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redazione: witwitwit@virgilio.it



Last Build Date: Fri, 20 May 2016 09:20:16 +0000

 



Comunicazione

Sun, 10 Aug 2008 16:54:00 +0000


10 Agosto 2008

Genitli lettori di "Maud.it - Il libero pensatore",
la redazione vi comunica che le attività di questo blog (com'anche quelle del nostro manifesto) sono state definitivamente interrotte a causa del non raggiungimento degli scopi per il quale questo progetto era nato.


La redazione ringrazia comunque tutti coloro che hanno partecipato a questo progetto dando il loro contributo come chi lo ha seguito leggendo.



Dal Maud.it numero 23 del 24 Febbraio 2008

Sat, 23 Feb 2008 13:10:00 +0000

IL DENTE AVVELENATOUna carie, anche semplicemente una piccolissima carie. E che sarà mai!!? Una visita veloce dal proprio dentista di fiducia, una piccola otturazione in amalgama ed in meno che non si dica, tutto ritorna come prima. O forse no? In verità nessuno si mai chiesto cosa ci fosse dentro quella patina argentata che solitamente si utilizza per risaturare il dente corroso; nessuno se lo è mai chiesto, perché a nessuno verrebbe mai in mente di mettersi ad indagare su una cosa tanto normale e di così larga diffusione. L’amalgama odontoiatrica più solitamente utilizzata (in Italia si contano due dentisti e mezzo su tre) è quella formata da una speciale miscela di stagno, argento, rame e… piccole quantità di mercurio. Come? Abbiamo capito bene? Il mercurio??? Ovvero nelle nostre bocche ci sarebbero piccole quantità “irrilevanti” del secondo minerale più tossico del pianeta? (Il primo ricordiamo essere l’amianto). Ebbene si. La gravità della situazione è inoltre accentuata da un’altra amara considerazione: il fatto è che mentre qui in Italia nessuno ne parla, in molte parti del pianeta questo dibattito è largamente acceso da qualche anno e specificatamente… da più di mezzo secolo! Negli Stati Uniti (dove l’amalgama è stata più volte dichiarata illegittima e poi riabilitata) sempre più dentisti utilizzano dei prodotti alternativi (otturazioni in ceramica o in leghe sintetiche naturali); in Germania (uno dei paesi produttori di amalgama) sono stati istituti addirittura delle associazioni contro questo prodotto e indette milioni di cause legali verso i produttori delle otturazioni (cause naturalmente vinte). Ma c’è di più: in molti paesi europei esse non si utilizzano quasi più. Parliamo della Svezia, della Danimarca e della Norvegia (dove dal gennaio 2008 l’utilizzo di amalgama odontoiatrica è addirittura stata dichiarata illegale). Certo questi paesi hanno giustificato tale scelta perché durante la cremazione di cadaveri era stata stimata una grande quantità di mercurio (ricordiamo ancora una volta che il mercurio è tossico) liberato nell’aria con gravi danni per l’ambiente. Quindi per l’ambiente sarebbe tossico ma nelle nostre bocche non comporterebbe alcun danno??? Questa è la paradossale giustificazione “ufficiale” del settore medico (giustificazione che in Italia ha comportato anche un ben chiaro decreto legge da parte dell’ora Ministro della Salute Sirchia). Difatti in Italia a parte uno speciale di Report su Raitre andato in onda nel 1998 e la pubblicazione di due libri da parte di tale Adolfo Panfili, nessuno ne sa nulla e ne ha mai sentito parlare. Tutto è scomparso dietro i rincuori della voce ufficiale. Ma tutte le giustificazioni addotte sono state (lasciatemelo dire) assolutamente vaghe, confuse, di circostanza. I danni per la salute provocati dal mercurio sono risaputi e gravissimi. Molti soffrono di una malattia che si chiama mercurialismo (malattia che tra l’altro non è facilmente diagnosticabile) e quando, senza sapere né della malattia né del mercurio contenuto nell’amalgama, si fanno una bella otturazione, incominciano ad avere seri problemi di salute. Ma anche per chi non è “allergico” al mercurio il rischio c’è poiché stiamo sempre parlando di un qualcosa di tossico (non ve lo avevo ancora detto che il mercurio è tossico?). Si stima infatti che i minerali delle amalgame possono dare luogo a reazioni chimiche o campi magnetici nella nostra stessa bocca (dove l’ambiente necessariamente umido è propedeutico a queste reazioni) e liberare delle quantità sorprendenti di mercurio che vanno a finire per la maggior parte nel cervello e per il resto sparse un po’ qua ed un po’ per tutto il corpo. Ogni corpo reagisce in modo differente al mercurio ma i sintomi maggiormente riscontrati sono per lo più a carico del sistema nervoso ed endocrino con depressione (molte persone sono gentilmente pregati di rivolgersi ad uno psicoterapeuta: stanno male e gli si risponde: “non hai niente! È tu[...]



Editoriale del Maud.it numero 21 del 5 Nov 2007

Mon, 05 Nov 2007 08:00:00 +0000


QUELLA STRANA GIOIA...

Ripenso a quanto ho letto e visto sulle varie televisioni e giornali italiani ultimamente; la situazione esigerebbe un’analisi quanto meno approfondita, che tuttavia mi è impossibile da condurre in queste poche righe. Ma mi basta però ricordare un breve passo dell’Etica spinoziana, un passo che è già stato accuratamente commentato da Gilles Deleuze. Si parla di tristezza e di gioia, sentimenti esclusivamente umani che perciò ognuno conosce sulla propria pelle e che quindi rendono facilmente accessibile a ciascuno la breve riflessione che sto districando. Tristezza e gioia – dicevamo – ma anche odio e paura: perché “odiare significa volere distruggere ciò che rischia di distruggerci”. Ed è la tristezza a generare l’odio. Com’è sempre la tristezza a generare anche la gioia. Ma si genera la gioia dalla tristezza solamente quando la tristezza si è già tramutata in qualcos’altro: quando si è già trasformata in odio. Riprendo ancora Spinoza: “se immaginate infelice l’essere che odiate, il vostro cuore proverà una strana gioia”. Ma ci sarebbe dunque da chiedersi se questa gioia sia davvero una gioia autentica. Per quanto mi riguarda, credo che essa rischi d’essere solamente un qualche sentimento compensatorio, un palliativo insomma. Il fatto è che queste gioie dell’odio, per quanto possano mai risultare assolutamente immense ed alle volte persino fatuamente appaganti, non risolvono quella situazione di partenza, ovvero quel sostrato di tristezza primordiale. Perché l’uomo dell’odio (l’uomo del risentimento come direbbe Spinoza) è per natura un uomo le cui gioie sono da sempre e per sempre avvelenate dalla tristezza e dal malumore. Sono quindi delle gioie indirette, non pure, illusorie. Non c’è poi da andare troppo lontano nei collegamenti per comprendere ciò a cui io mi sto riferendo; perchè sembra davvero impazzata in tutte le nostre città ed in ogni piccolo quartiere un odio razzista (forse) senza precedenti. Ma la soluzione (come sempre) non sta mai nell’odio e nella vendetta.





Comunicazione

Mon, 21 May 2007 23:36:00 +0000


IL "MAUD.IT" NELLE CASE,
NELLE STRADE E NELLE UNIVERSITA'

Ormai possiamo definirlo (con nostro immenso orgoglio) una presenza concreta. Non soltanto nella roccaforte delle varie facoltà dell'Università di Tor Vergata, ma anche (e finalmente in pianta stabile) presso alcuni edifici dell'ateneo de La Sapienza; inoltre (da alcuni numeri) il nostro "Manifesto Indipendente" è stato appeso persino presso la prestigiosa Facoltà di Scienze Politiche dell'Università della Luiss.
E la colonizzazione del "MAUD.IT" non si è fermata certamente qui, ma procede per le strade, le librerie, i centri sociali...





Un articolo indipendente (di M.C.)

Wed, 09 May 2007 07:00:00 +0000

Return-Path: Received: from vsmtp19.tin.it (192.168.70.94) by ims1d.cp.tin.it (7.2.072.1)id 460ACD88020C834D for witwitwit@virgilio.it; Tue, 8 May 2007 17:17:43 +0200Received: from swip.net (212.247.155.141) by vsmtp19.tin.it (7.3.122)id 4640864B0002582B; Tue, 8 May 2007 17:17:39 +0200X-Cloudmark-Score: 0.000000 []Received: from [83.181.239.248] (account cxu-77r-74a@tele2.it HELO flubber)by mailfe13.swip.net (CommuniGate Pro SMTP 5.1.7)with ESMTPA id 91125010; Tue, 08 May 2007 17:02:30 +0200Message-ID: From: "Marco Caponera" To: Subject: Condannata la polizia per il G8 di Genova 2001Date: Tue, 8 May 2007 17:01:03 +0200MIME-Version: 1.0Content-Type: text/plain;format=flowed;charset="iso-8859-1";reply-type=originalContent-Transfer-Encoding: 8bitX-Priority: 3X-MSMail-Priority: NormalX-Mailer: Microsoft Outlook Express 6.00.2900.3028X-MimeOLE: Produced By Microsoft MimeOLE V6.00.2900.3028 SEGRETO DI STATOA Genova ci fu un disegno repressivo, prima condanna per la Polizia al G8 del 2001La censura da parte dei media è stata rigida ed assoluta: della sentenza di Genova non si doveva parlare. Infatti incredibilmente non ne ha scritto neanche il Manifesto e dovrebbe spiegare perché. Alzi la mano chi ha saputo che la settimana scorsa a Genova c'è stata la prima condanna per i pestaggi della Polizia durante il G8 del 2001. Eppure la sentenza di Genova è un passaggio capitale per la ricostruzione della verità e la giustizia di quello che successe nel capoluogo ligure oramai 6 anni fa. E ci spiega anche molto del disegno politico sotteso alla repressione.Lo Stato è stato condannato a risarcire Marina Spaccini, 50 anni, pediatra triestina, volontaria per quattro anni in Africa, per il pestaggio che subì da parte della Polizia in via Assarotti, nel pomeriggio del 20 luglio 2001. Marina, come decine di migliaia di militanti cattolici della Rete Lilliput, era seduta, con le mani alzate dipinte di bianco, gridando "non violenza", quando fu massacrata dalla Polizia. Questa si è difesa sostenendo (sic!) che non era possibile distinguere tra le mani dipinte di bianco di Marina e i Black Block. Per il giudice Angela Latella invece la selvaggia repressione genovese -e la cortina di menzogne sollevata per coprirle - è stata una delle pagine più nere di tutta la storia della Polizia di Stato e per la prima volta ciò viene scritto in una sentenza. Non solo, è ben più grave quello che è scritto nella sentenza genovese. Quelle dei poliziotti non furono né iniziative isolate né eccessi, ma facevano parte di un disegno criminale.Si inizia a confermare in via processuale quello che chi scrive sostiene e scrive da sei anni. A Genova vi fu un disegno criminale selettivo da parte di apparati dello stato. Tale disegno era teso a terrorizzare non tanto la sinistra radicale ma il pacifismo cattolico, in particolare la Rete Lilliput, che per la prima volta in maniera così convinta e numerosa scendeva in piazza saldandosi in un unico enorme fronte antineoliberale con la sinistra.Le ragazze e i ragazzi delle parrocchie furono quelli che pagarono il prezzo più alto, soprattutto sabato. I loro spezzoni di corteo furono sistematicamente bersagliati dai lacrimogeni e centinaia di loro furono pestati selvaggiamente. Ma, soprattutto decine di migliaia di loro, e le loro famiglie, furono spaventati a morte in una logica pienamente terroristica. Quanti dopo Genova sono rimasti a casa?Di fronte all'immagine sorda data dai grandi della terra, Bush, Blair, Berlusconi, quel movimento pacifico, colorato, credibile, fatto di persone serie e non dei pescecani rinchiusi nella città proibita, che si era riunito intorno alle proposte concrete per un nuovo mondo possibile del Genoa Social Forum, doveva essere schiacciato. Non lo sapevamo, ma mancavano 50 giorni all'11 settembre.Riporto nel sito l'articolo dell'eccellente Massimo Calandri, apparso SOLO sulle pagine genovesi di Repubblica lo scorso 29 Aprile. E' normale secondo voi? Esiste anc[...]



Dal Maud.it numero 17 del 2 Maggio '07

Thu, 03 May 2007 02:29:00 +0000


UGUALITA' ED UGUAGLIANZA

La Rivoluzione Francese fu considerata (a ragione) il più grande spartiacque della storia dell’umanità. Con essa nasceva infatti l’epoca moderna e di fatto con essa si affermarono progressivamente alcuni importanti diritti, primo fra tutti quello dell’eguaglianza politica. Tutto questo è vero, certo. Ma non si può non considerare il fatto che un rivoluzionario nasce sempre e comunque dalla stessa terra che lo ha generato e nutrito, come fa una pianta che cresce dell’acqua con cui è stata annaffiata. Ed anche se ora egli volesse sovvertire quella sua terra per lui così “matrigna”, ne rimarrebbe comunque profondamente dipendente da un punto di vista prettamente culturale. Il terrore e la violenza che la Rivoluzione Francese crearono, e l’avvento di un nuovo Caesar e di una nuova Restaurazione, furono dunque i sintomi inequivocabili di un cambiamento soltanto apparente. Come a voler ribadire che senza una vera e propria nuova Egemonia il sostrato culturale di una terra, di uno stato o di una nazione non solo non muore ma anzi, addirittura, rinnova il suo potere, rinvigorendo sotto i vessilli di una nuova istituzione il suo stesso turpe impero. Fu davvero la Rivoluzione l’unico metodo, l’ultimo disperato tentativo, che l’Ancient Regime dovette utilizzare per potersi consolidare agli occhi di un mondo che ormai stava cambiando?
Già verso la metà del secolo Ottocento, Karl Marx parlava dell’uomo moderno come di un uomo intimamente scisso nel proprio ego ed alienato poiché perfettamente uguale agli altri rispetto allo Stato (lo stato moderno) ma al contempo perfettamente diseguale ad ognuno in relazione alla società civile. E il punto è proprio questo: l’eguaglianza politica fine a sé stessa, non ha portato (e del resto non avrebbe potuto portare) a quel miglioramento tanto auspicato. Di contro si comprende che l’unica vera emancipazione poteva nascere soltanto “dal basso”, ovvero a partire dall’eguaglianza sociale. Quell’eguaglianza sociale che ancora oggi ci è negata.





1 Maggio - La festa del Lavoro

Tue, 01 May 2007 07:00:00 +0000

ARBEIT MACHT FREI Il signore è la potenza che domina l'essere, mentre questo essere è la potenza che pesa sull'altro individuo, così, in questa disposizione sillogistica, il signore ha sotto di sé questo altro individuo. Parimente, il signore si rapporta alla cosa in guisa mediata, attraverso il servo: anche il servo, in quanto autocoscienza in genere si riferisce negativamente alla cosa e la toglie; ma per lui la cosa è in pari tempo indipendente; epperò, col suo negarla, non potrà mai distruggerla completamente ; ossia il servo col suo lavoro non fa che trasformarla. Invece, per tale mediazione, il rapporto immediato diviene al signore la pura negazione della cosa stessa: ossia il godimento; ciò che non riuscì all'appetito, riesce a quest'atto del godere: esaurire la cosa e acquietarsi nel godimento [...]. Il signore che ha introdotto il servo tra la cosa e se stesso, si conchiude così soltanto con la dipendenza della cosa, e puramente la gode; peraltro il lato dell'indipendenza della cosa egli lo abbandona al servo che la elabora. [...]. Così si e prodotto un riconoscere unilaterale e ineguale. La coscienza inessenziale è, quindi, per il signore, l'oggetto costituente la verità della certezza di se stesso. E chiaro, però, che tale oggetto non corrisponde al suo concetto: è anzi chiaro che proprio là dove il signore ha trovato il suo compimento, gli è divenuta tutt'altra cosa che una coscienza indipendente; non una tale coscienza è per lui, ma piuttosto una coscienza dipendente: egli non è, dunque, certo dell' esser-per-sé come verità, anzi la sua verità è piuttosto la coscienza inessenziale e l'inessenziale operare di essa medesima. La verità della coscienza indipendente è, di conseguenza, la coscienza servile. Questa da prima appare bensì fuori di sé e non come la verità dell'autocoscienza. Ma come la signoria mostrava che la propria essenza è l'inverso di ciò che la signoria stessa vuol essere, così la servitù nel proprio compimento diventerà piuttosto il contrario di ciò ch'essa è immediatamente; essa andrà in se stessa come coscienza riconcentrata in sé e si volgerà nell'indipendenza vera. [...] Mediante il lavoro, essa [la coscienza] giunge a se stessa. Nel momento corrispondente all'appetito nella coscienza del signore, sembrava bensì che alla coscienza servile toccasse il lato del rapporto inessenziale verso la cosa, poiché qui la cosa mantiene la sua indipendenza. L'appetito si è riservata la pura negazione dell'oggetto, e quindi l'intatto sentimento di se stesso. Ma tale appagamento è esso stesso soltanto un dileguare, perché gli manca il lato oggettivo o il sussistere. Il lavoro, invece, è appetito tenuto a freno, è un dileguare trattenuto; ovvero: il lavoro forma. Il rapporto negativo verso l'oggetto diventa forma dell'oggetto stesso, diventa qualcosa che permane; e ciò perché proprio a chi lavora l'oggetto ha indipendenza. Tale medio negativo o l'operare formativo costituiscono in pari tempo la singolarità o il puro essere-per-sé della coscienza che ora, nel lavoro, esce fuori di sé nell’elemento del permanere: così, quindi, la coscienza che lavora giunge all’intuizione dell’essere indipendente come di se stessa. […]. Così, proprio nel lavoro, dove sembrava ch'essa fosse un senso estraneo, la coscienza, mediante questo ritrovamento di se stessa attraverso se stessa, diviene senso proprio. (Georg Wilhelm Friedrich Hegel, "La fenomenologia dello spirito") [...]



25 Aprile - La festa della Liberazione

Wed, 25 Apr 2007 10:32:00 +0000


ALLA MIA NAZIONE
di Pier Paolo Pasolini

(image)

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.




Maud.it VS Universitor

Wed, 11 Apr 2007 22:10:00 +0000

(image)
ALEA IACTA EST!
Eccovi un'anticipazione! Tanto per dimostrare che le accuse di "presunta" connivenza tra AZIONE UNIVERSITARIA e UNIVERSITOR accennate dal nostro giornale sono assolutamente fondate. Per tutti coloro che vogliono saperne di più, tra un pò sarà pronto un nuovo articolo con tutti i retroscena e le documentazioni esatte. Nel frattempo invito caldamente chiunque abbia addirittura azzardato l'ipotesi di una diffamazione da parte nostra a ricredersi.




Editoriale del Maud.it numero 15 del 11 Aprile '07

Tue, 10 Apr 2007 07:32:00 +0000

VITA E POLITICA

Vita e politica non rappresentano certamente i termini di una dicotomia. Anzi per quanto questo possa sembrare forse paradossale l’una (la politica) rappresenta una componente assolutamente necessaria per l’altra. Non c’è vita dunque senza politica. Ciò nonostante, l’edificazione del nostro moderno individualismo sembrerebbe suggerirci tutto il contrario. Oggi davvero la realtà è diventata un tutt’uno con il capitalismo e questo non testimonia null’altro che una certa immutabilità del sistema. Come dire: un altro mondo non è davvero possibile. E neanche immaginabile. Questo è l’unico scenario a cui, volenti o nolenti, dobbiamo per forza di cose rapportarci per fare il punto della situazione. Il problema è che oggi la nostra vita è inequivocabilmente limitata esclusivamente all’ambito del privato. Ciò che intendo dire è che davvero non si riesce più a vivere in una qualche dimensione che sia politica, ed anzi sembra piuttosto che questa non abbia in noi più alcuna importanza. Ma non è così. E proprio in virtù di questo non può che riemergere prepotentemente (in questi tempi come in qualsiasi altro), quell’esigenza frustrata di ridare un significato politico alla propria vita: politicizzarla appunto. Per quanto soffocato infatti il “voler vivere politico” rimane un inestirpabile ed inalienabile istinto che è proprio dell’essere umano. Affermare di voler politicizzare la propria esistenza significa perciò solamente rivendicare ciò che ad essa è stato negato. Ciò che occorre è quindi spezzare le forti catene dell’individualismo borghese e guardare al di là dei vincoli che questa nostra realtà ci impone. Direbbe bene Wenceslao Galan: “il ricatto della realtà è quello di rinchiudere ciascuno di noi nei limiti della propria vita”. Ma la vita politicizzata altro non è che la vita che consapevolmente dice no a questo ricatto. La vita che vuole tornare a vivere e che vuole vivere ancora. La vita che resiste al senso comune. La vita che “buca la realtà” e che in ogni nuovo buco rivendica se stessa.




Comunicazione

Fri, 30 Mar 2007 22:28:00 +0000


INCONTRO CON "DINERO GRATIS"

(image)
Venerdì 13 Aprile alle ore 20:30 presso il locale "Officine" nel quartiere Pigneto assisteremo alla proiezione del film "EL TAXISTA FUL" di Jo Sol. Saranno presenti anche il protagonista della pellicola Pepe Rovira ed alcuni esponenti del movimento filosofico e culturale catalano "DINERO GRATIS". Sabato 14 si replica con la presentazione del primo numero della rivista "VIDA Y POLITICA" a cui farà seguito il dialogo con il filosofo spagnolo Wenceslao Galan, componente del collettivo "Espai en Blanc".

Per info: http://www.officinepigneto.it/vitaepolitica.htm




Dal Maud.it numero 14 del 29 Marzo '07

Fri, 30 Mar 2007 21:46:00 +0000

FINZIONE UNIVERSITARIAL'ultimo numero di MAUD.IT è uscito come una "Edizione Speciale" poichè riportava l'intervista scandalo di due ex militanti di AZIONE UNIVERSITARIA che ci hanno contattato per... Ecco a voi l'articolo:All'interno della Facoltà di Lettere e Filosofia di Tor Vergata è apparso, in questi giorni, un volantino in cui i neo-consiglieri di facoltà Valentina Pochesci e Massimiliano Macera annunciano il loro allontanamento dal movimento di AZIONE UNIVERSITARIA, per potersi dedicare – dicono – esclusivamente alle esigenze di tutti gli studenti, indipendentemente dal partitismo politico. Massimiliano e Valentina ci hanno poi contattato, scegliendo MAUD.IT, per spiegare con un’intervista, le motivazione che li hanno spinti ad abbandonare AZIONE UNIVERISTARIA. Benissimo cari Max e Valentina, perché avete scelto proprio il Maud.it come canale di comunicazione? V.: Innanzitutto volevamo ringraziarvi per l’occasione che ci state concedendo. Sapevamo che su di voi potevamo contare proprio perché da sempre abbiamo riconosciuto nel Maud.it un giornale assolutamente autonomo ed apartitico. E difatti la nostra intenzione è quella di rivolgerci a tutti gli studenti (in quanto ne siamo i rappresentanti) indipendentemente dai vari colori politici. M.: Anche perché, a dirla tutta, prima di voi ci siamo rivolti ad altri giornali e non abbiamo ricevuto la stessa disponibilità. Siamo stati infatti censurati, e non solo sui giornali di destra, ma anche da quelli che si professavano apolitici e indipendenti (come ad esempio “Universitor.it”). Quindi questa rappresenta per noi una grande opportunità! Vi ringraziamo, ma veniamo al punto: da cosa è scaturita la vostra decisione di abbandonare AZIONE UNIVERSITARIA? M.: Da tempo ormai non eravamo d'accordo con la “linea” su cui AZIONE UNIVERISTARIA si muoveva. La dirigenza infatti non si curava di chi spontaneamente cercava di dare il proprio contributo e le persone vengono oramai piuttosto usate soltanto come numeri per espandersi sul territorio. V.: Inoltre i dirigenti continuano a prendersi personalmente il merito di ogni successo (presunto od effettivo) ottenuto talvolta senza neppure fare il minimo sforzo e senza concedere neanche un minimo rimborso per le spese sostenute per la propaganda (di volantini e manifesti comunque imposti “dall’alto”). Come è ad esempio accaduto per l’ultima elezione dei consiglieri di Facoltà avvenuta tra il 20 ed il 21 Febbraio. E a proposito di queste elezioni di facoltà, che tra l’altro si sono dovute ripetere a causa del non raggiungimento del quorum, come si è schierato il vostro ormai “ex partito” per ciò che concerneva i risultati? V.: Si, le elezioni si sono dovute ripetere nei giorni 27 e 28 e nemmeno in quel caso è stato raggiunto il quorum con la conseguente elezione di tutti i candidati. Solamente 120 persone hanno votato e noi abbiamo ottenuto 45 voti in due. E nonostante tutto questo la propaganda di AZIONE UNIVERSITARIA ha stampato titoli che inneggiavano alla grande vittoria nella facoltà storicamente “rossa” (vedi l’articolo pubblicato sul sito www.ladestra.info, che poi ha comunque dato la possibilità a Max e Valentina di controbattere per spiegare come effettivamente stavano le cose). M.: Noi siamo stati da subito contrari a tutta questa informazione distorta e mistificata ma hanno sempre trovato il modo di zittirci. In che modo? V.: Attraverso una vera e propria censura: il giornale per cui io stessa scrivevo, “Il Bersaglio”, ha incominciato a tagliare i nostri articoli, o al limite li cambiavano di titolo. O semplicemente non pubblicavano correttamente quello che scrivevamo. Imponendoci per di più di affiggere sempre il loro logo su ogni cosa che pubblicavamo. [...]



Dal Maud.it numero 13 del 14 Marzo '07

Tue, 13 Mar 2007 10:30:00 +0000

FEDELI ALLA LINEA (Ma la linea dov'è?)“Certa sinistra non serve al Paese!”: è categorico il vicepremier Massimo D’Alema durante il convegno dei DS che si è svolto all’indomani della crisi di governo: un duro attacco rivolto all’ala radicale della coalizione, quella formata da Rifondazione, dai Comunisti Italiani e dai Verdi. Ma la questione è tutt’altro che risolta. Perchè se da una parte troviamo una sinistra dichiaratamente inutile (che disperatamente preserva i vessilli di un impero caduto), dall’altra ce n’è una che di fatto sinistra non è più. E già da troppo tempo. Ormai si parla di Partito Democratico e perlomeno questo sarebbe un modo meno ipocrita di chiamare la cosa. Ma intanto la corrente minoritaria e più estrema dei DS, quella dell’On. Fabio Mussi (che rappresenterebbe il vero “zoccolo duro” del partito se davvero si prendesse sul serio l’elettorato) annuncia già di volersi chiamare fuori da un simile progetto e strizza un occhio verso gli ex litiganti Bertinotti (ormai ben pasciuto sulla poltrona della Camera) e Diliberto. Ma se da una parte c’è chi allarga le braccia, dall’altra il castello di sabbia continua a sgretolarsi: l’allontanamento del senatore “disubbidiente” Turigliatto è solo l’ultimo capitolo di un ormai diffuso malcostume che si sta consolidando all’ombra di questo noumenico Kremlino. Malcostume che aveva visto già l’anno scorso la scissione dell’ala trotzkista di Marco Ferrando dal partito della Rifondazione Comunista e alla nascita del “Movimento Costitutivo per il Partito dei Lavoratori” (il cui logo ripropone la “sempreverde” Falce e Martello, tanto per rimanere in tema d’attualità!). Tale nascita, di fatto, sembra essere la riproposizione (anche se in toni minori) della stessa esigenza che già 15 anni fa portò gli allora “idealisti” Bertinotti e Cossutta ad abbandonare la neonata Quercia: l’esigenza di mantenere un’opposizione di classe (e comunista) ad ogni “buon” governo socialdemocratico e borghese. Insomma, passano gli anni e la sinistra italiana continua a cambiare. Ma in che modo? Sicuramente non si arriverà mai all’utopia di una Izquierda Unida. Il punto è che la sinistra di casa nostra dimostra di soffrire dello stesso dubbio di sempre,quel dubbio che l’ha accompagnata per tutto l’arco della sua storia: il dovere morale di conservare quel ruolo “storico” di eterna opposizione o l’urgenza di un’istituzionalizzazione a tutti i costi. Le cose cambiano sì. Ma nel frattempo anche le speranze stanno perdendo di credibilità.[...]



Editoriale del Maud.it numero 13 del 14 Marzo '07

Tue, 13 Mar 2007 10:26:00 +0000


L'ESIGENZA D'ESSERE "FANCIULLO" Tentativo di autocritica

Essere coerenti con se stessi (e con le proprie idee) significa anche e soprattutto riuscire ad ammettere quando si è sbagliato. In tal senso bisogna sempre fare un passo all’indietro quando si capisce d’aver appena intrapreso una direzione mendace. Nel mio primo editoriale (quello del MAUD.IT numero 1 del 26/10/06) scrissi chiaramente che nell’intraprendere questa mia avventura, avrei dovuto guardarmi bene specialmente dal cadere in una certa retorica qualunquista (e populista). Credo che ultimamente il rischio stava diventando fin troppo concreto (e mi riferisco soprattutto agli articoli presenti sul numero precedente del giornale, quello del 6 Marzo). C’era quindi bisogno di un piccolo esame di coscienza, che puntualmente è perciò arrivato. Ed ora sono di nuovo pronto per ricominciare; con me porto l’esperienza e l’insegnamento dato dagli errori fatti e la voglia intatta di continuare a migliorarmi.
Il ruolo della filosofia critica (lo dice la parola stessa) è proprio quello di criticare, ovvero di esaminare e di riflettere su determinate questioni che di volta in volta possono presentarsi o su cui ci si vuole fermare a ragionare. Questo però può comportare il rischio d’incappare talvolta in un inutile atteggiamento polemico, atto solamente a distruggere tutto, senza nessuna premura quindi di preoccuparsi in alcun modo anche di ricostruire, partendo proprio dalle macerie che si è contribuito, con le proprie idee, a creare. Ammoniva saggiamente il buon vecchio Nietzsche: per raggiungere la grandezza superomista lo spirito deve incorrere in tre distinte metamorfosi. Perciò dapprima deve vivere come vive il cammello (costretto dunque a sopportare il peso delle tradizioni e della morale); dopodiché lo spirito deve diventare leone, proprio perché è necessario dire “no” all’abitudine e al dovere. Ma il leone è uno spirito distruttivo che tutto devasta con la sua ferocia e la sua incontrollata smania di libertà. Occorre perciò in ultima istanza che lo spirito diventi fanciullo, perché impari anche a creare e a dire “si”. Esattamente come fa un bambino quando gioca con i propri sogni.




8 Marzo - La festa della Donna

Thu, 08 Mar 2007 08:13:00 +0000

PROTAGONISTE SEMPRE,NON SOLO PER UN GIORNODa tempo ormai si celebra la festa della donna dimenticando il suo significato originale; e ormai pochi sanno perché è stata scelta proprio questa data e quei pochi fanno finta di dimenticarsene. Le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia. Con il passare degli anni l'8 marzo è diventata per tutto il mondo la giornata del ricordo, non solo per commemorare le vittime di quella tragedia, ma anche per stimolare una riflessione ed un bilancio sul ruolo della donna nella società moderna. La mimosa è stata assunta a simbolo di questa giornata perché la fabbrica distrutta dall'incendio era circondata da prati in fiore, e chi si recò sul luogo li raccolse e li depose davanti alle macerie in ricordo delle vittime; quei fiori erano per lo più mimose. Passano gli anni e la memoria fa brutti scherzi, le donne attendono quel giorno per fare esattamente quello che fanno tutti i giorni, solo che possono permettersi di farlo con l’aggiunta di un pizzico di ripicca nei confronti dell’uomo che, se per caso si dimentica il rametto di mimosa, passa un brutto guaio; può scordarsi dell’esistenza della donna 364 giorni all’anno ma non quello, il tutto per la gioia dei fiorai che riescono a produrre da un ramo di mimosa tanti mazzettini infiocchettati al “modico” prezzo almeno triplo del valore commerciale. A questo punto c’è da domandarsi: è questo che Rosa Luxemburg pensava quando propose l”8 Marzo come giornata non solo del ricordo della tragedia di New York ma soprattutto di lotta internazionale per la rivendicazione dei diritti delle donne? Ovviamente la risposta, scontata, è no; una società dove l’apparenza conta più della sostanza e dove ci si mette la “coscienza a posto” donando e ricevendo un mazzolino di mimosa non pare gran cosa. Ci sono altre cose più importanti riguardanti le donne che in questa data, e non solo, andrebbero ricordate e rivendicate. L'8 Marzo è il simbolo dell'emancipazione femminile; un obiettivo via via snaturato e rimosso nella coscienza collettiva fino ad essere ridotto ad un puro e semplice “battage” commerciale. Ma l'emancipazione femminile è la strada obbligata per chi vuole che le donne godano degli stessi diritti degli uomini, in teoria e in pratica, nella giurisprudenza e nella legislazione, sul piano materiale ed economico, nella morale e nel costume, ovunque nelle istituzioni, nelle professioni, nell'istruzione, nella famiglia, nella politica. Perchè l'emancipazione femminile è una necessità vitale per l'emancipazione della società e dell'intera umanità. Vi è fra di esse un legame inscindibile. L'una non può fare a meno dell'altra.[...]



Comunicazione

Thu, 08 Mar 2007 07:35:00 +0000

LA SPARIZIONE DEL REALE

(image) Sabato 17 Marzo ore 18:00, MONTEPORZIO CATONE (presso i locali dell'Ephebeum) - Presentazione del libro "LA SPARIZIONE DEL REALE" (Edizioni LE NUBI) dell'autore Marco Caponera.




Editoriale del Maud.it numero 12 del 6 Marzo '07

Mon, 05 Mar 2007 08:56:00 +0000

LA REPUBBLICA DELLE BANANEPolitiche di oggi, politiche di ieri. Nuovi protagonisti ma lo stesso identico sfacelo. Se dovessi fare i nomi, l’attacco sarebbe trasversale: da destra a sinistra, eppoi da sinistra a destra. Senza nessuna tregua, senza alcun accorgimento. Da destra e da sinistra, ma sempre e soltanto per ritrovarsi, comunque sia, ancorati ad un unico e comune centro. E già: “Che cos’è la destra? Cos’è la sinistra?”. Perché la verità è che non c’è assolutamente nessunissima differenza, se non di facciata: due squadre speculari ed identiche; regole cambiate a proprio piacimento ogni volta lo si ritiene più opportuno (vedi legge elettorale); leggi ad personam contro governi sfiduciati da Senatori a vita, che sono stati nominati da tutti fuorché dal popolo. Cara democrazia… (cristiana). Che stravagante è il ballo del potere: ora Tizio sta al governo e ci sta convincendo che le mele sono buone e che le pere sono cattive; ed ecco che Caio, all’opposizione, gli risponde sicuro che invece sono le pere ad essere buone e le mele cattive. Ma poi tutto cambia: Caio è finalmente Primo Ministro ed allora è pronto ad affermare che le mele sono davvero buone mentre le pere non lo sono più di tanto. E Tizio? Beh, con ben poca fantasia, gli risponde, al di là d’ogni “cortina”, che le pere sono davvero buonissime e che le mele sono, probabilmente, la peggiore delle cose auspicabili. E in tutto questo, a nessuno è passato mai per la mente di chiedere al popolo se davvero preferisse di più le mele o le pere. Ciò comporta un gran consolidamento di questa assurda “Repubblica delle Banane” che poi è l’Italia (scusate la frivola analogia ortofrutticola). Giovani sfruttati dai partiti (vedi la voce Democratici di Sinistra); cortei dei ricchi che chiedono il consolidamento dei propri privilegi (ricordando il 2 dicembre 2006). Tav si, Tav no. Dico si, Dico no. Allargamenti di basi militari. Ritiro di soldati. Libera Chiesa in… soltanto Libera Chiesa, appunto. Ecco cos’è il nostro paese oggi: soltanto una gran bagarre, dalla quale non ci si può davvero più difendere. O magari sì: “il valium mi rilassa, il serenase mi stende, il tavor mi riprende…” [...]



Comunicazione

Mon, 19 Feb 2007 22:39:00 +0000

IL MAUD.IT SBARCA A "LA SAPIENZA"!

Il momento tanto atteso è finalmente arrivato. E' stato infatti programmato per domani (20 Febbraio 2007) la prima affissione del "Maud.it" al tempio della cultura capitolina. Dopo soli tre mesi quindi dalla "storica" fondazione, il giornale si sdoppia ed inizia così la tanto attesa "colonizzazione" nella prima università di Roma. Oltre al numero corrente , saranno quindi ristampati e riaffissi per l'occasione, anche i numeri 8 e 10 del giornale.




Editoriale del Maud.it numero 11 del 19 Feb '07

Mon, 19 Feb 2007 07:25:00 +0000

FAR FINTA DI ESSERE SANILa filosofia critica si è occupata a più riprese di scovare e condannare i molteplici mezzi mediante i quali la disciplina ed il potere si sono “impossessati” delle nostre coscienze e delle nostre capacità di giudizio. Ma forse si è trascurato più volte di ricordare che questo razionale e cinico assoggettamento non coinvolge in assoluto soltanto la nostra anima e che anzi è allo stesso modo rivolto anche nei confronti del corpo. Un corpo che nella nostra cultura ha perduto tutta la sua immensa sacralità: svilito dalla religione prima, mercificato dalla pubblicità poi. Non intendo perdermi però in discussioni teoretiche su tale concetto, proprio perché credo che un intellettualismo a riguardo non possa fare altro che mistificare ulteriormente questo già consolidato gioco di specchi. Quello che intendo fare sarà quindi soltanto precisare un vergognoso dato di fatto. Ovvero dichiarare, con amara consapevolezza, d’esserci (in quanto essere umano) soltanto alla stregua di una cavia. Sarò diretto: io credo che la scienza medica (come ogni altra forma di tecnologia) non si possa davvero più considerare solo in termini di progresso. Anzi, io sono profondamente convinto che la medicina oggi sia una delle maggiori forme di alienazione. Medici, cliniche e farmaci vari hanno dato vita così ad un nuovo esemplare di essere umano, un homo aeger che vive nell’inconsapevolezza d’essere tale. La medicina non guarisce più. Non ci restituisce la sanità perduta (nella migliore delle ipotesi) ma ci fa adagiare perfettamente nella nostra stessa malattia. Viviamo e facciamo finta d’essere sani, anche se in fondo non lo siamo. Ed invece siamo profondamente malati, in milioni di modi differenti, ma nonostante tutto riusciamo a vivere, grazie ai più miracolosi farmaci, come se nulla fosse. Come se davvero fossimo sani. Non è portentoso tutto questo? Ed intanto leggo, per fare un esempio, che gli Europei assumono il doppio degli antibiotici veramente necessari. E che un tale uso spropositato, alla lunga, favorirebbe addirittura gli stessi batteri che intanto si stanno evolvendo in maniera sempre più importante. C’è chi pensa persino che fin troppo presto alcune malattie da cui oggi ci sentiamo protetti, torneranno ad essere letali. Il fatto è che più si abusa degli antibiotici (sempre per continuare con questo esempio) e più ceppi resistenti di batteri si possono sviluppare. Ma come è possibile che si sia arrivati a questo punto? Invero non c’è da meravigliarsene più di tanto se si pensa che oggi in Italia il 6% dei ragazzi (solo per fare un altro esempio) fa abitualmente uso di antidepressivi. Ma sono queste solamente alcune piccole considerazioni personali (sicuramente non le ultime che farò a tal proposito). Ciò che importa è constatare il triste fatto che ormai l’unica soluzione per qualsiasi cosa sembra sia soltanto quella di rivolgersi ai propri fidati medici. E la medicina oggi è senza ombra di dubbio il mercato in più importante ascesa. E per questo anche quello più denso di tristi speculazioni. Una soluzione a tutto questo immondo stato di cose probabilmente non c’è. O forse si. Ipocondriaci di tutto il mondo unitevi![...]



Dal Maud.it numero 10 del 09 Feb '07

Thu, 15 Feb 2007 06:30:00 +0000

IL DIO VISIBILEParafrasando Marx: la svalutazione del mondo degli uomini va di pari passo alla valorizzazione del mondo delle cose. E la cosa, l’oggetto per antonomasia, quello che da solo può permettersi di possedere tutti gli altri, questo valore onnipotente è oggi il denaro, quel “dio visibile” come già amabilmente lo apostrofò Shakespeare. Ma il feticismo che questo nostro nuovo archè comporta è di per sé disumanizzante: è ciò che già Simmel indicò con la formula dell’oggettivizzazione della soggettività. E così il denaro diviene la misura di tutte le cose, l’unico vero autentico criterio di giudizio a cui potersi appellare. Ed ecco che non esiste più il bello né il brutto; né il buono e il cattivo. E neppure il giusto si distingue più da ciò che non lo è. Basta soltanto un piccolo sacrificio (economico) ed ogni cosa si trasforma nel suo perfetto contrario. Così anche chi sta dalla parte del torto, con un minimo sforzo, può permettersi tutta la ragione di cui ha bisogno. I valori vengono così rimessi fatalmente in discussione, praticamente svuotati d’ogni significato. Oggigiorno non si può nemmeno più parlare d’ontologia. Perchè dov’era l’essere è di fatto subentrato in ogni sua parte l’avere! Io sono ciò che ho, ciò che possiedo. E valgo soltanto nella misura in cui riesco ad apparire. E’ come se l’accidente di per sé avesse sostituito la stessa essenza: categorie che vivono indipendentemente da loro sostanza. Ed è questo anche il criterio del nuovo rapporto dialogico: non più il confronto, ma la dialettica alienante del bisogno e del suo soddisfacimento. [...]



Editoriale del Maud.it numero 3 del 13 Nov '06

Wed, 14 Feb 2007 08:08:00 +0000


CARTA VINCE, CARTA PERDE

La macchina politica si rivolge all'individuo, coinvolgendolo sotto ogni punto di vista. Si muove a livello subliminale ma lo fa con una modalità feroce ed espansiva. Lo fagocita pian piano ma in maniera totalizzante (e totalitaria); soprattutto lo anestetizza impiguendolo di nuova retorica buonista e di consuete frasi fatte. Spaccia gli stessi secolari valori, trasmutati nella forma ma non nella sostanza. La macchina politica crea così la sua legittimità: dà sfoggio di potere e lo fa tramite le libertà che così abilmente dispensa e concede. Ci insegna perciò a scegliere tra "un qualcosa che assolutamente non ci piace" ed "un qualcosa che proprio non vorremmo"; la macchina politica è il vessillo della civiltà. E' una scatola cinese, una ruota che gira. E che non si ferma mai. Perchè se si fermasse sarebbe palese il suo gioco di specchi. L'ipocrisia del sistema. L'irrazionalità delle proprie ragioni. L'illiberalità dei propri diritti. Il fatto che ogni valore è realmente e soltanto un consolidato pregiudizio. La giustizia equivale all'utile. La tolleranza all'emarginazione. Il perdono al borghese paternalismo di certi nostri giudizi. E’ come il gioco delle tre carte: la consapevolezza di poter realmente partecipare è soltanto illusoria. E’ l’apparenza che prende corpo dietro il suo precetto. E’ la classica regola da non rispettare. Non siamo realmente noi i demiurghi! Eccoci: siamo le pedine di un gioco che ci rende inconsapevoli protagonisti delle nostre quotidiane “non scelte”. Ogni singolo sforzo, anche il più coraggioso, risulta quindi vano specialmente poichè ogni nostra energia viene fatalmente spesa al fine di soddisfare i nostri desideri più grandiosi. Ma il punto è ancora una volta questo: noi stiamo perseguendo sogni che non ci appartengono realmente. Giù la maschera allora: ogni macchina politica con la sua squallida retorica di potere è perciò funzionale solamente ad una ormai consolidata dittatura di mercato che ovunque dirama i suoi tentacoli nel nome della "santa" globalizzazione. Ma globalizzare altro non significa che espropiare l'uomo di ciò che appartiene all'uomo in virtù dei suoi sconosciuti bisogni. Indotti. E per questo non necessari. E' il nuovo colonialismo, gente!




Comunicazione

Wed, 14 Feb 2007 07:33:00 +0000


IL MAUD.IT ON LINE!
Benvenuti sul blog del "MAUD.IT - Il libero pensatore"!!!