Subscribe: Psicke - I Colori della Mente
http://psicke.blogspot.com/feeds/posts/default?alt=rss
Added By: Feedage Forager Feedage Grade B rated
Language: Italian
Tags:
anche  attività  bambino  blog  che  cui  dei  della  delle  essere  hanno  nel  nella  perché  più  può  quando  sono 
Rate this Feed
Rate this feedRate this feedRate this feedRate this feedRate this feed
Rate this feed 1 starRate this feed 2 starRate this feed 3 starRate this feed 4 starRate this feed 5 star

Comments (0)

Feed Details and Statistics Feed Statistics
Preview: Psicke - I Colori della Mente

Psicke e Soma



La vita è attraversata da un unico filo che tutto lega



Last Build Date: Thu, 07 Sep 2017 23:14:19 +0000

 



Hannah Arendt

Tue, 14 Oct 2014 09:30:00 +0000


Non credo possa esistere qualche processo di pensiero senza esperienza personale (Hannah Arendt)


(image)



Quando il corpo aiuta la mente

Sun, 14 Sep 2014 17:54:00 +0000

Un numero sempre maggiore di ricerche mette in evidenza l'importanza del movimento per condurre una vita sana e con meno presenza di pericoli per la salute. Lo sport, o il movimento in generale, aiuta sia a mantenere un corpo in forma, sia ad allontanare ansia, stress e tensione. In particolare si è visto che l'attività fisica, nel corpo: migliora la performance cardiocircolatoria riduce i livelli di colesterolo cattivo aumenta i livelli di colesterolo buono aumenta la densità ossea riduce il rischio di trombosi riduce i trigliceridi riduce il grasso addominale aiuta a perdere il sovrappeso migliora la performance sessuale è un buon “cosmetico” e nella mente: riduce i livelli di ansia riduce i livelli di depressione aumenta l'autostima fa diminuire la voglia di fumare Un punto spesso sottovalutato è la prevenzione: ad esempio studi recenti effettuati su soggetti a rischio hanno dimostrato che anche solo camminare 30 minuti al giorno con andatura sostenuta, 5 giorni a settimana, porta ad una riduzione del 70% del rischio di ammalarsi. Ma non c'è solo lo sport. Per prevenire malattie cardiovascolari, diabete e tumori è importante muoversi. Così anche le attività quotidiane rientrano in ciò che si può fare per aiutare mente e corpo. Il progetto cuore (promosso dall'aifa) suggerisce di aumentare ogni settimana il livello di attività fisica che si fa: Se sei inattivo (raramente svolgi attività fisica) Aumenta il numero di attività giornaliere che sono alla base della piramide: fai le scale invece di prendere l’ascensore nascondi il telecomando e alzati dalla poltrona ogni volta che cambi canale cammina di più: attorno alla casa, in giardino fai stretching mentre sei in fila sfrutta ogni occasione per camminare. Se sei discontinuo (svolgi attività fisica non regolare) Cerca di diventare più costante dedicandoti alle attività indicate al centro della piramide: trova attività che ti piacciono pianifica le attività da svolgere nell’arco della giornata poniti obiettivi realistici. Se sei costante (fai attività fisica almeno quattro volte a settimana) Fai tutta l'attività sportiva che vuoi cambia la tue attività quotidiane prova nuove attività Nell'immagine della piramide si trovano elencate alcune attività di movimento. Sono ovviamente dei suggerimenti e, se si ha in mente una attività non elencata, si può cercare nella piramide quella che le somiglia di più e collocarla in quel punto. Per ultima cosa, quella più importante: è fondamentale non solo fare, ma anche prestare attenzione a cosa si fa e a come lo si fa, aiutati da questi accorgimenti: La mente deve essere concentrata nei vari movimenti del corpo Prestare attenzione quando si muove un braccio, una gamba, la testa. La mente deve essere lì: nel braccio, nella gamba, nel collo respirare con il diaframma, liberando il torace dalle tensioni fare caso all'appoggio del piede e dove si distribuisce il peso di tutto il corpo mentre si è in movimento [...]



La luna

Tue, 09 Sep 2014 18:15:00 +0000

Bellissimo ed emozionante questo corto della Pixar che racconta la storia di un bambino che viene portato, sulla barca "La luna", a vedere il lavoro del padre e del nonno.
Nelle immagini si può vedere come il bambino sia attirato nell'imitare gli adulti che lo circondano, e come questi vogliono che lui gli assomigli. Adulti che litigano per cosa dove insegnare al bambino e come; adulti che pensano che il loro modo di essere sia ognuno il  migliore.
Fortunatamente questo bambino troverà la sua identità.

allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="//www.youtube.com/embed/1NsKokhM4EY?rel=0" width="560">

Leggi anche qui(image)



L'ansia non va mai in vacanza

Thu, 03 Jul 2014 12:57:00 +0000

Il web è pieno di articoli su come affrontare le vacanze senza stress, senza ansia.
(Esempio 1, esempio 2, esempio 3). Non metterò il link per non divulgare, ma c'è chi, raccontandosi come ex-ansioso vende il suo miracoloso rimedio per guarire dall'ansia per le vacanze.

Abbiamo quindi: l'ansia per lavoro, per la scuola, per le relazioni, per il traffico, per le vacanze ma anche per il rientro dalle vacanze e chi più ne ha più ne metta.
Così, ecco fiorire articoli sul web che parlano di un'ansia piuttosto che di un'altra e rivelano i rimedi contro la stessa.
Ma ci saranno davvero tutte queste ansie, o l'ansia è una ed è quella che va combattura alla radice?


(image)



Dolore

Tue, 01 Jul 2014 15:38:00 +0000


Ogni disturbo coinvolge l'intera persona, cosicché non ci può essere distinzione tra malattia fisica e mentale, o tra dolore fisico e mentale.
(image)



Potenziamento cognitivo, abilitazione, riabilitazione

Tue, 24 Jun 2014 09:13:00 +0000

Quando si parla di potenziamento cognitivo in riferimento all’area dell’infanzia e dell’adolescenza per situazioni come l’autismo, i disturbi da deficit di attenzione ed iperattività, i disturbi dell’apprendimento e il ritardo cognitivo si fa sempre molta confusione sui termini da utilizzare per il “recupero” delle abilità non acquisite. Il termine più utilizzato è riabilitazione, che letteralmente (da vocabolario) si riferisce al restituire della abilità. Quando si restituiscono delle abilità si suppone che queste in precedenza acquisite, si sono “perse” per qualche motivo. E’ quindi necessario un percorso riabilitativo, appunto, per poterle ri-apprendere. Ciò può accadere ad esempio dopo un incidente che procura una lesione ad un arto precedentemente funzionante. Per riabilitare è necessario fare un esame delle abilità residue e delle abilità danneggiate e proporre un programma riabilitativo con vari e mirati esercizi volto alla recupero completo o parziale delle competenze perse. Nelle Linee Guida sulla Riabilitazione (GU 124 30/05/98 Min. Sanità) si legge: La Riabilitazione è “un processo di soluzione dei problemi e di educazione nel corso del quale si porta una persona a raggiungere il miglior livello di vita possibile sul piano fisico, funzionale, sociale ed emozionale, con la minor restrizione possibile delle scelte operative”. La riabilitazione si pone come obiettivi: a) la promozione dello sviluppo di una competenza non com-parsa, rallentata o atipica; b) il recupero di una competenza funzionale che per ragioni patologiche è andata perduta; c) la possibilità di reperire formule facilitanti e/o alternative. Quindi, nelle Linee Guida il termine riabilitazione viene usato per indicare un trattamento volto al recupero di una competenza non comparsa. Ma ciò non produce confusione? Se la competenza non è mai comparsa, cosa si ri-abilita? In campo neuropsicologico invece, si parla di abilitazione (rendere abili, capaci), definendola come l'insieme degli interventi volti a favorire l'acquisizione e l'apprendimento di abilità specifiche. In questo caso però, l’abilitazione è riferita esclusivamente ai disturbi dell’apprendimento. Andiamo a vedere di cosa si occupa la neuropsicologia. Essa va ad indagare il funzionamento di competenze cognitive come: attenzione, pianificazione, problem solving, ragionamento astratto, formazione di concetti, automonitoraggio, flessibilità cognitiva, memoria, linguaggio, abilità linguistiche, abilità prassiche; abilità visuo-spaziali. In pratica la neuropsicologia si occupa anche delle diagnosi dei disturbi in età evolutiva. L’utilizzo del termine abilitare si può quindi allargare a tutti i disturbi dell’età evolutiva. Di conseguenza, un programma sul linguaggio in una persona con diagnosi di autismo, che pone i suoi obiettivi sullo strutturare competenze mai acquisite che permettono l’acquisizione o il miglioramento dell’area linguistica, si può considerare un programma abilitativo piuttosto che riabilitativo. (Ovviamente è diverso quando all’interno di un percorso abilitativo il bambino perde una abilità che ha acquisito lavorando). Ma, a cosa ci serve tutto questo? A cosa ci serve usare il termine abilitazione piuttosto che riabilitazione? Alla fine, quello che si deve fare non cambia. Non è proprio così. Le parole portano dei significati. Se si utilizza una parola piuttosto che un’altra c’è un motivo che risiede nel pensiero non espresso. Ad esempio, se una persona parla di riabilitazione riferendosi al programma di un bambino che non ha mai acquisito l’abilità su cui si sta lavorando, che immagine ha di quel particolare bambino? Come lo vede? Come si relaziona con lui? Come lavora con lui? Un conto è pensare e sapere di lavorare per riabilitare una com[...]



L'amore

Tue, 24 Jun 2014 08:42:00 +0000


L'amore non vive fuori da se stesso, dall'atto dell'amare: e l'amare ha una sua natura interna ben precisa, che bisogna seguire se non si vuole far violenza all'amore stesso.

(image)



ADHD, documentario in arrivo

Mon, 23 Jun 2014 14:09:00 +0000

Stella Savino, la regista del film documentario sulla Sindrome da Deficit di Attenzione ed
Iperattività. Sembra che il documentario parli della nascita di qusta diagnosi e della seguente cura, dell'uso di un farmaco anfetaminico su bambini piccoli, del dibattito tra i professionisti su cos' è in realtà 'ADHD, e del fatto che ricevere o meno la diagnosi dipende dal professionista che si incontra.

Chi mi segue da tempo sa che cosa penso da sempre di questa diagnosi: che non esiste. Per me è semplicemente una diagnosi che fa comodo a molti per diversi motivi, e per fortuna non sono sola a pensarla così.
Addirittura il 2 febbraio del 2012, nel settimanale tedesco Del Spiegel compare una dichiarazione dello psichiatra Leon Eisemberg, padre della diagnosi HDHD: "l'ADHD è un ottimo esempio di malattia fittizia", praticamente costruita per la vendita di un farmaco!!!

Farmaco, a base di Metilfenidato, i cui effetti collaterali a lungo termine sono malattie epatiche, cardiache, problemi di crescita e aumento di suicidi.

Sono contenta dell'uscita di questo docu-film, spero non deluda le mie aspettative.

Chissà se verrà detto, anche magari solo accennato, che a volte le persone con diagnosi di ADHD fanno invece parte dello spettro autistico.

width="560" height="315" src="//www.youtube.com/embed/Uam4VyfpRbo?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen>
Fonte notizia: ADHD, esce il film che indaga sulla sindrome dei bambini iperattivi
Fonte notizia: L'inventore dell'ADHD: "L'ADHD è una malattia fittizia"

(image)



Il sintomo

Fri, 20 Jun 2014 09:54:00 +0000


Con orgoglio è entrato nella mia top 10 degli ultimi libri letti. E' una raccolta di casi in cui la malattia fisica e la mente sono in stretto contatto, in cui il soma esprime ciò che la psiche vuole, ciò che il conscio non ha ancora affrontato. L'autore è un medico generico ed immunologo.
Penso che l'immunologia dovrebbe entrare in tutte i campi della medicina, della psichiatria e della psicologia, con un posto di privilegio.

Riporto una frase scritta nella pst-fazione del libro che, per me, racchiude il senso di tutto il libro:

Un sintomo è un elemento, dunque, un'opportunità di dialogo con se stessi; un ingrediente culinario che lega in modo strettissimo i sapori di ogni anamnesi personale. Per qualcuno il linguaggio sintomatologico sarà più corporeo, come l'orticaria o il dolore, per altri più immediatamente emotivo, come l'ansia (dipende forse dal grado di coscienza).
Per entrambi gli esempi è necessario capire da quale oscurità origini il malessere. Ignorare la parte emotiva del Sé può essere uno stratagemma immediato e fittizio, per un benessere improbabile e superficiale, ma implodere continuamente  nei propri stati d'animo senza mai portarli in superficie per relazionarvisi, può costituire il presupposto certo per una somatizzazione patologica, espressa poi nei modi più disparati e personali.
(image)



La sindrome di Munchausen

Thu, 19 Jun 2014 08:25:00 +0000

Tra le varie notizie stamattina leggo una notizia così intitolata "Da mamma coraggio ad assassina". Il giornalista descrive: Era ossessionata dai problemi di salute di suo figlio. Tanto da tenere un blog sui progressi e sulla vita del piccolo Garnett. Ha fatto credere di essere una madre coraggio, invece lo stava uccidendo. A poco a poco, con dosi letali di sodio nel sangue del bambino. La signora è affetta dalla Sindrome di Munchausen per procura, una grave forma di ipercura per cui il bambino è sottoposto a continui e inutili accertamenti clinici e cure inopportune conseguenti alla convinzione errata e delirante del genitore che il proprio figlio è malato.  E' una malattia difficile da scoprire poiché i quadri clinici si presentano come complessi ed i medici fanno di tutto per cercare di scoprire di quale rara malattia sono affetti i bambini. Risulterebbe difficile a chiunque pensare che la madre (93% dei casi) c'entri qualcosa con i disturbi del figlio. Il tasso di mortalità varia dal 6 al 10%, ma purtroppo arriva al 30% in casi di soffocamento o avvelenamento (come è successo al piccolo Garnett). Mi ricordo una puntata di ER - Medici in prima linea dove c'era il caso di una mamma affetta da questa sindrome. Un modo per diffondere la conoscenza della malattia. Nella puntata il medico pediatra riesce a scoprire che la causa dei male del bambino è la sua stessa madre. Si è arrivati in tempo. Ma ER è un film. Nella realtà è davvero difficile scoprire che una madre possa danneggiare la salute del proprio figlio in modo anche letale. Spesso è difficile risalire alla cartella clinica completa del bambino, poiché il genitore può cambiare spesso ospedale per paura di essere scoperto. E' un genitore manipolativo e abituato a vivere nella menzogna. Così il tempo passa ed il rischio della tragica fine è sempre più vicino.  Articolo: La Sindrome di Munchausen per procura Articolo: Da mamma coraggio a assassina[...]



Autismo e autonomia

Wed, 18 Jun 2014 10:51:00 +0000

Dire che una persona è affetta da autismo (o è autistica) non specifica nulla delle sue competenze, cioè di quello che è in grado di fare oppure no. Proprio per questo si parla di “spettro autistico”. Quando si parala di autismo che ha bisogno di accorgimenti speciali, stili educativi e apprendimenti didattici basati su approcci comportamentali, training su un adeguato comportamento sociale ed interpersonale, allora significa che bisogna lavorare quotidianamente per raggiungere la più completa autonomia possibile. In questi anni di lavoro ho potuto constatare che il modo migliore di lavorare per perseguire l'autonomia, è seguire l'approccio T.E.A.C.C.H. Poiché è un modo di lavorare che fin da piccoli guarda all'autonomia presente e futura. Cominciare da subito ad insegnare ad essere il più autonomi possibile, significa renderli più capaci, con il risultato di minore esclusione dagli ambienti sociali sia dei neurotipici che dei neurodiversi. Ed ecco la mia gioiosa sorpresa quando ho letto della notizia di un progetto, il Progetto dei 300 giorni, che è stato realizzato in Emilia Romagna. Il progetto riguardava l'integrazione dell'approccio Teacch in alcune scuole superiori per ragazzi di 17-18 anni con autismo in collaborazione con la famiglia. Prendendo come base i risultati al test TTAP (TEACCH Transition Assessment Profile) l'intento è stato di lavorare sulle aree suggerite dal test stesso: attitudini e comportamenti lavorativi; funzionamento indipendente; attività del tempo libero; comunicazione funzionale; comportamenti interpersonali, con risultati soddisfacenti. Il TTAP è un test completo che aiuta passo passo anche nella programmazione. E' molto efficace ed il suo utilizzo è consigliato. L'unica pecca che ha, secondo il mio parere, è che si può applicare troppo tardi. L'età infatti in cui è possibile usufruire del test sono i 17 anni del ragazzo. Ora, non tutti i ragazzi con autismo hanno una capacità tale da apprendere appieno le competenze pre-lavorative necessarie, o comunque le competenze per una più completa autonomia, in un anno o magari anche in due. Per la mia esperienza, il test alcuni casi il test è in ritardo. Si sa inoltre che per qualsiasi tipo di apprendimento è importante essere precoci. Penso dunque che alla modalità di lavoro Teacch sia indispensabile iniziare da subito, dai due/tre anni, e penso che le indicazioni della programmazione TTAP possano essere iniziate a 14-15 anni, in alcuni casi anche prima. Non dimentichiamoci, infatti, che i test (come anche i vari modelli) sono nati in paesi esteri, dove la scuola lavora in maniera diversa e ha programmi diversi dalla nostra. Infatti la mia domanda è: durante tutti gli anni delle scuole superiori (dai 14 anni ai 18) cosa fanno i ragazzi con autismo che non riescono a seguire il programma curriculare? Progetto dei 300 giorni[...]



Il cuore dell'uomo

Tue, 17 Jun 2014 08:51:00 +0000


Il pesce è muto nel mare,
la bestia scalpita sulla terra,
l'uccello canta nell'aria,
ma l'uomo ha dentro di sé
il silenzio del mare, lo strepitio della terra e la musica dell'aria.

(Tagore)

(image)



Racconto sulla rabbia

Mon, 16 Jun 2014 20:13:00 +0000

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:

"Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?"

"Gridano perché perdono la calma" rispose uno di loro.

"Ma perché gridare se la persona sta al suo fianco?" disse nuovamente il pensatore.

"Gridiamo perché desideriamo che l'altra persona ci ascolti" replicò un altro discepolo.

E il maestro tornò a domandare: "Allora non è possibile parlargli a voce bassa?"

Varie altre risposte furono date, ma nessuna convinse il maestro, che esclamò:

"Voi sapete perché si grida ad un'altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. per coprire questa distanza bisogna urlare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l'uno con l'altro. D'altra parte, cosa succede quando sue persone sono innamorate? Loro non gridano. Parlano soavemente. Perché?
PErché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l'amore è più intenso non è neanche necessario sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono.
E' questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano."

Infine il pensatore concluse dicendo: "Quando voi discutete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché altrimenti arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontrerete mai più la strada per tornare."

(image)



Bullismo, tra vittime e carnefici

Sat, 14 Jun 2014 12:30:00 +0000

Al congresso italiano di pediatria dei ricercatori hanno riportato i risultati di un loro studio sul bullismo da cui emerge come la vita delle persone che hanno subito bullismo (vittime) hanno una prospettiva di vita minore (Fonte). Sarebbe stato interessante sapere come sono riusciti a raccogliere i dati, il tipo di campione utilizzato, le variabili osservate e via dicendo... ma è pretendere troppo da una notizia data da un giornalista che magari non è neanche un minimo esperto dell'argomento di cui scrive un pezzo... forse sarei dovuta andare al convegno per soddisfare la mia curiosità. Comunque, le ricerche vengono fatte per avvalorare o meno delle ipotesi che un ricercatore si pone, e anche per formulare nuove idee, proposte... insomma per favorire un proseguire, un approfondimento. Avendo personalmente un pensiero simmetrico, mi è subito balenata in mente la domanda: ma invece i bulli-carnefici che prospettiva di vita hanno? Per come è stata riportata dal giornalista, il motivo della prospettiva di vita inferiore per le vittime di bullismo sono malattie a cui vanno incontro queste persone, come l'obesità, l'asma, malattie cardiovascolari, tumori. Questo a causa dei traumi subiti. Ma il bullo ha traumi? Domanda retorica. Ormai è però risaputo che il bullo non nasce bullo, ma la sua storia di vita spesso lo induce a comportarsi da bullo. Ci sono quindi bambini che fanno i bulli perché hanno sofferto e come difesa hanno indurito il cuore, magari perché testimoni di violenze tra i genitori, magari perché picchiati dai genitori, magari perché sono stati fatti umiliare o vergognare, magari perché non hanno ricevuto l'amore di cui avevano bisogno. Alcuni di questi bambini reagiscono vendicandosi con altri bambini. Ma loro stessi sono stati vittime di "un certo tipo di "bullismo". Sono quindi delle vittime. Questa ricerca vale anche per loro? Non è ovviamente mia intenzione sminuire la ricerca o i sentimenti e le emozioni che un bambino vittima di bullismo prova. Ma a volte ci dimentichiamo che stiamo parlando di bambini e che anche il bullo lo è, e come tutti i bambini, essi imitano gli adulti e con i loro comportamenti danno dei messaggi che non vanno ignorati. Tanto si sta facendo per il bullismo, soprattutto nelle scuole medie e nelle superiori. Ancora troppo poco alle elementari e alle materne, quando lavorare sulla prevenzione è spesso vitale. Riflettevo poi su quanto si aiutano i genitori dei bambini che fanno i bulli e se loro hanno voglia di farsi aiutare.[...]



Premio Blog

Sun, 26 May 2013 11:58:00 +0000

Il blog ha vinto un premio. Questo gradito evento mi riporta nel 2008, anno di nascita di questo blog. Inizialmente era concepito come un blog personale dove scrivevo pensieri su ciò che accadeva nel mondo, ma soprattutto in Italia. Ero una blogger molto attiva, soprattutto nell'ambito dell'attualità. Poi, gli eventi della vita mi hanno portato ad un allontanamento dal mondo virtuale che, se da un lato è stato positivo dall'altro mi ha fatto perdere le tracce dei blogger che avevo conosciuto all'epoca, e ciò mi è dispiaciuto molto. Vale la pena avere anche degli amici virtuali con cui coltivare interessi, passioni, scritture. Anche se il blog è cambiato, assumendo un visus più da sito informativo sulle tematiche della psicologia, rimane sempre un blog. Ho deciso, quindi e comunque, di scrivere il post e di condividere con tutti la bellezza delle condivisioni, appunto, soprattutto se fatte per farsi conoscere, per creare rete e relazioni. Sono quindi contentissima e ringrazio di cuore Lucia Vichi, blogger di Infinite Passioni Creative, per questa occasione regalatami. Liebster Blog Award è una iniziativa nata in Germania per premiare blog meritevoli che hanno meno di 200 follower, con lo scopo di farli conoscere maggiormente. Si partecipa rispettando le seguenti regole: Ringraziare il blog che ti ha assegnato il premio, citandolo nel post dedicato al premio stesso Rispondere alle 11 domande proposte dal blog che ti ha premiato Scrivere 11 cose su di te Scegliere altri 11 blog da premiare con meno di 200 follower Formulare 11 domande a cui loro devono rispondere Informare i blog vincitori del premio ricevuto Le domande di Infinite Passioni Creative Un bel film al cinema o davanti al televisore comodamente nel divano?  Un film della Disney-Pixar  Quale/i frutto/i preferisci? La mela Quale cartone animato preferivi nella tua infanzia? Lady Oscar Quale profumo particolare ti ricorda la tua infanzia? Il profumo del fieno Principessa o Strega? Entrambe Stato d'animo oggi: sereno o nuvoloso? Variabile I tre difetti che gli altri ti attribuiscono. Non lo dirò mai ;) Il libro che proprio non ti è piaciuto. Fuori dal silenzio Quale fiore/i preferisci? Il tulipano Villetta di mare o casetta in campagna? Casetta in campagna Musica classica o New Age? Entrambe 11 Cose su di me - da 1 ad 11: sono una psicologa ;) I blog che premio (guarderò tra i miei seguaci e sceglierò i blog che ne hanno di meno. Non credo di arrivare ad 11....) Un Angolo in blu In punta di piedi Manoliberate Doni Creativi Lo Schiaccianoci Educazione Gentile Pensieri Sparsi Da bancaria per caso a casalinga per scelta   Sospesa nel tempo Le mie 11 domande ai blog che premio  Perché hai deciso di aprire un blog? Vorresti cambiare qualcosa della tua vita? Il desiderio che occupa il posto n.1 Il desiderio che occupa l'ultima posizione Cosa fai nel tempo libero? Se fossi un animale... saresti? Se fossi un fiore... saresti? Se fossi un colore... saresti? In quale angolo/stanza della casa ti rilassi? Ti piace guidare? Cosa ti piace di te Buon Premio a tutti ^__^ [...]



Sessualità ed autismo. L'educazione sessuale ed affettiva inizia da bambini

Sun, 26 May 2013 09:22:00 +0000

La sessualità e l’educazione all’affettività sono una parte importante nella vita di chiunque. La pubertà è sempre un momento critico e delicato. Quando la persona che la attraversa è nello spettro autistico le cose possono diventare ancora più complicate. La mancanza di agenzie educative in merito viene spesso e purtroppo compensata dallo scambio con i pari, da cui i ragazzi e le ragazze vengono a conoscenza di alcune cose per loro importanti e in qualche modo appagati. Questo scambio in caso di autismo è improbabile e vanno quindi aiutati. Non sempre è semplice per i genitori o gli educatori iniziare un percorso di educazione alla sessualità o di comportamento sessuale adeguato. E’ invece importante affrontare tali argomenti con naturalità. Ma facciamo un passo indietro. I genitori di bambini con autismo sono particolarmente preoccupati dell’arrivo della pubertà del figlio. Le preoccupazioni riguardano sia le modalità educative da affrontare che la paura di regressioni. Rispetto a queste ultime paure, si può essere meno apprensivi poiché recenti ricerche hanno riscontrato in pochi soggetti una “regressione” o “arresto” nella fase della pubertà che inoltre si è mostrata essere una “falsa regressione”, infatti una volta che il ragazzo supera la fase della pubertà ed è entra nella prima età adulta ha riacquisisce tutte le sue competenze. Per quanto riguarda le modalità educative, queste devono iniziare il prima possibile. Aspettare fino al momento “cruciale” non è adeguato. Il primo consiglio quindi è quello di iniziare il prima possibile, cominciando semplicemente dall’insegnamento di come si chiamano tutte le parti del corpo, anche quelle intime. Nel farlo bisogna sentirsi a proprio agio. E’ importante comprendere che il disagio e la vergogna sono provate solo dell’adulto e da lui vengono trasmessi. Il secondo consiglio: in casa è importante avere un atteggiamento intimo e rispettoso dell’intimità dell’altro: - Non è adeguato, ad esempio, girare nudi per casa perché il bambino potrebbe non comprendere quando e dove può girare nudo e quando no. - Non è adeguato andare al bagno lasciando o facendogli lasciare la porta aperta (per lo stesso motivo di prima). - Non è adeguato farsi toccare le parti intime, ad esempio il seno per una donna è una parte intima, anche se tale donna è una mamma (se il bambino cresce toccando, ovviamente in modo innocente, il seno della madre, potrebbe pensare che è un comportamento consentito nelle relazioni con l’altro sesso). - Non è adeguato baciare il bambino sulle labbra. - E’ bene togliergli la mano dalle sue parti intime se il bambino si tocca. Toccarsi le parti intime non è, come invece si può pensare, un comportamento “esclusivo” dei ragazzi più grandi, può capitare anche quando il bambino è piccolo e non si pensa che ciò possa accadere. In realtà è naturale e comune. E’ importante perciò agire subito, prima che il comportamento si strutturi. Anche solo quando il bambino tiene la sua mano nelle mutande senza toccare le parti intime, è bene fargli capire che ciò non va fatto, che quello non è un comportamento adeguato. - E’ bene insegnare da subito ad essere autonomi il più possibile nell’andare al bagno e nell’eseguire una corretta igiene intima. Questo facilita l’autonomia nel momento del passaggio dall’essere bambino/a all’essere ragazzo/a, dove è necessario andare al bagno da soli e lavarsi le parti intime da soli. - E’ bene comportarsi con la persona autistica tenendo presente la sua età. Si tende infanti ad una iper-infantilizzazione dove, ad esempio, il bambin[...]



Funzioni esecutive superiori: valutazione ed intervento nella sindrome di asperger

Sat, 25 May 2013 21:25:00 +0000

Con il termine funzioni cognitive superiori si vogliono indicare una serie di abilità che comprendono la pianificazione, l’organizzazione, la flessibilità, la scelta di un obiettivo, l’autoregolazione. E’ riscontrato che tali funzioni risiedono nei lobi frontali del cervello. Infatti, le persone che subiscono una lesione in questa area, mostrano comportamenti quali deficit cognitivi, comportamenti inadeguati al contesto, movimenti stereotipati, isolamento sociale, affettività superficiale, non riescono più a mettersi nei panni dell’altro, hanno difficoltà a comprendere e seguire le regole sociali. Tutti comportamenti simili a quelli delle persone con Sindrome di Asperger. Le ricerche effettuate per riscontrare danni nella regione dei lobi frontali in persone con autismo, evidenziano una non presenza di lesioni. E' comunque stato riscontrato che le persone autistiche presentano delle anomalie in questa area del cervello. Ad esempio, in una ricerca di Gillberg (Gillberg, 1994) si è scoperto un minor metabolismo frontale; in un’altra ricerca si è evidenziato un flusso ematico cerebrale ridotto nella corteccia frontale (Sherman, Nass e Shapiro, 1984); ancora, alcuni studi con la PET (anche se con risultati non univoci) indicano una ridotta captazione di glucosio nei lobi frontali (oltre che in quelli parietali). Struss e al. hanno postulato, in seguito a ricerche, che il deficit della Teoria della Mente è presente in persone con lesioni neurologiche del lobo frontale. In tale ricerca si mette in evidenza che le lesioni del lobo frontale mediale riguardano le connessioni con l’amigdala (interessata nei casi di autismo) e altre regioni del sistema libico, coinvolgendo la sfera affettiva. Questo, conferma le ipotesi fatte da Fine e al. che possono essere presenti dei deficit tipici delle lesioni ai lobi frontali anche se questi sono integri, ma che possono dipendere da una anomalia dell’amigdala. Per quanto riguarda la valutazione e il trattamento, vediamo che la valutazione delle funzioni cognitive superiori si sviluppa in tre parti: Colloqui con genitori e insegnanti Osservazione del comportamento Somministrazione di test neurologici specifici Colloqui con i genitori e insegnanti: sono indispensabili per ricavare informazioni su ciò di cui i bambini o i ragazzi Asperger non sono consapevoli. Tali incontri dovrebbero assumere come strumenti privilegiati il colloquio e l’intervista. Il colloquio per avere informazioni di tipo generale, conoscere episodi particolari, sapere come lo vedono i genitori e gli insegnanti, come riescono o non riescono a gestirlo. L’intervista serve a raccogliere informazioni più specifiche circa le particolari difficoltà di tipo autistico che egli mette in atto negli ambienti di vita giornalieri. Osservazione del comportamento: viene fatta durante tutto il percorso valutativo, sia durante la somministrazione delle prove tipiche sia durante dei giochi informali, allo scopo di verificare la presenza o meno dei comportamenti tipici della sindrome. Somministrazione di specifici test neurologici: il test neurologico maggiormente usato è il Wisconsin Card Sorting Test (WCST). Si può somministrare in una età compresa tra i 6 e i 90 anni. Esistono due versioni: quella classica formata da carte e quella computerizzata. Non è ancora accertato, ma sembra che in alcuni casi, i bambini con autismo ad alto funzionamento rispondano meglio nella versione computerizzata piuttosto che in quella tradizionale (Ozonoff, 1995). Un altro test molto utilizzato è il Trial Making Test. Sia quest’ultimo che il WCST misurano soprattutto la capaci[...]



Ansia e rimedi naturali

Tue, 21 May 2013 21:38:00 +0000

L'ansia continua a dilagare nel terreno della mente sia dei più grandi che dei più piccoli. La maggior parte delle volte noi psicologi consigliamo di iniziare un percorso terapeutico, focalizzando la possibilità di soluzioni passando per l'esplorazione della mente e per il riconoscimento e l'espressione delle emozioni. Ma esistono anche dei rimedi naturali che potrebbero aiutare. Perché non provarli? Le piante Alcune specie della passiflora hanno delle proprietà rilassanti, tranquillanti ed ansiolitiche. Si riporta una riduzione della tachicardia. Dormire bene in seguito all'assunzione della passiflora sembra sia comune, come comune è un risveglio privo di ottundimento. Il biancospino comune ha delle proprietà sedative sul sistema nervoso centrale. Ipotensivo e cardiotonico, è usato nei casi di nevrosi cardiache, di ipereccitabilità e nei casi di insonnia. Anche la valeriana comune ha proprietà calmanti e sedative. Come le precedenti, viene utilizzata in caso di insonnia e per calmarsi. In pratica, bisogna trovare la pianta che fa al proprio caso. Possono essere consumate come pastiglie e in infusi Gli olii L'olio è semplicemente una forma diversa per assumere le sostanze di alcune delle piante sopra indicate. Molto utilizzati nell'aromaterapia, possono essere assunti per bocca, con dei diffusori nell'aria, tramite massaggi o facendo dei bagni. Gli olii usati per la riduzione dell'ansia derivano da cipresso, geranio, bergamotto, lavanda, melissa e sandalo. Alimentazione Siamo ciò che mangiamo: anche l'alimentazione incide sull'umore!! Sono da evitare cibi contenenti carboidrati, zuccheri e alcool. Hanno il semaforo verde tutti i cibi contenenti le vitamine A e C, la vitamina B6, ma anche potassio e magnesio. Il consumo di frutta e verdura è vitale. Sport (il corpo) E' indubbio che l'attività fisica fa scaricare la tensione accumulata. A seconda del proprio modo di essere, può essere più proficua la mattina, il pomeriggio o la sera. E' importante individuare il momento della giornata da cui si traggono maggiori profitti in termini di distensione non solo momentanea (mentre si fanno gli esercizi) ma durevole nel tempo (nelle ore successive). L'integrazione corpo-mente Attività di meditazione e respirazione che coinvolgono sia il corpo che la mente sono molto consigliate. Lo yoga, il tai chi, il body-mind centering sono scelte buone per tutti per ridurre fortemente gli stati di ansia.[...]



La dislessia raccontata da un dislessico

Tue, 21 May 2013 20:27:00 +0000

width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/Zo_R-vcLU7Y" frameborder="0" allowfullscreen>(image)



Giornata Nazionale contro la Pedofilia

Sun, 05 May 2013 14:08:00 +0000

Qualche anno fa avevo fatto dei bannerini contro la pedofilia da poter mettere sul proprio blog. Purtroppo sono andati persi... Forse un giorno li rifarò.

Oggi, per non rimanere nel silenzio e poter dar voce a tutti quei bambini che sono costretti nel silenzio, ho scritto un articolo: Il testimone silente ed il testimone soccorrevole in caso di abuso sessuale, rivolgendomi a tutti quei testimoni silenti nella speranza che decidano di uscire dal silenzio e parlare dell'abuso di cui sono testimoni.

La maggior parte degli abusi avviene in famiglia, e spesso almeno un familiare si accorge del consumo di violenza e non fa niente, rimane nell'immobilità.
Il bambino non è in grado di denunciare da solo l'abuso, non è in grado di uscire dal silenzio e iniziare una elaborazione della tortura che ha subito, che sta subendo. La sua unica possibilità è che il testimone silente parli.(image)



Race for the cure per il tumore al seno

Fri, 03 May 2013 08:04:00 +0000

A Roma il 17-18-19 maggio 2013 ISCRIVETEVI numerosi/e La Race for the Cure, evento simbolo della Susan G. Komen Italia, è una corsa di solidarietà e di raccolta fondi della lunghezza di 5 km (con passeggiata di 2km) che si propone di esprimere solidarietà alle donne che si confrontano con il tumore del seno e di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione. È una manifestazione unica e aperta a tutti, che ha la capacità di coniugare al meglio sport, divertimento, emozioni ed impegno sociale. Caratteristica principale dell’evento è la presenza delle “Donne in Rosa”, donne che hanno affrontato personalmente il tumore del seno e che, per dimostrare un atteggiamento positivo con cui si confrontano con la malattia, scelgono di rendersi intenzionalmente visibili indossando una maglietta ed un cappellino rosa. Negli Stati Uniti, dove è nata nel 1982 e dove si svolge in oltre cento città americane, la Race coinvolge ogni anno oltre un milione e mezzo di partecipanti e tanti personaggi pubblici, a partire dal Presidente degli Stati Uniti, starter d’eccezione nella corsa di Washington. La Race for the Cure è arrivata in Italia nel 2000, a Roma, nello splendido scenario del Circo Massimo, spostandosi poi successivamente alle Terme di Caracalla dal 2001 al 2012 e tornando al Circo Massimo per l’edizione 2013. Madrina della manifestazione, praticamente da sempre, è l’attrice Maria Grazia Cucinotta, che presta generosamente il suo volto e la sua voce per le tante iniziative di promozione dell’evento. Visto il successo sempre crescente ottenuto nel corso degli anni, la Race ha varcato dal 2007 i confini della Capitale per raggiungere anche Bari, Bologna e infine Napoli, per tre edizioni dal 2010 al 2012. Nel 2012 la Race for the Cure ha festeggiato la tredicesima edizione di Roma, con una partecipazione di pubblico di circa 52.000 persone, che le hanno consentito di diventare l’edizione più partecipata al mondo tra le oltre 150 organizzate dalla Komen in America, Europa, Asia e Africa. A livello nazionale, con le edizioni di Roma, Bari, Bologna e Napoli, l’ammontare complessivo dei partecipanti ha superato nel 2012 quota 80.000 iscritti. Con i fondi raccolti attraverso la Race for the Cure, la Komen Italia, dal 2000 ad oggi ha raccolto e già distribuito oltre 1.800.000 € per la realizzazione di progetti propri e di altre associazioni nella lotta ai tumori del seno. Tra questi, corsi di aggiornamento per operatori sanitari; programmi di educazione alla prevenzione per donne sane e studenti; servizi clinici per il recupero del benessere psico-fisico delle donne operate ed acquisto di apparecchiature di diagnosi e cura delle neoplasie del seno. [...]



Vite

Tue, 30 Apr 2013 08:18:00 +0000


(image)



Autismo, placenta e diagnosi precoce

Fri, 26 Apr 2013 09:07:00 +0000

Secondo dei ricercatori della Yale School of Medicine, sarà possibile diagnosticare l'autismo facendo un esame della placenta. L'errore, secondo i dati della ricerca, è stimato solo per il 4% circa dei casi.
Vorrei però sottolineare che la ricerca, che ha dato un bel risultato, è stata fatta su un campione di 117 placente di bambini considerati a rischio per la presenza in famiglia di persone autistiche.
Chi fa ricerca sa che il campione è molto piccolo, e i dati possono essere fuorvianti. Quel 4% circa in un campione di 500/1000 potrebbe aumentare a dismisura.
Quindi spero possano effettuare altre ricerche dello stesso genere per essere più sicuri di quanto emerso con questa prima ricerca.
Vorrei aggiungere che la diagnosi di autismo è possibile farla intorno ai due/tre anni, ma per un occhio esperto di sviluppo neonatale, soprattutto esperto delle tappe evolutive dello sviluppo del movimento, è facile accorgersi che c'è qualcosa che non va già intorno ai 4-5 mesi del bambino. Certo, a questa età c'è molta variabilità di sviluppo, e non è detto che l'eventuale ritardo possa poi essere predittivo dell'autismo, magari è una difficoltà motoria o di altra natura, o magari non è indice di nessun ritardo o difficoltà specifica. Semplicemente quel bambino aveva un piccolo "ritardo" nell'arrivare ad una determinata tappa di sviluppo motorio. Ma perché non aiutarlo comunque? Perché non facilitare il suo sviluppo motorio? Tutto il nostro sviluppo è basato sull'intelligenza motoria.
Quello che voglio sottolineare è che c'è la possibilità di intervenire da subito: se il bambino non ha raggiunto una tappa motoria è possibile lavorare, giocando, per fargliela raggiungere, superare e per farlo proseguire alla successiva. Perché non farlo?(image)



Giornata della Terra

Mon, 22 Apr 2013 09:22:00 +0000


E' qualcosa se ognuno di noi, oggi, fa qualcosa per salvaguardare l'ambiente. 
Chi fuma, potrebbe non buttare la cicca per terra.
Chi scarta il gelato, potrebbe buttare la carta nel secchio.
Chi ancora non ce l'ha, potrebbe cominciare ad organizzarsi per avere a casa la raccolta differenziata (anche se come fatta qui in Italia c'è bisogno di uno spazio che molti non hanno).

Sentiamoci uniti, oggi, contro chi inquina la Terra!!


Foto: presa da mammafelice.it, grazie! (la foto ritrae un germoglio con sotto scritto "Earth Day" e la scritta in alto "io ci sono!")(image)



Vedere l'altro

Wed, 10 Apr 2013 15:54:00 +0000



"La nostra visione dell'altro dipende dalla nostra disposizione a mobilitare tutte le forze in noi stessi per l'atto della comprensione. Occorre anche orientarsi verso l'altro in modo da lasciare aperta la possibilità di comprenderlo."
(R.D. Laing)
(image)