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VoxEeurop | Euro



Le voci del continente



 



Crisi dell’euro: Perché Joseph Stiglitz si sbaglia

Sat, 10 Sep 2016 13:14:45 +0100

Alternatives économiques, Parigi – Nel suo ultimo libro l’economista statunitense propone un’“uscita soft” dall’euro. Una presa di posizione che evidenzia una profonda incomprensione della situazione in Europa, sostiene il direttore di Alternatives économiques. Leggi il resto.



Crisi del debito in Grecia: Torna lo spettro della Grexit

Thu, 19 May 2016 08:11:39 +0100

Internazionale, Roma – Le nuove misure di austerity approvate dal parlamento di Atene permetteranno di versare una nuova tranche di aiuti internazionali, ma non risolveranno i problemi di fondo del paese e inaspriranno le tensioni sociali. Leggi il resto.



Crisi dell’eurozona: Mario Draghi salvatore dell’Europa?

Wed, 16 Mar 2016 10:28:21 +0100

A fronte di numeri sempre meno rassicuranti, “Draghi ha annunciato che rivedrà ed eventualmente riconsidererà l’attuale politica monetaria della Bce, che punta sull’anticipare l’inflazione per non incorrere nell’ulteriore problema della deflazione”osserva Alternatives économiques.

Il 10 marzo, la Bce ha annunciato un ulteriore taglio al suo tasso d’interesse, ora assestato sullo 0 per cento, e un aumento dell suo piano di acquisto mensile di titoli di stato, portandolo dagli attuali 60 miliardi di euro a 80 miliardi, a partire dal mese di aprile.

In realtà le ultime statistiche dimostrano che l’Europa è tutt’altro che uscita dal pericolo della deflazione, motivo per cui la politica monetaria del “no limiti” di Draghi deve guardare ora ad altre possibilità, suggerisce il mensile francese.

La prima che gli si prospetta è quella di “fare di più senza cambiare l’orientamento della politica monetaria, intervenendo maggiormente sul mercato delle azioni e sui titoli delle imprese”. In questo caso però i profitti sarebbero minimi.

Di maggior impatto sarebbe piuttosto una politica monetaria che miri a finanziare gli investimenti o persino le famiglie europee. In sostanza la Bce pagherebbe gli istituti di credito perché prestino soldi a famiglie ed imprese. Questa è in realtà oggi l’unica politica monetaria che potrebbe risultare davvero efficace, sostiene Alternatives économiques.

Si tratta di mettere in piedi un progetto di finanziamento per le infrastrutture pubbliche che, affinché si ottengano i risultati sperati, deve essere concluso il più rapidamente possibile. E nello stesso tempo si vuol provvedere affinché la Bce “riempia il conto in banca di ogni cittadino europeo”. C’è da dire però che entrambe le due proposte incontrano delle difficoltà.

La seconda in particolare appare come una vera e propria utopia se si considera che buona parte del denaro verrebbe investito nelle importazioni e che la distribuzione dovrebbe tener conto anche delle difficoltà sociali ed economiche dei singoli paesi europei rischiando di andare incontro a dei limiti democratici, non solo economici.




Washington consigliava la Grecia nel negoziato

Wed, 30 Sep 2015 14:38:13 +0100

Blog

(image)

L'edizione inglese del quotidiano greco Kathimerini rivela che nei mesi che hanno preceduto l'accordo del 13 luglio su un terzo salvataggio gli Stati Uniti hanno consigliato il governo di Syriza e dei Greci Indipendenti.

Washington era interessata a tenere la Grecia nell'eurozona e ha suggerito ad Atene di evitare attacchi alla Germania e di cercare di formare un'alleanza comprendente Gran Bretagna, Francia, Italia e Austria convincendole che in cambio del loro sostegno si sarebbe seriamente impegnata nelle riforme.

Foto: By The Official White House Photostream (P060809PS-0350) [Public domain], via Wikimedia Commons




La Grecia ottiene nuovi aiuti: Alla prossima

Thu, 13 Aug 2015 11:28:42 +0100

Trouw, Amsterdam – Cartoon. Leggi il resto.



Nuova austerity per la Grecia: A pieno carico

Fri, 17 Jul 2015 08:40:21 +0100

I Kathimerini, Atene – Cartoon. Leggi il resto.



La Grecia a confronto: La mappa dei paesi più indebitati

Fri, 10 Jul 2015 07:12:39 +0100

Tra gli stati dell'Unione europea, la Grecia è di gran lunga quello col più alto debito pubblico. Questa mappa realizzata da Vox.com si basa su delle stime fatte dal Fondo Monetario Internazionale nell'aprile scorso: da allora la situazione finanziaria della Grecia si è ulteriormente aggravata.

La mappa mostra i livelli del rapporto tra debito pubblico e PIL per tutti gli stati dell'UE. Osservare le differenze tra i vari paesi permette di capire meglio le ragioni dei loro diversi orientamenti politici. La grave situazione della Spagna contribuisce ad esempio a spiegare il grande successo di Podemos. Dall'altro lato, i paesi orientali dell'eurozona sono tra i meno indebitati dell'UE: è anche per questo che i loro governi sono tra i più rigidi nei confronti della Grecia.




Rassegna della stampa europea: “Tutti cominciano a essere d’accordo sul fatto che la zona euro non è una, sacra e indivisibile”

Wed, 08 Jul 2015 16:10:04 +0100

Questa rassegna stampa è stata realizzata originariamente per Internazionale.Ambrose Evans-Pritchard sostiene che Alexis Tsipras non si aspettava di vincere il referendum di domenica, e ora la Grecia sta “precipitando” verso l’uscita dall’eurozona. La responsabilità di questa situazione è in gran parte dei leader europei e della loro vista corta. Malgrado la pressione degli Stati Uniti, “15 dei 18 governi che ora giudicano la Grecia hanno sostenuto la posizione rigida della Germania o propendono per una Grexit in un modo o nell’altro”. Se la Grecia dovesse uscire dall’euro,è difficile immaginare che cosa rimarrebbe dell’intesa franco-tedesca. Nauseata, Washington potrebbe cominciare a voltare le spalle alla Nato. Una punizione proporzionata per una simile assenza di visione strategica sulla GreciaMolti a Bruxelles e a Berlino pensano che le dimissioni di Yanis Varoufakis siano una buona cosa, scrive Ulrich Schäfer. L’ex ministro delle finanze greco “poneva le domande e gli argomenti giusti – ma usava il tono sbagliato”. Le domande riguardavano la gestione della crisi europea, la condivisione del costo sociale, la cancellazione del debito e il fatto che un’economia a pezzi sia soffocata da un’austerità crescente:Varoufakis ha giustamente criticato il fatto che i tagli messi in atto dai governi precedenti su pressione della troika hanno colpito i poveri e i cittadini comuni in modo eccessivo, e che i miliardi dei piani di aiuto sono finiti nelle banche dopo una partita di giro. […] La posizione di Varoufakis non è isolata tra gli economisti. Ma non ha tenuto conto del fatto che per avere successo occorre avere la maggioranza in politica, non solo a casa propria, ma anche nei 18 altri paesi dell’eurozona. Ma questo non dovrebbe impedire all’Unione di proseguire la discussione avviata da Varoufakis – e di correggere parecchio le sue politiche.“Si è verificata una situazione nuova in Europa: tutti cominciano a essere d’accordo sul fatto che la zona euro non è una, sacra e indivisibile”, sostiene Hubert Kozieł su Rzeczpospolita. Il risultato è che i dirigenti dell’Ue suggeriscono che “nulla di catastrofico avverrà” se i greci finiranno per lasciare la zona euro:Poiché praticamente tutti sono d’accordo nel dire che l’euro è possibile senza la Grecia, allora forse dopo le elezioni legislative in Spagna tutti cominceranno improvvisamente a pensare che l’euro è possibile anche senza la Spagna. […] E perché non sbarazzarsi anche dei fastidiosi italiani? O degli irlandesi e del loro dumping fiscale? E il Portogallo e la Francia – quest’ultima spesso definita ‘la malata d’Europa’? E gli indebitatissimi Belgio e Slovenia, che subiscono in pieno le conseguenze della crisi bancaria? Forse solo la Germania, l’Austria, i Paesi Bassi, la Finlandia, la Slovacchia e il Lussemburgo dovrebbero rimanere nella zona euro? Alla fine avremmo un po’ di pace e di calma, mentre l’Europa può tranquillamente proseguire la sua integrazioneMilan Vodička sottolinea che la zona euro è divisa in tre gruppi per quanto riguarda la Grecia. Mentre la Germania e i paesi dell’Europa orientale che hanno messo in atto dolorose riforme e misure di austerità non provano simpatia per i greci, altri sono meno severi e altri ancora vogliono mantenere il paese nell’euro. Tsipras approfitta di queste divisioni per il suo gioco pericoloso:È come un gioco tra chi cede per ultimo, quando due automobili sfrecciano l’una contro l’altra e chi devia per primo perde. Ma il guidatore di una delle due sa bene che nell’altra diverse persone con ognuno la sua idea della gara stanno tenendo il volantePer l’editorialista Bart Eeckhout, i negoziati tra l’Ue e la Grecia sono una partita a poker con un’altissima posta in gioco: “Il fatto che questa tattica altamente rischiosa e ‘ludica[...]



Dopo il referendum in Grecia: “I leader della zona euro confrontati al Grexit”

Tue, 07 Jul 2015 15:15:34 +0100

Questa rassegna stampa è stata realizzata originariamente per Internazionale.“Questa sera i 19 capi di stato e di governo della zona euro contempleranno l’ipotesi della Grexit”, scrive Jurek Kuczkiewicz sul quotidiano belga. “Dovranno decidere se la Grecia resterà o meno nella zona euro, e questo porrà inevitabilmente la questione della sua permanenza nell’Unione europea”. “Oggi”, aggiunge l’editorialista,non è più l’iva o la riforma delle pensioni a essere in gioco. Non è più il debito o la religione del rigore finanziario. E non è nemmeno più la morale secondo la quale chi ha speso troppo deve rimborsare. La Grecia è sull’orlo del tracollo finanziario – forse ormai inevitabile – che causerà gravi disordini e porterà a un livello irrimediabile il risentimento dei greci nei confronti degli europei. […] Questa sera i 19 leader europei – Tsipras incluso – dovranno elevarsi a un livello più alto, in cui non importa più sapere chi ha ragione, ma in cui occorre trovare le parole giuste per rendere di nuovo evidente dove si trova il bene comune. Ammesso che esista ancora. A volte esiste solo perché dei veri leader sono riusciti a indicarlo.Sul quotidiano austriaco, Markus Bernath cerca di rispondere alla domanda più importante del momento: “Come evolveranno le cose?”. L’esito più probabile è che la crisi si andrà aggravando e che quindi il nuovo piano di aiuti richiederà una maggiore dose di austerità di quella che Tsipras avrebbe potuto ottenere a giugno. “Il primo ministro greco”, sostiene Bernath, “è ancora convinto che potrà ottenere un accordo più vantaggioso”:Il referendum greco è una rivolta confusa contro l’Europa. Chi ha votato no vuole rispetto, un trattamento equo all’interno dell’Unione europea, aiuti economici, fine della recessione e rimanere nell’euro. Anche se non ci sarà un accordo, alcuni potrebbero non preoccuparsene: ormai perfino il ritorno alla dracma non fa più paura.Peter de Waard si chiede come faranno i leader dei paesi dell’eurogruppo a raggiungere un’intesa nella riunione di questa sera. Una delle opzioni sarebbe di “dimettere” il presidente dell’eurogruppo, il ministro delle finanze olandese Jeroen Dijsselboem.Le nuove scope spazzano meglio. Per i negoziatori europei è più difficile sacrificare le persone che non per i greci. Il vero castigamatti è il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble, ma i paesi dell’euro non possono costringere i politici nazionali a dimettersi. Jean-Claude Juncker, che si era schierato apertamente per il sì greco è solo presidente della Commissione europea. Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi non è politicamente responsabile. Non rimane che Jeroen Dijsselbloem: per molti greci è l’orco e la persona che incarna la mancanza di volontà di Bruxelles di tendere la mano al loro paese.L’editorialista Enric Juliana commenta sul quotidiano di Barcellona l’agitazione che ha colto le istituzioni europee dopo il referendum greco e rilancia l’ipotesi che il ministro spagnolo delle finanze Luis de Guindos sostituisca quello olandese Jeroen Dijsselbloem a capo dell’eurogruppo. La sconfitta politica dei dirigenti europei nel referendum greco ha colpito più di tutti il presidente dell’eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, diventato portavoce della linea più dura”, scrive Juliana:Il ministro spagnolo delle finanze punta da mesi alla presidenza di questo organo, che era peraltro stata promessa da Angela Merkel a Mariano Rajoy prima delle elezioni europee del 2014, ma Dijsselbloem rifiuta di cedere il posto. Se i greci hanno sacrificato il loro ministro delle finanze Yanis Varoufakis, il consiglio dell’eurozona potrebbe suggerire le dimissioni del ministro olandese.Le élite europee hanno gestito male la crisi greca, portando a una scon[...]



Dopo il referendum in Grecia: “L’odissea non è finita”

Mon, 06 Jul 2015 14:40:44 +0100

Questa rassegna stampa è stata realizzata originariamente per InternazionaleUn un editoriale intitolato “Il voto in Grecia avvicina il paese all’uscita dall’euro, ma l’odissea non è finita”, il responsabile delle pagine economiche del Guardian Larry Elliott avverte i dirigenti della zona euro decisi a imporre l’austerity alla Grecia malgrado il “no” di domenica. “In due parole”, dice, “dovrebbero provare a usare un po’ meno bastone e un po’ più carota”, cancellando una parte del debito greco. Anche se i leader europei dovessero raggiungere un accordo, la crisi avrà delle conseguenze preoccupanti sul lungo periodo:La Grecia ha messo in evidenza le debolezze strutturali dell’euro, un approccio uniforme che non conviene a paesi tanto diversi. Una soluzione potrebbe essere la creazione di un’unione fiscale accanto all’unione monetaria […] Ma questo richiederebbe proprio quel tipo di solidarietà che è stata drammaticamente assente queste ultime settimane. Il progetto europeo è in stallo.Il messaggio dei greci è chiaro, scrive Bart Sturtewagen, direttore di De Standaard: dopo una settimana di banche praticamente chiuse, con i danni notevoli per la vita quotidiana e gli affari, “una maggioranza inaspettatamente ampia ha comunque scelto di correre il rischio di dire no al piano di aiuti dell’Unione europea e dell’Fmi”. Benché il prezzo da pagare sia incredibilmente alto e il risultato sia uno smacco drammatico per la zona euro e l’intera Unione europea, Sturtewagen sostiene che –anche se è comprensibile che non si possano più sopportare i greci, è fondamentale tenere la testa fredda in questo momento. È la dialettica del delitto e castigo che ci ha portati a questo sfascio. Questo approccio si è dimostrato ripetutamente inutile. La questione della riduzione del debito non potrà più essere evitata. Lo sa persino l’Fmi. Se il premier Tsipras vuole davvero far qualcosa con la sua vittoria, deve dimostrare che il suo paese non vuole soltanto ricevere soldi, ma vuole anche cambiare e cambiare modo di governare.Atene è sull’orlo del Grexit, dopo il referendum, ma c’è ancora “un barlume di speranza” che non si torni alla dracma, scrive Tomasz Bielecki. Secondo l’editorialista, sta ora a Parigi e a Berlino di decidere le prossime mosse:I nuovi aiuti alla Grecia devono essere accettati dai 18 paesi della zona euro e la Germania non è quello sulle posizioni più dure. Se comunque la cancelliera Angela Merkel dovesse fare un gesto verso i greci, dovrà vedersela con la rabbia di olandesi, spagnoli e lituani, che sono stufi della testardaggine dei greci. Non è sicuro che ci riuscirà, visto il livello raggiunto dalle emozioni da entrambe le parti e la situazione potrebbe facilmente sfuggire di controllo.“L’Ue deve minimizzare i danni che il governo Tsipras ha provocato”, scrive Stefan Ulrich sulla Süddeutsche Zeitung: l’Unione dovrà, secondo lui, concedere un aiuto d’emergenza e la Grecia dovrà proporre delle riforme oppure “l’euro potrà benissimo fare a meno di lei”. Secondo Ulrich, il risultato del referendum è “un no al compromesso”:I greci sono soltanto uno dei popoli della zona euro. Possono decidere il loro destino in modo sovrano. Ma non possono imporre nulla agli altri popoli e ai loro governi. E soprattutto non possono imporre agli altri paesi dell’euro di dargli miliardi di euro senza condizioni.Visto il risultato del referendum, Peter Schutz è scettico sulla possibilità di un accordo sulla crisi greca e prevede un futuro buio per il paese. Il 5 luglio entrerà nella storia allo stesso modo dell’11 settembre o del fallimento della Lehman Brothers, poiché la bocciatura del programma di aiuti da parte dei greci è l’inizio della scrittura di una nuova pagina della storia della G[...]



Referendum in Grecia: Il peggio dell’Europa

Sat, 04 Jul 2015 15:57:59 +0100

eutopia, Rome – Non poteva andare peggio, afferma il politologo Piero Ignazi. Le più pessimistiche previsioni si sono avverate tutte. Anzi, hanno addirittura superato ogni limite. Perché al peggio, infatti, non c’è mai limite. Leggi il resto.



Greferendum: Suspense

Sat, 04 Jul 2015 15:19:08 +0100

To Ethnos, Atene – Cartoon. Leggi il resto.



Referendum in Grecia: Il premio nobel Joseph Stiglitz invita a votare “no”

Thu, 02 Jul 2015 22:02:40 +0100

Il referendum del prossimo fine settimana permette ai greci di scegliere tra due scenari futuri completamente diversi, scrive il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz su Project Syndicate. L’approvazione delle condizioni proposte dalla troika (Fmi, Ue, Bce) farebbe precipitare il paese in una depressione senza fine, mentre un rifiuto lascerebbe aperta la possibilità di ottenere un risultato “molto più utile”, anche se la Grecia non dovesse più riconquistare la prosperità perduta.

Stiglitz afferma che per quanto riguarda la riduzione del disavanzo primario “solo pochi paesi sono riusciti a raggiungere risultati simili a quelli ottenuti dalla Grecia negli ultimi cinque anni”. Ma questo ha comportato sacrifici inaccettabili: le politiche di austerità hanno finora provocato una riduzione del 25 per cento del Pil e un tasso di disoccupazione giovanile del 60 per cento. Il fatto che la troika dei creditori pretenda altri tagli è prova tangente che le motivazioni ideologiche stanno trionfando sulle considerazioni di tipo economico.

Le pretese avanzate dalla troika nei confronti della Grecia, afferma Stiglitz, si basano su principi economici “assurdi”. Si pretende un avanzo primario di bilancio (esclusi quindi i pagamenti degli interessi) pari al 3,5 per cento del Pil entro il 2018. “Gli economisti di tutto il mondo lo definiscono un obiettivo punitivo”, scrive Stiglitz, “poiché il tentativo di raggiungerlo provocherebbe inevitabilmente una crisi ancor più grave”. La posizione attuale della troika è determinata più da questioni ideologiche che economiche. Alla Grecia è imposto non solo di accettare semplicemente una politica di austerità, ma anche di subire una punizione.

Stiglitz indica inoltre i veri beneficiari dei vari aiuti finanziari finora concessi alla Grecia:

Intendiamoci: quasi nessuna delle colossali somme finora prestate alla Grecia è veramente arrivata nel paese. È stata invece utilizzata per pagare creditori del settore privato – comprese le banche tedesche e francesi. La Grecia non ne ha ricevuto che una parte irrisoria, ma ha dovuto comunque pagare un prezzo elevato per proteggere i sistemi bancari di questi paesi. Il Fondo monetario internazionale e gli altri creditori “ufficiali” non hanno bisogno dei soldi che ora vengono chiesti indietro. Come spesso avviene, i soldi verrebbero probabilmente prestati di nuovo alla Grecia.

Ma la critica di Stiglitz è rivolta in particolar modo alla zona euro e i suoi rappresentanti, che stanno cercando di costringere un governo eletto democraticamente a opporsi al volere dei propri elettori. La zona euro, che Stiglitz definisce “l’antitesi della democrazia”, pensa di poter sconfiggereSyrizam il partito del premier Alexis Tsipras, “costringendolo ad accettare condizioni che sono in netto contrqsto con il proprio mandato”. Ora, secondo Stiglitz, rimane alla Grecia solo una possibilità: mettere la democrazia al primo posto e rifiutare le condizioni imposte dalla troika. Anche se votando “no” il risultato è del tutto imprevedibile, la Grecia “forte della sua tradizione democratica, potrebbe riprendere in mano il suo destino.”




Crisi del debito greco: Tsipras ha puntato le sue ultime fiches

Tue, 30 Jun 2015 09:59:45 +0100

I Kathimerini, Atene – Indicendo un referendum per il 5 luglio su una serie di misure di austerità pretese dai creditori della Grecia in cambio di un piano di salvataggio in extremis, il premier greco si è giocato la fiducia dei partner della zona euro, e porta il suo paese sull’orlo di un disastro economico. Leggi il resto.



Ritratto: Jeroen Dijsselbloem, il dottor euro

Wed, 17 Jun 2015 10:32:58 +0100

Vrij Nederland, Amsterdam – Riuscirà a tenere insieme l'Unione monetaria evitando il default della Grecia? Quante probabilità ci sono che venga riconfermato presidente dell'Eurogruppo? Vrij Nederland ha indagato sulla carriera e lo stile del ministro delle finanze olandese. Leggi il resto.



La Germania minaccia la stabilità dell’eurozona

Tue, 19 May 2015 23:44:26 +0100

Blog

Il quotidiano britannico The Daily Telegraph ritiene che non solo il surplus della bilancia corrente della Germania è fuori controllo, ma che, per il quinto anno di fila, la commissione europea non ha imposto sanzioni a Berlino per aver minacciato la stabilità della zona euro e di aver violato la procedura a proposito degli squilibri macroeconomici. Il giornale afferma che "i cinici possono concludere con ragione che i grandi paesi seguono le proprie regole in Europa, e che la Germania può fare a meno di osservarle."

L'articolo continua facendo riferimento al Fondo monetario internazionale, che ha messo in guardia l'anno scorso contro il fatto che il surplus di bilancio tedesco aveva un effetto dirompente sull'unione monetaria nel suo insieme, e non serve gli interessi economici della Germania, e che complica l'uscita di crisi per i paesi della zona euro in crisi. Il giornale insiste sul fatto che il surplus

è un abuso strutturale cronico, che finisce per intralciare il funzionamento dell'unione monetaria sul lungo periodo, ed è sicuramente più pericoloso per la zona euro di tutto quello che succede in Grecia.




Il nuovo ruolo della Germania in Europa: È davvero il Quarto Reich?

Wed, 01 Apr 2015 13:24:43 +0100

Dove si colloca la Germania in Europa? E i vicini dell’Europa meridionale, vessati dalla crisi, hanno ragione a paragonare il predominio tedesco ai giorni bui della dittatura nazista? Sono queste le domande a cui un gruppo di giornalisti cerca di dare risposta sul settimanale tedesco Der Spiegel. Traendo spunto dal tormentato passato della Germania sostengono che “il leader riluttante” d’Europa paradossalmente si considera troppo grande e, al contempo, troppo piccolo per assolvere il suo ruolo attuale: L’Eurozona è chiaramente governata dalla Germania, benché il ruolo di Berlino non sia incontrastato. Tuttavia, ha una funzione decisionale nel forgiare il destino di milioni di persone di altri Paesi. Un potere che comporta altrettante importanti responsabilità. Nondimeno, l’atteggiamento assunto in certe occasioni dal governo tedesco e dagli altri leader politici è, verosimilmente, quello di chi governa un piccolo Paese. Di fatto, benché abbia acquisito un ruolo politico dominante scandito dai suoi successi economici, la Germania è ancora del tutto impreparata ad assumere una vera leadership politica mettendo a repentaglio i suoi interessi a breve termine, sostengono i giornalisti di Der Speigel. La sua esuberanza diplomatica nasce da un desiderio intransigente che vuole l’adesione di tutti i membri dell’eurozona ai principi tedeschi di parsimonia ed efficienza, alimentando così il dissenso sempre più aperto degli oppositori dell’egemonia tedesca — Al centro della contestazione di quasi tutti i critici della politica tedesca c’è una parola: austerità. Si riferisce alle politiche di parsimonia, un concetto che in Germania ha una connotazione positiva. Ma nei Paesi europei, maggiormente colpiti dalla crisi del debito, la parola si traduce in una politica desolante fatta di privazioni imposte dall’esterno. Oltre ai suoi beni, la Germania esporta anche le sue regole. Stando alle voci di dissenso di Grecia, Italia e Francia registrate dai giornalisti di Der Spiegel, il paragone con il Terzo Reich deriva dagli sforzi della Germania tesi a salvaguardare i propri interessi economici. Benché i giornalisti del settimanale non tengano in conto questi paragoni, sostenendo che "nessuno assocerebbe la Merkel al Nazismo", aggiungono che "un’ulteriore riflessione sulla parola "Reich," o impero, non sarebbe poi così fuori luogo." È indubbio che la Germania eserciti una forte influenza che va ben al di là dei suoi confini, imponendo una politica di austerità su partner economici riluttanti. I precedenti storici offrono lezioni inquietanti agli attuali padroni d’Europa. La Germania del Secondo Reich, formatosi con Bismarck e protrattosi sino alla sconfitta della Prima guerra mondiale, era in una situazione precaria: pur essendo divenuta la prima potenza d’Europa, non era sufficientemente forte da poter dominare il continente da sola. Secondo gli autori dell’inchiesta, la Germania oggi versa in una situazione simile. Con un surplus commerciale che si attesta sui 217 miliardi di euro, le esportazioni di capitali dalle banche tedesche hanno allargato i suoi interessi economici in tutta Europa. E mentre la Germania domina i suoi vicini, è eccezionalmente vulnerabile al collasso economico dell’Europa meridionale. Ancora una volta, è troppo grande e, al contempo, troppo piccola per guidare l’Europa efficacemente: I creditori vogliono avere il controllo sui loro debitori nel timore di non rivedere più il loro denaro. La Germania potrebbe pagare i debiti della Grecia ma non quelli dell’Italia e della Spagna. Rimane la domanda di come la Germania[...]



Ripresa economica: Proposta per un modello di crescita europea

Fri, 13 Mar 2015 08:42:02 +0100

eutopia, Rome – L’Ue è il più vasto e complesso mercato interno al mondo. Se vuole sopravvivere deve trovare in sé il potenziale di crescita necessario per rilanciare l'economia, scrive l'ecnomista Innocenzo Cipolletta. Leggi il resto.



Crisi del debito: Ce l’hanno tutti con Berlino

Sat, 07 Mar 2015 10:39:41 +0100

Il corrispondente di Libération a Bruxelles, Jean Quatremer, riferisce che Avgi, quotidiano vicino a Syriza, il partito del primo ministro greco Alexis Tsipras, ha pubblicato una caricatura del ministro tedesco delle finanze “Wolfgang Schäuble, che indossa l’uniforme della Wehrmacht, l’esercito del III Reich, con tanto di croce di guerra al collo”. Tsipras ha condannato la vignetta soltanto due giorni dopo. Del resto il quotidiano francese ricorda che era stato lo stesso Tsipras ad aver “aperto le grate della germanofobia”, chiedendo alla Germania risarcimenti per i danni subiti dalla Grecia durante la Seconda guerra mondiale. Con la crisi, l’antigermanesimo aumenta e si diffonde in tutta Europa, al punto che Berlino “sta iniziando a preoccuparsi” fa notare Quatremer, che poi spiega che “un po’ovunque viene accolta male quella che è percepita essere una forma di dominio da parte di un paese che sembra voler imporre il proprio modello economico a colpi di politiche di austerità ”. Nel Regno Unito, “parte della classe politica […] e della stampa popolare si indignano a vedere i vinti dei due conflitti mondiali ergersi a padroni incontrastati della zona euro” aggiunge il giornalista, secondo il quale anche in Francia è in piena ripresa l’ostilità nei confronti della Germania. Il sostenitore della sovranità di destra Nicolas Dupont-Aignan definisce quindi l’Ue il “IV Reich”, mentre il leader del Front de Gauche Jean-Luc Mélenchon ritiene che “l’atteggiamento della Germania sia arrogante, prepotente e in grado di guidare l’Europa al caos”, mentre l’esponente di punta del Front National Marine le Pen denuncia “la capitolazione della Grecia a fronte del ricatto di Berlino”. Queste forze politiche non soltanto sono sempre più potenti, ma oltre a ciò “va guadagnando terreno la retorica germanofobica sia nell’UMP sia nel PS”. Questa critica da parte della classe politica francese deriva dalle divergenze concernenti la gestione della crisi dell’euro. “I tedeschi ragionano attenendosi alle regole e soltanto in seguito prendono in esame il contesto, mentre noi o gli anglosassoni siamo molto più pragmatici” ha precisato un membro del governo francese che ha parlato con Quatremer, e secondo il quale: Per Berlino è sufficiente pertanto attenersi alle regole convenute e non lanciarsi in un’interpretazione creativa, adattarsi alle circostanza. Da qui i suoi “no” , vibranti e ripetuti: no a un salvataggio europeo delle banche, no a un piano di rilancio europeo, no a un aiuto finanziario alla Grecia, no a un’interpretazione soft delle regole, no, no, no… Tuttavia, il Bundestag ha avallato il risultato delle ultime contrattazioni con la Grecia, “cosa non scontata all’inizio”. Il tabloid tedesco Bild in effetti aveva organizzato una campagna contro gli aiuti accordati alla Grecia e il piano di salvataggio era ben lontano dal suscitare consensi unanimi presso l’opinione pubblica. Quatremer arriva addirittura alla conclusione che: Di fatto, la Germania ha accettato ogni volta ciò che in un primo tempo aveva respinto: che la Grecia restasse nell’euro, la solidarietà finanziaria con i paesi in difficoltà, l’unione bancaria, un’attenuazione del patto di stabilità, la nuova politica monetaria espansionista della Banca centrale europea, l’approvazione di una parziale rinegoziazione del programma di riforme preteso da Atene, e così via. Quatremer si domanda addirittura se responsabile di questa germanofobia non sia la Francia, perché [...]



Crisi del debito: Cacciamo la Germania dall’euro

Tue, 03 Mar 2015 11:12:42 +0100

L'avanzo di bilancio della Germania è la causa principale del malessere economico europeo, scrive l'economista Patrick Chovanec su Foreign Policy. E l'uscita della Germania dalla zona euro permetterebbe di riequilibrare sia l'economia europea che quella mondiale.

Per spiegare come lo squilibro commerciale dell'Europa debba essere ridotto dall'aumento della domanda interna della Germania – e quindi da quella dei prestiti sul mercato interno, Chovanec sviluppa le idee dell'economista del Diciannovesimo secolo David Ricardo. Di fatto le entrate in eccesso della Germania sono state prestate ai suoi vicini e questo ha portato all'attuale crisi del debito:

Non si può dire che i risparmi in eccesso della Germania – e di cui le banche non sapevano che fare – sia stato investito bene. Al contrario, questi risparmi hanno dato ai tedeschi un'illusione di ricchezza scambiando del lavoro reale (preso in considerazione nel Pil) con dei pagherò che probabilmente non saranno mai rimborsati.

In circostanze normali, continua Chovanec, i tassi di interesse avrebbero ridotto il divario aumentando la competitività dei partner commerciali della Germania. Ma i tassi di interesse fissi della zona euro impediscono questo aggiustamento. Gli Stati debitori della zona euro devono camminare "mano nella mano" con l'economia tedesca.

Il loro squilibrio commerciale può essere ridotto solo con una riduzione della domanda di beni tedeschi importati, e questo deve passare attraverso una riduzione del consumo globale. Di conseguenza gli Stati dell'Europa del sud hanno diminuito il loro deficit con la Germania, ma a scapito della crescita.

Per Chovanec non sono le economie europee che devono diventare come la Germania, ma è quest'ultima che deve riflettere su cosa fare del suo avanzo:

I risparmi in eccesso sono una realtà, il problema è a chi prestare questo denaro. Concedere dei prestiti sul mercato interno – cosa che porterebbe a una vera ricostruzione dell'economia europea – è preferibile a dare questo denaro a degli stranieri per indurli a comprare cose che non possono permettersi.

Un'uscita della Germania dall'euro darebbe un vantaggio competitivo ai suoi debitori perché aumenterebbe l'indebitamento interno e permettere di spendere i risparmi in eccesso nel paese. In questo modo la pressione diminuirebbe sui mercati europei e su quelli mondiali, perché la dipendenza della Germania rispetto al mercato americano – "il consumatore mondiale di ultima istanza" – ha anche aumentato il debito e c'è chi teme che questo non potrà mai essere rimborsato.




Quantitative easing della Bce: Sotto torchio

Thu, 22 Jan 2015 15:57:12 +0100

De Groene Amsterdammer, Amsterdam – Cartoon. Leggi il resto.



Elezioni anticipate in Grecia: “Di giovedì l’euro, di venerdì la dracma”

Tue, 06 Jan 2015 21:03:46 +0100

A meno di tre mesi dalle elezioni politiche in Grecia Der Spiegel si chiede quali siano le intenzioni di Alexis Tsipras, il capo del movimento di sinistra Siryza, dato favorito dai sondaggi. Il settimanale tedesco individua segnali contrastanti che lasciano gli osservatori europei di volta in volta “in preda all’ansia o all’entusiasmo”:

“il nostro partito vuole che la Grecia rimanga nell’euro”, ha detto per esempio Tsipras. Aggiungendo però “a condizione che la coesione sociale non sia minacciata”. In un’altra occasione ha detto che l’euro “non è un feticcio” e che la Grecia “non è ostaggio di nessuno”, qualsiasi cosa volesse dire. […] I membri dell’attuale governo conservatore scherzano sul fatto che le posizioni di Tsipras in realtà sono chiare: di martedì, giovedì e sabato vuole rimanere nella zona euro, ma di lunedì, mercoledì e venerdì siamo tornati alla dracma. Di domenica vuole un referendum”.

A ogni modo Der Spiegel prevede che un governo a guida Tsipras sarà costretto a scendere a patti, perché Syriza avrà difficilmente la maggioranza in parlamento:

Il piano di aiuti dell’Ue e dell’Fmi alla Grecia scade a fine febbraio. I negoziati per la formazione di un governo andranno oltre quella data. E a Bruxelles i diplomatici sperano che gli ideologi di sinistra ad Atene facciano i conti con la realtà politica ed economica.




Elezioni presidenziali in Grecia: Syriza fa paura ai leader europei

Sat, 13 Dec 2014 10:18:59 +0100

I dirigenti greci ed europei sono preoccupati per il possibile risultato delle elezioni presidenziali che devono svolgersi nel parlamento greco dal 17 dicembre. Se nessun candidato dovesse ottenere la maggioranza necessaria la coalizione di governo si scioglierebbe e il recente accordo con la troika Ue-Bce-Fmi sul piano di salvataggio sarebbe minacciato.

Ekathimerini scrive che il premier Antonis Samaras, “la cui coalizione non ha i 180 deputati necessari” per eleggere il presidente, ha avvertito i deputati indipendenti e dell’opposizione che il loro voto potrebbe favorire il partito di sinistra Syriza, che accusa di “far paura agli investitori e di minacciare la posizione della Grecia nell’eurozona.”

The Economist osserva che Syriza — che vuole abolire il debito della Grecia e le politiche di austerity — otterrebbe un numero maggiore di seggi rispetto a tutti gli altri partiti se vincesse le elezioni, ma aggiunge che non è chiaro il modo in cui finanzierebbe la sua politica economica o in cui questa “sarebbe compatibile con la permanenza della Grecia nell’euro.”

A Bruxelles EUobserver nota che il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, è intervenuto nella campagna, affermando che preferisce “volti noti” a “forze estreme” e che il paese “sia governato da gente che avranno un occhio di riguardo per la gente in Grecia e che capirebbe anche la necessità degli impegni europei.”




Eurozona: “Europa ferma, la spinta di Draghi”

Fri, 05 Dec 2014 13:03:26 +0100

Il presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi, ha annunciato durante una conferenza stampa il 4 dicembre a Francoforte, che “le proiezioni sulla crescita reale del Pil sono state riviste al ribasso in modo sostanziale” per i prossimi anni.

Il Pil della zona euro “dovrebbe crescere dello 0,8 per cento nel 2014 (contro lo 0,9 per cento previsto tre mesi fa), dell’1 per cento nel 2015 (contro l’1,6 per cento) et dell’1,5 per cento nel 2016 (contro l’1,9 per cento)”, riferisce il Corriere della Sera. “ Ma non è l’unica brutta notizia”, aggiunge il giornale: “Draghi ha tagliato nuovamente le stime sull’inflazione dell’Eurozona di fronte a ‘un profilo di crescita più debole’”, poiché teme “il baratro della deflazione sempre più vicino. Un rischio che la Bce vorrebbe scongiurare”.

Per il Corriere, l’annuncio indica che

si è chiusa un’epoca: quella delle garanzie verbali del suo presidente sulla tenuta dell’eurozona. Negli ultimi due anni, solo con parole di rassicurazione, la Bce di Mario Draghi aveva ridato fiducia alla moneta unica e, nello stesso momento, garantito tempo all’eurozona per avviare l’attuazione delle riforme promesse e alle banche per adeguare le loro procedure interne alla supervisione di Francoforte. […] Le parole non bastano più se accompagnate da dati che mostrano l’anemia dell’eurozona.




Piano d’investimenti Juncker: “L’ultima possibilità di superare la crisi”

Fri, 28 Nov 2014 11:02:47 +0100

Il bilancio dell’Ue fornirà 16 miliardi di euro e altri cinque miliardi saranno forniti dalla Banca europea d’investimento. Il resto sarà finanziato da investitori privati. Questa rassegna stampa è stata realizzata grazie a euro|topics.

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"Bruxelles agisce. È un segnale, una sveglia”, scrive Die Welt. Il quotidiano conservatore tedesco ritiene che il programma d’investimento di Juncker è la misura giusta per aiutare i paesi più colpiti dalla crisi. Detto questo, aggiunge,

L’Ue mette in piedi un fondo relativamente poco dotato per quanto riguarda i fondi pubblici, che dovrà coprire una parte significativa di rischio per gli investitori privati allo scopo di rassicurarli e quindi di generare nuovi investimenti. Non è comunque chiaro se il progetto di Bruxelles per stimolare gli investimenti si dispiegherà pienamente, poiché c’è il rischio che i soldi vengano investiti solo nelle infrastrutture, nell’energia e nelle tecnologie digitali se il ritorno su investimento è attraente e le condizioni favorevoli in ciascun paese.

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“La Commissione europea ha messo sul piatto un sacco di soldi, giocandone pochi”, commenta La Libre Belgique, secondo la quale —

Il gioco è rischioso perché un fallimento cancellerebbe la fiducia nella Commissione e danneggerebbe il progetto europeo, che sarebbe ancor più indebolito se alla speranza succedesse il disincanto. Gli stati membri devono risparmiare ancora e in alcuni casi introdurre dolorose riforme. Stanno ancora pagando un prezzo elevato per riprendersi dalla crisi. Il settore privato deve ora prendersi le sue responsabilità.

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A Vienna, Die Presse è piuttosto scettico e ritiene che il piano di investimento di Juncker non riuscirà a resuscitare la debole economia dell’Ue, in particolare a causa del cattivo stato dei bilanci di alcuni paesi:

Se le imprese devono temere un carico fiscale crescente a causa dell’aumento del debito, ridurranno i loro investimenti. Gli incentivi fondati sull’indebitamento sono spesso piuttosto controproducenti.

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Il piano di investimenti di Juncker è l’ultima possibilità di salvare l’Ue, ritiene il giornale spagnolo di sinistra El Periódico, che aspetta di vedere se il settore privato investirà nel fondo:

Non sarebbe la prima volta che si annuncia un programma simile e che questo finisce per non dare frutti. Tenendo conto delle pesantezze burocratiche europee, la scadenza a tre anni appare troppo corta per poter generare risultati tangibili. Juncker ha ragione però quando afferma che si tratta dell’ultima possibilità per superare la crisi. Se questa impresa fallisse, non sarebbe solo il simbolo del fallimento dell’Europa, ma del progetto europeo in quanto tale.




Bce: “L’Italia sotto pressione dopo che nove banche non superano gli stess test”

Mon, 27 Oct 2014 08:55:15 +0100

La Banca centrale europea ha pubblicato i risultati del suo esame delle 130 principali banche della zona euro il 26 ottobre, dando a undici di esse due settimane per spiegare come intendono aggiustare i loro conti.

Alla fine dell’esame, che è stato svolto dall’inizio dell’anno, “25 banche si sono rivelate sottocapitalizzate” scrive il Financial Times, aggiungendo che il settore bancario italiano “è emerso come il perdente assoluto” dell’esame, la Banca Monte dei Paschi di Siena definita come “il principale smacco”. Nove banche italiane non hanno superato il test, seguite dalla Grecia e da Cipro (tre banche ciascuna), dalla Slovenia e dal Belgio (due banche ciascuno) e da Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Austria (una banca ciascuno).

In reazione alla pubblicazione del test,

la Banca d’Italia ha criticato i parametri dell’esame, definendoli irrealisticamente duri nei confronti delle banche italiane e ha contestato il numero esatto di banche bocciate.




BCE: Mario Draghi può salvare l’euro da solo?

Wed, 03 Sep 2014 11:45:18 +0100

Per Le Monde, Mario Draghi è “l’uomo utile dell’Europa”. Il quotidiano spiega nel suo editorialel che “l’uomo che presiede la Banca centrale europea (Bce) ha il riflesso dei ‘grandi’: manda al diavolo l’ortodossia”.

Draghi lo ha fatto sin dal settembre 2012, ricorda il quotidiano, quando annunciò l’acquisto massiccio di debito pubblico sul mercato secondario, poi portando avanti una politica “che punta a facilitare l’accesso al credito”. Inoltre, ad agosto, durante la conferenza annua dei banchieri centrali di Jackson Hole, ha invitato i governo ad applicare con “flessibilità” le regole di bilancio, ritenendo che l’intervento della Bce da solo non bastasse. Secondo Le Monde, è fondamentale che “sia il presidente della Bce a tenere un simile discorso” sulla necessità di una politica congiunturale di emergenza.

A Ginevra, Le Temps ritiene per parte sua che “la pressione su Mario Draghi aumenta”, di fronte alla minaccia di una recessione, e si chiede se il capo della Bce annuncerà misure di quantitative easing (l’acquisto massiccio di titoli con denaro di nuova emissione). Comunque vada, osserva il giornale, “da sola, la Bce non salverà l’Europa”:

Se la Bce può dare ancora una mano, si tratterà, come è stato negli ultimi anni, solo di spegnere l’incendio sul corto periodo. Mario Draghi l’ha già detto: la palla è nel campo dei governi. A cominciare da quello tedesco, i cui conti pubblici sono tra i più sani, e che potrebbe avviare un piano di rilancio che andrebbe a beneficio di tutta la zona. Anche gli altri paesi hanno la loro parte di sforzo da fare, avviando — o proseguendo — le riforme strutturali.




Presidenza dell’Ue: Matteo Renzi, l’anti Merkel?

Fri, 11 Jul 2014 15:26:17 +0100

Adevărul, Bucarest – Per il premier italiano l’Ue ha “il volto della stanchezza e della rassegnazione”. Propone quindi un cambio di rotta urgente durante la sua presidenza dell’Ue. Ma è possibile? Leggi il resto.



La BCE e i tassi di interesse: “Lo choc dei tassi”

Fri, 06 Jun 2014 13:29:59 +0100

Come atteso, il presidente della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi ha annunciato il 5 giugno che ridurrà il suo tasso prinicpale di rifinanziamento di 0,1 per cento, portandolo a 0,15 per cento. La Bce ha anche portato a livelli negativi il tasso sui depositi, ormai assestato sul – 1,10 per cento annuo, una mossa anch'essa tanto attesa quanto controversa. La misura punta a incoraggiare le banche a far circolare le liquidità anziché lasciarle a riposo nei forzieri della Bce.

“I risparmiatori tedeschi sono una nuova volta le vittime", scrive Die Welt, che si chiede

che cosa succederebbe se la politica di lungo periodo di denaro a buon mercato della Bce non portasse risultati? […] I risparmiatori dovranno abituarsi al fatto che risparmiare è fuori moda — ed è così ormai da alcuni anni a causa dei tassi d'interesse bassissimi e dell'inflazione ai minimi.

Per il Financial Times, Draghi “è andato il più lontano possibile" per porrtar l'eurozona fuori dalla deflazione, ma dubita che la sola politica monetaria possa rimettere in sesto l'economia della zona euro:

I governi nazionali devono anche esaminare le loro responsabilità. Molti paesi dell'eurozona, in particolare la Francia e l'Italia, devono completare le riforme strutturali necessarie per rilanciare la competitività. L'abile servizio di Draghi ha fatto calare lo spread, ma questo non può servire da scusa per i governi per non bere la necessaria medicina.




BCE: “Mario Cesare Draghi”

Fri, 23 May 2014 11:36:29 +0100

Per il quotidiano economico tedesco il presidente della Banca centrale europea è "l'uomo che compra il tempo". Ha "disinnescato la crisi dell'euro per il momento. E anche i suoi più acerrimi critici nella Bundesbank riconoscono che le sue ricette funzionano. Ma a che prezzo?", s'interroga il giornale.




Unione bancaria: Il grande balzo in avanti

Thu, 19 Dec 2013 16:19:10 +0100

Le Monde, Parigi – L’accordo del 18 dicembre tra i ministri europei delle finanze autorizza la sorveglianza comune delle banche e un meccanismo di bailout. Un passo necessario ma non sufficiente verso una vera unione monetaria. Leggi il resto.



Bailout: “La Bce dà per certo che il Portogallo avrà un nuovo programma”

Tue, 17 Dec 2013 12:01:08 +0100

Il 16 dicembre il presidente della Bce Mario Draghi ha sottolineato che con ogni probabilità il Portogallo dovrà intraprendere un programma di austerità per un “periodo transitorio” in modo da agevolare il suo ritorno sui mercati alla fine dell’attuale programma, prevista per giugno 2014”, scrive Público.

Il governo portoghese non ha ancora escluso la possibilità di “un’uscita pulita” come quella dell’Irlanda, ma probabilmente dovrà scegliere tra un nuovo bailout della troika e un ritorno sui mercati con l’appoggio di una “linea di credito precauzionale”. Nel suo editoriale Público sottolinea che “Draghi ha tirato via il tappeto da sotto i piedi al Portogallo”, e accusa il presidente della Bce di aver creato un problema:

ignorando inizialmente la possibilità di un’uscita “all’Irlandese”, Draghi sta inviando segnali negativi ai mercati. Questo significa che persino lui dubita che nel giro di sei mesi i tassi d’interesse portoghesi raggiungeranno livelli tali da assicurare un pacifico ritorno sui mercati.




Irlanda: Il bailout è finito, l’austerità no

Mon, 16 Dec 2013 16:58:33 +0100

Irish Independent, Dublino – Il 16 dicembre il paese è uscito dal piano di salvataggio, liberandosi dalla pesante tutela della troika. Ma le difficoltà dell'economia europea continueranno a condizionare anche quella irlandese. Leggi il resto.



Irlanda: “Noonan vuole tagliare le tasse mentre il paese esce dal bailout”

Fri, 13 Dec 2013 13:31:46 +0100

Mentre l’Irlanda si prepara a uscire dal programma di bailout il 15 dicembre, il ministro delle finanze irlandese Michael Noonan ha rivelato che il governo sta pensando di tagliare le tasse sul reddito per alcune categorie nel 2015 e 2016 nel tentativo di favorire l’economia e l’occupazione.

Sottolineando i segnali positivi manifestati dall’economia irlandese, Noonan ha spiegato all’Irish Times che la creazione di nuovi posti di lavoro è la “priorità assoluta” del governo, ma ha rifiutato di comunicare i dettagli del presunto taglio alle imposte.

Il ministro ha inoltre criticato alcuni esponenti della troika Ue-Bce-Fmi (senza fare nomi) per la loro gestione del salvataggio, sottolineando che l’approccio rigido dell’ex capo della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet ha reso più difficile il suo lavoro come ministro delle finanze.




Banche: “Linea dura della Bce sui rischi dei titoli di stato”

Thu, 12 Dec 2013 10:58:52 +0100

La Banca centrale europea (Bce) vuole spingere le banche dell’eurozona a trattenere riserve di capitale insieme ai titoli di stato per impedire a prestatori deboli di acquistare il debito di paesi indeboliti dalla crisi dell’euro.

I titoli di stato sono spesso considerati sicuri, ma la nuova impostazione spingerebbe le banche a trattenere riserve di capitale in proporzione alla quantità di titoli di stato posseduti. Il cambiamento sarebbe introdotto nell’ambito dei "test sanitari" per le 130 banche pià grandi d’Europa, scrive il Financial Times, aggiungendo che

il circolo vizioso che ha visto le banche usare il denaro delle banche centrali per comprare titoli di stato è considerato il motivo del perdurare della crisi finanziaria dell’eurozona.




Grecia: Ancora rigore

Wed, 11 Dec 2013 17:12:37 +0100

I Kathimerini, Atene – Cartoon. Leggi il resto.



Unione bancaria: L’eurozona verso l’accordo

Wed, 11 Dec 2013 14:40:42 +0100

“Grandi progressi verso l’unione bancaria”, annuncia La Vanguardia. Il 10 dicembre è stato raggiunto un primo accordo tra i ministri delle finanze dell’eurozona per la creazione di un’autorità europea che possa decidere la chiusura o il salvataggio delle banche in difficoltà. Secondo il quotidiano la decisione costituisce un “passo decisivo” verso l’unione bancaria:

È un risultato molto importante, perché l’unione bancaria può diventare un fattore fondamentale nella normalizzazione del credito per le imprese e le famiglie, e potrebbe rappresentare un sostegno notevole per la ripresa europea. […] Importanti progressi sono stati fatti in merito all’accettazione della Commissione europea come autorità responsabile del meccanismo di ristrutturazione e liquidazione delle banche, un compito delicato che Bruxelles dividerà con gli stati membri”.

La creazione di un’autorità europea è uno dei tre pilastri dell’unione bancaria insieme alla supervisione delle banche da parte della Bce, già avviata, e al fondo di garanzia per i depositi. Quest’ultimo è ancora in discussione, ma sono stati fatti “passi da gigante” verso un riavvicinamento delle posizioni ed è stata trovata una “soluzione mista” tramite una sorta di fondo ombrello che “racchiuderà” i fondi nazionali per un periodo di transizione di dieci anni. I dettagli saranno completati durante il Consiglio europeo del 19 e 20 dicembre.




Lettonia: L’euro non convince i nostalgici

Wed, 11 Dec 2013 13:04:24 +0100

Eesti Päevaleht, Tallinn – Il primo gennaio il paese baltico adotterà la moneta unica. Dal 10 dicembre i lettoni possono già cambiare i lat in euro, in un clima generale di eccitazione e confusione. Leggi il resto.



Unione bancaria: “La svolta di Berlino avvicina l’accordo Ue sulle banche”

Tue, 10 Dec 2013 11:26:19 +0100

I ministri delle finanze dell’eurozona sono più vicini a un accordo sull’unione bancaria dopo che la Germania e altri paesi dell’eurozona hanno trovato l’intesa per creare un fondo di salvataggio bancario utilizzando risorse nazionali e dell'Ue, riporta il Financial Times.

Il ministro delle finanze francese Pierre Moscovici ha spiegato al Financial Times che attualmente è in discussione un piano per creare un sistema che prevederà un fondo centrale – come richiesto dall’Ue – e una rete di fondi nazionali, come suggerito dalla Germania. Moscovici ha dichiarato che il nuovo progetto poggerà su “un singolo fondo di risoluzione accanto al ruolo assegnato all’input nazionale”, e ha negato la presunta contraddittorietà della struttura. Secondo il Financial Times

i dettagli operativi di questo schema ibrido, composto essenzialmente da una rete di fondi nazionali sotto l’ombrello dell’Ue, saranno tra gli elementi più controversi dell’accordo finale.




Regno Unito: Pensione post mortem

Fri, 06 Dec 2013 16:58:50 +0100

The Guardian, Londra – Cartoon. Leggi il resto.



Bce: “Perché diavolo l’euro è ancora così forte?

Fri, 06 Dec 2013 11:54:32 +0100

L’ultimo consiglio dei governatori della Banca centrale europea (Bce) dell’anno si è svolto il 5 dicembre a Francoforte. Dopo la riunione la Bce ha annunciato che manterrà invariati i suoi tassi, spiega La Tribune.

Il quotidiano economico sottolinea che la Bce

ha lanciato un nuovo ciclo di alleggerimento della sua politica monetaria da maggio per cercare di arrestare la disinflazione.

La Tribune si domanda come mai l’euro sia ancora così forte nonostante “la politica monetaria più accomodante” della storia da parte della Bce, e ipotizza che il fenomeno sia legato all’austerità:

la strategia di svalutazione interna […] segue un modello economico basato sullo sviluppo delle esportazioni e la riduzione delle importazioni, e dunque sul miglioramento del saldo esterno. Dall’anno scorso la bilancia commerciale dell’eurozona è in eccedenza. Logicamente questo alimenta la richiesta di euro e riduce quella di dollari.




Eurozona: La macchina dei bailout

Thu, 05 Dec 2013 12:58:26 +0100

Jornal de Negócios, Lisbona – Se la troika è il volto del salvataggio dei paesi in crisi, il cuore del meccanismo sono l’Efsf e il suo successore Esm, le due istituzioni che devono reperire il denaro necessario a finanziare i prestiti d’emergenza. Leggi il resto.



Finanza: L’Esma striglia le agenzie di rating

Tue, 03 Dec 2013 14:36:00 +0100

Comunicazione a terzi della valutazione di un paese prima dell’annuncio ufficiale, conflitto d’interessi e cattiva gestione del personale: il rapporto pubblicato il 2 dicembre dall’Autorità europea dei mercati finanziari (Esma) evidenzia diverse incongruenze nell’operato delle agenzie incaricate di valutare la capacità degli stati di rimborsare il proprio debito, scrive Le Temps.

Secondo il rapporto, che secondo il quotidiano svizzero “non fa sconti”, le regole stabilite lo scorso 20 giugno dall’Unione europea non sono state applicate dai grandi attori del mercato del rating.

El Pais commenta che l’Esma ha assegnato un “rating eliminatorio” alle agenzie. “Una delle anomalie evidenziate è l’influenza diretta dei manager delle agenzie, che compromette la necessaria indipendenza degli analisti”, scrive il quotidiano spagnolo.

Speriamo soltanto che si tratti di un episodio isolato. È importante che l’oligopolio che domina questa attività sparisca, permettendo l’accesso di altre agenzie al mercato.




Grecia: “La troika sotto pressione ci mette pressione”

Tue, 03 Dec 2013 12:10:56 +0100

Gli ispettori della troika Ue-Bce-Fmi hanno rinviato di una settimana la loro visita in Grecia, una decisione considerata da molti come un mezzo per mettere pressione sul governo greco per convincerlo ad accelerare le riforme in cambio dello sblocco della prossima tranche di aiuti, spiega Ta Nea.

Tuttavia a essere minacciata è anche l’esistenza stessa della troika, aggiunge il giornale ricordando le dichiarazioni del capo dei deputati socialisti europei Hannes Svoboda, che lo scorso primo dicembre ha sottolineato che per la sua “mancanza di legittimità democratica” questa “istituzione dalla mentalità neo-liberale” dev’essere “progressivamente soppressa”.

Intanto l'austerità continua a fare vittime, come ricorda la prima pagina di Ta Nea che riporta una storia che ha commosso tutto il paese, quella di un adolescente morto asfissiato mentre cercava di riscaldare la sua camera con un braciere.




Paesi Bassi: Croce sopra

Mon, 02 Dec 2013 17:06:19 +0100

Trouw, Amsterdam – Cartoon. Leggi il resto.



Portogallo: “Ogni ministero avrà altri 20 agenti per rafforzare la sicurezza”

Wed, 27 Nov 2013 11:40:58 +0100

Il 26 novembre sindacalisti e membri del movimento Que se Lixe a Troika! ["Affanculo la troika!"] hanno manifestato nei ministeri delle finanze, dell'ambiente, dell'economia e della salute in concomitanza con il voto del parlamento sul bilancio 2014.

Le proteste sono state concluse dall'incontro tra i rappresentanti del governo e i dimostranti, ma la facilità con cui questi ultimi sono entrati negli edifici ha portato all'aumento delle misure di sicurezza. L'editoriale di Diário de Notícias loda

il ruolo importante di questi movimenti nel fare da contrappeso agli eccessi del potere esecutivo e il fatto che i manifestanti sono sempre rimasti nei limiti del processo democratico fin da quando è stato adottato il bailout.




Germania: “Il maestro della disciplina”

Fri, 22 Nov 2013 13:22:58 +0100

Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem chiede maggiori sforzi per realizzare le riforme nei paesi indebitati dell’eurozona.

Dijsselbloem, ministro delle finanze olandese, vorrebbe instaurare contratti bilaterali tra ogni stato Ue e la Commissione europea per stabilire “scadenze fisse per la realizzazione delle riforme”. Inoltre il presidente ha criticato la proposta della cancelliera tedesca Angela Merkel di offrire una ricompensa agli stati che porteranno a termine le riforme.

Per Dijsselbloem il problema è soprattutto la Francia, scrive Handelsblatt. “Anche se Parigi gode di una proroga fino al 2015, è evidente che le decisioni prese non bastano, e il governo deve impegnarsi di più”.




Crisi del debito: Se la Grecia dice no

Thu, 21 Nov 2013 15:59:37 +0100

Financial Times, Londra – Finora il governo greco ha obbedito controvoglia alle richieste della troica. Ma con un'opposizione sempre più dura e una maggioranza ormai al minimo potrebbe presto decidere di disobbedire. Leggi il resto.



Grecia: “La lista della vergogna alla troika”

Mon, 18 Nov 2013 11:07:45 +0100

I negoziati tra il governo greco e la troika dei creditori internazionali (Ue-Bce-Fmi) dovrebbero riprendere il 18 novembre ad Atene, dopo essere stati sospesi la settimana scorsa senza un’intesa.

Trovare un accordo è indispensabile per sbloccare una nuova tranche di aiuti per la Grecia. Le parti devono trovare un compromesso sulla riduzione del deficit di budget (stimato attorno agli 1,3 miliardi di euro) entro la prossima riunione dell’Eurogruppo, il 9 dicembre.

Il governo ha stilato una lista di misure d’austerità supplementari che permetterebbero di raggiungere l’obiettivo, riporta Eleftherotypia:

riduzione delle spese di amministrazione, fusione e soppressione di alcune agenzie statali e tagli alla spesa in altre, lotta contro le frodi al fisco e all’assistenza sociale.




Irlanda-Spagna: “Musica per le orecchie di Angela Merkel”

Fri, 15 Nov 2013 14:45:07 +0100

L’Irlanda, primo paese ha completare i tre anni di supervisione della troika Ue-Bce-Fmi, ha annunciato il 14 novembre di aver scelto di non richiedere l’accesso a una linea di credito Ue da 10 miliardi quando uscirà dal programma di salvataggio. Il primo ministro Enda Kenny ha definito la mossa come “un’uscita chiara”. “La coalizione continuerà a rispettare la sua agenda per garantire il sostegno dei mercati”, riporta l’Irish Times ipotizzando che la decisione di non utilizzare una linea di credito sia dovuta soprattutto alla riluttanza tedesca. Un editoriale del quotidiano aggiunge che i mercati possono stare sicuri che le politiche e la disciplina che hanno permesso al paese di uscire dal piano di salvataggio non saranno ammorbidite. Il 15 dicembre, “giorno dell’indipendenza”, non sarà il momento di mollare i freni economici e darsi alle pazze spese come qualcuno ha suggerito. Nonostante l’uscita dal piano di salvataggio, l’Irlanda continuerà a essere soggetta a un intensa sorveglianza e alle nuove regole “two-pack” dell’Ue (che permettono all’Unione di monitorare i paesi indebitati).“Addio salvataggio, buon giorno credito”, commenta lo spagnolo Cinco Días dopo l’annuncio dell’Eurogruppo . Il quotidiano economico sottolinea che il denaro versato nelle casse delle banche spagnole dal luglio 2012 permetterà ai flussi di credito di orientarsi verso le imprese e la ripresa economica. Le banche hanno utilizzato 41,5 miliardi di euro sui 100 miliardi concessi dall’Ue. Cinco Días ricorda che quando è stato annunciato il salvataggio delle banchela maggior parte degli spagnoli ha temuto che l’aiuto alle banche presupponesse un conto salato per tutti e che avrebbe paralizzato l’economia per un periodo prolungato. Un’uscita così rapida dal piano di aiuti, con le banche ricapitalizzate e una condotta considerata esemplare dai partner europei, supera le più rosee previsioni. Il salvataggio però non potrà essere considerato perfetto fino a quando non sarà dimostrata la sua utilità nel rilancio del credito dopo tre anni di contrazione dell’economia.“Portogallo e Irlanda non sono più sulla stessa barca”, titola Jornal de Negócios ricordando che Lisbona non dovrebbe uscire dal programma di bailout fino a giugno 2014. La strategia del governo portoghese è stata quella di seguire i passi di Dublino, ma diversi specialisti citati dal quotidiano sono convinti che l’uscita del Portogallo dal programma di salvataggio dovrà appoggiarsi necessariamente  su una linea di credito. Nel suo editoriale, Jornal de Negócios sottolinea cheLisbona scommette sulla possibilità di negoziare un programma di credito precauzionale che preveda una protezione extra per[...]