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ilmarietto



gliè tutto sbagliato, tutto da rifareee.. Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi ci avrai azzeccato.



Last Build Date: Thu, 17 Sep 2015 07:06:40 +0000

 



Sixto Rodriguez, la favola di Sugar Man

Thu, 20 Mar 2014 10:43:00 +0000

Tornare a scrivere di musica dopo un bel po’ di tempo è stato piacevole. Sixto Rodriguez è stata un’ottima occasione. Qui c’è il pezzo uscito su pagina99 we, il settimanale di pagina99. Vi capitasse di sentire i dischi, fate sapere (comprateli, però, perché a Sixto hanno già fregato parecchio…)Il rock’n’roll ha bisogno di epica, l’epica ha bisogno di rock’n’roll e per noi, che abbiamo bisogno di tutti e due, quella di Sixto Rodriguez è la storia perfetta. Così perfetta che contiene di tutto: il blue collar orgoglioso, il mercato cattivo e ladro, il folk rockettaro a sfondo sociale, Detroit, il Sud Africa dell’apartheid, una seconda vita a risarcimento della prima. Ed è così, con questo mazzo di carte mal mescolate, che tocca andare con ordine, in attesa di andare al concerto (il 21 a Bologna, il 22 a Milano, uniche date italiano, sold out da mesi, quotazioni spaventose dai bagarini – pardon agenzie – che hanno fatto la spesa per tempo).Sixto Rodriguez nasce nel 1942 a Detroit, figlio di un immigrato messicano e di una nativa americana. Quando ha venticinque anni pubblica un singolo che nessuno compra. Quando ne ha ventisette pubblica un album, Cold facts (1970), disco bellissimo e morbido, ricco di sfumature, intimo, politico e nervoso. Nessuno compra nemmeno quello. Ma Sixto non molla e l’anno dopo se ne esce con un altro album, Coming from Reality (1971), bello pure quello, pure a sentirlo oggi, che è tutto dire. Poi basta. Niente vendite, niente soldi, niente contratto. E così Sixto Rodriguez, musicista, torna al lavoro, fa il muratore, si laurea in filosofia, si occupa della sua comunità in una città in lento, inesorabile disarmo, si candida persino a sindaco di Detroit (nel 1989), quelle candidature di tigna e di ideale che non vincono mai. Ristruttura case. Fine.E poi.E poi, è il 2012, un bel documentario vince premi su premi. Lo ha girato uno svedese, Malik Bendjelloul e alla fine si aggiudica pure l’Oscar (2013). Si intitola Searching for Sugar man e racconta la storia di Sixto Rodriguez. No, non quella che avete letto fin qui. L’altra.Perché mentre Sixto faceva il muratore a Detroit, musicista sconfitto, i suoi dischi vendevano in Sudafrica, dov’erano arrivati nella valigia di qualche turista. Diventavano laggiù una specie di colonna sonora della borghesia bianca antiapartheid, facevano da éducation sentimentale a un ribellismo voglioso di musica e di canzoni, di poesie e di suoni, tutte cose che l’embargo bloccava da fuori la radio censurava da dentro. Negato. Vietato.E così il documentario racconta una ricerca: due fans sudafricani che cercano questo Rodriguez, che fine ha fatto, dov’è finito dopo quei due dischi eccelsi, che lì in Sudafrica canticchiavano tutti. E di leggenda in leggenda (è morto, sì, si è ucciso sul palco, sì), mettono un annuncio in rete. Sono gli albori di Internet, e sono loro i primi a stupirsi quando la figlia di Sixto telefona in Sudafrica. Sì, papà è qui, è vivo, certo, come diavolo lo conoscete? Papà Sixto non lo conosce nessuno, e quei due dischi sono archeologia.Della grande rapina a Sixto Rodriguez (mezzo milione di dischi venduti in Sudafrica, per dire, senza che lui abbia visto un centesimo) non si saprà mai nulla. I soldi, la fama da star, ciò che gli è stato rubato non tornerà.Ma intanto torna lui. Con qualche concerto in Sudafrica, un mini tour in Australia. E poi – dal 2013, dall’Oscar che premia la storia di un muratore americano di origine messicana, famoso in Sudafrica, raccontata da uno svedese – con una popolarità mondiale. Perché piace la favola di Sixto, e la favola fa sentire la sua musica, e la sua musica piace anche più della favola. Quello che si dice una rivincita.I due dischi (già semiclandestinamente ripubblicati 2009 dalla Light in the Attic Records di Seattle) ora vendono bene, a più di trent’anni dalla pubblicazione. Sugar man (è il titolo della canzone che apre il suo primo disco) ha finalmente indietro la sua stori[...]



Il «pulmino» Volkswagen va in pensione Termina la produzione in Brasile

Tue, 24 Sep 2013 20:19:00 +0000

Dopo più di 60 anni di carriera, il minibus amato dai figlidei fiori si arrende alle nuove leggi sulla sicurezzaMILANO- Se potesse raccontare tutto quello che ha visto in più di 60 anni di carriera, chissà che razza di romanzo «beat» ne uscirebbe. Il «pulmino» Volkswagen, conosciuto in tutto il mondo con i nomignoli di «Kombi» e «Bulli», sta per andare in pensione.Il «pullmino» Volkswagen                QUELLE CAROVANE VERSO L'ASIA-Secondo quanto riporta la rivista americana Car &Driver la produzione terminerà a fine 2013 negli stabilimenti brasiliani di San Bernardo del Campo. Se in Europa il minibus più amato dai figli dei fiori è ormai un ricordo lontano (la produzione è finita nel 1979), nel paese sud americano è ancora in vendita. Ma gli anni passano, l'economia verde-oro galoppa e gli automobilisti diventano sempre più esigenti: nonostante le numerose migliorie tecniche introdotte nel tempo, per il «Bulli» si rivela difficile fare i conti con le nuove normative sulla sicurezza e con quelle anti-inquinamento. Roba che non esisteva nemmeno quando carovane di ragazzi dai capelli lunghi partivano dal Vecchio Continente alla volta dell'Asia in viaggi-avventura dalle date di ritorno incerte tanto quanto gli itinerari. Ancora oggi fra Bangkok e Kathmandu capita di rivederli quei pulmini colorati con targhe inglesi, tedesche o anche italiane, trasformati in bar e fast food. Un mezzo trasversale, il Volkswagen T2 apprezzato dalla generazione «beatnik» come dai più tranquilli campeggiatori della Baviera. Non a caso a a Wolfsburg hanno pensato più volte di realizzarne una versione moderna: l'anno scorso al Salone di Ginevra è stato presentato un concept che riprendeva lo stile e l'essenza del mezzo originale. Per ora il progetto è rimasto sulla carta, ma chissà che un domani il «Bulli» non torni di nuovo, come è stato per Maggiolino, Mini e Fiat 500.Articolo del Corriere della Sera (http://motori.corriere.it/attualita/12_ottobre_15/minibus-volkswagen-fine-produzione_93dbbb6c-16aa-11e2-be27-71fc27f55c26.shtml).[...]



Il Generatore di Qualifiche Stronze

Fri, 09 Aug 2013 09:38:00 +0000


Il Generatore di Qualifiche Stronze
per la Web Economy

9600 qualifiche per il tuo palloso biglietto da visita

BEI TEMPI QUANDO TI BASTAVANO DUE PAROLE PER SPIEGARE IN MANIERA ESAUSTIVA IL LAVORO CHE FACEVI. MA IL MONDO CAMBIA, ED È NECESSARIO AVERE UNA QUALIFICA IN UNA LINGUA STRANIERA, COMPLESSA E DIFFICILE DA SPIEGARE. PIÙ È DIFFICILE, MENO CHIEDERANNO SPIEGAZIONI!

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Interview with Ferruccio Lamborghini

Mon, 15 Jul 2013 16:18:00 +0000

Interview with Ferruccio Lamborghini Thoroughbred & Classic Cars, Jan. 1991.So we want to meet Ferruccio Lamborghini? No problem at all. Unlike the late Enzo Ferrari, the creator of the Miura, the Espada and the Countach is pleased to meet people who appreciate the cars that bear his name, owners and ordinary enthusiasts alike. Ferruccio Lamborghini is a young man of 75, who works Monday to Friday, 6am to 6pm, on his vineyards near Lake Trasimeno in middle Italy. Besides having various minor business interests, he is still president of three factories which produce tractors, air-conditioning equipment and hydraulic systems. We have to travel 220 miles south from the Lamborghini car factory at Sant'Agata Bolognese to meet the man who shattered Ferrari's domination in the late Sixties. Eventually we turn off the main road and down a dusty country lane which leads us through the vineyards. Cantina (winery) reads a sign, and on the right there appears a hall housing Lamborghinis even more massive than the LM002 off-roader: the tractors which are still built in a joint Swiss/Italian venture. Next door is Lamborghini's museum.  Apart from examples of 350GT, Islero, Espada, Jarama, Urraco, Miura and Countach, there are several Lamborghini tractors displayed here, starting with a rather crude-looking device from the late Forties. But we enter the small office opposite and ask for Il Cavaliere. His private secretary tells us he is out in the fields. "Just drive on; he's expecting you." Construction work is going on at the end of the dusty road, and a short, stocky man wearing a cowboy's hat is talking things over with the workers. “Ali, so you have arrived! I'm Lamborghini. We are just building a golf course over there," he immediately explains, pointing towards the horizon. "Golf has a big future. The right sport for the right people." I make the mistake of asking Il Cavaliere which architect he chose to design the course. "It's me!" he exclaims, jabbing a thumb at his chest. "I looked at more than 40 golf courses all over the world, from California to Japan. Now I know how to do it myself." We are totally captivated by this charming man. Ferruccio Lamborghini was born in 1916, the son of poor peasants in a poor country village. By the end of the Sixties, his companies employed about 4,500 people - but a few years later he was heavily in debt. Now, at 75, he is a man of considerable wealth again, who sees no reason to stop working. "When you stop working, you start to die!" Lamborghini still remains very much a peasant at heart, and is the kindest man we have ever met. After demonstrating a hydraulically powered golf caddy of his own design - "We start production next year" - he invites us back to his flat, sits us down and makes coffee. Yes, Ferruccio Lamborghini is making us coffee! Just imagine Enzo Ferrari making a coffee for visiting journalists in the kitchen of his Fiorano residence... So what was Lamborghini's first car? "I started motoring soon after the war, with a Fiat Topolino. I went through a large number of them, and soon I began to tune them, taking the displacement up from 500 to 750cc and fitting my own Testa d'Oro head to convert them from side valves to overhead valves." In 1948, Lamborghini and a certain Baglioni entered the first post-war Mille Miglia with a Fiat 750 Testa d'Oro. Their race finished prematurely in an inn near Fano, "which we entered by driving through the wall," according to Lamborghini. As his wealth increased, the young industrialist turned to Alfa Romeo and Lancia in the early Fifties. "I had an Alfa Romeo 1900 Sprint first and a 1900 Super Sprint later, both of which were quite good. But I preferred the Lancia Aurelia B20. It was no more powerful tha[...]



Valentino Balboni ex collaudatore Lamborghini

Mon, 15 Jul 2013 15:05:00 +0000

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Countach - Ferrucio Lamborghini & Valentino Balboni on 60 Minutes (1987)

Sun, 14 Jul 2013 20:13:00 +0000

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IL MIO NOME E' SERGIO LEONE - Il Cinema ritrovato - HD

Mon, 01 Jul 2013 17:41:00 +0000

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Un saluto ad una grande donna

Sat, 29 Jun 2013 10:58:00 +0000

“L’etica laica e in particolare l’etica degli atei – aveva scritto – che non credono in nessuna entità superiore non meglio definita, ma solo nel dato di fatto dell’esistenza della materia che origina le strutture presenti nell’Universo, da cui si originano anche gli esseri viventi dai più semplici ai più complessi, si basa sul rispetto del prossimo, uomo o animale che sia e può essere riassunta dai comandamenti di Cristo, che certo non era figlio di dio, ma una delle più grandi figure dell’umanità, che ha preceduto i suoi tempi di molti secoli ‘Ama il prossimo tuo come te stesso’ e ‘Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te’. Per attenersi a questi comandamenti non c’è bisogno di credere in dio, non lo si fa per la speranza in un al di là in cui non si crede, ma solo per un sentimento di fratellanza universale che deriva dalla nostra comune origine da quella materia che costituisce l’Universo”

La colpa di Eva è stata quella di voler conoscere, sperimentare, indagare con le proprie forze le leggi che regolano l'universo, la terra, il proprio corpo, di rifiutare l'insegnamento calato dall'alto, in una parola Eva rappresenta la curiosità della scienza contro la passiva accettazione della fede...

Margherita Hack

http://it.wikipedia.org/wiki/Margherita_Hack
http://it.wikiquote.org/wiki/Margherita_Hack
http://www.repubblica.it/scienze/2013/06/29/foto/margherita_hack_frasi-62073596/1/#1



La schiena della Countach

Mon, 22 Apr 2013 07:36:00 +0000


Una delle più belle Lambo e delle più estreme supercar di tutti i tempi.

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E' arrivata la primavera..

Mon, 22 Apr 2013 07:25:00 +0000

..la natura rifiorisce!

(image)
Margerite.
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Ciliegio in fiore.

(image)
La mia coltivazione di menta.
 
(image)
La mia coltivazione di fragole 1/2.

(image)
La mia coltivazione di fragole 2/2.




Ferruccio Lamborghini telling a legend

Fri, 19 Apr 2013 18:23:00 +0000

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Un essere sociale

Sun, 02 Dec 2012 11:30:00 +0000

"Ritengo che il mondo non possa essere cambiato né da una qualche forma di governo - dittatura o democrazia - né tanto meno attraverso una rivoluzione fondata su un'ideologia o una dottrina salvifica. Credo invece che si possa cambiare il mondo solo se giorno dopo giorno il singolo si impegna a cambiare se stesso. La rivoluzione deve avvenire dentro di noi, e solo allora potremo trasformare la società."
Reinhold Messner, 1980
"Se una persona viva la propria vita e nel farlo non arreca fastidio a nessuno, per me è un essere sociale, perchè è equilibrato e pacifico. A mio giudizio le persone diventano meno pacifiche, e di conseguenza aggressive, quando non possono vivere la loro vita, quando devono reprimere i propri sentimenti, quando vengono condizionate dall'esterno. Dobbiamo forse definire sociale la nostra civiltà occidentale, perchè costringe molti a determinate prestazioni, a un determinato comportamento, perchè obbliga i singoli entro binari stabiliti per ottenere il benessere anonimo di tutti? Per me sociale significa che per molti rimane aperta la possibilità di intraprendere la propria strada. Ognuno potrà trovare la sua come vorrà. La mia strada è, per puro caso quella dell'alpinismo. Quindi posso esprimermi come alpinista, posso soddisfare le mie ambizioni, posso andare a fondo nella mia volontà fino al suo limite estremo. Non è invece la mia strada fornire determinate prestazioni o essere inserito in un determinato processo produttivo: la mia strada è quella dell'alpinista. Questo è il mio modo di esprimermi in maniera creativa. Ho scelto di percorrere questa strada." 
 Reinhold Messner, 1980





il debito è di tutti, la ricchezza è di pochi

Fri, 16 Nov 2012 11:49:00 +0000

Se la ricchezza italiana fosse una montagna, sarebbe alta quanto il K2, mentre il debito pubblico, al confronto, risulterebbe come il monte Pisanino nelle Alpi Apuane: 8611 metri contro poco meno di 2000. La ricchezza di cui stiamo parlando costituisce il tesoro privato degli italiani, tra denaro contante, case, azioni e titoli, per un totale di 8.640 miliardi di euro netti, cioè oltre quattro volte il debito, con i suoi 1972 miliardi registrati ad agosto 2012.SE L’ITALIA FOSSE UN’AZIENDA. Un’azienda con rapporti analoghi tra passivo e patrimonio non rischierebbe il fallimento, anzi, avrebbe risorse sufficienti anche per investire, crescere, arricchirsi ulteriormente. L’Italia, invece, è costantemente sull’orlo del default, costretta a tirare la cinghia, atagliare la spesa, a non avere mai un soldo. I molti e diversi motivi di questa situazione, spiegati diffusamente da economisti di ogni orientamento, ce n’è però anche uno molto semplice: il debito è di tutti, al contrario della ricchezza, che è di pochi.Il debito pubblico è spalmato su 60 milioni di cittadini, per una quota di circa 32 mila euro ciascuno: inizia al momento della nascita e finisce solo con la morte. Per una famiglia di tre persone equivale a un fardello da quasi 100mila euro, che si trascinerà a vita perché impossibile da estinguere. Non funziona nello stesso modo per la ricchezza nazionale. La metà, e cioè oltre 4 mila miliardi di euro, appartiene a una piccola minoranza pari al 10 per cento della popolazione: sei milioni di persone che vivono nell’assoluto benessere. Al 90 per cento dei cittadini, 54 milioni di persone, resta da dividersi l’altra metà.Sembra quasi un gioco di parole, ma spiega la ragione fondamentale per cui l’Italia è quel paradosso che è: un paese ricco, abitato da poveri. Teoricamente, infatti, siamo molto più ricchi di quanto non fossimo negli anni del boom economico; nel 1965 la ricchezza complessiva era pari all’equivalente di un miliardo e 137 milioni di euro, contro gli oltre 8mila miliardi del 2011; quella pro capite pari superava di poco i 21mila euro, contro i 142 mila dei nostri giorni. E siamo ricchi anche nel confronto internazionale: la ricchezza delle famiglie italiane nel 2010 era pari a 8,3 volte il reddito disponibile, contro il 7,5 della Francia, il 7,8 della Germania, il 7 del Giappone, il 5,5 delCanada e il 4,9 degli Usa.DOVE SONO I SOLDI? Da una parte ci sono gli 8600 miliardi dei patrimoni privati conteggiati dallaBanca d’Italia, dall’altra i patrimoni, ancor più privati, dell’economia illegale. I grandi evasoriportano i soldi altrove. Nelle banche e nei caveau della sola Svizzera ci sono tra i 150 e i 200 miliardi di euro che battono bandiera tricolore. Ma ancora non si è trovato un modo di riportarli a casa: le lunghe discussioni sulla possibilità di accordi tra il governo italiano e quello svizzero, finalizzate a tassare quei capitali, si sono arenate di fronte alla considerazione che un accordo del genere rappresenterebbe l’ennesimo condono. L’esodo di capitali oltre confine si è intensificato, spinto soprattutto dalla possibilità, pur remotissima, che prima o poi i conti pubblici richiedano la cura urto della patrimoniale. Non si tratta dei capitali di mafia e camorra, o almeno non solo: alriciclaggio ricorrono in massa anche imprese e professionisti, e il vero sport nazionale, ormai, non è ripulire i soldi sporchi, ma nascondere quelli puliti per non pagarci le tasse.DALLA ROULOTTE… Nell’ultimo censimento dell’Istat risulta che sono oltre 71mila gli italiani che vivono in baracc[...]



Offerings to the God of speed

Sun, 04 Nov 2012 14:39:00 +0000


Padova-Mannheim by Nino, 2000 Km, 4 guasti.

Ecco le offerte al Dio della velocità affinché plachi la sua ira.





THE BUS

Sun, 21 Oct 2012 07:34:00 +0000


This is the remarkable story of a vehicle that became an icon. 
Anyone who has ever driven a Volkswagen Bus already knows that it’s a nostalgic tale of freedom, love, friendship, breakdowns and adventures.


(Questa è la straordinaria storia di un veicolo che è diventato un'icona.
Chiunque abbia mai guidato un pulmino Volkswagen sa già che si tratta di un racconto nostalgico che parla di libertà, amore, amicizia, guasti e avventure).

ilmarietto






Einstein e la crisi

Fri, 05 Oct 2012 09:04:00 +0000

“Non possiamo  pretendere che  le cose cambino,se continuiamo a fare le stesse cose.La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni,perché la crisi porta progressi.La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla  notte oscura.E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.Chi supera la crisi  supera sé stesso senza essere ’superato’.Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà,violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni.La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza.L’ inconveniente delle   persone e delle nazioniè la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita.Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine,una lenta agonia.Senza crisi non c’è merito.E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno,perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.Parlare di crisi significa incrementarla,e tacere nella crisi è esaltare il  conformismo.Invece, lavoriamo duro.Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa,che  è la tragedia di non voler lottare per superarla.”Albert Einstein[...]



lamiavw: 6a/7a giornata

Wed, 12 Sep 2012 18:58:00 +0000

Lo smontaggio procede. Può sembrare banale ma vi assicuro che a smontare una VW del 1966 si rischia di fare dei bei danni se non si sa bene cosa si sta facendo..Ore di lavoro: 10Spese: 0 EuroPazienza: a volontàilmariettoelavwLista ricambi:guarn parafanghi post #2guarn ovali vetro fanali post #2guarn circ leve paraurti post #2guarn lame lame paraurti post #2guarn leva apertira portiere #2lamieretta post sx dove si attaccano staffe paraurti #1Alcune foto dell'operazione:[...]



Foto artistica

Wed, 05 Sep 2012 14:38:00 +0000

Volkswagen Bus
Turchia, Martedì 7 agosto 2012





L'utopia della pensione..

Tue, 04 Sep 2012 13:19:00 +0000


E pensare che in Italia siamo pieni di ladri delinquenti che ciucciano pensioni d’oro e non han mai lavorato in vita loro. Ogni riferimento alla politica è puramente casuale.

Leggete se volete stare male.




lamiavw: 5a giornata

Tue, 04 Sep 2012 08:22:00 +0000

E' iniziato lo smontaggio e la catalogazione dei pezzi.
Le fotografie serviranno in fase di rimontaggio: anche se anche la VW è un'auto di costruzione semplice e modulare, il dubbio è sempre in agguato.

Contestualmente è utile collezionare la lista dei ricambi da acquistare. Ad oggi:


  1. guarn lame paraurti ant. +2 guarn circolari
  2. guarn cavi fari ant
  3. guarn parafanghi ant
  4. guarn giro carrozzeria
  5. ammortizzatori (4)


Alcune foto. Notare all'anteriore destra, la gomma antineve per maggiolino che usavo l'inverno per andare a sciare:







il Re dei boschi

Mon, 30 Jul 2012 20:50:00 +0000


Il Boletus Edulis, più comunemente noto come Porcino, o più popolarmente come Brisa, è da considerarsi oltre ogni ragionevole dubbio il RE dei boschi.

Nella foto un magnifico esemplare da me personalmente fotografato.

ilmariettofungaiolo






I primi frutti..

Sat, 28 Jul 2012 14:37:00 +0000

della mia nuova avventura giardinieristica. La natura ha voluto premiare il mio impegno.
Povera rosellina ha sofferto molto ma sembra finalmente essersi ripresa.

ilmariettogiardiniere





Moto Guzzi V35

Sat, 28 Jul 2012 14:29:00 +0000

La V35 del 1978 e il leggendario bicilindrico a V di 90 gradi.
Notare il doppio freno a disco all'anteriore, lo starter elettronico (in primo piano il motorino di avviamento), il doppio scarico cromato. Non visibile la trasmissione a cardano.














regolatore di pressione

Sat, 28 Jul 2012 14:23:00 +0000

Impianto irriguo finito: ho recuperato un regolatore di pressione che rende l'impianto preciso e affidabile.

ilmariettogiardiniere.