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Last Build Date: Wed, 16 Sep 2015 16:38:59 +0000

 



Honduras: Uccidono dirigente contadina ed elemento di spicco della Resistenza

Fri, 05 Sep 2014 14:08:00 +0000

Inarrestabile ondata di omicidi di militanti di organizzazioni sociali e popolariManagua, 4 settembre (Rel-UITA | LINyM)-. Lo scorso 27 agosto è stata brutalmente assassinata Margarita Murillo, dirigente contadina e membro della Direzione nazionale della Resistenza honduregna. Murillo era anche fondatrice del partito Libertà e Rifondazione, Libre.Secondo quanto riportato dalle figlie, Margarita stava lavorando in un terreno che si trova nei pressi del villaggio El Planón, Villanueva, nella provincia settentrionale di Cortés, quando sono sopraggiunti degli uomini armati e incappucciati che l'hanno assassinata a sangue freddo.Margarita Murillo era anche stata una storica dirigente della Centrale nazionale dei lavoratori agricoli e del movimento contadino honduregno, al quale è rimasta profondamente legata per più di quarant'anni e con cui aveva condotto importanti battaglie per il diritto alla terra.Subito dopo avere ricevuto la conferma dell’accaduto, il parlamento honduregno ha osservato un minuto di silenzio su richiesta del Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla Violenza contro le donne, Alda Facio, la quale si trovava nell'emiciclo per una presentazione sul tema della discriminazione di genere.Durante la sessione, il deputato Rafael Alegría ha segnalato che la zona rurale è nuovamente in lutto. Ha ricordato che circa 200 contadini sono stati assassinati e che circa 700 contadine sono sotto processo nei tribunali, per il semplice fatto di esigere una più equa redistribuzione della terra.A questo proposito, da cinque mesi varie organizzazioni contadine hanno presentato un progetto di legge di Riforma Agraria Integrale. Per il momento, la Commissione Agricoltura, dominata dal partito di governo, non lo ha minimamente preso in considerazione.Minacce di violenza e persecuzioni selvaggeLa criminalizzazione della protesta e della lotta socialeMargarita Murillo si trovava nell'occhio del ciclone già da tempo. Il 26 luglio, un gruppo di militari aveva fatto irruzione nella casa in cui viveva, nella comunità Marañón, a sud di San Pedro Sula, ed aveva sequestrato suo figlio Samuel, di 23 anni. Dopo un mese e mezzo non si hanno ancora sue notizie.Suo marito Oscar era stato invece ferito da un colpo di arma da fuoco alla gamba, durante la feroce repressione scatenata da militari contro le organizzazioni contadine che protestavano nella località di Choloma.Di fronte a questo nuovo attacco mortale, il Coordinamento indigeno del potere popolare dell'Honduras, Cinph, ha emesso un comunicato nel quale condanna l'omicidio di Margarita Murillo e pretende dal governo “un'indagine veloce ed esaustiva” e la giusta punizione “per i responsabili materiali e intellettuali di questo orribile crimine”.Intanto, il Forum Sociale Valle de Sula ha condannato “il crimine commesso contro la nostra compagna di lotta e la forma vile e codarda con la quale hanno agito i sicari”.Ha anche assicurato che questo crimine è frutto dell'ondata di violenza e insicurezza scatenata sia da gruppi del crimine organizzato e dalla delinquenza comune, che dalle autorità di polizia e dal regime di turno, “che ha militarizzato il Paese e criminalizzato la lotta popolare, nel tentativo di neutralizzare ogni tipo opposizione ai propri interessi dittatoriali”.Di fronte all'ondata di violenza che ha investito l’Honduras e allo scarso interesse mostrato dalle autorità, il Forum Sociale ha chiesto alle autorità di porre fine d’immediato alle “politiche di criminalizzazione, militarizzazione e intolleranza nei confronti delle lotte popolari”, portate avanti con grande sacrificio da vari settori della società honduregna.Ha infine chiesto che si adottino misure urgenti per garantire il rispetto illimitato dei diritti umani delle persone senza distinzione di nessun tipo. “Sotto l'attuale sistema di impunità che impera nel Paese, ogni tipo di violenza, violazione e omicidio viene giustificato come risultato dell’inarrestabile criminalità comune e non come frutto di una politica di Stato. Tutto ciò deve finire immediatamente![...]



Honduras: “Difenderemo i nostri territori ancestrali” dice la dirigente garifuna dopo il sequestro

Tue, 22 Jul 2014 13:04:00 +0000

Lo scorso 17 luglio, un gruppo di persone legate alla Ofraneh (Organizzazione fraternale nera honduregna), che vivono nel territorio garifuna di Vallecito, al nord dell’Honduras, è stato attaccato e sequestrato da uomini armati e a viso scoperto che stavano presidiando la zona dove, secondo gli stessi abitanti, il crimine organizzato stava riattivando una pista d’atterraggio clandestina per narco-aerei.Managua, 22 luglio (LINyM)-. Lo scorso 17 luglio, un gruppo di persone legate alla Ofraneh (Organizzazione fraternale nera honduregna), che vivono nel territorio garifuna di Vallecito, al nord dell’Honduras, è stato attaccato e sequestrato da uomini armati e a viso scoperto che stavano presidiando la zona dove, secondo gli stessi abitanti, il crimine organizzato stava riattivando una pista d’atterraggio clandestina per narco-aerei.Nel 1997, i terreni di Vallecito – circa 980 ettari nel dipartimento di Colón – sono stati assegnati dall'Istituto nazionale agrario, Ina, al popolo garifuna. Un anno dopo, il latifondista e produttore di palma africana Miguel Facussé Barjum, proprietario di Dinant Corporation, ha invaso parte di queste terre per coltivare palma africana.Ofraneh spiega che, dopo una sentenza della Corte Suprema di Giustizia, il magnate rinunciò alle sue pretese. Alcuni mesi dopo però, persone associate al crimine organizzato si sono impossessate di quasi l'80% del territorio di Vallecito e hanno costruito una pista d’atterraggio clandestina, la quale è stata utilizzata per anni “senza che le autorità intervenissero nonostante le denunce presentate”.Nel 2013, l'Ina ha finalmente inviato dei tecnici a rimisurare l’intero territorio. Nonostante le minacce, le vessazioni, i sabotaggi e l'assedio permanente, la comunità garifuna riuscì a riprendere possesso delle proprie terre ed a esercitare momentaneamente il diritto alla proprietà collettiva.Abbandono e impunitàÈ in questo contesto di minacce e repressione, ma anche di impunità e assenza totale dello stato honduregno, che una decina di membri della Ofraneh sono stati sequestrati, tra di loro Miriam Miranda, coordinatrice dell’organizzazione garifuna.“Sei mesi fa, questa pista è stata fatta saltare con la dinamite. Negli ultimi giorni, però, avevamo notato strani movimenti nel nostro territorio e abbiamo deciso di andare a vedere cosa stesse accadendo. In effetti, abbiamo visto diverse persone che stavano tagliando alberi, riempendo le buche e risistemando la pista. Quando, il giorno seguente, siamo tornati sul posto, un gruppo di uomini con armi di grosso calibro ci ha intercettato e catturato. Per fortuna, alcune persone del gruppo sono riuscite a scappare e a nascondersi nel bosco. Da lí hanno fatto varie chiamate e hanno lanciato l’allarme”, ha detto Miriam Miranda allaLINyM.Miranda ricorda qhe il gruppo dei sequestrati è stato obbligato a consegnare i telefoni cellulari ed è stato condotto in un luogo appartato. “C'era la chiara intenzione di farci scomparire, perché eravamo stati testimoni di quello che stavano facendo con la pista clandestina. Chiedevano insistentemente di me, della coordinatrice di Ofraneh e sono stata molto fortunata, perché nessuno dei rapitori mi conosceva”, ha aggiunto la dirigente garifuna.“Uno dei rapitori ci ha messo in comunicazione per telefono con una persona che identificò come 'il capo'. Voleva negoziare la nostra liberazione a condizione di riunire tutte le persone che vivono a Vallecito. La denuncia fatta a livello nazionale e internazionale da parte delle persone che si erano sottratte alla cattura e la veloce mobilitazione della solidarietà ha però fatto saltare i piani di questi criminali. Gli uomini armati se ne sono andati e noi siamo potuti tornare nella comunità”, ha aggiunto Miriam Miranda.Difesa del territorioLa dirigente garifuna ha piegato che la situazione è complicata e che lo Stato non solo non brilla per la sua presenza, ma ha anche vincoli e responsabilità dirette per quanto sta accadendo.“La difesa dei nostri territori [...]



Nell’Honduras post-golpe, artisti creano progetto per ricostruire la memoria storica

Fri, 04 Jul 2014 14:43:00 +0000

Secondo loro c’è stato un “occultamento premeditato della realtà” per convincere le nuove generazioni che non è mai esistita una resistenza popolare
Tegucigalpa, 4 luglio (Opera Mundi | LINyM)-. “L’Honduras non ha memoria e viviamo in un vuoto. La gente non si identifica, non riesce a riconoscersi, non ha referenti. La sua storia di lotta e di valori, poco a poco, si sta perdendo, inesorabilmente”, dice preoccupata Blanca Ochoa a Opera Mundi.
Laureata alla Scuola internazionale di cinema e televisione di Cuba (seconda generazione), Blanca Ochoa vive il riscatto della memoria storica come qualcosa di molto personale, quasi come un progetto di vita. Comparte questa esigenza con un vecchio amico, Luis Méndez, coordinatore della Scuola di formazione politica per movimenti sociali. continua>>>



Honduras: “Cinque anni dopo il golpe, l’Honduras

Thu, 03 Jul 2014 19:50:00 +0000

L’ex presidente honduregno fa un bilancio della situazione politica, economica e sociale del Paese a partire dalla sua destituzione, pianificata “dalla destra nordamericana”Manuel Zelaya (Foto G. Trucchi | Opera Mundi)  Tegucigalpa, 2 luglio (Opera Mundi | LINyM)-. Cinque anni fa, l’Honduras fu travolto da una crisi che riportò indietro la sua storia democratica e istituzionale di varie decadi. Alle 5 del mattino del 28 giugno 2009, a poche ore dallo svolgimento di una consultazione popolare non vincolante (Quarta Urna), con la quale si voleva ascoltare la volontà del popolo sulla necessità o meno di realizzare una riforma costituzionale, decine di militari armati fino ai denti fecero irruzione nella casa del presidente Manuel Zelaya, lo portarono fuori ancora in pigiama, lo caricarono su un aereo e, dopo uno scalo tecnico nella base militare nordamericana di Palmerola, lo deportarono in Costa Rica.  leggi tutto>>>[...]



Honduras, Repressione inarrestabile contro opposizione politica e movimenti indigeni

Tue, 27 May 2014 19:40:00 +0000

Attentati contro membri del Partito Libre, la Resistenza e il popolo LencaTegucigalpa, 27 maggio (LINyM)-. Gli attentati del 24 e 25 maggio contro attivisti e membri della resistenza honduregna, del partito Libre (Libertà e Rifondazione) e delle comunità indigene Lenca che lottano contro il progetto idroelettrico “Agua Zarca”, hanno provocato due morti – Irene Meza e William Jacobo Rodriguez – e vari feriti, tra cui Plutarco Bonilla, infaticabile lottatore contro il colpo di stato del 2009.In un comunicatopubblicato lunedì 26 maggio, il Copinh (Consiglio Civico delle Organizzazioni Popolari e Indigene dell'Honduras) ha denunciato che, dopo la conclusione di un’importante assemblea indigena nel municipio di San Francisco Opalaca, alcuni impiegati dell'ex sindaco Soccorro Sánchez hanno aperto il fuoco contro Irene Meza e Plutarco Bonilla, entrambi militanti del partito Libre, del FNRP (Fronte Nazionale di Resistenza Popolare) e simpatizzanti del Copinh.Irene Meza, sposo della vicesindaco legalmente eletta in novembre dello scorso anno, è stato trasportato in ospedale dopo essere stato ferito da vari colpi di pallottola. Durante il tragitto, l’auto che lo stava trasportando è però stato intercettato da un altro gruppo di persone fortemente armate. Meza è stato ultimato con sei colpi di pistola e i suoi accompagnatori sono stati feriti.Da più di quattro mesi, all’interno di un processo di costruzione di governance indigena, vari cittadini e cittadine di San Francisco Opalaca stanno denunciano i brogli elettorali commessi nelle scorse elezioni, così come la decisione delle autorità elettorali di voler imporre il sindaco uscente, il nazionalista Sánchez, come vincitore delle elezioni municipali.Questa decisione ha generato forti proteste tra i cittadini, che hanno occupato il municipio, riconoscendo come sindaco legittimo il candidato del Partito Libre, Entimo Vasquez. In questo modo, però, si sono esposti a un’incessante campagna di vessazioni, repressione e attentati.Nel mese di febbraio, Justiniano Vasquez, fratello di Entimo, è stato assassinato da sconosciuti. Il suo corpo presentava profonde ferite e segni che dimostravano che era stato legato per le mani.Agua ZarcaIl comunicato del Copinh denuncia anche l'assassinio di William Jacobo Rodriguez, “difensore del fiume Gualcarque contro l’imposizione del progetto idroelettrico Agua Zarca”, promosso dall'impresa a capitale honduregno “Desarrollos Energeticos, S.A. de C.V.” (DESA) e realizzato dalla compagnia contrattista cinese Sinohydro nella zona di Rio Blanco, territorio appartenente al popolo Lenca.L'operativo di polizia realizzato dopo l'omicidio, più che alla ricerca dei responsabili si è dedicato alla persecuzione di vari membri delle comunitá Lenca in resistenza contro il progetto idroelettrico.“Quello che sta accadendo in queste ore nel territorio Lenca non è altro che l'accentuarsi della criminalizzazione della protesta in difesa dei territori e delle risorse naturali. E' la risposta del governo, dei poteri oligarchici nazionali e del capitale internazionale alla strategia di sollevazione popolare territoriale e di autodeterminazione, che abbiamo intrapreso negli ultimi mesi”, ha dichiarato alla LINyM, Bertha Cáceres, coordinatrice del Copinh.La dirigente indigena ha anche denunciato “movimenti massicci di truppe verso la frontiera con El Salvador” e la presenza di reparti di “militari nordamericani”.“Non è un caso che la presenza militare si sia concentrata nelle zone in cui varie imprese transnazionali stanno realizzando studi per lo sfruttamento idro-minerario. L'ambiente a San Francisco Opalaca è molto teso, ma le comunità hanno ben chiaro che, nonostante l'aggressione, il processo di costruzione di governance indigena non si ferma”, ha aggiunto la Cáceres.Il Copinh ha responsabilizzato il presidente Juan Orlando Hernandez e il suo governo per l’accaduto e per il clima di terrore che si [...]



CHIAPAS: VIOLENZE CONTRO GLI ZAPATISTI. UN MORTO E UNA DOZZINA DI FERITI.

Tue, 06 May 2014 21:00:00 +0000

(image) Violenze in Chiapas, Sud est messicano, contro le comunità zapatiste. Il bilancio è di un morto, un dirigente locale delle comunità zapatiste, e 13 feriti.
I fatti risalgono al 1 maggio scorso nella comunità de La Realidad, municipio di Las Margaritas.
A sparare nella giornata dello scorso 1 maggio esponenti della Cioac, una delle tante sigle a cavallo tra latifondo e paramilitari usati dai diversi partiti e potentati messicani contro la resistenza zapatista.
Cinque gli esponenti Cioac che sarebbero stati arrestati, mentre gli zapatisti stanno facendo posti di blocco in tutta la zona.    continua>>>



HONDURAS: “Né le pallottole né i machete fermeranno la nostra lotta per l’acqua e la terra”

Fri, 04 Apr 2014 15:25:00 +0000

(image)

Giorgio Trucchi
Grave attentato contro la dirigente indigena lenca Maria Domínguez e la sua famiglia.
Il 5 marzo scorso, María Santos Domínguez, coordinatrice del Consiglio indigeno di Rio Blanco e membro attivo del Copinh, è stata attaccata selvaggiamente da cinque individui armati con machete e bastoni, subendo gravi lesioni e amputazioni. Suo figlio di 12 anni e suo marito sono rimasti gravemente feriti. La sua unica colpa: quella di difendere le acque sacre del fiume Gualcarque e il territorio ancestrale Lenca dalla minaccia del progetto idroelettrico “Agua Zarca”. CONTINUA>>>



“Oggi è un crimine difendere i diritti umani”. Intervista alla dirigente indigena honduregna Bertha Cáceres

Thu, 06 Feb 2014 16:10:00 +0000

4 February 2014Orsetta Bellani, ArivistaL’Honduras è il paese più violento del mondo, l’impunità copre l’80% dei delitti e il suo territorio è completamente militarizzato. I movimenti sociali sono vittima di repressione e persecuzione giudiziaria, come nel caso di Bertha Cáceres, coordinatrice del Copinh (Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras). Il Copinh è una delle maggiori organizzazioni del paese centroamericano e lotta in difesa dei diritti del popolo indigeno lenca. A causa dell’opposizione alla costruzione dell’idroelettrica Agua Zarca, nella comunità di Río Blanco (Dipartimento di Intibucá), Bertha Cáceres e altri due integranti del Copinh, Tomás Gómez e Aureliano Molina, sono stati accusati di gravi delitti. Abbiamo incontrato Bertha Cáceres alla vigilia delle elezioni del 24 novembre, vinte dal nazionalista Juan Orlando Hernández, proclamato presidente malgrado le numerose accuse di brogli elettorali.Bertha, di cosa ti accusa la Procura? Come sta andando il processo giudiziario?La persecuzione giudiziaria è solo un’espressione di tutta la persecuzione politica contro il Copinh ed è una strategia definita a livello presidenziale. Siamo coscienti che con la nostra lotta, che è pacifica però energica, ci confrontiamo con poteri grandi e influenti. Una delle accuse che mi vengono rivolte è possesso illegale di armi e la Procura mi ha offerto di patteggiare: inizialmente mi è stato proposto di chiedere perdono allo stato e indennizzarlo, cosa che certamente non farò, visto che non ho commesso nessun delitto. Poi, vista la pressione esercitata dalla mia difesa, dai movimenti sociali, da Amnesty Internacional e dalle migliaia di espressioni di solidarietà che in tutto il mondo hanno denunciato quest’ingiustizia, il tribunale mi ha proposto di chiudere il processo se, in cambio, avessi pagato tutte le spese sostenute dallo stato. Ho rifiutato anche questa proposta.Per l’altro processo, in cui l’impresa ci accusa di danni continuati e usurpazione, la prossima udienza è stata fissata per l’11 febbraio.Il processo è stato avviato a causa dell’opposizione del Copinh al progetto idroelettrico Agua Zarca, nella comunità di Río Blanco. Perché questa lotta è tanto importante per lo stato honduregno?Anni fa le comunità di Río Blanco che fanno parte del Copinh hanno iniziato una lotta per il territorio e per la difesa del fiume Gualcarque, che è un corso d’acqua considerato sacro dal popolo indigeno lenca. Siamo riusciti a cacciare Sinohydro/Desa, che è la più grande impresa mondiale nella costruzione di centrali idroelettriche, e a dedicarci ad un esercizio di autonomia e controllo territoriale. L’impresa ha ottenuto la concessione illegalmente nel 2010 e grazie ai suoi legami con i militari ha esercitato molta pressione sulle comunità della zona, non solo minacciando ma anche corrompendo le autorità e cercando di manipolare la popolazione. Questo indica che le transnazionali non hanno bisogno di intermediari politici, ma reprimono direttamente le comunità. Dove esiste l’intenzione di costruire progetti minerari o idroelettrici ci sono piani di militarizzazione. La lotta di Río Blanco è un cattivo esempio per il grande capitale, perché ha dimostrato che è possibile fermare un progetto di dominazione e di privatizzazione, dimostra che è possibile cacciare una trasnazionale.La persecuzione giudiziaria che lo stato sta portando avanti nei tuoi confronti sembra inserirsi in un clima di criminalizzazione della protesta sociale che sta vivendo il paese.Lo stato ha costruito strutture repressive che sono finanziate da vari organismi, come la Banca Interamericana di Sviluppo nel quadro Piano di Sicurezza Regionale per il Centroamerica. Oggi è un crimine difendere i diritti umani. Il Congresso e l’oligarchia hanno impulsato la creazione della [...]



HONDURAS: APPELLO URGENTE!!!

Sun, 08 Dec 2013 23:24:00 +0000

Rio Blanco di nuovo sotto la minaccia di una aggressione armatacon video:http://www.itanicaroma.org/honduras/161-honduras-avviso-urgente.htmlHonduras 8 dicembre 2013L'escalation di repressione contro le comunità in resistenza che si oppongono all'illegale ed illegittima costruzione di una diga nella comunità di Rio Blanco (dipartimento di Intibucá) è arrivata al punto di violentare la vita quotidiana dei suoi abitanti, hanno denunciato diverse organizzazioni all'inizio di novembre.L' 1 novembre di quest'anno agenti della polizia onduregna fortemente armati ed incappucciati hanno fatto irruzione nella comunità indigena de La Tejera. Facendo irruzione nelle case cercando il presidente del consiglio indigeno Lenca e minacciando di sparare contro bambini, bambine ed anziani. Questo fatto si somma alla lista di aggressioni con le quali l'Honduras sta perseguitando e criminalizzando le comunità organizzate nel COPINH (Consiglio Civico delle Organizzazioni Popolari e Indigene dell'Honduras).In questi primi giorni di dicembre le osservatrici e gli osservatori dei Diritti Umani abbiamo constatato l'impatto che hanno questi episodi contro l'integrità fisica emozionale e psicologica in particolare delle bambine e dei bambini di questa comunità che si manifestano in malattie, stress, ansia e paure. Inoltre siamo stati testimoni della continuità della repressione e del controllo di polizia diretto contro le e gli oppositori alla diga.Di fronte alla possibilità che si ripetano in forma più grave queste ed altre aggressioni nei giorni lunedì 9 e martedì 10 dicembre, giorno internazionale dei Diritti Umani, chiediamo di chiamare ai numeri di telefono riportati qui sotto esigendo la fine delle aggressioni contro la comunitàLuis Green - segretario dei Popoli Indigeni e Afro-onduregni SEDINAFROH - Tel.: +504-99584364Juan Carlos Bonilla - Direttore della Polizia Nazionale - Tel.: +504-97002801Commissario della Polizia di Intibucá - Tel.: +504-97118034/27831006Martiniano Domínguez Meza - Sindaco di Intibucá - Tel.: +504-783-0660/0069Ana Pineda - Ministro di Giustizia e Diritti Umani - Tel.: +504-99826801/22356119Sig. Ramón Custodio López - Commissario Nazionale dei Diritti Umani - Tel.: +504-22310204/22310882/22357697Video – Appello: Allerta Rio Blanco, English , DeutscheAppoggiano l'appello i seguenti collettivi ed organizzazioni:•    CADEHO - Cadena de Derechos Humanos Honduras – Alemania •    ENCA Enviromental Network for Central America. UK. •    Associazione Italia-Nicaragua •    RED DE DEFENSORAS DDHH Honduras •    CICA  - Colectivo Italia-Centro America •    HONSURASDELEGATION Honduras-Alemania[...]



ELEZIONI HONDURAS 2013 - il dopo

Tue, 26 Nov 2013 23:04:00 +0000

ROR 87.9 Latinoamericana – Corrispondenza dall’Honduras sulle elezioniCorrispondenza con un compagno dall’Honduras il giorno dopo le elezioni. Proclamato vincitore Orlando il partito di sinistra Libre accusa brogli. continua>>> _____________________________________Honduras: dopo il golpe USA, i brogli elettoraliLa Missione Sindacale Internazionale di Osservazione Elettorale ha denunciato ieri le “pesanti prove della frode elettorale” che si sta consumando nelle elezioni di domenica scorsa in Honduras. L’ufficio elettorale centrale infatti ha sancito ieri sera la vittoria del candidato della destra golpista, il leader del Partito Nazionale espressione dell’oligarchia Juan Orlando Hernández, nonostante le denunce del Partido Libertad y Refundación (Libre), formato dagli ambienti vicini all’ex presidente Manuel Zelaya defenestrato nel 2009 da un colpo di stato guidato da esercito e Confindustria. continua>>>__________________________________Elezioni Honduras: non cambia nulla, la presidenza va di nuovo ai conservatoriDoveva cambiare tutto ed invece non cambia nulla in Honduras. Juan Orlando    Hernández, il candidato del conservatore Partido Nacional, ha vinto con un comodo vantaggio, di circa sei punti percentuale su Xiomara Castro, moglie dell’ex presidente Mel Zelaya, deposto dal colpo di stato del 2009, ed esponente della coalizione di sinistra Libre. La Castro, durante la campagna elettorale, aveva chiesto agli honduregni di presentarsi a votare in grande numero e la forte ed inusuale affluenza registrata alle urne aveva fatto pensare ad una vittoria della candidata di Olancho. Niente di tutto questo: a prendere possesso della presidenza il prossimo gennaio, sarà Hernández, attuale presidente del Congresso e garante della continuità con l’attuale governo. Xiomara Castro non ha riconosciuto il verdetto. Parla di brogli che interessano almeno il 20% delle schede e promette la mobilitazione dei suoi a partire da oggi. continua>>>__________________________________HONDURAS SENZA PACENon c’è pace per il piccolo Honduras e per la sua “democrazia di facciata”. Con una inusuale affluenza alle urne (più del 60%), l’Honduras ha votato la scorsa domenica  per eleggere il Presidente, i vicepresidenti, 128 parlamentari e diversi sindaci. Mentre scriviamo questa nota è in atto una “guerra di cifre” sui risultati elettorali e c’è una forte tensione dietro la calma apparente che regna a Tegucigalpa e nelle altre città.Infatti, mentre continua lo spoglio delle schede (poco più della metà), almeno due partiti dichiarano di disconoscere i risultati elettorali  e denunciano clamorosi brogli. continua>>>[...]



Honduras, elezioni presidenziali in una crisi dei diritti umani

Wed, 20 Nov 2013 21:49:00 +0000

di Riccardo Noury              GIUSTIZIA|Domenica 24 si svolgeranno le elezioni presidenziali in Honduras, un paese che presenta una drammatica situazione socio-economica e nel quale sono in corso da anni gravi violazioni dei diritti umani.L’Honduras è uno dei paesi più poveri del continente americano: il 39 per cento della popolazione vive in condizioni di povertà estrema. Secondo le Nazioni Unite, nel 2011 l’Honduras è risultato il paese col più alto tasso di omicidi nel mondo (91,6 ogni 100.000 abitanti). Solo nel 20 per cento dei casi vengono aperte le indagini.Il paese ha conosciuto negli ultimi anni una profonda crisi politica, col colpo di stato che nel giugno 2009 ha deposto il presidente Manuel Zelaya e la successiva elezione di Porfirio Lobo (chiamato, con un gioco di parole, “il lupo”) nel gennaio 2010. Nel periodo successivo al colpo di stato la polizia e l’esercito si resero responsabili di arresti di massa e torture, rimasti impuniti. Il candidato del partito di governo sostiene la necessità di un’ulteriore militarizzazione del paese.Amnesty International ha documentato persecuzioni, intimidazioni e aggressioni ai danni di nativi, avvocati, giornalisti nonché una profonda omofobia.Solo a luglio, nell’arco di 10 giorni, sono stati uccisi tre difensori dei diritti umani: la giudice Mireya Efigenia, l’attivista transgender Herwin Alexis Ramírez Chamorro e il leader nativo Tomás García, esponente del Consiglio civico delle organizzazioni indigene popolari (Copinh), tra i movimenti più perseguitati dalle autorità.In una lettera ai candidati alla presidenza della repubblica, Amnesty International ha chiesto d’impegnarsi per porre fine alla violenza dilagante e all’impunità che caratterizza le violazioni dei diritti umani.Il presidente eletto avrà l’opportunità di girare pagina nella storia dell’Honduras. Perché ciò accada, Amnesty International chiede l’immediata adozione di un piano sui diritti umani che possa rafforzare lo stato di diritto, garantire sicurezza agli attivisti, processi per gli autori delle violazioni e giustizia alle vittime.[...]



Honduras al voto, democrazia lontana di Luca Martinelli

Wed, 20 Nov 2013 13:22:00 +0000

A quattro anni a mezzo dal colpo di Stato del giugno 2009 il Paese centroamericano torna alle urne per scegliere il nuovo presidente. Potrebbe vincere Xiomara Castro, moglie di Mel Zelaya, colui che venne deposto dai golpisti.
Altreconomia ha intervistato Karla Lara, cantante impegnata nel movimento di resistenza 
leggilo QUI




Tue, 22 Oct 2013 19:50:00 +0000

Mondi Diversi. Honduras: Comunità indigene in lotta per la sopravvivenza16 ottobre 2013http://www.manifestosardo.org/mondi-diversi-honduras-comunita-indigene-lotta-la-sopravvivenza/Emilia GiorgettiSabino Gualinga è il leader spirituale del popolo Sarayaku – i discendenti del Giaguaro -, il cui territorio è incastonato in una zona remota dell’Amazzonia ecuadoriana. “Fin da bambino ho saputo tutto della foresta…conosco la sua vita, fino alla sua più piccola pietra” ha dichiarato nel suo idioma ancestrale di fronte alla Corte Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) riunita a San José di Costa Rica nel dicembre del 2012, durante l’udienza che ha visto i Sarayaku vittoriosi contro l’Ecuador. Nessuno li avvisò quando, nel 2002, l’Ecuador concesse i diritti per la esplorazione petrolifera nel loro territorio. Per mesi gli uomini della compagnia, scaricati dagli elicotteri e protetti dall’esercito e dalla polizia, abbatterono alberi, trivellarono e minarono senza curarsi delle proteste pacifiche dei Sarayaku. Per anni i Sarayaku, decisi a far valere i propri diritti, lottarono e scalarono tutte le gerarchie fino ad arrivare alla CIDH e a vincere, ottenendo una sentenza storica: l’Ecuador è stato riconosciuto colpevole di violazione del diritto delle comunità indigene al consenso libero, previo e informato sull’utilizzo delle loro terre ancestrali – sancito dal trattato 169 dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro e dalle Nazioni Unite -, è stato obbligato a risarcire i danni subiti dai Sarayaku e a bonificare il loro territorio dalle tonnellate di dinamite abbandonate dalla compagnia. “Chiediamo alla corte che ci protegga” queste le parole della portavoce dei Sarayaku a San José. “Chiediamo che ci lascino continuare in pace con la nostra vita. Sono ormai pochi i popoli indigeni. Anche l’Amazzonia sta scomparendo. Chiediamo di essere consultati quando si programmano attività dannose nei nostri territori. E, se diciamo ‘No’, chiediamo che si rispetti la nostra decisione.”Le sentenze della Corte, però, non fermano gli interessi economici che, poco a poco, consumano gli ultimi spazi di autonomia dei popoli nativi del continente americano. In Honduras, per esempio, il colpo di stato del 2009 e l’amministrazione che da questo è scaturita, hanno scatenato una vera e propria corsa all’accaparramento di terre ricche di risorse o che rivestono un interesse strategico per il controllo delle rotte del narcotraffico.La Mosquitia honduregna è una regione inaccessibile di foresta tropicale. Con il pretesto della lotta ai cartelli della droga, gli USA vi hanno già stabilito 3 basi militari dalle quali possono controllare un territorio che galleggia su un immenso lago di petrolio e i cui abitanti rappresentano solo un ostacolo ai progetti di sfruttamento o, nella migliore delle ipotesi, una fonte di mano d’opera docile e a buon mercato. Nelle prime ore del mattino dell’11 maggio del 2012, la popolazione di Ahuas udì gli elicotteri della DEA (agenzia statunitense per la lotta alla droga) volare basso sul fiume Patuca e poi gli spari. Secondo la versione ufficiale, due narcotrafficanti erano stati uccisi nel corso di una operazione antidroga. Ma non ci volle molto perché emergesse la realtà dei fatti: le vittime erano quattro indigeni misquitos – due donne incinta, un giovane e un ragazzo di 14 anni -, colpiti a morte mentre viaggiavano su una imbarcazione tradizionale lungo il fiume. Insieme a loro quattro feriti gravi, tra cui Wilmer, allora quattordicenne, dopo più di un anno ancora ricoverato in un ospedale di Tegucigalpa. E’ assistito dalla madre che, per stargli vicino, ha dovuto lasciare il lavoro e la famiglia e trasferirsi nella capitale. Per gli a[...]



Honduras: somos todos Berta Cáceres

Thu, 03 Oct 2013 14:40:00 +0000

3 ottobre 2013  di David Lifodi

Berta Cáceres è il simbolo dell’Honduras che resiste alla dittatura mascherata da democrazia formale, ma anche il bersaglio preferito di un esecutivo che intende schiacciare a qualsiasi costo l’opposizione alle sue manovre di svendita delle risorse naturali del paese.
Oggi l’Honduras è un paese amministrato dalle multinazionali, appropriatesi delle sue ricchezze tramite i proventi economici derivanti dall’estrazione mineraria e dall’edificazione delle centrali idroelettriche: Berta Cáceres si è sempre battuta contro questi progetti ed è per questi motivi che è stata sottoposta alla misura di arresto preventivo. In qualità di dirigente del Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas (Copinh), ha più volte denunciato la costante persecuzione dello stato nei confronti delle comunità lenca del Río Blanco, in lotta per scongiurare la costruzione della diga di Agua Zarca, il cui progetto idroelettrico spiega bene la direzione presa dalla politica economica honduregna negli ultimi venti anni. Adesso il regime golpista che governa il paese ha compiuto un ulteriore salto di qualità: la persecuzione giudiziaria nei confronti dei leader dei movimenti sociali per azzerarne la base. continua>>>



HONDURAS - Il Caso Berta Caceres (COPINH): il collasso dello stato di diritto in Honduras.

Sun, 29 Sep 2013 14:57:00 +0000

HONDURAS - Il Caso Berta Caceres (COPINH): il collasso dello stato di diritto in Honduras.L'ordine di custodia cautelare emesso contro Berta Caceres è l'ennesima dimostrazione che lo Stato di Diritto in Honduras e' al collasso. Stato di diritto che da decenni soffre enormi deficienze, ma che in seguito al Colpo di Stato del 2009, è stato ridotto in cenere dai gruppi impresariali militari e politici istigatori dell'assalto al potere legislativo e giudiziale.La persecuzione nei confronti di Berta, Tomas e Aurelio non è altro che la persecuzione contro il popolo Lenca, i popoli indigeni e i movimenti sociali, eroici difensori dei beni comuni di cui l' elite di potere pretende appropriarsi per un proprio tornaconto economico. Attraverso una campagna mediatica orientata a mettere in cattiva luce la lotta del popolo Lenca, accompagnata dalla ostinazione degli operatori di giustizia al servizio del capitale nazionale e straniero, si vuole mettere a tacere la voce del popolo, senza rendersi conto che i Lenca di Rio Blanco stanno difendendo il loro fiume con un impegno sconosciuto a quella gente intrappolata nella schiavitù del sistema feudale imperante in Honduras.Lo stato ha violato sistematicamente il diritto alla Consultazione e al Consenso, Preventivo, Libero e Informato (CPLI); ignorando Convenzioni e Dichiarazioni firmate e ratificate da quasi 20 anni. I consiglieri giuridici dell'Amministrazione Lobo, per ignoranza o per omissione predeterminata hanno snaturato il CPLI, minando lo "ius cogens" uno dei principi fondamentali del diritto imperativo che protegge gli interessi collettivi fondamentali.Disgraziatamente i golpisti e i loro amici imbroglioni antepongono l'importanza del capitale agli interessi del popolo.La morte dei fiumi attraverso la costruzione di dighe, senza tenere in conto le conseguenze del cambio climatico nel sistema delle precipitazioni pluviali, indica la mancanza di visione in relazione ai flussi ecologici e le gravi conseguenze che avrà l'intensificarsi del fenomeno del "niño" nei prossimi anni. Impresari e funzionari statali si trasformano in complici dell'uccisione della maggioranza dei fiumi, perché sono minacciati dal piccolo gruppo di famiglie che approfittano dei prestiti del Banco Centroamericano di Integrazione Economica (BCIE) e dei meccanismi dello Sviluppo Sostenibile (MDL) delle Nazioni Unite.La campagna di mistificazione messa in piedi da DESA, società implicata nella persecuzione di Berta Caceres, è arrivata fino all'inverosimile, creando false pagine web nelle reti sociali a nome del COPINH, dove è stato anche caricato un video di youtube dove si mostra l'assassinio a bruciapelo di Tomas Garcìa compiuto da membri dell'esercito lo scorso 15 giugno. E' evidente la mentalità fascista degli impresari e dei loro sbirri, che in nessun momento nascondono la loro volontà di aggressione per ottenere il controllo sociale attraverso il terrore.Insistere con l'incarceramento di Berta e la criminalizzazione del COPINH significa solo distruggere quello che rimane dello Stato di Diritto.Sambo Creek, La CEIBA, Atlantida (Honduras) 26 Settembre 2013.Organización Fraternal Negra Hondureña, OFRANEH[...]



Honduras: Bertha Caceres condannata alla prigione

Tue, 24 Sep 2013 21:23:00 +0000

21 settembre 2013La festa popolare, la tensione, la speranza, le parole, le canzoni, la presenza di molta gente, è l'ambiente che si vive davanti al Palazzo di Giustizia de La Esperanza nonostante sia stato annunciato che la compagna Berta sia stata condannata alla prigione e i compagni Aureliano Molina e Tomas Gomez siano stati condannati a misure sostituive.Link:- Bertha Cáceres después de la sentencia (audio) Parole di Bertha dopo la sentenza- Bertha Cáceres: “Me declaro perseguida política y prisionera de conciencia“ Mi dichiaro perseguitata politica e prigioniera di coscienza-        Comunicado Cofadeh “Linchamiento judicial contra coordinadora del COPINH“ Lingiamento giudiziale contro il coordinamento del COPINH-        Comunicado Ofraneh “Administración Lobo dicta prisión contra líder Lenca, Bertha Cáceres“ L'amministrazione di Lobo condanna alla prigione lider Lenca, Bertha Caceres-         Queste sono state le parole del compagno Aureliano Molina “Rettifichiamo la nostra posizione dignitosa con autodeterminazione e sovranità, succeda quello che succeda e ci costi quello che ci costi lo assumeremo come popolo e lo assumeremo perchè non vogliamo delegittimare la lotta dei popoli organizzati nella lotta del COPINH. Entriamo ad aspettare la decisione della Giudice, si mormora che sarà chiesta la prigione preventiva per tutti e tre, allora non dobbiamo fermarci. Non dobbiamo preoccuparci, bisogna continuare a lottare per i popoli che lottano per una vita dignitosa e giusta”.Da parte sua il compagno Tomàs Gòmez ha detto: “Come COPINH vogliamo dirvi che è importante la lotta, una delle accuse che ci vengono rivolte è di gridare i nostri slogan, è queto un delitto?” Nooooo, grida la gente, con forza e determinazione. “Per esempio gridiamo che “il popolo unito non sarà mai vinto”e “Acqua ed energia non sono mercanzia” . Oggi difendere le risorse naturali e rivendicare la difesa del territorio è un delitto e come popolo indigeno non possiamo permettere, in base alla convenzione 169 della OIT1, che questo continui così. Faremo tutto il possibie per citare in giudizio questi signori, abbiamo visto il pubblico ministero come fosse un legale della DESA 2, che barbarità vivere in un paese come questo”. E conclude dicendo “Non dobbiamo sentirci spaventati, dobbiamo lottare, privatizzare l'acqua è privatizzare la vita e cosa lasceremo in eredità ai nostri figli? Dobbiamo avere alto il morale, costi quello che costi”. E la gente ha risposto, contagiata da questo spirito valoroso “Viva Tomas, Viva Aureliano e Viva Bertha!”La Rete nazionale dei Difensori insieme a molte organizzazioni a livello nazionale è onorata di far parte di questa festa libertaria per i nostri beni comuni e la non criminalizzazione delle nostre difensiore e difensori!L'avvocato Victor Fernanndes nelle sue dichiarazioni appunta “ Le misure sostitutive per Aureliano Molina e Tomas Gomez del COPINH sono: firmare ogni quindici giorni, non avvicnarsi alle zone dove sono successi i fatti e rimanre sotto la responsabilità dell'Avvocato difensore, mentre per la compagna Bertha Caceres è stata presa l'illegittima decisione della prigione, per cui oggi è stato emesso un ordine di cattura”.In modo irresponsabile e temerario è stato anche dato l'ordine di sgombero dell'occupazione della strada che è stata mantenuta  per più di sei mesi con un'azione pacifica e legittima di resistenza delle compagne e compagni lenca e del COPINH.L'avvocato Fernandez segnala che i capi d'accusa non han[...]



appello a sostegno del Copinh – FIRMATE E DIFFONDETE

Tue, 24 Sep 2013 14:50:00 +0000

Venerdì 20 settembre 2013 il pubblico ministero del Tribunale de La Esperanza, Intibucá, Honduras, ha ordinato l’arresto preventivo per Bertha Caceres Flores, coordinatrice del Copinh, organizzazione indigena lenca, nell’ambito di un processo istruito a seguito della denuncia delle imprese che stanno costruire una diga e una centrale idroelettrica sul fiume che fornisce acqua alle nella comunità di Rio Blanco, le multinazionali DESA e Sinohydro. E domani, 25 settembre, dovrebbe essere emesso l’ordine di cattura nei suoi confronti.Il Collettivo Italia Centro America considera che il processo intentanto da Desa e Sinohydro sia “politico”, perché le comunità indigene della zona e il Copinh, che non sono stati consultati secondo quanto dispone le Convenzione 169 dell’OIL, ratificata dall’Honduras nel 1995, sono in lotta contro il progetto, e da sei mesi occupano pacificamente e in modo continuativo la strada che conduce al cantiere.Le manifestazioni e l’opposizione hanno già causato due morti tra gli indigeni della regione di Rio Blanco.Per il momento, il processo ha coinvolto Bertha ed altri due membri del Copinh, Tomás Gómez Membreño e Aureliano Molina Villanueva, mentre si preparano altre denunce a carico di rappresentanti dell’organizzazione.Vi chiediamo di firmare l’appello a sostegno del Copinh (lo leggete qui sotto, potete aderire inviando una mail all’indirizzo honduras@puchica.org), che verrà in seguito inviato al ministero degli Esteri italiano, e invitiamo chi può farlo a sostenere -attraverso il Collettivo Italia Centro America- le spese legali sostenute dal Copinh, con un versamento sul conto corrente bancario intestato al Collettivo Italia Centro America è IT64 G050 1801 6000 0000 0127 111 (presso la filiale di Milano di Banca Popolare Etica). La causale è “Solidarietà Copinh”Collettivo Italia Centro America***Con l’ordine di arresto preventivo emesso nei confronti di Bertha Caceres, coordinatrice generale dell’organizzazione indigena Copinh, il sistema giudiziario honduregno si dimostra complice di un potere politico -che è ancora quello che ha perpetrato il Colpo di Stato del giugno 2009-.Mentre l’Honduras si prepara a un processo elettorale farsa, per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, l’arresto di una tra le più riconosciute leader indigene del Paese rappresenta una chiara intimidazione nei confronti di tutti coloro che -in un Paese “svenduto” agli interessi multinazionali- lottano contro mega-progetti idroelettrici, minerari e contro l’accaparramento di terre.Bertha, tutto il Copinh e il popolo lenca dell’Honduras rappresentano da oltre vent’anni un punto di riferimento anche per la società civile internazionale, per le loro lotte per il riconoscimento dei diritti dei popolo indigeni, primi tra tutti quelli relativi all’accesso alla terra e alla difesa dei beni naturali. Nel 2012, la prigioniera politica Bertha Cáceres è stata insignita, in Germania, del premio internazionale Shalom 2012.Negli anni, il Copinh si è mobilitato contro decine di centrali idroelettriche, come quella di Agua Zarca a Rio Blanco, dove è in corso da sei mesi l’occupazione pacifica da parte della comunità Lenca. Adesso, però, il regime mostra il “pugno fermo”, slogan elettorale del presidente in carica, Pepe Lobo, perché gli interessi delle multinazionali sono diventati quelli del Paese.Dall’Italia, dove Bertha e il Copinh hanno tessuto reti di solidarietà da Nord a Sud, manifestiamo solidarietà alla nuova “prigioniera politica”, e invitiamo il ministero degli Esteri ha farsi latore del nostro messaggio d[...]



Honduras Senza pietà contro il Copinh e le comunità Lenca + COMUNICATO COPINH

Mon, 16 Sep 2013 15:11:00 +0000

Il giudice rinvia la sentenza del processo contro i dirigenti dell’organizzazione indigenain spagnolo: http://nicaraguaymasespanol.blogspot.it/2013/09/honduras-todo-apunta-que-van-con-todo.html Dopo due lunghe ed estenuanti giornate, durante le quali nel Tribunale di Intibucà si è svolta l'udienza iniziale conto i tre dirigenti indigeni Lenca del Copinh (Consiglio Civico delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras), il Pubblico ministero ha chiesto la condanna con misure alternative alla detenzione per Aureliano Molina e Tomás Gómez, e l’immediato arresto per Bertha Cáceres, coordinatrice del Copinh e dirigente storica di questa organizzazione Audio: Víctor Fernández(abogado), Bertha Cáceres, Aureliano Molina, Tomás Gómez Da quasi 6 mesi, il Copinh sta appoggiando la lotta delle comunità Lenca della zona di Río Blanco, nel nord-ovest del Paese, le quali non accettano la realizzazione del progetto idroelettrico "Agua Zarca", iniziato dall’impresa a capitale honduregno Desarrollos Energéticos, S.A. de C.V. (DESA) e realizzato, tra le altre, dalla compagnia contrattista cinese Sinohydro, con il sostegno incondizionato del governo e delle sue principali istituzioni.Le comunità della zona si oppongono con forza alla concessione e allo sfruttamento del fiume Gualcarque, considerato sacro e intoccabile, e a quello dei territori ancestrali su cui vivonoPer questo motivo, il Copinh, gli abitanti delle comunità Río Blanco, che per due giorni sono rimasti in attesa della sentenza davanti ai locali del Tribunale, insieme a centinaia di organizzazioni e personalità, nazionali e internazionali, hanno denunciato che il processo promosso dall’impresa DESA contro i tre dirigenti indigeni sarebbe un’ulteriore prova della persecuzione e della criminalizzazione della protesta e della lotta sociale in Honduras.Nel suo ultimo comunicato ‘Decolonizzazione, fiumi e emancipazione contro il razzismo e l’arroganza capitalista’, il Copinh ha comunicato che il giudice Lissien Lisseth Knight Reyes ha rinviato la sua decisione al prossimo 20 settembre, quando emetterà la sentenza di primo grado.Ha inoltre sottolineato che l'impresa DESA si starebbe preparando per presentare altre accuse conto i tre dirigenti indigeni e anche contro membri dei Consigli Indigeni, del Consiglio degli Anziani e delle Anziane e del Patronato della Comunità La Tejera di Río Blanco.“Intanto - continua il comunicato – nella zona sono arrivati nuovi contingenti di poliziotti e militari e si è elevato il livello di repressione contro le comunità”. Il Copinh denuncia, inoltre, accordi di facciata firmati dalle istituzioni di governo con l'impresa e pseudo dirigenti e patronati indigeni, "per rompere l'unità della lotta contro la diga e il progetto idroelettrico".La storica organizzazione indigena ha infine rivolto un appello alle comunità organizzate, ai movimenti sociali alla resistenza hondureña e alle forze politiche e sociali progressiste, nazionali e internazionali, affinché si preparino  e si mobilitino in vista di un imminente sgombero violento del presidio a Río Blanco."Chiamiamo alla lotta, alla solidarietà militante, a intraprendere azioni di protesta nei confronti dello Stato dell’Honduras. Ratifichiamo che il Copinh, nonostante tutti gli attacchi e la criminalizzazione di cui è vittima, continua e continuerà a portare avanti il suo processo in difesa dei territori, della cultura, della spiritualità, dei beni comuni della natura, del Popolo Lenca e per la dignità", conclude il comunicato.(Traduzione Sergio Orazi)COMUNICATO C[...]



Honduras: dal golpe alle elezioni (Emilia Giorgetti)

Mon, 12 Aug 2013 16:07:00 +0000

da Il Manifesto Sardo di Emilia GIorgettiLa storia La notte scurissima dell’America Centrale comincia negli anni ’80, subito dopo la rivoluzione sandinista in Nicaragua. Si chiamò “dottrina di sicurezza nazionale”. In nome della pace, gli USA dichiararono guerra a chi lottava per il diritto a tre pasti al giorno e l’Honduras si convertì rapidamente nella piattaforma contro rivoluzionaria della regione: un laboratorio di guerra contro il sandinismo vittorioso e i movimenti rivoluzionari di Guatemala e El Salvador, ma anche contro chiunque, al suo interno, si ostinasse a sognare un  paese diverso. Mentre gli squadroni della morte addestrati nelle basi USA si occupavano di annientare il dissenso, Washington stabilì in Honduras anche una democrazia di facciata. In un paese che da decenni viveva sotto governi de facto, dettò una nuova Costituzione e impose le elezioni. In quella che può essere definita la Repubblica delle Banane per eccellenza, dove, fino dai primi anni del ‘900, le compagnie bananiere avevano stabilito le proprie enclave extraterritoriali, l’oligarchia dominante si adattò al nuovo regime “democratico” apprestandosi ad inaugurare un ventennio di governi fantoccio legittimati dal potente alleato del nord. Si spartirono tutto. Le maggiori cariche politico-istituzionali, così come ogni possibile fonte di ingresso – la terra, l’attività mineraria, le telecomunicazioni, il turismo – si concentrarono stabilmente sotto il controllo di una oligarchia composta per la maggior parte da famiglie di origine straniera, i cosiddetti “turchi”, arrivati dopo la prima guerra mondiale e la conseguente disgregazione dell’impero ottomano: i Facussé, i Canahuati, gli Hilsaca, i Rosenthal, i Nasser e pochi altri, tuttora padroni indiscussi del paese.Anche Manuel “Mel” Zelaya era un membro a tutti gli effetti della casta. Il nome della sua famiglia di ricchi proprietari terrieri è associato al massacro di Los Horcones, avvenuto nel 1975 nella finca del padre. Furono uccise almeno 15 persone, tra le quali due sacerdoti cattolici, castrati e mutilati brutalmente, alcuni contadini, bruciati vivi nel forno per il pane, e alcune donne, gettate in un pozzo che venne poi fatto esplodere. Per questi episodi di violenza estrema il padre di Mel fu condannato a 20 anni, anche se fu amnistiato prima di aver scontato due anni della pena.  continua>>>[...]



Honduras: “Il terrore che abbiamo provato per due ore è la tragica quotidianità di questa gente”, dice osservatrice sequestrata del PROAH

Wed, 31 Jul 2013 19:47:00 +0000

Sicari armati sequestrano e minacciano due osservatori dei diritti umani nel mezzo di una lotta di resistenza comunitaria contro un progetto di sfruttamento minerario.Giorgio Trucchi | LINyMOrlane e Daniel, rispettivamente di nazionalità francese e svizzera, sono osservatori internazionali del Progetto di Accompagnamento in Honduras (PROAH)¹. Mercoledì (25/7) si trovavano nella comunità La Nueva Esperanza, nel dipartimento di Atlantida, per svolgere la loro missione di Osservatori dei Diritti Umani, all'interno di un grave conflitto che trae origine dalla realizzazione di un nuovo progetto minerario².Non erano nemmeno trascorse 24 ore dal loro arrivo quando i due osservatori sono stati circondati da vari delinquenti al servizio della impresa mineraria, minacciati e poi scortati fino a un’auto che li ha portati in un’altra comunità.“Erano nervosi, avevano gli occhi rossi, ci hanno puntato i loro fucili addosso e ci hanno detto che non dovevamo stare lì, ci hanno continuato a chiedere se eravamo comunisti. Ho pensato che ci avrebbero sparato” racconta Orlane Vidal alla LINyM.Per Orlane, la cosa più preoccupante in questo Honduras sequestrato e terrorizzato, è che l'orrore che ha vissuto per più di due ore rappresenta la tragica quotidianità di migliaia di persone, che in questo Paese difendono le proprie terre e le risorse naturali dalle grinfie assetate di alcuni impresari.LINyM: Cosa è successo esattamente il 25 luglio?Orlane Vidal: Mercoledì pomeriggio siamo arrivati a La Nueva Esperanza e abbiamo passato la notte a casa della signora Concepción, che vive a circa mezz'ora di cammino dalla comunità. La signora aveva denunciato le molestie e le minacce subite da parte dell’impresa mineraria per convincerla a vendere il suo terreno.La mattina seguente, la signora è uscita presto ed è tornata a casa alle 8.30 circa, avvisandoci che c'erano uomini armati nella comunità e che probabilmente si trattava di guardie di sicurezza dell’impresa Minerales Victoria. Abbiamo cercato di tranquillizzarla dicendole che avremmo parlato con loro per capire cosa volessero.Mezz'ora dopo sono arrivati 10 uomini armati con fucili e con il volto abbastanza alterato, occhi rossi come se fossero drogati. Li accompagnavano 12 o 13 lavoratori della impresa mineraria armati di machete e hanno circondato la casa.Daniel ed io siamo usciti e gli uomini ci hanno puntato contro i fucili e hanno cominciato a dirci che non dovevamo stare lì, che stavamo ostacolando il lavoro della miniera. Ci hanno chiesto più volte perché ci nascondevamo e se eravamo comunisti.Gli abbiamo spiegato la nostra funzione di osservatori in Honduras e nella comunità Nueva Esperanza, ma gli uomini erano sempre più nervosi. All'improvviso si è sentita una raffica e abbiamo visto gli uomini caricare i fucili, sempre puntandoceli addosso.LINyM: Cosa è successo a questo punto?OV: All'improvviso sono apparsi altri lavoratori dell'impresa che, all'apparenza, stavano inseguendo il marito della signora Concepción, che è arrivato, correndo e spaventato, fino a dove stavamo noi. In questo momento ci siamo resi conto che la casa era circondata da più di 40 uomini armati di fucili e di machete.Abbiamo passato quasi un'ora cercando di calmare la situazione, ma quelle che sembravano guardie di sicurezza erano sempre più nervose e si avvicinavano sempre di più, dicendoci che dovevamo lasciare quel posto e che dovevamo andarcene con loro. In quel momento ho avuto paura di ciò che sarebbe potuto succedere.Alla fine a[...]



HONDURAS: Bertha Cáceres: E’ una lotta forte e pericolosa, ma degna, che rappresenta il retaggio che conserviamo di popolo ribelle

Wed, 31 Jul 2013 19:46:00 +0000

Bertha Cáceres — Foto di Giorgio Trucchi /Opera MundiLo scorso 24 maggio, mentre si stavano  recando nella zona del Río Blanco,  dove da quasi tre mesi  la popolazione indigena di etnia lenca della zona si trova in mobilitazione pacifica  contro  l’approvazione del progetto idroelettrico Agua Zarca, la dirigente del Copinh (Consiglio Civico di Organizzazioni Popolari e Indigene dell’Honduras),  Bertha Cáceres[1]e il comunicatore Tomás Gomez,  furono arrestati – e rilasciati dopo 24 ore – nel corso di  un’operazione congiunta di esercito e polizia con l’accusa – falsa — di detenzione illegale di arma da fuoco.Oltre all’evidente illegittimità della detenzione, effettuata senza ordine di cattura e con la costruzione di prove e testimonianze false contro Bertha, va ricordato che  sia la  dirigente indigena che altri membri del Copinh sono soggetti  dal 2009 alle misure cautelari di protezione emesse dalla Corte Interamericana dei Diritti Umani, a seguito delle numerose minacce di morte che hanno ricevuto fin dal colpo di Stato di quell’anno.continua>>> [...]



Honduras: il cielo aperto dalle miniere

Wed, 17 Jul 2013 02:01:00 +0000

16 luglio 2013 http://www.manifestosardo.org/honduras-il-cielo-aperto-dalle-miniere/Emilia GiorgettiDue sicari dell’impresa, armati di fucili di grosso calibro, si aggirano sul sagrato della chiesina azzurra dove gli abitanti de La Nueva Esperanza, dipartimento di Atlántida, sono raccolti per cercare l’uno nell’altro la forza per non mollare e non soccombere alla paura. Nella penombra della piccola sala la voce di padre Ismael, attutita dallo scroscio della pioggia tropicale, plasma le parole del Vangelo fino a trasformarle in un messaggio forte di resistenza contro la prepotenza del denaro e delle armi. Finita la messa si avvicina l’anziano don Enrique: “Non so di cosa sono fatti i sogni. Dicono che si può sognare anche chi non si conosce. Quello che so è che vi ho sognato. Ho sognato che venivate ad appoggiarci.” Ci accoglie con queste parole. La sua comunità lotta per proteggere questo angolo di paradiso tropicale dalla minaccia di una nuova attività mineraria a cielo aperto. La concessione per lo sfruttamento di un giacimento di ossido di ferro – ma tutti sanno che il vero bottino è l’oro – inizia a 200 m dalla sua casa.Il terreno della concessione include sedici comunità, la cui economia è fiorente e basata sull’allevamento: l’inquinamento o l’esaurimento delle fonti di acqua provocherebbero la perdita irreversibile di ogni mezzo di sostentamento. Nonostante il netto rifiuto di vendere la terra, i tentativi dell’impresa per impossessarsene continuano e molti degli abitanti stanno ricevendo minacce e pressioni, come gli sms minatori che partono direttamente dal telefono cellulare del proprietario, il signor Lenir Pérez, genero dell’onnipotente oligarca Miguel Facussé, o le lettere anonime recapitate a molte persone coinvolte nella lotta, che mostrano la sua inconfondibile e rozza maniera di esprimersi. I suoi reiterati tentativi di aprire strade e di introdurre macchine movimento terra sono stati più volte respinti dalla resistenza della popolazione fino a che, il 6 giugno 2013, un gruppo di uomini armati, accompagnati dalla polizia, si è insediato in una delle abitazioni vicine alla concessione e da quel momento ha iniziato a seminare il panico, minacciando, sparando e imponendo il coprifuoco alla popolazione terrorizzata. Il 14 giugno 2013 il maestro è sfuggito miracolosamente alle loro pallottole e ha deciso di fare le valige. Il parroco guatemalteco, padre César, vittima di attacchi personali sempre più violenti, per ragioni di sicurezza e nel timore dell’espulsione dal paese, non può abbandonare la casa parrocchiale ad Arizona: due ore di sterrata da La Nuova Esperanza, tra pozze di fango e fiumi da guadare. Un primo risultato per spezzare la resistenza è stato raggiunto, cancellando due dei punti di riferimento della comunità: la scuola e la chiesa, dove non si dice più messa. Intanto, grazie alla protezione dei sicari, una sessantina di operai provenienti da comunità lontane aprono strade invadendo proprietà private, disboscano e sventrano la montagna, trasformano l’acqua dei torrenti in una densa colata color cioccolato, sotto lo sguardo atterrito della popolazione impotente.A La Nueva Esperanza sanno bene che il più piccolo cedimento alle richieste dell’impresa per loro sarebbe fatale. L’esperienza di Agalteca, sulle montagne a nord est della capitale Tegucigalpa, è un esempio per tutti. I dieci chilometri di strada sterrata che dalla statale conducono ad Agalteca sono una processio[...]



Honduras tra le rovine del recente passato e la speranza per il futuro

Wed, 17 Jul 2013 01:58:00 +0000

Giorgio Trucchi| Opera Mundi / Alba Sud Reportage sul 4° anniversario del colpo di Stato, pubblicato originariamente sul giornale brasiliano Opera Mundi. Non c'è nulla da festeggiare, ma molto da ricordare, per non dimenticare. Include interviste  (in spagnolo) a Víctor Meza y Juan Barahona. Sono passati quattro anni da quella mattina del 28 giugno 2009, quando un grosso contingente di soldati ha attaccato, sparando, la residenza del presidente costituzionale dell'Honduras, Manuel Zelaya Rosales, costringendolo a salire su un aereo e a lasciare il paese in pigiama verso il vicino Costa Rica, ma facendo prima una "sosta tecnica" a Palmerola, la più grande base militare statunitense nella regione centroamericana.Da quel momento, l'Honduras è immerso in una crisi politica, economica, sociale e di sicurezza senza precedenti, con un forte aumento della povertà, una crescente militarizzazione della società e una degenerazione accelerata delle istituzioni e dei poteri dello Stato.Nel frattempo, i gruppi di potere emergenti e quelli che hanno orchestrato ed eseguito il colpo di stato hanno avviato una lotta interna per riposizionarsi e conquistare spazi in vista delle imminenti elezioni del prossimo novembre. Un processo elettorale che per la prima volta in oltre 100 anni, si caratterizza per la rottura del bipartitismo classico, la cui crisi è stata accelerata dalla creazione e partecipazione di un movimento di base ampio e poliedrico e nuova forza politica, le cui radici sono profondamente legate alla lotta contro il colpo di Stato.In questo senso, il popolo honduregno si dibatte tra una crisi strutturale della società, oggi ingigantita degli effetti nefasti che ha portato la rottura dell’ordine costituzionale, e una lotta di resistenza politica e sociale organizzata che alimenta speranze per il futuro."Sono stati quattro anni segnati dall’approfondirsi della rottura istituzionale dello Stato, sia in termini di sicurezza, di istruzione, di sanità e servizi di base, come dalla profonda crisi della politica e della giustizia", ha detto a Opera Mundi, sociologo e analista politico Eugenio Sosa.La violenza e l'impunitàSecondo i dati dell'UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine), l'Honduras ha raggiunto nel 2012 il più alto tasso di omicidi nel mondo (86 ogni 100 mila abitanti), ovvero quasi 10 volte la media globale di 8,8 omicidi. L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce "epidemia" un valore che supera i 10 omicidi ogni 100 mila abitanti.L'Osservatorio sulla Violenza della Unah (Università nazionale autonoma di Honduras) ha calcolato una media di quasi 20 persone uccise ogni giorno nello stesso anno. Il Pubblico ministero (Pm) riconosce che solo 20 dei 100 casi di omicidio sono indagati ed è infinitamente minore è la quantità di casi giudicati e che arrivano ad una condanna.Lo scorso aprile, il Congresso ha nominato una Commissione d’indagine con l'obiettivo, tra gli altri, di effettuare una valutazione globale del Pubblico ministero e di sviluppare e attuare un miglioramento di tutte le sue strutture. In base ai risultati dell’indagine, la Commissione avrebbe potuto assumere, nominare, sostituire, ruotare o licenziare il personale di questo organo dello Stato.Nonostante la nomina di questa Commissione sia stata criticata e addirittura considerata illegale per la procedura utilizzata per la sua creazione da parte del Parlamento, i suoi membri non solo continuano con l[...]



Honduras 4 anni dopo il colpo di Stato

Wed, 03 Jul 2013 02:16:00 +0000

"Un paese sull'orlo del collasso esottoposto a una pesante ingerenza straniera"  A 4 anni dal colpo di Stato, il popolo honduregno continua a camminare a testa alta e ad organizzarsi  Tegucigalpa, 1 luglio (LINyM | Rel-UITA)-. Sono passati 4 anni dalla mattina di quel 28 giugno 2009, quando, a poche ore dall'inizio delle votazioni per la consultazione popolare della IVº Urna, il presidente honduregno, Manuel Zelaya Rosales, venne deposto da un colpo di Stato, costretto a uscire in pigiama da casa sua e a montare su un aereo che lo avrebbe portato in esilio nella vicina Costa Rica.   Di fronte alla rottura dell'ordine costituzionale, la popolazione reagì in modo spontaneo. Uscì per le strade di tutto il paese e si organizzò, dando vita a una delle espressioni più innovative e propositive di resistenza degli ultimi decenni. Quattro anni dopo e a meno di cinque mesi dalle prossime elezioni nazionali, l'Honduras è immerso in una crisi politica, economica e di sicurezza senza precedenti.    In occasione del 4 anniversario del colpo di Stato e soprattutto, della nascita della Resistenza, la LINyM e La Rel hanno conversato con Carlos H Reyes, presidente dello Stibys e membro della Coordinazione nazionale del Fronte nazionale di resistenza popolare, Fnrp.- Leggi il reportage speciale sulla situazione dell'Honduras 4 anni dopo il golpe- Guarda le foto del 4 anniversario in Honduras- Guarda il video dell'intervento di Carlo H Reyes  - Che cosa si ricorda di quella mattina del 28 giugno?  - Non appena ci rendemmo conto che i militari avevano attaccato la casa del presidente Zelaya e che l'avevano fatto salire su un aereo diretto in Costa Rica, la prima cosa che pensai e dissi fu che in America Latina non erano finiti i colpi di Stato, come avevamo pensato in molti, e che dovevamo organizzarci e reagire immediatamente. Io ho vissuto vari  colpi di Stato nel mio paese e ho visto come l'impero nordamericano li ha nascosti o fatti passare per qualcosa di diverso.Sento sempre molta tristezza per ciò che è accaduto in America Centrale nel 1836, quando ci divisero in cinque repubbliche disabili e molto deboli. L'oligarchia e l'impero ordinano al popolo di votare e quando non sono soddisfatti della scelta che fa, perché considerano che può ledere i loro interessi, organizzano un colpo di Stato. È sempre stato così e nel 2009 si è ripetuta la stessa dinamica. Ho sentito rabbia e molta tristezza, ma non siamo rimasti a guardare. Abbiamo iniziato subito a organizzarci per andare davanti alla Casa Presidenziale a protestare.   - Fu proprio in un piccolo locale di fronte alla Casa Presidenziale che mosse i primi passi il Fronte nazionale di resistenza contro il colpo di stato. Che cosa è rimasto, 4 anni dopo, di quell'esperienza e delle aspettative di quei giorni?  - Tu eri lì con noi e sai bene che ci stavamo preparando per la consultazione popolare della IVº Urna e non per affrontare un colpo di Stato. Nonostante ciò, la popolazione reagì in un modo che nessuno aveva immaginato. Scese in piazza, si organizzò, si mobilitò e prese coscienza delle proprie capacità e dei propri diritti, destando una profonda preoccupazione nell'oligarchia. Il risultato fu un bagno di sangue che continua ancora oggi.&nbs[...]



PER NON DIMENTICARE il 28 GIUGNO 2009 - GOLPE IN HONDURAS

Wed, 26 Jun 2013 16:07:00 +0000

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altri video del momento, della serie "EL QUE RAYA PARED Y MESA  QUIERE DECIR ALGO" fotografie scattate durante le manifestazioni di denuncia contro il golpe nelle strade della capitale. L'espressione popolare con i graffiti è memoria storica, cancellata molte volte e PINTADA OTRA VEZ:

El que raya pared y mesa quiere decir algo... 

#3 El que raya pared y mesa quiere decir algo 

# 4 - El que raya pared y mesa quiere decir algo 

# 5 El que raya pared y mesa quiere decir algo 

HONDURAS ARTE en REVOLUCION