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IL RAMO RUBATO



... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...



Last Build Date: Tue, 09 Jan 2018 09:17:45 +0100

 



Nel buio della tua camera

Sat, 06 Jan 2018 19:42:23 +0100

"Mai ti ho visto, bambina mia. Se non nel buio della tua camera.

Io sono il principe delle ombre. Non mi si vede. Mi si puo' solo attraversare. E di me non resta nulla. Nemmeno il ricordo. Nemmeno un pensiero. Ma un giorno sentirai il mio odore tuonare nell'aria.  E crederai di avermi visto, da qualche parte. Ricorderai la follia più intima. Il buio ed il silenzio. Le nostre fughe. Il nostro universo fuori dall'universo. 

E allora il mondo ti sembrerà piccolo. E allora desidererai di nuovo scivolare attraverso di me. Di nuovo senza luce. Infinito è il mio abisso, ma tu lo dilati ancora di più.E allora desidererai di essere abbracciata a me, che pure non hai mai visto.

Scappa dalla tua vita- Rinuncia alla perfezione. Al tuo destino già scritto. Sono solo giorni e giorni del più assoluto nulla. Siamo stati concepiti, noi esseri infernali, per sfuggire alla sobrietà. Uccidi i buoni propositi. Abbatti ai templi che inneggiano al nulla di un futuro sempre uguale a se stesso. 

Siamo vivi nel fuoco. Nella distruzione. 
Noi siamo l'errore, lo sbaglio, la corruzione.

E se mi sentirai lontano, ancor di più allontanati. Dimenticami. Evitami. Sfuggimi. Io sono l'eco dell'urlo che imperava dentro di te. Io sono la malattia contagiosa.La degenerazione. L'incertezza. Il dubbio. Il valico da superare. La frontiera impervia. La scommessa sul nulla.

Sappi però che un giorno futuro ti riporterò nel mio regno, oscuro ed assassino. Porta qui, come se fossero nuovi, tutti i tuoi pudori. Ridammi le tue vergogne. Perchè quel giorno noi non ci saremo mai incontrati. Non ci siamo forse mai visti. Io forse appartengo solo ai tuoi incubi, e quel giorno li dipingerò nell'aria come fossero verità"




Scrivevo per viaggiare

Sat, 07 Oct 2017 19:48:08 +0100

 

(image)

Scrivevo per viaggiare. Viaggiavo per scrivere. Le terre che visitavo non avevano città, fiumi, strade o montagne. Erano luoghi perduti dell'anima. Soprattutto mi attraevano morbosamente gli inferni ancora inesplorati. Erano un invito aperto a mettermi in gioco.

Nelle pagine di questo blog conservo la traccia di quel percorso. Amavo mettere a nudo le mie emozioni più sincere attraverso i racconti che ho scritto, le corrispondenze che ho intrapreso, le fotografie che scattavo, i dialoghi della mia mente con altre menti.

Ascoltavo voci. Trovavo la mia voce. Scrivevo per scoprire e per scoprirmi.

Questo non è mai stato il luogo del piacere, o del dolore. Della depravazione degenere o della follia che urlava. E' sempre e solo stato il terreno della rivelazione che solo certa affinità sa dischiudere. Il Ramo Rubato. Lo spazio dell'intimità a due. Uno spazio segreto oltre all'esistenza quotidiana, che esclude il resto del mondo. Due ombre che si scrutano nell'ombra.

Mi sono sempre messo in gioco come se fosse la prima volta, ogni volta che scrivevo. Coltivavo ricordi. Li rivivevo attraverso la distorsione della memoria. Mi proiettavo nella dimensione della fantasia.  Sono stato specchio per mostrare. E attraverso il riflesso rivelatore dell'altrui intimità ho sempre guardato la mia immagine. 

Sarebbe forse stato un viaggio infinito, colmo di continue scoperte. Ma poi il gioco è diventato più forte di me. Ne sono uscito sconfitto. Il diavolo che mi aveva posseduto si è infine divertito a bruciarmi.Penso ancora spesso a questo blog. Ai volti che ho conosciuto. Ai corpi e alle anime che hanno deciso di viaggiare con me.

Iniziai a scrivere in questo blog quando finì la storia con una donna a cui ero molto legato, che qui chiamai Elena. Voci disperate si affannavano ad uscire da me. E scelsero pagine come veicolo. Attraverso la scrittura mi sono reso conto che Elena era un volto di qualcosa che possedevo dentro di me. E allora altri ricordi, e altre fantasie, mi restituivano pezzi di un puzzle meraviglioso. Ogni tassello rivelava una figura femminile sempre più estesa, già contenuta in me e rivelata in questo folle gioco, in cui tanto più mi mettevo a nudo, tanto più si mostrava nella sua vastità. Amavo fotograre l'intimità. Sia attraverso la mia macchina fotografica, sia attraverso le parole.Ogni volta che scrivevo, ogni volta che fotografavo, io progredivo in un viaggio. 

Da un po' di tempo, per motivi vari, non ho più scritto. Eppure molto ho vissuto in questi anni di silenzio. Molti ricordi chiedono oggi di essere riportati in queste pagine. Ci sono alcune storie che voglio raccontare a me stesso e a chi passerà di qui. Ho lasciato un progetto in sospeso che voglio terminare. Una raccolta di racconti rimasta ancora inedita (IL DEMONE DELL'AMORE) a cui tengo molto e che ho promesso a qualcuno circa 7 anni fa. E poi un romanzo, un po' oscuro e mistico, che da alcuni anni sta crescendo dentro di me, arricchendosi di nuovo vissuto mese dopo mese. Proverò a sistemare un po' le pagine vecchie più interessanti e a pubblicare qualche scritto nuovo.

Ho così tanto da raccontare che non saprei da dove partire.
Ma forse un'idea ce l'ho...




Intimo dolente

Sat, 04 Jun 2016 12:31:13 +0100

Mostrami il tuo intimo dolorante. Senza quello io sono poco più di aria

Una volta che te l'avrò mostrato, cosa farai? Cesserai di esistere?

Crescerò come un tumore dentro di te, poichè la mia natura è quella della contaminazione feroce.

"Ho lottato a lungo per liberarmi come dal peso di un nome che poteva essere un bambino o un tumore maligno; non lo sapevo. Lo temevo soltanto".

Se il tuo dolore a me più non si rivolgerà, tu guarirai dalla malattia che io sono. Regredirò. Nel mio oblio sarai curata dall'anormalità che rappresento. Vi è qualcosa di malato nel modo in cui ci rapportiamo. Siamo la somma di piacere e dolore.

Tu vuoi che ti consegni il mio dolore, il mio abisso. E una volta che l'avrai conosciuto, cosa ne farai? Te ne prenderai cura? Lo capirai? Tu sei attratto dal dolore delle donne.

Se una donna ti nasconde il suo dolore, e non te ne rende partecipe, si rompe il filo dell'intimità. Ci appartengano le note più gravi dell'anima. Noi, l'uno con l'altra, dobbiamo rivolgerci sacralmente all'intimità dolente dell'altro. Quando questo filo malato si interromperà, ci attende la fine.

L'intimità è condivisione, ma non si tratta solo di dolore, ma anche di vita, di altre sensazioni.

Mostrarsi dolenti, è mostrarsi nudi. Non godo affatto del tuo dolore, se è questo pensiero che ti turba. Tutt'al più posso godere di esso come della tua nudità. 

No, non penso che tu godi del mio dolore e non è questo che mi turba.

Ringhia e si avvinghia la tua intimità più feroce. Mostra i denti per difendersi. Ma poi sa parlare di sè all'oscuro che in me odia e teme. Non cerco in te il dolore o il piacere. Non cerco di essere amato. Cerco l'intimità profonda. Il tuo desiderio di donarti fuori dalle righe. Il saperti mostrarti nuda, laddove tu stessa hai timore a guardarti.

La pace non è fatta per me. Non esiste proprio la possibilità che io sia in pace.Ho una natura rabbiosa, che viene fuori ogni giorno, anche per le minime cose.

Percorrerò nella penombra la strada che mi separa dal tuo intimo. Busserò alla porta della tua anima. E se sentirò, dall'altra parte, una bambina che piange, allora saprò che quella bambina ha ancora voglia di parlarmi. Non saremo mai pace. Mai punto di arrivo. Noi siamo contraddizione che muta e volteggia informe.

A volte mi piacerebbe non farti vedere nulla di me, nulla di vero. Fingermi tranquilla e basta. Perché la mia rabbia che porto dentro non penso tu possa capirla.

Tutto ciò che è in te nudità, io lo desidero. Bramo l'eco del tuo intimo sentire, non meno delle foto con cui mi mostri la bellezza incorruttibile del tuo corpo. Domani ti bacerò. Ti stringerò stretta a me in un abbraccio asssassino. E se lontana ti sentirò, ti taglierò in mille pezzetti e ti mangerò.

Ci può essere qualcosa di più intimo della fagocitazione di chi si ama e si desidera?




LO SPIETATO PALCOSCENICO

Mon, 04 Apr 2016 20:41:40 +0100

Io non sono ciò che vedi di me. Ho solamente preso in prestito il volto di qualcosa che cerchi. Ma non sono e non sarò mai un attore nell'assurdo palcoscenico che sa diventare il sentimento umano. Sono e sarò me stesso, nel male e nel bene. Perchè voglio rimanere in te come la voce dissoluta del viaggiatore che si addentrava nella tua intimità.

Ti farò ancora arrabbiare. Ti farò ancora dannare. E ti terrò alla distanza che mi viene naturale. Ti farò correre per poi un giorno trattenermi a stento dall'inseguirti. La distanza, in amore è tutto. Se oggi per me ti strappi i capelli, mia dolce bambina, verrà il giorno in cui diventerò solo un ricordo ogni giorno più distante. Ora mi vedi fuoco, ma sappimi tenere con te quando sarò cenere.

Ora affrontiamo demoni. Ora ci mescoliamo l'uno con l'altra in parole, sogni, amplessi, baci che sfuggono, carezze, morsi, poesie e ricordi.  E un giorno siamo condannati all'abisso da cui fatico ogni volta a sottrarmi. Ma ora amami. Amami come ogni volta che ci siamo visti dimostri di sapermi amare. Porgimi lacrime. Offrimi tutto ciò che non hai saputo offrire agli altri. Mettiti ancora in gioco quanto non avresti mai creduto di potere.

Amica, madre, sorella, amante. Mi hai dato le chiavi di accesso alla tua anima e qui vivo una nuova vita. Io despota. Io assente. Io padre. Io bambino. Tu ora per me sei tutto. E tutto so di essere per te. Ti ho nominata mia patria per abitarti. Le mie braccia intorno a te sono il tetto di una nuova casa. 

E se un giorno svanirò, ricordati di me. Alza quel giorno, nello spazio di un breve ricordo, il calice alla luna.  Brinda ad ogni dolore che hai dovuto patire per me. Sorridi per il nostro ricordo più bello che ancora ti viene in mente. E stringimi, senza che io ti possa vedere, in un abbraccio mordente. Stringimi e non respingermi solo perchè abiti una nuova terra. 

E' spietata la legge degli amanti. Ma noi non sappiamo vivere senza. 
 Ti aspetto là dove sempre ci incontriamo.
Da qualche parte, dentro noi stessi, dove nessuno ci può vedere. 

(Brano tratto e adattato da una mail) 



PRENDIMI COME SONO

Mon, 10 Mar 2014 19:22:50 +0100

 E' incerta e mutevole la distanza a cui si possono disporre due intimità. Un solo passo in più o un solo passo in meno possono distruggere un intero universo.  L'amore ha leggi fisiche non dissimili dalla gravitazione con cui gli astri si sfuggono e si inseguono. E' la distanza che fa l'incontro tra due persone. Mi mandi il messaggio dal tuo ufficio. Stai arrivando. E il mio desiderio, in un solo istante, torna febbrile come un tempo. Eravamo stati tu Anais Nin ed io Henry Miller, redivivi, nelle nostre lettere. Le parole infiammavano i desideri e alimentavano i nostri cuori. Esse possedevano la magia arcana della congiunzione carnale tra anime. E nulla poteva la lontananza contro questo potere. Sei la prima donna a cui ho detto "ti amo". Erano uscite da sole quelle parole, dopo 38 anni di vita. Non ho dovuto forzarle. Avevano aspettato te. Per la prima volta non sentivo il peso del dubbio. Mi avevi ubriacato del tuo corpo. Nuda e fiera, mi mostravi orgogliosa il tuo sesso ora glabro. Era un segno della tua trasformazione. Mi avevi raccontato l'importanza che aveva avuto nella tua vita posare per le mie foto. Quanto eri cambiata da allora? Eri un'altra donna. Più libera. Più consapevole. Pià determinata alla sfida. Amavi viaggiare per corpi, mi avevi confidato, rapace. E io avevo provato una fitta di gelosia per gli altri che di te avevano goduto. Quanto potevo desiderarti? Eri una calamita. Quando sei uscita dalla mia stanza, quel giorno, mi ero trovato a vagare per le strade della tua città. Ti cercavo nell'aria, se pure sapevo perfettamente che eri altrove. Perdermi per le strade della tua città era come perdermi dentro di te. Non eri più solo una persona. Eri diventata tutta la tua città. Io camminavo dentro di te. Mi perdevo in te, cercandoti. E ovunque ti trovavo, perchè tu eri dentro di me. E poi nei mesi successivi i nostri incontri, sempre più folli, hanno colorato di vita le nostre esistenze. Poche ore d'amore e chilometri di lettere. Volevi vivermi come non avevi fatto in passato con nessuno. Volevi che io ti guidassi nel tuo volo verso l'affrancamento interiore. La tua anima era un aquilone libero di cui dovevo però tenere stretto il filo, e sempre teso. Ti amavo. Ti desideravo. Ti accudivo come meglio potevo attraverso le mie parole. Eppure non sono riuscito a rimanere con te. Ho lasciato che tu volassi via. Sono scappato. Il tuo fuoco mi stava bruciando troppo. Desideravo totalità. Non sopportavo di dividerti con altri. Non riuscivo a viverti per ciò che eri diventata anche grazie a me. Non potevo godere delle liberazione che avevo dato con le mie stesse mani alla tua anima. Ti volevo nella mia aurea gabbia, mentre tu mi chiedevi le ali. Sono andato  via. Ci saremmo ritrovati, mi avevi detto come fosse una necessità. Ma io non ti ho mai creduto. Qualcosa dentro di me si stava chiudendo a chiave. La nostra corrispondenza non è più stata quella di prima. Vi era una sorta di muro che avevo creato io andandomene. Non vi era più complicità. Non vi era più poesia. Ti raccontavo della presenza di una nuova ragazza importante, con cui stavo vivendo qualcosa di intenso. E mesi e mesi dopo, solo quando questa se ne è andata, mi sono reso conto di quanto avevi ragione tu. Ho sentito bisogno di rivederti, di fare l'amore con te, di parlare con te. Di ritrovarti. E sapevo, senza dubbio alcuno, che tu non saresti man[...]