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Damiano Congedo





Last Build Date: Fri, 20 Apr 2018 10:54:14 +0000

 



#OneMinuteStartup: storie di startup in 60″

Fri, 13 Apr 2018 08:09:58 +0000

Mi è sempre piaciuto raccontare storie. È un piacere che ritorna ciclicamente nel mio lavoro quando bisogna far emergere una startup dalla marea di racconti che ogni giorno vengono creati e di cui abitualmente ci cibiamo. È una passione che ho iniziato a coltivare anche per hobby seguendo corsi di scrittura e chissà se da qualche parte mi porterà. Ciò che resta è che il racconto è un’arma potentissima. Emozionante. E ci sono tante storie che possono essere fonte di ispirazione sopratutto se poi ruotano attorno al mondo delle startup, così a me caro. E allora perché non unire le due cose? Perché non raccontare di quelle storie che possono infondere coraggio? Insegnare una lezione? O semplicemente far conoscere qualcosa che ancora non si conosceva. Perché lo sappiamo tutti: non è facile trovare belle storie, belle oggettivamente, perché tutte lo sembrano. Allora mi sono lanciato una sfida personale: riuscirò a raccontare una bella storia in un minuto? Che cosa si può fare in un minuto? Bere un caffè o fumare una sigaretta? Forse. Potrebbe essere un’occasione per fare compagnia senza dover costringere a rimanere incollati al video per vedere poi come va a finire. Non è facile raccontare belle storie,

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Recensione libro: Digital entrepreneur: Principi, pratiche e competenze per la propria startup di Emanuela Zaccone

Mon, 29 Jan 2018 13:14:51 +0000

Leggere le storie di esempi positivi è stimolante e illuminante. In questo contesto inserisco Emanuela Zaccone, co-founder di TOK.tv insieme a Fabrizio Capobianco, e il suo libro #DigitalEntrepreneur. Al primo impatto ero convinto che per chi come me è oltre un decennio che lavora nel campo digitale e si è già scontrato con le difficoltà nell’avviamento di imprese digitali gli argomenti trattati nel libro fossero già stati toccati con mano durante la propria vita professionale. In realtà andando avanti con la lettura ho trovi molti spunti di riflessione e approfondimento che ne hanno reso un testo assolutamente interessante sia per chi si sta affacciando al mondo digitale e startup, e ne vuole capire di più, sia per chi c’è già dentro fino al collo e vuole lasciarsi ispirare migliorando. La vera sfida di ogni entrepreneur non è mettere in piedi un business – per parafrasare Edison, il genio è 20% intuizione, 80% sudorazione -, ma gestirlo, organizzarlo, strutturarlo per risolvere quel problema specifico che cambierà il mondo. Ci sono tre aspetti che mi hanno particolarmente colpito nel libro. La figura dell’entrepreneur: quali sono le competenze e i valori che hanno in comune gli entrepreneur, coloro che si prendono la responsabilità di assumersi

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Il mio 2017 (in breve?)

Sun, 31 Dec 2017 09:00:02 +0000

E anche quest’anno volge al termine ed è tempo di riflettere su questi ultimi 12 mesi, cosa è andato oltre le tue aspettative, cosa si sarebbe potuto fare meglio. Il 2016 era già stato in anno ricco di soddisfazioni dove si erano gettate le basi per una partenza del 2017 che avrebbe sicuramente continuato sulla stessa strada. Ed in effetti così è stato. Veranu ha concretizzato i primi frutti dell’impegno dei founder e di Clhub: abbiamo chiuso una campagna equity crowdfunding raccogliendo 184K. Un fundraising che è stato ben più sostanzioso grazie anche all’ottenimento di diversi bandi regionali rivolti allo sviluppo di tecnologie innovative. Non solo Veranu, ma sono diventato socio di due promettenti startup: autentico, che ha vinto la seconda edizione della Startup Battle, e Namastree. La prima è una startup che sviluppa una tecnologia IoT per certificare l’autenticità dei prodotti Made in Italy combattendo il Mercato Parallelo e la contraffazione. La seconda invece è una startup che con una tecnologia brevettata e l’installazione di un albero con un pannello fotovoltaico eroga servizi di primaria utilità in zone poco accessibili alla rete elettrica. Tutt’e e tre sono startup che già stanno affrontando la sfida dei mercati esteri: sono volate nel

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Italia-Svezia: un fallimento da startup

Mon, 20 Nov 2017 08:41:25 +0000

Siamo fuori da Mondiali. Anzi, la Russia non l’abbiamo nemmeno vista con il binocolo. Non accadeva dal 1958 che l’Italia non partecipasse alla fase finale della Coppa del Mondo. Guarda caso quel mondiale fu in Svezia, la stessa che ci ha eliminato ai playoff della settimana scorsa, la stessa che ha ospitato gli Europei del 1992 , la stessa del famoso biscotto degli Europei 2004. Un totale fallimento del calcio italiano, tanto che si parla di anno zero, di cambiare tutto, a partire dai vertici federali. In questi giorni si sono rincorsi articoli dai danni dai economici derivati dalla mancata qualificazione, alla sconfitta sociale. Proviamo a cambiare prospettiva: e se considerassimo l’Italia una startup come potremmo analizzare questo fallimento? Il team Il team è l’elemento vincente di una startup, più dell’idea. Lo ripetiamo all’esaurimento. All’Italia sicuramente non manca il talento, ma serviva esperienza internazionale che purtroppo i nostri giocatori non hanno ancora maturato. E sappiamo quanto è importante l’esperienza anche per avere successo con la propria startup. E non solo, serve affiatamento, serve trovarsi in campo, serve trovarsi sul posto di lavoro. Insigne nel Napoli gioca a memoria con Callejon e Mertens, in Nazionale è stata una sua copia sbiadita. In una

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In quali settori l’AI sarà una disruptive innovation?

Mon, 06 Nov 2017 08:24:55 +0000

Siamo davanti a una nuova rivoluzione industriale. Se le precedenti hanno automatizzato il lavoro manuale, quella che ci stiamo apprestando a vivere automatizzerà il lavoro mentale. Intelligenza artificiale (AI), machine learning, chatbot e ancora altre tecnologie cambieranno radicalmente la nostra società e il nostro lavoro. Siamo davanti a una disruptive innovation, ossia una tecnologia capace di cambiare profondamente un settore mettendo in crisi le aziende leader che lo occupano. Immaginalo come “un effetto Blockbuster” dove la tecnologia legata alla fruizione di film in streaming ha fatto chiudere un colosso da circa 6 miliardi di dollari di fatturato annuale. La domanda di oggi è: in quali settori l’AI sarà una disruptive innovation? Sanità Grazie all’AI sarà possibile ottimizzare tempi e costi nell’assistenza sanitaria. Con i dati a disposizione si potranno eseguire diagnosi più precise, elaborare cure sulla persona, fornire automaticamente interventi per procedure standard (anestesia) o potremmo noi stessi controllare la nostra salute. Finanza I robot possono usare sistemi predittivi e dati di mercato per elaborare dei dai previsionali o per gestire al meglio le nostre finanze e investimenti. Sono più economici, veloci e precisi della loro controparte umana di consulenti finanziari. Sicurezza AI in aiuto anche per i professionisti della sicurezza che

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Qual è il ruolo del COO in una startup?

Mon, 30 Oct 2017 08:28:47 +0000

Nella definizione dei ruoli di una startup, mi sono reso conto che generalmente i founder tendono a scegliere di ricoprire il ruolo di CEO, CFO, CMO e COO. Se per i primi tre non è necessario soffermarsi, in quanto si tratta di ruoli chiari e con attività definite, merita un approfondimento il ruolo del Chief Operating Officer o Direttore Operativo se siete più affezionati alla terminologia italiana. Il compito del COO è quello di attuare le strategie decise dal CEO e dalle altre figure di leadership aziendale. Se dovessimo definire le responsabilità del COO potremmo sicuramente includere: la supervisione delle attività quotidiane dell’azienda; la comunicazione quotidiana con il CEO; la creazione di strategie e politiche aziendali; comunicare le strategie ai dipendenti; tenere allineati i dipendenti sugli obiettivi aziendali; supporto nella crescita delle risorse umane. Come si può intuire il lavoro del COO è a stretto contatto con il CEO e da questo può nascere anche una confusione del ruolo di queste due figure in una startup in early stage. La presenza di un COO permette al CEO di essere libero di concentrarsi sulle strategie di crescita dell’azienda, lasciando la gestione delle attività quotidiane proprio al COO. Il problema però è

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La (vera) lezione del fallimento di una startup

Mon, 23 Oct 2017 07:28:32 +0000

Qualche giorno fa Andrea Visconti, CEO di Sinba, ha pubblicato un video che racconta con il linguaggio della fiaba il fallimento della sua startup. Una storia che ha pensato per i suoi figli, per spiegargli un concetto tanto semplice, quanto complesso, come quello del fallimento. In Italia. Un’uscita di scena da chapeau che mi ha ricordato un po’ la mia con la mia prima startup. Un’uscita di scena che doveva essere celebrata sia per come è stata raccontata, sia per il coraggio che è stato dimostrato nel farlo. Invece siccome siamo un popolo di poeti e filosofi, nei giorni successivi sono comparse le solite critiche all’italiana che sono culminate con un articolo e una discussione su Facebook con una serie di commenti che ha aperto il Vaso di Pandora con dentro una verità. La vera verità dietro il fallimento di una startup. Predichiamo bene, ma razzoliamo male Sì, perché ci piace citare Steve Blank e gli altri guru delle startup quando dicono che le startup sono in una continua ricerca del proprio modello di business, che non conoscono né il mercato, né i loro clienti. Però davanti a un fallimento diventa un errore imperdonabile non aver trovato clienti. Viviamo di buone

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3 lezioni che possiamo imparare da Dropbox e il suo MVP

Tue, 17 Oct 2017 07:49:27 +0000

Quando senti parlare di MVP tutti ti racconteranno dell’incredibile storia di quello di Dropbox e del suo video. Stiamo parlando della celebre azienda che ha sviluppato un servizio di data storage in cloud e che nel 2016 ha raggiunto 1B (un miliardo, sì hai letto bene) di fatturato con una valutazione aziendale di 10B (sì, hai letto bene di nuovo, dieci miliardi) di dollari nel 2016. E non lo dico io, lo ha detto il CEO Drew Houston. L’MVP di Dropbox fu la pubblicazione nel 2008 di un video di poco meno 3 minuti in cui spiegava il prodotto e invitava a iscriversi per avere 2.5 GB di spazio gratuitamente. La verità è che quel servizio non esisteva, ma con questo espediente solo nel primo giorno 75mila persone diedero la propria adesione per provare la beta. Che cosa possiamo imparare da questa strategia? Rischio zero Con la realizzazione del video, e nessuna riga di codice, i founder di Dropbox hanno abbassato al minimo il rischio di un investimento sbagliato che si traducesse in perdita di tempo e perdita economica. Feedback Un video costa meno in termini di tempo di realizzare un prototipo tecnologico, anche se con poche funzionalità, e permette

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Essere o non essere una startup? Questo è il problema.

Mon, 09 Oct 2017 07:37:41 +0000

Tralasciando il discutibile riadattamento del celeberrimo quesito shakespeariano, uno degli aspetti più importanti per un imprenditore è parlare della sua startup come, appunto, una startup o un’azienda. Che tu debba raccontare della tua startup a un investitore o che stia proponendo il tuo servizio a un cliente o a un partner, ci sono alcune considerazioni che dovresti prendere in esame prima di dire “la mia startup” o “la mia azienda“. 1. Rischio La parola startup chiama la parola rischio. Come quando giocando a sette e mezzo sai che il cinque in mano chiama tre. Non tutti sono propensi al rischio, soprattutto se ti devono pagare. È quel rischio può vuol dire che l’azienda a cui si stanno rivolgendo potrebbe fallire da un giorno all’altro o cambiare modello di business. 2. Credibilità Non esiste in Italia una definizione chiara di startup. Tutti hanno una startup anche se non hanno un approccio lean o non hanno un alto valore tecnologico innovativo. Fa niente, ma attenzione che startup viene usato anche per definire un progetto tra amici. Non tutti vorranno collaborare con te senza la garanzia di una costituzione, di una società con una forma giuridica che dia credibilità e garanzia. 3. Visione Startup

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