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Gery Palazzotto



in un blog



Last Build Date: Fri, 03 Oct 2014 04:14:04 +0000

 



Mi sono trasferito

Wed, 03 Dec 2008 23:01:00 +0000

Da oggi ci vediamo su www.gerypalazzotto.it(image)



Provenzano e i veri mascalzoni

Tue, 02 Dec 2008 23:24:00 +0000

Per anni la mafia è stata silenzio e azione, un micidiale connubio di pazienza e crudeltà. Boss, semplici affiliati, familiari non hanno mai sprecato parole per difendersi, rimproverare, attaccare. A parte rare eccezioni “di rango”: Riina che se la prendeva con Violante, Caselli e i comunisti; Bagarella che tuonava contro "i partiti che ci strumentalizzano”.Le parole possono essere pietre, ma in fondo le pallottole sono più efficaci. Del resto la mafia non ha mai pensato a un’intifada: se proprio voleva concepire un’azione corale di "resistenza" piazzava qualche quintale di tritolo per strada e buonanotte ai suonatori.Ora sembra esserci un singolare cambio di strategia. I figli del boss Bernardo Provenzano concedono un’intervista a un trittico di giornali: la Repubblica, la Stampa e il Giornale, e non vi sfuggirà la trasversalità di questa scelta, da sinistra a destra il pubblico è garantito.Il succo del messaggio affidato agli inviati dei tre quotidiani è questo: “Basta con questa mascalzonata del gossip sulla nostra famiglia”. Traduzione: c’è chi ci ha rotto i coglioni pubblicando le lettere private tra noi e nostro padre quando lui era latitante.Bersaglio degli strali è il mensile “S” che nel numero in edicola racconta i segreti di famiglia del superboss.I parenti del mafioso parlano, elucubrano davanti ai taccuini, si aprono: ecco il cambio di strategia. Attenzione però, non sono i protagonisti a rendere eccezionale questo evento, quanto l’ambito, il coro. I giornalisti che raccolgono la "preziosa" testimonianza infatti amplificano l’attacco frontale a un organo di informazione senza preoccuparsi di scremare, puntualizzare. Non so quanto pesino i virgulti del superboss nell’organigramma di Cosa Nostra, né conosco le loro reali intenzioni. So però che Palermo non è Paperopoli e che la Repubblica, la Stampa e il Giornale non sono il Papersera.Sarebbe bastato corredare l’intervista con un corsivo (non dico un fondo!) in cui si suggeriva come gustare la pietanza ammannita dai Provenzano che, tra l’altro, spiegano il fenomeno mafioso in modo non dissimile da come lo raccontò il boss Luciano Liggio a Enzo Biagi nel 1989. E che fanno passare Falcone e Borsellino per poveri fessi, giudici “immolati sull’altare della ragion di Stato”.Sarebbero bastate un paio di righe a margine per ricordare ai lettori più disattenti, e soprattutto a quelli malevoli, che i due magistrati sono stati ammazzati dalla consorteria criminale di cui Bernardo Provenzano è stato capo per decenni e non da una squadra di agenti segreti travestiti da candelotti di dinamite. Sarebbe bastato spiegare che le colpe dei padri non ricadono sui figli per default, ma che i figli non possono fare di quelle colpe uno scudo contro l’evidenza.Un evento eccezionale, sì, questo muro del silenzio che si sbriciola. Eccezionale per le briciole che messe insieme si fanno pietre. Scagliate da mani che hanno appena deposto penne e taccuini.[...]



Il tuono di E Polis

Mon, 01 Dec 2008 23:02:00 +0000

di Tony GaudesiTanto tuonò che piovve. Ma tra il fulmine di Metro a Milano nel 2000 e il tuono di E Polis di ieri a Palermo sono passati quasi nove anni. Tanto c'è voluto perché il fenomeno free press, la stampa gratuita, dopo aver attraversato lo Stivale, arrivasse anche a toccarne la punta. Adesso, grazie ad E Polis, il quotidiano gratis è una realtà a Palermo, città fanalino di coda anche nell'ipotetica classifica dei fruitori della stampa free. Persino cittadine come Bari, Taranto, Como, Varese e Padova possono dirsi veterane al confronto. E Roma può confermarsi capitale, con diverse testate (Leggo, City, Metro, DNews) e svariate decine di migliaia di copie da offrire ai suoi abitanti. Anche nel pomeriggio, con 24 minuti, il giornale postprandiale del Sole 24 ore.Piovve, dunque. Finalmente. Ma tra uno scroscio di copie e l'altro (se ne annunciano 30.000 al giorno disseminate in circa 800 punti di distribuzione) bisognerà capire quanto lo sbarco sia stato tempestivo rispetto alla crisi che galoppa e quanto potrà rivitalizzare la comatosa informazione nostrana.Perfino Metro (la pionieristica testata diffusa in tutto il mondo) sta facendo i conti con inserzionisti in fuga e bilanci a dieta. E nel resto del mondo se non è un pianto greco, poco ci manca: un quarto dei quotidiani gratuiti ha gettato la spugna, soprattutto in coincidenza di semplici fasi di contrazione economica (2001/2002 e 2006/2007) e non certo della terribile recessione dei giorni nostri.Prossimo allo zero dovrebbe essere, invece, lo stimolo per la stampa locale. La free press - dice l' Eurisko - pesca soprattutto tra i lettori non abituali e, quindi, non dovrebbe rosicchiare copie ai giornali tradizionali. Un ritocco al look - e magari anche ai listini pubblicitari per evitare la diaspora degli inserzionisti - e la controffensiva è cosa fatta. Con buon pace per chi auspica qualche notizia condominiale in meno e qualche giornalista in organico in più.La carta di identità di E Polis, nonostante i 5 anni nemmeno compiuti, ci racconta una serie di vicissitudini. Fondato dall'editore sardo Nicola Grauso nel 2004, il giornale aveva sospeso le pubblicazioni nel 2007 prima del salvataggio e conseguente ritorno in pista grazie all'accoppiata Alberto Rigotti (finanziere trentino alla guida della banca d'affari Abm Merchant e attuale editore) e Marcello Dell'Utri, con toccata e fuga di quest'ultimo, dimessosi nel febbraio scorso dal consiglio di amministrazione e da tutti gli incarichi nel gruppo. A firmare la testata è Enzo Cirillo, che ha ricevuto il testimone da Antonio Cipriani, ex direttore de l'Ora.Cambiati i vertici si spera cambi anche il modus operandi. Pare infatti che i pagamenti di giornalisti e collaboratori lasciassero a desiderare, come si evince da numerose proteste disseminate nel web da chi ha abbandonato la nave, ma non la speranza di riscuotere i crediti maturati, e cerca di catturare in rete le dritte per poter battere cassa.[...]



Palermo, che grinta

Sun, 30 Nov 2008 23:03:00 +0000

(image) Avevo studiato un po': politica, situazione internazionale, economia.
Poi ho visto Palermo-Milan.
A nulla sono valsi i due rigori concessi ai rossoneri, il tifo milanista dei telecronisti di Sky e un arbitro che ha concesso il recupero del recupero.
Tre a uno, con grinta e classe.
Alè!(image)



Idee cercansi

Fri, 28 Nov 2008 23:09:00 +0000

(image) Questo blog è nato quasi due anni fa – ci avviciniamo al compleanno e ci sarà una sorpresina – con obiettivi modesti e un minuscolo parco di lettori amici. Col tempo le cose sono cambiate e i numeri si sono fatti interessanti. Non vi tedio con cifre e classifiche.
Come quasi tutti sanno con questo blog non ci guadagno niente, a parte qualche spicciolo per il banner a fondo pagina (sul quale ogni tanto qualche anima pia clicca). Però aumentando il numero dei contatti, aumenta la fatica del padrone di casa: eliminare i commenti volgari, rispondere alle e-mail, pianificare, farsi venire un’idea per il giorno dopo, rompere le scatole ai i co-autori, filtrare gli ospiti, sedare liti, alimentare polemiche. Insomma, quel che prima facevo in un’ora rubata al sonno adesso ha bisogno di molto più tempo.
Mi sono trovato quindi davanti a un bivio: perfezionare la macchina o mollare tutto.
Ho scelto la prima strada e presto vedrete le novità: un nuovo indirizzo, una nuova casa. Devo solo decidermi sull’arredamento e farmi sopportare dall’architetto. La piattaforma che ho scelto è wordpress. Se qualcuno ha suggerimenti, un sito che gli piace o una semplice idea, è il benvenuto. Si può scrivere qui.
Grazie a tutti e buon fine settimana.(image)



Una donna quarantenne

Thu, 27 Nov 2008 23:07:00 +0000

(image) di Quarant’Ena

Mi guardo solo negli specchi che attenuano la percezione delle rughe. Ho 12 rossetti lip up che in pochi minuti aumentano il volume delle mie labbra. Acquisto in maniera ossessiva reggiseni push up che impreziosiscono il panorama del mio décolleté. Sto attenta a che questi non si discostino cromaticamente da perizoma, coulotte e altri tipi di mutande che meglio pennellino il mio sedere. Delimito le mie sopracciglia con maniacale precisione perché l’architettura che ne deriva deve conferire al mio sguardo un valore aggiunto. Frequento con assiduità maniacale la palestra dove spero di incontrare un uomo che possa farmi fare un tuffo nel suo testosterone e che mi dia un guizzo tale da permettere ai miei ormoni di fare una sana scorta. Alleno con l’entusiasmo di una bambina il mio addome basso per evitare in tarda età l’incontinenza di ciò che ora si contiene. Acquisto capi che assottigliano la vita, allungano le gambe, slanciano la figura. Elargisco con gioia a una massaggiatrice provetta mezzo stipendio al mese in quanto con l’altro mezzo mantengo un buon numero di titolari di profumerie (dire profumieri darebbe adito ad arditi pensieri). Conservo la mia curiosità verso tutto ciò che è arte in modo da apparire minimamente capace di dire qualcosa in una conversazione, anche occasionale. E non disdegno la lettura delle notizie di cronaca e sportive, locali e nazionali, per meglio definire la mia personalità nel caso serva. Aperitiveggio con estremo senso del dovere almeno tre volte alla settimana, celando con maestria un'incompetenza su vitigni e vini doc ed esprimendo il mio disappunto per qualsivoglia retrogusto che non si accoppi alla mia indole. Mi lamento il giusto, e allo stesso modo, per emicranie e lentezze burocratiche con chi ha sempre una lamentela più grande della mia. Sono una donna quarantenne, oggi. Perfettamente inutile.(image)



Ergastolo

Wed, 26 Nov 2008 23:05:00 +0000

(image) Non si è mai felici quando si assiste a una condanna al carcere a vita. Anche se quel “fine pena mai”, teatralmente riportato dalla burocrazia giudiziaria, resta spesso un appunto su carta, tradito dai fatti. Il verdetto per i coniugi Romano, ritenuti colpevoli della strage di Erba, non credo che possa essere incrinato da dubbi, almeno per quel che sappiamo. Mi resta solo una perplessità e riguarda la strategia della difesa che aveva chiesto l’assoluzione o, in subordine, una perizia psichiatrica: le due possibilità non mi sembrano confinanti, quantomeno per coerenza.
O si è innocenti o si è colpevoli. O si è colpevoli con problemi psichici o si è colpevoli nella piena facoltà di intendere e di volere.
C'è stata in questa mossa dei difensori una piratesca disperazione o sono io che mi sto rincitrullendo?(image)



Luxuria for president

Tue, 25 Nov 2008 23:02:00 +0000

(image) C’è qualcosa di incredibile nella politica italiana. L’ex deputato di Rifondazione Vladimir Luxuria ha vinto l’Isola dei famosi e il suo exploit televisivo ha dato la stura a reazioni a dir poco grottesche. Rifondazione Comunista, forse abbagliata dal fatto che uno di sinistra abbia finalmente conquistato il primo posto in una qualunque competizione nazionale, si è fatta avanti (ri)proponendogli una candidatura per le Europee. Il quotidiano Liberazione ha imbastito un parallelismo tra la sua vittoria, quella di Luxuria, nel reality della tv italica e – tenetevi forte – quella di Obama nello scacchiere statunitense.
Se Luxuria non mi facesse simpatia – per certe sue battaglie, per un rispetto più volte confessato nei confronti delle diversità, per il residuo di forza politica che ha rappresentato – avrei ceduto alla tentazione di sparare ad alzo zero sulla sua uscita televisiva, per di più in un programma che ritengo degno della raccolta differenziata dell’immondizia (nel contenitore dei “rifiuti speciali e altamente infettivi”). Invece mi limito a giudicare la platea politica che acclama il vincitore di una insulsa competizione televisiva come un plausibile rappresentante del popolo. E’ come se nei libri di storia dovessero entrare a forza Pappagone e Gerry dei Brutos: hanno avuto successo ergo ci rappresentano.
Non è così, ovviamente.
La politica italiana è incredibile perché cerca consensi anche scoperchiando le tombe della irragionevolezza. E raccoglie cadaveri, brandelli di celebrità, eroi catodici che si spengono con l’arrivo del “superspot”. E si accontenta di riciclare candidati che non hanno neanche un cognome, ma solo un nome d’arte o, come si dice oggi, un nickname: Vladimir Luxuria ovvero Wladimiro Guadagno. Vincitore\trice dell'Isola dei famosi, edizione 2008.
Cicciolina minaccia il suicidio pugnalandosi col Fallo d'oro, edizione 1989.(image)



Fenomenologia di Rosalio

Mon, 24 Nov 2008 23:02:00 +0000

Che fare davanti a un blog come Rosalio che annovera quasi tremila visitatori al giorno, che è primo nella classifica “blog locali” di BlogBabel e che conquista posizioni di rilievo su Wikio e BlogItalia? Innanzitutto complimentarsi con Tony Siino che lo ha inventato. Poi cedere a una curiosità: chi lo frequenta?Rosalio è il blog di Palermo e, più correttamente, dei palermitani. E’ quindi una finestra che dà sulla città e sui suoi abitanti. E ancor di più sul loro modo di pensare.Il quadro, nei due anni e passa della mia osservazione, è scoraggiante. A fronte di centinaia di spunti di riflessione (dall’economia all’arte, dagli elementi di colore al prezioso cazzeggio), le reazioni prevalenti pur con rare eccezioni sono di un qualunquismo distruttivo.Esempi.Se un affermato narratore offre un suo scritto alla platea virtuale, il minimo che gli può capitare è di sentirsi apostrofato come “pseudointellettuale”. Se un altro autore dà notizia di una sua intervista in tv (una rete nazionale), ci sono già i cani rabbiosi che lacerano le carni della legittimità di quel suo apparire davanti alle telecamere. Se un giornalista si propone con una provocazione di cronaca, c’è sempre il pischello che gli deve insegnare il mestiere senza nemmeno conoscere la grammatica. Se un esponente politico decide di dire la sua online, spunta un gruppo di manganellatori del web che lo caccia fuori in malomodo.La rissosità stellare di gran parte dei commentatori anonimi (e sull’anonimato in rete abbiamo già disquisito) fa precipitare uno strumento di enorme potenzialità nel buio della bega gratuita, della delegittimazione a costo zero, dell’insulto immotivato. Il fuoco di sbarramento contro l’idea, bella o brutta che sia, è fitto e lascia pochi margini di azione al malcapitato che si trovi a gestire la discussione.Spiega Siino sul blog: “Esiste una canea di pochi commentatori verbalmente violenti che rischia di mettere a tacere (e qualche volta lo ha fatto) la voce dei lettori che leggono e non commentano (circa il 90%) e quella degli autori con spalle meno larghe ed educazione più ampia. Ma il resto dei commentatori non isola chi abbaia (come avviene nelle altre comunità in genere)”.Ecco, è questo il dato più allarmante. Pochi palermitani (perlopiù anonimi) abbaiano, gli altri nulla dicono, nulla fanno e – si teme – nulla pensano.Capita così che le uniche rubriche “tranquille”, cioè che non scatenano la canea, siano quelle in qualche modo compiacenti rispetto a un certo modo di vivere la città: l’elogio della panella, la lode della sasizza, gli estemporanei dizionarietti dialettali, gli improbabili raccontini della vita del vicolo, il peana per il pirito.A rischio di risultare snob, firmo e controfirmo che Palermo non è (più) questo. Palermo è una grande città che ha stimoli e contraddizioni su cui discutere ed eventualmente costruire.Rosalio potrebbe essere una meravigliosa piazza virtuale su cui confrontarsi, un aggregatore di idee. Ma senza un’accurata disinfestazione contro il qualunquismo e l’ignoranza colpevole, resta solo un bel monumento alle occasioni mancate.[...]



L'arte e la necessità

Mon, 24 Nov 2008 00:10:00 +0000

(image) Vedo un bel film (tranquilli, non faccio il pippone come due settimane fa), leggo un grande libro (magari roba di casa nostra, degli anni ‘70): vivo un buon periodo. Soprattutto perché ho capito – sto capendo – qualcosa di più dell’arte. Prima pensavo che godere di ciò che è bello, interessante, divertente fosse frutto di strane convergenze astrali: ti può capitare solo a certe condizioni, se sei fortunato, se cavalchi una certa lunghezza d’onda.
Invece non è così.
L’arte, come ha detto ieri in tv Roman Polanski, è frutto della necessità. E’ un meccanismo di difesa della nostra natura. Lasciarsi incantare da un quadro, da una canzone, da un romanzo o da un film è un modo, assolutamente biologico, per creare anticorpi contro quelle cellule impazzite che degenerano nel male della superficialità e dell’intolleranza. E’ una cura lenta alla quale tutti dovremmo sottoporci con la certezza che se la scienza non fa miracoli, l’arte almeno ce li racconta talmente bene da farceli sembrare veri.(image)



Palermo, oggi

Sat, 22 Nov 2008 19:03:00 +0000

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Il Paese di Villari

Thu, 20 Nov 2008 23:02:00 +0000

(image) Di questo Riccardo Villari si sa che era del Pd, che è un ex democristiano, che De Mita lo voleva sindaco di Napoli, che molti anni fa era fidanzato con Barbara D’Urso.
La sua recente elezione a presidente della Commissione di vigilanza Rai ci ha mostrato il suo lato atletico: infatti ci vogliono la muscolarità e la leggerezza dell’equilibrista per certe manovre.
Villari è stato eletto coi voti del Pdl, cioè del partito a lui ufficialmente avverso, per disinnescare una candidatura scomoda come quella di Leoluca Orlando che – a dire il vero – non godeva di unanimi consensi neanche all’interno dello schieramento dell’opposizione: ma, direte, le divisioni nella sinistra non fanno più notizia.
Fece notizia invece la prima dichiarazione del miracolato Villari: “Non assumerò decisioni in contrasto con quello che deciderà il mio partito”. Traduzione: “Se il Pd mi dà il permesso, rimango presidente. Altrimenti tolgo il disturbo e funiculì funiculà...”.
Ovviamente Veltroni e compagni gli hanno detto che di cavalli di Troia in via Sant'Andrea delle Fratte ne hanno fin troppi e gli hanno chiesto di tornare nel fruttuoso anonimato da cui proveniva. Lui ci ha pensato su - nei rari momenti in cui non si ritrovava con un microfono davanti - e ha assicurato che si sarebbe dimesso quando e se Pd e Pdl avessero trovato un nome condiviso. Pochi giorni dopo è venuta fuori una convergenza su Sergio Zavoli e sembrava che la cosa fosse fatta. Invece...
Invece il nostro Villari, smessi i panni dell’equilibrista, ha impegnato tutti i suoi muscoli per aggrapparsi alla poltrona di Sommo Vigilante e piantarsi coi piedi per terra, tipo lottatore di sumo. “Ho deciso di mantenere il ruolo di presidente. Il valore delle istituzioni precede il peso delle segreterie dei partiti”. Insomma, resta per il bene del Paese.
Fantastico, prima però ci vada a quel Paese...


Aggiornamento. Qui trovate un interessante retroscena.(image)



L'aborto di Forza Nuova

Wed, 19 Nov 2008 23:06:00 +0000

(image) Forza Nuova ha scelto un modo sgangherato per sollecitare l’abolizione della legge 194, quella sull’aborto: ha inviato pacchi con bambole insanguinate e interiora di animali ad alcune redazioni giornalistiche siciliane. Lo sdegno nel mondo politico è arrivato puntuale come un rutto dopo la Coca Cola: da Fini a Veltroni è stato tutto un coro di condanne e blablabla.
Sarebbe stato più idoneo bollare l’iniziativa di Forza Nuova come una triplice cazzata.
Primo, la provocazione è efficace se induce una riflessione: a me l’intestino di un vitello o di una pecora induce al massimo il vomito.
Secondo, abolire la 194 significa affidare il destino di migliaia di donne al buio degli ambulatori clandestini e alle grinfie di medici senza scrupoli e controllo.
Terzo, coinvolgere i giornalisti nel decrittare un messaggio trasversale è un po’ come prendersi per testimone di nozze Rocco Siffredi: ci vuole quel tipo di fiducia che dalle mie parti si chiama incoscienza.(image)



Uguale a lui

Tue, 18 Nov 2008 23:03:00 +0000

Non introduco né commento mai i post dei coautori e degli ospiti di questo piccolo spazio: perché mi piace cedere il timone alle persone di cui mi fido. Però stavolta mi sento di fare un'eccezione, e non certo per mancanza di fiducia. Sui blog si trovano molte verità e parecchio qualunquismo. Ci sono il serio e lo scherzo, l'utile e la provocazione, l'immondizia e i piccoli gioielli. Ecco, credo che questo post sia un piccolo gioiello da trattare con attenzione. Contiene un messaggio che ci ricorda quanto è forte la fragilità. Leggetelo con calma e se vi è piaciuto, se vi siete in qualche modo riconosciuti, se siete in un momento a metà tra il sì e il no, o se semplicemente pensate che ne valga la pena, approvatelo con un commento simbolico: un trattino come questo - , che rimanda alla piccola ruga di Verbena. Buona lettura. di VerbenaC’è una piccola ruga che solca proprio l’angolo che va dalla mia palpebra inferiore allo zigomo. E’ una linea che non mi preoccupa, perché mi rende simpatica. Sbuca fuori solo quando sorrido di cuore. Un giorno sarà più marcata e so che si piegherà verso il basso, proseguendo almeno fino a metà guancia.Quella ruga mi dimostra che sono tale e quale mio padre.Stesse onde strette sulla testa, stesse ciglia piegate. Le labbra no, quelle provengono da una zia morta nel dopoguerra di TBC, ma il sorriso monolaterale quando ascolto le cazzate altrui, quello, è proprio uguale.Stessa camminata robotica, nonostante il mio genere femminile ne attenui un po’ la durezza.Ho guardato con sospetto le mani tozze e le gambe corte di mio padre per tutta la vita.Mi rimandavano l’immagine di un campagnolo che tanto sarebbe piaciuta al caro Pasolini, ma non a me. Con un corpo che bada alla sostanza, che si nutre quando ha fame, che beve quando ha sete e che dorme fino a quando ne ha voglia sopportando poi con incredibile energia sforzi fisici e climi crudeli. Senza complicazioni ulteriori, senza il cervello di mezzo. Ne posso immaginare, con un certo fastidio, persino la sessualità: marcata, senza fronzoli, terragna.Io no. Io ho trascorso una trentina d’anni sperando che Darwin avesse torto, salvo a ritrovarmi con i polpacci bisognosi di un tacco per essere slanciati, e le mani rotonde da bambina, anche adesso che non lo sono più.Uguale a lui.Non ci parliamo mai. Se ci incrociamo per le scale, nessuno dei due alza gli occhi, e tutti e due preghiamo perché l’altro saluti per prima e tolga entrambi dall’imbarazzo. L’ultimo contatto fisico risale a più di dieci anni fa, in un momento di dolore disperato, la sua testa bianca stretta tra le mie mani. Appena un minuto dopo, ancora distanza. Di un’altra volta ricordo un braccio agganciato al suo per pochi secondi, il tempo di attraversare la navata centrale di una chiesa. Ma in quel caso la vera preoccupazione era evitare lo strascico con i piedi per non ruzzolare davanti a duecento invitati.Un giorno mio padre non sarà più. E’ questo che penso da un po’.Credo che per recuperare non ci sia più tempo.So già che, dopo, guardarsi allo specchio sarà terribile. Rivedrò la sua faccia, travestita da donna.Chissà se avrò mai delle rughe solo mie.Soundtrack[...]



Il cazzatometro

Mon, 17 Nov 2008 23:42:00 +0000

(image) Se esistesse un misuratore delle stupidaggini, in questi giorni sarebbe impazzito. Probabilmente anche per quelle che sparo io, sarà l'aria che tira.
Ecco tre esempi su cui tarare un prototipo di cazzatometro.
Calisto Tanzi al processo per il crac Parmalat si ritiene "responsabile del default dell'azienda" ma dice che lui non c'entra nulla con la grande truffa. Insomma, se c'era dormiva e sognava di non esserci.
Berlusconi è stato costretto a precisare: "Non è vero che ho avuto un malore, sto benissimo". Nella classifica delle smentite del premier (che in tal senso è campione mondiale nella categoria "stile libero") questa è al secondo posto per importanza. Il Cavaliere sogna infatti la contronotizia del secolo: "Io non sono mai morto". In ogni caso i suoi tecnici sono al lavoro per il Progetto Resurrezione.
Il ministro della Funzione pubblica Brunetta ha stabilito che i fannulloni stanno spesso a sinistra. Ormai si è capito che per non creare problemi in questo Paese si deve tenere la destra.(image)



Noi siamo le colonne

Mon, 17 Nov 2008 00:56:00 +0000

di Giacomo CacciatoreErano anni che non pensavo all’università. E’ un periodo della mia vita che ho in parte rimosso, forse in piena coscienza, se mai è possibile, e senza troppo rammarico. Della mia iscrizione all’Ateneo di lettere (preceduto da un inutile anno a Giurisprudenza: non avevo la vocazione, e ancora credevo nel binomio università -vocazione), rammento il “prima”. Il complesso universitario di Viale delle Scienze, a Palermo, ricorda vagamente un campus americano. Ci sono praticelli, alberi spinosi, moderne palazzine e distributori automatici di bibite. Fresco di versamento in segreteria, andai a sedermi su una delle panchine e mi vidi percorrere quella meraviglia in una mattina autunnale, sotto una nevicata di foglie rossastre: jeans, scarpe da tennis, felpa grigia e libri sottobraccio. Tormentato ed energico, combattivo e meritevole, come Dustin Hoffmann ne “Il maratoneta”. Riguardo al “dopo”, la mia fantasia virava verso il grottesco: la laurea era un tripudio di toghe e cappelli romboidali, con allegrie e scivoloni degni di Stanlio e Ollio nel vecchio film “Noi siamo le colonne”. Insomma, per me l’università era questo: fatica premiata e goliardia. Prova del fuoco e periodo di formazione. Quel viale conduceva a un mondo pieno di possibilità. Fine del primo tempo.A volte sono gli stimoli più banali, come sfogliare un quotidiano o sonnecchiare davanti a una trasmissione tv, a darti uno scossone, a risvegliare delusioni sopite o scovare da sotto il tappeto i cocci dei sogni infranti. Qualche sera fa seguivo un’intervista della brava Daria Bignardi all’altrettanto bravo (e simpatico) Beppe Severgnini. Da uomo che ha visto il mondo, Severgnini sottolineava come il clientelismo, il nepotismo e la negazione della meritocrazia che infestano gli atenei italiani (senza eccezioni, assicurava lui, e io ho più di una ragione per credergli) sono fenomeni inconcepibili in qualsiasi altra parte del mondo civilizzato. E ho motivo di credergli anche su questo. Il giorno dopo, leggo di un concorso universitario a Messina per un solo candidato. A vincerlo è stato il figlio di un professore di quello stesso Ateneo. Il prof., intervistato, esibisce fastidio.Due stimoli. La carezza seguita dallo schiaffo. Così, eccomi a rievocare il periodo dimenticato della mia carriera da studente: il “durante”. Mi sono laureato in lingue e letterature straniere agli inizi degli anni novanta (ero uno studente bravo ma pigro), e ho rischiato una seconda laurea in lettere moderne prima di rendermi conto che non volevo dare questa soddisfazione a me stesso. La mia tesi contava quasi 400 pagine, verteva su un argomento allora impensabile per Palermo (il cinema di Scorsese e la cultura dei siculo-americani) e, immodestamente, dico che era ben scritta, arguta e straordinariamente documentata. Mi toccò un centodieci, mentre la mia media esigeva una lode (assegnata invece a una tesi sui burattini inglesi: argomento allora scontatissimo per “Lingue” a Palermo). Siccome sono un candido, provai a informarmi su come si potesse accedere – legalmente – alla carriera universitaria. Collezionai pacche compassionevoli sulle spalle, mezze parole che dicevano moltissimo, qualche risata. A ridere, invariabilmente, erano quei professori che nell’arco di un anno avevo visto materializzarsi in aula soltanto una o due volte, magari quando i loro assistenti avevano il raffreddore o un lutto in famiglia. Ottenni un breve lavoro part-time fra libri e scaffali in virtù dei trenta sul libretto e del portafoglio mezzo vuoto, spalai tesi muffite in uno scantinato, affrontai l’odio di una bibliotecaria che vedeva in[...]



Il G8 e la verità che manca

Fri, 14 Nov 2008 23:50:00 +0000

(image) Non è lo Stato che giudica se stesso e si assolve. E' la consecutio illogica delle verità che ci vengono propinate a destare allarme e, in molti, anche sdegno.
Per i giudici di Genova il selvaggio pestaggio nella scuola Diaz, le prove inventate, la sequela di menzogne di decine di poliziotti non furono il frutto di decisioni a "livello centrale", ma semplice iniziativa estemporanea. O meglio: i grandi capi non sapevano (o potevano non sapere) nulla dei misfatti compiuti dalla base.
Embé - potrebbe obiettare qualcuno - è possibile.
No.
Il sistema delicatissimo sul quale si fonda la sicurezza di un paese democratico non prevede, in casi di tale rilevanza, un'assenza di responsabilità oggettiva. Qui non siamo al singolo episodio, al rimestare nel cesto delle quattro mele marce. Siamo davanti a una precisa strategia di violenza e depistaggi che ha impegnato per ore e giorni decine e decine di persone. A smanganellare nel sonno 93 giovani che nulla avevano a che vedere coi Black Bloc (è provato), a rompere costole, a spezzare nasi e a portare nello scenario del massacro finte prove di colpevolezza (le famose bottiglie molotov) non furono delinquenti con la divisa, ma uomini in divisa travestiti da delinquenti. Fu cioé - ed è la concatenazione dei fatti a spiegarlo - una strategia. Fu il contrario del buio della ragione, un'illuminazione di idee. Distruttive.
Scegliere, per sentenza, che i piani della sicurezza nazionale non sono tutti noti ai vertici delle forze dell'ordine significa mettere nero su bianco la debolezza e la vulnerabilità di uno stato. Significa dare una ragione, impura, ai pestaggi e alla fabbricazione di false prove nel nome di una ragione, più che impura, di forza legittimata dall'emergenza pregressa: gli scontri in piazza, l'assalto al carcere di Marassi da parte delle "tute nere", l'omicidio di Carlo Giuliani. Invece tra i 93 della Diaz non c'era un solo colpevole di quelle violenze. E' come se per catturare Riina, i Ros avessero bombardato tutto il quartiere dell'Uditore, a Palermo.
La sentenza di Genova è, nel migliore dei casi, un immenso punto interrogativo al termine di un'inchiesta condotta male. Si cercava il terzo livello e ci si è dovuti accontentare di uno scantinato. Con buona pace del diritto, della giustizia e del residuo di speranza che ci rende ancora cittadini civili.(image)



Repulsione ingiustificata

Thu, 13 Nov 2008 23:04:00 +0000

(image) Non parliamo di antipatia, ma di repulsione ingiustificata. Ci sono persone che ci danno fastidio - inconsapevolmente - per la loro voce, il loro modo di fare, la loro immagine. Quelli, tanto per intenderci, che ci fanno cambiare canale o strada.
Ecco il mio elenco.
Fiona May, più insopportabile della povera Larissa.
Tiziano Ferro, in tutte le sue canzoni.
Maria De Filippi.
Il concorrente del Milionario di ieri sera che non sapeva rispondere neanche alla domanda: quanti anni hai?
Umberto Bossi, prima e dopo l'ictus.
Fabio Volo, in video, alla radio, al cinema, sulle pagine di un libro.(image)



Tecnologia canaglia

Wed, 12 Nov 2008 23:03:00 +0000

(image) Quel che la tecnologia toglie, poi restituisce. Fatica, ingombro, pesantezza: un computer si mostra amico, ti blandisce, “non ti preoccupare, ti aiuto io”. Rapidità di esecuzione, capacità di calcolo, buona (di)gestione di dati.
Sembra il miracolo degli ultimi millenni fino a quando non ti viene presentato il conto. Sì, perché un conto da pagare c’è sempre. Nel mio caso, 23 ore di paralisi assoluta tra file impazziti ed eventi ingovernabili. Il peccato originale è tutto mio, questo devo dirlo. Però una reazione così dura non me la sarei mai aspettata. E’ successo che, per sbaglio, martedì notte ho inviato via posta elettronica un file pesantissimo. E lì è iniziato il dramma: macchina impallata, moltiplicazione di errori, mail senza redini, attività residua del computer pressoché a zero. C’è voluta l’assistenza telematica di un amico d’infanzia (ora supergenio dei superbit) per isolare il mio iMac come se fosse il reattore assassino di Chernobyl. A me è toccato spalare tra le macerie e iniziare una lunga ricostruzione: account, indirizzi, messaggi scomparsi... Senza contare che una giornata di lavoro persa significa qualcosa.
So benissimo che parlare di elettronica e cibernetica è, specie in questa sede, come discutere di calcio. C’è sempre il più esperto di tutti che ha la ricetta magica, l’ammonimento sommo: “Ma era una cosa semplicissima, bastava fare così e così...”; “Conosco un software che ti spurga pure lo scarico della lavastoviglie...”; “Mai concedersi un clic senza essersi fatto il segno della croce prima...”. Tutti esperti di computer, tutti allenatori della nazionale.... Oggi però astenetevi, per favore.(image)



I naufraghi di Alitalia

Mon, 10 Nov 2008 23:05:00 +0000

(image) Quando si è naufraghi ci si aggrappa ai resti del relitto. Invece sembra che alcuni lavoratori dell’Alitalia, vogliano finire a fondo con tutti i legni dello scafo.
Ancor prima dello sciopero improvviso di ieri, tutta una serie di aut aut (o, come scrisse un collega che ora insegna all’università, out out), di rigidità fuori contesto, di prese di posizione senza copertura logica pongono una schiera di piloti e assistenti di volo oltre i confini della realtà.
C’è un’azienda che rischia il collasso. C’è una situazione di emergenza che va fronteggiata con realismo. Ci sono una serie di rinunce da fare, l’alternativa è il buio. Va bene, la cordata per fare una nuova compagnia di bandiera non sarà delle migliori. Va bene, il governo ci ha marciato sulla gestione della crisi. Però, a nave affondata, ci si sbraccia e si nuota, senza protestare se l’acqua del mare è freddina. L'istinto di salvezza non è di destra né di sinistra.
L’autoproclamato comitato del “fronte del no” lavora – senza esserne cosciente - per l’estinzione lavorativa di migliaia di persone. Si bloccano i voli, si organizzano sit-in, si cercano consensi tra i passeggeri imbufaliti. Qualcuno dovrebbe spiegare a questi “nudi e puri” che se non la smettono con le loro menate, tutti quanti - birichini, coscienziosi, biondi, castani, camerieri d'alta quota, steward, bonazze o superfighi che siano - rischiano di rimanere soltanto nudi.
Pensare e nuotare, forza!(image)



"12" di Michalkov, un capolavoro

Sun, 09 Nov 2008 23:01:00 +0000

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C’è un film che tutti i cineasti di casa nostra, gli sceneggiatori, i dialoghisti dovrebbero studiare. E’ “12” di Nikita Michalkov. L’ho visto ieri e sono rimasto estasiato.
E’ un film “teatrale”, con dodici personaggi chiusi in una stanza: i giurati di un tribunale russo che devono decidere la sorte di un giovane ceceno accusato di aver ucciso il padre adottivo. E’ un film non semplice, molto testo, poco ambiente (a parte alcune incursioni nella violenza della battaglia, che rimane comunque a margine).
“12” è come un libro da sfogliare: pagina dopo pagina, ci si lascia condurre dalle parole che sono magicamente incastrate l’una nell’altra. E’ – a mio parere – una vera prova d’arte, un incanto magnetico che si rivela a poco a poco e che inchioda lo spettatore per quasi due ore e mezza. Un prodotto che tramanda tutta la sapienza di abilissimi artigiani della narrazione, niente trucchi solo sostanza.
L’opera inizia lentamente, fingendosi un semplice remake (la pellicola alla quale si ispira è "La parola ai giurati" che nel 1957 segnò l'esordio alla regia di Sidney Lumet). Poi arriva un monologo di 10 minuti di Sergej Makovetskij, girato con un unico piano sequenza. E lì capisci che sei ostaggio di una immensa potenza narrativa. Non puoi fare altro che inchinarti e seguire le vicende di quei dodici uomini che ti commuovono e che, nello stesso tempo, ti fanno gioire come è dovuto davanti a un’opera d’arte.
Per non farvela troppo lunga, “12” è un film fatto da gente che sa come si racconta, come si interpreta, come si condisce una storia. Un capolavoro nel deserto narrativo che ci circonda.(image)



Abbronzati e imbecilli

Fri, 07 Nov 2008 23:01:00 +0000

(image) Il pugile suonato che sta al centro del ring chiamato Italia non ha più nemmeno le corde alle quali reggersi. Barcolla da una idiozia all’altra credendo che più la spara grossa, più troverà vigore. In realtà Silvio Berlusconi è un personaggio che avrebbe bisogno di una semplice lezione, magari impartita dai suoi correi: se uno dice o fa una cazzata ultraterrena è meglio che stia zitto piuttosto che rilanciare (con altre cazzate).
C’è un mondo intero contro la battuta su Obama: in America il New York Times sta raccogliendo online le migliaia di firme di chi si dissocia dal pensiero (???) del premier italiano. In un momento storico, nel vero senso del termine, le frasi del pugile suonato finiranno agli atti come l’espressione del governo italiano, cioè di tutti noi. E non solo quel “bello, giovane e abbronzato”, ma soprattutto quell’”imbecille” dato a chi – milioni di persone nel pianeta – non ha condiviso l’affermazione di cui sopra.
Se c’è un referendum che si dovrebbe proporre in Italia, è quello sulla sanità mentale di questo signore per cui invecchiare non significa acquisire esperienza, ma rincoglionire e basta. Con la pretesa che tutti invecchino come lui.
Tiè!

P.S.
Per il fine settimana questo blog gode di un'abbronzatura fuori stagione. (image)



Santo subito!

Thu, 06 Nov 2008 23:02:00 +0000

(image) di L’Avvelenata

Credevamo che i processi di beatificazione e, poi, l’ascensione al soglio della santità fossero lunghissimi, complessi, caratterizzati dalla ricerca di prove a conferma, di miracoli a suggello.
Ci siamo sbagliati.
E’ vero, nel caso che sto per affrontare ci sono gli indizi, ci sono le testimonianze, ci sono le prove e ci sono addirittura le sentenze. Allora sembra tutto a posto, e nulla osta affinché il de cuius assurga come minimo al rango di beato. Si tratta di Vittorio Mangano. Il quale, mentre attende il sommo riconoscimento, ha già i suoi santi in paradiso che spendono per lui più di una buona parola. D’altronde con due sponsor come Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi si arriva dove si vuole. Loro di promozione e di comunicazione se ne intendono.
Da una notizia recentissima apprendiamo che Dell’Utri ha definito “un eroe” il signor Mangano: palermitano, morto nel 2000, ex stalliere di Arcore. Dove, secondo le accuse, più che occuparsi di cavalli si occupava di droga e, in virtù delle sue aderenze mafiose, anche di tutelare da eventuali rapimenti i figli del Berlusca.
E dell’eroe, in effetti, Mangano ha il tipico curriculum: la sua prima condanna, a 10 anni di carcere, per droga, risale agli anni ’80. Nel ’95 finisce di nuovo arrestato. Nel ’99 gli infliggono 15 anni per traffico di stupefacenti e altri 15 nel 2000, stavolta per estorsione. Poi l’ex stalliere si ammala gravemente e i giudici gli consentono di lasciare il carcere. Ma mentre è agli arresti domiciliari gli arriva una nuova condanna: la più pesante, l’ergastolo, per omicidio.
Proprio un eroe. Un santo. Talmente eroe e santo che, mentre era in fin di vita e detenuto in casa, invece di accusare e tirarsi dietro negli impicci giudiziari il duo Berlusconi-Dell’Utri (quest’ultimo processato e poi condannato a 9 anni in primo grado a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa, nel 2004), ha religiosamente tenuto la bocca chiusa. Mentre, secondo Dell’Utri, parlando avrebbe potuto levarsi dai guai e riguadagnare la libertà. Ma da eroe – è sempre l’opinione di Dell’Utri – non lo ha fatto. E l’ex senatore di Forza Italia gliene ha reso pubblico tributo durante un’intervista con Klaus Davi, poi ripresa da tutti i media. “Un eroe, a suo modo”, ha sottolineato. Che stia in questo imperscrutabile “suo modo” la chiave della potenziale santità?(image)



Il colore nero

Wed, 05 Nov 2008 23:03:00 +0000

(image) Sarete sazi di informazioni sulla vittoria di Obama negli Stati Uniti quindi sarò breve. Mi ha colpito una frase dello sconfitto, John McCain, un uomo che mi è lombrosianamente antipatico. Però questo signore, ancora con la polvere della disfatta sul volto, ha detto: “L’uomo che era il mio avversario, ora sarà il mio presidente”. Poi si è congratulato con lui e ha lodato il suo “grandioso risultato”.
Se mai ci fosse un vero modello americano da importare, dovrebbe essere questo. In politica le palle si tirano fuori dopo la tenzone, non prima.
E’ un bel respirare, dopo la vittoria di Obama. Non sarà l’uomo dei miracoli, ma è un simbolo che incarna la speranza di un pianeta che va a picco. L’uomo più potente del mondo è un nero che ha vissuto in un paese dove, fino a poco tempo fa, il nero era solo il colore dello sporco, del sudore mai ricompensato, dei canti sommessi nelle risaie.
Per me e per molti, il nero è il colore della musica migliore, dei romanzi più affascinanti, della preziosa diversità. Un futuro nero per l’America è, oggi, il futuro migliore che ci potessimo augurare.(image)



Un giallo sui gialli

Tue, 04 Nov 2008 23:20:00 +0000

Vi propongo questa interessante riflessione di Alessandra Buccheri, tratta da L'Angolo Nerodi Alessandra BuccheriMentre io me la spassavo a Trevi, coccolata dalla migliore ospitalità che si possa desiderare, da chiacchiere di scrittori e da gossip vari, è stata pubblicata la lista dei candidati al premio Scerbanenco di quest'anno.Bene, vuol dire che anche quest'anno è arrivato l'inverno e si avvicina il NoirFest. C'è tempo fino al 25 novembre per votare. La novità del 2008 è che i libri sono stati proposti dagli editori: ci sono 100 candidati. Ovviamente, sui grandi numeri, ce ne sono alcuni ottimi, qualcuno buono, qualcun altro molto molto meno.La prima domanda è: perché il premio è stato aperto anche agli "editori a pagamento"? A quelli cioè che sappiamo essere una truffa legalizzata, una delle piaghe purulente dell'editoria italiana? Sarebbe bello che un premio serio come lo Scerbanenco stroncasse le gambe a un certo tipo di raggiri, penalizzandoli con l'esclusione. Sarebbe un segnale per editori farlocchi: se non sei una persona seria, non puoi nemmeno aspirare ad avvicinarti a un gruppo di persone serie. Peccato che non sia stato fatto.L'altro grosso problema è che il voto popolare è una farsa. Nonostante il sito specifichi che si può votare solo una volta, qualunque utente di pc appena scafato sa che basta cancellare i cookies per votare più e più volte. Un utente un po' più esperto crea uno script e vota automaticamente per sé stesso centinaia di volte.Morale: già stamattina alle 10, quando ho votato, i risultati erano palesemente assurdi.Ora, la seconda domanda è: la giuria popolare ha un peso? Qualcuno, un paio d'anni fa, provò a spiegarmi a denti stretti e in camera caritatis come funzionava la selezione, ma ammetto che, tra il tempo trascorso e il fatto che anche allora ne avevo capito poco, sinceramente non ce l'ho chiaro e rischierei di dire eresie.Se la giuria popolare ha un peso (e se sì, in che percentuale? È dato saperlo?), allora il meccanismo dovrebbe essere più trasparente e più cogente, richiedendo per esempio una previa registrazione al sito per poter votare.Se non ha un peso, che senso ha che da ieri sia tutto un fiorire di richieste (votami, votami) da parte di autori - qualcuno in modo disinvolto, qualcuno con una punta di vergogna - ed editori? L'autore costretto alla prostituzione via email ne ha almeno un tornaconto? (Oltre ad avere tutta la mia solidarietà, se trattasi di autori meritevoli).Che obiettivo ha questa specie di gogna virtuale mediatica se, come penso, il meccanismo è strutturato in modo che i giochi si facciano altrove?Chi sa, parli. Il confronto sul tema è ben accetto.[...]