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VoxEeurop | L'UE e il mondo



Le voci del continente



 



Bosnia-Erzegovina: La questione etnica arriva al Parlamento europeo

Tue, 07 Mar 2017 09:51:21 +0100

Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa, Trento – Le tensioni tra Zagabria e Sarajevo su una possibile terza entità federata per i croati di Bosnia si riflettono sulle posizioni assunte dai gruppi politici dell’europarlamento sui progressi della Bosnia Erzegovina sulla via dell’adesione all’Unione europea. Leggi il resto.



L’Ue e il mondo: Assente e consenziente

Wed, 27 Apr 2016 11:29:11 +0100

“C’è qualcosa di strano nella foto ufficiale di Obama e dei leader europei riuniti ieri a Hannover” per un vertice sulla sicurezza, scrive Lorenzo Ferrari sul Post: “sulla destra della foto c’è un elemento strano, che ne sballa la simmetria – una bandiera europea tutta sola. Sembra quasi una svista nella scenografia, un errore del protocollo. Forse in quel momento Jean-Claude Juncker era andato in bagno?”, si chiede lo storico.

No, “non c’è stato nessun errore, nessun contrattempo. Al vertice tra Obama e i principali leader europei il presidente della Commissione non era proprio stato invitato, anche se si parlava di argomenti che lo riguardavano. Lo stesso Obama aveva appena pronunciato un sentito ‘discorso agli europei’, nel quale ha addirittura definito l’integrazione europea come “uno dei più grandi successi politici ed economici della nostra epoca” e, aggiunge Ferrari, “per ricordare che ‘un’Europa unita – un tempo sogno di pochi – rimane la speranza di molti e una necessità per tutti noi’”. Ma la situazione che il presidente degli Stati Uniti ha trovato è “piuttosto diversa da quella che descrive”, prosegue Ferrari:

Una situazione rappresentata perfettamente dalla foto di ieri: l’Europa unita è una presenza retorica marginale, l’Europa vera sono quattro leader diversi spesso in disaccordo tra loro. La marginalizzazione della Commissione è data ormai così per scontata che nessuno sembra stupirsi di quella strana foto; né la stampa né i politici sembrano essersi accorti dell’assenza di Juncker dal vertice.

A Bruxelles la cosa non ha invece destato ufficialmente nessuna perplessità:

in conferenza stampa il portavoce della Commissione dichiarava che a loro sta benissimo così: i leader europei possono discutere di questioni che riguardano direttamente la Commissione senza neanche fare finta di coinvolgerla.

Ormai, conclude Ferrari, “le istituzioni comuni in pratica non contano nulla” e “non chiedono nemmeno più di contare qualcosa”:

La bandiera europea non è diventata il simbolo di un superstato federale, è diventata un semplice ornamento che pare brutto tagliare dall’inquadratura.




Accordo Ue-Turchia sui profughi: La paura paralizza l’Europa

Tue, 15 Mar 2016 14:18:57 +0100

Internazionale, Roma – Invece di giocarsi l'anima nei mercanteggiamenti con la Turchia per trattenere i rifugiati che vogliono andare in Europa, l'Unione farebbe meglio di aiutare gli stati membri che stanno affrontando praticamente da soli il flusso di profughi. Leggi il resto.



Ue-Turchia: Gioco delle parti sulla pelle dei profughi

Wed, 09 Mar 2016 16:13:37 +0100

, – Nel vertice del 7 marzo Ue e Turchia hanno deciso che quest’ultima si riprenderà i rifugiati arrivati in Grecia passando dal suo territorio in cambio di importanti aiuti finanziari. Per Cengiz Aktar, il cui giornale è stato chiuso da Ankara, l’Unione rinuncia ai suoi valori dinanzi a un regime senza scrupoli. Leggi il resto.



Il piano della Russia per l'Europa: Punire la Germania, dividere l’Unione, mantenere la pressione sull’Ucraina

Thu, 03 Mar 2016 09:11:33 +0100

Richard Herzinger, editorialista del quotidiano tedesco Die Welt, sostiene che Vladimir Putin sta mettendo in atto una politica espansionistica in Europa. L’obiettivo numero uno del presidente russo è far cadere Angela Merkel. La determinazione del Cremlino di immischiarsi negli affari degli altri paesi non ha fatto altro che crescere dalla crisi ucraina. Secondo Herzinger una simile "strategia d’infiltrazione" è in atto proprio in Germania, dove la Russia ora sostiene di proteggere i cittadini tedeschi di origine russa. La storia costruita ad arte di una ragazzina russo-tedesca violentata da una gruppo di rifugiati è stata ampiamente diffusa dai mezzi d’informazione nazionali russi. Sergej Lavrov, il ministro degli esteri russo, è intervenuto a favore della presunta vittima, criticando la modalità con cui il sistema giudiziario tedesco aveva gestito il caso. Questo tipo di operazione rientra nella più ampia strategia escogitata dalla Russia di destabilizzare l'Unione europea, aggiunge Herzinger: "Mosca sta cercando di capire fino a che punto può spingersi senza incorrere in una significativa opposizione in Occidente." L’ammonimento di Angela Merkel a seguito dell'intervento russo ha suscitato poche ripercussioni, così come la decisione di una commissione d’inchiesta britannica di accusare Putin di essere coinvolto nell’omicidio di Aleksandr Litvinenko, il dissidente russo avvelenato a Londra. Cosa spinge la Russia ad intervenire nelle faccende dell’Europa? Secondo Herzinger, Vladimir Putin mira a dividere gli stati membri dell'Unione e, alla fine, a smembrare la stessa Ue: Il sogno di Putin è vedere gli stati nazionali europei isolati, estromessi dall’ombrello protettivo dell’Ue che, nelle questioni geopolitiche fondamentali, non sarà in grado di prendere nessuna decisione senza l’assenso di Mosca, la nuova potenza dominante. Affinché ciò avvenga, occorre rompere l'asse transatlantico e allontanare gli Stati Uniti dall’Europa. L'ambizione di Putin di realizzare un'Europa dominata dalla Russia si basa su una mentalità neo-imperialista che fonde l'idea zarista di superiorità russa con un rinnovato orgoglio nell’eredità del dominio militare dell'Unione sovietica. Herzinger taccia d’ingenuità gli analisti che puntano sulle sanzioni economiche come misura per ammorbidire la posizione della Russia e normalizzare le sue relazioni con l'Europa. La società russa, aggiunge, è stata indotta a considerare se stessa come una pedina fondamentale nella storia del mondo. In questo quadro la Russia sente di avere il dovere di salvare i suoi vicini occidentali dalla "decadenza liberale" indotta dagli Stati Uniti. Putin gioca un ruolo centrale nelle vesti di soccorritore e rinnovatore della "russitudine". Questa posizione creata ad arte gli garantisce una protezione significativa da eventuali shock economici. Le avventure geopolitiche di Putin non si fermano in Europa. L’intervento della Russia in Siria, attentamente pianificato, rappresenta un perfetto esempio dell’abilità russa di confondere e superare in astuzia l’Occidente. Se i diplomatici cercano di nascondere le loro differenze additando l’organizzazione Stato islamico come nemico comune, Putin continua ad appoggiare l’aggressione del presidente siriano Bachar al-Assad contro il suo stesso popolo. Il terrorismo funge da comoda scusa per giustificare l’inerzia anche lungo la frontiera orientale dell’Europa: La convinzione fittizia dell’Occidente secondo cui il Cremlino è un partner ineludibile nella guerra al terrore ha giustificato ulteriori aggressioni della Russia in Ucraina, mettendo il paese sotto pressione. I governi occidentali non hanno accusato la Russia di condurre una politica di aggressione in Ucraina, nonostante l’evidente infrazione dell’accordo di Minsk e la continua, ibrida guerra nell’est del paese. Al contrario, i negoziati con Mosca, volti a definire un modus vivendi sulla q[...]



L’Europa, l’Africa e i migranti: Oltre il vertice della Valletta

Wed, 11 Nov 2015 11:57:33 +0100

The Times of Malta, La Valletta – Il summit Ue-Africa che si apre mercoledì a Malta ha per oggetto principale le questioni di sicurezza e il rimpatrio dei migranti piuttosto che la cooperazione, denuncia un operatore umanitario installato sull'isola. Leggi il resto.



Nuova austerity per la Grecia: A pieno carico

Fri, 17 Jul 2015 08:40:21 +0100

I Kathimerini, Atene – Cartoon. Leggi il resto.



Tsipras davanti al parlamento europeo: Finalmente un po’ di democrazia europea!

Thu, 09 Jul 2015 23:42:47 +0100

, – Il discorso del premier greco Tsipras dinanzi al Parlamento europeo l’8 luglio e il successivo dibattito è stato un bel momento di vita democratica, stima il blogger Fabien Cazenave. Certo, questo dibattito non ha risolto la crisi greca, ma che differenza con i Consigli europei che si svolgono a porte chiuse! Leggi il resto.



Rassegna della stampa europea: “Tutti cominciano a essere d’accordo sul fatto che la zona euro non è una, sacra e indivisibile”

Wed, 08 Jul 2015 16:10:04 +0100

Questa rassegna stampa è stata realizzata originariamente per Internazionale. Ambrose Evans-Pritchard sostiene che Alexis Tsipras non si aspettava di vincere il referendum di domenica, e ora la Grecia sta “precipitando” verso l’uscita dall’eurozona. La responsabilità di questa situazione è in gran parte dei leader europei e della loro vista corta. Malgrado la pressione degli Stati Uniti, “15 dei 18 governi che ora giudicano la Grecia hanno sostenuto la posizione rigida della Germania o propendono per una Grexit in un modo o nell’altro”. Se la Grecia dovesse uscire dall’euro, è difficile immaginare che cosa rimarrebbe dell’intesa franco-tedesca. Nauseata, Washington potrebbe cominciare a voltare le spalle alla Nato. Una punizione proporzionata per una simile assenza di visione strategica sulla Grecia Molti a Bruxelles e a Berlino pensano che le dimissioni di Yanis Varoufakis siano una buona cosa, scrive Ulrich Schäfer. L’ex ministro delle finanze greco “poneva le domande e gli argomenti giusti – ma usava il tono sbagliato”. Le domande riguardavano la gestione della crisi europea, la condivisione del costo sociale, la cancellazione del debito e il fatto che un’economia a pezzi sia soffocata da un’austerità crescente: Varoufakis ha giustamente criticato il fatto che i tagli messi in atto dai governi precedenti su pressione della troika hanno colpito i poveri e i cittadini comuni in modo eccessivo, e che i miliardi dei piani di aiuto sono finiti nelle banche dopo una partita di giro. […] La posizione di Varoufakis non è isolata tra gli economisti. Ma non ha tenuto conto del fatto che per avere successo occorre avere la maggioranza in politica, non solo a casa propria, ma anche nei 18 altri paesi dell’eurozona. Ma questo non dovrebbe impedire all’Unione di proseguire la discussione avviata da Varoufakis – e di correggere parecchio le sue politiche. “Si è verificata una situazione nuova in Europa: tutti cominciano a essere d’accordo sul fatto che la zona euro non è una, sacra e indivisibile”, sostiene Hubert Kozieł su Rzeczpospolita. Il risultato è che i dirigenti dell’Ue suggeriscono che “nulla di catastrofico avverrà” se i greci finiranno per lasciare la zona euro: Poiché praticamente tutti sono d’accordo nel dire che l’euro è possibile senza la Grecia, allora forse dopo le elezioni legislative in Spagna tutti cominceranno improvvisamente a pensare che l’euro è possibile anche senza la Spagna. […] E perché non sbarazzarsi anche dei fastidiosi italiani? O degli irlandesi e del loro dumping fiscale? E il Portogallo e la Francia – quest’ultima spesso definita ‘la malata d’Europa’? E gli indebitatissimi Belgio e Slovenia, che subiscono in pieno le conseguenze della crisi bancaria? Forse solo la Germania, l’Austria, i Paesi Bassi, la Finlandia, la Slovacchia e il Lussemburgo dovrebbero rimanere nella zona euro? Alla fine avremmo un po’ di pace e di calma, mentre l’Europa può tranquillamente proseguire la sua integrazione Milan Vodička sottolinea che la zona euro è divisa in tre gruppi per quanto riguarda la Grecia. Mentre la Germania e i paesi dell’Europa orientale che hanno messo in atto dolorose riforme e misure di austerità non provano simpatia per i greci, altri sono meno severi e altri ancora vogliono mantenere il paese nell’euro. Tsipras approfitta di queste divisioni per il suo gioco pericoloso: È come un gioco tra chi cede per ultimo, quando due automobili sfrecciano l’una contro l’altra e chi devia per primo perde. Ma il guidatore di una delle due sa bene che nell’altra diverse persone con ognuno la sua idea della gara stanno tenendo il volante Per l’editorialista Bart Eeckhout, i negoziati tra l’Ue e la Grecia sono una partita a poker con un’altissima posta in gio[...]



Dopo il referendum in Grecia: “L’odissea non è finita”

Mon, 06 Jul 2015 14:40:44 +0100

Questa rassegna stampa è stata realizzata originariamente per Internazionale Un un editoriale intitolato “Il voto in Grecia avvicina il paese all’uscita dall’euro, ma l’odissea non è finita”, il responsabile delle pagine economiche del Guardian Larry Elliott avverte i dirigenti della zona euro decisi a imporre l’austerity alla Grecia malgrado il “no” di domenica. “In due parole”, dice, “dovrebbero provare a usare un po’ meno bastone e un po’ più carota”, cancellando una parte del debito greco. Anche se i leader europei dovessero raggiungere un accordo, la crisi avrà delle conseguenze preoccupanti sul lungo periodo: La Grecia ha messo in evidenza le debolezze strutturali dell’euro, un approccio uniforme che non conviene a paesi tanto diversi. Una soluzione potrebbe essere la creazione di un’unione fiscale accanto all’unione monetaria […] Ma questo richiederebbe proprio quel tipo di solidarietà che è stata drammaticamente assente queste ultime settimane. Il progetto europeo è in stallo. Il messaggio dei greci è chiaro, scrive Bart Sturtewagen, direttore di De Standaard: dopo una settimana di banche praticamente chiuse, con i danni notevoli per la vita quotidiana e gli affari, “una maggioranza inaspettatamente ampia ha comunque scelto di correre il rischio di dire no al piano di aiuti dell’Unione europea e dell’Fmi”. Benché il prezzo da pagare sia incredibilmente alto e il risultato sia uno smacco drammatico per la zona euro e l’intera Unione europea, Sturtewagen sostiene che – anche se è comprensibile che non si possano più sopportare i greci, è fondamentale tenere la testa fredda in questo momento. È la dialettica del delitto e castigo che ci ha portati a questo sfascio. Questo approccio si è dimostrato ripetutamente inutile. La questione della riduzione del debito non potrà più essere evitata. Lo sa persino l’Fmi. Se il premier Tsipras vuole davvero far qualcosa con la sua vittoria, deve dimostrare che il suo paese non vuole soltanto ricevere soldi, ma vuole anche cambiare e cambiare modo di governare. Atene è sull’orlo del Grexit, dopo il referendum, ma c’è ancora “un barlume di speranza” che non si torni alla dracma, scrive Tomasz Bielecki. Secondo l’editorialista, sta ora a Parigi e a Berlino di decidere le prossime mosse: I nuovi aiuti alla Grecia devono essere accettati dai 18 paesi della zona euro e la Germania non è quello sulle posizioni più dure. Se comunque la cancelliera Angela Merkel dovesse fare un gesto verso i greci, dovrà vedersela con la rabbia di olandesi, spagnoli e lituani, che sono stufi della testardaggine dei greci. Non è sicuro che ci riuscirà, visto il livello raggiunto dalle emozioni da entrambe le parti e la situazione potrebbe facilmente sfuggire di controllo. “L’Ue deve minimizzare i danni che il governo Tsipras ha provocato”, scrive Stefan Ulrich sulla Süddeutsche Zeitung: l’Unione dovrà, secondo lui, concedere un aiuto d’emergenza e la Grecia dovrà proporre delle riforme oppure “l’euro potrà benissimo fare a meno di lei”. Secondo Ulrich, il risultato del referendum è “un no al compromesso”: I greci sono soltanto uno dei popoli della zona euro. Possono decidere il loro destino in modo sovrano. Ma non possono imporre nulla agli altri popoli e ai loro governi. E soprattutto non possono imporre agli altri paesi dell’euro di dargli miliardi di euro senza condizioni. Visto il risultato del referendum, Peter Schutz è scettico sulla possibilità di un accordo sulla crisi greca e prevede un futuro buio per il paese. Il 5 luglio entrerà nella storia allo stesso modo dell’11 settembre o del fallimento della Lehman Brothers, poiché la bocciatura del programma di aiuti da parte dei greci è l’inizio della scrittura[...]



Referendum in Grecia: Il peggio dell’Europa

Sat, 04 Jul 2015 15:57:59 +0100

eutopia, Rome – Non poteva andare peggio, afferma il politologo Piero Ignazi. Le più pessimistiche previsioni si sono avverate tutte. Anzi, hanno addirittura superato ogni limite. Perché al peggio, infatti, non c’è mai limite. Leggi il resto.



Greferendum: Suspense

Sat, 04 Jul 2015 15:19:08 +0100

To Ethnos, Atene – Cartoon. Leggi il resto.



Referendum in Grecia: Il premio nobel Joseph Stiglitz invita a votare “no”

Thu, 02 Jul 2015 22:02:40 +0100

Il referendum del prossimo fine settimana permette ai greci di scegliere tra due scenari futuri completamente diversi, scrive il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz su Project Syndicate. L’approvazione delle condizioni proposte dalla troika (Fmi, Ue, Bce) farebbe precipitare il paese in una depressione senza fine, mentre un rifiuto lascerebbe aperta la possibilità di ottenere un risultato “molto più utile”, anche se la Grecia non dovesse più riconquistare la prosperità perduta.

Stiglitz afferma che per quanto riguarda la riduzione del disavanzo primario “solo pochi paesi sono riusciti a raggiungere risultati simili a quelli ottenuti dalla Grecia negli ultimi cinque anni”. Ma questo ha comportato sacrifici inaccettabili: le politiche di austerità hanno finora provocato una riduzione del 25 per cento del Pil e un tasso di disoccupazione giovanile del 60 per cento. Il fatto che la troika dei creditori pretenda altri tagli è prova tangente che le motivazioni ideologiche stanno trionfando sulle considerazioni di tipo economico.

Le pretese avanzate dalla troika nei confronti della Grecia, afferma Stiglitz, si basano su principi economici “assurdi”. Si pretende un avanzo primario di bilancio (esclusi quindi i pagamenti degli interessi) pari al 3,5 per cento del Pil entro il 2018. “Gli economisti di tutto il mondo lo definiscono un obiettivo punitivo”, scrive Stiglitz, “poiché il tentativo di raggiungerlo provocherebbe inevitabilmente una crisi ancor più grave”. La posizione attuale della troika è determinata più da questioni ideologiche che economiche. Alla Grecia è imposto non solo di accettare semplicemente una politica di austerità, ma anche di subire una punizione.

Stiglitz indica inoltre i veri beneficiari dei vari aiuti finanziari finora concessi alla Grecia:

Intendiamoci: quasi nessuna delle colossali somme finora prestate alla Grecia è veramente arrivata nel paese. È stata invece utilizzata per pagare creditori del settore privato – comprese le banche tedesche e francesi. La Grecia non ne ha ricevuto che una parte irrisoria, ma ha dovuto comunque pagare un prezzo elevato per proteggere i sistemi bancari di questi paesi. Il Fondo monetario internazionale e gli altri creditori “ufficiali” non hanno bisogno dei soldi che ora vengono chiesti indietro. Come spesso avviene, i soldi verrebbero probabilmente prestati di nuovo alla Grecia.

Ma la critica di Stiglitz è rivolta in particolar modo alla zona euro e i suoi rappresentanti, che stanno cercando di costringere un governo eletto democraticamente a opporsi al volere dei propri elettori. La zona euro, che Stiglitz definisce “l’antitesi della democrazia”, pensa di poter sconfiggereSyrizam il partito del premier Alexis Tsipras, “costringendolo ad accettare condizioni che sono in netto contrqsto con il proprio mandato”. Ora, secondo Stiglitz, rimane alla Grecia solo una possibilità: mettere la democrazia al primo posto e rifiutare le condizioni imposte dalla troika. Anche se votando “no” il risultato è del tutto imprevedibile, la Grecia “forte della sua tradizione democratica, potrebbe riprendere in mano il suo destino.”




Crisi del debito greco: Tsipras ha puntato le sue ultime fiches

Tue, 30 Jun 2015 09:59:45 +0100

I Kathimerini, Atene – Indicendo un referendum per il 5 luglio su una serie di misure di austerità pretese dai creditori della Grecia in cambio di un piano di salvataggio in extremis, il premier greco si è giocato la fiducia dei partner della zona euro, e porta il suo paese sull’orlo di un disastro economico. Leggi il resto.



Crisi del debito in Grecia: In che campo sta la palla?

Mon, 29 Jun 2015 11:29:30 +0100

I Kathimerini, Atene – Cartoon. Leggi il resto.



Cambiamento climatico – Aspettando la COP21: Come la Serbia ha ‘truccato’ le emissioni e guadagnato il sostegno dell’Ue

Thu, 25 Jun 2015 16:06:33 +0100

The Guardian, Londra – In previsione della conferenza sul clima di Parigi di dicembre la Serbia hannunciato obiettivi definiti “esemplari” per la riduzione delle emissioni di CO2. Ma, di fatto, il suo piano comporterà un aumento del 15 per cento e i suoi numeri appaiono falsati, afferma una fonte dell’Ue citata da The Guardian. Leggi il resto.



Ritratto: Jeroen Dijsselbloem, il dottor euro

Wed, 17 Jun 2015 10:32:58 +0100

Vrij Nederland, Amsterdam – Riuscirà a tenere insieme l'Unione monetaria evitando il default della Grecia? Quante probabilità ci sono che venga riconfermato presidente dell'Eurogruppo? Vrij Nederland ha indagato sulla carriera e lo stile del ministro delle finanze olandese. Leggi il resto.



Crisi del debito: Il mago Tsipras

Fri, 12 Jun 2015 09:27:49 +0100

De Groene Amsterdammer, Amsterdam – Cartoon. Leggi il resto.



Romania: “Il parlamento salva anche Ponta. Chi può difendere ancora la giustizia?”

Wed, 10 Jun 2015 12:31:42 +0100

Il 9 giugno il parlamento ha respinto la domanda della Direzione nazionale anticorruzione (Dna) di revocare l'immunnità parlamentare del premier Victor Ponta. Il 5 giugno la Dna aveva chiesto alla giustizia romena di avviare una procedura penale contro Ponta per falso, evasione fiscale e riciclaggio, per dei fatti presunti commessi quando era avvocato, tra il 200è e il 2011, spiega România liberă.

Il voto – per 231 voti contro 120 – era atteso, poiché i socialdemocratici di Ponta e i loro alleati hanno la maggioranza. Ponta aveva dichiarato che finché ha il sostegno del parlamento non si dimetterà, malgrado l'insistenza del presidente Klaus Iohannis. Iohannis ha chiesto le dimissioni di Ponta e affermato che il premier "sacrifica l'interesse della Romania per il proprio interesse". Per parte sua, Ponta accusa il presidente di puntare a ottenere un primo ministro liberale come lui e di "sfruttare la vicenda nella battaglia politica".

Nel suo editoriale, il quotidiano di Bucarest osserva che

non si tratta di liberali che tentano di approfittare dei problemi giudiziari del premier, come ripete la propaganda socialdemocratica, ma del modo in cui funziona lo schema col quale i politici si arricchiscono con i nostri soldi.




Elezioni legislative in Turchia: “Ecco la nuova Turchia”

Mon, 08 Jun 2015 11:19:49 +0100

Le elezioni legislative del 7 giugno hanno visto il partito islamico-conservatore Akp del presidente Recep Tayyip Erdoğan, al governo dal 2002, perdere la maggioranza assoluta in parlamento. Ha ottenuto 258 seggi (ne aveva 312), su 550. Il voto è anche stato segnato dall'ingresso in forza in parlamento del partito filocurdo di sinistra laico Hdp, che ottiene 79 seggi. I deputati curdi erano presenti come indipendenti nel parlamento uscente, con 29 deputati. Il socialdemocratico Chp ottiene 132 seggi (ne aveva 125), e il Mhp (nazionalista), 81 (contro 52). L'affluenza alle urne è stata dell'86 per cento.

Osserva Cumhuriyet che

per la prima volta dal 2002, da quando l'Akp governa da solo, il concetto di "sconfitta elettorale" è stato introdotto. L'Akp ha perso il potere assoluto per la prima volta, malgrado abbia ottenuto il 40 per cento dei voti. Il "sogno presidenziale" di Erdoğan giunge al termine. Per la prima volta dal 2002 ci sono quattro partiti politici in parlamento. Per la prima volta un movimento politico curdo entra in quanto tale in parlamento. Con la perdita della maggioranza assoluta da parte dell'Akp, questo 8 giungo la Turchia ha due possibili opzioni: un governo di minoranza o un governo di coalizione.




Crisi del debito: Facciamo da soli

Tue, 02 Jun 2015 14:15:36 +0100

L’Echo, Bruxelles – Cartoon. Leggi il resto.



“Brexit”: Killer David

Fri, 29 May 2015 17:11:35 +0100

The Independent, Londra – Cartoon. Leggi il resto.



Europa e democrazia: Elezioni politiche nazionali, impatto europeo

Thu, 21 May 2015 21:07:11 +0100

, – Che si tratti del Regno Unito o della Grecia, diverse elezioni politiche nazionali sul filo dl rasoio sembrano poter determinare la sorte di tutta l’Unione. Spetterebbe piuttosto agli europei pronunciarsi, se solamente le istituzioni comunitarie avessero una funzione più democratica. Leggi il resto.



Europa e democrazia: Elezioni politiche nazionali, impatto europeo

Thu, 21 May 2015 21:04:55 +0100

, – Che si tratti del Regno Unito o della Grecia, diverse elezioni politiche nazionali sul filo dl rasoio sembrano poter determinare la sorte di tutta l’Unione. Spetterebbe piuttosto agli europei pronunciarsi, se solamente le istituzioni comunitarie avessero una funzione più democratica. Leggi il resto.



Dopo le elezioni nel Regno Unito: Il “Brexit” metterebbe a rischio l’Europa

Sat, 16 May 2015 15:46:01 +0100

Dopo le crisi nel Mediterraneo e in Ucraina si manifesta ora “un altro evidente problema esistenziale ” nell’Europa Occidentale, scriveNatalie Nougayrède sul Guardian. La vittoria del partito conservatore alle elezioni politiche del Regno Unito del 7 maggio pone una serie di importanti interrogativi per l’Unione Europea. Sarà il primo ministro britannico David Cameron, rieletto con una maggioranza risicata, a determinare in gran parte se il paese resterà o meno unito e se continuerà a far parte dell’Unione, afferma Nougayrède. Cameron ha promesso di rinegoziare la permanenza del Regno Unito nell’Ue, ma rischia di deludere le aspettative degli euroscettici per quanto attiene alla possibilità di istituire un referendum nazionale a riguardo: Nessuno, a Berlino, a Parigi o altrove ha voglia di avviare un faticoso processo di modifica dei trattati Ue, poiché si teme giustamente che ciò possa mettere seriamente a repentaglio l’Unione nel suo complesso. La vittoria elettorale di Cameron dimostra che il primo ministro ha saputo resistere allo tsunami della crisi economica meglio di quasi tutti gli altri leader europei. Ora si trova a far parte con Angela Merkel di uno “sparuto gruppo di sopravvissuti politici” nell’Ue, una posizione che dovrebbe fruttargli un credito politico notevole. Tuttavia, Cameron ha voluto assecondare la richiesta dei populisti di mettere un freno alla libera circolazione delle persone, “uno dei pilastri dell’Ue”, cosa che ha danneggiato la sua credibilità a livello europeo. I politici europei hanno difficoltà a prevedere come si evolverà questa situazione. Ad esempio non si sa ancora fino a che punto il partito fortemente euroscettico Ukip influenzerà la posizione di Cameron. Altrettanto imprevedibili sono gli euroscettici all’interno del suo stesso partito. Poi, c’è la pressione degli alleati storici della [Gran Bretagna] che, disorientati, si chiedono se il paese sarà in grado o meno di riscoprire i vantaggi derivanti dalla partecipazione a un più ampio progetto europeo e di riaffermare la sua posizione all’interno di esso. Nougayrède mette in guardia dall’atteggiamento fanatico adottato da molti durante la campagna elettorale, perché “la posta in gioco è alta e abbiamo molto da perdere” in caso di [uscita dall’Unione] del Regno Unito. Si presenta il rischio concreto di una secessione scozzese. E l’Ue perderebbe, con la Gran Bretagna, un importante partner politico ed economico: senza il Regno Unito, l’Europa rischierebbe di autodistruggersi. E senza l’Ue, la Gran Bretagna si ritroverebbe a percorrere vie ancora inesplorate e rischierebbe di diventare una pedina insignificante in un mondo globalizzato. La classe politica britannica, e Cameron in particolare, devono garantire che il dibattito nazionale sulla presenza nell’Ue venga condotto in modo costruttivo e con cognizione di causa, senza l’allarmismo e lo sciovinismo che imperversano ormai nella politica britannica. La posta in gioco, conclude la Nougayrède, è più alta che mai. Tradotto dall'inglese da Caterina Saccani.[...]



Immigrazione: Quando il gioco si fa duro

Wed, 13 May 2015 14:37:36 +0100

Il Manifesto, Roma – Cartoon. Leggi il resto.



Elezioni nel Regno Unito: Secessioni

Fri, 08 May 2015 10:55:14 +0100

The New York Times, New York – Cartoon. Leggi il resto.



Elezioni nel Regno Unito: Risultato a sorpresa

Wed, 06 May 2015 22:58:51 +0100

De Groene Amsterdammer, Amsterdam – Cartoon. Leggi il resto.



Crisi greca: Verso l’uscita?

Wed, 06 May 2015 10:30:01 +0100

Jyllands-Posten, Aarhus – Cartoon. Leggi il resto.



Ungheria: L’estrema destra cresce in parlamento

Tue, 14 Apr 2015 10:44:45 +0100

Il partito di estrema destra Jobbik ha vinto le elezioni legislative parziali nella città di Tapolca il 12 aprile, ottenendo così il suo primo seggio in parlamento in seguito a uno scrutinio uninominale. Ne aveva ottenuti 24 nelle elezioni legislative dell’aprile 2014. Il suo candidato, Rig Lajos, ha ottenuto il 35,3 per cento dei voti, mentre quello della Fidesz, il partito del premier Viktor Orbán, ha ottenuto il 34,4 per cento. “La strategia del partito al potere è stata battuta, e non da sinistra, ma da destra”, osserva il quotidiano di Budapest Magyar Nemzet. Il giornale, che titola in prima pagina sul “Cambiamento che viene da destra”, ritiene che “nell’aria c’è come un sentore di cambiamento di potere”. In prospettiva delle elezioni legislative del 2018 la Fidesz è ora minacciata da uno Jobbik che non aveva mai superato il 20 per cento.

Per il giornale vicino alla Fidesz,

anche se la massa critica degli elettori è scontenta delle ultime misure del governo – tassa su internet, corruzione, avvicinamento alla Russia —, non si fida ancora totalmente dello Jobbik. Ma occorre riconoscere che, mentre il discorso dell’estrema destra ottiene una certa eco, la destra al potere non è riuscita a mobilitare.




Visita di Alexis Tsipras in Russia: Una monetina, signor Putin

Wed, 08 Apr 2015 19:40:18 +0100

I Kathimerini, Atene – Cartoon. Leggi il resto.



Grecia: C’è un amico là fuori

Thu, 02 Apr 2015 09:55:13 +0100

Trouw, Amsterdam – Cartoon. Leggi il resto.



Il nuovo ruolo della Germania in Europa: È davvero il Quarto Reich?

Wed, 01 Apr 2015 13:24:43 +0100

Dove si colloca la Germania in Europa? E i vicini dell’Europa meridionale, vessati dalla crisi, hanno ragione a paragonare il predominio tedesco ai giorni bui della dittatura nazista? Sono queste le domande a cui un gruppo di giornalisti cerca di dare risposta sul settimanale tedesco Der Spiegel. Traendo spunto dal tormentato passato della Germania sostengono che “il leader riluttante” d’Europa paradossalmente si considera troppo grande e, al contempo, troppo piccolo per assolvere il suo ruolo attuale: L’Eurozona è chiaramente governata dalla Germania, benché il ruolo di Berlino non sia incontrastato. Tuttavia, ha una funzione decisionale nel forgiare il destino di milioni di persone di altri Paesi. Un potere che comporta altrettante importanti responsabilità. Nondimeno, l’atteggiamento assunto in certe occasioni dal governo tedesco e dagli altri leader politici è, verosimilmente, quello di chi governa un piccolo Paese. Di fatto, benché abbia acquisito un ruolo politico dominante scandito dai suoi successi economici, la Germania è ancora del tutto impreparata ad assumere una vera leadership politica mettendo a repentaglio i suoi interessi a breve termine, sostengono i giornalisti di Der Speigel. La sua esuberanza diplomatica nasce da un desiderio intransigente che vuole l’adesione di tutti i membri dell’eurozona ai principi tedeschi di parsimonia ed efficienza, alimentando così il dissenso sempre più aperto degli oppositori dell’egemonia tedesca — Al centro della contestazione di quasi tutti i critici della politica tedesca c’è una parola: austerità. Si riferisce alle politiche di parsimonia, un concetto che in Germania ha una connotazione positiva. Ma nei Paesi europei, maggiormente colpiti dalla crisi del debito, la parola si traduce in una politica desolante fatta di privazioni imposte dall’esterno. Oltre ai suoi beni, la Germania esporta anche le sue regole. Stando alle voci di dissenso di Grecia, Italia e Francia registrate dai giornalisti di Der Spiegel, il paragone con il Terzo Reich deriva dagli sforzi della Germania tesi a salvaguardare i propri interessi economici. Benché i giornalisti del settimanale non tengano in conto questi paragoni, sostenendo che "nessuno assocerebbe la Merkel al Nazismo", aggiungono che "un’ulteriore riflessione sulla parola "Reich," o impero, non sarebbe poi così fuori luogo." È indubbio che la Germania eserciti una forte influenza che va ben al di là dei suoi confini, imponendo una politica di austerità su partner economici riluttanti. I precedenti storici offrono lezioni inquietanti agli attuali padroni d’Europa. La Germania del Secondo Reich, formatosi con Bismarck e protrattosi sino alla sconfitta della Prima guerra mondiale, era in una situazione precaria: pur essendo divenuta la prima potenza d’Europa, non era sufficientemente forte da poter dominare il continente da sola. Secondo gli autori dell’inchiesta, la Germania oggi versa in una situazione simile. Con un surplus commerciale che si attesta sui 217 miliardi di euro, le esportazioni di capitali dalle banche tedesche hanno allargato i suoi interessi economici in tutta Europa. E mentre la Germania domina i suo[...]



Elezioni nel Regno Unito: Fuori i pistolotti

Tue, 31 Mar 2015 11:27:59 +0100

The Independent, Londra – Cartoon. Leggi il resto.



Politica di difesa comune: Perché non abbiamo bisogno di un esercito europeo

Mon, 30 Mar 2015 22:30:09 +0100

Polityka, Varsavia – Auspicato dal presidente della Commissione risponde più a dei requisiti di bilancio che ad una reale esigenza politica. E le divisioni persistenti tra i paesi membri lo renderebbro poco efficace. Leggi il resto.



I Balcani e la crisi: La Bosnia nell’impasse

Fri, 20 Mar 2015 10:18:30 +0100

“Un anno fa, la Bosnia era attraversata da un’ondata di proteste […] innescate dalla povertà e dalla disoccupazione”, scrive Buka, un giornale di Banja Luka, nel territorio serbo della Repubblica della Bosnia. Partite dalla città di Tuzla, “le manifestazioni si sono estese rapidamente al resto del paese”. Gruppi di cittadini stanchi dell’immobilismo, della corruzione e del ristagno economico in cui era piombato il paese incendiarono dei municipi e dei ministeri. Come lo ricorda Buka, secondo Eurostat, la Bosnia condivide con l’Albania il titolo poco invidiabile di paese più povero d’Europa : “il potere d’acquisto è un terzo della media europea, solo un abitante su due in età di lavorare a è attivo e, tra loro, un terzo è senza lavoro”. Quanto al governo, aggiunge il giornale, sia a livello nazionale che a livello locale, non ha una strategia per la crescita del paese, se non il rispetto del patto per la crescita e l’occupazione imposto dall’Unione europea – che d’altra parte non ha dato dei risultati all’interno dell’Unione. La Bosnia si trova quindi tra l’incudine e il martello e vive un conflitto simile a quello che oppone i paesi del nord e del sud dell’Europa: legati al vincolo dell’austerità e troppo indebitati per potersi finanziare sui mercati.I comitati cittadini che avevano animato le proteste del 2014 sono per parte loro scomparsi o sono confluiti in movimenti più “istituzionali”. Di fronte a questa situazione, i partiti populisti e conservatori, oggi al potere sia nella Federazione croato-musulmana che nell’Entità serba, si trovano in un vicolo cieco, nota Buka, poiché il solo mezzo per ottenere la pace sociale sarebbe quello di ottenere altri prestiti da creditori internazionali a un costo esorbitante, una soluzione che diverrebbe rapidamente insostenibile. Questo fa supporre che delle manifestazioni simili a quelle del febbraio 2014 sono da temere prossimamente. E il governo non avrà scelta: di fronte ad una diminuzione delle entrate, sarà obbligato a tagliare le spese pubbliche. […] Alla fine, le manifestazioni, alle quali fino a oggi hanno partecipato i lavoratori ed i piccoli imprenditori, potrebbero amplificarsi e divenire imponenti. Gli intellettuali di destra ritengono che la Bosnia Erzegovina possa essere salvata solo con delle riforme radicali, come il trasferimento del potere dai dirigenti politici agli operatori privati che, con la liberalizzazione dell’economia, potrebbero rilanciare la crescita. Ma affinché ciò si realizzi, occorre tempo. E in questo momento, la Bosnia non può permettersi di aspettare. A una difficile situazione economica si è venuto ad aggiungere un elemento di destabilizzazione tanto imprevisto quanto inquietante: l’arrivo dell’organizzazione Stato islamico (ISIS), come riferisce il reporter di La Stampa, che si è recato a Gornja Maoča. “Liberato” della sua popolazione serba in occasione della guerra, questo villaggio dell’Est della Bosnia è divenuto un distretto del salafismo. I mujaheddin che si sono insediati lì dopo la guerra appli[...]



La Germania e il salvataggio della Grecia: Incontro con il creatore

Wed, 18 Mar 2015 16:18:21 +0100

Cartoon movement, Amsterdam – Cartoon. Leggi il resto.



Politica di difesa europea: L’esercito europeo di Juncker “indebolisce la Nato”

Wed, 11 Mar 2015 10:30:58 +0100

“Tutto ciò che relativizza politicamente la Nato e l’indebolisce militarmente è sbagliato”, scrive l’editorialista Michael Stürmer sul settimanale tedesco Welt am Sonntag, in reazione alla proposta fatta allo stesso giornale da Jean-Claude Juncker di creare un esercito europeo. Il presidente della Commissione europea afferma fra l’altro che questo esercito “aiuterebbe a mettere in piedi una politica estera e di sicurezza comune”, a “reagire in maniera credibile alle minacce contro la pace in uno stato membro o vicino” e a “far comprendere alla Russia facciamo sul serio quando si tratta di difendere i valori europei”.

Secondo Stürmer, tuttavia,

Juncker vede nella sua iniziativa una risposta alle pressioni militari della Russia sull’occidente, ma anche l’unico contrappeso possibile all’evidente disinteresse degli Stati Uniti, di impegnarsi in Europa come al tempo della Guerra fredda.

Ma, ricordando i fallimenti storici dei progetti di difesa europea comune, Stürmer ritiene che “basta un comando unico.” Per compensare il riorientamento della politica americana verso il Pacifico, i paesi dell’Ue dovrebbero “far fronte al pericolo con azioni proprie, e non gesticolando”:

Gli europei, tutti insieme e ciascuno per la loro parte, a cominciare dalla Germania, dovranno infine mantenere le loro promesse. La nuova situazione [l’avanzata della Russia verso ovest] non ammette idealismi.

Traduzione di Stefania Paluzzi




Crisi del debito: Ce l’hanno tutti con Berlino

Sat, 07 Mar 2015 10:39:41 +0100

Il corrispondente di Libération a Bruxelles, Jean Quatremer, riferisce che Avgi, quotidiano vicino a Syriza, il partito del primo ministro greco Alexis Tsipras, ha pubblicato una caricatura del ministro tedesco delle finanze “Wolfgang Schäuble, che indossa l’uniforme della Wehrmacht, l’esercito del III Reich, con tanto di croce di guerra al collo”. Tsipras ha condannato la vignetta soltanto due giorni dopo. Del resto il quotidiano francese ricorda che era stato lo stesso Tsipras ad aver “aperto le grate della germanofobia”, chiedendo alla Germania risarcimenti per i danni subiti dalla Grecia durante la Seconda guerra mondiale. Con la crisi, l’antigermanesimo aumenta e si diffonde in tutta Europa, al punto che Berlino “sta iniziando a preoccuparsi” fa notare Quatremer, che poi spiega che “un po’ovunque viene accolta male quella che è percepita essere una forma di dominio da parte di un paese che sembra voler imporre il proprio modello economico a colpi di politiche di austerità ”. Nel Regno Unito, “parte della classe politica […] e della stampa popolare si indignano a vedere i vinti dei due conflitti mondiali ergersi a padroni incontrastati della zona euro” aggiunge il giornalista, secondo il quale anche in Francia è in piena ripresa l’ostilità nei confronti della Germania. Il sostenitore della sovranità di destra Nicolas Dupont-Aignan definisce quindi l’Ue il “IV Reich”, mentre il leader del Front de Gauche Jean-Luc Mélenchon ritiene che “l’atteggiamento della Germania sia arrogante, prepotente e in grado di guidare l’Europa al caos”, mentre l’esponente di punta del Front National Marine le Pen denuncia “la capitolazione della Grecia a fronte del ricatto di Berlino”. Queste forze politiche non soltanto sono sempre più potenti, ma oltre a ciò “va guadagnando terreno la retorica germanofobica sia nell’UMP sia nel PS”. Questa critica da parte della classe politica francese deriva dalle divergenze concernenti la gestione della crisi dell’euro. “I tedeschi ragionano attenendosi alle regole e soltanto in seguito prendono in esame il contesto, mentre noi o gli anglosassoni siamo molto più pragmatici” ha precisato un membro del governo francese che ha parlato con Quatremer, e secondo il quale: Per Berlino è sufficiente pertanto attenersi alle regole convenute e non lanciarsi in un’interpretazione creativa, adattarsi alle circostanza. Da qui i suoi “no” , vibranti e ripetuti: no a un salvataggio europeo delle banche, no a un piano di rilancio europeo, no a un aiuto finanziario alla Grecia, no a un’interpretazione soft delle regole, no, no, no… Tuttavia, il Bundestag ha avallato il risultato delle ultime contrattazioni con la Grecia, “cosa non scontata all’inizio”. Il tabloid tedesco Bild in effetti aveva organizzato una campagna contro gli aiuti accordati alla Grecia e il piano di salvataggio era ben lontano dal suscitare consensi unanimi presso l’opinione pubblica. Quatremer arriva addirittura alla[...]



Proroga degli aiuti alla Grecia: Pollice alto

Wed, 25 Feb 2015 09:35:45 +0100

De Groene Amsterdammer, Amsterdam – Cartoon. Leggi il resto.



Guerra in Ucraina: Prossimo cessate il fuoco

Thu, 12 Feb 2015 21:48:12 +0100

Trouw, Amsterdam – Cartoon. Leggi il resto.



La Grecia e l’austerity: Gli impotenti rivoluzionari di Atene

Thu, 12 Feb 2015 07:40:10 +0100

Secondo Newsweek Polska, anche se ha chiamato Ernesto il figlio più piccolo e se fino a poco tempo fa teneva appeso un manifesto di Che Guevara nel suo ufficio, Alexis Tsipras non ha intenzione di alimentare le fiamme di una rivoluzione. Non è “un cieco ideologo, ma un formidabile stratega che adora giocare in politica”, aggiunge il settimanale, sottolineando che il nuovo leader greco ha saputo abilmente colmare il vuoto politico creato dal crollo del sistema bipartitico da tempo in vigore in Grecia. Iannis Carras, storico e sociologo greco, lo descrive in questi termini: Il suo asset principale è il fatto che molti greci lo considerano un politico che è intervenuto in difesa del proprio paese. È per questo motivo che Tsipras continuerà a far uso di espressioni e di un linguaggio patriottico e nazionalista, al momento condiviso in Grecia dalla sinistra e dai partiti di destra. Tsipras, tuttavia, non riuscirà a “mantenere tutte le promesse che ha fatto poco realisticamente in campagna elettorale”, anche se ha già iniziato a smantellare alcune delle riforme varate dai suoi predecessori, per esempio fermando il processo di privatizzazione del terminal al Pireo e del servizio nazionale di distribuzione dell’energia elettrica Dei, come pure ad alzare il salario minimo e a pianificare un recupero di alcuni lavoratori del settore pubblico che sono stati licenziati. In ogni caso, gli esperti calcolano che le promesse di Tsipras richiederebbero dieci miliardi di dollari, cifra che la Grecia non possiede. È per questo motivo, sostiene Gazeta Wyborcza, che il nuovo ministro greco delle Finanze, Yanis Varoufakis, ha messo a punto un piano di recupero in quattro punti, di fondamentale importanza per la sopravvivenza del governo. Il piano prevede di vincolare gli interessi sul debito statale alla crescita del Pil, di proseguire le riforme a colpi di “laser e non di coltello del macellaio”, di incrementare gli investimenti da parte della Banca europea di investimento non soltanto in Grecia ma in tutta Europa e infine di creare un nuovo programma di assistenza sociale nella zona euro. Gli elementi fondamentali del piano dipenderanno dall’approvazione dei partner dell’Ue e di Bruxelles, e per questo motivo Tsipras e Varoufakis stanno attraversando il continente in lungo e in largo alla ricerca di appoggi e alleati. Quando pochi giorni fa gli è stato chiesto che cosa accadrebbe se i leader dell’Ue e la Commissione dovessero respingere le sue proposte, Varoufakis ha ammesso che in quel caso “sarebbe meglio morire”. Non stupisce che Tsipras abbia già smorzato un po’ i toni in vista della resa dei conti finale con la Cancelliera tedesca. Ma Newsweek Polska sottolinea che Angela Merkel al momento pare meno propensa al compromesso rispetto al 2012, quando temeva che il crollo della Grecia avrebbe provocato la scissione della zona euro: Al momento la Cancelliera tedesca è più propensa ad acce[...]



Guerra in Ucraina: Messaggio per Kiev

Mon, 09 Feb 2015 15:29:08 +0100

De Groene Amsterdammer, Amsterdam – Cartoon. Leggi il resto.



Guerra in Ucraina: Dialogo di pace

Fri, 06 Feb 2015 11:11:00 +0100

Trouw, Amsterdam – Cartoon. Leggi il resto.



Tournée europea Alexis Tsipras: “Scontro frontale con Berlino”

Thu, 05 Feb 2015 13:00:21 +0100

Mentre i nuovi dirigenti greci proseguono il loro tour europeo alla ricerca di sostegni per il loro programma anti-austerity e per ridurre la pressione finanziaria sul loro paese, il governo tedesco ha inviato ai partner dell’eurogruppo una lettera nella quale afferma che “l’eurogruppo ha bisogno di un impegno fermo e chiaro della Grecia sull’applicazione piena delle riforme necessarie per mantenere sui binari il programma” di aiuti europei.

Il documento rivelato da Reuters il 4 febbraio, è stato inviato alla vigilia di un vertice dei ministri delle finanze della zona euro a Bruxelles. Lo stesso giorno la Banca centrale europea ha deciso di revocare la possibilità per le banche greche di portare dei buoni del tesoro greci a garanzia dei prestiti fatti presso la Bce e dato una settimana al governo greco per trovare un accordo con i suoi creditori, pena un serio problema di liquidità.

Per I Kathimerini la lettera di Berlino “va nel senso completamente opposto agli impegni elettorali del governo” e “sarà categoricamente respinta” dal premier Alexis Tsipras :

Atene deve ora impegnarsi su un terreno ostile, mentre la proposta di mettere in piedi un accordo-ponte transitorio sembra non essere stata accolta dai suoi partner. […] Il conflitto tra Atene e Berlino sarà probabilmente rinviato al vertice ecofin del 12 febbraio.




La Grecia e l’austerity: Pietà americana

Tue, 03 Feb 2015 09:05:47 +0100

Cicero, Berlino – Cartoon. Leggi il resto.



La Grecia e la zona euro: “Coraggio, Angela…fatti ammazzare!”

Fri, 30 Jan 2015 12:33:47 +0100

La vittoria del partito di sinistra radicale Syriza di Alex Tsipras nelle legislative in Grecia potrebbe avere tre conseguenze maggiori per la zona euro, scrive The Economist: “una buona, una disastrosa e un compromesso che consentirebbe di guadagnare tempo”. Citando una celebre battuta del personaggio dell’ispettore Callaghan, impersonato da Clint Eastwood, il settimanale britannico vede nella vittoria di Syriza un’occasione per la Grecia di rinegoziare il suo debito, a condizione di riuscire a convincere Tsipras a “rinunciare al suo folle socialismo”.

Chiedere che si cancelli il debito e nello stesso tempo condurre una politica economica spendacciona provocherà nuovi problemi in Europa, aggiunge l’Economist. Quest’ultimo chiede a tutte le parti di far prova di pragmatismo, a cominciare dalla cancelliera tedesca Angela Merkel:

Se la signora Merkel continua a opporsi agli sforzi che puntano a far ripartire la crescita e a evitare la deflazione nella zona euro, condannerà l’Europa a un decennio perso ancor peggiore di quello che ha conosciuto il Giappone negli anni Novanta. Provocherà sicuramente in Europa un’ondata populista ben peggiore di quella che ha conosciuto la Grecia.




Grecia: Battipanni

Thu, 29 Jan 2015 18:14:48 +0100

Neues Deutschland, Berlino – Cartoon. Leggi il resto.



Grèce: “Tsipras critica il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk”

Wed, 28 Jan 2015 18:45:40 +0100

“Con Alexis Tsipras alla testa del governo la Grecia può rivelarsi imbarazzante per l’UNione europe, non solo a livello economico, ma anche a livello politico”, poiché Atene si oppone alle sanzioni europee contro la Russia, osserva De Standaard.

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk si è ritrovato “in una posizione delicata” dopo che il nuovo premier greco ha annunciato, il 27 gennaio, di non sostenerlo. Tusk aveva appena rilasciato una dichiarazione sul conflitto in Ucraina e la strage di Mariupol a nome del Consiglio nella quale condannava i ribelli filorussi. Qualche ora prima, il presidente del Consiglio europeo aveva chiesto ai ministri degli esteri dei Ventotto di proporre nuove sanzioni contro la Russia. Il governo greco ha precisato che avrebbe dovuto contattare Atene prima di rendere pubblica la dichiarazione.

Secondo il giornale di Bruxelles, Tsipras è “un potenziale alleato di Putin” : l’ambasciatore russo è stata la prima persona che ha incontrato dopo essere stato nominato primo ministro lunedì.




Le elezioni viste dalla Grecia: “Un nuovo capitolo nella storia greca”

Mon, 26 Jan 2015 18:17:21 +0100

“Syriza 36,3 per cento. La Grecia volta pagina’’ titola il quotidiano Ta Nea. 1 732 giorni dopo l’adozione del piano di salvataggio finanziario del paese, la sinistra arriva al potere. In un editoriale, dedicato al risultato del nuovo uomo forte del paese, Alexis Tsipras, il giornale ritiene che è primo voto del “no” alle politiche dei memorandum e il primo “sì” politico alle alternative che non porterà il popolo alla miseria:

(image)

Syriza, che poco tempo prima del memorandum ha dovuto lottare per entrare in parlamento, ha approfittato dell’onda anti austerity; è cambiata, è maturata ed è riuscita a trasformarsi in una corrente maggioritaria per il cambiamento.

Per I Kathimerini si apre ora uno “nuovo scenario politico con la vittoria di Syriza”. Il quotidiano moderato ricapitola i tre pilastri del programma di Alexis Tsipras: “cancellazione del memomrandum, ristrutturazione del debito e riforme”. Il nuovo governo chiederà tempo per discutere con le istituzioni nazionali prima di cominciare i negoziati con la zona euro e l’Fmi:

(image)

Alexis Tsipras è apparso come un unificatore, riferendosi alla vittoria di tutti i greci e, come priorità per i prossimi giorni, ha evocato, per placare gli strappi della crisi, la restaurazione della sovranità popolare, il ripristino della giustizia, il rifiuto dei diritti acquisiti e delle patologie, la promozione di riforme radicali.

“Vittoria pesante come la storia. Il destino del paese è nelle mani della sinistra”, titola Efimerida Ton Syntakton. Per il quotidiano, la vittoria politica della sinistra in Grecia è importante per tutta l’Europa. In un periodo in cui l’integrazione europea è minacciata dall’estrema destra e dalle forze dell’euroscetticismo, gli elettori greci hanno lanciato un potente messaggio contro i piani di salvataggio: “I due partiti della coalizione uscente, Nuova democrazia e il Pasok, sono stati puniti per la loro politica”, scrive Efimerida. Il giornale ritiene che ora tocca a Syriza dimostrare che può governare:

(image)

La sinistra è la prima forza e prende la responsabilità di guidare il paese. È una vittoria incontestabile che apre un nuovo capitolo della storia greca contemporanea.