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Kino Lameduck



Il cineclub più amato dalle papere. Popcorn gratis per tutti, posti comodissimi e alla distanza che preferite, caldo d'inverno e fresco d'estate, il luogo dove vedere, rivedere, scoprire e riscoprire il film più belli.



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Il cinema sinfonico di Quentin Tarantino

Fri, 04 Dec 2009 13:24:00 +0000

Piccolo cappello introduttivo, solo un cappellino con veletta. Il prof. Yehuda Bauer, preoccupato per una nuova ondata di antisemitismo provocata dalla visione cinematografica di un plotone di ebrei spaccateste molto vendicativi e molto molto incazzati si sbagliava.Era in errore pure il mio adorato Gilad Atzmon che, recensendo "Bastardi senza gloria" di Quentin Tarantino (avendolo già visto o no?) pensava anch'egli di trovarsi di fronte all'epopea della Grande Vendetta Ebraica, addirittura ad un film anti-Olocasuto, e probabilmente voleva anche lui togliersi la soddisfazione di dare qualche bastonata in testa ai basterdi sionisti che popolano i suoi incubi.Anch'io, nel mio little one, suggestionata da questi autorevoli scritti mi ero fatta trascinare in un discorso che non catturava assolutamente lo spirito del film.Ora che l'ho visto posso finalmente inquadrarlo, nel suo più profondo significato, in ciò che veramente è: una figata."Bastardi senza gloria" è prima di tutto un film di Tarantino, quindi l'ennesimo capitolo della Grande Saga della Vendetta Cosmica ed Implacabile, il suo argomento preferito ed anche il nostro, a giudicare dal successo che raccolgono le sue opere. Chi non ha il coraggio di provare sentimenti di vendetta, consuma solo piatti caldi o si fa spaventare dall'esaltazione che dà la vendetta compiuta, non può amare il suo cinema. Non si tratta solo di vendette sanguinose, di donne che da sole sgominano e fanno a pezzi 88 folli in un'esaltante rivisitazione della preparazione del ragù. Jackie Brown compie la sua vendetta usando solo un'accuminatissima e cerebrale astuzia.Tarantino scrive e dirige film, come è noto anche ai sassi, ma assomiglia più ad un compositore sinfonico d'altri tempi. Si potrebbe dire che la sinfonia, morta per la Musica, è risorta nel Cinema scegliendosi come autore di punta Quentin Van.Nelle sue sinfonie, questa è la numero sette, ci sono echi, suggestioni, rimandi ad altri autori, esattamente come succedeva con Beethoven e più recentemente con Mahler. C'è la suddivisione in tempi: Allegro, Presto, Andante, Largo, che lui chiama Capitoli. Ogni capitolo ha una struttura a sé stante, un inizio ed una fine, esattamente come i tempi di una sinfonia."Inglorious basterds" inizia con un lunghissimo Adagio, quasi un adagietto, ambientato in una improbabile campagna francese abitata da contadini ebrei (!!) dove arriva uno dei più straordinari personaggi visti di recente sullo schermo, il colonnello Landa interpretato dall'austriaco Christoph Waltz, uno che di Oscar dovrebbe riempirne uno scaffale, anche solo per come sa padroneggiare tutte le lingue in cui è parlato il film e per la tensione che riesce a creare nelle sue scene. Alla fine ci si domanda pure se il vero bastardo del film non sia proprio solo lui e gli altri solo un abile e fracassone depistaggio, il teaser dentro il film.L'Allegro che introduce i "basterdi" e le loro sanguinose imprese, con l'Orso Ebreo di Eli Roth che fa un'entrata da "commendatore" mozartiano, è seguito da un altro Andante che ci presenta la Vendicatrice, la Regina della Notte Shoshanna ed il suo grande masterplan di far secco tutto l'ambaradan nazista rinchiudendolo in un cinema da sacrificare allo scopo. Der Hölle Rache. Meraviglie del nitrato d'argento. L'immaginazione contro il potere. Il cinema lanciato a bomba contro l'ingiustizia. Un momento di studiata e scientificamente pianificata anarchia.Questo sontuoso finale, che giunge dopo intermezzi vari, quartetti, duetti, recitativi, è un allegro con fuoco (nel vero senso della parola) altrettanto esaltante delle cannonate dell'ouverture 1812 di Chaikovsky (ve la ricordate, en passant, in "V per Vendetta"?) e dominato dalla meravigliosa immagine della Faccia Gigante. Un momento cinematograficamente esaltante ma non solo.La vendetta ebraica, già. Chi più degli ebrei avrebbe voluto vendicarsi dei nazisti? Anche se i tempi storici non quadrano e ci sono altre incongruenze - è solo un film, un sogno, non dimentichiamolo mai, non saremo mai grati abbastanza a Tarantino per averci reg[...]



Dieci anni senza Kubrick. Embé?

Sun, 22 Mar 2009 17:44:00 +0000

Il 7 marzo del 1999 moriva, all'età di 70 anni, il più geniale regista del Novecento, Stanley Kubrick. E' quindi ricorso il decennale dalla scomparsa. Dieci anni, non tre o quattro, un anniversario importante. Qualcuno se n'è accorto? Qualcuno ha ascoltato servizi commemorativi nei TG della RAI o per caso qualche rete televisiva ha trasmesso uno dei suoi film a ricordo? Se qualcuno ne ha conoscenza me lo faccia sapere, per favore, perchè a me è parso un anniversario passato vergognosamente sotto silenzio, a parte l'articolo che ho letto sull'Unità ed altri simili su altre testate giornalistiche.Ho cercato tracce commemorative sui siti web dei tre TG RAI , nel caso mi fossi persa qualcosa in televisione. Cercando sul sito del TG1 "Kubrick" non salta fuori niente, in compenso vi sono servizi sui 50 anni della Barbie, i 60 di Venditti, la donna vampiro (!) e la Fiera del Lusso di Vicenza. Sul sito del TG2 non c'è nemmeno il tasto "cerca" e su quello del TG3 calerei un bel velo pietoso.Cosa sta accadendo ad un paese come il nostro che dimentica di celebrare una ricorrenza culturale fondamentale come la morte di un genio?Su uno degli ultimi numeri di FilmTV c'era un articolo che parlava di Kubrick e del suo ultimo film "Eyes Wide Shut" che si chiude, come nella migliore tradizione dell'autore, con un finale enigmatico o comunque abbastanza originale e sorprendente da dare adito ad una sequela di interpretazioni.Non so se ricordate la scena. Cruise e Kidman stano cercando di rimettere insieme i bambocci rotti della loro unione. Sono in un grande magazzino, nel reparto giocattoli, e parlano tra di loro. Kidman alla fine dice: "C'è una cosa che dobbiamo fare, comunque, il più presto possibile". Pausa. "Scopare". Il che suona come un sonoro pernacchio all'indirizzo di tutto lo psicanalismo e il cerebralismo delle due ore precedenti, con i protagonisti che si torturavano a vicenda sulla base di sogni, incubi, visioni, sensi di colpa, rose non colte, tentazioni e rimorsi. Nei fatti amorosi una bella scopata è più terapeutica di un anno di psicoanalista e questo Kubrick lo sapeva benissimo.L'autore dell'articolo di FilmTV osserva però che, in originale, la parola pronunciata da Nicole è "Fuck", che significa scopare ma anche vaffanculo. Secondo la sua interpretazione, Kubrick ha voluto ironicamente (era un gran burlone) mandarci tutti affanculo con un ultimo sberleffo.Alla luce dell'indifferenza nei confronti dell'anniversario della sua scomparsa, mi sento di essere d'accordo con l'ipotesi, per lo meno in ambito italiano.Non vi manca Kubrick? Non pensate sia una perdita irreparabile il fatto che non farà mai più film? E allora andatevene tutti affanculo.[...]



Kolosimo Jones e la maledizione dei marrons glacés di cristallo

Fri, 26 Dec 2008 08:13:00 +0000

(image) Ogni tanto è bello vedere i film come si vedevano una volta, da piccoli. Niente multisala, nessun obbligo di smammare alla fine del film ma possibilità di rivederselo, niente odore penetrante di popcorn che ti assale già nel parcheggio e niente Dolby Surround.
E' in queste condizioni che vidi l'ultimo Indiana Jones l'estate scorsa in montagna.
Il titolo si intonava molto bene con gli scarponi da trekking e con il clima da sala parrocchiale.

Che dire, sono quei film che ti danno la sensazione che siano stati girati inserendo il regista automatico e che alla fine ti strappano un agghiacciante "bellino, va'!"
Buona l'introduzione del personaggio, con l'inconfondibile cappello e l'ombra proiettata sull'auto ma purtroppo l'effetto originalità dura poco perchè ti cadono i marrons glacés quando capisci che la mitica e ultramegasegreta Area 51 può essere presa, in pieni anni cinquanta, da quattro russi da fumetto con quattro pistolettate e un paio di barbe finte, più Cate Blanchett in versione Ninotchka.

Dev'essere il nuovo corso dell'amministrazione americana neocon, quello per intenderci che l'11 settembre la CIA, il NORAD, l'FBI, il servizio della Marina e tutto il cucuzzaro non c'erano e se c'erano dormivano. In pratica è meglio custodito un qualunque LIDL, dove ci sono certi buttafuori che, appena entri con qualche sporta, ti squadrano subito etichettandoti come ladra in pectore.

Tornando al film, cosa ci poteva essere da rapinare nell'Area 51? Il reperto di Roswell, ovviamente, il solito alieno grigio del cavolo. Anche l'Arca dell'alleanza, mi suggerisce qualcuno abile nell'aguzzare la vista.
Nel prosieguo dell'avventura, come in un puntatone di Voyager, c'era tutta la mitologia dell'archeologia spaziale, dalle piste di Nazca ai teschi di cristallo. Mancava solo l'uomo spaziale di Palenque e l'esplosione di Tunguska. Kolosimo Jones, insomma.
Una pacchia per noi quasi cinquantenni venuti su a pane ed UFO ma cosa ci avranno capito i ragazzini che dieci anni fa erano troppo piccoli per Mulder e Scully?

Harrison, poveretto, fa fin troppo, data l'età. Però non perdono assolutamente a Spielberg il disco volante che alla fine se ne riparte venendo su da sottoterra (visto già in almeno quarantasette film compreso il primo lungometraggio di X-Files) e il matrimonio riparatore finale dell'eroe con la ex-bella del primo episodio.
Capisco voler uccidere definitivamente il personaggio ma così è troppo, roba da tribunale dell'Aja. Vuoi mettere uno che inforca il cappellaccio e se ne riparte con un Rhettbutleriano "francamente me ne infischio" di mogli e figli "de Elvis" spaccamaroni, andando magari a riprendersi la Cate nella jungla per una sveltina stile "dove eravamo rimasti?"
Ma si, avete ragione, non ha più l'età, meglio l'altare. Che tristezza, però.
(image)



Tanticchia sòla

Mon, 15 Dec 2008 20:36:00 +0000

sola (sòla) s.f.RE centromerid. Sinonimi FO pacco gerg. AU bidone gerg. AD truffa CO bidonata gerg. , imbroglio, raggiro, fregatura.Molto spesso, ripensando ad un film che alla prima visione non ci ha entusiasmato, capita di trovarci comunque qualche lato positivo, almeno un paio di momenti memorabili per i quali varrebbe quasi quasi la pena di rivederlo.A distanza di una mesata dalla visione di "Quantum of Solace" non sono ancora riuscita a rivalutarlo da quella colossale sòla che mi è parso.L'anno scorso l'avvento di Daniel Craig come nuova incarnazione di Bond era parsa una gran bella trovata. Ironico, sanguigno, strafottente ma anche umano fino al punto di prendersi una colossale scuffia per la strafiga di classe Eva Green senza vergognarsi di esternare i propri sentimenti.Un Bond che nel finale imbracciava il pistolone e sparava la famosa frase "My name is Bond, James Bond", con la spietatezza di un Ispettore Callaghan, facendo presagire sfracelli nell'inevitabile seguito.Ora che il seguito l'abbiamo visto, che dobbiamo dire? La trama di "Casino Royale" era avvincente, il film funzionava come ritmo, bilanciando scene d'azione e momenti di pura sceneggiatura basata su dialoghi ben scritti. Il cattivo era intrigante, quasi altrettanto fascinoso del suo rivale, l'esotismo era ben contenuto e funzionale alla storia. C'erano momenti fortemente ironici e, come ho avuto modo di far notare, persino echi tarantiniani."Quantum of solace" non è niente di tutto ciò. Bond è in piena elaborazione del lutto per la morte di Vesper, e va bene, siamo comprensivi. Però si poteva far durare la depressione non più di un tempo cinematografico.Oppure tanto valeva ammettere che le svergate sui gioielli di famiglia subite in "Casino Royale" avevano fatto più danno del previsto.In questo film Bond è più casto di un Formigoni d'annata. Appena un accenno ad una scopatina con una delle Bond girl più sciape di tutti i tempi, quella rossocrinita. Con la Bond girl principale, una brunetta che assomiglia straordinariamente alla Carfagna, niente, solo un bacetto a fine corsa.Se il vecchio Bond di Sean Connery è un miracolo non sia morto di AIDS perchè si trombava tutto ciò che respirava ed era di sesso femminile nel raggio di venti chilometri, il Bond di Craig sembra sotto tutela da parte di una fidanzata gelosa.Decisamente, se l'anno scorso avevamo perso in tante la testa per il fascinoso Craig, quest'anno, guardandolo amminchiarsi nel ricordo della povera Vesper e catafottersi giù dai tetti come Wile Coyote, almeno a me ha lasciato totalmente indifferente. Come quando il dentista ti fa la tronculare per canalizzarti il molare. Niente, orgasmogramma piatto.Anche la consegna di tenere per quasi due ore il broncio, come se Bond fosse stato colpito da una paralisi del settimo, fa la sua parte. Craig non è solo un bonazzo, è un ottimo attore ma va lasciato libero di usare le espressioni facciali. Altrimenti diventa un baccalà. Affascinante ma baccalà.La trama di "Quantum of solace" (che razza di titolo è questo?) è un dettaglio. La storia si perde senza mai prendere vita tra troppi inseguimenti di macchine, che ormai hanno stracciato i cabbasisi, lotte corpo a corpo da cartone animato dove al massimo ci si sgualcisce la giacchetta, i salti da un tetto all'altro con sbattimenti contro legno, acciaio, pietra senza che nessuno si torca un capello, mentre per molto meno, nella realtà, si celebrano funerali.Troppe corse per minuti e minuti senza nemmeno un poco di fiatone, inutili le cartoline dal Palio di Siena e dalle cave di Carrara (forse un omaggio all'espressione marmorea di Bond per tutto il film?) e un eccesso di esotismo a tutti i i costi.Delle Bond girl, una e due, abbiamo detto. Trascurabili. Il cattivo Mathieu Amalric è un succedaneo, un cattivello, un cattivuccio da quattro soldi. Peccato perchè l'attore francese è capace di ben altre corde.M ha rotto le palle con l'essere incazzata con Bond per tutto il film. Lo licenzi e basta. C'è [...]



La notte delle montagne spezzate di dietro

Wed, 10 Dec 2008 20:33:00 +0000

Eh no, adesso come risarcimento vogliamo "Querelle de Brest", il capolavoro maledetto di Fassbinder, su Raiuno in prima serata e in versione uncut, con Brad Davis in tutto il suo splendore. Con Fabrizio del Noce versione Alex De Large, legato alla sedia e con i divaricatori alle palpebre, obbligato ad assistere a tutto, compresa la sodomizzazione di Querelle. Così imparano, i bacchettoni della Rai.Io mi rifiuto da anni di vedere film in TV tranciati con la motosega ma immagino cosa potranno aver capito gli spettatori che lo vedevano per la prima volta del film "Brokeback Mountain" evirato delle scene che fanno capire la vera natura del rapporto tra i due protagonisti.Io vidi il film l'anno scorso e non mi entusiasmò più di tanto. Più avanti spiego perchè.Sostituendomi al servizio pubblico, visto che la RAI ha tagliato i fondamentali, ricapitolo la trama per gli ignoranti (in senso buono, che ignorano), aggiungendo la descrizione delle scene tagliate.Due rudi cowboy si trovano da soli su un monte a badare ad un branco di pecore. Prima fanno i duri e puri e poi, complici la natura e la bellezza dei due, che succede? (scena tagliata: Ennis va al sodo con Jack, e lo fa suo piuttosto sbrigativamente. La scena è doverosamente brutale, visto che non stiamo guardando Candy Candy, ma non si vede assolutamente niente al di sotto del busto.)Ennis è uno di quelli che, dopo essersi abbuffati, si fanno venire la nausea al momento del conto. E' evidente che l'altro, Jack Twist, quello innamorato, sarà destinato a soffrire tutta la vita. Non a caso noi donne ci identifichiamo in lui dal primo istante.Finita la stagione del pascolo i due si salutano e adios, non prima che Ennis abbia raccomandato all'amico di non raccontare a nessuno quello che è successo tra le fresche frasche, non si sa mai. Che abbia studiato dai preti?Tornato all'ovile, è proprio il caso di dirlo, Ennis si sposa una sciacquetta che in tre secondi netti gli scodella due marmocchie petulanti. (Chissà se hanno tagliato anche la scena dove il maritino rigira la mogliettina alla maniera delle pecorine di montagna?)Dal canto suo a Jack va un tantino meglio. Almeno la sua altrettanto insulsa moglie è ricca, o meglio lo è il suocero.Un giorno Jack si rifà vivo con Ennis e sono di nuovo dolci baci e languide carezze sotto il portico, con la mogliettina che occhieggia basita dalla finestra. (Questa è una delle scene più belle del film, che mi dicono avere tagliato di netto. Un bacio appassionato e molto realistico tra Heath e Jake.) Tagliando il bacio non si sarà capito il perchè della faccia della moglie, immagino. Sarà diventato un momento surreale alla Buñuel.Da quel momento i due, con la scusa di andare a pescare, si incontreranno periodicamente sulla montagna galeotta. Per vent'anni.Tra divorzi, mamme che imbiancano e figli che crescono e nonostante abbia provato a rifarsi una vita con un altro casalingo disperato, il cuore di Jack però è sempre rimasto con Ennis a Brokeback Mountain. Ad ogni incontro, ogni offerta di Jack di sfidare le convenzioni e andare a vivere insieme viene rifiutata dall'altro tutto di un pezzo, che non vuole che il paese mormori ma preferisce vivere nell'ipocrisia del "toccami Cecco, mamma Cecco mi tocca". Anzi, affinchè suocera intenda, racconta di quando, da piccolo, assistette allo scempio di un gay del luogo, ucciso dai veri maschi del luogo con modalità efferate.Come da manuale hollywoodiano, non può mancare il finale tragico, i rimorsi tardivi, le lacrime da coccodrillo e la camicia dell'amato che diventa la reliquia dell'amore impossibile, pateticamente appesa sulla gruccetta di fil di ferro. Un momentino trash, se vogliamo.Il film a suo tempo mi ha deluso, come dicevo, perchè è piuttosto lento, noiosetto e scontato, con molto National Geographic e Marlboro Man e con una sceneggiatura dai dialoghi a volte involontariamente ridicoli. E poi soprattutto perchè in fondo fa il gioco di chi vuole colpevolizz[...]



Ci vediamo all'osteria, al numero venti

Fri, 27 Jun 2008 19:31:00 +0000

Cosa c'è di meglio del sexual freak di turno per convincere la gente ad uscire e spendere i fatidici sette/50 euro del biglietto del cinema? Dopo il mutante Tetsuo di Tsukamoto, detto " 'A trivella" e la Linda Lovelace con il clitoride delocalizzato dalle parti del velopendulo, ecco una vecchia conoscenza: la vagina dentata.E' passato un po' in sordina la scorsa estate ma è recuperabile in DVD, "Denti", storia di una signorina che ha un modo tutto suo di stringere conoscenza con gli uomini che gli capita di incontrare. Un film ferocemente disapprovato dai peni e scansato dai ginecologi ma consigliato dall'Associazione Medici Dentisti Italiani. E' l'unica categoria che, alla visione, non viene colta dall'angoscia di castrazione. "Pensa", fantasticano, "un mondo di guadagni raddoppiati, con tutti quei denti, a mille euro ogni cura..."La vagina dentata è un mito antichissimo che funziona sempre, soprattuto a livello catartico se inserito nel genere cinematografico rape and revenge (se pensiamo a cosa avrebbe combinato la Zoe di "L'angelo della vendetta" di Abel Ferrara con un'attrezzatura odontoginecologica del genere, vengono i brividi cinefili) e che ha perfino ispirato una certa oggettistica nata con il lodevole intento di scongiurare gli stupri.Per fortuna il film non si prende troppo sul serio e non picchia solo sul tasto dell'horror, anche se qualunque maschio non esce sicuramente indenne dalla sua visione. Uno slogan perfetto per il film sarebbe stato "non adatto ai peni impressionabili".Diretto dal figlio del noto pittore pop americano Liechtenstein, questa operina senza troppe pretese ma riuscita, recupera in un certo senso lo spirito anarchico-goliardico di Russ Meyer e l'umorismo associato al sesso di "Gola profonda". Quando compare il rottweiler poi, si sente perfino la mano di John Waters.Il tono ironico serve intelligentemente a sdrammatizzare l'impatto decisamente tagliente dell'argomento. L'inquietudine è affidata alle torri di una centrale nucleare sita nei pressi della casa della protagonista. Colpevoli delle mutazioni?A proposito di freaks cinematografici. Se la Sposa di Tarantino concepisse una figlia con Hannibal Lecter il risultato sarebbe la protagonista di "Hard Candy", film che non credo vedrete mai su Raiuno a Natale e che mi ha parimenti deliziato a noleggio.Se una quattordicenne, una lupetto rosso con i geni di cotali genitori avesse tra le mani un pedofilo da tenere sequestrato per un intero pomeriggio, cosa mai potrebbe farne? A voi il gusto di scoprirlo ma, se siete maschi, astenetevi se avete appena visto "Denti". Per il vostro pene sarebbe decisamente troppo. Vota questo post su OKNotizie![...]



Evviva il paraculone

Sun, 15 Jun 2008 15:31:00 +0000

A me Michael Moore piace, come il Crodino. E' un paraculone ma gli argomenti che tratta sono troppo importanti per farseli sfuggire. A volte i suoi discorsi mireranno un po’ troppo alla nostra pancia, è vero ma sul fatto che gli americani siano ostaggio delle lobby delle armi, che la famiglia Bush sia sempre stata in affari con loschi individui sauditi e non e che un americano disoccupato rischi di doversi vendere la casa e forse anche le terga per potersi permettere un intervento chirurgico, non ci piove.Moore è la versione super-size del bambino che grida "il Re è nudo", per questo mi è simpatico e poi ce ne fossero di americani così, che hanno l’umiltà di ammettere che non sono semidei perfetti e che altri paesi in certe cose sono più avanti del loro.Mi piacque molto “Bowling for Columbine” e non dimenticherò mai la figura di merda che fece fare a Charlton Heston, che nessuno avrebbe mai detto essere un tale fascistone.Mi deluse un po’ con “Fahrenheit 911”, solo perché non ebbe il coraggio di andare fino in fondo nel ragionamento sull’11 settembre (e per questo dico che è paraculone) ma anche lì la scena disgustosa di Wolfowitz che ciuccia il pettinino e l’espressione da encefalogramma piatto ma da gatto con il sorcio in bocca di Bush nella scuola della Florida valevano da sole i soldi del biglietto.Oggi ho visto"Sicko", il suo ultimo film, e non mi vergogno di dire che alla fine mi sono commossa fino alle lacrime.Sappiamo tutti che la sanità americana è qualcosa di osceno ma non se ne impara mai abbastanza.Una decina di anni fa quando a causa di un virus ebbi la neurite ottica e tutta una serie di gravi problemi neurologici, per fortuna poi risolti, nell’incertezza della diagnosi e nell’angoscia di sapere se la mia malattia era guaribile o no frequentai parecchi forum americani su Internet, offerti da Istituti Medici Universitari. I pazienti esponevano i loro casi e i medici rispondevano.Capitava anche di chattare tra di noi. Rimasi letteralmente di merda quando, in un forum di oculistica, una ragazza mi disse che avrebbe potuto curare la sua cecità progressiva grazie ad un intervento, che però costava 200.000 dollari, che lei non aveva. Ancora oggi questo pensiero, di qualcuno che forse non potrà più vedere perché non ha 200.000 fottutissimi dollari, mi fa impazzire. La trovo una cosa abnorme, di una ingiustizia siderale.Altri malati, affetti da sclerosi multipla, mi raccontavano che spesso la loro diagnosi veniva nascosta alle loro compagnie assicurative perché altrimenti esse avrebbero ritirato la copertura. Si può capire perché: la sclerosi multipla è una malattia a tutt’oggi inguaribile, altamente invalidante e i farmaci utilizzati per il suo contenimento, come l’interferon-beta, sono carissimi. Aumenta il rischio e le assicurazioni si tirano indietro, lo sappiamo anche noi. Io stessa, quando fui ricoverata in neurologia per gli esami e la risonanza magnetica (tutto gratis), mi sentii dire in seguito dalla banca che l’assicurazione sui ricoveri offerta ai clienti non prevedeva un rimborso per le degenze nel reparto neurologia. Un’appendicite passi, ma una lesione neurologica magari permanente no.Tornando ai forum americani, ricordo che ogniqualvolta dicevo che da noi le cure erano pressocchè gratuite si scatenava l’incredulità e anche quel senso di invidia che ben trasmette Moore nel suo film. Tutti a dire quanto ero fortunata e quanto loro trovassero ingiusta la loro condizione di dover dipendere dalle paturnie delle compagnie assicurative e da una sanità per principio a pagamento.Ho letto in questi giorni le patetiche, a mio parere, difese dei tanti volontari della libertà autolaureatisi in quattro e quattr’otto avvocati difensori per partito preso del sistema sanitario americano. Quello che non ho letto da nessuna parte è l’ammissione che quel sistema è sbagliato perché semplicemente [...]



L'unico modo per farmi passare la fame

Sun, 15 Jun 2008 15:29:00 +0000

E' guardare "Super Size Me", film-esperimento ma anche opera di body-art estrema, uscito qualche anno fa ma sempre interessante da vedere e rivedere, per ricordarci quanto mangiamo bene noi italiani in confronto agli zii d'oltreoceano.Riassumo il succo del film per chi non lo avesse ancora visto.Cosa succede ad un uomo giovane e sano se si nutre per trenta giorni e tre volte al giorno solo con menu McDonald's rigorosamente megaporzionati, così popolari tra gli adolescenti americani? Semplice: ingrassa 11 chili, diventa depresso, dipendente dal cibo spazzatura, semi-impotente e con un fegato ridotto a paté.Con Morgan Spurlock, l'autore del film, nella parte della cavia. Girando l'America dei fast-foods con lui scopriamo che ciò che pensavamo fossero solo leggende metropolitane sul cibo-spazzatura e sulla tipica dieta americana corrispondono purtroppo al vero e non si tratta solo di trovare un capello nel vostro hamburger!Tra le cose allo stesso tempo incredibili e agghiaccianti descritte nel film, una coppia racconta come sia normale per loro bersi dai 6 agli 8 litri di coca cola al giorno.La città di Houston in Texas ha il record degli abitanti obesi. Milioni di americani mangiano dalle tre alle quattro volte alla settimana nei fast-foods.Un giro nelle mense scolastiche ci mostra ragazzini che ingurgitano schifezze ipercaloriche e bevono gatorade (uno degli intrugli più schifosi mai realizzati da mente umana dopo RedBull) come fosse acqua fresca, e pensare che è più pesante da digerire del piombo fuso.I piccoli americani conoscono tutti e sono affascinati dal clown che reclamizza McDonald's. Nota inquietante, anche un famigerato serial killer pedofilo, John Wayne Gacy usava travestirsi da clown per attrarre le sue piccole vittime. Io, fossi McDonald's avrei cambiato testimonial da un pezzo ma forse lo fanno per intonarsi ad un'alimentazione assassina.Scopriamo che il cibo dà dipendenza quanto l'eroina: il naloxone, farmaco anti-overdose da pronto soccorso, è in grado di produrre indifferenza al cioccolato in persone che ne abusano.Il formaggio è ricco di endorfine, l'eccesso di consumo di zucchero è notoriamente legato all'aumento dell'aggressività. Forse è qui la risposta alla domanda che Michael Moore si faceva in "Bowling a Columbine", sul perchè solo in America vi sono 40.000 omicidi per armi da fuoco all'anno?Alla fine del film si rimane disgustati per come una nazione possa incitare ad un comportamento così totalmente patologico nei confronti del cibo, produrre milioni di obesi gravi e poi tormentarli dalla mattina alla sera con immagini di "magro è bello, magro è sano".Lo so che è banale dare la colpa alla bulimia da dollari delle corporations, dire che lo fanno solo per avidità e che non gliene frega un cazzo delle persone, ma sinceramente non si riesce a trovare altra spiegazione razionale.Una nota positiva. Morgan ha riacquistato il suo peso forma con una sana dieta mediterranea e, in seguito al clamore suscitato dal successo del film, la McDonald's ha ritirato dai suoi ristoranti le porzioni "super size" che hanno rischiato di mandare l'autore-regista all'altro mondo.Come sapete da qualche tempo sto sviluppando un odio patologico nei confronti delle diete e dei dietologi.Ieri per disgrazia sono capitata su un programma tv dove dicevano che a metà pomeriggio dovrei mangiarmi una mastella (!) di macedonia e un finocchio intero crudo.Dopo aver fantasticato di sodomizzare lo spiritoso dietologo tv con altri ortaggi più adatti all'uopo, come il carciofo sardo con le spine, ho pensato che è proprio vero che è tutta questione di percezione.Perchè soffrire con diete e regimi o l'odiatissimo "moto", la stupidissima corsa che dovremmo trovare la forza di fare dopo otto ore e passa di lavoro e senza nemmeno l'ausilio di una righina di coca.Noi ci crediamo grassi ma basta guardare gli americani e diventiamo su[...]



Il cinema, il cinema ribelle

Sun, 15 Jun 2008 15:24:00 +0000

Càpita a volte che un film che sulle prime ti era sembrato un tantino verboso, del quale magari te ne eri dormita un pezzo, nei giorni successivi ti scavi dentro come una talpa. A me succede spesso e di solito con i film che alla fine mi piacciono e ricordo di più.E' l'effetto che mi ha fatto "Leoni per agnelli" di Robert Redford.I critici cinematografici con i controcoglioni ci tengono a sottolineare che è un film schierato, di parte, ohibò di quel democratico incallito di Redford. Quindi non gli piace perchè, se è bello e cool scoprire il lato buono dell'ex carognone Ispettore Callaghan ammorbiditosi con l'età, si meravigliano che chi è stato democratico in gioventù non diventi un fascistaccio da vecchio.Redford magari non ha il coraggio di gridare in faccia quel vaffanculo alla classe dirigente della quale racconta in questo film i misfatti perchè è un signore ma usa comunque allusioni sottili, e un finale che è peggio di una rasoiata che ti porta via l'orecchio.E' un film in parallelo. Due soldatini volontari (metaforicamente rappresentati dal nero e dall'ispanico) mandati al macello, un giovane senatore 'rrampante con il cuore in pelle di coccodrillo che finisce per credere alle balle che racconta; una giornalista come non se ne fanno più, con i neuroni che si accendono di luce propria e che perlamadonna producono domande! che intervista il senatore per la sua rete televisiva; un professore socratico che cerca di risvegliare lo studentello brillante ma svogliato, quello capace in potenza di grandi cose, "che potrebbe fare di più" ma che ne ha per il cazzo. C'è un America da ricostruire (anche una sinistra?) e bisogna darsi da fare con il materiale che si ha a disposizione.Qual'è la tesi di fondo del film? Questa guerra, queste guerre, venute dopo l'11 settembre, sono costruite sulle menzogne.Il grande impero militare americano manda ancora i soldatini allo sbaraglio come nel Vietnam. "Mi sembra militarese per esca" fa notare la Streep al senatore Cruise quando lui spaccia la trovata di mandare piccoli gruppi di militari in mezzo ai talebani in cima ad una montagna come una grande campagna risolutiva della guerra. Campagna studiata a tavolino a Washington da gente che al massimo può rischiare la pelle scivolando nella doccia e che è specializzata nel mandare gli altri a morire per i suoi porci interessi. Quegli altri che riescono ad essere comunque eroi, i leoni del titolo, appunto.Il duello dialettico tra Streep e Cruise è il pezzo chiave del puzzle, quello che mette a nudo il ruolo della politica e della stampa come complici nel trascinare il destino dei popoli nel baratro della guerra. E' solo quando i due agiscono in sinergia che il trucco funziona alla meraviglia."Quand'è che siete diventati così?" chiede Cruise ironicamente alla sua interlocutrice, intendendo "così bravi a bervi qualunque balla"."Eravamo stati attaccati, c'erano i ragazzi impegnati al fronte", è la giustificazione che dà la Streep e che chiunque darebbe, in certe condizioni e soprattutto essendo americano. Facile pensare che se i leoni venissero a sapere fino a che punto gli agnelli li hanno raggirati non tarderebbero a sbranarli senza pietà.Quando Meryl torna in redazione e parla al suo capo dell'intervista realizzata con il senatore, delle sue perplessità e dice "non possiamo riportare automaticamente tutto ciò che il governo ci dice", Redford ci mostra un'America ancora disperatamente aggrappata ai valori democratici, che però forse non resisterà alle logiche della scelta dei titoli delle breaking news.Credo che questo film mi stia scavando dentro perchè, anche se parla dell'America, della guerra in Afghanistan, dell'eroismo dei marines, della patria e dei media a stelle e strisce è un film che riguarda l'Italia e quello che è diventata da noi l'informazione.In quale buco nero è scomparsa la [...]



Espiazione di una povera spettatrice

Sun, 11 May 2008 19:58:00 +0000

(image) Ammazza che siluro m'ha tirato Joe Wright con questo film!
Io mi aspettavo uno di quei bei film ivoriani inglesi con le atmosfere di sottile perfidia alla "Quel che resta del giorno" e le crudeltà altmaniane di "Gosford Park".

Le premesse erano interessanti. Una ragazzina accusa ingiustamente il moroso della sorella e da lì ne nasce una tragedia.
Invece mi sono ritrovata con un polpettone d'amore a base di "torna da me", "io ti amo", "torna da me". Una parte centrale ambientata a Dunkerque di una noia mortale, un finale stucchevole che coinvolge la povera Vanessa Redgrave, mai maltrattata tanto dai tempi dei "Diavoli" di Russell.

L'unica cosa interessante del film è guardare Keira Knightley e chiedersi: ma quanto deve essere magra una per sembrare così magra sullo schermo?
Tutto il film promette ma non mantiene. Troppa letteratura ad alto tasso di estrogeni nonostante l'autore uomo, troppo "Paziente inglese" che qui diventa impaziente che il film finisca.
L'unica "Espiazione", alla fine è quella dello spettatore che si domanda, "che ho fatto di male per meritare questo?"

Voto= 6 politico per Keira



La Rosa Bianca - Sophie Scholl

Wed, 20 Jun 2007 20:59:00 +0000

Questo film di Marc Rothemund, uscito nel 2004, racconta con grande precisione storica l’arresto, la detenzione, l’interrogatorio, il processo-farsa e la condanna a morte di Sophie Scholl, di suo fratello Hans e dell’amico Christopher Probst che, assieme ad altri studenti di Monaco diedero vita al movimento di opposizione al regime nazista “La Rosa Bianca”.Narrato con stile scarno e senza indulgere in scene madri, il film ha il grande merito di riportare sotto la luce della storia una vicenda fin troppo poco ricordata. Bravi gli attori, sui quali spicca la protagonista Julia Jentsch, che interpreta con grande intensità ogni momento della passione di Sophie.Mi occupai della Rosa Bianca in occasione della mia tesi di laurea in psicostoria. Rimasi subito affascinata da Sophie e dai ragazzi e dalla forza delle loro convinzioni. Ecco cosa scrissi di loro:La "Rosa Bianca" era il nome con il quale un piccolo gruppo di studenti e docenti dell'Università di Monaco firmava dei volantini clandestini nel 1943, nei quali venivano denunciate le nefandezze compiute da Hitler e dai suoi accoliti e si invitava la popolazione tedesca a ribellarsi al regime, in nome della dignità e della libertà. Le figure preminenti nel movimento erano i fratelli Hans e Sophie Scholl.Gli Scholl avevano condiviso all’inizio, come la maggioranza dei tedeschi, la suggestionabilità di fronte al simbolo risvegliato della patria, e aderirono da parte loro alla gioventù hitleriana. Il sentimento della comunità ed i suoi rituali di sempre, semplici ma terribilmente efficaci al contempo, li affascinavano e li allacciavano nella credulità. Sentivano che dovevano fare qualcosa per la patria ed erano convinti che sarebbe stato qualcosa di buono. Il loro padre, è vero, li metteva in guardia contro coloro che aveva intuito sarebbero stati dei profittatori e degli ingannatori, ma il loro entusiasmo era sincero.L'esperienza nella Hitlerjugend, all'inizio così soddisfacente, volge in seguito verso il disinganno e una profonda delusione, soprattutto in Hans. Il comandante gli aveva proibito di cantare canzoni russe e norvegesi perché non appartenevano al suo popolo; gli aveva tolto dalle mani un libro di Stefan Zweig, proibito, ma soprattutto l'impatto con l'irreggimentazione e il grigiore del Congresso di Norimberga gli avevano procurato una profonda inquietudine, derivante dall'osservare la mancanza di libertà individuale nelle organizzazioni del partito.Le notizie che filtravano a stento nella popolazione su coloro che sparivano nei campi di concentramento raggiunsero anche i cinque fratelli Scholl e la loro famiglia.La sorella Inge, in un libro dedicato ai fratelli, ricorda:"Oh, Dio! Il dubbio che inizialmente era solo una incertezza, si trasformò dapprima in una cupa disperazione, indi in una ondata di indignazione. Il mondo puro e fiducioso in cui credevamo cominciò a crollare, un po’ alla volta, nel nostro animo. Che cosa avevano fatto, in realtà, della patria? Non v'era più libertà né vita in fiore né prosperità né felicità per gli uomini che vivevano entro i suoi confini. Oh, no! Avevano posto, uno dopo l'altro, dei ceppi sulla Germania, fin quando non divenimmo tutti, man mano, prigionieri di un grande carcere".Il contatto con l'ambiente universitario, e la scoperta di un diffuso malessere nei confronti della dittatura, spingono Hans all'azione. Nascono i primi volantini della "Rosa Bianca". Ha l'appoggio di un suo insegnante, il professor Huber, della sorella Sophie e di gruppo di amici e colleghi, tra i quali Christl Probst e Willi Graf. Poi seguono l'arresto del padre, oppositore da sempre del regime, condannato a quattro mesi di detenzione da un Tribunale Speciale e la guerra. Hans vede con i propri occhi gli effetti della odiosa persecuzione antiebraica.[...]



Priscilla Pride

Sat, 16 Jun 2007 14:48:00 +0000

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Oggi siamo tutti froci, contro l'intolleranza e l'omofobia.


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Viale del Tremonti vol. 1

Wed, 13 Jun 2007 20:23:00 +0000

Qualche mese fa, visitando come al solito la Biblioteca di Shawshank ho letto che era partito un gioco a sfondo cinematografico sul blog "Qualcuno volò sul nido nel culo": rieditare i titoli dei film giocando con lettere e parole, aggiungendo una mini trama esplicativa.Questo gioco nacque anni fa da una sfida tra Roberto Benigni, Stefano Bartezzaghi e Umberto Eco, come raccontato nel libro "Sfiga all'OK Corral" ed è sempre divertente.Impossibile non partecipare all'iniziativa... ma come prevedevo il gioco mi ha preso la mano ed ecco qualche mia rivisitazione che ripropongo qui sul Kino dopo la trionfale tournée su "L'Orizzonte degli Eventi" (ma che sta' a ddi'?) L'ennesima vittima di un feroce serial killer – La nona mortaUn giovane dentista aspetta il primo cliente – Il deserto del tartaroCuoco giapponese in vacanza – Un tranquillo week-end di tempuraLe avventure di un micio goloso a Napoli – La sfogliatella e il gattoTragedia sfiorata al reattore nucleare – Le radiazioni pericoloseCorrado Guzzanti perseguitato da un suo personaggio – L’odio di LorenzoIl dietro le quinte di “Amici” di Maria De Filippi - Cantando dietro i paraculiCaccia al dermatologo scomparso – Alla ricerca di NevoNazisti nascosti in un convento – Dossier badessaEvasione di ladruncoli da Rebibbia – Fuga di mezzetaccheLe storie parallele di un gruppo di politici in declino – Viale del TremontiUn party in cantina – Giù la festaRocco a Parigi – Il favoloso culo di AmélieAnnullata l'autopsia – Non aprite quella mortaOgni tre pasticche un acido in regalo – Omaggio allucinanteIl fascino di Zingaretti conquista anche i gay – A qualcuno piace calvoPartita a scacchi all’inferno – L’arroccato del diavoloIn realtà avrebbe vinto Kerry – C’era una svolta in AmericaLa magica Roma – Ecco l’impero dei SensiMi piace spennare i polli a poker – Barando con uno sconosciutoLe imprese di un gruppo di hackers – Così parlò AltavistaPorno acrobatico – La foresta delle pugnette volantiVivo accanto ad una friggitoria cinese – Il fetore dalla Cina colpisce ancoraMi sono licenziata – Fuga dal capatazDramma della miseria, costretti a rubare – Ladri di cotoletteDonna rimane incinta di un alieno – Il figlio verdeTrovato inedito di Steve McQueen girato ad Amsterdam – GullittStoria di sangue e camorra – Il cattivo fetenteOrrore a Torino – Non si sevizia un ChiamparinoL'incredibile storia di un messicano che un pomeriggio perse improvvisamente la vista - Il buio oltre la siestaL'ultimo successo di Rocco - Good Night, and Good Fuck[...]



Echi tarantiniani in Casino Royale

Sun, 10 Jun 2007 08:57:00 +0000

Tra le notizie e notiziole legate al film che ha sancito il ritorno trionfale di James Bond sugli schermi c’è quella che a dirigere Casino Royale, in un primo momento, avrebbe dovuto essere Quentin Tarantino. Poi evidentemente non se n’è fatto nulla, anche se io personalmente avrei trovato succulenta l’idea, come tutte le cose impossibili.Certo avremmo assistito alla totale dissacrazione del compassato agente inglese. Per intenderci, Bond dalla cura Tarantino non si sarebbe ripreso tanto alla svelta da potersi spupazzare Vesper sopra e sotto.No, non sto dicendo che avrebbe fatto usare il rasoio a Le Chiffre in stile Mr. Blonde, anche Quentin è un uomo, per bacco! Dico solo che se Tarantino avesse avuto per le mani Bond lo avrebbe definitivamente privato di quell’alone di serietà e autocompiacimento che ne hanno fatto un mito. Un Bond che spara più cazzate che colpi di pistola, come Vincent Vega, non sarebbe stato proprio possibile.Però che peccato, avremmo avuto forse meno azione e inseguimenti ma più violenza efferata e dialoghi surreali. Per esempio, durante la partita a poker qualcuno tra i giocatori avrebbe potuto iniziare una interessante discussione su “Baby One More Time” di Britney Spears e Felix ad un certo punto avrebbe potuto rubare l’agendina di Le Chiffre e dire “chi cazzo è Toby?”Senza contare che vedere Harvey Keitel nella parte di Mathis, con tutto il rispetto per Giannini, avrebbe fatto venire i brividi. Come avrebbe liquidato lui i corpi… Samuel Jackson sarebbe stato grande nella parte del terrorista africano e se pensiamo a Pam Grier nei panni di M, a Hattori Hanzo in quelli di Q e a Lucy Liu con le lame rotanti nel cameo di “Toby la cinesina”, wow!Ma è proprio vero che non c’è nulla di Tarantiniano in Casino Royale? Prendiamo la scena della “rianimazione”. Ha un qualcosa di comico che, se si fosse spinta un tantino più in là, avrebbe ricordato la resurrezione di Mia in Pulp Fiction. Certo, Vesper in abito da sera che spara un siringone in pieno muscolo cardiaco a James è un po’ forte, lo ammetto.Veniamo alla famosa scena della tortura. All’inizio abbiamo un uomo nudo legato ad una sedia, in una specie di garage o capannone. Manca “Stuck in the Middle With You” alla radio, ma tutto ricorda “quella” famosa scena. L’uomo è in totale balia del cattivo, che se è stato capace di far gettare fuori da uno yacht i suoi ospiti è senz’altro uno psicopatico del cazzo.Dall’altra stanza giungono le grida di Vesper. Cosa le staranno facendo? L’espressione di puro terrore in viso a Bond dice che qui non si scherza, qui c’è da aspettarsi qualcosa di tosto, roba splatter stile Eli Roth.Poi però il glaciale Mikkelsen se ne esce con un apprezzamento sul fisico da sex bomb di Bond, con la battuta “Che spreco”!” e la scena comincia a cambiare registro. La tensione omoerotica scivola sul surreale quando Bond, nonostante riceva ben cinque colpi che avrebbero steso un toro Miura dopo il secondo, chiede a Le Chiffre di “grattarlo là sotto”.Quando il torturatore sadico mette mano al rasoio e le cose sembrano volgere veramente alla bassa (in tutti i sensi) macelleria, chi arriva a mettere a posto le cose? Ci sarebbe stato bene Bruce Willis con la katana sguainata ma invece arriva solo Mr. White.Mr. White, in puro stile “Iene”. Senza contare che nei panni del Mr. Blonde della situazione abbiamo un attore che si chiama Mads… come Michael Madsen. Ma queste sono solo coincidenze. Forse scopriremo che è solo perchè il vero nome di Le Chiffre è Marvin.Ma che cazzo stavo dicendo?.. Ah si, tirate fuori un dollaro per la mancia. Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie![...]



Lara Croft - Tomb Raider

Sun, 03 Jun 2007 16:19:00 +0000

Il mio incontro con Lara Croft fu in occasione dell'uscita del primo gioco.Carina la bambolina tutta curve da far saltare su e giù dai precipizi appesa alle liane, con delle sparatutto che avrebbero fatto invidia alla Milizia del Montana. Peccato che i miei tentativi di "giocare" con Lara si risolvessero tutti miseramente con la bambolina che cadeva in un fiume e moriva. Dopo aver ricominciato e averla fatta morire altre innumerevoli volte mi ruppi le palle e pensai che non era roba da quarantenni.Noi vecchi al massimo possiamo giocare utilizzando i cheats in God Mode e scaricarci le nevrosi sparacchiando a destra e a manca ammazzando il più possibile. Feci così con "Doom" e "Blood". Con "Diablo" non barai ma non mi sono mai riavuta dal fatto di essere arrivata all'ultimo livello senza riuscire mai a battere lui, Diablo, appunto. Mortacci!Tornando a Lara Croft, oggi ho voluto riassaporare il gusto di un bel filmaccio tutto avventura e neuroni disattivati, da cinema parrocchiale di una volta.Con questo "Lara Croft - Tomb Raider" del 2001 sono partita assolutamente prevenuta, perchè Angelina è una presenza molto ingombrante, tra i canotti e le boe che gli hanno gonfiato a 2.8 per questo film e l'inizio era abbastanza noioso, con il transformer e tutti quei macchinari.Vabbé, pazientiamo. Saltano fuori i soliti massoni complottardi, gli Illuminati, e un bel tomo giustamente odioso che vuole mettere le mani su un triangolo magico che, ricomposto nei due pezzi originali, darà a chi lo possiede poteri infiniti, ecc. ecc. A Indiana Jones fischiano le orecchie.Tra un primo triangolo che si trova in Cambogia e l'altro che bisogna recuperare nell'amena Siberia, tra cani da slitta e laghi ghiacciati, botte, Lara che mena come una vera cattiva ragazza e tutto sommato il giusto di effetti speciali, il film risulta invece molto divertente.Ok, lo confesso, il motivo vero per il quale ho messo su questo film oggi pomeriggio è qui a fianco. Una scena che mette a dura prova i tastini dell'avanti e quello dell'indietro sul dvd player. Che bella invenzione il tastino! Un bel dai e vai virtuale.Ricompostami nei panni della critica seria, segnalo infine come Angelina possa essere promossa a pieni voti per la parte dell'eroina Lady Croft. Chi se ne frega dei canotti, è un gran bel vedere ed è ironica al punto giusto.Cameone del babbo vero Jon Voight, imbolsito dagli anni (che peccato, ve lo ricordate giovane giovane in "Conrack"?).Iain Glen interpreta con la giusta spocchiosa arroganza il cattivo neanche poi tanto tale.Noah Taylor è il nerd occhialuto (era il giovane Helfgott in "Shine"), che fabbrica tutti i gingilli da combattimento per Lara, un po' il suo Q e Chris Barry è il maggiordomo dal nome femminile, Hillary. Supponiamo che in segreto, mentre Lara è in missione a recuperare cimeli lui si vesta con i completini da lady della padrona che lei gli snobba sempre.Lui, Daniel Craig, è l'avventuriero Alex che risveglia per un attimo i sensi devitalizzati di Lara. Purtroppo l'eroina è affetta da un Edipo irrisolto grosso come una casa, pensa solo al babbo e sarà per un'altra volta. Che spreco.[...]



Che la festa sia con voi - Trent'anni di Star Wars

Fri, 01 Jun 2007 17:38:00 +0000

Dite quello che volete, ma per me Star Wars è Darth Vader (o Fener, come lo tradussero allora, con la mania di storpiare tutto, in italiano).Il padre perduto, l’angelo del male, il jedi votatosi al lato oscuro della Forza, ha sempre rappresentato per me il motivo principale di interesse per la saga, ideata da George Lucas, che il 25 maggio scorso ha compiuto trent’anni.Andai a vedere il primo “Guerre Stellari” (ora Episodio IV nell’economia generale della serie) in un cinema di periferia. Avevo appena visto anche “Incontri ravvicinati del terzo tipo” di Spielberg che, con l’astronave madre rutilante di mille luci e colori, mi aveva impressionato più o meno come l’arrivo del treno a La Ciotat aveva colpito i primi spettatori del cinema dei fratelli Lumiére.Sarà stata l’inadeguatezza tecnica della sala o la preferenza per il film di Spielberg ma allora “Guerre Stellari” mi sembrò più o meno una favoletta anche se arricchita da mirabolanti (per quei tempi) effetti speciali.L’unica cosa che mi piacque veramente da pazzi era proprio lui, Darth Vader, con quel terrificante respiro da enfisema e la maschera nera che risvegliava in me il trauma infantile di Belfagor. In più era una carogna finita dai poteri misteriori e terribili e si sa che alle ragazze piacciono un sacco i farabutti.Il resto della saga l’ho visto negli anni seguenti in TV o in DVD. Non ho mai considerato memorabili né il secondo episodio, “L’impero colpisce ancora” né tanto meno “Il ritorno dello Jedi”, con quel disgustoso Jabba the Hut (quando vedo il Betulla un po' me lo ricorda) e quegli stucchevoli orsetti del cappero.E' vero, non avrei certo gettato alle murene Han Solo, e nemmeno forse Luke, R2D2 era il robottino più simpatico e spaccaballe dai tempi di Robby, ma Darth era Darth. A proposito, guardate un po' qui come si sono tutti ridotti. Un macello. Trent'anni e sentirli, eccome.Il mio interesse per la saga si è destato nuovamente con i nuovi episodi prequel usciti negli ultimi anni, che promettevano di raccontare tutto l’antefatto e soprattutto la storia di Anakin Skywalker (Darth Vader) che ormai sapevamo essere il padre di Luke e Leia e del quale i nuovi episodi avrebbero rivelato la discesa all’inferno.Nonostante un po’ troppi bambocci petulanti e una dose abbondante di sentimentalismo nella parte dedicata alla regina Amidala, con le nozze sul lago di Como dove mancava solo Clooney e un pericoloso miscuglio di amore, luna e stelle che avrebbe fatto mettere mano al fucile Bukowski, confesso che sono rimasta veramente colpita ed emozionata da una scena di Episodio III, visto al cinema l'anno scorso.Dopo il duello all'ultimo sangue con Obi-Wan, Anakin giace orribilmente bruciato e amputato sulla riva di un fiume di lava e viene “ricostruito” e androidizzato, con la maschera che cala per ultima a chiuderlo per sempre nell’armatura nero metal-latex e il respiro diventa quello inconfondibile di Darth Vader. E’ una favola, lo so, ma è da brividi.La fine dell’episodio poi, con l’apparizione della Morte Nera, si riagganciava perfettamente a quel film che avevo visto nel lontano 1978, con il quadro che ogni tanto se ne andava, tra il “buu-buu” dei ragazzini impazienti e il pavimento ricoperto di cartacce, stecchi di “moretto” e sacchetti di patatine.Il ciclo era chiuso ed era valsa la pena di aspettare trent’anni per conoscerne il mistero.[...]



Brokeback Mountain - Casalinghi disperati

Wed, 30 May 2007 19:25:00 +0000

Quanti secoli dovranno ancora passare perchè in un film hollywoodiano si possa vedere una coppia gay che vive la sua condizione senza rodimenti, lacrime e tragedia finale e dove l'amore trionfa veramente?Esiste un bellissimo documentario intitolato "Lo schermo velato", dove vengono intervistati autori, attori e registi che raccontano come Hollywood ha trattato il tema dell'omosessualità dagli esordi ai giorni nostri. Ne consiglio vivamente la visione, per capire come in fondo anche "Brokeback Mountain" non si discosti molto dal solito clichè sui gay nel cinema commerciale. Un film che ha avuto molto successo ma che, molto ambiguamente, non fa che contribuire a perpetrare una visione dell'omosessualità come sofferenza, espiazione, martirio.Due uomini, due rudi cowboy, si trovano da soli su un monte a badare ad un branco di pecore. Prima fanno i duri e puri e poi che succede? Colpa dell'isolamento.Per di più la situazione è delle più disgraziate. Uno dei due, dal nome assurdo di Ennis Del Mar è gay soltanto a part-time e di quelli che dopo essersi serviti abbondantemente si fanno venire la nausea quando gli portano il conto. E' evidente che l'altro, Jack Twist, il vero eroe della storia, quello totalmente gay e innamorato, sarà destinato a soffrire tutta la vita. Non a caso noi donne ci identifichiamo in lui dal primo istante.Finita la stagione del pascolo i due si salutano e adios, non prima che Ennis abbia raccomandato all'amico di non raccontare a nessuno quello che è successo tra le fresche frasche, non si sa mai.Tornato all'ovile, è proprio il caso di dirlo, Ennis si sposa una sciacquetta che in tre secondi netti gli scodella due marmocchie petulanti.Dal canto suo a Jack va un tantino meglio. Almeno la sua altrettanto insulsa moglie è ricca, o meglio lo è il suocero.Un giorno Jack si rifà vivo con Ennis e sono di nuovo dolci baci e languide carezze sotto il portico, con la mogliettina che occhieggia basita dalla finestra. Da quel momento i due, con la scusa di andare a pescare, si incontreranno periodicamente sulla montagna galeotta. Per vent'anni.Tra divorzi, mamme che imbiancano e figli che crescono e nonostante abbia provato a rifarsi una vita con un altro casalingo disperato, il cuore di Jack è rimasto con Ennis a Brokeback Mountain. Ad ogni incontro ogni offerta di Jack di sfidare le convenzioni e andare a vivere insieme viene rifiutata dall'uomo tutto di un pezzo, che non vuole che il paese mormori ma preferisce vivere nell'ipocrisia del "toccami Cecco, mamma Cecco mi tocca". Anzi, affinchè suocera intenda, racconta di quando, da piccolo, assistette allo scempio di un gay del luogo, ucciso dai veri maschi del luogo con modalità efferate.Come da manuale, non può mancare il finale tragico, i rimorsi tardivi, lacrime da coccodrillo e la camicia dell'amato che diventa la reliquia dell'amore impossibile, pateticamente appesa sulla gruccetta di fil di ferro.Il film è piuttosto lento, noiosetto perchè scontato, senza momenti di vero grande cinema ma con molto National Geographic e Marlboro Man e con una sceneggiatura dai dialoghi a volte involontariamente ridicoli.Dei due interpreti, calerei un velo pietoso su Heath Ledger, che ha l'espressività di un trumeau del '700. Sempre sulle spine, da un lato recita bene il ruolo del gay per forza ma, che cappero, un pò più di anima non avrebbe guastato. Jake Gyllenhaal invece è perfetto, caruccio e appassionato allo stesso tempo, anche se non arriva alle vette dell'indimenticato River Phoenix di "Belli e Dannati" che ancora oggi, nella scena della dichiarazione a Keanu davanti al fuoco, dà i brividi. Altri interpreti non pe[...]



Caché - Niente da nascondere

Mon, 28 May 2007 12:06:00 +0000

(image) "Caché" ("Nascosto", tradotto malamente nel suo contrario "Niente da nascondere") di Michael Haneke, regista viennese qui alle prese con una storia di ambientazione francese, è uno di quei film che mentre li guardi ti chiedi come mai non stia succedendo nulla e guardi l'orologio ogni dieci minuti, ma quando hai terminato la visione cominciano a scavarti dentro come talpe.

Interpretato dai perfetti Daniel Auteuil e Juliette Binoche, inizia come un thriller e finisce in un incubo dal quale difficilmente i protagonisti potranno mai uscire. Un ritratto ultraborghese alla Chabrol ma se possibile ancora più crudele, un intervento a cuore e cervello aperti, eseguito senza anestesia.

L'occhio che osserva il protagonista Georges Laurent, un conduttore televisivo con una famiglia dove nessuno sa niente degli altri e apparentemente non succede nulla di rilevante, è quello di una videocamera, piazzata davanti a casa sua da mano ignota. Qualcuno gli recapita i nastri con le registrazioni, accompagnati da disegni infantili di bimbi che sputano sangue. Laurent e la moglie sono nel panico. Cominciano i sospetti, le bugie, il figlio scompare ma in realtà non è successo nulla, o forse qualcosa è successo? I bambini ci guardano.

Le videocassette, prova evidente che qualcuno lo osserva da vicino, obbligano Laurent a ricordare fatti sepolti vivi nella memoria, a togliere il velo di ipocrisia dai suoi gesti quotidiani, a mettersi a nudo anche con i superiori. Uno dei nastri riprende la casa dell'infanzia di Laurent e pian piano qualcosa comincia ad emergere dal passato.
Gli anni '60, i fatti di Algeria sullo sfondo, la famiglia di Laurent che voleva offrire un futuro ad un piccolo orfano algerino, la gelosia del figlio legittimo e un gesto di incosciente infantile crudeltà. Forse chi spaventa Laurent ha a che fare con quella storia lontana, forse è una vendetta o forse solo il tentativo di scuotere Laurent e la società che lo rappresenta dall'apatia.
Non ci potrà mai essere integrazione finchè ci difenderemo dagli altri, dai diversi considerandoli dei senza valore, o semplicemente rimuovendoli dalla coscienza, come l'anziana madre di Laurent (uno straordinario cameo di Annie Girardot).

Ciò che Laurent vuole, una volta riesumato il cadavere del passato è riseppellirlo al più presto, difendere la sua ottusa tranquillità borghese, tornare nella sua casa dalle pareti imbottite di libri, difendere la sua coscienza dal senso di umanità. Nemmeno l'assistere ad una scena sconvolgente e totalmente inattesa, ripresa in diretta dalla stessa videocamera come in uno snuff-movie, scuoterà il suo cinismo.

Haneke, con la scientificità di un anatomopatologo, fa l'autopsia alla nostra società, al nostro benessere materiale ma non morale, ai conti aperti con il passato. Non ci rivela chi ricatta Laurent ma l'ultima scena può forse farci intuire che la storia non è finita ma si protrarrà per le generazioni future. Voto 8.




Casino Royale - Se nun è bono, che Bond è?

Thu, 24 May 2007 17:50:00 +0000

Dopo lo straordinario successo ottenuto lo scorso inverno nelle sale di tutto il mondo, è uscito in DVD, in edizione singola e Collectors a due dischi, "Casino Royale", il primo Bond dell'era Craig.Sono abbastanza grande per essere cresciuta con i film del mascalzone scozzese Sean Connery e fino a poco tempo fa avrei detto che non avrei avuto altro Bond al di fuori di lui. Avevo fatto i conti senza l'oste, però.Un oste dal corpo da ululati e dallo sguardo blu che non è uno sguardo, ma un arma di distruzione di massa. Questo Daniel Craig, che Dio lo benedica, è proprio il più bono dei Bond.In un primo momento i puristi erano insorti all’idea che ad interpretare l’agente 007 fosse questo inglese biondo di Liverpool dal fascino proletario che ti aspetti di trovare a bere birra in un pub piuttosto che un Martini “mescolato, non agitato” in un lussuoso locale per ricconi.Non l'avevano ancora visto in smoking, e nemmeno in quei letali calzoncini "speedo" de La Perla (mi sono informata, sono andata a leggere l'etichetta!), mentre esce dall'acqua.I tempi sono cambiati e i servizi segreti non sono più roba da signorine. Con tutti ‘sti terroristi in giro, ci vuole gente che spara, rotola, si arrampica sulle gru e viene giù dal sesto piano senza fratturarsi nemmeno una placca tibiale. Qualcuno con i muscoli gonfiati a 2.8 che all’occorrenza diventa un mago del poker, sempre al servizio di Sua Maestà, è ovvio. Per questo tipo di agente segreto stile “fatti, non pugnette”, Craig è assolutamente perfetto, come era perfetto Connery ai suoi tempi. Tra di loro, il nulla. Provate a rivedere gli altri Bond, dal Carneade Lazenby a Roger Moore e Timothy Dalton (e ci metto pure Brosnan), sono ormai inguardabili.Il film in sé funziona molto bene e finalmente rende giustizia a quello che è considerato il miglior romanzo di Ian Fleming, “Casino Royale”, che è il primo della serie e che, per motivi legati ai diritti, finora non era stato ancora degnamente adattato per lo schermo, se non nella parodia del 1967 con David Niven e ancor prima in un tv movie del 1953.Come negli altri episodi della serie non mancano le forzature e le situazioni paradossali, ma qui tutto è permesso, perchè Bond finalmente è tornato. Ed è anche un personaggio con una dimensione psicologica, che soffre, ama e odia. Merito anche qui di Daniel Craig, che non è solo sexy da morire ma anche un gran bravo attore.La scelta degli attori nel complesso è stata felice. M è ancora una volta una maestosa Judi Dench, il cattivone Le Chiffre, il molto interessante danese Mads Mikkelsen, è una sorta di Pierrot cattivo che lacrima sangue dagli occhi bicolore alla Marilyn Manson.Non c’è più la Spectre, perché la realtà degli ultimi anni ha superato il romanzo, e non sono ancora apparsi Q, l’omarello che forniva a Bond tutti i suoi gingilli e Miss Moneypenny. Forse saranno ripescati nei prossimi capitoli (ne sono previsti altri due per ora).Gli attori italiani non sono trattati molto bene, per la verità. La prima Bond girl Caterina Murino dice tre parole, si strofina abbondantemente addosso a Bond (come dev'essere stato difficile immedesimarsi nella parte) e finisce morta ammazzata. L’agente Giancarlo Giannini è meno credibile di Scaramella e Claudio Santamaria salta in aria, dopo non aver detto nemmeno beo ma aver mezzo distrutto l'aeroporto di Miami.La “Bond girl” protagonista Eva Green, gran topa sopraffina di rara eleganza e fascino, fa perdere la testa a 007 fino quasi a ridurlo desideroso di mettersi in pantofole davanti alla tv. Ohibò, per [...]



Il Codice Da Vinci - Aridatece Belfagor!

Tue, 22 May 2007 17:37:00 +0000

Imbarazzante come se avessero pubblicato sul web il tuo film privato dove fai il deficiente, o le porcate. Imbarazzante come tutti i film che nè il regista nè gli attori erano convinti di dover fare.Il Codice Da Vinci è una tale accozzaglia di situazioni assurde che diventa persino imbarazzante parlarne.Siamo a Parigi e i francesi parlano in francese con i sottotitoli.Un vecchio non-si-sa-cosa viene sparato nel Louvre, non da Belfagor, che sarebbe stato sempre interessante, ma da un povero attore platinato, Paul Bettany, nella parte del monaco assassino-redento-assassino-succubo del monsignore cattivo dell'Opus Dei, Alfred "Dr. Octopus" Molina.Questo monaco, che ha sviluppato un'ossessione per la Passione di Cristo di Mel Gibson, ignudo nella sua cameretta si flagella e impone il cilicio come la Binetti.Il vecchio intanto, che dev'essere in realtà un artista underground, dopo essere stato ferito a morte dal monaco riesce a farsi un giro per il museo, a nascondere indizi da caccia al tesoro dietro famosi dipinti di Leonardo, scrivendo cose senza senso con il sangue e infine inscena una installazione di body art stendendosi nudo con un pentacolo disegnato a sangue sul petto. Mortacci!Inevitabile che l'ispettore Fache, un Jean Reno sotto ipnosi, non ci capisca una mazza e chiami un certo Professor Langdon, esperto di simboli, per dirimere la questione. Langdon è interpretato da Tom Hanks che chiaramente è stato ricattato per fare 'sto film, devono essere saltate fuori delle foto dove bacia Wilson*.In realtà Jean vuole incastrare Tom e meno male che passava di lì Amélie che diventa da quel momento il suo angelo custode. Hanks aveva chiesto Emmanuelle Seigner ma niente da fare.Dopo uno spottone megagalattico della Smart con Amélie che guida meglio di Alonso, forse l'unico momento di azione del film, lei e Hanks, più spaesato del russo di "The Terminal" e in preda alla claustrofobia e forse al rimorso per essersi lasciato convincere a fare questo film, scappano per mezza Europa nascosti in un furgone portavalori. Notare che sono ricercati dalla polizia francese e presumibilmente dall'Interpol ma nessuna dogana nè posto di blocco riesce a fermarli.Dopo essersi impadroniti di uno strano aggeggio tipo sudoku che conterrebbe la risoluzione in codice dell'enigma... già, quale enigma? vanno a trovare Gandalf il grigio che si è ritirato con un maggiordomo in una villa in campagna.Gandalf offre funghi allucinogeni ai suoi attoniti ospiti e spiega loro come in realtà Cristo non sia mai stato crocifisso, ma fosse sposato con la Maddalena, che era la madre del Merovingio, quindi era la Bellucci in Matrix... no, nella Passione di Cristo, che Leonardo da Vinci, parente alla lontana di Morpheus, sapeva tutto perchè era del Priorato di Sion, una setta che difende le foche monache, o era il Santo Graal e che l'Opus Dei non si occupa di banchieri di Dio e alta finanza ma manda in giro i suoi adepti a partecipare alla caccia al tesoro.Sempre più increduli, Amélie e Tom scoprono altresì che la Maddalena è stata sepolta da qualche parte dopo che, incinta durante la crocifissione (ma Gesù non era morto di vecchiaia?), era dovuta scappare con il primo volo per Parigi per dare alla luce una figlia dalla quale discendono i reali di Francia e anche Lady D, ed è lei il Santo Graal, non la coppa che quel pirla di Re Artù ha cercato tanto, (o era Lohengrin?), che i rotoli del Mar Morto contengono la soluzione dell'enigma della Gioconda, che Leonardo era gay, che se intrecci il segno del maschio con quello della femmina ott[...]



Spider-man 3

Sun, 20 May 2007 19:34:00 +0000

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Stanchezza. Questa è la parola che mi viene di associare all'appena visto terzo episodio della saga dell'Uomo Ragno. Stanchezza e fiacca narrativa. Scarso entusiasmo da parte degli interpreti e degli spettatori. La coppia di fianco a me ad un certo punto si è messa tranquillamente a limonare ignorando completamente lo schermo, vi lascio dire.

Come in tutti i sequel che si rispettano anche qui si sta allungando la broda fino a renderla totalmente scipita. Se si pensa che questo film rimane nel ricordo solo per qualche scena ad alto tasso di effetti speciali non mi pare si possa considerare un complimento per Sam Raimi. A proposito, dov'è finita la proverbiale ironia di questo regista, che aveva fatto del primo Spider-man un film di supereroi diverso, meno pomposo e con un alter-ego umano decisamente dei più simpatici come Peter Parker? Citofonare Sam Raimi, ore pasti.
Gli effetti speciali, si diceva, e i cattivi di turno. Notevole l'uomo di sabbia, un pò meno il simbionte alieno che assomiglia un pò troppo all'olio nero di X-Files e l'altro villain, Venom. Alfred Molina, dove sei?

Charles Bukowski disse una volta: "Se mai dovessi parlare di amore e di stelle... uccidetemi". Ecco la fine che rischia di fare il vecchio Sam.
Tre quarti del film sono dedicati all'eterno tiramolla con l'eterna fidanzata MJ e sono francamente troppi. Un supereroe che ripiega sul privato a questo modo non s'era mai visto. Dopo tre puntate mi piacerebbe sapere tra l'altro che fine hanno fatto i superpoteri erotici ai quali si era accennato nel primo film. Da nessuna parte, visti i due di picche che piovono come nespole sul capo del povero Peter, qui però veramente troppo pirla per avere la nostra solidarietà.

E dello Spider-man nero non ce ne parli? L'alter-ego alieno che fa diventare Peter Parker un duro con due palle così? Che lo fa anche un tantino sbroccare? Bello il costume ma Tobey non sembra all'altezza della trasformazione psicologica. Più che preda di un simbionte sembra fatto di qualche brutto acido.
James Franco timbra il cartellino di eterno rivale in amore e antagonista nel comparto supereroi, Kirsten Dunst non è sfolgorante come il solito e Bryce Dallas Howard fa più o meno una comparsata da oca bionda.
Se questo è l'andazzo, per Spider-man 4 la vedo brutta. Voto 6 1/2 per crediti precedenti.




Ariécchime

Sat, 19 May 2007 20:04:00 +0000

(image) Dopo un lungo periodo di inattività, riapre in pompa magna il Kinolameduck.

Ultimamente la proiezionista dai piedi palmati non era più riuscita a vedersi un film da recensire e quei bei tomi di YouTube gli avevano sassato via la metà dei filmati, quindi è stato necessario un discreto lavoro di ri-linkatura delle clip, di aggiornamento dei testi, eccetera.
Godetevi (se vi accontentate di questi piaceri solitari) alcune recensioni di film non nuovissimi ma che potete recuperare facilmente in disco versatile digitale (DVD). Domani spero di portare la papera a vedere Spiderman III e quindi avremo anche un film nuovo da commentare assieme.

Cercate il vostro film preferito nei post addietro o grazie alle parole chiave.
A vostro rischio e pericolo visitate l'angolo del Bond-age nella sidebar. Cliccando sulle miniature delle clip si aprirà un piccolo schermo in alto dove potrete visionare vari filmati direttamente da Google Video (mannaggia, le studiano tutte!)
Nella scelta dei filmati si noterà una certa monotematicità e insistenza sul maschio sublime che ha folgorato di recente la proiezionista, ovvero il nuovo Bond, Daniel Craig. Portate pazienza, finchè non le passa bisogna sopportarla. Non mancheranno comunque i buongustai di entrambi i sessi che apprezzeranno tanto bendiddìo.

Orsù, vi lascio con la recensione di "Closer". Buone visioni.





Closer - Cornuti e mazziati

Sat, 19 May 2007 19:43:00 +0000

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Dan, che non è Dan Brown, incontra Alice, che è Natalie Portman con la parrucca delle ragazze della base lunare di UFO e fa la lap dance. Lui si innamora perdutamente ma dopo cinque minuti vorrebbe farsi Pretty Woman che per campare ora fa la fotografa ed è piuttosto sciupatina.

Nel frattempo Dan, che non ha un cazzo da fare tutto il giorno perchè scrive necrologi e deve aspettare che qualcuno schiatti per "laurà", si diverte a scrivere zozzerie in chat e si spaccia per una certa Anna, che poi è Pretty Woman. Ma guarda i casi della vita, chi chatta con lui è Clive Owen che dovrebbe fare il dermatologo ma stufo delle altrui piattole cerca di distrarsi anche lui chattando.

Dopo una buona mezz'ora di "mi ti farei in metropolitana davanti a tutti", "ah, si, ancora, strizzami le tonsille con le pinze", "ti spalmerei tutta con la gorgonzola", "fammi vedere i sorci verdi", il perfido Dan organizza un'anella mostruosa all'ignaro Clive. Sempre spacciandosi per la strafiga di nome Anna gli dà un appuntamento all'acquario di Genova dove, ma guarda i casi della vita, la vera Anna si troverà veramente a passare. Dopo una figura di merda di Clive che ricorda all'ignara Pretty Woman le porcate che si sono detti in chat, i due si innamorano.

Passano i mesi, Clive ha sposato Pretty Woman ma lei, la porcona, pensa ancora a Dan che sta con Alice e naviga e scarica i film gratis.
Passano i mesi, Pretty Woman ha messo le corna a Clive con Dan nel loro appartamento elegantemente arredato all'Ikea, così impara a chattare in ambulatorio invece di darsi da fare, e lui le fa un cazziatone molto raffinato, dandole elegantemente della troia.
Disperato, Clive va nel locale di lap dance dove, ma guarda i casi della vita, c'è Alice che gliela fa vedere dietro lauto compenso e poi in seguito gliela dà gratis.

Passano i mesi, Alice scopre che Dan scrocca l'ADSL e la tradisce, si incazza e va via di casa. Poi ne ho dormito un pezzo... Alice è tornata ma racconta a Dan, che ancora la ama, come si è fatta sbattere da Clive dietro la biglietteria delle giostre al lunapark e nel finale Dan scopre che Alice non era Alice ma Fastweb. Ecco perchè non riusciva a far andare il mulo!





Stanley Kubrick

Sun, 22 Oct 2006 14:41:00 +0000

(object) (embed) Un documentario sul grandissimo Stanley Kubrick.



Gillo Pontecorvo

Fri, 13 Oct 2006 07:48:00 +0000

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E' morto Gillo Pontecorvo, l'autore de "La Battaglia di Algeri" (1966) e di pochissimi altri film come "Ogro", "Kapo" e "Queimada" ma tutti di grande importanza per il cinema italiano.
Il film che dedicò ai moti di Algeria dei primi anni '60 è un'opera straordinaria su occupazione, resistenza, terrorismo e tortura (come si vede nella clip che presento). Tutti argomenti di atroce e stretta attualità, come ben sappiamo.