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Preview: Velvet Goldmine

Velvet Goldmine



Dove le parole finiscono, inizia la musica. (Heinrich Heine)



Published: Fri, 07 Oct 2016 04:47:51 +0200

Last Build Date: Fri, 07 Oct 2016 04:47:51 +0200

 



*** IMPORTANTE - QUESTO BLOG SI E' TRASFERITO ***

Mon, 06 Oct 2014 09:06:00 +0200

 

Esattamente.

Nuovo look, nuovo dominio e nuovo link:

 

Seguite tutti VELVETGOLDZINE

 

(Hank)

 




Cambiamenti in corso / Comunicazioni di servizio

Tue, 19 Aug 2014 12:34:00 +0200

(image) Dopo tanto tempo ho deciso di spostare il mio blog da Iobloggo a Wordpress.


A breve nuovi articoli, nuove recensioni e nuovi consigli musicali saranno pubblicati su un nuovo indirizzo!


 

 

 

 

 



A presto.
Hank




Blonde Redhead - No More Honey (from new album "Barragán", 2014)

Thu, 12 Jun 2014 11:36:00 +0200


width="545" height="300" frameborder="0" allowfullscreen="" src="//www.youtube.com/embed/NS8FLOMgSlk">


Blonde Redhead - No More Honey

Il nuovo album uscirà ufficialmente il 2 settembre via Kobalt. Si intitola Barragán e “No More Honey” è il primo singolo estratto.


Buon ascolto!




Recensione Jamie Saft , Bobby Previte, Steve Swallow - The New Standard

Tue, 03 Jun 2014 12:10:00 +0200


Recensione Jamie Saft , Bobby Previte, Steve Swallow – The New Standard (Rarenoise Records, 2014)

(image) Prima di sentire Jamie Saft in svariati progetti qui su Rarenoise Records (Plymouth, Metallic Taste of Blood, Slobber Pup), me lo ricordo assai bene in “Trouble – The Jamie Saft Trio Plays Bob Dylan” pubblicato dalla Tzadik. Anche in quel disco Saft si divideva tra piano e organo ma questa volta non si tratta di un tributo jazz.

'The New Standard' può essere l'inizio di standard jazz nuovi di zecca, non più virati verso la sperimentazione, ma intesi nel modo più classico possibile. Al suo fianco troviamo due mostri sacri come Bobby Previte (batteria) e Steve Swallow (basso elettrico) che non hanno bisogno di presentazioni e che riescono splendidamente a sfornare una ritmica davvero notevole.

Veniamo quindi alle dieci tracce contenute in questo nuovo progetto: 'Clarissa' è semplicemente jazz con un ritmo davvero deciso, 'Minor Soul' con tutto il suo bel solo di Swallow va avanti che è una bellezza, mentre 'Step Lively' vira sul blues con i tamburi di Previte. La 'title track' melodica e soft è preceduta da ' Clearing' che, con l'organo di Saft, ricorda tantissimo i  The Band; 'I See no leader' è pieno swing, 'Blue Shuffle' ritorna al blues ma con l'organo, mentre 'All Things to all people' riprende un po' il rock anni '70.

'The New Standard' è un bel disco, uno di quelli che dovrebbe uscire verso l'autunno per tenerci al riparo dal primo freddo, invece eccolo qui in pieno maggio con una chiusa malinconica come 'Surrender the chaise' a sottolineare il tutto.

Tracklist:

01. Clarissa
02. Minor Soul
03. Step Lively
04. Clearing
05. Trek
06. The New Standard
07. I See no Leader
08. Blue Shuffel
09. All things to all People
10. Surrender the Chaise

Facebook: www.facebook.com/thenewstandardalbum
Casa Discografica: www.rarenoiserecords.com

(Hank)

 




Recensione Sprained Cookies - Driefted on an Oaken Mirror

Tue, 03 Jun 2014 11:36:00 +0200


Recensione Sprained Cookies – Driefted on an Oaken Mirror (29 Records, 2014)


(image) 'Driefted on an Oaken Mirror' è il debutto sulla lunga distanza degli Sprained Cookies. Chi sono? Presto detto: Cecilia Frusciante alla voce e Corrado Maria De Santis alla chitarra. Il duo (anche se dal 2012 si vvalgono di Lorenzo Mancini e Simone Sifoni, rispettivamente al basse e alla batteria) ci porta verso la psichedelia, il blues e i mitici anni '60.

Sul cd non si hanno altre notizie: il librettino è old style, ovvero due paginette con informazioni che si possono reperire anche sul comunicato stampa. Scoprire poi che, oltre alla pagina facebook , il gruppo  (così come la casa discografica) abbia un MySpace mi fa tornare un po' indietro nel tempo.

Scuotendo la testa torno al disco. Sì, perché è la musica che ci interessa, sbaglio? Mi piace iniziare dalla fine, per cui citerò le due bonus track: si tratta di due cover dei The Brianjonestown Massacre ('Crushed' e 'Anemone') che non sono state pensate per stravolgere l'originale.

Il resto di 'Driefted on an Oaken Mirror' è abbastanza omogeneo, è un suono continuo e senza troppi stacchi, ma per fortuna non frena più di tanto l'ascolto; più che altro è l'assenza di una canzone traino ('Despicable' è quella che fa la voce grossa, ma non troppo) che penalizza l'album, e forse la loro personalità che è tenuta nascosta non aiuta il duo. Nemmeno il grandissimo David Bowie, qui in 'Chasm' sottoforma di citazione, può sollevare un album abbastanza piatto.

Ridurre la sostanza, mettendo meno carne al fuoco quindi, per un buon disco non è cosa semplice, vedremo se gli Sprained Cookies riusciranno a fare di meglio. A presto.

Tracklist:
01. Mental Room
02. Music Sick
03. The Best Weapon
04. The Best Weapon (Reprise)
05. Phycity
06. Orchids Pyre
07. Chasm
08. Two Strings
09. Despicable
10. Lonely are the Brave
11. Lisergic
12. Until Your Hands
13. U053 (That's me Dazzlin')

Bonus Tracks:
14. Crushed
15. Anemone

Sito Internet: www.sprainedcookies.com
Facebook: www.facebook.com/sprainedcookies
Casa Discografica: www.29rec.com



(Hank)




Pending Lips Festival 2014: 5 Giugno Cloud Nothings Live @ Carroponte

Sat, 31 May 2014 17:55:00 +0200


PENDING LIPS FESTIVAL 2014



(image) Giovedì 05 Giugno 2014
ore 21.00 - Carroponte - Via Granelli (Sesto S.G.)

INGRESSO GRATUITO

Dopo il successo delle serate del concorso destinato alle band emergenti al Maglio, il Pending Lips Festival indossa l'abito da sera per fare la sua seconda comparsa nella prestigiosa cornice del Carroponte, e lo fa portando una delle band più in vista del panorama internazionale: i Cloud Nothings.

CLOUD NOTHINGS (USA)
(Wichita/Cooperative)

La band indie rock di Cleveland arriva in Italia per tre date a giugno per presentare il nuovo attesissimo album Here And Nowhere Else, una delle quali sarà il Pending Lips Festival.
Dicono di loro...
"We’ve heard the album, btw, and it’s even better than 2012’s brilliant Attack on Memory, FACT*". The Guardian
Reduce dal trionfo dell’album del 2012 Attack On Memory, la band indie rock di Cleveland, guidata dal cantante Dylan Baldi, arriva in Italia a giugno per presentare il nuovo attesissimo album Here And Nowhere Else,in uscita il 1 aprile per Wichita/Cooperative ed anticipato dai singoli I’m Not A Part Of Me e dal nuovissimo (diffuso ieri) Psychic Trauma già acclamato dal The Guardian.
Here and nowhere else, il quarto album della band formata da Baldi (voce e chitarra), Jayson Gerycz (batteria) e TJ Duke's (basso), è composto da otto tracce, nate durante il lungo tour di Attack on memory (2012). 18 mesi in giro per il mondo in cui Baldi ha approfittato di ogni momento libero per scrivere i nuovi pezzi.
L’album è stato poi registrato negli studi Water Music a Hoboken, New Jersey, con il noto produttore John Congleton (già al lavoro Swans, Modest Mouse,David Byrne e mille altri gruppi) e poi mixato a Dallas. Il Risultato è un lavoro più omogeneo, rifinito, melodico ma graffiante e tesissimo in ogni dettaglio. Otto tracce di nervoso guitar rock, cosa sempre più rara, che catturano pian piano svelando inediti elementi ad ogni nuovo ascolto.

DONNIE LYBRA (ITA)
(Costello's)
I Donnie Lybra sono una delle band del roster Costello's che sta destando più interesse tra gli addetti ai lavori. Il loro sound è lo specchio delle tante influenze dei componenti, dalla new wave al post-rock, passando per l’emo anni ’90.

RUMOR (ITA)
(Costello's)
I Rumor sono la band vittoriosa del concorso Pending Lips di quest'anno. Giovanissimo power trio con più di cento date e già un tour in Irlanda alle spalle, portano il loro indie-rock dalla forte indole FM sul palco del Carroponte.


Link evento ufficiale: https://www.facebook.com/events/254241594762007




Recensione Dead Models - HCOL: High Cost of Living / High Cost of Loving

Fri, 30 May 2014 18:16:00 +0200


Recensione Dead Models – HCOL: High Cost of Living / High Cost of Loving (Autoproduzione Free Download, 2014)

(image) Dieci anni sono passati dall'uscita del loro demo omonimo, e se ben ricordo, successivamente, parteciparono ad Arezzo Wave e al Traffic Festival di Torino accanto a band molto importanti. Dieci anni dopo ascolto l'EP HCOL, sempre autoprodotto, e sono un po' sorpreso, perché mi sarei aspettato da questi ragazzi un album 'fatto e finito'.

I primissimi anni '90 sono tutti qui, ascoltando le cinque tracce dell’Ep si ha questa impressione: Pavement, Pixies e via discorrendo, ti possono venire facilmente in mente. I brani scorrono bene e non è affatto strano trovarsi a riascoltare nuovamente HCOL dall'inizio alla fine. Lasciando perdere i discorsi sulla presa diretta e sul lo-fi (quindi sulla registrazione), direi che il cantato è il punto debole dei Dead Models e bisogna lavorarci sopra.

Invece di raccontarvi le cinque tracce vi invito all'ascolto: questo EP è un nuovo punto di partenza che può, e deve, portare verso l'unica destinazione possibile, un full lenght. Quindi, per ora, lasciatevi trascinare e vedete un po' fino a dove vi possono portare.

Tracklist:

01. High Cost of Living, High Cost of Loving
02. One Eyed Girl
03. Don't Speak
04. Retro
05. In Luv

Facebook: www.facebook.com/deadmodels
Soundcloud: soundcloud.com/deadmodels
Bandcamp: deadmodelsmusic.bandcamp.com 

(Hank)




Recensione Thee Elephant - Thee Elephant

Wed, 23 Apr 2014 15:17:00 +0200


Recensione Thee Elephant – Thee Elephant (Ivory / Gas Vintage, 2014)

(image) Thee Elephant è un progetto di Dola J. Chaplin ma che è nato dall'incontro con Sante Rutigliano (Oh Petroleum), Simone Prudenzano (Oh Petroleum) e successivamente con Matteo Scannicchio (Operaja Criminale) che partecipa quando ne ha la possibilità e Milo Scaglioni (Jennifer Gentle, Roberto Dell'Era e Emma Tricca) tornato in Italia da qualche anno. Dopo le prime esibizioni live  sotto il nome del frontman si è deciso, anche per via della musica psych-rock prodotta, di cambiarlo  in Thee Elephant.

L'album omonimo viene raccolto da un registratore multitracce a nastro Studer degli anni 70, la musica ripercorre i sixty psichedelici rielaborandoli con cura e con molta attenzione ai dettagli, agli arrangiamenti e ai cori che sono fondamentali. Diciamo anche che è il momento giusto per uscire, visto il rumore intorno agli album di gruppi come i Temples, ma poco importa i ragazzi ci mettono davvero passione e lo capirete subito anche dall'iniziale 'In Love Again'.

Se dovessi scegliere un brano prenderei sicuramente 'Here for You' che tra voce e numeri chitarristici è davvero perfetto; voce che è importantissima in questo primo lavoro, così come i cori davvero e non mi stancherò di ripeterlo. La lenta 'I'm a Loser' vi farà ondeggiare sotto il palco, se avrete la fortuna di andarli a vedere dal vivo, mentre 'Hole in the Road' e That's Beyond the Pale' possono riuscire a scuotervi per bene.

Un disco ben riuscito che girerà sicuramente senza nessuna fatica tra i vostri lettori, dieci canzoni calde e graffianti, pronte per tutti gli amanti del genere ma non solo.

Tracklist:

01. In Love Again
02. The Fool
03. Orpheus
04. Hole in the Road
05. I'm a Loser
06. That's Beyond the Pale
07.  Go to Spain
08. Here for You
09. Home
10. Summerwind


Facebook: https://www.facebook.com/theeelephant

(Hank scritto per www.ondalternativa.it)




Recensione Tying Tiffany – Drop

Wed, 02 Apr 2014 18:03:00 +0200


Recensione Tying Tiffany – Drop (Trisol, 2014)


(image) E' curioso notare che la copertina del quinto album in studio non rappresenti la cantante in nessun modo, non viene più inserito nell'artwork un pezzo del suo corpo ma le idee che l'artista aveva per Drop, trasportate in un progetto grafico grazie a Annita Rivera aka Plastica. Questo è un messaggio semplice: non guardatemi più come ex suicide girls, sono una musicista, faccio elettronica e questo è il mio nuovo lavoro.

Dentro al mondo di 'Drop' c'è anche l'EP One, rilasciato in America nel 2013,  e dimostra un gran balzo verso l'elettronica e l'ambiente dark: On Place è una sospensione sintetica, 'One Second' è synthpop tra Ladytron e Death in Vegas, 'One Girl' un contrasto tra voce a base (forse la meno riuscita dell'EP). La leggera post-wave malinconica di 'Spin Around' sposta la scena, arriva la solitudine  di 'A Lone Boy' presa in prestito da Lali Puna & c. Seguita dal ritmo e dall'acid house 'Neon Paradise'.

'Deep Blue River' ha qualcosa di molto naturale, non inteso come semplicità ma come mondo (e qui si ritorna all'idea di fondo, all'artwork e così via) e il richiamo al circolo di Portished e affini è forte; 'Dissolve' chiude il cerchio senza discostarsi troppo, sistema le linee e l'assimetria generale di un lavoro che si può definire senza ombra di dubbio maturo.

Avendola vista dal vivo parecchie volte sono sicuro che il risultato on stage non vi deluderà, quindi andatevela a sentire.

Tracklist:

01. One Place
02. Spin Around
03. A lone boy
04. One Second
05. Neon Paradise
06. One Girl
07. Deep blue river
08. No way out
09. One end
10. Dissolve

Sito Internet: www.tyingtiffany.com
Facebook: www.facebook.com/tyingtiffanyofficial

(Hank scritto per www.ondalternativa.it)




Recensione The Go Find - Brand New Love @ Nerospinto

Thu, 20 Mar 2014 18:45:00 +0100


(image) Recensione The Go Find – Brand New Love (Morr Music, 2014)

'Miami' uscì nel lontanissimo 2004 e fù il primo album della band belga capitanata da  Dieter Sermeus: i The Go Find che arrivano ora dieci dopo l'esordio con un nuovo disco, il quarto tralasciando la compilation di cover uscita nel 2010, legato al mese d'uscita e al mood del disco da un sentimento molto forte, l'amore.

Perché parto dal debutto?


Scopritelo e continuate a leggere cliccando QUI o sulla cover dell'album.

http://www.nerospinto.it




Recensione Twiscapes e Free Nelson Mandoom Jazz

Fri, 07 Mar 2014 16:31:00 +0100

Recensione Colin Edwin / Lorenzo Feliciati – Twiscapes (Rarenoise Records, 2014) Il bassista Lorenzo Feliciati (Naked Truth e Berserk!) assieme al secondo bassista australiano Colin Edwin (Porcupine Tree) decidono di chiamarne un terzo, ovvero Bill Laswell che tiene anche la regia del missaggio. Questa sezione ritmica non è lasciata tutta sola ma con la tromba di Neils Petter Molvaer , il sax di Peter Jackson (ragazzi, parliamo di uno dei Van Der Graaf Generator) e le percussioni di Andi Pupato (Ronin) e Roberto Gualdi (Pfm ) si può ben iniziare con Twinscapes. La Rarenoise ha fatto un bigino delle proprie uscite, una specie di sunto di quello che vogliono produrre, in una release sola non per semplificare le cose ma per ribadire il loro lavoro. Transparent' - così come'Sparse' – viene sostenuta dalla tromba di Molvaer che aiuta sicuramente a costruire landscapes sonori; c'è l'elettronica che torna indietro nel tempo di 'Shaken', quella più fredda di 'Conspiracy' mentre 'i-Dea' è la più jazzata del gruppo . L'ovvietà è che il basso, assieme alla sezione ritmica, regge tutto quanto in modo strabiliante. Molte persone con tanta esperienza sfornano undici canzoni che toccano molti punti, forse troppi ma il risultato non dispiace affatto. Recensione Free Nelson Mandoom Jazz – Doubled Ep (Rarenoise Records, 2014) Eraldo Bernocchi (al missaggio) ha scoperto il gruppo scozzese dei Free Nelson Mandoom Jazz composto da Rebecca Sneddon al sax, Colin Steward al basso elettrico e Paul Archibald alla batteria. Come ci fa notare la press stampa, tralasciando i riferimenti citati, il trio si muove intorno ad atmosfere Doom e  Grindcore fino a toccare il Free Jazz, e questa loro uscita è la somma di due Ep per aprire la strada al vero e proprio album che vedrà la luce tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015. Doomjazz con notevoli cambi di tempo, una batteria capace di andare verso due estremi differenti, un sax che si inserisce magnificamente e omaggi dichiarati a Sonny Rollins e Ornette Coleman. Tralasciando la più “semplice” 'Nobody Fucking Posts to the UAE' e 'K54' ispirata/basata su un  tema di Domenico Scarlatti, le tracce consigliate per apprendere il loro meglio sono: “Where My Soul Can Be Free,” “The Mask of the Red Death” e l'ipnotica “Black Sabbath.” Aspetterò con ansia il full lenght perché questo doppio Ep è davvero convincente, tra le due uscite qui recensite questa è definitivamente la migliore e ve la consiglio. Speriamo di poterli vedere anche dal vivo. Casa Discografica: www.rarenoiserecords.com (Hank) width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="" src="//www.youtube.com/embed/mVcovhdmV7Y">  [...]



Recensione Alfabox - Alfabox

Fri, 07 Mar 2014 15:55:00 +0100


Recensione Alfabox – Alfabox (Matteite, 2014)


(image) “Oggi, dopo tre anni, siamo rinati. Abbiamo scritto delle nuove canzoni che ci piacciono, le abbiamo registrate e non vediamo l'ora di farle ascoltare”. Queste sono le parole degli Alfabox, band di Udine, che meglio possono rappresentare il loro stile e il loro album, registrato in presa diretta nello studio montano con Enrico Berto.

Si ricomincia da capo, perché dopo la produzione non felice (per innumerevoli motivi) di Pasta degli Amari, hanno scelto il primo produttore, quello dell'esordio. 'Ormai è troppo tardi' inizia bene con basso e batteria, portandosi dietro una sorta di grido rassegnato e senza speranza, dato il periodo; 'Miracolo italiano' è un rock lievemente electro, chitarre che si sentono e vince assolutamente nel dire “sarò un precario ma vivo a Milano è la nuova dimensione, sono il nuovo miracolo italiano”. 'Aspetta e spera' inizia con l'elettronica e poi via di sessione ritmica, coretto e un ritornello che è diretto e spontaneo, facilmente orecchiabile.

'La mia città' fa un salto indietro, negli anni '80, per quanto riguarda questo sound “disco” che viene unito all'identità rock degli Alfabox mentre 'Prima di Dormire' chiede aiuto alle tastiere per parlare di donne. 'Ghiaccioli' è uno dei momenti lirici più alti degli Alfabox, dove si mescolano Moltheni e gli Afterhours (anche il modo di cantare, a volte, ricorda uno dei due frontman), così come in 'Il morbido cecchino'.

Si va verso la fine del disco, trovando l'uno due composto da 'La nostra primavera araba' e 'La vacanza è vicina', la seconda decisamente migliore della prima (per inserimenti sonori) e sicuramente messa ad hoc per chiudere l'album. Gli Alfabox ne hanno passate tante per arrivare a questo terzo disco ma sono convinto che sotto sotto nascondano ancora altro e che bisogna aiutarli a tirarlo fuori.

Tracklist:

01. Ormai è troppo tardi.
02. Miracolo italiano.
03. Aspetta e spera.
04. La mia città.
05. Prima di dormire.
06. Ghiaccioli.
07. Il morbido cecchino.
08. La nostra primavera araba.
09. La vacanza è finita.

Sito Internet: www.alfabox.it
Casa Discografica: www.matteite.com

(Hank)


width="545" height="300" frameborder="0" allowfullscreen="" src="//www.youtube.com/embed/eu6kUZvpaOk">
 




Musica dopo vent'anni : Anno 1994

Thu, 20 Feb 2014 14:44:00 +0100

1994 – Vent'anni dopo in un continuo revival. “L’annata 1994 è stata generalmente caratterizzata da un clima eccezionalmente siccitoso e da alte temperature nei mesi di luglio ed agosto (www.consorziovalpolicella.it).” Ho chiesto a chi mi segue, su Facebook e su Tumblr, quanti anni avessero nel 1994: dal primo social solo nebbia, troppo pigri per rispondere a una domanda simile, mentre dal secondo abbiamo un numero significativo di risposte, tra messaggi privati e quelli diretti al post. I risultati? Eccoli (clicca sulla foto per vederli): Certo, i più piccoli difficilmente potranno ricordare qualcosa di allora; io avevo dodici anni e ho bene in mente il canale Videomusic, emittente nata nel 1984, che solo due anni dopo, ovvero nel 1996, venne sostituita da Tmc2. Si ascoltava molto la radio, direi tantissimo, anche perché non c'era mica internet per come lo conosciamo ora, e le audiocassette giravano parecchio, sia a scuola che nelle varie compagnie. Allora quali canzoni posso ricordare e riproporvi? Ho creato una playlist di canzoni, ispirandomi poi all'articolo uscito per Linkiesta dal titolo “Ommiodio, questa canzone ha già vent'anni?”. La mia non vuole essere la versione più cool o quella più di nicchia, ma chiaramente in articoli come quello le mancanze ci saranno sempre, volenti o nolenti. Anche in questo mio tentativo mancheranno tante cose, penso a Ben Harper con 'Welcome To The Cruel World' ma anche al debutto dei dEUS con 'Worst Case Scenario'. Tanti piangeranno per l'esclusione, sofferta, di canzoni dei Pearl Jam, che uscirono con 'Vitalogy', e di Elliott Smith, che pubblicò 'Roman Candle'; a qualcuno non andrà giu, invece, che non abbia inserito qualcosa del primo disco dei Dave Matthews Band, mentre altri avrebbero voluto sentire una canzone dei primissimi Weezer, ma son sicuro che non tutti si ricorderanno dei Noir Desire pre 'Le Vent Nous Portera', giusto? In Italia posso tranquillamente, e felicemente, non inserire 'T'appartengo' di Ambra così come 'E poi' di Giorgia, mi dispiace invece per 'I soliti Accordi' di Jannacci e il primo Cesare Basile con l'album 'La Pelle'. Potrei andare avanti all'infinito con l'elenco, così come potrei criticare quelli de Linkiesta per non essersi sforzati troppo, ma la stessa critica potrebbe essere girata, in modo assai simile, anche alla mia playlist. per cui li ringrazio solamente per avermi riportato un po' di revival anni '90; nel bene e nel male. Nel bene e nel male, sì, come il titolo della mia Playlist che potete ascoltarvi QUI o cliccando sul Play qui sotto. Buon ritorno nel 1994. Sì, sono già passati 20 anni. width="545" height="300" frameborder="0" allowfullscreen="" src="//www.youtube.com/embed/videoseries?list=PL6tXewwICPiYwOwPXSvDYnDIxXptsUKgR"> p.s.: rilassatevi e godetevi questo sano e sincero revival. Hank [...]



Live Report: Stephen Malkmus @ Tunnel Milano

Fri, 31 Jan 2014 12:06:00 +0100


(image) Stephen Malkmus & The Jicks

Giovedì 23 Gennaio 2014

Tunnel, Milano


 

Chi è Stephen Malkmus? Nulla di più semplice: è l’ex leader e cantante dei Pavement, uno dei gruppi più importanti della scena indie-rock lo-fi americana targata anni ’90. Ora torna tre anni dopo “Mirror Traffic” con il suo nuovo lavoro “Wig Out At Jagbags” pubblicato sempre dalla Domino Records.


Ora mettetevi comodi, cliccate QUI (o sulla foto) per leggere tutto il mio live report, pubblicato su Nerospinto Magazine.

Ricordatevi di mettere un like se vi è piaciuto e di andare alla pagina del magazine e faro lo stesso.


Hank.




Recensione The New Mendicants - Into the Lime

Fri, 31 Jan 2014 11:29:00 +0100

Recensione The New Mendicants - Into the Lime (one Little Indian, 2014) I The New Mendicants non sono una band sprovvista di gavetta e sono sicuro che se il loro nome non vi dice assolutamente nulla, i nomi dei creatori riempieranno questo vuoto: Joe Pernice (Pernice Brothers) e Norman Blake (Teenage Fanclub). I due musicisti, dopo un primissimo incontro a Londra nel 2000, si ritrovano a vivere entrambi nella stessa città e data la passione comune per la musica pop '60s iniziano a suonare assieme; così nasce il gruppo che, con l'inserimento finale del batterista Mike Belitsky (The Sadies), pubblica nel 2013 'Australia Ep'. Ora, più precisamente il 20 gennaio 2014 per la One Little Indian, è uscito il loro primo disco ufficiale 'Into the Lime' che ripesca tre canzoni presenti nell'Ep e ne aggiunge altre per un totale di dieci brani di una durata complessiva di una mezz'ora circa. Tanto sole e tanto pop nell'opener 'Sarasota' quanta tristezza nella tarda 'A Very Sorry Christmas': "I've hurt so many people along the way, some are dead and some they really hate me". 'Cruel Annette' è così Beatlesiana da poter far storcere il naso mentre 'Shouting Match' si fa grossa, anzi si fa sentire più rumorosa con le sue chitarre e riporta più verso i Teenage Fanclub che a Pernice. 'By The Time It Gets Dark' è una canzone splendida di Sandy Denny e questa loro cover è sul pezzo ma i due dovrebbero lasciarsi andare di più e non tenere la canzone con il freno a mano tirato. 'Lifelike Hair' è acida, psichedelica e il fuzz te lo senti davvero addosso, è uno dei brani che preferisco in assoluto di questo 'Into the lime'. Quante le coppie di musicisti che, una volta trovatesi assieme a suonare, non fanno nulla di buono, ma questa volta Blake e Pernice hanno buttato le basi per un buon proseguimento assieme. Perché no? Tracklist: 01. Sarasota 02. A Very Sorry Christmas 03. Cruel Annette 04. Follow You Down 05. Shouting Match 06. If Only You Know Her 07. High on the Skyline 08. By the Time it Gets Dark 09. Out of the Lime 10. Lifelike Hair Sito Internet: www.thenewmendicants.com Facebook: www.facebook.com/TheNewMendicants Casa Discografica: www.indian.co.uk (Hank scritto per www.ondalternativa.it) [...]



The best of 2013: I migliori album dell'anno (Italiani e Stranieri).

Fri, 03 Jan 2014 09:09:00 +0100


(image) Questo è il secondo anno che stilo questa mia non classifica; come nel 2012 non voglio assolutamente costruire un podio o mettere dei semplici numeri consecutivi prima del tal gruppo e del tizio che hanno fatto un grandissimo album. Assolutamente no. Voglio ancora una volta indicarvi una semplice lista da consultare, una lista per tutti i curiosi e per tutti coloro che, come il sottoscritto, vogliono spulciare per bene e farsi ispirare dal disco selezionato.



Quindi buona lettura, buona classifica e buona ricerca se non li avete ancora ascoltati!


Per leggere L'articolo completo cliccate QUI o sulla foto in alto a sinistra.







Haunter Records: Play Techno From Northern Italy, While On Our Way To Social Collapse

Fri, 29 Nov 2013 14:26:00 +0100


width="100%" scrolling="no" height="450" frameborder="no" src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/playlists/15002134&color=0092ff&auto_play=false&show_artwork=true">

Piccola etichetta.
Nuova etichetta.
Milano è la sua città d'origine.

Serve altro? Direi che per ora è meglio ascoltare questa uscita (in cassetta o mp3) e vedere se ci sarà futuro e verso dove,l'etichetta, deciderà di muoversi. Verso quali estremi.
Buon ascolto.

(Hank)




Recensione Olof Arnalds – The Matador Ep

Thu, 28 Nov 2013 13:05:00 +0100


Recensione Ólöf Arnalds – The Matador Ep (
Bandcamp, 2013)

(image) Dalla pagina Bandcamp dell'artista islandese ci arriva un regalo: un EP di quattro inediti completamente gratuito. Quindi un applauso per la parola 'gratuito' per cortesia.

In concomitanza al  tour, anche se non ci sarà nessuna data in Italia, viene consegnatoto alla rete questo 'The Matador EP': composto con la collaborazione di Skúli Sverrisson dovrebbe essere un chiaro omaggio alla casa discografica della Matador. Questa volta si accantona l'inglese per la lingua d'origine di Ólöf Arnalds, i brani sono acustici e utilizzano solo una chitarra classica e la voce, quindi si può ben affermare che le atmosfere di 'The Matador EP' sono simili a quelle di 'Við og við' del 2006 (pubblicato sempre per la One Little Indian).

Diciamo anche che questo è un folk di altri tempi, quando intricati accordi classici si mischiavano con voci celestiali, quindi non sarà un ascolto semplicissimo ma di certo merita eccome. 'Lát vaxa' è la più allegra-andante, mentre 'Hlið' risulta essere la più riflessiva, conclude a mo' di cantastorie 'Af stað' che con i suoi quasi quattro minuti è il pezzo più lungo.

Per i fan della prima ora ma anche per chi vuole riscoprire un'artista che vale, eccome se vale!

Tracklist:

01. Lát vaxa
02. Blóm     
03. Hlið     
04. Af stað

Sito Internet: www.olofarnalds.com
Facebook: www.facebook.com/OlofArnalds
Bandcamp: olofarnalds.bandcamp.com

(Hank scritto per www.ondalternativa.it)




Recensione His Clancyness - Vicious

Thu, 28 Nov 2013 12:53:00 +0100


Recensione His Clancyness – Vicious (Fat Cat Records, 2013)


(image) L'italo-canadese Jonathan Clancy lascia alle sue spalle gli A Classic Education e le fotografie di Danny Lyon, prende per mano il progetto His Clancyness iniziato con l'Ep (poi rivisitato e allungato) Always Mist del 2010  e lo arricchisce di raffinatezza ed energia. Il 7 Ottobre, quindi, esce il nuovo album Vicious per la FatCat Records e non si tratta di una scommessa ma di un ulteriore conferma delle capacità dell'artista felsineo canadese.

Vicious è nato a Detroit, registrato con Paul Pieretto, Jacopo Borazzo e assieme al produttore Chris Koltay (Liars, Atlas Sound, Akron/Family, Lotus Plaza e Dirtbombs), al suo interno si possono trovare diversi generi, mischiati tra di loro o nettamente visibili, legati forse da un filo rosso glam che parte dall'omonima canzone di Lou Reed? Può darsi.

'Safe Around The Edges' non è solo pop e inizia bene, 'Miss Out These Days' travolge con i suoi synth e con quelle sue chitarre dannatamente anni '90; 'Gold Digger' appena parte sai già che ti prenderà sotto braccio con quella sua ruffianeria benevola da alt-pop. 'Machines' è stupenda, qui si che si possono mischiare riferimenti e supposizioni ma è tutta farina di Jonathan; 'Avenue' ci riporta nel cantautorato polveroso, magari meno detroitiano ma più bolognese, mentre 'Zenith Diamonds' è tanto glam quanto punk oltre ad essere un chiaro omaggio agli Wire. 'Progress', con i suoi sei minuti e mezzo circa, chiude il disco nel modo più frizzante e ritmato possibile.

Eccoci ancora una volta davanti ad un grande disco che collega posti e generi differenti e che deve essere assolutamente inserito nella vostra collezione.

Tracklist:

01. Safe Around The Edges
02. Miss Out These Days
03. Gold Diggers
04. Hunting Men
05. Slash The Night
06. Run Wild
07. Machines
08. Avenue
09. Crystal Clear
10. Zenith Diamond
11. Castle Sand Ambient
12. Progress

Sito Internet: www.hisclancyness.com
Facebook: www.facebook.com/hisclancyness
Soundcloud: soundcloud.com/hisclancyness
Casa Discografica: www.fat-cat.co.uk

(Hank scritto per www.ondalternativa.it)