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la grammatica del mancino



"I am a lesbian trapped in a gay's body"



Updated: 2016-09-09T16:43:50.516+02:00

 



Houston, non c'è nessun problema!

2012-12-22T19:39:47.810+01:00

Finalmente un bel libro. Ben scritto e ben strutturato, “Goditi il problema” di Sebastiano Mauri(Rizzoli 2012, pp. 306, € 17,00) racconta la storia di un ragazzo che dalla provincia lombarda, dove è cresciuto in seno a una famiglia benestante ma profondamente anticonformista, si trasferisce a New York per studiare cinema. Nella grande mela Martino Sepe, questo il nome del protagonista, non solo capirà che non basta una laurea alla NYU per sfondare nella settima arte, ma che forse neanche una dura e a tratti umiliante gavetta con uno dei più quotati e perfidi produttori esecutivi, riuscirà a rendere realtà il più classico dei sogni americani. Ma New York saprà regalargli, invece, un'inaspettata quanto desiderata nuova vita, nella quale non dovrà più fingere di essere etero per compiacere gli altri, e nella quale l'esperienza andrà vissuta fino all'ultimo minuto, fino all'ultimo piacere chimico. E quando anche il cinema sembra ritornare nella sua vita e concedergli la tanto agognata possibilità di sfondare, sarà Milano a richiamarlo. Una tragicommedia moderna, dove momenti ilari si mescolano senza tregua a episodi quasi commoventi, non lasciando al lettore il tempo di annoiarsi. Abbiamo incontrato Sebastiano Mauri e gli abbiamo fatto il nostro questionario, ecco le sue risposte:Quale è il tratto principale del tuo carattere?Mi adatto facilmente.La qualità che desideri in un uomo?La dolcezza.In una donna?La forza.Cosa detesti di più nei tuoi amici?La doppiezza.La cosa che apprezzi di più nei tuoi nemici?Il coraggio.Qual è il tuo più grande difetto?Preoccuparmi di quello che pensano gli altri.Il tuo passatempo preferito? Disegnare.Quale è per te la più grande ingiustizia? Sopraffare i più deboli. Cosa o chi vorresti essere?Vorrei essere me stesso, ma meglio.In quale paese vorresti vivere?In un paese di cui non conosco ancora l’esistenza, almeno per un po’.Facebook o Twitter?Facebook.Il tuo autore/poeta preferito?David Sedaris.In quale eroe/eroina della finzione ti identifichi? Arturo Bandini, lo definirei più un antieroe.La canzone che canti sotto la doccia?“El Bombon asesino” dei Los Palmeras, vi sfido a conoscerla.Quale musica o canzone vorresti al tuo funerale?“Lucy in the sky with Diamonds” dei Beatles, mi sembra una scelta ottimista.Cosa vorresti fosse scritto sulla tua lapide?Ci ha provato.Il tuo film preferito?8 ½di Federico Fellini.Chi sono per te gli eroi/le eroine nella vita reale?Gerhard Richter, Hildegard Von Bingen, Andy Warhol, Pier Paolo Pasolini, tutta gente che non se ne sta tranquilla al loro posto.Chi o che cosa detesti di più nella vita?I settarismi, difendere il proprio orticello senza cercare una visione d’insieme. Se fossi Primo Ministro (o Dio), qual è la prima cosa che faresti?Preferisco Dio, ha un raggio d’azione più ampio e poi odio le auto blu. Lascerei il libero arbitrio, ma renderei gli uomini naturalmente inclini all’altruismo, invece che all’egoismo. Più Gandhi e meno Omar Al Bashir. Credo che il resto si aggiusterebbe di conseguenza.Quale super potere vorresti avere?Diventare trasparente, sono uno spione.Qual è il tuo attuale stato d’animo?Mi sento di fronte a un incrocio complicato: immagina di guidare per Piazzale Loreto a Milano nell’ora di punta senza sapere che strada prendere, qualcosa del genere. Il tuo più grande rammarico?Tutte le volte che ho rinunciato a qualcosa per timore di fallire.Cosa è per te la letteratura gay?Non credo nella letteratura gay, femminile o etnica che sia, mi sembrano distinzioni dannose e riduttive, una storia è una storia.Qual è il tuo motto?Che ne dici di ‘Goditi il problema’?Intervista pubblicata nel numero di dicembre 2012 di LUI Magazine[...]



Il silenzio sulla pagina

2012-11-18T17:05:00.550+01:00

Dell'AIDS e del virus dell'HIV nessuno parla più. Nessuno ne scrive più. Di AIDS, almeno in Occidente, non si muore più: le persone che hanno contratto la sindrome assomigliano ormai a molti altri malati cronici, bisognosi di continue cure mediche specialistiche e trattamenti costosi. A differenza di quello che succede nei paesi emergenti e in via di sviluppo, però, in Europa e negli Stati Uniti gli uomini gay e bisessuali rappresentano ancora la popolazione a maggior rischio di infezione, quella con più persone infette o con HIV non trattato. Nell'Occidente l'HIV/AIDS è ancora una malattia profondamente "gay", che ci piaccia o meno.     A seguito di queste considerazioni, molti attivisti gay si stanno mobilitando per un nuovo processo di “omosesualizzazione” della prevenzione, in contrasto con l'approccio adottato negli ultimi 15 anni nei confronti dell'AIDS da gran parte delle comunità lgbtq. Il recupero da parte dei gay della malattia servirebbe a fissare obbiettivi di prevenzione e le priorità per le risorse e gli interventi. Recuperare soprattutto la lingua della malattia, riappropriarsene anche come modello narrativo attraverso il quale contrastare l'indicibilità e l'intoccabilità dell'AIDS e mantenere alta l'attenzione.     Fin dall'inizio la letteratura sull'AIDS, per la sua forte vocazione sociale e moraleggiante, ha tentato di presentare ai suoi lettori i pericoli della malattia, richiamando spesso l'attenzione sulla sicurezza, e in ultima analisi, mostrare la sofferenza e la solitudine delle persone che con la sindrome hanno a che fare. Come altre forme di scrittura di testimonianza, la letteratura sull'AIDS è emersa in reazione alla negazione generale e alla scarsa familiarità con il suo soggetto, una letteratura che chiama i lettori a dichiarare la loro corresponsabilità nel silenzio e a condividere l'onere di testimoniare e commemorare coloro che sono morti.     Nei paesi anglosassoni, dove per prima si è tentato di rispondere alla malattia anche con la letteratura, molti di questi libri, per lo più romanzi o memoir, hanno effettivamente dato forma all'AIDS, ancor più quando la politica intenzionalmente negava l'evidenza. Così romanzi come Second Son di Robert Ferro del 1988, dove la malattia non veniva mai nominata con il proprio nome, saggi come AIDS and its Metaphors di Susan Sontag del 1989, opere teatrali come Angels in America di Tony Kushner del 1993, hanno restituito ai lettori la complessità dell'esperienza clinica e personale dell'AIDS. La situazione in Italia, come spesso accade, è ben diversa. A parte rare eccezioni, come Camere Separate di Pier Vittorio Tondelli, L'intruso di Brett Shapiro, Kurt sta facendo la farfalla di Alessandro Golinelli, Il male di Dario Bellezza di Maurizio Gregorini, i discorsi letterari e non sull'AIDS sembrano non essere mai attecchiti del tutto e ora sono completamente scomparsi.     Bisognerebbe forse ripartire, forse, dall'interrogativo che si pone Adam Mars-Jones nell'incipit di un suo racconto, dal titolo 'Monopolies of Loss' incentrato proprio sull'AIDS: “How do you tell a fresh story when the structure is set?”, come si fa a raccontare una storia nuova quando la struttura è data?[Articolo originariamente pubblicato su Finzioni Magazine il 15 novembre 2012] [...]



Reali(ty) show

2012-11-18T17:00:21.494+01:00

Sul ciglio del dirupo (X anni di storie da raccontare) raccoglie diciassette racconti e due brevi componimenti poetici scritti dall’autore nell’arco di dieci anni, dal 2001al 2011. Si tratta per lo più di racconti d’occasione, scritti per concorsi letterari o come sceneggiature per film, frutto di incontri casuali o della collaborazione dell’autore con associazioni benefiche.Uno di questi testi, ad esempio, “Gli uomini di Lina” contiene in nuce elementi narrativi che Reali ha sviluppato successivamente in quello che è il suo romanzo di maggior successo Se Bambi fosse trans? del 2009, mentre il racconto che dà il titolo alla raccolta nasce dall’amicizia con un giovane talento sportivo di colore. I protagonisti di questa antologia sembrano essere alla ricerca di qualcosa o di qualcuno che possa restituire un significato profondo alle loro azioni e alle loro frustrazioni. Un senso che essi riescono ad afferrare completamente solo nell’epifania finale del racconto, molte volte attraverso gesti semplici e quasi invisibili, come l’inaspettato aiuto di un padre verso il figlio in “Centottanta”, o il salvifico saluto di un passante in “Senza pelle”. Abbiamo incontrato Emiliano Reali e gli abbiamo sottoposto il nostro questionario. Ecco le sue risposte.Quale è il tratto principale del suo carattere?La determinazione.La qualità che desidera in un uomo?La dolcezza.In una donna?L’accoglienza.Cosa detesta di più nei suoi amici?Che hanno le loro vite, li vorrei sempre con me!La cosa che apprezza di più nei suoi nemici?L’intelligenza.Qual è il suo più grande difetto?Quando mi sento fragile divento egocentrico.Il suo passatempo preferito?Praticare qi gong.Quale è per lei la più grande ingiustizia?Cercare di far sentire le persone inadeguate.Cosa o chi vorrebbe essere?Un lupo, ma forse già lo sono nell’animo.In quale paese vorrebbe vivere?L’Australia, se fosse un po’ più vicina all’Italia.Facebook o Twitter?Facebook perché Twitter lo sto imparando ora...Il suo scrittore preferito?Non posso non omaggiare Gore Vidal.In quale eroe/eroina della finzione si identifica?Giovanna D’Arco, anche se ahimè quello che la riguarda non è finzione. P.S. Per fortuna non sono riusciti a bruciarmi ancora!La canzone che canta sotto la doccia?“La geografia del mio cammino” di Laura Pausini, prima di insaponarmi. “Avrai” di Claudio Baglioni quando sono coperto dalla schiuma.Quale musica o canzone vorrebbe al suo funerale?Il rumore del vento che porta via la tristezza dei miei cari.Cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?Non ho ancora deciso se voglio o no una lapide, preferirei che le mie ceneri venissero disperse dalla cima di Ayers Rock.Il suo film preferito?“Se Bambi fosse trans?” ops... non è stato ancora girato, ma nella mia testa e nel mio cuore sento già di amarlo.Chi sono per lei gli eroi/le eroine nella vita reale?Coloro i quali con coraggio non piegano il loro essere alle regole o alle ingiustizie, che lottano per loro stessi ma anche per quelli che verranno.Chi o che cosa detesta di più nella vita?L’ipocrisia, la disonestà e l’approssimazione.Se fosse Primo Ministro (o Dio), qual è la prima cosa che farebbe?Farei in modo che tutte le persone che amo siano felici.Quale super potere vorrebbe avere?Il teletrasporto, visto che non amo guidare!Qual è il suo attuale stato d’animo?Molto impegnato, un po’ stressato, ma pieno di vigore e entusiasmo.Il suo più grande rammarico?Essermi lasciato condizionare.Cosa è per lei la letteratura gay?Per me esiste la letteratura e stop. Non amo etichette incasellanti, perché non mi chiedono mai cos’è per me la letteratura etero?Qual è il suo motto?Wombat!Sul ciglio del dirupo. X anni di storie da raccontare (DEd’A Edizioni 2012, pp. 226, con prefazione di Jonathan Doria Pamphilj) di Emiliano Reali[Articolo originariamente pubblicato su Lui Magazine, novembre 2012] [...]



¡Coming Out!

2012-11-18T16:48:58.220+01:00

Ha ancora senso parlare di coming out oggi, quando la nostra società è così palesemente e spudoratamente, seppure nel diniego, gay? A una settimana esatta dalla Giornata internazionale del Coming Out, che ogni anno ricorda la marcia su Washington dell'11 ottobre 1987, quando quasi mezzo milione di persone scese in strada per manifestare a favore dei diritti dei gay e delle lesbiche, c'è ancora chi si chiede quale significato, politico e sociale, possa avere la pubblica dichiarazione della propria (omo)sessualità. Vale la pena dunque ricordare che il coming out è un atto linguistico performativo che produce una narrazione personale che rivela dettagli privati sulla propria sessualità e che pertanto acquisiscono una valenza pubblica. Io sono gay perché dichiaro di esserlo. E lo divento ogni volta che dico di esserlo. Altrimenti sono semplicemente io. Il proprio coming out diventa così una mitologia personale, come il primo bacio o la prima esperienza sessuale. Ce lo si racconta tra amici, arricchendolo ogni volta di particolari e di sensazioni, lo si rivive continuamente, perché non è un processo finito e definitivo. Va da sé che la letteratura ha saputo raccontare questa entrata in società delle identità gay nel migliore dei modi, creando un genere ad hoc dove far confluire le ansie e le aspettative di chi si rivolgeva ad esso per trovare spiriti affini. Spesso le storie di coming out rappresentano un primo e positivo incontro con l'identità gay, la possibilità di poter vivere in maniera piena e soddisfacente l'esperienza queer, allorquando il mondo che circonda gli omosessuali è costruito esclusivamente attorno e a misura degli eterosessuali. Si prefigurano come una forma di resistenza contro il principio di presunta eterosessualità. Non potendosi rispecchiare nel modello famigliare eteronormativo da cui provengono, gli aspiranti omosessuali ricorrono al mondo della finzione per potersi finalmente riconoscere. Rubyfruit Jungle di Rita Mae Brown, pubblicato nel 1973, A Boy's Own Story di Edmund White e Zami di Audre Lorde, entrambi del 1982, The Lost Language of Cranes (1986) di David Leavitt e l'italianissimo Generations of love (1999) di Matteo B. Bianchi rappresentano degli ottimi esempi del genere. In fatti, le storie di coming out solitamente raccontano il percorso di un o una adolescente (o giovane adulto) che scopre lentamente la propria sessualità e cerca di venire a patti con essa. Il suo percorso è costellato di negazioni, drammi personali, incomprensioni e fallimenti sessuali con il sesso opposto. Benché questo processo di autoaffermazione sia lungo e non lineare, il lettore sa da subito dove la narrazione andrà a finire: un altro mondo possibile. Tanti altri mondi sono possibili, quante le storie di coming out. Se non ha più senso dichiararsi gay, lesbiche o trans al giorno d'oggi, perché queste etichette identitarie sembrano aver fatto oramai il loro corso (così come lo ha fatto l'eterosessualità), c'è ancora bisogno di storie di coming out. C'è ancora bisogno di una rete di narrazioni che restituiscano la complessità delle esperienze, la pluralità dei modelli famigliari, la possibilità di immaginare un mondo diverso.[Articolo originariamente pubblicato su Finzioni Magazine il 18 ottobre 2012] [...]



Un’altra adolescenza possibile

2012-11-18T17:00:54.819+01:00

L’eredità dei corpi di Marco Porru è da molti considerato uno dei più interessanti esordi narrativi degli ultimi anni. Finalista al Premio Italo Calvino 2011 e pubblicato nell’aprile del 2012 da Nutrimenti, il romanzo racconta la storia d’amicizia e fratellanza di due adolescenti cagliaritani, entrambi con situazioni familiari difficili alle spalle. Sullo sfondo di una Sardegna lontana dagli stereotipi e dalla retorica idilliaca, Raniero e Gabriele lottano con e contro i loro corpi, con e contro i loro desideri e loro stessi per affermare la loro identità ed entrare nell’età adulta mantenendosi incorrotti. I due protagonisti cercano di sfuggire all’esclusione sociale rincorrendo la luce della bellezza che svela tutte le loro inquietudini e tutte le tenebre che affliggono il loro pensieri. Il giovane autore del libro, Marco Porru, è nato nel capoluogo sardo nel 1979, ma vive a Roma dove lavora nel mondo del cinema, sua è la sceneggiatura del film “I bambini della sua vita”, con Piera Degli Esposti, diretto da Peter Marcias.Lo abbiamo incontrato e gli abbiamo chiesto di rispondere a una serie di domande ispirate al celeberrimo questionario di Proust.Qual è il tratto principale del suo carattere?La sensibilità.La qualità che desidera in un uomo? La sensualità.In una donna?Sempre la sensualità.Cosa detesta di più nei suoi amici?Il non dire spesso ciò che pensano.La cosa che apprezza di più nei suoi nemici?Spesso la sincerità.Qual è il suo più grande difetto?Spesso sono troppo istintivo.Il suo passatempo preferito? Passeggiare in centro.Quale è, per lei, la più grande ingiustizia?Morire di fame ancora oggi.Che cosa o chi vorrebbe essere?Non ci ho mai pensato.In quale paese vorrebbe vivere?Francia.Facebook o Twitter?Facebook.Il suo autore/poeta preferito?Franz Kafka.In quale eroe/eroina della finzione si identifica?Tamar, la protagonista di “Qualcuno con cui correre” di David Grossman.La canzone che canta sotto la doccia?Quella che ascolto perché ho sempre la musica quando sono sotto la doccia.Quale musica o canzone vorrebbe al suo funerale?“This Used to Be My Playground” di Madonna.Cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?Non mi viene in mente niente.Il suo film preferito?Ce ne sono tantissimi. Forse “Le notti di Cabiria” di Federico Fellini.Chi sono per lei gli eroi/le eroine nella vita reale?Quelli che hanno il coraggio di cambiare rischiando di perdere qualcosa o qualcuno a loro caro.Chi o che cosa detesta di più nella vita?La violenzaSe fosse Primo Ministro (o Dio), qual è la prima cosa che farebbe?La redistribuzione della ricchezza nel mondo.Quale super potere vorrebbe avere?Curare tutti i tumori.Qual è il suo attuale stato d’animo?Tranquillo.Il suo più grande rammarico?Non aver assecondato qualche volta i miei sentimenti.Che cosa è per lei la letteratura gay?Soprattutto per i più giovani un’opportunità per conoscersi attraverso le storie raccontate, identificarsi, crescere e scoprire come è cambiata la condizione degli omosessuali grazie a chi si è battuto prima degli altri.Qual è il suo motto?Non ne ho mai avuti.[Articolo originariamente pubblicato su Lui Magazine, ottobre 2012] [...]



Trick or Treat?

2012-11-18T16:17:27.926+01:00

Annunciato come un libro cult per la comunità gay italiana di cui più volte era stata comunicata e poi smentita la traduzione, qualche mese fa è stato pubblicato Tricks di Renaud Camus da una piccola casa editrice aquilana, nella collana “I romanzi della realtà” diretta da Walter Siti. Dei quarantacinque tricks (avventure di una sera: incontri occasionali e irripetibili, consumati consenzientemente con sconosciuti o semisconosciuti avventori dei locali di Parigi, Milano e New York alla moda, ma “perché ci sia trick, occorre qualcosa, e precisamente, lo sperma, per dirla alla Sade”) del testo originale definitivo pubblicato nel 1982 con la prefazione di Roland Barthes, nella versione italiana ne sono rimasti solo ventiquattro (uno in meno dell'edizione inglese): scelta giustificata dalla mole del romanzo e dalla sua presunta illeggibilità e ripetitività (Siti racconta che il libro fu proposto anche a Einaudi e che l'editore lo rifiutò proprio per la sua lunghezza, 476 pagine nell'edizione francese). Il libro tenta di raccontare, in maniera innocente e disincantata, dunque senza ammiccamenti o voglia di eccitare la curiosità o la morbosità del lettore, uno spaccato di una piccola parte della comunità gay nel 1978, in un'epoca pre-Aids e pre-gentrificazione degli spazi e delle culture non eteronormative. Negli stesso anno negli Stati Uniti furono pubblicati alcuni di quelli che sono tuttora considerati i testi fondativi della letteratura gay: Dancer from the Dance di Andrew Holleran (pubblicato in Italia col titolo “Dancer from the dance o corpo governato dalla musica” nel 2001), Nocturnes for the King of Naples di Edmund White, Faggots di Larry Kramer, The Family di David Plante, questi ultimi non ancora tradotti in italiano. Anche Tricks, per molti versi, è un testo gay seminale che ha saputo mettere in scena, come sottolinea Barthes, il “passaggio dal sesso al discorso”, dall'esperienza alla narrazione. La ripetitività dell'atto sessuale in sé è neutralizzata dalla costruzione della scena, dal racconto dei singoli personaggi (in genere maschi giovani versatili, pelosi e con baffi), dalle note a margine del narratore. Un'antologia di finzioni piuttosto che un catalogo classificatorio di esperienze sessuali al limite della pornografia o della monomania. Un testo decisamente queer senza reticenze e senza pudori, ma con qualche problema di traduzione (non solo linguistica) nella versione italiana, e la cui travagliata storia editoriale dimostra quanto sia difficile fare storia della letteratura gay nel nostro paese. Come ben evidenziato dalla scelta di addomesticare il testo, renderlo “leggibile”, ricondurlo a una norma, come se, per gli stessi motivi, si scegliesse di tagliare interi capitoli di Moby Dick di Herman Melville. La presunta censura preventiva del testo è stata sostituita da una più morbida e accettabile autocensura, ma al lettore italiano resta la sensazione di inappagamento, come in un coito interrotto. Renaud Camus, Tricks, trad. di M. Ferrara, Textus 2012, pp. 260, € 17,50[Recensione originariamente pubblicata su Finzioni Magazine il 20 settembre 2012]  [...]



Inconfessabili piaceri

2012-11-18T17:05:24.596+01:00

Perché i lettori etero non leggono libri gay? Perché a parlarne e scriverne sono solo e sempre gay e/o donne?  Perché i libri gay non vengono recensiti come tali dalle più accreditate riviste letterarie mainstream (tutta la cultura letteraria eterocentrica è di per sé mainstream)? Spinto dal commento al mio ultimo articolo di un (unico?) lettore, ho deciso di ritornare sull’argomento e di proporre alcune riflessioni che non intendono dare risposte definitive (non ne ho) ma mettere in discussione la validità dei quesiti.Giorni fa Christian Raimo su minima & moralia si interrogava sulla salute della fantascienza italiana e dei suoi derivati. Da un punto di vista prettamente sociologico questa letteratura saprebbe raccontare nelle sue sfaccettature una certa idea di contemporaneità post-crisi. Quello che non mi stupisce nel ragionamento di Raimo è l’assoluta mancanza di messa in discussione del genere, la fantascienza (o gli altri generi letterari citati nell’articolo) non riducono il discorso letterario a un’etichetta, non lo imprigionano in una griglia interpretativa precostituita e statica. Come succede invece con la letteratura gay, così pare.Le stesse considerazioni sono valide per un interessante dibattito sulla letteratura nazionale e quella regionale svoltosi all’Edinburgh International Book Festival, con importanti interventi di Irvine Welsh e Kamila Shamsie. Anche qui, le identità geografiche si intrecciano, si stratificano, si solidificano, ma mai si riducono a essenza inaccessibile al di fuori di un determinato confine geopolitico.La letteratura gay, in quanto (di) genere e in quanto riferibile a un’identità (o un’insieme di identità) sessuata e/o sessuale, respinge il lettore che non si riconosce in quell’identità. Crea imbarazzo, ansia da prestazione, non sa parlare a tutti (leggi i maschi eterosessuali). Non può e non deve essere canonica. Ma è davvero così?Quasi per gioco ho pensato a quelli che secondo me sono i migliori libri italiani a tematica gay usciti negli ultimi cinquanta anni. Libri scritti solo da uomini, non per misoginia letteraria ma per una scelta personale motivata da ragioni di pura opportunità. Undici libri (quasi una squadra di calcio) che ogni gay italiano dovrebbe aver letto, undici libri che ogni italiana/o dovrebbe aver letto. Perché, ed è qui il punto, la letteratura gay è parte integrante della categoria letteratura italiana. Mi si obietterà però che alcuni di questi libri (testi gay, sic et simpliciter) trascendono il genere e acquisiscono un carattere universalistico, ciò non toglie il fatto che essi descrivono una realtà che è di parte, che si situano nella periferia dei discorsi dominanti perché sono espressione di una minoranza, più o meno integrata. Libri di genere che vanno oltre il genere, letti e recensiti anche da maschi eterosessuali, che leggendoli non ne escono devirilizzati o depotenzializzati, come Superman (il super maschio) con la kryptonite. Anzi.Questa la lista, voi li avete letti?Alberto Arbasino, Fratelli d'Italia, 1963;Carlo Coccioli, Fabrizio Lupo, 1978 (versione italiana);Pier Vittorio Tondelli, Altri libertini, 1980;Aldo Busi, Seminario sulla gioventù,1984;Giuseppe Patroni Griffi, La morte della bellezza, 1987;Pier Paolo Pasolini, Petrolio, 1992;Tommaso Giartosio, Doppio ritratto, 1998;Matteo B. Bianchi, Generations of love, 1999;Marco Mancassola, Il mondo senza di me, 2001;Walter Siti, Troppi paradisi, 2006;L. R. Carrino, Acqua storta, 2008.[Articolo originariamente pubblicato su Finzioni Magazine il 23 agosto 2012] [...]



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2012-12-22T19:40:53.452+01:00

Alla fine è arrivata dalla UEFA una condanna a 15 mila euro per Antonio Cassano per alcune sue affermazioni in margine a una conferenza stampa. Tra le risa compiacenti dei giornalisti, Cassano aveva così risposto a una domanda tendenziosa sulla presenza di gay, bisessuali e metrosexual nella Nazionale: «Ci sono froci in nazionale? [...] Se penso a quello che dico sai che cosa viene fuori [...] So' froci? So' problemi loro. Me la sbrigo così, se no mi attaccano da tutte le parti. Son froci? Se la vedessero loro, mi auguro che non ci sono veramente in nazionale, però se lo ha detto Cecchi Paone…» Esattamente così.Con buona pace dei benpensanti e dei fautori del politically correct, la condanna è profondamente ingiusta e deleteria per tutte e tutti, gay compresi. E non perché lede il diritto di espressione di ogni singolo individuo (quindi anche di un calciatore illetterato) a vociferare il suo odio verso le persone non eterosessuali (a quello ci siamo abituati, vedi alla voce PD), ma perché finisce per diventare un contentino alle comunità gay da esibire nelle grandi occasioni e un'occasione per non affrontare davvero il problema.Ha ragione Cassano quando afferma che in una nazionale di calcio i froci non dovrebbero esserci. Uno stato che nega i diritti fondamentali alle persone gay (ma anche migranti, rom, con disabilità, ecc…) non merita di essere rappresentato, tanto meno in occasioni ufficiali come gli Europei di calcio.Quello che le parole di Antonio Cassano non dicono, o meglio accennano velatamente, è che nel mondo del calcio non ci sono froci, perché sono tutti froci, in pectore. Panchinari in attesa di entrare in campo e dimostrare di far parte della squadra a pieni titoli. Reclamare il closet: lo spogliatoio come uno spazio privato di maschi tra maschi, dove ognuno può essere e fare quello che vuole, al riparo dallo sguardo e dalle attenzioni femminili, dove nemmeno Cecchi Paone (gay dichiarato) può entrare e aprirlo al mondo esterno, svelarne il contenuto, privarlo della sacralità: questo le parole di Cassano vogliono dirci. Ritualità ed evasione, lo aveva già compreso Pier Paolo Pasolini trent'anni fa.Nel secondo romanzo di Nicolas Bendini, che attorno alla questione calcio e omosessualità sta costruendo tutta la sua poetica, c'è una scena che ben mette in scena le tensioni e pulsioni omoerotiche dei giocatori di calcio nello spazio segreto dello spogliatoio, il regno incontrastato dell'immaginario spornografico:Bruno si sta mettendo il gel davanti allo specchio con una cura ammirevole.“Mathieu, piantala di starmi sempre addosso” urla Stéphane, lanciandogli i jeans lontano.“Lo sai che Mathieu stravede per te. Gli piaci, me l’ha detto lui” scherza Nicolas.Mathieu scuote la testa sorridendo e poi va a riprendersi i jeans.“Ah, davvero? Ti piaccio, Mathieu? Anche a me piaci. Ti trovo molto carino. E poi hai un culo bellissimo.Poi dopo la partita, a giochi fatti l’argomento ritorna, e tutto si fa più chiaro:Mathieu si toglie la maglietta, poi cerca il bagnoschiuma nella borsa.“Leonardo? Da me non avrete una sola parola cattiva su Leonardo. É fantastico, è bellissimo, davvero, amo Leonardo, Io mi sposerei Leonardo. Qui si può, no?!.“Sì, qui si può. Anche io e Mathieu ci sposeremo. Presto” scherza Stéphane. “Te l’ha detto?”“No, non mi ha detto niente. Sono geloso. Come hai fatto a conquistarlo?”[…]“Hai capito perché me lo voglio sposare? Ha visto che culo?” insiste Stéphane indicando Mathieu.Benché tutti etero, almeno sulla carta, le loro attenzioni si riversano sul sedere di Mathieu (non a caso il più giovane e bello della squadra), che metaforicamente diventa la porta dove tutti vogliono fare goal. Nello spazio dello spogliatoio questa fantasia è concessa e condivisa, a volte realizzata. Guai a farla uscire da lì, però.Nicolas Bendini, I fuoriclasse, Pl[...]



La metanarrazione e l’identità gay

2012-11-18T16:18:34.948+01:00

«La storia non è giustiziera, ma giustificatrice» Benedetto CroceUno spettro si aggira per i sentieri della scrittura di Franco Buffoni: come un revenant George Gordon, Lord Byron agita l'immaginario del poeta già dalla terza raccolta (Quaranta a quindici, pubblicata nel 1987 da Crocetti e ora inserita nell'Oscar Mondadori, Poesie 1975-2012, che lo consacra tra i grandi della letteratura italiana), così come agita le sue preziosissime traduzioni (Manfred e Poeti romantici inglesi) e l'altrettanto eccellente lavoro saggistico (Perché era nato Lord. Studi sul romanticismo inglese). Ma è con Il servo di Byron (Fazi, 2012) che il fantasma del nobile inglese trova finalmente pace, attraverso il racconto senza reticenze e omissis del suo più fedele servitore e amante William Fletcher, che dal 1804 lo accompagna nelle sue peregrinazioni nel vecchio continente e nel vicino oriente.La grande scommessa (vinta) di Franco Buffoni è quella di dare la voce e la scrittura a un sottoposto di Lord Byron, una persona di cui i libri di letteratura difficilmente recano traccia, una persona la cui storia si confonde con quella degli altri personaggi secondari e si perde nei titoli di coda della storiografia ufficiale. Eppure, è attraverso il suo racconto che si cerca di ristabilire la verità storica, spesso sottaciuta se non addirittura censurata, dell'omosessualità di Lord Byron, che non è solo un retaggio ideale e letterario della grecità classica, ma una sostanziale e concreta possibilità di vivere l'eros tra uomini in maniera quasi moderna.Un rapporto prettamente omoerotico, di certo, si stabilisce tra i tre soggetti principali del libro. L'io che scrive, un narratore apparentemente fin troppo onnisciente, rivaleggia con l'autore per conquistare l'amore e l'attenzione del poeta romantico, tanto che le loro voci spesso si confondono e si accavallano, come pure l'italiano e l'inglese si rincorrono nella narrazione. La voce di Franco Buffoni è quella di Fletcher e viceversa, l'uno possiede il corpo dell'altro e ognuno di loro vorrebbe sedurre con la parola Lord Byron, inscriverlo in un testo che non tralasci nessun particolare, nemmeno il più intimo e scabroso, e gli renda finalmente giustizia. Un testo che dice tutto quello che Lord Byron avrebbe voluto dire e che non ha potuto dire e che recupera quei frammenti biografici e letterari che sono andati distrutti con la sua morte, per mano dell'editore Murray su richiesta dell'esecutore testamentario.La biografia romanzata del poeta romantico vista attraverso gli occhi del suo servo è dunque un esercizio critico di metastoria, volto a smascherare alcune incongruenze nelle strutture dei discorsi dominanti sulle omosessualità e a mettere in discussione l'idea della storiografia vista come una successione lineare di eventi e fatti. Il testo di Franco Buffoni si inserisce in quel filone delle narrazioni queer che, come sottolineato da Scott Bravmann in Queer Fictions of the Past, rileggono le rappresentazioni gay del passato come luoghi performativi, attraverso i quali e nei quali vengono inventati nuovi significati, per “produrre, contestare e destabilizzare le identità narrative storicamente contingenti”. Il servo di Byron rilegge e riscrive la storia e il mito di Byron, e dell'identità omosessuale, recuperando i nomi che non appaiono mai nel libro dei miti (Adrienne Rich), andando a cercarli fuori dalla scena, dietro il quadro ufficiale della storia:«Come la storia che c'è dentro il polittico E non si vede, Gli dava l'affanno di non essere stato, Del non aver letto o mai avuto.» [Franco Buffoni, “Come un polittico,” Il profilo del Rosa]Recensione pubblicata originariamente qui [...]



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2012-07-13T15:56:31.226+02:00

(image)
L’esistenza di una “letteratura omosessuale” è da sempre una questione controversa: appare tuttavia evidente come la nuova visibilità attribuita all'esperienza di uomini e donne omosessuali abbia fatto emergere negli ultimi decenni un mondo di relazioni affettive, politiche e artistiche di grande varietà e ricchezza. Difficile stabilire in modo nitido che cosa ne delimiti i confini: la vita erotica, presunta o dichiarata, di chi scrive? I temi trattati? La presenza di scelte formali legate da un rapporto privilegiato all'argomento omosessuale? Se non sono le differenze a dividerci, bensì la nostra incapacità di riconoscerle e celebrarle, la forma di conoscenza che la letteratura ci consegna è fondamentale. Il convegno si propone quindi di creare un’occasione di confronto sul rapporto tra scrittura e sessualità, accogliendo testimonianze e riflessioni di autori del massimo prestigio in campo internazionale.

Giovedì 17, ore 9.30 - 13.00
Palazzo Medici Riccardi - Sala Luca Giordano
Saluti:
Andrea Barducci (Presidente della Provincia di Firenze)
Mario Citroni (Direttore dell’Istituto Italiano di Scienze Umane)
Sonia Spacchini (Assessore alle Pari Opportunità della Provincia di Firenze)
Scelte di libertà
Presiede: Nadia Fusini
Intervengono: Massimo Fusillo, Franco Buffoni, Sarah Schulman, Walter Siti

Giovedì 17, ore 15.30 - 19.00
Palazzo Medici Riccardi - Sala Luca Giordano
La tradizione e il talento individuale
Presiede: Gian Pietro Leonardi
Intervengono: Adam Mars-Jones, Paul Burston, Maureen Duffy, Mario Fortunato

Venerdì 18, ore 9.30 - 13.00
Palazzo Strozzi - Altana
Gli anni più felici
Presiede: Valeria Gennero
Intervengono: Valeria Viganò, Marco Mancassola, Tommaso Giartosio
Conclude: Nadia Fusini



One day will this pain be useful to me?

2012-07-13T15:56:31.249+02:00

Even so-called saints like Mother Teresa bother me. In some ways she was just as ambitious as people like my father or anyone who wants to be at the top of their profession.
Mother
Teresa wanted to be the best saint, the top saint, so she did the most disgusting things she could do, and I know she helped people and relieved suffering and I'm not saying that's bad, I'm just saying I think she was as selfish and ambitious as everyone else.
Peter Cameron, Someday This Pain will Be Useful to You, p. 116



Presto il mondo mi darà ragione

2012-07-13T15:56:31.202+02:00

Germaine Greer on Morrissey:

"When Morrissey sings a Morrissey song, he knows exactly what colour every part of every word is meant to be, and whether it crosses the rhythm to build up tension, or cannons into it to gain emphasis. If Morrissey repeats a line, he may vary it in a new context, or he may keep it exactly the same, as he does with "Every day is like Sunday", because part of the point of the song is the anguish of monotony as perceived by hapless youth - but the music catapults the repetition towards us like a javelin. The music does what the words alone cannot do. To present the words without the music is to emasculate them."

Germaine Greer : "Why do people think Bob Dylan was a great lyricist? That creep couldn't even write doggerel", The Guardian



Essential Resources

2012-07-13T15:56:31.192+02:00

I long to create something
that can’t be used to keep us passive:
I want to write
a script about plumbing, how every pipe
is joined
to every other.
adrienne rich,
“Essential Resources”, 1973

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il disagio

2012-07-13T15:56:31.205+02:00

(image) I needs you
............but that cannot be me
unapparelled, underived and unparented

............to redeem the original sin

tracce di vita gettate in un sacchetto
mal riposte e mai metabolizzate
creano l’illusione di uno spazio vuoto
– invisibile a occhio nudo –
da riempire con le tue parole prezzolate


............sparecchi in fretta e cancelli i resti
............di una cena non consumata insieme
............snoccioli sentenze e modi di dire
............mentre nascondi le briciole sotto il tappeto

il disordine della vita quotidiana non è generato dalla grazia
né in essa si ricompone, come sostiene qualcuno dalla radio.




Queering the System

2012-07-13T15:56:31.189+02:00

Anche a me, come a Tommaso Giartosio,* piace scovare l’omosessualità dove non c’è o dove è meglio nascosta. E se leggo solo libri a tematica e/o scritti da gay o lesbiche è perché sono ciò che di meglio offre il mercato editoriale. L’omosessualità in sé mi interessa, non le persone omosessuali, spesso omologati nella cultura dominante e indistinguibili tra loro. Le persone tout court, così come le identità, sono ininteressanti, mai disinteressate e sempre più attaccate alla propria immagine riflessa.Qualche tempo fa leggendo Gomorra di Roberto Saviano–libro inspiegabilmente ignorato dalla maggior parte delle riviste a tematica glbtq– la mia attenzione (leggi fantasia) è stata catturata da questa battuta:“Non mettete mai i maschi a controllare le operaie, fanno solo guai. Due figli maschi ho, e tutte e due si sono sposati con nostre dipendenti. Mettete i ricchioni. Mettete i richhioni a gestire turni e controllare il lavoro, come si faceva una volta…”**Ovviamente si parla qui di come gestire le sartorie della camorra. Si evince che i “ricchioni” fanno parte del sistema, sono i guardiani o guardoni, i tenutari della dote lavorativa e sessuale delle donne dei boss. Come occhio che guarda ma non brama, il “ricchione” assiste passivamente al commercio di donne, stoffe, vestiti, armi, droghe e quant’altro ma non ne entrerà mai in possesso. Il “ricchione” può far parte del sistema, può entrarvi dalla periferia, affittare una casa già corrotta, ma non arrivare e risiedere al centro, o scalare i vertici e diventare boss. Le mafie così come la cultura e la società eteronormativa contemplano la differenza solo al fine di rafforzare il loro dominio. Se se ne vuole avere un esempio eclatante basta guardare le liste del PD.Cosa succederebbe se il seme dell’omosessualità fosse interno a quei sistemi e non venisse da fuori? Se il “ricchione” fosse un boss o suo figlio? E se il “ricchione” fosse femmina? Acqua storta di L. R. Carrino, da poco pubblicato da Meridiano Zero, prova a rispondere ad alcuni di questi interrogativi. In questo suo primo romanzo Carrino narra a ritroso la storia di amore tra Giovanni, figlio di un boss della camorra napoletana, e Salvatore, una semplice pedina del sistema degli Acqua Storta. Non siamo più nel territorio della docufiction di Saviano, il mondo finzionale di Carrino ricrea un sistema, lo racconta non lo descrive giornalisticamente, lo espone allo sguardo e al pubblico ludibrio, ma non si sottrae alla legge dell’onore. Ai personaggi che trasgrediscono la legge del padre, della bibbia e del sistema non è concessa salvezza. Di nuovo i “ricchioni” si affacciano soltanto sulle soglie del potere, ma non per restarvi e per rifondare il sistema. Ed è il femmineo, la madre e donna “studiata”, a porre fine alla possibilità di infrocire (queering) quel sistema, di destabilizzarlo con l’inconvenzionalità di una storia d’amore (tra i due non c’è solo sesso, viene ripetuto spesso. Il sesso tra uomini è concesso anche in situazione come questa a patto che rimanga a livello di sfogo bestiale) tra due uomini, per di più di classi sociali diverse. Il “ricchione” Salvatore non offre salvezze –non è un salvatore,– né la possibilità di creare una nuova famiglia, un nuovo clan.Il romanzo di Carrino non avrà, di certo, il successo del libro di Saviano. Non venderà altrettante copie, purtroppo. Anche perché romanzo gay. E si sa che i lettori “eterosessuali” non leggono opere che minino la loro sensibilità (egemone). La scena della violenza all’interno del carcere, ad esempio, narrata con stile asciutto e mimetico, è un pugno allo stomaco al lett[...]



Appunti per un romanzo in versi

2012-07-13T15:56:31.248+02:00

[...] La giornata, anzi le giornate
passano rubando il tempo alla noia:
si mangia, t’ingozzi di cibo
niente carne per carità
molta verdura e pane e pasta
sono rimasto contadino nell’animo;
andare in campagna, come dicono.
sarebbe un sogno ora che l’immaginazione
è spenta, l’urlo dentro è immoto
forse camperemo tanto, non lo so -
me lo auguro, dinnanzi alla fine
sono inquieto: nessuna verità
è certa : l'Ambiguo sente il bisogno
di morire prima di morire
ma ha una paura fottuta.
[...]
La santità: ecco il mio approdo
o la partenza definitiva. Nient'altro
voglio o aspiro. Potrei,
ne ho i mezzi o talenti scrivere
una nuova Commedia, in endecasillabi
sciolti invece che terzine,
ma a che servirebbe? Non certo
a salvarmi l'anima.
Non c'è richiesta sul mercato.
Così aspetto di capire chi sono,
o meglio, chi sono stato o diventato,
nel ricordo nostalgico di un paese
contadino dove vissi
ragazzo imberbe e ora malato
malato della malattia della morte.

Dario Bellezza, "Appunti per un romanzo in versi",
Proclama sul fascino, 1996



La pioggia prima che cada

2012-07-13T15:56:31.254+02:00

Chiunque voglia scrivere in Gran Bretagna oggi deve fare i conti con Virginia Woolf. Così come per gli americani è l’ingombrante presenza di Hemingway ancora tutta da smaltire, vecchio residuo di culture e società che non ci sono più. Non fidatevi di chi vi dice che James Joyce è stato l’autore più importante del Novecento, sta mentendo e ne è consapevole. Joyce è stato uno scrittore medio che ha saputo fare sue in modo fine doti e invenzioni stilistiche non sue (Dorothy Richardson, Gertrude Stein, Sylvia Beach, Djuna Barnes et al.) in un’epoca pre-creative commons.Virginia Woolf, si diceva, è il personaggio con cui gli scrittori britannici devono necessariamente confrontarsi. Maschi e femmine. Ora, se buona parte di quegli scrittori maschi contemporanei sembra essere ossessionato dalla mascolinità (quella loro e quella dei loro rivali), si pensi all’ultimo Ian McEwan o a Martin Amis, che di questo tema sta facendo una personale crociata per demonizzare il non-Occidente, ce ne sono alcuni che da questo confronto ne escono rafforzati.L’ultimo libro di Jonathan Coe, La pioggia prima che cada, non ha nulla di Virginia Woolf, eppure leggendolo non si può non pensare a lei. A lei e a tutte quelle scrittrici che grazie a lei hanno potuto prendere la penna e raccontare la loro storia. Jonathan Coe aveva già recentemente reso omaggio ai classici femminili pubblicati dalla casa editrice Virago, in un articolo in cui riconosceva che la lettura di quelle scrittrici era stata per lui destabilizzante in quanto lettore e scrittore. In questo romanzo, scritto e narrato con un punto di vista femminile va oltre. E lo fa in modo sorprendente.Come spesso Coe ci ha abituato, il romanzo racconta una saga familiare. Una famiglia media e comune nella Gran Bretagna della seconda metà del secolo scorso. Alla morte di Rosamond (il cui nome non può non rimandare a Rosamond Lehmnann), sua nipote Gill si ritrova l’ingrato compito di rintracciare una persona conosciuta per caso a una festa qualche anno prima e con la quale deve spartire parte dell’eredità della zia, che era lesbica e non aveva figli suoi. L’intrecciata storia delle tre donne è raccontata dalla stessa Rosamond attraverso la descrizione di venti fotografie e registrata su casetta perché Imogen, la donna da ricercare, è cieca.Sarebbe, ovviamente, azzardato e impreciso parlare di écriture féminine a proposito di questo romanzo, qui voglio solo prendere in prestito la definizione che ne dà Elaine Showalter, che parla di “iscrizione del corpo femminile e della differenza femminile nel linguaggio e nel testo.” Ecco, questo mi sembra riuscito a fare Jonathan Coe: a iscrivere nel suo testo (scritto da un uomo) un corpo femminile nella sua differenza senza appropriarsene. Come l’incisione su nastro magnetico, supporto ormai definitivamente consegnato ai libri di storia, che riproduce la voce e la vita di una donna attraverso i suoi tempi, che registra pause e silenzi e che è destinato a usurarsi e cancellarsi con il tempo, il romanzo registra la sua storia e la ripete, non all’infinito – nemmeno questo medium è destinato a sopravvivere – ma nel presente, affinché il passato (fatto di storie) non venga cancellato.[...]



That’s How People Grow Up – E’ così che le persone crescono

2012-07-13T15:56:31.203+02:00

E’ così che le persone crescono. E invecchiano. Alcuni bene, altri male. Io, dal canto mio, invecchio da solo e man mano che invecchio perdo certezze. Me ne sono rimaste due, actually. La Trudy e Morrissey. Loro non mi tradiranno mai, nel bene o nel male appunto. E non mi tradiranno mai perché sono io a non volerlo.I was wasting my time / Trying to fall in love / Disappointment came to me and / Booted me and bruised and hurt me / / But that's how people grow up / That's how people grow upCosì l’altra sera, mentre tagliavo letteralmente Roma in due, una stazione radio trasmetteva il nuovo singolo di Morrissey, mi sono ritrovato a pensare al fatto che buona parte della mia vita è segnata e contrassegnata dalle sue canzoni. Sono effettivamente cresciuto con lui e le sue parole. Tanto per dare un’idea, il primo disco 33 giri da solista mi fu regalato dalla mia ragazza dark di allora e l’ultimo cd dal mio compagno attuale.I was wasting my time / Looking for love / Someone must look at me / and see their sunlit dream // I was wasting my time / Praying for love / For the love that never comes from / Someone who does not exist and // That's how people grow up / That's how people grow up // Let me live before I die / Oh, not me, not ISiamo dunque cresciuti insieme, io e Morrissey. Posso dire di conoscerlo bene. E lui, credo, possa dire di me la stessa cosa. Di persone come me lui ne avrà viste migliaia. Vista una viste tutte. E’ dunque alquanto strano sapere, a trentacinque anni, che l’unica persona che ti sta a sentire è una tua fantasia. Questo significa invecchiare. Non la cognizione dolorosa di essere soli, dal primo vagito all’ultimo respiro, ma la consapevolezza che le tue fantasie e l’investimento libidinale che avevi riposto in esse sono oramai scaduti e fuori tempo massimo come un tubetto di pomata antibrufoli.I was wasting my life / Always thinking about myself / Someone on the deathbed said / "There are other sorrows too" // I was driving my car / I crashed and broke my spine / So yes, there are things worse in life than / Never being someone's sweetie / That's how people grow up / That's how people grow upCosì, mentre io continuo a invecchiare, Morrissey a cantare la stessa canzone, da anni ormai (ma che canzone!), e a cercare un parcheggio in una città già addormentata, concludo che sì c’è dell’altro oltre alle petizioni d’amore mal richieste e mal riposte. Vexata quaestio. Altro e altrove. E, naturalmente, nessuno veramente interessato a quello che pensi tu, quello che dici tu. A come stai tu.As for me I'm ok / For now anywayTesto della Canzone e Versione italiana: qui.[...]



Solidarietà ai docenti della Sapienza a difesa della laicità del sapere

2012-07-13T15:56:31.207+02:00

To: Presidente della Repubblica Italiana Napolitano, Rettore della Sapienza Guarino
Esprimiamo la nostra piena solidarietà e la nostra gratitudine ai docenti firmatari dell'appello affinché la partecipazione di Papa Benedetto XVI all'inaugurazione dell'anno accademico venisse annullata.
Apprezziamo la sensibilità del Papa per aver declinato l'invito; non altrettanto si puo` dire del Rettore Renato Guarini, che si è mostrato inadatto al ruolo che ricopre, incapace di tutelare la laicità dell'Università e il dialogo universale. Inadempiente alle sue responsabilità di garante, ha posto i firmatari del suddetto appello nella scomoda posizione di dover supplire ai compiti di garanzia che gli sarebbero stati propri e determinato una spiacevolissima situazione.
Siamo inoltre stupiti ed amareggiati per la superficialità con cui esponenti politici e istituzionali di primo piano, tra cui dispiace in particolar modo dover annoverare il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Ministro dell'Università Fabio Mussi, si sono uniti al linciaggio morale cui i firmatari dell'appello sono stati e sono tuttora sottoposti.
Infine, ci dichiariamo esterrefatti dalla devastante superficialità ed incompetenza di gran parte della stampa, che si è lanciata alla ricerca dello scoop nel migliore dei casi, o della strumentalizzazione politica nel piu` frequente. In particolare, è stato completamente stravolto il significato dell'appello, non certo inteso a tacitare una voce e a impedire il dialogo e il confronto, ma a tutelare il profondo significato storico e morale dell'inaugurazione dell'anno accademico, la piu` solenne cerimonia accademica, nella quale l'università celebra la libertà del sapere universale, idealmente libera da qualunque condizionamento e patronato.
Sincerely,
Firma anche tu qui.



Accadde domani

2012-07-13T15:56:31.234+02:00

Il 1 maggio 1925 fu pubblicato su Il Mondo il manifesto degli intellettuali antifascisti. Il manifesto fu stilato da Benedetto Croce. Tra i firmatari: Luigi Albertini, Sibilla Aleramo, Corrado Alvaro, Giovanni Amendola, Giovanni Ansaldo, Vincenzo Arangio Ruiz, Antonio Banfi, Sem Benelli, Piero Calamandrei, Emilio Cecchi, Floriano Del Secolo, Guido De Ruggiero, Luigi Einaudi, Giustino Fortunato, Giorgio Levi Della Vida, Carlo Linati, Attilio Momigliano, Rodolfo Mondolfo, Eugenio Montale, Gaetano Mosca, Giorgio Pasquali, Giuseppe Rensi, Francesco Ruffini, Gaetano Salvemini, Matilde Serao, Adriano Tilgher.Nomi da ricordare, per il loro coraggio. Oggi come allora."[...] E, veramente, gl'intellettuali, ossia i cultori della scienza e dell'arte, se come cittadini, esercitano il loro diritto e adempiono il loro dovere con l' ascriversi a un partito e fedelmente servirlo, come intellettuali hanno solo il dovere di attendere, con l'opera dell' indagine e della critica, e con le creazioni dell' arte, a innalzare parimenti tutti gli uomini e tutti i partiti a più alta sfera spirituale, affinché, con effetti sempre più benefici, combattano le lotte necessarie. [...] l'abuso che vi si fa della parola "religione"; perchè, a senso dei signori intellettuali fascisti, noi ora in Italia saremmo allietati da una guerra di religione, dalle gesta di un nuovo evangelo e di un nuovo apostolato contro una vecchia superstizione, che rilutta alla morte, la quale le sta sopra e alla quale dovrà pur acconciarsi; - e ne recano a prova l' odio e il rancore che ardono, ora come non mai, tra italiani e italiani. Chiamare contrasto di religione l' odio e il rancore che si accendono daun partito che nega ai componenti degli altri partiti il carattere d' italiani e li ingiuriastranieri, e in quest' atto stesso si pone esso agli occhi di quelli come straniero eoppressore, e introduce così nella vita della Patria i sentimenti e gli abiti che sono propridi altri conflitti; nobilitare col nome di religione il sospetto e l'animosità sparsi dappertutto, che hanno tolto perfino ai giovani dell'Università l'antica e fidente fratellanza nei comuni e giovanili ideali, e li tengono gli uni contro gli altri in sembiantiostili [...] Per questa caotica e inafferrabile "religione" noi non ci sentiamo, dunque, diabbandonare la nostra vecchia fede: la fede che da due secoli e mezzo è stata l' animadell' Italia che risorgeva, dell' Italia moderna; quella fede che si compose di amore allaverità, di aspirazione alla giustizia, di generoso senso umano e civile, di zelo per l'educazione intellettuale e morale, di sollecitudine per la libertà, forza e garanzia di ogniavanzamento. [...] E forse ungiorno, guardando serenamente al passato, si giudicherà che la prova che orasosteniamo, aspra e dolorosa a noi, era uno stadio che l' Italia doveva percorrere perrinvigorire la sua vita nazionale, per compiere la sua educazione politica, per sentire inmodo più severo i suoi doveri di popolo civile."Il resto qui.[...]



Variazioni sul tema

2012-07-13T15:56:31.237+02:00

“In my house friends come and go
Talking about Michelangelo.”
citi a memoria, non ti accorgi degli errori. Vai avanti col discorso, tutto mentale. Black-eyed T. è rimasta lì, da dove sei partito. Sai da dove vieni, sai dove vai e sai anche a cosa hai rinunciato. A tutto quello a cui non appartenevi e che non ti apparteneva.
Lei è rimasta lì, invece, vestita a lutto e a lutto con il mondo. A logorarsi dentro e fuori. Ad accontentarsi delle speranze spente come le passioni.
Le scrivi, tanto lo sai che non ti leggerà mai. Vorresti dirle che ti manca, che l’amicizia non è un sentimento a senso unico. Che avresti fatto di tutto per lei. Avresti rubato e mentito per lei—well didn't I? Avresti voluto far di più. Avresti potuto.
Ripensi a lei. Quella prima volta che ti chiese una sigaretta sul terrazzo della scuola. La sua amica che ci provava con te. Il corso di teatro e lei che avrebbe dovuto interpretare tua madre—magie sceniche. Le serate alcoliche passate in riva al lago a parlare di musica. Axel Rose and Billy Corgan were on your side, while Morrissey was on mine. Il concerto degli Smashing e quello di Moz a Modena. Tu che ti fingevi fan. Sognavamo Londra e intanto ci fumavamo un’altra sigaretta insieme. Un’altra ancora e poi te ne vai.
Ora non fumo più, ma cazzo se mi meriterei un’altra
sigaretta.



New Year's Mourning

2012-07-13T15:56:31.209+02:00

Friday mourning, I'm dressed in black
Douse the house lights, I'm not coming back
For years, I warned you
Through tears, I told you
Friday mourning, there comes a time
Before that breaks this very smug mug of mine
This dawn raid soon put paid to
All the things I'd whispered to you
At night time
And I will never stand naked in front of you
Or if I do, it won't be for a long time
Look once to me, look once to me
Then look awayLook once to me, then look away
And when they haul me down the hall
And when they kick me down the stairs
I see the faces all lined up before me
Of teachers and of parents and bosses
Who all share a point of view
"You are a LOSER"
"You are a LOSER"
Friday, friday mourning
Dressed in black
I won't be coming back
Friday...
[Morrissey : Friday Mourning]



Oh my dear...

2012-07-13T15:56:31.217+02:00

Ne abbiamo persa un'altra. I particolari in cronaca. Della serie si nasce rivoluzionari e si muore conservatori, to be kind



Homo Christmas

2012-07-13T15:56:31.221+02:00

La cosa più sensata sul natale l'ha detta Loredana Bertè a Daria Bignardi nel corso delle Invsioni Barbariche.


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Non capisco (eppure ogni anno mi sforzo, giuro) la frenesia natalizia. Non capisco nemmeno quelle persone con un minimo di intelligenza che festeggiano questa ricorrenza. Come non capisco una persona dotata di un minimo (dico un minimo) di intelligenza possa votare per il P.D., ma queste sono altre storie...

Cosa esattamente festeggiate? La nascita di un personaggio forse storico che ha segnato in negativo le vostre vite? Una data simbolica? Il consumismo all'eccesso? Cosa esattamente, please? Ditemelo, vi scongiuro. Non sarebbe più giusto esteggiare, che ne so, il 25 gennaio? Giorno di nascita di Virginia Woolf. Vi assicuro ha fatto molte più cose per l'umanità questa signora britannica con la passione per la scrittura che quell'altro, un mezzo comunista aristocratico sulla cui memoria è stata fondata la più grossa e influente multinazionale. Credetemi, basta solo saper leggere la storia.

Auguro dunque un buon natale frocio a tutti.

Cantate con me:


You'll probably get sweaters
Underwear and socks
But what you'd really like for Christmas
Is a nice hard cock
You deserve a cute boy
Who's horny and queer
To make the most out of Christmas cheer
I wanna be your Christmas present
I wanna be your Christmas queer
I wanna be your Christmas present
Have a homo Christmas this year
Don't be miserable
Like Morrissey
Let me do you
underneath the Christmas tree
We'll push the packages
Out of the way
And after you've unwrapped me
Naked on the floor we'll play
Your family
Won't give you encouragement
But let me give you
Sexual nourishment
Licking nipples
Licking nuts
Putting candy canes
Up each other's butts

[Pansy Division : Homo Christmas]



chiarimenti

2012-07-13T15:56:31.194+02:00

La casa editrice Il Dito e La Luna ha il piacere di comunicare di aver ottenuto i necessari chiarimenti da parte di IBS.it Internet Bookshop. Con alcune modifiche che siamo disponibili ad apportare, IBS pubblicherà sul proprio portale l'inserzione pubblicitaria de Il Dito e La Luna contenente le parole "Libri lesbici, gay e transgender".
Grazie al sostegno della rete LGBT, delle mailing list femministe e politiche, dei portali di cultura e informazione gay e lesbici, abbiamo con forza denunciato un episodio grave e ottenuto l'immediata composizione della controversia.
Francesca Polo