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L'Edicola di giopep



Noio volevan, volevon, savuar, noio volevan savuar l'indiriss, ia?



Updated: 2017-12-12T11:16:01.372+01:00

 



Cambio!

2015-07-27T10:00:08.988+02:00


Sabato sera, sul tardi, dopo che c'eravamo visti Pitch Perfect (anzi, Voices) e la Signora in Dolce Attesa se n'era andata a dormire, avevo una mezza idea di guardarmi qualcos'altro. Un film, magari, oppure il primo episodio di Les Revenants. Solo che poi mi sono messo per un attimo davanti al PC e ciao, mi sono perso. Una volta tanto, comunque, non mi sono perso in cose a caso, ma nella decisione improvvisa di utilizzare l'account creato nel 2007 su Wordpress.com e spostare il blog lì. Era da un pezzo che volevo cambiare tema (questo ce l'ho su dall'agosto 2011!) ma non trovavo qualcosa che mi convincesse, quindi ho deciso di dare una sterzata brutale e cambiare proprio tutto. E allora via con Wordpress, che per altro già utilizzavo in versione org per Outcast e con cui, al di là delle differenze, ho quindi già un minimo di dimestichezza. I motivi? Beh, innanzitutto perché sì. In secondo luogo, perché ho l'impressione che si snelliranno un sacco di cose che faccio qua dentro, il che è solo bene. Poi perché il bilanciamento fra la perdita di versatilità su alcuni aspetti e il guadagno, sempre in versatilità ma su altri, mi soddisfa. E poi perché colgo l'occasione per liberarmi di un po' di monnezza che m'appesantiva il blog e l'anima.

E quindi, ecco, a partire da oggi, mi trovate a questo indirizzo qui. Il tutto è ancora brutalmente work in progress, ci sono un sacco di cose da sistemare, manca qualcosa di bello da mettere in cima, ma insomma, è già funzionante e "pieno". Ho infatti importato tutto il pregresso, quindi ci trovate ogni singolo post e tutti i commenti pubblicati qua dentro in quasi dieci anni. Eh, già, c'è anche questo aspetto della faccenda: ci sono un po' di robe precedenti perché retrodatate, ma L'Edicola di giopep ha aperto a dicembre del 2005 e quindi, insomma, se vogliamo ha pure abbastanza senso che questo giga-cambio avvenga nell'anno del decimo anniversario. Certo, avviene con un po' di anticipo, ma insomma, adesso sono impegnato in tutti i ritocchi ossessivo compulsivi per sistemare link, tag, categorie e via dicendo, quindi non mi sento di escludere che considererò il nuovo blog "pronto" solo a dicembre. Vai a sapere.

Il blog qua su Blogger se ne rimane qui, a imperitura memoria e anche per non frantumare eventuali link piazzati di qua e di là in giro per l'internet, via. L'immagine in apertura non c'entra niente con l'argomento del post, come da tradizione.



Lo spam della domenica mattina: Che la forza sia con voi!

2015-07-26T10:00:01.843+02:00


Questa settimana su Outcast ho tirato fuori il The Walking Podcast sui trailer del Comic-Con, il nuovo Outcast Popcorn, l'Outcast Popcorn Extra sul Secret Cinema e l'Old! sul luglio del 2005. Su IGN, invece, fra centododicimila traduzioni e doppiaggi, segnalo l'analisi del trailer di SPECTRE, che dovrebbe uscire oggi. Credo. Vai a sapere.


Nel weekend forse sono andato a vedere Jake Gyllencoso che tira e prende pugni. Chissà!



La robbaccia del sabato mattina: Dinosauri!

2015-07-25T10:00:01.119+02:00


Ciao. Buon sabato. Sarò breve.

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Zipper, con Patrick Wilson nel ruolo di uno che se fosse in House of Cards avrebbe Frank Underwood alle spalle che lo spinge verso l'abisso. Assieme a lui, Lena Headey nel ruolo di, beh, sua moglie. Non sembra male, ne parlano bene.

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Mississipi Grind: Ryan Reynolds, Ben Mendelsohn, Sienna Miller, gioco d'azzardo e ottime recensioni dal Sundance. Ci sto.

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Il primo trailer vero e proprio di The Good Dinosaur, l'altro film Pixar di quest'anno, che in Italia si chiamerà Il viaggio di Arlo e che, non so, non mi convince fino in fondo, ma sembra comunque poter essere una di quelle robe pucciose che fanno venire i lucciconi.

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Experimenter, basato sulla storia vera di uno psicologo che negli anni Sessanta fece degli esperimenti discutibili su Jim Gaffigan. O qualcosa del genere. Potrebbe esserci del buono.

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Il trailer della seconda stagione di Fargo. Ci sto a prescindere, considerando che roba grandiosa è stata la prima, però diciamo che il trailer, di suo, non è necessariamente molto accattivante. Ma secondo me mostra le cose giuste.

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American Ultra, la versione cretina di Jason Bourne. Mh. 

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Il primo trailer vero e proprio di SPECTRE, che mostra, boh, più o meno quel che deve mostrare. Non sono un grande fan di Skyfall e in generale della piega retrò che sta prendendo la serie di film con Daniel Craig, ma insomma, potrebbe comunque essere divertente.

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Comunque ieri ho visto Pixels. È una robetta, ma tutta 'sta pioggia di merda, boh, mi pare insensata.



Life After Beth - L'amore ad ogni costo

2015-07-24T10:42:13.075+02:00


Life After Beth (USA, 2014)
di Jeff Baena
con Aubrey Plaza, Dane DeHaan, John C. Reilly, Paul Reiser, Anna Kendrick

In mezzo all'incredibile marasma di film sui morti viventi che hanno invaso le sale negli ultimi anni, era inevitabile che spuntasse fuori anche un filone un po' più romantico, dedicato ad esplorare l'idea folle dell'amore "interrazziale" fra vivi e morti che ha fatto la fortuna delle storie di vampiri. Non che sia una novità, in fondo ci aveva già pensato Brian Yuzna tanti anni fa con Il ritorno dei morti viventi 3, ma ultimamente la cosa ha preso abbastanza piede e dopo Warm Bodies, in attesa del nuovo di Joe Dante (Burying the Ex, accolto maluccio da chi l'ha visto), con nel mezzo diversi altri film di minor fama ma dalle tematiche assimilabili, ecco qua anche Life After Beth, uscito in giro per il mondo l'anno scorso e giunto in Italia solo di recente, direttamente sul mercato dell'home video, accompagnato dal rassicurante sottotitolo L'amore ad ogni costo.

A dirigerlo è Jeff Baena, qui esordiente alla macchina da presa dieci anni dopo aver co-firmato assieme a David O. Russell (e a una bella dose di sostanze stupefacenti) la sceneggiatura di I ♥ Huckabees, da cui recupera il tono stralunato, la comicità folle e il gusto (discutibile) per certi inserti totalmente sopra le righe e un po' fuori posto. E infatti, il problema principale di Life After Beth è proprio la difficoltà nel trovare l'equilibrio giusto e nel far funzionare fino in fondo uno spunto comunque interessante. La storia, semplice semplice, racconta di un ragazzo che non riesce a farsi una ragione per la morte della sua fidanzata e che viene accontentato nel momento in cui si scatena un'epidemia di zombi. Improvvisamente Beth (insieme a diverse altre persone, s'intende) torna in vita e tanto i suoi genitori quanto il suo amore vengono travolti da un incredulo e gioioso stupore. Chiaramente le cose non sono così semplici e Beth, pian piano, cede sempre più alla propria nuova natura, creando un casino dietro l'altro.

Tutto questo viene raccontato da un film che spara in ogni possibile direzione e non sempre centra il bersaglio. È soprattutto la comicità a creare problemi, non perché manchino le sequenze azzeccate (nella parte col frigorifero a momenti soffoco), ma perché gli aspetti più sopra le righe, per esempio la caratterizzazione della famiglia del protagonista, appaiono un po' fuori posto. Life After Beth, infatti, funziona al meglio quando riesce a trovare una qualche forma di equilibrio fra la sua assurdità intrinseca, il taglio umoristico che inevitabilmente ne deriva e gli aspetti più drammatici della vicenda, che emergono per mezzo di un tono malinconico davvero azzeccato. Aggiungiamoci che quando il film deve colpire nelle budella e provocare disagio non si tira indietro e che i vari attori, seppur alle prese con materiale limitato, fanno bene il loro dovere, con una Aubrey Plaza particolarmente brava nel rendere la follia della sua situazione, e Life After Beth è decisamente un film che merita una chance. Però è anche un po' un'occasione sprecata. 

L'ho visto a gennaio, nientemeno, quando è stato distribuito al cinema qua a Parigi. In Italia, come detto, ci è arrivato di recente, direttamente sul mercato dell'home video.



A tradimento: Odd Thomas e A field in England escono in Italia!

2015-07-23T10:00:00.790+02:00


Oggi esce al cinema in Italia Il luogo delle ombre, che poi sarebbe Odd Thomas, un film tratto da un libro di Dean Koontz che ho visto quasi due anni fa al Fantasy Filmfest di Monaco e che in teoria sarebbe dovuto uscire nel 2013. E invece poi non se n'è fatto nulla. E per qualche motivo esce oggi. Boh? Comunque, secondo me è un po' meno peggio di come se ne dice e ne ho scritto a questo indirizzo qua. Ma non basta! Sempre questa settimana arriva in Italia, direttamente sul mercato dell'home video, A Field in England, ribattezzato I disertori. È l'ultimo (per il momento) film di Ben Wheatley, il regista di Kill List, ed è una cosa tutta strana. Anche quello l'ho visto al Fantasy Film Fest e ne ho scritto a quest'altro indirizzo qua.

Ah, il titolo italiano di Odd Thomas recupera quello (italiano) del romanzo. Dai, ci sta.



La ragazza che sapeva troppo

2015-07-22T16:35:40.549+02:00

The Girl With All the Gifts (GB, 2014)di M.R. CareyMike Carey fa parte dell'ondata di scrittori britannici che hanno invaso il mondo del fumetto a stelle e strisce nello scorso decennio e, sebbene non goda della fama che ha toccato altra gente, ha firmato un sacco di roba dal discreto spessore e ha comunque piazzato il colpaccio con Lucifer, serie Vertigo mica male che l'anno prossimo arriverà anche in TV, dando probabilmente vita alla versione 2016 di Constantine (nel senso di adattamento problematico, ma in fondo abbastanza riuscito, che però finisce nell'oblio perché non lo guarda gente a sufficienza). Parallelamente alla sua attività fumettistica, Carey s'è creato anche una carriera da romanziere che per qualche motivo sceglie di firmarsi col doppio nome puntato. Ultimo frutto del lavoro di M.R. Carey è l'ottimo La ragazza che sapeva troppo, fra l'altro possibile candidato al ruolo di nuovo colpaccio, dato che è previsto per l'anno prossimo un adattamento cinematografico con protagonista la nostra amica Gemma.La nostra amica Gemma festeggia l'ingaggio.E di che parla, La ragazza che sapeva troppo? Beh, innanzitutto non parla di una ragazza che sapeva troppo, anzi, parla di una ragazza che sapeva troppo poco. O almeno così mi è parso. Ma non stiamo qua a fare i pignoli sui titoli italiani. Diciamo che per molti versi è una storia di zombi, anche se siamo più in zona 28 giorni dopo che altro, quindi con gente infettata da una qualche forma di malattia, incapace di intendere e di volere, preda di fame rabbiosa e incontrollabile. Non sono morti rimessi in piedi, anzi, sono in piena forma e corrono come matti. Il fascino del libro, però, non sta necessariamente in questo, anzi, dal punto di vista dell'azione "zomba" si percorrono strade abbastanza classiche, fra l'altro virate più verso l'azione che l'orrore. L'aspetto interessante, al di là della scrittura solida e molto scorrevole, sta più che altro nella bambina del titolo e in tutto ciò che comporta dal punto di vista delle tematiche affrontate e degli spunti che ne vengono fuori. Quindi, ecco, diciamo che se vi piace questo genere di storie, il mio consiglio è di fermarvi qui e dargli una chance. Il prossimo paragrafo è per chi vuole saperne di più.Pronti?Al centro del romanzo c'è Melanie, una bambina di dieci anni ossessionata dal mito di Pandora, che ha scoperto grazie alle lezioni scolastiche della sua maestra di scuola elementare (che nel film sarà Gemmona). E chiaramente è tutto un gioco di allegorie e metaforoni, dato che Melanie ha la sfortuna di far parte di un gruppetto di bambini "privilegiati": sono degli infetti che per qualche motivo sembrano aver conservato l'intelletto, pur essendo preda della fame rabbiosa di cui sopra, e che vengono quindi tenuti prigionieri in una base militare, immobilizzati a dovere, studiati nella speranza di trovare un antidoto, graziati da un pizzico di umanità per mezzo delle lezioni tenute dalla maestra. Da questo spunto iniziale ha inizio un racconto che abbraccia svariati cliché del genere, ma riesce a rielaborarli in maniera intelligente, affrontando temi interessanti, parlando di famiglia, di ciò che può essere lecito o meno fare in termini di sperimentazione, di possibili evoluzioni sociali e, in un certo senso, mettendo in scena la più classica delle storie di formazione. Solo che a formarsi è un zombi. Anzi, un infetto. Ed è davvero una lettura gradevole, che non ti cambia la vita, per carità, ma riesce comunque a dire qualcosa di originale, con una sua forte personalità, in un genere abusato.L'ho letto un mesetto fa in ebook e in lingua originale, che per inciso m'è parsa accessibilissima. L'edizione italiana è pubblicata da Newton Compton Editori.[...]



Ant-Man

2015-07-21T15:21:46.730+02:00

Ant-Man (USA, 2015)di Peyton Reedcon Paul Rudd, Michael Douglas, Evangeline Lilly, Corey Stoll, Michael PeñaAnt-Man è arrivato nei cinema con addosso la rogna derivata dall'essere un po' antipatico, sfigatello, certo non portatore sano di grandi aspettative. Era il progetto figlio dell'amore di Edgar Wright, quello che i Marvel Studios avevano tenuto fermo per quasi un decennio (privandosi per altro della possibilità di utilizzare altrove un personaggio importante delle loro storie a fumetti), perché ci tenevano a permettergli di realizzarlo e che nonostante questo, arrivati al dunque, era andato in vacca, con Wright e il suo amichetto Joe Cornish che mollavano la produzione per differenze creative e Paul Rudd e Adam McKay subentrati a rielaborarne la sceneggiatura. Ed era anche il film in cui gli stessi Studios non sembravano credere fino in fondo, fra il budget relativamente ridotto e l'assenza di un seguito nel piano quinquennale di dominazione del mondo annunciato tempo fa. Certo, è vero anche che annunciare un secondo episodio senza aver visto i risultati del primo sarebbe stato un po' fuori dalle solite pratiche dei Marvel Studios, figuriamoci per un progetto apparentemente storto e basato su un personaggio che, per quanto importante nell'universo fumettistico, obiettivamente "là fuori" conoscevano in pochi. E poi, via, l'uomo formica, fa ridere, su. E quindi? Disastro? Eh, no.Salta fuori che invece Ant-Man è un bel film, divertente, originale, di personalità, con il cuore di chi ci prova e ci crede davvero. È probabilmente un po' "normalizzato" rispetto al film che ci avrebbe regalato Edgar Wright? Può essere, o può essere anche di no, dato che per rimanere al timone, beh, avrebbe dovuto accettare quel che non ha voluto accettare. Del resto, ehi, Guardiani della galassia ha sicuramente la personalità di James Gunn, ma non si può mica negare che gli manchino molti tratti distintivi dei suoi precedenti film e che abbia una struttura e tanti punti fermi immancabili in ogni singolo episodio della grande saga Marvel, no? Ma tant'è, sarà suggestione, nell'Ant-Man che è venuto fuori, in certe sue gag visive, in alcune trovate particolari, è difficile non vedere almeno un po' l'impronta del registra britannico. In qualche modo questo film rimane almeno in parte opera sua e ne conserva lo spirito, pur essendo a conti fatti opera d'altri e non potendo magari vantare, per esempio, la pulizia, il dinamismo e le complesse coreografie nelle scene d'azione che mi sarei aspettato da Wright. E non ci vuole un genio per immaginare quali possano essere almeno alcune delle aggiunte imposte dall'alto, i vari collegamenti all'universo Marvel più ampio che, pur ben realizzati e piuttosto divertenti, non aggiungono molto allo sviluppo del film, stanno lì solo per dare la sensazione di universo coeso e non potevano certo far parte della sceneggiatura risalente a parecchi anni fa. Ma, al di là delle masturbazioni mentali su quel che sarebbe potuto essere, il punto è che, ribadisco, Ant-Man è venuto fuori davvero bene.Paul Rudd nella scena in cui incontra una differenza creativa.L'aspetto più sorprendente della faccenda, forse, sta nel fatto che stiamo parlando di un film che riesce ad avere una sua bella personalità pur essendo perfettamente inserito nella grande macchina Marvel Studios e nonostante un autore carismatico abbia ceduto il posto da regista a un solido mestierante. Eppure, sarà per i meriti dello script originale, sarà per il buon lavoro di riscrittura, sarà perché in fondo Reed sa il fatto suo, ne è venuta fuori una cosetta che non solo va ben lontana dall'essere nel gruppo dei peggiori film Marvel, ma può tranquillamente piazzarsi là in alto fra quelli meglio riusciti. E se lo fa è per diversi motivi. C'è l'evidente desiderio di realizzare un film di supereroi diverso dal solito, che come altri della "fase due" sceglie di giocare c[...]



Inside Out

2015-07-20T16:28:18.762+02:00

Inside Out (USA, 2015)di Pete Docter, Ronaldo Del Carmencon le voci di Amy Poehler, Phyllis Smith, Richard Kind, Bill Hader, Lewis Black, Mindy Kaling, Kaitlyn Dias, Diane Lane, Kyle MacLachlanInside Out è esattamente quello che molti speravano che fosse. È un ritorno a quel tipo di opera che ha definito il marchio Pixar e ha stabilito aspettative ben precise nei confronti dei loro film, al punto di far diventare "deludenti" cose magari molto ben realizzate, ma meno ambiziose, e di retrocedere in seconda categoria qualunque altro studio americano che lavori sull'animazione. Compresa anche Disney, di cui in teoria Pixar farebbe parte. È quella cosa lì, è il film che si rivolge a tutta la famiglia e ha qualcosa da dire a tutti, ha la capacità di raccontare storie e temi interessanti trasmettendoli in qualche modo a ogni età, ha la forza necessaria per divertire i più piccini e far affogare in una valle di lacrime i loro genitori e può vantare una carica originale, una personalità fortissima, un lavoro pazzesco sul piano della ricerca visiva, dei riferimenti, della tecnica, che è veramente difficile trovare altrove, non solo nel cinema d'animazione.Se l'idea alla base, forse, questa volta non è delle più originali, il modo in cui viene sfruttata è qualcosa di realmente unico. Non è solo la trovata della sala di comando del corpo umano gestita dalle cinque emozioni (gioia, tristezza, paura, rabbia, disgusto), è il modo in cui questo spunto di partenza viene utilizzato a definire un film fenomenale per intelligenza, forza espressiva, intensità, capacità di commuovere e dire cose intelligenti e profonde all'insegna dell'estrema semplicità. Le dinamiche fra le emozioni, la maniera in cui il loro comportamento e i rapporti cambiano a seconda dell'età e delle persone che le ospitano, l'impatto che esse stesse hanno sui ricordi e su come questi vanno a definire la persona svanendo o restando impressi, mutando di significato con lo scorrere del tempo... la quantità di esperienze, emozioni e cambiamenti al centro di questo film ha dell'incredibile e lascia il segno. E lo lascia anche la bravura con cui i vari "personaggi" vengono utilizzati per fare da allegoria di quel che accade, è accaduto e accadrà nella testa di ciascuno di noi. Sulla superficie, viene raccontato un mondo pazzerello e alieno, ma all'atto pratico Inside Out sfrutta i propri personaggi per mostrare un'esperienza attraverso cui, prima o poi, passiamo tutti. Ed è anche per questo che il nuovo film Pixar rimane dentro e cresce nel ricordo, per tutte le cose che ha da dire e che dice in maniera splendida. Dove forse è un po' meno riuscito è nel modo in cui segue la solita struttura, facendo ruotare tutto attorno alla classica avventurona piena di pericoli, rincorse, inseguimenti e personaggi buffi, che non trovano la forza migliore dello studio americano. Anche sul piano della comicità ci sono, sì, gag esilaranti, ma la migliore rimane quella della cena mostrata sotto forma di trailer mesi fa e i momenti più azzeccati sono anche quelli più rari, che danno spazio allo spunto meno sfruttato, il mostrare cosa accada nelle teste degli altri personaggi. Già, perché il film si sviluppa tutto tramite il punto di vista della piccola Riley, ed è in fondo giusto così, anche se viene da sperare in un seguito che si permetta di esplorare la capoccia altrui con maggior libertà. Quel che c'è qui, invece, è un film che magari arranca un po' con quel crollo di ritmo della parte centrale, ma che sotto la superficie racconta in maniera meravigliosa il duro impatto con la realtà, il momento in cui il cuore dominato dalla gioia deve decidersi a lasciar spazio alla tristezza, ai ricordi che pian piano svaniscono, a tutto ciò che comporta il processo di crescita, tanto per i piccoli, quanto per i genitori che li osservano con il cuore spezzato. E occhio, perché[...]



Lo spam della domenica mattina: Splat!

2015-07-19T10:00:05.033+02:00


Questa settimana sono stato via qualche giorno per questioni irrinunciabili e ho passato praticamente tutto il resto del tempo a tradurre roba dal Comic-Con. Ho comunque cose da segnalare. Su IGN abbiamo tre Rewind Theater (Batman V Superman, Star Wars: Il risveglio della forza e Suicide Squad), mentre su Outcast ci sono il nuovo Outcast Magazine, il Videopep sui giochi di giugno, il nuovo Outcast Popcorn e l'Old! sul luglio del 1995.

Ciao e grazie.



La robbaccia del sabato mattina: Leonardo!

2015-07-18T10:00:03.726+02:00


Lo vedete quello con la faccia blu qua sopra? Eh. Sono le foto di X-Men: Apocalypse. Avete visto quanto sono brutte? Vogliamo parlare del fatto che se copri la faccia a Oscar Isaac e lo rendi irriconoscibile ti stai perdendo uno dei motivi per cui è fico avere Oscar Isaac? Ma poi quello è davvero lui? È inguardabile. Ricordiamoci, però, che Quicksilver era inguardabile e alla fine si è rivelato essere la cosa migliore di X-Men: Giorni di un futuro passato.

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Dunque, il primo trailer di The Revenant, il nuovo film di Alejandro González Iñárritu in cui questa volta Leonardo Di Caprio magari vai a sapere vince l'Oscar e per cui Tom Hardy ha rinunciato ai soldi di Suicide Squad. Sembra una roba estremamente fica, particolare, originale. Qui è dove faccio presente che Birdman non mi è piaciuto poi così tanto. Così, per far polemica a caso.

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Narcos, la nuova serie di Netflix che racconta la guerra contro Pablo Escobar e il cartello della droga di Medellin. Sembra interessante ma basta, davvero, basta, non ce la faccio più, troppa roba, non ce la faremo mai, moriremo tutti.

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Joy, il nuovo film di David O. Russell con i suoi amichetti Jennifer Lawrence, Bradley Cooper e Robert De Niro. Sembra il solito macello tutto colorato, folle e pieno di attori che fanno i numeri. Io ci sto, dai.

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Show Me a Hero, la nuova serie HBO del creatore di The Wire, con Oscar Isaac, Catherine Keener, Alfred Molina, Winona Ryder, Jon Bernthal e Jim Belushi. You had me at "Oscar Isaac", anche se poi ho letto che ci ha lavorato Paul Haggis e mi sono ammosciato. E comunque basta.

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Ieri faceva quasi fresco, qua a Parigi. L'altro ieri si moriva di caldo, qua a Parigi. Oggi come va, qua a Parigi? Non lo so. So, però, che forse oggi vado a vedermi Ant-Man. Così, lo segnalo. Magari a qualcuno interessa saperlo.



Londra/Tatooine andata e ritorno

2015-07-17T17:18:23.355+02:00

Martedì ero a Londra, assieme a un gruppo di altri sciamannati, per partecipare a quella cosa folle che si chiama Secret Cinema. Che cos'è? È un evento più o meno annuale, costruito ogni volta attorno a un film diverso, nel quale vengono riprodotte su scala reale ambientazioni e situazioni prese dal film, con all'interno attori che riproducono scenette assortite, per condurre poi alla conclusione della serata, vale a dire una proiezione "interattiva" accompagnata da attori che interpretano alcune scene chiave nei dintorni dello schermo, un po' come si fa da tanti anni, in tanti posti, per il Rocky Horror Picture Show. Un modo per farsi un'idea della cosa consiste nel guardare i video promozionali che la gente di Secret Cinema ha messo su YouTube. Agevolo qua sotto quello dell'edizione 2014, dedicata a Ritorno al futuro, abbastanza esplicativo dell'ambizione e del senso di scala che ormai caratterizzano l'attività di Secret Cinema. Anche se poi ci si fa un'idea solo parziale, ovviamente. allowfullscreen="" frameborder="0" height="326" src="https://www.youtube.com/embed/_VrveujhWmg" width="580">Fico, no? Oddio, magari può non interessare, ma mi sembra quantomeno indiscutibile la qualità del tutto, che in realtà non si può davvero percepire senza esserci stati, temo. La prima parte del video qua sopra illustra il lavoro in termini di contesto, con le ambientazioni riprodotte e la gente che le popola, la seconda parte dà invece un'idea di come funzioni poi la proiezione del film. Ora, l'evento dell'anno scorso era al villaggio olimpico di Londra, mentre quello di quest'anno è... segreto! La prima regola del Secret Cinema è che non devi parlare del Secret Cinema. Più o meno. Tant'è che i biglietti per l'evento, piuttosto costosi ma - fidatevi - giustificati dall'investimento alla base del tutto, li compri sostanzialmente alla cieca: sai che si terrà da qualche parte a Londra e quale sarà l'argomento (quest'anno L'impero colpisce ancora). Fine. Se però hai l'ardire di comprare i biglietti, ti imbarchi in una roba assurda, se vogliamo anche un po' ridicola, ma onestamente spettacolare.Dal momento in cui acquisti i biglietti, finisci tirato dentro un network di e-mail, messaggi, comunicazioni segrete e puttanate varie, e puoi decidere liberamente se e quanto calarti nel personaggio, se e quanto partecipare. Nulla vieta di presentarsi all'evento vestiti in maniera assolutamente normale, cazzeggiare per un paio d'ore gustandosi tutto quel che hanno creato, guardarsi il film e andare comunque a casa estremamente soddisfatti. Puoi anche spingere nella direzione opposta, però, e piazzarti nelle varie vie di mezzo del caso. Ci sono eventi collaterali organizzati in location segrete, c'è il negozio (online e fisico) in cui comprare pezzi di costumi, ci sono indicazioni sulle fazioni a cui dovresti appartenere e ci sono le varie cose che puoi fare una volta sul posto. In che senso? Eh.Allora, il discorso, ripeto, è che l'idea sta anche nel mantenere tutto il più segreto possibile, perché giustamente gli organizzatori ci tengono a conservare la sorpresa per chi partecipa. Siamo al punto che all'ingresso ti sigillano in bustina il telefono, per evitare che tu faccia foto o filmati (fermo restando che esistono foto ufficiali, che svelano però poco o nulla). Quindi, ecco, non voglio andare troppo nel dettaglio, ma diciamo due cose, puntualizzando che questa era la prima volta che andavo al Secret Cinema e posso quindi parlare solo per questa edizione. Chiaramente l'atmosfera è molto diversa rispetto a quella che traspare dai video dell'anno scorso: lì si riproduceva, all'aperto, un mondo reale, qua si viaggia fra gli ambienti di Guerre Stellari. Ma cambia anche per il fatto che questa volta è tutto al chiuso e il quantitativo di persone ammesse i[...]



Spy

2015-07-16T16:28:12.696+02:00

Spy (USA, 2015)di Paul Feigcon Melissa McCarthy, Rose Byrne, Jude Law, Jason StathamSpy è un film che mette addosso sentimenti contrastanti, capaci di rimbalzare fra l'ottimismo, il pessimismo e il fastidio. E sono tutti figli delle qualità di un film divertente, ben girato, con attori in palla e che riesce nell'impresa non semplicissima di prendere in giro un genere trattandolo con amore, in una maniera per certi versi simile a quella della Cornetto Trilogy di Edgar Wright, anche se magari non altrettanto riuscita. Vittima delle prese per i fondelli, qui, è il cinema d'azione e di spionaggio, ma Spy non è una farsa completa, una parodia demenziale, è quel tipo di film in cui i personaggi si prendono micidialmente sul serio nonostante attorno a loro succedano cose spesso senza senso (tipo, che so, un'invasione di pipistrelli nella sede della C.I.A.) e le gag nascono innanzitutto da questo genere di contrasto. Ma è anche un film che, quando mette in scena ciò che prende in giro, lo fa volendogli bene, all'insegna del rispetto.E proprio da qui arriva la depressione. Feig vuole bene al cinema d'azione, si vede chiaramente, e lo riproduce in maniera buffa, certo, ma curata e professionale. Non ci sono grandi invenzioni, ma c'è una tragica realtà: al giorno d'oggi, se vuoi vedere in una grossa produzione americana dell'azione girata in maniera dignitosa, con in testa l'idea di *mostrarla*, che si permetta di far schizzare il sangue e in cui - oddio oddio - i personaggi possano dire le parolacce, devi rivolgerti a una commedia di Paul Feig con Melissa McCarthy. Pare assurdo ma tant'è, qui il montaggio frenetico e le riprese al parkinson per far sembrare atleti degli attori in zona pensione sono banditi, troviamo invece inquadrature pulite, ampie, che mostrano l'azione coreografata come si deve e che non si fanno problemi a far vedere gente accoltellata, esplosioni di sangue, squartamenti assortiti, stuntman scatenati e inseguimenti in macchina dignitosi. Son tutte cose che Feig si può permettere perché la commedia americana moderna prevede il rating per adulti (sai com'è, per far ridere servono le parolacce e se usi più di un fuck, il rating per adolescenti te lo sei giocato) e il risultato è parla chiaro. Ripeto: un film comico di Paul Feig con Melissa McCarthy si può permettere roba che il cinema americano, al di là di qualche eccezione, ha esiliato nel ghetto delle produzioni direct to video. Sigh.Il sentimento di ottimismo si rivolge invece al futuro e, mi rendo conto, a qualcuno potrà sembrare una bestemmia. Feig è al lavoro sul rilancio di Ghosbusters, un progetto che sta facendo ribollire il sangue all'internet. E lo capisco, eh. Però resto dell'idea che se proprio bisogna farlo, beh, provare a stravolgere le cose, buttarci dentro idee simpatiche tipo Thor segretaria, utilizzare (come si fece all'epoca, non dimentichiamocelo) un cast da Saturday Night Live e metterlo in mano a un regista che ha dimostrato di saper gestire le bizze di quelle attrici e di saper affrontare le contaminazioni di genere con bravura e rispetto, beh, mi pare un buon inizio. Poi magari sono ottimista io, per carità, ma intanto... "OK, ma Spy alla fine com'è?", si chiederà qualcuno. Eh, è una bella commedia, che spara gag a un ritmo indiavolato dall'inizio alla fine: alcune vanno a segno, altre meno, si punta un po' in tutte le direzioni ed è probabile trovarci dentro qualcosa di proprio gusto (io sono impazzito per la cattiva di Rose Byrne). Il cast è molto azzeccato, con tutti che danno il massimo e un Jason Statham che, al suo primo ruolo comico dall'inizio alla fine, conferma il talento per le scemate già emerso per brevi tratti altrove, mangiandosi quasi tutte le sequenze in cui appare. E Paul Feig tratta alla grande gl[...]



Ba-da-bum-bad-duk!

2015-07-15T10:00:00.100+02:00


Se l'è presa molto comoda, ma a quanto pare, finalmente, questa settimana The Babadook arriva anche nei cinema italiani. Senza l'articolo, per evitare confusione. Io l'ho visto l'anno scorso al cinema qua a Parigi e ne ho scritto a questo indirizzo qua. Voi l'avete già visto o avete aspettato?

Mentre esce questo post in pubblicazione automatica, io dovrei stare vagando per negozi a Londra. Credo. Speriamo non piova.



In missione per conto dell'alleanza ribelle

2015-07-14T10:00:00.683+02:00


Ieri sera mi sono mosso verso Londra, dove oggi gironzolo senza meta in attesa di andare a partecipare a questa cosa qua. E quindi facciamo una breve pausa sul blog. Magari venerdì provo a raccontare un po' com'è stata quella cosa là, anche se nei limiti di quanto concesso dal segreto segretissimo ci mancherebbe altro ma che scherziamo. Statemi bene.

Domani ve lo ricordo, ma in ogni caso vi segnalo che questa settimana arriva al cinema in Italia The Babadook. Probabilmente l'avete già visto per altre vie, ma insomma.



Ed è lunedì

2015-07-13T13:06:11.495+02:00

Dunque, stamattina ci siamo svegliati così, con tutti che piangono per la morte di Satoru bello. E improvvisamente sembra tutto più brutto, più triste, più indegno di essere vissuto con allegria. Not really, ma insomma, sicuramente spiace.Fra Twitter e l'internet in generale è pieno di coccodrillate, non sto ad aggiungere nulla di mio, ché alla fine diciamo tutti le stesse cose. Mi limito a quanto segue. allowfullscreen="" frameborder="0" height="326" src="https://www.youtube.com/embed/5bODn-q0g68" width="580">Intanto, nel weekend s'è tenuto il San Diego Comic-Con, con la sua valanga di trailer, immagini, dietro le quinte, robe riprese di striscio dai telefoni e robe pubblicate in via ufficiale. Facciamo una breve rassegna di quel che mi ricordo di mettere, così, per un lunedì all'insegna dell'amicizia. allowfullscreen="" frameborder="0" height="326" src="https://www.youtube.com/embed/Ehcir-qTk9s" width="580">Outcast, la serie tratta dal nuovo fumetto di Robert Kirkman, su cui ho scritto due righe veloci a questo indirizzo qua. Secondo me potrebbe essere divertente. Fra l'altro, il fumetto è sostanzialmente appena iniziato, quindi qua il sorpasso sarà veloce. Chissà come lo gestiranno. allowfullscreen="" frameborder="0" height="326" src="https://www.youtube.com/embed/k8fKUBmFR5g" width="580">Colony, col texano di Lost e l'insopportabile di The Walking Dead, alle prese con una Los Angeles distopica in cui c'è il clone inquietante di Steve Carell. Sento puzza di cagata, ma vai a sapere. allowfullscreen="" frameborder="0" height="326" src="https://www.youtube.com/embed/LkbZxZ2LRmc" width="580">Ancora la serie TV di Scream. La maschera quasi mi piace. Il resto, boh, sembra viaggiare sul labile confine fra il divertente e l'inguardabile. Che poi è un po' sempre stato il gioco pericoloso giocato dagli Scream. Alla fine giusto così. allowfullscreen="" frameborder="0" height="326" src="https://www.youtube.com/embed/eB9dABjwa9o" width="580">Into the Badlands, sulla carta serie di mazzate intrigante e divertente, all'atto pratico un lungo trailer di una noia mortale. Ma va detto che ormai qualsiasi trailer duri più di un minuto e mezzo mi risulta di una noia mortale, quindi forse il problema è mio. allowfullscreen="" frameborder="0" height="326" src="https://www.youtube.com/embed/caFwioz1KSM" width="580">The Man in the High Castle, la serie con cui Amazon punta sulle cose grosse. Ho scritto due cose sul pilota a questo indirizzo qua. Al di là del fatto che gli attori sono tutti sagomati di cartone, promette bene. Crediamoci. allowfullscreen="" frameborder="0" height="326" src="https://www.youtube.com/embed/uehhs1vrRXE" width="580">Il trailer di Batman v. Superman: Dawn of Justice. Boh, che dire, è un bel trailer, c'è tutto quel che ci deve essere, conferma che lo spunto di partenza era quello intuibile dal finale di L'uomo d'acciaio, mostra la gente che si mena e che si guarda storto sparandosi le pose, è il trailer del film che è lecito attendersi. E con cui sono abbastanza convinto che mi divertirò. Ma che mi lascia freddo. Sono anche abbastanza convinto che vent'anni fa, di fronte a questo trailer, sarei impazzito di gioia, ma che ci posso fare, la vecchiaia fa brutti scherzi. Oh, non sto dicendo che bisogna essere quindicenni per gasarcisi, sto dicendo che io, a quindici anni, mi sarei gasato. Oggi, tutto 'sto spararsi le pose facendo brutto e ti aspetto fuori ora ti meno cazzo ti guardi mi fa un po' l'effetto che mi fa, per dire, il design del protagonista da videogioco medio che si spara, appunto, le pose. Tipo quelli di Assassin's Creed col cappuccio tirato su. Whatever. Va anche detto che a me i film di Snyder piacciono uno [...]



Lo spam della domenica pomeriggio: Oh, fa freddo!

2015-07-12T14:00:00.739+02:00


Pare incredibile, ma da queste parti è tornato il fresco. Roba da matti! Ad ogni modo, questa settimana su IGN abbiamo l'Indiegram in cui parlo di Adventures of Pip, Three Fourths Home: Extended Edition e Mighty Switch Force! Hyper Drive Edition per PC, ma anche uno speciale dedicato all'apparizione di Shigeru Miyamoto e dei suoi minion al Japan Expo e pure il nuovo Dite la vostra. Su Outcast, invece, abbiamo il nuovo Podcast del Tentacolo Viola, il nuovo Outcast Popcorn, il Librodrome dedicato a Bedlam e l'Old! sul luglio del 1985. Frechete!

Sembra essere finito il momento di inferno a Parigi. Incrocio i diti.



La robbaccia del sabato mattina: Mulder?

2015-07-11T10:00:06.475+02:00



Signori, abbiamo le nuove Ghostbusters in uniforme e abbiamo pure la nuova Ecto 1. Mentre l'internet si lancia in un'ondata di sdegno, io continuo a pensare che potrebbe venirne fuori un film caruccio. Vedremo. Bizzarramente, mi fa un po' più paura la seconda stagione di Daredevil, per la quale è stata annunciata la presenza di Punitore ed Elektra, si vocifera Bullseye e mi sembra lecito attendersi un qualche ritorno di Wilson Fisk. Di solito, quando le robe di supereroi s'affollano, non va benissimo. Vedremo. Vedremo anche come va per Ash Vs. Evil Dead (qui delle foto), che non mi sta gasando come mi avrebbe gasato quindici anni fa, ma insomma, è pur sempre una serie TV con Bruce Campbell, dedicata ad Ash e il cui pilota vede Sam Raimi alla regia. Quanto potrà andare male? Beh, che discorsi, può sempre andare molto male, ma insomma. Comunque, nel corso del weekend spunteranno un po' di robe dal San Diego Comic-Con. Magari ne parliamo lunedì. Qui solo una cosa.

allowfullscreen="" frameborder="0" height="326" src="https://www.youtube.com/embed/0VpcCs_0hVA" width="580">

Uh, un video promozionale per la GIGA MARATONA da una puntata al giorno di tutte e nove le stagioni di X-Files in preparazione per l'arrivo della nuova miniserie, della quale si vede qualche immagine sul finale del trailer. Ammetto una certa voglia. Della nuova serie, intendo, eh, non della maratona. Non esageriamo.

allowfullscreen="" frameborder="0" height="326" src="https://www.youtube.com/embed/4M5KE44xluo" width="580">

Certo che Giorgino Miller ha reso tutto più difficile.



Terminator: Genisys

2015-07-10T09:53:03.319+02:00

Terminator: Genisys (USA, 2015)di Alan Taylorcon Arnold Schwarzenegger, Emilia Clarke, Jsaon Clarke, Jai CourtneyCi sono poche cose che funzionano in Terminator: Genisys e nessuna è sufficiente a salvarlo per davvero, ma quantomeno riescono a renderlo una visione moderatamente gradevole, dal buon ritmo, che pur nella sua mediocrità tira dritta fino alla fine. C'è il pasticciare con la cronologia dei vecchi film, che è una cosa assolutamente fine a se stessa e non va molto oltre il tirar di gomito a chi se li ricorda, ma tutto sommato è gestita abbastanza bene nei modi e nei tempi con cui modifica le situazioni, mescola i ruoli dei personaggi, ripropone quel che ci ricordiamo. Certo, se lo "spunto" realizzato meglio del tuo quinto episodio è la versione su pellicola della sezione Trivia dalle schede su Internet Movie Database dei primi due episodi, beh, l'ambizione è proprio scarsina. Ma insomma, è un qualcosa con cui ci si può tutto sommato divertire, nonostante Alan Taylor metta tutto in scena all'insegna di una visione banale, spenta, moscia, e nonostante mezzo cast sia totalmente fuori ruolo. Mh, sto già scivolando nei lati negativi, aspetta, riproviamoci.Che altro c'è, di buono? Beh, Arnold Schwarzenegger, nel ruolo del terminator un po' catorcio, alla fin fine non è male. Si potrebbe scherzare sul fatto che gli viene facile recitare, quando il punto sta tutto nell'evitare di mettere in mostra emozioni, nel fare l'impassibile e nel mostrarsi impacciato, ma tant'è, il suo androide con endoscheletro metallico semi-settantenne non è malaccio e tutto sommato non esagera con gli ammiccamenti e le battutine sceme, pur andandoci parecchio vicino. Il film si preoccupa pure di giustificare le sue movenze artritiche, anche se poi Arnie si muove in quella maniera pure in un paio di scene nelle quali, teoricamente, dovrebbe essere in formissima. Del resto all'età non si sfugge. Ah, a proposito di terminator, Byung-hun Lee è un bel T-1000. Sul serio, funziona! E... e basta, direi che i lati positivi finiscono qua. Non molti, già.I lati negativi? Beh, dicevo del cast totalmente fuori ruolo: Emilia Clarke e Jai Courtney nei panni di Sarah Connor e Kyle Reese sono quanto di più sbagliato si potesse fare. Lei, tutta ciccipucci e morbidosa, che arranca nel tentativo di risultare una dura, fa veramente imbarazzo, considerando che eredita una fra le donne action più cazzute nella storia del cinema hollywoodiano (e con la quale, vedi un po' le coincidenze della vita, se l'era cavata decisamente meglio la sua compagna di draghi Lena Headey). Lui è un canotto ambulante che, poveraccio, mi sta anche simpatico, ma ormai s'è conquistato il ruolo di sfascia-franchise. E io vorrei davvero scambiare due chiacchiere con chiunque abbia pensato che fosse il caso di affidare Sarah Connor a una bratz e Kyle Reese a un exogino. A voler ben vedere, il concetto stesso di Kyle Reese più grosso dei terminator che lo inseguono è un po' il simbolo massimo di quanto questo film fraintenda tutto.Per il resto, avevano un colpo di scena, discutibile quanto si vuole, ma pur sempre colpo di scena, trattato assolutamente come tale e piazzato poco oltre metà film, ma presi da un attacco di panico hanno deciso di bruciarselo nella campagna promozionale. E il bello è che quando succede quella cosa lì, beh, il film s'inabissa in una sorta di remake bruttarello di Terminator 2, diretto da un regista che non ha nemmeno l'ombra del manico di James Cameron. Poi, sì, il ritmo c'è, le esplosioni pure, qualche altra svolta quasi sorprendente (ho detto quasi) anche, a cercar bene si trovano p[...]



'71

2015-07-09T12:59:07.083+02:00


'71 (GB, 2014)
di Yann Demange
con Jack O'Connell, Sam Reid, Sean Harris 

71 è un piccolo, ottimo film del quale si è chiacchierato molto qualche tempo fa e che finalmente questa settimana arriva anche nelle sale italiane, seppur per mezzo di una distribuzione temo non proprio capillare. Racconta di un soldato dell'esercito britannico che si ritrova a Belfast nel bel mezzo dei "Troubles" che hanno funestato la città per tre decenni, pochi mesi prima che esploda il momento più brutale e sanguinoso del conflitto. Nel corso di un'azione intesa come pacifica e affrontata in maniera un po' sprovveduta per colpa di un tenente inesperto, si scatena un putiferio, ci scappa il morto e il protagonista finisce per essere abbandonato sul posto, solo, disarmato, facilmente identificabile, senza nessuno a cui rivolgersi, braccato da militanti che vogliono farlo fuori. Una bella situazione, insomma.

Da questo spunto prende il via un gran bel thriller con qualche momento vagamente action, che utilizza il contesto storico, politico e sociale più che altro per dare uno sfondo solido alla tensione dettata dagli eventi. Yann Demange, al suo esordio cinematografico, dirige con una padronanza notevole e confeziona un centinaio di minuti coinvolgenti, tesi, brutali, basati su uno spunto certo risaputo, ma utilizzato benissimo. È genere puro, senza pretese di raccontare in maniera approfondita il periodo o le implicazioni sociali e politiche degli eventi, ma che riesce a non banalizzare o mancare di rispetto agli stessi, tratteggiandoli in maniera convincente nei momenti di raccordo che intervallano l'azione.

Il protagonista, interpretato da un Jack O'Connell come al solito ottimo nel mescolare ingenua vulnerabilità e una certa qual presenza ruvida, viene infatti per ampi tratti messo da parte, in modo da dare spazio a un bell'intreccio, che fa incontrare militanti più o meno moderati, militari, soldati sotto copertura e cittadini presi nel mezzo da una rete di doppi giochi e macchinazioni. E il risultato, anche grazie a un manipolo di attori in formissima, è davvero notevole, non si abbandona mai ai facili patetismi pur raccontando qualche discreta tragedia e spinge dritto verso un finale duro, senza compromessi, di quelli che lasciano l'amaro in bocca. Insomma, consigliatissimo.

Consigliatissimo anche l'utilizzo di sottotitoli per chi dovesse decidere di recuperarlo in lingua originale, ché è tutto un borbottare a base di accenti spinti.



A Brief History of Seven Killings

2015-07-08T14:00:00.612+02:00

A Brief History of Seven Killings (USA, 2014)di Marlon James  Spesso mi capita di provare a leggere, giocare, guardare, assaggiare cose senza saperne sostanzialmente nulla, se non che Tizio e Caio ne hanno parlato in maniera positiva. Mi fermo lì, non approfondisco, non sto neanche a leggere o ascoltare quel che hanno detto al riguardo: mollo tutto, recupero l'oggetto in questione e, dopo averlo consumato, torno a recuperare l'opinione di turno. Del resto, se da un lato vivo in maniera molto serena il concetto di spoiler e non mi inquieto quando qualcuno mi svela qualcosa, dall'altro, se già ho deciso che una cosa mi interessa, non vedo motivi per andare a cercarmeli (gli spoiler, dico). Ed è più o meno così che sono finito su A Brief History of Seven Killings: senza saperne nulla, senza conoscere i lavori precedenti del suo autore, solo perché due tizi (Andy Greenwald e Chris Ryan, nello specifico) ne avevano parlato distrattamente nel loro podcast. Oh, funziona così, che ci posso fare.Mi sono quindi improvvisamente ritrovato a leggere settecento pagine (sì, il titolo è un po' una battutona) di romanzone giamaicano, così, come se niente fosse, portandomele dietro per aerei e ringraziando il cielo per la decisione di comprarle in formato ebook. Ne è valsa la pena? Decisamente, anche se non è stata una lettura semplice. A Brief History of Seven Killings racconta la storia del tentato omicidio di Bob Marley (anche se non si fa mai riferimento diretto a lui, viene sempre chiamato "il cantante") e le sue conseguenze immediate, sfruttando questo spunto per mettere nero su bianco la Giamaica degli anni Settanta e dei primi Ottanta, vittima di spietate macchinazioni politiche e preda di un'escalation di violenza e criminalità. È uno scenario complesso e per molti versi alieno, che viene raccontato tramite alcuni episodi specifici e, soprattutto, dando spazio a diversi punti di vista, con voci sensibilmente differenti fra loro.E infatti il secondo motivo di fascino del libro, dopo appunto il racconto di un luogo e un'epoca ormai lontanucci, sta nella bravura pazzesca con cui Marlon James riesce a dar vita a tante personalità diverse, caratterizzandole tutte a meraviglia, appoggiandosi sull'allucinante parlata giamaicana per alcuni personaggi e tirando fuori un racconto complesso, articolato, che s'arrotola sulle sue mille voci. Ogni tanto s'ingolfa in una certa pesantezza, ma quando esplode in quegli improvvisi raptus di violenza, quando lascia spazio alla forza dei suoi personaggi femminili, quando butta lì pezzi di bravura pazzeschi nel raccontare alcune morti (ben più di sette, per altro), beh, diventa una lettura trascinante e irresistibile, che mescola in maniera perfetta invenzioni e realtà.Da quel che vedo, nessun romanzo di James sembrerebbe essere stato tradotto in italiano. Di certo, adattare la follia linguistica rappresentata dalle parti scritte in giamaicano dev'essere un bel casino. Ed è anche un bel casino leggerle, a tratti, va detto. La HBO ha acquistato i diritti per tirarne fuori una serie TV: ce la potremmo cavare direttamente così, dai.[...]



The Taking of Tiger Mountain

2015-07-07T17:35:27.254+02:00

Zhì qu weihu shan (Cina, 2014)di Tsui Harkcon Hanyu Zhang, Tony Ka Fai Leung, Kenny LinQuattro anni fa, con Flying Swords of Dragon Gate, Tsui Hark ha scoperto un nuovo giocattolo: il 3D. Era il suo primo esperimento con quel genere di riprese, non era scontato che andasse bene e invece, tutto sommato, pur con qualche dubbio su alcuni aspetti, ne è venuto fuori qualcosa di molto curato, ragionato e ben realizzato, con anche qualche idea fuori dal comune. Ed evidentemente il caro Tsui ci si è divertito, se consideriamo che quattro anni dopo siamo qui a guardarci un suo nuovo film la cui unica ragione d'esistere sembra essere un malcelato desiderio di far saltare tutto per aria e pasticciare con il 3D in maniera almeno un po' diversa dal solito. Eh sì, fra i pregi di The Taking of Tiger Mountain spicca soprattutto il fatto che, come del resto è già accaduto in passato, quando un regista di spessore decide di volersi divertire con la stereoscopia, beh, possono venirne fuori cose interessanti. Pensa te!Comunque, The Taking of Tiger Mountain racconta una fra le storie tradizionali più popolari in Cina, un classico della letteratura locale che può vantare precedenti incarnazioni teatrali e cinematografiche dal successo fuori misura e non a caso in questa sua nuova versione si è piazzato nientemeno che al decimo posto nella classifica dei maggiori incassi cinesi di sempre. Insomma, le mazzate fra esercito e criminali nel dopoguerra hanno successo, da quelle parti. E la storia racconta appunto di uno scontro abbastanza fondamentale tra l'esercito popolare di liberazione e i banditi che hanno preso possesso di un'intera regione. Il contesto è quindi basato su fatti realmente avvenuti, anche se Tsui Hark non si lascia certo limitare dalla cosa e mette in scena un film stra-aderente ai cliché dei film action/fantasy orientali. E quindi troviamo un macello di personaggi gettati dentro alla rinfusa, legati fra loro da un intreccio iper-complicato, che si sviluppa in una parte centrale dai ritmi piuttosto lenti e dai toni super melodrammatici, ma intrigante per tutte le storie che va a unire. C'è anche, per far numero, il solito cliché da poliziesco orientale, col militare infiltrato sotto copertura tra i banditi, e soprattutto c'è una caratterizzazione dei vari criminali a dir poco sopra le righe: sembrano tutti usciti da un episodio di Ken il guerriero e il capo è Tony Leung truccato da Heihachi Mishima. La cosa bizzarra (o forse no) sta nel fatto che gli eroi, invece, sono tutti presentati in maniera minimalista e credibile, dando vita a un contrasto un po' assurdo. Ma tutto sommato, in una qualche maniera perversa, le cose funzionano abbastanza, anche se obiettivamente l'arco narrativo dei vari personaggi tende ad essere stra-prevedibile.I meriti del film, però, stanno onestamente altrove. La svolta tridimensionale di Tsui Hark può non piacere, fosse anche solo perché prevede un abbandono in forze della messa in scena "fisica" che caratterizzava i suoi vecchi film a favore di un abuso totale, continuo, ininterrotto, degli effetti al computer. Allo stesso tempo, però, Hark fa un utilizzo della tecnologia originale, particolare, ingegnoso, e si sforza di sfruttare l'effetto speciale e il 3D in maniere sensate, coreografando l'azione in modi visivamente folli e spettacolari. E l'intero film sembra quasi un pretesto per divertirsi il più possibile in questo senso, fra improvvisi scontri folli Man vs. Tiger, inseguimenti sugli sci a cui manca solo James Bond e quella svolta final[...]



La primavera a fumetti di giopep

2015-07-06T16:30:54.545+02:00

E rieccomi qua, cinque mesi dopo l'ultima volta, a mettere in fila tutta la roba a fumetti che ho letto nel frattempo, ovviamente senza ricordarmi più nulla, se non qualche immagine vaga, lampi, cose così. Questa volta si tratta per lo più di roba americana e/o francese, cose che ho acquistato qui a Parigi o magari durante la trasferta della GDC 2015. In teoria ci sarebbero anche un po' di fumetti Marvel, dato che ultimamente mi sono rimesso a leggere in maniera abbondante su Marvel Unlimited, ma alla fin fine è tutto un grosso minestrone e figuriamoci se riesco a ricordarmi in maniera dignitosa come vadano le cose lì.Con il cuore a Kobane ****Lo Zerocalcare delle strisce mi fa sempre ridere molto meno di quanto vorrei e quello dei volumi raramente mi convince fino in fondo, però, ehi, quando mi sembra che una cosa gli sia venuta bene, beh, diciamolo. Il suo reportage sul viaggio a Kobane l'ho letto con immane ritardo, dopo essere tornato dalla GDC, ne scrivo con ritardo ancora più grande e mi chiedo a chi possa servire leggerne oggi. Ma insomma, tanto non è che stia dicendo molto di utile, al riguardo. Comunque, la versione cartacea che ho io, se ho capito bene, è stra-esaurita, ma si può recuperare in digitale.  Powers: Bureau #2: "Icons" **** Mh, non saprei indicare cosa non vada di preciso, ma c'è qualcosa che non riesce a convincermi fino in fondo, in questa seconda vita di Powers. Intendiamoci, è sempre una lettura molto piacevole e visivamente spettacolare, ma mi sembra abbia perso un po' d'impeto. È solo un problema mio? Ma fra l'altro, il telefilm com'è?Trees #1: "In Shadow" ****Un'invasione di alberi da un altro mondo, o qualcosa del genere, scritta dal sempre ottimo Warren Ellis, che ultimamente è un po' passato di moda ma, insomma, non s'è rincoglionito come altri (ciao Frank Miller). In un certo senso, sembra quasi applicare il modello della storia di zombi media a un'invasione aliena: gli invasori, tecnicamente, ci sono e hanno piantato su un casino, ma non li vediamo e vengono esplorati soprattutto gli effetti che il loro arrivo hanno scatenato sull'umanità. Il mistero di fondo è abbastanza intrigante, sono curioso di scoprire dove voglia andare a parare.Kingsman: The Secret Service ****Il solito Mark Millar: divertente, originale, brutale, sboccato, scorretto e con una voglia matta di fare l'anticonformista. Per certi versi m'è piaciuto più del film ma nel complesso, come il film, non mi ha convinto fino in fondo.Outcast #1: "A Darkness Surrounds Him" ****Outcast, vale a dire la nuova serie di Robert Kirkman della quale sono già stati acquisiti i diritti per una serie TV che non avrà mai il successo di The Walking Dead. Almeno credo. Comunque, si parla di possessioni demoniache, o almeno così sembrerebbe, ma la faccenda è molto più complicata di un semplice Pazuzu infilato nella bambina di turno. Ci sono cospirazioni, associazioni, tribolazioni. L'atmosfera è bella intrigante, ma succede ancora troppo poco per farmi un'idea concreta.Sex Criminals #1: "One Weird Trick" ****Sex Criminals #2: "Two Worlds, One Cop" ****Mi sa che non sono un fan sfegatato di Matt Fraction, perché questa serie, per quanto indubbiamente intrigante per idee e tematiche, non mi ha fatto innamorare fino in fondo. Sicuramente sono curioso di capire dove andrà a parare, visto che continua a rilanciare con svolte sempre più fuori di cozza, però, non saprei, in un certo senso mi fa un po' l'effetto di Mark Millar, quell'ansia da gioc[...]



Lo spam della domenica mattina: Biodiversità

2015-07-05T10:00:01.080+02:00


Questa settimana su Outcast ho uscito il Videopep in cui chiacchiero di soldi, il nuovo Outcast Popcorn, l'Outcast Reportage sull'E3 2015 e l'Old! sul luglio del 1975. Su IGN, invece, abbiamo la recensione di Her Story, l'anteprima di Master of Orion, l'intervista a David Braben per Elite: Dangerous e una roba strana in cui mi hanno fatto delle domande.

Ieri sono andato al cinema per l'aria condizionata Inside Out. Ne è sicuramente valsa la pena, perché fa davvero troppo caldo. Gesù.



La robbaccia del sabato pomeriggio: Gesù, abbassa la temperatura, ti prego

2015-07-04T14:03:34.218+02:00

Dio santo non sono in grado di intendere e di volere, fa troppo caldo. Mi esprimerò tramite concetti brevi. Là sopra c'è poster della seconda stagione di Agent Carter, ambientata a Los Angeles. Vojo. Qua c'è la prima foto dal set di Ash vs. Evil Dead. Vojo? Questo è lo zaino protonico del nuovo Ghostbusters. E, oh, che vi devo dire, vojo. allowfullscreen="" frameborder="0" height="326" src="https://www.youtube.com/embed/boPvjzzDDXI" width="580">Il primo trailer di Creed, il film sul figlio di quello che si pestava con Rocky e poi veniva ucciso da Ivan Drago. Ray Coogler ha fatto un bel film, Michael B. Jordan è il suo amichetto, mi piace tanto tanto e si è fatto grosso, Sly è sempre Sly. Vojo. allowfullscreen="" frameborder="0" height="326" src="https://www.youtube.com/embed/ZlY_DZ3nw0Q" width="580">Ten Thousand Saints, con Ethan Hawke che fa il padre buffo e sciamannato nella New York degli anni Ottanta. A giudicare dal trailer, potrebbe piazzarsi da qualche parte fra l'adorabile e l'insopportabile. Vojo? allowfullscreen="" frameborder="0" height="326" src="https://www.youtube.com/embed/zS6PCW2wxqw" width="580">Quanto è bello intitolare un film Love 3D? Comunque, Gaspar Noe ha voja. allowfullscreen="" frameborder="0" height="326" src="https://www.youtube.com/embed/QidRn87tcyg" width="580">Secret in Their Eyes, remake di un film per me brutalmente sopravvalutato, con Julia Roberts che punta brutalmente all'Oscar. Vojo? allowfullscreen="" frameborder="0" height="326" src="https://www.youtube.com/embed/qmcJ0Vhxsis" width="580">Wet Hot American Summer, la serie Netflix che fa da prequel a un film di quattordici anni fa prendendo gli stessi attori e facendo fare loro gli scemi con le parrucche. Non so onestamente cosa pensarne, il trailer mi ha quasi fatto ridere, forse vojo. allowfullscreen="" frameborder="0" height="326" src="https://www.youtube.com/embed/Kl4-J9QTVTw" width="580">London has Fallen. Il primo episodio mi è piaciuto meno che ad altri, però comunque a un film del genere non si può mai dire di no, dai. allowfullscreen="" frameborder="0" height="326" src="https://www.youtube.com/embed/jBdQD0t7c2w" width="580">Eccolo, è lui, è Michael Fassbender che punta all'Oscar come miglior protagonista in un film scritto da Aaron Sorkin e diretto (purtroppo) da Danny Boyle. È Steve Jobs, vojo.Torno a sciogliermi.[...]



The Great Hypnotist

2015-07-03T14:00:00.969+02:00

Cui mian da shi (Cina, 2014)di Leste Chencon Jing Hu, Zhong Lü, Karen MokThe Great Hypnotist si apre con una balla, ma è una balla che detta fin dal primo istante le regole del racconto e ti prepara a un paio d'ore interamente giocate su illusioni, immaginazione, detto, non detto e detto apposta per far credere ad altre balle. La prima scena sembra uscita per direttissima da un horror giapponese in zona Ringu, con una donna che scappa dentro a un edificio assieme a un bambino e una seconda donna, dalle movenze inquietanti, che li insegue. Ma, appunto, è una balla, o comunque un'illusione, messa in piedi dall'ipnotizzatore protagonista del film. The Great Hypnotist racconta la sua attività e lo fa mettendola in scena in maniera diretta, mostrando quel che accade nella testa di chi si sottopone alle sue terapie, dando quindi spazio a situazioni fuori di cozza e a un continuo ribaltarsi di illusioni e contro-illusioni.La storia, semplice semplice, vede il nostro amico ipnotizzatore alle prese con un caso proposto da una collega: una donna che sostiene di vedere la gente morta. Si ritrovano una sera nello studio di lui, provano a gestire la cosa con una normale seduta d'analisi e poi si passa all'ipnosi. E a quel punto il film parte per la tangente, fra illusioni, dubbi e verità nascoste, mettendosi a giocare con la percezione, le immagini e le incertezze su cosa stia realmente accadendo. La donna ci fa o ci è? Sarà mica che parla davvero coi morti? Oppure è convinta di farlo? O fa finta? E perché? Come fa a conoscere certi segreti del protagonista? Avrà mica delle intenzioni discutibili? Oddio, sarà mica che... anche lei è un'ipnotizzatrice?Tutto questo viene raccontato concentrando la gran parte del film all'interno dello studio e piazzandolo sulle spalle dei due ottimi attori protagonisti. Poi, certo, dallo studio si esce spesso e volentieri per entrare nel mondo della mente, ma nella sostanza il racconto, da lì, non si sposta. Ed è un racconto appassionante, composto da misteri intrecciati in maniera complicatissima, ma impeccabile, e molto ben sviluppato nei modi in cui semina indizi, depistaggi e incasinamenti vari, oltretutto mettendoli in scena attraverso un'estetica notevole (anche se forse si poteva osare qualcosina in più sul fronte delle assurdità visive all'interno delle menti). Dove il film crolla un po' è nel lungo, esagerato finale, ingolfandosi prima su uno spiegone interminabile (e in larga parte superfluo), poi su una chiusura impacciata e pacchiana. Ma insomma, ne vale comunque la pena.L'ho visto qualche tempo fa al festival del cinema cinese qui a Parigi. Il film è dell'anno scorso ed è già disponibile una versione occidentale per l'home video. Non tratterrei il fiato in attesa di una possibile versione italiana.[...]