Subscribe: utopie irlandesi
http://utopieirlandesi.blogspot.com/feeds/posts/default?alt=rss
Added By: Feedage Forager Feedage Grade B rated
Language: Italian
Tags:
alla  anni  casa  che  dei  della  dopo  dublino  fare  gli  irlandese  lavoro  mia  mio  nel  nella  più  sono 
Rate this Feed
Rate this feedRate this feedRate this feedRate this feedRate this feed
Rate this feed 1 starRate this feed 2 starRate this feed 3 starRate this feed 4 starRate this feed 5 star

Comments (0)

Feed Details and Statistics Feed Statistics
Preview: utopie irlandesi

utopie irlandesi



questo non è un blog, è letteratura



Last Build Date: Thu, 09 Feb 2017 04:51:10 +0000

 



Solo la storia di un pezzo della mia vita

Mon, 23 Nov 2009 23:18:00 +0000

Sono partito perché mi sentivo un essere che nascondeva dentro di se una perdita, una scomparsa nella quale si rispecchiava il mio personale annientamento. Volevo vivere, essere in mezzo ad altri, ma come in un letargo invisibile. Comunque sono partito, di notte, in aereo, verso il Nord.Sono passati 32 mesi dal mio arrivo a Dublino. Esattamente 12 mesi dal mio ultimo post. E arrivata forse il tempo di fare il punto della situazione e di spiegare come è andata a finire. Ma prima un avviso ai naviganti. Potrà sembrare strano quel che scrivo, ma mi sembra un atto dovuto. Da quando ho dato una svolta intimistica e emotiva al blog ho ricevuto molti contatti dai lettori, alcuni trasformati in amicizie, alcuni in qualcosa di più. Molti hanno continuato a scrivermi anche dopo aver sospeso il blog nell'ultimo anno. Devo dirvelo, perciò: non sono così. Vi ringrazio per avermi attribuito la sensibilità, la tenerezza, l'ironia e tutto il resto. Le mie sono parole. Scrivere è un mestiere facile: scegliere la cosa giusta non costa fatica. Vivere è un'altra storia, piena di errori. Non sto dicendo che quello che vi ho raccontato è frutto di fantasia; i luoghi, le persone, le emozioni che ho descritto sono reali. Quello che cambia tra la mia vita reale e il mio blog è quello che non ho raccontato. Chiunque mi venga a cercare avendomi letto fa una passeggiata verso la disillusione. Per questo rispondo volentieri alle email dei lettori di utopie irlandesi ma non amo incontrare di persona nessuno, frequento soltanto chi non ha mai cliccato su questo blog, ma si è iscritto altrove. Ci vuole poco a coniare una frase che apra il cuore. E' fare qualcosa il vero problema.Che è successo l’ultimo anno? Sono sempre a Dublino, sono sempre nella mia casa nella Old Distillery di Smithfield con i suoi soffitti a volte e i suoi muri in pietra. Ho passato la “probation period” e sono sempre online marketing manager di una azienda irlandese. Ho continuato i miei viaggi in Irlanda e ormai ho visitato tutte le 32 conteee irlandesi meno una. Ho continuato a fare i “viaggi overseas”: negli occidentali paesi dell’est, nella accogliente penisola iberica e nella steppa russa e nelle montagne mongole lunga la transiberiana alla ricerca di sciamani. Ho continuato a scrivere e ho trovato un piccolo e temerario editore interessato  pubblicare le parole che in parte ho scritto in questo blog. Ho fatto corsi di teatro con terrificanti monologhi finali in inglese. Ho imparato a giocare a golf e a fare l'Irish Stew. Ho frequentato corsi di chakra yoga e fatto deliranti sessioni di tribal dance. Mi sono comprato una vecchia Vespa e adoro sentire l’odore del mare percorrendo la Dublin Bay. Continuo ad amare Dublino, l’Irlanda e gli irlandesi.Quali altre novità? Una dolce ragazza irlandese che tenta inutilmente di insegnarmi l'inglese e il gaelico, una fattoria biologica che con alcuni amici vorrei trasformare in ecovillaggio, alcuni amori vitali e tormentati e un mondo intorno a me che continua a cambiare. Non solo negli amici che continuano a lasciare l’Irlanda, ma nel clima generale del paese. A volte mi sento come un passeggero che balla sul ponte mentre la nave affonda sperando che l'imbarcazione non vada a picco troppo presto. Non è questo il luogo adatto per parlare del tracollo dell’economia irlandese. Segnalo solo due dati personali. Crisi economica e disoccupazione. Nella mia azienda quando sono stato assunto io c’erano 32 dipendenti ora siamo rimasti in 27. Nessuno dei 6 licenziati ha trovato lavoro nell'ultimo anno. Crollo dei prezzi. Il precedente inquilino del mio appartamento pagava 1.150 euro al mese, io ho pagato 950 euro per un anno, con il recente rinnovo contrattuale ora ne pago 800.Sono tempi difficili. Non solo per l'economia irlandese. Da qualche mese l’insonnia mi colpisce sempre più spesso, non una o due volte alla settimana, ma anche quattro, cinque volte. Che cosa devo fare quando questo accade? Io faccio lunghe passeggiate aspettando l'alba. Non c’è una persona che penso possa capirmi ab[...]



Ritorno a Dublino

Sun, 23 Nov 2008 16:19:00 +0000

Utopie irlandesi finisce qui. A meno di ripensamenti questo è l’ultimo post del blog, che negli ultimi mesi ho stancamente aggiornato. Ultimi mesi difficili e frenetici dopo un meraviglioso fine inverno-inizio estate. Dopo due mesi a Londra sono tornato a Dublino. La decisione non è stata facile e ho passato diverse tormentate settimane a chiedermi cosa fosse meglio per me. Ora dopo un indispensabile viaggio a Praga, da qualche settimana lavoro come online marketing manager per una azienda irlandese. Il nuovo lavoro è complesso, ma credo di essere un privilegiato nel poter essere ben pagato per lavorare su mie passioni (comunicazione, internet, internazionalizzazione, advertising). Mi sono trasferito in centro a Smithfield dietro Four Courts in un appartamento ricavato da una vecchia distilleria con muri in pietra e il soffitto a volte senza quindi i muri in cartongesso dei nuovi orrendi edifici dublinesi. Ho portato il mio wine cabinet, eliminato la tv, montato una libreria e fatto installare 20Mb di broadband da Ntl in quella che sarà il mio rifugio dalle crisi finanziarie, economiche ed emotive per i prossimi mesi.Dublino non è una città in cui ci si ferma per sempre. Se la mia azienda non mi licenzia o fallisce prima (cosa non impossibile in questi tempi di recessione) il mio piano è di fermarmi per almeno un altro anno e poi continuerò i miei viaggi (il ritorno in Italia è decisamente escluso per i prossimi anni). Ogni tanto bisogna fermarsi e se è pur vero che in un anno e mezzo ho visto più cose dell’Irlanda e di Dublino di tanti nativi ho ancora tanto da scoprire. Ci sono stati momenti positivi e altri negativi nella mia vita irlandese. Momenti che non sempre hanno trovato posto nel blog, ma che non di meno dei fatti raccontati mi hanno permesso di crescere professionalmente e soprattutto come persona. Sono stati mesi divertenti, faticosi, creativi, travagliati, fertilissimi, pieni di fantasia. I primi mesi dal mio arrivo a Dublino sono passati, forse i migliori. Adesso sono finiti, ma nuove esperienze mi aspettano.Le cose cambiano. Quasi tutte le persone provenienti dai più svariati paesi che ho conosciuto nel mio primo anno a Dublino sono andate vie facendomi sentire orfano questa estate, ma ci sono stati nuovi e piacevoli incontri, in particolare di italiani, e ora che ho trovato una mia temporanea stabilità spero di incontrare nuovi compagni e nuove compagne di percorso. Perché riflettendo, quello che è stato veramente importante fino ad ora della mia esperienza irlandese non è stato tanto l’esperienza lavorativa, il migliorare il mio inglese o il vedere nuovi paesaggi ma gli incontri che ho fatto. Se dovessi salvare solo alcuni frammenti del mio anno e mezzo a Dublino, non avrei nessun dubbio a rinchiudere in uno scrigno da portare sempre con me alcuni momenti fondamentali: i viaggi e le interminabili telefonate con Belén, il sabato mattina in camera mia con Marianne che chatta con messenger sul mio computer mentre io leggo pigramente il giornale sul letto, i sinceri abbracci con Emiliano ogni volta che ci si rincontrava, le domeniche pomeriggio passate con la piccola Mairead facendo volare i nostri aquiloni sulla spiaggia o divertendoci nella sala creatività dell’Irish Museum of Modern Art, i concerti nei Jazz club con Daniela, i Saturday International Dinner organizzati con Zyta, le serate trascorse al Winter Garden accocolato con Johanna sul divano a raccontarci la giornata sorseggiando Cabernet e ascoltando Stan Getz e Joao Gilberto.Ma anche gli incontri virtuali spesso trasformati in incontri reali con i lettori di questo blog, parte importante della mia esperienza irlandese. Ringrazio tutti i visitatori magari sporadici e tutti coloro che hanno lasciato un commento contribuendo alla vivacità del blog. In particolare saluto il lettore numero uno Roberto che sono sicuro sopravvivrà alla fine del blog, Anna che ho fatto viaggiare con le mie parole, Markus che ha portato su aspetti più concreti le mie astrazioni, Carlotta che è sempre stata pr[...]



Falls Road, Belfast

Sat, 08 Nov 2008 21:30:00 +0000

Partiamo dalla City Hall. Ci dirigiamo verso nord e attraversiamo Westlink. Il primo segno da cui si capisce di essere entrati in un quartiere “speciale” è il posto di osservazione dell’esercito in cima alla Divis Tower, un luogo tristemente noto nel periodo dei "Troubles" (termine inglese traducibile come “i disordini” indicante il conflitto nordirlandese, che si è svolto tra la fine degli anni '60 e la fine degli anni '90 in Irlanda del Nord e i cui effetti si sono allargati anche all' Inghilterra e alla Repubblica d' Irlanda e che ha causato oltre 3000 morti). Negli anni ’70 le forze dell’ordine occuparono gli ultimi due piani della Divis Tower, che utilizzano tuttora per tenere sotto controllo gli spostamenti della popolazione. Avvicinandoci notiamo i manifesti e le scritte sui muri che chiedono la “smilitarizzazione di Divis”.Una volta superata la Divis Tower, guardiamo alla nostra destra sul lato opposto della via: notiamo l’inizio della cosiddetta Peace Line, una barriera alta 6 metri formata da lamiera ondulata, cemento e catene, che separa da trentacinque anni la comunità protestante da quella cattolica. Eretta nel 1970 come “misura temporanea”, è sopravissuta addirittura al muro di Berlino. Lungo complessivamente 4 Km, la divisione si snoda da Westlink fino alle pendici inferiori della Black Mountain. I varchi presenti rimangono aperti durante il giorno, ma dalle 17 alle 8 quasi tutti i passaggi vengono chiusi. Attualmente a Belfast si contano una ventina di barriere di questo tipo. Le più recenti sono sorte nel 2002 nella zona di Short Strand a East Belfast.Proseguiamo e arriviamo a Solidarity Wall, una serie di murales che esprimono la solidarietà dei repubblicani nordirlandesi nei confronti dei palestinesi, curdi e armeni. Quando passiamo di fronte al graffito di solidarietà alla causa basca, l’architetto mi prende la mano e me la stringe fortissima. A fianco, dopo un graffito di commemorazione di Martin Meehan politico del Sinn Féin e primo condannato al carcere per otto anni in quanto volontario del Provisional Irish Republican Army (IRA), ce n’è uno raffigurante la pubblicità di un “black taxi”. I taxi neri sono taxi collettivi in servizio su percorsi fissi, che partono solo quando sono pieni, per poi far scendere e salire i passeggeri durante il tragitto. I “People’s Taxis” (taxi popolari) furono introdotti negli anni ’70 al posto dei servizi urbani di autobus che erano stati interrotti o soppressi a causa della violenza per le strade al culmine dei Troubles. Le associazioni che gestiscono i taxi sono imprese autogestite che crearono occupazione in quel periodo di grande difficoltà, dando spesso lavoro a ex detenuti che altrimenti non avrebbero trovato lavoro. Gli unionisti sostengono che i profitti dei taxi di Falls Rd servono a finanziare l’IRA.All’incrocio con Sevastopol St sorge la sede del Sinn Féin ("noi stessi" in gaelico), un edificio di mattoni rossi caratterizzato dal famoso murale raffigurante un sorridente Bobby Sand, celebre per lo sciopero della fame che lo condusse nel carcere di Long Kesh alla morte nel 1981 poche settimane dopo essere stato eletto membro del parlamento. Sul muro è riportato una frase famosa dello stesso Sand: “Our revenge will be the laughter of our children”.Superiamo il Ruby Emerald Take-Away di fronte al quale nel novembre del 1995 ha avuto luogo la storica stretta di mano tra il leader del Sinn Féin Gerry Adams e il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. Sulla sinistra sorge il Royal Victoria Hospital che negli anni dei Troubles si è specializzato nella cura di armi da fuoco. Lunga tutta Falls Rd si susseguono murales repubblicani oltre a targhe e monumenti in memoria delle persone morte durante gli scontri. Il vicino quartiere protestante con i suoi murales bellici e monarchici raffiguranti paramilitari in pose plastiche e regnanti incoronati sembra lontanissimo anni luce. E tu capisci da che parte sta il tuo cuore.In Conway St vediamo un vecc[...]



Tra crisi e recessione

Sat, 25 Oct 2008 01:33:00 +0000

(image)
Si ha crisi quando il tuo vicino perde il posto di lavoro. Si ha recessione quando sei tu a diventare disoccupato. Diceva questo il mio vecchio professore di politica economia. E per esperienza devo dire che è vero. Nella Irlanda in recessione ho perso il lavoro, a Londra dove ora mi trovo sono i miei vicini che lo stanno perdendo. Fino a che non deciderò dove fermarmi in queste settimane vivo una sorte di schizofrenia. Da lunedì a giovedì vivo a Londra dove ho iniziato il mio nuovo lavoro. Da giovedì a lunedì torno a Dublino. Tra crisi e recessione.
A Dublino lasciata Winter Garden sono andato ad abitare provvisoriamente poco distante. Gallery Quay sul Grand Canal Square. Camera doppia con bathroom ensuite al modico prezzo di 800 euro, il lussuoso Fresh Supermarket sotto casa e di fronte lo spettacolo dei Docklands. Vista la crisi della mia azienda ad agosto mi sono guardato attorno per eventuale nuovo lavoro a Dublino. Constata la scarsità di posizioni sul mercato locale ho dato uno sguardo oltre il Mar d’Irlanda e ho scoperto che il mio profilo era assai richiesto a Londra. Ho trovato in tempi relativamente brevi un lavoro nella capitale britannica e lasciato il vecchio lavoro irlandese ho iniziato a lavorare a Londra da circa un mese come e-commerce executive. La mia azienda ha uffici a Soho e Chelsea che raggiungo leggendo la mia copia de l'Indipendent con la tube, prima Northern line da Golders Green e poi Piccadilly line.
A Londra vivo nel nord in una cohousing. Ho un piccolo appartamento con mattoni a vista tutto per me in un grosso palazzo vittoriano con pannelli solari, orto bio-dinamico e condivisione di spazi comuni come la sala della musica e la stanza della riflessione. I miei vicini di casa sono eccentrici ecologisti freakettoni come “la regina dei piselli” (“The Queen of the Peas”), una insegnante di matematica in pensione che parla agli ortaggi sostenendo che hanno un anima. O Markus un designer finlandese che ogni giorno al ritorno dal lavoro lavora ad una versione pop del Giudizio Universale di Michelangelo nella lobby dell'edificio.
Vivo con curiosità e perplessità la mia esperienza di vita londinese e non ho voluto abbandonare completamente Dublino. Ho già vissuto a Londra e ho sempre sospettato che sarei tornato a viverci, ma ho come la sensazione che non sia ancora il momento. I mesi che avevo per decidere che fare però sono diventati settimane, poi giorni e tra poco ore. Ad ottobre alcune offerte di lavoro sono arrivate anche dalla Dublino in recessione e pare che qualcuno sia interessato ad assumermi nel ruolo che esattamente stavo cercando. Tenere due case e due residenze tra Dublino e Londra è troppo costoso e faticoso. E il mio boss londinese mi vuole da novembre full time tutta la settimana. E’ arrivato il tempo delle scelte. Nel mentre ho aperto il mio blog londinese.

Pic: St Paul's Cathedral, London
Song: The Aerosmith – Livin’ on the edge
Link: utopielondinesi.blogspot.com



Sturiellet

Fri, 10 Oct 2008 00:27:00 +0000

Estate. L'ospite con i funghiMarco è membro di Servas, un network nonviolento di reciproca ospitalità. Di solito ospita o è ospite non più di un paio di volte l’anno e fa generalmente incontri molto piacevoli e interessanti. Questa estate ospita una simpatica ragazza lappone per un paio di giorni. Nel tardo pomeriggio dopo il lavoro le fa fare un giro per la città. A un certo punto la ragazza si allontana e va in una farmacia. I due tornano a casa e poco dopo per caso Marco scopre di che si tratta: antimicotici ad ampio spettro, una poverina e una pomata. L’ospite nonviolento ha i funghi! Marco condivide lo stesso bagno con la lappone, la lappone va sempre in giro scalza, la lappone dorme nel divano letto di Marco. E se lo contagia? Cosa potrebbe avere? Bisogna chiederglielo? Meglio fare la doccia con le ciabatte? Aprire una coltivazione di funghi? Marco entra in panico e per tre giorni a casa avrà sempre al suo fianco candeggina, lisoform, napisan e brutal, un disinfettante irlandese molto serio.Autunno. La bimba e l’aquiloneMattia ha una amica che ha come vicina una ragazza madre e ogni tanto Mattia e l'amica si offrono di tenerle la domenica pomeriggio la figlia di quattro anni. Una soleggiata domenica Mattia porta l'adorabile bimba in spiaggia a far volare gli aquiloni: il suo acrobatico e quella della bambina statico piccolo di cartoncino/nylon colorato. Dopo crasso divertimento, prima di andare via, quando gli aquiloni sono a un metro da terra Mattia dice alla piccina "butta la spatola per terra come faccio io che l'aquilone cadrà sulla spiaggia da solo". Lei non si fida e lui insiste "fidati ,se lo molli l'aquilone cadrà da solo". Lei titubante molla la spatola e l'aquilone - contro ogni legge della fisica - vola via sopra le nuvole e la bimba comincia a piangere. Mattia si sente un mostro e il giorno dopo va a casa della ragazza madre portando un gigantesco e bellissimo aquilone con colori pastello per la bimba, ma lei non vuole vederlo rivolendo il suo vecchio aquilone di pochi euro. La bimba oramai lo odia!Inverno. La lista Irlandese Massimo vive a Dublino. Appena ha deciso di rimanere a vivere in Irlanda stila una lista: le dieci cose da fare entro un anno. Al settimo posto ha scritto con grande poesia ed eleganza: "bombare una irlandese". Tanto lo sa che è un’impresa disperata. Lui imbranato e senza un fisicaccio che lo supporti. Eppure quando la sua azienda entra in crisi e licenzia una sua ex collega di Limerick cerca di consolare la povera disoccupata e la sera, dopo una serie di bevute devastanti, si sente dire ad un orecchio in un affollato pub cafone dalla irlandese traballante per l'alcol ingurgitato: “Let’s fuck!”. Incredulo accompagna l’irlandese a casa sua. Ora è là stesa sul suo letto senza essere passata per il bagno. Il vestito è stropicciato, i capelli sono sottosopra, la bocca è aperta e umida, alito vodka and tonic, il trucco sparpagliato sulla faccia, i movimenti sono minimi e impercettibili. La ragazza è giovane e bella, la pelle bianco avorio, il collo lungo e affusolato, i cappelli biondi e lisci, le caviglie sottili. Ma da qual giorno l’ex collega sarà ricordata come “the jellyfish”.Primavera. Il vicino feticistaMatteo vive con due belle coinquiline ventenni. E sera e suona il campanello. E' il suo vicino di casa spagnolo che gli chiede se ha del mascarpone (come se tutti gli italiani all'estero avessero una riserva di ingredienti per tiramisù!). Matteo dice di no e lo spagnolo chiede se ha del cheddar (tiramisù con cheddar?). Matteo va in cucina a vedere e quando torna con un bel pezzo di mild cheddar vede il tipo rovistando tra la biancheria sporca da lavare con in mano una mutandina rosa a pochi centimetri dal naso. Ci sono alcuni infiniti secondi di imbarazzo e poi il vicino con ancora le mutandine penzolanti dice "sorry. your flatmates are so nice!". E senza dire altro va via, lasciando Matteo con il cheddar in mano.Pic: Jellyfis[...]



Tutto quello che non vi racconterò

Sat, 20 Sep 2008 20:20:00 +0000

Il mio piede sinistroViaggio nella sanità irlandese. Turismo cimiteriale in IrlandaPiccola guida ai migliori cimiteri irlandesi.Irish MediaTv, radio e giornali in Irlanda. Preferisco la BBC.Utopie e lo sportLa bicicletta in città, la corsa nei parchi, il nuoto in piscina, il calcetto con i colleghi, il trekking nella countryside, il surf nella costa del west, le lezioni di golf. Tutti i modi per produrre endorfine e limitare il girovita.Italiani in Irlanda - Nuovi arriviL'integrato, l'apocalittico, il bamboccione, il blogger, il disintegrato.International Saturday DinnerPrimo regola: mai più di sei. Seconda regola: mai più di due della stessa nazionalità. Terza regola: Chi arriva porta il vino. Quarta regola: vietati i dolci del Centra. Quinta regola: polacchi e italiani welcome con riserva.La festa spagnolaI party in Irlanda. Avessi 10 anni in meno…Viaggio in ItaliaSettembre in Italia. L'effimero della settimana della moda a Milano. Il profondo del festival della filosofia a Modena. Il multiculturale dell'"uto-raduno" in Sardegna.Ireland by trainI più bei tratti ferroviari d'Irlanda. Dublin-Tralee, Belfast-Derry, Dublin-Wexford, Cork-Cobh, Sligo-Carrick on Shannon, Dublin-Drogheda, Galway-Athlone.Il meglio dell’IrlandaThe Green Gallery in Donegal, la Dublino sotterranea, Slieve League nel northwest, Old Church Cemetery a Cobh, Sligo and Mayo contryside, zen garden a Kildare, i pub di Derry, la Mizen Head Peninsula, il Secret Garden a Dublino, la Beara Way nella contea di Cork. Dublino è meglio di LondraPerché un anno fa ho deciso di andare a vivere a Dublino e non a Londra, Barcellona, Helsinki o Amsterdam. Musei a DublinoIl meglio e il peggio. La bacheca con la mosca e il concavo riflessivo.The best of Dublin Il miglior pub, il miglior cappuccino, la migliore toilette, il miglior hamburger, la migliore passeggiata, il miglior ristorante, la migliore crepe, il miglior monumento, il miglior negozio di calzini maschili, il migliore gelato, la migliore casa georgiana, etc.Croste e crostoniIn giro per le gallerie d'arte dublinesi. Quando anche il Merlot dell’inaugurazione è di cattivo gusto. Riti CelticiLungo i sentieri druidi. I matrimoni celtici al St. Anne Park. I riti esoterici a Bru na Boinne. Le sbronze dionisiache. Caro utopie mi scrivi il blog?I più bizzarri messaggi privati arrivati. I post più letti e quelli più ignorati. Le parole chiave con cui si arrivare a utopie irlandesi. Le amicizie nate tramite il blog. E altro ancora.Dublin Fringe FestivalIl miglior festival a Dublino. Come spettatore. Come volontario. Come organizzatore.English in DublinCome migliorare il proprio livello di inglese divertendosi. I corsi di teatro. Le buone letture. Gli scambio interculturali. Le collaborazioni giornalistiche. Gli irlandesiSe li conosci non li eviti.Pic: Surf a Bundaran, SligoSong: Ceoltóirí – CaledoniaLink: www.fringefest.com [...]



A Londra

Mon, 08 Sep 2008 22:41:00 +0000

A Londra. Su un cab, quando la nebbia e i grigi mi riportano alla stagione d’autunno, e al freddo, mi chiedo perché sto fuggendo. Io lo so. Ma sono molte ragioni. Ma sono ragioni che all’esterno appaiono esili e misteriose, mentre per me sono totali e assolute. Vado a Londra, so, perché devo ritrovare la mia terza persona, un fantasma che devo incontrare per continuare a vivere. Vado a Londra per incontrarmi con il mio prossimo lavoro e la mia prossima vita.A Londra. L’ultimo giorno al Winter Garden Jo mi dice “Non puoi continuare ad andare via quando stai male, soprattutto quando i periodi tra una botta e l’altra sono sempre più brevi”. Io dico “Non mi piace affezionarmi alle persone e alle cose e alle stanze, ci rimetto sempre troppo”. Eppure. Come può una ragione così vitale e assoluta apparire talmente fastidiosa che io mi rifiuto di precisarla dicendo solo: “Vado per ragioni personali”? In realtà fuggo per ricapitolarmi. Bisogno di suoni, di stimoli, di complessità. Cerco una città in cui venga offerto il maggior numero di “uscite di sicurezza” ad una condizione di vita sempre più precaria e incerta. Cerco una città con una storia e un futuro non una città di recessione e incertezza.A Londra. Via da una città di smanettoni IT e multinazionali supporto clienti. Via verso le Olimpiadi 2012 e la “New London”. Ora è tempo di crescere e buttarsi nel mondo dell’economia reale abitato da feroci squali e non da dispettosi Leprechaun. E sbranare per non essere sbranati. Dublino mi ha accolto con un largo e caldo abbraccio di comprensione e affetto. Io mi sono fidato di quell’abbraccio e non chiedevo altro perché avevo bisogno che le mie ferite rimarginassero. A Dublino crolli nervosi, intensità emotive ed eccitazioni febbrili si sono succedute e rivoltate con inedita repentinità; e dov’eran trionfi e vittorie, un attimo dopo esistevano solo rovine e macerie. Come il lavoro. All’inizio inutile e alienante. Poi creativo e complesso. Alla fine insicuro. O la casa. Prima delizia. Dopo delirio. Poi armonia. Infine precarietà. O le mie relazioni sentimentali.A Londra. Vagabondo per la città illuminata da un’inedita lucentezza autunnale. Vado a Cranley Gardens e non oso percorrere interamente la via. Mi basta uno sguardo di sfuggita da Old Brompton Road. Sono a pochi metri dalla mia nuova fabbrica di salari. Imbocco senza accorgermi Cranley Gardens dalla parte della Fulham Road. E allora sento un grande respiro d’emozione e mi arresto in contemplazione. Da questa parte della via un campanile sovrasta le case. Allora ho la certezza: la “carriera” e lo “status” sono concetti che mai hanno influenzato le mie decisioni. Io vivo solamente negli spazi delle mie emozioni e ho capito solo ora che qual che ho voluto perdere di certo non mi riapparterrà se non come una maledizione.A Londra. E poi a Dublino a chi importa ormai veramente che resti? A parte un paio di persone. Eppure non ho nessuna voglia di andare a vivere a Londra. Non adesso perlomeno. Dublin why can’t be just more like me?Pic: Cranley Gardens, London, UKSong: Jack Johnson - HopeLink: www.london2012.com[...]



Perfect days

Thu, 28 Aug 2008 11:15:00 +0000

Una giornata soleggiata, delle persone cui vuoi bene, una evento imprevedibile che ti sorprende, una località da favola. Sono tanti i motivi che trasformano una bella giornata in una giornata perfetta. Questi sono alcuni dei miei giorni perfetti irlandesi.Persi nelle isole AranLa ricetta è semplice. Metti un blogger irlandiano. Poi un amico italiano con cui hai condiviso le gioie (poche) e i dolori (molti) della convivenza con dei francesi, un amico di quelli veri, disponibile a darti le chiavi della sua casa di Galway per portarci la ragazza che corteggi o che quando hai problemi con un esame si propone di fare oltre 200 kilometri per venirti ad aiutare a casa tua. E poi un irlandese gentile e generoso, di quelli che vuole farti da guida anche se è la prima volta che passa da quelle parti e che non si stanca mai di offrire il successivo giro di pinte, anche se l’ultimo lo ha offerto lui. Prendi una bank holiday primaverile con un sole caldissimo come in Irlanda non si vedeva da anni. Poi ovviamente le incantate e misteriose isole Aran con i loro labirintici sentieri di terra che serpeggiano tra i piccoli campi separati da una rete di muretti di pietra. Metti l’imprevisto, cioè salire sulla barca sbagliata e invece che sbarcare a Inisheer finire a Inishmaam. E però gustarti l’isola e compiacerti dell’errore. Incontrare stralunati animali da fattoria e irlandesi coraggiosi che si fanno il bagno nel freddo oceano. Trovarsi sulla scogliera rocciosa a picco sul mare tumultuoso dove dalle pareti a strapiombo alte oltre 100 metri compaiono arcobaleni all’improvviso. Fermarsi a mangiare sopra le rocce calcaree salamelle toscane. Poi perdersi e decidere di fare il perimetro dell’isola nella speranza di ritrovare il porticciolo. Commuoversi per il cimitero dei marinai, cioè una distesa di fronte al mare di piccoli cumuli di pietra in ricordo dei naufraghi. Farsi travolgere dalle onde oceaniche. Bersi una birra e prendere al volo l’ultimo traghetto in partenza. Mischiate bene e uscirà una giornata perfetta. Il treno per SligoMi piace la visione laterale della vita che offre il treno. Nessun altro mezzo di trasporto mi permette così meravigliosamente di incontrare me stesso, gli altri e il mondo che mi circonda. I primi mesi in Irlanda mi capitava spesso di prendere un return ticket da Dublino per mete distanti. Lo ho fatto fino a percorrere tutta la corta e costosa rete ferroviaria irlandese. Il day return ticket per Sligo rientra nella categoria “giorni perfetti”. Il treno parte dalla Connelly Station alle 11.05 di una morbida mattina domenicale. Mi siedo su una poltrona vicino al finestrino. Al mio fianco e nelle due poltrone di fronte a me oltre al tavolino non c’è nessuno. Aspetto con curiosità di sapere con chi dovrò passare le oltre tre ore di viaggio. Poco dopo arrivano tre grosse signore con tre grossissime borse. E cominciano a parlare con me come se fossi il loro nipotino. Età media 70 anni. La babbiona uno mi chiama “love”, la babbiona due “son” e la babbiona tre “honey”. Io sono a fianco alla babbiona due (“son”) e alla sua mano affetta da Parkinson. Subito dopo la partenza del treno il panico. La babbiona tre (“honey”) mi chiede di accompagnarla in bagno. Sarà la mia imbranataggine simile a Ciccio/Verdone sarà la somiglianza della babbiona tre con Sora Lella ma mi vedo in una scena di “Bianco, rosso e Verdone”. Per fortuna l’accompagnamento è solo fino al bagno. E non dentro. Dopo pochi minuti le simpatiche vecchiette in libera uscita tirano fuori dalle borse caramelle ma soprattutto lattine di Guinness e bottiglie di Miller. In poche ore se ne scolano 2/3 litri a testa e a me tocca fare compagnia. Alla fine dopo due Miller mattutine semidigiuno arrivo a Sligo brillo e poco interessato a visitare la poco interessante cittadina.Prendo il treno per il ritorno nel tardo[...]



Una calamità ritmica

Mon, 11 Aug 2008 17:54:00 +0000

Be’, cari miei, dovrei esserci abituato! Una cosa periodica! Un avvenimento ciclico! Un terremoto ricorrente! Di più! Un disastro stagionale! Una calamità ritmica! Dieci anni che non riesco dal trip. Un odissea! Un labirinto! E sempre lì che ti aspetta al varco! Un appuntamento immancabile! Non faccio in tempo a fare un progetto che casco lì! La casa! La casa! Voglio una casa! L’ho detto! Un flusso ricorrente! Puntuale come una maledizione! Accidenti!Esco dal Liceo, ho diciannove anni. Vado all’università. Quella di Cagliari. La casa è mia, ma è gigantesca e per pagare mutuo e spese si affitta ad altri studenti. I senzatetto studenti mi invidiano. Eh, la stanza ce l’ho, ma devo gestire una casa da buon albergatore. Arriva di tutto: compari sbruffoni, paranoici che minacciano di bruciarmi la cucina, allergici alla pulizia, amici sinceri, ragazze che si portano un tipo diverso ogni sera, ladri che mi rubano racchetta da tennis e l’anello in corniola di mio nonno, accaniti giocatori notturni di Risiko, ingegneri dal cuore infranto e fancazzisti da un esame all’anno. Sette anni che sono un cancan che non vi immaginereste. Ogni anno facce nuove. Amici di amici di compagni di compaesani dei cugini.Mi laureo e vado a specializzarmi a Roma. Sette mesi a Monte Sacro. Camera matrimoniale con prezzi dublinesi in appartamento condiviso con una torinese collega di corso e una coppia di coreani cantanti lirici che ogni giorno cucinano speziato. E poi un anno in Albania con le Nazioni Unite. Una casa di tre piani con quattro bagni tutta per me a Scutari. Cento dollari al mese, ma acqua e luce solo tre ore al giorno e coprifuoco dopo le nove. Poi i miei viaggi di solidarietà in Costa Rica nei residence a cinque stelle, in Marocco nella casa del sindaco, in Montenegro in albergo con Jacuzzi. Il mio volontariato e i miei campi di lavoro in Turchia, Svizzera, Italia, Albania, Tunisia, Moldova, Olanda, Repubblica Ceca dove, con il mio sacco a pelo, dormo per terra a fianco di insetti e una dozzina di volontari su ruvidi pavimenti di scuole, casermoni o stalle. Ma anche il mio lavoro ecoturistico nel Devon, dove condivido per sette mesi una decadente british house con tre spagnoli.E poi la mia permanenza negli ecovillaggi. Tra gli spirituali a Findhorn in Scozia, tra i permacultori nell’Oxfordshire, tra gli ecumenici a Milton Keynes, tra i buddhisti a Kendal nella Cumbria. Dove i valori sono olismo, inclusività e armonia e non posso neanche andare a pisciare senza condividere la cosa con la comunità. E poi i mesi sulla Riverside Drive nel West Village di New York. Viaggio tanto, ma ho sempre la mia casa di 250 metri quadrati nel quartiere Vecchio Mulino di Cagliari. E la mia Itaca, la mia salvezza di una vecchiaia senza pensione. Ma poi la mia ragazza, forse stanca dei miei viaggi, mi spezza il cuore e mi porta via l’anima e di quella casa di gioie e dolori non voglio più saperne nulla e la vendo ad un prezzo ridicolo. Via da Cagliari, via! Inscatolo i miei libri e i miei CD e via. Sono homeless.Finalmente Milano. La mia amata Milano! Un anno in bilocale nel quartiere Assietta. Ogni giorno treno delle Nord per Cadorna, ma finalmente solo! Doccia alle tre di mattina e divano letto per gli ospiti. Ma poi ci ricasco. Mi innamoro e lascio il mio spazioso bilocale per un sottotetto in via Canonica da dividere in due. Accogliente, centrale e romantico ma troppo stretto per due.Poi l’Irlanda. La casa dei mille post-it con i francesi puzzoni e finalmente Winter Garden con Pippa e Johana, dove la sera si sorseggia vino, si abbassano le luci e si ascolta jazz. Ma le ragazze vanno via a fine mese e rent e bills sono troppo alti per pagarli da solo. Devo cambiare casa. Ora sono a Londra ho fatto qualche interviews e visto qualche appartamento. Visto che la crisi economica irlandese ha colpito la mia piccola [...]



Bisogno di solitudine

Tue, 29 Jul 2008 23:55:00 +0000

Ieri un vicino di casa divorziato nella cui casa ero ospite mi ha detto: “Avevo da fare delle cose per me. Trovo importante potersi occupare di se stessi. Fare le cose esclusivamente per sé”. E apprezzo la sua scelta poiché penso che dedicarsi agli altri, totalmente, tradisca una perversione. Espressioni di carattere morale come “amore per l’umanità” o “amore per gli altri” mi sembrano prive di senso poiché a me - dopo tanti anni di cooperazione internazionale e volontariato - è impossibile in questo momento amare gli altri come un’entità astratta. Io ora voglio amare una sola persona, definitiva, storicizzata, esclusiva presenza nel mondo. Io voglio amare una persona alla volta, e se non voglio barare con me stesso, mi sento esclusivamente di fare questo. Nel mondo esistono gli antipatici, i nemici, gli odiosi, i malvagi. E io non ho assolutamente intenzione di amarli. Poiché non li ritengo esponenti della mia specie, né del mio genere.L’egoismo che osservo nelle altre solitudini però mi appare a volte esagerato. In alcuni diventa vera e propria tirchieria, in altri essenzialità, in altri frugalità o nevrosi di ordine, pulizia, attenzione maniacale per la disposizione abituale delle cose e dei sentimenti. Come se la solitudine, quella accettata e rielaborata, avesse costruito, nel cuore dell’individuo, un atlante di percorsi sbarrati, di strade senza uscita, di sensi unici, di dighe, di barriere antisismiche in modo che qualunque sentimento o oggetto nuovo abbia un percorso prestabilito, all’interno, per vagare senza arrecare danno.Quelle parole del vicino mi hanno incoraggiato, anche io voglio occuparmi di me. Ma poi stasera, mentre Johana la mia coinquilina praghese era sotto la doccia, ho incominciato a preparare dei calici di Messias Porto Vintage e dei piattini di Feta e Olive. E guardando dalla finestra sopra l’acquaio il giardino d’inverno interno, mentre riflettevo sulle caratteristiche della case irlandesi con piccole cucine, ho avvertito, alle mie spalle, la presenza della mia coinquilina, in accappatoio, come quella insidiosa, di una guardiana o di una osservatrice. L’educazione della mia coinquilina impediva che mi dicesse: “Fai respirare il vino! Scalda al forno il pane indiano! No, non è quella la temperatura giusta del tostapane!” ma quello che mi comunicava la presenza muta di Johana, che si frizionava i suoi lunghi capelli biondi, era esattamente questo. E ho desiderato fortemente di buttare il prezioso Porto comprato per lei e andare via da quella cucina troppo piccola per due sbattendo la porta.Mi sono reso conto che il mio bisogno di solitudine non mi può fare appassire, distaccare totalmente dagli altri. Io sto cercando di dare una risposta al bisogno di me stesso. Voglio continuare a essere generoso, disponibile, aperto anche se capisco che le cose sono difficilmente conciliabili. La solitudine mi sta effettivamente cambiando. “Sono i trentacinque anni” - mi dice la ventiduenne Johana - “Il tuo corpo non risponde più come un tempo”. Ma io ho sempre il bisogno incessante di conoscere, curiosare, vedere gente, ambienti, paesaggi. Lei mi da questa giustificazione perché si accorge che da settimane non mangio più di notte, non cucino più alle tre di mattina, un momento assorto e silenzioso a lei caro, con le orecchie ancora otturate dalla musica del club, e la testa ronzante, fissa per minuti interminabili su una frase pronunciata al pub o sul sorriso di qualcuno. In realtà sono altrettanto consapevole che l’età conta relativamente e che ciò che mi sta piegando non è un processo biologico ma l’addensarsi, il sedimento di un senso di colpa che non mi lascia mai, che si impasta con l’invecchiamento delle mie cellule, che ancora tarda a risolversi, a scomparire…Pic: Docklands, DublinSong: Carla [...]



Utopie interrotte

Fri, 04 Jul 2008 18:23:00 +0000

Utopie irlandesi va in vacanza. Per qualche settimana per vari motivi il blog non verrà aggiornato. Prima di interrompere il blog vorrei farvi scegliere il prossimo forse ultimo post. Potete sceglierlo, tra quelli elencati di seguito, votando nel sondaggio che trovate nella colonna laterale che lascerò per qualche giorno. In caso di parità sceglierò io tra i post più votati. Ad ogni modo molti dei restanti post, nel caso decidessi di mantenere e aggiornare il blog, troveranno probabilmente spazio in queste pagine in futuro.Per lasciare spazio al nuovo sondaggio tolgo l’ultimo sondaggio “Perché andare a vivere in Irlanda?”. Per futura memoria ricordo i risultati avuti nel mese in cui era attivo: Per lavoro (voti 43, 53% totale), Per l'inglese (35 voti, 43% del totale), Per andare via dall'Italia (49 voti, 60% del totale), Per amore (9 voti, 11% del totale), Per l'Irlanda (45 voti, 55% del totale), Per altri motivi (4 voti, 4% del totale). Il totale supera il 100% perché erano possibili risposte multiple.Ricordo infine che l’utoMeeeting si terrà come tutti gli anni anche quest’anno l’ultimo weekend di Settembre come al solito ad Arbatax e come al solito nella “country house”. L'utoMeeting è un momento di ri-unione con le persone incontrate durante i miei soggiorni all'estero, di solito sono incontri in carne ed ossa (ex colleghi, ex coinquilini, compagni di viaggio, etc.), ma volendo si può anche allargare a incontri tramite internet; se qualcuno dei lettori del blog vuole saperne di più mi contatti. I posti letto stanno terminando ma il free camping ha capienza quasi illimitata.Questi sono i candidati ad essere il prossimo post:ConcertiI concerti di una anno in Irlanda. Kila, Bruce Springsteen, William Coulter, Morrissey, Christy Moore, R.E.M., ew York Dolls, Joe Satriani, Madness, Mikołaj Trzaska. E gli altri.Teatro a DublinoUna sera al teatro? Meglio del cinema e della musica dal vivo, se lo spettacolo è valido. Dublino non offre tantissimo ma ogni tanto trovi gemme preziose in piccoli teatri semisconosciuti.Perfect DaysUna giornata soleggiata, degli amici a cui vuoi bene, una località da favola. Sono tanti i motivi che trasformano una bella giornata in una giornata perfetta. Persi nelle isole Aran, in treno con Belen, nel quartiere cattolico di Belfast con i ragazzi dello Sinn Fein, in barca a pescare carpe a Carrick-on-Shannon.Letteratura Irlandese ModernaIl sorprendente mondo della letteratura irlandese contemporanea: Roddy Doye, Dermot Bolger, Joseph O’Connor, Colm Tòibin. Non solo James Joyce, Oscar Wilde e W.B. Yeats per migliorare il proprio inglese.La mia KasbahWinter Garden, il meraviglioso block in cui abito. I party improvvisati nel patio, le serate a raccontare fiabe, i tornei di badminton, i vicini feticisti.Viaggi OverseasTutti i weekend oltre il Cetic Sea che non vi ho raccontato. Isole Canarie, Lituania, Venezia.A Cena con UtopieI miei ristoranti preferiti di Dublino. Rigorosamente lontani dal centro.Il Profumo dei LibriChe fare il sabato pomeriggio a Dublino? Puoi stirarti le camicie oppure vagare per le meravigliose librerie di libri usati di cui è ricca la capitale irlandese. Indovinate cosa preferisco fare? Second-hand booksellers in Dublin.Incontri - Seconda SfornataCosa mi ricorderò tra 30 anni del mio periodo irlandese? Sicuramente gli incontri. I paesaggi si dimenticano, le amicizie e gli amori mai.La Morte della Tigre CelticaCome e perché è arrivata la crisi economica in Irlanda? C’è speranza per il futuro o nel paese dei pub e degli gnomi si tornerà a mangiare patate a colazione, pranzo e cena?Pic: Is This Utopia?, Liverpool, UKSong: Enrico Ruggeri - Il giorno del black outLink: www.utomeeting.org[...]



Le biciclette di Amsterdam

Thu, 26 Jun 2008 17:19:00 +0000

Tandori chickenTorno ad Amsterdam a distanza di alcuni anni. Trovo i suoi alberghi sempre carissimi, i suoi café come il Walem sempre deliziosi, la fauna giovanile, contesa tra l’April e l’Exit sempre eternamente vivace e spontanea, le donne sempre bellissime e senza età. Torno nel ristorante indiano di Leidseplein, mangio nella stessa sala di quella volta, quattro anni fa, anche lo stesso menu’, il grande piatto circolare, di metallo, con la carne di montone, le salse verdi, gli intingoli rossi, le verdure al curry, il riso, i piselli allo zafferano e il tandori chicken, il pollo arancione di cui sono goloso. Guardo il piatto, la bottiglia di birra indiana e, oltre la finestra, i gruppi di giovani sulla piazza, i tram colorati che passano veloci, le biciclette, il posteggio del taxi, le file di lampadine gialle che ornano il profilo degli edifici come se fosse sempre Natale. C’è un verso di una canzone di Francesco Guccini che mi ronza in testa, ma non lo ricordo con esattezza. Non è comunque quella che dice: “Piovve all’improvviso sull’Amstel, ti ricordi?”. Forse è più un’atmosfera, una lei che annota qualcosa stringendo teneramente la mano di lui. E forse non è nemmeno Guccini.La prima volta che sono arrivato nella capitale dei Paesi Bassi, ho dormito in un ostello, dalle parti della stazione. In realtà non dormi per niente. Fu un’esperienza da caserma: le camerate, la luce sempre accesa, la promiscuità, i bagni piccoli, l’odore degli altri. Oggi quindici anni dopo, il mio esile sonno è protetto dalle spesse e centenarie mura dell’ Hotel De Roode Leeuw. Eppure io non sono cambiato. Sono contento di aver deciso di fare all’improvviso un fine settimana ad Amsterdam per dimenticare i travagli lavorativi e sentimentali. Amsterdam protegge il mio immaginario. Sto per assaggiare il pollo indiano. Improvvisamente, mi rivedo ventenne.La città utopiaSono molto legato ad Amsterdam. E’ stata la meta del mio primo viaggio in solitaria a 20 anni. Due mesi con in tasca 150 mila lire e un biglietto bige a/r Genova – Amsterdam. Amsterdam la città utopia famosa per la sua tolleranza e per la civiltà dei suoi abitanti, la capitale europea di un turismo giovanile che, per decenni, è qui approdato, inseguendo il sogno di un paradiso terrestre in cui musica, rock, droghe leggere, rapporti sessuali, abitazioni, sussidi di disoccupazione, servizi sociali, fossero veramente alla portata di tutti: una città in cui il potere della fantasia e dell’immaginazione potesse realmente concretizzarsi, diventare quotidianità, essere la realtà.Prendiamo i Provos, il gruppo olandese che, dal 1960 al 1967, ha sperimentato sul campo molte idee della controcultura, trasformando la Spui, una delle più belle piazze di Amsterdam, in un gigantesco teatro all’aperto per happening che mescolavano arte e vita e provocavano l’immaginazione ad esercitarsi sui temi della vita urbana della gente. Questo gruppetto di visionari, composto d’artisti d’avanguardia, maghi, ex situazionisti, studenti a spasso, sfaccendati, quest’armata Brancaleone, armata soprattutto d’ironia ai suoi tempi ha fatto perdere la testa a più di un benpensante, e a qualche poliziotto che non capiva l’arte di strada, ma certamente, con le sue invenzioni, ha mostrato che la cosa da fare, certe volte, è sognare ad occhi aperti. Sognare per esempio una città con meno macchine e più biciclette, più leggera e simpatica: lanciarono il Piano delle biciclette bianche, lasciando un certo numero di bici bianche a disposizione dell’uso collettivo. Ad Amsterdam le biciclette erano già tante, ma adesso? Esiste una città al mondo con una densità paragonabile di bici per abitante?Il silenzio di AmsterdamUn fiume ordinato di persone che solca l[...]



La casa dei mille post it

Sat, 21 Jun 2008 05:04:00 +0000

Lo ammetto. Questa primavera è stata la mia migliore stagione da quando sono a Dublino. Uno dei motivi principali della mia serenità è il mio nuovo appartamento e le mie deliziose coinquiline con cui condivido gran parte di queste lunghe serate primaverili. Si è creato un perfetto meccanismo con la ripartizione di specifici ruoli (tra i miei ci sono anche quelli di “lady cleaner”, chef e raccontafavole) e mai scambierei la mia casa tra i docklands e il quartiere georgiano per un mono o bilocale da dividere con solo me stesso. Non è stato sempre cosi’. In particolare i mesi invernali nella casa di Artane sono stati un inferno. Dopo i primi tempi in cui la convivenza era molto piacevole con incontri, dialoghi, amicizie, a volte amori (quasi come tornare dopo diversi anni studenti fuori sede) negli ultimi mesi prima di andare via è stata una tortura e ho passato le ultime settimane nella più completa incomunicabilità e alla fine ci si relazionava solo con post it e bigliettini sparsi per casa. Anche a causa dei nuovi assurdi coinquilini che erano arrivati nella casa di Rosemount Avenue negli ultimi tempi. Quello che segue è una fedele descrizione di alcuni coinquilini che ho incontrato nella casa di Artane. Erano tutti francesi, casualmente. O forse non è stato un caso?Nonno NerdAlphonse. 28 anni. Ha lavorato due mesi in Google in autunno e per quattro mesi si mette senza successo alla ricerca di lavoro. La routine quotidiana è sempre la stessa. Alphonse si sveglia alle 8.30, fa colazione, si doccia, si sbarba, si veste elegante con scarpa lucida, camicia stirata e maglioncino di cashmere, si riempie d’acqua la sua google jug comprata su internet. Alphonse alle 9 si siede nella sua poltrona vicino al caminetto in soggiorno. Alphonse accende la tv, apre il laptop, manda qualche cv e poi gioca a scacchi con il computer. Con un occhio alla tv e un occhio al monitor. Così tutti i giorni nella stessa posizione fino alla 1 di notte. Uniche varianti di Alphonse la passeggiata al St. Anne’s Park la domenica mattina e l’uscita in centro per un cinema il venerdì sera. Alphonse col tempo era diventato parte dell’arredamento, una presenza discreta e malinconica che si confondeva con la cassettiera.L’Uomo in GialloThierry. 25 anni. Ragazzo bretone in cerca di fortuna a Dublino. E’ rimasto solo 2 settimane ma ha lasciato un indelebile ricordo nella casa. La sua caratteristica principale era il pisciare nel lavandino. Cosa che lui riteneva perfettamente normale. Il simpatico Lord Byron francese sosteneva che il bagno non era sufficiente per tutti e che visto che era diviso in due (da una parte il water, dall’altra lavandino e doccia) che “c’è di male a fare i propri bisogni sul lavandino? Se volete ci butto un po’ d’acqua sopra dopo”. Una sera per questa simpatica abitudine Thierry si becco' un bel pugno sul grugno da un francese meno tollerante di me. Dopo quarant’otto ore “The Yellow Men”, come lo chiamavamo noialtri, era a dormire e ad espletare le sue funzioni in un ostello del centro.La CheccaJérôme. 23 anni. A Dublino per fare uno stage di 10 settimane. La sue principali caratteristiche erano due. La prima quella di parlare con la sua stridula vocina agli italiani con l’atteggiamento di chi sta parlando con scarabei stercorari. Il primo giorno conversando in francese con gli altri transalpini della casa, non sapendo che io parlo francese aveva detto di me: “Ma perché hanno dato all’italiano anziano la camera più bella della casa?”. La seconda caratteristica era quello di depilarsi completamente sulla vasca del bagno. Dopo di che non riprendeva i suoi simpatici peli intasanti. Indovinate a chi toccava raccogliere le schifezze armato di guanti di gomm[...]



Perché l’Irlanda ha votato no

Sat, 14 Jun 2008 19:20:00 +0000

Hanno vinto i no nel referendum tenutosi ieri in Irlanda sul trattato di Lisbona. Perché? Tranne il Sinn Fein tutti i partiti politici irlandesi da destra a sinistra erano per il si. Tutti i giornali erano per il si. Tutte le tv pubbliche e private erano per il si. I sindacati dei lavoratori, la potente associazione dei farmers, i massoni e gli intellettuali erano per il si. Le istituzioni finanziarie, le associazioni degli imprenditori, gli ambientalisti erano per il si. Eppure con il 53,4% dei voti ha vinto il no. Parrebbe paradossale per un paese sempre considerato europeista e che ha sempre sfruttato al meglio le risorse e le opportunità provenienti dall’Unione europea. Quali sono i veri motivi che hanno portato alla sconfitta del Trattato di Lisbona in Irlanda e (forse) del sogno di una Europa Unita politicamente? Cerco di elencarli.La maggior parte degli irlandesi, soprattutto dei ceti più popolari, non ha ben capito di che si trattasse. Il poderoso trattato, che tranne poche modifiche rispecchia la confusa e retorica costituzione europea bocciata da Francia e Olanda, è stato inviato nelle case di tutti gli irlandesi, ma pochi lo hanno letto o perlomeno capito. Non capendo di che si trattava l’affluenza al voto è stata bassa. Hanno votato circa il 50% degli aventi diritto. E quelli che hanno votato erano perlopiù i movimenti più motivato al no.Nonostante il formale si dei loro rappresentanti, i contadini e gli abitanti della countryside hanno votato massicciamente per il no per paura di perdere i privilegi commerciali conquistati negli ultimi anni.Il fattore identità è elemento fondamentale per l’Irlanda. Nonostante il Sinn Fein sia un partito minoritario nella Repubblica Irlandese, è forte la paura di perdere potere e autodeterminazione dopo la lunga battaglia per l’indipendenza dall’Inghilterra. Così come di perdere una neutralità sulle faccende internazionali di cui l’Irlanda è orgogliosa.Con il trattato ci sarebbe stato una rappresentanza su basi demografiche nella scelta dei commissari e del Consiglio d’Europeo. E quindi mentre ora la piccola Irlanda conta quanto Francia o Germania nelle votazioni e nella rappresentanza, con il trattato, dove sarebbero contati meno i poteri di veto dei singoli Stati e di più le istituzioni centrali, si sarebbe vista ridurre il suo peso politico.Con il trattato ci sarebbe stato un maggiore peso politico dell’Europa sui sistemi fiscali nazionali. E (erroneamente) questo ha portato molti irlandesi a pensare che con il trattato sarebbero aumentate le tasse. Anche per le multinazionali presenti in Irlanda grazie alla detassazione offerta che, secondo molti, sarebbero fuggite in massa.Le multinazionali americane si sono schierate fortemente per il no al referendum. Per evitare nuovi regimi fiscali e per impedire una forza politica ed economica europea.In queste ultime settimane Dublino è stata invasa da movimenti anti-abortisti, nazionalisti, noglobal di tutta Europa. L’opposizione al trattato è stata molto variegata: cattolici fondamentalisti, socialisti-marxisti, indipendentisti, protezionisti, contadini. Tutte organizzazioni molto ideologizzate e molto più motivate delle governative e formali organizzazione per il si.Votare no è stato un modo di votare contro il poco amato governo in carica e in particolare contro il controverso taoiseach (pronuncia /ˈtiːʃəx/, il primo ministro irlandese) Bertie Ahern, dimessosi lo scorso mese per il suo coinvoligimento su episodi di corruzione. Nonostante le recenti elezioni il governo in carica è assai poco apprezzato dagli irlandesi. Cosa non cambiata con il nuovo taoiseach Brian Cowen ex ministro della finanza che per carisma fa apparire in confronto [...]



Piccola guida per essere felici

Wed, 11 Jun 2008 17:51:00 +0000

Comprati un aquilone e fallo volare nella lunga spiaggia della Bull Island. Potresti fare l'incontro della tua vita.Spendi il 110% di quello che guadagni. Non importa se il tuo salario e' 1500 euro o 3000 euro. La vita e' adesso.Il venerdi' pomeriggio collegati a Ryanair.com e scegli un volo economico che parte la sera o il mattino successivo. Lunedi' mattina tornerai a lavoro stanco ma con dolcetti di qualche citta' europea e delle storie da raccontare ai colleghi.Comprati una bicicletta, magari di seconda mano, e scopri il labirinto di stradine del centro e i quartieri residenziali della periferia. Scoprirai un'altra Dublino.Fai un corso di teatro, iscriviti ad una associazione di volontariato, partecipa a trekking organizzati, gioca nella squadra di hurling del quartiere. Apri il tuo mondo relazionale anche a chi non e' coinquilino, connazionale o collega. Prendi del pane in cassetta e dai da mangiare ai cervi che vivono al Phoenix Park. Ne troverai uno più grasso degli altri che si avvicinerà a pochi centimetri da te e quando tornerai ti riconoscerà.Fai la spesa al Lidl, ma almeno una volta vai a mangiare al Thornton’s o al Patrick Guilbaud. Spezza ogni tanto la mortificazione culinaria dei lunch break irlandesi.Non lamentarti se non hai il miscelatore nel tuo lavandino. La mattina divertiti ad usare le mani a coppetta. Non andare a vivere in solitari monolocali o in affollati appartamenti. Condividi una casa con uno o due coinquilini. E dividi anche parte della tua giornata con loro.Se hai un giardino pianta un ramoscello di rosmarino e stupisciti nel vedere la sua crescita impetuosa.Non scegliere l'abitazione rispetto al costo o alla collocazione, ma rispetto a chi ci vive o ci vivra'. Se hai qualche soldo da parte affittata una casa intera e poi scegli tu con chi viverci. Fuggi da coinquilini francesi.Vivi in centro. I soldi che spenderai in piu' li recupererai in spese di trasporto e benessere.Non avere paura di viaggiare da solo. Se non trovi nessuno interessato ad andare a Belfast, vai in stazione e parti da solo. Il vero viaggio e' sempre solitario.Non frequentare solo italiani, ma concediti ogni tanto una bella serata nazional-popolare a base di Sanremo, Italia - Olanda o lasagnata ai funghi. Se non ne possiedi una, noleggia una macchina e vai nelle contee di Mayo e Sligo dove non troverai turisti, ma irlandesi che ti saluteranno per strada come se ti conoscessero da una vita. Rispetta e personalizza la tua abitazione. Anche se ci starai solo tre mesi e i muri hanno la muffa. La tua casa e' il tuo rifugio. La sera esci nei giorni feriali e rimani a casa nei giorni festivi. Oltre ai pub straffollati e le bande di ubriaconi del week end, la sera di Dublino puo' essere meravigliosa.Fai il bagno a Sandycove. Anziani abitanti del posto lo fanno tutte le settimane. Tu che hai 50 anni in meno potrai farlo almeno una volta nella vita?Usa una connessione internet ntl. Se sopravvivi al loro customer care avrai un solido legame col mondo e con le tue radici.Quando torni a casa dopo il lavoro spegni la tv, abbassa le luci, metti Billy Holiday in sottofondo, fai respirare una bottiglia di Chianti e chiama le tue coinquiline chiuse in pigiama nella loro camera. Offri due bicchieri di vino e delle fragole di Wexford. Sedetevi nel divano e parlate di come e' andata la giornata. Potrebbe diventare una delle migliori serate della tua vita.Se ti e' possibile lavora in centro. Fare il contabile a 25k nel quartiere georgiano per una piccola azienda irlandese potrebbe essere preferibile di fare l'analista finanziario a 50k in un business park di periferia per una grossa multinazionale.Vai in giro per Dublino a piedi o in bicicletta e cataloga le me[...]



Il migliore pub irlandese

Wed, 28 May 2008 23:49:00 +0000

Questo sabato ero ad un barbecue con colleghi nella contea di Kildare. Il classico BBQ irlandese con tanta birra, prato verdissimo, beef burgers sulle carbonelle e immancabile acquazzone che ha interrotto la festa sul più bello. Nel tardo pomeriggio ci chiudiamo nel cottage e Marie tira fuori altre lattine di Budweiser e alcune bottiglie di Merlot fino a quando prima che si cada tutti ubriachi il fidanzato di Karen parla di un concerto di Joe Satriani (certamente uno dei migliori chitarristi in circolazione, che non mi ha fatto rimpiangere il concerto di Bruce Springsteen di due giorni prima) alla Queen's University di Belfast e chiede chi vuole fare due ore di macchina e "enjoy us with oul nordic fella". Metà di noi alza la mano, ci contiamo ci sono tre macchine e abbiamo quattro posti in più. Ritorniamo a Dublino che le ragazze devono mettersi il vestito da sabato sera e si devono recuperare alcune persone. Io torno a casa e convinco una mia coinquilina appena tornata da lavoro a seguirmi. A Belfast torno volentieri. La città non ha la bellezza di Dublino ma mi emoziona e affascina ogni volta che ci torno. Il concerto è valido e si tornerà a Dublino solo la domenica sera senza in sostanza dormire e nove di noi lunedì si daranno malati. Tante cose accadono in 24 ore, ma quello di cui vi voglio parlare è della scoperta del migliore pub finora visitato in Irlanda: il Rotterdam Bar.Il Rotterdam Bar di Belfast si trova lontano dal centro e dalle guide turistiche. Non è un pub famoso come il vittoriano Crown Liquor Saloon con le sue piastrelle colorate, le vetrate in marmo, le ceramiche, gli specchi e le colonne in mogano. E neanche è popolare quanto il divertente Duke of York seminascosto in un vicolo nel cuore del quartiere che ospitava le redazioni dei quotidiani. Il Rotterdam Bar è altro. Piccolo, periferico, buio, a nord del Cathedral Quarter sulla sponda ovest del fiume Lagan. Il Rotterdam Bar è un luogo fantastico, un posto da marinai che profuma di mare, un pub pieno d’atmosfera e incorreggibilmente vecchio stile. Non è stato devastato da architetti di interni alla moda e l’arredo è quello di cento anni fa con sedie e tavoli spaiati e un labirinto di piccole stanzette con ognuna un caminetto sempre acceso. Il soffitto è basso e l’odore del legno che ricopre le pareti inteso. Pare che queste stanze fossero usate in passato come celle per i prigionieri prima della loro deportazione in Australia. Un locale dove ogni giorno c’è musica dal vivo con un grande spazio all’esterno che ospita in primavera ed estate gruppi jazz, rock, folk o blues, ma anche tanti tavolini corrosi dalla salsedine e tanti barbeque in legna per le frequenti grigliate. Il pub doveva essere demolito per far spazio a moderni e lussuosi appartamenti. Una petizione e una sollevazione popolare ha al momento bloccato lo scempio, ma il comitato promotore della campagna "Save The Rotterdam" tiene sotto osservazione le possibile future manovre speculative.La frequentazione è varia. Il giovane alternativo, il gruppo di universitari, una famiglia del quartiere vicino, la coppia intellettuale, le signore in libera uscita, gli amici di una vita. Nessun turista. Io vengo subito inquadrato da sguardi sorpresi e ospitali. Un locale repubblicano pieno di cimeli patriotici dove puoi bere solo birra irlandese e guai a chiedere una Carling, qua si beve solo Smithwick’s, Kilkenny, Harp, Beamish e Guinness ovviamente, che anche in un affollato sabato viene spillata con cura e attenzione e paghi solo due pounds e quaranta. Un locale che ti coinvolge e avvolge dove ti può capitare dopo essere arrivato da 30 minuti di suonare sul palco con l[...]



Web marketing nella la casa gotica

Thu, 22 May 2008 23:48:00 +0000

Da circa un mese lavoro per una società irlandese in una casa georgiana a Dublino 2. Sul mio contratto e sui miei biglietti da visita c’è scritto che sono un “Web Marketing Manager”. Mi occupo di promozione, formazione e consulenza per hotel in Irlanda e nel mondo. Parrebbe il posto giusto per me. Tra le mie passioni ci sono i viaggi, internet e la comunicazione. Tra i settori economici in crescita ci sono il turismo, la telematica e il marketing. L’azienda nata a Dublino si sta sviluppando velocemente e negli ultimi due anni sono nati sette uffici locali in Europa, Asia e Sud America. Nel 2009 si aprirà un nuovo ufficio in Italia (si parla di Firenze) e l’idea sarebbe che a gestirlo o almeno a seguire lo start up dovrei andare io se non combino troppi casini quest’anno. Al momento di tornare in Italia non ho nessuna voglia. In futuro chissà.L'arte della negoziazioneAccettare la proposta (ormai non mando da mesi più curriculum ma sono i recruiters o le aziende che mi contattano per offrirmi lavori trovando il mio resumé su monster.ie) non è stato facile. Infatti la proposta iniziale era di 6.000 euro all’anno inferiore al mio stipendio in Accenture. In Accenture prendevo tanto (anzi troppo per quello che facevo), e soprattutto molto di più dei miei colleghi e credo anche del mio supervisor. Tutto grazie alla negoziazione fatta. A differenze dei miei colleghi infatti alla offerta fattami dal recruiter ho contrapposto uno stipendio giornaliero molto maggiore della cifra proposta. Alla fine si è trovato un accordo ma la busta paga era decisamente robusta, anche se si trattava di un contratto di un anno senza benefits (no ferie pagate, no malattie pagate, no schema pensionistico, no assicurazione). Ho ricevuto altre proposte negli ultimi mesi (fondamentalmente ruoli da analista) ma nonostante gli interessanti salari si trattava di grosse multinazionali con sede in business park. Arrivatoci non mollo di certo il quartiere georgiano. Inoltre in fase di negoziazione sono riuscito a spuntare alla mia azienda 2.000 euro in più all’anno e la revisione salariale dopo 6 mesi e non dopo 12 mesi come precedentemente previsto. Ovviamente permanet contract con tanti benefits e le fantastiche irish bank holiday (cioè le festività che cadono sempre di lunedì facendoti fare circa una volta al mese un bel lungo week end).Il fantasma di Jackie CareyL’azienda dove lavoro nata pochi anni fa ha avuto negli ultimi anni una crescita tumultuoso e negli ultimi tempi si sono triplicati fatturato e dipendenti. La sede è a Fitzwilliam Square a 10 minuti a piedi da casa mia (o 5 in bicicletta). Tra ambasciate, sedi governative e aziende irish della new economy. Sono nel cuore di Dublino e andare a lavoro e passare tra Merrion Square, Holles Street e Baggot Street è un piacere. La sede iniziale dell’azienda era il seminterrato. Crescendo si sono acquistati anche i piani superiori e ora gli uffici sono dislocati tra il vecchio appartamento del maggiordomo, la ex living room o la sala da thè di epoca georgiana. Io sto al piano terra nel vecchio appartamento del giardiniere con il garden di fronte, per raggiungere la stanza delle ragazze dell’Account and Sales passo per una scala segreta usata un tempo dalla servitù. Pare che il leggendario pugile irlandese Jackie Carey sia nato in questa casa come figlio illegittimo di una domestica, molti colleghi giurano che il suo fantasma vive nella casa, ma credo che il rumore dipende dal server che è stato messo nella soffitta. Mentre l'atmosfera è molto gotica e ricca di storia, la tecnologia utilizzata è molto avanzata. Io apprezzo in partico[...]



Berlino e il potere del denaro

Mon, 12 May 2008 23:02:00 +0000

Alcuni anni fa ho scritto un libretto sul denaro e i sistemi di scambio non monetari. Il libro ha venduto e continua a vendere abbastanza bene e mi arrivano ancora i diritti d’autore a fine anno. La cosa divertente nel pubblicare libri sono i momenti di presentazione che io ho fatto per quasi un anno dopo la pubblicazione. Mi divertivano le presentazioni perché a meno che non fosse necessaria una esposizione ortodossa (Università, Istituzioni, Corsi di Formazione, etc.) proponevo presentazioni con mezzi teatrali e formativi per piccoli gruppi e attraverso alcuni strumenti (psicodramma, teatro dell’oppresso, role-playing, etc.) si simulavano i sistemi che descrivevo nel libro e le modalità di condizionamento del denaro. Erano anni che non facevo presentazioni e mi negavo ai pochi che me le proponevano. Mi sono riarmato di slide show e manuale del formatore per una interessante proposta overseas. La scorsa settimana sono stato invitato a Berlino dal DAAD (Der Deutscher Akademischer Austauschdienst), una associazione culturale che invita scrittori, artisti, film maker, educatori al fine di movimentare il panorama culturale della città. Veniva presentato un volume che raccoglie le varie esperienze di scambi non monetari in Europa. Nelle pagine riguardanti l’Italia e la Francia hanno tradotto due miei capitoli.Hippy SeminarKrista è una simpatica e gigantesca (circa 190 centimetri) tedesca dell’Est e si sta laureando in Letteratura Italiana e è stata la mia ombra per due giorni in quanto doveva farmi da traduttrice. E’ rimasta credo un po’ delusa nel vedermi. Da quello che mi dirà la sera dopo in una birreria sta cercando di fidanzarsi con un italiano o almeno vuole passare più tempo possibile con madrelingua. Io sono troppo brutto o perlomeno troppo basso per un “fidanzamento breve”. Mi fa fare nella sua Golf gialla di seconda mano un giro per la città e mi accompagna in albergo. Simpatica la ragazza ma totalmente inadatta a tradurre una relazione economica. Non sapendo il significato di deflazione, sistema monetario internazionale o svalutazione farò la conferenza in inglese con sveglia traduzione di un ragazzo tedesco specializzando in Economia dello Sviluppo. La conferenza è assai poco formale. Dentro una sala da 500 posti ci sono un centinaio di persone che sembrano uscite da una macchina del tempo. C’è il professore trotzkista con i capelli alla Einstein, il punk con gli occhialini da intellettuale, il laureando timido che sta preparando la tesi su economia e fiducia, le erasmiane spagnole finite qua forse per il rinfresco finale. Mi si chiede brevità e io sono brevissimo e dopo aver esposto qualche grafico vado a braccio e chiedo di farmi domande. A un certo punto un tipo arrogante mi chiede cosa è per me il denaro e di fargli un esempio concreto di come la felicità non è portata dal denaro. Gli parlo di quello che ho fatto un paio di settimane fa, cioè lasciare Accenture per un nuovo lavoro in una azienda irlandese in cui prendo 6.000 euro in meno all’anno, ma sono tanto più felice. Alla fine per i pochi sopravissuti alla conferenza propongo il mio cavallo di battaglia: il gioco del tempo, denaro e spazio. L’esercizio che di solito dura 20 minuti nella sala che si riempie di curiosi e lattine di birra va avanti per un ora abbondante. La conferenza accademica si trasforma alla fine in un party spontaneo con il trotzkista con i capelli alla Einstein che si addormenta sul bancone dei conferenzieri. Taccuino e lapisIl giorno dopo armato di taccuino e lapis, vado a caccia di emozioni, ambienti, personaggi, sensazioni. Passeggio [...]



Il peggio di Dublino – Parte seconda

Sat, 03 May 2008 14:02:00 +0000

La provincialitàSarà anche bello uscire la sera e trovare visi conosciuti per le strade del centro o nei soliti locali come se si abitasse in un paesone. Però devo ammettere che non trovare un ristorante aperto dopo le undici di sera o un cinema con spettacoli dopo le nove mi esaspera. Inoltre i vari festival sono mediamente modesti, le nuove tendenze musicali e fashion non nascono certo qua, l’alimentazione e l’abbigliamento sono una parodia del modello inglese, le associazioni culturali latitano, i negozi chiudono alle diciotto, nonostante i prezzi lo standard dei ristoranti e decisamente basso, esistono tanti immigrati che però raramente riescono a dare un contributo sociale e culturale alla città come e' accaduto e accade ancora a Londra, Parigi o New York. A volte si cade anche nel ridicolo; come durante la "notte bianca" dublinese che qua chiamano "Culture Night". Tutto finiva la scorsa edizione alle 22, ora in cui nelle altre capitali europee la festa non era ancora iniziata.Irish timePer “irish time” da queste parti si intende l’abitudine irlandese di arrivare in ritardo. Ad alcuni italiani questa cosa piace e li fa sentire a casa. Il trovarmi un report promesso martedì il giovedì o l’andare a un ristorante per una cena prevista alle 7pm e poi inziare a mangiare alle 8:30 a me invece infastidisce. I prezzi800 euro al mese una camera singola in centro. 5 euro una pinta di Guinness. 90 euro una cena per due in un’enoteca. 12 euro il ticket per i 3 kilometri di tunnel dal Docklands a Dublin North. 40 euro un tacco per un paio di scarpe in pelle. 2 euro un biglietto del bus. 1.50 euro una melanzana. 20 euro un taxi per fare quattro kilometri. 52 euro il biglietto treno A/R Dublino Belfast. 16 euro una bottiglia di pessimo Cabernet alla Tesco.Dublin AirportL’aeroporto di Dublino rappresenta perfettamente il contrasto tra andamento dell’economia e quello delle infrastrutture. Nonostante l’ottimo utilizzo delle risorse europee, l’Irlanda non è riuscita a dotarsi di dignitose infrastrutture capaci di supportare l’incredibile sviluppo dell’economia degli ultimi anni. Le strade interne sono strette e con curve nonostante gli spazi pianeggianti. Dublino-Galway in tre ore e mezzo in treno e quattro ore in bus. Non esistono colleganti via mare tra le città irlandesi. L’aeroporto di Dublino è il peggio. Indecoroso e inadeguato. Un grosso shopping center cafone che si sta sviluppando (peraltro solo ora con la crisi economica già arrivata) a forma di piovra con nuovi tentacoli che che si aprono ogni mese apparentemente senza una visione comune. I negozi aprono dopo le otto e chiudono prima delle ventidue (cioè quando parte e arriva il grosso degli aerei low cost), non esiste nessun collegamento su rotaie per il centro. E se arrivate dopo le ventitré non pensate di trovarvi bus che vi aspettano. Dovete fare un paio di ore di code all’aperto in attesa di un taxi.National Museum of IrelandIl National Museum of Ireland a Dublin sette è uno dei peggiori musei che abbia mai visto. Un’accozzaglia di teche con vecchi costumi, anticaglie, porcellane, antiquariato senza un’idea d’insieme. Sorprendente che la maggior parte dei percorsi finisca in un cul de sac e quindi vedi (controvoglia) le stesse esposizioni più volte. Particolarmente deprimente l’esibizione sulla storia del denaro, con tante monete buttate alla meno peggio su astucci scoloriti. Più adatta a Disneyworld la Sea Stallion (una riproduzione di una nave vikinga) esposta nel giardino interno. Il cappuccino nel caffè interno à imbevib[...]



Joe Daly Cycles

Thu, 24 Apr 2008 14:08:00 +0000

Ci sono molti negozi in cui comprare una bicicletta a Dublino. MacDonald in Wexford Street, Cycle Lodgical in Bachelors Walk o Cycle Ways in Parnell Street. Ma se volete trovare un negozio-museo seriamente dublinese dovete andare da Joe Daly Cycles a Dundrun, a poche centinaia di metri dalla fermata della Luas e del piu’ grande centro commerciale d’Europa. Il negozio e' a Dundrun da decenni. Lo fondo’ nel 1951 Joe Daly ex ciclista professionista e ora il figlio David continua a vendere biciclette, nuove e usate, a ripararle, a organizzare eventi a trattare i clienti come amici a cui dare un consulto.Questa settimana sono stato la’ per comprarmi la mia hybrid bike. Il negozio - affiancato al spettacolare ponte color argento del William Dargan Bridge - e' luogo di storia e tradizione. Allineate con maniacale precisione, si trovano city bikes, hybrid bikes, mountain bikes, racing bikes. E poi pompe, serrature, catene, caschi. In un angolo per le riparazioni e la vendita di biciclette di seconda mano i muri sono colorati di arancione. L’atmosfera e’ piu’ simile a un club che a un un negozio.Entro e prima che io possa chiedere bruttalmente se hanno qualche city bike o hybrid bike a buon mercato incontro subito David e la moglie Anne che si presentano per nome come se la mia fosse la visita di cortesia di un vicino di casa. Mi presento e parlo un attimo di me. Subito dopo mi chiedono che uso voglio fare della bicicletta, in che zona abito e quanto voglio spendere. Io rispondo vagamente e faccio capire che sono un ciclista della domenica con poche pretese, con nessuna conoscenza tecnica e che non desidera spendere troppo per una bicicletta che usero’ poco. Detto questo David srotola un metro giallo e comincia a prendermi - come fosse un sarto - le "mie misure biomeccaniche". Poi mi fa una carrellata dei diversi modelli tra i piu' economici di bici e nel mentre mi parla del negozio e di suo padre.Il boom della Tigre Celtica ha rappresentato uno spartiacque per il negozio. Il terreno in cui sorgeva il negozio ha aumentato il valore in modo esponenziale e le opzioni erano: o vendere il negozio e farci un po’ di soldi, o indebitarsi un po’ ed ingrandirsi. Nella famiglia si e’ discusso a lungo e alla fine si e’ scelta la seconda opzione. Per fortuna. Il negozio e cresciuto ed e’ diventato un vero museo della storia di Dundrun. All’interno ci sono grandi murales con effigi di ciclisti fatti dagli studenti del Dundrum College coordinati da Francis, il figlio artista di David. I murales sono nati come competizione finanziata dalla Bank of Ireland.Il negozio originario è in Main Street dove sorgeva nel dopoguerra un ufficio postale. Lo stesso nel quale lavoro’ all’eta’ di 12 e 13 anni Joe Daly, che consegnava telegrammi a mano ma che poi non pote’ essere assunto come postino perche’ non aveva una bicicletta. Quasi per rivalsa con i primi soldi avuti lavorando in un garage si compro’ una bicicletta nel dopoguerra e incomincio’ a fare gare locali fino a diventare professionista per alcuni anni. Nel 1951 apre il negozio. Ora il negozio si è spostato in una nuova struttura architettonicamente iperfuturista a poche centinaia di metri di distanza. Nel negozio c’e’ una cornice con il primo penny guadagnato. Ci sono anche le foto di Joe Daly con politici locali, come il presidente Mary McAleese e l’ex presidente Cearbhaill Ó Dálaigh. E c’e’ un guest book, messo da pochi anni, firmato da russi e costaricani, indiani e australiani, americani e belgi. "We've connections all over the[...]



Dall’oblò

Tue, 15 Apr 2008 23:51:00 +0000

In Italia voto per non sentirmi complice. All’Afrodisiaco di Quartu mangio ricci, granchi e calamari con Giovanni per rivivere i miei vent'anni. Al Poetto di Cagliari passeggio con Anna per ricordarmi che noi nati negli anni settanta non possiamo permetterci un futuro e allora e' meglio cercare di vivere al meglio il presente. Al compleanno di Denise mangio prosciutto e pane sfornato dalla madre la mattina per avere l'opportunita' di regalarle una statua di Molly Malone di scusa per il poco tempo che le ho dedicato a Dublino. Sul Nuraghe Arrubiu di Orroli mi arrampico con Maurizio e Davide per sentire l'odore del mirto e vedere il giallo acceso delle ginestre. Al lido di Orrì nuoto sotto la “Cella Osservatorio di Stella” del museo all’aperto di Tortolì per negare l'eta' che avanza. Nell’orto di mio padre faccio scorpacciate di fragole, piselli e fave perche' adoro mangiare la frutta e la verdura raccolta dalle mie mani. In soffitta ritrovo dei vecchi Rollerblade e pattino con Manuela nel porto di Arbatax come non facevo da anni e vedo i cambiamenti della mia cittadina. La mia dolce nipotina ancora si ricorda di me e cerca di stupirmi contando fino a dieci in inglese.E' tempo di tornare. Improvvisamente mi ritrovo a specchiarmi il viso contro l’oblò dell’aereo in volo tra Alghero e Dublino. Il cielo è un abisso cobalto che sale verso l’orizzonte, in basso, si accende di fasce color zafferano o arancione zen. Inquadrato dalla ristretta cornice ovoidale dell’oblò, il paesaggio mi parla del giorno e della notte, dei confini fra i mondi della terra e dell’aria e da ultimo, quando si accende una luce sulla carlinga e su quell’olografia boreale appare il riflesso del mio viso appesantito e affaticato, anche di me. Continuo a pensarmi e a vedermi come l’innocente, come colui che è incapace di fare del male e di sbagliare, ma l’immagine che vedo contro quello sfondo acceso è semplicemente il viso di una persona non più tanto giovane, con una barba di tre giorni, gli occhi affaticati, la pelle abbronzata ma appesantita. In sostanza un viso che subisce, come quello di ogni altro, la corruzione e i segni del tempo. E’ strano, l’immagine che conservavo del mio volto è sempre e immortalmente quella del giovane, del ragazzo.Invece solo qualche mese fa ho compiuto trentacinque anni. Sono ben consapevole di non avere un’età comunemente definita matura o addirittura anziana. Ma so di non essere più giovane. Ma come tanti coetanei del mio paese alla deriva non sono sposato, non ho figli, una casa di proprietà, una professione stabile e sicura. In Sardegna ho incontrato i miei vecchi amici di Università e Liceo, come tutte le rare volte in cui torno a casa dai miei genitori, nella casa in cui sono nato e da cui sono fuggito con il pretesto degli studi universitari. E diversamente da altre volte i miei vecchi amici non li ho visti distanti da me. Sia i miei vecchi amici, sia io, ci siamo visti inerti rubarci il futuro dalla generazione dei nostri genitori, senza lavoro sicuro e pensione futura ci muoviamo alla ricerca di una nostra identità. C’è chi fa l’ennesimo master, chi cerca di rendere bianco un lavoro troppo a lungo durato in nero, chi immagina di aprire uno studio professionale, chi alle soglie dei 40 anni vive ancora con i genitori, chi progetta di spostarsi nel centro nord, chi guadagna in un mese quanto io guadagno in una settimana. Ci sono passato anche io. Anche se il viaggiare e andare all'estero per me è stata una scelta e non una necessit[...]



Verso Barcellona

Fri, 11 Apr 2008 01:18:00 +0000

La cena del cretinoLa scenografia è questa. Vecchia casa padronale in Calle Arbidea. Ci accoglie un portone rustico enorme, un ingresso buio e lunghissimo. E poi in una sala iperilluminata con gigantesche finestre rivolte al sud aperte da tende bianche, incontro il signor Orio e la signora Sole e poi la nonna Arantza dallo splendido sorriso e Eduardo e Mikeli i fratelli che mi scrutano senza mai sorridermi. Io sono infagottato da scarpe troppo strette e da una giacca con maniche troppo lunghe, che rischiano di inzupparsi nei meravigliosi e opulenti piatti della cena. Magnifica cena. Nei Paesi Baschi, mangiare significa molto di più che sopperire ad un bisogno di prima necessità. La gastronomia fa parte della quotidianità dei baschi, che dibattono, speculano, fanno processi e stringono legami davanti ad una tavola imbandita. E allora pagelli, palamite e rane pescatrici cucinate nei modi più svariati, salsicce caserecce, sanguinacci di riso, fagioli bianchi, ciambelle e “perrechicos”, una deliziosa varietà di funghi delle montagne di Orduña. Il cibo è meraviglioso e mi commuove, la conversazione invece stentata e surreale. Funziona così: io dico qualcosa, Belén traduce in basco e/o catalano e poi quando rispondono i familiari lei traduce in inglese. Così per venti minuti. Poi ci si stanca e si parla in uno strano esperanto composto da catalano, castigliano, basco, inglese, italiano e sardo. Fino a quando si scopre che tranne Belén tutti noi parliamo un po’ di francese. E l’architetto che prima era al centro della conversazione non diventa più indispensabile con sua grande letizia. Avendo evidenti limiti linguistici e tanti argomenti tabù la conversazione langue con desolanti e imbarazzanti cadute come quando dopo qualche bicchiere di Txacolì dico: “Ma lo sa signor Orio che lei si chiama come un aeroporto del nord Italia?”.Camminando sotto il soleIl giorno dopo ci svegliamo tardi e per fortuna senza anelli di fidanzamento alle dita e risaliamo a piedi la riva destra del Nervion fino al Palazzo Euskalduna, opera di Federico Soriano e Dolores Palacios; l’edificio è ispirato allo scafo di un’imbarcazione e racchiude sale per la musica, sale congressi, auditorium ed è stato costruito sul sito occupato fino a pochi anni fa dall’ultima industria bilbaina produttrice di navi. Saliamo lungo la riva sinistra del fiume fino al Guggenheim; è una bella giornata, il sole è caldo e mi concedo ancora qualche posa con l’opera di Gehry. Continuiamo la passeggiata fino al ponte Zubizurri opera di Santiago Calatrava; ancora qualche foto e prendiamo il tram dalla vicina stazione Uribitarte fino alla stazione Ribera. Riprendiamo il tram dalla stazione Guggenheim e raggiungiamo Arriaga; attraversiamo la piazza su cui si affaccia il teatro ed entriamo nel locale che a quest’ora è pieno di gente che assapora i churros con la cioccolata calda amara, tipico break pomeridiano spagnolo. Un simpatico cameriere ci porta due tazze di cioccolata ed un piatto di deliziosi churros, morbidi bastoncini di pastella fritti da intingere nella cioccolata; nel frattempo socializziamo con una dolcissima bimba italo-inglese che ci sorride dal tavolo vicino.Amarcord bascoLa sera e il giorno successivo li passiamo a vedere i luoghi dell’infanzia dell’architetto: l’albero piantato alle elementari che ora ospita numerosi passeri, la scuola superiore dove ancora si intravede “Belén te quieto”, il dipartimento universitario in cui ha fatto la ricercatrice p[...]



Scirocco spagnolo

Wed, 09 Apr 2008 22:37:00 +0000

Sono in Spagna. Ho lavorato il Good Friday e a Pasquetta, ma la mia settimana di ferie sono riuscita a prenderla. Meta la Spagna, anzi Bilbao, anzi l’architetto, anzi (aimhé!) la famiglia dell’architetto. Lascio una primavera irlandese di sole e grandine e arrivo nei Paesi Baschi. Il programma è passare qualche giorno con l’architetto che compie gli anni e conoscere il suo mondo, per conoscere meglio lei.Bilbao è stata una vera rivelazione! Un caldo scirocco mi accoglie all’aeroporto progettato da Santiago Calatrava e io che avevo letto di fredde brezze oceaniche mi rallegro del sole basco e delle temperature superiori ai venti gradi. La città vecchia è veramente incantevole, con deliziose casette con le tipiche verande-finestre che danno sulla strada e scorci molto belli. La parte nuova è comunque ben fatta, con molto verde e tanti (troppi) negozi per lo shopping. Bilbao è una città in espansione rapidissima e dunque è facile imbattersi, nella parte nuova, in quartieri cantiere, pieni di gru e di lavori in corso; sembra Dublino. Appena arrivato Belén mi accoglie con un sorriso sorpreso e irriverente “e chi l’avrebbe detto che saresti veramente venuto?”. Perché mai non dovevo venire? Quale è il tranello? Io ci sono e sudo. Mamma che caldo!A BilbaoArrivati nelle vicinanze del Palazzo Euskalduna attraversiamo il ponte omonimo e percorriamo la Ribera de Deustu fino alla casa di Belén; dopo una doccia ed esserci riposati usciamo per la mia prima visita della città: risaliamo la riva destra del fiume Nervion fino ad arrivare al Puente de Deustu, nelle cui vicinanze l’architetto mi consiglia un locale dove mangiare ottimi piatti combinati, l’Etxepe Berri Bar. Poi prendiamo la metro opera dell’architetto inglese Norman Foster, e in poco tempo raggiungiamo la stazione Casco Viejo che si trova nel cuore del centro storico; qui ci muoviamo fra le strette calles ricche di botteghe e negozi tipici. Visitiamo Plaza Nueva, la Catedral de Santiago e, scendendo fra le Siete Calles, raggiungiamo la riva del fiume Nervino, sulla quale si affacciano la Iglesia de San Anton ed il Mercato de la Ribeira, il più grande mercato coperto dell’intera Spagna (a dire il vero sublimemente fatiscente) dove si trova ogni tipo di pesce, carne e verdura. Abbandonata presto la visita del mercato, ci avviamo lungo la Ribera, dalla quale vediamo la Estacion de Santander (La Concordia); raggiungiamo poi il Teatro Arriaga, che, dopo un incendio, è stato ricostruito sullo stile dell’Opera di Parigi; nelle vicinanze è stato allestito un carino mercatino equo-solidale dove tutti sembrano conoscere l’architetto.Attraversando il Puente del Arenal, ci avviamo lungo la Gran Via Don Diego Lopez de Haro, la via dello shopping bilbaino, sulla quale si affacciano una enormità di negozi; questo prima di essere risucchiati all’interno del Corte Ingles, una vera e propria istituzione per tutti gli spagnoli, all’interno del quale si trova ogni bene di consumo, dal giocattolo al vestito di lusso, al pane, all’agenzia di viaggi fino all’assicurazione dell’auto. Giungiamo così fino a Plaza Moyua, una grande piazza di forma ellittica, molto curata e sulla quale si affaccia il palazzo della BBVA (una delle tante banche dei Paesi Baschi) e caratterizzata dalla presenza delle entrate della metropolitana, i cosiddetti Fosterritos (dal nome dell’architetto che li ha disegnati), strutture in acciaio inossidabile e vetro che fuoriescono da[...]



E’ arrivata la primavera

Sun, 06 Apr 2008 01:45:00 +0000

Dopo alcune nevicate di fine inverno il tempo si è finalmente voltato al bello, soffia ancora ogni tanto un vento gelido, ma che si sopporta comodamente sotto il sole. Le giornate si sono allungate e le dighe si sono chiuse e finalmente, se tieni le finestre aperte, anche nelle ammuffite case dublinesi vibra l’aria nuova della primavera. Mi riprendo così un po’ dal mio self sbrodato e annacquato, lo asciugo in lunghe passeggiate solitarie, lo distendo al sole caldo negli scorci del lungo Liffey, lo curo, lo secco, lo allargo e lo espando davanti al Sir John Rogerson’s Quay che s’apre improvvisamente sulla foce del fiume, sulla Custom House, sulle cime degli alberi del North Wall Quay e sui meravigliosi scorci della Dublin Bay. Qui, nel viale panoramico, vengo molte volte nel tardo pomeriggio dopo il lavoro e mi apro a questo stupendo teatro con il corso d'acqua percorso da barconi e il futurista Sean O’Casey Bridge con le sue arcate d’acciaio lucenti, i pilastri del prossimo Samuel Beckett Bridge, il sito della nuova U2 tower con le sue gru che guardo incrociarsi e la Grand Canal Square illuminata dai riflettori rossi e dalle luci verdi postmoderne. Mi apro dunque e mi distendo a questo panorama irlandese, dai mattoni color caffè delle case georgiane, ai nuovi immensi grattacieli grigi; mi allargo in questi sguardi che danno pace e senso e finalmente quel lungo e lieve respiro di cervello che conferma la tua presenza al mondo, che suggerisce qui, ora, finalmente ci sei.Esco dal mio letargo irrequieto, dall’inverno fatto di coinquilini scassacazzo, di mezzi pubblici per andare in centro e per andare a lavoro. Riprendo a leggere, scrivo addirittura qualche lettera, ma quel che faccio e soprattutto passeggiare e camminare. Il percorso che ora preferisco mi porta lontano dalle viuzze strette di Temple Bar percorse da brigate internazionali, da lingue contrastanti, da gruppi folkloristici e regionali, gli spagnoli che ridono divertiti, i polacchi che discutono, i toscani che gridano sconcezze, i cinesi che camminano veloci senza guardarsi, i romani che ballano ubriachi a braccetto, i brasiliani che cantano a squarciagola. Preferisco andare silenziosamente verso il porto di Dublino, da sud attraversato Forbes Street, saluto la statua dell’ammiraglio William Brown e seguo il fiume fino alla foce e mi fermo vicino a Britain Quay. Qua mi fermo e respiro con profondi respiri l’aria di mare e apro gli occhi solo per scoprire i dettagli del panorama che mi sta di fronte. Il percorso è breve ma la prima volta, così immerso in un trip monacale tutto Hermann Hesse, meditavo e allargavo intorno e in me stesso con sublime dilazione dei miei confini interiori, la prima volta ho impiegato una cinquantina di minuti. Sbagliando strada ad un incrocio, mi ero perso tra le case vittoriane di Ringsend. Ma arrivo a pochi secondi in più dei venti minuti, cronometro al polso, quando devo tornare a casa per l’abituale bicchiere di rosso e “come è andata la giornata” con le mie incantevoli coinquiline. Dopo il lavoro esco dunque solo. Non devo prendere un bus o un treno con i colleghi per tornare a casa, dove arriverei in pochi minuti a piedi, ma mi rattrista tornare e non trovare nessuno che mi aspetta e mi sorride. La birra al pub dopo lavoro è stata limitata al venerdì e l’architetto ormai sta più a Londra e a Bilbao che a Dublino. E allora cammino. E nei miei sensi scattano improvvise immagini[...]



Utopie contro Ntl

Wed, 02 Apr 2008 17:26:00 +0000

(image)
Qualcuno mi ha scritto chiedendomi come mai non aggiornavo il blog. La risposta e' semplice: combatto (come tanti prima di me e tanti suppongo dopo di me) con l'azienda che ha uno dei peggior customer care del mondo. Parlo di NTL, una azienda tragedia che ha coinvolto in estenuante attese di "custemer care" tanti Irlandesi e Irlandiani. Dopo 7 ore e 40 minuti di attesa (complessivi da sabato tra me e Pippa) con tanta musica di Vivaldi che si e' irradiata dai nostri cellulari e 11 email senza risposta siamo ancora in attesa di una soluzione alla mancanza del segnale internet dal nostro modem. Le gentili signorine dopo ore di attesa ci dicono che non dipendono da loro i disservizi, ma il problema è il router. Chiamiamo il call center di Netgear (brand del router) e scopriamo che il numero del technical support irlandese non accetta chiamate da cellulare. Chiamo il numero da lavoro e una simpatica signorina dall'accento indiano mi fa per venti minuti un bizzarro spelling del mio nome ("M like Mammuth, A like Azimut, P like Pongo") e mi dice che se non sono a casa non mi può supportare e di chiamare il supporto di un altro paese da casa. Chiamo il supporto italiano, un numero 02 milanese che mi prosciuga la ricarica del cellulare. Il supporto italiano mi dice che non supporta prodotti venduti in altri paesi e che comunque il problema e del provider. Richiamo provider che mi dice di richiamare supporto tecnico del router. Provo ad accennare che al momento dell'installazione il tecnico Ntl avrebbe dovuto come minimo accertarsi del corretto funzionamento della connessione prima di andarsene e vengo preso per matto. Nel mentre Pippa dallo stress per connessione internet (patologia nuova ma diffusissima in Irlanda) riprende a fumare dopo tre anni e inizia a mandare "nasty letter" verso il provider. Se non si risolve in settimana disdiciamo contratto e passeremo a Eircom o altra compagnia di broadband. E non e' detto che sara' meglio. L'Irlanda con internet e' un inferno.

Pic: Pants in Dublin
Song: Mina - Se telefonando