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Yucatan



io sono consapevole di essere stata generata da Questa Terra con semplicità con volontà



Last Build Date: Mon, 03 Jul 2017 17:32:59 +0000

 



Vento

Sun, 04 May 2014 18:54:00 +0000

A volte penso che sarebbe il momento di tirare su l'ancora, staccare gli ormeggi e seguire il vento.



tigrino, amarico, ge'et e messicano

Mon, 27 Jan 2014 16:20:00 +0000

Lezione d'italiano.
Lo studente è un uomo adulto, etiope. La moglie, con le due bimbe, è appena arrivata in Italia e gli chiedo se parla inglese o francese.
Inizia così una lunga lezione che tiene lui a me sull'Etiopia, le sue lingue, le sue produzioni, la sua cucina.
Per fortuna diversi anni fa sono andata a Milano in un ristorante etiope e ho assaggiato la cucina locale, così da avere qualcosa da condividere con lui.

Mi fa uno schema sull'alfabeto tigrino con dei paralleli con l'amarico.
Accenna al ge'et, altra lingua che parla, ma solo a livello cerimoniale.
Poi capisce l'arabo, parla l'inglese e con l'italiano se la cava benissimo.

E qui in Italia, quando può, lavora come idraulico. Quindi non pensa di riuscire a mantenere in Italia tutta la famiglia e dovranno cercare tutti insieme uno Stato dove possano vivere dignitosamente.

Comunque, continua a raccontarmi dell'Etiopia, in particolare del clima - partendo dall'osservazione degli stivaletti carinissimi che hanno le bimbe! -  e gli dico che è molto simile a quello del Messico, così come di simile tra i due Paesi c'è la coltivazione del caffé - a parlare dei cafetales, della torrefazione, della tostatura mi sono emozionata! - e la passione per il piccante.

Concludiamo programmando per la lezione successiva uno scambio interculturale a base di caffé!



La carrozzeria, l'italiano e le bombe

Tue, 21 Jan 2014 22:25:00 +0000

Lezione di sabato pomeriggio. Si parla della serata e, con superficialità, chiedo "Ma tu guidi? hai la macchina?" e la risposta apre un fiume di parole sulla guerra, sulle bombe, sulla Siria, sul suo lavoro di medico e sui posti di blocco, sui confini. Mi chiede e si annota il singolare ed il plurale di "Profughi". Che strana parola per un corso d'italiano.
Ed io dovrei correggerle l'esatta pronuncia della B e della P. Ma mi sembra irreale farle ripetere, scandendo bene "Bomba; BomBa; non Pomba, non bomPa ma Bomba, Bomba".
All'improvviso tutto cambia senso. Le doppie mal pronunciate che importanza hanno quando si parla di "scaglie dell'esplosione nella carroZZeria"?

e cambia completamente il senso di notizie come "Siria, sono circa 126.000 morti in guerra civile, secondo Osservatorio diritti umani"

BEIRUT (Reuters) - Il bilancio delle vittime della guerra civile in Siria ha raggiunto almeno 125.835 morti, oltre un terzo dei quali civili, anche se il dato reale è presumibilmente è molto più elevato.
Lo ha detto l'Osservatorio siriano per i diritti umani. rivolgendo un appello al segretario generale Onu Ban Ki-moon e a "tutti coloro nella comunità internazionale che abbiano una coscienza" affinché aumentino gli sforzi per porre fine al conflitto.
Una serie di proteste pacifiche contro il quarantennale governo della famiglia del presidente Bashar al-Assad, iniziata nel marzo 2011, si è trasformata in rivolta armata dopo una violenta repressione.
Secondo l'Osservatorio, con sede in Gran Bretagna ma con una rete di attivisti in tutta la Siria, fra le vittime sono finora 6.627 i bambini.
"Il bilancio delle vittime probabilmente è molto più alto, dato che in molte battaglie il numero dei ribelli uccisi viene tenuto nascosto, soprattutto dal 'Fronte Nusra e Stato islamico dell'Iraq e del Levante'", legato ad al Qaeda, ha detto a Reuters Rami Abdelrahman, responsabile dell'Osservatorio.



Scavallare

Tue, 08 Oct 2013 07:39:00 +0000

In questi mesi ho dovuto cercare dentro me stessa la determinazione e la serenità per lasciare andare una collaborazione.... para-lavorativa ma anche ideologica ed emozionale a cui ho tenuto per tanto tanto tempo.
Il primo step è stato chiedermi perché continuassi ostinatamente a cercare di far andare le cose come volevo io quando vedevo chiaramente che non ne venivano che attriti, frustrazione, incompransione.

Nella meditazione mi sono detta che quella strada era  compiuta, che non dovevo aver rimorsi per il passato ma che dovevo lasciarle proseguire il suo cammino, ovunque portasse.
Che sicuramente dentro di me rimaneva il dispiacere per tutto il capitale culturale e sociale che, a mio modo di vedere, andava sprecato, ma che i percorsi sono sempre imprevedibili e bisogna rimanere aperti alla sorpresa, canalizzando le proprie energie dove si sente che possono alimentarsi.

Questo fine settimana, con un allontanamento nella amata Firenze e con un abbraccio di amici, attività scelte non per ostinazione, sento di aver scavallato un crinale e di vedere un nuovo sentiero.



Dacia Maraini

Mon, 29 Jul 2013 14:01:00 +0000

Ci vuole coraggio a infierire contro se stesse con tanta crudezza.
Ma è proprio di questo tipo di coraggio che abbondano le donne.
Sempre pronte a tagliarsi a pezzi con le proprie mani.


Leggo alcuni articoli della Maraini, cosa che prima non mi era mai capitata, anche se conoscevo la persona di fama, e non pretendo da questo di valutare tutto il suo pensiero, ma solo di seguire le sue riflessioni per illuminare un po' la mia strada di donna, di pensatrice in questa generazione tormentata tra liberazione dal patriarcato ed affermazione di propri schemi di azione e valutazione.

Io non ci casco, io non ci casco, diceva lei mentre era dentro alla trappola fino ai capelli.
Ma i suoi occhi guardavano fieramente lontano.



Sensualità

Thu, 11 Apr 2013 15:28:00 +0000

Oggi ho proposto ai ragazzi della mia classe un compito sui diritti femminili, sugli stereotipi dei mezzi di comunicazione di massa e sulla violenza simbolica legata a queste tematiche.

Ero ovviamente ottimista sulle loro riflessioni, ma anche un po' timorosa perché la tematica è praticamente sconosciuta alla loro analisi critica.

E, ad un tratto, un ragazzo mi ha parlato di donne e sensualità, tematiche del tutto slegate dal metraggio o centimetraggio dei vestiti.

e il sole splendeva e la primavera era sbocciata!



Diritti

Mon, 01 Oct 2012 12:22:00 +0000

Un'ora. Il tempo di fare una bella camminata al percorso fluviale sul Tevere e la mia borsa è sparita dalla macchina.
E mi viene da pensare, insieme a tutto il resto, che sono stata stupida a portarla dietro. Che era meglio recuperare una borsina dove mettere l'indispensabile.

Poi un amico mi ci fa riflettere e mi rendo conto che non è così! che il mio diritto è mettere nella mia macchina quello che voglio e ritrovarcelo dopo una, due, dieci ore.
Che non è giusto che io mi senta cretina perché non ho previsto, preventivato la violazione della mia proprietà e il pericolo del furto.
La norma è il diritto e bisogna stare in guardia che l'habitus mentale di stare all'erta non ci porti a spostare la colpa della violazione sulla vittima piuttosto che sul ladro,...




Crollo strutturale

Mon, 24 Sep 2012 11:50:00 +0000

Stanotte ero nell'intercapedine della Cupola del Brunelleschi. Appoggiavo le mani sui mattoni, sentivo la polvere e la materia fredda.

Ad un certo punto ho sentito il rumore, ma ho anche avuto la consapevolezza che la cupola stesse cedendo. Il crollo era graduale ed io guardavo in alto e pensavo che finché non avessi visto la cascata di materiali e polvere non ero poi così tanto in pericolo, avevo ancora tempo per scendere e scappare.

Poi ho visto il tutto arrivare. Come le immagini del terremoto in Umbria, nella cattedrale di Assisi.

Però ancora pensavo: io starò sempre più in basso della valanga. L'importante è essere cosciente e veloce per schizzare di lato quando sto per impattare.
Perché forse, in queste situazioni, il momento deflagrante è l'impatto, non il volo.




ColtivAttrice

Mon, 04 Jun 2012 11:54:00 +0000

Il mio impegno con la Madre Terra.




Una pericolosa arma di distruzione di massa

Tue, 27 Mar 2012 16:34:00 +0000

Sono in auto fuori dalle mie solite zone. Questa parte di Perugia è sempre un po' un punto interrogativo per me. Da un momento all'altro mi posso perdere in traverse che non conosco.
E intanto sono ferma al semaforo rosso.
è caldo: apro un po' il finestrino.
Non molto lontano vedo un giovane ragazzo che lava i vetri alle auto di passaggio. Non ne ho bisogno; il mio parabrezza è abbastanza pulito. Nessuno gli fa pulire il vetro e, in pochi secondi, arriva alla mia macchina.
Gli dico di no.
Non devo essere stata molto convincente perché lui spruzza acqua saponata.
Dal finestrino sfessurato gli dico che non ne ho bisogno, che non gli darò i soldi perchè non gli avevo chiesto questo servizio. Ma lui continua.
Ed io sono lì, ormai nervosissima e frustrata per non essere riuscita a convincerlo della mia non-necessità.
Inizio ad immaginare che, quando comunque mi chiederà i soldi, sarò molto dura e non glieli darò.
Ma poi ipotizzo che potrebbe schizzarmi la saponata negli occhi o prendere a pugni la portiera. Che brutta situazione!
Sono così vulnerabile nella mia auto, al semaforo rosso, in balia di questo ragazzo e del suo detersivo. Sempre più frustrata, preparo 50 centesimi per evitare il peggio.
Intanto lui ha finito e... quasi si allontana. Gli porgo i soldi e mi dice: "Ma avevi detto che non me li davi; che non volevi il lavaggio".
Sono spiazzata. E tutta la minaccia che avevo ipotizzato? il rischio? la violenza?
Gli dico: "Ma alla fine tu hai lavorato per me. Sono tuoi!". E abbasso un altro po' il vetro per darglieli.
Lo guardo veramente per la prima volta: quanto è giovane! Gli sorrido, sperando che voglia scusare il mio pregiudizio.
Semaforo verde. Vado via.



Il divano

Mon, 23 Jan 2012 15:20:00 +0000

(image) Il salotto buono è un concetto in via d'estinzione.
Le case attuali e la vita attuale non consentono più la divisione tra "salotto/soggiorno" e salotto buono.
Nei miei ricordi il "salotto buono" era un luogo inaccessibile, silenzioso, asettico, al quale avevano accesso solo le visite formali, i nonni, le macchine fotografiche per le cerimonie. Era però un posto anche ambito per la comodità dei divani e delle poltrone.
Ed era un posto che solo il sabato pomeriggio degli anni del liceo ho imparato a violare ed a godere, con quel pizzico di goduria dall'aver conquistato l'oggetto proibito.
Nel resto della casa non c'erano divani o poltrone. Solo sedie.
Perchè bisognava essere efficienti, produttivi ed anche la televisione - 2 ore di sera - si doveva seguire seduti sulle sedie. Perchè "stare comodi" era un vizio, una colpa. Dopo la morte ci sarebbe stato un sacco di tempo per stare comodi.
Fermarsi e godersi l'inattività e la comodità significava togliere tempo a qualcosa di produttivo o comunque attivo.
L'otium non esisteva; nella logica del dopoguerra non era contemplato. Nemmeno negli anni Ottanta.
Lo svago era tollerato solo in condivisione con pochi, selezionatissimi amici ed era uno svago efficiente: si invitavano a pranzo o si collaborava durante un invito a pranzo.




Wed, 28 Sep 2011 12:28:00 +0000

(image)



privacy

Mon, 13 Jun 2011 08:38:00 +0000

Molti mesi di silenzio. Un blog praticamente chiuso. Eppure io riflettevo e mi interrogavo sul senso della privacy, della condivisione, sul senso stesso, quindi, della scrittura di queste pagine per un upload.
Spesso si configurano come una versione digitale di un diario intimo eppure sono molto diverse perchè lo sguardo del lettore/spettatore modifica nel profondo la scelta dei contenuti, ma questo non li rende meno autentici, spettacolarizzati come sinonimo di fittizi; solo li modifica, li seleziona per una condivisione.
E in questi mesi sono tornata al diario cartaceo, scritto con la pennina, con un esercizio della mano a cui sono quasi disabituata, dove le cancellature rimangono a vista ma solo alla mia vista.
Ne avevo bisogno; la condivisione è una delle dimensioni e delle esigenze.
ed ho concluso che una forma di scrittura non sostituisce, nè estingue l'altra.



Sognare senza caffeina

Thu, 27 Jan 2011 17:19:00 +0000

I miei sogni sono sempre stati una parte importante del mio confronto con la creatività ed hanno spessissimo avuto una vera versione cinematografica, perchè durante l'evoluzione del sogno avevo modo di cogliere tutti gli aspetti, fin anche la qualità dell'aria o la polvere su un passamano.
Spesso li ho raccontati, analizzati, ricordati e li aspettavo come uno specchio delle mie sensazioni profonde.
Poi ho tolto il caffè dopo le 7 di sera e, ultimamente, ho ridotto i miei caffè a massimo due al giorno.
I sogni sono spariti. Non ne ricordavo più nessuno né avevo sensazioni rispetto all'averne fatti. Buio totale da quando mi addormentavo a quando mi risvegliavo, che poteva succedere anche molte volte nel corso della notte, ma sempre all'improvviso.
Negli ultimissimi giorni invece questi compagni di viaggio sono tornati.
All'inizio pochi fotogrammi e sempre legati a situazioni di ansia, agitazione, precarietà.
Poi, finalmente, un sogno piacevole. Non così elaborato come in precedenza, diciamo "sotto caffeina" o in età adolescenziale, però almeno piacevole.
Ero in mare aperto, ma avevo la sensazione di avere alle spalle una serranda di una zona industriale. Ero su un mega galleggiante, di quelli che ti ci siedi dentro e lasci mani e piedi ciondolare nell'acqua.
Tutto sembrava calmo e tranquillo. Solo una porta, come di un garage, tornava ogni tanto a sbattermi leggermente contro il piede o contro il galleggiante.
Incuriosita da questa ripetitività, apro gli occhi e vedo, a poca distanza da me, il faccione di un ippopotamo, che era per metà nell'acqua.
Razionalmente so che gli ippopotami non vanno in mare aperto, però nel sogno c'era e mi guardava. Proprio come l'ippopotamo dei documentari, con le frogette tonde, lo orecchiette piccole e le forme arrotondate. E se sei in mare da sola, il faccione di un ippopotamo è grande!
però, guardandolo bene in viso, ho capito che mi rimandava la porta di ferro perchè voleva giocare.(image)



Atlanta airport

Mon, 03 Jan 2011 15:51:00 +0000

Aereporto di Altanta, all'immigrazione cercando di correre all'aereo successivo per Roma.
Nello stesso stanzone, più a sinistra, la lunga fila degli statunitensi in arrivo nel Paese.
Ad un certo punto iniziano ad arrivare molti soldati statunitensi in licenza di capodanno - si direbbe - ancora vestiti con mimetica e stivali.
Sfilano in maniera disordinata, con l'aria un po' sbigottita, in silenzio.
Poi, dalla fila degli statunitensi in arrivo inizia un applauso, sempre più forte e partecipato.
Di tanto in tanto si silenzia e poi riprende. L'altoparlante augura buon anno alle truppe.
Alcuni soldati e soldatesse hanno in mano delle bottiglie, forse per festeggiare la sera.
Superata l'immigrazione li vediamo radunati in un'unica sala. Un tappeto di verde macchiato, sacchi a pelo arrotolati e zaini.
Poi si sparpagliano, ognuno verso una connessione diversa.
Il mio essere non-violenta si è molto aizzato contro quell'applauso. Ci vuole veramente coraggio ad andare armati fino ai denti in un paese medio orientale - come sembravano suggerire le scritte in arabo sulle divise - reduce da una lunga guerra, dove gli unici armati sono stati finanziati dai foschi e torbidi introiti del petrolio e della droga?
Oggi in Italia la salma di un ragazzo giovanissimo, alpino, è rientrata dall'Afghanistan. Sono immensamente dispiaciuta per lui, per la sua vita, per la sua famiglia. Forse quella italiana è anche parzialmente una missione di pace, ma quella di uno stato che si è inventato di tutto per giustificare interventi militari?



Messico e Natale

Mon, 20 Dec 2010 18:13:00 +0000

è quasi Natale ed io sono con le infradito e la canottiera al sole, in Messico:
è veramente strano!
per tanti anni il Natale è stato caratterizzato dal freddo, dal piacere di stare insieme in casa, con la famiglia e con gli amici ed ora è veramente strano essere in viaggio, in parte al lavoro, e vedere gli altri che si preparano a festeggiare con cene nei cortili.
Diciamo che un po' perde di significato perchè la mente non riesce a incasellarlo nel suo ordinario.
e poi vedere i Babbo Natale con i loro cappottoni, le pellicce, le renne sulla neve.... qui!
invece la coppia di sposini e neogenitori, con i loro vestiti semplici, le difficoltá di un parto non assistito, le soluzioni di emergenza, in questo contesto rurale e di precarietá economica, tra contadini e piccoli allevatori, assume molto più significato!
potrà sembrare retorica, ma - tolta la televisione - forse rimane il Natale!
un augurio di cuore a tutti



L'infante dentro di noi

Mon, 22 Nov 2010 13:39:00 +0000

(image)


Tante cose sono cambiate in questi mesi di silenzio!
una delle quali è aver preso un gatto, tutto bianco, che era stato incidentato.
Si chiama Burro, con un voluto doppio senso spagnolo. Quindi, formalmente, si chiama: El segnor Manteca!
Averlo in casa e relazionarmici mi ha fatto scoprire che cosa significhi voler bene ad un animale e viverci insieme. è veramente una parte del cuore che non conosci se non l'hai sperimentata.
Mi ha fatto anche scoprire che i gatti, per quanto adulti, conservano molti atteggiamenti di quando erano cuccioli o di quando erano alla vita fetale, tipo impastare mentre gli fai le coccole, chiedere le carezze sulla testa, fra le orecchie, e cercare di dormire essendo a contatto con tutta la schiena.
e non se ne vergognano, anzi: se la godono!



La forma delle cose

Fri, 23 Jul 2010 14:03:00 +0000

Qual'è la vera forma dei pomidoro?
se fossero liberi di crescere come vorrebbero, senza gabbie, senza legacci, che forma assumerebbero?
spesso ci accorgiamo della loro presenza solo per le impalcature che ne imbrigliano lo scorrere.
E se potessero rigenerarsi spontaneamente quali vie prenderebbero?
quella della moltitudine indifferente all'eccellenza, compatta nel gruppo affollato?
Ci deve essere un piccolo sorriso nella foglia che buca la terra e scopre la luce.



Proposta di legge

Wed, 30 Jun 2010 11:47:00 +0000

Dovremmo instituire almeno una mezz'ora di sincerità al giorno!



Solo per immagini

Mon, 28 Jun 2010 15:14:00 +0000

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Le relazioni pericolose

Fri, 04 Jun 2010 14:14:00 +0000

Torno dopo moltissimi giorni e pensieri con una riflessione che per me è essenziale:
parlare in pubblico, anche davanti a molte persone, anche in un'aula universitaria, anche di fronte ad autorità.... mi mette ansia, ma tutto sommato nella giusta e ragionevole dose.

Trovarmi, anche silenziosamente, in relazioni sociali con persone nuove - anche con una -, delle quali non conosco l'aspetto, amiche di amici ma che ancora non conosco, in tempi lunghi - tipo un pranzo o una cena o una festa... - ed in spazi non neutrali - tipo a casa di amici - ma anche neutrali, mi mette in enorme agitazione!
tento, ogni volta che posso, di rifuggire queste situazioni perchè già penso che non sarò rilassata e spontanea, sarò molto impacciata, tutti se ne accorgeranno e la mia ansia da prestazione lieviterà. Non saprò cosa dire, dove stare, dove mettere le mani.
Tutti saranno simpatici e rilassati - fra di loro - ed io sembrerò un alieno minaccioso e torvo.
Affrontare una situazione del genere, dopo aver tenuto testa a tutti i crampi e tutti gli scenari foschi che mi si delineano davanti agli occhi, è una prova difficilissima e per la quale, se la supero decentemente o Addirittura standoci bene, a mio agio, penso di meritare un premio enorme in riconoscimento sociale.

e così ora mi sento coraggiosissima e rafforzata nell'autostima!



La caverna

Mon, 19 Apr 2010 10:35:00 +0000

Piccola pausa nel delirio lavorativo per una nuova metafora:
ieri, giornata di corso di massaggio, abbiamo lavorato sul terzo chakra, che prende l'area dello stomaco, del fegato, della milza, degli intestini, del colon e varie altre cose; insomma da sotto al diaframma a poco sotto l'ombelico.
Ci sono tante fasce muscolari stupende, imbricate fra di loro; c'è la Linea Alba, c'è l'ombelico stesso, la fascia lata, i piramidali....
Nella mia metaforizzazione tutto questo corrisponde a una caverna. Aperta ma nella roccia, senza però una montagna sopra. Buia, umida, fredda.
Lavorando molto su questa cosa, alla fine del secondo giorno la caverna era sempre lì, ma adesso i margini, i bordi, il contorno esterno era costituito forse da argilla, forse da terracotta o plastilina. Non so, però qualcosa di plasmabile.
Dentro era sempre buio però intuivo che ci fosse un gigantesco colon, disposto come il colon vero. Imponente ma non spaventoso, anche perchè era semplicemente lì. Nel varco interno al mega-colon sapevo che c'erano altre presenze, ma non le intuivo e men che meno le scorgevo.
Quello che ho deciso è che posso lavorare su quei bordi plasmabili, cominiciando dalla fascia lata e dagli intercostali che sono abbastanza dolenti allo stiramento!



ma ci sono?

Thu, 08 Apr 2010 13:00:00 +0000

ma ci sono ancora uomini focosi, istintuali, travolgenti, passionali etero?



Nota a margine

Wed, 17 Mar 2010 10:57:00 +0000

Piccola annotazione di "lavoro" da massagiatrice Rio Abierto in erba:

mi piace moltissimo massaggiare le spalle e le schiene maschili.
Mi piace riconoscere i nervi e i tendini sotto le mani, sentire le scapole, le clavicole, la cassa toracica, i muscoli trasversi, l'attaccatura dei bicipiti, le altezzose creste iliache, il mare lunare dell'addome, la pausa profonda dello sterno.

Non mi pongo il problema di essere neutra quando massaggio. Penso di essere professionale e, professionalmente, stare bene dei gesti ampi e simmetrici del massaggio alle spalle, nei gesti polpastrellari del collo, nello scivolamento lungo il margine delle scapole, nel sentiero ben delineato della colonna.
E a tutto questo associo lunghi respiri che portino ossigeno ed energia, riequilibrio a questi tessuti, muscoli, tendini, organi, plessi solari, fonti.



L'armadio dei doni

Thu, 11 Mar 2010 13:30:00 +0000

Oggi sono sette anni da un'alba silenziosa e lentissima che nacque sul golfo di Napoli e che mi disse che tutto era compiuto e che il fiume della vita di mio padre doveva proseguire senza che noi tentassimo di arginarne il fluire.
Da allora il nostro rapporto non si è chiuso. Ha attraversato stagioni e processi, si è affievolito, irrigidito, riappacificato.

Ieri è nata una nuova metafora di me stessa come un armadio pieno di vestiti. L'armadio è mio e i vestiti da metterci li scelgo io. I vestiti da non metterci li scelgo sempre io!
e poi quei vestiti li guardo, li provo, li abbino, li rovino ma specialmente li curo, li accarezzo.
Ogni tanto qualcuno prova a impormi o a forzare la presenza di un vestito che non voglio nell'armadio. Ed è fatica tenere in ordine l'armadio come voglio io!
però a me piace così e se qualcuno vorrebbe vederci dentro altri vestiti è un problema suo! che io posso affrontare solo come problema suo, indossando il vestito della Condivisione, che rendo più importante attraverso la Parola.
Ma anche attraverso un semplice gesto, come porre la mano all'altezza del cuore, sullo sterno o tra le scapole e lasciare semplicemente che l'energia della mano accarezzi il cuore e porti distensione e equilibrio.
E posso provare a far capire a chi vuole impormi il vestito che a me non piace che non è indossandolo che sarò felice, ma sentendo la sua mano sul mio cuore.