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Fucina Laicistaper una coscienza di stato libera dai dogmi



Published: Thu, 18 Dec 2014 10:47:46 +0100

Last Build Date: Thu, 18 Dec 2014 10:47:46 +0100

 



L'ICI e il Vaticano S.p.A.

Thu, 08 Dec 2011 22:26:00 +0100

Palazzi, scuole, alberghi e ospedali: tutti gli immobili di “Vaticano spa” (Ettore Livini, La Repubblica, 8.12.11) Solo a Roma ci sono 23mila tra terreni e fabbricati. Cresce la protesta per l'esclusione delle proprietà ecclesiastiche dall'Ici. Che potrebbe fruttare fino a tre miliardi l'anno. Ieri una ventina di deputati del Pd ha presentato una proposta di legge per estendere la tassazione ai beni di oltre Tevere. Ma riscuotere è quasi impossibile  Quasi 160mila persone in fila su Facebook nel gruppo "Vaticano pagaci tu la manovra". Un fiume di messaggi (venti al minuto ieri sera) su Twitter alla voce Ici-Chiesa. La manovra Salva-Italia ha riaperto una ferita mai chiusa: quella delle esenzioni fiscali della Santa Sede Spa. Il loro valore reale è materia di discussione accademica: 3 miliardi l'anno dicono i Radicali (che nel mazzo infilano anche il miliardo dell'8 per mille). Poche centinaia di milioni  -  rispondono oltreTevere  -  meritatissimi da chi tra oratori, mense e servizi di assistenza finisce per tappare (gratis) i buchi del welfare pubblico.  Unica certezza: la Ue ha aperto un'indagine per aiuti di stato sulle leggi salva-Vaticano: l'esenzione-Ici per le realtà no profit (laiche e cattoliche) e lo sconto del 50% sull'Ires per associazioni di assistenza e beneficenza. Una norma utilizzata in qualche caso da suore e preti  -  sospetta la Ue  -  per far funzionare ospedali, scuole e hotel facendo concorrenza ai privati. Il capitolo più delicato, come testimonia il dibattito in rete, è quello dell'Ici-Imu. La stangata sulla casa costerà 11 miliardi agli italiani. E in molti chiedono che anche la Chiesa faccia la sua parte: ieri lo hanno fatto con una proposta di legge venti deputati Pd.     Vaticano Real Estate   Quanto vale il patrimonio immobiliare della Chiesa? Una stima reale non esiste. I beni del Vaticano sfuggono a qualsiasi radiografia catastale. L'Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica (Apsa), l'ombrello ufficiale del mattone di Dio, ha a bilancio beni per soli 50 milioni, ma si tratta di valori storici inattuali. In realtà ogni congregazione è un piccolo impero immobiliare a sé, in costante metamorfosi: solo a Roma, per dare un'idea, ci sono circa 10mila testamenti l'anno a favore del clero. Secondo il Gruppo Re, una società che gestisce immobili per gli enti ecclesiastici, il 20% del real estate italiano fa capo in un modo o nell'altro a realtà religiose. Le stime di settore parlano di qualcosa come 115mila immobili, quasi 9mila scuole e oltre 4mila tra ospedali e centri sanitari. A Roma sotto il cappello del Santa Sede ci sono 23mila tra terreni e fabbricati, 20 case di riposo, 18 istituti di ricovero, 6 ospizi. Solo il patrimonio di Propaganda Fide  -  finita nell'occhio del ciclone per la gestione disinvolta dei suoi appartamenti  -  vale qualcosa come 9 miliardi.  Un impero (quasi) esentasse Le attività commerciali svolte da enti e realtà riconducibili alla Chiesa  -  l'ha ribadito ieri "L'Avvenire"  -  "sono tenute a pagare l'Ici e lo fanno. E chi non lo fa merita di essere sanzionato". Vero? Purtroppo è difficile dirlo. Perché la legge al riguardo è ambigua. Il Governo Berlusconi nel 2005 aveva esentato dall'imposta tutti gli immobili di enti no-profit senza distinzioni sul loro utilizzo. La minaccia di un'indagine Ue aveva convinto l'esecutivo Prodi a limitare il beneficio agli edifici "che non hanno esclusivamente natura commerciale". Il problema è l'avverbio. Nessuno, nemmeno quei mangiapreti dei Radicali, pretende che oratori e parrocchie paghino l'Ici. Nel mirino c'è l'immensa zona grigia in cui si trovano migliaia di altri beni della Santa Sede. Palazzi e ville trasformati in alberghi. Scuole private e ospedali che fan concorrenza a prezzi salatissimi con il pubb[...]



La prima single italiana che adotta un bimbo

Wed, 24 Aug 2011 12:00:00 +0200

Congratulazioni a Cristina Fazzi per il successo della sua lunga battaglia! Accogliamo la sentenza del Tribunale dei minori di Caltanissetta come una conquista di civiltà e laicità.
Fino a ieri l'Italia rimaneva uno dei pochi paesi in Europa in cui l'adozione da parte di single non era ancora accettata... "The times they are a'changing"!
E ovviamente le reazioni del Vaticano non tardano a farsi sentire...

Leggi l'articolo, tratto da Corriere della Sera, 24 agosto 2011.

MILANO - Cristina ha vinto la sua battaglia. Pediatra single di Enna, aveva adottato legalmente nello Zambia cinque bambini, tra cui il piccolo Joseph di 7 anni. Ora la dottoressa siciliana, da anni impegnata sul fronte umanitario in Africa, ha ottenuto quanto da tempo desiderava. Il tribunale dei minori di Caltanissetta, infatti, ha recepito la sentenza a lei favorevole emessa da un tribunale dello Zambia e che riconosce la donna come madre adottiva di Joseph.

LA STORIA - È il Giornale di Sicilia a raccontare la storia di Cristina. La donna ha iniziato la sua battaglia nel m,arzo del 2009, con iniziative giudiziarie e non solo. La pediatra, per esempio, è stata protagonista della «Marcia per i bambini in attesa di giudizio», da Enna a Caltanissetta, organizzata dal comitato delle famiglie adottive. La Fazzi aveva legalmente adottato in Zambia cinque bambini, tra i quali Joseph. Ora quella sentenza è stata riconosciuta dal tribunale nisseno e in particolare dai giudici Piergiorgio Ferreri (presidente) e Francesco Pallini (estensore).

LA CASSAZIONE E L'INVITO AL PARLAMENTO - Lo scorso febbraio la Corte di Cassazioni ha invitato il Parlamento italiano ad aprire alle adozioni di minori da parte dei single, anche se con le dovute cautele. I giudici hanno sottolineato che nulla in contrario è infatti previsto dalla Convenzione di Strasburgo sui fanciulli del 1967 che contiene le linee guida in materia di adozione. La Suprema corte - nella sentenza 3572 - sottolinea che «il legislatore nazionale ben potrebbe provvedere, nel concorso di particolari circostanze, ad un ampliamento dell'ambito di ammissibilità dell'adozione di minore da parte di una singola persona anche con gli effetti dell'adozione legittimante». Perplessità sono state espresse dal cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, secondo il quale nei procedimenti di adozione «in linea generale, la priorità è il bene del bambino, che esige un padre e una madre».

Redazione online
24 agosto 2011 11:58
 




La truffa dell'8x1000

Mon, 18 Apr 2011 22:02:00 +0200

tratto da Torinolaica.it http://www.torinolaica.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1423:la-truffa-dell8x1000&catid=37:news-dalla-consulta&Itemid=63 "[...] Il contribuente può indicare a chi devolvere la sua quota dell’8 per mille dell’IRPEF. Quello che non molti sanno è che chi non dà alcuna indicazione vede la sua quota versata ai soggetti ammessi, ed elencati in fondo al modulo di dichiarazione dei redditi, in modo proporzionale alle preferenze che altri (e non lui) hanno espresso. In altre parole, chi non ha indicato alcuna scelta, vede la sua quota devoluta a soggetti per i quali può anche provare la massima repulsione o diffidenza. E’ questo uno dei tanti imbrogli italiani, consumato ai danni di milioni di persone alle quali viene negata una corretta informazione su cosa si fa dei loro quattrini. E’ avvenuto così che negli ultimi anni la chiesa cattolica, pur avendo ottenuto indicazioni corrispondenti a circa il 30% del totale, sia riuscita ad accapararsi quasi il 90% dell’ammontare totale dell’8 per mille dell’IRPEF (circa 1 miliardo di euro, invece di circa 300 milioni di euro che le spetterebbero effettivamente): inoltre, per le somme percepite, la CEI presenta un rendiconto a carattere informativo, non soggetto ad alcun controllo da parte dell'autorità statale. A tal fine è stata ed è ulteriormente aiutata dalla del tutto inesistente opera di divulgazione e propaganda che lo Stato italiano ha fatto e fa in favore della propria quota dell’8 per mille (della quale, occorre ancora ricordare, il 40% circa veniva destinato mediamente ad interventi destinati ai beni culturali riferiti al culto cattolico); questa latitanza dello Stato si contrappone alla martellante propaganda che la Chiesa cattolica ha fatto e fa sempre più attivamente, con vere e proprie campagne pubblicitarie, che incidono per circa l’1% dei ricavi (circa 10 milioni di euro), in favore della propria quota dell’8 per mille. Lo Stato, per legge,  può destinare il proprio 8 per mille alle seguenti attività: conservazione di beni culturali, calamità naturali, fame nel mondo, assistenza ai rifugiati. La maggior parte dei fondi assegnati al capitolo “Beni culturali” (oltre il 60%) sono finalizzati in realtà a restauri e interventi in favore di immobili ecclesiastici. Opere che avrebbero tutte le carte in regola per usufruire della quota dell’8 per mille destinati alla Chiesa cattolica, col suo apposito fondo “edilizia di culto”. Anche al capitolo “Calamità naturali” vi è la preponderanza di parrocchie e monasteri, mentre le priorità dovrebbero essere “progetti presentati da enti territoriali”, non ecclesiastici. Per quel che riguarda il capitolo “Fame nel mondo”, viene stanziato circa il 2 per cento del totale. Infine vi è il capitolo “Assistenza ai rifugiati”, al quale viene destinato circa il 5 per cento del totale.[...]" Una proposta per il futuro Se questo è il quadro della situazione, sorge immediatamente spontanea una considerazione. Perché la quota inoptata dell’8 per mille non viene per intero destinata ad alimentare un fondo permanente destinato alle emergenze per calamità naturali quali terremoti, alluvioni, frane? E, per la quota che auspicabilmente non dovesse essere assorbita dalle emergenze, finalizzato ad interventi di ricostruzione, adeguamento, prevenzione del rischio? Questo fondo dovrebbe essere oggetto di una gestione e rendicontazione separata dal Bilancio dello Stato, affidata ad una authority ad hoc, indipendente dal Governo. E, qualora si insistesse a perpetuare l’imbroglio ai danni degli italiani sull’attribuzione della quota inoptata, si potrebbe proporre di inserire tra i possibili beneficiari dell’8 p[...]



Don Gallo pro Englaro – Avvenire contro

Mon, 22 Nov 2010 10:10:00 +0100

Don Gallo da Fazio e Saviano Avvenire lo "scomunica" Durissimo attacco del giornale della Cei, presieduta da Bagnasco: è un prete vanitoso. Sotto accusa la presenza a "Vieni via con me", dove sono state raccontate le storie di Giorgio Welby e Eluana Englaro e in cui il fondatore della comunità di San Benedetto ha letto il suo elenco di incontri che gli hanno cambiato la vita: da Dossetti e don Milani. Tutto in cinque minuti. Il tempo riservato, lunedì sera, a don Andrea Gallo per leggere il suo elenco sul finale della seconda puntata di "Vieni via con me", la trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano. Cinque minuti, e l'Avvenire, l'organo ufficiale della Cei, la conferenza episcopale italiana, presieduta dall'arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, ieri esce con un titolo in prima pagina "Straripa la Faziosità", e rincara la dose all'interno con due editoriali. Uno, firmato da Davide Rondoni, parla della chiesa come "unico bersaglio vero" della trasmissione a accusa "qualche prete vanitoso che in tv si è prestato a fare da scendiletto", delle prediche di Fazio e Saviano che l'editorialista definisce "squinternate e faziose". Di preti, l'altra sera a "Vieni via con me" si è visto solo don Andrea Gallo, che ha letto come gli altri ospiti, da Fini a Bersani, il suo elenco di incontri brevi. Certo, era una serata particolare, dove si raccontava la storia di Eluana Englaro e quella di Piero e Mina Welby, quindi di eutanasia. Un tema a cui, come è ovvio, la sensibilità della chiesa e del suo giornale ufficiale, sono particolarmente sensibili. Ma, soprattutto, è stata la serata dove si è parlato di funerali cattolici per personaggi come il generalissimo Francisco Franco, dittatore spagnolo, Augusto Pinochet, cileno, o di mafiosi, mentre a Piero Welby sono stati negati. E' anche da questo, forse, che sono partite quelle accuse pesanti anche nel linguaggio, al "prete vanitoso" che si è prestato "a far da scendiletto". Com'è andata davvero a "Vieni via con me" lo sanno tutti i telespettatori che l'hanno seguita, un record, con punte di oltre 10 milioni. Per gli altri, ecco, in sintesi, che cosa è successo. Parte Roberto Saviano raccontando il pericolo criminalità organizzata che sempre più sta assediando il nord, cercando contatti con la politica, poi Bersani e Fini, il papà di Eluana mentre ancora Saviano racconta la storia d'amore tra Piero e Mina Welby. Don Andrea Gallo, intanto, ha aspettato nei camerini, il suo turno in scena arriva poco prima delle 23 e 30. Ha il suo elenco: è una serie di brevi incontri, di frasi, di momenti con personaggi diversi. Fabio Fazio, seduto su un gradino accanto a lui, lo presenta come "un mio amico" e lo invita a leggere. Il don, come lo chiamano i ragazzi della comunità di San Benedetto al porto, parla di Dossetti, di don Milani e dei loro insegnamenti, con il suo linguaggio diretto ribadisce il suo concetto di chiesa dialogante, per essere vicina alla comunità dei credenti. E' un elenco, e dopo cinque minuti, è tutto finito. Ma tanto basta per scatenargli contro le durissime critiche di "Avvenire". Prete vanitoso, servo, parole che mai, racconta ieri in comunità, avrebbe immaginato di sentirsi dire. Lo confortano le mail che ha ricevuto, tantissime, lo amareggiano non le critiche, ma il tono e il modo usato. Il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, non gli ha fatto arrivare direttamente nessun rimprovero. Ma è difficile pensare che l'arcivescovo fosse all'oscuro delle mazzate dell'Avvenire Don Gallo, comunque, non è pentito e tira dritto per la sua strada. Rifarebbe tutto, perché la chiesa o dialoga con la comunità di fedeli e non, o si condanna all'emarginazione. (di[...]



Storica apertura del Papa sui preservativi

Mon, 22 Nov 2010 10:06:00 +0100

Onu: "Papa, passo avanti su uso condom" Santa Sede: "Non è svolta rivoluzionaria" L'agenzia delle Nazioni Unite approva l'apertura di Ratzinger. Ma padre Lombardi specifica: "Il Papa non giustifica esercizio disordinato della sessualità".  Città del Vaticano - "Un significativo passo avanti". Così l'agenzia Onu per la lotta all'Aids (Unaids), il giorno dopo l'anticipazione delle parole di Benedetto XVI, che nel libro-intervista La luce del mondo ha affermato che "vi possono essere singoli casi" in cui l'uso del preservativo "è giustificato 1", definisce la posizione del Pontefice. Ma, quasi a voler suggerire la corretta interpretazione di ciò che ha dichiarato Benedetto XVI, è intervenuta la Santa Sede. Il "ragionamento del Papa" sull'utilizzo del profilattico "non può essere certo definito una svolta rivoluzionaria", ha affermato il portavoce della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, in una nota. E ha aggiunto: "il Papa non giustifica moralmente l'esercizio disordinato della sessualità, ma ritiene che l'uso del profilattico per diminuire il pericolo di contagio sia 'un primo atto di responsabilità', 'un primo passo sulla strada verso una sessualità più umana', piuttosto che il non farne uso esponendo l'altro al rischio della vita". Padre Lombardi, che sottolinea come finora non siano mai state pronunciate parole di "tanta chiarezza" sull'argomento, ha specificato anche che sulla questione profilattico è venuto dal Papa "con coraggio un contributo importante di chiarificazione e approfondimento su una questione lungamente dibattuta" Un contributo originale. È un contributo originale, sostiene ancora il portavoce della Santa Sede, perché da una parte tiene alla fedeltà ai principi morali e dimostra lucidità nel rifiutare una via illusoria come la "fiducia nel profilattico"; dall'altra manifesta una visione comprensiva e lungimirante "attenta a scoprire i piccoli passi, anche se solo iniziali e ancora confusi, di una umanità spiritualmente e culturalmente spesso poverissima, verso un esercizio più umano e responsabile della sessualità" Le dimissioni. Nelle anticipazioni del volume, che sarà in libreria da martedì, Ratzinger ha anche ammesso la possibilità delle dimissioni se le condizioni generali di salute e fisiche non gli permettessero più di assolvere al proprio ufficio. Come Paolo VI e Giovanni Paolo II, anche Benedetto XVI ha infatti considerato la possibilità delle dimissioni se una malattia non gli permettesse più di guidare la chiesa. Nel libro il Pontefice spiega di essere pronto a dimettersi volontariamente se "fisicamente psichicamente e spiritualmente non fossi più in grado di assolvere al proprio ufficio". E ancora sul problema più generale delle sue condizioni di salute, spiega: "Le mie forze stanno diminuendo", tuttavia conferma che sarà alla Giornata mondiale della gioventù di Madrid della prossima estate: "Grazie a Dio sono ancora vivo". La soddisfazione dell'Onu. L'agenzia delle Nazioni Unite per la lotta all'Aids approva l'apertura del Papa sull'uso del condom. "Questa affermazione riconosce che un comportamento sessuale responsabile e l'uso dei preservativi hanno un ruolo importante nella prevenzione dell'Aids", commenta in una nota il direttore Michel Sidibe, che ha affermato di aver registrato grandi progressi nei colloqui avuti in Vaticano sul tema della prevenzione dell'Aids. "Insieme possiamo costruire un mondo con zero nuovi contagi dall'Hiv, zero discriminazioni e zero morti per Aids", ha assicurato il responsabile dell'Unaids. L'omelia a San Pietro. Se nel libro affronta l'arg[...]



Scherzi da preti 

Tue, 05 Oct 2010 12:29:00 +0200

"Lo scherzo da preti del Nobel a Edwards" di Piergiorgio Odifreddi, 4 ottobre 2010 Oggi è stato assegnato il premio Nobel per la medicina a Robert Edwards, per «lo sviluppo della fertilizzazione in vitro». Cioè, per intenderci, per la tecnica di fecondazione assistita che permette alle coppie sterili, che sono ben il dieci per cento di tutte le coppie, di non arrendersi e avere comunque figli «in provetta». Le ricerche di Edwards erano cominciate negli anni ‘50, ma solo il 25 luglio 1978 egli potè annunciare al mondo la nascita di Louise Brown, la prima bambina concepita con la nuova tecnica e partorita con un cesareo. Da allora, circa quattro milioni di bambini sono nati in tal modo, e alcuni di essi sono già diventati genitori a loro volta: in particolare, la stessa Brown, che ha avuto un figlio in maniera «naturale». Prima di Edwards, la fecondazione assistita era già stata sperimentata con successo nei conigli. Ma negli uomini presentava problemi particolari, e per poterla realizzare Edwards dovette capire meglio il processo di maturazione dell’ovulo, il modo in cui gli ormoni lo regolano, il periodo in cui esso diventa fecondabile, e le condizioni di attivazione dello sperma. Nel 1969 egli riuscí a fecondare artificialmente il primo ovulo, ma non ad attivarne la divisione cellulare. Uní allora i suoi sforzi a quelli del ginecologo Patrick Steptoe, e quest’ultimo sviluppò una tecnica di ispezione delle ovaie mediante uno strumento ottico. Fu cosí possibile prelevare ovuli che erano già maturati nelle ovaie, e la loro fecondazione artificiale questa volta funzionò: i due scienziati ottennero cosí il primo embrione a otto cellule, pronto per essere reimpiantato nell’utero. Immediatamente si scatenerano le polemiche. Le ricerche di Edwards e Steptoe persero i finanziamenti pubblici, ma furono salvate da successive donazioni private di fondi. Nove anni dopo, nel 1978, furono infine coronate dal successo. Nel 1986 erano ormai 1.000 i bambini nati con la nuova tecnica. E oggi essa, migliorata e raffinata, è diventata di uso comune nei paesi civili. Non nel nostro, ovviamente, che civile non è per tanti motivi, compreso questo. Per chi se lo fosse dimenticato, infatti, il 19 febbraio 2004 il Parlamento italiano ha promulgato l’infame Legge 40, sulle «Norme in materia di procreazione medicalmente assistita». E il 12 e 13 giugno 2005 gli elettori italiani hanno fatto fallire i quattro referendum che erano stati proposti per migliorarne l’obbrobrio. A parte i sedicenti e ossimorici «cattolici adulti», guidati da Romano Prodi, la quasi totalità dei cattolici, immaturi per definizione, si adeguò infatti ai diktat del cardinal Ruini e dell’allora nuovo papa Benedetto XVI, astenendosi. Con loro si schierò uno sparuto gruppo di altrettanto sedicenti e ossimorici «scienziati» aderenti al Comitato Scienza e Vita, coordinato da Bruno Dallapiccola e Paola Binetti. La quasi totalità dei laici, compresa ad esempio la Federazione delle Chiese Evangeliche, espressione dei protestanti italiani, seguí invece, senza successo, l’appello alla ragionevolezza dei nostri due premi Nobel per la medicina, Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini. Il che dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che il problema dell’Italia non è la religione, e neppure il Cristianesimo: è soltanto il Cattolicesimo, cosí come lo intendono la Chiesa e il Vaticano. E il Nobel di oggi a Edwards (non a Steptoe, che è morto nel 1988) non fa che confermarlo. tratto da: http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/?ref=HREC1-4[...]



Sconto Ici alla Chiesa
: la Ue processa l'Italia

Fri, 01 Oct 2010 16:20:00 +0200

Esenzioni per due miliardi l'anno. Bruxelles accelera: "Sono aiuti di Stato". Se l'Italia sarà condannata, dovrà chiedere il rimborso delle tasse non pagate La Chiesa ha un patrimonio di circa 100mila fabbricati di Alberto D'argenio, in "Repubblica", 24 settembre 2010. BRUXELLES - Le esenzioni fiscali concesse alla Chiesa costano allo Stato italiano un'indagine formale dell'Ue per aiuti di Stato incompatibili con le norme sulla concorrenza. Dopo quattro anni di scambi di informazioni, due archiviazioni e una serie di controricorsi, Bruxelles mette in moto "un'indagine approfondita" sui privilegi fiscali attribuiti agli enti ecclesiastici in settori in cui "l'azienda Chiesa" (conta circa 100 mila fabbricati) è leader nazionale: ospedali, scuole private, alberghi e altre strutture commerciali che godono di un'esenzione totale dal pagamento dell'Ici e del 50% da quello sull'Ires. Con un risparmio annuo che si avvicina ai due miliardi di euro e conseguenti vantaggi competitivi rispetto ai concorrenti laici. La procedura per aiuti di Stato sarà aperta a metà ottobre dalla Commissione europea. La decisione è già stata scritta e al momento è soggetta alle ultime limature. Nell'introduzione del documento redatto dal commissario alla Concorrenza Joaquin Almunia si legge: "Alla luce delle informazioni a disposizione la Commissione non può escludere che le misure costituiscano un aiuto di Stato e decide quindi di indagare oltre". In poche parole, da scambi di informazioni informali il dossier diventa ufficiale e fa scattare quella procedura di 18 mesi al termine della quale la Ue dovrà emettere un verdetto.

La procedura contro lo Stato italiano si articolerà su tre fronti: sotto accusa verranno subito messi il mancato pagamento dell'Ici e l'articolo 149 (4 comma) del Testo unico delle imposte sui redditi che conferisce a vita la qualifica di enti non commerciali a quelli ecclesiastici (non svolgete un'attività di impresa a prescindere e quindi pagate meno tasse). Il terzo filone riguarda lo sconto del 50% dell'Ires concesso agli enti della Chiesa che operano nella sanità e nell'istruzione: prenderà la forma di una richiesta di informazioni approfondita essendo risalente agli anni '50, prima della nascita della Cee.

L'esenzione totale dall'Ici è stata introdotta nel dicembre 2005, in campagna elettorale, dal governo Berlusconi e quindi rivista da quello Prodi (2006) che messo sotto pressione dalla Ue aveva ristretto i privilegi solo alle attività "non esclusivamente commerciali". Intervento aggirato da ospedali o scuole che al loro interno hanno una piccola cappella. Le norme erano state portate a Bruxelles da una denuncia promossa dal radicale Maurizio Turco e del fiscalista Carlo Pontesilli (segretario di anticlericale. net) assistiti dall'avvocato Alessandro Nucara. L'allora commissaria Neelie Kroes aveva però archiviato due volte il caso e a Bruxelles in molti raccontano le fortissime pressioni ricevute da entrambe le sponde del Tevere. Di fronte all'ennesima archiviazione i denuncianti si sono rivolti alla Corte di giustizia e i legali di Bruxelles hanno convinto Almunia ad aprire la scomoda procedura (andare contro il Vaticano e un Paese fondatore non è mai consigliato) per evitare una condanna per inazione da parte dei giudici del Lussemburgo.

Condanna difficile da scampare leggendo le "conclusioni preliminari" contenute nel documento dello stesso Almunia: l'esistenza dell'aiuto di Stato è resa chiara dal "minor gettito per l'erario" e la norma viola la concorrenza in quanto i beneficiari degli sconti Ici "sembrano" essere in concorrenza con altri operatori nel settore turistico-alberghiero e della sani[...]



Omofobia – clamorosi attacchi della Chiesa

Tue, 13 Apr 2010 14:15:00 +0200

Come espresso nel progetto d’intenti, Fucina Laicista intende occuparsi in prima linea delle interferenze del Vaticano e della Cei nella vita politica italiana ed evita deliberatamente di occuparsi degli scandali legati ai preti pedofili, su cui ormai da mesi si sta concentrando l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. In questa bufera mediatica, tuttavia, non si può ignorare una (ennesima) clamorosa esternazione del segretario di Stato del Vaticano, Tarcisio Bertone: "Molti sociologi, molti psichiatri hanno dimostrato che non c'è relazione tra celibato e pedofilia - ha dichiarato Bertone - e invece molti altri hanno dimostrato, me lo hanno detto recentemente, che c'è una relazione tra omosessualità e pedofilia. Si tratta di una patologia che interessa tutte le categorie sociali, e preti in minor grado in termini percentuali". Tratto da “La Repubblica”, 13.04.2010   Vaticano:"Pedofilia-omosessualità", scontro Bertone-gay Scritte oscene sulla casa natale del Papa Dal Cile il segretario di Stato della Santa Sede ricorre a un parallelismo che provoca subito critiche. Padre Lombardi: "Il Pontefice disposto a incontrare vittime ma lontano dai media"   ROMA - Ieri, parlando dal Cile, il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone non ha solo annunciato nuovi provvedimenti anti-abusi dei sacerdotipedofilia del Papa. Ma ha anche pronunciato una frase che ha fatto insorgere le comunità gay, sia quelle locali che quelle italiane. Ecco il suo ragionamento, che ha fatto scatenare le polemiche: a suo giudizio non c'è alcun collegamento tra la pedofilia e il celibato a cui sono sottoposti i preti; mentre invece questo tipo di patologie ha un legame con l'omosessualità. E intanto oggi, dalla Germania, arriva la notizia di scritte oscene sulla casa natale di Benedetto XVI, in Baviera.   "Molti sociologi, molti psichiatri hanno dimostrato che non c'è relazione tra celibato e pedofilia - ha dichiarato Bertone - e invece molti altri hanno dimostrato, me lo hanno detto recentemente, che c'è una relazione tra omosessualità e pedofilia. Si tratta di una patologia che interessa tutte le categorie sociali, e preti in minor grado in termini percentuali". Il segretario di Stato di Benedetto XVI ha comunque ammesso che "il comportamento dei preti in questo caso, il comportamento negativo, è molto grave, è scandaloso".   Bertone, che ha visitato le zone più colpite dal terremoto dello scorso 27 febbraio in Cile, ha anche insistito nel sostenere che la Chiesa non ha mai tentato di nascondere i casi di abusi o di frenare le indagini; e ha ricordato che papa Benedetto XVI ha incontrato alcune vittime, ha chiesto perdono "in ripetute occasioni" ed è disposto a continuare a farlo.   Ma a provocare polemica è la frase sul legame tra omosessualità e pedofilia. Il Movimento cileno per le minoranze sessuali (Movikh) ha criticato questa presa di posizione:  "Bertone mente in modo palese ed inumano quando sostiene che ci sono studi che dimostrato l'esistenza di relazioni tra l'omosessualità e la pedofilia", è scritto in una nota. Qui in Italia, il leader storico di Arcigay Aurelio Mancuso ha detto che "come sempre i cardinali stravolgono la realtà, perchè come si sa dalle statistiche oltre il 70% dei casi di pedofilia avviene nelle famiglie tra persone insospettabili. Non c'è alcun legame tra omosessualità e pedofilia, questo è stato stabilito moltissimi anni fa dalle società di pischiatria e di psicologia internazionali". Anche Franco Grillini, esponente dell'Idv e leader[...]



"Non ci schieriamo (ma per favore no a sinistra!)" ....3

Thu, 25 Mar 2010 09:55:00 +0100

Anche nell'archivio di Fucina Laicista si trovano tracce delle continue dichiarazioni del Vaticano e della Cei di "non volersi intromettere in politica"... eppure, puntualmente, poco prima delle elezioni... "La difesa della vita umana, innanzitutto dal «delitto incommensurabile» dell'aborto in tutte le sue forme, è uno dei valori «non negoziabili» in base al quale i cattolici devono votare nelle prossime regionali. È quanto ha indicato, in sintesi, il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente, il «parlamentino» dei vescovi italiani." (Tratto da www.corriere.it, 23.03.2010) leggi articoli integrali     I vescovi: «Il voto sia contro l'aborto» Bagnasco: «E' un'ecatombe collettiva. La cittadinanza inquadri ogni singola verifica elettorale» CITTÀ DEL VATICANO - La difesa della vita umana, innanzitutto dal «delitto incommensurabile» dell'aborto in tutte le sue forme, è uno dei valori «non negoziabili» in base al quale i cattolici devono votare nelle prossime regionali. È quanto ha indicato, in sintesi, il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente, il «parlamentino» dei vescovi italiani (leggi la prolusione integrale). La candidata del centrosinistra alle Regionali del Lazio, Emma Bonino, ha replicato che si tratta di «un evergreen. Non mi sembra ci sia nessuna novità, sono le solite cose». VALORI NON NEGOZIABILI - I valori «non negoziabili», ha elencato l'arcivescovo di Genova, sono «la dignità della persona umana, incomprimibile rispetto a qualsiasi condizionamento; l'indisponibilità della vita, dal concepimento fino alla morte naturale; la libertà religiosa e la libertà educativa e scolastica; la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna». Su questo fondamento, ha spiegato, «si impiantano e vengono garantiti altri indispensabili valori come il diritto al lavoro e alla casa; la libertà di impresa finalizzata al bene comune; l'accoglienza verso gli immigrati, rispettosa delle leggi e volta a favorire l'integrazione; il rispetto del creato; la libertà dalla malavita, in particolare quella organizzata». ABORTO, «ECATOMBE PROGRESSIVA» - Durissime le sue parole contro l'aborto, descritto come «un'ecatombe progressiva», che si vuole rendere «invisibile» attraverso l'uso di pillole da assumere in casa. «Che cosa ci vorrà ancora - si è chiesto il presidente della Cei - per prendere atto che senza il principio fondativo della dignità intangibile di ogni pur iniziale vita umana, ogni scivolamento diviene a portata di mano?» «In questo contesto, inevitabilmente denso di significati, sarà bene - ha subito proseguito - che la cittadinanza inquadri con molta attenzione ogni singola verifica elettorale, sia nazionale sia locale e quindi regionale». «L'evento del voto è - ha detto - un fatto qualitativamente importante che in nessun caso converrà trascurare». SULLA PEDOFILIA: TRASPARENZA MA NO A DISCREDITO - Il cardinal Bagnasco ha poi affrontato il tema dei recenti scandali di pedofilia. La Chiesa ha imparato da Benedetto XVI a non tacere o coprire la verità, «anche quando è dolorosa e odiosa»; «questo però non significa subire, qualora ci fossero, strategie di discredito generalizzate» ha affermato il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, nella relazione di apertura del Consiglio episcopale permanente, il «parlamentino» dei vescovi ital[...]



Il papa in Camerun: no all'uso del preservativo

Sun, 22 Mar 2009 12:09:00 +0100

"The Guardian", Gran Bretagna, tratto da www.internazionale.it

Durante la prima tappa del suo viaggio in Africa, a Yaounde in Camerun, Benedetto XVI ha attaccato l'uso del preservativo definendolo pericoloso nella lotta all'aids.
Secondo il pontefice, l'astinenza resta l'arma migliore. L'Angola, prossima tappa del viaggio di Ratzinger, è uno
dei pochi paesi in cui l'aids, grazie alla costante promozione dell'uso del profilattico, non è diventato un problema di massa. "L'ultima cosa di cui gli africani hanno bisogno è che la religione gli chieda di non fare uno dei pochi gesti in grado di salvargli la vita", commenta Ela Soyemi del Guardian. 




Il Papa solo

Fri, 13 Mar 2009 17:45:00 +0100

Dopo lo scontro sui lefebvriani Ratzinger scrive una lettera in cui parla di "odio senza timore" E a 4 anni dall'elezione alza il velo su una crisi cruciale all'interno della Curia Città del Vaticano - Una Curia allo sbando, un Papa chiuso nel suo palazzo e costretto a fronteggiare una bufera che l'Osservatore Romano definisce senza esempi in tempi recenti. E fughe di notizie che l'organo vaticano bolla come "miserande". Quattro anni dopo la sua elezione Benedetto XVI sperimenta una crisi cruciale del suo pontificato. Ferito e solo, ha scritto parole amare ed aspre ai vescovi di tutto il mondo, lamentando che - per la vicenda della scomunica condonata ai quattro vescovi lefebvriani e specie per il caso Williamson - proprio ambienti cattolici gli abbiano mostrato un'"ostilità pronta all'attacco". Persino arrivando a trattarlo, lui dice, con "odio senza timore e riserbo". C'è qualcosa che traballa nella gestione della Curia. Se ne avevano segnali da tempo, ma la rivolta di alcuni grandi episcopati - in Germania, Austria, Francia e Svizzera - contro la decisione papale di graziare i vescovi lefebvriani scomunicati senza ottenere preventivamente una loro leale adesione al concilio Vaticano II, ha messo in luce una disfunzione più generale. Per due volte decisioni papali, che attendevano di essere rese note attraverso la sala stampa, sono state fatte filtrare all'esterno in anticipo causando clamore e polemiche. È successo con il decreto di revoca delle scomuniche, è capitato di nuovo con le indiscrezioni sulla lettera papale ai vescovi. Giovanni Maria Vian, direttore dell'Osservatore, fustiga in un corsivo le "manipolazioni e strumentalizzazioni" anche all'interno della Curia romana, ammonendo che la Curia è "organismo storicamente collegiale e che nella Chiesa ha un dovere di esemplarità". Sferzata inedita e dura a chi nel palazzo apostolico non si è attenuto alla linea del riserbo e dell'obbedienza. Ma l'impaccio e le disfunzioni della macchina curiale vanno al di là della vicenda lefebvriana. Benedetto XVI è solo. Ma non perché ci sia un partito che gli rema contro. Bensì per il suo di governo solitario, che non fa leva sulla consultazione e non presta attenzione ai segnali che vengono dall'esterno. Meno che mai quando provengono dal mondo dei media, considerato a priori con sospetto. "Benché sia stato più di un ventennio in Vaticano al tempo in cui era prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede - spiega off record un monsignore - Ratzinger non conosce affatto la Curia. Era chiuso ieri nella sua stanza nell'ex Sant'Uffizio ed è chiuso oggi nel suo studio da papa. Lui è un teologo, non è un uomo di governo. Passa metà della giornata a occuparsi dei problemi della Chiesa e l'altra metà concentrato sui suoi scritti: sul secondo volume dedicato a Gesù". Monsignore si ferma e soggiunge: "Non è detto che un grande teologo abbia con precisione il polso della realtà così come è". Certo, esiste in Curia un pugno di fedelissimi. Il cardinale Bertone in primis. O il suo successore alla Congregazione per la Dottrina della fede, Levada. O il nuovo responsabile del dicastero del Culto divino, lo spagnolo Canizares. Parlano il suo stesso linguaggio i cardinali Grocholewski, responsabile del dicastero dell'Educazione cattolica, o Rodè, titolare della Congregazione dei religiosi. E fra i presidenti delle conferenze episcopali è in prima a linea a solidarizzare con il pontefice il cardinale Bagnasco, che prontamente ieri ha espresso "gratitudine" per le chiarificazio[...]



Inseminazione artificiale... riesplode la polemica

Wed, 18 Feb 2009 09:56:00 +0100

Pavia, l'offerta di Antinori: me ne occupo gratis. Prelevato lo sperma per un'inseminazione artificiale. Vuole un figlio dal marito in coma, via libera all'intervento dei medici. Il Vaticano: gravissimo. Ed esplode la polemica di Enrico Bonerandi PAVIA - Il primo passo è stato compiuto: "E adesso si va avanti. Voglio vedere come ci possono fermare", assicura il professor Severino Antinori, il ginecologo-star, esperto di fecondazione assistita. Ieri pomeriggio Antinori è arrivato come un ciclone al Policlinico San Matteo di Pavia, dopo che l'ospedale aveva dato l'ok al prelievo di liquido seminale da un paziente in coma per tumore al cervello. Ha provveduto al prelievo con una siringa ed è subito ripartito per Roma, dove conserverà il liquido in azoto liquido a meno 197 di temperatura. "C'è una donna che vuole un figlio dal marito. Un atto di vita e di amore. Chi ci accusa di manipolare la natura non sa quel che dice. E comunque noi siamo sotto l'egida della legge 40 sulla fecondazione artificiale". In un periodo di accesi dibattiti sui temi di bioetica, la vicenda ha già fatto clamore perché è il primo caso del genere in Italia. Protagonista una giovane coppia di Vigevano, 35 anni lui, 32 lei. Per un tumore fulminante al cervello, un mese fa l'uomo entra in coma. Speranze di salvarlo pare non ne esistano. La moglie si ribella al destino: "Voglio avere comunque un figlio da lui, diventare genitori era il nostro sogno". E si rivolge al Policlinico di Pavia, dov'è ricoverato, perché gli sia prelevato il liquido seminale necessario alla fecondazione assistita. L'ospedale risponde che darà l'autorizzazione solo dopo il provvedimento di un giudice. L'avvocato che assiste la donna, Claudio Diani, cerca con affanno una via legale, perché l'uomo potrebbe morire da un momento all'altro. Viene nominato un tutore (ma la dizione esatta è "amministratore di sostegno provvisorio") che possa surrogare la volontà dell'uomo in coma, nella persona del padre. Il giudice tutelare dà il via libera e così l'ospedale pavese. Al San Matteo però non ci sono strutture in grado di conservare il seme. Da molti altri ospedali viene negata collaborazione, che invece arriva dal Centro di crioconservazione dei gameti maschili di Padova. Nella trattativa si inserisce però Severino Antinori, che offre la propria disponibilità ("assolutamente gratuita") e nel giro di poche ore si sostituisce ai medici padovani. Mentre dalla Chiesa arriva un primo alt. "Credo che un figlio debba sempre essere un atto di amore, non un esperimento di laboratorio - ha affermato Rino Fisichella, pretore della Pontificia Università Lateranense - Un figlio non deve arrivare per desiderio recondito di una persona. Facciamo in modo di rispettare anche in questo aspetto la natura". Conclusione: "Pur con molta comprensione per chi vive queste situazioni, non ogni desiderio è legittimo". L'avvocato Diani ribatte: "Le stesse persone che sostenevano che la povera Eluana doveva essere tenuta in vita, ora trattano quest'uomo come se fosse una cosa". Come per il caso Englaro - sostiene il legale - in caso di impedimenti potrebbe essere avviata un'inchiesta per acquisire attraverso varie testimonianze la volontà manifesta del marito di avere figli. Il professor Antinori è più drastico: "Non ce ne sarà bisogno e anche se il paziente dovesse morire, l'iter ormai è iniziato, e con il consenso del giudice. Conserverò il liquido nella mia struttura e procederò all'analisi degli spermatozoi, selezion[...]



La doppia obbedienza

Sat, 24 Jan 2009 09:19:00 +0100

Nel Paese della doppia obbedienza di Ezio Mauro In modo probabilmente inconsapevole, ma certamente per lui doloroso, Beppino Englaro sta portando alla luce giorno dopo giorno alcuni nodi irrisolti dello Stato moderno di cui siamo cittadini, e a cui guardiamo - o dovremmo guardare - come all'unico titolare della sovranità. Questo accade, come ricorda Roberto Saviano, perché il padre di Eluana cerca una soluzione alla sua tragedia familiare in forma pubblica, quasi pedagogica proprio perché la rende universale, sotto gli occhi dell'intero Paese, costretto per la prima volta a interrogarsi collettivamente sulla vita e sulla morte, a partire dalla pietà per un individuo. A parte la meschinità di chi cerca un lucro politico a breve da questo dramma personale e nazionale, trasformando in frettolosa circolare di governo le richieste della Chiesa contro una sentenza repubblicana, e a parte i ritardi afasici di chi dall'altra parte si attarda invece a parlare di Villari, quello che stiamo vivendo - e soffrendo - è un momento alto della discussione civile e morale del Paese. A patto di intendersi.  […] Mi pare - appunto in coscienza - molto diverso il caso in cui i credenti medici vengono sollecitati collettivamente da un Cardinale (quasi come un'unica categoria professionale e confessionale da muovere sindacalmente) a mobilitarsi nello stesso momento e ovunque per mandare a vuoto una sentenza dello Stato, indipendentemente dalla riflessione morale e razionale di ognuno, dai tempi e dai modi con cui liberamente ciascuno può risolverla, dalle diverse sensibilità per la pietà e per la carità cristiana, pur dentro una fede comune. Qui non si può parlare, se si è onesti, di obiezione di coscienza: semmai di obbligazione di appartenenza, perché l'identità cattolica di quei medici diventa leva e strumento collettivo su cui puntare con impulso gerarchico per vanificare una pronuncia della Repubblica. […] Su questa dichiarazione vale la pena riflettere, per le conseguenze che necessariamente comporta. È la concezione annunciata pochi anni fa dal Cardinal Ruini, secondo cui il cattolicesimo è una sorta di seconda natura degli italiani, dunque le leggi che contrastano con i principi cattolici sono automaticamente contronatura, e come tali non solo possono, ma meritano di essere disobbedite. Da questa idea discende la teorizzazione del nuovo cattolicesimo italiano di questi anni: la precettistica morale della Chiesa e la sua dottrina sociale coincidono con il diritto naturale, dunque la legge statale deve basare la sua forza sulla coincidenza con questa morale cattolica e naturale, trasformando così il cattolicesimo da religione delle persone in religione civile, dando vita ad una sorta di vera e propria idea politica della religione cristiana. Ma se la legge di Dio è superiore alla legge dell'uomo, se nella doppia obbedienza che ritorna la Chiesa prevale sullo Stato anche nell'applicazione delle leggi e delle sentenze, nascono due domande: che cittadino è il cattolico osservante, se vive nella possibilità che gli venga chiesto dalla gerarchia di trasgredire, obiettare, disubbidire? E che concezione ha la Chiesa italiana, con i suoi vescovi e Cardinali, della democrazia e dello Stato? Qualcuno dovrà pur ricordare che nella separazione tra Stato e Chiesa, dopo l'unione pagana delle funzioni del sacerdote col magistrato civile, la religione non fa parte dello "jus publicum", la legge umana non fa parte di quella divina con la Chiesa che la amministra, le istituzioni pubbliche e i loro atti sono autonomi dalle cattedre dei vescovi[...]



La Bresso al cardinale: "Non è la repubblica degli ayatollah"

Thu, 22 Jan 2009 15:40:00 +0100

Il presidente del Piemonte interviene sul caso Englaro dopo l'intervista a Repubblica in cui il prelato ha chiesto ai medici l'obiezione di coscienza – Eluana, la Bresso al cardinal Poletto"Non è la repubblica degli ayatollah" ROMA - "I credenti non possono essere richiamati con i diktat. Penso che sia un errore per la Chiesa entrare in questo modo, a piedi giunti, su una materia così delicata, su cui milioni di cattolici in tutto il mondo ogni giorno prendono decisioni assolutamente simili a quelle della famiglia Englaro, e lo fanno con sofferenza e difficoltà. Questo la Chiesa lo sa, e ci sono tanti medici cattolici che ogni giorno devono prendere decisioni difficili, e ne sono dilaniati. Occorre delicatezza negli interventi. Stiamo rischiando di perdere il carattere laico del nostro Stato con polemiche di questo genere". E' la dura risposta di Mercedes Bresso, presidente della regione Piemonte, alle critiche lanciate contro di lei, in un'intervista a Repubblica, dall'arcivescovo di Torino, il cardinale Severino Poletto. Mercedes Bresso - governatore del Pd - è intervenuta in diretta a Repubblica Tv, questa mattina. "A Poletto, che richiama i medici cattolici alla obiezione di coscienza, chiedo: quale è la differenza tra l'Italia di oggi e gli stati clericali, come quello degli Ayatollah, dove viene ingiunto a tutti coloro che credono di assumere un certo comportamento? Una cosa è una raccomandazione, l'espressione di una posizione che io considero assolutamente legittima, Un'altra cosa è l'ingiunzione a persone che sono tenute al rispetto delle leggi del proprio Stato che fino a prova contraria è ancora uno Stato laico". Perché la presidente Bresso si è fatta avanti su una vicenda così difficile? "Io penso che ci sia un dovere delle strutture pubbliche di dare attuazione alla decisione della Cassazione, che peraltro è stata presa due volte perché c'era stato un annullamento per ragioni formali. Trattandosi di una questione molto delicata sul piano etico, è evidente che pur non esistendo nel nostro ordinamento l'obiezione di coscienza dei medici se non per la 194 esplicitamente indicata, è evidente che nessuno che non lo desiderasse sarà obbligato a intervenire in questo caso. Ricordo peraltro che medici cattolici e non cattolici, credenti e non credenti tutti i giorni prendono con le famiglie decisioni di questo tipo e non vedo che altro principio adottare se non quello che deriva dall'habeas corpus, fondante del diritto occidentale, cioè la decisione di una persona e di chi quella persona rappresenti quando questa non è più in grado di decidere". "Già in passato come Regione Piemonte avevamo offerto la nostra disponibilità alla famiglia Englaro. E lo ribadisco: la circolare del ministero Sacconi non supera la legge, e l'interpretazione della legge non è compito degli organi esecutivi. E' inquietante che si pieghi la legge a una decisione politica. Se ci saranno dei problemi nell'applicare il protocollo, verranno affrontati, nel pieno rispetto delle regole, insieme alla famiglia. Sono preoccupata: vedo minacciato l'unico principio laico e di rispetto delle persone è quello dell'autodeterminazione. Per questo serve una legge sul testamento biologico. La medicina permetterà tra pochi anni di mantenere in vita chiunque, e allora cosa faremo? Eluana è una persona in stato vegetativo permanente, non una disabile". "Io non ho imposto niente a nessuno - insiste la Bresso - Se ci saranno dei contatti, saranno direttamente t[...]



peccato e delitto (1947-2009)

Sat, 17 Jan 2009 11:54:00 +0100

“Tutti in Italia sembrano aver dimenticato che la libertà non è la mia libertà, ma è la libertà di chi non la pensa come me. Un clericale non capirà mai questo punto né in Italia né in nessun paese del mondo. Il clericale non arriverà mai a capire la distinzione tra peccato (quello che lui crede peccato) e delitto (quello che la legge secolare ha il compito di condannare come delitto). Punisce il peccato come se fosse delitto, e perdona il delitto come se fosse peccato. Non è mai uscito dall'atmosfera dei dieci comandamenti, nei quali il rubare e l'uccidere (delitto) sono messi sullo stesso livello del desiderare la donna altrui (peccato). Perciò è necessario tener lontano i clericali dai governi dei paesi civili.” Gaetano Salvemini, 1947




Leggi italiane troppe e illogiche: il Vaticano non le recepirà più

Tue, 30 Dec 2008 21:13:00 +0100

Dall'Osservatore romano le motivazioni che hanno portato la Santa sede a modificare dal primo gennaio prossimo il meccanismo in vigore dal '29


CITTA' DEL VATICANO - Le leggi italiane sono troppe, mutevoli e spesso contraddittorie tra loro, per non parlare di quelle norme che di fatto contrastano con la morale cristiana. Questo duro giudizio, formulato dall'Osservatore romano, è una delle motivazioni che hanno portato il Vaticano a modificare il meccanismo che quasi automaticamente recepiva nel piccolo Stato le leggi italiane.
Il quotidiano della Santa sede commenta l'entrata in vigore il prossimo primo gennaio della nuova legge sulle fonti del diritto approvata lo scorso primo ottobre dal Papa, in sostituzione della legge, fino a oggi vigente, del 7 giugno 1929. Si tratta, scrive il giornale, di "un evento importante per l'ordinamento giuridico dello Stato della Città del Vaticano".

Tra i cambiamenti, precisa il giornale, cambia il meccanismo che portava a recepire nel piccolo Stato le leggi italiane, come conseguenza del fatto che "in non poche occasioni i 'Romani pontefici' hanno riconosciuto la maggioranza o quasi totalità dei sudditi vaticani come cittadini italiani". "Mentre nella legge precedente - spiega la nota - operava una sorta di recezione automatica che si presumeva come regola, solo eccezionalmente rifiutata per motivi di radicale incompatibilità con leggi fondamentali dell'Ordinamento canonico o dei trattati bilaterali, nella nuova disciplina si introduce la necessità di un previo recepimento da parte della competente autorità vaticana. Tale norma è vigente anche nei casi nei quali potrebbe presumersi una recezione ope legis".

Per l'Osservatore, "più di un motivo sembra giustificare quest'ulteriore cautela nella recezione della legislazione italiana, rispettata nella sua propria sovranità, ma chiamata nello stesso tempo a rispettare e a confrontarsi con quella vaticana". "Ne indichiamo - si afferma nella nota - solo tre: in primo luogo il numero davvero esorbitante di norme nell'Ordinamento italiano, non tutte certamente da applicare in ambito vaticano; anche l'instabilità della legislazione civile per lo più molto mutevole e come tale poco compatibile con l'auspicabile ideale tomista di una lex rationis ordinatio, che, come tutte le operazioni dell'intelletto, cerca di per sé l'immutabilità dei concetti e dei valori; e infine un contrasto, con troppa frequenza evidente, di tali leggi con principi non rinunziabili da parte della Chiesa".

 

La Repubblica.it online, 30.12.2008

http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/esteri/benedetto-xvi-28/leggi-italiane/leggi-italiane.html

 




Englaro: Sacerdoti si schierano contro il Vaticano

Mon, 22 Dec 2008 21:02:00 +0100

Semplici parroci e preti di frontiera si ribellano al pensiero unico vaticano, che vorrebbe negare a Eluana il diritto di spegnersi serenamente. Cinque preti toscani e dieci preti del Friuli in due distinti documenti chiedono il rispetto della libertà di coscienza. Sono il piccolo segnale di un mondo cattolico, assai vasto, che non ha condiviso la durezza con cui la gerarchia ecclesiastica giudicò Piergiorgio Welby e oggi domanda rispetto per la scelta di lasciar concludere una vita sorretta solo dalla tecnica. Non si può pensare, è scritto nell'appello dei preti toscani, che la Chiesa abbia una "posizione uniforme e monolitica", identificabile solo con gli interventi del papa e dei vescovi. No: "il popolo cristiano è una realtà composita e diversa". E a questa realtà del cattolicesimo quotidiano si rivolge la Lettera di Natale dei dieci sacerdoti friulani, proprio mentre a Udine divampano le polemiche sui ricatti che il ministro Sacconi pone alle cliniche disposte a ottemperare a una sentenza della Cassazione. "Come è vero che nessuno dovrebbe sollecitare, tantomeno obbligare qualcuno ad anticipare la propria morte biologica, ci chiediamo se altrettanto è possibile che nessuno sia obbligato a vivere anche in quelle condizioni estreme, che inducono a desiderare la morte come una liberazione da una vita considerata impossibile", scrive il parroco di Zugliano don Pierluigi Di Piazza insieme ai suoi nove confratelli del Friuli Venezia Giulia. Si può immaginare - continuano i preti friulani - che esistano questioni morali "che non sono di competenza della libertà di coscienza di ciascuna persona?". E da qui parte un interrogativo a quanti nella Chiesa presumono di interpretare con sicurezza il volere divino: "Davvero ci si può sostituire a Dio, affermando di conoscere la sua volontà riguardo alla sofferenza e alla morte delle persone?". Pacato e quasi addolorato è il commento a quelle dichiarazioni di esponenti del centro-destra, da Maurizio Gasparri a Roberto Formigoni, che irresponsabilmente parlano di "sentenze omicide" tese a "mandare a morte" Eluana Englaro. "Ci pare di non condividere - sottolineano Di Piazza e gli altri sacerdoti - né l'esultanza nei confronti di sentenze che sostituiscono di fatto il ritardo legislativo riguardo al testamento biologico né la posizione di chi definisce omicidio una scelta drammatica vissuta nell'ambito di una relazione d'amore". Per il Vaticano il caso Englaro come quello Welby sono pura e semplice eutanasia. Esattamente quello che molti fedeli contestano. Don Mazzi e i suoi quattro confratelli toscani, rivendicando la legittima pluralità di opinioni, citano nel loro appello il cardinale Carlo Maria Martini: "Le nuove tecnologie, che permettono interventi sempre più efficaci sul corpo umano, richiedono un supplemento di saggezza per non prolungare i trattamenti quando ormai non giovano più alla persona". E dunque, rileva il cardinale, è importantissimo "distinguere tra eutanasia e astensione dall'accanimento terapeutico, due termini spesso confusi. La prima si riferisce a un gesto che intende abbreviare la vita, causando positivamente la morte. La seconda - come afferma il Catechismo della Chiesa cattolica - consiste nella "rinuncia all'utilizzo di procedure mediche sproporzionate e senza ragionevole speranza di esito positivo". Non può mai essere trascurata, insistono i preti tosc[...]



"I minori devono poter credere che lo Stato è neutrale"

Sun, 23 Nov 2008 23:40:00 +0100

Il giudice: «Via i crocefissi dalle aule». È la prima volta nella storia della Spagna. Il giudice di Valladolid ordina la rimozione del simbolo religioso da un istituto pubblico

MADRID - Da tutte le aule e da tutti gli spazi comuni della scuola pubblica Macias Picavea di Valladolid dovranno essere rimossi i crocefissi: lo ha stabilito il giudice del tribunale della città nel nord della Spagna, Alejandro Valentin, accogliendo così la richiesta avanzata nel 2005 dal genitore di un alunno e da una associazione locale per la difesa della scuola laica, secondo i quali, come recita la Costituzione spagnola, va garantito «la libertà di religione e di culto» e assicurato il carattere «laico e neutrale» dello stato spagnolo sui temi religiosi. LA MOTIVAZIONE - Il giudice ha motivato la decisione, la prima del genere in Spagna, sostenendo che «la presenza di simboli dove ci sono minori in piena fase di formazione potrebbe provocare in loro la sensazione che lo Stato è più vicino» alla religione cattolica rispetto ad altre confessioni. La decisione è la prima del genere nella storia della Spagna. Una questione simile fu affrontata a Jaen, in Andalusia nel 2006, ma il quel caso il governo regionale aveva preceduto il possibile intervento della giustizia facendo rimuovere di sua iniziativa i crocefissi da una scuola.

CONTRARIO IL CONSIGLIO D'ISTITUTO - Trent'anni dopo la fine della dittatura franchista, che elevò il cattolicesimo al rango di religione di stato, un giudice dà dunque ragione a un'associazione in difesa della laicità, malgrado la posizione contraria del consiglio scolastico. I crocefissi erano presenti nella scuola Macias Picavea di Valladolid dal 1930, e più volte il consiglio di istituto si era espresso contro la loro rimozione, dopo le prime richieste pervenute già nel 2005. In Spagna la costituzione del 1978 assicura il carattere anticonfessionale dello Stato e delle sue istituzioni, ma tutti i nuovi capi di governo giurano fedeltà alla costituzione stessa davanti a un crocifisso.


23 novembre 2008, tratto da: www.corriere.it




Caso Englaro, nuovi affondi del Vaticano

Tue, 11 Nov 2008 22:12:00 +0100

Vaticano: stop ad alimenti è omicidio.

Milano - «Una mostruosità». Staccare il sondino che alimenta Eluana e lasciarla morire, «privarla dell’idratazione e dell’alimentazione significa ammazzarla, è una cosa disumana». Questo il messaggio del Vaticano (lanciato attraverso il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la Salute) alla Cassazione sul caso Englaro. [...] E se la posizione del Vaticano è netta, altrettanto lo è quella della famiglia di Eluana. Beppino Englaro, che ha condotto per più di tre lustri una dura battaglia per regalare alla figlia la «naturalità della morte», ha promesso che non parlerà più con nessuno. E allora è l'avvocato Franca Alessio, curatrice speciale di Eluana, a esprimere la posizione della famiglia: «Non si possono muovere dubbi sulle condizioni di Eluana, sono tali da anni. È ora di lasciarla morire come chiede suo padre».


LO SCONTRO - Dopo quasi 17 anni dunque la Cassazione potrebbe scrivere la parola «fine» alla vicenda della ragazza lecchese in coma vegetativo permanente dopo un incidente stradale attraverso la sentenza della Cassazione. Per la Santa Sede interrompere l'alimentazione è «disumano ed equivale a un assassinio». Dal canto suo il procuratore generale della Suprema Corte ha chiesto durante l'udienza l'inammissibilità del ricorso della Procura di Milano contro la Corte d'appello del capoluogo lombardo («Il Pm di Milano non era legittimato a muovere l'azione in quanto non si tratta di un interesse generale e pubblico ma di una tutela soggettiva e individuale di Eluana»).

«È ORA DI LASCIARE MORIRE ELUANA» - E se la posizione del Vaticano è netta, altrettanto lo è quella della famiglia di Eluana. Beppino Englaro, che ha condotto per più di tre lustri una dura battaglia per regalare alla figlia la «naturalità della morte», ha promesso che non parlerà più con nessuno. E allora è l'avvocato Franca Alessio, curatrice speciale di Eluana, a esprimere la posizione della famiglia: «Non si possono muovere dubbi sulle condizioni di Eluana, sono tali da anni. È ora di lasciarla morire come chiede suo padre».

LA SENTENZA - I magistrati in teoria hanno 30 giorni di tempo per la decisione. Ma il caso Englaro, oggi 37enne, viene considerato urgente anche perché la stessa Suprema Corte, a settembre scorso, su richiesta del Pg di Milano, ha sospeso l’esecuzione del decreto della Corte d’appello. Per questa ragione non è escluso che i giudici delle sezioni unite possano depositare almeno il dispositivo della sentenza in due-tre giorni.

tratto da www.corriere.it, 11.11.2008




Insegnanti di religione – UE: "Assunti per fede, l'Italia spieghi"

Wed, 08 Oct 2008 08:47:00 +0200

La Commissione di Bruxelles accoglie un esposto che ritiene violato il principio di uguaglianza dei cittadini Bruxelles - In Italia per diventare insegnante di religione, anche in una scuola pubblica, bisogna ottenere il via libera del vescovo. Una prassi in vigore dai Patti lateranensi del 1929 ma entrata in collisione con le regole europee che vietano qualsiasi forma di discriminazione in ragione del credo religioso di un lavoratore. E per vederci chiaro Bruxelles ha aperto un dossier e inviato una richiesta di informazioni al governo Berlusconi. Il caso nasce da una denuncia alla Commissione europea promossa dal deputato radicale Maurizio Turco, dall'avvocato Alessandro Nucara e dal fiscalista Carlo Pontesilli. Le accuse del pool radicale sono molto precise e si fondano sulle regole cardine dell'Unione europea. Afferma infatti la direttiva comunitaria del 2000 contro la discriminazione che un lavoratore non può essere discriminato per ragioni "fondate sulla religione". Ma c'è di più, visto che la parità di trattamento a prescindere dalla confessione è garantita anche dalla Dichiarazione universale dell'Onu, richiamata dal Trattato di Maastricht, e dalla Convenzione europea sui diritti dell'uomo. E, a quanto sembra, la regola in vigore da ottant'anni e confermata nel 1985 in seguito al rinnovo dei Patti firmato da Bettino Craxi va in un'altra direzione. L'avallo vescovile, è la tesi radicale, rappresenta infatti una violazione delle regole comunitarie. A non andare è soprattutto la diversità di trattamento tra i professori di religione e quelli delle altre materie: chi vuole insegnare, infatti, deve svolgere un corso di abilitazione di un anno e poi sperare di diventare precario, prima tappa della sua incerta carriera. Chi insegna religione, sottolinea la denuncia recapitata a Bruxelles, invece deve solo ottenere la nomina vescovile (fatti salvi alcuni requisiti professionali) godendo dunque di un trattamento privilegiato vietato dalla Ue. E ovviamente va da sé che un ateo o un non cattolico non può diventare docente di religione, con palese discriminazione rispetto a chi è credente. Ma non finisce qui, visto che c'è anche una disparità di trattamento retributivo tra i circa 23 mila insegnanti di religione e gli altri, con i primi che prendono più soldi dei secondi. Prassi bocciata a luglio dalla giustizia italiana, che ha condannato il ministero dell'Istruzione a parificare lo stipendio di un professore che ha fatto ricorso aprendo la strada a nuove singole denunce (in Italia non esiste il ricorso collettivo). Argomentazioni che hanno fatto breccia a Bruxelles, con la direzione generale Affari sociali e pari opportunità della Commissione europea che a cavallo dell'estate ha chiesto una serie di informazioni al governo riservandosi di decidere sul caso solo quando avrà letto la risposta, attesa a breve. Insomma, non si tratta ancora di una procedura formale contro l'Italia, ma l'invio di un questionario significa che la Ue nutre seri dubbi sulla legalità della nostra legge. Esattamente come avvenuto nel 2007, quando Bruxelles ha chiesto una serie di informazioni sui colossali sgravi fiscali accordati alla Chiesa. Un dossier, questo, ancora al vaglio della Commissione che, secondo diversi interlocutori, prende tempo viste le ingombranti pressioni politiche che spingono per un'archiviazione. (8 ottobre 2008) da "La Repubblica" online di ALBERTO D'ARGENIO[...]