del bvene nel male e il suo contrario. Come al solito la musica riesce dove altre forme d'arte falliscono. Solo la musica può arrivare così lontano in questa rappresentazione. L'Aggressione sinfonica di Anthems si tinge di strane aurore. L'arpeggio che apre il vinile è un arpeggio arioso pieno di vita ma che cosa succeda di quell'arpeggio lo osserviamo lentamente come un gigantesco temporale che si affaccia su una giornata di sole e procede lontano e inesorabile dall'orizzonte fino a noi. Indubbiamente stupisce e affascina che una mente singola giovane sia riuscita a concepire questo gigantesca opera di perfezione sonora anch'essa fatta di microdettagli. Dall'enorme magma sonoro si nota, per esempio, che le voci nella produzione stanno molto dietro, nascoste 'dentro' il muro di suono. Con Anthems sembra di assistere alla nascita di una gigantesca foresta di piante carnivore (è questa l'immagine mentale che mi sono fatto cercando di decifrare la verde rappresentazione  in copertina del vinile in questione...) Non amo il metal pomposo e l'abuso di tastiere ma credo che sia innegabile per chiunque riconoscere facilmente la profondità di visione di questo disco, di fronte al quale l'ottanta per cento delle altre produzioni si trasformano in sciocchezzuole. Certamente è anche un destino crudele quello che si pone di fronte ai suo stessi autori. Raggiunta una sintesi artistica così perfetta in così giovane età come si può procedere allo stesso livello oppure superarsi, avendo ancora una carriera davanti, consapevoli del fatto che difficilmente si riuscirà a creare qualcosa di ugualmente opalescente, qualcosa di cpsì intensa rottura col passato? La carriera di Ihsahn e soci  si frammenterà in mille rivoli diversi. Mai gli Emperor raggiungeranno ancora la perfezione sonora fotografata in questo disco.




Celtic Frost Into The Pandemonium 1987 Noise Records

2017-11-23T11:15:07.321+01:00

Affrontare Into the Pandemonium è come affrontare l'imprevisto, l'imprevedibile, ciò che non ti saresti aspettato. Conosco questo disco da molti anni. Lo ascolto  relativamente da poco.  Fin dai tempi delle scuole medie (parliamo di fine anni '80 quando è uscito) ricordo molto bene il vinile esposto nelle vetrine di un famoso negozio di dischi di Torino (Maschio in Via Po). Ricordo benissimo la copertina che del resto risulta difficilmente dimenticabile con questa peculiare immagine che rappresenta solo un dettaglio di un quadro di Bosch ma che appare come un campo lunghissimo su una sorta di montagna infernale alle cui pendici spuntano  dal basso fuochi e luci, come provenienti da una sorta di palcoscenico. L'effetto di controluce è suggestivo e fa immaginare la mente di un mondo notturno e luciferino immerso in una serenità suggestiva. L'edizione in vinile è particolarmente sontuosa gatefold come il precedente To Mega Therion che addirittura ospitava un'opera di H.R. Giger. Insomma tutto bello, tutto fantastico. Ma la musica quella com'è? Come ho già detto, ascolto questo disco da poco ma ciò che si è parato davanti alle mie orecchie mi ha lasciato stupefatto. Mi sarei aspettato un thrash metal basato sul guitar riffing e un'opera nei canoni del thrash metal suonato fino a quel momento dai Celtic Frost. Ma l'estremismo sonoro di questo disco in realtà risiede in una continua e spiazzante continua sconfitta delle leggi della tradizione per parafrasare un famoso brano dei Primus. E' come se da qui in poi i CF cominciassero un percorso di mutazione  del proprio corpo sonoro da una livrea tipicamente Black Thrash Metal i CF cominciano ad assumere colori via via più cangianti; tutto ciò è dovuto al genio poliedrico di Tom Warrior il quale è evidentemente molto interessato alla musica in generale ed è fermamente contrario nella sua visione artistica ad una forma di ortodossia thrash. Questa sua necessità di spazziare si manifesta molto presto e con esiti nefasti per la carriera della sua band. Vanity Nemesis e soprattutto Cold Lake sparigliano le carte lasciando tutti sconcertati. Il rapporto tra thrash e glam era tutt'altro che pacifico. Trasformare un gruppo thrash in un gruppo glam era una mossa talmente radicale e spiazzante che non poteva passare indenne dalle forche caudine. Lo scandalo fu enorme. I Celtic Frost che si atteggiano a Motley Crue: è ciò che accadde come se Tom Warrior fosse rimasto folgorato dalla luce del glitter, dal trucco pesante, dai capelli lunghi laccati. Ma in questa salita dagli inferi a un  palcoscenico di burlesque, Into the Pandemonium si situa sul crinale ma senza oltrepassare la misura come accadrà con i successivi album. In un equilibrio precarissimo ma miracolosamente in piedi Into the pandemonium rappresenta un ibrido perfetto di thrash, con altri generi: il funk, la musica recitativa, l'elettronica; in Into the Pandemonium si trova di tutto! Mexican Radio la prima traccia è una cover dei Wall of Voodoo, oscura band new wave degli anni '80, definirla una cover è riduttivo in quanto sembra più che altro un remake essendo distante anni luce dall'originale. Così com'era asfittica e senza spina dorsale l'originale, la versione dei Celtic è energica e ancora oggi freschissima. Il perché  proprio questa traccia venga scelta dai Celtic Frost e addirittura sia presentata in prima posizione nel disco è uno dei tanti misteri di Into the Pandemonium ai quali è difficile dare risposta. Certamente è un ottimo brano e supera di gran lunga l'originale ma certamente è una scelta a dir poco bizzarra; ma non è certo l'unica di questo disco dalle soluzioni sempre spiazzanti. Mesmerized  la traccia 2 ha un che di sospeso con continue accellerazioni e rallentamenti Tom canta in un modo molto strascicato. Per molti My Dying Bride Anathema Therion e altri devono tutto a queste sperimentazioni della band svizzera[...]



M¥SS KETA !!!!!!!

2017-06-29T16:14:45.607+02:00

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Electroclash vent'anni dopo... Cosa rimane? Miss Keta!

2017-06-29T16:13:48.403+02:00

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C'è stato un tempo felice in cui i dj oltre ad essere star sono stati anche artisti, portatori di un'espressione musicale che si proponeva come artistica. Un periodo in cui coincidevano i piani del pop mainstream e dell'underground nella musica elettronica. Erano i primi anni del 2000. Brani come Silver Screen, Sunglasses at night, Space Invaders are smoking grass FranK Sinatra oltre a rappresentare un fenomeno di costume underground risultavano importanti anche  nelle classifiche. Forse l'electroclash è stato un fenomeno transitorio e passeggero ma è veramente così? Se n'è forse mai andato del tutto l'electroclash? Certo nel frattempo abbiamo dovuto assistere al dubstep, ai bassi in tutte le salse del brostep a la Skrillex (idiozie per bambini rovinati dai videogiochi? Forse) fino alle porcherie idiote di David Guetta e Bob Sinclair. E il dancefloor è morto, è capitolato e ha smesso di fare tendenza. I giorni nostri. La tendenza oggi la fanno il rock, il metal, molto poco la musica elettronica. Solo l'esperienza del footwork ha rappresentato una novità underground sulla scena elettronica (alla pari della chill wave lo-fi e tutto il retro futurismo Lopatinesco e comtruisesco fino alla chiptune.) Ma la domanda rimane l'electroclash se n'è mai veramente andato? Una sottile linea sotterranea ha continuato a propagarsi e il sound sebbene surclassato in pochi anni, non è però mai morto. Oggi rinasce, torna a nuova vita. Non è difficile riconoscerne i tratti peculiari: una certa algida freddezza analogica di matrice kraftwerkiana, un chiaro riferimento alla new wave anni ottanta (New Order, Depeche Mode, Soft Cell su tutti) una evidente malinconia robotica di fondo e l'808 usata come se fosse  una specie di martello pneumatico, un soffione geyser (industrial?).  

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Jeff Wagner Soul On Fire Tsunami edizioni 2014

2017-05-10T10:34:51.818+02:00

Con un approccio che evita sensazionalismo ed eccessi (seppur immagino ce ne siano stati e neanche pochi visto che in tour con Peter Steele e i suoi Type O Negative di volta in volta ha girato gente fine e docile come Phil Anselmo, Trent Reznor, Life of Agony, Motley Crue tanto per citarne qualcuno a memoria) e focalizzato invece sull'enorme problema depressivo di quest'uomo che non si capisce per che cosa fosse depresso ( e questo lo dice espressamente lo stesso Wagner) visto che ha avuto tutto e di più dalla vita: una creatività immensa, un senso del dovere introiettato massicciamente nel suo ego con pilastri di cemento, dischi epocali, donne, soldi, ha suonato con i suoi idoli e tra l'élite dei suoi idoli è stato accolto; il libro Soul On Fire rappresenta la biografia 'definitiva' del leader della band metal più grande e più figa del pianeta Terra. Eh sì signori, perché chiunque sia il vostro mito metal - ne girano tanti di dubbia caratura, i Type O Negative sono stati una band che ha raggiunto livelli di perfezione creativa che pochissimi hanno raggiunto.[Cosa vuol dire perfezione creativa?]Mi spiego. Un gruppo metal non viene solo giudicato e valutato per la musica che produce ovvero i testi e la musica suonata: esiste un immaginario, una condizione simbolica che si esplica nell'artwork financo nella scelta del logo del gruppo (un giorno scriverò qualcosa su questo argomento dell'artwork del nome della band che nel brutal death si è talmente estremizzato al punto di raggiungere la stessa ricerca stilistica che riguarda in ambito hip hop l'aerosol art.... molto interessante) i temi trattati, l'immaginario a cui la band si ispira: tutto ciò pone delle grosse e rilevanti differenze rispetto ad una band di un altro genere musicale fino ad arrivare al cantautore ovvero il grado zero di questa ricerca dove gli aspetti di corollario semplicemente non esistono. Bene. Nel metal invece esistono e sono parte fondamentale di una ricerca stilistica di una band che non si limita alla musica che produce. I Type O Negative in questa ricerca nell'immaginario hanno spaccato di bruttissima maniera lo dico proprio senza il minimo dubbio di venire smentito (oltre a essere ovviamente capaci di un songwriting da paura.) In un'ipotetica classifica del gruppo metal più capace di raggiungere un immaginario perfettamente coerente e originale solo gli Iron Maiden sono riusciti ad essere più iconici e i Black Sabbath ovviamente. Black Sabbath, Iron Maiden, Type O Negative. Altri grandi in questo rapporto musica - immaginario sono stati i Metallica, gli Slayer, un po' meno gli Anthrax, i D.R.I, i Suicidal Tendencies, i Testament, i Nuclear Assault. Va bene abbandono questo argomento che ci porta enormemente fuori strada sperando di essermi fatto capire per cosa intendo.... Il fatto vero è che la sapiente miscela di doom, sludge, psichedelia, Beatles, Sisters of Mercy e Duran Duran che ha costituito il suono dei Type O Negative da Bloody Kisses in poi (escludo quindi tutto il periodo HC: Carnivore e i primi due album dei Type O Negative) è una miscela talmente geniale ed inimmaginabile che ha fatto sì che i Tipo Zero Negativo abbiano prodotto un culto che ha in sé qualcosa del culto religioso. Anche la stessa vicenda umana che in modo molto filologico l'autore di questa biografia tratteggia diventa una sorta di agiografia dell'eccesso creativo. Un animo tumultuoso, una fiamma creativa di dimensioni mastodontiche ha caratterizzato questo gigante di due metri, pieno di insicurezze ma anche abile nel costruire un mito di sé stesso. Non altrettanto abile nel comprendere i guai in cui si andava cacciando. Ed è molto triste seguire questa downward spiral negli ultimi anni, dove il sistema da un lato e dal di dentro lo stesso Peter Steele hanno contribuito a far toccare il fondo a quest'uomo letteralmente caduto dalle p[...]



Porno di Carta di Gianni Passavini Iacobelli Editore

2017-03-28T16:56:33.595+02:00

Ho avuto modo di assistere sabato scorso alla presentazione del libro di Gianni Passavini 'Porno di carta,' in occasione del Book Pride 2017 qui a Milano. A moderare l'evento Michele Giordana, direttore di Nocturno e il leggendario Marcello Baraghini, editore di Stampa Alternativa. Il libro è una sorta di cronostoria delle vicende del settimanale Le ore, del suo editore Saro Balsamo e, in generale, del porno cartaceo che aveva invaso le edicole a partire dalla fine degli anni '70. Le Ore è stata una rivista mitica per certi versi unica nel panorama dell'editoria italiana. Dapprima rotocalco controculturale leggermente erotico, raccoglieva nella sua sede di via Fatebenefratelli, un variopinto manipolo di giornalisti di varia estrazione politica; il meglio e il peggio del giornalismo dell'epoca. Dal 1975 in poi si è trasformata in una rivista erotica  il cui unico fine era diventato soddisfare i desideri onanistici di molti uomini: l'approdo al genere pornografico, inedito fino a quel momento e reso possibile da una nuova legge sull'editoria ha trasformato la rivista Le ore in quello per cui è conosciuta. Negli anni '80 la rivista diventa una sorta di rotocalco porno nazional-popolare che accoglie non solo sconosciute performer bensì anche nomi grossi dello starsystem femminile cadute più o meno in disgrazia (Karin Schubert, Lilli Carati ma anche Tina Aumont, Gloria Pindemonte, Patty Pravo eccetera.) La storia del porno di carta va di pari passo con la storia del fumetto erotico (il cui sviluppo e decadenza sono cronologicamente identici  all'epopea del porno fotografico) e anche del nascente cinema a luci rosse (l'uscita di questo saggio va in  parallelo con un'altra produzione della Iacobelli Editore ovvero Luce rossa di Andrea Napoli e Franco Grattarola, volume imprescindibile e curato nella filologia fino al parossismo ma che rappresenta un'opera fondamentale per conoscere quello che è stato l'ultimo dei filoni del cinema di genere italiano.)Il libro di Passavini è una lettura godibilissima, ben scritta e mai noiosa in cui viene ben equilibrato il dato storico, il gusto per l'aneddoto e la riflessione su di un mondo che ha dato da mangiare a tanti affamati. Dal gusto per il lusso smodato dell'editore Balsamo, alla scelta sofferta di trasformarsi in rivista pornografica, fino alla decadenza e alla fine della parabola, tutto viene raccontato con uno stile equilibrato e accattivante. Forse manca una riflessione generale sul porno e su come è finita ma il libro si legge speditamente e lo consiglio vivamente a tutti. Riguardo a questa riflessione mi sono permesso di fare una domanda all'autore durante la conferenza stampa - domanda che però  ha trovato solo una risposta parziale ovvero: la mia richiesta era 'perché è andata a finire così male?' 'Sarebbe potuta finire diversamente?' 'E' possibile che la storia del porno sia sempre la storia di esiti negativi? E' possibile fare del porno con una storia?' Giorgio Passavini ha fondamentalmente riassunto le motivazioni che secondo lui hanno portato alla fine di Le ore e del suo editore (morto fra montagne di debiti) che poi sono le stesse che racconta nel libro ovvero: un editore scialacquatore, il passaggio dal cinema a luci rosse alla fruizione in videocassetta che ha tagliato le gambe al mercato del porno cartaceo e un'inarrestabile progressione verso un mondo che con l'avvento della digitalizzazione non è mai più stato lo stesso. Nessuno potrebbe affermare il contrario rispetto a questa tesi ineccepibile. Però personalmente ho avuto il sentore e lo si ha anche leggendo il libro di Passavini che infondo a nessuno nella redazione interessasse veramente la pornografia e che i giornalisti che lavoravano alle testate della International Press di Saro Balsamo (che erano arrivate ad essere più di 100 a f[...]



Empoli Ultras Tour - Fuori dalla strada battuta!

2017-03-09T14:29:30.449+01:00

Empoli giungla d'asfalto? NOPE!C'era un capitolo della Lonely Planet (può darsi ci sia ancora non ne sfoglio una da molto tempo) che si intitolava Off The Beaten Track - segnalava su un territorio le destinazioni fuori dai giri turistici: l'Ultras Tour di Empoli potrebbe essere una sorta di Off the Beaten Track della mappa del tifo. Con tutti gli Ultras Tour che uno deve fare quello di Empoli può essere considerato minoritario, ma lo è? Lo è nella misura in cui troveremo delle novità, delle curiosità che di solito non si osservano negli stadi di Serie A. Quest'ordine di differenze va ravvisato in una sorta di autenticità perduta che molti club di A hanno appunto perduto e che invece è bello ritrovare, non per commemorare il calcio che fu in stile bomberistico come va di moda adesso bensì per  vedere le cose da un punto di vista più onesto e autentico, cosa che solo la provincia ci permette di fare. Del resto quando ci troviamo di fronte a una biglietteria che assomiglia a quella di uno stadio inglese capiamo per esempio che anche in provincia c'è la volontà di essere al passo con le tendenze che arrivano dall'estero.Leicester? No Empoli!Osservando i mattoni blu di questa biglietteria si potrebbe essere tentati di pensare di trovarci a Sheffield o a Leicester ma poi osservando le indicazioni di prevendita dei biglietti scritte a pennarello su un foglio bianco come il menù di un'osteria si capisce in fretta che invece siamo in Toscana terra di salumi e vini sopraffini e non in una landa uggiosa del Nord Europa dove ci si nutre di pudding e porridge. E' tipico della provincia ambire ad essere qualcosa che non si è, provare a vedersi proiettati in un mondo globale che invece ci ignora: questo goffo atteggiamento viene generalmente liquidato come provincialismo. Perché di solito a questo tentativo maldestro segue sempre una rovinosa caduta di stile, una perdita irrimediabile sul dettaglio che fa franare miseramente l'intera illusione. Il volantino del concerto di Gloria Gaynor, appeso alla porta ci riconsegna a un senso di precarietà che solo certi DJ come Marco Bresciani o Enzo Persuader sanno darci: in tutto questo Gloria Gaynor appare come un angelo nero intrappolato dietro alle sbarre costretta a un mondo provinciale che a lei non appartiene ma che certamente le fa comodo per fare cassa in tempi di vacche non più floridissime.Oggi serviamo Empoli GenoaEveribody is free....Siamo a Empoli nel cuore della Toscana, terra dove i campanilismi hanno radici storiche antichissime che si perdono nei tempi dalla battaglia di Montespertoli e arrivano fino agli eterni lazzi tra pisani e livornesi.Il tifo risente pesantemente di questo stato delle cose. Sarebbe curioso sapere per esempio se quella scritta Pisa fosse già lì prima che qualche ultras solerte si premurasse di spiegare lo status di Pisa come città fecale per eccellenza. Certamente la scritta è stata aggiornata alla luce dei cambiamenti di denominazione che il campionato ha preso.Così come desta una certa curiosità questa "Saponara alla Viola? Dopo il 2-0, la più grande gioia! Grazie Presidente" scritta che rimanda certamente a un episodio marginale (che ignoro) relativo alla cessione di un giocatore dell'Empoli alla Fiorentina ma che invece in questo mondo di localismi riveste un'importanza primaria tanto da valer bene la scritta. Personalmente resta molto interessante in un'ermeneutica del tifo un'altra scritta che non ho fotografato fuori dalla curva dell'Empoli e che recita così "Non ci avrete mai come ci volete..." E' una scritta meravigliosa per quel che sottintende ovvero che anche in una piccola città dove il controllo è più serrato dove il tifo non è sfogo di stressati cittadini ma rilassato diversivo domenicale,  il mondo ultras vive e non si piega alla norm[...]



Triple Six Mafia - Underground Vol. 1 1991 - 1994

2017-02-22T14:59:53.971+01:00

"North Memphis South Memphis Westwood Orange Mound" Niggaz ain't Barin DatChe bomba questa raccolta degli esordi dei Triple Six Mafia del 1999! Generalmente l'hip hop del periodo in questione  ovvero primo quinquennio degli anni '90 è considerato una cosa che riguarda essenzialmente la California e ovviamente New York. Al di fuori di questi territori l'hip hop che conta (parrebbe) non  manifestarsi. Se prendiamo per esempio proprio il 1990 scopriamo che i dischi hip hop più collezionati di quell'anno sono quelli di act come i Tribe Called Quest, Public Enemy, Gang Starr, EPMD, LL Cool J tutti della Grande Mela. Ma il 1990 è anche l'anno di 100 miles and runnin' degli NWA, di Kill at Will di Ice Cube, di The Geto Boys dei Geto Boys (caso unico di hip hop gangsta del sud essendo la 5th Ward Posse di Huston Texas;) il 1990 è l'anno in definitiva che io ricordo benissimo come anno zero del Gangsta Rap. Il ricordo è chiaro e indelebile:  nel settore novità di Zabriskie Point di Milano, negozio di dischi di riferimento per il punk hardcore compaiono i dischi che vi ho appena enumerato: una rivoluzione al tempo scarsamente percepibile ma oggi molto chiara. Del resto cosa ci facevano lì in mezzo ai dischi di band come Dag Nasty, Bad Brains, Black Flag il disco degli NWA o  di Ice Cube? In realtà il motivo tutto italiano di quella strana consonanza sono i Centri Sociali Autogestiti  ma a parlare di questo usciremmo troppo fuori strada. Ebbene con questa raccolta sugli albori della gang di Memphis si scopre un'altra storia che è ancora più oscura in relazione al genere gangsta rap. In contemporanea con il gfunk dei gangsta di allora (sound non particolarmente originale se non per i contenuti in quanto costruito su campioni soul e funk piuttosto classici ) da qualche parte in una cantina di Memphis stava succedendo qualcosa di straordinario: si formavano i germi di quello che è in assoluto il genere più influente sul panorama attuale. Con una formula cruda basata su campioni vocali parossistici, una drum machine secca e altre amene campionature ipnotiche e abstract si sperimentava il southern crunk sound, suono di grande crudezza, privo di ornamenti e con tematiche ristrette (droghe soldi puttane in estremissima sintesi) ad un ambito privo di qualsiasi parvenza intellettualistica. Ma si sa la musica non è la letteratura e l'effetto sull'orecchio viene prima di tutto. Ad ascoltare queste tracce oggi è incredibile  la modernità di questo sound elaborato da quei gran cafoni del Triple Six Mafia (prima che si chaimassero Three Six Mafia) ma è del tutto evidente che se cerchiamo gli albori di ciò che va di moda oggi - la trap, lo swag, il crunk, il chicago footwork, è tutto qui in queste tracce così crude da sembrare impossibile che siano state concepite così tanto tempo fa. Qualcuno ha scritto che i T S M hanno compreso il valore ipnotico della ripetizione; in qualche intervista Lord Infamous ha scritto che lui voleva suonare "malato come una band heavy metal" ho fatto fatica a capire in cosa consistesse l'heavy metal di questo sound ossessivo e ripetitivo e sebbene non abbia ancora ben compreso del tutto il senso di questa frase posso dire che al di là delle tematiche evil e horror che caratterizzano i T S M  (tematiche da sempre heavy metal) il suono che cercava Lord Infamous è un suono crudo, estremamente minimale che in effetti può far venire alla mente la medesima essenzialità che ritroviamo nel Black Metal. Ma non ci sono chitarre o batterie suonate in questa musica. Qualcuno ha scritto che il suono oscuro dei T S M  è il suono che si può ascoltare in una stanza piena di ubriachi incazzati con un disco di Steve Reich. Non so bene cosa ciò significhi effettivamente ma c[...]



VAIN - Depressive Glam Metal!

2017-03-27T16:50:02.914+02:00

allowfullscreen="" frameborder="0" height="344" src="https://www.youtube.com/embed/D93GcpmHPQo" width="459">In questo post immagino che estremamente pochi possano trovare un interesse - è una cosa essenzialmente mia personale il rapporto che ho con questa band ma del resto il blog nasce innanzitutto per me perché, rileggendolo, io possa ricordarmi qualcosa di questi anni quando sarò vecchio. I lettori sono un (gradito) optional ma un diario si scrive per se stessi - da qui nasce tutto l'interesse che il media ancora riveste rispetto ai vari social. Questa introspezione strutturale fa sì che quello che si legge su un blog non sarà necessariamente vero ma sarà scritto col cuore e per questo ancora oggi che il blog è obsoleto i blog restano le migliori forme di approfondimento su uno specifico argomento. Certamente l'argomento Vain non sarà un trend topic ma personalmente questa band conta tantissimo per una serie di motivi e quello che vorrei cercare di eviscerare in questo post è se questo entusiasmo può essere condiviso, se possiamo considerarlo paradigma di qualcosa di più grande (o meno.) Una cosa è certa: quando sarò vecchio i Vain saranno ancora la mia Glam band preferita e spero che il grande Davy continuerà a suonare sui palchi del Sunset Strip come accade ancora  oggi per questa band eccezionalmente sottostimata ma anche eccezionalmente longeva. L'Hair Metal è un genere che si può amare ma è più facile odiarlo: maschioni vestiti in maniera improbabile avvezzi a movenze femminili ma i cui testi sono pieni di sessismo e superficialità: diciamo che ce n'è abbastanza per schifare tanti. Personalmente quando la faida tra i thrashers e i glamsters imperversava - parliamo di fine anni '80 primi anni '90, io ero un thrasher però ho avuto una svisa glam che è durata pochi mesi ma è stata molto intensa. La svisa nasceva dall'ascolto di questo disco No Respect che è un disco strano bizzarro, pieno di hits e fortemente sottostimato. Schiacciati da act più famosi come gli Extreme ma anche pessimi gruppi come i Poison e gruppi eccellenti come gli L.A. Guns di quel periodo sono poche le band che si ricordano. La forza dei Vain e la loro peculiarità è quella di non essere per nulla conformisti nello stile rispetto ai trend dominanti, c'è un tratto della musica dei Vain che definirei oscuro e depressivo: il termine depressive glam metal gioca sull'assonanza con il depressive black metal ma per i Vain è una definizione estremamente adeguata. I musicisti che si sono dedicati al glam allo street allo sleaze insomma gli hair metallers hanno sempre portato avanti un'attitudine machista che non prevedeva scadute nel pessimismo: la particolare luce della California, le belle donne, le motociclette custom, i tatuaggi, tutto concorre a fare degli hair metallers i portatori di un fiero positivismo un po' decerebrato e idiota nelle sue forme più becere. I Vain invece mi sono sempre apparsi come quel genere di band che vede l'erba del vicino sempre più verde. Questa condizione non scontata di serpeggiante depressione accresce enormemente il fascino di questa band che potremmo battezzare i Joy Division dell'Hair Metal. Anche il particolare tono di voce di Davy è qualcosa di così peculiare che o lo si ama o lo si odia, personalmente lo amo tantissimo, ma lo  amo a un punto tale che potrebbe anche leggere le notizie della giornata al telegiornale e renderle eccezionali! Ed il punto è proprio questo da capire: sono io che ho come dire un'infatuazione eccessiva rispetto a quello che effettivamente offre oppure questi ragazzi sono stati sottostimati per cause che affondano nel momento storico in cui sono venuti fuori? Indubbiamente il glam metal è durato cronologicamente molto poco[...]



XXXTENTACION-king of the dead

2017-02-07T12:00:59.250+01:00

allowfullscreen="" frameborder="0" height="270" src="https://www.youtube.com/embed/haONsElcz1E" width="480">





Il ragazzino della Florida sta facendo parlare di sè, per svariati motivi alcuni non proprio edificanti (risse, violenza domestica, dichiarazioni di sucidio eccetera allo stato attuale è in carcere e ci resterà almeno fino ad Aprile). Andando sul concreto ovvero la musica è interessante questo mischione fra atmosfere dark e ovattate, video manga e un (t)rap  che assomiglia a tratti a quello di gente tipo A$AP o SpaceGhostPurp; il primo ne ha parlato in termini lusinghieri come il rapper più interessante in circolazione, il secondo è invece un acerrimo nemico di XXXTentecion il quale si è anche fatto un tatuaggio con su scritto Fuck SpaceGhostPurp. La produzione d XXX si limita a una serie di video postati su YouTube e a un canale su Soundcloud. Tipetto molto underground anche le basi ricordano molto anche roba più tosta tipo i Deathgrips....  Se poi ci metti la faccina da stronzetto il personaggio è creato anche se devo dire mi pare che ci sia della sostanza e della originalità al di là della faccia da schiaffi che ha.....




Dark Polo Gang Culto!

2016-12-15T12:59:34.639+01:00

I tempi sono maturi per parlare di questa famigerata crew di pischelli romani, i quali oltre ad avere ormai un massiccio seguito da parte delle frange più giovani dell'hip hop italiano, ha fatto parlare di se a causa di uscite non proprio felici su Bello Figo Gu; poi tirati in ballo recentemente da Inoki che li ha sfanculati pubblicamente  con un V-log che sta facendo molto discutere in questi giorni.  allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/0NsXpRZzARI" width="560">A caramellare il tutto c'è stata poi la performance sul programma settimanale di Rai Due Nemo che ha svelato al grande pubblico  in una 'classica giornata con la gang' il loro ruolo di influencer e ne ha eviscerato l'aiming e la filosofia del Culto della Polo Nera, servizio che ho avuto per caso la fortuna di guardare  e che getta una luce chiara su tutta l'operazione DPG.  allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/hi7Mbyt-Yd4" width="560">Ma al di là di tutti i discorsi e i dissing e l'attenzione morbosa che i media hanno per questi ragazzini (attenzione verso un qualcosa che non si capisce come una creatura aliena) mi piace partire da qualcosa che è sempre la base per cominciare le cose in modo giusto: la musica. Naturalmente parlare di musica significa anche parlare da un punto di vista piuttosto generale - del resto se dicessi 'partiamo dalle liriche' e mi indignassi per i contenuti che sono espressi dalla DPG è chiaro che mi dovrei cominciare ad indignare molto prima della Dark Polo Gang, ovvero dovrei indignarmi per tutto ciò che è ed è sempre stato l'hip hop in generale; è una posizione legittima ma smaschera subito tutti coloro che 'dal di dentro' si indignano adesso per quello che dicono i DPG, del resto che l'hip hop glorifichi l'edonismo, i soldi, le droghe, il maschilismo più becero, l'ignoranza più grassa non è certo una novità  - non sono tematiche che certo hanno inventato i DPG! E' sempre stato connaturato all'hip hop riferirsi a questi anti valori - per questo ritengo che Inoki per quanto rivendichi una posizione di superiorità della vecchia scuola adesso, anche legittimamente, dovrebbe interrogarsi se le cose che diceva lui con Joe Cassano si distinguevano  davvero da quello che rimano (!) i ragazzini della Dark Polo Gang oggi? E purtroppo Inoki si renderebbe conto finalmente che se c'è una DPG, uno Sfera e tutti gli altri che dicono le cose che dicono, che fanno le cose che dicono [questo già è più opinabile] è perché ci sono stati dei giovani prima di loro che hanno aperto la strada a queste tematiche, a questo stile che privilegia l'atteggiamento dei gangsta rispetto alla rap consciousness. Inoki mi risponderebbe che non è un problema di contenuti ma di credibilità e che la Dark Polo Gang non è credibile. Ma anche questo è un argomento che lascia il tempo che trova; anche questo rifarsi a chi è 'reale' è un tema vecchio come il mondo, perché il reale nell'hip hop sfugge e non sempre chi si dichiara reale lo è o è percepito come tale. Inoki fa vedere le sue carie come segno di realismo, ma personalmente ritengo che quelle carie siano solo il risultato di una cattiva igiene orale o di un consumo di sostanze stupefacenti non proprio lecite - mentre in qualche modo Inoki vorrebbe attribuire alla società la colpa di quelle carie. Il discorso di Inoki prende forza invece quando si mette a fare freestyle ed è lì che dimostra la sua superiorità sulla DPG che è francamente imbarazzante ma del resto mettere l'hip hop contro lo swag o la trap è un po' come confrontare un romanzo con una poesia - ci vogliono [...]



Iggy Pop The Idiot Virgin Records 1977 RCA #ilpunkcompie40anni

2016-12-14T10:39:04.151+01:00

La storia vuole che l'ultimo disco ascoltato da Ian Curtis, cantante dei Joy Division sia proprio The Idiot di Iggy Pop. Questo disco, prodotto da David Bowie è il risultato degli anni berlinesi dopo gli eccessi e gli abusi americani (finiti) della Fun House. A Berlino Iggy Pop e David Bowie si dedicano alla musica elettronica, alla sperimentazione, alla disintossicazione e all'ascolto di musica underground che usciva dalla Germania. In effetti la mia sensazione è che Iggy e David Bowie, due esponenti dell'art rock e del punk, giochino a loro modo con una materia che non conoscono del tutto e che non fa parte del loro mondo (i Can, gli Amon Duul, i Kraftwerk, la disco music.)  Il risultato è un po' straniante  come accade quando un artista di un genere ben preciso flirta con un altro genere per desiderio di emulazione, per voglia di sperimentare o perché stanco degli stilemi dentro cui si è autonomamente ficcato. Naturalmente a questo punto, trattandosi di due grandi artisti il risultato non è per intenderci quello che ottiene Vasco Rossi quando fa una cover dei Radiohead ma in qualche modo la logica è la stessa.La traccia di apertura Sister Midnight rappresenta esattamente questo terreno instabile, questo nascere a cavallo, questo non sapere esattamente dove andare: un basso funky, un proto synth scorreggione, una voce impostata, dei licks di chitarra disco funky: certamente non siamo di fronte a un capolavoro di Kraut rock ma siamo piuttosto dalle parti di una macchietta  giocherellona, siamo a migliaia di anni di distanza dal punk aggressivo degli Stooges, siamo in quel terreno che caratterizzerà tutta l'opera di Bowie, un campo neutro, uno spazio vuoto sempre riempito da una personalità istrionica, capace di giocare con tutti i generi ma senza rappresentarne nessuno mai pienamente.Nightclubbing continua sulla falsa riga di Sister Midnight, ma è decisamente più riuscita: un blues da cabaret berlinese che celebra le gioie della vita notturna, una chitarra wah wah ben inserita e un classico è servito (la ritroveremo a metà anni '90 nella colonna sonora del film più importante e significativo di quel decennio - Trainspotting.) Funtime invece ricorda i suoni dei Suicide, una batteria sintetica, una voce degenerata e punk ed è certamente tra i brani che faranno la storia dell'electro punk, forse il mio brano preferito di tuta la raccolta insieme a Dum Dum Boys.La successiva Baby non sposta di molto la linea rispetto a Nightclubbing  alla quale assomiglia molto, per non dire che è identica. nel suo andamento in levare. China Girl fa semplicemente schifo e stupisce che sia uno dei più famosi brani di David Bowie visto che non è suo, personalmente la trovo terribile e noiosissima : due note e sempre le stesse parole per tutto il brano China Girl China Girl solo di questo e poco altro si tratta, davvero una tortura per le orecchie. Dum Dum Boys come ho già detto è invece un mid tempo riuscitissimo con una chitarra mitica ed un andamento ipnotica highly addictive non so cosa siano esattamente i dum dum boys forse i ragazzi con la pistola forse i dumb dumb boys ma si riferisce alla legacy di David Bowie e Iggy Pop, legacy alquanto bizzarra laddove Iggi è la potenza senza controllo e il Duca è il controllo totale senza potenza (per dirla in termini pubblicitari).Il disco è certamente un disco memorabile e anche una testimonianza delle infinite possibilità creative che gli artisti potevano vivere e sperimentare nella seconda metà degli anni '70.http://francosantoro.blogspot.com http://www.myspace.com/FrancoSantoro http://francosantoro.it[...]



CCCP Fedeli alla Linea 1986 Attack Punk Records #ilpunkcompie40anni

2016-11-24T15:57:58.152+01:00

Altroché nuovo nuovo... nuovissimo! Di Giovanni Lindo Ferretti ex CCCP e C.S.I si continua a parlare molto anche oggi, il suo percorso "al contrario" che lo ha portato recentemente ad una conversione al cristianesimo e ad una vita  semi monastica fa discutere e provoca sconcerto per tutti coloro che lo hanno conosciuto nelle vesti di punk comunista. Ma lo scalpore c'è stato anche quando si è dichiarato molto vicino alle posizioni dell'ex direttore della Padania Gigi Moncalvo sull'aborto o quando ha lanciato i suoi imbarazzanti endorsement al governo Berlusconi. Ho conosciuto Giovanni Ferretti negli anni '90 e già era molto lontano dalle posizioni che aveva sostenuto all'epoca dei CCCP, le ultime sparate e la conversione fanno parte di un percorso che se non fosse autentico - come ritengo che sia, sarebbe sempre all'insegna del colpo di teatro a tutti i costi- ma Giovanni Lindo Ferretti non può essere assimilato ad un semplice amante della trasgressione e dell'insensato stupefacente; il personaggio può non stare simpatico, può non piacere ma certamente non può essere ridotto ad un amante dell'affermazione incredibile, ad uno strenuo applicatore della shock value sempre e comunque, è evidente che dietro c'è molto di più. Certamente i suoi fan hanno fatto fatica a digerire il suo percorso e ormai i suoi molti sé gli hanno alienato tanta simpatia ma resta pur sempre un mito, un personaggio per certi versi inarrivabile, un poeta singolare la cui traiettoria siderale resterà per sempre nella storia della musica italiana per lo meno anche solo per quello che ha fatto con i CCCP di Fedeli alla linea, disco immenso e talmente fondamentale che faccio fatica ad immaginare un disco punk italiano altrettanto significativo di questo [affermazione azzardata in realtà riflettendoci un attimo, se penso  ai Negazione de Lo Spirito continua per esempio.] Uscito nel 1986 questo disco è oggi un oggetto anacronistico, un feticcio preistorico che però almeno musicalmente risulta non solo attualissimo ma di più, sul piano strettamente musicale Fedeli alla linea è stato scritto e registrato ieri ed esce domani. Pietra miliare del punk emiliano alla cui fonte si sono abbeverati gruppi fondamentali dagli Starfuckers ai Massimo Volume, dai Disciplinatha (il cui altrettanto fondamentale Abbiamo pazientato quarant'anni ora basta uscì proprio per la Attack Punk Records di Ferretti nel 1988) agli Offlaga Disco Pax tanto per citarne qualcuno. Personalmente trovo i suoni di Fedeli alla linea molto vicini a quelli di una band come i Primus - la commistione vi sembrerà apparentemente insensata ma provate ad ascoltare Emilia Paranoica e poi ascoltate Too many puppies, sono praticamente la stessa cosa: la chitarra dell'ex Possessed Larry Lalonde e il basso di Les Claypol sono talmente simili a quelli di Zamboni e soci che nella vita vorrei togliermi lo sfizio di chiedere a Les Claypool se conosceva i CCCP quando ha fondato i Primus - e secondo me la risposta è sì!   Al di là di queste divagazioni- dicevo della forza innovatrice del suono di Fedeli alla linea. Disco dalle continue variazioni, delle continue invenzioni dove voce e musica si compenetrano talmente bene da diventare simbiotici. In questo disco si fondono tanti stili dalla musica elettronica al punk suonato  dalla disco ai mantra indiani ma tutto resta inciso nella mente. Come già detto senza questo disco non sarebbe potuta esistere la poesia di Emidio Clementi il cui singolare cantato-parlato deriva in massima parte dalla stile inaugurato da Lindo Ferretti. Senza questa roba i Marlene Kuntz non avrebbero scritto ne[...]



Blink 182 Enema of the State 1999 MCA Records #ilpunkcompie40anni

2016-11-23T12:13:06.889+01:00

Continuiamo la ricerca  delle origini (e degli sviluppi) del Punk. Come abbiamo visto già negli altri casi recensiti (che ricordo anche in questo caso si basano sulla raccolta sul Punk che Repubblica e L'Espresso stanno pubblicando nelle edicole italiane) il punk è un elemento multiforme che cambia corazza, che investe ambiti molto diversi  - dal pop all'underground, dall'art rock al dark al rock più becero e minimale,  dalla disperazione più nera alla felicità più esagerata, dalla chitarra al sintetizzatore. In definitiva il punk è come un linguaggio con le sue deformazioni, con i suoi slittamenti di senso, con i suoi vuoti ampiamente significativi, con le sue diverse declinazioni; siamo abituati a considerare il punk come la musica trasgressiva per eccellenza, la musica della rivolta giovanile, dell'anticonformismo, della violenza verbale e dell'atteggiamento osceno ma questa è solo una faccia di un manufatto più complesso e subdolo. Succede come in quei film in cui un gruppo di persone  si presentano e si comportano in un modo molto trasgressivo e poi il giorno dopo ti svegli e scopri che in realtà sono (o appaiono) tutti per bene e senza macchie -  al tempo stesso dobbiamo sempre tenere presente come nessun genere come il punk  sia riuscito a far passare l'antitesi per tesi, l'essere sempre contro come forma di statuto. Ed è con questa consapevolezza che leggendo i nomi delle band, i dischi usciti in questa raccolta - che, seppur parziale per sua definizione risulta essere assolutamente esaustiva di questa eterogeneità  arriviamo ai Blink182. Ecco con i Blink182 tocchiamo con mano questo evidente ribaltamento totale. I Blink182 sono i New Kids on the Block punk? Sono esattamente quel gruppo pop nato a tavolino che non sono riusciti ad essere i Sex Pistols  perché dilaniati dalla paranoia e dall'eroina laddove i Blink182 si accontentano come degli americani medi del bong d'erba, della birra delle maglie da basket e dei tatuaggi e dei piercing su tutto il corpo? Difficile dare un'entità chiara ai Blink182 e a tutto il movimento che rappresentano ovvero la second wave del punk degli anni '90; una scena che ha partorito una quantità di gruppi mostruosa tutti simili gli uni agli altri (anche se con delle differenze di valori notevole ma bisognerebbe affrontare un post sull'argomento e magari prima o poi lo faremo) una scena la cui autenticità passa dai terreni della mimesi, punk piccolo borghese? Punk senza trasgressione? Certamente Enema of the State il disco in questione può essere paradigmatico per quella scena che ha avuto nella triade Green Day, Offspirng e Blink182 il suo vertice. Intanto bisogna essere onesti: Enema of the State è tutt'altro che un brutto disco. Le chitarre di Dumpweed hanno un che di barocco e trionfante per niente scontato, Alien Exist è un pezzo da cantare a squarciagola senza precedenti e potremmo andare avanti così per tutti i brani del disco che sono illuminati di luce, che vivono in una solarità californiana scanzonata e positiva. Questa positività ben diversa dal 'negative approach' dell'hardcore di Washington DC ha un gigantesco merito col senno di poi ed è quello di indicare una via alternativa al genere che più di tutti ha rovinato le speranze di una generazione che lo ha vissuto ed è naturalmente l'EMO. E' così che un certo fastidio si è trasformato oggi in un pieno incoraggiamento e non posso fare a meno di sollevare il pollice per questa band e questo disco che sono davvero una pietra miliari del punk rock. Non può scandalizzare che questo disco si trovi in comp[...]



Germs(GI) Slash Records 1979 #ilpunkcompie40anni

2016-10-27T17:10:24.257+02:00

E questo è un capolavoro assoluto c'è poco da dire o meglio c'è molto da dire ma la conclusione può essere solo questa: capolavoro assoluto! Intanto cominciamo col dire che è il primo disco di Hardcore Punk della storia e scusate se è poco! Dicevamo di questi ambiti eterogenei in cui il morbo punk si sviluppa: glam rock, blues new wave... Ecco questo invece è un disco punk pienamente punk, pienamente vissuto. Ogni traccia di (GI) trasuda la disperazione viscerale di Darby Crash, Pat Smear, Lorena Doom e di  tutti i loro fan: questi ragazzi hanno visto il mondo frantumarsi e sui cocci di vetro si sono rotolati- nichilismo totale. Senza di loro, senza il loro sacrificio non ci sarebbero stati i Bad Brains e neanche i Minor Threat e neanche i Dead Kennedys: se c'è un disco che ha fondato tanti stereotipi quello è (GI) dei Germs. Un disco di una varietà assoluta sebbene il genere hardcore sia tutt'altro che vario ma in questo disco si fa fatica a trovare un brano uguale ad un altro e però invece potremmo dire che dopo questo disco per generazioni se ne sono replicati i contenuti con grande monotonia - ma la freschezza di questo disco a quasi quarant'anni dalla sua uscita è qualcosa che si fa fatica a comprendere: come fa un disco ad essere ancora così attuale? Così moderno? E' una risposta difficile da dare come è difficile dire  cosa sarebbero i Misfits senza i Germs, che musica avrebbero suonato? E' vero in definitiva che quello che fecero i Germs è ripulire il punk da tutte le influenze artsy della new wave. I brani pur essendo estremamente eterogenei si basano su tre solidi pilastri: brevità, velocità, rabbia. Dopo tre minuti abbiamo ascoltato già tre pezzi What We Do is Secret dura 44 secondi come un brano dei D.R.I.  del primo periodo ma non dura un secondo di meno di quanto deve durare. Comunist Eyes in confronto è una suite arriva a quasi due minuti e mezzo è più melodica  ed è  un lascito pazzesco per il punk; sono davvero centinaia i brani fotocopia di questo brano. Idem si può dire di Land of Treason tiratissima, disperata ma anche incredibilmente catchy. Richie Dagger's Crime è invece uno dei più famosi e riusciti brani del disco. Sarà un luogo comune definire i Germs come scarsamente dotati, certamente è difficile accordare questa concezione con la realtà dei fatti: il basso suona sempre molto puntuale e vario, anche la batteria è piena di variazioni. Manimal è un brano quasi melodico, Our Way è una cavalcata breve e intensissima ma è We Must Bleed il brano manifesto dell'intero album: la paranoia ossessiva del ritornello basato su tre accordi è davvero il brano punk per eccellenza un manifesto ben più esplicito di Anarchy dei Sex Pistols; se dovessi eleggere un brano manifesto del punk la scelta cadrebbe su We Must Bleed senza dubbio. Altro brano epocale anche per le tematiche è Media Blitz nel quale si possono ascoltare anche dei campionamenti di programmi televisivi dell'epoca. In generale posso dire che il disco è anche ottimamente prodotto, niente di meno che da Joan Jett!http://francosantoro.blogspot.com http://www.myspace.com/FrancoSantoro http://francosantoro.it[...]



Gimme Danger - Jim Jarmusch \ Iggy Pop The Stooges #ilpunkcompie40anni

2016-10-11T11:55:25.373+02:00

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#ilpunkcompie40anni Television - Marquee Moon 1977

2016-10-11T11:40:04.697+02:00

E continuiamo a recensire le uscite per il cofanetto di Repubblica \ L'Espresso sui 40 anni del Punk che si celebrano in questo 2016, prendendo per buona la data convenzionale del 1976 - come anno di nascita del Punk Rock. Ma sappiamo bene che il punk agli inizi è una sorta di virus che si insinua a vari livelli nell'immaginario collettivo pop alla fine della stagione dell'amore e all'inizio della stagione dell'odio; risulta così difficile e riduttivo sia accettare per buona la vulgata per la quale i Sex Pistols sono stati i fondatori del movimento punk e al tempo stesso risulta anche complicato scoprire dove questo virus sia nato veramente (anche se una traccia chiara e una pietra miliare su tutte c'è ed è il primo disco degli Stooges di Iggy Pop.) Il problema  come abbiamo già visto è che se gli Stooges sono i primi portatori di un anti-rock privo di elementi di divertimento e di intrattenimento pop (e quindi in definitiva i veri portatori delle istanze punk per come abbiamo imparato a classificarle in seguito) d'altro canto le due band punk delle origini di New York ovvero i Ramones e i New York Dolls si situano in qualche maniera agli antipodi rispetto agli Stooges, recuperando la scansonatezza e l'allegria della musica dei Beach Boys  o l'elemento glam&glitter  dei T.Rex. Possiamo quindi dire che in qualche maniera questo punk delle origini si presenta all'interno di proposte musicali molto eterogenee fra loro - radicate in altre esperienze che col punk avevano poco da spartire; solo dopo che il virus avrà infettato irrimediabilmente il corpo putrescente del rock potremo a quel punto vedere fino infondo delle band portatrici di un messaggio punk pienamente coerente con l'estetica negativa e anti-establishment propagata dagli Stooges di I wanna be your dog.  Come abbiamo già visto l'altra corrente continuerà a vivere nel sound di molte band inglesi post '77 e nella second wave degli anni '90 o nel glam metal di fine anni '80. La storia dell'hard-core punk  sarà ancora diversa e si svilupperà per altre vie.Dopo i Sex Pistols, i Ramones, gli Stooges e i New York Dolls è la volta dei Television di Tom Verlaine, una band in verità piuttosto misteriosa e lontana dalle sonorità punk come siamo abituati ad intenderle. Anche in questo caso il punk è solo una spolverata di pepe  su di un piatto che difficilmente si può considerare punk. I Television in effetti all'epoca di Marquee Moon sono una band fautrice di un rock che potremmo definire 'senza spina dorsale', prendendo per buona la definizione che Kurt Cobain dà dei Gang of Four e riapplicandola al combo new yorchese. Non parlo dei Gang of Four a caso ma in quanto esponenti del post punk o art punk che dir si voglia. I Television in effetti risulteranno un'influenza fondamentale per tutto ciò che è stato il post punk e l'indie rock in Inghilterra mentre negli Stati Uniti saranno pressoché ignorati. Esiste una propaggine anche recente di questo suono tornato di moda con l'avvento di gruppi come gli LCD Soundsystem, i The Rapture eccetera ma parliamo di ormai quindici anni fa, all'inizio del 2000. Ancora prima i Television risulteranno fondamentali per il suono di band come Red Hot Chili Peppers e Jane's Addiction. E' una coda lunga quella della cometa Marquee Moon a testimonianza della grandezza e dell'importanza dell'album in questione.  Assomiglia o no  alla copertina di Marquee Moon?Impregnati di un immaginario decadente che si rifà   ai poeti francesi e alle perfo[...]



#ilpunkcompie40anni Ramones VS Sex Pistols Vs Stooges Vs New York Dolls...

2016-10-05T11:45:11.257+02:00

L'occasione dei 40 anni del punk è stata ampiamente sfruttata nel 2016 per fare un po' di marketing e sfruttare l'occasione  per fare qualche soldino sulle celebrazioni di un genere che ininterrottamente vive nella nostra società alla pari di una tendenza, un crocevia bizzarro e difficilmente inquadrabile di fashion pop-attitude e soprattutto musica. Fare marketing e non fare chiarezza, quindi. Ma solo se torniamo alla musica accade quello che dobbiamo sempre augurarci: ed è che prima di tutto il punk nasce come un genere musicale e che tutto il lifestyle e la moda che ne sono scaturiti siano solo una conseguenza ma non la vera essenza del punk. Auspichiamoci che il punk viva eternamente se inquadra quello stile anarchico e giovanilistico che prima o poi coinvolge i nostri figli durante l'adolescenza; se il punk sarà sempre questa  fotografia mossa e sfuocata di quando eravamo giovani e ribelli il punk vivrà per sempre. Ma non possiamo non accorgerci di questa  profonda contraddizione del punk delle origini: il punk è un genere di musica pop alla stregua della musica prodotta degli One Direction per fare un esempio - forse spesso ce ne scordiamo abbagliati da tutto ciò che è stato (di politicamente scorretto) il post punk al punto di farci abbagliare dal raggio che illumina ciò che è accaduto dopo tanto da non essere capaci di vedere quello che invece è accaduto prima, all'origine.Dicevamo che ai suoi inizi il punk è un genere pop, scanzonato, popolare e allegro: una rivisitazione bizzarra e urbana della musica dei Beach Boys e del blues in chiave bianca; niente di tutto ciò che hanno prodotto e professato i Dead Kennedys o i Black Flag o i Crass o i GBH o i Minor Threat o i Governament Issue per capirci. I Sex Pistols o i Ramones sono molto più vicini ai Back Street Boys o ai New Kids On The Block  rispetto a quanto si possa immaginare ovvero band costruite a tavolino. Del resto se poniamo come fondatrici del movimento punk quattro band come i Ramones, i Sex Pistols, gli Stooges e i New York Dolls - non solo facciamo quello che hanno fatto gli esperti di Repubblica L'Espresso selezionando una compilation sui 40 anni del punk inaspettatamente fatta bene [sarebbe anche carino che in Italia si stesse attenti ai particolari e per esempio sarebbe carino sapere come è nato questo cofanetto che si riempirà con cadenza settimanale di tantissime prelibatezze sonore]  ma soprattutto ci possiamo accorgere di come il sound e l'iconografia di queste quattro band copra un ampio raggio di quello che sarà (e non sarà più) il punk. Nel caso dei Ramones e dei Sex Pistols si comprende chiaramente come entrambe le band nascessero allo scopo di produrre un appetibile prodotto discografico che andava ad interessare un'ampia fetta della popolazione che ascoltava cose decisamente più tranquille. E' il problema che ho sempre avuto con i Ramones ma che oggi grazie ad un ascolto attento del primo disco dei Ramones ho finalmente superato e posso dire che sì i Ramones sono una grande band [fino ad oggi avrei detto "ma è musica per bambini piccoli quella..."] I Sex Pistols sono ancora più espliciti in questo senso del resto si associa la vicenda dei Sex Pistols a quella di Syd Vicious ma invece si dovrebbe parlare dei Sex Pistols come di un prodotto truffa costruito ad uso e consumo del mercato discografico. Con il punk le major testano per la prima volta il sistema X Factor: costruiscono un prodotto che fa loro comodo per vendere ton[...]



N.W.A. Straight Outta Compton: the Motion Pic

2016-09-02T11:23:33.755+02:00

ATTENZIONE LOTS OF SPOILING INSIDE!Un anno dopo l'uscita nelle sale finalmente sono riuscito a vedere questo bio-pic che tanto ha fatto discutere la West Coast degli Stati Uniti. Essendo passato un anno, ho avuto modo di leggere numerose critiche  al film prima di affrontarlo; ciò che ne avevo ricavato è stato che il film era piuttosto deludente in generale e in particolare lo era nella sua seconda parte; qualcuno lo giudicava troppo lungo, qualcun'altro l'ha definito una specie di visione edulcorata e poco realistica della situazione americana dell'epoca con scarso focus su avvenimenti cruciali come gli L.A. Riots e la faccenda Rodney King. Col senno di poi, avendo visto il film, comprendo meglio questo genere di critiche. Devo ammettere che sì il film in se non è memorabile in quanto alla sua ricostruzione che risulta artificiosa, poco focalizzata e senza un centro preciso: è un po' diciamo all'acqua di rose. L'eccessiva durata in questo senso non aiuta ma anzi contribuisce a questo senso di sfilacciamento che si prova durante la visione. Ma più di un lato positivo c'è ed è il fatto che il film non indulge mai troppo nei soliti cliché che questo genere di film portano con se: sparatorie, azioni, consumo di droga, orge eccetera eccetera. In maniera positiva posso sottolineare che non ricordo un indulgere negli eccessi e a me sembra una buona cosa: non ci sono fiumi di cocaina e marijuana, le orge ci sono ma si contano sulle dita di una mano e credo che non ci sia neanche una sparatoria a parte qualche gunshot di sottofondo durante il concerto a Detroit in cui gli NWA sfidano la polizia suonando F. the police pur essendo dissuasi dal farlo; c'è qualche pestaggio a mani nude e qualche arma che viene sfoderata per intimidire ma di certo non siamo ai bagni di sangue che caratterizzano altri film del periodo o sul periodo in questione. Credo che l'intento degli storytellers fosse piuttosto chiaro: tenersi lontano dai luoghi comuni che un film sul gangsta rap può facilmente portare con se a favore di un attenzione narrativa centrata sulle vicende biografiche  e musicali della band: questo è il grande pregio della pellicola che mina definitivamente tutte le critiche relative alla seconda parte del film. La seconda parte di Straight outta Compton è incentrata sulla relazione interrotta fra Ice Cube e il resto della band e sulla lenta decadenza che coinvolge tutti i membri della band a parte Dr. Dre. Ice Cube scrive dei dissing clamorosi verso gli altri NWA nel suo disco solista e la decadenza procede a tinte leggere, con scene poco clamorose. In questo il film diventa un tantino pedante ma questa attenzione a non deviare troppo dalla vicenda storica trasforma il prodotto da film per tutti a film per coloro che già all'epoca seguivano il gangsta rap, anche questo se vogliamo è un aspetto sorprendente che solleva il film da tutte quelle critiche che molto facilmente si sarebbe potuto attirare addosso. Straight outta Compton non è nè un film di denuncia sociale, nè un action movie, ma è un vero e proprio film biografia sulla storia degli NWA, il tentativo è quindi quello di rimanere centrati sulle vicende musicali e sulla storia personale dei membri della band o almeno sui tre protagonisti principali : Ice Cube, Dr. Dre e Eazy E. Il primo, impersonato dal figlio e quindi in maniera molto realistica viene fuori come un mezzo genio ma a me non è mai stato simpatico. I dischi da solista di Ice Cube li ho sempre tr[...]



Elogio di Tommaso Labranca... Il destino nero del creativo nell'età contemporanea

2016-09-01T12:51:10.899+02:00

Tommaso Labranca Milano, 18 febbraio 1962 – Pantigliate, 29 agosto 2016Tommaso Labranca se ne è andato, ci ha lasciato ad un'età in cui si godono (o non si godono) i frutti del proprio lavoro, un'età in cui nessuno si aspetta che tu lasci questa terra e quando lo fai per altro in modo misterioso e all'improvviso nella notte qualcuno pensa che dietro ci possa essere un suicidio. Nessuno conosce i dettagli di questo abbandono prematuro e tutto sommato interessa poco, è un aspetto voyeuristico poco importante al fine di illuminare ciò di cui dibattiamo. Certamente Tommaso Labranca era rimasto un uomo solo, un uomo che aveva reagito come può reagire un uomo, quando il terreno intorno a te viene a crollare, quando letteralmente resti senza una professione vera, senza il becco di un quattrino, senza una famiglia che ti supporti nella tua 'crisi nera'. Labranca probabilmente era uno che credeva fortemente in se stesso, nella propria condizione di intellettuale: il problema è che molto spesso quando hai grandi aspirazioni (magari anche giustificate) il mondo dello spettacolo, il mondo dell'arte e della creatività fanno di tutto per metterti in difficoltà, per minare le tue certezze: è una storia che si ripete ed è vecchia come il mondo, non è certo figlia dei tempi moderni anche se la contemporaneità  ne ha fatto il paradigma di molte esistenze. Un vasto sottobosco di creativi oggi rappresenta una fetta importante del mondo professionale con regole per lo meno originali: autori e romanzieri minori, art director, registi televisivi, autori televisivi, organizzatori di eventi, piccoli attori e tutto ciò che il web negli ultimi anni ha contribuito a sfornare in termini di professioni creative dai nomi spesso stranieri e indecifrabili che fanno molto figo ma spesso dietro c'è poco e niente (media content developer, social media manager, brand story tellers etc.) Questi lavori hanno un unico comune denominatore: una granitica e malcelata precarietà. Quando sei al top in questo genere di professioni pensi di poter toccare le stelle con un dito, respiri un'arietta rarefatta, ti senti invincibile e coccolato da una serie di lacchè che con il loro atteggiamento non fanno altro che rinforzare la tua autostima, pensi di poter vivere una vita professionale migliore rispetto ad altri lavori più convenzionali e pensi anche che il tuo contributo sia di un'originalità assoluta, che tu sia l'unico che lo può fare e che il futuro radioso continuerà a comminarti gloria, gioia e soldi senza che tu debba fare il minimo sforzo per ottenerli. Tutto ciò cresce e aumenta di gradiente di intensità col tempo ma ciò che non vedi è la spietatezza di questo sistema; insieme alla tua autostima e agli onori, ti stai lentamente scavando la fossa; sì, perché in maniera del tutto inesorabile questa tua condizione di privilegiato viene insidiata dal basso e se commetti l'errore fatale di pensare che tu non hai bisogno di leccare il culo come fanno gli altri e che ti puoi permettere di rifiutare dei lavori o di trattare con sdegno e superficialità quelli ai quali in qualche modo doni la tua opera, finisci presto nell'isolamento, diventi vecchio (anche se non lo sei) e un nuovo enfant prodige arriverà a far saltare tutti i tuoi piani. Tenendo poi presente il fatto che nessuno assumerà a tempo indeterminato un autore e che quindi anche quando l'orizzonte è brillante e pieno di luce (ovvero di collaboraz[...]



Jesto - Puttantour

2016-10-11T11:54:48.822+02:00

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