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Versus vs versus



"...lasciami la mia libertà, lascia che io muoia di noia per amore di dolore, per un cavallo per un'idea, per un sì per un no che stamane ho voglia di gridare..."



Last Build Date: Thu, 20 Aug 2015 05:30:45 +0000

 



Domani si chiude

Wed, 26 Nov 2008 15:27:00 +0000

Ai pochi che ancora capitano di tanto in tanto: domani si chiude.
Ultimo post.
Ma non finisce qui...



Le variabili veltroniane

Tue, 27 Nov 2007 20:39:00 +0000

La ri-discesa in campo di Berlusconi ha avuto il merito di rendere chiaro e distinto a tutti che Romano Prodi e il suo governo sono stati sorpassati a sinistra e al centro, di sopra e di sotto. Non si spiegherebbe altrimenti perché, anziché suonare il campanello bolognese del Presidente del Consiglio italiano per parlare di riforme istituzionali e legge elettorale, i leader dei partiti che compongono la Casa delle Libertà che fu preferiscano fare la fila presso la tenda di Walter Veltroni, capo di due partiti che non ci sono più e segretario di un partito che ancora non c’è. Romano Prodi, circondato da una Corte dei Miracoli che può mandarlo a casa da un momento all’altro, Miracolato lo è: il leader del partito che ancora non c’è non ha nessuna intenzione di mandarlo a casa perché non ne trarrebbe nessuna convenienza. Prodi il miracolato deve ringraziare san Silvio da Arcore: gli ha fatto la grazia. Perché se il Cavaliere non avesse fatto la mossa di San Babila, Walter il buono avrebbe liquidato il Miracolato levandogli pure il TFR. Tuttavia, ora come ora, il Buono non può permettersi di concedere al Cavaliere il favore degli umori della folla: se si andasse a votare adesso, il risentimento nei confronti dell’attuale governo, annesso all’euforia per il nuovo (?!) Partito del Popolo (o qualsiasi altro nome rivendichi a sé Forza Italia), castrerebbe il PD seduta stante, trasformando l’astro nascente (Walter il Buono) in stella cadente. Chiarito che Veltroni non ci sta né ci starà a fare il gioco del Cavaliere (che non per niente tra le due condizioni per il dialogo chiama al voto subito), i giochi (salvo che qualcuno della Corte dei Miracoli non scarichi all’improvviso Prodi il Miracolato) sono rimandati alla scadenza di legislatura, o quantomeno più in là possibile col tempo. Più in là laddove davvero potrebbe aprirsi quella nuova stagione di cui Veltroni parla e straparla da quattro stagioni consecutive: chiarito che, quando sarà, Berlusconi non potrà più rivendicare a sé quella leadership che finora si è legittimata (o auto-legittimata?) a suon di sondaggi e populismi, facendo ricorso a quella che si definisce la volontà diretta del popolo (che è sovrano), Berlusconi non potrà esercitare più alcun tipo di egemonia sulla coalizione di centrodestra che, seppure in forme probabilmente assai differenti da quelle che finora conosciamo, ci sarà e non potrà non esserci. A rendere impossibile al Cavaliere la strategia che finora lo ha legittimato e che egli stesso ha utilizzato come suo cavallo di battaglia (e che è stato al contempo il cavallo di Troia dell’antipolitica nella politica) sarà quella stessa legge elettorale proporzionale senza vincoli di coalizione che fra pochi giorni andrà a discutere al tavolo con Veltroni. Suicido politico o qualcosa rimane nell’oscurità? Alla mossa di San Babila e agli sviluppi degli ultimi giorni si può riconoscere razionalità, intelligenza, lucidità e logica sulla base di uno e un solo presupposto: che Berlusconi abbia l’idea di lasciare a breve Forza Italia e di aver già designato il proprio erede. Che tutto abbia preso le mosse da Milano non è un caso; che i movimenti, i circoli che da qualche tempo tentano di dare nuova linfa a Forza Italia rappresentino (o tentino di rappresentare) quella che vuole (o vorrebbe) essere (o si definisce tale) la parte più dinamica del Paese, che incarna un modello sociale, civile, morale, ben delineato, non è un caso. Se si vuole scavare nel fondo di un partito che spesso è stato definito di plastica, fra le poche personalità di contenuto e spessore politico che Forza Italia ha accudito in questi anni, non si può non pensare al governatore della Lombardia Roberto Formigoni. Si potrebbe obiettare che non ha l’impatto mediatico di Berlusconi, che oramai è, come si direbbe per gli attori, schiavo del proprio personaggio e potrebbe risultare antipatico a quegli italiani (e sono la maggior parte) che non sono la Lombardia. Ma è anche vero che nell’era dell’inform[...]



In nome del Popolo

Sun, 18 Nov 2007 21:21:00 +0000

Ventiquattr’ore fa era il Pugile Suonato dalla mancata spallata. Ieri da piazza San Babila a Milano ha danzato come una farfalla e punto velenoso più di un’ape i suoi alleati prima ancora che i suoi avversari. Può piacere o non piacere Silvio Berlusconi, ma non se ne può mettere in discussione l’intelligenza, l’istinto, la creatività da coup de théatre quale ha messo ieri in campo per l’ennesima volta. L’idea del Partito del Popolo, forte di (presunte) 7 milioni di firme è la mossa giusta al momento giusto, e soprattutto rimette lui come uomo giusto, segno di una Provvidenza che lui stesso contribuisce a disegnare. Lui, che pareva essere stato messo all’angolo dagli aut aut di Fini e dalle mosse di Casini, ha messo gli alleati alle corde: l’UDC da sola ci ha provato ma non va da nessuna parte, AN si è smarcata troppo tardi dal Vate di Arcore e ha perso per strada pezzi importanti che ora hanno la bava alla bocca soprattutto perché rischiano di rimanere senz’osso; a Palazzo Congressi all’Eur Berlusconi ha battezzato La Destra, e al contempo gli ha dato l’estrema unzione, non senza negarsi l’occasione di indebolire il partito di Fini e la sua leadership finora mai messa in discussione dai colonnelli che anzi, sembrano in queste ore fare quadrato attorno al proprio presidente. Notevole poi la mossa di sciogliere Forza Italia e battezzare il Partito del Popolo proprio a Milano: è uno schiaffo al romanocentrismo del PD di Walter Veltroni, l’avviso di uno scontro diretto senza esclusione di colpi; gli spiragli al dialogo sono politically correct d’etichetta, nel Dna del Cavaliere c’è la sfida, l’idea quasi darwiniana che la propria affermazione passi per l’annientamento dell’avversario. Inoltre, porsi a fondatore e leader del nuovo soggetto politico speculare al PD, taglia i contatti di Fini e Casini con Veltroni che sarà costretto a riconoscere Berlusconi come suo diretto interlocutore, mentre i leader di UDC e AN altro non possono che tornarsene all’ombra del Cavaliere, costretti a sparire per non perire. La mossa di San Babila distrae poi dagli errori che in questi ultimi mesi hanno caratterizzato la strategia berlusconiana: le critiche di Casini prima e soprattutto quelle di Fini, ancorché tardive, non sono del tutto infondate, anzi. Insomma, con destrezza il Cavaliere ha tirato fuori dal cilindro il piano B e con sapiente arte illusionistica è riuscito a farlo credere piano A: “Chissà da quanto la preparava la mossa” si staranno chiedendo i parrucconi di tutti i partiti. Però. Però il colpo di mano berlusconiana si fonda su un presupposto, probabile, ma non scontato, e cioè che gli alleati per l’ennesima volta si adeguino e confluiscano placidi nel nuovo soggetto politico. Dato per scontato che la Lega non ci sarà (se coerente ai propri principi e alla cultura politica che ha fin qui coltivato) e che il peso de La Destra è del tutto ininfluente , UDC e AN potrebbero andare ciascuno per la propria strada: l’operazione berlusconiana abortirebbe passando da innovativa sul piano dei contenuti (sebbene questo sia tutto da vedere) a puro restyling forzaitaliota che si ritroverebbe il problema numerico; qualunque apporto possano dare la Brambilla e Dell’Utri coi propri movimenti, appare comunque difficile che Forza Italia (pardon, il Partito del Popolo) possa avere i numeri per governare da solo. È lo stesso problema che si ritrovano nel PD. Avranno UDC e AN il coraggio di dire no? La loro scelta non sarà di poco conto perché può davvero delineare il futuro della politica italiana inteso come idea che della politica vogliamo avere: una politica dell’immagine perlopiù priva di sostanza e contenuti, fatta di slogan che si combattono a botte di ONI (Berlusconi – Veltroni), o una politica dove i partiti ritornino protagonisti nel ruolo di aggregatori di idee e promotori di cultura politica, centri di elaborazione di pensiero civico e impegnato? Qualcuno trovi il coraggio di dire no ai macchinisti di un v[...]






Voglio trovare un senso

Mon, 12 Nov 2007 21:13:00 +0000

Più di due mesi senza una riga sono tanti. Ma sono anche dettati dalla presa forte di coscienza che rimane ben poco senso e molta poca ragione in ciò che quotidianamente è accaduto in questi due mesi e più. In un mondo dove vige il non senso di ciò che si fa e si dice, mi ci voleva l’assurdità di una tragedia a farmi provare ancora un fremito, qualcosa che mi riportasse qui dove avevo lasciato. Ci voleva la morte insensata di un giovane dj della Capitale per ritrovare il filo di un senso che sembriamo aver smarrito un po’ tutti, persi come siamo tra la ricerca e la fruizione di un forzato sensazionalismo da prima pagina, in balia di telepredicatori competenti solo della propria boria, sconfitti come sono dalla narcisistica voglia di aver ragione delle proprie cazzate e fieri di renderne edotta la popolazione catodica ebete. Sarebbe stata l’occasione di trattare un episodio per ciò che è stato: una tragedia all’autogrill, dettata forse dal caso, forse da un chissà perché facile grilletto. Stop. Non si aveva da aggiungere altro se non retoricamente rammentare come la giustizia avrebbe fatto il suo corso. E invece no. Ritornare ossessivi e morbosi sull’episodio, collegarlo strettamente al calcio, al tifo, al celerino bastardo. Non è solo colpa dei media certo, ma chi nel mondo dell’informazione fa la vergine, è di certo più senza vergogna di una qualsiasi battona di strada.Il tragico episodio al mattino presto: alle 12 sono ancora in pochi a sapere, poi i telegiornali: i tifosi entrano in fibrillazione e sono le prime avvisaglie dello scontro. FIGC e Governo in primis sono ai soliti problemi, fin da quando la notizia raggiunge il Ministero degli Interni e poi il premier: ce la facciamo addosso o ci mettiamo su un Pampers? Si gioca, ma con la cacca fino al collo: a Bergamo qualche carica fuori dallo stadio e il Siulp che impreca in TV “Quello stadio non è a norma e noi lo avevamo detto”; a Milano interisti e laziali girano indisturbati in scene da “tutta mia la città”; a Roma i pronipoti di Nerone danno fuoco al CONI. E si diffondono stamane i rumors, in piccoli ambienti giornalistici locali, per i quali ieri, nel tardo pomeriggio, a bordo di un treno che riportava alcuni ultrà a casa, scoppia una bomba carta. Passeggeri scioccati e scossi. Il capotreno ferma alla prima stazione, chiede l’intervento delle forze dell’ordine e si sente rispondere picche. “Quel treno deve tornare a casa” gli viene intimato al telefono da alti funzionari. La notizia non trova alcun riscontro è vero, anzi, sarà sicuramente opera di qualche burlone, ma sconcerta quanto nella sua falsità sia tragicamente verosimile: è la fiction di una realtà in cui lo Stato si è arreso ieri alla follia della folla. Non per caso oggi il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga ha dichiarato: «Negli anni di piombo non si sarebbero neanche sognati di assaltare caserme dei carabinieri o della polizia. Se gli autonomi lo avessero fatto, noi avremmo sparato subito e la seconda volta non ci avrebbero riprovato». Ed è facile oggi parlare di tifosi e chiamarli terroristi, quando ieri abbiamo permesso che scorrazzassero liberi come buoni vitellini da latte. Se davvero dal Vicinale il segnale chiaro è stato quello di non agire, agli Interni debbono ringraziare il cielo che la rabbia ottenebra il raziocinio: cosa sarebbe successo se i facinorosi si fossero accorti che gli ordini erano quelli di stare ai propri posti, di non intervenire? Non sapremo mai chiaramente cosa sia successo in un dannato Sunday Bloody Sunday di metà novembre, ma la sensazione è che si sia rischiato ben più di quello che si poteva rischiare: ciò non costituisce accusa alcuna ad alcun governo od istituzione, ma la riprova che non è più possibile trattare il calcio per quello che era (uno sport) e che ora non è più, trasformatosi nella valvola di sfogo delle curve che sono evidentemente preda di masse violente più o meno [...]



La battaglia dei salamini

Mon, 27 Aug 2007 15:45:00 +0000

(image) Perché la notizia non è da prima pagina? Rosy Bindi strappa gli applausi della platea rossa di Reggio Emilia in occasione del tour che porta avanti quale candidata alle primarie del PD. Forse che la lobby giornalaia e d’avanspettacolo che si porta dietro Veltroni a mo’ di claque ha voluto risparmiare al “cinematografaro” in corsa per la segreteria del nuovo partito una figura da Bollywood. L’attuale sindaco di Roma rischia d’avere il fiato corto prima ancora di cominciare: mentre la Rosy si bevevo i compagni rossi come fossero bicchieri di Lambrusco, a Walter gli andavano di traverso le delicatessen Slow Food del suo amico Petrini. Con ogni probabilità quegli applausi strappati a ragione in quel di Reggio Emilia non si tramuteranno in voti, ma è un bel colpo all’immagine di un Veltroni al quale si sta sciogliendo in fretta il cerone: non basta la filosofia del “volemose bene” per farsi voler bene (politicamente parlando) dalla gente, e men che meno aiutano gli oscuri Dioscuri che, all’ombra di quella Quercia che loro stessi hanno voluto bruciare, ora manovrano il Walter amico delle stelle, quello che dice di non essere mai stato comunista e si capisce quindi perché i compagni tanto giù non possono farselo andare. Probabilmente il buon Walter alla fine arrangerà la festicciola di fine campagna con uno stornello di Venditti (De Gregori si darà malato), porchetta di Ariccia, pane di Genzano e vino dei Castelli, tutto aggratis, e vincerà. Mancheranno i salamini: quelli se li è già pappati tutti Rosy a Reggio Emilia, e anche se Walter a questo giro è rimasto a bocca asciutta, potete ben credere che gli pesano parecchio sullo stomaco.

Per la notizia: TgCom

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Un'estate al mare

Wed, 15 Aug 2007 21:31:00 +0000

Ferragosto: una nutrita fauna umana si riversa sulle spiagge italiane. La festa dell'estate buona tanto per i laici che per i cattolici in vacanza, va santificata a qualunque costo. Ne consegue che sul bagnasciuga, laddove quando c'era lui i nemici sarebbero stati affrontati e sconfitti, oggi pullula un esercito di variopinti vacanzieri.I mattinieri. Sono i primi sulla spiaggia. Si alzano alle 5 del mattino, mandano giù un activia e, catenella del wc ancora in mano, sono sotto l'ombrellone a levarsi la canotta, pronti per gettarsi nell'acqua ancora gelida della notte: ci ficcano un piede, rabbrividiscono un po', poi si fanno coraggio e si buttano. Temerari. Godono nel raccontare di come loro, il mare, lo vivono alle ore più incontaminate del giorno: puro e limpido come mamma natura ha creato, manco fosse una scatola di pelati Cirio. Quando narrano della leggendaria trasparenza delle acque del mattino hanno il sorriso largo di Silvio Berlusconi e l'occhio spento di Francesco Caruso. Fascinosamente radical-chic.I matriarcali. Sono costituiti solitamente da non meno di dieci persone. Si muovono in branco. Molte le ragazzine nel gruppo, spesso gravide di kinder bueno e merendine ai 5 cereali che hanno lievitato nello stomaco. La capobranco è la madre: solitamente è madre biologica solo di una, massimo due ragazzine, tuttavia è facente funzioni materne per tutta la truppa. Avanza imperiosa, porta quasi sempre un largo cappello di paglia stile Sampei e se lo calca sulla zucca premendo forte con la mano, pure quando non tira un filo di vento. L'altra mano corre lungo il fianco a sostenere una borsa frigo da Mary Poppins: brioche, yogurt, panini al formaggio, panini al prosciutto, panini prosciutto e formaggio, pizza fatta in casa avanzata della sera prima tagliata a tranci, banane, pesche, un pezzo di provolone, acqua a volontà, qualche lattina di Coca-Cola e un paio di succhi di frutta. La nonna della teppaglia procede sempre alla destra della madre superiora, due passi indietro: sotto un'ascella tiene la sua sedia (altrimenti i nipoti gliela fregano), sotto l'altra il thermos del caffè, così sta caldo.Catto-comunisti sub-proletari convinti.I fichetti. Sono perlopiù single dell'ultima ora dall'occhio smorto sotto l'occhiale grosso, Gucci, Ray-Ban o Prada che sia. Si lasciano crollare sull'asciugamano da spiaggia solo verso le 11 del mattino; di ritorno da una notte devasto, guardano un bikini si e uno no. Beccano, rigorosamente, sempre il bikini sbagliato; disperati, la sera ci danno sotto con l'alcol e al mattino sono di nuovo stracci usati ambulanti. Un circolo vizioso il loro, non se ne esce. Anche se abitano a due passi dalla spiaggia (appartamento in affitto tutto il mese), al mare ci vanno con la Golf a benzina e parcheggiano tutto il giorno presso il custodito del lido. La sera non cenano: prendono la gomma dell'acqua del giardino, prima lavano la Golf, poi si sparano la doccia. Una mano di cera (all'auto e ai capelli) e via a passar la notte con la faccia smunta appoggiati al tavolino di una disco all'aperto con open bar.Neofascisti decadenti.I ritardatari. Sono quelli che si alzano da letto alle undici: 30 minuti per la colazione, 10 secondi per il bagno poi s'infilano dritti in auto. Percorrono i pochi chilometri che li separano dal mare a tutta velocità, aggrappati al volante per spingere col peso del corpo. Una volta arrivati, alla prima capanna-bar fanno incetta di panzerotti, pizzette, arancini e birra Moretti: se è Baffo d'Oro va di lusso. Rutto libero fino alle 2, un paio di peti per rendere l'aria frizzantina il tanto che basta, poi a mollo in acqua fino alle 5. Palloni, materassini, racchettoni, fucile, pinne ed occhiali: tutto al seguito. Armati di fiocina, orano per un'orata, ma se vedono una medusa in acqua, cala il panico e ci si scambia i rimedi della nonna per far passare il bruciore della puntura: dallo spalmarsi di grasso di foca[...]



I'll be back!

Tue, 14 Aug 2007 15:26:00 +0000

Un lungo periodo di riposo senza preavviso. Ci voleva per ricaricare le batterie, ma tranquilli: l'inchiostro della penna non si è ancora seccato, e spero possa essere più velenoso di prima.
Da domani l'aggiornamento del blog riprenderà costante (minimo un post a settimana per il mese di agosto, minimo due a settimana a partire da settembre).

Non posso esimermi dalle scuse che devo a lettori e commentatori, ma nessuna parola di più ora. Solo una gran voglia di riprendere con Voi il discorso interrotto.

Un buon Ferragosto...e un occhio al blog se potete e se vorrete ancora farmene l'onore...

Versus is back!

N.B. Siete liberi di usare lo spazio commenti per insulti di varia natura sulla mia persona a mo' di vendetta per la mia assenza.
Ciao :-)



Nomen omen

Sun, 24 Jun 2007 15:18:00 +0000

Il nuovo capo della polizia sarà Manganelli.
La sinistra radicale insorge di fronte all'autoritarismo semantico.

Per la notizia: Reuters Italia



Meglio tardi che mai...

Mon, 18 Jun 2007 21:14:00 +0000

Scienza e fede non si incontrano mai, quando si incontrano sono cavoli amari, e sir Isaac Newton, padre indiscusso della legge gravitazionale e delle mele Marlene, ne costituisce la prova: in una lettera datata 1704, si lancia nell’apocalittica profezia dell’inevitabile fine del mondo datata 2060.
La data è data (?!) da una rilettura simbolica del libro biblico del profeta Daniele, uno fra i più oscuri.
Noi, che speriamo di esserci ancora per assistere ad uno spettacolo unico nel suo genere, sappiamo bene, fortunatamente, che entro quella data:

- Il Pd finalmente nascerà;
- Prodi e Berlusconi non saranno più premier: finalmente concorreranno entrambi per il Quirinale;
- Il tesoretto verrà distribuito;
- Per fare la Tav decideranno di spianare le Alpi;
- Bush ritroverà il suo amato orologio;
- D’Alema sarà finalmente al timone della sua imbarcazione concorrendo per la Vuitton Cup (“facci sognare”…);
- Il Family Day saranno organizzati unicamente dai leader del centrodestra e dalle loro innumerevoli famiglie;
- Al Gay Pride, Testimoni di Geova e Militia Christi, travestiti - da bagarini -, si uniranno per piazzare gli ultimi posti disponibili lassù;
- Ricucci tenterà un altro tipo di scalata, ma stavolta non ci saranno santi ad Arcore che tengano, né Falchi a sollevarlo;
- Il pm Woodcock aprirà un’inchiesta su Newton, credendolo un massone, e finalmente realizzerà il suo sogno di scrivere un quattro mani con Dan Brown;
- Clemenza Mastella manderà gli ispettori da Newton, perché certe fughe di notizie sono intollerabili.

Io? Io speriamo che me la cavo….Intanto, scusandomi con i lettori, riapro i battenti di questo blog troppo a lungo trascurato per motivi personali: d’altronde, da qui al 2060, il tempo stringe…


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Povera Patria

Sun, 03 Jun 2007 14:38:00 +0000

(image) E abbiamo celebrato anche la festa della Repubblica, con un appello ad uno spirito di unità, consci che ciò che ci unisce è l’essere divisi, e che c’è sempre qualcuno di Speciale su cui dividersi.
In un clima di generale disaffezione nei confronti della politica, l’indifferenza ha preso il posto dell’indignazione, forse perché in fondo, ciascuno di noi vorrebbe un auto blu per fare la spesa, o per parcheggiare sotto al bar all’ora dell’aperitivo, forse perché ormai l’abitudine ci ha logorato. Rimane una passione politica che assomiglia sempre di più ad una tifoseria organizzata, dove si parla solo di numeri e risultati, e poco conta il Paese reale, con tutti i suoi i difetti e tutte le sue virtù, sempre più latenti.
Tra una maggioranza che cerca di barcamenarsi manco fosse Luna Rossa nelle acque di Valencia, e un’opposizione divisa tra il voto subito reclamato dalla Lega, il temporeggiare di Fini, gli ammiccamenti di Silvio e il sempre più ermetico Udc, a noi resta una televisione estiva fatta di repliche insulse, di telefilm di basso profilo e film melensi visti e rivisti, dagli intrighi sempre poco chiari e spesso noiosi più del necessario, tanto per crogiolarci nell’ozio e, per giunta, con sofferenza. Il che è una bella metafora per questa stagnante stagione politica: è l’eterno ritorno dell’uguale, sempre meno affascinante, sempre più deleterio per un BelPaese che non riesce ad essere più creativo; dimentichi perfino dell’arte di arrangiarci, preferiamo ucciderci di noia piuttosto che mettere in moto il pensiero e risalire dal fondo del barile nel quale ci stiamo cacciando.
Sarà che la dura realtà di questo Paese, fatta sempre più di magagne sub-provinciali e sempre meno di idealità di ampio respiro, ha costretto noi poeti, santi e navigatori, a fare i conti coi nostri sogni per scoprirli solo delle belle illusioni e nulla più.
E così siamo arrivati all’ultima spiaggia della frustrazione.
Ha avuto ragione Luca Cordero di Montezemolo: a copiare c’è più speranza.


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Caccia all'ascella pezzata

Thu, 24 May 2007 16:29:00 +0000

(image) Con l’approssimarsi dei caldi estivi, un colpo di sole ha folgorato le luminose menti della polizia tedesca; in occasione del G8 in programma dal 6 all’8 Giugno in quel di Heiligendamm, fra le misure preventive adottate per evitare che le manifestazioni no-global degenerino in violenza, c’è l’arma estiva più temuta: l’ascella pezzata, nemica pubblica numero uno dell’igiene personale.
In sostanza, pare che nel corso dell’ultimo retata tedesca effettuata nei centri sociali e nelle abitazioni private di coloro i quali sono considerati tra i più facinorosi, siano stati in qualche modo prelevati e conservati loro campioni di sudore; all’occorrenza, questi campioni verranno fatti annusare alle unità cinofile che, nel mezzo del corteo di protesta, rintracceranno il sudicione di turno e se ne faranno un sol boccone.
Metodi da Stasi, come da più parti sottolineato, che, nonostante il contesto a tratti grottesco, portano la riflessione su una società odierna dove allo straordinario potere della libertà (di stampo liberale) sorretto dal progresso delle tecniche, si è affiancato e rafforzato sempre più il concetto di quella privacy che oggi ciascuno reclama per se stesso, e ciò proprio perché quello stesso progresso delle tecniche, che pure sorregge la libertà e il suo potere, al tempo stesso ne attenta la sopravvivenza, tanto che da oggi ci toccherà pure non sudare.
Per garantirsi la libertà, almeno per questi due o tre mesi bollenti che ci attendono, non resta allora che comprarsi un bel condizionatore.



Per la notizia di cronaca: Tgcom


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La maggioranza non è più silenziosa

Sun, 13 May 2007 16:04:00 +0000

C’è oggi una minoranza nel Paese che deve fare i conti con il successo del Family Day, e non può né deve essere il contrario.
Un milione di persone, dedite solitamente alla cura della casa che non a quella della piazza, sarà forse poca cosa rispetto ai tanti milioni di italiani, ma è abissale la distanza (numerica) che separa Piazza San Giovanni da Piazza Navona dove i laici manifestano per il loro coraggio, non senza coraggio, è il caso di scriverlo, visti i numeri a loro favore poco lusinghieri.
Fatta la proporzione statistica, è necessario prendere coscienza delle tendenze di questo Paese e dei bisogni di tutela che esso esprime, senza abbandonarsi a facili cliché, anche offensivi, per i quali un milione di persone sarebbero state “servi del Vaticano”, che equivarrebbe a dire che poche decine di migliaia di persone in Piazza Navona sarebbero state tutte gay, trans o pervertiti di vario colore e natura; non si può e non si deve ridurre tutto a scontro verbale becero e folkloristico.
Ci si è confrontati su valori e beni da tutelare e i numeri danno ragione alla famiglia: basta affinché i laicisti considerino la propria posizione di minoranza? Basta affinché si possa dire che questa stessa posizione di minoranza deriva da una stortura ideologica del concetto di laicità? Basta affinché si possa ribadire quella famiglia naturale che, costituzionalmente, è nucleo fondante della società civile e del suo progresso?
Non ci si può nascondere dietro la maschera storta della laicità, trincerandosi in una piazza semideserta a fare la conta dei superstiti, negando il dialogo con chi ha una posizione sì diversa, ma legittima.
Domani, a proposito del Family Day, si parlerà di pullman gratis, di comitive organizzate per una scampagnata giocosa e gratuita nella Città Eterna, così come si fa quando ad organizzare imponenti manifestazioni sono i sindacati, o la sinistra col suo popolo di affezionati alla piazza; e saranno per l'appunto polemiche sterili e fuori luogo, come sempre e più di sempre, perché qui, stavolta, nessun vessillo politico è svolazzato sopra il corteo. Il corteo di una maggioranza che da silenziosa ha saputo farsi rumorosa, a suon di slogan, tamburi e fischietti, proprio come sono soliti fare altri; altri che si sono scoperti ieri minoranza rumorosa, e che farebbero bene a tacere un po’ per riflettere su stessi, le loro idee, e su quello che il Paese pensa e vuole. Senza negare loro il diritto di tornare a rumoreggiare ancora: la maggioranza silenziosa non glielo negherebbe mai, né mai l’ha fatto.



Due pesi e due misure

Tue, 08 May 2007 10:14:00 +0000

Il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha preso forte posizione contro i Dico: «secondo la nostra tradizione la società che sta per compiere queste scelte supera abbondantemente limiti illeciti e nostro dovere è opporsi a queste scelte, non rimanere indifferenti».
Laicisti, dove siete?
Possibile? Nessuno che gridi all’INGERENZA?
L’ingerenza dev’essere allora una prerogativa cattolica…
Possibile che Di Segni non sia degno nemmeno di una piccola invettiva laicista affidata ad una breve Ansa?
Dai Capezzone, pensaci tu, non ci deludere!



Il Maggio trasteverino

Thu, 03 May 2007 13:59:00 +0000

Degno di cronaca non vi sarebbe alcunché a dire il vero, se non fosse stato L’Osservatore Romano a dare un palcoscenico, ben più ampio di quello del concerto del Primo Maggio, al pressoché sconosciuto guitto Andrea Rivera da Trastevere, che dal proscenio della più famosa Festa dei Lavoratori in Italia, ha lanciato la sua polemica invettiva contro la Chiesa Cattolica.Ma anche il quotidiano d’Oltretevere ha deciso di tener fede a quell’impegno, più o meno discutibile e proficuo, che sta caratterizzando questa fase della Chiesa cattolica, di ribattere colpo su colpo ad ogni attacco, senza esclusioni di colpi (per l’appunto).Ma, per dibattere della questione, è fondamentale chiarire se le affermazioni del Rivera rappresentano una critica voluta, con pretesa di fondatezza, o sono facile satira.Se quella dell’artista (?!) voleva essere una fondata critica, questa ha palesato un’ignoranza di fondo madornale, anziché una sensatezza minimamente razionale; in primo luogo, la notizia per la quale il Papa avrebbe negato l’evoluzionismo non trova riscontri in alcun documento del Magistero della Chiesa (vincolante per il credente di fede cattolica), né in alcuna Enciclica, né in qualsivoglia altro documento redatto dalla Chiesa sotto il pontificato di Benedetto XVI.Se poi il Papa avesse anche detto (e non scritto di Suo pugno) di non credere all’evoluzionismo, nel corso di un colloquio più o meno pubblico, più o meno ufficiale (colloqui dei quali il solo Rivera pare essere a conoscenza), l’opinione personale del Pontefice non intaccherebbe minimamente né il corpus dottrinale della Chiesa, né tantomeno il fatto che ampiamente oramai, la Chiesa riconosce la fondatezza razionale della teoria di Darwin.Ad ogni buon conto, il caro Rivera, che si erge a buon pastore e professore del proprio gregge, pontificando perle di saggezza dall’alto della sua cattedra con vista su San Giovanni Laterano, se avesse studiato un po’ di più, probabilmente saprebbe che una teoria scientifica come quella di Darwin è un modello interpretativo della realtà del mondo, non è la realtà del mondo: oggi gli scienziati mettono in discussione la teoria della relatività di Einstein perché grazie ai nuovi dati di cui la scienza dispone, quel modello non è più funzionale, o perlomeno, non lo è più in maniera ottimale così come lo era solo 10 anni fa. Certo, oggi tutti siamo più o meno convinti dalla teoria darwiniana, ma non si nega a nessuno la libertà di credere ad altro se lo si ritiene più convincente: se Rivera pensasse che gli asini volano, o di saperla più lunga degli altri, perché negare lui quest’illusione che fortifica il suo spirito e la sua autostima?Per inciso, ad uso e consumo di Rivera, è giusto precisare che se esiste un darwinismo rifiutato dalla Chiesa Cattolica, questo non è quello di tipo biologico (cioè la teoria dell’evoluzione della specie), bensì quello di tipo sociale di matrice positivista.Venendo ai funerali negati a PierGiorgio Welby, presumendo che il Rivera non abbia mai fatto nemmeno una lezioncina di catechismo in vita sua (e se l’ha fatta dormiva…), qui siamo nuovamente di fronte a quella che Aristotele non esiterebbe a definire ignoranza colpevole: la Chiesa Cattolica è dotata di una sua dottrina morale che non concede il rito funebre nel caso in cui una persona abbia espresso ripetutamente e con caparbietà, nel pieno delle sue facoltà mentali, il desiderio di mortificare il dono della vita (così lo chiamano loro…) con la chiara volontà suicida. Piaccia o non piaccia, questa è la regola: non si capisce perché mai ad un uomo di estrema coerenza come PierGiorgio Welby non gliene sia mai impo[...]



Emergenza coerenza

Thu, 26 Apr 2007 10:27:00 +0000

(image) Sul ponte sventola bandiera bianca. No, non è un bianco di pace, ma il bianco della resa di fronte agli sbandierati ideali di pace, giustizia e solidarietà umana che l’ONG Emergency di Gino Strada da sempre ci sventola sotto il naso, a ricordarci di quanto siamo tristi e meschini noi, seduti in panciolle davanti alla Tv mentre là fuori c’è la guerra, quella vera. E nella rete strategica da conflitto stavolta ci è finito anche il patron di Emergency che, in attesa di chiarimenti sul caso Hanefi - il suo fidato collaboratore attualmente in stato di detenzione per volontà delle autorità afghane, a seguito del caso Mastrogiacomo – ha preso armi e bagagli, chiuso gli ospedali e le strutture sanitarie in loco, e se ne è tornato in Italia.
Un clamoroso gesto di protesta rivelativo del pressoché nullo rispetto e riconoscimento della sovranità afgana e di chi la esercita.
Di qui la prima obbligata riflessione: chi è stato allora finora, il referente in Afghanistan di Gino Strada e della sua associazione?
Di fronte al dietrofront di Strada, è ancora possibile pensare ad Emergency come ad una struttura davvero autonoma, indipendente, neutrale?
Tuttavia, si limitasse a questo l’incoerenza di Strada e dei suoi, la si potrebbe far rientrare forse nelle legittime (sebbene discutibili) scelte che, uomini votati ad una missione umanitaria decidono di fare dando al loro agire una direzione, pur rispettando i propri nobili scopi di origine.
Ma qui, siamo di fronte ad un uomo che, quasi come il predicatore buono, giusto e misericordioso nel deserto dell’insensibilità umana, da anni denuncia la guerra come un odioso gioco politico ed economico messo in atto dai potenti della Terra, le cui conseguenze brutali e devastanti ricadono unicamente sui deboli, sulla popolazione civile inerme, incolpevole, estranea, vittima e innocente. E sarà anche vero. Ma, vista la sua appassionata denuncia che lo ha portato alla scelta di prendersi cura degli innocenti, perché oggi non denuncia anche se stesso?
È forse oggi Gino Strada meno dei potenti della Terra, se può permettersi di ricattare un Paese, negandogli il suo apporto fondamentale, facendo ricadere le conseguenze delle sue scelte proprio su quegli stessi innocenti ai quali ha votato la sua esistenza?


Per ascoltare in streaming Lorenzo Cremonesi del Corsera clicca qui




Fusioni e confusioni

Thu, 19 Apr 2007 10:26:00 +0000

Si apre oggi il congresso dei Ds a Firenze e domani quello della Margherita a Roma; entrambi gli appuntamenti decreteranno lo scioglimento dei rispettivi partiti per andare a confluire nel progetto del Pd.Mai come oggi fu più vero l’antico adagio: “Chi lascia la vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova”, e basta dare un’occhiata, anche sommaria, ai titoli dei giornali di oggi per evidenziare una realtà decisamente imbarazzante.Se il Corsera apre con un “Ds-Dl, duello sulla nuova forza. La Quercia: o nel Pse o niente”, dalle pagine de il Riformista Fassino conferma: “Nel Pse o niente Pd”.Su quella che dovrebbe essere la collocazione e la via maestra del nuovo partito le dichiarazioni si sprecano, a partire da Damiano che sull’Unità vede e prevede: “Faremo un partito laburista”, mentre il Sole24Ore splende sulle armature lucenti della corazzata teodem e fiera avanza “La riscossa degli ex PPI: verso il Pd a modo nostro”.Giustamente, Paolo Franchi, perplesso, si chiede da il Riformista: “Cari compagni, fateci capire”.Ad ogni modo, gli ex Dc, verso il Pd probabilmente ci vanno a bomba, torvi e minacciosi, se anche la placida Binetti dalle colonne di Libero lancia il monito-anatema: “Non pensino di far tacere noi cattolici”. Fioroni, più bonario e rilassato, tiene a precisare sul Messaggero che lui non ha da essere affittuario della grande casa del Pd, ma semmai proprietario: “I cattolici devono sentirsi a casa propria nel Pd. Se no salta tutto”; rimane da verificare che l’ultima affermazione rappresenti una minaccia solo figurata e nulla più.Nicola Latorre, stufo delle polemiche, chiaro ed esplicito su Libero, taglia la testa al toro: “Chi non crede nel nuovo Pd può andarsene”. Con permesso accordato, Fabio Mussi non ci pensa su due volte e La Stampa scrive che il suo è un “Addio da visconte dimezzato”.Nel caos che regna sovrano, forse nella speranza che una stella danzante nasca nella pancia di Veltroni, i cui timori sul futuro del Pd gli han fatto venire una gastrite, Cesare Salvi è costretto a notare su Il Giornale che lo spettacolo “È deprimente. Il Partito Democratico nasce senza identità”. Fortunatamente, il Riformista, attraverso la pragmatica, opportuna (o opportunistica?) penna di Umberto Ranieri, risponde secco: “L’identità cerchiamola nel futuro”.Roba da chiromanzia e sfere di cristallo.E mentre Menichini di Europa nota che “Non sono due congressi scontati” scrivendo lui qualcosa di scontato, Stefano Folli da Il Sole 24Ore afferma che “I veri problemi cominciano da lunedì”: ma allora, tutti questi titoli che roba sono?! Buone notizie?!? Tutti gli articoli citati sono liberamente consultabili presso la Rassegna Stampa Ansa.it[...]



Buon Compleanno Blog!

Tue, 17 Apr 2007 07:38:00 +0000

(image)
Come un anno fa, in copertina un capolavoro di M.C. Escher: ci piace pensare che grazie a voi, lettori e commentatori, in questo anno ciò che abbiamo scritto si sia trasformato in qualcosa di vivo, da discutere animatamente e con passione.
La speranza è di poterci migliorare anche quest’anno, tutti insieme.


Per (auto)celebrare questo primo anno, alcuni dei migliori post:

- House M.D.







Se c'è qualche post che vi sta a cuore, segnalatelo nei commenti!

Un ultimo grazie va a TocqueVille, che tanti post ha giudicato meritevoli di segnalazione, allargando così i confini di questo spazio, angolo sperduto della blogosfera.

Ciao
AV



Quer pasticciaccio brutto de Gino Strada

Thu, 12 Apr 2007 11:10:00 +0000

L’informativa alla Camera del Ministro degli Esteri Massimo D’Alema, pur chiarendo con massima precisione la cronologia e lo svolgersi degli accadimenti a partire dal sequestro del giornalista de la Repubblica, Daniele Mastrogiacomo, presenta tuttavia quei buchi neri e quelle incoerenze che, con ogni probabilità, mascherano la frittata.Chiaro, esplicito e condivisibile pienamente l’esordio del ministro: si doveva salvare la vita di un cittadino italiano, questo era l’obiettivo, l’obiettivo è stato raggiunto. Stop.E non ci sarebbe altro da aggiungere se la Farnesina non fosse andata a complicarsi la vita. E invece, già D’Alema si sente di dover aggiungere che al Governo italiano premeva la liberazione tanto di Mastrogiacomo quanto quella del suo interprete afghano, Adjmal Nakshbandi, barbaramente decapitato dai suoi sequestratori domenica 8 Aprile. Infatti, la trattativa portata avanti da Emergency per conto del Governo italiano, prevedeva la liberazione anche del cittadino afghano assieme al nostro Mastrogiacomo. Una mossa primariamente politica piuttosto che umanitaria, e a chiarirlo è lo stesso D’Alema oggi a Montecitorio: la sovranità territoriale in Afghanistan appartiene al Governo afghano. Con quale legittimità l’Italia avrebbe mai potuto ordinare la scarcerazione dei prigionieri afghani richiesta dai sequestratori talebani come contropartita per la liberazione degli ostaggi? E perché mai Karzai avrebbe dovuto accettare se in ballo ci fosse stata la vita unicamente di un italiano e non anche di un suo connazionale? Il resoconto del Ministro è fine, ma difficilmente verosimile: ci vorrebbe far credere che l’iniziativa di scarcerare i detenuti come contropartita degli ostaggi sia stata presa quale decisione del tutto autonoma da parte del Governo afghano, senza pressione alcuna da parte delle autorità italiane? Cioè D’Alema con un colpo solo vuol farci credere che non solo non abbiamo alcun peso politico da esercitare con diplomatica pressione sul Governo Karzai, ma anche che non abbiamo elemosinato il favore della scarcerazione presso le autorità afgane accampando la scusa delle difficoltà in politica interna.Insomma, avremmo fatto il massimo con il minimo sforzo, mentre Karzai, che avrebbe accettato il compromesso coi talebani per vedersi sano e salvo un proprio connazionale, se lo è invece ritrovato decapitato.Accettiamo tale versione ufficiale, anche perché allora si capisce bene l’ostilità del Governo afghano nei confronti di Emergency.E spieghiamo. Anzi, il Ministro degli Esteri spiega.Massimo D’Alema riporta, nella sua relazione, che inizialmente furono due i canali aperti per le trattative: un primo canale fu quello aperto grazie alla redazione de la Repubblica, che vantava dei contatti coi sequestratori grazie alla mediazione di non meglio precisati interlocutori (probabilmente giornalisti afghani) di stanza a Kandahar; il secondo canale è quello che fa capo ad Emergency e a Gino Strada che, inizialmente, offre un aiuto generico per risolvere la questione.Le prime richieste dei sequestratori arrivano al primo dei due canali, ma alla richiesta, da parte delle autorità italiane, di una prova dell’esistenza in vita degli ostaggi, il video-prova viene inspiegabilmente recapitato ad Emergency, ignorando i contatti di Kandahar. Perché?Si fa largo qui la figura di Rahmatullah Hanefi, responsabile Emergency dell’ospedale di Lashkargah e personaggio chiave per la buona riuscita dell’operazione Mastrogiacomo, attualmente in stato di detenzione nelle prigioni afghane, più volte interrogat[...]



Buona Pasqua

Sun, 08 Apr 2007 09:48:00 +0000

A tutti Voi auguro una buona Pasqua.
Approfittiamo della pausa festiva per rinnovare qualcosina nel blog, e intanto, le scuse per averlo aggiornato saltuariamente nell'ultimo periodo.
A partire da martedì 10 Aprile l'aggiornamento tornerà ad essere costante.
A presto,
AV



In alto mare

Fri, 30 Mar 2007 13:57:00 +0000

La nave non è ancora salpata che già parte della ciurma è in piena fase di ammutinamento: in vista del Congresso Ds, prima del varo del Pd, il correntone Mussi spiega le vele verso ben altri lidi e approdi che non sono certo gli stessi di Piero Fassino.

Un progetto, quello del Pd, che nelle sue intenzioni doveva andare ad instaurare un nuovo clima politico volto al dialogo – magari con una speculare formazione di segno opposto d’altra parte – e che invece ha raccolto solo tempesta, provocando una scissione annunciata da tempo, e che con ogni probabilità si consumerà a breve, andando a rafforzare un fronte a sinistra radicale e massimalista.

E nel Pd, se mai si farà, beffa delle beffe, rimane l’ammiraglio british Fassino, circondato da un’infima ciurma di corsari cattolici e poco più, costretto ad una rotta non meglio precisata e bloccato a babordo dal sovraffollamento che da quelle parti si sta venendo a creare, con un Presidente della Camera quale Fausto Bertinotti, che di notte culla il sogno di riunire tutti, lì a babordo, sotto le insegne di una invincibile Corazzata Potemkin.

E se a sinistra si sta in alto mare, nemmeno a destra la navigazione in mare aperto dà i suoi frutti. Dopo le secche della votazione in Senato sul rifinanziamento delle missioni italiane, un po’ tutti hanno perso la bussola: l’UDC e Casini beccheggiano, stretti tra un richiamo al centro della sirena Mastella e un occhio (lungo di cannocchiale) ad un futuro senza Berlusconi e con Fini magari (se solo la smettesse di fare l’attendente del Commodoro), lasciando la Lega a pescare pesci gatti e pigliare siluri nel Po.

Certo è che, per capire le carte nautiche in questo delicato frangente, si ha da essere filibustieri di lungo corso e noi, bipedi terrestri, non si è mica ancora capito qual è il tesoro della Penisola che stanno cercando…



I Gattipardi

Tue, 20 Mar 2007 11:28:00 +0000

Conclusasi felicemente l’avventura del giornalista Daniele Mastrogiacomo, sequestrato in Afghanistan da un gruppo di talebani, si apre lo spazio per importanti considerazioni sul nuovo corso della diplomazia italiana e la linea adottata dalla Farnesina in delicata materia quale quella della politica estera, che più volte ha fatto sudare freddo il premier Romano Prodi nonché vacillare l’attuale maggioranza di governo.Gestito magistralmente il caso Mastrogiacomo, grazie anche ad un’unità di crisi che nel mondo – caso raro – ci invidiano, rimane da mettere a fuoco quale è stata effettivamente la contropartita che ha reso possibile la liberazione del giornalista italiano, e si parla insistentemente della liberazione di cinque esponenti talebani di spicco, detenuti nelle carceri afgane, in cambio della vita e della liberazione dell’ostaggio italiano. Il governo italiano ha potuto in questo caso avvalersi della collaborazione mediatrice di Emergency, presente sul territorio afghano e che conosce assai bene – si desume - i meccanismi che vigono all’interno di una nazione tanto martoriata e che gode – presumibilmente – dei contatti giusti, probabilmente grazie anche all’opera meritoria che presta in Afghanistan. Ma, quanto è giusto trattare con quelli che sin dall’inizio della guerra in Afghanistan abbiamo imparato a definire terroristi? Mentre in Iraq, col governo Berlusconi, la Farnesina, alle prese col problema degli ostaggi italiani, pare si sia resa disponibile ad una contropartita di natura economica per ottenere la salvezza e la liberazione degli italiani (si pensi al celeberrimo caso delle due Simone), qui l’azione diplomatica ha avuto un percorso e una conclusione nettamente differenti, e che in qualche modo hanno dato il via ad un corso italiano in materia di politica estera che detta, stavolta davvero, una certa discontinuità.Al di là del fatto che nn si comprende bene cosa ci guadagnino oggi i vertici delle Stato afghano da Karzai in giù, nel liberare cinque detenuti pericolosi per l’ordine (?!) costituito (ed è quindi legittimo pensare anche che lo Stato italiano abbia, sotto varie forme, promesso o già concesso aiuti di natura economica – ulteriori – a beneficio dell’Afghanistan), accettare come contropartita le richieste provenienti dai talebani ha significato anche in qualche modo, implicitamente, riconoscere loro una ratio existendi, riconoscere cioè la guerriglia che conducono come legittima.In questo senso va inquadrata la proposta italiana di farli sedere al tavolo di una conferenza di pace sull’Afghanistan: la proposta non è solo tesa ad ovviare il conflitto intestino al centrosinistra tra sinistra radicale e moderati sulle spinose questioni di politica estera, ma anche a tracciare un nuovo percorso, sulla scia di quella equidistanza dalemiana già espressa a proposito del conflitto libano-israeliano e sulla delicata questione israelo-palestinese.Si apre però allora, il problema del come mettere a fuoco la missione Nato in Afghanistan: se la guerra in Afghanistan, al di là della mera reazione statunitense alla tragedia dell’11 settembre, si configurò allora come anche la cacciata di un regime oppressivo e disumano come era quello talebano, che senso ha oggi riservare agli esponenti di quello stesso regime un posto al tavolo delle trattative e della pace? Il tutto assumerebbe i contorni grotteschi di una simil-Restaurazione.Ancor più paradossale è che il nuovo corso della politica estera ital[...]



Perché non possono dirsi catto-comunisti

Tue, 13 Mar 2007 10:02:00 +0000

Malgrado gli immani sforzi di un Fassino sempre più grissino, la piazza degli ultimi giorni decreta, seppur indirettamente, il fatto che tra diessini e teodem, il matrimonio non s’ha da fare.È sulla questione dei DICO che la maggioranza di governo rivela tutta la sua debolezza, dettata da insanabili differenze di matrice culturale e politica.Tanto alla sinistra radicale e ai laicisti della Rosa nel Pugno, quanto ai cattolici della Margherita e ai Martelliani, non si può chiedere di snaturarsi rinnegando le proprie origini, la propria storia, le radici in cui affondano il loro status politico e il loro modo di fare politica ed intendere la società.Venuto meno il collante della nefasta egemonia berlusconiana, con il leader dell’opposizione che siede placido sulle rive del fiume in attesa del cadavere del nemico galleggiante sulle acque delle nuove elezioni, la sinistra fa i conti con la drammatica realtà: non ci sono condizioni di principio condivise che permettano un’alleanza duratura né per governare il Paese, né tantomeno per porsi uniti come un nuovo soggetto politico; il Partito Democratico è una chimera la cui concretizzazione ha da vedersela con un fronte cattolico che, per quanto sensibile ai temi della solidarietà sociale, non potrà mai screditare, smentire né rivalersi contro la Dottrina Sociale della Chiesa, né contro la direzione che la Conferenza Episcopale Italiana ha imbastito e percorre su temi quali quello della sacralità della vita e della tutela della famiglia come tradizionalmente intesa. E, d’altra parte, il cosiddetto fronte laicista, composto in primis da radicali e socialisti, sinistra radicale e correntone DS, soffre di una certa miopia politica, ogni qualvolta grida al Vaticano Talebano.Nessuno, in uno stato di diritto, può imbavagliare chi si rivolge ai propri fedeli in nome del credo che li accomuna; non è un’ingerenza negli affari di uno stato se il capo dei vescovi dice: “Per la Chiesa Cattolica le cose stanno così, regolatevi di conseguenza”. Il problema dei laicisti di maggioranza e governo è semmai avere a che fare, all’interno della propria coalizione, con chi è stato eletto anche perché cattolico, con chi ha una formazione cattolica e agisce in politica sulla base della propria esperienza umana, culturale e di fede, perseguendo quella direzione che trovano naturale, buona e giusta. Le proteste di piazza svicolano, sono tese a nascondere il fatto che i problemi stanno a Palazzo, non a San Pietro. E, la Chiesa Cattolica, che nell’ultimo periodo si è concentrata, in buona parte della sua comunicazione, su temi sociali rilevanti anche per lo Stato italiano e per questo esecutivo che in parte, anche per motivi ideologici, ha deciso di metterci le mani, si offre inconsapevolmente come parafulmine, capro espiatorio delle difficoltà di una coalizione che non si regge da sola, perché chi la compone si appoggia non al medesimo sostegno, ma ciascuno su fondamenta diverse.I Ministri scesi in piazza per i DICO assieme ai manifestanti, e il Ministro Clemente Mastella, aspramente contestato dalla piazza in tale occasione, saranno anche i due estremi delle umane genti che navigano le acque a sinistra, ma sono anche la caratterizzazione, i paradigmi di chi discute oggi di unirsi domani nel PD. Si può forse essere cattolici e laici, ma non cattolici e laicisti; si può forse essere post-comunisti e conservatori ma non post-comunisti e cattolici. Non si può mettere insieme chi[...]



L'oppio dei popoli

Mon, 05 Mar 2007 15:45:00 +0000

A dispetto dell’allarme droga lanciato nel nostro Paese dal Ministro degli Interni Giuliano Amato, avanza audace la proposta di Rifondazione Comunista, Verdi e Rosa nel Pugno: in vista del nuovo delicato voto sul rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan, queste tre formazioni politiche di maggioranza propongono di inserire nel provvedimento messo ai voti, la possibilità di “avviare una sperimentazione per l'acquisizione dell'oppio afghano ai fini terapeutici.”.
Cui prodest? Ci si domanda. E cioè: chi si intasca i soldi dell’acquisizione dell’oppio afghano?
Michel Chossudovsky di Global Research, in una sua inchiesta sul traffico di oppio afghano, scrive che dei 2,7 miliardi di dollari provenienti dal narcotraffico afghano, più del 95% “va a finire ai gruppi d'affari, al crimine organizzato e alle istituzioni bancarie e finanziarie. Una percentuale molto piccola finisce ai coltivatori e ai commercianti del paese produttore..
E qui, la proposta di RC, Verdi e RnP si fa paradossale e rivela tutta la sua insensatezza: non solo i proventi del narcotraffico vanno a finanziare i signori della guerra che la Nato fronteggia in Afghanistan ma, secondo Chossudovsky, sempre quei 2,7 miliardi di dollari, grazie al riciclaggio del denaro, si trasformano in una cifra esorbitante che fa gola – ecco il paradosso – a tutte quelle strutture e quegli apparati che partiti dalle radici marxiste e comuniste quali RC contestano di principio; Chossudovsky denuncia come “servizi segreti, potentati d'affari, commercianti di droga e crimine organizzato competono per il controllo strategico sulle vie dell'eroina. Una larga fetta di questi proventi multimiliardari dovuti al traffico di narcotici sono depositati nel sistema bancario occidentale. La maggior parte delle principali banche internazionali insieme alle proprie affiliate nei paradisi fiscali riciclano grandi quantità di narcodollari.”.

Insomma, la ratio sottesa a siffatta proposta rimane mistero imperscrutabile e non rimane che chiedersi: ma chi pensa certe cose, ci è o si fa?


Per la notizia: Corsera

Per l’inchiesta di Michel Chossudovsky tradotta in italiano: comeDonChisciotte



Il riposo dei Prodi

Fri, 02 Mar 2007 16:05:00 +0000

Alla fine, magari sarà pastetta all’italiana: vuoi perché i figli della Balena Bianca sono stati presi da malsane voglie e antiche nostalgie, vuoi perché, seppure il circo della politica italiana abbonda di clown, gli equilibristi di certo non mancano.
Ma, se così non fosse, gira già voce che dopo la fiducia alla Camera, il tavolo del Consiglio dei Ministri si farà Tavola Rotonda: tutti i prodi di Prodi conteranno uguale, cioè meno di zero.
È tanto inutile quanto assurdo negare che il peso politico del governo italiano, da oggi, sta laggiù, da qualche parte, ventimila leghe sotto i mari, costretto all’immobilismo assoluto per non cadere.
Porti i Dico in Parlamento? Ti ritrovi i cattolici in piazza San Pietro.
Discuti della base di Vicenza e di politica estera? I companeros ti bruciano il sedere coi Cohiba.
Riforma delle pensioni? I sindacati ti aspettano sotto casa.
Testamento biologico? Il Governo fa prima a farselo per sé.
Insomma, uno Stato costretto alla paralisi per i prossimi mesi, con un Governo di fatto impossibilitato a confrontarsi con il Parlamento che forse non si scioglierà – a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca sempre – prima dei celeberrimi 2 anni 6 mesi e 1 giorno, giusto il tempo necessario ai parlamentari per mettersi da parte la pensione.
Lo scivolone di Prodi e dei suoi ha ringalluzzito il Cavaliere Nero, quel Silvio Berlusconi che sembra intenzionato a dar battaglia su tutti i fronti, compresa la riforma di quella legge elettorale che tutti definiscono, con pregevole eufemismo, la porcata. Il Cavaliere sa bene che, porcata o non porcata, a questo giro non è possibile perdere, e alle elezioni si ha da andarci prima che il fascino da sirena obesa di Clemente Mastella possa chiamare a raccolta il figliol prodigo PierFerdi, né tantomeno fulminare il piacione Rutelli sulla via del Terzo Polo.
Mentre al centrodestra tentano di darsi così un assetto variabile secondo le esigenze, al centrosinistra hanno da preoccuparsi di una sola cosa: sanno bene che come ci si muove, si rischia di farla fuori dal vaso. La Ragion Suprema che li tiene tutti uniti è sempre lui, il malefico Silvio Berlusconi: meglio questa situazione d’emergenza, questo equilibrio instabile, ci dicono, piuttosto che il ritorno del Cavaliere, spacciato come la Grande Purga per il popolo italiano.
In verità, il Cavaliere non rappresenta tanto la Grande Purga, quanto il Purgatorio perpetuo del centrosinistra, se il capo dell’opposizione dovesse tornare al governo del Paese.
Il nuovo ordine quindi è: attenti a non farla fuori dal vaso, compagni!
Piuttosto che Berlusconi in versione dolce Euchessina, vi conviene sforzarvi e spingere…