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Bloggo Intestinale



un blog difficile da digerire



Updated: 2017-09-08T12:13:59.843+02:00

 



A scuola dai bambini

2010-07-21T10:03:27.114+02:00

Io, stare insieme a due bambini bielorussi, una cosa che ho imparato, quest'anno, a parte il russo che adesso dire mare casa e gelato non mi frega nessuno, ho imparato, dicevo, soprattutto quest'anno, forse perché di bambini da Chernobyl quest'anno ne son venuti due, a dimenticarmi di me stesso, ho imparato, a non pensare ai miei bisogni e a pensare prima di tutto ai loro.

Allora succede che se decidi di andare al mare o al parco o a mangiare una pizza non lo fai mica per te, che magari ne hai voglia niente, anche della pizza dico, lo fai pensando al meglio per loro, al fatto che si divertano e siano felici. Il più possibile. E la cosa incredibile, che ho imparato, da questi due bambini bielorussi, non è tanto il fatto in sé di mettere in secondo piano i miei bisogni e mettere le loro esigenze prima di tutto, la cosa stupefacente, che ho imparato, è che una cosa del genere ti sembra del tutto normale, per essere felice.

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Abbagli quotidiani

2010-06-01T13:56:03.048+02:00

Un'idea a cui penso spesso, che mi pare una delle idee più belle del mondo, è quella che scrive Paolo Nori nella postfazione del libro Vite sbobinate e altre vite di Alfredo Gianolio. L'idea che c'è lì dentro fa così:Quando Chruščёv, di ritorno dagli Stati Uniti che gli eran piaciuti i pop corn ha pensato di coltivare a gran turco una vasta zona del territorio sovietico senza considerare che lì il gran turco non ci cresceva, è stato un anno di grande carestia.O quando Gorbčёv ha deciso di vietare gli alcolici in Russia che è stato l'inizio della fine dell’Unione Sovietica. Non so, la storia degli abbagli, secondo me, delle teorie che si son rivelate tutte sballate, delle decisioni revocate poi subito immediatamente perché eran disastrose, forse qualcuno l’ha già fatta, se qualcuno l’ha già fatta ha fatto un bel lavoro, se non l'ha fatta nessuno sarebbe una cosa da fare.Ecco io, la storia degli abbagli ci penso spesso e quando ci penso poi penso che sarebbe bello farne anche una degli abbagli più piccoli, quelli che ti capitano tutti i giorni, quelli quotidiani.Per dire io l'altra mattina uscivo di casa, quando la mattina esco di casa di solito davanti a me c'è sempre una ragazza che abita lì vicino che la mattina esce trenta quaranta secondi prima di me, poi facciamo un breve tratto di strada io dietro lei davanti, lei non so poi prende l'autobus forse va all'università forse va al lavoro, comunque questa ragazza è una bella ragazza alta con dei gran capelli lunghi, lisci e castani, ci ha questo vizio, sotto la giacchetta esce sempre una maglioncino lungo molto attillato che finisce a coprire tutto il culo. Allora ieri pensavo che questa ragazza come molte ragazze si preoccupa che ci ha il culo troppo grande, allora per coprirlo ci mette sopra un maglione lungo attillato così dice il culo non si vede al naturale che al naturale mi sembra che sia troppo grande. Io devo dire a lei e a tutte le ragazze che fan così, che questo è proprio un abbaglio, uno di quelli piccoli, quotidiani, che ci sarebbe da fare una storia anche su quelli, ché io la mattina quando esco, e trenta quaranta secondi prima di me esce questa bella ragazza alta con dei gran capelli lunghi castani e lisci, tutto il tempo del breve tragitto, guardo solo il culo. [...]



Steve Jobs mi ha cambiato la vita

2010-06-01T09:00:36.878+02:00

Io, se devo dire Steve Jobs mi ha cambiato la vita, non ho neanche un ipad non ho neanche un imac, ho solo un iphone, io non è che abbia tanti argomenti per dire Steve Jobs mi ha cambiato l'esistenza.
Quello che però devo dire, è che uso di molto l'iphone, e tra tutte le applicazioni, tra tutti gli ebook, tra tutti i giochi, tra tutte le comodità, una roba che mi piace davvero tanto, forse quella che mi piace di più, è fare una cosa vecchia con una modalità nuova. Far la cosa vecchia è ascoltare la radio, quella che una volta si ascoltava colle modulazioni di frequenza, e invece adesso basta che premi un tasto e l'ascolti in un modo che solo dieci anni fa nessuno pensava.
Allora io la mattina, quando faccio colazione, quando sono in bagno, schiaccio il mio bottone e mi ascolto Radio Città del Capo che è una radio alla quale io sono molto affezionato, che mi ricorda Bologna e tutto quello che è successo quando passavo del tempo a Bologna. Far questa cosa ovviamente, con le modulazioni di frequenza potevo tanto sognarmela, che tra casa mia e Bologna chilometro più chilometro meno saranno trecentocinquanta.
E a me, questa cosa della mattina che mentre mi faccio la barba, mentre faccio la doccia, mentre mi vesto, sento la musica e le notizie di Radio Città del Capo, voi non sapete quanto mi fa felice. Che iniziare la giornata con i problemi che ti stanno proprio vicini, quasi dentro casa, come se ascoltassi Rete uno per dire, sarebbe un'angoscia, che poi avrei paura ad uscire di casa. Invece ad ascoltare Radio Città del Capo mi sembra di vivere in un altro mondo, in un mondo senza problemi in qualche modo al riparo dalle catastrofi. Sempre che non segua alla lettera le previsioni del tempo.


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Auschwitz Birkenau [reprise]

2010-03-24T09:27:17.738+01:00

[Ho cercato di metter giù le emozioni dopo la visita ai lager nazisti di Aschwitz, niente da fare, come se ogni parola non fosse mai piena abbastanza, per questo riporto il testo elena che ha trovato il modo di descrivere l'orrore]So che non dovrei scrivere un post a caldo, perchè non saprò essere lucida nel ricostruire le cose importanti, ma vado a impressioni, e corredo con un po’ di foto. Prendiamo un autobus da Cracovia alle 8,30 di mattina, 40 zloty (10 euro) per 2 persone A/R, un’ora e mezzo di viaggio. È una piacevole giornata di sole, e fa anche caldo. Arriviamo ad Oswiecim, il nome polacco di Auschwitz, attraversando una bella campagna costellata di casette colorate e ordinate. Notavo oggi che ogni casa è caratteristica, nessuna è uguale all’altra, un colore, una forma, un fregio. E innumerevoli diverse tendine bianche. Anche Auschwitz si presenta come un luogo ordinato e ben tenuto. Io e Matteo ci siamo detti che lo è anche troppo. Lo dico subito, perchè è la convinzione più forte che ne abbiamo tratto: non andate mai ad Auschwitz senza andare a Birkenau. L’uno, senza l’altro, non è comprensibile. Auschwitz è in gran parte un museo, all’interno degli edifici sono state realizzate ricostruzioni delle baracche e mostre, anche impressionanti. Mi ha colpito molto, ad esempio, una stanza chiusa da una vetrata, colma dei capelli di donne, e un tessuto realizzato con questi capelli.Sono terribili anche "il muro della morte", luogo in cui venivano realizzate le esecuzioni, e la camera a gas sperimentale, nei sotterranei del blocco 11, dove per la prima volta venne utilizzato il gas Ziklon b. Non abbiamo visitato tutte le esposizioni curate dalle singole nazioni, perchè abbiamo ritenuto di andare prima a Birkenau e poi eventualmente tornare se fosse rimasto tempo. Ma Birkenau è "troppo" enorme.Andiamo con ordine: abbiamo preso un taxi davanti al museo di Auschwitz, perchè l’altro campo è a 3 km. 15 zloty di taxi, valgono la pena, perchè a Birkenau c’è da camminare tantissimo, meglio conservare le energie. 8 km di strade interne, più di 170 ettari, 98 edifici, 300 ruderi, bisogna percorrerli perchè qui, a parte le baracche e le altre parti distrutte o dai tedeschi, o dai polacchi, o dall’unica rivolta ebrea nel campo (venne distrutta la camera a gas IV), è tutto ancora come era.Appena arrivati è bene salire sulla torre principale, e vedere fino a dove arriva l’occhio, che non è tutto il campo di Birkenau, perchè in fondo, oltre il boschetto, ci sono ancora 2 camere a gas, la "sauna" (luogo in cui i prigionieri venivano spogliati e lavati al loro arrivo), e ci sono anche parti che erano in costruzione e non sono mai state completate. Birkenau è rude. Marzo non è considerata stagione di visita e quindi molte baracche erano chiuse, ma dalle finestre si vede che tutto è rimasto come era.Il settore delle donne è fatto di stanzoni di mattone, sono una trentina. Passiamo al centro del settore donne, lungo un ampio viale, percorrendo circa 500 metri. In fondo c’è il primo forno crematorio con camera a gas, totalmente distrutto, ne restano solo le rovine, e le tavolette bianche attorno, che testimoniano il passaggio di famigliari e amici degli uccisi, quasi tutte in lingua ebraica. Si va verso destra e si arriva davanti al monumento ai caduti, e alla tristemente famosa fine del binario.Sulla destra un’altra camera a gas con forno crematorio, la III. Di questa la pianta è molto chiara, si vede la scala di ingresso, l’ampio spazio per lo spogliatoio, e la zona dei forni crematori. A questo punto, se non avessimo comprato una guida, saremmo tornati indietro passando attraverso il settore uomini, e invece, proseguendo dietro il monumento, dopo il boschetto, vi sono altre due camere a gas, una delle quali distrutta da una rivolta interna, e l’edificio "Sauna", dentro il quale è conservata una carriola per il trasporto delle ceneri. Dopo l’edificio Sauna, abbiamo preso la strada del ritorno, un [...]



E Berta filava

2010-01-28T10:51:44.763+01:00

Io mi ricordo, ero piccolo piccolo, abitavo ancora con i miei genitori a Mendrisio, loro però erano già grandicelli, mi ricordo che in tutto quel periodo lì, tra l'infanzia e l'adolescenza, per chi è vissuto a Mendrisio diciamo dalla metà degli anni 70 in poi, c'era per tutti, in paese, questa presenza, questa cattedrale laica che ci guardava dall'alto: la vecchia filanda. Enorme e fatiscente abbandonata da chissà quanto, è diventata in un attimo il nostro parco giochi preferito. Ne sentivamo parlare a scuola, la guardavamo passandoci davanti tutti i giorni, cercavamo di scrutarne gli stanzoni, aprendo delle fessure nelle porte o guardando dalle finestre. La vecchia filanda per noi era il luogo dove passare i pomeriggi del mercoledì o del sabato, quasi ci fosse un richiamo della storia.Poi sono arrivati gli anni Ottanta e tra l'America e la Milano da bere sembrava che la cosa più importante fosse avere un grande supermercato in ogni paese, e magari anche un paio di fast food. Allora la vecchia filanda l'hanno buttata giù in un attimo e ci hanno messo dentro un grande magazzino che a quei tempi aveva un nome, Innovazione, quasi d'avanguardia, adesso invece, il nome, sembra un arto periferico. E noi ancora ragazzini, per tutto il tempo del cantiere, andavamo nello stabile adiacente, anch'esso fatto di stanzoni fatiscenti e abbandonati, che per noi è subito diventato la nostra filanda. Avevamo anche pulito delle stanze, scritto qualche frase sui muri e poi ci han fatto capire colle buone che era troppo pericoloso stare lì, ché cadeva giù tutto. Così abbiamo abbandonato per sempre l'idea di avere un posto tutto nostro e ci siamo preparati alla grande inaugurazione: l'apertura del supermercato. Ai nostri occhi sembrava un sogno anche quello, avremmo avuto un intero reparto per i videogiochi, avremmo potuto vedere i televisori, gli stereo e ascoltare tutti i cd che volevamo a pochi passi da casa.Adesso io i ragazzini non so davvero che sogni hanno, però mi vien da pensare che le cassandre che dicono sempre che la storia prima o poi si ripete, che bisogna stare attenti, forse ci hanno ragione, ché adesso il posto dove c'era la filanda, e poi per tanti anni non c'è stato più niente, e poi dopo è venuto il grande magazzino, ha vinto di nuovo il vuoto.technorati tags: Filanda, Mendrisio [...]



Un inizio anno da ricordare

2010-01-14T10:29:08.075+01:00

The Album Leaf - A Chorus of Storytellers (2010) Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra & Tra-La-La Band – Kollaps Tradixionales (2010) Vampire Weekend - Contra (2010) Spoon - Transference (2010) Ok Go - Of The Blue Colour Of The Sky (2010) The Magnetic Fields - Realism (2010) The Go Find - Everybody Knows It's Gonna Happen Only Not Tonight (2010) The Irrepressibles - Mirror Mirror (2010)technorati tags: Music, Download [...]



Spartiacque

2010-01-16T10:34:40.392+01:00

L'altro giorno pensavo al concetto di spartiacque nel senso che stavo pensando ai momenti della mia vita in cui prima ero in un modo e dopo in un altro, proprio una persona diversa per via che dentro la mia testa s'era girato su tutto. Se io mi metto a pensare ad un cambiamento importante capitato nella mia vita, io penso al periodo che ho passato in Germania. In Germania, avevo diciassette diciott'anni, son stato sei mesi a Freiburg a studiare il tedesco. Pensarci bene, andar via di casa a diciassette diciott'anni, quando ancora sai poco o niente della vita, è normale che dopo non sei mica più quello di prima. Sei ancora una lavagna bianca e un'occasione come quella trovi mille persone che si mettono a scriverci sopra qualcosa, anche senza volerlo. Quel periodo lì per me è stato quel che si dice uno spartiacque, perché nel giro di poco ho buttato via tutte le certezze che avevo e ho incominciato a pensare che nella vita niente è come sembra e che la cosa più importante era cercare di mettersi dalla parte dei senza voce, avvolgere nel dubbio ogni forma di potere e guardare i fatti della vita con empatia, prima di dare un giudizio. Una roba del genere, verso i diciassette diciott'anni, complica tutto di molto, ma rende anche l'orizzonte delle esperienze molto più ricco. Questo processo di crescita, io devo quasi tutto ad un ragazzo di Bolzano che si chiama Vanni Casarotto, lui magari non si è reso nemmeno conto di aver fatto quello che ha fatto, a lui interessava suonare la chitarra, le belle ragazze e fumare. Invece a me quel suo sguardo diverso mi ha cambiato tutta la testa, al di là di tutto quello che abbiamo fatto insieme. Adesso io mi rendo conto che questa cosa così personale non ne avevo mai scritto niente, però mi son detto vuoi che non capiti da queste parti qualcuno di Bolzano che magari conosce Vanni, e dopo com'è come non è scopro anche che fine ha fatto. Ecco, se sei di Bolzano e conosci un certo Vanni Casarotto che gira spesso in un posto che si chiama Buco, un bar piccolissimo, digli pure che lo saluto di cuore. Questo blog, ci ha delle responsabilità anche lui.technorati tags: Bolzano, Vanni Casarotto [...]



Quella volta che ho tirato una fila di madonne senza prender fiato

2009-12-26T13:15:46.540+01:00

Quella volta, mi ricordo, che ho tirato una fila di madonne senza prender fiato, era una delle prime volte che andavo a Torino, forse addirittura la prima. Ci siamo andati in treno, a Torino, non avevamo ancora la macchina, io e il mio amico Vladimiro Malservigi.
Era dalla metà degli anni ottanta che io col mio amico Malservigi Vladimiro ne parlavamo, Appena arrivano gli U2 ci andiamo senza star lì a pensarci neanche un minuto, ci dicevamo sempre io e il mio amico Vladimiro Malservigi. Il mio amico Vladimiro Malservigi era davvero un appassionato degli U2, io anche, solo, come si dice, ero consapevole che gli U2 avevamo ormai intrapreso la parabola discendente nel loro, come si dice, slancio creativo. Era la tournée di Achtung Baby, abbiam preso subito due biglietti per il concerto di Torino, ci siamo andati in treno il mio amico Malservigi, la macchina ci voleva ancora qualche anno.
Io, che c'era quella cosa della discesa nella parabola creativa che mi girava per la testa, alla fine ero molto felice di andar a quel concerto più che altro per l'avventura che rappresentava il viaggio con Vladimiro, e soprattutto perché, ad aprire quel concerto, che ormai lo stile degli U2 era tutto palco, luci, frasi ad effetto, schermi e coreografia, c'erano i Pearl Jam.
Io mi ricordo quando ho saputo che aprivano i Pearl Jam me ne sono sbattuto subito di quella roba che mi girava per la testa, la discesa della parabola creativa, come si dice, ero felicissimo di vedere per la prima volta i Pearl Jam, era, per capirci, il periodo di Ten, cioè il massimo del loro slancio creativo.
Allora io ero felicissimo, siamo arrivati a Torino, ci siam messi in un bel posto, si vedeva tutto bene, e io non vedevo l'ora di prendermi in faccia quel muro di chitarre. Alla fine ha suonato Ligabue.

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Post Sotto l'Albero

2009-12-14T20:26:54.547+01:00

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Questa è l'immagine che ho inserito nel mio Post Sotto l'Albero (pdf 6mb), famigerata raccolta di racconti natalizi pescati nell'italica blogosfera dall'instancabile Sir Squonk.
L'immagine ha lo scopo preciso di spostare l'attenzione, le parole son davvero poca roba. Invece vi consiglio di leggere con attenzione tutti gli altri, ci sono delle perle imperdibili.

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Il bello del Natale

2009-12-09T13:42:23.815+01:00

Senza mezzi termini, se io adesso, se penso al Natale, me mi vien da pensare che sono una brutta persona. Mi vien da pensare che sono una persona brutta, perché è da quando vivo da solo che mia mamma mi dice Dai che ti regalo un albero così lo metti in sala, dai che ti porto delle decorazioni le metti alle finestre così fai un po' d'atmosfera.
Io a mia mamma è da quando vivo per conto mio che a Natale le rispondo sempre la stessa cosa; le rispondo che non le voglio le decorazioni, non lo voglio l'albero e l'atmosfera della mia casa la preferisco così senza niente.
Allora l'altro giorno ero lì che ci pensavo a questo rifiuto e mi dicevo Forse c'è davvero il caso che non ti frega niente dei parenti, dei regali, dell'albero, del Natale e di tutto quello che lo circonda. Davanti a queste accuse precise e circostanziate mi son trovato ad ammettere che a me del Natale frega assolutamente nulla e mi è sembrata una presa di posizione tipica delle persone brutte e grige. Davanti allo spettro di essere una brutta persona, che come spettro mi ha messo davvero colle spalle al muro, mi son messo d'impegno a trovare un lato positivo, qualcosa di bello, magari un momento atteso da tutto me stesso come quando da piccolo aspettavo Babbo Natale.
Alla fine mi son tranquillizzato, ché io ogni Natale non vedo l'ora che passi che poi nei supermercati ti porti via cinque panettoni a un euro.

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Pizza Express

2009-12-05T21:18:48.145+01:00

Abitare a Lugano, e vivere da soli come vivo io, capita spesso che la sera, voglia di cucinare, neanche a pregare. Poi c'è da dire che cucinare per poi mangiare da soli, magari colla sola compagnia di Attenti a quei due non è che sia una prospettiva così allettante. Allora è anche normale pensare che cucinare è fatica sprecata. Una cosa comoda quando uno non vuole cucinare è andar fuori a mangiare, ma coi tempi che corrono non si può mica uscire tutte le sere. Per via dei tempi che corrono uno, abitare in una città normale, alzerebbe volentieri la cornetta e ordinerebbe una pizza, per dire. Che poi nelle città normali te la portano a casa in cinque minuti e nella consegna a domicilio c'è talmente tanta concorrenza che questo servizio non te lo fanno neanche pagare, il più delle volte. Chi ha studiato in Italia questa cosa la sa bene. A Bologna per esempio ci saranno duecento pizzerie con consegna a domicilio e anche nelle città più piccole tipo Ravenna, io adesso non so di preciso, ma son davvero tante. Invece a Lugano, io una cosa che non capisco, siamo quasi 60'000 abitanti, dir tanto sono quattro le pizzerie con questo servizio. Io sono dei mesi che a questa cosa cerco di darmi una spiegazione: forse la pizza non piace, forse c'è da far girare l'economia e allora bisogna andare al ristorante, forse i giovani vivono ancora con i genitori. Nessuna di queste me mi sembra plausibile, tantomeno l'ultima che c'è il caso che da qualche tempo anche a Lugano c'è pieno di studenti dall'estero.Voler essere benevoli potrei dire che per i luganesi la cucina è un piacere, un rito importante e allora le pizze che il più delle volte son gommose e poi la notte non fai altro che alzarti per andare a bere, meglio non mangiarle spesso. Voler esser cattivi o forse realisti, con il carattere che si ritrovano la maggior parte dei luganesi, far entrare in casa un estraneo anche se solo sull'uscio e per soli due minuti, neanche sotto tortura, della fame più nera.technorati tags: Lugano, pizza a domicilio [...]






Pensare il pensato

2009-10-19T16:14:10.721+02:00

Se devo dire una cosa che mi ha insegnato prima il blog poi tumblr e poi tutto il resto, al di là di quanto possano essere goffi i gatti, se ci penso bene, io da quando scrivo sulla internet una cosa che faccio in automatico è pensare il contrario di quello che penso. Adesso magari mi spiego meglio che così sembra un po' criptico.Metti caso che son lì sul divano che mi sto bevendo qualcosa di dissetante e questo qualcosa di dissetante mi stimola la sinapsi che poi si trasforma, questa stimolazione della sinapsi, in un pensiero, in una riflessione su un fatto della vita. Questa riflessione, siam tutti esseri umani, per il solo fatto che l'ha prodotta la mia mente, il mio primo sentimento è Ma che bella riflessione, ma come l'ho pensata bene, son davvero un tipo.Questa cosa secondo me, in quanto essere umano, è un riflesso che uno non può farci niente, ti viene e basta.Dopo poi, per via che queste riflessioni finiscono nella grande discussione allargata della rete, ti accorgi che non son poi granché, queste riflessioni. Anzi, è più facile siano delle cagate incredibili.Così adesso da quando scrivo sulla internet se mi viene una riflessione su un fatto della vita, prima di scriverla, cioè prima di capire bene cosa avevo in mente, prendo questa riflessione e la rigiro completamente, a 360 gradi come si dice, insomma mi metto di buzzo a pensare esattamente il suo contrario. Poi c'è sempre il caso che da questo suo contrario vien fuori una riflessione molto più incisiva e azzeccata della prima. Questo modo di pensare il pensato mi dà spesso una lettura inaspettata e una prospettiva che fa venire a galla degli elementi che altrimenti sarebbero rimasti nascosti.Adesso senza star qui a dire che questo è un metodo filosofico ben collaudato, collaudato negli anni e anni, io prima della internet, anche se questo metodo ne conoscevo l'esistenza, non sono mai riuscito ad usarlo.Invece adesso con tutta questa tecnologia, son contento, che la internet mi ha insegnato a dimenticarmi di me stesso, a non pensare davvero quello che penso.Dovevate vedere che roba questo post. technorati tags: Internet, pensieri, insegnamenti, cose della vita [...]






Troppa Grazia

2009-10-06T21:58:28.149+02:00

All'estero, che io non abito mica in Italia, io abito all'estero, se vado in edicola e dico che voglio Grazia devo mettermi in mano come minimo cinque franchi, che ci son tutte delle spedizioni tutti degli intermediari che poi è normale, un prezzo del genere. Allora io, che purtroppo non abito in Italia, io devo confessarlo: non ho mai letto Grazia.
Poi dopo quando ho visto che sulla internet c'era il blog di Grazia e del blog di Grazia ne parlavano bene un po' tutti, io ero contento che potevo finalmente leggere Grazia senza dover tirar fuori tutti quei soldi.
Così in questi anni, saran due o tre anni non ricordo di preciso, mi sono letto il blog di Grazia e adesso che mi hanno chiesto Vuoi scriverci sopra una settimana, io son contento, che vinco facile, dover parlare di tacchi.

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Mia sorella e le idee fantastiche

2009-10-05T16:45:57.083+02:00

Mia sorella, lo dicevo già altre altre volte, come sorella è una sorella che le vengono delle idee che sono fantastiche. Poi non son mica solo le idee che le vengono, esser fantastiche, le viene addosso anche una determinazione che se decide di fare una cosa, di realizzare per esempio una di queste idee fantastiche, meglio togliersi di mezzo e mettersi il cuore in pace. Dico che c'è da mettersi il cuore in pace perché lei in queste idee fantastiche che le vengono, spesso coinvolge altra gente che magari preferiva stare tranquilla sul divano. Di solito mia sorella con queste idee, l'intenzione, è far svagare un po' i miei genitori che da quando sono in pensione fanno più o meno gli stessi gesti tutto il giorno: girano per casa, fanno sempre la solita passeggiata, mio padre a volte legge o guarda la televisione, mia madre fa i mestieri. Allora mia sorella per via di queste idee fantastiche che le vengono, spesso se li prende dietro, li mette su un aereo (cosa tutt'altro che scontata) e li porta a Parigi o a Barcellona. Quando però i miei genitori vengono a sapere di un qualche progetto di questo genere, in genere fanno delle facce che tagliargli un braccio sarebbero stati più felici. C'è il fatto che loro, le loro abitudini, fanno fatica a cambiarle, anche solo per una settimana, sicché non son mai contenti, non son mai convinti.Poi quando mi tornano da Parigi mi fan vedere tutti contenti le foto ed è un continuo Ma che bella Parigi, e come si mangia bene, e quante cose belle abbiamo visto e anche il volo, che bella idea andare a Parigi, ha avuto tua sorella.L'ultima volta mia sorella li ha invitati una settimana a casa sua a Zurigo e poi li ha portati a Lucerna e in qualche altro bel paese nei dintorni di Zurigo.Allora l'altro giorno io lo sapevo che sarebbero venuti lì tutti contenti a farmi vedere le duecento foto che di solito si fanno. Solo questa volta non erano felici come di solito, erano soddisfatti della gita, però sentivo che c'era qualcosa di strano. Così prima mi fanno sedere sul divano e poi mi dicono Guardale con attenzione, che poi devi scegliere quelle da mettere sulle nostre tombe.technorati tags: Foto, genitori, super sorella [...]



Esperimenti (di un certo livello)

2009-09-03T16:12:49.571+02:00

(Come blog)(questo blog)(è stato pensato come un blog divertente)(in grado di portare una ventata d'aria fresca)(non come quei blog)(che ogni giorno)(ti fanno un post sul telefonino)(che poi non legge nessuno).(Qui si fanno dei post)(che sono delle macchie)(che ti restano addosso)(per il modo originale).
(Allora io)(ho pensato bene)(di ripercorrere le orme dell'Opificio di letteratura potenziale).(Se non lo conoscete)(l'Opificio)(quello francese)(scrivevano dei libri che erano degli esperimenti matematici)(tipo Perec)(con il libro Les Revenentes)(ha scritto 127 pagine usando come vocale soltanto la ‘e’).
(In Italia)(invece)(questa voglia di fare esperimenti)(in letteratura)(che poi in questi anni)(la novità)(è che si cerca anche di far ridere)(è tornata in voga grazie a un gruppo di scrittori)(che pubblicano una rivista che si chiama l'Accalappiacani)(una rivista che come sottotitolo)(c'è scritto)(settemestrale di letteratura comparata al nulla).
(Questi esperimenti)(son tutti esperimenti)(che a me piacciono molto)(solo)(mi sono reso conto) (non sono portato)(allora ho provato)(a metter giù un post)(tutto colle parentesi)(soltanto per scrivere)(qualcosa di irritante).

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Come ai Barcamp

2009-08-25T10:37:10.826+02:00

Lugano, non sono io il primo a dirlo, è una città che i suoi bei problemi ce li ha da gestire. Adesso senza star qui a far giù una lista infinita il traffico, l'ambiente, l'accoglienza degli stranieri, il sostegno alle famiglie, me mi sembrano degli esempi calzanti.Dopo poi se fermiamo in una domenica qualsiasi una coppia di Zurigo che si sta facendo la sua bella passeggiata sul Lungolago, è probabile che o il marito o la moglie, se la domanda è Come trovano Lugano, queste persone della Svizzera interna è quasi sicuro che a una domanda del genere la risposta sarebbe una fila di aggettivi positivi: è bellissima, un lago splendido e poi le montagne, è tranquilla, davvero accogliente. Direbbero così, interrogati sul Lungolago, i due coniugi delle città sulla Limmat, solo lo direbbero in Züridütsch. Con gente da fuori, giudizi così, è anche normale.Invece, delle volte, ascoltare le osservazione di persone che stanno qua, persone che per mestiere devono star dietro al potere e avere ben chiaro le priorità da affrontare, c'è da perdere ogni speranza, il genere umano. Che uno magari di questi tempi è facile che se lo dimentica, ma io pensare al giornalista, io avevo l'idea che erano persone che andavano in giro col taccuino far delle indagini e piazzare al momento opportuno delle domande scomode.Poi dopo, la mia prima conferenza stampa, mi è successo di ascoltare i giornalisti far le loro domande. C'era stata questa domanda fatta anche con un certo astio come a dire che queste cose, che succedono solo a Lugano, sono davvero inaccettabili, è stata una cosa incredibile. Io la faccia cattiva del giornalista ho subito pensato Dai che stavolta il politico mi va in crisi. Poi la domanda era che non era ammissibile che a Lugano ci fossero ancora dei manifesti, dei cartelloni che pubblicizzassero eventi passati, magari passati da tre o quattro giorni.Ora, lasciando stare la risposta del politico che è stata una risposta molto diplomatica, io mi ricordo in quel momento, con tutti i problemi che ci sono in questa città, io ho pensato che i giornalisti d'oggi vengono solo a far presenza, e che forse nascondono la vera ragione che li spinge ad uscire dall'ufficio. Dopo, alla fine della conferenza stampa, del un bel rinfresco che avevo preparato, erano rimasti solo i tovaglioli.technorati tags: Giornalisti, conferenza stampa, rinfresco [...]



A Zacinto

2009-08-16T12:09:07.787+02:00

Avvertenze: questo post è un po' lunghino, ma si legge veloce e poi ne vale la pena. La vacanza è stata bellissima e siamo contenti di rendere partecipi voi: parenti, passanti e amici. Lo stesso post viene pubblicato integralmente sia qui che di là perchè è stato scritto a quattro mani, perciò non fatevi troppe domande sulle virate di stile. Siamo diversi e si vede.Allora adesso vi raccontiamo la nostra vacanza.“Che non interesserà a nessuno”.“Ah perchè era interessante il tuo amico Cigarini”.“Guarda che l'hanno sharato tutti Cigarini”.“Se, vabbè”.Dicevamo. Siam partiti da Forlì, che ci ha portato la Simo in aeroporto. Subito appena arrivati, la Simo ci aveva detto che saremmo stati i primi e invece c'era una fila lunghissima in cui abbiamo notato subito due gay che ci piacevano un sacco, e poi io, tutte quelle colle tette, in particolare una che aveva anche i graffi nella schiena che chissà che robe fa.Poi c'eran due teneri teneri, lei sembrava Olivia di Braccio di Ferro o la moglie in Shining (a scelta), che avevano la carta d'identità scaduta e allora per fortuna il Comune di Forlì era aperto e corri corri che ce la facciamo.Solo che eravamo tutti pronti, ma non ci facevano salire in aereo e dopo poco hanno annunciato un ritardo di quaranta minuti, e allora ho detto all'Elena: “Stanno aspettando il bonifico dello stipendio di luglio, quando arriva partiamo”.Vabbè per non farla lunga ci hanno fatto partire e in men che non si dica siamo arrivati a Zante, con applauso finale all'atterraggio. Una roba assurda che succede solo sui voli italiani. Io glielo avevo detto all'Elena di prepararsi, ma lei non ci voleva credere.Appena usciti dall'aeroporto, un tassista ci ha prelevato, ha messo le nostre valige nel bagagliaio che ne “conteneva” già diverse, ha legato il bagagliaio mezzo aperto e ci ha fatto salire con altri due italiani.“italiani?”“sì...”“Ahhh! Mafiaaa! Berlusconi! Every night beautiful ladies!”“Ecco.”“Berlusconiiiii...”“We are italian, but it doesn't mean that we voted Berlusconi.”“Ahh, ahahah”E intanto guidava in un modo che solo a Mirabilandia nello spettacolo di Scuola di Polizia poteva esser preso per normale.Comunque in qualche modo siamo arrivati a destinazione, dove ci ha accolto Pelagia, mostrandoci la nostra stanza. Abbiamo fatto anche in tempo a provare la prima taverna, la Triodi.Le spiaggeLa spiaggia di Gerakas si trova all'interno di una zona protetta, in particolare per garantire alle tartarughe Caretta caretta di deporre serenamente le proprie uova.La spiaggia infatti è aperta solo di giorno, e si può stare solo entro i tre metri dall'acqua, oltre non è opportuno camminare, anche se la maggior parte dei “nidi di tartaruga” sono ulteriormente protetti da gabbiette di segnalazione. In questo periodo molto affollato, inoltre, è possibile stare in spiaggia solo per tre ore consecutive. Per noi è stato un buon motivo per andare a casa a riposare nell'ora di pranzo e tornare poi al pomeriggio.L'Elena ha trovato molto interessante andare in spiaggia anche all'alba per osservare il lavoro delle volontarie, che, ad esempio, se la tartaruga ha deposto in un posto troppo pericoloso recuperano le circa cento uova e le spostano (poco lontano) in un luogo sicuro. Ascoltava tutte le mattine la conta dei nuovi nati che devono essere una vera soddisfazione per i volontari che vengono da ogni parte del mondo.Per il resto è una piscina. L'acqua trasparente e il fondale sabbioso.Sulla spiaggia è possibile affittare ombrellone e due sdraio per otto euro al g[...]



Scusa Pippo

2009-08-06T08:25:54.215+02:00

Tempo fa, magari non vi ricordate, avevo parlato di Pippo Delbono, di quanto mi piace Pippo Delbono, di quanto era bravo Pippo Delbono e di quanto ci fosse bisogno del pensiero di uno come Pippo Delbono. In quel post lì, forse fate fatica a ricordare, alla fine avevo visto il suo sito e nonostante la sua bravura mi sembrava un sito che denotava un certo scetticismo nei riguardi delle nuove tecnologie. Allora pur rimanendo dell'idea che Pippo Delbono ce ne fossero come lui, se dovevo trovare un difetto mi sembrava proprio la distanza tra il suo mondo (che è un mondo che odia la televisione che corrompe)(e un po' odia anche il computer che distrae)(e pure i telefonini che allontanano invece di avvicinare) e le nuove tecnologie.Invece adesso con Pippo Delbono me mi tocca scusarmi che al festival di Locarno presenterà il suo primo film che si chiama La Paura, che come tutte le cose fatte da lui è un esperimento radicale, una roba molto avanti e di sicuro impatto. Adesso essere onesti non è che uno fa un film, magari tutto in digitale, e allora si può subito dire che colle nuove tecnologie c'è confidenza, però devo ammettere che Delbono con questa scelta di lasciare da parte il teatro e di darsi seriamente al cinema, c'è da essere contenti, come amanti delle cose moderne, soprattutto dopo aver scoperto che quel film lì, l'ha girato tutto col suo telefono cellulare.technorati tags: Pippo Delbono, Festival di Locarno, cellulare [...]



Mio cugino

2009-08-05T08:50:58.786+02:00

Ci son delle cose, nella vita, che son davvero difficili da dimenticare. Io che son stato un bambino vivace, quell'albero nel giardino di mia nonna, io non lo dimenticherò mai. Mia nonna aveva una casa vicino al lago e il suo enorme giardino ci stava come sospeso sopra. L'albero, piantato alla base di un piccolo dirupo, era un cedro libanese, uno di quelli grandi, grandissimi. Forse lo vedevo così perché ero piccolo, però davvero, visto anche qualche anno dopo faceva proprio impressione. L'età del cedro, secondo me poteva avere anche trecento anni e poi l'altezza, secondo me l'altezza poteva anche essere di trenta metri.Nei pomeriggi d'estate con i miei amici correvamo giù dal dirupo e lanciavamo le corde sui rami per arrampicarci e urlare come tarzan. Nonostante le raccomandazioni della nonna ricordo solo qualche sbucciatura.Con il passare del tempo mi sono sempre più abituato a guardalo e basta, al massimo a goderne dell'ombra. Questo fino a un paio di anni fa.È stato mio cugino che ha iniziato a insistere che copriva la vista lago e che poi lui sul quel terreno ci voleva costruire una casa. Egocentrico e sfacciato come sempre. Determinato come il più spregiudicato dei finanzieri. Son bastati pochi permessi e il cedro libanese è sparito e sono comparse subito le modine del cantiere. Chissà che brutta fine avrà fatto l'albero. Sarà l'arredamento di un qualche grotto, andar bene.Mi ricordo, il giorno dopo il taglio, c'era uno stormo di uccelli, tutti a volare intorno al perimetro dell'albero, tantissimi uccelli rimasti senza nido, senza il loro habitat naturale: lo cercavano senza trovarlo.Vedere e sentire quegli uccelli vien da chiedersi quanto sia crudele un gesto del genere, quanto perdere un albero significhi anche perdere chi quell'albero l'ha abitato. Secondo me, un miracolo della natura come quello, non può essere sradicato a cuor leggero. Tanto meno da mio cugino. technorati tags: Cedro libanese, cugini, taglio degli alberi [...]



Cigarini

2010-06-01T20:43:29.959+02:00

C'è questa cosa, di Lugano, che si sente dire in giro che Lugano è una città che la sera, per i giovani, non offre granché. Poi in giro a dirla tutta si sentono anche delle frasi più drastiche che sarebbe una città morta, una città dove regna la noia, son queste le affermazioni che si sentono dire in giro. In poche parole dovrebbe essere esperienza comune, per chi abita in questa città, che se decidi di uscire la sera, far due passi in centro, poi se sei fortunato scambi due chiacchiere se no rientri a casa e la prossima volta se vuoi scambiare due parole meglio uscire il sabato sera.Andare a capire le cause di questo fenomeno, adesso che la città fa più di cinquantamila abitanti, secondo me la cosa più semplice è dire che chi dovrebbe organizzare non organizza nulla, che chi ha i mezzi se li tiene per sé, che chi ha dell'entusiasmo da spendere ci prova, ma poi nessuno l'aiuta. Io non lo so, magari questa semplice disamina è in parte vera, però quello che volevo dire è che forse le cose da fare non le vediamo perché non siamo più abituati a vederle. È come se questa sensazione, questa idea che a Lugano non c'è mai niente da fare, occupasse anche gli spazi d'imprevisto, impedendoci poi di vedere quello che in realtà accade. Però se per una volta lasciamo da parte questi pregiudizi, che magari in parte sono anche giustificati, uno poi qualche cosa da fare secondo me la trova, soprattutto d'estate, che in questa città, d'estate, uno deve ammettere di cose da fare ce ne sono.Tipo era l'inizio di giugno, ero in Italia dal mio amico Cigarini che come amico è un amico che se ti vuoi divertire è davvero la persona giusta. Allora dopo che ci siam fatti tutti dei gran giri per la sua città, dopo che siamo andati in libreria, dopo che siamo stati a mangiare in piazza del Popolo, dopo che siamo stati a ballare io a Cigarini gli ho detto Forse è meglio che torno verso casa. Allora lui mi ha guardato e mi ha detto Dai che ci vediamo settimana l'altra, dimmi quando c'è qualcosa di bello, vengo io a trovarti a Lugano. Allora gli ho detto che d'estate c'è un po' l'imbarazzo della scelta che per dire c'è Ginevra di Marco che canta, c'è Stewart Copeland con la notte della taranta e se vuoi qualcosa di più tranquillo c'è anche una serata con Langhorne Slim, gli ho detto.A quel punto Cigarini mi ha guardato e mi detto Ma Lugano non è un posto noioso? Io gli ho risposto che di quel che si dice in giro, non si deve mica fidare. Poi guarda, gli ho detto, oltre il lago e Lungolago che la sera son tutti dei pattini che viaggiano invece delle auto, quei bei concerti che ti ho appena detto son tutti gratuiti. Detto così Cigarini si è come intristito e mi ha detto che in Italia, se prendiamo un paese grande come Lugano, ma anche due o tre di paesi con gli abitanti uguale, cose del genere non le fanno mica, gratuiti poi non ne parliamo. Vederlo così, gli ho detto di non essere pessimista che in Italia se c'è una cosa che ancora funziona è la politica amministrativa, quella comunale, che basta avere un assessore illuminato che poi queste cose succedono anche in Italia.Mi ricordo, gli ho detto, sarà stata l'estate del '98, mi son fatto un sacco di belle serate a Gallarate che c'era l'estate gallaratese, c'era ogni sera uno spettacolo gratuito davvero incredibile, tipo che ha fatto un bellissimo concerto Cristina Donà, un reading di racconti e poesie Emidio Clementi oppure un altro concerto i La Crus che ai tempi, pensarci bene sarà stato anche prim[...]



Almeno secondo me #12

2009-08-01T16:29:06.993+02:00


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Volevo fare il pompiere

2009-07-30T09:21:33.093+02:00

C'è questo mio amico, Emilio Salvetti, era uno abituato a fare dei gran soldi colla finanza, investiva in tutti quegli affari rischiosi tipo derivati e derivati dei derivati. Io quando lo vedevo gli dicevo Fai attenzione Salvetti con quei soldi lì, chissà da dove vengono. Lui mi rispondeva che sapeva il fatto suo e devo ammettere che i suoi clienti eran ben contenti, che avevan sempre dei bei guadagni e anche Salvetti, sempre pieno. Dopo a me quello che mi piaceva di Emilio Salvetti non era mica il suo lavoro, era che lui nel tempo libero, ci aveva questa contraddizione, si dedicava agli altri, mosso da uno spirito altruistico, faceva da anni il pompiere. Aveva un coraggio a fare il pompiere che io l'ho sempre ammirato. Se lo chiamavano era capace di piantar lì tutte le carte e andare in missione a spegnere quello che doveva spegnere, incurante dei pericoli. Una volta l'ho visto subito dopo un intervento ancora colla tuta e sporco di fuliggine che mi raccontava che avevano circoscritto un incendio e che nel giro di un giorno o al massimo due, l'avrebbero spento, l'avrebbero ammazzato definitivamente quello schifo d'incendio, mi diceva. Quando Emilio mi parlava così io vedevo nei suoi occhi quella voglia di dimostrare a tutti il suo coraggio, di far vedere quanto era bravo, si vedeva proprio la smania di fare qualcosa che lo avrebbe consacrato come un eroe del nostro tempo. Questa cosa a me di Emilio Salvetti mi è sempre piaciuta, ma per vivere continuava a fare il finanziere, il finanziere d'assalto.Poi dopo, per un po' di tempo, io di Emilio Salvetti non ho saputo più niente, alla fine son cose che tra amici ogni tanto succedono: uno si sposa, si fidanza, cambia casa, va a lavorare per qualche mese all'estero, insomma è possibile che le strade prendano vie diverse. Così non mi son fatto troppe domande, in questi anni che non ho saputo più niente di Emilio Salvetti.Poi l'altro giorno prendo in mano il giornale e leggo un bel titolo roboante: Emilio Salvetti passa ai domiciliari dopo aver mandato in fumo un ingente patrimonio. Porca miseria ho pensato, Emilio è finito in mezzo a qualche scandalo finanziario, glielo dicevo io di non speculare, di fare attenzione con quegli affari ad alto rischio. Allora, con un po' di agitazione, mi son messo a leggere l'articolo, diceva che aveva già fatto due anni di carcere per piromania.technorati tags: Emilio Salvetti, pompiere, incendio, follia [...]



Nomen omen

2009-07-18T19:30:55.322+02:00

C'era lo scorso anno, mio babbo, mi diceva Allora Elena lo prende il bambino? Io gli rispondevo che sì, che Aliaksei stava anche di più delle altre volte, stava due mesi in tutto. Come si chiama, mi diceva. Si chiama Aliaksei, rispondevo. Poi dopo, i giorni prima di venire a Ravenna lui mi diceva Salutami tanto Elena e anche Ivan. Si chiama Aliaksei. Ecco, salutamelo anche lui, diceva mio babbo.
Questa cosa dei nomi, mio babbo, è una cosa normale, è una roba che ci soffrono tutti i maschi di famiglia, tipo che quando c'è da chiamare qualcuno mai che azzecca il nome al primo colpo, se mi deve chiedere il sale prima di chiamarmi col mio nome ne passa in rassegna una quindicina, perlopiù nomi di fratelli e nipoti. Sono anni che io e mia sorella, questa dei nomi, è oggetto di scherno, allora io quando mi diceva Salutami Ivan non è che ci facevo caso più di tanto.
Dopo poi quando ho saputo che quest'anno Aliaksei non sarebbe venuto che al suo posto sarebbe venuto un altro bambino, un altro bambino di nome Ivan, io ho pensato a un segno del destino, questa volta ho pensato, non si può confondere. Così l'ultima volta, prima di andare al mare, lui mi ha detto Salutami tanto Elena e Igor.

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