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Web e conoscenza



reti sociali, ma soprattutto "conoscenza", apprendimento digitale e l' approccio alla condivisione.



 



Viaggiare con i social

Sat, 20 Jan 2018 06:06:20 PST

(Viaggi e digital storytelling)Torno su un tema a me caro per preparare una conferenza organizzata dall’Università di Ca’ Foscari che terrò a fine Gennaio 2018 per conto dell’Università Popolare di MestreL’intento dichiarato è quello di condividere metodologie e strumenti per vivere l’esperienza da viaggiatore sfruttando i social media e imparando a usare i dati. Questi son temi a me molto cari che già affronto nei corsi di cui sono docente e che qui provo a sintetizzare e semplificare per un pubblico diverso dai miei studenti tradizionali.La preparazione del viaggio:Tralascerò il tema relativo al booking o al trip planning perchè ci porterebbe lontano dall’obbiettivo. Dunque dirò: fate un po’ come vi pare, usate gli aggregatori, usate le tradizionali agenzie di viaggio, perdetevi in piena serendipità fra gli annunci sponsorizzati di Google ma poi, quando avete deciso, fatevi rilasciare una ricevuta digitale di qualsiasi prenotazione abbiate effettuato: aereo, albergo, treno, noleggio, ecc.Ed è su questa base che vorrei presentare ai discenti due app molto utili per pianificare e gestire il viaggio: Tripit e Google Trips le quali sfruttano documenti digiali, possibimente x-document!Di Tripit (che uso da quando è apparso nel web) parlai nel 2009 e credo che quello che scrissi sia ancora valido, anche se l’app è molto maturata e ha introdotto nuove funzionalità:Organizzare un viaggio ai tempi del coleraAnche su Google Trips feci una dissertazione che resta valida, aggiungendo che oggi l’app è ulteriormente evoluta e permette ora una gestione più personalizzata rispetto alle semplici suggestion pilotate da Big G: src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2Fign2GmVEflw%3Ffeature%3Doembed&url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3Dign2GmVEflw&image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2Fign2GmVEflw%2Fhqdefault.jpg&key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&type=text%2Fhtml&schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no">https://medium.com/media/85557365e4905369bdf8d56849fd4e08/hrefCon queste due applicazioni farò dunque una demo per persuadere e convincere a trarre vantaggio da una corretta pianificazione che tenga conto dei propri dati e di quelli che i provider come Google ci consigliano.La gestione dei contenuti.Il viaggio è esperienza, racconto, testimonianza e sempre più condivisione. Si, condivisione come metodo diretto e collettivo di rendere il viaggio qualcosa di autoriale grazie agli User Generated Content.Potenza della rete e degli strumenti, ma soprattutto del paradigma del web sociale che mette al centro di ogni esperienza i contenuti prodotti dalle persone. Ok, ma cosa privilegiare come servizi e/o strumenti?Tutto dipende dall’audience. Vogliamo condividere gli UGC con una cerchia ristretta del tipo pochi colleghi, pochi amici o addirittura famigliari?Oppure let’s go public e dunque che il mondo veda e sappia?In entrambe i casi ci son strumenti a iosa ma per semplicità direi che per la prima opzione si potrebbero privilegiare comodamente i servizi di messaggistica istantanea con le varie funzionalità che garantiscono aggregazione di più persone in gruppo chiuso, mentre per il secondo scopo credo che Facebook e Instagram non abbiano oggi paragoni, anche se un oculata e consapevole gestione dei servizi di photosharing garantisce sicuramente maggior soddisfazioni. Mi dilunguerò dunque su una spiega più accurata che metta a confronto alcuni di questi servizi e in particolare Flickr e Google Photo con le funzionalità embedded relative ad album, slideshow, animazioni, ecc.Poi, per i più ambiziosi, proverò a sbilanciarmi sulla gestione di un photoblog dedicato.Gigicogo Foto Blog - PhotoBlogIl racconto in itinere.Nel mentre il viaggio si concretizza e si sviluppa va considerata l’opportunità di tenere un diario o addirittura di raccontare l’esperienza in real time.Si conviene spesso sul fatto che i social non garantiscano la gestione di memoria storica e che strumenti utili allo [...]



I micropagamenti e la morte delle carte di credito

Fri, 15 Dec 2017 03:42:22 PST

In un tempo non molto lontano le carte di credito e le SIM dei nostri telefonini saranno solo un ricordo remoto.Entrambe si stanno virtualizzando e ben presto saranno rappresentate solamente da una serie di bit.Oggi mi dedico un po’ a dissertare sul tema dei conti correnti, delle carte di credito e dei micropagamenti che, per il settore domestico e soprattutto per le fasce giovanili di quest’ultimo, stanno diventando un’opportunità e segnano un cambio di passo e di paradigma decisamente innovativo ed efficace.Non tratterò dell’infinità di metodi e tecnologie, ma proverò a far capire con esempi alcune opportunità e campi di applicazione ormai a portata di mano.Partiamo da un’assunto. Come per le SIM del telefonino, in breve anche i conti correnti saranno di tipo usa e getta e si apriranno e chiuderanno in base alle promozioni e ai vantaggi per i consumatori.Ciò è dovuto all’assenza pressochè totale di spesa di apertura conto, di gestione e di chiusura.Attenzione: Spesso l’apertura è un’operazione immediata e semplicissima da effettuare tutta on-line, mentre quella di chiusura costringe l’utente a compilare moduli, inviare una raccomandata e non sempre una comoda PEC. Dunque consultate bene anche questa parte di regolamento prima di farvi attrarre dalle promozioni.Proviamo a consultare un paio di link sulle promozioni relative ai Conti Correnti e vedrete subito come le banche cerchino di attrarre i clienti proponendo omaggi a volte anche molto tangibili (una bicicletta, un tablet o una playstation) e molto più di frequente solamente virtuali, come i buoni spesa su Amazon o altri sistemi di eCommerce:Promozioni contiPromozioni conti-corrente: tutte le banche rinnovano le promo! - BanksAboutE’ implicito che una tale attrattiva vada considerata con prudenza e attenzione. Le banche infatti permettono l’apertura del conto e il conseguente invio dell’omaggio a precise condizioni, come ad esempio l’immobilizzo di una somma in conto per un periodo, la sottoscrizione di una particolare carta di credito, o altri tipi di vincolo. Dunque fate bene le vostre valutazioni prima di tuffarvi nel mare di offerte attrattive ed ammiccanti.Detto ciò vi garantisco che io lo faccio spesso e dunque uso quei conti come sistemi secondari sui quali immobilizzare un piccolo capitale che difficilmente farei fruttare in modo alternativo. Poi, appena il regolamento lo permette, chiudo il conto e getto via tutto, in un’ottica di consumismo puro e becero.Già questa modalità di accesso e recesso dai conti correnti, favorita da internet e dall’intera digitalizzazione dei processi, ci fa capire come tutto il sistema diverrà sempre più virtuale, senza bisogno di sportelli, assegni, carte di credito e nemmeno più bonifici.Bonifici? Si, anche i bonifici saranno disintermediati e sostituiti nell’uso domestico dai micropagamenti.E qui affrontiamo il problema/opportunità dei giovani, specialmente se minorenni.E’ vero che esistono conti correnti specifici dedicati a questa nicchia, ma spesso sono costosi e obbligano a una gestione controllata del genitore, nonchè a una difficoltà di comprensione da parte di un pubblico smart che vorrebbe veder garantito il tradizionale sistema della paghetta trasferito in quel mondo digitale dove l’adolescente si trova già a suo agio nel fare acquisti e consumi. L’eCommerce, appunto.Andiamo dunque a scoprire il mondo dei pagamenti P2P (Person to Person) e i relativi costi, nonchè le caratteristiche che li distinguono.In questo ecosistema incontriamo diverse traiettorie di sviluppo. La prima è abbastanza tradizionale e si lega al mondo delle carte di credito con IBAN incluso, ovvero un ibrido di conto corrente ricaricabile in varie modalità che permette però una gestione semplificata, minimalista e smart (con utilizzo di app mobile).Poste italiane da sempre attenta a questo settore, offre un supporto anche nella sua capillare distribuzione di uffici postali per la famosissima Postepay e la versione di quest’ultima per gli studenti:Postep[...]



Digital meet — L’innovazione diffusa

Tue, 17 Oct 2017 01:11:11 PDT

L’innovazione diffusaEccoci al quinto anno di DIGITALmeet. E sembra ieri quando scommettevamo su questo format centrato sull’idea degli eventi diffusi e in gran parte autogestiti.E dunque si ricomincia, come ogni Ottobre da quel lontano 2013. E si riparte ancora qui dal Veneto, ma non solo, perchè ormai DIGITALmeet ha già sfondato in altre regioni l’anno scorso e oggi, per la prima volta, copre quasi tutta l’Italia con centinaia di festosissimi eventi.DIGITALmeet nasce da un idea di Gianni Potti che su questo progetto continua a metterci l’anima e il cuore. DIGITALmeet è fondamentalmente un contenitore aperto e variabile di incontri, eventi, approfondimenti legati al mondo del digitale, dell’ICT e del web. Vabbè direte voi ‘… ne ho sentite tante di chiacchiere …’.Ma DIGITALmeet non è chiacchiera (ovvero, non solo, perchè mica vogliamo tappare la bocca a nessuno) è piuttosto un’invasione pacifica delle città con eventi festosi che puntano a promuovere la cultura del digitale e renderla finalmente alla portata di tutti. Un digitale capace di semplificare le nostre vite, di far crescere le aziende del territorio, di contribuire alla costruzione di una nuova economia.Lontano dai classici appuntamenti dove la teoria supera abbondantemente la pratica, DIGITALmeet prova a ribaltare il tavolo e mostrare in che modo il digitale possa cambiare per davvero la vita.Digitalmeet meets DigitalbeerQuesti pochi appunti sul blog mi servono per annotare gli eventi dei prossimi giorni dove sarò presente come membro del comitato scientifico per aprire i lavori e quelli dove parteciperò attivamente alla kermesse:19 Ottobre ore 9.00 — Università ca’ Foscari — VeneziaMarketing technology, digital tourism, sensoristica, fabbrica 4.0: la rivoluzione dell’IoT è appena incominciata!19 Ottobre ore 11.00 — Università ca’ Foscari — MestreMassive Digital Conversations: ‘La nuova comunicazione tra informazione verificata e sentiment nelle emergenze’Massive Digital Conversations - DIGITALmeet - Ca' Foscari - Venezia 2017 - Emergenza2419 Ottobre ore 14.00 — Auditorium Plip — MestreFOOD MEETS DIGITAL: Food Tourism: come il digitale connette i viaggiatori tra la valorizzazione del territorio e produzione agroalimentare #DMFoodFOOD TOURISM — Come il digitale connette i viaggiatori tra valorizzazione del territorio e produzione agroalimentareRISTORAZIONE DIGITAL — Come gli strumenti digitali stanno cambiando il modo di essere ristoratore e consumatoreARTISANS OF FOOD — Il digitale per nuove opportunità di impresa dalla produzione alla comunicazione e venditaOsteria Plip — #DMFood20 Ottobre ore 10.00 —Auditorium Santa Caterina — TrevisoAgenda Digitale del Veneto 2020: i nuovi finanziamenti per lo sviluppo del Veneto.Agenda Digitale del Veneto 2020: i nuovi finanziamenti per lo sviluppo del Veneto20 Ottobre ore 11:30 — Liceo Bruni — Ponte di Brenta (PD)Cybersecurity e Cyberbullismo per studenti e genitori src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2F5vS8vNON9zI%3Ffeature%3Doembed&url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3D5vS8vNON9zI&image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2F5vS8vNON9zI%2Fhqdefault.jpg&key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&type=text%2Fhtml&schema=youtube" width="640" height="480" frameborder="0" scrolling="no">https://medium.com/media/de273c4317c1a58f844c69a5fcf0d20f/hrefVi aspetto … e non dimenticate l’hashtag #DM17Digital meet — L’innovazione diffusa was originally published in Webeconoscenza on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story. [...]



Siamo sempre più nudi con le nostre debolezze in piazza

Wed, 04 Oct 2017 03:37:45 PDT

Ammetto che di primo acchito il video di cui tanto si discute, e ancor più si ironizza, mi ha lasciato perplesso. Una perplessità credo lecita ogni qual volta si assiste a una performance di self-made-marketing sul web.Ma ovviamente non è, e non sarà, l’unico momento o l’unico contenuto sul quale la rete farà ironia e io potrò manifestare le mie individuali perplessità.Chi sfotte Katia Ghirardi di Banca Intesa è un cretino. Ecco perchéPoi son scattate condivisioni, commenti ironici, trollate e in un attimo ci siam trovati tutti travolti dalla viralità.E fino a qui va tutto bene, ci sta. Anche perchè io stesso sono un sostenitore della leggerezza e del sano divertimento, soprattutto sui social. src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2FBx4pw5AtglI%3Ffeature%3Doembed&url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DBx4pw5AtglI&image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FBx4pw5AtglI%2Fhqdefault.jpg&key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&type=text%2Fhtml&schema=youtube" width="640" height="480" frameborder="0" scrolling="no">https://medium.com/media/db997a201d806df3876cf9fd3b32bd6f/hrefOggi però ne ho lette di cotte e di crude su questo video. E non tutte erano leggere, anzi, spesso erano di una violenza e di una boria che definirle trollate sarebbe davvero un modo semplicistico per minimizzarne la portata. Non sto parlando di cyber-bullismo, ma il limite è davvero esiguo.La parte più vile della rete si è arrogata il diritto di ‘sputtanare’ i protagonisti del video e di renderli ridicoli ai più. C’è persino chi ha ravanato a fondo sui profili sociali dei singoli protagonisti per individuare altri contenuti bizzarri. Teppismo, insomma. Tanto che alla fine anche le testate mainstream si son dovute interessare del caso, as usual.La domanda è perchè? Perchè tanta boria? Chi definisce ciò che è buono sul web? Chi può definirsi guru e dettare le regole?Sinceramente non so quante mie (ma anche vostre) comparsate in video, in audio o semplicemente sparse nei vari contenitori sociali di fotografia narcisistica, possano risultare compliant con il mood dei guru. Ravanate pure di situazioni ridicole ne troverete a iosa.Eh si, perchè per l’ennesima volta quelli che sul web ci stanno da un pezzo, grazie alla comprovata militanza vorrebbero arrogarsi il diritto di poter bollare come valido un contenuto rispetto a un altro. Un format rispetto a un altro. Un personaggio rispetto a un altro. Ma per piacere.Dove sta il punto di separazione fra ciò che è etico e ciò che etico non è? Dov’è il discrimine fra ciò che può essere immortalato, esposto, denudato e viralizzato e ciò che invece va censurato ancor prima di diventare puro esercizio creativo?Come giudici da tastiera quand’è che abbiamo assunto il diritto di scaricare le nostre frustazioni sul primo creativo in erba e accompagnarlo sul rogo? Mi son perso quel momento, ma ne vedo chiaramente gli effetti. Ahimè.Mi spiace constatare che lo spirito inclusivo che mi induceva ad adorare i guru della prima ora sia del tutto svanito. La capacità, e sotto certi aspetti il dovere, di educare digitalmente gli ultimi arrivati abbia ceduto il passo all’arroganza di gentaglia che basa la sua reputazione sul numero di follower. Spesso nascondendosi dietro una tastiera per fare i bulli e sparare sentenze sulla inevitabile nudità a cui il web ormai ci sottopone tutti, indistintamente.Permettetemi di andare contro corrente e di mandare un abbraccio agli impiegati della filiale di Banca Intesa e a tutti quelli che ci provano e che ci mettono la faccia. Nudi sul palco, senza veli di vergogna ci han provato. Bravi!p.s. ieri per rispondere ad alcuni commenti citavo anche il video imbarazzante che ho trovato facendo una ricerca sul tubo. Ve lo mostro perchè anche a lui va il mio affetto. E ce ne sono a migliaia. SELF-MADE-SOCIAL-MARKETING. src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.y[...]



Vecchia … ma buona.

Wed, 13 Sep 2017 05:39:44 PDT

L’idea di utilizzare un dispositivo personale per la didattica non è una novità e se tale idea oggi si è conquistata è l’attenzione mediatica, definirla ‘rivoluzionaria’, è sicuramente una forzatura.Se però ci riferiamo al sistema scolastico italiano e all’arretratezza culturale del corpo docente, allora possiamo anche rispolverare una vecchia idea e farla diventare una ‘buona idea’.Partiamo da un concetto semplice, semplice: il ruolo della tecnologia è quello di porsi a supporto della didattica. Banale? Mica tanto direi, perchè è da questo concetto che dobbiamo partire.Se invece volessimo sconvolgere il ruolo della didattica, i suoi modelli concettuali, scientifici e tecnici legati allo scopo primario e dunque alla sua efficacia, potremmo anche incanalarci in un percorso arduo, irto di ostacoli e dal risultato incerto. Restiamo dunque con i piedi per terra, lasciamo ad altri elucubrare sul deschooling, l’homeschooling piuttosto che l’unschooling o altri paradigmi troppo arditi per questa discussione.Dunque la tecnologia può aiutare la didattica e il sistema scolastico tutto a migliorarsi? Secondo me si, ma con dei presupposti che sono imprescindibili per il successo di questa operazione … “not to learn from but to learn with“ (non impara da, ma impara con!).Innanzitutto cos’è il BYOD (bring your own device)?Rubo la definizione che mi piace di più dal web: ‘BYOD is part of the larger trend of IT consumerization, in which consumer software and hardware are being brought into the enterprise. BYOT (bring your own technology) refers to the use of consumer devices and applications in the workplace. More specific variations on the term include bring your own computer (BYOC), bring your own laptop (BYOL), bring your own apps (BYOA) and bring your own PC (BYOPC).Questa definizione ci fa capire che il paradigma BYOD sta pervadendo da tempo tutte le organizzazioni, non solo la scuola. Io stesso da anni uso il mio smartphone con la SIM aziendale e le app che acquisto per uso personale le utilizzo poi anche per gli usi professionali.Dunque, come per le organizzazioni in genere rappresenta un’opportunità, ed è abbastanza scontato che ciò possa riferirsi anche alla scuola.Nel Piano Nazionale Scuola Digitale (#Azione 6 a pagina 47) … src="https://drive.google.com/viewerng/viewer?url=http%3A//www.istruzione.it/scuola_digitale/allegati/Materiali/pnsd-layout-30.10-WEB.pdf&embedded=true" width="600" height="780" frameborder="0" scrolling="no">https://medium.com/media/b3e28036d11a412afbe2fec0b4bdab5c/hrefsi legge:La scuola digitale, in collaborazione con le famiglie e gli enti locali, deve aprirsi al cosiddetto BYOD (Bring Your Own Device), ossia a politiche per cui l’utilizzo di dispositivi elettronici personali durante le attività didattiche sia possibile ed efficientemente integrato.Punto.No, non punto. Leggiamo anche il seguito, perchè qui troviamo la complessità gestionale che dovremmo affrontare, ovvero che il Ministro dovrebbe affrontare prima di scatenare la ‘rivoluzione BYOD:Perchè ciò sia possibile, occorre che le politiche di BYOD affrontino con decisione diversi temi, che includano la coesistenza sugli stessi dispositivi personali di occasioni sia di didattica, sia per la socialità; la sicurezza delle interazioni e l’integrazione tecnica dei dispositivi personali con la dotazione degli spazi scolastici; l’inclusività e i modelli di finanziamento per quelli personali.Come già avviene in altri paesi, occorre bilanciare l’esigenza di assicurare un uso “fluido” degli ambienti d’apprendimento tramite dispositivi uniformi, che garantiscano un controllato livello di sicurezza, con la possibilità di aprirsi a soluzioni flessibili, che permettano a tutti gli studenti e docenti della scuola di utilizzare un dispositivo, anche proprio.Più o meno come succede per le organizzazioni, il tema dei rischi e delle criticità del BYOD va gestito, non solo[...]



Collaborare secondo il credo di Redmond

Fri, 08 Sep 2017 02:18:20 PDT

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credits: Windows Insider

Un paio di mesi fa ebbi l’occasione di confrontarmi con manager e tecnici di Microsoft Italia presso il loro Technology Center di Milano durante una giornata di approfondimento sui sistemi di collaboration che il colosso di Redmond ha a disposizione nel proprio portafoglio di offerte.

Devo dire molto onestamente che rimasi perplesso e un po’ disorientato dalla complessità dell’offerta. Sharepoint, Office 365, One Drive home e business, Skype Home e Business, e dentro 365 il bellissimo Team che altro non è che la risposta di Microsoft a Slack.

Una delle perplessità maggiori era dovuta al fatto che non era ancora chiaro dove Microsoft avrebbe privilegiato lo sviluppo e il deploy dei chat bot o l’apertura di API per far interagire quelle piattaforme con applicazioni di A.I.

Su Skype avevo già fatto una piccola analisi tempo fa:

Conversation as a platform

su Team, come utente 365, avevo mosso i primi passi un po’ perplesso.

Oggi si diradano un po’ le nebbie, grazie a questa notizia di Windows Insider:

Microsoft begins moving Skype for Business users to Microsoft Teams [Updated]

e direi, anche: FINALMENTE!

Dunque non sempre two is megl che uan!

Credo che a questo punto Team possa diventare una piattaforma di collaboration molto più solida grazie al valore del real time video e conferencing che Skype si porta in dote, e soprattutto il punto di riferimento per gli sviluppatori di BOT.

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Quella cloaca maleodorante che chiamiamo ‘informazione’.

Wed, 06 Sep 2017 06:27:00 PDT

A seguito delle discussioni in rete sul bel pezzo di Michele Serra che riporto qui sotto per comoditàmi son riletto il pezzo che scrissi qualche mese fa sul tema della verità, del debunking e dell’informazione in genere:Torniamo ai datiRegistro che nonostante sia passata l’estate e la stessa abbia portato alla ribalta temi scottanti e interessanti sui quali magari riflettere e affrontare un dialogo costruttivo, al rientro dalle ferie gli animi e le tastiere degli haters risultano immutati. Anzi direi che son tornati più carichi che mai.Ciò che fa specie, però, è come i quotidiani nazionali continuino ad attingere dai social media e dalle fake news per raccontarci un paese che non c’è. Un paese che non può riferirsi a delle opinioni certamente minoritarie, ma altrettanto certamente rumorose e urlanti.Credo che il termine stesso ‘informazione’ andrebbe riscritto (o per lo meno aggiornato) su tutti i dizionari. Questa di cui siamo succubi non è più informazione, è un semplice passaparola fra furbacchioni e fannulloni che credono di poter fare giornalismo semplicemente leggendo tweet e speculandoci sopra.Non è pensabile affidarsi solo a degli algoritmi o alla passione e all’etica di pochi acculturati che spendono del loro tempo in estenuanti azioni di debunking.No, non basta. Credo sia ora di mettere mano al sistema dell’informazione e al suo finanziamento pubblico. Non so come, non ho una proposta vincente, non per immodestia, ma per vera incompetenza.Sono semplicemente un lettore, un osservatore, ma pretendo di essere tutelato quando mi informo.So anche che esiste un organismo pubblico che si chiama: OdG. So che fra i suoi compiti c’è il codice deontologico degli iscritti all’OdG. So anche che per legge può infliggere diversi tipi di sanzione.Ecco non so altro.Quella cloaca maleodorante che chiamiamo ‘informazione’. was originally published in Webeconoscenza on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story. [...]



Casseforti e congelatori fra le nuvole

Sun, 03 Sep 2017 05:52:53 PDT

Il nostro rapporto con il cloud computing è diventato un abitudine quotidiana. In modo consapevole o meno, tutti i giorni ci troviamo ad interagire con qualche processo che è riferibile al paradigma del cloud computing.Lo facciamo guardando un film in streaming, lo facciamo quando usiamo i social network per condividere contenuti, lo facciamo quando interagiamo con un applicazione remota attraverso il browser, ecc.Spesso però questa consapevolezza sfuma, diventa impercettibile o semplicemente ci distraiamo, o giustamente ci concentriamo sull’attività primaria, sul processo o sul progetto che stiamo portando avanti.E forse è giusto così.Ma nel preciso istante in cui decidiamo di archiviare qualcosa di nostro (un’immagine, un video, un documento) sul cloud, le cose cambiano. La nostra percezione cambia. La nostra preoccupazione cambia.L’approccio al cloud storage è forse il momento più critico, quello che presuppone certezze assolute in diversi ambiti: sicurezza, disponibilità, velocità, dimensionamento, ecc.Cloud storage e smart working.E’ fuor di dubbio che il cloud, alla pari del mobile, rappresentino i presupposti tecnologici che di più hanno influito sull’adozione dello smart working.Il cloud inteso come remotizzazione delle applicazioni e accesso ai contenuti allocati su storage remoti influisce non poco sul lavoro agile e permette alle organizzazioni di ripensare ai propri modelli funzionali e organizzativi.L’arrivo poi delle cosiddette cloud suite aiuta e semplifica di molto l’adozione di questi nuovi modelli e li rende perfettamente aderenti e conseguenti alla consumerizzazione dell’IT, che consente all’utente di utilizzare gli stessi strumenti per la produttività personale o famigliare, in azienda.Citerei qui la G-suite di Google, piuttosto che Office 365 di Microsoft o l’accoppiata Dropbox/Paper, ma anche sistemi più prettamente collaborativi come Slack e ovviamente molti altri ancora che fanno della collaborazione e della disponibilità di archiviazione remota i punti fermi e imprescindibili per offrire un servizio cloud al lavoratore agile.Tutti quelli che ho citato sono servizi che basano gran parte della loro forza sulla disponibilità in real time di documenti archiviati, già sincronizzati su più device e facilmente modificabili anche in modalità collaborativa. Possiamo dire che sono sistemi ad altissime prestazioni (high-performance).Dunque le aziende che li offrono devono garantire una serie di livelli di servizio davvero elevati, primo fra tutti la disponibilità immediata. Stiamo dunque parlando di HOT STORAGE, ovvero:Business-critical information that needs to be accessed frequently and quickly is hot storage.Tutta questa premessa serve per differenziare questa offerta da un’altra meno conosciuta, ovvero l’offerta di COLD STORAGE.2. Cold storage e archiviazione definitiva.Quando dobbiamo archiviare quantità importanti di dati, dei quali abbiamo piena consapevolezza che non richiederanno un accesso frequente, dovremmo considerare le soluzioni di Cold Storage.Cold storage is a computer system or mode of operation designed for the retention of inactive data.Partirei dall’approccio consumer, ovvero da come possiamo soddisfare questa esigenza a beneficio dei nostri dati personali, in modo da sperimentarne la convenienza, la robustezza, la sicurezza e la disponibilità, per poi richiedere servizi simili anche in azienda.Per capire la differenza e sopratutto l’utilità, basterebbe aprire la cartella locale (o le cartelle) di Dropbox, One Drive, Drive di Google o qualsiasi altro sistema cloud-syncro che adottiamo e verificare l’ultimo accesso ai file ivi depositati.Per farlo è sufficiente riordinare la vista elenco del nostro Finder (MAC) o Esplora risorse (WIN) richiedendo di mostrarci (ordina vista per … ) i file per data, avendo l’accortezza di mettere in [...]



Le gabbie del pensiero e la società indifferente

Sat, 26 Aug 2017 04:24:38 PDT

La società terrorizzata, impazzita e impulsiva che in queste ore urla ‘No tinc por’ (non ci arrendiamo), probabilmente si sentirà sollevata dalle misure di contenimento civili basate su un dispiegamento di barriere jersey e dunque, molto probabilmente, approverà le iniziative che sembrano rassicurare nell’immediato e rendere il sonno dei cittadini meno agitato.Anche nella mia città, proprio questa notte, hanno deciso di installare analoghe strutture per evitare fatti simili a quelli di Nizza o Barcellona:Posa dei blocchi all'ingresso di piazzale Roma: prevista anche una pattuglia militareSu questo tema l’architetto Boeri nei giorni scorsi aveva lanciato una proposta che val la pena di leggere e sulla quale avviare un serio dibattito civile e possibilmente scevro da ideologie o impulsi dettati dalla comprensibile paura:Boeri: "Contro i terroristi mettiamo le querce al posto delle barriere di cemento"La bellezza contro il terrore, le querce al posto delle barriere, per rendere più sicure le città. La proposta viene da Stefano Boeri, che su Facebook invita a «contrapporre all’istinto di morte di queste belve umane la calma presenza delle piante». L’architetto invita gli amministratori a chiamare i creativi per progettare dei grandi vasi riposizionabili, ciascuno con un albero, da collocare agli ingressi di piazze o spazi pubblici.Purtroppo nella mia città è prevalsa la logica dell’impulso e della fretta, condita da una incapacità di ascolto e soprattutto dall’insensibilità nei confronti di un tesoro storico e artistico amato in tutto il mondo: Venezia appunto.Come è possibile che le gabbie del pensiero portino decisori e manager pubblici ad operare in tal senso?Semplice: l’assenza di dialogo, di confronto e di conoscenza. La totale boria dettata dal ruolo che continua a prevale e si fa beffe della sensibilità, della creatività e della conoscenza di chi poi deve convivere con queste decisioni calate dall’alto.Eppure bastava poco. Un concorso di idee, tre giorni sul web e un battage sui social e si poteva allargare la propria visione oltre i confini delle segrete stanze del Comune dove albergano in giacca e cravatta manager che hanno perso ogni contatto con il mondo reale.La solita vecchia storia che ci fa perdere occasioni su occasioni e allontana i creativi dalle nostre vecchie città.Eppure altrove qualcosa si muove, si è mosso:Manu Invisible paints the anti-terrorism barriers (new jersey) for Christmas. - Manu Invisible | Street Art | Muralism | Interior SpacesMile-Long Mural Painted on Temporary Barriers in Rockaway BeachE per fortuna anche l’appello di Stefano Boeri sembra fare proseliti laddove non ci si arrocchi in posizioni comode:Fioriere contro il terrore, i primi sì da Bari a FirenzeSi, perchè il problema che si evince dal comportamento del mio sindaco e dei suoi manager, è quello dettato dall’adattamento nella propria comfort zone: Faccio il minimo indispensabile sull’onda dettata dall’emozione. Non ho tempo per studiare, capire, confrontarmi e soprattutto ascoltare.Ennesima occasione persa per una città ormai agonizzante.My 2 cent.p.s. su Facebook c’è una discussione in corso.Le gabbie del pensiero e la società indifferente was originally published in Webeconoscenza on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story. [...]



Il seme dell’odio e la visione corta

Wed, 23 Aug 2017 04:19:21 PDT

Letture strane e forse non del tutto collegate o collegabili, ma che mi han portano a riflettere sulle denunce all’apatia e all’indifferenza:Siamo in troppi per lasciarci odiareFatti strani, e comportamenti generati da pulsioni incontrollate che rischiano di diventare consuetudine e che portano a riflettere sulla statura e sulla sobrietà dei rappresentanti delle istituzioni:Aveva ragione JannacciE poi giustificazioni, nel senso più esatto del termine, ovvero: ‘te la sai chiamata!’ che poi altro non sono che benzina per i famosi hater:"Cara Laura Boldrini, sai perché ti insultano tutti?". Un Facci definitivo: Presidenta colpita e affondataInsomma, odio, sparatorie, insulti sessisti, minacce di morte conditi da teatrini scherzosi, provocazioni, giustificazioni e insomma. Spettacolo puro per il palcoscenico digitale del nuovo millennio!Una sorta di rappresentazione semiseria di uno spaccato di società che si riversa in massa sulla rete e si trasforma di volta in volta in giudice, assassino, difensore, tifoso, ma anche comico, cabarettista e quasi sempre benaltrista.Eravamo tutti convinti (per lo meno noi early adopters) che il connettivismo prima e la condivisione di tanta conoscenza poi, avrebbe fatto di questo pianeta un posto migliore dove vivere.Forse non è andata proprio così. O forse il problema unico e vero è che prima non entravamo mai in contatto con pensieri e opere di persone diverse da noi o che con le quali (quando qui dentro eravamo in pochi) non potevamo entravamo in contatto.Forse un altro problema è che chi fa informazione attinge troppo dal web e dai suoi mutevoli stati e paradigmi. E forse l’informazione stessa non è più in grado di offrire contenuti che non siano associabili a persone:body[data-twttr-rendered="true"] {background-color: transparent;}.twitter-tweet {margin: auto !important;}La Boldrini attesa sulla rambla. #barcelona #Barcellona #BarcellonaAttack #Boldrini #PrayingForBarcelona #PrayforBarcelona — @IlPaoloGiordanoSenza scomodare Saussure o le teorie sul triangolo semiotico, basterebbe ridefinire le metriche che assegnano i valori della comunicazione e dei suoi strumenti rispetto a quelle che definiscono il significato del messaggio e dunque la sua capacità di diventare idea o proposta.Quanto vale in termini assoluti un like? Quanto vale la condivisione? Quanto pesa in questa metrica il numero di follower?Forse nella bolla dei social pesano ancora parecchio, ma non in valore assoluto. Ovvero pesano in valore relativo perchè la conversione che i marketer ci vendono è viziata da milioni di finti like e fake profile e dunque sopravvalutata.Illuminante a tal proposito è un elemento critico introdotto nell’ultima stagione di Homeland: src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2FEufH0T196bY%3Ffeature%3Doembed&url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DEufH0T196bY&image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FEufH0T196bY%2Fhqdefault.jpg&key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&type=text%2Fhtml&schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no">https://medium.com/media/6f3bdc006023314f2cf0d15b2a2ed79c/hrefche, prendendo spunto dalla recente campagna elettorale americana, cerca di analizzare gli effetti che sortirebbe un’operazione massiccia di influenza social sull’opinione pubblica.Dunque cosa resta sul tavolo delle idee? Semplicemente noi, con le nostre teste. Noi che elaboriamo concetti anche complessi. Noi che abbiamo ancora la capacità di separare il pensiero (significato) dal segno, suono, immagine (significante). Quel pensiero che dovrebbe rimanere ancorato al solo piano dell’espressione e non, purtroppo come accade sui social, trasportato e trasformato dal soggetto/profilo di turno (referente).Il concètt[...]