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Sicurezza d lgs 81 2008



D lgs 81 sicurezza sul lavoro HSE



Updated: 2018-04-18T15:07:55.229+02:00

 



Software GDPR

2018-04-18T15:07:55.217+02:00


SOFTWARE PROTEZIONE DATI

Gestisci facilmente analisi dei trattamenti, dei rischi e valutazioni d’impatto. DPIA · Analisi dei Rischi. Procedura guidata assistita per adeguarsi al GDPR Privacy Servizi: Registro Trattamenti, Registro Data Breach, Privacy Impact Assessment, Diritti Interessati.  Devi Essere Compliance con il GDPR. Richiedici una Demo Gratis. Software GDPR · Software Protezione Dati.





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Data Protection Impact Assesment

2018-04-10T15:53:38.388+02:00

Il nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679 – cd. “GDPR”), che sarà direttamente applicabile in tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea a partire dal 25 maggio 2018, ha introdotto, per il tramite delle disposizioni di cui all’articolo 35, l’istituto della “valutazione d’impatto sulla protezione dei dati” o “data protection impact assesment” (cd. “DPIA“). Tale istituto altro non è che un processo volto a descrivere un trattamento di dati personali, valutarne la necessità e la proporzionalità, nonché gestirne gli eventuali rischi per i diritti e le libertà delle persone fisiche da esso derivanti, effettuando una valutazione del livello del rischio e determinando le misure idonee a mitigarlo. Il DPIA va inquadrato come uno strumento essenziale e fondamentale per tutti i titolari e responsabili del trattamento al fine di dar corso al nuovo approccio alla protezione dei dati personali voluto dal legislatore comunitario e fortemente basato sul principio della responsabilizzazione (cd. accountability principle). Un processo di DPIA può riguardare una singola operazione di trattamento dei dati. Tuttavia, si potrebbe ricorrere a un singolo DPIA anche nel caso di trattamenti multipli simili tra loro in termini di natura, ambito di applicazione, contesto, finalità e rischi. Ciò potrebbe essere il caso in cui si utilizzi una tecnologia simile per raccogliere la stessa tipologia di dati per le medesime finalità. Oppure, un singolo DPIA potrebbe essere applicabile anche a trattamenti simili. Il soggetto obbligato ad effettuare un DPIA è il titolare del trattamento con il supporto del DPO, se nominato, e del responsabile del trattamento eventualmente coinvolto. Al titolare del trattamento spetta, quindi, di assicurare che il DPIA venga eseguita assumendosene l’intera responsabilità. Il titolare del trattamento è tenuto a consultarsi con il DPO, qualora designato, e dovrà attenersi al parere ricevuto. Il DPO dovrà monitorare lo svolgimento del DPIA e fornire il suo parere per iscritto che sarà determinante ai fini dell’esito positivo o meno del processo di DPIA.QUANDO LA DPIA E’ OBBLIGATORIA?In tutti i casi in cui un trattamento può presentare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone fisiche. Il Gruppo Art. 29 individua alcuni criteri specifici a questo proposito:– trattamenti valutativi o di scoring, compresa la profilazione;– decisioni automatizzate che producono significativi effetti giuridici (es: assunzioni, concessione di prestiti, stipula di assicurazioni);– monitoraggio sistematico (es: videosorveglianza);– trattamento di dati sensibili, giudiziari o di natura estremamente personale (es: informazioni sulle opinioni politiche);– trattamenti di dati personali su larga scala;– combinazione o raffronto di insiemi di dati derivanti da due o più trattamenti svolti per diverse finalità e/o da titolari distinti, secondo modalità che esulano dal consenso iniziale (come avviene, ad esempio, con i Big Data);– dati relativi a soggetti vulnerabili (minori, soggetti con patologie psichiatriche, richiedenti asilo, anziani, ecc.);– utilizzi innovativi o applicazione di nuove soluzioni tecnologiche o organizzative (es: riconoscimento facciale, device IoT, ecc.);– trattamenti che, di per sé, potrebbero impedire agli interessati di esercitare un diritto o di avvalersi di un servizio o di un contratto (es: screening dei clienti di una banca attraverso i dati registrati in una centrale rischi per stabilire la concessione di un finanziamento).La DPIA è necessaria in presenza di almeno due di questi criteri, ma – tenendo conto delle circostanze – il titolare può decidere di condurre una DPIA anche se ricorre uno solo dei criteri di cui sopra.QUANDO LA DPIA NON E’ OBBLIGATORIA?Secondo le Linee guida del Gruppo Art. 29, la DPIA NON è necessaria per i trattamenti che:– non presentano rischio elevato per diritti e libertà delle persone fisiche;– hanno natura, ambito, contesto [...]



APPROCCIO BASATO SUL RISCHIO E MISURE DI ACCOUNTABILITY (RESPONSABILIZZAZIONE) DI TITOLARI E RESPONSABILI

2018-04-03T12:27:51.723+02:00

Cosa Cambia?Il regolamento pone con forza l’accento sulla “responsabilizzazione” (accountability nell’accezione inglese) di titolari e responsabili – ossia, sull’adozione di comportamenti proattivi e tali da dimostrare la concreta adozione di misure finalizzate ad assicurare l’applicazione del regolamento (si vedano artt. 23-25, in particolare, e l’intero Capo IV del regolamento). Si tratta di una grande novità per la protezione dei dati in quanto viene affidato ai titolari il compito di decidere autonomamente le modalità, le garanzie e i limiti del trattamento dei dati personali – nel rispetto delle disposizioni normative e alla luce di alcuni criteri specifici indicati nel regolamento. Il primo fra tali criteri è sintetizzato dall’espressione inglese “data protection by default and by design” (si veda art. 25), ossia dalla necessità di configurare il trattamento prevedendo fin dall’inizio le garanzie indispensabili “al fine di soddisfare i requisiti” del regolamento e tutelare i diritti degli interessati – tenendo conto del contesto complessivo ove il trattamento si colloca e dei rischi per i diritti e le libertà degli interessati. Tutto questo deve avvenire a monte, prima di procedere al trattamento dei dati vero e proprio (“sia al momento di determinare i mezzi del trattamento sia all’atto del trattamento stesso”, secondo quanto afferma l’art. 25(1) del regolamento) e richiede, pertanto, un’analisi preventiva e un impegno applicativo da parte dei titolari che devono sostanziarsi in una serie di attività specifiche e dimostrabili.Fondamentali fra tali attività sono quelle connesse al secondo criterio individuato nel regolamento rispetto alla gestione degli obblighi dei titolari, ossia il rischio inerente al trattamento. Quest’ultimo è da intendersi come rischio di impatti negativi sulle libertà e i diritti degli interessati (si vedano considerando 75-77); tali impatti dovranno essere analizzati attraverso un apposito processo di valutazione (si vedano artt. 35-36) tenendo conto dei rischi noti o evidenziabili e delle misure tecniche e organizzative (anche di sicurezza) che il titolare ritiene di dover adottare per mitigare tali rischi (si segnalano, al riguardo, le linee-guida in materia di valutazione di impatto sulla protezione dei dati recentemente pubblicate dal Gruppo “Articolo 29” dopo essere state sottoposte a consultazione pubblica. All’esito di questa valutazione di impatto il titolare potrà decidere in autonomia se iniziare il trattamento (avendo adottato le misure idonee a mitigare sufficientemente il rischio) ovvero consultare l’autorità di controllo competente per ottenere indicazioni su come gestire il rischio residuale; l’autorità non avrà il compito di “autorizzare” il trattamento, bensì di indicare le misure ulteriori eventualmente da implementare a cura del titolare e potrà, ove necessario, adottare tutte le misure correttive ai sensi dell’art. 58: dall’ammonimento del titolare fino alla limitazione o al divieto di procedere al trattamento.Dunque, l’intervento delle autorità di controllo sarà principalmente “ex post”, ossia si collocherà successivamente alle determinazioni assunte autonomamente dal titolare; ciò spiega l’abolizione a partire dal 25 maggio 2018 di alcuni istituti previsti dalla direttiva del 1995 e dal Codice italiano, come la notifica preventiva dei trattamenti all’autorità di controllo e il cosiddetto prior checking (o verifica preliminare: si veda art. 17 Codice), sostituiti da obblighi di tenuta di un registro dei trattamenti da parte del titolare/responsabile e, appunto, di effettuazione di valutazioni di impatto in piena autonomia. Peraltro, alle autorità di controllo, e in particolare al “Comitato europeo della protezione dei dati” (l’erede dell’attuale Gruppo “Articolo 29”) spetterà un ruolo fondamentale al fine di garantire uniformità di approccio e fornire ausili interpretativi e analitici: il Comitato è chiamato, [...]



Sicurweb sincronizzazione e startup

2018-03-23T10:20:12.342+01:00

Tramite le interfaccie presenti in #sicurweb HSE, è possibile con gli strumenti presenti, associare e sincronizzare i tuoi servizi in cloud in modo semplice e senza sforzo. Tramite queste 2 opzioni un consulente, un azienda può essere operativo immediatamente!!!!!Cos’è uno start up?Una start up è un processo per l’organizzazione di una nuova Unità Organizzativa. Utilizzando un template (modello XLS) presente in sicurweb, è possibile caricare i dati di tutte le risorse umane, nell’unità Organizzativa e nuove Aziende. E’ un processo che viene effettuato una sola volta.Cos’è la sincronizzazione?In informatica, la sincronizzazione è la problematica dell’ordinamento temporale di operazioni. La sincronizzazione, in sintesi estrema si può definire, come il copiare/aggiornare un file da una cartella ad un’altra, ma in varie modalità:Unidirezionale: dalla cartella A alla cartella B (i file della cartella A vengono confrontati sulla cartella B e aggiornati solo i più recenti). Se sulla cartella B sono presenti ulteriori file, questi vengono mantenuti (stessa cosa per i file più recenti, che non vengono toccati).Bidirezionale: lo scambio dei file avviene tra la cartella A e la B e mantenuti i più recenti di ciascuna (o secondo il criterio scelto da noi), non c’è una cartella di partenza e una di destinazione. Per esempio se lavoro su più computer, e voglio che siano sempre aggiornati. Ho parlato di cartella A e B, ma in realtà molti programmi permettono di utilizzare svariate cartelle contemporanee per la sincronizzazione.Mirroring: La cartella B viene resa uguale alla cartella A, cancellando i file in più, se ce ne sono. Naturalmente ci possono essere svariate opzioni di sincronizzazione (non solo confronto per data, ma per nome, per dimensione, ecc.), così come ci possono essere programmi che eseguono entrambe le cose (sia backup che sincronizzazione).Il servizio di sincronizzazione per Sicurweb puo’ avvenire in 2 modalità:1) Come service: Il cliente invia un file mensilmente per aggiornare i dati2) Tramite un web-service: E’ un sistema software progettato da INFOTEL per supportare l’interoperabilità tra diversi elaboratori su di una medesima rete ovvero in un contesto distribuito. Tale caratteristica si ottiene associando all’applicazione un’interfaccia software (descritta in un formato automaticamente elaborabile quale, ad es., il Web Services Description Language) che espone all’esterno il servizio/i associato/i e utilizzando la quale altri sistemi possono interagire con l’applicazione stessa attivando le operazioni descritte nell’interfaccia (servizi o richieste di procedure remote) tramite appositi “messaggi” di richiesta: tali messaggi di richiesta sono inclusi in una “busta” (la più famosa è SOAP), formattati secondo lo standard XML, incapsulati e trasportati tramite i protocolli del Web (solitamente HTTP), da cui appunto il nome web service.>>>Scopri di piùinfotel d lgs 81 2008 HSE[...]



TRASFERIMENTI DI DATI VERSO PAESI TERZI E ORGANISMI INTERNAZIONALI

2018-03-16T17:51:06.701+01:00

Cosa cambia?In primo luogo, viene meno il requisito dell’autorizzazione nazionale (si vedano art. 45, paragrafo 1, e art. 46, paragrafo 2). Ciò significa che il trasferimento verso un Paese terzo “adeguato” ai sensi della decisione assunta in futuro dalla Commissione, ovvero sulla base di clausole contrattuali modello, debitamente adottate, o di norme vincolanti d’impresa approvate attraverso la specifica procedura di cui all’art. 47 del regolamento, potrà avere inizio senza attendere l’autorizzazione nazionale del Garante – a differenza di quanto attualmente previsto dall’art. 44 del Codice. Tuttavia, l’autorizzazione del Garante sarà ancora necessaria se un titolare desidera utilizzare clausole contrattuali ad-hoc (cioè non riconosciute come adeguate tramite decisione della Commissione europea) oppure accordi amministrativi stipulati tra autorità pubbliche – una delle novità introdotte dal regolamento.Il regolamento consente di ricorrere anche a codici di condotta ovvero a schemi di certificazione per dimostrare le “garanzie adeguate” previste dall’art. 46. Ciò significa che i titolari o i responsabili del trattamento stabiliti in un Paese terzo potranno far valere gli impegni sottoscritti attraverso l’adesione al codice di condotta o allo schema di certificazione, ove questi disciplinino anche o esclusivamente i trasferimenti di dati verso Paesi terzi, al fine di legittimare tali trasferimenti. Tuttavia (si vedano art. 40, paragrafo 3, e art. 42, paragrafo 2), tali titolari dovranno assumere, inoltre, un impegno vincolante mediante uno specifico strumento contrattuale o un altro strumento che sia giuridicamente vincolante e azionabile dagli interessati.Il regolamento vieta trasferimenti di dati verso titolari o responsabili in un Paese terzo sulla base di decisioni giudiziarie o ordinanze amministrative emesse da autorità di tale Paese terzo, a meno dell’esistenza di accordi internazionali in particolare di mutua assistenza giudiziaria o analoghi accordi fra gli Stati (si veda art. 48). Si potranno utilizzare, tuttavia, gli altri presupposti e in particolare le deroghe previste per situazioni specifiche di cui all’art. 49. A tale riguardo, si deve ricordare che il regolamento chiarisce come sia lecito trasferire dati personali verso un Paese terzo non adeguato “per importanti motivi di interesse pubblico”, in deroga al divieto generale, ma deve trattarsi di un interesse pubblico riconosciuto dal diritto dello Stato membro del titolare o dal diritto dell’Ue (si veda art. 49, paragrafo 4) – e dunque non può essere fatto valere l’interesse pubblico dello Stato terzo ricevente.Il regolamento fissa i requisiti per l’approvazione delle norme vincolanti d’impresa e i contenuti obbligatori di tali norme. L’elenco indicato al riguardo nel paragrafo 2 dell’art. 47 non è esaustivo e, pertanto, potranno essere previsti dalle autorità competenti, a seconda dei casi, requisiti ulteriori. Ad ogni modo, l’approvazione delle norme vincolanti d’impresa dovrà avvenire esclusivamente attraverso il meccanismo di coerenza di cui agli artt. 63-65 del regolamento – ossia, è previsto in ogni caso l’intervento del Comitato europeo per la protezione dei dati (si veda art. 64, paragrafo 1, lettera d) ).Cosa non cambia?Il regolamento (si veda Capo V) ha confermato l’approccio attualmente vigente in base alla direttiva 95/46 e al Codice italiano per quanto riguarda i flussi di dati al di fuori dell’Unione europea e dello spazio economico europeo, prevedendo che tali flussi sono vietati, in linea di principio, a meno che intervengano specifiche garanzie che il regolamento elenca in ordine gerarchico:i) adeguatezza del Paese terzo riconosciuta tramite decisione della Commissione europea (si veda art. 44, comma 1, lettera b), del Codice);ii) in assenza di decisioni di adeguatezza della Commissione, garanzie adeguate di natura contrattuale o pattizia che devono essere f[...]



Privacy GDPR

2018-03-14T10:04:12.920+01:00

Privacy GDPR è un software web, per gestire gli adempimenti richiesti dal Regolamento Europeo 2016/679. Privacy GDPR permette a Consulenti Privacy, Aziende, DPO e Enti pubblici, di redigere e tenere aggiornato il registro dei trattamenti per l’attuazione concreta del principio di accountability introdotto dal GDPR. Con GDPRivacy puoi:Archivi– Archivi di base personalizzabili– Gestire codice condotta– Gestire Certificazioni– Inserire i dati Titolare del Trattamento– Inserire anagrafiche sia per interni che esterniTrattamenti– Inserire i trattamenti– Analizzare i Trattamenti– Associare trattamenti a soggetti interni e a responsabili esterni– Elaborare il registro dei trattamenti– Asset (Applicazioni, Database, Archivi che contengono dati personali)– Analisi dei Rischi a norma ISO 27001 (analisi e piano di trattamento dei rischi)– Soggetti Autorizzati– Gestire i trasferimenti di dati personali verso un paese terzo o un’organizzazione internazionale– Import e export Trattamenti in formato XMLStampe– Stampare le informative– Elaborare la D.P.I.A. (valutazione di impatto sulla protezione dei dati)– Nominare i responsabili esterni– Nominare i D.P.O.Sistema di gestione– Scadenzari per Unità Organizzativa– Calendari Scadenze di tutte le unità organizzative– Notifiche via Mail per periodo– Audit Pianificati– Log Accessi e modifiche– Gestione Documentale– Profilazione avanzata– Pagina di accesso personalizzata con dominio personaleRichiedi DEMO GRATUITA Clicca qui!infotel d lgs 81 2008 HSE[...]



CSE: FIGURA A SUPPORTO DELLA SICUREZZA

2018-03-09T12:11:33.852+01:00

Articolo tratto dal documento “A proposito di sicurezza sul lavoro” a cura di Giovanni Miccichè – Funzionario Tecnico Direzione Normazione UNIGli obblighi e le responsabilità della figura del CSE (Coordinatore della Sicurezza in fase Esecutiva), stabiliti dall’art. 92 del DLgs 81/08 e smi, hanno subito nel corso degli anni un’importante evoluzione. Infatti, sentenze di Cassazione hanno attribuito al CSE un ruolo di alta vigilanza tale da assicurare l’applicazione delle procedure lavorative di sicurezza riportate nel PSC (Piano di Sicurezza e Coordinamento) e nei POS (Piano Operativo di Sicurezza) delle imprese esecutrici. Pertanto i POS devono essere attentamente valutati dal CSE prima della loro approvazione con specifica attenzione alle interferenze operative, all’utilizzo di macchine e attrezzature e alle procedure operative per l’esecuzione dell’attività. Ne consegue che il CSE deve conoscere le modalità reali di lavoro, nonché la tecnologia e le attrezzature che possono essere utilizzate per l’effettuazione delle singole lavorazioni. Le norme tecniche, così come le linee guida dell’INAIL, risultano essere uno strumento importante ed essenziale che può supportare il CSE nell’esecuzione dei suoi compiti in quanto definiscono dei requisiti minimi di soddisfacimento dei criteri di sicurezzadi uso di macchine e attrezzature, nonché di scelta dei DPI andando ad integrare quanto già previsto dai disposti legislativi vigenti. Per quanto concerne i lavori in quota, a titolo esemplificativo e non esaustivo, il CSE può avvalersi delle seguenti norme tecniche:• UNI EN 11158:2005 “Dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall’alto – Sistemi di protezione individuale delle cadute – Guida per la selezione e l’uso” la quale supporta il CSE nella valutazione dei seguenti rischi conseguenti i lavori in quota: rischio prevalente di caduta; rischio susseguente alla caduta; rischio connesso ai DPI anticaduta; rischio innescante la caduta; rischio specifico dell’attività lavorativa; rischio di natura atmosferica. L’analisi corretta di tale insieme di rischi determina l’efficacia di adozione di un sistema di protezione dei lavoratori collettivo o individuale e permette al CSE di valutare l’idoneità di un sistema proposto dall’impresa esecutrice nel proprio POS;• UNI EN 13374:2013 “Sistemi temporanei di protezione dei bordi – Specifica di prodotto – Metodi di prova” la quale permette la definizione tecnica del sistemi di parapetti provvisori in funzione delle caratteristiche della copertura e dei sistemi di fissaggio;• UNI 11560:2014 “Sistemi di ancoraggio permanenti in copertura – Guida per l’individuazione, la configurazione, l’installazione, l’uso e la manutenzione” la quale definisce i sistemi di ancoraggi permanenti delle copertur (indispensabili per una corretta manutenzione e per la redazione del fascicolo dell’opera);• UNI EN 795:2012 “Dispositivi individuali per la protezione contro le cadute – Dispositivi di ancoraggio”.Per quanto concerne la valutazione che il CSE deve fare delle attività di scavo risulta indispensabile la conoscenza delle seguenti norme tecniche:• UNI EN 13331-1:2004 “Sistemi di puntellazione per scavi – Parte 1: Specifiche di prodotto”;• UNI EN 13331-2:2004 “Sistemi di puntellazione per scavi – Parte 2: Verifica mediante calcolo o prove”;che permettono di comprendere se quanto proposto e/o realizzato dall’impresa esecutrice risulta essere efficace per la tutela della sicurezza dei lavoratori. In merito ai sistemi di accesso in quota il CSE può fare riferimento anche alle seguenti norme tecniche:• UNI EN 131-1:2015 “Scale – Parte 1: Termini, tipi, dimensioni funzionali”;• UNI EN 131-2:2017 “Scale –[...]



Data controller e Data processor

2018-03-07T11:46:42.585+01:00

L’introduzione del nuovo regolamento generale europeo ha creato qualche problema nella traduzione dei termini, in quanto il termine data controller va tradotto, come stabilito dal Garante italiano, con titolare del trattamento, cioè colui il quale è responsabile per il trattamento medesimo. Questo ha creato qualche confusione col responsabile del trattamento, che invece più correttamente è la traduzione di data processor.• Consenso dell’interessato (Consent): Si intende qualsiasi consenso liberamente dato, specifico, informato ed esplicito mediante dichiarazioni o azioni che implichino un accordo sul trattamento dei propri dati personali.• Titolare del trattamento (Data Controller): L’entità/organizzazione che determina gli scopi, le condizioni e i metodi per il trattamento dei dati personali.• Cancellazione dei dati (Data Erasure): Noto anche come il diritto all’oblio, autorizza l’interessato a far sì che il responsabile del trattamento cancelli i suoi dati personali, cessare l’ulteriore diffusione dei dati e potenzialmente impedire a terzi di elaborare i dati.• Portabilità dei dati (Data Portability): Si tratta dell’obbligo, per i responsabili del trattamento, di fornire all’interessato una copia dei propri dati in un formato che consenta un facile utilizzo nei confronti di un altro soggetto.• Elaboratore di dati (Data Processor): L’entità che elabora i dati per conto del Titolare del trattamento.Uno dei benefici introdotti dal GDPR è quello di uniformare la terminologia a livello Europeo. Lo svantaggio però è quello che dovremmo adeguarci ai nuovi nomi abbandonando l’attuale schema del Dlgs 196/2003, tenendo conto anche della ovvia differenza linguistica.D.Lgs.196/2003 Titolare del trattamentoResponsabile del trattamentoGDPR– Data Controller – Titolare del trattamento– Data Processor – Responsabile del trattamento– Joint Controller – Contitolare del trattamento– Data Protection Officer (DPO) – Responsabile della Protezione dei DatiLa figura del vecchio ‘Titolare del Trattamento‘ corrisponde alla figura del Data Controller del nuovo regolamento, con l’unica differenza relativa all’ambito di applicabilità che è esteso a tutti gli Stati membri.I Data Controller e Data Processor, già presenti nell’attuale normativa italiana, non sono più obbligati ad adottare le misure minime di sicurezza, ma sono tenuti ad “attuare misure tecniche e organizzative” adeguate tenendo conto “dello stato dell’arte e dei costi di attuazione, nonché della natura, del campo di applicazione, del contesto e delle finalità del trattamento, come anche del rischio di varia probabilità e gravità per i diritti e le libertà delle persone fisiche”, di fatto implementando le misure di sicurezza per la mitigazione del rischio. Per dimostrare un adeguato livello di sicurezza e di aderenza allo standard potranno poi aderire ad un “approvato codice di condotta” o uno standard internazionale come le ISO, ancora da chiarire.• Soggetto interessato / soggetto dei dati (Data Subject): Una persona i cui dati personali sono trattati da un responsabile del trattamento o da un elaboratore di dati personali – ossia, qualsiasi informazione relativa a una persona o “data subject”, che può essere utilizzata per identificare direttamente o indirettamente la persona.• Pseudonimi (Pseudonymous Data) – A differenza dei dati personali, gli pseudonimi sono dati personali che possono essere modificati in modo tale che nessun individuo possa essere identificato tramite questi dati (direttamente o indirettamente) senza una “chiave” che permetta di re-identificare le informazioni.• Diritto di accesso (Right to Access): Noto anche come Subject Access Right, autorizza l’interessato a disporre dell’accesso e delle informazioni sui dati personali in possess[...]



Mercato E-Learning

2018-03-06T12:42:52.553+01:00

Mercato E-Learning: opportunità commerciali, tendenze attuali, sfide del mercato e analisi del settore entro il 2022Il  rapporto sul mercato e-Learning analizza le prospettive del mercato per diversi azionisti e aspiranti, identificando i segmenti ad alta crescita, le principali azioni approvate da loro e le recenti progressioni del mercato dell’e-learning. Il rapporto sul mercato eLearning viene preparato dopo i livelli fondamentali di ricerca riguardanti l’industria dell’e-learning.Il rapporto sull’eLearning Industry aiuterà i Major Players e i nuovi entranti a comprendere attentamente il mercato in dettaglio. Queste informazioni incoraggeranno i Major Players a decidere la loro strategia aziendale e raggiungere gli obiettivi di business proposti.eLearning Concorrenza di mercato da parte dei principali produttori / giocatori, con volume di vendite eLearning, Prezzo (USD / unità), entrate (milioni di dollari) e quota di mercato per ciascun produttore / giocatore; i migliori giocatori tra cui : K12 Inc, Pearson, White Hat Managemen, Georg von Holtzbrinck GmbH & Co. K, Bettermark, Scoyo, Languagenut, Beness Holding, Inc, New Oriental Education & Technology, XUEDA, AMBO, XRS, CDEL, Ifdoo, Yingding, YY Inc .L’ambito del rapporto sul mercato eLearning è il seguente:·         Definire e segmentare il mercato dell’eLearning·         Analizzare e prevedere le dimensioni del mercato e la quota di eLearning, in termini di valore e volume ($)·         Fornitura di materie prime e informazioni sui consumatori a valle sono fornite nel rapporto sull’eLearning Industry.·         Previsioni di mercato dal 2017 al 2020 , compresi i volumi di mercato, Valore ($), Il consumo è fornito dalle regioni, dai tipi e dalle applicazioni.Sulla base del Prodotto , il rapporto sul mercato di eLearning visualizza la produzione, le entrate, il prezzo, la quota di mercato e il tasso di crescita di ciascun tipo : Istruzione supplementare primaria e secondaria, Preparazione al test, Certificazione online e online, Istruzione superiore, Apprendimento linguistico e Casual.Sulla base degli utenti finali / applicazioni , il rapporto sul mercato eLearning si concentra sullo stato e le prospettive per le principali applicazioni / utenti finali, volume delle vendite, quota di mercato e tasso di crescita per ogni applicazione, tra cui: K 12 Studenti, Studenti universitari, Cercatori di lavoro, Professionisti del lavoro.Il rapporto sulla ricerca di mercato di eLearning sarà utile per:·         Nuovi partecipanti / investitori·         Venture Capitalist e Private Equity·         Analisti e pianificatori strategici·         Produttori, fornitori e distributori di eLearning·         Organizzazioni governative di regolamentazione e di ricerca·         Investimenti Imprese di ricerca / Associazioni·         Industrie di destinazione finaleE molti altri…Alcune delle domande chiave risposte in questo rapporto:·         Quale sarà il tasso  di crescita del mercato  dell’eLearning nel 2022?·         Quali sono i fattori chiave che guidano il mercato globale dell’e-learning?·         Chi sono i pri[...]



Igienista industriale

2018-03-02T17:50:51.743+01:00

Articolo tratto dal documento “A proposito di sicurezza sul lavoro” a cura di Giovanni Miccichè – Funzionario Tecnico Direzione Normazione UNIL’igiene industriale è la disciplina che si occupa di individuare e valutare i fattori di natura chimica, fisica e biologica derivanti dall’attività lavorativa e presenti all’interno e all’esterno degli ambienti di lavoro, al fine di definire strategie per la loro eliminazione e bonifica: fattori che, da soli o in combinazione, possono generare effetti nocivi sulla salute sino a favorire nel tempo l’insorgere di vere e proprie malattie professionali. L’igiene industriale è dunque una disciplina fondamentale che richiede figure con specifiche conoscenze e competenze qualificate. Allo scopo di definire in maniera rigorosa tali requisiti, nell’ambito della Commissione Sicurezza, è stato istituito un gruppo di lavoro allo scopo di elaborare il Progetto di norma U5000C170 “Attività professionali non regolamentate – Igienista industriale – Requisiti di conoscenza, abilità e competenza”.Al gruppo hanno partecipano soggetti istituzionali quali l’INAIL, alcune delle associazioni più rappresentative del settore (AIAS Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza; AIDII Associazione italiana igienisti industriali; SIMLII Società Italiana Medicina del Lavoro e Igiene Industriale) e importanti organizzazioni del mondo dell’impresa e del lavoro (Federchimica; CNA; Ordine degli ingegneri Provincia di Milano; UIL). La norma traccia un percorso di conoscenze di base, sia teoriche che pratiche, che individuano le caratteristiche di questa specifica e cruciale figura professionale nello schema normativo del quadro europeo delle qualifiche (il cosiddetto European Qualifications Framework – EQF); ciò a garanzia di un quadro omogeneo e comune a livello comunitario. Ai fini di una rigorosa definizione del profilo professionale, la norma definisce compiti comuni, cioè espletabili da qualsiasi igienista industriale indipendentemente dal proprio profilo specialistico, e compiti specifici, espletabili in funzione del proprio profilo e livello di conoscenze e competenze acquisite. Tenuto conto della variabilità di differenti aspetti (percorsi di formazione, competenze soggettive, modalità e criteri di esecuzione della prestazione professionale, ecc.), la norma distingue i seguenti due profili specialistici, benché essi non siano separabili in senso assoluto o incompatibili tra loro:a) igienista industriale specializzato nel campo degli agenti chimici e biologici;b) igienista industriale specializzato nel campo degli agenti fisici; si precisa che la norma si limita agli agenti di rischio rumore, vibrazioni, microclima, radiazioni ottiche artificiali, radiazioni ottiche naturali, campi elettromagnetici, atmosfere iperbariche, lasciando ad altri riferimenti legislativi e tecnici la gestione di altri fattori di rischio (cfr. radiazioni ionizzanti).In entrambi i casi, è previsto un “livello base” comune, un “livello esperto” e un “livello senior”, specialistici per i due profili sopra individuati. L’igienista industriale di “livello base” deve saper eseguire un’analisi iniziale per tutte le tipologie di rischio presenti in una realtà lavorativa e che prevedono: raccolta delle informazioni su processi, operazioni, macchine, attrezzature e organizzazione del lavoro; individuazione dei fattori di rischio; formulare ipotesi sulle fonti di generazione dei fattori di rischio nell’ambiente di lavoro e di vita e sulle loro modalità di propagazione; valutare le possibilità reali o potenziali di esposizione negli ambienti di lavoro e di vita a fattori di rischio; supportare il datore di lavoro o il committente circa l’interpretazione e l’applicabilità delle normative nazionali, comunitarie e internazionali, [...]



Il manager HSE

2018-02-27T14:46:52.059+01:00

Articolo tratto dal documento “A proposito di sicurezza sul lavoro” a cura di Giovanni Miccichè – Funzionario Tecnico Direzione Normazione UNINel corso del 2016 sono state avviate le attività del GdL 68 con l’obiettivo di predisporre la norma: “Attività professionali non regolamentate – Figure professionali in ambito HSE (Health, Safety, Environment) – Requisiti di conoscenza, abilità e competenza”. La decisione di normare questo tipo di figure professionali e in particolare quella del manager HSE nasce dalla necessità di definire, per figure già largamente presenti in Italia e all’estero che si occupano di temi complessi e delicati come quelli della prevenzione della sicurezza e della salute di chi lavora e della tutela dell’ambiente, dei riferimenti certi e oggettivi in termini di livelli di competenza e di qualità professionale. L’ulteriore e più ambizioso obiettivo del GdL 68 è che, attraverso questa attività di regolamentazione, sia possibile influire in modo significativo sullo sviluppo dei valori fondamentali della sicurezza, della salute e dell’ambiente e contribuire in modo concreto a far fare al nostro paese un salto di qualità nella loro concreta attuazione.Le attività del GdL si sono incentrate sulla figura del manager HSE, una figura di carattere manageriale presente in modo diffuso in Italia e all’estero nell’ambito di aziende e organizzazioni medio grandi che, grazie alle proprie specifiche competenze, rappresenta il riferimento per il coordinamento, la consulenza e il supporto gestionale relativamente all’implementazione e integrazione dei processi legati alla salute, alla sicurezza e all’ambiente, con l’obiettivo di concorrere all’efficienza complessiva dell’organizzazione nella quale opera. La figura del manager HSE può anche operare nell’ambito dei servizi consulenziali soprattutto nel caso di PMI che hanno la necessità di una figura professionale in grado di affrontare, dal punto di ,vista tecnico e gestionale, i diversi ambiti HSE in modo integrato e quindi efficiente ed efficace, ma che non possono inserire stabilmente una tale figura nel proprio organico. Il manager HSE potrà avere livelli diversi di esperienza e di responsabilità in relazione al contesto in cui si trova ad operare (ad esempio in organizzazioni con diverso livello di complessità organizzativa e/o tecnologica) e svolgere compiti che possono essere a prevalenza gestionale-strategica o gestionale operativa. Nella realtà, si assiste a situazioni molto eterogenee tra loro, nelle quali la distribuzione tra compiti gestionali-strategici e gestionali-operativi varia a seconda delle caratteristiche delle organizzazioni, del contesto in cui esse operano e della loro cultura organizzativa in materia HSE. Il manager HSE, in funzione dei propri compiti e attività prevalenti, supporta l’organizzazione sia nella definizione della strategia aziendale/ imprenditoriale, anticipando i rischi delle diverse alternative decisionali, sia nella gestione operativa delle misure di prevenzione e protezione per i lavoratori, della tutela dell’ambiente e del patrimonio aziendale, coerentemente con le normative vigenti e le procedure e linee guida dell’organizzazione.Sebbene l’articolazione ultima dei compiti e delle relative attività alle quali questa figura professionale deve far fronte dipenda dalle caratteristiche dell’organizzazione nella quale si trova a operare (che possono variare in termini di settore di appartenenza, di processi, di dimensione territoriale, di numero di sedi od unità locali in Italia e/o all’estero, di dimensioni per fatturato o forza lavoro e di risorse economiche disponibili) la norma in preparazione definisce la lista dei compiti e delle attività fondamentali che qualificano questa figura ([...]



Valutazione del rischio chimico occupazionale: focus su normativa e strumenti

2018-02-26T16:19:32.748+01:00

Articolo tratto dal documento “A proposito di sicurezza sul lavoro” a cura di Giovanni Miccichè – Funzionario Tecnico Direzione Normazione UNIIl rischio chimico è ubiquitario negli ambienti di lavoro in quanto i prodotti chimici sono utilizzati in tutte le attività economiche, dall’agricoltura (4,2%) ai servizi (10,5%) ai consumi delle famiglie (17,1%), con una quota preponderante nell’industria (68,2%), dove sono impiegati non soltanto dai lavoratori dell’industria chimica, ma anche da quelli dei settori a valle, quali ad esempio l’industria delle costruzioni, automobilistica, tessile, elettronica, ecc. La valutazione del rischio chimico va predisposta, insieme con l’attuazione delle misure e dei principi generali per la prevenzione dei rischi, preventivamente all’avvio dell’attività in cui vi è eventuale presenza di agenti chimici pericolosi e occorre aggiornarla periodicamente e in occasione di notevoli mutamenti che potrebbero averla resa superata, ovvero quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne mostrino la necessità. Il datore di lavoro effettua innanzitutto un accurato censimento degli agenti chimici presenti sul luogo di lavoro e valuta quindi i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori prendendo in considerazione le loro proprietà pericolose, desumibili dalle schede di sicurezza (SDS) o da altre fonti di letteratura, il livello e la durata dell’esposizione, i quantitativi di prodotti usati, le modalità di utilizzo e gli effetti delle misure preventive e protettive adottate o da adottare.L’evoluzione della normativa, con i regolamenti CE n. 1907/2006, CE n. 1272/2008 e UE n. 830/2015, non ha modificato i criteri per la valutazione del rischio stabiliti dal Titolo IX Capo I del DLgs. 81/2008 e s.m.i., ma ha introdotto nuove modalità di classificazione ed etichettatura degli agenti chimici pericolosi e nuove disposizioni per la SDS che, in casi specifici (eSDS: scheda di sicurezza estesa), ha allegati gli scenari di esposizione che descrivono, per ciascun uso identificato della sostanza, condizioni operative e misure di gestione del rischio. L’utilizzatore a valle deve verificare che il proprio uso della sostanza sia coperto da almeno uno degli scenari di esposizione allegati alla eSDS. La necessità di aggiornamento della valutazione del rischio può derivare dal riscontro di nuovi pericoli o di scenari di esposizione previsti nella eSDS che non comprendano le modalità di impiego degli agenti chimici presenti nelle condizioni operative di lavoro in essere. Se il processo di valutazione preliminare del rischio dà come risultato un rischio non irrilevante per la salute, il datore di lavoro, a meno che non si possa dimostrare con altri mezzi il conseguimento di adeguati livelli di protezione per la salute dei lavoratori, provvede ad effettuare, periodicamente e qualora siano modificate le condizioni che possono influire sull’esposizione, la misurazione degli agenti chimici con metodiche standardizzate o, in loro assenza, con metodiche appropriate, con particolare riferimento ai valori limite di esposizione professionale e per periodi rappresentativi dell’esposizione in termini spazio temporali.La norma UNI EN 689:1997, Guida alla valutazione dell’esposizione per inalazione a composti chimici ai fini del confronto con i valori limite e strategia di misurazione, che è attualmente in fase di revisione finale da parte del CEN/TC 137, fornisce nell’appendice C un criterio formale e nell’appendice D un criterio statistico per confrontare le concentrazioni misurate degli agenti chimici con i valori limite. Molto utilizzati sono anche i modelli di calcolo, almeno nella fase preliminare di valutazione del rischio. Gli algoritmi sono procedure che assegnano un valore[...]



Campi elettromagnetici e radiazioni ottiche: rischio espositivo e percezione del rischio

2018-02-23T15:57:20.278+01:00

Articolo tratto dal documento “A proposito di sicurezza sul lavoro” a cura di Giovanni Miccichè – Funzionario Tecnico Direzione Normazione UNILa valutazione dei rischi correlati all’esposizione lavorativa alle Radiazioni non Ionizzanti di cui fanno parte i Campi elettromagnetici (CEM) e le Radiazioni ottiche artificiali (ROA) trova i suoi riferimenti normativi nel Titolo VIII del DLgs n.81/08. Il recepimento della direttiva sui CEM non è stata cosa facile: una lunga attesa normativa da attribuirsi al percorso affrontato dall’ICNIRP per risolvere il problema del personale sanitario applicato all’attività di Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) ed esposto a valori di campo magnetico statico superiori a quelli inizialmente introdotti nel DLgs 81/08 e, verificare il razionale scientifico alla base dei nuovi Valori Limite di Esposizione (VLE) attualmente recepiti a tutela degli effetti sensoriali e sanitari dell’esposizione ai CEM statici o ELF4. Le nuove linee guida ICNIRP, infatti differenziano tra esposizioni in grado di provocare effetti sensoriali (acufeni, fosfeni, vertigini, nausea) in grado di causare possibili rischi indiretti, ed effetti dannosi per la salute del lavoratore. Tutti i VLE relativi ai CEM sono riferiti esclusivamente alla protezione dagli effetti acuti a breve termine in grado di provocare, ad esempio, fibrillazione cardiaca o, nel caso delle radiofrequenze, surriscaldamento e necrosi dei tessuti esposti; non esistono ancora, infatti, evidenze scientifiche di effetti a lungo termine. Prendiamo ora in considerazione i rischi connessi all’esposizione alle ROA che hanno come organi bersaglio cute e occhio e che possono invece indurre sia effetti acuti che, e questa è un’importante differenza, effetti a lungo termine scientificamente provati.L’Infrarosso (IR) è responsabile di effetti termici acuti (ustione della pelle e/o della cornea) ma anche di effetti a lungo termine: è nota, e da tempo tabellata da Inail, la cataratta del vetraio; anche il visibile (VIS), in caso di intensità elevate può provocare ustioni a cornea, a cristallino e retina. Ma particolare attenzione oggi è per il blu hazard, a causa dell’elevata irradianza spettrale nel blu di molte sorgenti moderne (lampade ad alogenuri metallici o a LED) in grado di provocare danni retinici a lungo termine. La radiazione ultravioletta (UV) può causare danni acuti qualora l’esposizione superi i limiti di dose indicati nel DLgs.81/08; basti pensare alla fotocheratite conseguente a pochi minuti di esposizione a occhio nudo a una saldatrice ad arco o all’ustione cutanea successiva a poche ore di esposizione alla radiazione solare (RS); ma gli effetti a lungo termine possono andare dalla fotoelastosi fino ai ben più gravi e temibili tumori cutanei, primo tra tutti il melanoma.Il numero di individui che si ammala di melanoma cutaneo è purtroppo in crescita: in Italia ogni anno muoiono circa 1.500 persone a causa di questa neoplasia della cute e circa 7 000 persone ne ricevono una prima diagnosi. Lo stesso IARC, che ad oggi classifica nel Gruppo 2B (possibili cancerogeni) i CEM, già dal 19927 classifica di Gruppo 1 (cancerogeni accertati) la RS e dal 20098 anche l’UV di origine artificiale. Se poi consideriamo che l’esposizione all’UV di un lavoratore outdoor (in agricoltura, edilizia, pesca, trasporti, ecc.) può tranquillamente superare, nell’arco di una giornata lavorativa estiva il VLE previsto per le sorgenti artificiali di quasi due ordini di grandezza, ci accorgiamo che esiste un’errata percezione del rischio: pochissime sono ancora le aziende che affrontano nella stesura del DVR il problema dei propri lavoratori outdoor e della loro esposizione alla RS (ricordiamo che la UNI EN 142[...]



I Dispositivi di Protezione Individuale

2018-02-22T17:10:36.371+01:00

Articolo tratto dal documento “A proposito di sicurezza sul lavoro” a cura di Giovanni Miccichè – Funzionario Tecnico Direzione Normazione UNIDal 20 aprile 2016 sono operative le nuove regole europee in tema di dispositivi di protezione individuale (DPI). Infatti è entrato in vigore il Regolamento UE 2016/4251 che apporta diverse novità nel settore. La prima è che ora tutte le nazioni applicheranno gli stessi dettami. L’esperienza acquisita nell’applicazione della precedente direttiva, la 89/686/CEE, ha evidenziato carenze e incongruenze nella copertura dei prodotti e nelle procedure di valutazione della conformità e poiché è necessario che i requisiti essenziali di salute e di sicurezza e le procedure di valutazione della conformità siano identici in tutti gli Stati membri, si è ritenuto opportuno imporre norme chiare e dettagliate, senza lasciare spazio a differenze di recepimento da parte degli Stati. Il Regolamento, che consta di 48 articoli e 10 allegati, disciplina i DPI che sono nuovi sul mercato dell’Unione al momento di tale immissione, vale a dire i nuovi DPI di fabbricanti stabiliti in unione europea e i DPI, nuovi o usati, importati da un Paese terzo. In ogni caso gli attestati di certificazione CE e le approvazioni rilasciati con riferimento alla precedente direttiva rimangono validi fino al 21 aprile 2023, salvo che non scadano prima di tale data; gli Stati membri, inoltre, non ostacolano la messa a disposizione sul mercato di prodotti conformi alla Direttiva 89/686/CEE e immessi sul mercato anteriormente al 21 aprile 2019. L’applicazione del Regolamento comporta alcune modifiche nella verifica dei requisiti fatta dagli organismi notificati nel caso di DPI di seconda e di terza categoria. Inoltre il Regolamento introduce il controllo della produzione per i DPI di prima categoria, che non sono soggetti al controllo da parte di organismi notificati e per i quali il responsabile della verifica dei requisiti essenziali di salute e di sicurezza è il fabbricante stesso.Altra innovazione del Regolamento è che si parla di DPI fatti su misura, adattabili alla persona. I tempi sono ormai maturi per affrontare a livello legislativo non solo il caso dei DPI prodotti in serie, in cui ciascun articolo è fabbricato per adattarsi a un singolo utilizzatore, ma anche quello dei DPI prodotti come unità singole, per un singolo utilizzatore. Ai fini della valutazione della conformità è prevista una procedura in deroga proprio per i DPI prodotti come unità singole per adattarsi ad un singolo utilizzatore e classificati in terza categoria. Le nuove regole comportano un impegno sulle procedure di certificazione per gli organismi notificati ed è possibile che a livello europeo si valuti un rallentamento dell’attività normativa nei prossimi mesi per permettere il pieno adeguamento degli enti e delle strutture interessate al Regolamento. Sul fronte italiano, invece, l’attività di normativa tecnica volontaria è ampia: la sottocommissione “Dispositivi di protezione individuale” è articolata in otto gruppi, di cui sette attivi e uno in fase di costituzione. Il principale impegno di tutti i gruppi di lavoro consiste nel contribuire allo sviluppo delle norme Europee (CEN) e internazionali (ISO). Protezione contro le cadute nei lavori in quota, equipaggiamento personale degli occhi contro radiazioni laser, indumenti protettivi contro il calore e le fiamme, guanti da indossare per proteggersi da prodotti chimici e microorganismi pericolosi e dispositivi di protezione della testa per hockey su ghiaccio sono gli argomenti oggetto delle principali norme pubblicate nel catalogo UNI nel 2017. È inoltre prevista per fine luglio la conclusione dei lavori d[...]



La manutenzione per garantire la sicurezza sul lavoro

2018-02-21T12:21:57.783+01:00

Articolo tratto dal documento “A proposito di sicurezza sul lavoro” a cura di Giovanni Miccichè – Funzionario Tecnico Direzione Normazione UNILa manutenzione ha un ruolo importante per garantire la Sicurezza sul lavoro; la manutenzione, infatti, deve operare in sicurezza e per la sicurezza. Per operare in sicurezza deve innanzitutto rispettare quanto previsto nel Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, oggi aggiornato al maggio 2017, comprendente il DLgs 81/08 e il DLgs 106/09, ove la parola “manutenzione” è riportata oltre 200 volte. La manutenzione opera in officina o in cantiere (area di lavoro temporaneo) ove sono presenti rischi che bisogna prevenire rispettando le prescrizioni di legge, le normative, le procedure e le prescrizioni aziendali. L’art. 15 del DLgs 81, a tal proposito, elenca le misure generali per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro; in particolare pone l’accento sulla valutazione dei rischi (DVR) presenti nei luoghi di lavoro, sull’esigenza della loro eliminazione o riduzione, sulla riduzione del numero di lavoratori esposti, sull’adozione di dispositivi di protezione collettiva e individuale, sul controllo sanitario. Alle lettere n), o), p), q) dello stesso art. 15 è evidenziata la necessità della formazione dei lavoratori, dei dirigenti e dei rappresentanti sindacali. I lavoratori devono inoltre essere addestrati su come proteggersi, attrezzarsi ed eseguire il lavoro loro assegnato. Ricordiamo inoltre che l’art. 589 del codice penale riguarda la violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro (omicidio colposo), dispositivo che riguarda, in particolare, datori di lavoro(*), dirigenti e loro delegati. La manutenzione inoltre deve operare per la sicurezza dei lavoratori, delle persone e dell’esistente (impianti infrastrutture, immobili, macchine e apparecchiature, ecc.). L’art. 64 del DLgs 81 alle lettere c), e) da chiare indicazioni al datore di lavoro perché provveda a sottoporre i beni a manutenzione e ne indica le finalità:• i luoghi di lavoro, gli impianti e i dispositivi siano sottoposti a regolare manutenzione tecnica e siano eliminati, quanto più rapidamente possibile, i difetti rilevati che possano pregiudicare la sicurezza e la salute dei lavoratori;• gli impianti e i dispositivi di sicurezza destinati alla prevenzione o all’eliminazione dei pericoli siano sottoposti a regolare manutenzione e al controllo del loro funzionamento.È necessario quindi redigere i piani di manutenzione utili per definire gli interventi di manutenzione, durante il ciclo di vita del bene, nel rispetto dei vincoli legislativi e in coerenza con le politiche aziendali. Bisogna quindi individuare gli item critici (relativamente alla sicurezza e alle politiche ed esigenze aziendali) per adottare le politiche di manutenzione che permettano di prevenire i guasti (manutenzione preventiva, su condizione, predittiva) o ridurne al minimo gli effetti con interventi appositi e, conseguentemente, salvaguardare la salute dei lavoratori e assicurare la disponibilità degli asset. Le ispezioni devono essere eseguite con competenza, attenzione e con attrezzature adeguate; gli allarmi, i blocchi e tutti gli altri sensori di controllo devono essere perfettamente funzionanti e ciclicamente controllati, per evitare che un evento insorgente (per esempio una cricca su una linea critica, un’alta temperatura su un circuito di lubrificazione, un’elevata vibrazione o rumorosità su una macchina rotante, ecc.) produca danni a persone e cose. L’intervento di manutenzione deve essere efficace poiché una non corretta o inefficace manutenzione può compromett[...]



Sicurweb rischio chimico on line

2018-02-20T10:20:58.995+01:00

SICURWEB propone totalmente on line la valutazione dei rischi derivanti dall’utilizzo di agenti chimici pericolosi con la classificazione del REGOLAMENTO (CE) N. 1272/2008 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 16 dicembre 2008. Aggiornato al regolamento CLP e con aggiornamento 2016 dell’algoritmo MOVARISCH. Sono oggetto della valutazione tutte le attività lavorative che comportano la presenza di agenti chimici ossia ogni attività lavorativa in cui sono utilizzati agenti chimici, o se ne prevede l’utilizzo, in ogni tipo di procedimento, compresi la produzione, la manipolazione, l’immagazzinamento, il trasporto o l’eliminazione e il trattamento dei rifiuti, o che risultino da tale attività lavorativa. Sarà possibile creare n-revisioni con relativi reparti e valutazioni per ogni azienda/sede/unità produttiva inserita nel BACKOFFICE.PRINCIPALI FUNZIONALITÀ:Archivi di base di circa 3000 agenti chimici classificati, elencati nel REGOLAMENTO (CE) N. 1272/2008 del 16 dicembre 2008 e REGOLAMENTO (CE) N. 790/2009 del 10 agosto 2009. Gli archivi possono essere modificati e implementati ulteriormente dall’utente.Archivi di base: Indicazioni di Pericolo, Consigli di Prudenza, DPI: tabelle utili per creare nuovi agenti chimici.Importazione guidata da foglio excel degli agenti chimici da inserire negli archivi di base. Il template excel tabellato e dimensionato in modo tale da mappare campi congruenti con i dati dell’applicativo, scaricabile on line dal sistema.Valutazione rischio Irrilevante o NON Irrilevante per la salute.Stima rischio salute: per la valutazione del rischio per la salute è stato utilizzato il modello MoVaRisCh, presentato dalla Regione Emilia Romagna, che è basato su semplici algoritmi e può essere utilizzato per effettuare la valutazione del rischio da agenti chimici pericolosi, per attività che comportino basse esposizioni per i lavoratori.Valutazione rischio: Basso NON basso per la sicurezzaAlgoritmo semplificato per la stima del rischio potenziale di incendio-esplosione proposta da I.N.R.S (Institut de ricerche et de securitè pour la prevention des accidents du travail et des maladies professionelles), istituto statale francese. Pubblicato sulla rivista dell’I.N.R.S. (Higiène et Securitè du Travail) nel 2005 (riferimento INRS: ND 2233), in collaborazione con il C.N.P.P. (Centre National de Protection et de Prevention).Identificazione processi e fasi operative; per ogni fase operativa andranno inseriti e valutati gli agenti chimici.Algoritmo semplificato per la stima del rischio salute nel caso in cui gli agenti chimici siano il risultato di un processo e non direttamente materie prime.Misure di riduzione del rischio chimico. Gli agenti chimici valutati come NON Irrilevanti per la salute sono in automatico predisposti per dettagliare le misure di riduzione del rischio chimico: eliminazione o sostituzione degli agenti pericolosi, progettazione dei processi lavorativi, controlli tecnici presenti, Misure organizzative, Misure di protezione collettiva alla fonte, ecc.DPI: per ogni agente chimico valutato come NON Irrilevante per la salute inserimento dei DPI dagli archivi di base.Programma degli interventi di MiglioramentoStampa del Documento di Valutazione dei Rischi per utilizzo di agenti chimiciStampa della valutazione di ogni singolo agente chimicoStampa elenco agenti chimici presenti nella fase operativaRICHIEDI DEMO SENZA IMPEGNO!infotel d lgs 81 2008 HSE[...]



Rischi Specifici Online di Sicurweb

2018-02-16T11:53:52.778+01:00


(image) La valutazione dei rischi è la valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza. Valutare i rischi all’interno di un’azienda vuol dire prendere in considerazione tutti gli aspetti definiti dalla normativa e soprattutto le misure da attuare obbligatoriamente per ridurre tali fattori di rischio. Sicurweb di INFOTELSISTEMI propone una suite modulare WEB, assolutamente completa per la gestione delle problematiche relative alla valutazione dei rischi specifici presenti nei luoghi di lavoro secondo quanto stabilito dal D.Lgs. 81/08. Tutti i moduli che compongono la suite sono specifici e indipendenti, ma allo stesso tempo dialogano tra loro scambiandosi informazioni e trasferendosi azioni.









Sicurweb - Modulo Audit

2018-02-15T15:42:29.183+01:00

Il sistema software web-cloud propone totalmente online il modulo AUDIT per la pianificazione e gestione degli audit per la rilevazione dei dati necessari per la valutazione dell'efficienza ambientale, della sicurezza e della qualità. Il modulo integrato tra salute, Sicurezza, Ambiente, Qualità, Energia e Sicurezza Alimentare, gestisce un sistema di monitoraggio e controllo da parte di tutti i dipendenti a diversi livelli.Le principali funzionalità sono: Settaggi aree e reparti,Settaggi sistemi auditati, Settaggi checklist con struttura divisa in campo e riferimento e domande, Profilazione verticale per tipologia di audit, i responsabili gestiranno soltanto gli audit di propria competenza (esempio solo qualità oppure solo ambiente, ecc.), Profilazione e gestione auditor e co-auditor, Profilazione e gestione responsabili del sistema auditato, Calendario AUDIT: pianificazione mensile degli audit con allert e scadenzario, Protocolli AUDIT divisi per HSE, Energy e Foodquality, Gestione del report di audit con segnalazioni e apertura azioni correttive/preventive, Stampa report di audit in pdf, Checklist in automatico associate ad area/reparto/sistema auditato, Creazione e gestione azioni correttive e preventive con verifica attuazione e efficacia, Scadenzario azioni correttive/preventive ancora aperte e report tempi rispettati, Gestione chiusura dell’audit, Invio automatico di email ai responsabili e auditor/coauditor, Gestore notifiche per gli audit pianificati, email ogni primo del mese in base al calendario degli audit, Gestore notifiche per le azioni correttive/preventive scadenzate in fase di attuazione, Video Player.Gli audit interni sono una forma di autocontrollo dell’organizzazione, per mezzo dei quali si misura sia il grado di risposta dei diversi settori alle disposizioni relative al SGSL che l’efficacia delle scelte fatte. L’attuazione sistematica e documentata del processo di Audit interno è lo strumento per pianificare e verificare periodicamente l’attuazione del sistema di gestione, la sua idoneità ed eventuali necessità di integrazioni e correzioni.Clicca qui e scopri l'interno mondo di SICURWEB!infotel d lgs 81 2008 HSE[...]



Software HSE in Cloud

2018-02-14T15:37:17.017+01:00


Software Infotel è un sistema software HSE in cloud per la gestione e il controllo delle procedure organizzative nell'ambito sicurezza e qualità (S.G.S.L). Nostro costante obiettivo è diffondere a ogni livello organizzativo una crescente cultura aziendale HSE, espressa in special modo da chi ricopre ruoli e responsabilità chiave, e che sia in grado di contribuire e di rafforzare i legami e le sinergie tra le diverse sedi e business unit. L’infrastruttura è basata su un’architettura client-server in cui la parte server è accessibile in cloud mentre come client è necessario avere un comune web browser: sono supportati i browser Internet Explorer (9+), Google Chrome (25+), Mozilla Firefox (20+), Microsoft Edge. Inoltre il sistema è modulare e rivolto alle Medie e Grandi aziende, Enti Pubblici e Privati, liberi professionisti, centri di formazione e a tutti i soggetti che rientrano nel campo di applicazione di adozione e attuazione di un modello organizzativo.





Illuminazione dei posti di lavoro

2018-02-13T10:36:06.095+01:00

Articolo tratto dal documento “A proposito di sicurezza sul lavoro” a cura di Giovanni Miccichè – Funzionario Tecnico Direzione Normazione UNIL’illuminazione dei posti di lavoro è importante per garantire la sicurezza e il benessere dei lavoratori. Le norme che trattano tale argomento riguardano l’illuminazione dei posti di lavoro in ambienti interni e ambienti esterni. Per motivi di spazio ci limitiamo a considerare i soli posti di lavoro interni. Per questi ambienti ci sono tre diverse norme: UNI EN 1837:2009 “Sicurezza del macchinario – Illuminazione integrata alle macchine”, UNI EN 12464-1:2011 “Luce e illuminazione – Illuminazione dei posti di lavoro – Posti di lavoro in interni”, UNI 11665:2005 “Valutazione dell’abbagliamento molesto con il metodo UGR”. La UNI EN 1837 illustra, attraverso disegni esplicativi, come disporre le sorgenti luminose così da garantire una buona illuminazione delle aree di lavoro in macchine operatrici. La norma UNI EN 12464-1, specifica i requisiti illuminotecnici per i posti di lavoro interni con lo scopo di garantire il confort e la prestazione visiva delle persone con normali capacità visuali. Non specifica i requisiti illuminotecnici riguardanti la sicurezza e la salute dei lavoratori. Sebbene il rispetto dei requisiti illuminotecnici della presente norma, soddisfi generalmente i requisiti di sicurezza, è necessario fare riferimento anche a quanto riportato nei regolamenti europei o nazionali e leggi specifiche dei singoli paesi. All’interno di un locale possono essere presenti compiti visivi diversi che richiedono, ovviamente, diversi livelli d’illuminamento nella specifica area dove essi vengono svolti. Il valore dell’illuminamento prescritto è riportato in apposite tabelle nel punto 5 della norma. Oltre all’illuminamento dell’area del compito visivo, la norma dà prescrizioni per altre due aree: l’area immediatamente circostante e l’area di sfondo. Gli illuminamenti di queste due aree sono legate al valore prescritto per l’area del compito visivo. I valori di illuminamento dell’area immediatamente circostante sono quelli della tabella qui sotto riportata, mentre l’illuminamento medio dell’area di sfondo deve essere =1/3 di quello dell’area immediatamente circostante: Le uniformità di illuminamento U02 sono definite nelle tabelle al punto , per le aree dei compiti visivi, è =0,4 per le aree immediatamente circostanti e =0,1 per le aree di sfondo. Le interdistanze tra i punti all’interno delle griglie di calcolo sono esattamente definiti usando la procedura descritta nella norma. Per avere un ambiente luminoso equilibrato, è necessaria una corretta illuminazione delle pareti e del soffitto, la norma da prescrizioni per il livello minimo dell’illuminamento medio del soffitto e pareti e le loro relative uniformità U0. Altri due parametri vanno considerati per l’illuminazione dei posti di lavoro in interni: l’illuminamento cilindrico e il modellato. L’illuminamento cilindrico garantisce il riconoscimento visuale, la norma prevede un valore di almeno 150 lx cilindrici medi per ambienti che richiedono un buon riconoscimento visuale come scuole, uffici, sale riunioni ecc. e 50 lx cilindrici medi per gli altri ambienti. Esso è calcolato per tutta l’area del locale in piani ad altezze dal pavimento di 1,2 m per persone sedute, e 1,6 m per persone in piedi. L’uniformità dell’illuminamento cilindrico deve essere =0,1. L’abbagliamento è un parametro molto importante per garantire un buon ambiente lumin[...]



Creazione oggetti didattici

2018-02-05T15:51:58.921+01:00

CREAZIONE NUOVI OGGETTI DIDATTICIUn LMS (Learning Management System) è una piattaforma e learning, un software per erogare corsi multimediali per la formazione a distanza (FAD) compatibile con lo standard SCORM. Tramite la piattaforma ERUDIO di SICURWEB è possibile erogare qualsiasi tipologia di corso senza limitazioni di nessun tipo, sia attingendo da un catalogo formativo online contenuti didattici completi sia creando in piattaforma nuovi percorsi formativi.Nella sezione Oggetti Didattici della piattaforma e-learning, sarà possibile da parte dell’utente “trasformare” file Power POINT (.ppt, .pptx) direttamente in file tracciabili e temporizzati, da poter utilizzare nel percorso didattico di qualsiasi corso di formazione presente in piattaforma.Oggetto didatticoSicurweb-Piattaforma E-learningUna funzione che semplifica e velocizza anche l’inserimento di un nuovo corso, utilizzando presentazioni, dispense, lezioni in power point, creando con poche operazioni un percorso formativo originale e personalizzato.1 – Nella dashboard del modulo LMS, selezionare la voce Oggetti didattici.2 – Creare una nuova cartella o usufruire di cartelle già presenti.3 – Inserire un nuovo oggetto didattico, inserendo il titolo e scegliendo come tipologia PPT/PPTX.4 – Caricare il file e settare i parametri di auto-scorrimento, tempo di attesa minimo tra slide, recupero ultima slide e superamento in %.Il file caricato sarà trasformato in un oggetto didattico a tutti gli effetti. Tale oggetto risulterà così tracciabile in piattaforma secondo i parametri inseriti, le slide saranno temporizzate, solo se il corsista raggiunge la percentuale di superamento potrà accedere alla “lezione” successiva.Non si tratta quindi di un file video nè di una dispensa in PDF, ma di un oggetto le cui “slide” hanno un tempo minimo di lettura e di avanzamento, il corsista non potrà “saltare avanti”, ma leggere ciascuna slide per poter proseguire.Nella piattaforma E-learning di SICURWEB, è possibile anche caricare file di tipo SCORM, uno dei requisiti fondamentali richiesti dall’Accordo Stato-regioni.CLICCA QUI PER SCARICARE LA GUIDA!infotel d lgs 81 2008 HSE[...]



Sezione report

2018-01-30T15:27:27.311+01:00

Attraverso l’attività di formazione, i lavoratori possono acquisire le conoscenze necessarie per lavorare in sicurezza. Tutti i lavoratori sono tenuti ad osservare le norme e le altre disposizioni/istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai preposti ai fini della protezione individuale e collettiva. Infatti, un lavoratore che ha ricevuto un’idonea formazione, lavora meglio sia ai fini produttivi che di sicurezza.La formazione dei dipendenti è alla base del sistema di sicurezza aziendale; l’obiettivo di fondo è il “miglioramento” della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro.Il datore di lavoro insieme con il Servizio di Prevenzione e Protezione ha il compito di predisporre ed attuare un programma di formazione ed informazione a tutti i dipendenti in materia di sicurezza che sarà svolto durante l’orario di lavoro. Inoltre, egli ha anche il compito di rendere noto a tutti i lavoratori l’organigramma della sicurezza affiggendolo nei luoghi di evidenza ed di distribuire un opuscolo informativo contenente le procedure di lotta antincendio e di emergenza.E’ quindi importante gestire la formazione aziendale, anche attraverso strumenti informatici, che facilitano l’estrazione dei dati in report e statistiche.Nel modulo Gestionale Formazione di SICURWEB, è presente la sezione report per effettuare filtri e ricerche mirate con estrapolazione in formato excel. Tramite menù a tendina si potranno effettuare ricerche per tipo, range temporale, corso/aggiornamento, corsista, ecc.Le voci presenti nel menù report sono:report corsistireport formatorireport aulereport protocolliFormazione eseguita in aulaNella sezione report formatori si potranno effettuare filtri di ricerca per.corso/aggiornamentotipologia (aula, FAD, pratica, aula/FAD, Aula/pratica, ecc.)inizio corso da-acorsisti (nominativo, azienda)stato (superato/non superato).Nella sezione report formatori si potranno effettuare filtri di ricerca per:corso/aggiornamentoinizio corso da-aformatore.Nella sezione report aule si potranno effettuare ricerche per:corso/aggiornamentotipologia (aula, FAD, pratica, aula/FAD, Aula/pratica, ecc.)convenzionatostato (aperto/chiuso/annullato).Nella sezione report protocolli si potranno effettuare filtri di ricerca per:corso/aggiornamentocorsisti data emissione protocollo da-adata superamento da-a.Infine nella sezione Formazione eseguita in aula si potranno effettuare filtri di ricerca per:Società e sedeStrutturaPeriodo da-aTipologia (aula o aula/pratica).Il report estrapola le ore di formazione eseguite in aulaLe ricerche sono visualizzate tramite tabelle ulteriormente filtrabili.>>>Scopri di piùinfotel d lgs 81 2008 HSE[...]



Segnaletica

2018-01-26T15:45:54.641+01:00

Articolo tratto dal documento “A proposito di sicurezza sul lavoro” a cura di Giovanni Miccichè – Funzionario Tecnico Direzione Normazione UNIIl gruppo di lavoro della Commissione Sicurezza UNI/CT 042/GL 02 “Segnaletica” è l’attuale versione della Commissione UNI “Segni Grafici e Segnaletica”, presieduta da Francesco Marsili di Enea Casaccia, che, a partire dall’anno 1976, ha sviluppato tutta la serie di norme relative alla segnaletica di sicurezza che hanno poi contribuito al processo di unificazione della stessa su tutto il territorio nazionale. I lavori sono iniziati a fronte delle manifestate necessità di unificazione da parte di alcune grosse società nazionali dell’epoca (Montedison, Italsider, Eni, Snia Viscosa, ecc.). Nel tempo, i segnali definiti dal gruppo specifico della Commissione Segni Grafici e Segnaletica sono stati ripresi prima dal DPR 524/19821 poi dal DLgs 493/962 e, per ultimo dal Titolo V del DLgs 81/2008. Uno dei principali compiti di cui si fa carico ancora oggi il Gruppo di lavoro di UNI consiste nello studiare e proporre segnali che sono richiamati nella legislazione, ma non sono unificati (per esempio il segnale di “divieto di oliare organi in movimento” già nel DPR 547/553 e ora nel DLgs 81/2008 ovvero la norma UNI 7545-32 “Segni grafici per segnali di pericolo – Parte 32: Ambienti confinati”). I richiami alle norme UNI relative alla segnaletica di sicurezza sono contenuti anche nella Circolare del Ministero del Lavoro n. 304 del 16/07/2013 necessaria per affrontare i dubbi creati sul mercato dalla sponsorizzazione di questa norma internazionale come norma di riferimento per assolvere gli obblighi prescritti per la segnaletica.La sequenza da rispettare è:1. ottemperare ai disposti del Titolo V del DLgs 81/2008 e dei rispettivi allegati;2. utilizzare, se esistenti, le norme UNI elaborate per le parti legislative non coperte dal Titolo V (esempio segnale di pericolo “Rumore” UNI 7545-22);3. utilizzare i segnali contenuti nella norma UNI EN ISO 7010.Fino all’adozione della norma ISO 7010 da parte del CEN5, per gli organismi di normazione dei paesi aderenti alla UE, l’impiego di questa norma (che è in continua evoluzione) era solo volontaristico con conseguente posizione di astensione da parte dei membri del gruppo di lavoro UNI nelle fasi di aggiornamento in particolar modo perché, a livello legislativo, siamo vincolati dalla direttiva europea 92/58/CEE concernente le prescrizioni minime per la segnaletica di sicurezza e/o di salute sul luogo di lavoro impositiva per gli stessi paesi. Le regole di adozione delle norme EN emanate dal CEN (norme elaborate e accettate da comitati tecnici a cui partecipano tutti i paesi facenti parte della UE) impongono agli stessi paesi l’obbligo di adottarle sostituendo quelle in vigore ovvero quelle che siano in contrasto con le stesse. Ad eccezione delle norme che trattano la Segnaletica di Sicurezza, le norme EN vengono democraticamente elaborate e concordate dai membri che partecipano ai TC (Tecnical Committee). Per la Segnaletica di Sicurezza, invece, a livello CEN, è stato creato un CEN “Sub sector” (CEN/SS F 16 “Graphical symbols”) attraverso il quale, pur non trattandosi di un Comitato tecnico, ma di una codifica di settore, è diventato possibile adottare da parte del CEN alcune norme ISO per le quali non esiste un corrispondente Comitato tecnico CEN.A livello ISO le norme vengono studiate da Comitati tecnici a [...]



Checklist - Modulo Audit

2018-01-24T10:36:06.316+01:00

SICURWEB valuta le conformità/NON conformità aziendali tramite checklist da utilizzare in fase di sopralluogo o in fase di audit aziendale.Nel modulo Audit, sarà possibile creare liste di controllo in base all'area auditata e in base al sistema di gestione auditato (qualità, energia, sicurezza,ecc).A tale scopo posizionarsi sulla dicitura Checklist in alto a sinistra e premete sul comando Nuovo, si attiva una form per l'inserimento del riferimento e del campo.Avendo creato quindi la struttura, si passa alla creazione delle domande costituenti la checklistLa struttura delle checklist potrà essere poi inserita nel report di audit. In questa sezione potranno essere inserite, valutate e infine stampate liste di controllo sulla situazione aziendale. In base all'area e al sistema di gestione inseriti nel report di audit, sarà caricata in automatico la lista di controllo.Per ogni domanda della checklist si potrà inserire le conformità, i risultati, le note.La colonna Conformità serve a indicare se il punto proposto è conforme o meno. Infatti per ogni punto si dovrà settare dal menù a tendina la voce SI, NO oppure Parziale. Per stampare i gruppi e i relativi punti della checklist agire sui comandi posti in alto a sinistra, sarà possibile esportare in formato excel.>>>Scopri di piùinfotel d lgs 81 2008 HSE[...]



Risorse umane

2018-01-22T14:52:27.577+01:00

GESTIONE DIPENDENTINella sezione Risorse Umane di SICURWEB, è possibile inserire l’elenco del personale con i relativi dati anagrafici. L’inserimento dei dipendenti avviene manualmente tramite il comando Nuovo Dipendente; i campi inseriti dovranno essere salvati con il comando salva.SICURWEB per facilitare e velocizzare l’inserimento del personale, soprattutto nei casi di aziende medio-grandi, prevede uno startup da fogli excel.PROCEDURA Selezionare il comando Startup Dipendenti.Cliccare su Select file, si apre la finestra per la scelta del file dal computer locale.Cliccare su Upload file per caricare il file.Se lo startup va a buon fine, il sistema produce un messaggio di importazione avvenuta con successo.Affinchè la procedura sia corretta e per evitare problemi di dati incongrui, è importante scaricare il template predisposto con tutti i dati richiesti dal sistema, agendo sul comando Download file template.Tale file excel è vuoto, va quindi compilato con i dati anagrafici dei dipendenti.N.B.Lo startup della sede consiste nell’importazione da file xls/xlsx dei dipendenti, secondo il formato del file disponibile al download in basso alla schermata di upload.Tale file contiene tutti i dettagli dell’anagrafica disponibile in SicurWeb.Le date devono rispettare il formato: dd/mm/yyyy.I dipendenti verranno inseriti considerando il codice fiscale come discriminante. Qualora fossero presenti più dipendenti con lo stesso codice fiscale, l’ultimo (inteso come definizione nel file excel) avrà la priorità. Non saranno quindi “inseriti” eventuali doppioni.I dati anagrafici dei dipendenti sono raggruppati nelle seguenti sezioni:• AnagraficaCognomenomedata di nascitàcittà di nascità, CAP e provinciasessocodice fiscalenazionalità• ResidenzaIndirizzocittà, CAP e provincia• Recapititelefonofaxe-mail• Medico Curantenominativoindirizzotelefono• Altromatricolatipo di rapporto lavorativotipo di contrattoore lavorate settimanalidata assunzionedata licenziamentodata scadenza contrattoqualificamansionerepartostruttura.>>>Scopri di piùinfotel d lgs 81 2008 HSE[...]