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Commenti per UniversoPoesia



Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.



Last Build Date: Mon, 26 Jun 2017 18:11:52 +0000

 



Commenti su Carabba vs. Ostuni e il (possibile) laboratorio bolognese. di Critica del testo poetico

Mon, 26 Jun 2017 18:11:52 +0000

[…] In forte affinità con la poetica di Magradze, nella sua accesa e fervente prefazione Ladolfi parla con toni assai critici di un “Novecento sperimentalista durante il quale si è consumato il divorzio tra parola e realtà, nell’abdicazione alla vocazione più autentica della scrittura in versi che consiste nel parlare all’uomo dell’uomo” (p. 5). Il progetto culturale di Ladolfi è perciò coerente con le sue proposte editoriali che ho avuto modo di leggere (Guerra alla tonnara di Andrea Italiano, recensito qui, e l’antologia La generazione entrante). Libri caratterizzati da una poesia comunicativa che sembra opporsi tout-court non soltanto all’ideologia avanguardista, ma anche ai suoi portati stilistici, perfino quelli (relativamente) moderati. Entrare nel merito di tale scelta non è certo nelle intenzioni di questa recensione; ma questo punto va meditato e discusso al di là delle sporadiche polemiche (vd. la querelle Carabba-Ostuni). […]



Commenti su Guido Monti su Malaspina di Maurizio Cucchi (Mondadori 2013) di alessandrocanzian

Sun, 03 Nov 2013 13:23:55 +0000

http://alessandrocanzian.wordpress.com/2013/11/03/malaspina-maurizio-cucchi/



Commenti su Carabba vs. Ostuni e il (possibile) laboratorio bolognese. di Generazione P (con oroscopo generazionale) | Poesia 2.0Poesia 2.0

Sun, 27 Oct 2013 18:20:54 +0000

[…] questo intervento sulla polemica Carabba-Ostuni, Fantuzzi conclude così il suo punto di vista: “Probabilmente […]



Commenti su Francesco Targhetta, cronaca di una stroncatura. di matteofantuzzi

Wed, 21 Aug 2013 04:59:48 +0000

ovviamente l'invito (anche perché il libro è uscito da più di un anno) è quello di leggere completamente il libro. ridurre anche sanguineti a quanto sopra mi pare riduttivo... sicuramente di accumulazioni nel libro di targhetta ne troverai, sicuramente (come ho avuto modo di dire un paio di mesi fa a portogruaro presentandolo) questo è un poeta che sa il fatto suo, s'è visto col suo reportage per La lettura de Il corriere della sera, s'è visto nel libro d'esordio, questo è stato un tentativo di lavorare su certe dinamiche e credo altresì che l'autore sappia che strade intraprendere con ancora maggiore decisione...



Commenti su Francesco Targhetta, cronaca di una stroncatura. di ivan

Tue, 20 Aug 2013 12:51:18 +0000

mi baso su pochi lacerti trovati in rete, non ho ancora potuto leggere il libro. ma stando a quel poco che ho letto, non capisco questo voler appiccicare all'opera l'etichetta avanguardista, sia da parte tua, sia nel commento di chi mi precede. tantomeno capisco l'accostamento diretto che fai con sanguineti. pochi versi che copio-incollo: allora torni in camera tra i ragni con l’impressione di invecchiare di qualche male più grande, che sia l’eccesso di vita dentro o l’impressione di allontanarsi da un ipotetico centro, come il lancio di boccia troppo lungo, la spaccata a biliardo che peggiora le cose, e cazzo dici agli amici a cena, dici basta, basta l’overdose di adolescenza strisciante che soffri e subisci sul fisico storto, non per quelle febbri liceali che ti alzavano di mezzo centimetro, rubandoti i lineamenti con mille spigoli di troppo, ma dopo ogni singolo ritorno a te stesso, nell’ascensore, in famiglia, rinchiuso nel cesso: sei cambiato come dicevano le zie di Pistoia e tutti i parenti alla morte di un nonno, ma perché così in peggio? cosa c'è di sanguinetiano? il dire "cesso" o "cazzo"? o certi passaggi barocchi tipo "overdose di adolescenza strisciante"? (vado a braccio, cerco di rispondermi da solo). per il resto prevalenza di endecasillabi, linguaggio colloquiale, qualche impennata barocca, certe similitudini, mi sembra, non così malvage. non una parola in latino, non una forzatura esasperata delle accumulazioni, non un inquinamento costante del testo con parole-lemmi della tradizione o di lingue straniere. forse tutto ciò è presente in altre sezioni del libro? ivan.



Commenti su Fare poesia nell’epoca dei troll. Quattro poeti italiani. di nico1934

Wed, 19 Jun 2013 05:05:32 +0000

Questo testo non vi sembra una sfilza di luoghi comuni sotto specie di dotta e discreta disquisizione, che vorrebbe risolvere chi sa che problemi e tuttavia non ne sfiora nessuno di quelli veri e sostanziali? Per un solo esempio, si prenda la solita storia dell'universalità dell'arte, qui riproposta come problema fondamentale, mentre sbiadisce tragicamente a fronte del riassetto interiore che l'arte, per esser tale, deve operare nel fruitore: «utilizzare il libro poetico come uno specchio nel quale rivedere se stessi», onde uno si ravvia il ciuffo e se ne va lieve lieve a bisbocce. E meno male che aggiunge «se questo pare banale», segno che anche a lui è balenato il sospetto. Ma poi lo annega in una sorta di biascico incomprensibile («anche se fuori dai confini italiani ora si può dire come una grande riconquista»): che cosa fuori dei confini italiani? Il libro come uno specchio o la sua apparente banalità o la grande riconquista? Altro esempio: «un’identità che diventa un tutt’uno tra l’autore e la propria poetica e ne condiziona l’opera, facendola incentrare sull’io scrivente togliendo magari spazio percentuale al lavoro formale per andarsi a concentrare piuttosto sull’aspetto sostanziale.». Questa citazione, sia chiaro, non è una estrapolazione illecita, anche perché qui basta risalire un po' su per ricontestualizzarla. Ora, a parte il fatto che non si capisce in che senso l'autore diventi un tutt'uno con la propria opera, c'è la solita tragica scissione tra forma e contenuto, mentre già da tempo ormai s'è appurato che in arte l'una non può essere senza l'altro e che l'altro s'identifica interamente con l'una. Pure ammettendo per un momento tale distinzione, subito viene a mente il Tasso che, rifacendo la "Liberata" come "Riconquistata", intendeva solo trasferire il "contenuto" della prima in un'altra forma, salvo poi accorgersi di avere fatto, non la stessa opera con una forma diversa, ma un'opera completamente altra e diversa dalla prima. Ché – bisogna sempre ribadirlo - non si tratta qui di forma e contenuto, ma di dispositivi tecnematici che han dell'una e dell'altra cosa che s'intende con “forma” e “contenuto”, e mutando l'uno o l'altra, vien mutato intero il dispositivo tecnematico, il quale sortisce effetti diversi, rispetto al primo, entro chi legge o guarda o ascolta. E poi quel titolo! Con i "troll", che non han punto a che fare col discorso poi seguito! E serve solo a mostrar chiaro che, secondo lui, tutti quelli che dicono cose diverse dalle sue, anche se son ben fondate e meditate e giovano a far chiaro togliendo errori talvolta gravi e fuorvianti, sono dei "troll". Parola questa che, a me pare infine, non corrisponde a nulla di concreto, ma nasce da una malattia diffusissima in questi tempi, che io chiamo - e dite voi quanto appropriatamente - "Britannice sculettandi libido". Domenico Alvino



Commenti su Su “Figlio” di Daniele Mencarelli e le nuove strategie della collana di poesia Nottetempo di Ornella Spagnulo

Tue, 28 May 2013 13:57:32 +0000

Se vuoi/volete, qui c'è un brevissimo video di quella serata, (strumento troppo precario l'Ipod, ma almeno ci si fa un'idea) http://wp.me/p2Kbuc-eP






Commenti su Su “Figlio” di Daniele Mencarelli e le nuove strategie della collana di poesia Nottetempo di Ornella Spagnulo

Tue, 28 May 2013 13:11:39 +0000

Ho avuto modo di conoscere questo poeta grazie a un reading di VIva, rivista letteraria. Buona l'iniziativa di Nottetempo. C'è chi dice che i poeti non esistono più; è solo pessimismo



Commenti su Paolo Febbraro, La serietà della poesia, da Left 02.03.13 di La serietà della poesia | estro-verso.net

Tue, 19 Mar 2013 19:43:36 +0000

[...] https://universopoesia.wordpress.com/2013/03/08/paolo-febbraro-la-serieta-della-poesia-da-left-02-03-... [...]