Subscribe: "nudi come vermi"
http://nudicomevermi.blogspot.com/feeds/posts/default
Added By: Feedage Forager Feedage Grade B rated
Language: Italian
Tags:
alla  anche  che  cosa  dei  della  dove  gli  lavoro  natura  nel  più  questa  questo  sono  tra  tuo lavoro  tuo 
Rate this Feed
Rate this feedRate this feedRate this feedRate this feedRate this feed
Rate this feed 1 starRate this feed 2 starRate this feed 3 starRate this feed 4 starRate this feed 5 star

Comments (0)

Feed Details and Statistics Feed Statistics
Preview: "nudi come vermi"

"nudi come vermi"



Come ti senti quando ti scopri nudo? Le interviste della Galleria Marconi curate da Dario CIferri



Updated: 2017-09-03T20:15:07.722+01:00

 



Intervista a maicol e mirco

2012-04-18T19:34:44.506+01:00

È sempre emozionante quando si intraprende un nuovo progetto, a me un po’ tremano le ginocchia, dovendo affrontare una nuova sfida a fianco di maicol e mirco. Come critico ogni volta ne rimango spiazzato, affascinato e, a tratti, obnubilato. Con questa intervista io e maicol e mirco abbiamo voluto fissare un punto di partenza per un balzo interstellare che ci porterà all’interno del loro Universo. Un percorso che stiamo iniziando con la Galleria Marconi di Cupra Marittima e la sua ricerca intorno all'arte contemporanea che si influenza e contamina di incontri, parole, luoghi. Questa mostra è allora un altro tassello nella volontà di portare fuori l'arte dai luoghi a lei preposti cercando però di non tradire la propria identità.L’invito è di non mancare il 29 aprile 2012 da Design? Studio Associato prima che compiano un altro balzo verso nuovi mondi sconosciuti. Partiamo dall’inizio, esattamente voi chi siete? Questa –e non è una posa- è una domanda terrificante. Ho paura che il giorno che arriverò a rispondermi non avrò più il bisogno di disegnare. Sono disposto a dare inizio ad un olocausto nucleare piuttosto. Durante tutti questi anni della vostra attività avete toccato moltissimi linguaggi dell’arte, e nonostante questo ancora non vi hanno mandato in esilio, vi sapete dare una risposta a questo fatto? Il motivo è aver fatto tutto questo sovrappensiero. A parte gli scherzi, nei vostri lavori unite a una grafica estremamente accattivante una vena caustica di fortissimo impatto, quasi vi vergognaste ad esprimere la dolcezza del vostro animo… Esprimere la dolcezza è complicato come tagliarsi la gola. Viviamo nell’oggi purtroppo. Quando intraprendete un nuovo progetto, come fate a mettervi d’accordo su come operare, insomma maicol come si confronta con mirco e come ne esce fuori? Questa vita è troppo corta per fare e chiedersi perché. O l’uno o l’altro. Vorrei sopravvivermi per capirmi. Progetti per il presente e per il futuro? Il problema è che sono in balia dei nostri personaggi. Siamo sotto scacco e comandano loro. Questo però lo spiegheremo meglio in un’altra intervista. Adesso non ce lo permettono! Erovaf rep aizilop al etamaihc Seguo da molti anni la vostra attività, ricordo che nel 1999 quando faceste la vostra prima personale scrissi di voi che riuscivate a trasformare il kitch in buon gusto, il tempo mi ha dato torto eppure la vostra attività è proseguita e vi ha permesso di conoscere e confrontarvi con tanti altri artisti, di fare progetti fantastici dal punto di vista editoriale, artistico e umano, in una contaminazione vivace che non fa sconti a nessuno… Erovaf rep aizilop al etamaihc Come forse avrete intuito questa intervista è un antipasto della prossima mostra che presenteremo insieme da Design? dopo tutti questi anni ho imparato che fino all’ultimo riuscite a fare sorprese. Però mi piacerebbe sapere cosa avete intenzione di portare alla mostra, anche perché come curatore che figura ci faccio… Ci dicono di rispondere: ancora non lo so. Erovaf rep aizilop al etamaihc L’ultima domanda è sempre la più impegnativa, e, per me, è quasi sempre la stessa… Come vi sentite quando vi scoprite nudi? !erovaf repTutte le immagini delle opere di maicol e mirco sono state prese dal blog SUPERAMICI 1825 e sono proprietà di maicol e mirco.La foto di maicol e mirco è stata scattata da Marco Biancucci di F for FAKE comunicazione visiva[...]



Giorgio Pignotti per Marche Centro d'Arte

2011-07-24T11:51:24.911+01:00

IDENTITÀDC - La tua pittura è decisamente figurativa, un figurativo importante, corposo, che si manifesta attraverso la forza con cui le figure sono realizzate, eppure a guardarle ho come una sensazione di indefinito, si perde la percezione del genere, dell'identità, direi anche del singoloGP - La pittura è il mezzo più duttile, dove il limite più netto dopo il supporto (la tela) sono le proprie capacità (non solo tecniche). Se conosco i miei limiti, saprò conoscermi meglio, se so chi sono, lo sapranno anche gli altri. questo è il punto di partenza.Ogni cm di pigmento, con la sua pennellata, ognuna diversa e autonoma, è fondamentale e significativa per l'insieme. Provo a sublimare in pittura i miei concetti di universalità, di identità di genere dei singoli rispetto alla complessità dell'insieme "umano".TRASFORMAZIONEDC - Cosa determina le caratteristiche umane, cosa ci permette di definire quali siano i segni, le sfumature e le caratteristiche? Il tuo lavoro in questo periodo è in trasformazione e parla, secondo me, della trasformazione dell'uomo, di quella fisica che si esprime in vario modo attraverso il bisturi, ma anche di quella interiore di un'umanità confusa e alla ricerca di se stessa, in un'epoca di messaggi continui e contraddittorii.GP - Il singolo esiste in ragione di una struttura più grande, complessa. Le complessità del singolo elemento però rispecchiano quelle del sistema intero (di qualsiasi sistema si parli: biologico, fisico-materico, sociale... ecc). Come in basso, così in alto diceva Ermete Trismegisto. Se si muove e si trasforma un elemento, tutto il resto è sottoposto al moto di trasformazione. Non si sfugge. La mutazione segue una danza silenziosa e poderosa. Noi (il tempo, le strutture sociali, le strutture biologiche..) mutiamo ogni istante. ma solo un elemento osservatore, o qualcosa che ne assurga la funzione, è in grado di dirci come. Un po' come delle foto che ci facciano vedere negli anni come siamo cambiati. Ecco, io cerco di fornire un elemento che ci permette di osservare le mutazioni.TRANSITORIODC - Avrei potuto citare il sesso, eppure credo che vada fatto un passo oltre, i corpi e i visi ci mostrano inquietudini, manipolazioni, scenari possibili. mi piace parlare di mutazione, di fuga in avanti, di riflessione, di contraddizione, di contaminazione. Il senso di transitorio è però quello che credo esprima meglio lo spirito di questi visi e di questi corpi, delle loro forme ambigue e genericamente indefinite della fusione dei sessi che sembrerebbe spuntareGP - È quello che dicevo nell'esempio della foto. Un transito, una parentesi del moto continuo. Ma non è importante la parentesi, ma avere coscienza a cosa spinge, dove porta questo movimento, quali mescolanze crea, di quali mescolanze ha bisogno per andare avanti. La capacità di giudizio deve annullarsi, non ha ragione di esistere, ed è l'unica cosa fallace in questo transito.SuggestioniDC Boléro di Maurice Ravel, Zelig di Woody Allen,GP - Parsifal, Tristano e Isotta di Richard Wagner, Musica per organi caldi di Charles Bukowski, Cube – Il cubo di Vincenzo Natali Questo discorso prosegue e si espande su http://mcda.cocalosclub.it/ - http://galleriamarconicupra.blogspot.com/ - http://diaridalcontemporaneo.blogspot.com/ - http://www.nudicomevermi.blogspot.com/ photo: Marco Biancucci http://www.fforfakecv.it/[...]



Chiara Francesconi per Marche Centro d'Arte

2011-07-24T11:52:36.971+01:00

COSTRIZIONE DC - In un lavoro che parla del femminile e del femmineo credo che abbiamo di fronte una riflessione sulla donna, sulla falsità della sua liberazione e sullo stato di costrizione in cui si trova. È una situazione difficile da superare, proprio perché la cosiddetta liberazione non ha portato un miglioramento della situazione, ma un aumento degli impegni, per cui la "prigione" rappresentata dal mondo domestico è solo diventata più angusta e asfissiante.CF - Parlerei anche di obbligo morale, un senso del dovere legato per natura alla donna. La cucina è il luogo più comune all'interno dell'ambiente domestico a cui si associa, per antonomasia, la figura femminile, cosa che spesso viene colta in modo dispregiativo; però mi piace pensare soprattutto che la cucina sia un luogo creativo, carico di senso, dai molteplici significati e risvolti. CARNE DC - Carne la intendo non solo in senso letterale, ma anche nel senso di corpo, un corpo però privo di testa e quindi assimilabile a quello che normalmente arriviamo a considerare cibo. Le linee sul corpo aprono poi a mille suggestioni, sono tracce, segni, percorsi. Un processo di evidenziazione che si esplica attraverso la luce e la tecnica impiegata.CF – Sì cibo ma anche violenza, forse velata, dalla semplicità del gesto. Sono scatti rubati ad un corpo femminile che si sveglia portandosi dietro i pensieri di una notte passata. Non sappiamo cosa è successo. Le immagini per quanto semplici e dirette ci svelano solo alcuni gesti, momenti particolari ma se penso a kitchen_death, così diversa di senso dalle altre, non posso che immaginare che si tratti di un flashback. Cosa è successo nella notte? Nelle altre immagini intravediamo una tavola ancora da sbarazzare.. allora forse questo scatto è solo la proiezione di un pensiero? DONNA DC - kitchen_Chicken racconta la donna attraverso quello che viene considerato il suo universo, il fatto che le foto non siano ritoccate, ma siano esattamente così la leggo come un'accentuazione del realismo del tema... come dire la situazione è questa qualsiasi ritocco è un falsificare il gioco. L'opera è uno specchio preciso del nostro tempo, sull'uso che si fa del corpo della donna, sia essa in casa, in tv, in ufficio. In ultima analisi le viene richiesto prima di tutto di essere un corpo senza nessun interesse su competenze e preparazione che può avere e questo accade anche da parte delle donne.CF - Il gioco delle scene ritratte alterna momenti di grande realismo a momenti di intima riflessione. Le immagini sono sicuramente uno specchio del nostro tempo ma non ti urlano in faccia la realtà. Questa donna (che è senza volto appunto, potrebbe essere chiunque) ti apre la porta e ti fa entrare nel suo vissuto. Un vissuto che non dice niente di nuovo ed è proprio questo che da fastidio. SuggestioniDC - La grande abbuffata di Marco Ferreri e Histoire d'O di Crepax, L'albero di Antonia di Marleen Gorris, We want sex di Nigel Cole CF - Non saprei sicuramente molti dei film di Almodovar e in particolare mi viene subito in mente Parla con lei. Alcuni passaggi del libro Mille splendidi soli, il secondo romanzo dello scrittore americano di origine afghana Khaled Hosseini come per certi versi se penso al corpo di donna anche Profumo di Patrick Suskind... che tra l'altro ho riletto ultimamente! Questo discorso prosegue e si espande su http://mcda.cocalosclub.it/ - http://galleriamarconicupra.blogspot.com/ - http://diaridalcontemporaneo.blogspot.com/ - http://www.nudicomevermi.blogspot.com/ photo: Marco Biancucci http://www.fforfakecv.it/[...]



Daniele Duranti per Marche Centro d'Arte

2011-07-24T11:52:56.676+01:00

VIAGGIO DC - Partire per scoprire, per vedere cose nuove e ritrovare cose già viste, per vedere de visu. Il viaggio è un modo per crescere, conoscere, raccontare. Tu qui racconti un viaggio, un luogo, un sapere collettivo, un mondo che hai visto e che si integra nel viaggio con le mille cose assorbite da cinema e letteratura. DD - Il viaggio in America del nord “raccontato” nell’ultima serie di lavori è il risultato di cose viste realmente, film, libri e immagini ricavate da internet. Il mio lavoro unisce vari ambiti, mescola le carte di una coscienza collettiva formata attraverso l’esperienza concreta ma anche plasmata dai media e dalle nuove tecnologie. Il viaggio viene visto come metafora della vita stessa, come un’esperienza globale che unisce l’interiorità e il corpo dell’individuo. Tutte le esperienze fatte vengono metabolizzate e si ripropongono in un unico prodotto da osservare e contemplare. Quello che si crea è una sorta di realtà modificata e ampliata, non più certa e rassicurante ma insidiosa ed ambigua.VERITA/FINZIONE DC - Verità e finzione rendono molto bene, quest’idea di sospensione tra letteratura, cinema e realtà. Nell'opera emerge una sovrapposizione tra verità e finzione, tra visto di persona e conoscenza collettiva. È un gioco ammiccante dove non sveli cosa hai realmente visto e cosa hai ripreso, credo che il gioco tra verità e finzione si esprima ed esplichi attraverso la scelta e l'uso della fonte. DD - La fonte è un elemento essenziale nella mia ricerca pittorica. È grazie a quest’ultima che possiamo risalire al concetto di verità e finzione. La fonte rivela il contrasto che esiste tra la produzione e la riproduzione e ne svela il dubbio. Nelle mie opere queste due cose rimangono volutamente confuse quasi a sottolineare l’abitudine a guardare attraverso una realtà riprodotta. Le cose viste realmente e le cose “assorbite “dai media grazie alla pittura si sovrappongono e danno come risultato qualcosa di irripetibile ed unico.VISIONEDC - La visione in questo modo però diventa ingannevole, un falso che si sovrappone e che è vero finché non si svela il gioco. Una pittura precisa, un disegno minuzioso che narrano un mondo che è vero ma nello stesso momento inesistente, fissato in immagini ma scomparso, trasformato, non più reale. Il velamento/svelamento si completa nella mancanza di indicazioni su cosa hai visto realmente e cosa invece hai mediato dal cinema, dalla tv o dalla rete. DD - Paesaggi primordiali virtuali, terre sconfinate da attraversare, caotiche metropoli modulari, tutto rientra all’interno di un percorso che segna la poetica di questo lavoro. La pittura blocca un’immagine, una sensazione, un’idea, dona concretezza e sostanza. La visione, fino ad allora ingannevole, vive di vita propria ed acquista credibilità proprio grazie alla veridicità e la materia del linguaggio pittorico. Suggestioni: DC - Panino al prosciutto di Charles Bukowski, Forrest Gump, American Beauty, Juke-box all'idrogeno di Allen Ginsberg DD - Le città invisibili di Italo Calvino, Sulla strada di Jack Kerouac, Marlene Kuntz, Into the Wild (libro e film), Mediterraneo di Salvatores, Wim Wenders, Walter Bonatti, Jack London. Questo discorso prosegue e si espande su http://mcda.cocalosclub.it/ - http://galleriamarconicupra.blogspot.com/ - http://diaridalcontemporaneo.blogspot.com/ - http://www.nudicomevermi.blogspot.com/ photo: Marco Biancucci http://www.fforfakecv.it/[...]



Gianluca Cosci per Marche Centro d'Arte

2011-07-24T11:53:20.708+01:00

DISSENTIREDC - Credo che il punto da cui dobbiamo partire sia dissentire, il rifiuto dei dogmi, delle convenzioni delle costrizioni che ci circondano, lo trovo un passaggio fondamentale per liberarsi dalle ipocrisie di ogni giorno e ogni tipo, siano esse religiose o dovute a un atteggiamento buonista.GC - Dissenso come strumento pro-positivo di risposta nei confronti di una realtà che sempre più presuppone comportamenti conformi ai diktat dei sopraelencati poteri forti. Il No che sottolinea la non appartenenza a logiche oppressive, populiste e demagogiche che cancellano l'individuo a favore di un agglomerato indistinto, docile e asservito che solo raramente riesce a rilevare l'intrinseca violenza del potere e i suoi meccanismi per dissimularla. Per sua natura il dissenso è un percorso doloroso che inevitabilmente porta il suo portavoce all'emarginazione, all'isolamento e, di conseguenza, al silenzio. Di solito questa è la punizione riservata a chi dissente. Altre volte il prezzo è ben più elevato.CRITICITÀDC - L'approccio critico offre notevoli sbocchi al tuo lavoro, sia che si tratti di rappresentare l'umanità sia che si tratti di rappresentare i suoi prodotti, la criticità apre al ragionamento e alla libertà di pensiero ed è forse il filo conduttore di tutta la tua opera.GC - Criticità come comportamento essenziale per un'esistenza che non sia limitata alla trilogia Naumaniana del "produrre/consumare/morire" come purtroppo la nostra civiltà iper-capitalista vorrebbe; specialmente a livello sociale, dove il conformismo del pensiero è riflesso in quello dei comportamenti. L'appiattimento e l'omologazione culturale sono dolorosamente evidenti nei media, dove la barbarie e la regressione trovano libera espressione in prodotti confezionati proprio per distogliere lo sguardo dai crimini compiuti da organi finanziari, politici, militari e religiosi.CONTINUITÀDC - Un filo attraversa tutto il tuo lavoro, e, anche nelle differenze formali, arriva a dare un concetto di continuità ad esso. Mi piace credere che ci sia questa continuità anche tra le opere che parlano di dolore e di ferite e Walls, mi piace pensare che i palazzi fotografati, che riflettono altri palazzi, abbiano una funzione di mascheramento/smascheramento e che dietro quelle vetrate ci siano storie di dolore antiche da mostrare all'esterno per poterle superare, questa ovviamente è una mia idea e mi piacerebbe sapere tu cosa ne pensi e cosa intendevi in principioGC - La continuità come fedeltà ai propri ideali e aspirazioni che si può manifestare anche in molti modi diversi usando i più svariati linguaggi ma che, ad un'analisi più attenta, testimonia il desiderio verso uno spirito critico lontano da logiche di tornaconto. La continuità del mio lavoro sta nel porre l'accento sull'unicità e sul valore dei comportamenti umani anche quando questi sono al di fuori delle varie convenzioni. Da ciò, il dolore come conseguenza inevitabile dell'emarginazione operata dal potere istituzionalizzato. Sia che si tratti del potere religioso (e quindi politico) che specialmente in Italia opprime l'individuo verso discriminazioni sociali di stampo medievale, sia che ci si riferisca al potere economico che vola verso una logica globale terzomondista dove la concentrazione della ricchezza si va sempre più restringendo. Ed è proprio a questa logica di concentrazione di potere e risorse che si riferisce la mia serie Walls dove in luoghi ristretti in occidente si decidono le sorti di milioni di persone, dietro ad invalicabili muri, spesso fatti solo di vetro, dove la trasparenza visiva nasconde un imperscrutabilità e arroganza insormontabili. La finta vicinanza che spesso non è altro che la distanza più irraggiungibile.SuggestioniDC - Beloved di Jonathan Demme, SouthparkGC - Le mie ispirazioni sono molteplici e sempre più mi ritrovo ad essere affascinato da artisti che sono stati ascritti all'ambito della "critica istituzionale" come ad esempio Hans [...]



Giulia Corradetti per Marche Centro d'Arte

2011-07-24T11:54:09.195+01:00

EQUILIBRIO DC - Il rapporto tra artificiale e naturale nasce con la possibilità dell'uomo di utilizzare strumenti, nel momento in cui prende un bastone e ne ottiene un'arma compie un processo di trasformazione artificiale. Nel tuo lavoro colpisce l'equilibrio tra questi due fattori. È un'integrazione che guarda al futuro tra inquietudine e speranza?GC - Il rapporto di equilibrio tra uomo e natura, artificiale e naturale, tecnologia e ambiente è affrontato nel mio lavoro attraverso la ricerca di un equilibrio estetico tra le parti. La visione di una natura digitalizzata e dipendente, non più regolamentata da leggi naturali proprie, come il susseguirsi delle stagioni o la capacità di una pianta di autoalimentarsi attraverso acqua e luce, è l'estremizzazione di un processo di manipolazione e sfruttamento che l'uomo moderno ha già intrapreso. L'interazione dei due fattori artificiale-naturale vuole essere un invito a riflettere sul rapporto tecnologia - ambiente immaginando un possibile futuro in cui il biologico e l'artificiale potranno coesistere in equilibrio.AUTOSUFFICIENZADC - È natura digitalizzata, che non si alimenta ma che si deve attaccare a un mezzo artificiale, come fosse una nuova forma di parassitismo. Manca l'autosufficienza, è una natura incapace di sussistere da sola, e mi domando se sarebbe in grado di far sussistere le specie e le piante che vi vivono come accade adesso. Ogni elemento nel nostro pianeta deve essere in equilibrio con gli altri per permettere la sopravvivenza di tutti e credo che anche in futuro dovrà essere così.GC - "La Vita Mistero Prezioso" di Daisaku Ikeda, è il libro che mi ha influenzato in questo lavoro. Ikeda paragona l'universo al corpo umano, comparando l'azione delle cellule cancerose che agiscono distruggendo il corpo che le ospita, all'azione di individui egoisti che si comportano come cellule cancerose danneggiando l'universo e la sua delicata complessità. Cita poi l' ecologo Akira Miyawaki, il quale paragona i diversi aspetti della natura agli occhi e alle guance di un volto umano. "Gli occhi possono venire danneggiati facilmente, mentre le guance sono relativamente resistenti ai fattori esterni come il vento, il freddo e la pioggia. Gli aspetti della natura corrispondenti agli occhi sono i bacini fluviali, le terre irrigue, i declivi scoscesi, le creste dei monti. Costruire strade di grande comunicazione in questo genere di luoghi equivale a mettere un fiammifero acceso davanti a un occhio umano. I luoghi adatti alle strade sono le guance della terra, che hanno un potere di resistenza molto maggiore."SPERANZADC - Mi piace molto la frase di Tsunesaburo Makiguchi che hai voluto offrirmi "La natura risveglia in noi il sentimento estetico, attenua le nostre tendenze aggressive, stimola in noi l'ispirazione poetica, e in tal modo nutre il nostro cuore e la nostra mente". Sintetizza bene lo spirito e l'idea che sono dietro al tuo lavoro, una speranza che pensa a un equilibrio e che poi chiude il cerchio con quanto detto sopraGC - La mia speranza è che l'uomo moderno con il suo bagaglio di nuove tecnologie e scoperte scientifiche, non diventi una cellula impazzita,ma si adoperi per la costruzione di una società in armonia con l' ambiente naturale di cui è esso stesso parte.suggestioniDC - 2001 Odissea nello spazio di Kubrick, GC - musica: "Montego Bay Spleen", St. Germain, album Tourist "Intermezzo #1 - Winter Rain" album Chaise Longue, musica elettronica, sono presenti campionamenti audio di suoni naturali, delfini, echi, vento, pioggia...libri: "La vita mistero prezioso", di Daisaku Ikeda, Sonzogno editore.Daisaku Ikeda, presidente della Soka Gakkai Internazionale, organizzazione laica buddista per lo sviluppo della pace, della cultura e dell'educazione, partendo dalle moderne soluzioni scientifiche, intraprende un'esplorazione della natura e della forza vitale che muove il cosmo e gli individui, individuando negli insegnamenti[...]



Daniele Camaioni per Marche Centro d'Arte

2011-07-24T11:54:25.248+01:00

CIBODC - La prima parola che mi viene in mente guardando il tuo lavoro è una da domanda da disturbo alimentare... "com'é il tuo rapporto con il cibo?"DCa - Il mio rapporto con il cibo è molto primordiale, cioè molto animalesco, forte, istintivo. È un lato molto forte della mia personalità. In fondo ci sono cresciuto in mezzo, da piccolo mi trovavo a giocare con il cibo a creare mondi, a proiettarci sopra le mie fantasie.VITADC - Nuclearland ti porta a toccare il tema del nucleare: nucleare e cibo però sembrano due cose immensamente lontane. Eppure credo che abbiano una parola di contatto: vita; un contatto che nasconde ambiguità e menzogne.DCa - Cercano di venderci una cosa nociva facendola passare per essenziale… come se rinunciando al nucleare non potessimo più vivere, come se rinunciassimo a mangiare. È come se dicessero è essenziale come mangiare o respirare. Dicono che senza non è possibile proseguire nello sviluppo e nemmeno conservare il nostro tenore di vita. Io vorrei che fosse chiaro che questo è falso, che il nucleare può uccidere, è velenoso e contamina il nostro mondo e il nostro cibo, l’acqua e anche la nostra umanitàUMANODC - L'essere umano ha mille potenzialità, il problema principale è che più aumentano i modi di comunicare, più ci troviamo chiusi in noi stessi, segregati nelle nostre paure e nelle nostre case. Il tuo lavoro non cerca una condivisione con gli altri, fa un passo in più, tenta di portare l'umano in un territorio comune, in una zona franca dove le tue suggestioni possano incontrare gli altri. È un luogo conosciuto da tutti, anche se ciascuno lo vede in maniera personale, la cucina. È un lavoro in positivo che parla all'uomo attraverso un linguaggio collettivo e diretto.DCa - Qui penso che non posso aggiungere altro sei stato molto profondo. Non so se hai mai notato che quello che mangi rispecchia sempre il carattere e la personalità di chi ha cucinato. Il cibo esprime una forte umanità, è un qualcosa che ti mette in contatto con gli altri, per questo l’omologazione dei sapori proposta ad esempio dai fast-food rappresenta un impoverimento culturale ed umano.SuggestioniDC - La bomba de- I Giganti, Volere volare di Maurizio NichettiDCa - Volere volare non mi piace molto, io aggiungerei Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante, di Peter Greenaway, La grande abbuffata di Marco Ferreri, Accattone di Pier Paolo Pasolini” Questo discorso prosegue e si espande su http://mcda.cocalosclub.it/ - http://galleriamarconicupra.blogspot.com/ - http://diaridalcontemporaneo.blogspot.com/ - http://www.nudicomevermi.blogspot.com/ photo: Marco Biancucci http://www.fforfakecv.it/[...]



Luca Caimmi per Marche Centro d'Arte

2011-07-24T10:24:19.688+01:00

FISICITÀDC - Credo che per parlare di scultura prima di tutto si debba parlare di fisicità, di un'evidenza tridimensionale che hai davanti agli occhi e che è frutto di un lavoro manuale intenso, in ceramica poi questa manipolazione è evidente e arriva a toccare uno degli elementi della natura, la terra. Tu mi hai parlato di fisicità, di impeto, di tensione e di incoscienza, potremmo anche dire però a questo punto che i tuoi lavori sono una sintesi di forza, necessità e idee in evoluzione?LC - Sì, meglio dire un contenimento di forza e fisicità che il materiale e le forme richiedono. Nello stesso tempo, la forma (scultura) diventa il “foglio di carta” dove appunto e sintetizzo le idee in evoluzione.In questa fisicità però c’è anche una parte più progettuale legata all'esperienza. Ovvero tu sai, mentre lavori, che poi quello che modelli cambierà. La terra ritira, cambia di colore e gli smalti il senso delle forme. Quindi si lavora anche mentalmente pensando ad una sorta di proiezione dell' opera soggetta anche e spesso ad imprevisti.SINUOSITÀDC - Per quanto mi riguarda io vorrei sottolineare come prima cosa la sinuosità che noto, la morbidezza delle forme a cui qualche volta ha fatto da controcanto uno stridore, un taglio o una linea secca. i tuoi lavori a me evocano mondi, fantasie, viaggi e spero che anche questa volta la magia si ripeta.LC - Il valore evocativo, la memoria, l'esperienza ed elementi di invenzione sono sempre presenti.Le forme semplici rimandano ad elementi esistenti che vengono interpretati e cambiati di contesto.La sinuosità e la morbidezza entrano in conflitto con gli stridori e i tagli.Quello che prima era un elemento di disturbo, ora diventa parte della forma, metabolizzato ed inserito, in contrasto con il sinuoso e il morbido.NATURADC - "Concentrare l'attenzione sulla pianta che cresce spontaneamente a dismisura nel prato tagliato da poco". Ho messo natura perché l'idea della ricerca di imperfezioni della natura ha stuzzicato la mia curiosità, certamente la tua rappresentazione della natura non è immediatamente evidente, la trovo mediata e mutata, eppure pensare a un prato dove c'è stato l'intervento umano e a una pianta che vi cresce senza che questo vi intervenga per controllarla, crea un contrasto tra disordine ed ordine che può essere letto a parti inverse da entrambi i punti di vista.LC - La natura mi interessa in quanto forza incontrastata. La pianta spontanea e infestante cresce più forte e vigorosa, fregandosene di tutto il resto.La stessa cosa fanno i vulcani, il maremoti, il cicloni. C’è una parte di mondo che agisce incontrastata.Questo provoca in me un forte interesse, l'uomo in questo caso non può far altro che assistere.Ed infine il contrasto tra ordine e disordine si può tradurre in un contrasto tra prima e dopo. Quello che era e quello che è diventato .In questi eventi l' uomo lascia piccoli segni o scopre nuove cose che la natura ha liberato da sedimenti o ha creato.SuggestioniDC - I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, Dolcenera di Fabrizio De AndrèLC - I numeri degli anni '80 di Airone, il Monte Catria, il Monte Nerone, i racconti di Arto Paasilinna, Moby Dick di Herman Melville, Atmosphere e Disorder dei Joi Division, Race for the prive dei Flaming Lips, Brian Eno in Music for airport, gli Autechre,, Aphex Twin... ma anche De Andrè in Khorakhané, Anime salve, Dolcenera. Questo discorso prosegue e si espande su http://mcda.cocalosclub.it/ - http://galleriamarconicupra.blogspot.com/ - http://diaridalcontemporaneo.blogspot.com/ - http://www.nudicomevermi.blogspot.com/ photo: Marco Biancucci http://www.fforfakecv.it/[...]



Marco Bernacchia per Marche Centro d'Arte

2011-07-24T10:23:14.797+01:00

RECUPERODC - Un tempo non esistevano i rifiuti, tutto ciò che veniva consumato, veniva reintrodotto nel ciclo naturale e riciclato o riutilizzato, la società del benessere e l'invenzione della plastica ci ha portato a dover cercare soluzioni per smaltire quanto buttiamo. Tu nel tuo lavoro operi una sorta di recupero di materiali per dare forma a opere installazioni, che diano una risposta al consumismo materiale e mentale che produciamo in continuazione.MB - Un tempo …un tempo non era tutto diverso, un tempo già si iniziava ad accumulare, fin dall’avvento dell’agricoltura la storia si è spinta verso un’unica direzione… poi arrivò anche la scrittura inventata appunto per gestire l’accumulo… quindi tutto quello che noi pensiamo sia ciò che ci eleva in quanto genere umano è qualcosa frutto di una brutta partenza.L’accumulo di oggetti della nostra epoca non è altro che la materializzazione concreta di un andamento concettuale che dal neolitico dirige il pensiero verso la sottomissione della natura e dell’ambiente circostante. VUOTODC - Riflettere sul senso del vuoto è già una sfida, tu dici che la tua opera è un tentativo di rappresentare questo vuoto che ci circonda, un vuoto di forma ma non di sostanza o idee, il modo in cui si possa rappresentare il vuoto mi affascina, anche perché aggiunge un altro tassello al tuo percorso. MB - Il vuoto è l’assenza, l’assenza è l’essenza di ciò che non abbiamo, di ciò che vorremmo, il vuoto ci si presenta ogni qual volta ci troviamo davanti una decisione che non si sa dove possa portare.Le “conseguenze” di un gesto, cui solo la teoria del caos potrebbe darci sollievo, genera il vuoto.Il vuoto è dentro di noi, è dentro di noi perché ci hanno venduto un mondo semplice con conseguenze azione/reazione scontate e programmate.Paradossalmente per un’attitudine semplicistica la società in cui viviamo, tramite i vari canali mediatici sembra voler dimostrare che i risultati di un tale gesto eseguito in spazi diversi porti a risultati sempre uguali.Il vuoto è globale e vive in ogni spot nel quale oggetti possono agevolare il nostro essere verso uno stato d’animo migliore, verso una strada semplice e confortevole.Può capitare però che i ruoli delle cose intorno pre-dati, per casualità, o per mancanza siano percepiti in maniera invertita.Può capitare che con la sovraesposizione dei concetti, i significati delle cose possano da certezze trasformarsi in incertezze o viceversa e di conseguenza si annullino generando il nulla appunto.RESISTENZADC - Resistere alle tentazioni consumistiche, alle allettanti e vuote proposte che la società consumistica ci pone, resistere per riaffermare se stessi, l'umanità, la dignità. Il tuo lavoro parla di sciopero, sciopero inteso esattamente come metodo di resistenza, come lotta, come affermazione di presenza, di esistenza.MB - Scioperare è stare fermi e sfruttare la rapidità dell’altro, è generare ansia di contrasto tra moto e non moto, non è azione, è attesa, non è il gesto a dare valore ma il non gesto, il non fare, il non costruire, il nulla. È appropriarsi di uno spazio per non fare, è invertire il senso di quel luogo, da luogo di azione a luogo di sospensione.SuggestioniDC - Il pane e le rose di Ken Loach, Urlo di Allen Ginsberg, Fahrenheit 451 di Ray BradburyMB - Armi acciaio e malattie di Jared Diamond, La società dello spettacolo di Guy De Board, Gli spiriti non dimenticano di Vittorio Zucconi, CAOS, la nascita di una nuova scienza di James Glaick Questo discorso prosegue e si espande su http://mcda.cocalosclub.it/ - http://galleriamarconicupra.blogspot.com/ - http://diaridalcontemporaneo.blogspot.com/ - http://www.nudicomevermi.blogspot.com/ photo: Marco Biancucci http://www.fforfakecv.it/[...]



Alessandro Baronciani per Marche Centro d'Arte

2011-07-24T10:23:17.962+01:00

SEMPLICITÀDC - Ogni linea può determinare un senso, crea un volume definisce un oggetto. Il tuo lavoro mi appare di una semplicità estrema, eppure lo trovo efficace e di grande ricchezza visiva, con poche linee riesci a dare forza all’immagine, a renderla efficace ed espressiva. Lavori quasi sempre con il bianco e nero…AB - Io trovo che il bianco e nero sia una forma di astrazione, a differenza del colore che cerca di dare un senso del reale. I colori distraggono. I colori spesso non danno l’idea di dove finisce una cosa e ne inizia un'altra. Pensa ad una foto ingrandita al computer fino a vedere i pixel. Le linee invece delimitano e creano perimetri. Decidono dove finisce un corpo e dove inizia uno sfondo. Con una linea si può definire uno spazio. Da una parte il corpo e dall’altra uno spazio vuoto, un mucchio di foglie o altro. Il bianco e nero è perfetto per raccontare delle storie. Le storie raccontano e creano suggestioni.SUGGESTIONIDC - Questa parola stranamente si collega poi a quanto ti chiedo alla fine, mi piace che tu non riesca a definirti bene in un ruolo, ma che riesca molto bene a spiegare ciò che ti colpisce, a inquadrare il tuo lavoro in un flusso di idee che offre continui spunti.AB - Il mio lavoro è trovare suggestioni, io pensavo che a un certo punto finissero, poi mi sono reso conto che sono nella tua testa, basta soltanto conservarle. Quando faccio lezione all’accademia chiedo ai ragazzi di pensare e annotare ciò che gli succede, molti non comprendono cosa stia chiedendo e magari mi fanno il diario della giornata, ma ogni tanto qualcosa di buono viene fuori, e qualcuno comincia a notare dei dettagli del mondo e a lavorarci su. Spesso sono forzature, ma aiutano la creatività. Ognuno ha un modo per identificare un sentimento e associargli un’immagine per somiglianza o soltanto per analogia. La creatività mette tutto insieme e le suggestioni raccontano meglio le cose perché non le dicono, te le suggeriscono. È qualcosa di non detto a cui ci arrivi, se vuoi, da solo. Notare dettagli del mondo ti permette di dire una cosa da un punto di vista inedito.SOTTOTESTODC - Mi affascina il fatto che guardando un film, leggendo un libro o un fumetto si possano scoprire più piani di lettura, c’è la linea narrativa principale ma poi ci sono cose che se non le noti non succede nulla, ma se riesci a farti colpire da loro il divertimento ti aumenta. Quello che dici tu sopra mi ricorda questo. Cercare i sottotesti nelle cose che accadono trovo sia un’operazione estremamente stimolante.AB - O leggi le cose per come te le dicono o le interpreti e ti si aprono altri mondi e altre prospettive. Ho questa fissa del mio cognome al telefono: ogni volta che lo dico penso sempre che dall’altra parte non si capisca, dato che non riescono a vedere la mia parola in un balloon fermo a mezzaria sopra di me. Alle volte infatti mi chiedono se è con due “R” oppure se inizia con la “M”. Oppure quando ascolto delle canzoni inglesi penso di capire il senso di una frase quando poi vuol dire qualcos’altro. Credo che dipenda dalla distrazione, che di per se è l’unica, forse, forma di distacco dalla realtà che ci hanno lasciato. Sei davanti al tuo computer tutto il giorno e poi improvvisamente un rumore riesce a distrarti e a guardare nel cielo il passaggio di un aereo. Poi bisogna trovare un modo per non dire troppo e bene una cosa altrimenti si impedisce la curiosità. Ad esempio un mio amico dopo aver letto Le ragazze dello studio di Munari, mi ha detto di essere andato a comprare un suo libro. Mi ha fatto piacere perché significa che ha percepito che c’era dell’altro che volevo comunicare con la mia storia a fumetti.SuggestioniDC - Palombella rossa di Nanni Moretti, Dottor Slump e Arale di Akira Toriyama, Mitsuru Adachi, Servi della gleba di Elio e [...]



Progetto Marche Centro d'Arte

2011-07-11T09:03:09.152+01:00

(image)

In occasione di Marche Centro d'Arte (MCdA), Expò di arte contemporanea inaugurato lo scorso sabato, ho deciso di far ripartire questo blog, dopo averlo tenuto congelato per circa 4 anni.
Questo blog era nato con l'intenzione di raccogliere le interviste degli artisti che esponevano alla Galleria Marconi di Cupra Marittima, adesso ho deciso di ampliarne le ragioni. MCdA mi ha offerto l'occasione di intrecciare un dialogo molto particolare con gli artisti, un dialogo che poi si è tradotto nei testi del catalogo, che sono appunto una testimonianza di questo dialogo, ma una testimonianza parziale, perchè, per ragioni logistiche, sono stato costretto a decurtare i testi. Per questa ragione abbiamo deciso di postare per intero i testi di MCdA, anche per poterli eventualmente ampliare e per permettere, a chi volesse, di entrare nella rete di condivisione che abbiamo voluto creare.
Per queste ragioni in occasione di MCdA questo blog si aprirà ai testi anche degli altri critici del progetto: Simonetta Angelini e Cristina Petrelli.
Per il resto rimane valido quanto scrissi 4 anni fa
Voglio ringraziare i tre organizzatori del progetto (Cocalo's Club, Galleria Marconi, PalaRiviera) per l'occasione che mi hanno dato e per la possibilità che ho di poter collaborare con persone eccezionali.
Un grazie agli artisti perchè mi hanno voluto seguire su questa strada.
infine ringrazio lo zio francone
perché spesso un abbraccio vale più di mille parole.



Intervista a Carla Mattii

2007-12-10T23:57:14.743+01:00

La scorsa estate, ho fatto questa bellissima intervista a Carla Mattii, alla conclusione della sua personale alla Galleria Marconi. Il testo della mostra è stato scritto da Piera Peri. I lavori presentati sono un ulteriore passo nell'interessante percorso della giovane artista.Simpatica, spigliata e intelligente, Carla Mattii ha risposto in modo esauriente e con ironia alle domande che gli ho fatto, rivelandosi un'artista e una persona che vale la pena conoscere.Il tuo percorso artistico è partito dalla figura umana, per poi spostarsi su elementi botanici come i fiori, come è avvenuta questo passaggio? Questo passaggio è avvenuto gradualmente.Per molto tempo ho lavorato sulla figura umana, sulla ambiguità percettiva riguardo al corpo.Come l'immagine del volto o del corpo possono diventare il doppio di sé, trasfigurandosi in forme altre e indefinite, così il fiore, pur cambiando struttura e forma, resta pur sempre un fiore. Finzione e realtà, natura e artificio e ora, ultimamente, un' ibridazione tra naturale e virtuale o meglio il virtuale che diventa realtà. Le tue opere testimoniano il complesso lavoro di assemblaggio che compi intorno ai fiori, li scomponi nelle varie parti e riassembli, in nuovi fiori bellissimi, ma che non hanno uguali in natura, credi che un giorno potremo vedere questi fiori dal fioraio, al cimitero o sul palco di Sanremo? Sicuramente. Io cerco di trovare una nuova dimensione anche simbolica a un'attività che da sempre occupa l’uomo e sta arrivando ad esiti abbastanza estremi: cambiare la natura.Vedremo nuove specie floreali, nuovi ibridi e incroci che daranno vita a piante con forme e colori diversi. Ma credo che ci saranno nuove specie che non saranno diverse soltanto formalmente ma saranno geneticamente ricombinate. Dopotutto si deve rispondere ai bisogni della produzione, è indispensabile avere alimenti ad accresciuto valore nutritivo….è indispensabile diventare superuomini.Sarei curiosa di ascoltare le canzoni del festival di Sanremo quando avverrà tutto questo…. L’incrocio tra specie esiste da sempre in natura, si selezionano quelle più produttive e si incrociano tra loro, soltanto che ora l’uomo, grazie alla genetica, può intervenire in maniera radicale e prepotente sulla loro determinazione, non credi che il tuo lavoro in qualche modo cerchi anche di mostrarci la mostruosità, subdola ma fascinosa, di questo fatto? Ma naturalmente…il lavoro mette in evidenza la mostruosità dell’intervento dell’uomo sulla natura. Non dimentichiamo che una forma di bellezza è insita nella mostruosità. Esibisco nei miei lavori una forma di controllata crudeltà sulla natura ma anche, la crudeltà che è insita nella natura stessa.Quando nel mio lavoro riproduco, tecnologicamente, esattamente, tutte le venature e le nervature di una foglia, in un certo senso imito la natura. Ma poi diventa qualcosa di diverso da ciò che conoscevamo.Non "fiori finti", e non "fiori veri" ma una forma che vuol essere simbolica di una profonda alterazione di un equilibrio naturale, dato come non artificialmente modificabile. Non è più mimesi della natura ma la raffigurazione di una natura diversa o meglio di una “seconda natura” che prende forma in un luogo del silenzio, un non luogo, completamente diverso da quello dove fino ad ora l’abbiamo incontrata. Delicati, affascinanti ed inquietanti… pensando ai tuoi lavori mi vengono subito in mente questi aggettivi. Come e dove nascono i tuoi nuovi progetti? Pur nella loro essenza mutante, vorrei che i nuovi ibridi fossero oggetto di contemplazione e perché no, di spiazzante piacere estetico, e che l’ideologia insita nel mio metodo di lavoro fosse in perfetta simbiosi con la forma.Agisco con " l'[...]



Intervista a Josephine Sassu

2007-03-08T00:11:17.471+01:00

Domenica 18 Febbraio alla Galleria Marconi è stata inaugurata Incontri Ravvicinati. La mostra curata dall'artista Josephine Sassu, ha presentato una Panoramica sull'arte Sarda. Oltre ai lavori della Sassu sono presenti le opere di altri cinque artisti. “Incontri ravvicinati presenta l’opera di alcuni dei più interessanti artisti sardi; non troppo giovani per essere considerati nuove, possibili, promesse, non troppo vecchi per poter essere definiti storici, ma artisti che sono nel pieno del dibattito dell’arte sia nell’isola sia oltremare. Gli artisti, ognuno con un’opera che presenta l’ultima sua più innovativa produzione sono: Leonardo Boscani, Pinella Marras, Pastorello, Giulia Sale, e Aldo Tilocca. Così come ci ha abituati Spielberg, ogni incontro ravvicinato che si rispetti è accompagnato da suoni celestiali, così nella serata di apertura della mostra sarà presente un giovane performer vocale, Manuel Attanasio, che introdurrà alla visione, presentando agli spettatori il lavoro pubblicato nel suo primo cd”.Questa è l'intervista a Josephine SassuIn Incontri Ravvicinati, oltre al tuo lavoro presenti il lavoro di altri cinque artisti e l’opera di un musicista, tutti sardi. Quanto conta l’elemento territoriale nell’espressione artistica?Se io fossi stata un'artista milanese forse non mi sarebbe stato chiesto di invitare gli artisti più rappresentativi e innovativi del posto in cui vivevo... è evidente che l'isola crea una distanza e una curiosità che la terra ferma non suscita.La questione è difficile da sciogliere: un artista sardo legge le stesse riviste di un altro qualsiasi artista, viaggia, esplora il web come tutti...il genius loci è come lo Yeti: nessuno può dire di averlo visto con certezza.Ma l'isola ha comunque il suo fascino e i suoi carichi pendenti... saremo poco geniali ma sicuramente siamo originali....E nel tuo lavoro? Ho sempre pensato che se non avessi abitato in Sardegna il mio lavoro sarebbe stato molto diverso, ma è una teoria valida come “il senno di poi”, forse solo una consolazione, anche in Sardegna “ogni scarrafone...” Ritieni che partire dalla periferia per chi vuol fare arte sia un limite o possa risultare un vantaggio?Ohibò! È meglio un uovo oggi o una gallina domani? Certi quesiti mi rendono indecisa....Non credo esista una formula vincente...comunque essere nel posto giusto al momento giusto è una regola d'oro. Mi puoi descrivere con un aggettivo il lavoro di ognuno degli artisti che partecipano ad Incontri Ravvicinati?Giulia Sale: limpida e discretaLeonardo Boscani: semplicemente complessoPinella Marras: amabilmente neogoticaAldo Tilocca: “evasivo” (trasferito a Berlino)Pastorello: bucolico metafisicoManuel Attanasio: “gorgoglio nazionale” Come è nato e si è sviluppato il progetto?La pazienza e la benevolenza di Franco Marconi nei miei confronti è stata provvidenziale... alla sua domanda non ho potuto non rispondere con entusiasmo, per lui il mio meglio. Come ti senti quando ti scopri nudo?Troppo grassa e, dopo il soggiorno marchigiano, ancora di più: si mangia troppo e troppo spesso e troppo bene....troppo, per una donna di mezza età alta uno e sessanta!Tutte le foto sono state fatte da Marco Biancucci[...]



Intervista ad Alessandro Grimaldi

2007-02-16T01:08:32.808+01:00

Si e conclusa in questi giorni alla Galleria Marconi la mostra di Alessandro Grimaldi, Anatomy of a Murder, che era stata inaugurata il 14 Gennaio 2007. "Anatomy of a Murder è un progetto nel quale interagiscono tra loro diverse operazioni artistiche, dalla pittura su tela, alla fotografia, al video, alla letteratura. Denominatore comune tra i diversi percorsi della mostra è la morte. Il punto di partenza nell’allestimento è il primo Snuff Movie della storia: l’omicidio Kennedy ripreso in diretta tv e ritrasmesso in tutto il mondo. Partendo dall’omicidio è proposto un viaggio attraverso l’America degli anni ’60 attraverso i suoi miti, i suoi simboli e le sue contraddizioni".Questa è l'intervista rilasciata da Alessandro Grimaldi. Anatomy of a Murder racconta la società americana dei primi anni ’60, partendo dall’omicidio Kennedy, come si è sviluppato il progetto?Inizialmente ho studiato l’omicidio Kennedy, il video di Zapruder ed i retroscena socio-politici del periodo, perché m’interessava l’argomento e volevo scriverci un racconto. Ben presto però, mi sono reso conto che, approfondendo l’argomento, venivano fuori contaminazioni artistiche inaspettate tali da portare al concepimento di un progetto più complesso (project of a murder) che inglobasse sia il mio racconto che una serie di opere ispirate alla Pop Art (un linguaggio che trovo molto vicino al mio modo di lavorare) attraverso le quali analizzare il contemporaneo americano degli anni sessanta (la guerra fredda, il problema Cuba, il Vietnam). Nel progetto hai coinvolto anche Ivana Spinelli e Lucilio Santoni, in cosa consiste la loro collaborazione?Ho pensato di coinvolgere Ivana Spinelli chiedendole di mettere il suo “Pink – zampino” in una rielaborazione – reinterpretazione del video di Zapruder, in quanto penso sia un documento molto importante ed estremamente significativo per il progetto stesso, mentre a Lucilio Santoni ho chiesto un giudizio introduttivo sul mio lavoro letterario. Hai definito il video dell’omicidio Kennedy: “il primo snuff movie della storia”, in cosa consiste uno snuff?A dire il vero il termine esatto per definire il video dell’omicidio Kennedy è real movie, che differisce dallo snuff per il fatto che nel primo caso l’avvenimento (la morte) sarebbe accaduto accidentalmente e comunque anche senza la presenza del mezzo di ripresa mentre, nel secondo caso, l’avvenimento è stato indotto e non è avvenuto in maniera naturale.I real movies, anche se contengono scene di violenza e morte, non sono snuff: l’occasionalità dell’ evento crea la differenza. Il turista che riprende un incidente stradale non può prevedere quell’evento, ma si limita solo a filmare i fatti. Anche le scene relative allo tsunami asiatico, agli incidenti stradali trasmessi su Real TV, sono dei video occasionali, non sono programmati o causati dal regista. Gli snuff movies, invece, sono video in cui il regista, o chi per lui, provoca l’evento criminoso, lo pianifica e lo riprende con la telecamera in tutte le sue sfaccettature. Le vittime possono essere ignare o consapevoli non importa, conta solo il macabro effetto che si produce. Il termine snuff, quindi, indica quei filmati a sfondo sessuale (possiamo dire anche hardcore) in cui i protagonisti, per lo più donne, vengono torturati e uccisi. Internet sta diventando un’autentica miniera per chi cerca Snuff, di questi giorni è il video dell’impiccagione di Saddam, che ruolo hanno avuto la rete e i mezzi d’informazione in questo tuo lavoro?Gli snuff movies (ammesso che siano mai esistiti… e vi posso assicurare che l’argomento è molo complesso) sono distribuiti attraverso canal[...]



Intervista a Bert Feddema

2007-02-14T00:14:16.840+01:00

Bert Feddema è un artista olandese, che ha inaugurato la propria personale alla Galleria Marconi il 29 Ottobre, la mostra era presentata in collaborazione con la Galerie De Meerse, di Hoofddorp in Olanda. "Feddema propone un’arte a forte impatto sociale, che si esprime in una profonda critica all’attuale società dei consumi, che ha generato un tipo di sviluppo isterico e difficilmente sostenibile. La tecnologia, che viene commercializzata dalle multinazionali, è sostituita velocemente da prodotti più sofisticati, che, con il martellante intervento dei media, arrivano a sembrare indispensabili".Per portare avanti questo discorso Feddema scompare dietro la sigla HTBT, "nome di una immaginaria multinazionale, una sigla dal sapore commerciale che ruba l’identità all’artista, come le multinazionali con il loro potere ci privano della libertà di autodeterminazione".Intervistato in occasione della mostra Feddema ha spiegato come è nato e si è sviluppato il progetto. Signor Feddema come è nato HTBT?Stavo attraversando in auto Parigi di notte ed ero seduto accanto all’autista. Ho visto tutte le pubblicità brillanti e luminose delle grandi società. In quel periodo stavo cercando un Modello in cui inserire tutto ciò che mi interessa. E così mi ha colpito: tutti gli interessi che ho (tecnologia, scienza ed architettura) sono confluiti in una multinazionale. Che cos’è “Le tecnologie del cervello High Tech”?High Tech Brain Technologies ( HTBT) è una multinazionale irreale che è specializzata nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie e prodotti su un piano scientifico. In realtà HTBT esiste soltanto per i suoi prodotti e l’immagine che si è creata. Questi prodotti concreti sono basati su una tecnologia rivoluzionaria. Questa nuova tecnologia trae origine dalla tecnica informazione-trasmissione usata nelle Arti; la manipolazione della luce attraverso specifiche combinazioni di forme e colori. HTBT ha migliorato questa tecnica e l’ha trasformata in tecnologia “L’arte irreale della tecnologia”. La sua esperienza è coinvolta nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie artistiche irreali e dei prodotti. Cosa si deve mettere nel mercato?HTBT lavora su una ricerca di alto livello e sviluppa prodotti e tecnologie con alto standard. Questi prodotti hanno il compito di migliorare ed ampliare le capacità umane e persino aggiungere nuove funzioni complete alla razza umana. Chi è interessato alle tecnologie ed ai prodotti HTBT?Esiste una legge in natura: la sopravvivenza del più adatto! Questa legge vale anche per l’ambiente connesso. HTBT rappresenta per la gente una guida in questo processo. Che aspettative ha per un progetto come il suo, dove l’arte è il proprio business e know-how?Le aspettative sono molto alte, poiché noi abbiamo il brevetto per La Tecnologia dell’Arte Irreale e siamo il numero uno per la ricerca e lo sviluppo. Considerando la sua esperienza, crede che sia possibile parlare di processi di “obsolescenza” anche nell’arte?Come per le tecnologie, non appena il prodotto è fuori nel mercato, quel processo di superamento è già iniziato. Questo vale anche per i processi artistici, gli stessi artisti rappresentano sempre un processo, poiché vogliono migliorare sempre. Si può vedere un artista come una multinazionale. Con la tecnologia sviluppata da HTBT, si possono fare interventi sia in spazi interiori o aperti, ma come?La creazione di un’idea/concetto è un intervento in uno spazio concettuale aperto in quanto gli dà forma. In questo modo entrambe le interiorità saranno chiaramente definite.HTBT è un concetto anche se si manifesta in un mondo[...]



Intervista a Pastorello

2007-02-14T18:09:07.831+01:00

Il 24 Settembre alla galleria è stata inaugurata la mostra di Pastorello, artista sardo che propone una pittura all’apparenza molto semplice, ma che presenta in realtà un’analisi approfondita, che nasce da una (image) poetica complessa, un lavoro raffinato e minuzioso, che, guardando ai grandi maestri del passato, entra prepotentemente nella contemporaneità.
Questa è l'intervista che gli ho fatto per l'occasione.

Sulla pittura è stato detto tutto ormai, che è morta, che è risorta, mutata, reinventata etc. qual'è il tuo rapporto con essa?
La pittura è un fantasma, un' immagine senza corpo. Per me è la sostanza che più si avvicina a quella dei sogni,che possiede la forza di una entità viva e cosciente e dà potenza all'immaginario dell'uomo. La mia è una grande passione ma è l'arte che mi interessa,la pittura,come l'artista,rimane pur sempre un mezzo.

Il tempo e il luogo quanta importanza ha nel tuo lavoro?
Quella che ha per tutti gli esseri viventi e le cose che esistono in questa deformazione spazio-temporale. A me affascina la staticità, l'immobilità nel "tutto è compiuto".

Hai affermato che un artista che si interessa di se stesso non produce nulla,qual'è il punto di partenza nel tuo lavoro?
No, può produrre grandi cose, forse, però in un artista mi interessa più quello che gli appartiene come umanità che per il suo quotidiano. Aggiungerei che il quotidiano di alcuni è molto interessante. Quando le "idee" degli uomini si incontrano possono moltiplicare il loro potenziale immaginifico. Siamo gli altri,anzi l'altro.

(image)

Ti faresti soccorrere da uno dei tuoi super eroi?
Mi hanno già soccorso più di una volta.

Cosa ci dovremmo aspettare per la mostra alla Galleria Marconi?
Niente

Cosa pensi quando ti scopri nudo?
Non lo so.

(image)

Le foto dei quadri di Pastorello sono state fatte da Marco Biancucci




Chi, cosa, come, dove, quando, perché?

2007-02-11T14:39:41.371+01:00

Parte qui un progetto a cui sto pensando da tempo. A settembre 2006 ho iniziato a fare delle brevi interviste agli artisti che espongono alla Galleria Marconi di Cupra Marittima, la mia idea era di raccoglierle in un blog, che potesse anche divenire un punto di incontro e confronto per tutti gli amici della Galleria sparsi per il mondo, e così ecco che nasce “Nudi come vermi”. Un mio piccolo contributo a un progetto di ricerca artistica che, negli oltre 10 anni di vita della galleria, ha puntato sulla promozione di un’arte fatta soprattutto da giovani, che propongano un lavoro innovativo e esteticamente rilevante. Ulteriore scommessa della galleria era (ed è) riuscire in questo ambizioso progetto partendo da un piccolo paese delle Marche. Ma il maggior risultato che la Galleria Marconi ha creato negli anni è stato soprattutto sul piano umano, infatti è diventato il punto di riferimento di persone che qui si incontrano, discutono e sono diventate amiche, coinvolgendo poi altri amici, ragazzi (più o meno giovani), che tra una chiacchierata, una sigaretta (rigorosamente fuori dalla porta anche a -40) e uno spumantino, hanno iniziato ad interessarsi all’arte contemporanea. Al centro di questo microcosmo c’è una persona che ha avuto la forza di far nascere e crescere tutto questo… e soprattutto di sopportarci.

Grazie zio Franco.


Ps Mi rendo conto che non ho risposto alle cinque domande del titolo, ora credo che risponderò a questa prima breve intervista (che tristemente mi faccio da solo).

Chi? Questa è facile, anzi direi che la so… io, Dario Ciferri, un giornalista in Panda

Cosa? Parlare di arte, e non solo, soprattutto attraverso interviste ad artisti, ma non metto limiti alla provvidenza

Come? Le interviste si basano su domande abbastanza semplici, così che il lavoro degli artisti possa essere spiegato in modo chiaro senza banalizzarlo (progetto ambizioso risultato incerto).

Dove? Beh! Questo è un blog (mi pare sia scritto sopra), il nome “Nudi come vermi” è esplicitamente ispirato (diciamo anche un po’ plagiato) dal nome del progetto che accomuna tutte le mostre della Galleria Marconi nella stagione 2006/07.

Quando? Le interviste una per ogni mostra. Poi visto che un blog non può crescere mettendo un post una volta al mese, segnalerò anche altre iniziative che riterrò interessanti.

Perché? Già perché? La risposta io non ce l’ho. Credo però che avere un testo dove un artista spieghi il suo stesso lavoro sia un’opportunità in più, per chi osserva, per capire ed apprezzare. Questo per me ha funzionato…