Subscribe: Commenti a: LA SCUOLA PER TUTTI NON SERVE PIU’
http://www.nazioneindiana.com/2008/10/06/la-scuola-per-tutti-non-serve-piu’/feed/
Added By: Feedage Forager Feedage Grade B rated
Language: Italian
Tags:
alla  che  dati ocse  dati  dell  della  dice  giorgio mascitelli  lei  mascitelli  nel  ocse  perchè  più  quella  scuola  sono 
Rate this Feed
Rate this feedRate this feedRate this feedRate this feedRate this feed
Rate this feed 1 starRate this feed 2 starRate this feed 3 starRate this feed 4 starRate this feed 5 star

Comments (0)

Feed Details and Statistics Feed Statistics
Preview: Commenti a: LA SCUOLA PER TUTTI NON SERVE PIU’

Commenti a: LA SCUOLA PER TUTTI NON SERVE PIU’





Last Build Date: Wed, 18 Apr 2018 12:02:55 +0000

 



Di: francesco patrizio

Thu, 16 Oct 2008 20:02:01 +0000

Ad un'analisi più dettagliata degli esiti delle prove PISA, nostri studenti non sono nè meno bravi nè più bravi degli altri. Il punteggio Italia è basso (terz'ultimo, credo, senza tener conto dell'ES), ma molto è dovuto al fatto che i nostri studenti (specialmente quelli del Sud e del Sud-Isole) non hanno risposto alle domande. C'è quindi un problema di motivazione, nel fondo, e una questione di sensibilità, prima che di competenze. Tra le tre materie testate, il focus del 2006 era su scienze. Sappiamo tutti l'aproccio alla materia, in Italia, qual è. I risultati son pure la necessaria conseguenza di ciò. E' vero che la scuola primaria non è stata testata da PISA, tuttavia nel 2006 la ricerca internazione IEA_PIRLS, sulla lettura ha rivelato che i nostri bambini (con un'età media più bassa) si collocano nelle fasce alte della classifica internazionale. E' un problema politico! La Germania che nel 2000 stava peggio di noi, ed ha un sistema scolastico duale, ha lavorato ed oggi ci ha superato. La nostra scuola, purtroppo, è il frutto di timidi e confusi tentativi di mettere ordine, ma si tocca il primo ciclo (che funziona) e non si mette mano alla scuola media di primo grado e al mare magnum della scuola media superiore. Che volete?! Ha ragione Bottani, che in Italia non è ascoltato e se ne va in Svizzera a lavorare.



Di: Francesco

Tue, 14 Oct 2008 17:56:26 +0000

Visto ch si parla di istruzione, scusate se mi intrometto, ma vorrei lanciare un appello. Sono studente all'Università di Firenze. Oggi il nostro rettore è stato o sarà a colloquio con la Gelmini allo scopo di elemosinare quei fondi per l'ateneo fiorentino che garantirebbero di riuscire a chiudere il bilancio entro dicembre 2008. Negli anni passati è stato possibile solo grazie alla vendita dei beni immobili di proprietà dell'Università. Qualora la trattativa non avrebbe successo - non abbiamo inolte più immobili da vendere - , scatterebbe il commissariamento, il che vuole dire che si spenderà solo per gli stipendi dei contratti in corso e per i mutui che affliggono l'ateneo per aver costruito in maniera sconsiderata. Niente bandi di dottorato, nè assegni di ricerca, niente fondi per i dipartimenti, bloccati tutti gli acquisti, la più grande biblioteca universitaria d'Italia - quella della facoltà di lettere e filosofia di piazza Brunelleschi - dovrà disdire gli abbonamenti e cessare ogni acquisto; la chiusura sicura del sabato, e la possibile apertura di soli tre giorni alla settimana. Se invece il ministro ci darà ossigeno fino a dicembre, allora ci troveremo nella stessa condizione altrettanto critica degli altri atei toscani, che sono maggiormente colpiti dai tagli statali anche perché non ricevono finanziamenti dalla regione. L'agitazione deve essere nazionale e deve appropriarsi di ogni spazio dal momento che a nessuno sembra importare dell'università italiana. Dopo la legge 133 del 2008 è arrivata il DL 155 di qualche giorno fa (si veda l'art. 1 comma 7) ad annuniciare nuovi tagli. E' un'emergenza nazionale. Vi esorto a sfruttare tutti i contatti che avete nelle università e fuori per alzare il livello d'attenzione. Grazie F.G.



Di: vincenzillo

Thu, 09 Oct 2008 09:43:17 +0000

Gentile Giorgio Mascitelli, lei giustamente richiama l'orrendo modello dominante dell'"essere ricchi in qualsiasi modo", o "calciatore e velina", proposto dai media. Ora, mi pare sacrosanto che la scuola debba proporre una sana alternativa, ma mi dice come può farlo, se ciò che gli studenti hanno davanti agli occhi nella maggior pate dei casi sono insegnanti poco capaci, poco motivati, poco autorevoli? Per usare una parola forte, "sfigati". Da questo per me deriva anche quell'indisciplina ormai ostentata con orgoglio. Personalmente, io do la colpa di questa situazione funesta alle politiche per l'istruzione di stampo "socialista-sindacalista" (detto in soldoni) dei passati governi del dopoguerra, unite al riferimento culturale dominante nell'ambiente, e cioè il sessantotto. Mi pare importante intendersi in proposito, perché la diagnosi è essenziale in vista della prognosi. Io credo che per uscire da questa situazione la scuola debba scoprire ciò che finora ha sacrificato, e cioè la parte buona del sistema liberista: quei criteri di eccellenza, di merito, di concorrenza, che sono fondamentali alla crescita dell'individuo e della società. Nella mia esperienza personale tali criteri sono stati molto formativi, nel bene e nel male. Se il loro inserimento nella scuola comporta un'iniezione di liberismo in una scuola di stampo socialista, ben venga. (E se il governo di centro-destra usa i dati OCSE perché gli servono in questa direzione, non mi scandalizzo: non sta facendo nulla di diverso da altri governi passati di qualunque segno).



Di: giorgio mascitelli

Wed, 08 Oct 2008 20:45:03 +0000

Gentile Cervo, tutti coloro che propongono riforme/tagli della scuola pubblica, si richiamano ai dati PISA dell'ocse, a cominciare dall'attuale decreto Gelmini. Forse qualche motivo ci sarà. A mio parere ci sono molte ragioni. Gliene cito una significativa: i dati ocse sulla scuola tendono a negare che ci sia corrispondenza tra spesa scolastica e qualità dell'istruzione, mentre altre ricerche indipendenti affermano questa correlazione. Dunque i dati ocse sono utili alle attuali politiche liberistiche che vogliono una riduzione della spesa scolastica. I dati ocse sono Falsi? non credo, semplicemente si raccolgono a partire da alcuni parametri escludendone altri e quindi danno alcune informazioni parziali. Essi vengono usati invece come una sorta di giudizio di Dio sulla scuola perchè la loro funzione è quella di giustificare le politiche di tagli. In questo senso l'ocse non supporta la tesi liberista x dicendo a o b, ma presentando questi dati come oggettivi. Se avrà la bontà e la pazienza di rileggersi il mio testo si accorgerà che affermo che tale tesi non è mai affermata direttamente perchè impopolare. Se non vorrà rileggerlo, non potrò darle torto perchè poi non è che il mio pezzo sia di così straordinaria importanza e lei è già stato un interlocutore competente e piacevole



Di: capitan feendoos

Wed, 08 Oct 2008 16:58:41 +0000

Io non riesco a immaginare che quella gentaglia faccia ragionamenti così complessi. Si può spartirsi soldi col ponte di Messina? Facciamolo. Con il fallimento Alitalia? Facciamolo. Con la scuola privata? Facciamola. Non c'è nessuna programmazione, solo sciacallaggio. D'altronde sono sciacalli quelli che vediamo, o voi forse vedete esseri dotati d'intelligenza?



Di: Cervo

Wed, 08 Oct 2008 14:41:47 +0000

"Perchè l’ocse nei suoi commenti dice altro?" Non è che nei suoi commenti dice altro. Il problema è che lei dice che OCSE, a riguardo di una certa questione, dice A per sostenere la tesi liberista X. Invece OCSE, a riguardo di quella questione, dice B che è l'opposto di A. Quindi non capisco come l'OCSE possa supportare la tesi liberista X. I dati dell'OCSE sono veri o falsi? Quelli del ministero sono veri o falsi? Se qualcuno vuole compiere l'operazione di giustificazione che lei descrive non dovrebbe citare i dati del ministero e anzichè quelli del malefico organismo OCSE? Se qualcuno volesse, come lei sembra, sostenere il valore dell'istruzione e della cultura e volesse farlo presso chi non è capace di vedere altro che il lato economico delle cose, quale migliore arma potrebbe usare se non proprio i dati dell'OCSE? Se la scuola non produce a sufficienza non bisognerà investire di più e meglio, anzichè tagliare? Non bisognerà migliorare anzichè trasformare in oratorio? Infatti l'OCSE prevede una tendenza all'aumento di spesa nel settore dell'istruzione. Poi su tante cose possiamo anche essere d'accordo (e su altre no) ma l'articolo mi sembra contraddittorio.



Di: gianfalco

Wed, 08 Oct 2008 13:47:40 +0000

Ho linkato a questo post la mia vignetta di oggi. Ciao.



Di: giorgio mascitelli

Wed, 08 Oct 2008 13:42:54 +0000

Gentile Vincenzillo, che la scuola tecnica vada ripensata lo credo anch'io e l'ho scritto sopra. Lei tocca un punto importante quando afferma che in Italia non c'è etica del lavoro perchè è vero. Ma a differenza della tradizionale spiegazione sulle colpe del permissivismo e magari del sessantotto, la spiegazione per me sta altrove: non c'è etica del lavoro perchè nella 'cultura' dominante l'unico valore che conta è quello di essere ricchi in qualsiasi modo. E' così per i ragazzi, soprattutto quelli culturalmente indifesi, che guardano alla televisione i loro modelli; è così nelle sfere alte della società che sono quelle non della politica, ma della finanza. La realtà sociale in cui viviamo, o forse vivevamo fino a ieri, è quella per cui la speculazione immobiliare e finanziaria erano le attività di riferimento. Oggi al di là degli slogan la figura emergente non è quella del giovane imprenditore innovativo che con una buona idea e una buona preparazione fa su i danè, come si dice dalle mie parti, ma quello di un ricco che ha investito per dieci anni saggiamente i propri denari in appartamenti, che hanno raddoppiato il loro valore ed è oggi tre volte più ricco. Queste cose i giovani non le sanno, ma le sentono, le annusano quando i modelli proposti sono i calciatori o le veline. Le dirò viviano un'autentica crisi morale alla quale si deve rispondere con più scuola non con meno. Grazie per il suo intervento Giorgio Mascitelli



Di: giorgio mascitelli

Wed, 08 Oct 2008 13:24:24 +0000

Gentile Cervo, secondo un'indagine del ministero del lavoro (riferito e commentata da Jappelli-Checchi su Lavoce.info l'11/10/04) le aziende italiane per il 2004 prevedevano di assumere lavoratori per posti che prevedevano come titolo di studio la scuola dell'obbligo (41%), diplomi professionali (21%), diplomi tecnici (29%) e laurea (8%). se lei confronta questi dati con i tassi di scolarità italiani, capirà cosa intendo. I dati per altri paesi europei sono un po' meno pesanti, ma non troppo dissimili. Due anni fa, si ricorderà, ci fu una grande preoccupazione per il calo delle iscrizioni a scienze e matematica: bene il preside della facoltà di scienze della Sapienza un po' sottovoce ammise che il numero attuale di laureati è più che sufficiente per il mercato italiano. In particolare nel 2003 le facoltà scientifiche sfornavano 6450 laureati in più del fabbisogno delle aziende italiane ( e stiamo parlando di uno dei settori con le migliori prospettive occupazionali). Perchè l'ocse nei suoi commenti dice altro? Perchè l'ocse non è un organismo di ricerca indipendente, ma ha come scopo quello di fornire linee di indirizzo e coperture parascientifiche alle politiche liberiste, dunque i commenti e le analisi da questo prodotti sono funzionali a tali opzioni. In particolare è fondamentale diffondere l'idea che il mercato ha bisogno di manodopera qualficata ed è la scuola che non la produce, mentre l'evidenza statistica e di vissuto sociale vanno nella direzione opposta. Insomma penso quello che Niccolò La Rocca ha espresso sopra in maniera un po' brutale, ma anche realistica. La ringrazio per l'attenzione della sua lettura Giorgio Mascitelli



Di: vincenzillo

Tue, 07 Oct 2008 16:29:20 +0000

Cervo, leggo solo ora i dati da lei citati, che cadono a fagiolo per ciò che sostengo: servono più persone qualificate in ogni ramo (tecnico o umanistico che sia), e meno "tuttologi".