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altro  anche  ancora  che  delle  guarda  lei  libro  lui  nessun altro  prima  quando  quella  ragazzo  solo  sono  suo   
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outing



questo è un palcoscenico. a voi la vostra rappresentazione



Last Build Date: Tue, 25 Jan 2011 14:37:21 +0100

 



baci di cui cibarsi

Mon, 24 Jan 2011 15:41:35 +0100

 

 

Sardo,

mi manchi come acqua e pane

perchè sei l'unico nutrimento della mia anima

Ora sono digiuna, bianca o incolore a volte,

sono fredda quasi mai neppure tiepida

Sono viva

solo perchè resisto

e resisto solo perchè voglio risentire fame

e cibarmi di te soltanto.

Non riesco a sradicarti da me... ancora.




palpiti

Tue, 14 Sep 2010 13:02:52 +0100

mi ha detto che sono egoista.

che penso solo al mio benessere.

a stare bene io ed io soltanto.

ma se io stessi bene cercherei te?

se io fossi felice mi arrampicherei su queste pareti fangose?

se io fossi appagata, cercherei un messaggio, uno sguardo, un commento, una carezza, un bacio, un abbraccio vero?

non sarei irrequieta, irascibile, folle se mi stesse comodo il mondo che indosso!

possibile che tu, proprio tu, cantastorie attento, non voglia capire questo!

sono solo una piccola combattente, una che annaspa spesso, che si scortica le ginocchia, che dorme con i pugni serrati, che urla in silenzio, che sbraita e che inveisce, ma non sto in trincea, non mi si addice, non qui, non con te.

Ci sto tutti i giorni, quando torno a casa. sto in trincea e mi difendo dalla vita che mi sto costruendo e che a volte vorrei abbattere.

Io non butto su di te il mio mondo perchè fa quasi schifo! Io voglio vivere con te qualche momento d'eternità, voglio rubare qualche dolcezza, voglio intenerirmi per capire se posso ancora amare, voglio allenarmi a sognare ancora, nonostante tutto.

scrivo qui, perchè mi sento anonima, perchè non mi piace espormi troppo, mi inibisce lo sguardo di chi mi legge e mi conosce un po'. volevo sfogarmi ora su questa pagina che ora sì! sa tutta di me!

mi dici che ti piace anche quando mi butto dall'alto, quando parto in quarta, quando accellero, quando sono pazza, quando sono petulante

allora zitto. taci. guardami. amami.

io sono così.




Le notti bianche...

Tue, 19 Jan 2010 15:20:10 +0100

Al parco. Erano al parco, i due ragazzi. Era una giornata radiosa, con un sole caldo e soffice. Lo si sentiva che era morbido, solo a guardarlo. Una giornata  così è un regalo che viene fuori dritto dritto dal cuore egoista dell’inverno, disse il ragazzo baciando lievemente il polso di lei.Erano seduti su una panchina, al sole soffice. Il parco era pieno di ragazzini. Qualcuno giocava a pallone, qualun altro si dedicava allo scivolo e all’altalena. Le mamme parlavano, con gli occhi nascosti dietro a grandi occhiali scuri. Qualche ragazzo era seduto sull’erba. Uno , da solo, un po’ in disparte suonava la chitarra. Si esercitava sugli accordi. Non cantava, faceva una specie di mugolìo che accompagnava il movimento delle dita, ancora poco esperte.Il ragazzo e la ragazza si sentivano soli in mezzo a tutta quella gente. Ma di quella solitudine bella, sana. La solitudine che solo l’amore ti fa sentire in due e non più in uno.Una sorta di comune fuori dal mondo e per questo  invincibile Erano soli in due, adesso. Lui si sdraiò sulla panchina, appoggiando la testa sulle gambe della ragazza. Poco prima di uscire da casa, lei aveva portato con sé un libro. Lo leggiamo insieme ?, chiese. Lui fece un cenno con il capo. Aprì il libro e si fece subito sfiorare dalle parole impalpabili di Turgenev, perché quel libro iniziava con una citazione dello scrittore russo. Il ragazzo leggeva ad alta voce. Aveva una voce lenta, strascicata, sottile. Era una delle cose per cui lei lo amava. La sua voce, sempre, l’ accarezzava. Anche quando diceva cose brutte. Anche quando era scocciato o arrabbiato. La tua voce è porpora pura,pensò lei, mentre lo ascoltava leggere. Stavano leggendo uno dei romanzi più belli che la letteratura russa ricordi. Ma per  loro era la prima volta, non sapevano ancora della bellezza pura , dolce e diamantina di quel libro. Si trattava de “ Le notti bianche “, di F. Dostoevskji. Il ragazzo leggeva i pensieri del sognatore. Leggeva e vedeva i suoi passi, la solitudine della sua vita non condivisa. Quelle strade di Pietroburgo percorse tutti giorni,le strade e le case sempre uguali. Anche la ragazza vedeva. Guardava il sognatore passeggiare nella notte con la giovane Nasten’ ka e tremeva per l’amore soffocato che Dostoevskji aveva saputo far sentire così bene, tanto che il lettore non poteva non sentire una stretta al cuore.Il sole li scaldava, mentre loro su quella panchina stavano leggendo di quattro notti fredde a Pietroburgo. Il ragazzo continuava la sua lettura. Non si fermò un attimo, mentre lei accarezzava i suoi capelli chiari e sentiva dentro, sempre, quella stretta al cuore che fluiva dalle pagine.Non si mossero fino a quando non arrivarono all’ultima pagina. Fino a quando non arrivarono all’ultima riga.“Dio mio ! Un minuto intero di beatitudine ! E’ forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?”Il ragazzo aveva gli occhi lucidi.E’ la frase finale…di un libro.. più bella che abbia mai letto, disse.In effetti racchiudeva in sé tutto il senso del libro. Racchiudeva in sé la gioia che si prova nell’ascoltare parole regalate a noi . A noi e a nessun altro.  E la felicità impareggiabile che può dare un incontro, anche solo un incontro che poi non diventa amore condiviso.Perché incontro e condivisione sono due parole bellissime, disse la ragazza. Le puoi fare a pezzi e poi rimetterle insieme.Andare in contro a . Condividere con. Sono parole che possono nascondere dentro un’intera vita. Non credi ?Il ragazzo sorrise.Il cuore di lei si sciolse da quella stretta. Strinse il suo amore. E in mezzo ai loro corpi, silente e gioioso, c’era il libro.////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// C’è il sole anche oggi. Anche oggi che il ragazzo cammina da solo. Anche oggi che è passato del tempo da quella giornata al parco. Guarda le vetrine, la sua immagine riflessa. Ripensa alla ragazza. Ai suoi capelli color del grano. [...]



la cerva

Sun, 13 Dec 2009 14:52:36 +0100

senza voi
ovunque

la cerva

in alto
scendo




a volte ritorna

Mon, 21 Sep 2009 14:50:34 +0100

(image)



Risacca...

Mon, 21 Sep 2009 13:56:19 +0100

La città si sta svegliando e qualche rumore entra in casa. La porta-finestra è aperta. La persiana abbassata, ma non per intero. La luce dell’alba la sveglia. Scende dal letto e cammina a piedi nudi. Va in bagno e si stropiccia gli occhi. Beve un sorso d’acqua , in cucina. Guarda le cose lasciate in giro, sul divano, la sera prima. Torna a letto. Tanto è ancora presto. Lui sonnecchia ancora. Lei si distende accanto a lui e lo guarda in quel chiaro-scuro. Ha delle belle spalle. Larghe, forti. Si appoggia su un fianco e lascia vagare la mano sul suo petto. Le carezze lo svegliano. Sorride. Si gira. -         Ehiii…..-         Buongiorno…Le mani di lei continuano a cercarlo mentre lui rimane immobile. Solo dopo un po’ se la stringe a sé. E la stringe improvvisamente così forte, che le sembra che il respiro le manchi. Quando succede lei sente qualcosa nello stomaco. Come una stretta. Come una cosa che non la fa ragionare e che la trascina con sé, in preda ai sensi. Ha il viso sprofondato nel suo collo mentre lui le carezza la schiena. Struscia come una gatta sul suo petto e prende a baciarlo e a morderlo. Con la mano afferra  il cazzo pronto, teso, durissimo. Ha voglia di lui e di nessun altro. Lo prende il bocca e lo succhia con una voluttà che non conosce fine. Perché fa parte di lui. Perché è suo. Lui non ha difese. Le va incontro, ma con gesti incerti, lei lo vede il potere che ha su di lui in quel momento e questo le piace da matti. Continua ad averlo nella sua bocca. Continua a giocarci , a passarlo sul viso, a farlo entrare in bocca di lato, così da far sfiorare l’interno delle sue guance. Continua…. mentre sente la voce di lui dire che lo fa impazzire. Che non ha mai sentito una cosa così prima. Che è brava. Tanto brava e vorrebbe che durasse in eterno. Lo dice sussurrando il suo nome. Il suo nome. E questo le dà i brividi. Poi le afferra i capelli. Le carezza la testa. La bacia con dolcezza e trasporto. Le sfila la maglietta e gli slip. E la tocca. E la bacia. E la lecca. Hanno qualcosa negli occhi che è scintilla. Qualcosa di insaziabile. Lei lo stringe forte, sempre con quella stretta nello stomaco. Gli sale sopra. E inizia a dondolare. A danzare. A scopare. Gira il viso di lato e guarda loro due riflessi nello specchio dell’armadio. Si vede “ all’azione “ per la prima volta. Guarda il suo corpo che avvolge quello di lui. Guarda i suoi fianchi pieni che hanno fame di lui. Li guarda e li trova belli , per la prima volta. Si vede donna. I fianchi di femmina. Fianchi in azione che hanno fame e sete. Il mare quando si agita. Onde quando si infrangono e ritornano impetuose.“ Una risacca d’amore “, pensa. Guarda il suo corpo dimenarsi. Non avere freni, argini.-         Non sono male all’azione….-, dice. Lui ride.-         Non sei male ?!?!? Sei bellissima….non smettere.Lei non smette. Le mani di lui sui suoi seni che vibrano nell’aria.Ogni tanto lui apre il palmo delle mani e le lascia in attesa.In attesa dei suoi seni che arrivano, a un certo punto, in quella danza, a toccare la pelle delle sue mani. E poi li stringe ancora. E poi non li lascia.-         Hai delle tette che sono la fine del mondo…dei capezzoli stupendi…-, dice.E allora si alza e ci affonda la faccia dentro.Amore mio, lui dice. Amore mio. [...]



fili

Tue, 23 Jun 2009 16:08:38 +0100

mancate
sempre
non tornate

dove siete

io rimango
nel nulla 
senza fili




Variante di canzone...

Thu, 11 Jun 2009 18:24:13 +0100

“ Io te vurria vasà “, sospira la canzone.Ma prima e più di questo io ti vorrei bastare.“ Io te vurria abbastà “, come la gola al canto,come il coltello al pane,come la fede al santo io ti vorrei bastare.E nessun altro abbraccio potessi tu cercarein nessun altro odore addormentare,io ti vorrei bastare,“ Io te vurria abbastà “.“ Io te vurria vasà “, insiste la canzone Ma un po’ meno di questo io ti vorrei mancare.“ Io te vurria mancà “ più del fiato in salita,più di neve a Natale,di benda su ferite,più di farina e sale.E nessun altro abbraccio potessi tu cercare,in nessun altro odore addormentare.“ Io ti vorrei mancare ““ Io te vurria mancà “.( Erri De Luca ) [...]



delle malattie

Tue, 05 May 2009 08:56:41 +0100



La libertà? La malattia dei sani.


E. Cioran











mici mici, o anche la chicca

Fri, 24 Apr 2009 18:12:46 +0100

la chicca da oggi non c'è più.

qualche settimana fa sapevo che sarebbe stata l'ultima volta che l'avrei vista e mi sono accomiatata da lei.

nel rivederla ho provato una sensazione nuova e strana di essere per la prima volta (e forse l'unica) di fronte all'esperienza di assistere ad un ciclo completo di vita: dalla nascita alla vecchiaia.

si perché la chicca, la micia che ho visto piccola piccola come un topina, ci ha lascati stamani alle 5, aveva 21 anni.