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VINI DAL MONDO. SAPORI DI TRADIZIONI DA SCOPRIRE.



Blog di viaggio nelle culture e nei territori enologici.



Last Build Date: Thu, 16 Nov 2017 05:34:39 +0000

 



NELLA CULLA DELLA VITICOLTURA PRIMORDIALE, NELL'OMBELICO DEL MAR NERO. LA CRIMEA, I SUOI VIGNETI ED I SUOI VINI SUADENTI.

Fri, 23 Nov 2007 07:57:00 +0000

C'è un mare, che dell'elemento mediterraneo rappresenta l'ideale e sostanziale prosecuzione verso l'oriente. Uno strano bacino, che agli osservatori poco avvezzi alle discipline geografiche da l'impressione di un grande lago. Ma solo un disattento e colpevole sguardo può travisare la vera natura del Mar Nero. Un anomalo limes climatico, geografico e culturale, nel quale i fenomeni marini, meteorici ed antropici si intrecciano, si combattono e dialogano, come nell'ideale preludio ai limitrofi orizzonti caucasici.A dispetto del suo aspetto lacustre era molto temuto dai navigatori dei secoli passati, che avevano come riferimento il faro della città anatolica di Trebisonda. Nelle notti buie e burrascose, "perdere la Trebisonda" poteva significare il trovarsi dispersi in un mare insidioso ed inospitale solcato dalle gelide ed indomite correnti provenienti dalla pianura ucraina, abili a rendere le sue acque fredde e scure. Il nome stesso (Mar Nero) pare che sia stato attribuito dai turchi sopraggiunti nell'area per distinguerlo dal meridionale e caldo Mediterraneo, da loro chiamato "Mar Bianco". Con lo stesso criterio, secondo alcuni, pare che siano stati attribuiti anche molti altri topònimi (Nilo Azzurro e Nilo Bianco, la Bielorussia, il Montenegro e l'Albania).Il clima di questo bacino è in alcuni casi temperato, in altre zone più freddo. Ma in particolari situazioni, dove le catene montuose frenano i gelidi venti del nord, il clima si fa decisamente mediterraneo, con caratteristiche temperate e gradevoli, ideali alla viticoltura di qualità. E pare che alcuni dei ceppi originari della vite abbiano proprio avuto origine nelle regioni costiere della Georgia e della Crimea.La Crimea, il cui nome ci evoca guerre antiche e cariche avvincenti. La cui terra si rivela sorprendentemente prodiga di vini dolci e pregiati.I vini di queste terre assumono prerogative antiche, con tendenze diverse da quanto è oramai consolidato nelle enologie occidentali. Difatti, diversamente da quanto avviene per la nostra produzione, la gran parte dei volumi di vini prodotti nell'area è costituita da vini ad alto contenuto zuccherino residuo, ottenuti anche con l'impiego delle anfore nelle fasi di vinificazione ed affinamento.In occasione del vino dei blogger#12, proposto da Marco Cenci, ho pensato di parlare del pinot grigio 2002 dolce (Пiно Грi) prodotto dall'azienda Massandra (Масандра), situata nell'omonima località ucraina. Ho cercato, con molte peripezie, di ottenere alcune bottiglie prodotte da queste azienda, il cui nome suscita molte suggestioni nel cuore di ogni amante del mondo enologico. Quando, finalmente, mi sono arrivati questi oggetti da noi pressoché introvabili non ho potuto resistere da un assaggio.Il fascino del retroterra storico, geografico e culturale che questo vino ha estrinsecato all'assaggio, hanno pienamente ricompensato il disagio di una lunga attesa, ripagandomi con una pienezza di gusto e di aromi di grande eleganza.Questo splendido vino viene ottenuto con uve della cultivar pinot grigio raccolte in vendemmia tardiva, sottoposte a leggero appassimento ed avviate alla vinificazione in anfora. Successivamente, la prelibata bevanda, subisce un periodo di invecchiamento in legno di due anni dopo di che viene destinato all'imbottigliamento ed all'affinamento in bottiglia. Il grado alcolico finale è pari al 13% del volume (senza ricorso alla pratica dell'arricchimento). Il colore è rosso granato, molto caratteristico. Il profumo è molto piacevole e ricorda il miele ed i fiori degli agrumi. Il gusto è pieno e raffinato, molto dolce, bilanciato da una gradevole nota acida, in un connubio tale da renderlo molto adatto come compagno di un pomeriggio di lettura. Ottimo anche abbinato al consumo di dolci a base di frutta. In Ucraina si usa, ad esempio, degustarlo insieme ad uno strudel di prugne (Струдель со сливами). La prova da me fatta mi ha dato soddisfazioni davvero notevoli.Il prezzo??? In Italia non ho parametri economici precisi ma, in Ucraina, viene venduto ad un prezzo di circ[...]



RIBOLLA O REBULA? NON IMPORTA! LA QUALITA' NON CONOSCE FRONTIERE.

Wed, 10 May 2006 22:32:00 +0000

Il Friuli Venezia Giulia è, tra le Regioni italiane, una di quelle che vantano tradizioni enologiche e varietali piacevolmente più ampie. Pur possedendo vitigni e vini rossi di ottima qualità, è con i vini bianchi che questa terra raggiunge i risultati maggiormente rilevanti. A mio modesto parere, tra i migliori bianchi al mondo.Vorrei in questa occasione parlarvi di un vitigno eccezionale, che riesce sempre a suscitare il mio entusiasmo: la ribolla gialla, nota e coltivata anche nella confinante Provincia di Nova Gorica (Slovenia) con il nome di "rebula".La cultivar presenta grappoli dalla forma cilindrica ed acini piuttosto grandi dal colore paglierino. Ha un profumo vinoso e delicatamente floreale, gusto molto morbido e piacevolmente fresco, con lievi sentori tanninici. La ribolla è fonte di bianchi molto completi e strutturati.Tuttavia, per poter parlare con equità di questo vitigno , non posso ridurmi al sia pur grandioso Friuli Venezia Giulia. Questa varietà è infatti diffusa in molti paesi d'Europa (in Portogallo è nota col nome di "ribolha") e non solo... Tuttavia, per non essere dispersivo, parlerò del territorio che del Friuli Venezia Giulia è la naturale ed ideale prosecuzione: il Collio sloveno.La grande storia e le logiche geopolitiche portano spesso dietro di loro conseguenze che gli strateghi ed i Capi di Stato non tengono in considerazione. La seconda guerra mondiale ha lasciato in questi territori, a cavallo tra l'Italia e l'ex-Iugoslavia, ferite molto profonde ed ha creato nuovi confini. Con la firma del trattato di Osimo, stipulato tra Italia e Federazione Iugoslava, la regione carsica si è trovata divisa fra due Stati, facendo si che anche la viticoltura subisse destini diversi: in Italia l'evoluzione produttiva è tecnologica ha portato alla realizzazione di prodotti molto ricercati e di grande eleganza, in Iugoslavia c'è stata una "ibernazione" che, per molti anni, ha mantenuto una piccola vitivinicoltura destinata spesso all'autoconsumo. Il tutto è avvenuto fino ai primi anni novanta, quando una vitalità innovatrice ha risvegliato il settore enologico anche nella neonata Slovenia, conducendo ad un accostamento tra l'antico ed il nuovo, in una virtuosa interazione. Vini moderni, di tendenza, ma con un gusto affascinante e primordiale.Nel Collio goriziano vorrei segnalare la ribolla prodotta da un piccolo produttore, l' "Azienda Agricola Komic" di Lucinico (GO). E un prodotto che manifesta schiettamente tutte le caratteristiche del vitigno, rendendolo il compagno ideale dei primi piatti a base di pesce. Ad un prezzo inferiore ai 10 euri.Nel versante sloveno vorrei segnalare la "Rebula Vipavska Dolina" dell'azienda Slavček, situata nel territorio di Dornberk. E' un vino vero: coltivazione biologica, nessuna pratica di forzatura (ovvero senza somministrazione di fitormoni di sintesi) in vigneto, nessun lievito selezionato, nessun intervento di chiarifica. Secco, persistente e sapido, lo consiglio con piatti di pesce al forno e carni bianche poco elaborate. Ottimo anche con formaggi caprini freschi. Distribuito in Italia dalla Velier. Il prezzo? Intorno ai 16 euri in enoteca. Allora cosa dire? Buona Salute a Tutti!! Pierluigi Salvatore.Nelle foto: racemo di ribolla, vigneto nella regione della Goriška Brda, versioni italiana e slovena della ribolla gialla.[...]