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Frammenti di (Pier)Pioggia



Pensieri e parole alla ricerca di un'identità



Last Build Date: Fri, 15 Jul 2016 09:27:31 +0000

 



I nuovi Einstein

Fri, 22 Aug 2008 07:30:00 +0000

Un corpo immerso in un liquido assume la forma del recipiente che lo contiene.

Quindi... Vediamo se ho capito... Se immergo una palla in una piscina, la palla prende la forma della piscina.

Voglio assolutamente conoscere questo genio della fisica!



Aghi di silenzio

Thu, 14 Aug 2008 22:18:00 +0000

Forse è normale che ci siano, nell'acqua del fiume che scorre ogni giorno...

(image) E forse non fanno troppo male, piccoli come sono. Forse non bastano a farti perdere...
Per questa notte che cade giù, almeno.
A portare un riposo che non sogna.
Adesso conoscerò anch'io lo sguardo ed il sorriso cinico di questa paura...



Notturno delle tre

Fri, 08 Aug 2008 07:31:00 +0000

Ci sono notti che per niente al mondo cambierei…

Notti intrise di profumi, respiri e movimenti che sento ancora vivere sulla mia pelle, come un tatuaggio indolore e indelebile.

Gioia e paura stanno già sgomitando per avere la precedenza nel mio cuore e nel mio cervello. Tanto nessuno dei due riuscirà mai a prevalere sull’altro.

Guardo le traiettorie luminose che un cielo estivo insolitamente gentile disegna, penso a Chi le ha disegnate e so che questo Qualcuno da molto più in alto sta leggendo chiaramente tutto quello che ho dentro di me. Non so se sarà contento di me, ma io lo voglio ringraziare comunque.
Queste traiettorie unite da stelle sembrano puntini da congiungere, solo apparentemente disposte a caso. Nessuna di loro sa che sta formando un disegno, eppure ognuna di loro ne fa parte.

Forse la vita è tutta qui; lasciare, cogliere e raccogliere segni. Solo alla fine sarà davvero chiaro il misterioso disegno in compimento.
Da domani qualcuno noterà questi segni su di me, e forse li noterò anch’io guardandomi allo specchio. Ma nessuno saprà dietro quale divieto e dietro quale segreto si abbandona una notte così…

Una lettera d'amore è un bacio dato per nostalgia. Due parole terribili e meravigliose, pervase di gioia e paura, sono un timido sorriso che illumina la mia pelle un po’ meno innocente.
Tutto questo vortice deve essere il prezzo che si paga a non sentirsi soli. E per quanto tempo, poi?
No, stavolta non ci voglio pensare. Stavolta non mi importa e pago molto volentieri.
Voglio vivere questo momento.
Dividerlo insieme a te.
E vorrei che questa notte non fosse mai finita…




Acqua siamo noi

Thu, 24 Jul 2008 14:42:00 +0000

Quasi quasi do retta all’anonima e torno a scrivere… Certo ne è passato di tempo dal mio ultimo post… Potrei cominciare a raccontare qualcosa che è successo in tutto questo periodo. Ma sì, comincio con una delle mie solite disavventure da pulcino Calimero… (Immagine tratta da www.megamodo.com/category/candy/) Per arrivare al lavoro e percorrere i miei simpatici 40km di code e strade “alternative” che mi separano dal mio amatissimo ufficio, mi servo di una moderna Fiat Punto 60S, che detto così fa anche molto figo, ma in realtà si tratta di un’automobile immatricolata nel 1996, anno in cui papà decise di giubilare la vecchia Fiat 131 acquistata 15 anni prima e detta “il canguro” per via di un difetto di carburazione congenito che a freddo la faceva andare a strappi. Siccome era la macchina del babbo, io l’ho sempre usata poco, preferendo la meno tecnologica ma più affidabile Fiat Uno 45, dal colore indefinito e oggetto di discussione con amici e conoscenti vari, che a turno hanno percepito la colorazione della carrozzeria come “verde limone”, “bianchino”, “sb***a di cavallo” o “giallo pisello” (questo non l’ho mai capito). Insomma, qualche mese fa, in un giorno di pioggia, la lancetta del carburante della Punto è veramente al limite, ma grazie al millimetro abbondante che la separa dal fondoscala conto di riuscire ad arrivare al mio benzinaio preferito, un trucido signore sulla cinquantina che veste in cannoniera anche d’inverno e per questo è soprannominato “dr. Gibaud”. Il prezzo della benzina è tra i più bassi della zona, anche se non dà i bollini, eventualmente solo qualche punto in testa ai ragazzini che fanno i complimenti alla figlia. Deve avere una figlia carina veramente. Ma non ho mai avuto il coraggio di chiederglielo. Per farla breve, nel bel mezzo di una coda semaforica, la mia previsione sulla benzina residua si rivela sbagliata. La Punto tossisce per qualche metro e poi si blocca assetata. In mezzo al traffico. Proprio in prossimità della telecamera che fotografa chi passa col rosso o va troppo veloce. Almeno in questo frangente non mi fa paura, anche se temo che scatti il reato di “ingombro stradale”. In un istante la coda diventa una simpatica orchestra di clacson e luci psichedeliche di abbaglianti, con improvvisazioni vocali che non capisco bene da dove arrivano ma immagino benissimo dove mi vorrebbero mandare. Metto le 4 frecce, agito le braccia come i piloti di formula uno in panne al momento della partenza e mi trasformo in safety man, indossando il giubbotto alta visibilità giallo limone e portando il triangolo rosso di segnalazione. Sposto la macchina verso il ciglio della strada e un signore decisamente sul rimbambito mi dice: «Guarda che qui non si può parcheggiare. Se non sei capace di andare in macchina puoi anche stare a casa» «Se non sei capace di farti i caxxi tuoi puoi anche andare affan…» è la mia elegante risposta. Non volevo sembrare troppo scortese. In fin dei conti mi ha dato del tu. Per fortuna c’è un distributore poco distante (circa 300 metri), da raggiungere a piedi con ombrellino di emergenza (piove che Dio la manda) comprato al supermercato. Siccome, seppure a piedi, voglio evitare di percorrere contromano (anzi contropiede) la statale, decido di passare per i campi, infangati e ormai ridotti a marcite a causa delle piogge intense degli ultimi giorni. A complicare ulteriormente le cose, si mette anche la suola di una scarpa, che a contatto con tutta questa umidità si apre come la bocca di un coccodrillo, dandomi la piacevole sensazione di camminare sulle acque. Raggiungo finalmente il distributore e compro 10€ di benzina, oltre ad un contenitore per trasportarla. Ritorno sui miei passi, in una mano tengo l’ombrello ormai deformato a grondaia dalla pioggia battente e nell’altra la tanica in plastica che pesa e mi fa assumere la postura tipica di uno che sta camminando sulle pareti di una montagna, ri[...]



The Division Bell

Thu, 03 Apr 2008 12:51:00 +0000

These were just HIGH HOPES...

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So Long.



Radio anch'io

Tue, 18 Mar 2008 12:38:00 +0000

Durante la rassegna stampa radiofonica “Lateral”, tenuta da Luca Bottura e in onda tutte le mattine alle 8.30 su Radio Capital (mica una radio bau bau micio micio qualunque), è stato citato in diretta l’intervento di un vostro simpatico e scanzonato conoscente. Ascoltate di chi si parla dopo circa 1 minuto e 25 secondi dall’inizio della trasmissione…
http://capital.repubblica.it/capital/radio/programmi/2425479/2997337



Tango!

Mon, 18 Feb 2008 10:39:00 +0000

Rileggendo alcune vecchie mail, ne ho ritrovata una nella quale raccontavo delle mie intenzioni di prendere lezioni di tango argentino. A dire il vero il tango mi è sempre piaciuto per la sua musica struggente e decisa, forse un retaggio dei miei parenti argentini che quando tornavano in Italia mi portavano sempre delle cassette dei tangueros più famosi d’Argentina. Solo molto tempo più tardi scoprii Astor Piazzolla e la sua fisarmonica sognante, cosa che mi fece appassionare ancora di più a questo genere musicale, che si può ritrovare tra l’altro anche in alcune canzoni di Guccini (il cui chitarrista Juan Carlos “flaco” Biondini è infatti argentino).
Comunque raccontavo del mio primo e unico impatto (è proprio il caso di dirlo) col tango ballato, cosa per me già proibitiva, avendo movimenti naturali così dinoccolati da sembrare uno stoccafisso artrosico.
Comunque ecco qua il testo di quella mail evocativa:

Ieri sono andato a sentire per le lezioni di tango... Ho fatto un esordio scoppiettante, col botto, anzi con la botta... Sì insomma, a causa di una panchina messa lì davanti, non ho visto il vetro all'ingresso prima dell'entrata vera e propria e ci sono andato a sbattere in pieno, giuro! Che figura di m***a, meno male che nessuno ha visto il mio "caschè", tanto per restare in tema tango. Chissà però cosa avrà pensato la segretaria vedendo entrare un potenziale ballerino leggermente zoppo (il ginocchio mi fa ancora un po' male adesso) e con una parte della fronte arrossata...
Le ho chiesto se per caso la panchina di plastica messa lì davanti serve per far capire che l’ingresso è in realtà laterale e lei mi ha risposto sorridente di sì. Non so se avesse capito cosa era successo, ma la mia postura era tutta un programma.
Mi sono limitato a rispondere che «la soluzione è buona, ma secondo me va perfezionata».
Ma mettere dei cartelli no?



9 Febbraio 2004

Sat, 09 Feb 2008 19:26:00 +0000

Ciao babbo.

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La morte non è niente, io sono solo andato nella stanza accanto.
Io sono io, voi siete voi.
Ciò che ero per voi lo sono sempre.
Datemi il nome che mi avete sempre dato.
Parlatemi come mi avete sempre parlato.
Non usate un tono diverso.
Non abbiate un'aria solenne o triste.
Continuate a ridere di ciò che ci faceva ridere insieme.
Sorridete, pensate a me, pregate per me.
Che il mio nome sia pronunciato in casa come lo è sempre stato.
Senza alcuna enfasi , senza alcuna ombra di tristezza.
La vita ha il significato di sempre.
Il filo non è spezzato.
Perchè dovrei essere fuori dai vostri pensieri?
Semplicemente perchè sono fuori dalla vostra vista?
Io t’aspetto. Non sono lontano.
Esattamente all’altro lato della strada.
Ti vedo, va tutto bene.



Il meme del mese di nascita

Fri, 08 Feb 2008 09:58:00 +0000

Raccolgo la nomination di Danda e riporto il mio profilo novembrino, così come descritto dal “The Birthday Month Personality Meme” .


(image)

Has a lot of ideas. Un sacco di idee? Beh, in effetti è vero, ho molte idee per la testa anche se non ne afferro quasi mai una!

Difficult to fathom. Verissimo! E’ abbastanza difficile inquadrare il mio carattere!

Thinks forward. Se significa pensare al futuro, guardare avanti, credo proprio di no. Navigo a vista e in effetti non è un gran bel navigare.

Unique and brilliant. Unico sicuramente, in fondo lo siamo tutti. Brillante? Mah, dipende dai giorni e credo che lo capite anche voi quando leggete i miei post…

Sharp thinking. Cosa vorrà dire? Pensieri raffinati oppure pungenti? Diciamo che ci metto molta cura nelle cose che penso e che scrivo.

Fine and strong clairvoyance. Chiaroveggenza, previsione del futuro? Per carità, coi tempi che corrono… Però ho sempre invidiato il colonnello Giuliacci quando azzecca le previsioni del tempo!

Can become good doctors. Verissimo! La medicina mi piace tantissimo. Perché non ho fatto il medico? Perché… non ho molto “stomaco”!

Dynamic in personality. Secretive. Inquisitive. Vero. Ma non sono né James Bond né Torquemada.

Knows how to dig secrets. Se ve lo dico, poi di segreti non me ne raccontate più!

Determined. Never give up. Ci sarebbe almeno una persona che potrebbe confermare questa mia caratteristica, ma tanto da qui non passa più. E in ogni caso direbbe che lo sono in maniera non continua e tardiva.

Loves to be alone. Questo ASSOLUTAMENTE NO!

Motivates oneself. A dire il vero mi dicono che sono più bravo a motivare gli altri!

Does not appreciate praises. I complimenti mi imbarazzano, però se sono sinceri mi fanno piacere veramente! Diversamente, in effetti, mi danno fastidio.

Deep love and emotions. Romantic. Va bene, lo ammetto…

Homely. Avrete capito anche voi che sono molto affezionato alla mia terra e ai miei posti.

Hardworking. Beh, se c’è da fare mi sbatto!

High abilities. No, direi decisamente normal. Anzi, nel dire questo mi rendo conto di essere già di manica larga.

Trustworthy. Meritevole di fiducia? Questo dovete dirmelo voi, io sarei troppo di parte…

Not able to control emotions. Su questo c’è molta variabilità. Sicuramente non ci riesco quando guardo le partite del Torino. A teatro invece ci riesco già meglio. In generale diciamo che non sono un impulsivo con la I maiuscola.

Unpredictable. Ecco, forse questo è l’aggettivo che mi descrive meglio.

Queste sono le mie risposte; ho cercato di non dilungarmi troppo per evitare di annoiare.
Soddisfatti o no, tanto non si può rimborsare.
Comunque state tranquilli, non nomino nessuno, come mia abitudine.
O meglio, una nomination “off topics”, che non c’entra niente col meme, la faccio.
Elisa, what has become of you?



Il fico

Tue, 29 Jan 2008 08:56:00 +0000

Non so a voi, ma a me sembra un pò strano che a gennaio, in lomellina, sia già spuntato il primo fico...

(image)
Che dire?
Non ci sono più mezze stagioni!
Vorrà dire che ordineremo una due formaggi.

I giovani non sono più quelli di una volta!
E' vero. Nel frattempo sono invecchiati.

Non è nè carne nè pesce!
Allora deve essere frutta.

Non possiamo permetterci di sbagliare un solo prodotto!
Quindi per non sbagliare non ne produciamo più neanche uno.

Non c'è più religione!
Se non mandano il supplente, andiamo a casa un'ora prima.

Basta con questi luoghi comuni.
Cerchiamo un posto più imboscato.



Torino - Livorno 1-2

Mon, 14 Jan 2008 12:52:00 +0000

Ieri ho fatto un giro per la piazza.
Era da un po’ di mesi che mancavo a questo appuntamento, avendo anche volutamente evitato il gomitolo di gente che si ingorga per la piazza nel periodo natalizio; una cosa che mi da fastidio è il doverla fare perché “la fanno tutti”.
L’aria è frizzante ma non fastidiosa, così come i suoi ancestrali erranti residui di umidità lomellina. La luce del giorno volge al termine, ma posso già piacevolmente accorgermi che il crepuscolo si fa a poco a poco sempre più attendere.
Non è stata una gran giornata, e a complicare anche i problemi più banali si è messo un Torino inguardabile, abulico e sfilacciato come una vecchia corda di chitarra. Per questo mi incavolo ma posso sperare in Cairo, mentre per le preoccupazioni vere e proprie le speranze devono per forza essere riposte nei discepoli del prof. Alois.
Dovessi fare un pronostico però punterei su un x2.
Comunque proviamo a goderci questa breve vacanza da tutto, un giro di vasca (così si dice da queste parti) come fosse un giro di giostra.
Mi piace osservare, per leggere o decriptare ciò che può esserci oltre uno sguardo, una parola, un pensiero. Si tratta di dettagli, cioè i marker che fanno la differenza tra quello che vuoi sembrare e quello che sei veramente.
Nel teatro questo conta moltissimo per essere credibile nella parte di un personaggio.
Ma anche la vita è un grande palcoscenico.
E allora vai con la recita.
Ci sono ragazzine più "mascara e fondotinta" che "acqua e sapone" ad ostentare più anni di quelli che hanno, e ancora non immaginano che tra poco lotteranno per suscitare l’effetto contrario.
Ci sono coppie che girano sfacciatamente orgogliose, e una donna che sfugge a un tentativo di effusione del suo compagno, ma non sembra per imbarazzo, quanto per distacco.
Ci sono persone che passeggiano in fretta da sole, forse per cercare sé stessi in mezzo alla confusione.
C’è un capannello di gente che osserva divertito e riprende coi telefonini l’azione di due pattuglie di vigili del fuoco accorsi ad intervenire in un bar. Tutto fa spettacolo, penso. Purtroppo, penso.
Ci sono voci ed accenti che fatico a riconoscere.
Ci sono negozi che non hanno tenuto il passo e si sono arresi, e per vergogna hanno le serrande abbassate come uno sguardo umiliato.
Tutte cose che prendono il tempo lasciato che e lasciano il tempo che trovano.
Niente si crea, niente si distrugge, tutto si trasforma, dice il principio di Lavoisier.
Già, tutto si trasforma, e se cammini troppo in fretta non ti accorgi nemmeno di questo; a volte è tutt’altro che un male, ma il problema è che quando ti fermi ti accorgi di colpo di aver perso qualcosa (o qualcuno) e ne senti maggiormente la mancanza.
È quando piove che si dimenticano gli ombrelli.
Ci si dimentica di loro proprio quando smette.
E ci si ricorda di loro solo quando ricomincia a piovere.
Va tutto bene. Non sono solo.
Sono solo dall’altra parte della strada.
Non mi interessa l’intervista radiofonica all’allenatore Novellino, insoddisfatto perché è mancato l’orgoglio e le giustificazioni secondo le quali «quando si sbaglia diventa tutto difficile». Intanto a forza di sbagliare abbiamo 17 punti in 18 partite e Torino – Livorno è finita 1 – 2.
Cambio stazione e trasmettono wish you were here.
Va tutto bene. Non sono solo.
Penso che sono solo dall’altra parte della strada.
Tutti questi sono segni del destino, penso.



Signs of Life

Mon, 07 Jan 2008 15:02:00 +0000

Anno nuovo, vita nuova; così dice un banale luogo comune.
Per me si tratta molto più semplicemente di un post nuovo.
Ringrazio tutti voi per essere passati e/o avere lasciato un commento durante questa mia assenza multimediale.
E insieme a questi segnali di vita

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…posto una favoletta, che però non è farina del mio sacco (ultimamente alquanto vuoto), ma proviene dall’orcio tutto toscano di Barbara, una lettrice assidua che navigando per il web è approdata per caso al mio blog. Io la dedicherei “a tutti quelli che stanno scappando”.
Si tratta della storia di un bambino di una città di mare che…
un giorno ha preso la sua barchetta ed è partito per destinazioni sconosciute... Durante il suo percorso errante ha affrontato mari in tempesta e cieli cupi, talvolta infinite tavole blu e soli infuocati.
Ha attraccato in molti porti, ed ogni volta è ripartito portando con sé fardelli sempre più grandi, ricordi sempre più struggenti, volti, carezze, sorrisi e lacrime da ricordare, per affrontare i mari senza mai più sentirsi solo… è risalito ogni volta sulla sua barca che nel frattempo si è fatta sempre più grande fino a divenire una vera e propria nave... ed ha puntato ancora all'orizzonte con il suo grande carico dolce ed amaro ma con la voglia ancora di sorridere e di sognare…
È a lui che auguro che il suo cammino possa proseguire con un ritmo sempre più dolce, cullato dal canto di onde che da increspate si dondolano facendosi sempre più piatte...
La vita resta sempre un mistero, così come lo rimane il mare anche per il navigatore più esperto, e quello che c’è oltre l’orizzonte lo si può scoprire solo navigando... orientando la bussola anche per linee verticali, guardando all'insù, dove ogni tanto si accende la stella polare d’oriente che punta la sua luce misteriosa… rendendo tutto magicamente più chiaro.
Quel bambino di ieri è l’uomo di oggi, ed ancora naviga per quei mari...
Siamo l’eco del nostro passato e ci portiamo quello degli applausi che abbiamo ricevuto…
“Perché siamo naviganti senza navigare mai…”



Pier, l’Oceano mare e la Pioggia

Wed, 24 Oct 2007 07:55:00 +0000

Guardate questa foto, scattata a Portovenere nel 1992.Si vede un ragazzo coi capelli da uomo, con lo sguardo un po’ smarrito e un po’ puntato verso l’orizzonte di un Oceano mare per cercare di focalizzare la giusta direzione… E l’amica pioggia come compagna di ventura. Il blog chiude qui, almeno per un po’.Ma non vi lascio soli. Sapete che non mi piace.Vi lascio una piccola galleria fotografica e una canzone per potervi accompagnare…Quando iomorirò sarà un giorno qualunquecome quelli che già sono andatio quelli che ci sarebbero statima sarà come va per chiunqueAnche ioche ho vissuto e vivrò uguale a tanticome se si campasse in eternocon la vita che va sempre avantianche se questa vita e un inferno E avrà un senso ma non uno scopose il passato non passò per niente se il futuro non fu neanche dopoed il presente e sempre assentementre si snodala mia storia sul rullo sfuggentedei titoli di codaAmori miei sarà duro restare a digiunodell'amor che dovrò dare indietroe riportare quei vuoti di vetroanche se ci sta un po' di qualcuno Figli miei vi lascereise potessi una casa più grandeuna con mille e più fumaiolie risposte per cento domandeche cresciate un po' meno da soli Ma da soli si e in ogni copionequando il pubblico non grida fuori e non si alzerà mai più il telonee anche se muori non c'è emozionenè primi pianiper quest'ultima interpretazionechi batterà le mani Se si accende la luce e ci inchiodasui titoli di codaE non ci son più scenedove veder se hai recitato beneo maleCambiare un po' il finaleprima che il mondorida o si commuovaapplauda o se ne vadaai titoli di coda ...[...]



I premi Ig Nobel 2007

Thu, 18 Oct 2007 08:32:00 +0000

Come un anno fa, mi pregio di riportare questa importante serie di riconoscimenti, alcuni dei quali non possono certo passare inosservati. Gli organizzatori stessi degli ambiti premi, parlando di questi studi, dicono che "non possono o non dovrebbero essere riprodotti".
In effetti gli IgNobel per la chimica e per la linguistica sono veramente allucinanti…

MEDICINA: Brian Witcombe di Gloucester, Regno Unito, e Dan Meyer di Antioch, Usa, per uno studio sugli effetti collaterali di mangiare le spade

FISICA: Lakshminarayanan Mahadevan della Harvard University, Usa, e Enrique Cerda Villablanca dell'Università di Santiago del Cile per aver studiato come le lenzuola si spiegazzano

BIOLOGIA: Johanna E. M. H. van Bronswijk dell'Università della Tecnologia di Eindhoven, Olanda, per un censimento di tutti gli organismi che vivono nel letto

CHIMICA: Mayu Yamamoto dell'International Medical Center del Giappone per la scoperta di un modo per estrarre vanillina, la fragranza e l'aroma della vaniglia, dallo sterco di mucca

LINGUISTICA: Juan Manuel Toro, Josep B. Trobalon e Núria Sebastián-Gallés dell'Università di Barcellona per aver dimostrato che i ratti a volte non riescono a distinguere tra una persona che parla giapponese al contrario e una che parla olandese al contrario

LETTERATURA: Glenda Browne di Blaxland, Australia, per il suo studio sull'articolo inglese "the" e sui problemi che crea a chi deve fare elenchi in ordine alfabetico

PACE: Air Force Wright Laboratory di Dayton, Usa, per aver suggerito lo sviluppo di un'arma chimica, la cosiddetta "bomba gay", capace di sviluppare un'irresistibile attrazione sessuale tra i soldati nemici

ALIMENTAZIONE: Brian Wansink della Cornell University, Usa, per aver studiato l'appetito apparentemente illimitato degli esseri umani dando loro da mangiare una quantità illimitata di zuppa

ECONOMIA: Kuo Cheng Hsieh di Taichung, Taiwan, per aver brevettato nel 2001 un meccanismo che cattura i rapinatori di banche gettando su di loro una rete

AVIAZIONE: Patricia V. Agostino, Santiago A. Plano and Diego A. Golombek dell'Università Nazionale di Quilmes, Argentina, per aver scoperto che il Viagra facilita il recupero del jetlag nei criceti.



Bruci la città

Fri, 05 Oct 2007 07:29:00 +0000

Adesso che la sera scende prima dal soppalco del cielo sulla platea lombarda, centinaia di luci illuminano le strade col pretesto di darle conforto. Sono lampioni a versare fasci di fredda luce a forma di imbuto per le strade, sono insegne sudate che tentano la tua attenzione per farti entrare nel loro microcosmo. E sono tante luci rosse di ordinate automobili agli ordini di un’altra luce rossa, quella severa dei semafori disseminati sul percorso di ogni giorno.
Sono queste che mi colpiscono maggiormente.
Sembrano tante spie accese, tanti piccoli segnali di qualcosa che non va. La stessa sensazione che racconta Fabio Concato in una sua canzone di qualche anno fa.
L’autoradio in coda invece passa James Blunt e la sua “1973”. I freschi scambi di lingua inglese mi consentono temporaneamente di agganciare un nome noto e scaglie di pensieri disseminati tra i meandri del testo. In questo fluire di parole rimbalza una frase ricorrente, quel “here we go again” che mi riconduce malizioso a promesse non mantenute e silenzi prolungati.
In un ormai vetusto autunno gentile avevo sentito parole molto simili, dette in italiano, here we go again.
La storia si ripete in modo strano. La storia siamo noi. Noi siamo strani.
Sono già passati tre autunni da quella frase, ma here we go again è rimasta un’idea, un palloncino sospeso in cielo, sempre più lontano e infine scomparso all’orizzonte, fagocitato dal tempo come un fiume di ricordi in secca.
Secco come le foglie d’autunno in un parco.
Dove i colori stridono caldi per una stagione che annuncia il freddo, come se lo volessero allontanare.
Non so perché ma le foglie che cadono mi ricordano le prime partite di calcio all’oratorio. Mi ricordo mentre giocavo mia madre che raccoglieva le foglie cadute dagli alberi di quella strada; servivano per coprire il giardino, in modo che avesse un po’ di riparo dal gelo.
Penso che anche i ricordi svaniscono e tutto viene cancellato. Qualcosa rimane tra le pagine chiare e le pagine scure, ma sono solo i segni di una gomma imperfetta.
Si è posata stanca sul vetro dell’auto una foglia secca, la prima di questo autunno.
Penso che non dovrebbe essere lì quella foglia. Ogni cosa deve essere al suo posto, e questa foglia è nel posto sbagliato. Mi torna in mente quando da bambino provavo questa sensazione, sentirmi nel posto sbagliato, e questo faceva implodere tutta la mia intraprendente timidezza.
Un colpo di tergicristallo e la foglia è spazzata via; ma so di non lasciarla sola, perché presto altre foglie cadranno a farle compagnia e formare una fronda svigorita.
Oggi anch’io ho cancellato qualcuno, come la foglia caduta dall’albero.
Adesso forse capirò anch’io cosa vuol dire dimenticare.



Fàmose due risate

Wed, 19 Sep 2007 11:43:00 +0000

E' vero, sono poco presente, e gli ultimi post non sono molto brillanti...

Per cui provo a rialzare la media con questo, un'avventura sentimentale un pò particolare...


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Non conoscevo molto bene Max Tortora, l'avevo visto solo qualche volta nelle sue imitazioni del grande Alberto Sordi.
Sto vedendo alcune sue gag e devo riconoscere che sono veramente esilaranti!
A proposito, ma pubblicità della Rocchetta a parte, sapete che fine ha fatto?



Meme

Thu, 30 Aug 2007 13:19:00 +0000

Nominato e ripetutamente sollecitato da Flipper, rieccomi a “posteggiare” su un argomento per me ignoto, il meme. Wikipedia ne dà la seguente definizione:
Un meme è una riconoscibile entità di informazione relativa alla cultura umana che è replicabile da una mente o un supporto simbolico di memoria - per esempio un libro - ad un'altra mente o supporto. In termini più specifici, un meme è "un'unità auto-propagantesi" di evoluzione culturale, analoga a ciò che il gene è per la genetica.
Chiaro, no??????
Ma dato che Flipper mi ha detto che si tratta di raccontare le proprie paure, seguirò il suo consiglio, personalizzandolo un po’…

Al primo posto ci metterei la solitudine, che è la cosa che mi spaventa di più. Credo che da questa paura discendano tutte le altre, anche nelle forme più impensabili. In alcuni casi, credo che anche la gelosia è una forma di paura: paura di restare soli, appunto. E si può essere soli in diverse situazioni, non soltanto quando manca un compagno/a; insomma
andare contro il vento non è difficile lo sai / lo è senza un saluto, casomai

Al secondo posto piazzo le malattie nervose; mi è capitato di vedere come cambiano le persone che si ammalano di depressione o cose simili e questa è una cosa che mi spaventa veramente, poiché in genere si rendono conto della loro situazione e percepiscono il disagio (o peggio l’ironia) delle persone che le circondano; è brutto quando sai che sono
ancora lì a pensare a un treno mai arrivato / e a una moglie portata via da chissà quale bufera

Al terzo posto ci metto il silenzio, ma non quello che ti permette di riflettere, di meditare e ritrovare te stesso e/o la Fede. Mi riferisco al silenzio degli altri, quello che ti mette senza motivo nel cestino delle cose che non servono più. Questo più che spaventarmi a dire la verità mi fa rabbia. E’ per esempio la congiura di una persona che senza motivo non risponde quando la chiami e richiami, è l’ipocrisia di chi dice di volere il tuo bene e non ti chiede come stai, insomma
l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto

Io chiuderei qui il post… Senza fare nomination, come mia abitudine!



Le Nuvole

Fri, 10 Aug 2007 13:04:00 +0000

Ho scattato questa foto ieri e nel riguardarla mi è tornata alla mente una frase che avevo letto su una cartelletta, mi sembra di "Smemoranda"...


(image)

Le nuvole non hanno regole perchè non hanno rinunciato alla loro libertà di sognare...



Wake me up when august ends

Mon, 30 Jul 2007 14:44:00 +0000

Sta per arrivare Agosto, un mese che per diverse ragioni non mi è mai piaciuto… Quasi tutto sembra fermarsi, in un silenzio irreale, artefatto, dove il caldo è più opprimente e la solitudine più viva.
Avevo una zia che era terrorizzata da questo mese, forse proprio perché viveva da sola, e forse proprio per questo mi ha trasmesso la sensazione che agosto, contrariamente alle copertine patinate di giornali e telegiornali, sia il mese dell’abbandono.
Un’altra vela va, fino a che non scompare, cantava qualcuno.


(image) (foto di David A. Mellis)

Mi piacerebbe riuscire ad addormentarmi, e svegliarmi che agosto è già finito, col caldo spazzato via dalle piogge, come un vecchio nemico sconfitto da qualcun altro al posto tuo, da guardare quasi con tenerezza.
(Scritto alle 4.04 di stanotte, in un bagno di sudore, cercate di capirmi)



Vivere una favola

Fri, 20 Jul 2007 12:38:00 +0000

Certe sensazioni non si possono fermare solo con l'inchiostro simpatico dei ricordi, hanno bisogno di un fluido più denso e resistente allo strozzinaggio del tempo.


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Una mail arrivatami di un pò di tempo fa citava questa frase:
«Ascolta la musica prima che la canzone finisca»
Penso che sia davvero una brutta sensazione avvertire un silenzio improvviso dopo tanta buona musica.



Acqua

Wed, 18 Jul 2007 12:44:00 +0000

Si sa che l'acqua è un bene prezioso.
Così prezioso che dove lavoro ci hanno comunicato la seguente nota:

“La Società proprietaria è stata autorizzata a prelevare acqua dai pozzi del comprensorio solo per uso industriale. Nonostante l’acqua del comprensorio abbia caratteristiche batteriologiche e organolettiche di buona qualità, manca ad oggi l’indispensabile certificazione amministrativa che ne definisce la potabilità. Pertanto, nei prossimi giorni saranno affissi in tutti i servizi igienici cartelli con la dicitura “acqua non potabile”. L’acqua continuerà comunque a essere sottoposta ad analisi periodiche di tipo batteriologico, così da garantirne la qualità, anche se potrà essere utilizzata solo per lavarsi.”

Solo per lavarsi? Detta così sembra che si possa anche fare la doccia nei lavandini, evviva!
Ma a lavarsi i denti si corre qualche rischio?
Mi sa che tra poco saremo la prima società dove gli impiegati girano in costume da bagno ed hanno i denti cariati...



Stresse

Mon, 09 Jul 2007 08:42:00 +0000

Ho sempre ammirato l'onestà e la schiettezza di quest'uomo e il suo non essere allineato...
Questa è un'intervista suo malgrado spassosissima, e credo potrà piacere anche a chi non segue il calcio!


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E comunque credo che i romani e le romane che frequentano questo blog l'apprezzeranno di sicuro! :-)



I vitelloni

Tue, 03 Jul 2007 08:50:00 +0000

Questa scena l'avete senz'altro già vista tutti... Ciò che forse non si conosce è la diffidenza con la quale il film venne accolto (infatti l'ENIC, l'Ente Nazionale Industrie Cinematografiche, non nutrendo alcuna fiducia sulla pellicola, la prese in listino senza minimo garantito), in particolare nei confronti di questa scena, destinata poi a fare storia. Lo stesso Alberto Sordi racconta:
«Il film andò al festival di Venezia, e prima c'era in programma un proiezione a Mestre. Avevano chiesto che in questa occasione si tagliasse la famosa mia scena con la battuta:"Lavoratori..." io invece, mi disse Federico, la vorrei tenere e provare proprio con la gente normale. Cosi fu e la serata si rivelo eccezionale: il pubblico vero si divertiva e quando arrivo quella scena venne giù il teatro dagli applausi».


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Credo che Fellini sia stato un precursore assoluto del cinema italiano. Molti altri registi, anche a distanza di anni, hanno preso spunto dai sui film (questo in particolare l'ho rivisto in Pieraccioni, Salvatores, persino Ligabue) per girare i propri.
E credo che un pò tutti noi ci siamo rivisti o abbiamo riconosciuto qualche amico nei panni dei cinque protagonisti...



Post N° 100

Mon, 25 Jun 2007 09:53:00 +0000

E’ un sabato di vento in questo angolo di terra Lomellina, sferzante quanto basta per scacciare temporaneamente la canicola di giugno e intirizzire delicatamente la pelle scoperta.
Non mi va di andare a sentire il gruppo che fa cover dei Rolling Stones.
Vago un po’ senza meta per strade randagie che tagliano campi di riso spaziati da granoturco acerbo, mentre l’eco delle risa di una telefonata appena conclusa riecheggia ancora stridente nelle mie orecchie.
Quelle risate sono già troppo lontane.
Lontane troppo.
Ma mi ha fatto piacere sentirle, in questo sabato animale.
L’auto viaggia piano sotto lo sguardo limpido di una luna brillante, che grazie al fard del vento si sente più bella e si specchia nel fiume.
Davide stasera fa il service per uno spettacolo di flamenco.
Quasi quasi lo vado a trovare.
Arrivo che lo spettacolo è quasi finito, faccio appena in tempo a vedere una schiera di bambini che arrampicano le loro piccole dita sulle tastiere delle loro chitarre classiche, e ricordo che quando cominciai a suonare scartai la chitarra classica proprio perché aveva il manico troppo grosso per le mie dita minute. Così mi buttai su quella acustica, alla faccia del dolore e dei calli più duri a causa delle corde in metallo.
Era tempo fa.
Ora il tempo lo scandisce una ballerina più sicura dei suoi apparenti 18 anni, che lancia sguardi improbabili verso la platea.
Lo spettacolo finisce e cominciano i ringraziamenti e la caccia ai cocomeri, mentre Davide smoccola perché un capriccio dell’interruttore generale gli ha fatto saltare un dimmer e due luci.
Non ha molto tempo per parlare, è preoccupatissimo di capire cosa è successo ai suoi gioielli e mi dice che deve assolutamente trovare delle brugole.
Resto da solo per un po’, con lo sguardo che sfarfalla qua e là per il teatro. Lo sguardo è quello di uno che cerca senza trovare. Qualcuno mi fissa con sospetto, come a chiedersi cosa ci sto a fare. Se me lo chiedesse gli risponderei male, anche perché non saprei dare una risposta.
La ballerina, scesa dal palco e tornata ai suoi abiti di ordinanza, mi concede ogni tanto qualche occhiata. Forse crede troppo nella sua parte.
Intanto Davide torna, trafelatissimo, col suo set di brugole. Gli faccio da assistente, più psicologico che elettrico, mentre svita con cura gli otto cilindretti metallici che proteggono il circuito di alimentazione della lampada. Arriva delicato ai fili come un chirurgo sperando che il fusibile abbia fatto il suo dovere, cioè quello di bruciarsi per proteggere tutto il resto. La sua speranza si realizza, la prima lampada è salva. Grazie ad un oggettino molto semplice ed economico.
Lo saluto facendogli un “in bocca al lupo” per le apparecchiature restanti. Lui, risollevato, ringrazia e mi promette che la prossima volta avrà più tempo per parlare e, chissà, suonare anche qualcosa insieme.
Ritorno a casa tra strade diritte e deserte, sempre accompagnato dallo sguardo curioso della luna guardona, e mi chiedo che cosa ci trovi di interessante nel guardare questo stretto angolo spento di Lomellina.



Leggende Universitarie

Fri, 15 Jun 2007 13:24:00 +0000

Un commento di Anonima-Elisa mi ha dato il “la” per scrivere questo post, nel quale voglio parlare di qualche “leggenda metropolitana” legata ad episodi universitari. Ne riporto qui qualcuno di origine esclusivamente pavese…

Il prof. di Elettrotecnica. Questo professore valuta gli scritti non attraverso i numeri, ma utilizzando le lettere. Quindi, per esempio, I = Insufficiente, S+ = più che sufficiente, B = Buono. Si narra che un giorno lo scritto di uno studente venne valutato LEUB (acronimo di Lei È Una Bestia).

Il prof di Chimica. Testimoni oculari assicurano di avere visto questo professore tentare per diversi secondi di cancellare con una gomma una macchia sul telone sul quale si proiettano i cosiddetti lucidi (superfluo specificare che la macchia era di pennarello e si trovava sul lucido).

Il prof. Di Meccanica Applicata. Questo arzillo e canuto professore, un po’ avanti con gli anni, tenne una mattina un’intera lezione senza interruzioni su un argomento pesantissimo (che nonostante fossi presente pure io non ricordo quale) e quando uno studente allo stremo delle forze fece incorciò le mani a “T” per indicare il classico gesto del Time Out, si sentì dire dall’orgoglioso prof: «T, che significa? Ah, certo, Trasduttore Temperatura, bravissimo!»

L’assistente di Calcolatori Elettronici. Durante l’appello per stabilire chi avrebbe voluto sostenere l’esame orale il giorno seguente, alla nomina di tale Ricciardo si sentì una voce grave e tenebrosa partire dal fondo dell’aula pronunciare un secco e deciso «No!». L’assistente, senza scomporsi, rispose:
«Non ti ho chiesto se rinunci a Satana, ti ho solo chiesto se rinunci all’esame».

Il secchione. Questo personaggio è uno studente, si chiama Franco ed ha una barba simile a quella di uno dei Jalisse e un sorriso accattivante costantemente dipinto sulla faccia. È sempre in prima fila in qualsiasi lezione e a qualsiasi orario, probabilmente vive lì. Per tutte queste cose viene chiamato da noi burini delle ultime file Franco PARESI.

E per chiudere, una carrellata di frasi indimenticabili pronunciate da professori e assistenti vari:

Ho bisogno della vostra carotide per fare degli esperimenti.
Questo piano è più tangente degli altri.
Nella definizione di “limite” non dovete farvi condizionare dai termini “più infinito” e “meno infinito”. Chiamateli “chiocciolina” e “testa di mucca”.
Questo esercizio è facile come una pisciatina.
Questo esercizio lo vediamo la prossima volta (Nota Bene: era l’ultima lezione).