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La Mosca al Naso



PEZZULLI SCRITTI A VOLTE PER GIOCO, A VOLTE PER RABBIA, A VOLTE PER IO DONNA



Last Build Date: Thu, 08 Dec 2016 06:07:38 +0000

 



Luigi Angeletti

Mon, 20 Sep 2010 17:18:00 +0000

Bisogna assolutamente tornare sull’argomento caccia. Luigi Angeletti, segretario della Uil, dice: “Da quando la caccia è regolamentata la fauna è costantemente aumentata”. Perfetto. Già sento le parole del serial killer che dice: “Da quando ho cominciato ad uccidere con metodo e raziocinio, la popolazione mondiale è in costante aumento”. Angeletti dice anche: “Noi cacciatori non siamo i cattivi su cui sparare addosso ogni volta che comincia la stagione”. Beh, il verbo sparare forse non è proprio il più adeguato. Ma ogni volta che inizia la stagione e si comincia a sparacchiare a destra e a manca, con chi ce la dobbiamo prendere, con le quaglie? Angeletti si autodefinisce cacciatore intelligente e la butta in politica: “Siamo come i capitalisti: ci prendiamo i profitti senza intaccare il patrimonio”. Ma come sarebbe a dire? Il sindacalista dice di essere un capitalista? E poi, siamo sicuri che i profitti sono contenti? Giovanna Cavalli, la giornalista del Corriere della Sera che lo intervista, gli chiede: “Sensi di colpa non ne prova?” Risposta: “Milioni di beccacce muoiono comunque di cause naturali”. Ciurbis, ma allora vada a sparare anche ai bambini africani. E le tortore? Le tortore con lui possono volare serene. “Mi sono simpatiche, oltretutto sono facili da prendere e non c’è gusto”. Anche io, Angeletti, sono simpatico. E sono facilissimo da prendere. Sto tranquillo?



Michela Murgia

Mon, 06 Sep 2010 17:22:00 +0000

Attenzione: state per leggere una cosa politicamente scorretta. Ed io mi sto ficcando in un ginepraio. Dunque. Michela Murgia. Bruno Vespa. Silvia Avallone. Premio Campiello. Sapete già tutto. Silvia si presenta sul palco con abbondanza di tette in vista. Bruno fa il cascamorto e invita il cameraman ad inquadrare la scollatura. Michela si scandalizza e si scandalizza anche Gad Lerner. Facile. Troppo facile. Mi chiedo: se una giovane si presenta in pubblico scollatissima è perché il particolare è culturalmente pregnante o perché vuole essere ammirata? E se il conduttore, rozzamente quanto volete, la indica all’ammirazione, fa una cosa scorretta o quello che la giovane ha implicitamente stimolato? Gli uomini in sala guardavano le tette della giovane o i suoi occhi? I soliti uomini. Il solito maschilismo. “Quando c’è di mezzo una donna si va sempre a parare sul corpo”, ha detto Michela. E allora? Che cosa c’è di male? Se ci fosse qualcosa di male Silvia non si sarebbe presentata con le tette al vento. Dicono: perché queste cose non capitano agli uomini? Ma è semplice. Gli uomini usano vestire in altra maniera. Se si fosse presentato Gad Lerner in canotta con i bicipiti guizzanti tutti si sarebbero messi a ridere. Ma se sul palco ci fosse stato Raul Bova in pantacollant aderentissimi e pettorali in evidenza tutte le donne se l,o sarebbero mangiato con gli occhi e la presentatrice avrebbe detto: “Accidenti! Che meraviglia! Inquadratelo bene!”



Mauro Masi

Tue, 31 Aug 2010 17:11:00 +0000

In agosto vanno in vacanza i talk show televisivi come Porta a porta e quelli radiofonici come il mio Giorno da pecora. Ma gli italiani non possono fare a meno della politica e c’è un evento che la fa da grande, CortinaIncontra. I vip si concedono qualche giorno di vacanza nella splendida conca di Cortina d’Ampezzo e in cambio regalano qualche perla. In sostanza, ebbri di ferie, si lasciano andare. A Mauro Masi, direttore generale della Rai chiedono se è vero che Bruno Vespa è stato preso in considerazione come conduttore del Festival di Sanremo. Lui non dice né sì né no. Dice che stanno valutando la cosa e approfondendo le ipotesi. E poi: “Del resto sul palco di Sanremo sono saliti anche Fabio Fazio con Renato Dulbecco...”.
E se c’è stato Dulbecco non ci può stare Vespa? E come no! Dulbecco in fondo aveva vinto solo un Premio Nobel, mica aveva presentato il patto con gli italiani di Silvio Berlusconi!
Masi ha dato anche un’altra anticipazione. Santoro ci sarà, oh se ci sarà. L’hanno deciso i tribunali. “Ma i tribunali”, dice, “hanno sentenziato che Santoro deve fare un programma, non quale programma”. Bene. Ho capito tutto. Se fossi in Antonella Clerici comincerei a tremare. Masi le sta sfilando la Prova del cuoco per darla a Santoro. Ma solo perché la Santa Messa i preti non la mollano.



La caccia

Wed, 25 Aug 2010 17:16:00 +0000

Un signore di mezza età e di bello aspetto, vestito da cacciatore, tiene al guinzaglio un bel cane da caccia e indica lontano. Vicino a lui un bambino carino, vestito da cacciatore, tiene al guinzaglio un altro cane da caccia. Anche il bambino guarda lontano. Sotto di loro campeggia la scritta: “La caccia non ha età”.
Mi chiedo: è la versione per cacciatori della crisi delle vocazioni? Il messaggio pubblicitario vuole invitare i bambini a smetterla di giocare con la playstation e seguire il papà impegnato nell’ammazzamento di lepri e di cinghiali?
Questo simpatico annuncio l’ho visto pubblicato sull’ultima pagina di un quotidiano, ma mi chiedo perché non passi anche in televisione, nell’ora dei programmi per ragazzi, tra un cartone animato e l’altro, prima che il bambino vada a scuola o la sera, quando è già pronto in pigiamino mentre la mamma gli racconta la favola.
Bambini, da bravi, non fate che la caccia vi colga impreparati. Appassionatevi da subito all’idea di quel giorno che tornerete orgogliosi a casa col carniere pieno di anitre impallinate.
Ma forse mi sono sbagliato. E’ solo una pubblicità venuta male. Il messaggio non è rivolto ai bimbi. Vado sul sito della Federazione Italiana della Caccia per vedere se posso chiarirmi le idee. E me le chiarisco. Infatti c’è la spiegazione sotto l’immagine: “Perché il bambino di oggi possa diventare l’uomo e il cacciatore di domani.



Riccardo Villari

Tue, 03 Aug 2010 17:10:00 +0000

C’era una volta un medico, figlio di medici, che lavorava a Napoli. Era molto bravo sull’epatite B. Ma aspirava a qualcosa di più. Gli piaceva la politica. Erano quasi gli anni Novanta. C’era ancora la Dc. E lui scelse la Dc. Tanto per non sbagliare. Scoppia Tangentopoli. Lui entra nel Ppi di Rocco Buttiglione e poi lo segue nei Cristiani Democratici Uniti. Mastella lo convince, senza tanta fatica a passare nell’Udeur. Ma lui, instancabile transita e finisce con Rutelli. Ed è subito Ulivo e quindi Pd. Tanto per non sbagliare. Ma è con i voti del Pdl che viene eletto presidente della Commissione di Vigilanza Rai dalla quale non si schioda nemmeno quando glielo chiedono tutti, sia quelli che lo hanno eletto sia quelli che gli hanno votato contro. Pur di liberarsi di lui sciolgono la Commissione. Lui passa con i Radicali Italiani. Ma adesso il premier ha bisogno di lui. Berlusconi chiama, lui risponde. Eccolo, pronto per il Pdl. Riccardo Villari, detto VinaVillari, per la forza con cui restava appiccicato alla poltrona, non è altrettanto affezionato al partito. Per lui uno vale l’altro. Purché lo chiamino. Purché si possa rendere utile.



Luis Durnwalder

Mon, 26 Jul 2010 17:13:00 +0000

Il governatore per l’Alto Adige Luis Durnwalder, il ministro degli Esteri Franco Frattini, il presidente della provincia di Trento Lorenzo Dellai, perfino Reinhold Messner. Tutti insieme, appassionatamente, a dire sciocchezze.
La storia in sé sarebbe ridicola. L’Alpenverein, una specie di Cai in lingua tedesca, riceve l’incarico di rifare 36 mila cartelli dei sentieri dell’Alto Adige. Li rifà, ma non bilingui come erano prima. Interviene Raffaele Fitto, ministro per le Regioni, invoca l’articolo 120 della Costituzione (potere sostitutivo del governo) e diffida Durnwalder. Ha 60 giorni per riparare all’errore e mettere i cartelli anche in italiano. Poi lo farà il governo. Durnwalder risponde: “Me ne frego”. Interviene Frattini (a che titolo?) a confermare la linea dura. Interviene Dellai a definire inquietante la decisione del governo. Interviene Messner a dire che la procedura della diffida è di stampo fascista (e perché mai?).
Molti si mettono a ricordare l’errore di italianizzare i nomi tedeschi. Idiozia: qui si tratta di mettere entrambe le lingue sullo stesso cartello, serve solo per non sbagliare strada. Molti invitano a rispettare la sensibilità della minoranza linguistica senza imporre la volontà della maggioranza. Appunto: in Alto Adige la minoranza da rispettare è quella italiana, come l’Italia rispetta i diritti dei sudtirolesi. Il buonsenso, questo sconosciuto.



Luca Zaia

Sun, 13 Jun 2010 17:07:00 +0000

Caro governatore del Veneto Luca Zaia, leggo un suo pensiero: “i vigili debbono parlare col popolo e il popolo è fatto anche di anziani e gli anziani parlano dialetto”. Questa sua considerazione serve a giustificare la pensata di Alfredo Beghin, assessore leghista di Battaglia Terme, paese di 4 mila abitanti in provincia di Padova: aggiungere in un concorso per vigili urbani come elemento di preferenza (due punti su trenta) “la comprensione della parlata veneta”. Uno legge il bando del concorso e pensa: “Vabbé, la madre dei cretini è sempre incinta”. Ma poi arrivano i commenti, come quelli di Zaia, e dici: “No, bisogna affrontare l’argomento. Non si può lasciar passare tutto come se fosse un simpatico rincoglionimento etnico. Ti viene in mente che si tratti di una maniera, anche se lieve, di favorire i “locali” nei confronti degli “esterni”. Interviene il sindaco Daniele Donà e dice: “Eh no. Se c’è un senegale cittadino italiano che sa bene il dialetto veneto nessuno lo discrimina”. Grande soddisfazione nella comunità senegalese di Battaglia Terme. Sono in molti i senegalesi infatti che già bestemmiano in veneto. Ma affrontiamo seriamente il problema sollevato dal governatore Zaia, gli anziani. E’ in nome loro che Zaia vuole il vigile che parla veneto. Gli anziani, sostiene Zaia, non capiscono l’italiano. E sai come sono fatti gli anziani di Battaglia Terme. La multa la vogliono in dialetto.



Daniele Luttazzi

Tue, 08 Jun 2010 17:14:00 +0000

Caro Daniele Luttazzi, chi scrive queste righe è un tuo estimatore. Uno dei tuoi tanti estimatori. Uno che ride alle tue battute e soprattutto uno che quando ascolta le tue battute è indotto a pensare. Uno cioè al quale succede quello che dovrebbe succedere sempre quando si ascolta buona satira. Immagina quindi quale dispiacere io abbia provato nel leggere le cattiverie che girano sul tuo conto. In buona sostanza sembra che tu copi. Sembra che tu segua con molta attenzione i comici americani e inglesi e traduca pedissequamente i loro divertentissimi testi per poi riproporli tali e quali al pubblico italiano. Sai che ti dico, Daniele? In fondo a me che tu possa aver copiato non interessa più di tanto. Io ti guardo e rido. Non è farina del tuo sacco? Pazienza. Se non me lo avessero detto io non lo saprei. E siccome non seguo i comici americani, in fondo questo è l’unico sistema per ridere di quelle battute. Ma quello che mi sorprende è la mancanza da parte tua di una spiegazione logica. Mi sarebbe piaciuto che tu dicessi, come dice il marito fedifrago alla moglie che l’ha scoperto a letto con una gnoccolona: “Calma, posso spiegare tutto”. Invece no. Qualche balbettio, diciamolo, un po’ patetico. Comunque non ti preoccupare. A me stai bene lo stesso. Mi piace quello che fai, quello che dici e come lo dici. Almeno finché non avrò imparato bene l’inglese.



Giulio Tremonti

Sun, 30 May 2010 17:08:00 +0000

Caro ministro Tremonti, in tutta la storia della manovra correttiva ognuno poteva dire tutto e il contrario di tutto. Per questo non mi sono meravigliato più di tanto delle posizioni di destra e sinistra, di industriali e lavoratori, di pubblici e privati. Una sola cosa mi ha sorpreso, la soppressione delle province. Non che non sia giusta la loro eliminazione o che non sia corretto sostenere il loro mantenimento. Quello di cui non sono riuscito a capacitarmi è stata l’assoluta casualità dei principi. Vengono soppresse le province che hanno meno di 220 mila abitanti. Perché non 200 mila? Perché non 300 mila? Comunque, con questo criterio, e pur con le dovute cautele derivanti dalla diversità delle fonti, verrebbero abolite 22 province. Però non vengono soppresse le province all’interno di regioni a statuto speciale. Se ne salvano 9. Restano condannate in 13. Tra queste anche Sondrio. Bisogna salvare Sondrio. Come fare a salvare Sondrio? Semplice, basta escludere dalla soppressione le province confinanti con Stati esteri. Se ne salvano altre cinque. Ne vengono quindi condannate solo otto, tutte del centro-sud. Resta da chiedersi: perché debbono salvarsi le province confinanti con Stato estero? Dispongono forse di una guardia nazionale che può difenderci da possibile invasione? Mah. Forse solo lei, ministro Tremonti, lei che è di Sondrio, può spiegarci l’arcano.



Angelo Alessandri

Fri, 28 May 2010 17:19:00 +0000

Caro Angelo Alessandri, lei è un leghista, è il leader del Carroccio emiliano, dovrebbe essere ancora ubriaco per la ciucca che probabilmente si è preso dopo la sorprendente ascesa del suo partito alle ultime regionali. Quindi abbia pazienza se mi permetto di sindacare il suo comportamento in questi ultimi due anni. In questi ultimi due anni, 2008 e 2009, lei ha percorso in lungo e in largo la penisola correndo come un pazzo sulla sua auto, guidata da un autista, e collezionando multe per eccesso di velocità. A Bergamo, Brescia, Firenze, Cremona, Lodi, Mantova, Milano, Piacenza, Rimini, Parma, Modena, Venezia, Ravenna, Reggio Emilia. 70 multe, mica bruscolini, per una cifra che potrebbe avvicinarsi a 8 mila euro. Ora la novità è che lei queste multe non le vuole pagare. Perché? Perché, ha detto, “mi stavo muovendo per ragioni istituzionali ai quali non potevo assolutamente mancare”. Ora, caro Angelo Alessandri, mettiamo che lei abbia preso una multa ogni trasferta. Possiamo dire che in quei due anni lei è andato a 70 impegni istituzionali ai quali non poteva assolutamente mancare. Giusto? Proprio a nessuno? Non poteva mancarne nemmeno uno? E soprattutto, mi consenta di essere un tantinello pedante. Ma questi impegni, se erano così importanti, se erano così istituzionali, non potevano convincerla ad uscire da casa un’oretta prima?



Silvio Berlusconi

Wed, 26 May 2010 17:17:00 +0000

Caro premier, lei è un genio. Lo dico in ritardo. Avrei dovuto cominciare a dirlo quando riuscì a convincere gli italiani che la colpa di tutti i mali erano i comunisti, razza estinta, che lei resuscitò perché le servivano come il pane. Bisognava capirlo da allora che lei era una spanna sopra tutti. In questi giorni sta dando il meglio di sé. Dopo aver sostenuto con grande enfasi che la crisi era una invenzione (dei comunisti?), che era qualcosa di psicologico, che bisognava affrontare la vita con ottimismo, eccoci oggi alla manovra finanziaria, a frasi come “non dobbiamo fare la fine della Grecia”. Eccoci a bloccare gli stipendi dei dipendenti pubblici, a tagliare le pensioni di invalidità, ad aumentare i pedaggi autostradali, a tassare il turismo, a ridurre la spesa sanitaria. Non mi sembra una politica dell’ottimismo. Lo so che lei riuscirà a convincere gli italiani che si tratta della solita propaganda dell’opposizione. E che mi dice del taglio degli enti inutili? Ero bambino quando sentivo dire che era stato creato un ente per abolire gli enti inutili. Adesso lei ce lo vende come misura anticrisi. Geniale. Geniale la comunicazione che i risparmi ottenuti dal licenziamento di precari, contrattisti, consulenti e borsisti andranno a finanziare le missioni di pace all’estero. Lei è un genio. Sopprime l’Isfol, l’Isae, l’Ispesl e l’Eim per finanziare l’Afganistan. Basta, smettetela di parlar male del premier.



Carla Fracci

Tue, 18 May 2010 17:15:00 +0000

Cara Carla Fracci, lei è una stella, mi consenta questa italianizzazione. Va bene, lei è una étoile. Lei è una étoile e l’altro giorno ha aggredito il sindaco di Roma Gianni Alemanno al Teatro dell’Opera. Lei da dieci anni dirige la baracca e quest’anno il contratto non le è stato rinnovato. E quindi, probabilmente, ha tutte le ragioni per protestare. Ma anche Alemanno, probabilmente, ha tutte le ragioni per sostenere che è ora di cambiare qualcosa. Alemanno ha fatto un intervento diciamo moderato. Alla fine del quale lei, riportano i giornali, lo ha apostrofato duramente. Col ditino a pochi centimetri dal suo volto (il ditino: sembrava la scena di Fini e Berlusconi) gli ha detto di tutto. “Vergogna, vergogna, disgraziato, vergogna, buffone, vigliacco”. Cito il Messaggero, quotidiano storico della capitale. Alemanno, educatamente, ha guadagnato l’uscita (non è più il picchiatore di una volta) e si è scatenata la bagarre. E a me, cara signora Fracci, resta l’immagine di una étoile esacerbata, irritata, indignata. Un ossimoro. Non lo faccia più. Noi la vogliamo vedere volare. Disinteressata. Leggera. Come se le polemiche la sfiorassero senza fermarsi su di lei. Lo so, il mondo è duro anche per una étoile. Ma la prossima volta che vorrà agitare il ditino davanti al volto di Alemanno, mandi un sicario.



Ignazio La Russa

Mon, 03 May 2010 17:12:00 +0000

Caro ministro Ignazio La Russa, la politica ormai ci ha abituato a tutto. Pensa che io appartengo a quella generazione, che è anche la tua, costretta a sorbirsi frasi tremende come quelle tipiche dei democristiani che dicevano tutti seri: “Io faccio politica per spirito di servizio”. Abbiamo inghiottito di tutto. I comunisti che accusavano gli altri di avere finanziamenti occulti, come se i soldi che arrivavano da Mosca fossero palesi. I socialisti che parlavano di modernizzazione anche quando era evidente che si trattava di tangenti. Non era solo un problema di doppia morale. Era una questione di doppio linguaggio. I politici usavano parole false sapendo benissimo che la gente conosceva il significato vero. Ma era meglio così. Ipocrisia. “Ed io che c’entro?” ti starai chiedendo. C’entri, c’entri. Il Pdl ha di fatto vietato a Fini di fare una corrente. E tu che fai? Fai una corrente. La chiami “la nostra destra nel Pdl” e la presenti ad un convegno. Ma ti affretti a dire che non è una corrente. E’ una creatura, un polo, un’area, un’aggregazione. Ah bè! Ma perché? “Perché la posizione politica e culturale della destra deve essere rivendicata”. Ma non è quello che aveva detto Fini?



Benedetto XIV

Sat, 10 Apr 2010 17:20:00 +0000

Caro Santo Padre, non me ne voglia se dal mio piccolo, dal mio infimo, oso rivolgermi a lei. Ma a forza di leggere di Vaticano, di preti, di vescovi, di pedofilia, di bambini molestati, di autorità ecclesiastiche che sapevano e tacevano, e insabbiavano, sinceramente ho voglia di parlarne un po’. Avrei continuato a leggere e a tacere se un giorno non avessi letto una sua lettera in cui riferendosi al reverendo Stephen Kiesle (reo confesso di molestie sessuali nei confronti di bambini, che chiedeva di essere ridotto allo stato laicale) lei si dimostrava molto preoccupato dei danni che una tale concessione avrebbe provocato alla comunità dei fedeli. Una lettera un po’ sorprendente così priva com’era di qualsiasi riferimento ad una analoga preoccupazione anche dei danni che il reverendo Stephen Kiesle aveva provocato a decine di bambini. Sono sicuro che mille spiegazioni si potranno trovare a questa lettera. Quello che mi ha sorpreso, però, è stata la reazione di quelli che vengono definiti gli “ambienti vaticani”. Tipo il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che ha parlato di “una campagna orchestrata dai nemici della Chiesa”. Fosse stato il premier avrebbe parlando di un complotto dei giornali comunisti. Caro Santo Padre, come dice il proverbio, dagli amici la guardi Iddio.



Luciano Moggi

Sun, 04 Apr 2010 17:26:00 +0000

Caro Luciano Moggi, io lo so che il primo diritto di un imputato è difendersi. E difendersi con ogni mezzo. Quindi non contesto la sua linea di difesa dal punto di vista della legittimità. Vuole sostenere che quello che faceva lei lo facevano tutti? Libero di farlo. Anche se... Anche se bisogna riconoscere che lei, eventualmente, lo faceva molto meglio degli altri. Lei faceva comunella con gli arbitri e i designatori non sono intrattenendosi telefonicamente con loro sulle designazioni ma fornendo loro addirittura le schede telefoniche “sicure” per non venire intercettati. Facevano così anche gli altri? Non risulta, agli atti. Ma le dicevo: la sua linea di difesa è legittima. Anche i milanisti, anche gli interisti parlavano con arbitri e designatori? Male. I dirigenti delle squadre non dovrebbero conoscere nemmeno i nomi degli arbitri. Un arbitro non dovrebbe mai parlare con un presidente nemmeno per fargli gli auguri di Natale. Ma lei non può negare che ai fini giudiziari quattro chiacchiere da bar sono cosa diversa dai tentativi di condizionare i risultati. E poi: la linea del “così fan tutti” è facile, è banale. Ed è inutile. Non è mai servita a nessuno. Nessun giudice assolve un assassino perché in giro ci sono tanti altri assassini. Delle due l’una, caro Moggi. O lei è innocente. E allora si difenda nel merito. O lei è colpevole. E allora cambi avvocato.



American Express

Wed, 24 Mar 2010 18:31:00 +0000

E’ fatta di titanio. Quando passi attraverso il metal detector degli aeroporti fa suonare l’allarme. E’ la carta di credito più esclusiva del mondo. E’ talmente esclusiva che non viene nemmeno pubblicizzata. E’ l’American Express Black. Uno status symbol. Come avere un’auto blu di servizio, come avere la scorta, come possedere una Hummer, come arrivare in elicottero a Portofino ed atterrare direttamente sullo yacht. Per possederla bisogna essere presentati da qualcuno e sganciare 2.500 dollari all’anno. Ma che cosa saranno mai 2.500 dollari per gente che la usa per spendere in media 250 mila dollari all’anno? Con la American Express Black puoi entrare in una concessionaria e uscirne alla guida di una Maserati senza aver cacciato una lira in contanti. Con la American Express Black ti senti un potente, uno dei pochi felici che non si mischiano alle masse. Dal 1999, anno del suo lancio, le Black sono entrate nel portafogli di 10 mila persone in tutto il mondo. Chi sono? Solo le note vicende giudiziarie hanno consentito di svelare il segreto. Uno dei possessori della carta di credito dei veri paraculi è Giampaolo Tarantini, Giampy, temporaneamente nei guai. Il giorno che si presenterà dai giudici tirerà fuori la Black e dirà: “Con questa posso tutto”. D’accordo, è tutta invidia. Io ho la Gold, nemmeno la Platinum.



Luca Barbareschi

Wed, 27 Jan 2010 18:28:00 +0000

Il prete che predica bene e razzola male, il politico che vota contro il divorzio e poi divorzia, lo sportivo che parla contro la droga e viene beccato positivo. Mi sono ormai convinto che il principio del non guardare la pagliuzza nell’occhio degli altri sia un atteggiamento di prudente prevenzione. Guardate Luca Barbareschi. E’ un simpatico, intelligente, caciarone. Ma ha fatto un errore: prima dichiara che bisogna combattere la pirateria musicale, poi presenta una legge all’uopo per proteggere il diritto d’autore in Internet, infine mette in scena uno spettacolo televisivo usando battute copiate dal sito Internet www.spinoza.it.
Luca si è difeso: “Il mio programma è cross mediale”. Bè, allora…E poi: “Punto a mettere insieme mezzi diversi». Capito? Infine: “Il mio show è un esempio di condivisone creativa». Bastava dirlo. E bastava non aver detto, un anno fa che la pirateria multimediale "costituisce oggi un fenomeno in forte ascesa, il cui trend negativo deve essere improcrastinabilmente bloccato". Un anno fa. Improcrastinabilmente, oggi, Luca dalle Bande Nere è diventato un pirata.



Luigi Tosti

Sun, 24 Jan 2010 18:25:00 +0000

Luigi Tosti, magistrato di Camerino, è stato rimosso dall’ordine giudiziario. Lo ha deciso il Consiglio Superiore della Magistratura. E’ l’ultimo atto, finora, della sua lotta contro il crocifisso nelle aule giudiziarie. Tosti aveva cominciato la sua protesta nel maggio del 2005. Sosteneva, secondo me a ragione, che non poteva giudicare delle persone sotto l’immagine del crocifisso senza ledere il loro diritto ad un processo imparziale. Era stato chiamato a difendersi in un’aula di tribunale. E aveva rifiutato di farsi giudicare se prima non fosse stato rimosso il solito crocifisso dall’aula. Come dargli torto? Che cosa c’entra il crocifisso con l’amministrazione della giustizia. E come può sentirsi garantito un ebreo, un mussulmano, un ateo in un processo amministrato da un giudice che accetti sopra la sua testa la presenza di un simbolo della comunità cattolica?
Ma Tosti è andato oltre. Secondo il vicepresidente del Csm Nicola Mancino ha rifiutato di recarsi in aula anche quando gli hanno messo a disposizione un locale senza crocifisso. E poi ha rifiutato di recarsi in aula finché non fossero tolti i crocifissi dai tribunali di tutta Italia. Una battaglia di coerenza, senza dubbio, ma un tantino esagerata. Tosti ha tutto il diritto di protestare. Ma protesti come tutti noi. Venga a fare girotondi e cortei. Ma nel frattempo faccia il piacere di mandare avanti i processi che gli sono assegnati. C’è gente che ha bisogno delle sue sentenze e pur di ottenerle è disposta a sopportare che i crocifissi svernino ancora un po’ nei palazzi di giustizia.



Maurizio Gasparri

Wed, 20 Jan 2010 18:29:00 +0000

Dice Gasparri: “PD? Vuol dire partito distrutto”. Dice Bersani: “PDL? Partito della Lega”. Vabbé, io non ho preferenza per la politica urlata, quella che “io l’ho lasciata parlare, adesso faccia parlare a me, quella che “lei è un traditore”, quella che “la smetta di dire menzogne”. Ma anche questi giochini infantili da bambini prepotenti mi sembrano un pessimo esempio. UDC? Una direzione cretina. PDCI? Per Dinci Cosa Intendi? An? Anvedicomeballa Nando. Ci manca solo che qualcuno prenda il pallone e se ne vada urlando: “Il pallone è mio e me lo porto via”. Oppure: “Mio nonno è colonnello”, “Mio nonno è generale”. La realtà è che i politici credono di essere veramente spiritosi. Se chiedi loro com’è il clima ti rispondono: “Soleggiato e sereno”. Se chiedi se il Paese è a un bivio, rispondono: “No, siamo in una rotonda”. Se chiedi che cosa prevedono per il futuro dicono: “Non sono il mago Otelma”. Se chiedi lo stato di salute della piccola e media industria rispondono: “Bisogna chiederlo al primario”. Insomma, i politici in Italia non vanno oltre due strade. O ci massacrano con pipponi in un politichese noioso e criptico o sparano stupidaggini similcomiche. Mi chiederete: “Quale strada è la peggiore?” Vi rispondo: “Non sono un vigile urbano”.



Michele Emiliano

Tue, 29 Dec 2009 18:43:00 +0000

Ci avessi capito qualcosa. Il dramma pugliese. Che cosa voleva Emiliano? Che cosa voleva Vendola? Emiliano voleva essere il candidato del centro sinistra alle regionali. Vendola anche. E voleva le primarie. Ma Emiliano non era quello che aveva voluto le primarie la volta scorsa? E non aveva sostenuto Vendola la volta scorsa? E non lo aveva sostenuto fino a poco tempo fa? E allora perché Vendola era diventato il “traditore”? Emiliano diceva: perché Vendola non mi ha sostenuto nel partito. Vendola rispondeva: ma il partito è suo, mica mio, siamo in partiti diversi. Poi Emiliano ha detto: va bene, se Vendola ci tiene tanto, vada per le primarie. Come se le primarie fossero una fissazione di Vendola e non un sano principio democratico. E poi Emiliano voleva anche che fosse abolita la legge regionale che impediva al sindaco di candidarsi alle regionali. Per cui avrebbe dovuto dimettersi prima delle elezioni col rischio di perdere sia comune che regione. In tutto questo navigava a vista l’Udc. L’Udc aveva deciso di appoggiare la destra a Roma e la sinistra a Bari. Ma solo se il candidato fosse stato Emiliano perché bisognava prendere le distanze dalla sinistra massimalista di Vendola. Ma se Vendola è un massimalista Madre Teresa di Calcutta era una brigatista rossa. Ci avessi capito qualcosa del dramma pugliese.



Mauro Moretti

Tue, 22 Dec 2009 18:42:00 +0000

Gli italiani protestano sempre e la colpa è sempre del governo. Ma finalmente c’è qualcuno che sa dire le parole giuste. I treni sono fermi sotto la morsa del gelo? I viaggiatori rischiano di essere trasformati in statue di neve? C’è anche la possibilità che si passi la notte senza calore, senza cibo e senza bevande? Mauro Moretti, amministratore delegato delle ferrovie dello Stato, da vecchio saggio, dà le indicazioni per far superare l’emergenza. Dice: “Portatevi qualche maglione di più, qualche panino di più, qualche bevanda di più”. Ecco finalmente qualcuno che sa come sbrogliare le matasse. L’amministratore delegato di Alitalia ha subito colto la palla al balzo e ha diramato le istruzioni in caso di mancata partenza degli aerei. “Portatevi una brandina per dormire negli aeroporti”. E anche l’amministratore delegato delle Autostrade ha copiato. Ha detto: “C’è ghiaccio sull’asfalto, portatevi qualche pacchetto di sale”. E perfino l’amministratore delegato degli Autogrill ha voluto dire la sua. “Le macchinette del caffè potrebbero essere bloccate. Portatevi la Bialetti. I gabinetti potrebbero non funzionare. Portatevi dei sacchetti di plastica e fatela lì. E se vi scappa la pipì cosa di meglio del pappagallo?”. Gli amministratori delegati ne sanno una più del diavolo. E hanno sempre pronta la soluzione. La creatività degli italiani.



Toni Blair

Sun, 13 Dec 2009 18:30:00 +0000

Lo so che è una vecchia storia che oggi non interessa più nessuno. Ma l’idea che l’Occidente abbia scombussolato e portato il disordine in Irak adducendo come scusa che là si nascondevano armi di distruzione di massa in grado di distruggere nemici in 45 minuti è qualcosa che è difficile da digerire ogni volta che uno se la ricorda, visto che ormai è chiaro che era una colossale balla. E quindi fa tenerezza leggere che Toni Blair, l’ex premier inglese, finalmente ammette che, con o senza quelle armi, fosse giusto fare la guerra agli iracheni per rimuovere Saddam. Alla Bbc Blair ha detto che il vero motivo era che le strategie dell’Iraq mettevano in pericolo i delicati equilibri della regione. Evviva. E se non ci fosse stata la scusa delle armi? “Ovviamente avremmo impiegato argomentazioni differenti quanto alla natura delle minaccia”. Oggi i politici sono fatti così: dicono la verità, svelano la vera faccia, orrenda, del potere. Blair evita solo di fare una parola: petrolio. Ma per il resto dice tutto. Saddam non andava bene all’Occidente. “Era giusto rovesciarlo”. Basta così. Guai a non piacere agli occidentali. Guai a mettersi di traverso.



Calisto Tanzi

Sun, 06 Dec 2009 18:45:00 +0000

C’è chi sostiene che i ricchi, in quanto tali, sono di per sé dei criminali. Esagerazioni. Ma certo i ricchi danno un sacco di aiuto a chi sostiene questa tesi. Per esempio, non si può negare che più sono ricchi meno vogliono pagare le tasse. Perché più sono ricchi più molti di loro pensano di non dover sottostare alle leggi. Roberto Scarpinato, nel suo splendido libro scritto insieme a Saverio Lodato, sostiene che i ricchi non sono nemmeno consapevoli di questo. Seguono un altro codice morale e quando finiscono in galera si guardano attorno smarriti sentendosi vittime di un’ingiustizia. E’ proprio il caso di Calisto Tanzi che dopo aver rovinato i risparmiatori italiani si professava ormai nullatenente e piangeva miseria spergiurando che non c’era in giro nessun tesoretto formato da opere d’arte sottratte al curatore fallimentare. Invece il tesoretto c’era ed è stato scovato. Agli ipergarantisti chiedo: a questo punto si può dire che Calisto Tanzi è criminale (cioè ha commesso dei crimini) anche prima della sentenza definitiva? Agli stessi ipergarantisti chiedo: siete almeno d’accordo che senza le intercettazioni telefoniche questo tesoretto non sarebbe mai stato recuperato? E ancora a questi ipergarantisti chiedo: siete disposti ad ammettere che senza un’inchiesta giornalistica, una di quelle inchieste fatte dai giornalisti “comunisti” che bisogna eliminare dalla Rai, Calisto Tanzi ci avrebbe preso per l’ennesima volta per i fondelli? E a quel simpaticone di Calisto consentitemi di chiedere: ma si vergogna almeno un po’?



Roberto Maroni

Sun, 29 Nov 2009 06:55:00 +0000

L’ha detto il Papa: Gesù Cristo era un migrante, un rifugiato. Ci giurerei, non aveva nemmeno il permesso di soggiorno. Era un clandestino. Avesse incontrato, il giorno di Natale, il sindaco di Coccaglio, il leghista Franco Claretti, sarebbe stato denunciato alla questura. Ma il sindaco di Coccaglio, finora, per sua fortuna, non ha incontrato Gesù Cristo che lo avrebbe preso a sculacciate. Però ha incontrato Roberto Maroni, ministro dell’Interno. Il quale gli ha mollato una pacca sulla spalla, gli ha stretto la mano e lo ha incoraggiato. “Non mollare”, gli ha detto, dimenticando che è un leghista, non un fascista. “White Christmas”. Così ha chiamato la sua bella pensata il sindaco leghista probabilmente depresso per dover fare il sindaco di Coccaglio. Capìta l’allusione? Bianco Natale, cioè Natale fra noi bianchi, fuori i neger, roba che perfino i boeri si vergognavano quando dicevano sciocchezze del genere. Natale, festa dell’accoglienza, trasformata in una festa dell’intolleranza. Il giorno che per milioni di bambini vuol dire bontà e generosità, diventato il trionfo del cinismo. E pur di far fare brutta figura al suo paesello il coccagliese Claretti, per ufficializzare l’intolleranza ha scelto parole inglesi. E l’orgoglio padano? “Non mollare”, ha detto Maroni.



Antonio Di Pietro

Sat, 28 Nov 2009 18:27:00 +0000

Capita a tutti i partiti ma si sperava che non capitasse al partito di Di Pietro. Il litigio per la leadership. Le polemiche tra capoccioni. Ma il vostro compito non era quello di liberare l’Italia da Berlusconi? Su, concentratevi sull’obbiettivo e trascurate le piccole divisioni personali. I fans non vogliono vedere Di Pietro, il fondatore, che litiga con l’ultimo arrivato, Luigi De Magistris, che sta scalando le vette. E poi: il vostro faro non è il principio che nelle liste elettorali non dovrebbero esserci indagati o condannati? Bè, non sembra che per le sue liste l’Italia dei Valori applichi a se stessa lo stesso rigore che chiede agli altri. Bisogna dire che nella scelta dei candidati Di Pietro non è il massimo. Nel 2001 riuscì ad eleggere un senatore. Uno solo. Valerio Carrara. Il quale, cinque minuti dopo l’avvenuta elezione, saltò dall’altra parte della barricata ed ora milita, bello bello, nel partito di Berlusconi contro il quale aveva fatto la campagna elettorale. Nel 2006 Di Pietro fece il bis facendo eleggere Sergio De Gregorio, proveniente da Forza Italia, che in breve si esibì nel saltafosso votando due volte contro il governo Prodi contribuendo a farlo cadere. Adesso è in vista – dicono – un’altra prodezza. Incamerare un ex leghista, il mitico Alessandro Cè, l’uomo che tifava contro la nazionale italiana. L’Italia dei Valori è una casa accogliente. E di passaggio.