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Appunti di Viaggio



"The greatest thing/ you'll ever learn/ is just to love/ and be loved in return"



Last Build Date: Tue, 28 Mar 2017 13:23:50 +0000

 



Came Back

Wed, 05 May 2010 15:43:00 +0000

Eh insomma sì, è vero, sono sparita. Mi posso giustificare solo dicendo che la mia mamma mi ha insegnato che se non si ha nulla di intelligente da dire, beh, sì, è proprio meglio tacere. Così, non avendo nulla di intelligente da dire, o un modo intelligente per dirlo, ho taciuto. E proprio oggi mi è ritornato in mente il mio blog, le mie paginette virtualmente sgualcite su cui ho riversato per un po’ me stessa. E, diamine, quanto mi è mancato. Per la verità anche adesso non ho nulla di particolarmente acuto da dire, ma mi mancava troppo cliccare su “pubblica post”. Vi potrei dire che questo quasi anno che è trascorso da quando non mi faccio viva non è stato dei più facili, nemmeno dei più brutti, sicuramente non dei più belli. Ci sono stati picchi di dolore che faticano ancora a lasciarmi, ma credo sia normale quando una persona cara prende il volo, irreparabilmente e inequivocabilmente. Di lei mi restano un ditale da cucito, la sensazione della pelle del viso così straordinariamente liscia sotto le dita, nonostante i profondi segni del tempo, e la fatica di non dimenticare il suono della sua voce, che adesso è ancora straordinariamente vivida ma che temo sbiadirà col tempo, come una vecchia foto. Per adesso è qui con me, ogni giorno. Ci sono stati anche momenti molto belli, novità e cambiamenti, che per mia natura temo e desidero allo stesso modo. C’è una nuova casa, una nuova stanza tutta per me (finalmente!), nuove coinquiline. Nuovi interessi, e anche un ritrovare quelli vecchi che amavo e che mi ero persa nel tempo. C’è qualche problema personale, tanta fatica per risolverlo, e la speranza in un domani migliore. Insomma, se fosse il trailer di un film, ci sarebbe veramente un po’ di tutto in questo anno passato. Naturalmente c’è sempre la vecchia Faith che si perde per le strade di Roma, che entra a provarsi delle scarpe in un negozio e non riesce più ad infilarsi le sue, che guida in autostrada dall’Abruzzo al Lazio, e dopo due ore con la quinta inserita sta per spaccare la macchina dimenticandosi dell’uso della frizione. La solita imbranata Faith, insomma. Ci riproviamo, che dite? [...]



Maledetto il giorno (in cui iniziai a leggere Twilight)

Thu, 16 Jul 2009 13:29:00 +0000

(image)
Cara Stephenie Meyer,
ti volevo dire un paio di cose. A parte il fatto incontestabile che ti adoro, in effetti ti odio un pò.
Non è stato molto carino da parte tua. Voglio dire, tu non puoi scrivere certe cose.
Ho iniziato a leggere Twilight così, perchè me l'hanno prestato. Ero anche scettica, se lo vuoi sapere. E ci sono caduta dentro con tutte le scarpe.
Ecco. C'è questa ragazza, a quanto pare fisicamente normale, parecchio goffa, un pò asociale. E c'è questo ragazzo, un figo da paura, che si innamora di lei. Ora, tu non puoi dare alla gente false speranze. Non puoi farci credere in primo luogo che una ragazza normale (e imbranata) possa far innamorare per l'eternità un tizio così estremamente figo. Ma soprattutto non puoi darci questa pietra di paragone con i ragazzi normali, quelli realmente esistenti voglio dire. Non è giusto!
Non puoi farci sognare dietro un fascinoso vampiro, bello da morire, che fisicamente dimostra sempre e comunque 17 anni ma ne ha avuti più di 100 per maturare intellettualmente (e Dio solo lo sa, forse in un secolo anche un uomo può maturare). E oltre a essere esageratamente bello, ha anche un romanticismo d'altri tempi. Ed è pure un gentiluomo!
Non ci puoi fare questo, Steph, lo capisci vero?! Io ora come lo guardo il mio fidanzato, eh? Come posso mandare giù la sua pancetta da scrivania? A me, il mio ragazzo, non me la apre la portiera della Volvo argentata (forse anche perchè non ha una Volvo argentata, ma dubito che se anche ne possedesse una lo farebbe). A me, il mio ragazzo, non mi ha mai detto che ha un debole per come quel colore si sposa alla mia pelle (quale che sia il colore). Il mio ragazzo non ce la fa a portarmi in braccio se sto male (ma quella, mi rendo conto, potrebbe essere colpa mia.....).
Insomma, è come se lui sognasse Linda Evangelista e al risveglio si trovasse accanto me: non è giusto! Non si può fare un confronto!
Se tu avessi reso l'adorabile Edward un pò meno adorabile, forse sarebbe stato più facile per noi sopportare, non credi? Non avresti potuto dargli, che so, l'alito pesante al mattino, un alluce valgo, qualcosa? Magari avresti potuto togliergli per esempio il buon gusto nel vestire, che diciamolo, in un uomo è frequente come le pepite nel Tevere. Avresti potuto fargli mettere di tanto in tanto una camicia a quadri con un pantalone a righe, tanto per sdrammatizzarlo un pò! Fargli fare un ruttino dopo aver ciucciato tutto il sangue di un puma, che diamine!
Insomma, cara Stephenie, ti volevo dire...non ti offendere, eh, nulla di personale, ma...NON TI SEMBRA DI AVERE UN PO' ESAGERATO?!
Tanti Baci e Cari Saluti a Casa,
tua affezionatissima Faith



Risvegli

Mon, 16 Mar 2009 23:03:00 +0000

(image)
Poi mi sveglio un giorno, e realizzo che ho vissuto per qualche anno in stand-by.
Senza motivo, ho messo me stessa da parte. Purtroppo realizzo che ciò che di più bello ho vissuto negli ultimi sei anni, è anche la stessa cosa che mi ha fatto scivolare in un limbo sottile. Come se per coltivare l'amore, avessi smesso di coltivare me stessa. E ora trovo i buchi vuoti che questo ha lasciato. Non ho trascurato gli amici, la famiglia, lo studio. Ma in compenso ho trascurato me. E' un pò frustrante rendersi conto di quanto mi sia cullata nel mio eden, pensandomi come parte di qualcosa prima che come essere a sè stante. Mi sono buttata a capofitto in amicizie sopravvalutate. Ho lasciato che tutto scivolasse via, come acqua fresca tra le dita. Ho lasciato che il mio corpo si appesantisse, con noncuranza. Ho pensato a tutti, tranne che a me.
Poi la botta di immaginare concretamente la mia vita senza di lui. Gli errori che non mi perdonerò, la confusione, la distinta percezione di sentirmi incompleta. E come nel più bieco luogo comune, mi accorgo di non poter amare nessuno nel modo giusto se prima non penso a me.
Ogni parte di me ha capito questo. Sono state le mie dita che hanno ricercato avide e impaurite le sei corde magiche con cui ho diviso l'adolescenza. E all'inizio è stato dolore, poi l'amore sconsiderato per quei suoni morbidi è esploso ancora, come nuovo. E' stata la mia voce che prima ancora di chiedere consenso alla testa ha detto "sì" a tante cose, a tante nuove avventure, mandando a fanculo la paura (di cosa poi? ancora non lo so). Penso a quando daremo il primo ciak al nostro cortometraggio universitario, alla prima del nuovo spettacolo di cui farò parte, e mi sento felice come una bambina che scarta regali per queste gioie, nuove o ritrovate, ma sempre meravigliose. E paradossalmente, ora che penso di più a me stessa, sono di nuovo capace di amare.
E ora intravedo di nuovo la vecchia me, arricchita di ciò che di positivo ho imparato nel frattempo. Ciò che voglio non è tornare indietro, ma andare avanti senza dimenticare la parte di me che, in fondo, amavo così tanto.




Mon, 15 Dec 2008 20:34:00 +0000

(image) Cosa fai quando hai solo voglia di urlare fino a sentire la gola dolorante? Cosa fai quando l'urlo ti preme così forte contro le pareti dei polmoni da farti male? Cosa fai quando senti gli occhi bruciare per una stanchezza profonda, che ti rende così difficile uscire ad affrontare il mondo? Cosa fai quando l'unica cosa che desideri è startene da sola, sdraiata sotto un cielo azzurro, e invece piove senza sosta? Cosa fai quando tutto sembra privo di un senso reale, quando tutto ti sfugge come polvere tra le dita? Cosa fai quando vuoi solo urlare?



Senso dell'orientamento cercasi

Fri, 28 Nov 2008 09:44:00 +0000

Ieri ho provato una nuova, inebriante ed elettrizzante sensazione. Quella di essermi persa. Per Roma.Non che sia la prima volta, però di solito il mio perdermi equivale magari a imboccare una parallela anzichè un'altra, oppure trovarmi a riflettere sul fatto che faccio sempre la strada più lunga (ovvero quella dei mezzi pubblici di solito) perchè sono così tonta da non memorizzare le scorciatoie che faccio a piedi con amici e amiche pazienti che mi portano a spasso come cani guida. L'altra volta ero con un mio amico per S.Lorenzo, che per me è il labirinto per eccellenza. Mi aspetto di trovarci il minotauro, qualche volta, nella piazzetta. Il mio amico mi guardava incerta ad ogni svolta, perchè io ovviamente aspettavo che lui imboccasse la via giusta per poi seguirlo, finchè non si è fermato a guardarmi con la testa inclinata e un'espressione tra il pietoso e l'ironico: "Ti sei persa, eh?". E io: "Ehm..no...macchè...". Però ero in compagnia, quindi poco male.Ieri invece, mi sono proprio persa.Vado via da casa di una mia amica, che diligentemente mi accompagna alla fermata dell'autobus, e mi ripete mille volte: "Scendi tra una fermata, una! Capito? Una! Poi attraversi, at-tra-ver-si, ti trovi su viale 21 aprile e prendi il 93 o il 310! Ok? Una fermata, attraversi, viale 21 aprile, 93 o 310!". Io la rassicuro con aria noncurante: "Mah sì, Ila, ho capito, non ti stare a preoccupare...". Salgo sul 90, la saluto con la manina e guardo dove devo scendere. Una fermata. Fatto. Mi trovo nel mezzo della Nomentana. E' ormai buio e non è esattamente una strada di passeggio. Vabbè, è facile, attraversare. Ma per andare dove?Non mi sono chiari i dintorni, e neppure il punto dove devo andare. Proseguo verso un incrocio, lì ci sarà di sicuro una fermata. Il nulla. Mi aggiro un pò ma non faccio altro che peggiorare la situazione. Ok, realizzo di essermi ufficialmente persa, perchè non so assolutamente dove andare, non ho mai sentito i nomi delle strade che ho intorno. E per inciso, vedo giusto il nome della strada in cui sono, perchè più lontano non ci vedo (vocina di mio fratello nella testa: "E gli occhiali? Gli occhiali no eh?!). Resto un momento a un incrocio con la faccia spersa, pensando a cosa cavolo fare. Non passa nemmeno nessuno per chiedere informazioni. Così, chiamo il pronto intervento:"Pronto?""Mi sono persa.""Ti sei che?""Mi sono persa! E mi scappa la pipì!""Sì ma dove sei?""E che ne so! Se mi sono persa!""Hmh...sì ma più o meno?""Sono sulla Nomentana, incrocio con via Nibby""Mai sentito.""Ho capito! Ma cerca il percorso su atac roma no?! Che te lo devo dire io?""Ma...io...avevo spento il computer, stavo andando a casa. Vabbè, cerco su quello di qualcun altro."Minuti dopo."Senti, devi fartela a piedi, sei a poco più di un km da casa.""A piedi? A P I E D I?!? Ma non puoi cercare meglio?!"Minuti dopo."No no, proprio a piedi, sennò devi andare a cercare la fermata del 36 e vai a termini.""Sì vabbè...almeno dimmi dove devo andare!""Devi percorrere tutta via Nibby...""Vabbè, vabbè, vado a piedi! Ciao!!""Amò, ma è inutile che te la prendi con me, tu ti sei persa!""Sì vabbè ciao!"Riaggancio. Sì, lo so che non era colpa sua, ma mica potevo rispondermi male da sola!Percorro via Nibby. E di nuovo il vuoto."Pronto?""E adesso? Mi vuoi dire dove devo andare, eh? Che tra un pò per ste vie buie mi scippano pure!""Ma dove sei?!""Dove vuoi che sia? Ho percorso via Nibby!""Vabbè, allora...(minuti)....adesso prendi via de rossi...ehm...anzi no...""Sì o no? Mi fai fare pure km a vuoto?" (voci in sottofondo nel telefono "no, non deve fare via de rossi, ma via villa...": tempesta di cervelli per indicarmi la strada di casa.)"Sì vabbè, avrai fatto sì e no due passi. Prendi via villa massimo, poi a destra via villa ricotti, e alla fine svolti a destra e dopo un pò arrivi a piazza bologna.""Tutta questa strada?!?""Ma io che ti posso fare?""Vabbè, vabbè, ciao!!!"Altra strada buia. Infine l'ulti[...]



E 24!

Tue, 04 Nov 2008 15:58:00 +0000

(image)



It's a long long night, it's a long long time, it's a long long road

Fri, 24 Oct 2008 17:53:00 +0000

(image)

Oggi è uno di quei giorni in cui non mi voglio bene. Se una persona ti infastidisce puoi decidere di non vederla per un pò. Da te stesso invece non ti puoi allontanare, neppure per un momento, neppure se decidi di addormentarti per un paio di giorni, 'che i sogni ti ricordano senza menzogna tutto quello che non va.
Oggi vorrei essere una di quelle persone sicure, una di quelle persone interessanti. Che hanno fatto tanti viaggi, che sanno affascinare gli altri solo scostandosi una ciocca di capelli dal viso. Una di quelle persone che non si fanno trasportare dalla vita, ma la dominano con sapienza. Che hanno il coraggio di affrontare le paure più profonde, che sanno scavarsi dentro l'anima e decidere cosa fare. Che hanno la forza di mollare tutto per un pò e andarsene lontano, invece di restare invischiate nelle sabbie mobili di situazioni assurde e deleterie. Mi guardo attorno, e vedo le mie cose. La mia lampada rossa, la mia chitarra tornata a nuova vita, il disordine perenne della mia stanza. Gli spartiti sparsi sul pavimento, i cavi del pc, le vecchie scarpe da ginnastiche abbandonate in un angolo, decine di libri e cd. E mi fa bene e male insieme essere circondata da tutto questo, è come se ci fosse troppo, è come se fossi satura di tutto. E un vortice di immagini mi invade, insieme a una canzone che non riesco a togliermi dalla mente.



Voglio uscire dal matrix!

Fri, 17 Oct 2008 14:20:00 +0000

(image)

Ci sono dei momenti in cui tocchi il fondo. Così in una settimana capita che una sera ti scotti con la teglia appena tirata fuori dal forno e scaraventi tutta la cena a terra, che un giorno ti svegli con la gola in pezzi e la voce da trans, che la notte successiva non chiudi un occhio perchè ti senti male e la mattina ti alzi in condizioni pessime e ti trascini come un morto vivente a spasso per casa, con corredo di mal di testa e raffreddore e tosse et similia. Così decidi di tornartene a casa, quella vera, che a Roma ti snerva stare male, non hai neppure un lettore dvd per rimbambirti di film fino alla sfinimento (tv? no grazie, ho smesso). Ma ti tocca una sorta di viaggio della speranza, mezz'ora ad aspettare l'autobus in un caldo afoso e appiccicoso e schifoso e un sacco di altre brutte parole che finiscono per -oso. Infine il maledetto 310 arriva, ma è stipato come un carro bestiame. E tu, con la valigia e il computer, sei veramente messa male. Dopo varie botte e spinte e mazzate varie arrivi a termini completamente schiumata, e scesa dall'autobus chi trovi ad aspettarti? Il caro amichetto Vento Bastardo di Ottobre che ti toglie anche l'ultima, misera, possibilità di scampare a un paio di giorni di letto. Il treno ovviamente fa ritardo, e che lo diciamo a fare. E arrivata a casa, dopo esserti ripulita dallo schifo di una giornata simile, desideri solo infilarti sotto le coperte e guardare un dvd. Ed è proprio in questo momento che tocchi davvero il fondo. Perchè in tutto ciò, hai anche trovato il tempo di farti venire il ciclo in una giornata simile. Così, ti accorgi dell'imponderabile, dell'inevitabile tragedia. Sono finiti gli assorbenti. I negozi sono ormai chiusi. Ne scovi un paio nel mobiletto, e sono anatomici. Per chi non lo sapesse, senza ali. Questi sono i momenti in cui vorresti disperatamente la pillola rossa per uscire dal matrix, che si deve essere impallato a grandi livelli! Che il padreterno o chi per lui mi stia punendo per i miei peccati?! Mah!




The power of love

Mon, 13 Oct 2008 23:44:00 +0000

(image)

I'll protect you from the hooded claw
Keep the vampires from your door

Feels like fire
I'm so in love with you
Dreams are like angels
They keep bad at bay-bad at bay
Love is the light
Scaring darkness away-yeah

I'm so in love with you
Purge the soul
Make love your goal

The power of love
A force from above
Cleaning my soul
Flame on burn desire
Love with tongues of fire
Purge the soul
Make love your goal

I'll protect you from the hooded claw
Keep the vampires from your door
When the chips are down I'll be around
With my undying, death-defying
Love for you

Envy will hurt itself
Let yourself be beautiful
Sparkling love, flowers
And pearls and pretty girls
Love is like an energy
Rushin' rushin' inside of me

The power of love
A force from above
Cleaning my soul
Flame on burn desire
Love with tongues of fire
Purge the soul
Make love your goal

This time we go sublime
Lovers entwine-divine divine
Love is danger, love is pleasure
Love is pure-the only treasure

I'm so in love with you
Purge the soul
Make love your goal

The power of love
A force from above
Cleaning my soul
The power of love
A force from above
A sky-scraping dove

Flame on burn desire
Love with tongues of fire
Purge the soul
Make love your goal

I'll protect you from the hooded claw
Keep the vampires from your door



Al peggio non c'è mai fine

Sat, 04 Oct 2008 21:47:00 +0000

(image)


Situazioni squallortrash in cui ci si può imbattere ad una festa di matrimonio:

  • Il momento in cui il tizio della pianola bontempi a dischetti agita il culo per mostrare a tutti i passi di un ballo di gruppo che oramai da dieci anni buoni si balla (balla?!) a tutte le feste possibili e immaginabili. Il suddetto tizio ha capelli lunghi e biondicci, un triste incrocio tra il cugino di campagna falsettaro e la rappresentazione di gesù cristo alla passione di un paesotto di montagna, dove uno basta che ha i capelli lunghi e la barba e gli fanno fare gesù cristo.

  • Il momento in cui il suddetto tizio sfrutta la somiglianza (vaga, e comunque non sarebbe lo stesso da vantarsene) con il già citato cugino di campagna. Con un falsetto di dubbio gusto intona anima mia torna a casa tua c’è ancora il letto come l’hai lasciato tuuuu.

  • Il momento YMCA (uaaaiemsiei, listen and repeat!), immancabile e puntuale come la morte. Con tutti quegli indici mosci puntati e le braccia sollevate sì e no, perché un po’ sai mi vergogno. Ma se dovete fare i village people fateli come si deve, per la miseria! E vogliamo parlare del momento "revival anni '70", ovvero com'è bello far l'amore da trieste in giù?!

  • Il momento trenino/brasssil lalalalalaaaa. Buon anno a tutti!

  • Il momento canzonedeipooh (nei casi peggiori, canzonedialbano. Io oggi le ho subite entrambe), altrettanto immancabile. Si balla un lento girando in tondo con tonni nella rete, equilibrandosi prima su un piede poi sull’altro. Che non significa propriamente ballare.

  • Il momento musicadinovesettimaneemezzo quando lo sposo sfila armato dei soli denti la giarrettiera della sposa. Non ce la si fa, davanti a certe scene.

  • Il momento in cui il padre della sposa, spesso visibilmente alticcio, si butta nella strappalacrime hit lauretta mia figlia adorata.

Non è per fare la snob, che spesso in certe di queste situazioni ci resto invischiata pure io. Tipo che da quando ho detto al mio boyfriend che volevo andare a scuola di ballo lui mi rifila, tentando di sembrare convinto, un lento a ogni festa. È comunque una scusa per stargli un po’ appiccicata, e vabbè. Nel trenino oggi mi ci hanno trascinata per i capelli. E non sto scherzando.
Così capita che me ne vado in giro ripetendo come una matta a mezza voce tra me e me (spesso tra me e il mio amore, che purtroppo è obbligato a starmi a sentire): "Questo al mio matrimonio non accadrà...questo neppure...questo nemmeno." Di una cosa sono sicura: a mio padre dovrebbero estirpargli le corde vocali e montarle funzionanti su qualcun altro per fargli cantare lauretta mia. E non è poco, sapere che almeno questo non accadrà!
Poi dice, chissà perché quando torni dai matrimoni stai peggio che se fossi andato a lavorare nelle piantagioni di cotone. Chissà.




Tu chiamale se vuoi, emozioni

Thu, 02 Oct 2008 18:10:00 +0000

(image)
Poi un giorno guardi il sole. Le gambe pedalano faticosamente lungo la salita, e gli occhi si riempiono di verde, di azzurro, di giallo. La montagna di fronte si staglia placida contro il cielo limpido di fine estate, illuminato da un sole splendente che mancava da giorni. Una musica dolce invade la mente attraverso le cuffie, e chissà per quale mistero tutto sembra un pò più facile. In un momento ti rendi conto che la vita è bella, e basta, ed è una sola, e la devi vivere. E che gli errori si commettono, se di errori si tratta, e che in fondo forse i giudici più severi delle nostre azioni siamo proprio noi stessi. Persone arrivano e persone vanno, persone si riscoprono e persone ti deludono. Ma quando ti accorgi che nessuno è infallibile, anche le delusioni assumono un altro sapore, meno amaro e più agrodolce. E tutto si sfuma attraverso la luce abbagliante di un pomeriggio tiepido di settembre, mentre l'aria che entra ed esce dai polmoni ti riempie la mente di facce, posti, emozioni, sensazioni. E mentre pedali le tensioni scivolano via, si disperdono nel cielo azzurro come piccole nuvole di fumo. Il viso arrossato e un pò di fiatone ti fanno sentire viva. E alla fin fine, è solo questo quello che conta.
"Sogna ciò che ti va,
vai dove vuoi,
sii ciò che vuoi essere
perchè hai solo una vita."
Paulo Coelho

on air: Suite bergamasque, l 75, clair de lune - Debussy



Ginocchia sbucciate

Sat, 27 Sep 2008 23:06:00 +0000

(image) Parole. Parole belle, parole brutte. Parole che vorremmo dire e parole che vorremmo non aver mai detto. Parole confuse, che non sanno spiegare. Poche lettere in una sequenza logica non bastano quasi mai ad esprimere gli uragani che ci spiazzano, ci scuotono e distruggono le basi di ogni certezza su cui scioccamente e presuntuosamente costruivamo la nostra vita. Questo viaggio è dannatamente difficile, più difficile del previsto, il destino, se esiste, è beffardo, paraculo e un po’ sadico. Quando crediamo che tutto viaggi sul più diritto e sicuro dei binari, quando fuori dal finestrino vediamo campi verdi e cieli azzurri e uccellini cinguettanti, quello è il momento in cui nel migliore dei casi prendiamo un bello scossone che ci fa cadere la borsa a terra, e nel peggiore il treno deraglia e niente più campi e cieli e uccellini. E ci guardiamo intorno, increduli, pensando a come si può passare tanto velocemente dal più gradevole dei viaggi al più surreale dei momenti. Ci ritroviamo a leccarci le ginocchia sbucciate, senza capire come abbiamo fatto a cadere in un modo così sciocco, e anche con un bel cerotto ci vuole comunque un po’ per guarire.
E resta il dubbio, non dico il più antico ma quasi: in quale misura sono i guai che ci inseguono come il gatto col topo, e in quale siamo noi che ce le andiamo a cercare con tutte le scarpe?

on air: Boys don't cry - The Cure



La ragazza con la chitarra

Tue, 23 Sep 2008 11:36:00 +0000

(image)
Era lì da mesi, o sarebbe meglio dire da anni, chiusa nella custodia nera. Relegata in un angolo della stanza e della mente. Poi un giorno il richiamo è diventato più forte, così senza motivo. Ho aperto la custodia e l'ho tirata fuori lentamente, ho accarezzato il legno lucido, le corde una volta dorate scurite dal tempo e dall'uso, il battiplettro nero e graffiato. E le ammaccature sugli spigoli, i graffi, i piccoli segni sulla cassa. Il manico scuro e sottile. Riprendendo con un pò di fatica qualche accordo ho sentito il solito dolorino sulla punta delle dita, e ho lasciato perdere quasi subito. Ma il giorno seguente ho riprovato, e quello dopo ancora di nuovo, e il dolore alle dita piano piano si è alleggerito. Una, due, tre canzoni. Quando ero sola, per non farmi sentire, per provare a tirare fuori quella voce imperfetta ma che mi bastava per i miei concertini solitari come per i falò sulla spiaggia per trascinare gli amici. E uno dopo l'altro sono riaffiorati i ricordi, dolci e taglienti come quei ricordi bellissimi che non tornano più. Ho visto una piccola Faith che, gelosa dell'attenzione dedicata al fratello maggiore che per primo aveva imparato a strimpellare, decide tra sè e sè che anche lei imparerà. Ho visto i primi giorni e le dita inesperte che non sapevano che farsene di tutte quelle note, di tutti quei tasti e quelle corde. Poi le mani più sciolte e veloci, gli accordi più difficili, gli arpeggi e le scale. E ho visto tutte quelle volte in cui ero orgogliosa di essere la ragazza con la chitarra: me ne andavo a scuola sul mio vecchio scarabeo con la zaino stracolmo, il vocabolario di latino e il mio prezioso strumento. E le prove a teatro, le canzoni cantate di nascoste tra una prova e l'altra, le rappresentazioni finali e il terrore che si scordasse una corda prima di entrare per colpa di qualche sbadato. Così lei diventava un prolungamento del mio stesso corpo, una parte armoniosa e attraente di me. E poi le serate con gli amici, i falò sulla spiaggia, i pomeriggi a studiare insieme che finivano sempre e comunque in musica, mille fogli volanti con parole e accordi.
Mille ricordi mi hanno attraversata, come un ruscello fresco, come una corda vibrante. E ho pensato: quanto mi manca la ragazza con la chitarra. Si può amare così tanto un semplice oggetto?



Chi bella vuol apparire...

Sat, 13 Sep 2008 10:47:00 +0000

(image)

Chi ha inventato le scarpe con i tacchi? Ditemelo, vi prego. Devo maledire il suo nome per l'eternità. Da sempre ho un rapporto conflittuale (molto conflittuale) con le scarpe dai tacchi alti. Mi sono sempre approfittata dei centimetri in più gentilmente concessimi da madre natura per fare a meno di torturare i miei poveri piedi. Ci ho provato ogni tanto, ma il dolore mi ottenebra la mente, e puntualmente lascio perdere. Così mi sono costruita tutta la mia bella teoria, così quando le mie amiche mi guardano con malcelato disprezzo per le mie scarpine rasoterra le incenerisco con sicurezza: "Ma scusate, se devo avere un'andatura molto poco sicura e rischiare di andare a faccia in terra ogni trenta secondi, e soprattutto se devo soffrire come un cane e rovinarmi tutte le feste e le uscite, cosa ci guadagno? Allora tanto vale non soffrire e sentirmi sicura di non capitombolare! E poi (vera botta finale) anche le scarpe basse possono essere molto chic!!!". E tutte lì ad annuire, è vero, in effetti hai ragione. Inoltre mettiamoci che i miei sono piedi sciocchi. Sì, sono piedi insopportabilmente sciocchi. Le mie dita sono corte e cicciottine (come anche tutto il piede per la verità...), e quindi è veramente difficile trovare scarpe e sandali che mi entrino, poi pensare che mi stiano bene è veramente un'utopia. Quindi faccio incetta delle ciabattine più carine che riesco a trovare (non è che me ne vado in giro con le dr. Scholl ai piedi, eh, intendiamoci) e vado avanti così.
Ma la tragedia, quella vera, è che dentro di me, nel profondo del mio cuore...io adoro le scarpe alte!!! Ultimamente ho avuto in regalo il cofanetto di Sex and the city...e sbavo come una disgraziata davanti a tutte quelle meravigliose, vertiginose, costosissime scarpe! Mi immagino a passeggio con il mio paio di Manolo Blahnik (magari con una Birkin di Hermes al braccio non guasterebbe...), sicura, sciolta e disinvolta. Poi mi provo un paio di scarpe, e cozzo inesorabilmente contro la dura realtà! Il mondo è pieno di donne che portane scarpe assurde, perchè io non devo riuscirci?!?
E' dura amare qualcosa che non puoi avere... :S



Restituire o non restituire?

Thu, 11 Sep 2008 10:45:00 +0000

(image)

Quando mi assento per un pò (vabbè, per un bel pò) ho sempre l'impressione di dover fare un rientro in grande stile. Così sono giorni che mi arrovello. Ho voglia di tornare su queste paginette, ma non so come farlo. Non ho racconti esaltanti riguardo le mie vacanze, sono stata giusto qualche giorno in montagna, e perlopiù a parare l'acqua. Sono andata un pò al mare, ma neanche troppo. Perlomeno non mi dicono più che sembro una lampadina.
Per la verità sono impaziente di ricominciare. Questa estate per me è iniziata esattamente cinque mesi, un pò troppo per i miei gusti. Lo so che chi è stato a lavoro o a studiare quasi tutta l'estate mi vorrà sputare in faccia, ma io non sono normale ( si era capito già da tempo, lo so) e stare troppo tempo senza fare niente di costruttivo mi stressa. E anche questo caldo bestiale mi stressa alquanto, se la vogliamo dire tutta.
Per sancire questo ritorno vi voglio raccontare uno dei miei simpatici aneddoti, e chiedervi che ne pensate.
L'altro giorno sono andata a fare spese. Dopo aver pagato, la commessa mi ha dato il resto. Solo che si è sbagliata, mi ha dato dieci euro in più. Per la verità me ne sono accorta subito, era un'operazione facile: avrebbe dovuto darmi venti euro più spicci, e invece mi ha dato trenta più spicci. Ho preso le banconote e lo scontrino, e sono uscita. Mi sono allontanata di qualche passo e ho controllato meglio, ho guardato le banconote che avevo prima nel portafogli per essere sicura, e in effetti lo sbaglio c'era. Dubbio amletico: torno indietro o me li tengo? Me li tengo. Torno indietro. Sì, torno indietro. No, me li tengo. Sono rimasta qualche minuto ferma lì, come una scema, con la busta in una mano e il portafoglio nell'altro. Il diavoletto Faith sulla spalla sinistra mi diceva "ma che ti frega, tieniteli, così la prossima volta sta più attenta!", l'angioletto Faith sulla spalla destra asseriva convinto "ma tu sei una persona onesta, non puoi tenerti soldi non tuoi! E se per colpa tua licenziassero la commessa?!?". Com'è finita? Lo ammetto, per circa mezzo minuto ho dato retta al diavoletto. Ma fatti a malapena dieci passi, già mi ero pentita. Mi sentivo già una maledetta malvivente. Ho fatto decisa dietrofront e sono andata restituire il maltolto. E' più forte di me, ogni volta che mi succede una cosa simile torno sempre indietro.
In seguito ho raccolto opinioni sull'accaduto tra amici e familiari. Le risposte, a dire il vero, sono state contrastanti: chi dice che ho fatto bene, come chi dice che sono stata scema.
Voi, che ne pensate?!




Mon, 30 Jun 2008 21:50:00 +0000

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Capita, un giorno, di sentire la perfezione della vita. Come un cerchio grande e impeccabile, un'armonia di suoni, di colori, di profumi. Capita per esempio una sera di giugno. Le due ruote sfrecciano veloci lungo il viale alberato, dando un pò di tregua dal caldo. Capita, dopo una bella giornata, di avere il vento che porta indietro i capelli, di poggiare la guancia su una spalla e sentirne il profumo naturale, attraverso una maglietta nuova. Chiudo gli occhi, e per un momento mi sento leggera, per un momento non esiste niente di brutto, niente di difficile. Esistiamo io, la mia bella giornata, il vento, quella spalla, esiste solo ciò che ho di bello, esistono i volti amati, esistono pacchetti scartati e un dolce alla frutta, esistiamo io e lui che, ignaro dei miei pensieri, mi porta verso casa.
"...e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare."



Pessimismo e fastidio!

Fri, 27 Jun 2008 09:48:00 +0000

Già so che tutti voi, a immaginarmi laureata e contenta, vi figurerete che non scrivo perchè me ne sto sdraiata tutto il giorno sulla spiaggia, a sorseggiare cosmopolitan, diventare nera come un tizzone d'inferno, e sfogliare stancamente una rivista tra un (elegante) tuffo e l'altro. Bel quadretto, magari un tantino troppo romanzato (maledetto sex and the city!), ma affascinante. Ebbene, avete presente il mare? La pelle abbronzata? I bagni in mari cristallini? Ecco, niente di più lontano da me in questo momento. Se almeno avessi da studiare (no, non mi usate violenza, ma più avanti capirete il perchè della mia disperazione!), dicevo, se almeno avessi da studiare, le mie giornate chiusa in casa avrebbero un senso! Un sacrificio, certo, ma un sacrificio sensato. Invece il mio dramma è iniziato poco dopo il fatidico giorno. Mi reco bellamente dal dermatologo, per farmi controllare i nei, e anche a causa di alcuni puntini, quasi invisibili devo dire, che da un pò avevo sul viso. Pensavo mi dicesse che non era niente, che a settembre li avremmo tolti, perchè si sa che queste cose d'estate non si fanno sennò resta il segno. Ma avevo l'appuntamente e tant'è, ci sono andata lo stesso.Ma lì si consuma il dramma:"Signorina, sono verruche...""Cosa?""Sì, verruche, dobbiamo toglierle assolutamente subito o si espanderanno sempre più!""Hmh...ok"Avrei forse dovuto preoccuparmi quando, oltre alla bomboletta per la crioterapia*, il dottore si è fatto passare il bisturi elettrico. O forse mi sarei dovuta preoccupare ancor più quando ho iniziato a sentire quell'odore di barbecue che aleggiava nella stanza, e con tutta probabilità proveniva dalla mia faccia. Ma non mi sono preoccupata, incosciente che non sono altro. Ho fatto pure la coraggiosa! Mezz'ora e un pò di pizzicorini dopo, usciamo dallo studio. Non ci sono specchi, ovviamente."Mamma, si vedono dei segni?""Ehm...hmh...un poch...""Ma poco?""ehemm...hmhm..hhm...vabbè dai, ora che andiamo in macchina vedi tu!"Se n'è lavata le mani, come un novello Ponzio Pilato.Entriamo in macchina, abbasso il parasole, faccio scorrere lo sportelletto sopra lo specchio...Terrore e raccapriccio!!! Sembro la strega di Blair!!! Ho tutta la faccia piena di feritine...mi sento svenire...lasciatemi qui, proseguite senza di me...Non esiste giustizia a questo mondo. Già sono cicciottella, già non sono esattamente una bellezza da copertina...però ho sempre avuto la faccia liscia...potevo fare la pubblicità del fondotinta! Ho capito, Dio ha voluto punirmi per aver pensato che potevo fare la pubblicità del fondotinta!Ma ovviamente non finisce qui. Tutto ciò accade tre giorni prima del mio pranzo di laurea con i parenti, ma riesco a cavarmela con un sapiente lavoro di trucco sopraffino. Non avrò mica letto cosmopolitan per anni per niente?! Poi è ancora maggio, e di mare non se ne parla, che il tempo fa pure schifo.Passa qualche settimana, i segni non ci sono quasi più (quasi!), e devo andare di nuovo dal dermatologo. Vado tranquilla, perchè io non vedo più niente sulla mia faccia. Ma lui mi scruta, si fa passare la bomboletta in silenzio, e comincia a congelarmi la faccia. Esco dallo studio preparata stavolta, ma non abbastanza. Resto ancora più impietrita: sembro affetta da un'acuta varicella. Acutissima.Passano ancora giorni, ma il tempo non è granchè e di mare non se ne parla. Stavolta poi il medico mi prescrive una protezione totale da mettere sempre, due volte al giorno, e di evitare il sole anche per strada. Devo tornarci dopo un mese.Arriviamo così ai giorni nostri. Due giorni fa torno dal nostro amico dermatologo. Ho qualche segno sul visto m[...]



Guerra psicologica

Thu, 29 May 2008 14:07:00 +0000

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pubblicità del gelato carte d'or
pubblicità dell'anticellulite
pubblicità del magnum
pubblicità delle barrette dietetiche
pubblicità del kinder pinguì
pubblicità delle compresse antifame
pubblicità del gelato motta
pubblicità della crema rassodante
pubblicità del gelato sammontana
pubblicità dei costumi scosciati
pubblicità della torta gelato
pubblicità dei bibitoni dimagranti...
come si fa?!



C'è un peter pan in ognuno di noi (in me un pò di più)

Mon, 26 May 2008 15:51:00 +0000

Da anni lo vedevo nelle vetrine, restavo furtivamente ad ammirarlo rapita da cotanta bellezza. Desideravo disperatamente averlo, ma l'angioletto del buon senso mi sventolava davanti la carta d'identità, sottolineando col ditino la veneranda età (nonchè il costo non proprio competitivo). Così ogni volta continuavo per la mia strada, tentando di dimenticare. Poi, di tanto in tanto, entravo in un negozio e lo vedevo, svettante su uno scaffale. Ma con estremo dolore mi accontentavo di sognare, e mi voltavo dall'altra parte.
Finchè, proprio quando credevo di essermi disintossicata, qualcuno è stato così folle da regalarmelo!!! Da due giorni è posizionato orgogliosamente sul mio comodino...e la mia vita non è più la stessa...uhauhauha!! (image)



Un poeta

Wed, 21 May 2008 18:08:00 +0000

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"Furono baci e furono sorrisi, poi furono soltanto i fiordalisi..." F. De André


Non è forse poesia?



Vita da biciclettari

Fri, 16 May 2008 12:22:00 +0000

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Poichè mi sono resa conto che la mia silhouette assomiglia sempre più a quella del tenero, bianco, paffuto ominomisclen (in realtà lo sapevo anche prima ma volevo fare la vaga), mi sono decisa a dare qualche taglio qua e là alle entrate (la parola dieta mi provoca un subitaneo sfogo cutaneo e una spropositata voragine nei meandri del mio essere), ma soprattutto ad aumentare le uscite. Così, oltre al mio amato yoga la domenica pomeriggio ho approfittato del caldo primaverile per iniziare ad andarmene a spasso in bici. Metto su le cuffiette e parto. Mi sento molto Amelie, e questo mi piace molto.
Oggi però era quasi ora di pranzo - e quindi ora di punta - e mi sono resa conto dell'insofferenza dei quattroruotisti verso noi poveri dueruotisti. Un camion mi ha lisciata il fianco, e qualche automobile pure. Pedalavo tranquilla sul bordo esterno della carreggiata e una macchina mi ha quasi mandata a sbattere contro un'altra parcheggiata. Un bmw mi stava per arrotare, per non parlare delle curve: è così difficile da capire che un braccio allungato significa una freccia? Mica ti sto salutando!
Per un istante ho pensato seriamente di non portare a casa la pellaccia...

E' dura la vita dei biciclettari (ecco, più che ciclista, io mi sento biciclettara).



I sogni son desideri

Mon, 05 May 2008 13:28:00 +0000

Quando camminavo per l’università, a volte di corsa andando a lezione, altre volte passeggiando con un’amica, spesso mi capitava di incontrare ragazzi o ragazze appena laureati. Si riconoscevano facilmente dall’abbigliamento, dal seguito di parenti vestiti a festa, dai fiori in mano, ma soprattutto dai sorrisi e dagli abbracci. Pensavo sempre, chissà quando capiterà a me. La vedevo una metà lontana e difficile da raggiungere, soprattutto verso la metà, quando più esami davo e più sembravano mancare.Ma nonostante la difficoltà nello studio la vedevo una cosa “semplice”, fatta di passaggi prestabiliti: finisci gli esami, chiedi la tesi, studi, scrivi, discuti. Seh…non poteva essere.Innanzitutto ci ho messo quasi un paio di mesi solo a farmi accettare la tesi. La prof di teatro a cui volevo tanto chiederla (e per la quale ho passato questo), mi ha poi allegramente svangata. Sembrava avermi detto di sì, invece qualche ricevimento dopo ha elegantemente tentato di deviarmi verso un’altra professoressa. Carina, no?Ho scelto un altro professore, di letteratura e cinema, che mi ha sì accettato la tesi, ma non l’argomento: ci ho messo tre ricevimenti (quasi un mese) e dieci argomenti proposti per trovare l’idea giusta (con l’aiuto di Matteo che ancora ringrazio commossa!). Naturalmente mi sono trovata a condividere la faccenda con mio fratello. Volevamo fare tutt’altro, e ci siamo trovati addirittura con lo stesso professore!Ho poi scoperto che molti dei libri che mi servivano per la tesi erano in inglese: ho dovuto ordinarli in Inghilterra (devo dire che mi sono arrivati prima i libri dall’Inghilterra che da Firenze…), leggerli e tradurli. La sera avevo gli occhi a stelline.Quando ho iniziato a scrivere la tesi ho scoperto che il mio professore non leggeva i capitoli, li sfogliava. Sì, li sfogliava. Ora: o sei supervicky, e ti basta sfogliare un libro con il pollice per saperlo a memoria, o sei uno che non te ne frega un cavolo, e punto. Propendo per la seconda ipotesi. A metà marzo gli diciamo: per fine marzo dobbiamo portarle la tesi finita? Risposta: ma nooooo.Il 26 marzo mi dice: la prossima settimana deve portarmi la tesi finita. Ah, no, non era fine marzo: ERA IL 2 APRILE! La seduta di laurea è l’11 aprile. E io che pensavo di arrivare quasi a maggio. Terrore. In una settimana stendo all’incirca 30 pagine di tesi. Altro che occhi a stelline.Ma la tragedia si sfiora pochi giorni prima della discussione. Vado in copisteria a ritirare la tesi rilegata per portarla dal professore, la guardo e penso “sì, è venuta carin… cazzoooooooooooo”. Un infarto. Sulla copertina campeggia sfacciato il logo dell’Università Tor Vergata. Mi giro verso il ragazzo della copisteria, e gli urlo tra l’isterico e lo sconsolato: “Ma io sto alla Sapienza!!!”. Ci guardiamo per dieci secondi in faccia, sconvolti. Si riprende e mi fa “Un’ora e te la rifaccio!”. Vado in università per cercare di beccare il professore. Naturalmente non lo trovo. Ritorno dopo un’ora e la trovo rifatta, anche se sulla copertina il mio cognome è leggermente sbagliato: la “d” che dovrebbe essere minuscola è diventata maiuscola. Vabbè, me la tengo così. Torno in facoltà e finalmente la consegno.Il giorno dopo arriva una mail del professore: vuole anticiparci la seduta di laurea di un giorno. Questo può accadere un mese prima, non UN GIORNO PRIMA!Terrore e raccapriccio: ormai sono psicologicamente pronta per vene[...]



Ebbene...

Sun, 13 Apr 2008 12:59:00 +0000

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Con la votazione di 106 su 110, venerdì 11 aprile 2008 sono stata dichiarata Dottore in Letteratura, Musica e Spettacolo.
E, da ieri, c'è una fantastica, stupenda, meravigliosa vespa 50 special grigia del 1977 nel mio giardino...che però non so ancora guidare. :)
Troppe emozioni, in soli due giorni!!!

Il resoconto dettagliato del periodo pre-laurea (in cui è successo tutto quello che poteva succedere!!) sarà presto su questi schermi!!! :)



Notte prima dell'Esame

Thu, 10 Apr 2008 18:54:00 +0000

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Certo che me ne sono successe tante in questi ultimi giorni...ma rimando a quando sarà tutto finito. Stasera vi voglio solo ringraziare per l'appoggio, per i saluti e gli in bocca al lupo...per esserci sempre. Domani è il giorno X, e, sapete, sono un pò nervosa.
Vi abbraccio forte, tutti.



Il mio giorno

Fri, 28 Mar 2008 18:07:00 +0000

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Un giorno caldissimo di marzo di cinque anni fa ho messo piede per la prima volta nella facoltà di Lettere e Filosofia. Allora ero molto magra, avevo i capelli cortissimi, portavo dei pantaloni sdruciti, uno stretto giubbotto di jeans e non mi separavo mai dalla mia bellissima sciarpina viola. Non ero lì per me, avevo saltato la scuola per accompagnare una persona. E ricordo che ridemmo molto perchè io mi misi molto disinvoltamente a leggere un libro seduta sul davanzale di uno di quei grossi finestroni, ed ero così perfettamente intonata al posto che tutti si fermavano a chiedermi informazioni su dove fosse la tale aula o il tale esame. Ero orgogliosa di sembrare una studentessa universitaria! E non vedevo l'ora di poter entrare lì dentro senza essere un'intrusa, e di poter dire frasi come "vado in facoltà" o "devo dare quell'esame". Mi sembrava mancasse un'eternità, avrei voluto finire il liceo quello stesso giorno e cominciare a dare i miei esami.
Poi ci sono tornata un giorno di ottobre, emozionata per la mia prima lezione, in un'aula enorme e gremita di gente. E mi chiedevo, dentro di me, quanto ci metterò? E me lo chiedevo ogni volta che andando in facoltà, con il sole di luglio o il gelo di dicembre, vedevo qualche ragazza felice con un mazzo di fiori e tanti parenti e amici intorno: quando toccherà anche a me?
E' stato un cammino lungo e terribilmente faticoso. Mi sono gasata per i 30 e ho pianto di fronte agli ostacoli, mi sono arrabbiata per le scorrettezze e ho goduto delle molte cose che ho imparato. In alcuni momenti, ho creduto di non farcela.
E invece....invece l'11 aprile sarà un giorno importante, sarà il mio giorno. Non so come immaginarlo, non so se sarò nevrotico e stranamente tranquilla, non so se piangerò, non per me ma per la persona che, il mio stesso giorno, finirà questo cammino con me. Non so. So solo che l'11 aprile sarà il mio giorno. Finalmente.