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O MADMAC, WHERE ART THOU?





Last Build Date: Mon, 10 Jul 2017 13:39:49 +0000

 



Greta sul letto

Wed, 08 Jun 2016 15:17:00 +0000

Resto appoggiato alla parete a sbirciare tra le tende della finestra ma non è che ci sia poi tanto da vedere. Un anziano, anzi no, un vecchio ha gettato la spazzatura nel cassonetto infischiandosene degli orari consentiti e si allontana a passo incerto. Incrocia un ragazzino in divisa da basket con delle cuffie enormi che gli incorniciano il cranio. Ha un'espressione concentrata, come se dovesse imparare a memoria la canzone che sta ascoltando, mentre strattona il cane che tiene al guinzaglio, una grossa bestia dal pelo biondo. Non sono mai stato capace di identificare le razze canine, ad eccezione di un paio. Come gli alberi. Riconosco i cipressi. E i limoni, ma solo se hanno il frutto.Quindi resto appoggiato alla parete con la testa voltata verso i vetri come se stessi ancora guardando fuori ma in realtà, di sottecchi, guardo lei.Seduta, la schiena contro la testata del letto, la gamba nuda distesa sopra le lenzuola ingarbugliate, l'altra raccolta contro il corpo. La maglietta sformata le scende fino al grembo. Mi chiedo se si sia rimessa le mutandine. Una ciocca color miele le sfiora una guancia e si arriccia a un angolo della bocca, la sposta con un brusco movimento del capo ogni volta che porta la sigaretta alle labbra. Con l'altra mano regge il telefono, non smette di fissarlo e ogni tanto emette una breve risata che disegna nell'aria una nuvoletta di fumo.Quando penso che stia per alzare gli occhi dallo schermo distolgo lo sguardo per non farmi sorprendere e torno a guardare in strada per qualche istante.Ho un gomitolo nella pancia. Lo sento ingarbugliarsi sempre più ogni secondo che passo a guardarla. Mi tira da una parte, vorrebbe farmi aprire la finestra per fare entrare un po' d'aria, qui si soffoca, o magari farmi saltare giù. Non mi farei niente, anche se siamo al secondo piano. Atterrerei in piedi e comincerei a correre. Ma all'altro capo della matassa nella mia pancia c'è un'ancora che si è incagliata da qualche parte e non riesco a muovermi e non voglio muovermi.Vaffanculo, odio tutto questo.Adesso le chiedo cosa sta guardando su quel cazzo di telefono. Adesso le canto una canzone sperando che non la conosca. Adesso dico il suo nome. Adesso le racconto quella della senatrice e del salumiere. Adesso cito Camus. O Rino Gaetano. Adesso mi metto a piangere disperatamente come quella volta in cui mio cugino scoppiò il mio Tango nuovo. Adesso le chiedo se ha mai visto Irma la dolce oppure le chiedo di sposarmi. Adesso le dico quanto mi sta sul cazzo.Adesso dico il suo nome.Alza gli occhi, mi ha beccato. Sorride mentre si allunga per spegnere la sigaretta in un piattino sul comodino. La maglietta si alza, ho la mia risposta. Schiaccia il mozzicone poi torna a guardarmi.Allunga una mano nella mia direzione. Quindi la chiude a pugno. Non capisco.Il suo dito medio scatta come una lama di un coltello a serramanico.Mi mostra i denti in una risata silenziosa.- Ti odio.[...]



Gli psicologi hanno tutti la figa

Fri, 05 Sep 2014 12:26:00 +0000

Ma dove sono finiti gli psicologi uomini? Che io conosco un sacco di psicologi femmine, che per comodità chiameremo psicologhe, e nemmeno uno maschio.Che se uno di un istituto di ricerca di, mettiamo, Torino, mi telefonasse a casa e dicesse: “Salve, sono Mario dell'Istituto di ricerca di Torino. Potrebbe concedermi due minuti del suo tempo per rispondere a qualche domanda sul sesso degli psicologi?”, io risponderei: “Certo Mario, mi interessa molto l'argomento, sono a sua disposizione.”“Grazie. Tra tutti gli psicologi che lei conosce personalmente, facendo una stima approssimativa, che percentuale è di sesso maschile?”“0%”.“Ha detto zero?”“Sì, zero percento”.“Bene. E, sempre facendo una stima approssimativa, che percentuale indicherebbe come di sesso femminile?”“Uhmmm, mi faccia pensare un attimo... Direi il 99%”.“Novantanove? Ne è sicuro?”“Ce n'è una che ha un po' di baffetti... No, sa cosa le dico Mario? Segni 100. Cento percento”.“Benissimo, 100. La ringrazio per il suo tempo.”“Di nulla. Però Mario...”“Sì? Mi dica.”“Io al posto suo, comunque, chiamerei anche qualcun altro, ché magari ce n'è di maschi, solo che io non ne conosco.”“No, ma infatti era proprio questa la mia intenzione.”“Ah, apposto allora. La saluto.”Non vorrei essere io a far sballare la statistica ma per quanto ne so ormai esistono solo psicologhe. E non so se è un bene. Tutte bravissime eh, ma prendiamo il caso particolare di un tizio. Lo chiameremo Sigmund, in onore di coso, lì, come si chiama... Sigmund Haringer, difensore del Bayern Monaco dal 1928 al 1934.Sigmund è stato appena mollato dalla fidanzata, Greta. È disperato, non esce più di casa, ascolta Umberto Tozzi, ascolta Cocciante, fa molti pensieri brutti e non solo a causa della musica che ascolta. Gli amici dicono: “Dai Sigmund, ci sono tanti pesci nel mare” che è una di quelle frasi del cazzo che si possono accettare solo da un cameriere, durante un pranzo al ristorante.“Scusi, c'è la sogliola?”“No, mi spiace. Ma ci sono tanti pesci nel mare. Ed infatti oggi abbiamo la spigola.”“Ottimo, me ne porti una.”Un altro amico di Sigmund, Carl Gustav, un tipo più pratico, lo chiama: “Forza Sigmund, devi scuoterti! Stasera usciamo. Andiamo a puttane.”Ma Sigmund sta troppo male, non se la sente, e poi ha solo trenta euro con cui deve tirare fino lunedì.Soffre Sigmund, deperisce e finalmente un giorno si guarda allo specchio e capisce che ha bisogno di aiuto. Un aiuto professionale.Cerca “Psicologo” sulle pagine gialle. Oh, ce ne fosse uno maschio.Vabbè, si dice, proviamo questa.Così Sigmund entra in cura dalla dottoressa Inga ed all'inizio è tutto un Greta di qua, Greta di là, io non ce la faccio, io mi ammazzo.E la dottoressa Inga, Ma no Sigmund, vedrai che ce la fai, vedrai che non ti ammazzi, ci rivediamo martedì alle 17.E così per settimane, poi mesi, finché Sigmund non comincia a parlare sempre meno di Greta e sempre più di altri problemi, di altri pensieri, di sé stesso, e la dottoressa Inga, con le gambe accavallate, annuisce e scrive. Tanto che un bel giorno Sigmund si rende conto che Greta quasi non la ricorda più, anzi, se ne sbatte proprio il cazzo. E la dottoressa Inga gli dice: “Sigmund, sei guarito.”E Sigmund, con gli occhi lucidi, dice: “Grazie! Grazie infinite! Dottoressa, finalmente posso dirglielo. Posso confessare!”“Cosa Sigmund?”“Inga, io ti amo!”“E no Sigmund, non è possibile, mi spiace. Deontologia professionale.”“Ma... ma io ti amo Inga! Io non posso più vivere senza di te.”“Ascoltami Sigmund, quello che credi di provare è solo un costrutto della tua psiche, una normale reazione a un rapporto prolungato, un comunissimo transfert. E poi, tra l'altro, a me piacciono le donne.”“Ma...“Tieni, ti do il numero di una mia collega che può esserti d'aiuto, la dottoressa Hilde. Chiamala appena torni a casa.”E invece appena torna a casa Sigmund chiama Carl Gustav e vanno a puttane.[...]



Jesus, etc.

Thu, 04 Sep 2014 18:37:00 +0000

Ci sono delle volte in cui mi trovo in auto, vicinissimo a casa e parte una canzone bellissima. Arrivo al cancello automatico, premo il tasto del telecomando, entro nel parcheggio e mi infilo al mio posto. E c'è la canzone bellissima che va ancora. E quello è un problema. Spengo il motore ma non giro completamente la chiave ché altrimenti si spegne anche l'autoradio e io non posso spegnere l'autoradio finché c'è la canzone bellissima che va. No, io resto seduto nell'auto ferma, che sia notte o giorno, e aspetto che la canzone bellissima finisca. Allora sì, sono libero.
Ad esempio oggi, arrivo al cancello e parte "Jesus,  etc." dei Wilco, che non è una canzone religiosa, ma è una canzone bellissima che parla di due persone che si amano nonostante lei usi metafore insensate e a lui questa cosa non vada del tutto giù, ma siccome in fondo la ama le dice "No, non piangere, guarda, hai ragione tu, le stelle sono soli che tramontano, anzi, stai a sentire..." e comincia a dire una serie di metafore che non stanno né in cielo né in terra e allora si capisce che è amore vero. Che sono secoli che i poeti si sbattono per farci capire cos'è l'amore e va a finire che è una metafora sbagliata, vabbé.
Insomma, si apre il cancello, parte la canzone e appena la riconosco so che non potrò mettere piede a terra finché non sarà finita.
Spengo il motore. Sul tetto della macchina a fianco alla mia, una vecchia 2cavalli semiabbandonata, riposano mamma gatta e figlio. Questi gatti stanno sempre in zona a sonnecchiare e mi stanno un po' antipatici. A volte decidono di sdraiarsi proprio nel bel mezzo del mio posto riservato e anche se il veicolo si fa incombente loro non si spostano, restano lì a sfidarmi con una raffica di sbadigli. Allora devo scendere dall'auto e andargli incontro minaccioso emettendo rumori sconosciuti in natura, così capiscono che il posto è riservato e si tolgono dalle palle. Ecco perché questi gatti mi stanno quasi sempre antipatici.
Comunque, ho parcheggiato, ho spento il motore e sul tetto della 2cavalli stanno i due gatti sdraiati, dandomi le spalle. Il micio, che stava accoccolato sulla madre, si sveglia, alza la testa e si guarda intorno, si gira di qua e di là. Poi finalmente mi vede, dietro al finestrino. Ci guardiamo negli occhi. Il micio ha il respiro accelerato, mi sa che non si aspettava di vedermi lì.
"Jesus, etc." riempie l'abitacolo, io e il gatto continuiamo a fissarci negli occhi. A poco a poco il suo respiro rallenta e forse anche il mio. Oggi non mi sta antipatico, sarà la musica. Sembra quasi normale stare così, pupille nelle pupille e aspettare che i Wilco finiscano di dire quello che hanno da dire, che sono cose bellissime, fidatevi. Il micio si rilassa così tanto che in un paio di occasioni fatica a tenere gli occhi aperti, pare quasi stia per addormentarsi. Poi però li riapre e me li riappiccica addosso, forse non si fida. Stiamo così, fermi, per un'eternità, che poi non è vero perché la canzone dura poco meno di 4 minuti.
Arrivano le note finali, il micio si volta e torna ad accomodare la testa sul fianco della madre. Mi ha già dimenticato.
La canzone bellissima evapora. Spengo la radio. Però non riesco ad aprire lo sportello e scendere. Non so bene perché. Oltre il parabrezza c'è solo un muretto di cemento grigio e più in là solo palazzi di merda, non c'è mica qualcosa di bello da vedere. Però devo restare lì ancora un po'.
Poi, alla fine, ce l'ho fatta.



notte

Thu, 01 Mar 2012 00:06:00 +0000

Sto seduto in una panchina, di notte, in un posto in cui non dovrei stare se avessi un po' di buon senso. Ma non ce l'ho, mai avuto. Sono solo stanco.
Nemmeno so come ci sono arrivato.
La città dorme o così sembra. Ogni tanto si lamenta o urla nel sonno.
Sono in una piccola piazza, buia e sporca. Al centro c'è una brutta fontana con dell'acqua stagnante. Al fianco della piazza scorre un lungo viale che scende dolcemente. Le due file di luci convergono fino a mischiarsi in lontananza. Le luci nei palazzi sono spente. Anche le stelle.
Sento un po' freddo.
Non voglio pensare a niente. Voglio solo guardare il buio. Che il buio mi risucchi i pensieri. Che il silenzio li metta a dormire.
Ma forse non c'è abbastanza buio.
Dei gatti si azzuffano da qualche parte. Tra i palazzi si fa largo la luce lampeggiante di un camion dei rifiuti.
Non c'è mai abbastanza buio, nè abbastanza silenzio.
Non si è mai abbastanza soli.
Grazie a dio.



L'impunità dell'anzianità

Fri, 24 Feb 2012 17:54:00 +0000

Io sono uno che maledice ogni suo compleanno. Per questa infausta occasione solitamente mi lascio scivolare in una calda e accogliente depressione, mi vesto a lutto e faccio sopralluoghi nei cimiteri per scegliere una possibile sistemazione per il mio eterno riposo. Spesso mi trovo a contrattare con gli altri visitatori per ottenere in subaffitto un loculo panoramico. Con poco successo. I parenti dei defunti sono in larga parte gente senza il minimo fiuto per gli affari e molto permalosa. Prendono il possibile trasloco del loro caro estinto come un'offesa personale.

Ma non è di questo che voglio parlare, bensì dei vecchi.
I vecchi sono i veri ribelli e a loro tutto è concesso. Ne ho avuto l'ennesima riprova oggi, quando ne ho incrociato uno in parco intento a tagliarsi le unghie. A me non è mai venuto in mente di tagliarmi le unghie seduto su una panchina pubblica, sotto un placido sole e gli sguardi partecipi dei gabbiani, eppure sembra un ottimo posto per farlo (cos'è che non va in me?)! Il rozzo vecchietto, completamente concentrato nell'opera di manicure, non sembrava curarsi del mondo intorno e delle pallottole vaganti che ogni clunk del suo tagliaunghie sparava nelle vicinanze. Guardavo con inquietudine bambini rincorrersi e giocare senza un pensiero al mondo, immaginando schegge di unghie schizzare verso di loro a folle velocità e conficcarsi nei loro innocenti bulbi oculari, privandoli per sempre della vista.
L'ultima cosa che vedranno sarà l'unghia di un vecchio, pensavo.

Siamo soliti compatire gli anziani, concentrandoci esclusivamente sugli aspetti negativi della loro condizione e ci dimentichiamo dell'incredibile libertà che gli è concessa.
A queste mummie cazzute non frega niente di niente. Possiamo solo invidiare la sfacciataggine con cui i loro occhi lascivi si incollano sui sederi di ogni esemplare femminile di passaggio, fissi e imperturbabili anche quando vengono colti nell'atto. Solo la loro miopia interromperà quel contatto.

Vanno in giro cantando con voce impostata, gradevole come i lamenti di mille gatti in calore, antichi successi del peggio della musica italiana e nessuno sembra farci caso (al massimo solo qualche coraggiosa richiesta di bis si ode levarsi da supporters timidi, mimetizzati con l'arredo urbano).

E le donne, con il vigore dei loro capelli psichedelici che ormai abbiamo imparato a conoscere, segretamente godono della lentezza e l'indecisione con cui svolgono ogni benedetta operazione in qualsiasi contesto della vita civile, si tratti delle Poste, del panettiere o dello spacciatore del quartiere, generando code che fanno impallidire quelle delle autostrade agostane.

E poi, gli impavidi anziani, possono dire quel che vogliono senza temere ritorsioni. Un arzillo vecchietto può fartisi sotto elencando meticolosamente le virtù amatorie di tua madre e tu non puoi farci niente. Perché non si picchiano gli anziani. A meno che non stiano in un ospizio. O a meno che tu stesso non sia un anziano.

Tutto questo per dire che, nonostante il malessere che accompagna l'inarrestabile trascorrere del tempo non mi abbandoni mai, adesso guardo con più fiducia al lontano futuro. Un futuro in cui le mie unghie compiranno parabole mirabili, su verso l'azzurro del cielo e giù negli occhietti dei bimbi felici.



E adesso pedala...

Thu, 23 Feb 2012 00:43:00 +0000

Va bene, d'accordo. Vediamo se mi ricordo ancora come si fa. Batto sui tasti e vengono fuori delle parole. E tutte in fila danno vita a delle frasi. Che non abbiano molto senso non ha importanza, è solo per vedere se sono ancora capace. Come andare in bicicletta. Fa niente se non vincerò mai il Tour o il Giro, almeno faccio un po' di moto e guardo il paesaggio.
Guarda già quante righe, non è poi così difficile. Magari un giorno riuscirò anche a dargli un significato più ampio. E goderne. Mi ricordo quando battere su questi tasti mi faceva felice. Anche se non erano proprio questi tasti, ma non è questo il punto.
Questo è il punto.
.
Questo movimento delle dita può ancora darmi felicità? Intendo questo carezzare e picchiare i tasti, non una strana forma di auterotismo digitale (nel senso di dita).
Ecco mi perdo, non sono ancora pronto. Devo restare sul semplice, pensare in piccolo. Formare delle parole. Ammucchiarle in frasi. Annerire questo bianco. Ritrovare il ritmo.
Anche solo il rumore è bello, un tasto dopo l'altro, clic clic clic. Magari un giorno riuscirò anche a comporre una melodia con questi clic. Ma non oggi. Non ora.
Ora è solo questione di ritmo.
Di sciogliere i muscoli.
Di ricominciare.
Pedalare piano e guardare il paesaggio.



Incurabili

Sun, 19 Jun 2011 09:28:00 +0000


Marisa. Un grave incidente con una pinzetta le ha provocato una totale paralisi delle sopracciglia. Condannata a vivere con questa immobilità, non si è data per vinta e a sfruttato la sua limitata espressività diventando una giocatrice di poker professionista.

Cosimo. Da 17 anni combatte con un'unghia incarnita in alluce. Ciò non gli ha impedito di diventare campione olimpico di lancio del gavettone.

Carlotta. Unendo i nei che le ricoprono la schiena appare l'immagine di Padre Pio. O di Sean Connery. La devozione dei fedeli del Santo e di 007, che toccano e baciano la reliquia cutanea, rischia però di rovinarle per sempre la pelle.

Fausto, nato con tre palle. Dopo innumerevoli relazioni fallimentari ha finalmente trovato l'amore con un giocoliere.

Renato. Dopo aver ascoltato una barzelletta su una mela che sa di fico ha perso completamente il senso dell'umorismo. Quando i rimedi tradizionali non hanno sortito alcun effetto, Renato ha deciso di ricorrere a un trapianto, scoprendo con orrore soltanto dopo l'operazione che il donatore era Jerry Calà. Adesso Renato vaga per le spiagge di Rimini molestando le bagnanti. E' vera libidine coi fiocchi la sua?

Giorgio e Alberto, due gemelli siamesi uniti per le basette.


Questa sera, su Itaglia Zero.



Neve

Tue, 09 Mar 2010 11:14:00 +0000

Se a qualcuno fossero sorti dubbi (più che legittimi) sulla mia esistenza, un piccolo contributo a fugarli potrà trovarlo qua. Trattasi di un mio racconto pubblicato nel bel blog letterario, letterato, letterante (ma in realtà si parla pure d'altro) curato dal mio vecchio amico gb con altri tre moschettieri, nomato La Collana della Regina. Dategli un'occhiata, ci sono un bel po' di post interessanti e una rubrica di racconti a cadenza mensile.
Eccovi l'incipit del racconto marzolino:

Finalmente mia moglie ottenne la cattedra e ci trasferimmo.
Il Nord.

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Non sa già di capolavoro?



sbadabam e sdurudung

Thu, 04 Feb 2010 17:28:00 +0000

Avrei bisogno di un hobby distruttivo.
No, avresti bisogno di un lavoro.
Zitta stupida voce in corsivo! Chi minchia ti credi di essere con quel tono sbilenco e le tue lettere malferme?
Comunque è vero, di passatempo ne ho fin troppi. Tutti piuttosto passivi e poco impegnativi. E tutti molto efficaci, divorano il tempo in grossi bocconi quando tutto quello che vorrei sarebbe fermare il tempo. Dei fermatempo.
Ma se proprio non si può, allora gradirei distruggere, spaccare, sfondare.
E non cose tipo far saltare palazzi, ma robe più dirette. No, non kamikaze.
Qualcosa di più coinvolgente e impegnativo per l'organismo. Escluso dunque fare a pezzi la costituzione. Ma fare a pezzi un auto per esempio. Ecco. Con una mazza. O una spranga.
Ci ho pensato spesso. Andare allo sfasciacarrozze e dopo aver elargito una lauta mancia al titolare, estrarre lo strumento mazzatorio dalla custodia in pelle di kamikaze e cominciare a picchiare.
Menar fendenti ai cristalli mandandoli in mille pezzi, saltare a piè pari sul cofano e SBADABAMM e poi sul tetto SDURUDUNG. Ballare il tip tap con degli scarpini chiodati e ricamare il proprio nome con un Miracle Blade arrugginito. Anche se è impossibile che arrugginisca. Ma lasciatemi sognare.
Sarebbe un hobby gratificante, ma probabilmente troppo costoso visto quanto si fanno pagare uno specchietto usato quegli avvoltoi da discarica.
Così si finisce a dare pugni a un sacco da boxe. O a un marocchino. Ma solo in branco.
E a me che nel branco non mi ci vogliono (già mi son salvato per il rotto della cuffia quando mi hanno buttato dalla rupe... mai tuffarsi senza cuffia) non resta che battere sui tasti. Una volta al mese o più.
E non sudo neanche.



Il buon nome dei McLowry

Wed, 04 Nov 2009 16:21:00 +0000

Nigel McLowry s’impiccò nella torre est. Lasciò un biglietto:
“McLowry Castle è da tempo fonte di insostenibile imbarazzo. Nelle notti d’autunno sembra bucare la nebbia per avventarsi sui rari viandanti. Nei cigolii delle porte par di sentire i defunti graffiare con le unghie i loro sepolcri. I passi riecheggiano dalle profondità dell’inferno e la luce lunare penetra dalle vetrate tingendo di pallore funereo i volti dei visitatori.
Eppure nessuno spettro lo abita, caso unico nella contea.
Per questo lo lascio per non lasciarlo mai.”
Ora al suo posto v’è un campo da golf e dei lamenti risuonano alla buca 8.


























Mi sono intrufolato nel progetto del grandioso Hannes Pasqualini, "Cento storie, cento parole". Com'è facilmente intuibile dal nome, Hannes ospita nel suo blog racconti, ognuno dei quali consta esattamente di 100 vocaboli, scritti da alcuni fini cesellatori di parole (Raule, Campanella, Licata e il magico Cubber, che già in tempi non sospetti mi aveva stregato col suo blog). Adesso debutto anch'io, con questa storia sullo sfortunato McLowry. Ma ovviamente, il vero motivo per seguire il progetto sono le perle create da Hannes che accompagnano ogni storia. Chi sa di fumetto, sicuramente conosce già il prode Pasqualini. Gli altri vadano a rifarsi gli occhi.

p.s.: Ah, anche il mio raccontino precedente, "Vera", era un 100 parole, nato sull'onda creativa di tutto questo.



Vera

Wed, 21 Oct 2009 16:00:00 +0000


Da bambino ti amavo perché nessun altro osava farlo.
Perché le tue ginocchia erano sbucciate come le mie. Perché lanciavi le tue bambole sugli alberi e non t'importava se andavo a riprenderle.
Disegnavi giraffe variopinte e ti macchiavi le mani coi pennarelli.
Ridevo quando ridevi, senza mai chiedermi perché. E quando non lo facevi, e mi guardavi come un treno in corsa guarda un cane sui binari, mi veniva da vomitare.
Ma non sapevo niente di tutto ciò e nemmeno tu. Il mio rileggere quei giorni con gli occhi annebbiati è solo una menzogna preziosa. Per questo è così vera.



Il telefono

Sun, 11 Oct 2009 09:32:00 +0000


La prima di quelle telefonate arrivò una sera, l'ora in cui solitamente la donna si apprestava a coricarsi. Il primo squillo l'aveva fatta sobbalzare e quando al terzo aveva alzato la cornetta e detto "Pronto?" il cuore ancora le correva. All'altro capo c'era l'assoluto silenzio. La donna aveva chiesto "Chi è? Cosa vuole?" ma non c'era stata risposta.
La seconda telefonata arrivò dopo due giorni e il copione fu identico, e così la terza. Poi le chiamate si fecero più frequenti. La donna aveva provato ad urlare, a minacciare, a interrompere subito la comunicazione, ma gli squilli avevano continuato a piovere nel silenzio asciutto della casa.
Delle telefonate aveva ormai perso il conto quando, in un pomeriggio immobile come un gatto al sole, aveva cominciato a parlare col suo muto interlocutore. Gli aveva accennato delle incombenze domestiche che aveva sbrigato e quelle da sbrigare. Della carta da parati in camera da letto che mostrava, come lei, gli evidenti segni del tempo.
Nonostante il telefono squillasse sempre ad orari diversi, la donna ci aveva fatto l'abitudine. Lo raggiungeva senza fretta e appena alzata la cornetta cominciava a parlare.
Raccontò delle ciliegie acquistate al mercato, dello sceneggiato che seguiva alla radio, dei ragazzi che a notte fonda passavano in strada urlando sconcezze. Raccontò di un viaggio in Austria fatto da bambina, di sogni inquietanti che non comprendeva, delle mani dell'uomo che tanto tempo prima le scivolano lungo la schiena. Le parole sgorgavano da lei finalmente libere.
Raccontò la sua vita.
Le telefonate cessarono con lo stesso fragore con cui erano iniziate. La donna, spostandosi affaccendata per le stanze, gettava ogni tanto uno sguardo distratto all'apparecchio. Presto si trovò a passarvi accanto con lentezza, orbitando come un satellite attorno a un sole spento. In breve non potè pensare ad altro. Non sentiva più la radio o le grida sguaiate dei ragazzi, solo il cuore batterle sordo in gola.
Mise una sedia accanto al tavolino nell'ingresso. I primi giorni portò con sè un libro ma inciampava sempre sulle stesse righe e quasi non voltava pagina. Poi se ne dimenticò e non fece altro che stare seduta, fissando il telefono inerte. Il silenzo con cui aveva convissuto per lunghissimo tempo adesso le picchiava insopportabile nei timpani come un martello.
Quando la disperazione la riempì tutta fino a strabordare, la sua mano sinistra piombò sulla cornetta e la destra compose un numero.
Il primo squillo l'aveva fatta sobbalzare e quando la donna all'altro capo aveva detto "Pronto?" e dopo alcuni secondi "Chi è? Cosa vuole?", lei restò ad ascoltare in silenzio il silenzio.



A ciascuno il suo lutto

Mon, 05 Oct 2009 12:34:00 +0000


Il federalismo fiscale, si sa, è stato solo il primo passo di un radicale e necessario cambiamento che inciderà non solo sulle dinamiche amministrative ed economiche del nostro paese, ma anche su quelle sociali, andando a rafforzare le identità regionali e locali del territorio. Proprio in questa direzione si muove l'iniziativa che ha debuttato in occasione delle partite dell'ultima giornata del campionato di calcio: il lutto federalista.
L'iniziativa, che vedeva lo svolgersi del minuto di silenzio solo prima degli incontri con protagoniste squadre siciliane, a commemorazione delle recenti vittime di Messina, può dirsi complessivamente ben riuscita. Ad eccezione di un piccolo intoppo verificatosi a Bergamo, dove un colpo di testa dell'indisciplinato arbitro Rocchi ha costretto i giocatori di Atalanta e Milan e i tifosi padani tutti a unirsi nel ricordo dei caduti.
Al di là di questo perdonabile errore (che probabilmente con la moviola in campo si sarebbe potuto evitare), l'atto di cordoglio non si è svolto con successo in tutti gli altri campi, risultato che fa ben sperare per una futura riproposizione in occasione delle prossime sciagure federali. Già previste, anzi, nuove modalità di commemorazione ancora più caratterizzanti dal punto di vista culturale (nell'immagine "Un minuto di tammurriata" in ricordo delle vittime di Sarno).
Alle sterili polemiche (ma, occorre precisare, flebili e sparute) di coloro che evidentemente hanno tuttora una visione ottusa circa lo sviluppo del paese, è sufficiente rispondere ricordando che la Sicilia è una delle regioni a statuto speciale, con tutti i vantaggi che questo comporta. Tutta Italia si unisce al dolore di quelli che, in quanto speciali, simpaticamente amiamo chiamare terroni, ma che è giusto considerare soltanto "diversamente italiani".



Se fossi dedito al saccheggio

Sat, 03 Oct 2009 10:55:00 +0000


Ecco, se fossi seriamente dedito al saccheggio potrei affermare che ottobre non poteva cominciare meglio.
Certo, come spesso accade, anche nelle attività predilette capita di doversi sporcare le mani, figuriamoci se bisogna letteralmente tuffarsi nel fango, come in questo caso. Non nego che sguazzare nella melma non riporti a galla una certa gioia infantile, quando nel gioco spensierato ci si rotolava per terra totalmente incuranti dell'igiene personale. Ma se fossi dedito al saccheggio e potessi scegliere la calamità ideale, sicuramente opterei per il terremoto, evento che qui è lungamente atteso, da molti con rassegnazione e inquietudine, da altri come una ghiotta opportunità (di saccheggio). Il terremoto interesserebbe un'area immensamente più vasta, con ovvie conseguenze positive (per l'attività depredatoria): maggiore possibilità di scelta degli obiettivi; pari opportunità per tutti i predoni e quindi una competizione rispettosa e corretta; una confusione generale di ampia scala, ottima come copertura delle attività (un saccheggiatore professionista deve essere sempre pronto lì dove le istituzioni e i cittadini sono impreparati); i tempi lunghi necessari al ritorno alla "normalità" che consentono un saccheggio paziente e diluito, ecc.
Ma in questo campo non è possibile fare troppo gli schizzinosi e se quello che ci viene offerto è un fiume di fango, sarebbe un'imperdonabile scortesia rifiutare (se fossimo dediti al saccheggio).
Ovviamente nel fingersi volontari desiderosi di collaborare è quasi inevitabile trovarsi nella condizione di dover realmente prestare soccorso. In questi casi non c'è altro da fare che mostrar buon viso a cattivo gioco, diligentemente. Bisogna infatti sempre tener presente che il nostro paese offre innumerevoli e gratificanti opportunità di saccheggio (non che questo campo sia di mio interesse) e che la nostra provincia in particolare non può dirsi seconda a nessun'altra, anche grazie al prolungato, costante e imperterrito lavoro di tutte le istituzioni. In un momento di crisi globale come quello che stiamo attraversando, un saccheggiatore può considerarsi fortunato per le infinite e varie possibilità di occupazione, anche in ottica futura.
Naturalmente, se fossi dedito al saccheggio, sarei comunque contrario al Ponte sullo Stretto, il cui prevedibile crollo non offrirebbe nulla alla categoria, a fronte di un investimento enorme e senza ritorno.
Non sarebbe meglio investire quei fondi per costruire altre abitazioni nei letti dei torrenti, che nella nostra provincia di certo non mancano, o sui tratti della costa ancora colpevolmente intatti?
Ne gioverebbero tutti, in primis i comuni cittadini che per qualche anno avrebbero un tetto sulla testa, prima di essere spazzati via nell'accogliente abbraccio dell'amatissimo Mediterraneo, e conseguentemente noi saccheggiatori (non che io sia uno di loro).



Luglio, agosto, settembre nero

Wed, 30 Sep 2009 18:25:00 +0000

Che è successo?
Per prima cosa, a giugno, ho compiuto 30 anni. Trenta. E capite bene cosa vuol dire.
Non è stato traumatico come mi sarei aspettato, forse perché ero entrato nella fase depressiva in vista dello sciagurato traguardo con un buon lustro di anticipo. Così, giunto il fatidico giorno, in me c'era solo rassegnazione stemperata da discrete dosi di alcol.
So che molti vegliardi leggendo queste righe (sempre che ci sia ancora qualcuno a leggere queste righe, qualcuno non divorato del tutto dall'alzheimer) staranno agitando il pugnetto raggrinzito esclamando: "E allora che dovrei dire io?!".
Niente. Non dire niente che tanto non capirei. Hai lasciato la dentiera di là.

Luglio è passato tra sfide a biliardo ed euro perduti a rincorrere il superenalotto.
Agli albori d'agosto il clou della stagione, una rovinosa caduta in moto su un asfalto abrasivo al punto giusto, in una strada buia quanto i tempi che corrono. Niente di grave, contusioni, escoriazioni e il bottone del pantalone saltato via, fatto che mi costringeva ad affrontare quasi in desabillè i miei soccorritori, imbarazzato e sanguinante.
Ho trascorso incerottato, dolorante e zoppicante il mese più caldo.
Poi qualcuno ha bucato un paio di gomme della mia autovettura, ma son quisquilie e io so stare allo scherzo. Sono stato giovane anch'io.
Di settembre ricordo soltanto il recente Cous Cous Fest nella ridente San Vito Lo Capo, rinfrancante e gastronicamente appagante esperienza di primo autunno.
Autunno, la mia nuova stagione preferita.
Ottobre, un mese in cui, lo sento, farò faville.
Che sia il mio turno di incendiare auto?



Peanolis

Fri, 17 Apr 2009 16:59:00 +0000

Certe volte salivamo alla pineta, quella di fronte alla scuola. Non è come la immagini, è una pineta di pochi alberi, il minimo sindacale. Una pinetina, ma ancora più piccola di quella dell'Inter. Quanti pini ci vogliono per fare una pineta?
Salivamo alla pineta perché lì c'erano le pigne, e dentro le pigne i pinoli. Non ci stavano ancora i drogati e gli spacciatori. O forse sì, ma avevano altri orari.
Andavamo a raccogliere i pinoli e tirare calci alle pigne. Capitava che le pigne cadessero dagli alberi, giù dritte sulla testa. Di questo però non sono certo. Colpa della botta, forse. Dare un calcio a una pigna, poi, può far male, soprattutto se è ancora fresca e piena.
Comunque, soprattutto, raccoglievamo pinoli. Rompevamo i gusci con un sasso e poi li mangiavamo. I pinoli, non i gusci. Non che mi facessero impazzire, e ancora adesso lo stesso. Sarà stato il gusto della ricerca. L'ebbrezza di procacciarci il cibo da soli. Per fortuna a casa ci aspettava un pranzo più sostanzioso.
Sì, perché ci andavamo certe mattine d'estate alla pineta. Quando il caldo spingeva le pigne giù dagli alberi, e noi su per la strada, fino all'ombra sempre fresca dei pini.



Ancora Desaparecida

Mon, 02 Mar 2009 11:05:00 +0000

Su afnews si parla ancora di "Desaparecida", la storia con cui io e Ross abbiamo partecipato al Prix Leblanc.
La cosa torna d'attualità a seguito della condanna all'ergastolo, emessa dalla Cassazione pochi giorni fa, del boia Astiz per l'assasinio di tre italo-argentini. La sentenza fa il paio con l'ergastolo emesso dalla Giustizia francese. Sarebbe bello se cominciasse a scontarne mezzo.



I capelli delle vecchie

Thu, 26 Feb 2009 17:39:00 +0000

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I capelli delle vecchie son di colori strani, tipo quelli nei manga.
Quei colori che non esistono in natura e solo una scienza deviata e amorale ha potuto creare. È accanimento parrucchierico, va avanti da anni, ma nessuno fa niente. Nemmeno i parenti delle vecchie.
Non fanno nulla in difesa delle vecchie dalle chiome variopinte, non invadono con tempestosa furia le botteghe dei parrucchieri colpevoli, incutendo terrore nei corpicini dei coiffeurs e reclamando colori più umani e rispetto per 'ste vecchie. È una questione sotto gli occhi di tutti, accecante, eppure solo un incredibile disinteresse l'accompagna. Perfino la classe politica è immobile, nonostante le vecchie rappresentino una fetta appetibile e malleabile dell'elettorato, anche per la loro incapacità di distinguere i colori e i simboli. Nemmeno un decretino per loro.
Proprio nessuno le rispetta. 'ste povere vecchiacce.
Ma perché tutto questo? Perché quell'arancione fluorescente? Perché quell'azzurro cielo inquinato, quel rosso lupus? Perché quel viola nontiscordardiméoalmenotelefonaognitanto? Cosa spinge i parrucchieri a violare quelle teste vetuste?
E non ditemi "spingitori di parrucchieri", questa risposta non basta più.



Grandi Momenti Nei Discorsi Presidenziali

Wed, 21 Jan 2009 16:31:00 +0000

Dal 2006, ogni sera, a conclusione del suo monologo d'apertura, Dave Letterman ha lanciato un segmento di pochi secondi intitolato "Great Moments In Presidential Speeches". Di cosa si tratta è presto detto: a brevi spezzoni di discorsi di Presidenti passati di un certo carisma, gente del calibro di Kennedy, Roosevelt, Reagan, faceva seguito un esempio di pochi secondi della capacità oratoria di George W. Bush. L'effetto è indescrivibile, il nebbione che discende nella testa del povero Dabliu pare essere una costante nei suoi comizi, e sarebbe inevitabile rimanere basiti se non fossimo troppo impegnati a ridere.
Provare per credere. Adesso che la presidenza di Bush Jr. è terminata, Letterman ha trovato doveroso omaggiarlo con un video più lungo che riproponga il meglio di questi numeri d'alta comicità. Non importa se non conoscete l'inglese, nemmeno George lo sa.

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Il primo malanno del 2009 (una recensione)

Sat, 10 Jan 2009 17:55:00 +0000

Cominciare con delle certezze, di questo c'è bisogno! I cambiamenti li lasciamo volentieri agli abbronzati, ai comunisti e agli interisti, che fino a pochi anni fa erano tutti la stessa cosa.L'avere attraversato la fine dell'anno senza incappare in alcun malanno, ritto e inarrestabile mentre sulla mia testa una pioggia di virus saettava e tutt'intorno i miei compagni cadevano vittime di diarree fulminanti o emorragie di catarro e muco, ed io indenne e guizzante sulle macerie come il Capitan America dei tempi migliori, be', tutto ciò aveva insinuato in me più di una perplessità. Mai infatti la salute mi era stata così a lungo amica.Fortunatamente con l'anno nuovo ho tirato un rantolo di sollievo e quella vecchia troia della Befana mi ha lasciato nelle calza una buona dose dei suoi acciacchi migliori. Premetto che il virus che vado a recensire non è quello che ha intrattenuto la maggior parte del pubblico con lunghe sedute ed effusivi abbracci alla tazza del cesso, bensì il suo goloso (faringeo per l'esattezza) gemello.Parte subito forte, fiaccando ogni resistenza e facendo schizzare in modo usainboltico la temperatura corporea fino ai 38.5 °c, livello da cui non si smuoverà più se non per toccare di tanto in tanto nuove vette, nonostante lo smodato uso di antipiretico (che per via orale si dimostra tanto inutile quanto poco stuzzicante). Ma il clou della festa arriva, com'è giusto, in piena notte, quando una Compagnia di elefanti con scarpe chiodate che mette in scena West Side Story sulla mia zona lombare. Nonostante l'indubbio valore della rappresentazione (anche se non posso vederla, accompagno ogni grand jeté con gemiti di approvazione) il dolore supera ogni qualsivoglia gratificazione artistica e mi trovo costretto ad alzarmi, pretendendo camomilla, borsa dell'acqua calda, unguenti, seppuku, un posto da titolare in nazionale e la pubblicazione degli archivi segreti della CIA riguardanti la morte di Moana Pozzi. Soddisfatte quasi tutte le mie richieste (Lippi non ha mai saputo apprezzare i talenti con personalità), mi illudo di dormire.Il secondo giorno la gola comincia a mostrare qualche indizio su dove stia il vero problema ma il virus continua il depistaggio catapultando in scena l'emicrania. Il dolore è lancinante, mi sento come se fossi Flavia Vento alle prese con una divisione a due cifre. Altra notte insonne e come unica consolazione Il conte Tacchia, che, ovviamente, non è di alcuna consolazione.Il terzo giorno tutto resta invariato e mi convinco che passerò così il resto dei miei giorni, bruciando come olio grezzo in una raffineria o in una friggitrice di un McDonald. La barba lunga il ciuffo alla Elvis (se invece che per Las Vegas avesse svoltato per Woodstock e trascorso tre giorni rotolandosi nel fango e nel succo di gallinella) mi danno un'aria squisitamente decadente che non mi lascia indifferente.Il quarto giorno il climax e il colpo di grazia: la gola è più infiammata della striscia di Gaza. Le preghiere del Papa cadono nel vuoto e si decide invece di intervenire con un'azione diretta e ripetuta di Idosan Gola Action. Mi dico che la protagonista di Gola Profonda si sarebbe sentita così se la pellicola l'avesse girata Warhol in un'ininterrotta inquadratura di 36 ore.L'esperienza è nel complesso molto varia e ricca di alterazioni e fastidiose sorprese che contribuiscono a tenere sempre vivo l'interesse e in fin di vita il paziente.È una malattia con carattere, un po' dura al primo impatto ma sicuramente accessibile a tutti, adatta ad ogni palato e che in definitiva ha tutto[...]



Oggi c'è un vento così forte che farebbe volare perfino l'Alitalia

Thu, 11 Dec 2008 09:19:00 +0000

Oggi il vento fa sul serio, sradica alberi e manda i vetri delle finestre in frantumi. Non c'è mai stato un vento così forte da queste parti, credo di poterlo affermare con una certa sicurezza, dato che è la prima volta che vedo un albero di 10 metri strappato al terreno e riverso al suolo. Il gigantesco e vecchio abete, che mi proteggeva alla vista dei passanti, adesso giace sconfitto nel giardino del condominio, lasciandomi esposto e indifeso. Dovrò mettere delle tende.
È pericoloso uscire fuori, soprattutto per chi ha il parrucchino. Stormi di toupè si dirigono verso nord.
Le folate sono così forti che, non solo pisciare, ma anche avere un'erezione controvento è praticamente impossibile.
Gli installatori di antenne paraboliche si fregano le mani pensando a domani.
Penso a tutta la gente costretta ad uscire di casa con un vento come questo. Quelli che decidono che non è il caso di prendere il deltaplano e aspettano l'autobus. Penso alle donne incinta che indossano la gonna e al pargolo che portano in grembo che si chiede come mai oggi c'è tutta questa corrente d'aria.
Penso agli impianti eolici, che non abbiamo e mi girano le pale.
Penso al mio amico ausiliario del traffico. E rido.



Don't fear the reaper

Sat, 29 Nov 2008 09:36:00 +0000

(image) Essere svegliato da veementi urla isteriche alle 7:30 di sabato mattina è irritante. Vengono dal piano di sotto. La figlia 44enne minaccia i suoi anziani genitori di morte.
"Vi ammazzo! Vi ammazzo!" grida, ma nella sua voce c'è più disperazione che rabbia. Sbraita "Levati! Lasciami stare" e allora capisco che non ha intenzione di ucciderli davvero, altrimenti direbbe "Vieni qui! Vieni che ti ammazzo!" o, ancora meglio, "Vieni, non ti faccio niente..." magari con voce bassa e tono rilassato. Ma in questo caso non sentirei nulla e starei ancora dormendo.
Un doppio omicidio silenzioso sarebbe la scelta perfetta, soprattutto nei miei riguardi. Ho dormito cinque ore. Mi rigiro nel letto per un po', sperando di perdere conoscenza, ma non c'è niente da fare. Giù urlano ancora però non odo più accenni a morte violenta o spargimenti di sangue. Purtroppo.
La figlia dei vicini del piano di sotto ha 44 anni (lo apprendo adesso, grazie alle sue grida angosciose a proposito della sua vita rovinata) e tutta la mia comprensione. Sua madre è un donnone, taglia 20 di reggiseno, ex-professoressa, che ogni mattina, da decenni, affronta lunghi tour a piedi per rovistare nei cassonetti della città. Non avete idea delle leccornie che si possono trovare nella spazzatura. Neanche io ce l'ho e spero di non averla mai. Questa infaticabile e squilibrata donna è solita sbraitare contro il marito, il Professore. Lui è un uomo alto, ingobbito, malvagio. Era l'incubo dei bambini del palazzo, quello che sequestrava palline e palloni, che ci urlava contro (evidentemente è una caratteristica di famiglia), che protestava vibratamente con i nostri genitori. Inoltre da sempre ritiene di essere, per evidente diritto divino, il Sovrano del condominio, a cui è concessa ogni libertà infischiandosene del parere dei sudditi. L'Imperatore Professore può far abbattere alberi, cambiare serrature, occupare posti auto ed espandere il suo regno. Mastica amaro e sputa veleno di fronte alle proteste della plebe.
Il Professore è vecchio, è sempre stato vecchio, e già da bambino avevo l'impressione che uno con quella schiena ricurva, piegata dall'odio che porta ostinatamente e orgogliosamente sulle spalle, non potesse campare a lungo. Soprattutto nutrendosi di cibo raccolto dall'immondizia. Ancora oggi continuo a ripetermelo. Eppure lui e la sua consorte resistono, giorno dopo giorno, tenuti in piedi dal reciproco livore.
Io mi agito sotto le coperte, mi appiccico al cuscino. E prego che la loro figlia 44enne si decida a passare dalle parole ai fatti.



Live from Mountpeas... Is Election Day!

Tue, 04 Nov 2008 13:20:00 +0000

Che dire di questi americani, con la loro stupida informazione indipendente e libertà di parola? Nella loro lunghissima corsa alla Casabianca i candidati alla presidenza e le loro squadre hanno dovuto affrontare interviste con giornalisti veri che pongono domande vere, dibattiti in cui ogni loro gesto e parola è stato analizzato al microscopio di centinaia di commentatori e, cosa più incredibile, passare sotto il fuoco di fila della satira statunitense. Il baraccone elettorale nordamericano parte da lontanissimo e pare non fermarsi mai, alzando ogni sorta di lurido polverone e schizzando rifiuti liquidi al proprio passaggio. I comici sono lì a dare un po' di ristoro alla mente logorata di Joe Sixpack the Plumber, mettendo i politici sotto un'altra luce, più essenziale. Se Saturday Night Live ha da una parte messo in risalto i tic e i comportamenti più assurdi dei candidati, trovando il jolly in una Tina Fey più credibile della stessa Sarah Palin, dall'altra li ha resi più amabili, con la partecipazione dei veri McCain e Palin in alcuni sketch. Da 35 anni questo storico e, alle origini, innovativo programma, è fedele alla sua formula collaudata, con alti e bassi soprattutto sul fronte degli autori (e questo non sembra essere uno degli anni migliori) ma pescando soprattutto dei talenti comici destinati a imporsi. Nel cast attuale sembra mancare il mattatore carismatico, anche se la dotatissima Kristen Wiig ha le capacità per affermarsi.La vera prova del fuoco per i candidati arriva con i talk show e 15 minuti al Late Show di David Letterman possono scorrere via piacevolmente o essere una tortura, come ha scoperto McCain alla sua ultima partecipazione. Infatti, dopo aver dato buca a Letterman adducendo come scusa la grave crisi economica che affligeva il paese per poi essere sorpreso a registrare un'intervista con CBS News (ma che diavolo avevano in mente?! fare la corna al vecchio Dave...), il canuto senatore è stato fatto a pezzi sera dopo sera, monologo dopo monologo da Letterman, fino al suo ritorno arrendevole nello show, in cui ha dovuto ammettere con la coda tra le gambe: "I've screwed up!" (Ho fatto una cazzata). Ve lo immaginate Berlusconi farsi piccolo e umile di fronte all'ira di Fabio Fazio? Già.Letterman è il re dei talk-show d'intrattenimento, indipendente, equilibrato, rispettato, con un'ottima squadra di autori. Ma un programma che va in onda per anni, 5 giorni a settimana, non può ovviamente prescindere dalla brillantezza degli ospiti. Ecco perché vedere i candidati su quelle poltrone diventa una prova interessante. Il senso dell'umorismo è qualcosa che non puoi inventare o simulare. Il senso dell'umorismo è sintomo d'intelligenza. Se la tua idea di divertimento è fare le corna dietro la testa di un altro capo di stato o mimare una scarica di mitra su una giornalista, be', nominare Alvaro Vitali Ministro degli Interni Visti Attraverso Il Buco della Serratura potrebbe avere una sua logica. Intanto un Obama dall'aria distesa palleggia sciolto e non sbaglia un colpo nei suoi scambi con Letterman, Leno, Kimmell, suscitanto risate genuine nel sempre entusiasta pubblico miricano. Ma neanche il suo vetusto concorrente sfigura, compensando i suoi non fulminei riflessi con assortimento di facce buffe eredità del cinema muto e qualche battuta di repertorio.Sembra non esserci limite alla libertà di manovra che hanno i comici nei media statunitensi, anche casi estremi come lo scandaloso Bill Maher che (grazie [...]



I Visionauti

Mon, 20 Oct 2008 16:35:00 +0000

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Sulla parete della mia camera campeggia ancora il calendario di Focus 2007, con la foto di dicembre di un giaguaro, o ghepardo o leopardo o un altro di quei felini pieni di scarabocchi. Il 2008 l'ho bellamente saltato, ma per il 2009 tornerò ad acquistare un calendario e non uno qualunque, ma uno che vale la pena guardare nonostante sia privo di tette, un prodotto che renderà la mia casa protagonista del nuovo millennio. La dritta me l'ha data l'ottimo Bartolomeo Pestalozzi che è tra i collaboratori del progetto I Visionauti.

I Visionauti sono 32 artisti italiani e stranieri che hanno realizzato, a scopo benefico, un calendario in 2 versioni per conto della sezione di Prato dell'Unione Nazionale Italiana Volontari pro Ciechi.
Fra di loro ricordiamo: Scott Morse, Ivo Milazzo, Miguel Angel Martin, Leo Ortolani, Paolo Bacilieri, Aleksandar Zograf, Werther Dell'Edera, Massimo Bonfatti, Stefano Misesti, Massimo Giacon e Dave Taylor. Le 2 versioni differiscono completamente l'una dall'altra e contengono
ciascuna 15 disegni ed un racconto di Lorenzo Bartoli (tutto materiale inedito). I proventi della vendita serviranno interamente per continuare a garantire servizi utili ai portatori di handicap della vista.
Si può acquistare, al costo di 10 euro, nei seguenti modi:
- alla prossima Lucca Comics (30 ottobre-2 novembre, presso gli stand Double Shot, Leopoldo Bloom, Passenger Press, ReNoir, Tespi/Nicola Pesce e Tunuè)
- attraverso il catalogo Anteprima che presenterà il calendario nel numero di novembre;
- presso la fumetteria "Mondi Paralleli" di Prato (v. Ser Lapo Mazzei n° 26, tel. 0574-41903, e-mail mondi_paralleli@inwind.it);
- scrivendo all'indirizzo: visionauti@gmail.com.

Se anche voi, come me, siete delle persone meravigliose con un gusto squisito e con l'intenzione di vivere almeno un altro anno, allora non potete davvero fare a meno di questo oggetto artistico!
Intanto rifatevi gli occhi con i contributi di Scott Morse e Ivo Milazzo.


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È un uccello?! È un aereo?! No...

Mon, 13 Oct 2008 11:32:00 +0000

È il Superenalotto, è venuto a salvarci. Da bravi italiani medi non parliamo d'altro. Già gli dedicavamo ampio spazio mesi fa, negli appiccicosi meriggi estivi, immaginandoci lontani dal tavolo da ping pong, magari in qualche lontana isola paradisiaca. E intanto snobbavamo le spiagge nostrane, sotto casa, troppo caldo, troppa gente, troppo mare. Ma con 45 milioni di euro prendi l'elicottero e vai alle 6 scelle, alle auai, a Panarea perfino, che costa caro e Lucio Dalla c'ha la casa.Adesso i milioni sono 83 e comincia a sembrare uno di quei numeri da fumetto, da Paperone... un fantastiliardo! un megatrilione! un milione di posti di lavoro! Cifre indefinibili che fanno girare la testa.Ci siamo ripromessi che chiunque di noi vincerà (perché sarà uno di noi a vincere, molto probabilmente io) donerà un milioncino a cranio a tutti gli altri, li amici. Tutti sistemati, tutti felici, potremo finalmente dedicarci a fare quello che ci piace di più: niente.E dopo che avremo fatto tutto il niente possibile rimarrà ancora un ultraiperlione da investire.Pensate quanto bene si potrebbe fare con tutti quei soldi. Che spreco.Ecco alcuni dei miei piani:- Acquisire una società di calcio e affidarla a Zeman fino alla sua morte. O a quella di tutti i giocatori.- Far trasportare Alicudi e Filicudi più vicino alla costa sicula, per farle sentire meno isolate e accrescerne il valore.- Ottenere un'intervista esclusiva in mondovisione con Paris Hilton per domandarle: "Ma tu, chi minchia sei?"- Far accendere un fuoco vero sotto il pentolone di Maurizio Mosca- Regalare una casa editrice a Makkox.- Terminare la Salerno-Reggio Calabria e usarla per disputare corse clandestine di cavalli.- Far capire a Bocchino che il nome non basta, ci vogliono i fatti. Prendi ad esempio la Carfagna... (questo non so quanto mi costerà)- Dare un tetto ai senza tetto- Dare tette alle senza tette- Creare il primo circo a luci rosse, con contorsioniste nude, giocolieri con vibratori e clown truccati come Platinette.- Scatenare una rissa a colpi di copricapo tra le guardie reali inglesi e le guardie svizzere- Comprare la mafia e tasferirla in Francia. Nessuno prende sul serio un mafioso con l'accento francese, minchià!- Far abortire Giuliano Ferrara.- Chi più ne ha più ne metta (con Rocco Siffredi, Ron Jeremy, Selen e altre vecchie glorie)Il problema (perché deve esserci un problema, non posso semplicemente vincere un fantastiliardo e finirla lì, no, sorge inevitabilmente la complicazione e in questo caso) si tratta degli alieni. Come ormai tutti sapranno martedì, cioè domani, giorno dell'estrazione del superenalotto, avverrà il primo contatto con una civiltà aliena. Questi extracomunitari fluttueranno per 72 ore nei nostri cieli diffondendo messagi pacifici e di fratellanza, ma scassandomi notevolmente i coglioni. Sono infatti pronto a scommettere (83 milioni di euro) che tutti saranno così presi da questa quisquilia da dimenticarsi di estrarre 'sti strafottutissimi numeri!Alieni, verrete pure in pace, ma già vi siete fatti un nemico...[...]