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promised land



Loro dicono che la verità ti renderà libero, ma allora forse anche una bugia potrà farlo. Dipende tutto se stai cercando di raggiungere la terra promessa o se stai solo cercando di andare avanti.



Published: Sun, 10 Dec 2017 15:14:48 +0100

Last Build Date: Sun, 10 Dec 2017 15:14:48 +0100

 



the last time

Sat, 08 Nov 2008 15:49:00 +0100


Eh gnente... signori, si traslosca.
Stavolta per davvero.
Un certo numero di cose mi hanno fatto riflettere, e ho finalmente deciso.
Niente minchiate alla "Nuovo blog, nuova vita".
Stessa vita, nuovo blog.
Non aspettatevi rivoluzioni. E' solo che avevo bisogno di cambiare aria, anche sul web.
Dare una sana mano di bianco e aprire un po' le finestre, per vedere cosa c'è fuori.
Quindi, se siete ancora interessati...

seguite il coniglio bianco.

Hasta luego, rigà!


 




get your boogie on...

Fri, 05 Sep 2008 04:27:00 +0200

Appena tornato da questo. Dopo tre ore senza stop (escluse due sigarette), fra Killers, Tiga, Chemical Brothers, Daft Punk, Madonna, Marylin Manson, Smashing Pumpkins, Depeche Mode, Kylie Minogue, Linkin Park, Joy Division e diosolosacosaltro, fatico a reggermi in piedi, ma una cosa devo scriverla. C'è una cosa che mi ha colpito questa sera. Io e la mia amica eravamo ai lati della bolgia danzante, quando ad un certo punto è partita una canzone ed è iniziato il delirio, e anche noi due ci siamo buttati nella mischia. Ora. Quella canzone la ascoltavo quando avevo quindici anni, ero un ragazzino complessato, brufoloso, bruttarello, troppo alto e troppo gobbo, poco popolare, alle feste ballavo poco ed ero sempre in disparte. Ora gran parte di quei complessi sono spariti insieme ai brufoli, sono ancora bruttarello, alto e gobbo ma ci ho fatto il callo, "poco popolare" si è magicamente trasformato in "snob ed elitario" (quante vite ha salvato la scoperta dell'indie-rock?), alle feste continuo a ballare poco ma ho trovato altri modi per divertirmi (incatramarmi i polmoni è uno di questi). Ecco. Stasera, per la prima volta, mi sono sentito parte di qualcosa, anche solo una bolgia danzante e sudata in cui non conoscevo nessuno. E' stupido a dirsi, ma è stato come se avessi dato un diretto sulle gengive a tutto ciò che mi impediva di lasciarmi davvero andare, almeno per quattro minuti scarsi. Accade talmente di rado che quando ci riesco davvero vale la pena ricordarselo. C'era un ragazzo, totalmente ubriaco, che ha ballato senza sosta con la sua ragazza, buttandosi contro il muro, utilizzando uno pali di sostegno del soffitto come bizzarra asta per la lapdance, mentre lui rideva e noi ridevamo con lui. E' quel tipo di scioltezza, di naturalezza che avrei sempre voluto avere, mentre normalmente sono sempre rigido come una sequoia. So anche che non l'avrò mai davvero, ma pensare di esserci riuscito almeno una volta è comunque qualcosa, no? In un modo o nell'altro credo di avercela fatta, almeno per una sera, e il merito è anche di quella canzone e del gruppo che l'ha scritta. La canzone in questione è Got The Life. Il gruppo in questione sono i KoRn. Se non la conoscete, date un'occhiata qui. Dj Tury Megazeppa è il mio nuovo idolo. Punto. Hate, something, sometime, someway, something kick on the front floor. Mine? Something, inside. I'll never ever follow. So give.. me.. some.. thing.. that.. is.. for.. real. I'll never ever follow. Get your boogie on... Hate, something, someway, each day, feeling ripped off again. Why? This shit inside. Now everyone will follow. So give.. me.. noth.. ing.. just.. feel. And now this shit will follow. God paged me, he'll never see the lie he wants to see God told me, I've already got the life, oh I say... God paged me, he'll never see the lie he wants to see God told me, I've already got the life, oh I say... Each day I can feel it swallow, inside something they took from me. I don't feel your deathly ways. Each day I feel so hollow, inside I was beating me, You will never see, so come dance with me. Dance with me Rumbiddieboo Rum bum dee dum dee bum diddie doo ME! God paged me, he'll never see the lie he wants to see God told me, I've already got the life, oh I say... God paged me, he'll never see the lie he wants to see God told me, I've already got the life, oh I say... Got the life. Got... the... life.  [...]



non possiamo farne un dramma (campagna per l'assunzione di un lemure ubriaco in ogni redazione televisiva)

Fri, 08 Aug 2008 18:11:00 +0200


ma RaiDue ce l'ha qualcuno che si interessa minimamente a che tipo di pubblicità mandano o l'intera redazione è in mano ad una congrega di lemuri ubriachi? no, perchè mandare il nuovo spot di una nota azienda produttrice di automobili (pubblicità occulta? chi, io?) in cui Richard Gere molla Hollywood e se ne va in macchina sino in Tibet (!) per giocare a fare impronte nella neve con i baby monaci tibetani, e farlo subito dopo l'accensione della megafiaccola che ha dato ufficialmente il via alle Olimpiadi cinesi... boh, si vede che il tasso alcolico è già alto alle 18. "The power to be different", e come no. viva i lemuri ubriachi!

(per dovere di cronaca: cerimonia d'apertura bellissima. come si fa notare, mancava giusto la musica dei Knife e sarebbe stata perfetta. you know what I fear: end is always near. perfetto, davvero.)


 




un post che parla del concerto a Verona di Bjork, ma che parla anche di tutto ciò che è successo in quei due giorni di puro delirio, rendendo quindi il concerto un semplice incidente di percorso in mezzo a un sacco di altra roba

Tue, 05 Aug 2008 05:13:00 +0200

benedetto sia l'uomo che ha sempre con sé con un moleskine (o una moleskine? non ho mai ben capito se sia maschio o femmina) copio fedelmente quanto scritto sul sopracitato taccuino - è troppo caldo, già fatico a scrivere di per sé, figuratevi scrivere una recensione intera... non è necessariamente detto che tutte le giornate che iniziano male siano destinate a finire peggio. per dire: notte insonne, treno stracolmo, viaggio in piedi in mezzo alla calca - però stasera c'è il concerto di Bjork. insomma, tanto male non può finire. è incredibile come tutte le stazioni dove passano i treni regionali si assomiglino tutte. la stazione di Villafranca, ad esempio, se vista da un lato sembra quella di S. Stefano Magra, mentre dall'altro è identica a quella di Pisa S. Rossore (troppi santi in giro, in ogni caso). sono sempre più sicuro di aver sbagliato treno, ma ogni controllore che incontro continua a dirmi che stiamo davvero andando a Bologna. penso mi stiano tutti prendendo per il culo, ma sto zitto e continuo ad ascoltare i Royksopp tentando di rimanere sveglio. viaggio in treno in piedi, si diceva. meno male che stanotte non ho dormito e che sono stanto morto, altrimenti la cosa potrebbe rivelarsi faticosa e snervante. peccato non essere un antropofago alla stazione di Milano e potersi cibare di crani umani (il primo che indovina la citazione vince la mia eterna gratitudine - premio scarso, lo so, ma le finanze scarseggiano), altrimenti mi ciberei volentieri del tipo vestito da Gesù Cristo che blatera che "la Fine è vicina" (lo sappiamo già, grazie) all'uscita della stazione di Bologna. due ore di attesa. cheppalle - e lo rivendico con orgoglio. ah, quindi alla fine alla stazione di Bologna ci sono arrivato davvero, eh. sosta forzata (ahah) alla Feltrinelli bolognese, che già mi diede tante soddisfazioni al ritorno dal compleanno della Waves. "inevitabile follia", come diceva Raf anni fa. e intanto 30euri sono già partiti, bravo pirla. ma per Queneau e Rat Man, questo e altro (ci sarebbe anche Zadie Smith, ma con lei ho un rapporto amore/odio che prima o poi dovrò risolvere). giornata di corse, oggi. prima alla stazione di La Spezia per prendere il treno, causa autoimplosione dell'unica macchinetta automatica funzionante e conseguente coda chilometrica agli sportelli, e ora a Bologna. seriamente, credo di essere l'unica persona al mondo che riesce a perdersi a Bologna. che non è proprio New York, ed è stracolma di indicazioni. proprio un pirla di marca rinomatissima, sì. comunque, sono in viaggio per Verona, yeah. mezz'ora di corsa affannata per arrivare in stazione e riuscire a prendere il treno in tempo, e questo parte con venti minuti di ritardo. fanculo. qualcuno nel mio stesso vagone ha la suoneria della "Bella Topolona" (nel caso foste così fortunati da non sapere di cosa io stia parlando, vi prego, non cliccate qui). e la sta ascoltando a ripetizione. AIUTO. ma i controllori li fanno con lo stampino? sono identici (che sia colpa della divisa?). o, eventualmente, sono gli stessi due che mi seguono da Bologna. controllori maniaci, proprio quello che serviva per dare una botta di vita ad una giornata troppo tranquilla. Fra mi ha appena informato che ha visto Alessia Fabiani in un autogrill, con occhiali da sole e che se la tirava un sacco. "come se ce l'avesse solo lei". è proprio una giornata bizzarra. "arrivasti in terra scagliera, ah? dormisti? ebbi incontri promiscui nei vagoni del treno?". ancora in viaggio, ma, almeno per l'andata, il più è fatto. è da ieri pomeriggio che non dormo (perchè sono scemo) e ora sono troppo agitato per addormentarmi serenamente. e fatico anche solo a reggermi in piedi, figuriamoci avere inattesi incontri erotici con avvenenti [...]



the state I am in

Mon, 28 Jul 2008 05:10:00 +0200

ora che la mia irruenza scrittoria (?) è stata messa a tacere da un serie di post giornalieri che manco il blog ai tempi d'oro, eccovi una lista con una certa quantità di cose interessanti successe in questi otto mesi di black out tecnologico (la promessa di una chiavetta usb e di un computer decente è stata la sola cosa che mi ha impedito di farla finita nel modo più brutale possibile in questi mesi cupi&disperati). in realtà il post è pronto da almeno un paio di giorni, ma trovo la testa di pubblicarlo solo ora. faccio una lista, ché scrive un post è troppo faticoso (che volete che vi dica, ci ho un'età, ormai - di qui al salvavita beghelli sarà un attimo, temo). l'esplosione del mio pc. primo gennaio 2008, come dimenticarlo. il filo di fumo che si è levato dal lato destro del mio vecchio pc è a tutt'oggi l'unica cosa che mi ricordo di quella giornata. (la cosa più assurda è stata il mio primo pensiero alla visione di quel fil di fumo: "da quando il mio computer fuma le mie sigarette?", mi sono chiesto. stare svegli per più di 24 ore di fila fa male, da morire). dopo, è stato solo un gigantesco buco nero. sono riuscito a salvare (grazie all'aiuto di un coltello e di un notevole sforzo fisico) Feast Of Wire dei Calexico, che stavo ascoltando al momento della tragedia, ma per il resto - dati, canzoni, immagini - non c'è stato nulla da fare. molti si sarebbero disperati. io ho optato per una soluzione più ponderata e meno istintiva: ho cercato di farmi fuori la sera stessa strafogandomi di tortellini in brodo e lasagne avanzate da Natale, ma sono riuscito a ricavarci solo un sit-in dalla lunghezza record al bagno. (visto che razza di depresso che sono? parlo tanto di depressione e suicidio, e l'unica cosa che riesco a fare è causarmi una neanche troppo violenta diarrea. non valgo più di un emo, diobono. basta, sono stufo: ora vado a suicidarmi. adios.)   tutto ciò che è naturalmente seguito da quel primo gennaio 2008. "un gigantesco buco nero", si diceva. del resto, un anno iniziato male non poteva che continuare peggio. il primo mese è stato il peggiore: il problema di quando si è addicted è che un'improvvisa interruzione della dose giornaliera può portare a conseguenze devastanti. sì, è facile dirlo a parole, un po' meno passarci personalmente (notare che stiamo parlando di una semplice connessione ad internet, mica di qualcosa di realmente vitale, come, che so, l'ossigeno o la prima sigaretta della giornata - e, nonostante ciò, quando le persone mi rivedono online dopo otto mesi otto mi chiedono sempre: "ma come hai fatto a stare senza internet tutto questo tempo? io sarei morto". ecco, appunto). comunque, sono sopravvissuto. ieeeaaaa! wooooo! yippiiiiii! (intense manifestazioni di gioia atte a sottolineare il lieto evento - non foss'altro perchè i tempi sono grosso modo coincisi con quelli di un parto un filo prematuro ma comunque ben riuscito). e intanto voi vi siete beccati una discreta session di post depressivi a getto continuo. insomma, è tutto come ai bei vecchi tempi.   il problema Fastweb. il dovere di cronaca me lo impone, anche a costo di beccarmi una querela per diffamazione illecita (?): non fate mai e poi mai un abbonamento a Fastweb (a meno che non siate dei masochisti, in tal caso sentitevi pure i benvenuti). e dire che l'avrei già dovuto capire: una compagnia che ha Valentino Rossi (il nuovo gioco dell'estate: quale persona insopportabile ed eccessivamente esposta mediaticamente ha come iniziali V.R.? indizio: è un noto cantante italiano) come testimonial non può essere una compagnia seria. ma andiamo con ordine. prima telefonata io - salve. ascolti, ho u[...]



dirty

Sat, 19 Jul 2008 00:37:00 +0200


Qualcuno, qualche giorno fa, mi chiese una prova tangibile della mia presenza al Traffic di quest'anno - come se il post sui Soulwax e il fatto che ripeta da quasi una settimana "Patti è la donna più figa del creato, anche se ha i baffi, vista da dietro sembra un uomo ed è vecchia come i dinosauri, ma io me la farei comunque, chissenefrega se mi piacciono gli uomini" a chiunque incontri non fosse già abbastanza.
Comunque sia, ecco, di seguito, una foto (scattata da lei) dopo il concerto di sabato (Patti ed Afterhours insieme on stage a cantare Dancing Barefoot! Oddiomiooo!!), con noi distrutti ed inebetiti, fra un panino "salutista" e una coca-cola, davanti al baracchino dei panini. spero basti come prova tangibile.

(image)

lei è la converse a sinistra.
lui è la nike (prestate da me, perchè quel minchione è venuto con i sandali) in alto.
lei è la asics in basso.
io sono la converse a destra.

confusi, sporchi e felici.
non proprio come dire qualcun'altro, ma quasi.






se lo ye-yé non arriva

Fri, 18 Jul 2008 03:08:00 +0200


Portami a cena fuori, Baustelle...
o magari ad un bel concerto, che costa anche meno. come quello di stasera, per esempio. che, stando a resoconti di amici di amici o di datori di lavoro di amici, doveva rivelarsi una Waterloo musicale e vocale, e invece è stata una bellissima esperienza. bellissima, ma non fenomenale. le discoteche sulle stelle sono un'altra cosa. in parte la colpa è anche nostra (mia e sua): troppi concerti in troppo poco tempo (fra Traffic e Spaziale si è arrivati a quota di quasi uno a sera), abbiamo entrambi una certà età, fare le groupie diventa faticoso - soprattutto se hai già dato tutto per la donna baffuta più figa del mondo in un sabato sera eccesivamente piovoso. così siamo rimasti in disparte, ridendo ad ogni dettaglio e godendoci in sacrosanto ma quantomai tamarro silenzio una Baudelaire che aspettavamo da mesi (e siamo stati accontentati, oh se lo siamo stati). è che certi concerti ti fanno male se li ascolti senza stile - soprattutto se hai una cotta spaventosa per il cantante. amami una volta nella vita. per dire. altrimenti non aspetteresti tre quarti d'ora fuori al freddo nella speranza che il gruppo si palesi (la prospettiva che, non avendo la macchina fotografica o qualcosa da far firmare e limitandoci quindi a sbavare copiosamente e biascicare frasi sconnesse, avremmo fatto la figura dei cretini ci ha fatto prendere la strada di casa prima dell'inevitabile). questo film ridicolo, quando finirà? ti chiedi, senza trovare risposta. le svedesi ballano e portano minigonne pallide come me, che rimango tutto il giorno in casa ad ascoltare musica e aborro la luce del sole. è il bello dei concerti: si palesano solo di notte e sono la rivincita di noi nerd. anche quando si tratta di gruppi fighi (o è meglio dire fighetti? la differenza è minima, ma sostanziale) come questa sera. tutto questo implica una gioventù che di certo non mi appartiene, ma che vedere da lontanto (un po' come fa anche il gruppo in questione) non è mai un dispiacere. niente piedistallo, ci mancherebbe, sono già troppo alto e troppo gobbo di mio. solo che quando uno ha un occhio così acuto e descrive così bene quella malinconia anni '60 che ogni tanto provi anche tu (è molto probabile che Warhol non si sia reso conto di cosa avrebbe causato disegnando una semplice banana sulla copertina di un disco), è difficile non andargli dietro, almeno un poco. l'amore fa fare cose strane. le fontane crollano, sono come me.


se nel precedente resoconto avete colto segnali di ye-yé di quando in quando, è solo perchè non l'hanno fatta. e dire che io non aspettavo altro.
fai come faceva Baudelaire: prendila con filosofia e ascoltatela a palla in macchina sulla strada del ritorno.


 




acceptable in the 80s (hanging on the tamarro edition)

Thu, 17 Jul 2008 05:33:00 +0200

fare il tamarro a tarda (tarda? le treemezza di notte? ma quando mai!) notte ha il suo fascino, non lo nego. anzi, mi piace. del resto, il post sui Soulwax qualcosa faceva già presagire: ho un'anima da tamarro inespressa, che negli ultimi tempi sta scalpitando per venire alla luce (il caldo fa di questi scherzi). anima che il buon Calvin Harris (insieme ai Fischerspooner, ma loro sono meno tamarri di quanto fosse lecito aspettarsi) mi sta aiutando a tirare fuori, senza neanche troppi problemi. il tamarro mi affascina, lo ammetto. in realtà, è un misto fra fascino e ribrezzo. perchè credo (idea a cui sono arrivato dopo una lunga discussione con un buon paio di amici - Daniele! Auntie! fatevi avanti!) che il tamarro abbia vita facile. insomma, se non altro più facile della mia. non credo, per esempio, che il tamarro che vive a pochi piani da me (l'ho visto, e, credetemi, siamo a livelli di tamarritudine da record) in questo momento sia davanti al suo computer ad ascoltare Joni Mitchell e a chiedersi se ha fatto la giusta scelta di vita. lui è sicuro della sua scelta, e ne è sicuramente felice. io da quando sono tornato online che mi chiedo che razza di uomo io sia diventanto (ma questa è un'altra storia). insomma, invidio il tamarro, non per la sua vita, ma per come la vive. hakuna matata, senza preoccupazioni. a me non succede così. basta la più piccola delle cose per buttarmi giù e farmi cadere in paranoia. credo si possa definire "eccesso di sensibilità", ma forse è solo presunzione. ciò non toglie che io sia felice della mia vita, anzi. ma ci sono determinati momenti in cui buttarmi giù mi riesce facilissimo. vivo solo il problema di chiunque abbia trovato del "bene" nel proprio dolore, soprattutto da quando (e si parla di secoli fa) la scrittura ha assunto un ruolo terapeutico all'interno della mia vita. scrivere è la mia terapia, la mia valvola di sfogo, e difficilmente riesce a dare risultati nei momenti più felici. è lo stesso motivo per cui la prospettiva di una vita serena e di una situazione emotiva stabile (ergo, felicemente accoppiato) mi spaventa: sapere di non potere più esprimermi, di non poterlo più fare in un determinato modo mi atterisce (prospettiva che, se si esclude un determinato anno, non si è ancora realizzata - parlo per battere i tasti, io). forse non è un caso se ho fatto di Joni (una donna che ha sacrificato tutto per la propria coerenza) la mia musa - oltre che compagna di nottate insonni. la mia vita procede fra alti e bassi, come, del resto qualsiasi altra vita. solo che, come dice anche Nick Hornby, "noi viviamo troppo protesi verso un apice, dico noi che assorbiamo emozioni da mattina a sera, e di conseguenza non riusciamo mai a sentirci semplicemente contenti: noi dobbiamo essere o disperati, o al settimo cielo, e questi sono stati d’animo difficili da raggiungere in una relazione stabile e solida". o nella vita di tutti i giorni. la ricerca di emozioni, anche negative, è una costante, e spesso le conseguenze non sono le migliori. è per questo che il tamarro ha tanto fascino su di me. per quanto simile alla mia, la sua vita è diversa. piccoli particolari che fanno la differenza. ma questo, probabilmente, è uno dei motivi per cui non potrò mai essere realmente tamarro sino in fondo - ma solo ogni determinato tot di tempo, quando la pressione è troppo forte e i muri iniziano a crollare. essere ggiovane, una volta ogni tanto, fa bene al cuore. per il futuro, mi pare un compromesso più che accettabile. e ora... qualcosa di completamente diverso. scoperta del secolo: ascoltare punk-wave alle due di notte non concilia il sonno, no no. Debbie, ti voglio bene, e mi s[...]



1234 chickens just back from the shore

Tue, 15 Jul 2008 12:47:00 +0200

un post che è tutto un link! Visto che questo blog (un po' come ha dimostrato il post precedente) è un blog inevitabilmente legato al passato, tanto vale cominciare ad accostarsi ad esso con un minimo di lievità - è estate, e credo che ben poche persone (fra cui il sottoscritto, ca va sans dire) possano provare intimo godimento nel leggere dei pipponi ("per quanto ben scritti", come mi ha fatto notare praticamente ogni singola persona che ho incrociato su Messenger per la prima volta dopo otto mesi di blackout tecnico, un modo come un altro per farmi capire che dovrei farmi meno pippe mentali e più pippe manuali, migliorando in maniera sensibile la mia percezione nei confronti del mondo) come quello sotto riportato. Detto in due parole: fa caldo, svacchiamoci. E così, se il passato non passa, il presente non presa e il futuro non futa (questo, almeno, è quello che dice lei quando parla di noi), meglio rifugiarsi con la mente in un'epoca in cui le uniche vere preoccupazioni erano svegliarsi in tempo per vedere i cartoni animati su Rai2 e, dopo la scuola, tornare a casa in tempo per vedere i cartoni animanti su Canale5. Così può capitare di svegliarsi al mattino (allietato dai suoni dei trapani e dei martelli degli operai dei due cantieri due che ti ritrovi nel cortile nel palazzo, causa ristrutturazione di un appartamento e nascita del nuovo fighissimo ultramoderno ascensore esterno), accendere il pc e la prima sigaretta della giornata per calmare i nervi, ritrovare blog di cui sinceramente avevi sentito la mancanza e scoprire una piccola meraviglia di cui non eri a conoscenza. E magari incazzartici pure, con la piccola meraviglia in questione. Perchè non capisci perchè i bambini americani d'oggi (su cui volentieri scatarreresti su, un po' come faceva Manuel Agnelli ai tempi con i gggiovani) debbano godersi Feist che, in pieno impeto autoironico, riprende la sua 1234 (un inno per gli indierockers di tutto il mondo, e ormai lo sa pure David Letterman) e la trasforma in questa cosa meravigliosa, mentre tu da piccolo eri costretto a sorbirti repliche infinite di Heidi e puntate zuccherose de L'Albero Azzurro - forse il format più odioso di ogni tempo e luogo. E, magari, nel profondo di te, pensi di risultare ridicolo ad amare così incondizionatamente infantile, e per un momento sei anche tentato di metterla da parte e non pensarci più. Poi ti ricordi, come un'immagine sfuocata spuntata fuori da chissà dove, di quel bambino di sei anni la cui unica vera preoccupazione era riuscire a vedere ogni Natale in santa pace un certo film. E poi ti ricordi che quello stesso bambino, diventato adolescente, comprò dopo mesi di estenuanti ascolti e ricerche un certo libro sulla stessa persona che aveva recitato la parte principale di quello stesso film. E allora capisci che tutto torna. E non invidi più i bambini americani, che quasi certamente neanche sanno chi sia Feist, ma ti godi ogni singolo istante di quel video e sorridi come un ebete di fronte allo schermo, lo stesso identico sorriso che avevi a sei anni quando iniziavano le storie di Pelle Ossa o le prime note della sigla del Conte Dacula.  [...]



you are (not) free

Mon, 14 Jul 2008 00:03:00 +0200

per un notevole rientro in grande stile. scrivo da un buco depressivo di cui non ho ancora quantificato l'esatta profondità. detto in parole povere, sono ritornato nella buca. ma questa volta, invece di rintarmici di mia spontanea volontà, ci sono caduto per caso. la caduta è stata dolorosa e devo essermi certamente rotto qualche osso. cose che capitano, ma a cui non sei mai preparato. rileggere, rileggersi, ha sempre un effetto devastante. non sai mai cosa potrebbe capitarti appena girata una pagina o, nel mio caso, aperto una pagina internet. la filologia emotiva è fondamentale per capire chi si era e cosa si è diventati, ma può diventare un'arma a doppio taglio se non si sa come maneggiarla. esattamente come nel mio caso. una frase di cui ci eravamo dimenticati la forza, un evento che abbiamo tentato di cancellare dalla nostra memoria con tutta la nostra forza. certe cose non muoiono mai. sono parte di noi, che lo si voglia o no. ci hanno creato, ci hanno fatto crescere e, probabilmente, diventare persone migliori. allora, perchè ritrovarle, rivederle dopo tanto tempo, dopo un'eternità che ha portato a cambiamenti mostruosi nella tua esistenza, fa ancora così male? perchè il dolore lancinante al petto non è diminuto ma, bensì, solo aumentato? perchè le lacrime continuano a scendere, nonostante le ore spese a cercare di ripartire da zero? "continuerai a correre ancora per molto?", mi chiedo. "fuggirai ancora, scivolerai per terra come un ragno, sapendo che tutto quello da cui tenti di fuggire sarà sempre un passo avanti davanti a te e ti aspetterà dietro il prossimo angolo che svolterai, pronto a colpirti ancora più forte?". non lo so, davvero non lo so. forse è per questo che mi sono rifugiato di nuovo nella buca. la buca è il vuoto, l'assenza di tempo, il nulla che si fa reale, l'oscurità che assume i contorni della luce. è un posto dove il sole non arriva, dove l'unica luce è quella rossastra delle sigarette che accendo una dopo l'altra, un posto che il mondo esterno non può trovare, perchè la buca è dentro di me, è un rifugio che ho scavato dentro la mia anima per poter trovare la quiete mentre fuori imperversa la tempesta. la mia unica, debole, protezione contro l'esterno, il freddo rifugio per giorni ancora più freddi. sono un codardo, uno schifoso codardo. perchè non ho il coraggio di guardare verso la flebile luce che viene dall'alto e tendere le mie mani verso il bordo. è lo sforzo del scavalcare il bordo che mi spaventa. quello sforzo e tutto ciò che esso comporterebbe. capire una volta per tutte che i miei fantasmi non se ne andranno sinché non sarò io stesso ad affrontarli, che devo accettare che non basta un trasferimento o un cambio di indirizzo per eliminare del tutto i propri problemi, che essi sono cresciuti come gramigna dentro di me, pungendomi ed urticandomi gli organi, e che forse non me ne libererò mai del tutto, che dovrò sanguinare, che dovrò soffrire per estirparli sino alla radice. capire finalmente che in tre anni la graminia è sempre la stessa, che nulla è cambiato se non la mia percezione di fronte ad essa, che è sempre meno speranzosa. capire che certe cose dentro di te non muoiono mai, nonostante i tuoi sforzi titanici, nonostante le giornate riempite quasi a forza per cercare di non pensarci, che le "nuove vite" non esistono se non nei film per errori di sceneggiatura, che sinché tu sarai lo stesso non potrai mai pretendere che il mondo intorno cambi. l'uomo maledetto diventerà sempre un lupo mannaro di fronte ad una luna piena, e, nonostante[...]



any minute now

Fri, 11 Jul 2008 03:04:00 +0200


L'orario è improponibile, devo ancora modificare un sacco di cose, pianificare un ritorno come si deve, sono ridotto ad un mucchio sonante di ossa, ma da qualche parte devo scriverlo: i Soulwax sono la cosa più figa che mi sia capitato di vedere dal vivo. Forse è l'entusiasmo del momento che parla ma chissenefrega. Un gruppo che riesce a far ballare - ballare davvero, mica tenere il tempo con il piedino ed annuire con la testa - anche me (io, che sono il ventenne più vecchio del mondo, e pure nerd, quindi dalle movenze inevitabilmente limitate), merita ogni rispetto e devozione possibili. Poi, ovviamente, questa scelta si è trasformata in un massacro (fai tanto il figo, ma se passi tutto il tuo tempo libero a leggere e a fumare una sigaretta dopo l'altra non è che puoi pretendere di trasformarti in un raver provetto, soprattutto se sei in prima fila e devi proteggere la tua amica dagli assalti della folla in delirio dietro di te), ma, come ho detto sopra, chissenenfrega. Per oltre un'ora mi sono sentito gggiovane e tamarro, e questo vale bene una schiena martoriata, qualche nerone sparso e una craniata da antologia. Abbasso le chitarre, viva i sintetizzatori!

 




nel caso foste ancora interessati...

Fri, 12 Oct 2007 15:35:00 +0200



... signore e signori, si continua qui.






vessel for a minor malady

Fri, 28 Sep 2007 19:01:00 +0200


E' abbastanza ovvio che
iniziative del genere abbiano la stessa utilità pratica della costruzione di un pupazzo di neve nel bel mezzo del deserto, e il cinico che riposa all'interno del mio cervello mi sta maledicendo con ogni possibile insulto da lui conosciuto (e, sant'iddio, ne conosce parecchi). Ma noi blogger, bene o male, siamo una comunità. E, come ha giustamento ricordato Valentina (tramite Dave), se le autorità non fanno nulla (e, con ogni probabilità, nulla faranno), siamo noi i primi che dobbiamo agire nel nostro piccolo: un paese è stato privato del suo principale mezzo di libera espressione, ossia la connessione ad internet, e noi, che viviamo in quello che è definito "mondo civile" e che abbiamo fatto di quello stesso mezzo uno dei nostri mezzi di espressione, non possiamo rimanere con le mani in mano. Meglio un segno, per quanto inutile, che l'indifferenza totale. Un post rosso, un piccolo segno di protesta.

There’s no cure, so why should I care?
You have fled into this blackness,
In this sling I must contain.

You use your force
to comfort my trembling hands
and fold them aside.







sparks (il post che arrivò un mese dopo)

Sat, 01 Sep 2007 20:20:00 +0200

strani giorni, questi. quando il caldo ti avvolge senza mai toccarti veramente e ti ritrovi a vivere in un limbo in cui sonno, dormiveglia e l'agire quotidiano si mescolano in una nebbia di non ben definite origini e proporzioni. così, giorno e notte si ritrovano inevitabilmente invertiti, con l'unico risultato di riuscire non capire più nulla. i tuoi genitori, i tuoi parenti&amici e chiunque ti conosca anche solo un minimo fanno risalire questa tua confusione esistenziale - accentuata pericolosamente dal caldo e dall'uso smodato e folle dei condizionatori in certi locali, roba da ipotermia immediata - alla tua insana (cit.) abitudine di passare intere nottate a leggere libri o a guardare film, passione che ti costringe ad andare a letto all'alba e ti lascia intontito e confuso (ma non felice) per il resto della giornata. questo giusto per non dire dei lamenti dello zio gaio che si copre gli occhi e scuote disperato la testa ogni volta che ti vede piombare nel suo negozio di abbigliamento per salutarlo, visto che hai lo stesso aspetto salutare, lo stesso colorito e probabilmente lo stesso vestiario di uno zombie appena riesumato dall'obitorio (non da un cimitero, perchè il terriccio sui vestiti pare out da tempo immemorabile). tutto questo mentre gli Abba canticchiano allegri in sottofondo.strani giorni, in effetti. pomeriggi interi passati sul divano in stato semicomatoso a cercare un modo per reagire, con l'unico risultato di aspettare la sera e inserire l'ennesima volta Donnie Darko nel lettore dvd e canticchiarti l'intera colonna sonora prima di addormentarti. l'unica soluzione sarebbe quella di reagire e tentare di fare qualcosa (qualsiasi cosa), ma le forze vengono inevitabilmente a mancare. colpa, forse, delle giornate diventate sconvolgentemente vuote, ora che non sono più scandite dagli obblighi scolastici. ah, obblighi scolastici. come suona distante e quasi assurda espressione, ora vivi con la certezza di essere ufficialmente diplomato (e come, oltretutto: 63 meritatissimi punti, il giusto riconoscimento per la tua saltuaria presenza scolastica e per l'impegno profuso durante l'anno, che rasentava il menefreghismo più totale. per molti sei l'ennesima riprova del fallimento del sistema scolastico italiano, per altri quel voto è "una vera delusione, per un ragazzo dalle così alte potenzialità", per te è la conferma burocratica della tua libertà riacquisita, e tanto ti basta per farlo valere quanto un centoetlode), mentre l'università è ancora un distante miraggio, anche se ancora per poco. ti verrebbe quasi da sorridere di gioia, ma l'afa imperante conferisce uno sforzo titanico al movimento di ogni muscolo, quindi rimani inebetito e disteso sul letto, limitandoti a fissare il soffitto.giorni vuoti, dopotutto. in cui riscopri a sorpresa la bellezza "da togliere il fiato" di un album come Ocean Songs dei Dirty Three. un album che rievoca il mare in tutta la sua struggente bellezza: il mare impetuoso ed umano delle poesie di Baudelaire, il mare della libertà de I 400 Colpi di Truffaut. il mare d'inverno, per dirla con Ruggeri. non quello estivo, affollato, accaldato e rumoroso che tanto piace a tutti. sì, è la solita ed inutile critica da parte di chi al mare d'estate fa di tutto per non andarci, ma abbiate pietà: la parola ed Ocean Songs sono le uniche due armi rimastemi per combattere le occhiate piene di disgusto di chi mi vede ancora non abbronzato e trasparente (quindi un po' chiunque, in questo periodo) e tenta con ogni mezzo di farmi amare quell'orgia rumorosa che è la spiaggia durante i mesi estivi. sarà che so[...]



burn it to the ground

Sat, 07 Jul 2007 17:08:00 +0200



Forse capisci che qualcosa è davvero finito per sempre quando, per festeggiare degnamente la fine degli orali di tutti la compagnia e la liberazione definitiva dopo 5 anni di inferno umano e scolastico, stamani, dopo la fine dell'ultimo orale della giornata, tu e alcuni compagni siete saliti su una collina abbastanza solitaria e, scaricate per terra tutte le fotocopie di latino che avevate ricevuto durante l'anno, avete dato loro allegramente fuoco ed insultato altrettanto allegramente (con epiteti che qui non è consigliabile né possibile riportare) gli autori che in quel momento stavano ad arrostire al calore del tuo accendino. Si potrebbero dire tante, ma vedere bruciare le versioni di Seneca e Lucrezio sulle quali ti sei fatto il mazzo tutto l'anno è apotropaico come poche altre cose a questo mondo (soprattutto quando, nel mentre, ti viene spontaneo citare mentalmente pezzi a memoria di quell'immane figata che risponde al nome di Satyricon, di quel vero geniaccio di Petronio). Sono questi i momenti in cui capisci come deve essersi sentito Nerone, mentre dal balcone del suo palazzo vedeva l'Urbe bruciare e tentava (peraltro maldestramente, avendo il talento e le capacità tecniche di un armadillo) di cantarne la bellezza insita nella  sua distruzione con la sua cetra. Solo che lui era un colgione di razza rinomatissima, e ci teneva a far sapere di essere lui l'artefice di tutto. Tu almeno ti limiti ad accendere l'ennesima Malboro e a sederti, per poter godere dello spettacolo che hai di fronte agli occhi con i tuoi compagni piromani, mentre i passanti casuali vi guardano storto (magari chiedendosi perchè ai loro tempi non sono stati anche loro tanto furbi da fare una cosa del genere, e mangiandosi di conseguenza le mani per la rabbia) e Under The Milky Way dei Church risuona prepotentemente nell'aria, facendosi strada a forza fra lo stormire degli uccelli, grazie alle casse ultrapotenti della macchina della tua amica. Poi ti accasci al suolo, sentendo il calore dell'asfalto che oltrepassa la tua camicia e ti scalda dolcemente la pelle, e pensi che ora puoi finalmente dire di aver trovato un buon utilizzo pratico a tutto quel mare di carte che durante il corso dell'anno scolastico ti ha costretto a camminare piegato in due sotto il suo peso, senza peraltro lasciarti nulla in testa se non un mare di nozioni e precetti morali con i quali ti trovi in profondo disaccordo e ai quali abbinerai sempre le prediche della tua profe, che ti avvisava che "Un giorno apprezzerai tutto questo, Alessio". Forse è vero, e un giorno rimpiangerò quello che ho fatto in un mattino di un luglio decisamente troppo freddo, nel quale mi liberavo per la prima volta da un peso sul petto durato cinque anni, magari cercando disperatamente di ritrovare traccia delle frasi celebri e salutari e dei precetti morali di Seneca nella mia mente, inutilmente.
Ma quel giorno non è certo oggi.





coyote (delirante miscellanea pre-esame)

Sat, 16 Jun 2007 19:38:00 +0200

Ooops, che gaffe. Sono il corvo. Non un corvo... il corvo. Questa è una delle cose strane del sogno... è un posto del tipo un-corvo-alla-volta. Non sono sempre stato corvo. Ma la gente cambia. Ho potuto scegliere e, gesù, è molto più di quanto capita a gran parte della gente. Guarda. Vedi quella montagna? Be', a metà salita c'è una piccola caverna, e quando non sono qui, è là che mi ritiro con la mia signora, Eve. Sono il suo corvo. Ma sono anche il corvo del capo... è lui che mi ha permesso di stare qui. E non è un capo cattivo, tutto sommato. Una volta ho chiesto a Eve cos'è successo agli altri corvi del sogno negli anni. Io sono il primo. Uh-uh. Non da molto. Non credo avrò mai una risposta franca da lei. No, davvero. Non sopporterei di morire ancora, sai? Non lo sopporterei. Vorrei che qualcuno me lo dicesse.Curioso come il passato ritorni sempre a tormentarci, e sempre nei momenti meno opportuni. Questo, almeno, è quello che ho pensato ieri pomeriggio, dopo aver appreso quanto successo a Mestre. Manco a dirlo, il pensiero è volato ai Pearl Jam. A loro e a quella tragedia (dire "fattaccio", quando ci sono in mezzo delle vite umane, è quasi un insulto) che sette anni fa li portò sull'orlo dello scioglimento definitivo. Fatto curioso, questo. Curioso perchè sembra davvero che la sfortuna li perseguiti, anche dopo tanto tempo. Come se quell'incidente (perchè tale fu, dovuto all'inadeguatezza delle misure di sicurezza) fosse una colpa che ancora deve essere scontata sino in fondo. E questo nonostante la toccante testimonianza di Love Boat Captain, che, comunque, alla fine dimostra come dei propri fantasmi non ci si liberi mai per davvero.Ora vado a casa e mi taglio le vene. Basta, ho deciso. Tanto so come si fa, sono un esperto. Lo dicevano anche ne La Sposa Turca: “La vena va tagliata di lungo, mai di traverso”. Ed è esattamente ciò che farò io: andrò a casa, recupererò quel pezzo di vetro che ho messo da parte per quest’occasione, mi chiuderò in bagno, mi siederò nella vasca vuota, tirerò su la manica della camicia, e comincerò lentamente a tagliarmi, dal polso sino all’avambraccio, lasciando scendere lentamente il sangue e godendomi la sensazione del corpo che diventa sempre più freddo ed insensibile agli stimoli esterni, sino ad esalare il mio ultimo respiro. Così almeno la faccio finita una volta per tutte. Il fatto che quanto appena scritto sopra sia il mio leitmotiv da almeno una quindicina di giorni buoni, penso possa far capire quanto ci se la spassi alla grande da queste parti e soprattutto in questo periodo. Ma immagino sia quasi fisiologico avere pensieri del genere, almeno quando si è in attesa di un Esame Di Stato (scritto maiuscolo, più per noblesse oblige che per altro). Di scuola superiore, atto alla consecuzione di un Diploma Di Maturità Classica (anche qui noblesse oblige, figuratevi se ma la tiro per aver scelto consapevolmente di passare cinque anni in un Inferno umano e culturale). Ovvio che poi la mia joie de vivre, che non è tutta scomposta, blu ed ignuda come invece la voleva Picasso, e di per sé già abbastanza scarsa, vada a farsi benedire. E, con essa, anche la voglia di rimediare alla mie, spesso gargantuesche, lacune in certe materie. Non ci riesco, è più forte di me. Soprattutto se ho la possibilità di dormire sino alle dieci, passare le mattinate ad ascoltare Hejira di Joni Mitchell in c[...]



666 di questi giorni (ossia: Cioni e il compleanno del proprietario di questo blog)

Mon, 04 Jun 2007 19:52:00 +0200

Mi rendo conto che dovrei essere io a rispondere ai vostri eventuali messaggi di auguri, ma c'è chi si è proposto di farlo al posto mio.Ed essendo lei una signora (anzi, LA signora), non potevo certo dirle di no...'A rigà, quanto siete garucci! Pure gli auguri me fate? Vabbeh che sò famosa assaje, ma nun dovevate farme pure er post apposta, dai! Nun zapete quanto m'avete fatto felisce! Che zorpresa! Che gioja! 'N tripudio d'emozzioni 'n ter core! Poi, vabbeh che sò n'a signora d'a certe età, ma nun dovevate mica mettere che fò disciannove anni! Sì che sò bbona come quanno ero 'na ragazzetta se nun de più... ma nun je crede nizzuno che je fo disciannove anni, rigà! Vabbeh, visto che siete tanto garucci ve fò 'na canzone, daje, su! Che 'sciavete quarche titolo? Como? A Cheis Ov Iu? 'A ci', nun m'a ricordo mica quella! A Rivo'? Ennò, daje! Bigghe Yellowe Tasse? Ma rigà, nun chiedeteme tutte quelle che nun me ricordo, che je fò brutta figura proprio er giorno der mio compleanno! Aspé, aspé, sciò io n'a canzone che me ricordo e che conosce pure avvoi: l'è 'n pezzo d'avanguardia e de denuscia sociale, ma voi siete gente corta e raffinata (come 'a Cioni vostra, der resto) e sicuramente 'a conoscete. Pronti, rigà? Un, due e...Sò stà a valicare 'a frontieraMe sò sbusciata er ginocchioE spaccata'a panscieraPoi tu me se venuto a chiamàM'hai dette ch'ero tua sortantoAbbello, ora sò che mai fregatoVolevi 'na tipa che te sporverasseEr casino che s'chai in ca'tuaMa bello, io nun ce stò piùpagame o con un pugno te butto giù!Bigghe Whille stà a girà 'a fantasia miaA ci', nun buttà qu'ombra su di meSò già stata'bbere er tuo dolorreMò devo pure trasformà er whiski in t'a pioggiaE lavarleno viaLavarleno viaLavarleno via'Nnamo, ci'!Sò stata inginocchiataMa tu sei n'infameInfame da morìChe m'ai portato dentro affàSe poi devo spolverà?Togliete d'a croce c'ha devo lucidà!Che fai? Mò t'a stai a tirà, tuMa nun c'hai manco du' euri, tuDisci che sei 'n riccone, tuMa come credi che te posso stà a crede'Se nun me paghi i contributi d'an mese?Bigghe Whille stà a girà 'a fantasia miaA ci', nun buttà qu'ombra su di meSò già stata'bbere er tuo dolorreMò devo pure trasformà er whiski in t'a pioggiaE lavarleno viaLavarleno viaLavar... vabbeh, ce semo capiti, no?'Nnamo ci'!E damme sette!E damme sesso!E damme cinquo!E damme quattro!E damme en terzo!'A ci', ma n'a lavatrice nun ce l'hai?!Nun sò mica 'naC.O.L.F.Nun t'o scordà!C.O.L.F.Nun t'o scordà!C.O.L.F.Nun t'o scordà!Tesò, nun c'ho bisogno de tu' sordiQuando nun riesci manco a lavarte n'a camicia!Bigghe Whille stà a girà 'a fantasia miaA ci', nun buttà qu'ombra su di meSò già stata'bbere er tuo dolorreMò devo pure trasformà er whiski in t'a pioggiaE lavarleno viaLavarleno viaLavarleno viaLavarleno via...Annamo, ci'![...]



Marinetti mi fa una pippa, a me.

Tue, 29 May 2007 19:33:00 +0200

...credo non ci sia bisogno di aggiungere altro.Tanto per riprendere il discorso del post precedente: il mio odio nei confronti degli ottimisti è ulteriormente aumentato. Non riesco a credere che esistano esseri umani a tal punto privi di raziocinio e così gioisamente fieri di esserlo. Siano sempre dannati la loro gioia di vivere e la loro incrollabile fiducia nel futuro. A fronte di cotali minacce per la società tutta, e col preciso intento di evitare che il mondo diventi davvero quella landa incredibilmente felice e gioiosa che cotali orridi esseri tanto profetizzano, ho deciso di farmi carico del pensiero e della voce di tutti i pessimisti, disfattisti, asociali e para-nichilisti di questo mondo, e di stillare la lista degli 11 comandamenti che ogni perfetto pessimista deve rispettare, in modo da poter finalmente debellare alla radice quell'orrido virus chiamato ottimismo. Eventuali aggiunte o modifiche ad hoc saranno ben accettate.Ora andate, miei prodi, e fate conoscere il Verbo agli ignavi!!(Sì, un manifesto sarebbe stato indubbiamente più figo, ma non ho davvero così tanto tempo da perdere.Per chi mi avete preso, per un Filippo Tommaso Marinetti qualsiasi?!)Gli 11 Comandamenti per ipessimisti, disfattisti, asociali e para-nichilistidi tutto il mondo.Documento atto alla cancellazione dell'ottimismoin ogni sua formadalla faccia del pianeta.#1. E' tutto una merda.Anche durante i "momenti più belli della vostra vita" e, soprattutto, durante le vacanza natalizie.#2. Siamo disfattisti e ce ne vantiamo.Quindi non venite a romperci i coglioni.#3. E' inutile fare sogni riguardo a "quella splendida vita che non avrò mai".Se sapete già in partenza che non riuscirete ad avere mai quella splendida vita che tanto desiderate, per quale cazzo di motivo vi state ancora facendo delle seghe mentali al riguardo? Siete scemi, per caso?#4. Dannate siano la gioia di vivere e l'incrollabile fiducia nel futuro.Perchè servono solo a prendere cantonate nei denti ancora più dolorose.#5. Pearls Before Swine è il fumetto definitivo.E Rat è il nostro profeta a fumetti.#6. Egli (vedi foto) è il male personificato. E, come tale, deve essere DISTRUTTO.#7. Essere asociali è figo.E vantarsene via internet con altri asociali come te lo è ancora di più.#8. La vita sul web è decisamente migliore di quella reale.Non foss'altro perchè su internet esistono gli avatar che si possono cambiare, mentre nella vita reale si è costretti a sopportare un'orribile faccia per la quale non si è mai fatto richiesta.#9. Le amicizie si coltivano raramente.Esse infatti sono come le piante: ci vuole fatica, impegno, e dopo un po' ci si rompe i coglioni e si lasciano al loro tristo destino di morte et abbandono.10. La musica deprimente è la migliore.Triste è bello, depresso è figo, disperato è anche meglio.#11. Il trash è la forma di bellezza per eccellenza.(TORI, WE LOVE YOU!!)E gli anni '80 sono stati il periodo più fico di sempre.Assioma finale:Ogni cosa a 'sto mondo è una gran rottura di coglioni. Sì, anche questa lista.[...]



playing cards with Judas

Thu, 24 May 2007 21:23:00 +0200

Ed è un po’ così che vanno le cose, e tu lo sai per esperienza. Anzi, lo sai ancora prima che tutto cominci, e pensi che, sì, insomma, se parti già col vantaggio di sapere lo svolgimento ed il finale della storia, tutto alla fine ti risulterà più facile e meno traumatico. Ci credi in quello che fai, hai faticato per ottenerlo e sei arrivato al punto di essere in vantaggio rispetto agli altri – cosa mai potresti chiedere di più? Così cammini per la strada, sicuro di te stesso e, soprattutto, di quello che ti troverai davanti. Talmente sicuro che, ad un certo punto, inizi a correre, in maniera talmente incosciente da chiudere gli occhi e goderti il vento che cerca inutilmente di frenare la tua corsa e scompiglia vestiti e capelli. Sai che nulla potrà fermarti, perché tu sai già perfettamente che cosa accadrà. E allora corri quanto più veloce ti è possibile, superando passanti che cercano inutilmente di arrestare la tua corsa inarrestabile, urlandoti dietro cose che tu non ti curi neanche di prendere in considerazione, perché sai che tu sei l’uomo della situazione, che tu sei il padrone del gioco, che questa è la tua mano fortunata e che, in quel preciso istante, sei il ritratto dell’uomo che tutti vorrebbe essere ma che nessuno ha le palle di diventare. Tutto questo dura sino a che non vai a sbattere contro l’unico muro di cui non avevi preventivato l’esistenza, prendi una botta spaventosa contro di esso, ti rompi il naso, riempiendo di sangue la camicia nuova che avevi comprato per l’occasione e il tuo paio di pantaloni preferiti, caddi violentemente a terra, sbatti con altrettanta violenza la testa, perdi i sensi, ti risvegli dopo due settimane sporco di sangue e nel mezzo della notte più buia che tu ti sia mai trovato ad affrontare. E capisci che c’è un motivo per cui nessuno è realmente l’uomo che vorrebbe essere.Sì, è vero, magari un po’ di ottimismo non guasterebbe, ma non ci riesco. Credetemi, ci ho provato in tutti i modi, ma non riesco ad essere ottimista, neanche nella più banale delle occasioni. Neanche quando so con certezza che le cose andranno per il verso giusto. Ci ho provato, in queste due settimane, a conoscere qualche ottimista, a frequentarlo, a vedere se riuscivo anch’io a farmi infettare dalla sua rivoltante gioia di vivere e dalla sua insostenibile fiducia nel futuro – ma credo che il considerare l’ottimismo come una malattia virale e come disgustosi e insostenibili i suoi effetti mi abbia impedito di capirne del tutto il senso. Anzi, la totale mancanza di senno. Perché se c’è una cosa che caratterizza gli ottimisti è la loro totale mancanza di razionalità. E non sto parlando di accese discussioni e discernimenti sulla Critica Alla Ragion Pura di Kant, ma del minimo buon senso che permette di vedere le cose nella giusta prospettiva. Non ci si può emozionare per la minima cosa, piangere per il minimo sussulto o gioire per la più insulsa delle buone nuove, perché vuol dire perdere il senso della prospettiva, la capacità di poter davvero godere appieno delle cose quando esse si presentano sulla nostra strada. Certo, io sono l’esatto opposto, e neanche questo è poi il migliore dei comportamenti possibili (ma esiste davvero una linea di pensiero e di comportamento capace di adattarsi a qualsiasi situazione senza perdere n[...]



(disintegration)

Thu, 17 May 2007 20:06:00 +0200





There's a taste in my mouth, as desperation takes hold,
just that something so good just can't function no more.