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Pettinare i flussi, ascoltare territori, seminare conversazioni. Giorgio Jannis, netizen.



Last Build Date: Tue, 25 Nov 2014 02:29:46 PST

Copyright: CreativeCommons, obviously
 



Identity switch, un trasloco

Fri, 11 Apr 2014 01:15:30 PDT

(image) Ciao, vecchio blog su Blogspot. O forse arrivederci, o forse addio.
Nove anni sono trascorsi, la tua interfaccia mi ha ispirato un mucchio di cose.
Anche Solstizio scompare, rimane come scia elettronica, entra in coma farmacologico. Troppe cose importanti sono successe nella mia vita, ci vuole un identity switch. Il gangherologo si trasferisce, tutto qui. Su www.jannis.it.

Tutto l'archivio rimane qui, tutto rimane com'è, ma Jannis è di là, a casa sua, a scrutare il futuro di noi netizen. E anche tutti questi post li trovate di là.

Beh, ciao.
(image)



Aporia e metodo

Mon, 02 Dec 2013 00:46:03 PST


Squisitamente gangherologico il ragionamento, dall'aporia al metodo. 
Quel meraviglioso darsi di una porta laddove non pensavo ce ne fossero, laddove non ve n'era alcuna, almeno nel "lessico aspro".

José Ortega y Gasset, "Idee per una storia della filosofia" - Sansoni 1983
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Salutami Solstizio

Sun, 01 Sep 2013 15:09:47 PDT

La riflessione poi è questa: stiamo fabbricando ricordi con modalità nuove. Stratigrafie, e sovvengono visioni di ere geologiche, il depositarsi di sabbie e miriadi di gusci di vita che creano roccia, sotto la pressione, nel tempo.
Però ci sono i ricordi legati allo sguardo, al gesto, poi alla parola emotivamente significante, poi quelli dei testi scritti e lasciati lì a decantare mondi.
Poi ancora, negli ultimi quindici anni, ci sono i ricordi delle cose che ho letto in Rete, le discussioni a cui ho partecipato, e questi a loro volta come le parole e i libri hanno un modo tutto loro di depositarsi nella memoria e costruire strati orientati, si collegano tra loro e con le altre tracce in modo del tutto nuovo, reticoli, intrusioni, affioramenti, mescolamenti.

Senonché, credo anni fa di aver usato un servizio web che prometteva di mandarmi una mail tra un certo numero di anni. Cioè, credo essermi mandato una mail nel futuro. Idea che mi affascina.
Mi viene in mente quando leggo il giornale, e cerco di guardare l'ora in un angolo della pagina, come fosse uno schermo. Parlavo con una persona, e stasera le dicevo "vedrai che tra dieci anni taldeitali verrà a dirti questa cosa qui che ti ho appena detto" e mi è venuto subito in mente che avrei voluto mandarle una mail a questa amica, in quel momento, con data di consegna 1° settembre 2023, che dicesse paro paro quanto le avevo appena raccontato.
Perché c'è poco da fare, a me piace pensare al futuro, anche quando la vita mi costringe a.

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Brancolare, bricolare

Wed, 24 Jul 2013 00:30:20 PDT

Una volta scrivevo di getto qui, caro blog, ora c'è Facebook, come saprai.L'argomento è sempre quello di molti anni fa, le politiche e le pratiche dell'introduzione delle TIC in classe, in seguito al fatto che l'attuale Ministra ha deciso di rinviare sine die l'introduzione dei testi scolastici elettronici a scuola, ed è chiara a tutti la pressione esercitata dagli editori tradizionali, ed è chiara a tutti la miopia della Ministra.Qui tutta la discussione, questo il mio commento vagabondo alla tematica della sperimentazione in classe.Abbiamo attraversato questa discussione così tante volte, su bacheche su forum sui commenti di un blog qua o là su piattaforme e-learning sui social forse in mondi 3D, abbiamo spesso avuto posizioni discordanti, che ormai è chiaro a tutti che siamo qui tutti al di là del contenuto. Parliamo come vecchi amici al bar, io sono il più giovane dal basso dei miei quarantasei anni, capirai, siamo incorreggibili. Non cambieremo idea. Quindi posso continuare. Sperimentare è fare per fare, sì. Non è approccio scientifico, non formulo ipotesi da falsificare, gioco piuttosto con le cose, bricolare. Se il bambino sta fermo non mescolerà mai giallo e blu, il verde non nascerà come attività manipolatoria. Aggiungo brancolare al bricolare, guarda, per indicare proprio quell'esplorare (non è cieco: ci vede benissimo, ma è buio) della nella materia, degli incastri, delle procedure. Noi abbiamo imparato il computer (non so cosa vuol dire) sperimentando, senza manuali d'istruzione. I bambini uguale. La scuola vuole il manuale. Non vuol farsi carico di una quota di autoapprendimento, tentativi ed errori, avere il coraggio di sbagliare così la prossima volta sbaglia meglio, imparando. E parlo della scuola, eh, dell'organizzazione lavorativa con la sua storia, perché il problema qui va risolto a livello di bosco, non di alberi. Io non formo insegnanti, io formo cittadini. Poi quei professionisti della formazione sapranno con la loro intelligenza e visione piegare gli strumenti e i punti di vista che io offro loro. E a sua volta la scuola è un albero in un bosco chiamato società, attore sociale ratificato incaricato come un Eroe di portare a termine la sua missione di inculturazione, a fornir cittadini armoniosi alla maggior età, che io vorrei peraltro critici e consapevoli, potenti e autonomi. Questo anche per uscire dalla visione strumentale delle TIC, che ogni tanto fa capolino in noi. Perché tutta la scuola vive in un mondo profondamente mutato, tutte le pratiche scolastiche vivono dentro una scuola chiamata come organizzazione PA a mutare, le pratiche didattiche a loro volta non possono non tenere in considerazione i nuovi modi di abitare il pianeta, dal punto di vista del reperimento informazioni e narrazioni alle nuove grammatiche dell'espressione di sé permesse dalle TIC. Con la carenza di digitale di cui parli tu forse riesci ancora a fare bene alcune cose didattiche, ma non fai buona scuola. Il digitale non è l'Aiutante della Storia di quell'Eroe qui sopra, è contesto e circostanza dell'enunciazione, è linguaggio dentro cui i personaggi vivono, abitano. Introdurre dispositivi a scuola non è sperimentazione didattica, attenzione, è semplicemente allestire una scena naturalisticamente ispirata alla realtà, dove come sappiamo il docente deve essere semplicemente un regista dei flussi narrativi in entrata e in uscita nel gruppo classe, accorto e lungimirante, indipendentemente dalla fonte di provenienza dei flussi, esseri umani o depositi di conoscenza su ogni tipo di supporto disponibile. E i supporti oggi non sono più soltanto i libri, per tornare a noi. Sperimentazione avviene nel provare a piegare gli strumenti, senza sapere bene come. Come una maestra che usa Powerpoint per fare un cartone animato, piegando lo strumento a qualcosa per cui non era stato progettato, magari senza rendersene conto. Ai bambini non insegni powerpoint, insegni a fare un reportage sulla centrale idroelettrica. E *ment[...]



Scolpire gli eventi

Thu, 11 Jul 2013 02:30:04 PDT

Come insegnano i film, i giornalisti americani ovvero da decenni tutti i giornalisti del mondo hanno ben presente lo schema delle 5W, con cui descrivere subito all'inizio del pezzo attori contesto e circostanze dell'evento da narrare (che quindi diventa notizia, avendo superato il vaglio della notiziabilità), in quella che viene detta piramide inversa, dal punto di vista dell'esposizione dei contenuti.WHO, WHAT, WHEN, WHERE, WHY.Ma trovo su Wikipedia indicazioni secondo cui la retorica classica aveva già organizzato in modo simile i luoghi narrativi essenziali al racconto di un evento: i filosofi e retori dell'antichità hanno indagato approfonditamente la possibilità di esplorare un tema di discussione attraverso una griglia di domande fisse e standardizzate. Il retore Ermagora di Temno, secondo quanto riferisce lo pseudo-Agostino nel De Rhetorica [1], definì sette «circostanze» quali tòpoi di un tema: Quis, quid, quando, ubi, cur, quem ad modum, quibus adminiculisPoi Cicerone, Quintiliano, Vittorino, Giulio Vittore, Boezio che "applicò le sette circostanze all'oratoria e ne fece elementi fondamentali per l'arte dell'accusa e della difesa": Quis, quid, cur, quomodo, ubi, quando, quibus auxiliis. Sempre di loci argumentorum stiamo parlando. Quelli poi ripresi anche dalla Chiesa nell'approntare direi il protocollo dell'indagine confessionale, in un Concilio del 1215, quella formula che poi sarebbe rimasta immutata per secoli Quis, quid, ubi, quibus auxiliis, cur, quomodo, quando.Da Tommaso d'Aquino ci viene uno schema perfetto anche per il giornalismo odierno nella costruzione di una corretta informazione, nella suddivisione in otto elementi fondamentali che sono però ora capaci anche di individuare le circostanze dell'evento da narrare, oltre a soggetto e oggetto. Si giunge quindi a formulazioni in grado di connotare gli eventi, determinandone il senso univoco come cronaca.N°LatinoItaliano5 W1.QUIS«Chi»“Who”2.QUID«Cosa»“What”3.QUANDO«Quando»“When”4.UBI«Dove»“Where”5.CUR«Perch黓Why”6.QUANTUM«Quanto»assente7.QUOMODO«In che modo»assente8.QUIBUS AUXILIIS«Con quali mezzi»assenteGiorgio Jannis [...]



Un abitare dislocato ovvero quanta grammatica

Wed, 26 Jun 2013 08:10:57 PDT

Dentro la casella mail i messaggi li metto unread, affibbio etichette, li segno importanti, metto una stellina, li organizzo per categorie. Quanta grammatica. Articolare sistemi di significazione, per meglio organizzare i processi di comunicazione.Potrebbero anche stare un po' fermi con le manine, eh, quelli di Google. Hanno tolto Reader, rifatto le mappe, Google+ spamma, la mail è rivoluzionata. E noi dietro. Ma non è cosa che puoi progettare in un gruppo di dieci venti cento persone. Assomiglia a quella cosa dell'automobile che puoi avere in tutti i colori che vuoi, purché nero. Mentre oggi potremmo adattarlo alle persone, il design e i criteri di usabilità, perché posso innanzitutto misurare molte cose prima di progettare l'interfaccia, e a me piacerebbe molto sapere come miliardi di persone gestiscono la mail, ritmo organizzazione funzionalità e cosette. E poi perché posso fare seriamente crowdsourcing, crowdhearing, altre cosette per realizzare prodotti che mi calzano come un guanto.Ovvero, la stessa cosa: sono sempre in mezzo alla gente, abito nelle conversazioni, tutta la filiera dell'RFID (toh, un hardware) va dall'ideazione alla progettazione allo sviluppo alla promozione early alla diffusione e feedback costante, quindi.Però se passo a ragionare macro, non posso trascurare l'ecologia della Internes. Nicchie, certo. Perché a un certo punto accade che il prodotto che ha avuto successo aggiunge una feature, e quello delle foto fa i videi, e quel sito diventa social, e si insegue lo share più del like perché noi siamo per l'engagement, mentre a me piace andare in giro per baretti diversi e diverse piazze o cittadine, girando in Vespa, e dedicare ciascun a cosa a una funzione, a un oggetto culturale da produrre e distribuire, a una comunità rete di persone. Nel digitale non ho bisogno di sottostare alla dura legge degli atomi e della incompenetrabilità dei corpi che mi costringe a fondere telefono e macchina fotografica perché mi scoccia avere in tasca due cose anziché una. Nel web ce n'è di spazio "anatomico" - senza atomi e attento alla forma e struttura, posso fare un negozio tutto per collari di cani asiatici e un altro dedicato agli antiparassitari antipulci, che mica devono stare insieme perché entrambi parlano di cani.Se voglio geotaggarmi, scelgo tra i molti software/app/ambienti quello che mi piace di più, che rispecchia il mio stile, che posso personalizzare secondo il mio stile dell'abitare, che si rivolge a una certa community su cui coltivo un certo mio tono. Poi chiacchiero da un'altra parte o molte altre, traggo informazioni da molti aggregatori o curation tool, guardo foto qua e là, il video è ovunque, posso embeddare ovunque quando spammo, strumenti che mi facilitano la scelta di percorsi multipli (questa cosa la metto qua, questa la metto là) senza ricorrere al facile stratagemma di costringermi a vivere in un posto solo. Sempre Novecento.Anzi, ancor prima, assomiglia ancora all'artigiano preindustriale che doveva avere tutti i suoi arnesi sgorbia pinza e provetta sul tavolo di lavoro (sì, il desktop dei sistemi operativi), e poi alla fabbrica che tira a sé i binari del treno, il traliccio dell'energia, i percorsi di distribuzione e smaltimento, tutto centralizzato. Ebbasta. Pensate dislocato.Siamo dentro una Rete, sapete? Una roba sempre esistita, ma oggi elettronica. La via più breve non è quella dritta, la vostra mail passa per Parigi prima di arrivare in Comune, è un sistema stupidissimo e efficientissimo, dentro un'altra logica di funzionamento della distribuzione dell'informazione, roba immateriale.E qui dentro le città hanno infinite piazze e negozi sempre aperti, e fa proprio bene alla salute fare delle passeggiate, ogni giorno.Giorgio Jannis [...]



21 giugno

Fri, 21 Jun 2013 00:48:58 PDT

Alle porte dell'estate sento sotto la soglia della coscienza il cambiamento agirmi ancora una volta, sento i gangheri che cigolano, guardo le chiavi fin qui guadagnate guardo la chiave di volta dell'arco della mia vita. E queste linee del destino, mio carattere, che convergono qui e abbraccio con il cuore, nuova vita, dal buio alla luce. All'alba, mi trovo a vagare per stradine di campagna, respiro piano, osservo le parti e il tutto, sorrido. So dove andare.


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Hard times are a-changing

Tue, 04 Jun 2013 01:24:59 PDT

Una volta per scrivere qualcosa su web dovevi caricare in FTP delle paginette scritte in html, poi sono arrivate le piattaforme blog. 
Una volta per fare spam dovevi tirare a manina i feed di qua e di là, facendo spesso il giro dell'oca, poi sono arrivate le piattaforme di content curation.
Una volta tre mesi fa per fare una campagna tipo politica su web dovevi smazzarti i social e fare le cosette per bene, ora c'è la cassetta degli attrezzi di Google http://www.google.com/ads/politicaltoolkit/

Per cortesia, bravissimi professionisti della comunicazione su social web, uscite però dalla logica della quantità http://www.europaquotidiano.it/2013/06/01/i-segreti-per-vincere-sul-territorio/
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Bannare i banner

Sat, 01 Jun 2013 09:45:49 PDT

L'onestà è l'anima del commercio, perché la fiducia è l'anima del commercio, perché la reputazione è l'anima del commercio. La pubblicità è passaparola, nasce spontaneamente e si propaga naturalmente nelle comunità.

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Where the action is

Mon, 20 May 2013 20:00:04 PDT

Tutto è social. I social sono dentro le organizzazioni, e già dieci anni di storia di ambienti di apprendimento o di condivisione o di partecipazione civica ci insegnano che le cose non vanno avanti da sole, semplicemente. Come lo zucchero nel caffè, se lo mescoli riesci ad addolcire la bevanda prima che si raffreddi. Poi è meglio usare lo zucchero in polvere, piuttosto che buttare dentro la tazza una zolletta, questione di intimo contatto. Insomma, ragionare e lavorare sulla relazione. Dalla quale nasce poi una eventuale collaborazione, anche se in questo caso devo provocare una reazione, e quindi un catalizzatore come un enzima aiuterebbe, vedi i recenti ragionamenti su motivazione empowerment gamification e amenità simili.Insomma, alla base c'è un atteggiamento, di quelli che si trovano nel calderone della socialità digitale, e da parte di quelli che per lavoro devono indurre partecipazione in questi contenitori di socialità ludica o professionale. Un atteggiamento che troppo spesso latita. Perché appunto si pensa che lo zucchero faccia tutto da solo, non serve mescolare: butti dieci o un milione di persone dentro un social, e si accende la scintilla da sola, forse è sufficiente mescolare un po', come quando i community manager imparaticci fomentano delle ahimé provocazioni trollanti per muovere la conversazione. Si attende qualcosa, ma si aspetta invano, le curve di partecipazione parlano chiaro: fiammata iniziale, tre o quattro filoni thread che prendono piede, poi tutto si spegne. Su LinedIn, a esempio notavo come i gruppi vivono intensamente per poco tempo, poi la cosa che accade è che le persone - in particolare quelle più attive e parolaie, espressive, critiche, proponenti - migrano verso altri gruppi. Oppure nascono gruppi da singole conversazioni originarie, quello che chiamo scavare la nicchia.1 - 9 - 90, ricordate? Qui wikipedia. E come fare per portare le persone a coinvolgersi, a partecipare? Non certo aspettandosi che accada qualcosa. Forse meglio sarebbe promuovere una interazione e una conseguente collaborazione tra i partecipanti basata sull'affrontare tematiche specifiche, delimitate. Occorre poi che un facilitatore con una visione più ampia o multidisciplinari riesca a approntare un piano generale di intervento, modulare, dove le singole iniziative e soluzioni raccolte in crowdsourcing possano amalgamarsi in un percorso strutturto e sensato. Se la comunità è orientata a un obiettivo, va stabilita una strategia. La comprensione delle singole tessere e del puzzle tutto dona motivazione ai partecipanti, le quali saranno attratte naturalmente a intervenire. Occorre un senso di comunità, occorre una organizzazione chiara, occorre una propedeuticità degli obiettivi da proporre nel tempo, assecondando lo sviluppo della community.Giorgio Jannis [...]



Watchdog

Sun, 19 May 2013 00:30:02 PDT

Questo è il primo giro di politici che seguiamo su Facebook e Twitter, ognuno di noi ormai ha elaborato (o ne è schiavo) uno stile dell'abitare connesso, tenere una postura è faticoso, molti pagheran qualcuno per fare personal brand curation, per offrire un lifestreaming coerente e pulitino, forse no, quando torneremo a votare avremo dei politici un'idea del tutto nuova.
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Ibis redibis non morieris in social bello (virgole a piacere)

Fri, 10 May 2013 04:33:12 PDT

Ma finalmente. Anni che ne parlo, di questa questione cruciale del cosa farne dei nostri profili social dopo la ops dipartita terrena. Moriamo, talvolta, lo sappiamo. Dentro i videogame quelli seri, sulle bacheche di annunci mortuari online (moltissime), nei social. E allora? Ecco Google che accorre in nostro aiuto: https://www.google.com/settings/u/0/account/inactive

Diventerà importantissimo, credetemi. Qui un articoletto di Rep http://www.repubblica.it/tecnologia/social/2013/04/12/news/google_testamento_account-56508457/
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OMG, lo streaming, che schifo

Wed, 27 Mar 2013 08:25:13 PDT

Vedo un po' di gente (Orson, Amenduni, Costa, Cocconi) che si scaglia contro lo streaming dal Parlamento, e citano Barthes (linkando la pagina di wikipedia, poi) per la differenza tra erotismo e pornografia, e Goffman per i ruoli, e quell'altro per la disquisizione su cosa sia trasparenza, e la donna è più sensuale quando lingerie che quando è nuda.
E cosa volete fare, tornare indietro? Protocollare la mail di carta dall'usciere, prelevare i soldi solo in banca? Pagare un regista perché organizzi i flussi di trasmissione campo e controcampo e grammatiche varie? E' così, punto. Oppure il Parlamento redige il Protocollo delle trasmissioni in streaming, questo sì e questo no. Perché è il Parlamento quello di cui stiamo parlando, e a me va benissimo che tutto lì sia completamente trasparente, ogni incontro ufficiale di commissioni e camere e mandati esplorativi.
Perché la trasparenza non è pornografia, non è oscena, non è ob-scena. C'è il senso del racconto, c'è la scenografia, c'è il contesto narrativo. Dentro la Rete, dentro nuove pratiche tecnosociali mediatiche, dentro nuovi modi di leggere la realtà. Solo che si tratta di cose mai viste prima dalla specie umana, e sta a voi rinnovare le vostre categorie estetiche, prime di definire oscena una rappresentazione che non sapete mettere in scena nemmeno come spettatori. Gente pagata per interpretare la realtà, che non è in grado di decodificare i contesti mediatici attraverso cui la realtà giunge a noi. Meraviglia.
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Anni, mi sfiorano guardandoti

Thu, 14 Mar 2013 04:15:51 PDT

Nel 2004 a un convegno a Cagliari, prima dei social, parlavo di socialità in rete, ambienti, media education, affettività. Che tenerezza.


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Prevedere il mondo

Mon, 04 Mar 2013 01:51:05 PST

Nel 2008 scrivevo su questo blog una cosa intitolata alla Petabyte Age, seguendo le suggestioni di un articolo alquanto provocatorio di Chris Anderson: qui il link.Là si trattava di riformulare l'epistemologia della scienza, perché nell'epoca odierna dei Big Data e delle capacità computazionali e algoritmiche il procedimento mentale e operativo del descrivere il mondo e prevedere le conseguenze delle modificazioni (roba di scienza, sì) è profondamente cambiato.Estremizzando, non è più necessario porre una domanda al mondo e formulare un'ipotesi da falsificare, come il metodo scientifico ci insegna.Semplicemente processando dati, quantità di dati incomprensibili e non analizzabili da pensiero umano (che non riuscirebbe a cogliere nessuna correlazione significativa in essi) è possibile comprendere azioni del mondo, e prevedere i comportamenti dei sistemi complessi. Complessità e semplicità della teoria esplicativa, oppure eleganza, di questo stiamo parlando.E oggi il discorso torna fuori, trasportato sul piano della ricerca linguistica, nella contrapposizione teorica tra Norvig e Chomsky, per come appare in questo articolo qui pubblicato su Tor.com.Se parlassimo di fisica classica come qualche secolo fa, oggi Keplero non avrebbe bisogno di porsi il problema dell'orbita dei pianeti, per confutare la loro perfetta circolarità biblica e ipotizzare la forma ellittica: sarebbe sufficiente chiedere a Google le coordinate delle singole posizioni dei pianeti attimo per attimo, e l'ipotesi ellittica emergerebbe semplicemente, come dato della realtà, includendo la prevedibilità dell'evoluzione del sistema.E se parliamo di grammatiche e di linguaggi, non è più necessario come fece Chomsky cinquant'anni fa ipotizzare strutture generative profonde della mente umana già grammaticalmente orientate, per prevedere quali parole possono occorrere in una frase ancora da pronunciare. Per ogni sequenza di parole, posso statisticamente estrapolare da Internet la parola da aggiungere alla serie, la parola grammaticalmente adeguata, senza conoscere le regole della grammatica, senza possedere preventivamente una teoria riguardo il funzionamento del linguaggio e il significato stesso delle parole che sto utilizzando. L'approccio "Google" non è quello di sviluppare una comprensione più sofisticata del linguaggio, ma quello di raccogliere più dati sul suo funzionamento concreto (quello che si dice e si scrive nel mondo, ora in questo momento) per costruire database migliori, che garantiscano una maggiore predittività.E' il sistema che usano i traduttori automatici, i dispositivi di intelligenza artificiale attuali, che si concentrano sugli algoritmi di ricerca e non sulla comprensione delle grammatiche profonde del linguaggio naturale (che non essendo appunto un linguaggio formale, è in sé contradditorio, non sistematizzabile né descrivibile stando all'interno dello stesso. E uscire dal linguaggio per parlare del linguaggio è epistemologia squisita).E' necessaria la comprensione umana per stabilire la prevedibilità di un fenomeno? Se la risposta è no, allora la figura dello scienziato va profondamente rivista.Giorgio Jannis [...]



Smart-city = decrescita

Mon, 25 Feb 2013 04:29:08 PST

Unisco due passioni, diciamo così.Ovviamente la smartcity è da interpretare come relazione tra città e collettività che la abita, nelle sue competenze e conoscenze. Con il solito parallelo tra hardware (gli edifici, le piazze, la sensoristica, la fibra ottica, il wifi) e i comportamenti umani software (i flussi di merci persone e informazione, l'abitare i media e i linguaggi, l'esercitare cittadinanza attiva) è da porre l'attenzione alla relazione tra gli elementi, oltre all'analisi degli elementi. Come un buon informatico, che è tale quando pone l'attenzione tra risorse e programma, e quindi progetta. Come un antropologo, peraltro, come uno psicologo post cognitivista, come un linguista post strutturalista, come tutta l'intelligenza dei pensatori bravi della seconda metà del '900 ci ha insegnato. Porre l'attenzione alla relazione, e quindi al contesto. Quel qui e ora dove avviene pragmaticamente la comunicazione, con i suoi impliciti e i suoi non detti. Gli automatismi, le abitudini.E un'abitudine da spezzare è quella della pessima aura che la parola decrescita si porta dietro, come diminuzione, povertà, riduzione, de- qualcosa.Meglio morigeratezza, sobrietà, o comunque ottimizzazione delle risorse e dei processi per sfruttare le risorse stesse, la qual cosa è proprio la linea d'intenti di una decrescita correttamente intesa. Tramite strumenti come filiere corte, distretti di economia solidale, incontro locale domanda e offerta, democrazia di prossimità. Non pensate al perché, pensate al come. Siate un po' tecnologi, visto che viviamo in ambienti tecnologici da almeno due milioni di anni, e non eravamo nemmeno uomini quando addomesticavamo il fuoco.E qui parlo di sistemi, metodologie, meccanismi per gestire la complessità dei luoghi in cui abitiamo ora.Luoghi che noi stessi abbiamo inventato, il paesaggio è un oggetto tecnologico tanto quanto un prosciutto o un sistema elettorale, e quindi si tratta di cose che abbiamo progettato e realizzato e via via migliorato nel tempo, migliorandone la tecnologia.La smart-city (o porzioni di territorio anche miste rurali, non solo metropolitane: la connettività è indifferente alla geografia) è social, e la collettività è il motore e il destinatario, la qualità del vivere da perseguire. Si tratta di ambienti economici basati su relazioni umane, e la città connessa è il sistema operativo del funzionamento. E' anche il luogo della coscienza collettiva, della pubblica opinione, della formazione delle identità, della loro negoziazione e patteggiamento in termini interpersonali e gruppali, è il posto dove gli accadimenti diventano fatti storici.Ecco perché ottimizzare la smartcity è qualcosa che va in direzione della decrescita, perché ottimizza sistemi produttivi e distributivi di beni e servizi, perché incrementa e moltiplica la partecipazione della collettività alla vita pubblica, decrescendo da un sistema (meccanismo) di rappresentatività politica e gestione amministrativa del territorio molto verticale, roccioso, gerarchico, fortemente strutturato, a modalità più liquide, orizzontali, partecipative.Non abbiamo ancora una grammatica ben fondata per padroneggiare i nuovi linguaggi della partecipazione permessi dalle nuove tecnologie di connettività, non sappiamo parlare bene e ci stiamo inventando le parole più adeguate a denotare i fatti del mondo, ma d'altronde sette anni fa non c'era neanche Facebook, e non sapevamo nulla, solo vagheggiavamo possibilità. Siamo nella culla, as usual.Credo anche che possedere molti dati su quanto avviene sui territori geografici, a vari livelli di pertinenza (iperlocale, comunale, regionale, etc.),[...]



#papa is the new #papa

Mon, 11 Feb 2013 04:13:03 PST

Metti che il papa si dimette o abdica o quel che è, partono immediatamente, anzi mediaticamente, centinaia migliaia di commenti.
I battutari sono meravigliosi, l'italia è piena di gente di spirito, twitter farebbe la felicità dei ghistwriter dei personaggi televisivi e dei baracconi della risata, facebook con più lentezza sta arrivando, migliaia di persone che si arrovellano per trovare il gioco di parole giusto. Meraviglia. Crowdsourcing del commento di cronaca in tempo reale.
Secondo me l'ANSA dovrebbe contestualmente alla prima notizia dell'evento proporre l'hashtag giusto, sennò certe perle si perdono.
Poi ci sono i commentatori seriosi, i link alla storia del personaggio, gli approfondimenti di diritto canonico, i latinisti sguinzagliati, i facili collegamenti con la situazione politica, il mondo del lavoro, eccetera.
E questo varrà per tutti i prossimi eventi del pianeta, per i prossimi decenni. Vado a leggere un libro.
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Propaggini incongruenti

Fri, 08 Feb 2013 02:47:38 PST

Chissà, credo di averne parlato anni fa qui o su altri blog dove scrivo.Una distinzione tra diverse posture mentali, relativa all'educazione, allo Stato, all'etica, ai comportamenti.Puoi educare con il senso di colpa, come noi latini, oppure utilizzando la vergogna. Il primo è un fatto privato, intimo, e richiede un confessionale (cultura cattolica), il secondo è un fatto sociale, non ci si può vergognare da soli, e sociale è anche l'espiazione del "peccato" (orrenda parola), dell'errore commesso. Morale vs. etica.Nel nord europa vige la disseminazione di un'etica della responsabilità, ovvero si fa in modo che gli individui diventino con l'educazione consapevoli delle conseguenze delle proprie azioni, qui da noi si pone un limite, perché lo Stato è una mamma italiana che ti dice di non fare quella cosa e poi quando tu adolescente ribelle la fai lo stesso la mamma sotto sotto è compiaciuta dell'intraprendenza del figlio, un rabbuffo sorridendo e via, è uno scugnizzo taaaanto simpatico. Incongruenza tra le parole severe e i gesti affettuosi, e quale vuoi che sia il messaggio che passa ai giovani, sul piano educativo? Di fare le cose, soprattutto senza pensare alle conseguenze.Quindi al nord le autostrade tendenzialmente non hanno limite di velocità massima, da noi sì. E poi nella pratica (fino al tutor, che ha modificato i comportamenti, ovvero con politiche sanzionatorie e non educative) tutti andavano lo stesso a 170 km/h.E' proprio una forma mentis, sia chiaro. Della collettività, dell'epoca storica, delle istituzioni. Lo Stato mammone che deve pensare maternalisticamente ai noi poveri adolescenti ribelli, e pone dei limiti per il nostro bene, senza responsabilizzarci, senza fornirci strumenti concettuali metacognitivi che ci rendano in grado di giudicare noi stessi e i nostri comportamenti, rispetto alla socialità, all'etica. Non cresciamo mai, restiamo impaludati nell'osservanza bigotta della regola e l'anelito alla ribellione fine a sé stessa.Come nota giustamente Mantellini, anche l'ultimo bisticcio sull'app di SWG e il parere dell'AGCom di cui parlavo qui risente di questa postura mentale novecentesca (secolare, direi io, e andrei tanto indietro) dello Stato-Mamma. Ma fino a ieri le modalità di funzionamento della società (i processi di formulazione di leggi, i meccanismi della loro applicabilità, la creazione e diffusione di opinione pubblica, i flussi informativi, i percorsi praticabili di partecipazione civica, etc.) erano broadcast, e se spengo un ripetitore su una montagna lascio all'oscuro tutta una valle. Oggi abitiamo in Rete, se non passo per lì arrivo all'informazione da un'altra parte, da un altro nodo, da un altro server, da un'altra persona. E non funziona più.La par condicio è figlia di un concetto di democrazia non matura che nella seconda metà del secolo scorso ha dominato il pensiero del legislatore: una elite illuminata (o presunta tale) che segnava nella notte il sentiero al popolo verso il buono ed il giusto; una forma di intrusione gentile nelle vite dei cittadini che l’etica cattolica ha molto favorito.(nella foto, mio padre che fa un backup su carta. Dentro il suo universo di discorso, ha ragione)Giorgio Jannis [...]



Orchestrina del Titanic

Wed, 06 Feb 2013 21:30:04 PST

SWG aveva ottenuto un via libera dall'AGCom per commercializzare una app riguardo i sondaggi pre-elettorali, anche durante il silenzio mediatico dei 15 giorni. La vende a 9.90€, è tra le più scaricate, quindi parliamo di migliaia o decine di migliaia di persone. Poi la marcia indietro, perché dice AGCom (e qui mi vien da ridere) "l’applicazione, nei termini in cui viene pubblicizzata, rende accessibile – previo il pagamento di un prezzo contenuto – il risultato dei sondaggi ad un pubblico potenzialmente molto vasto, con inevitabili effetti di diffusione incontrollata dell’informazione". Poi ci sono anche altri che offrono lo stesso servizio, a quanto pare al riparo per il fatto di vendere l'app a pochi (seh), come scenaripolitici.com.Come dire: finché lo venite a sapere voi che siete quattro gatti in un baretto, ok.Ma quando mi accorgo che siete tanti, blocco tutto. Ah, AGCom, che cornice novecentesca quella dentro cui pensi e emetti sentenze. Quanto non capisci.Se uno di quelli che compreranno il servizio, da SWG o da altri, mette in giro le informazioni sulle preferenze di voto (rete TOR, modi anonimi, passaparola, o anche smaccatamente) crolla tutto il palco. Cosa vuoi tener nascosto, un segreto di Pulcinella? Siamo in Rete, non siamo mica dentro un sistema dove se fai saltare un traliccio oscuri tutta una regione geografica. Sveglia. Quella legge non sta in piedi. Se si possono fare i sondaggi, si possono pubblicare.E anche un altro esempio mi viene in mente, per mostrare quanto abitiamo in luoghi nuovi.Una foto che vedo in internet, su facebook, dove si dice di mettere il proprio IBAN sulla scheda elettorale, se si vuole essere rimborsati dell'IMU. Ovviamente così facendo la si rende nulla. Cos'è questa, una campagna di disinformazione? Perseguibile? Se ho 5000 amici su FB, cos'è questo, un mass-media e quindi mi blocchi l'account? Questo blog?Non regge. Niente, regge. Verrà giù tutto.Giorgio Jannis [...]



Programmi elettorali TIC e Agenda digitale

Mon, 04 Feb 2013 23:03:00 PST

I programmi elettorali su TIC e Agenda digitale di Bersani, Berlusconi, Monti.
O almeno una visione. Intanto li metto qui, adesso li vado a vedere.

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da Corriere delle Comunicazioni(image)



Wifi comunitario, libero

Fri, 01 Feb 2013 02:27:39 PST

Alla base c'è una legge italiana, il Decreto legislativo n. 70 del maggio 2012, riguardo il codice delle comunicazioni elettroniche in attuazione delle direttive europee.La questione è quella del wifi libero in Italia, che dopo l anon-proroga della Pisanu ha ritrovato un po' di vita, anche se le autenticazioni avvengono sempre nei locali pubblici tramite invio di password su cellulare, il quale cellulare in Italia è attivato con una SIM individuale e registrata (altrove no), e quindi siamo sempre nella tracciabilità.Ma ora si possono fare collegamenti tra privati su determinate onde radio, e quest non prevedono autorizzazioni, e sono libere.Metto dei linkReti Comunitarie: dall'Utopia alla RealtàMappa italianaRete mesh libera e comunitaria in Friuli Venezia GiuliaDecreto legislativo 70/2012Leggi wirelessCosì come in tutto il resto dell'Europa, i collegamenti radio tra privati sulle frequenze collettive (2.4 GHz, 5 GHz, 17 GHz) sono stati liberalizzati dal nuovo codice delle comunicazioni elettroniche entrato in vigore a giugno 2012, così come recita il sito dell'ispettorato delle comunicazioni della Liguria:“Uso privato: non è prevista alcuna autorizzazione. Le apparecchiature sono comprese in quelle previste di libero uso ai sensi dell’art. 105, comma 1, lettera b del D.Lgs. 259/2003 (Codice delle comunicazioni elettroniche), così come modificato dall'art. 70 del D.Lgs. 70/2012.”Più specificamente, il Decreto Legislativo 28 maggio 2012, n. 70 ha modificato il D.Lgs. 259/2003 (Codice delle comunicazioni elettroniche), a seguito del recepimento delle direttive europee 2009/140/CE e 2009/136/CE. A partire dall'entrata in vigore del Decreto (1 giugno 2012), non sono più soggette ad autorizzazione le reti RadioLAN-HiperLAN (wi-fi) ad uso privato, anche nel caso transitino al di fuori del proprio fondo.Anche condividere la propria connessione WI-FI liberamente non è più illegale da quando il decreto Pisanu, che imponeva pesanti restrizioni e condizioni all'accesso ad internet, non è stato prorogato.Giorgio Jannis [...]



Open Source in Regione FVG, sito morto

Fri, 01 Feb 2013 00:00:07 PST

Sono anni che parliamo di utilizzo di software opensource nelle pubbliche amministrazioni, ci sono anche le leggi nuovissime e meravigliose che ne stabiliscono la precedenza nell'adozione rispetto a soluzioni commerciali.
La Regione Friuli (trattino) Venezia Giulia ha promosso nel 2009 la realizzazione di CROSS, un portale

"attivato nell’ottica delle nuove strategie di innovazione programmate con il Piano strategico della Regione FVG.
Il progetto, presentato dalla Direzione centrale organizzazione, personale e sistemi informativi e coordinato dal servizio eGovernment, come azione di innovazione tecnologica ICT, intende creare un Centro Regionale per l’Open Source Software (CROSS) con l’intento di favorire la diffusione del Software Open Source nelle PA e nelle imprese presenti sul territorio regionale. "
e tenete presente che questo copiaincolla dal sito non avrei nemmeno potuto farlo, perché a pie' di pagina c'è scritto "Copyright ® 2009 Regione FVG". Che ridere.

Ma il problema è questo: perché questo sito è morto? Ha pubblicato una cosetta come fotografia del territorio rispetto alle soluzioni informatiche adottate (con errata corrige), ha segnalato un'altra cosetta in un convegno, ha fatto un po' da vetrina domanda-offerta. Proprio adesso che sarebbe utilissimo, e servirebbe un regìa regionale per l'attuazione dell'Agenda digitale declinata contestualmente su necessità e peculiarità regionali.

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Rasol (sì, ruzzle)

Tue, 15 Jan 2013 09:12:39 PST

C'è questo gioco che si chiama Ruzzle, e ci sto giocando anch'io sul tabletto.Ne parlo perché è un esempio di spread, più che altro. Ha trovato una decina di milioni di account in qualche giorno, e il tutto può essere fatto partire da dicembre, al massimo.E trovo su un sito una notizia simpatica: facendo in qualche modo reverse dei flussi di propagazione, il creatore ha scoperto che il tutto è partito da una cittadina americana, e poi via per il mondo.E a me vine in mente uno di quegli stagni dove ci sono le bollicine che emergono, e seguendo a ritroso le onde sull'acqua scopriamo l'origine.E' come un tag RFID, che però si porta dietro il progetto e la storia del fenomeno culturale, del meme. Tracciare tutto, scoprire cosa pensiamo e cosa facciamo.Grazie a Google Analytics, Skagerwall ha poi scoperto che la febbre di Ruzzle ha cominciato a diffondersi dalla città di Collins, in Lousiana (Usa), l'8 dicembre scorso. "Possiamo solo ipotizzare che un gruppo di adolescenti abbiano iniziato a sfidarsi condividendo il gioco coi loro amici".Giorgio Jannis [...]



Dov'è finito?

Wed, 09 Jan 2013 17:30:01 PST


Solstizio è nato certamente il 21 giugno. Appartiene al segno dei Gemelli, per pochi minuti, e Hermes/Mercurio fattivamente ne governa l'esistenza, instillando curiosità ed intuizione per ciò che cambia, per la trasformazione, per quella soglia o limine che scandisce il passaggio. Di una situazione, di un senso interpretativo, di un gesto affettivo, di un evento storico, c'è sempre un prima e un dopo. Lì, sulla soglia, il significato attraversa la porta semiotica, e giunge a noi come nuovo senso nella novella situazione. Gangherologo infatti è la professione praticata da Solstizio, ovvero studioso esperto di cardini/gangheri delle porte.
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Jannis on TV

Fri, 04 Jan 2013 00:56:47 PST

Un raggiungimento di un traguardo professionale, per me. E ovviamente uno sprone a continuare a fare quello che faccio dal 1996, ovvero parlare scrivere e raccontare il cambiamento sociale indotto dalla Cultura digitale. Non so se ci riuscirò, a continuare, ma mi piacerebbe. E questo vale come augurio a me stesso, per il 2013.

A questo indirizzo, oppure qui a destra sul blog, trovate tutte le trasmissioni che ho scritto e condotto per Telefriuli, come iniziativa legata a #udinesmart, il convegno promosso dal Comune di Udine in dicembre 2012, dove ho collaborato come coordinatore del comitato tecnico scientifico.

Il programma televisivo si chiama "Non è mai troppo digital", giusto per riprendere quel maestro Manzi che alfabetizzò l'Italia negli anni Sessanta. Nove pillole di Cultura digitale, ogni puntata dura all'incirca sette minuti.

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