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Il blog di Matteo



Last Build Date: Wed, 03 Aug 2016 14:18:24 +0000

 



La Russia di Putin avrà cosacchi musulmani?

Tue, 07 Jan 2014 21:10:00 +0000

Finora non li hanno puniti con la frustaQuesto tema è stato sollevato nei loro articoli da autori di molti mezzi di comunicazione di massa stampati ed elettronici, vive discussioni si svolgono anche nell'ambiente dei cosacchi del Terek [1].Il Patriarca di Mosca e di Tutte le Russie Kirill al Primo Grande Congresso dei cappellani cosacchi ha indicato la propria opinione, sottolineando che "alla base dell'immagine di vita del cosacco stia la fede ortodossa e l'amore per la Patria. Un amore che si estende fino alla prontezza a dare la propria vita per la Patria.E se il sistema di valori spirituali e morali si distrugge, la persona si trasforma in uno pseudo-ortodosso, in una qualche immagine caricaturale. I cosacchi devono avere un chiaro senso di appartenenza alla Chiesa. Non si può essere cosacchi e non essere in comunione con i Santi Misteri di Cristo. Non si può essere cosacchi e non confessarsi. Non si può essere cosacchi e vivere in un matrimonio non religioso. Tali cosacchi ai vecchi tempi sarebbero stati puniti con la frusta".Tuttavia ora in Russia si verificano fatti che evidentemente non corrispondono alla posizione del Patriarca Cirillo. Così, in Inguscezia di recente si è tenuta un'assemblea per la creazione della comunità cosacca di villaggio e del circondario cosacco della Sunža [2].La schiacciante maggioranza delle persone che desiderano andarci è musulmana. Il loro scopo è comprensibile. Non si tratta di accogliere l'ortodossia e la forma di vita cosacca, a queste persone è semplicemente necessario un lavoro pagato, infatti nella repubblica praticamente non c'è. Ma le voci secondo cui i cosacchi riceverebbero non pochi soldi dallo stato, come si dice, sono fortemente esagerate e questo mito fa perdere la testa a molti. Qui è appropriato ricordare le parole del Patriarca Kirill: "I cosacchi saranno autentici solo quando sarete inseriti nella Chiesa. E senza questo l'ardore può passare presto. L'uniforme può essere tolta e le tradizioni possono essere violate…".E ancora un esempio recente: su alcuni siti Internet è stata posta la notizia che nell'Esercito Centrale Cosacco è comparso un achund [3] (cappellano militare musulmano), responsabile dell'educazione spirituale dei cosacchi musulmani. Ma da dove sono venuti nell'esercito cosacco i cosacchi musulmani? Infatti nelle regole delle prima comunità cosacche è detto chiaramente che cosacchi possono essere solo gli ortodossi.Per fondare tale svolta le persone interessate cercano di riferirsi alla storia, affermando che gli ingusci avrebbero servito nei reparti cosacchi e perfino nella scorta imperiale. E altri musulmani sarebbero sempre stati nell'esercito e avrebbero perfino prestato il giuramento cosacco sul Corano. Confermare o smentire questa notizia possono solo gli storici a cui ci siamo rivolti per avere chiarimenti.Sergej NikolaevičSavenko, direttore del museo storico di Pjatigorsk [4], candidato in scienze storiche, lavoratore emerito della cultura della Federazione Russa, ricercatore di storia dei cosacchi con 25 anni di esperienza:– Le questioni dell'appartenenza religiosa dei cosacchi, come pure tutta la storia dei cosacchi, non sono semplici e univoche. Effettivamente, una delle linee principali dello sviluppo storico delle comunità cosacche è stato il loro continuo trovarsi in zone di contatto multietniche e multi-confessionali sul Don, nel Caucaso del Nord, negli Urali, in Siberia e così via.Obbiettivamente questo ha favorito il fatto che nell'ambiente cosacco si potessero trovare e periodicamente si trovassero rappresentanti di diversi popoli e visioni religiose tradizionali. Nella storia dei cosacchi russi si seguono nettamente due direzioni fondamentali della sua formazione e del suo sviluppo: quella popolare e quella gerarchica e di servizio.Il nucleo e la base etno-culturale della linea popolare di sviluppo dei cosacchi russi e piccolo-russi sono stati formati dai gruppi slavi orientali della popolazione di fede ortodossa cristiana orientale. L'accoglienza di cosacchi di diversa origine, di regola, richiedeva l'acco[...]



Una via per Jašin, anzi un passaggio...

Fri, 03 Jan 2014 15:49:00 +0000

Fuorigioco nettoChiameranno "via Lev Jašin" un passaggio senza nome I tifosi hanno gioito, le personalità politiche, sportive e di altro genere hanno esultato. Finalmente le autorità di Mosca hanno ascoltato la voce del popolo e gli appelli della società – la via del grande portiere a Mosca ci sarà! La giustizia storica ha trionfato!Si è parlato del fatto che via Jašin comparirà nel quartiere dello stadio della Dinamo, a cui per molti decenni fu legata la vita di Lev Ivanovič. Si era proposto di eternare con il nome del leggendario sportivo la via dove nacque – la Millionnaja [1]. Là, peraltro, si è conservata la casa, eternata da una targa memoriale.In generale ci sono state accese discussioni. E in questo tempo negli uffici del potere si è svolto un teso lavoro di pensiero.E cos'è stato?Oh, Dio!Secondo la delibera del governo della capitale, "via Jašin" sarà chiamato un passaggio anonimo dietro la strada circolare di Mosca, tra il viale Zaščitnikov Moskvy [2] e via Uchtomskogo Opolčenija [3]. Per chi non è al corrente, è nel quartiere Nekrasovka, non lontano dai campi di Ljubercy. Ha firmato il documento il sindaco della capitale Sergej Sobjanin.Forse Jašin visse in quella località un tempo? O almeno in quel passaggio fu di passaggio? Forse gli successe di tirare calci a un pallone su quegli stessi campi di Ljubercy?Non ci sono tali notizie. Fuorigioco netto.Ci starebbe bene imprecare forte. Ma siccome sulla stampa da ora questo è proibito, toccherà limitarsi all'insoddisfazione.Chi è l'"autore dell'idea"?Davvero in città non ci sono vie che non solo si possono, ma si devono anche ribattezzare? Ce ne sono molte, moltissime! Forse a signori che in alto non si vedono?Illuminiamo bene.A Mosca ci sono sei (!) vie Otto Marzo, due del Cascinale [4], in aggiunta a queste quattro (!) vicoli del Cascinale. Ci sono due vie dell'Ambulatorio, circa tre dei Radiatori e di Novoostankino [5], alcune di Vnukovo [6] e di Vladimir [7], un intero completo degli Elettrodi – via, vicolo, passaggio…In generale, a Mosca c'è una totale confusione non solo nella topografia, ma anche nei pensieri, nelle opinioni, nei meriti. Per quanto riguarda non solo i nomi delle vie e dei vicoli, ma anche le persone che li occupano. Chi è stato eternato per cosa, perché e per quale motivo – è un segreto coperto da tenebre che, temo, non si dissiperanno ancora a lungo.Ma così per dire…Sulla carta di Mosca si sono trovate pure due vie Kvesis. Questo, peraltro, non lontano dalla Dinamo. In onore di chi è la strada? – chiederete. In onore di Julius Kvesis, bolscevico, operaio della Guardia Rossa, capo del quartier generale della Guardia Rossa del quartiere Butyrskij [8]. Queste vie comparvero quasi 90 anni fa, quando lo spirito rivoluzionario ardeva. Ora si è spento da tempo, ma le insegne sono rimaste…Andiamo per le vie – Salam Adil, comunista iracheno, e Samora Machel – primo presidente del Mozambico, per le piazze – del combattente per la libertà delle Isole di Capo Verde Amílcar Cabral e di Viktor Cadovilla [9], leader del movimento operaio argentino. Li stimiamo molto, ma…Si può continuare questa lista all'infinito e sempre più forte prevarrà una cupa pensosità. E un'angoscia più profonda, senza luce.Si può solo sospirare con amarezza: "…e per il nostro caro moscovita Lev Ivanovič Jašin, idolo di milioni di persone in tutto il mondo, Eroe del Lavoro Socialista, decorato, maestro emerito di sport, campione olimpico, le autorità hanno trovato solo un passaggio senza nome".Probabilmente anche senza gente."Essi sanno amare solo i morti…" [10]Ahimè…Valerij Burt, "Svobodnaja Pressa", http://svpressa.ru/society/article/79971/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni) [1] "Del Milione". Via della zona nord-orientale di Mosca che ha preso il nome da un acquedotto del XVIII secolo, costato milioni di rubli del tempo...[2] "Dei Difensori di Mosca".[3] "Delle Milizie di Uchtomskij". Uchtomskij è[...]



I russi che diventano terroristi islamici

Mon, 30 Dec 2013 20:03:00 +0000

I wahhabiti [1]della fascia mediaPerché i russi indossano sempre più spesso la "cintura da shahid[2]" Dopo un giorno la versione degli inquirenti riguardo a chi ha fatto esplodere la stazione ferroviaria a Volgograd è cambiata radicalmente. Adesso tra i sospetti si è trovato non la nativa del Daghestan Oksana Aslanova, ma l'ex abitante della città di Volžsk Pavel Pečenkin.Come si è chiarito, ad andare sulla nuova pista ha aiutato la registrazione della telecamera alla stazione di Volgograd. Nel suo obbiettivo qualche secondo prima dell'atto terroristico è finito un uomo con uno zaino, in cui, come pensano gli investigatori, si trovava l'esplosivo. In seguito durante l'esame del luogo della tragedia è stato trovato un dito maschile con l'innesco di una granata e una pistola, presumibilmente appartenente al terrorista. Quasi subito hanno accertato anche l'identità dell'omicida. Questi, come ritengono gli inquirenti, è risultato Pavel Pečenkin. Solo tre giorni fa, il 27 dicembre, aveva compiuto 32 anni.Pečenkin era nativo della città di Volžsk nella repubblica di Mari El [3]. Viveva in via 107-j brigady [4]. Aveva finito l'Istituto di Medicina di Zelenodol'sk [5].La vice-direttrice dell'Istituto di Medicina Lena Fachrieva ricorda bene il timido, silenzioso studente Paša Pečenkin:– Studiava da noi 10-11 anni fa. Era di Volžsk. Qui la repubblica dei Mari è vicina – veniva da noi in autobus. Non era uno che prendeva solo ottimi voti, ma non lo definirei neanche uno che rimaneva indietro – era uno così, nella media. Tranquillo, senza atteggiamenti da teppista. Perciò, quando siamo venuti a sapere cos'ha combinato, inizialmente non ci credevamo neanche. Ma poi da noi sono venuti degli agenti dello FSB [6] da Volžsk, hanno preso il suo fascicolo personale. Ma forse qualcosa dipende da dove una persona ha studiato?... Infatti dopo l'Istituto ha lavorato a lungo al Pronto Soccorso a Kazan' [7]. Era tutto normale – lavorava molto bene. Venne perfino da noi qualche anno dopo con la sua ambulanza. Passò dal responsabile della classe. Ed egli allora lo portò apposta dai suoi allievi e questi gli disse che, come dire, solo ora aveva capito che bisognava studiare ancora meglio, prendere il massimo degli appunti alle lezioni, non perdere lezioni. Li indirizzò a questo. Che gli è accaduto? Non lo so. La cosa più probabile è che sia finito in qualche setta, dove lo hanno arruolato. Di sicuro.…Ottenuto il diploma, Pečenkin è stato infermiere diplomato al centro di aiuto medico a Kazan'. Nel gennaio 2012 Pavel ha cambiato fede, accogliendo l'Islam. I genitori hanno appoggiato la scelta del figlio. Secondo Nikolaj Pečenkin, padre del presunto terrorista, Pavel è improvvisamente cambiato in meglio, "ha smesso di litigare, non beveva, andava in moschea". Fanazija, madre di Pavel Pečenkin, ha aggiunto: "E' sempre stato un ragazzo molto buono, aiutava, curava. Non passava senza fermarsi davanti a un gatto o a un cane malato. Tutti sanno com'è stato di buon cuore e premuroso per noi…".Un membro modello della famiglia Pavel non lo è stato a lungo. Subito dopo il passaggio all'islamismo l'astemio e gentile Pečenkin è andato a Mosca per guadagnare qualcosa ed è sparito. Dopo qualche tempo i genitori sono venuti a sapere che il loro figlio obbediente si era legato ai terroristi daghestani ed era andato ad abitare con persone che professavano le sue stesse idee. Là aveva preso il nome Ansar Ar-Rusi ed era entrato a far parte della cosiddetta banda di Bujnaksk [8].I genitori di Pavel hanno cercato molte volte di mettersi in contatto con lui attraverso Internet. A un appello rispose. Questo aiutò ad accertare il luogo in cui si trovava il nuovissimo wahhabita – si nascondeva in una delle basi terroristiche sui monti del Daghestan. Pavel Pečenkin fu dichiarato ricercato. Purtroppo le forze dell'ordine non hanno potuto comunque arrestare in tempo l'islamista.Come ritiene il noto[...]



Ci sono le Olimpiadi e le repressioni politiche della Russia di Putin paiono fermarsi...

Sat, 28 Dec 2013 20:36:00 +0000

In nome dell'Olimpiade di SočiI casi degli oppositori Sergej Udal'cov [1], Leonid Razvozžaev [2]e Daniil Konstantinov [3]sono stati rinviati alla procura Non sono riusciti tutti a stupirsi della clamorosa amnistia, grazie a cui hanno iniziato a uscire in libertà, tra gli altri, gli imputati del caso del 6 maggio [4] che il potere ha di nuovo iniziato come consapevolmente a danneggiare la propria reputazione. Come si può spiegare il rinvio alla procura dei casi di Udal'cov e Razvozžaev, come pure il caso di Daniil Konstantinov – con un meschino spirito di vendetta o con il fatto che la giustizia non è riuscita a ricevere dal potere le istruzioni riguardo ai noti oppositori e nello smarrimento ha messo la faccenda “in pausa”?La versione più diffusa sull'improvvisa misericordia del potere si formula semplicemente. L'ampia amnistia, che ha riguardato, tra gli altri, le persone coinvolte nel caso del Pantano [5] e la grazia a Chodorkovskij sono state causate dal desiderio del Cremlino di correggere la propria immagine prima dell'Olimpiade di Soči. Altrimenti i capi delle principali potenze mondiali avrebbero potuto semplicemente ignorare un progetto tanto importante per la Russia. Forse per il capo del nostro stato era diventato del tutto scomodo rispondere alle numerose domande riguardo al destino dei detenuti politici. E neanche l'opinione dei semplici ospiti stranieri della futura Olimpiade, per la maggior parte simpatizzanti con gli oppositori della nostra patria, si può togliere dal conto.Il periodo in cui le autorità di fatto hanno rinviato i più clamorosi processi agli oppositori conferma in parte la versione “olimpica” dell'improvviso “disgelo”. A Udal'cov e Razvozžaev sono state prolungate le misure restrittive fino al 6 febbraio (gli arresti domiciliari e la detenzione agli arresti rispettivamente). Anche Daniil Konstantinov resterà nel SIZO [6] come minimo fino al 4 marzo. Nel frattempo l'Olimpiade-2014 si concluderà il 23 febbraio.Purtroppo contare su una seria attenuazione della posizione dell'accusa è difficile. Nonostante che la posizione degli inquirenti nel caso di Udal'cov e Razvozžaev sembri come minimo dubbia e che il caso di Daniil Konstantinov si presenti apertamente falsificato, non c'è certezza di un verdetto assolutorio. Rilasciando noti oppositori, le autorità saranno con questo costrette ad ammettere che gli inquirenti hanno come minimo commesso gravi errori. Come massimo toccherà punire chi ha combinato entrambi gli scandalosi processi senza avere sufficienti basi.Il'ja Konstantinov, padre di Daniil Konstantinov:– Il tribunale ha stabilito che l'indagine di fatto non è stato condotta e che sulla base dei materiali che sono ora a disposizione non può essere emessa una sentenza.Io ricorderei le parole del presidente all'ultima grande conferenza stampa, dove a una domanda sul caso del pantano e sul caso di Daniil Putin rispose che sono possibili errori investigativi e giudiziari, che è necessario correggere e che è necessario farlo insieme alla stampa e al pubblico. Mi sembra che Vladimir Putin abbia risposto così anche alla domanda su Daniil postagli di recente (all'incontro degli scrittori con il presidente alla fine di novembre di quest'anno – nota del redattore) da Sergej Šargunov [7]. E mi immagino che ci sia un determinato legame tra l'odierna decisione del tribunale e le parole del presidente.Avrei voglia di credere che non sia semplicemente una decisione congiunturale legata all'Olimpiade. Ho voglia di credere che al potere sia apparsa l'idea che il sistema investigativo-giudiziario nella Russia contemporanea si trovi in uno stato orribile. Nell'ambito delle forze dell'ordine ci sono troppi elementi corrotti e apertamente criminali. Che, per dirla delicatamente, è necessario riformarlo e, per dirla in modo più determinato, è necessario ripulirlo e punire i criminali con le mostrine.Ogni pozzo ha un fondo. Mi[...]



Come risponde la Russia di Putin alla richiesta di elezioni regolari

Thu, 28 Nov 2013 10:40:00 +0000

"Novaja gazeta", 27-11-2013, 01.38.00Potete appellarvi!Ma solo nel vostro seggioIl governo russo ha deciso di eseguire la sentenza di aprile della Corte Costituzionale – ha presentato alla Duma di Stato un disegno di legge che da agli elettori il diritto di appellarsi contro gli esiti delle elezioni.Fino alla sentenza della Corte Costituzionale i tribunali di tutti i livelli si rifiutavano di accogliere le denunce dei cittadini, ritenendo che i loro diritti elettorali terminassero nell'urna per le elezioni: inserivano la scheda e arrivederci, tutto il resto non è già più affare vostro. I brogli "non violano" personalmente i vostri diritti elettorali. Sostenevano questa posizione (tra l'altro alle sedute della Corte Costituzionale) il presidente, il parlamento, la procura, i tribunali e, alla fine, le commissioni elettorali – dichiarando che, dice, merita permettere ai cittadini di appellarsi contro i brogli, così i tribunali si occuperanno solo di questo.La Corte Costituzionale, tuttavia, ha occupato un'altra posizione, avendo dichiarato che le violazioni delle richieste della legislazione elettorale commesse nel conteggio dei voti portano con se "la deformazione degli esiti delle elezioni, cosa che mette in dubbio la legittimità degli organi di potere e i principi della democrazia". E di per se "toccano l'interesse costituzionale di ogni elettore, indipendentemente dall'espressione concreta della sua volontà".Sembrerebbe che tutto fosse notevole – ma nella sentenza della Corte Costituzionale sono contenute posizioni che sminuiscono essenzialmente il suo significato. I cittadini possono contestare gli esiti delle elezioni solo nel seggio dove questi stessi hanno votato e gli osservatori non possono fare denunce in tribunale a nome di un candidato o di un partito che rappresentavano al seggio elettorale: tale diritto è dato solo al partito stesso o al candidato.Con la sentenza della Corte Costituzionale alla Duma di Stato è stato prescritto di "precisare le condizioni per l'appello contro le azioni delle commissioni elettorali nel conteggio dei voti e nel bilancio dei risultati delle elezioni" – cosa che adesso fa.Nella legge federale sulle garanzie fondamentali dei diritti elettorali si propone di inserire il diritto degli elettori e dei partecipanti ai referendum di "rivolgersi al tribunale con denunce su decisioni e azioni (omissioni) della commissione di un seggio legate all'accertamento dei risultati in quel seggio elettorale o seggio di referendum in cui hanno preso parte alle elezioni o al referendum". Di conseguenza ai tribunali, sulla base di queste denunce, è attribuito il diritto di abrogare le decisioni delle commissioni di seggio sui risultati delle votazioni, se le violazioni commesse "non permettono di determinare in modo affidabile i risultati dell'espressione della volontà degli elettori" o di stabilire il nuovo conteggio dei voti.E' chiaro che la legge sarà approvata senza particolari discussioni (tanto più che la Corte Costituzionale di fatto ha già deciso tutto). Proveremo ad analizzare le conseguenze.Che gli elettori ottengano la possibilità di contestare gli esiti di una votazione è un "più" indubbio. Ma proprio della VOTAZIONE che si svolge in un seggio concreto. Ma non degli esiti delle ELEZIONI che sono formati dagli esiti delle votazioni in molti seggi. Il cittadino può contestare (e in caso di successo abrogare) gli esiti della votazione nel proprio seggio, ma perché siano abrogati i risultati delle elezioni, di tali seggi si deve raccogliere non meno di un quarto del numero complessivo.Per dirla altrimenti, è realistico abrogare gli esiti delle elezioni municipali, dove i seggi sono pochi – per questo si richiede un numero relativamente piccolo di querelanti. Per l'abrogazione delle elezioni regionali, per esempio a Pietroburgo, dove ci sono più di 1800 seggi elettorali, si richiede di presentare (e vincere) già più di 450 istanze – il che, diremo diret[...]



Le comiche esercitazioni antiterroristiche della Russia di Putin

Tue, 26 Nov 2013 22:56:00 +0000

I terroristi fiaccati dal sole [1]Alla vigilia dell'Olimpiade nel territorio di Krasnodar [2]vanno avanti le esercitazioni antiterroristiche. Secondo gli orientamenti, i guerriglieri dovrebbero scherzare continuamente, parlare della jihad e chiedere ai primi che incontrano di portare ordigni esplosivi nei grandi impianti.Tutto novembre nel Kuban' [3] va avanti sotto il segno delle esercitazioni antiterroristiche, sull'inizio delle quali "Kavkazskaja politika" ha già scritto. Sugli arresti di reali guerriglieri nel corso di esse non si sa niente. Ma tutta la delizia delle ispezioni accurate ad ogni posto di blocco l'hanno provata su di se decine di migliaia di abitanti di Krasnodar e di ospiti della regione.Qualche settimana fa tornavo a Krasnodar in autobus da Rostov sul Don [4]. Ad ogni stazione degli autobus e anche qualche altra volta tra queste insieme ai cosacchi passavano nell'abitacolo persone in borghese, che, non si capisce su quali basi, chiedevano che gli si presentasse il passaporto [5]. Di presentarsi e tanto più di presentare un qualsiasi documento si rifiutavano, si comportavano in modo estremamente grossolano.Tra i passeggeri c'era un ragazzo di Stavropol' in tuta mimetica e maglietta a strisce da marinaio. Preciserò – di aspetto slavo e con il passaporto. Così ad ogni fermata lo portavano a "passare per la base". E ogni volta l'autobus aspettava forzatamente il passeggero sospetto per 10-15 minuti. Prima dell'ennesimo posto di blocco il vicino gli ha proposto di indossare il suo giubbotto per non aspettare di nuovo che lo "passassero".Sono stato di recente nel territorio dell'Adighezia, vicino al territorio di Krasnodar. Il controllo totale là non c'è. Neanche le pattuglie cosacche. Forse tutte le esercitazioni sono state inventate per giustificare il servizio senza scopo alle stazioni dei cosacchi di Tkačëv [6]?Ora, ha raccontato un conoscente tornato da qualche giorno da un viaggio del genere nel Kuban', il passaporto lo fotografano pure.Oltre ai controlli sugli autobus fermano le automobili. Di regola, le Priora [7] e altri modelli della VAZ – con questi vanno più spesso per l'appunto nelle repubbliche caucasiche.Controllano con tutta accuratezza le macchine che sembrano sospette – abitacolo, documenti dei passeggeri, bagagliaio. Per questo in tutti i posti di blocco da Krasnodar a Soči, si lamentano su Internet i guidatori, si formano ingorghi chilometrici. Nella regione di Rostov e in Adighezia che sono vicine tali controlli per qualche motivo non li incontri.Tra l'altro nelle stazioni ferroviarie, nonostante le pattuglie rafforzate di polizia e cosacchi, non controllano così accuratamente. E praticamente ogni abitante della capitale del Kuban' sa come andare alla "Krasnodar-1" aggirando l'ingresso centrale e i metal detector. In più praticamente tutti i guidatori prendono liberamente passeggeri senza biglietto all'uscita dalla stazione degli autobus e si accordano per portare borse da una città all'altra. Cosicché, se vuole, un terrorista può tranquillamente inviare una bomba su un autobus senza neanche prenderlo.Dal 10 novembre nella stessa Soči olimpica va avanti un distinto programma antiterroristico. Sui mezzi di informazione di massa sono finiti l'"Orientamento nell'ambito delle esercitazioni "Olimpiade-2014"" e il promemoria elaborato dal Ministero degli Interni, che è stato incollato sui cartelloni pubblicitari in tutta la città.Secondo l'orientamento, nel centro di villeggiatura è penetrato un "gruppo di istruzione di sabotaggio e terrorismo". Di questo fanno parte giovani uomini e donne che possono presentare passaporti con la registrazione a Mosca, distintivi della polizia e dello MČS [8], come pure badge da giornalisti e documenti di organizzazioni sociali. I "terroristi" dovrebbero portare abiti di colore militare (ecco perché trattenevano il mio sfortunato compagno di viaggio!) esclusivamente delle ditte Columbia e Bask, com[...]



Il regime di Putin è morto perché non sa creare eroi?

Thu, 14 Nov 2013 10:06:00 +0000

"Novaja gazeta", 13-11-2013, 01.47.00Il torbido eroe del nostro tempo [1]Chi è diventato un campione nella vita e nella letteratura?Per prima cosa un po' di storia. Nel maggio 1862 a Pietroburgo scoppiano mostruosi incendi. Sembra che tutta la città sia presa dal fuoco: bruciano le parti Moskovskaja e Jamskaja [2], brucia la Malaja e la Bol'šaja Ochta [3], in via Sadovaja [4] arde per tutta la sua lunghezza l'Apraksin Dvor [5]. Non si riesce comunque ad appurare la causa degli incendi. Si avanzano diverse versioni: incendiano i polacchi, gli studenti, i nichilisti, gli elementi criminali.Tuttavia non si tratta di questo.In quei giorni orribili l'ancora relativamente giovani Fëdor Michajlovič Dostoevskij corre attraverso il fumo in via Bol'šaja Moskovskaja [6], dove abita N.G. Černyševskij [7], irrompe nel suo appartamento e, secondo le memorie, grida letteralmente: "Nikolaj Gavrilovič! Per il Signore stesso! Ordini di fermare gli incendi!.."Tra l'altro N.G. Černyševskijnon ha alcuna carica amministrativa, questi, si capisce, non ha alcuna influenza ufficiale, nella gerarchia dei ranghi dell'Impero Russo in generale non è nessuno, ma, secondo Dostoevskij (rappresentante dell'intellighenzia della capitale), ha una tale autorità reale che gli basta solo dire una parola e gli incendi si spegneranno il giorno dopo.Come chiamare una persona simile?Come determinare il suo posto nella scala sociale, se con tutta l'enorme autorità non ha effettivamente alcuna posizione ufficiale.La definizione ufficiale l'ha trovata la letteratura russa. Ha saputo assegnare uno status che non risulta in alcuna nomenclatura amministrativa.E' l'"eroe del nostro tempo".E così l'"eroe del nostro tempo" è una persona o, cosa che pure accade, un personaggio contrassegnato letterariamente, che, senza avere alcuno status ufficiale, gode non di meno di una colossale influenza sulla società. Si presenta come un campione sociale, un modello da imitare, è quello con cui molti vorrebbero "fare vita". Esprime come "spirito dell'epoca" la sua concezione del mondo, le sue fondamentali strategie di comportamento.Nello stesso tempo l'"eroe del nostro tempo" non è affatto un'immagine unica, che è comune a tutti. Qui, di regola, esistono due nette figure, che concorrono per le menti e le anime delle persone.In primo luogo ci sono gli eroi della cultura ufficiale. Li crea, li muove e li reclamizza il potere. Sono le sue costanti ideologiche, il suo supporto, la base della suo esistenza sociale. Il più tipico in questo senso è il periodo sovietico, quando il potere seppe costruire un sistema globale di tali personaggi: per i bambini e gli adolescenti – Pavlik Morozov [8], per la gioventù – Pavel Korčagin [9], per gli adulti – Valerij Čkalov [10] e Aleksej Stachanov [11], per i membri del PCUS – il comunista (personaggio dell'omonimo film [12]). Va notato che questi eroi sono portatori di alti valori (gli ideali comunisti) e per questi sono pronti a sacrificare tutto, perfino la vita.In secondo luogo ci sono gli eroi della controcultura. Questi compaiono nella zona della libera creatività (sociale o artistica) e si oppongono all'ordine delle cose esistente. Nello stesso tempo la loro protesta può avere un carattere non politico, ma profondamente esistenziale: Onegin [13], Pečorin [14], Bazarov [15], per esempio, respingono non tanto il potere, quanto la vita, che non li soddisfa per una serie di motivi. Tuttavia qui sono presenti anche gli eroi della resistenza aperta, nella versione popolare sono Stepan Razin [16] e Emel'jan Pugačëv [17] e nelle versioni delle classi istruite dapprima Vladimir Dubrovskij [18] e più tardi gli eroi della "Narodnaja volja" [19]e i rivoluzionari dell'inizio del XX secolo. Noteremo che anche questi eroi sono portatori di alti valori (ideali di libertà, uguaglianza, giustizia) e sono pure pronti a dare la vita per realizzarli.Noteremo anche[...]



Se un giudice ceceno dice no all'ingerenza del potere politico...

Wed, 13 Nov 2013 12:58:00 +0000

"Novaja gazeta", 11-11-2013, 03.11.00C'è un giudice!Per la prima volta in Russia un giudice si oppone apertamente alla pressione del potere. Questo accade in CeceniaPer la prima volta in Russia un giudice si oppone apertamente alla pressione del potere. Questo accade in Cecenia. Vachid Abubakarov: "Non mi farò spezzare!" Informazione della "Novaja gazeta"Abubakarov Vachid Alievič è nato il 15 novembre 1946 nel villaggio di Ajdarly nel distretto Panfilovskij della regione di Taldy-Kurgan [1] della RSS del Kazakistn. Nel 1980 ha finito l'università statale di Rostov [2]. Nel 1986 ha finito l'Istituto per la riqualificazione dei quadri dirigenti della procura dell'URSS. Nel 2008 ha svolto un corso accelerato di istruzione all'Accdemia della giustizia russa. E' consigliere statale di giustizia di 3.a classe. Con decreto del Presidente della Federazione Russa n° 868 del 1 agosto 2003 è stato nominato giudice della Corte Suprema della Repubblica Cecena con incarico triennale. Con decreto del Presidente della Federazione Russa del 6 febbraio 2008 è stato nominato giudice della Corte Suprema della Repubblica Cecena. E' impiegato onorario della procura della Federazione Russa. Il primo novembre il giudice della Corte Suprema della Repubblica Cecena Vachid AlievičAbubakarov, che ha esaminato il caso del 28enne ceceno Sulejman Ėdigov, ha emesso un'ordinanza di autosospensione. Come motivo dell'autosospensione il giudice ha indicato il seguente: "Una persona, presentatasi come il ministro degli Interni della Repubblica Cecena generale di brigata Alchanov Ruslan Šachaevič da un telefono, il cui numero non è stato accertato, mi ha chiamato e ha dichiarato a me, giudice, che gli era noto da fonte affidabile che l'imputato Ėdigov S.S. era colpevole di aver commesso i crimini attribuitigli e mi metteva in guardia dall'emettere un verdetto assolutorio nei suoi confronti.La persona indicata è capo di una struttura federale, a cui per legge è imposto l'obbligo della difesa di Stato di un giudice in caso di attentato da parte di chiunque alla sua indipendenza nel prendere decisioni su qualsiasi caso.Nel corso dell'indagine giudiziaria al tribunale era stato presentato un insieme di prove concordanti, che confermavano gli argomenti dell'imputato Ėdigov S.S. sul fatto che dei sottoposti di Alchanov R.Š., agenti investigativi della polizia, il 03.08.2012 lo avevano sequestrato illegalmente, lo avevano privato della libertà fino al 12.09.2012, gli avevano avvolto le dita delle mani con un cavo di alluminio e lo avevano sottoposto a torture con la corrente elettrica, costringendolo al riconoscimento di colpe e causandogli ferite purulente e a lungo non cicatrizzate al contorno di quattro dita di una mano e di cinque di un'altra.La telefonata e l'avvertimento di Alchanov R.Š. sono la reazione ai rapporti tendenziosi di persone interrogate dal giudice e interessate all'esito del caso dei loro sottoposti come sviluppo pericoloso per loro delle indagini giudiziarie sul caso.Dopo l'ingerenza di un pubblico ufficiale di tale livello nell'esame da me svolto sul procedimento penale nei confronti di Ėdigov S.S. qualsiasi sentenza in seguito deliberata da me perfino nella mia propria coscienza fuori dalla mia volontà apparirebbe come una concessione davanti all'avvertimento in caso una sentenza di condanna o come una dimostrazione di coraggio in caso di emissione di una sentenza assolutoria, cioè ordinata o di protesta.…Poiché le suddette… circostanze hanno messo in dubbio… il mio disinteresse per l'esito del caso e la mia imparzialità, ritengo necessario dichiarare l'autosospensione dal caso e astenermi da un'ulteriore esame del caso…"Il gesto del giudice Abubakarov, a cui, peraltro, tutti gli avvocati ceceni di mia conoscenza fanno riferimento come ad uno dei più duri (è noto [...]



Il Caucaso sconosciuto: quello cristiano

Tue, 12 Nov 2013 23:11:00 +0000

Il Caucaso sconosciuto"Caro mio! – grida quasi il nostro interlocutore. – Ricorda! Qui non ci sono mai stati cristiani! Mai!" "Che farò, ti mentirò, forse? – si stupisce il monaco in risposta. – Sono un sacerdote!" Ci siamo portati lontano: gli estranei qui non vanno e se ci vanno, succede molto raramente.Siamo abituati a considerare il Caucaso del Nord la terra originaria dell'Islam, tuttavia non è così: testimonianze del fatto che mille anni fa queste terre erano ortodosse sono state trovate qui già nel XVIII secolo, per non parlare delle ottimamente conservate chiese dello Zelenčuk [1]sul territorio dell'attuale Karačaj-Circassia."Il Caucaso del Nord è una delle più antiche culle del cristianesimo in Russia. Lo sviluppo e l'affermazione della fede cristiana tra i popoli di questa regione rappresenta una delle pagine poco studiate della storia della Chiesa Ortodossa Russa", – ha scritto nella prefazione alla sua dissertazione "Storia del cristianesimo nel Caucaso del Nord prima e dopo la sua unione con la Russia" il metropolita di Stavropol' [2] e di Vladikavkaz [3] Gedeon (Dokukin), per cui questa terra è rimasta un dolore particolare: infatti proprio vladyka [4] aveva ordinato sia padre Anastolij Čistousov, sequestrato e nel 1996 ucciso in Cecenia dai guerriglieri, sia padre Igor' Rozin, ucciso nel 2001 in Kabardino-Balkaria, a Tyrnyauz, proprio davanti alla sua chiesa.L'infiammata dissertazione del metropolita Gedeon, che ancora si studia nel seminario di Stavropol', fu scritta negli anni '60, tuttavia anche dopo che è passato mezzo secolo di storia del cristianesimo nel Caucaso del Nord resta "poco studiata" come prima."C'è una chiesa di pietra della lunghezza di 4 saženi [5] nel circondario di Čegem presso il villaggio di Ulu-El't", – scriveva nel suo "Viaggio per la Russia e i monti del Caucaso" Johann Anton Güldenstädt; estratti della sua opera furono stampati in russo sotto il titolo "Descrizione geografica e statistica della Georgia e del Caucaso".Andiamo anche noi a questa chiesa da Tyrnyauz – la nostra strada è nel villaggio di Ėl'-Tjubju, più noto con il nome russo di Verchnij Čegem [6]. Noi siamo il sacerdote e monaco Igor', l'autista Saša (al volante di una Niva argentata), due ospiti della cittadina di Prochladnyj [7] – Larisa e madre Valentina – e la vostra umile serva.Molto indietro è rimasta Pjatigorsk [8]con il grande magazzino «Zara» quasi come su via Tverskaja [9], i centri commerciali, l'illuminazione, i bancomat e le ragazze vestite audacemente, principalmente, a dire il vero, forestiere. In tutti i villaggi ci sono moschee nuove. Per le strade uomini seduti su panche presso le case e donne con vestiti lunghi e teste coperte.La strada punta verso l'alto, snodandosi tra monti di un verde acceso e che per i fitti boschi sembrano riccioluti e simili ad agnelli. Il giorno è nuvoloso e perciò il verde è ancora più verde. Un altro colore dominante è il rosso ramato; acquistando vividezza, arriva da ogni parte: dalle cortecce degli alberi, dalle pietre, dalle rocce e perfino dai muschi. Le mucche che vagano per la strada rotabile – particolarità caratteristica della regione – si scambiano con asinelli pelosi e ruvidi, a cui piace fermarsi sonnacchiosi attraverso la strada.Le rare macchine li aggirano virtuosamente, muovendosi incontro l'un l'altra e suonano energicamente: pare che gli abitanti del posto che sono stati nei paesi islamici abbiano portato da là questa nuova abitudine. Se chiudiamo gli occhi, possiamo pensare di essere da qualche parte in Egitto.Passiamo per Nižnij Čegem [10]. Indicatore: "Cascate di Čegem". Autobus parcheggiati, un mercato lungo la strada – merci legate e balcare che sferruzzano energicamente. Vanno i turisti – giapponesi o coreani, che fanno scattare continuamente le loro macchine fotografiche, i [...]



Il terrorismo nel Caucaso russo tra cifre e realtà

Mon, 11 Nov 2013 19:52:00 +0000

Il lamento del CaucasoIngushetia.Ru, 09.11.2013, 14.55"Nel Caucaso del Nord dall'inizio del 2003 al momento presente sono stati uccisi più di 3 mila 500 partecipanti a formazioni armate illegali e ne sono stati arrestati circa 8 mila" – ha riferito il capo della direzione centrale del Ministero degli Interni per il distretto federale del Caucaso del Nord Sergej Čenčik. Dietro le fredde cifre delle perdite si nascondono i tragici destini delle persone: dei guerriglieri – immaginari e reali, come pure dei membri delle loro famiglie. La triste statistica – nell'articolo di Timur Izmajlov.Nel Caucaso hanno sempre saputo contare, ma ognuna delle parti si serve di un metodo noto ad essa sola per il conteggio delle perdite proprio e altrui. Quando senti dalla bocca di un altro funzionario del Ministero degli Interni il numero di 3 mila 500 uccisi e 8 mila arrestati, involontariamente ti metti a pensare a cosa accada in realtà nel Caucaso del Nord. Tutto l'esercito di Maschadov [1]negli anni 1994-1996 contava appena 4 mila persone e infatti la guerra fu condotta allora con l'aiuto dei carri armati, dei lanciarazzi Grad [2]e dell'aviazione. Ma d'altra parte il numero di morti indicato da Čenčik– 3 mila 500 in dieci anni in tutto il Caucaso del Nord – sembra del tutto affidabile. La guerra è uscita da tempo dai confini della Cecenia: oggi sparatorie, atti terroristici, omicidi di collaboratori del Ministero degli Interni e del Ministero della Difesa avvengono da Machačkala [3] a Čerkessk [4]e talvolta fino a Mosca.La domanda è un'altra: tutti i 3 mila 500 guerriglieri uccisi sono veri partecipanti alle organizzazioni clandestine islamiche del Caucaso del Nord? Non una volta e non due, ma con invidiabile regolarità i siti dei radicali islamici pubblicano i resoconti delle proprie perdite. Rinunciare a un compagno morto per loro è inaccettabile: è uno shahid [5]e il dovere dei suoi compagni è ricordarlo. I guerriglieri non nascondono i nomi e non di rado mettono su Internet le foto dei morti senza capire che in questo modo mettono sotto tiro i loro familiari, che finiscono nell'obbiettivo dell'attenzione fissa dei servizi segreti e del Ministero degli Interni. I radicali sono sicuri di portare una buona notizia alle famiglie dei caduti: i loro parenti devono essere felici perché sono finiti nel numero di quelli che il loro compagno morto introdurrà in paradiso. Per questo motivo non ci sono serie ragioni per non credere ai numeri delle perdite che sono pubblicati dai siti delle organizzazioni clandestine terroristiche.Questi numeri straniTuttavia c'è un "ma". I numeri riportati dai guerriglieri talvolta divergono seriamente dai dati del Ministero degli Interni o dello FSB [6]. Quelli che gli agenti delle strutture armate dopo la morte chiamano ad alta voce "braccio destro", "emiro del settore", "capo del jama'at [7]", vengono rammentati dai radicali come civili non legati in alcun modo con le organizzazioni clandestine. Non di rado li portano come esempio, come quelli che senza successo pensavano di star seduti in casa durante la "guerra santa". Nel Caucaso del Nord si può diventare guerriglieri dopo la morte perfino se in vita non si eccelleva per rettitudine e non si sapeva da che parte si trovasse la Mecca. Qui agiscono persone, ma più probabilmente gruppi di persone armate, che, senza nascondersi particolarmente, possono prendere uno o più giovani nel centro di una città o di un villaggio. Nessuno conosce questi sequestratori segreti: sono sempre mascherati, hanno documenti di identità falsi, targhe e documenti di trasporto contraffatti. Gli agenti del Ministero degli Interni che, è successo, li hanno colti sul fatto sul luogo del delitto dopo una telefonata dall'alto hanno inaspettatamente perso la memoria. E la gente mascherata, ottenuti indietro i prop[...]



Scenari di guerra tra USA e Russia?

Sun, 10 Nov 2013 15:50:00 +0000

Siamo vicini alla fine del mondo?Esperti vicini al potere prevedono le varianti nel caso di un conflitto con gli USA nel decennio prossimo Tra Russia e USA nei prossimi 10-15 anni con grande probabilità è possibile un conflitto militare. A tali conclusioni sono giunti gli esperti del Consiglio per gli Affari Internazionali Russo, che è capeggiato dall'ex capo del Ministero degli Interni della Federazione Russa Igor' Ivanov e della dirigenza fanno parte i principali studiosi russi e perfino uno dei vice-ministri della Difesa. Cioè persone come minimo vicine al potere o che vi si trovano. E proprio questa circostanza costringe a guardare con più attenzione ai loro argomenti. Perché si tratta praticamente della probabilità di una rapida fine del mondo.Il rapporto dal simbolico titolo "E' possibile una guerra con l'America?" firmato da Valerij Alekseev è stato pubblicato nel sito del Consiglio Nel documento si esaminano alcuni scenari del possibile conflitto. Certo, la variante in cui i due paesi si lanciano a vicenda missili nucleari è poco probabile. Anche se nel documento si indica anche il fatto che nell'establishment degli Stati Uniti sono sempre più inclini al pensiero della possibilità di un uso limitato delle armi nucleari. Come scenario più probabile si descrive lo scontro tra Russia e Giappone. Il paese del Sol Levante, ritengono gli esperti, può piantare sulle isole Kurili meridionali gli orti di qualche migliaio di "civili" giapponesi. Allora la Federazione Russa sarà inevitabilmente coinvolta nell'operazione "costringere Tokio alla pace". L'autore fa attenzione al fatto che le trattative tra Russia e Giappone negli ultimi decenni non si sono mosse di una virgola. Allo stesso tempo tra l'élite giapponese è popolare l'idea che al paese sia necessario creare un esercito, cosa a cui non ha diritto per gli esiti della Seconda Guerra Mondiale. Inoltre, in caso di sconfitta del Giappone, gli States avranno una buona possibilità di mostrare ancora una volta che gli alleati di Washington non possono cavarsela autonomamente con alcuna minaccia.Un altro scenario suppone una lotta nell'Artico. Soggetti del conflitto, si dice nel rapporto, accanto alla Russia possono essere Canada, Norvegia e Danimarca. Secondo lo statuto della NATO, l'America sarà costretta a immischiarsi per difendere gli alleati. E tra Canada e Federazione Russa da tempo la lite irrisolta sullo status del Polo Nord. Neanche con Norvegia e Danimarca per ora si può giungere a un compromesso sulla divisione delle acque territoriali.Sono possibili anche altri scenari. In particolare la comparsa di rivendicazioni della regione di Kaliningrad [1] da parte di Polonia e Germania o un qualsiasi gonfiaggio del separatismo regionale in essa.La cosa più interessante è che l'autore del rapporto pubblicato trae la conclusione che la contrapposizione all'Occidente conviene alla leadership russa: i problemi interni e l'insoddisfazione nei confronti del potere andranno in secondo piano davanti alla guerra.E' interessante notare che a un conflitto armato con l'America non pensano solo gli esperti, ma anche gli uomini di stato. "SP" recentemente ha scritto dei nostri tentativi di incrementare il potenziale militare nell'Artico. Difficilmente uno stato impiega grandi mezzi finanziari per respingere l'aggressione oltre il Circolo Polare Artico, mettiamo, della piccola Danimarca. Tutti capiscono bene: al Cremlino il probabile avversario numero uno sono ritenuti gli Stati Uniti.Peraltro in generale di mezzi finanziari per la difesa negli ultimi tempi ne vengono impiegati molti. Nel bilancio fino al 2016 si tagliano in modo significativo le spese per l'istruzione e la sanità, ma crescono continuamente le uscite per il riarmo dell'[...]



Pit stop

Thu, 07 Nov 2013 22:46:00 +0000


Presa da Facebook



La "Marcia Russa" vista dall'interno

Wed, 06 Nov 2013 23:21:00 +0000

"Novaja gazeta", 05-11-2013, 13.10.00La marcia dei bambini abbandonatiNon hanno niente, tranne la nazionalità e l'odio. Questo è l'unica cosa che li unisce. Per questo sono quiA capo delle colonne pronte per la marcia russa [1]stanno quattro persone in uniforme nera con alte insegne. In cima alla aste alzate al cielo grigio ci sono croci massicce color sabbia. Enormi teli traboccano lentamente al vento. A destra c'è il tricolore imperiale bianco-giallo-nero, al centro due insegne con severi volti di Cristo, a sinistra un'insegna con il volto del cantante Tal'kov [2]e la scritta "Igor', ucciso per la Russia". Sul lato opposto dell'insegna con il volto di Cristo brilla in oro solenne: "La Russia sopra a tutto". Cristo non ha detto questo della Russia, questo non si trova nel Nuovo Testamento, né nei Vangeli non canonici, ma qui ciò non ha importanza.Il ragazzo che sta al centro con l'insegna di Cristo si chiama Dmitrij Antonov. Ha le guance rosse, un'uniforme nera cinta con cinghie, stivali e un caffettano su cui brilla opaco un teschio argentato. Sulla fibbia di una larga cinghia da ufficiale c'è un' aquila bicefala. Su un lato del petto nero un segno ampolloso con il profilo di Nicola II, sull'altro un segno con il profilo di Tal'kov. Questo ragazzo, che sta a capo della marcia, è tanto pittoresco che attira continuamente a se le telecamere. E' un monarchico e sa con precisione che la monarchia tornerà in Russia. "La Russia per i russi… Siamo contro la gente di altra stirpe e di altra fede", – dice."E i baschiri e i tatari… che fare con loro?" – "Dio darà! Dio darà!" – promette, guardando chi gli ha posto la domanda con pura, indubbia e infantile serietà nello sguardo.Davanti alla colonna, che ancora non si è messa in moto, a gambe divaricate stanno alcuni agenti dell'OMON [3]grossi e larghi come armadi in tuta mimetica grigio-azzurra. Guardano la folla che si infuria, che lancia urla, che impreca, che grida a squarciagola in silenzio e con qualcosa negli occhi… che, per quanto strano, ricorda l'umorismo. All'improvviso a uno di loro freme la radio: "Pečora [4]-2! Per via Belorečenskaja [5] è passato un gruppo di adolescenti di trenta persone…" Frinisce in cielo un mio vecchio conoscente, un elicottero della polizia. Tra gli agenti dell'OMON e la colonna, nello spazio vuoto, circondato da un gruppo di compagni sta il nazionalista Dëmuškin. E' in camicia bianca come neve e giacca nera su un giubbotto nero con un'ampia cravatta arancione. Intuisco che così ha unito nel suo abito i colori della bandiera imperiale. La barbetta rossa sporge dal suo mento e questi parla con voce non forte, chiara e pulita e pronuncia male la "r" e la "l". Parla del fatto che stamattina lo FSB [6]ha attaccato un magazzino dei nazionalisti, dove questi conservavano striscioni, pannelli e cartelli preparati per la marcia. "Hanno fatto stendere le guardie sul pavimento, hanno versato vernice su tutti i nostri striscioni…" I suoi compagni – tutti esclusivamente in nero – ascoltano in silenzio le notizie dal fronte.La marcia comincia a muoversi. Sopra c'è il cielo gonfio di umidità e cupo dell'autunno russo, intorno le accurate nuove costruzioni del quartiere periferico di Ljublino e i campi verdi con stradine diritte su cui, come in un'altra vita, passeggiano mamme con i bambini e dai due lati la strada stretta è premuta da alte barriere portatili. E' una strettoia, da essa non ci se ne può andare. Dietro le barriere stanno poliziotti piuttosto giovani e più lontano, occupando tutto il parcheggio del grande magazzino Auchan, in tre file uguali si sono schierati trenta camion dell'esercito a tre assi con i cassoni coperti. Il ristorante "Tanuki" al primo piano di una nuova costruzione [...]



La rivoluzione russa è in evoluzione?

Tue, 05 Nov 2013 14:13:00 +0000

La grande rivoluzione russa continuaOleg Kašin su cos'è "per sempre"Il "Manuale unico di storia" è come l'elefante-pittore della vecchia fiaba. Il coccodrillo chiese di disegnare un fiume africano, il maiale una quercia con le ghiande, il tricheco il mare e i ghiacci, la talpa un orto, l'artista esaudì obbedientemente tutti i desideri, beh, è chiaro come andò alla fine. L'idea del "manuale unico" sembrava un po' bizzarra fin dall'inizio ed è diventata ancor più bizzarra via via che sono entrati nella discussione gli storici tatari, ceceni e altri e perfino gli ammiratori di Jurij Ševčuk [1], che hanno insistito perché nel manuale ci fosse anche Ševčuk. Dopo l'ultimo caso con Grigorij Leps [2] sarebbe bene aggiungere anche Leps nel manuale e insieme Stas Michajlov [3] perché non si offenda. Il manuale unico infatti deve stare bene a tutti, vero? Questa idea è così simile al concorso che fece rumore per il "Simbolo della Russia" che è difficile contare su qualche buona notizie riguardo al manuale. Ma una l'ho comunque notata e voglio far volgere ad essa la vostra attenzione, tanto più che questa notizia è ritenuta buona da pochi e pochi la distinguono dalle altre notizie dal nuovo manuale.Intendo la "grande rivoluzione russa" – un termine che unisce gli eventi di marzo e di ottobre 1917. Finora, purtroppo, la comparsa di questo termine e la fuga di notizie in proposito sulla stampa appaiono come un tentativo degli autori del manuale di assicurare una qualche tesi più importante per loro – qualcosa tipo l'esplosione nucleare con cui, secondo la leggenda, si concludeva la versione dell'autore di "Crociera di lusso per un matto" [4] e che la censura certamente tagliò, risparmiando (in realtà che significano in confronto a un esplosione nucleare?) al contempo tutte le altre gag, comprese quelle del tutto antisovietiche. Ma la "grande rivoluzione russa" invece di quella "d'ottobre" e "di febbraio" è effettivamente ciò su cui meritava riflettere ben prima di qualsiasi manuale e senza riferimento a qualsiasi manuale.Perché questa abitudine – rivolgere l'attenzione solo a cicli storici piuttosto brevi, che in realtà non sono affatto cicli, – questa abitudine, forse, è la più dannosa che ci sia da noi, in questa c'è qualcosa – beh, come dire, da formiche, cos'è?La rivoluzione è un punto di passaggio. C'era un paese, è diventato un altro, è tutto semplice. E probabilmente i cento anni scarsi che sono passati dopo il 1917 sono abbastanza per ammettere che non si è verificato alcun passaggio in Russia. Cioè questo è del tutto precisamente iniziato in un qualche momento (hanno perfino ucciso lo zar, se c'era uno zar), ma non c'è alcuna prova che sia terminato. Cioè proprio nessuna.In quei tempi che da noi è uso chiamare sovietici questo non saltava tanto agli occhi – cambiavano i segretari generali, si organizzavano dimostrazioni e probabilmente i contemporanei avevano davvero la sensazione che questo fosse il "dopo la rivoluzione", che questo fosse "per sempre", anche in senso buono, neanche qui ci se la cava senza precisazioni; così, penso, merita tener conto del fatto che i "tempi sovietici" nel nostro paese sono iniziati al più presto nel 1945 e forse anche dopo (nel 1953?) – fino ad allora, e la guerra lo mostrò molto nettamente, difficilmente tutti i cittadini dell'URSS si attennero al punto di vista secondo cui il potere sovietico si era stabilito per sempre – questo giunge proprio dopo la guerra, non certo prima.Giunge e, cosa non meno importante, se ne va. E' volgare far riferimento a un esempio personale, ma comunque: gli anni di vita di mia nonna sono 1916[...]



Brodskij e Evtušenko come poeti-PR?

Mon, 04 Nov 2013 10:16:00 +0000

La poesia da PRBrodskij e Evtušenko: la comunanza nella lotta In relazione al film che ha fatto rumore di Anna Nel'son [1] "Solomon Volkov [2]. Dialoghi con Evgenij Evtušenko" è diventato di moda contrapporre Evtušenko e Brodskij. Penso che con tutta l'enorme differenza di talento, stile, posizione civile, i due noti poeti hanno anche una cosa in comune. Entrambi appartengono a un determinato tipo di "poeti da PR" comparsi in Russia già all'inizio del 20° secolo.La tragedia dei primi poeti da PRI poeti russi tradizionalmente non pensavano solo al successo e al pubblico, ma, prima di tutto, ai problemi morali, alle questioni filosofiche e metafisiche, al "senso della vita". Questi aspiravano a trovare la propria strada nell'arte, senza sottomettersi a opinioni e gusti dominanti. Erano autentici. La loro immagine, il loro stile, le loro passioni, perfino le loro stranezze e i loro errori erano sinceri, non per il pubblico, non per la vendita. Tali erano Puškin [3], Lermontov [4], Tjutčev [5] e Nekrasov [6]. Tale fu la maggioranza dei poeti del secolo d'argento: Blok [7], Chlebnikov [8], Pasternak [9], Mandel'štam [10] e Cvetaeva [11].La formazione della cultura di massa ha causato un nuovo fenomeno – la comparsa di poeti di talento orientati alla conquista della popolarità ad ogni costo. Li si può chiamare poeti da PR. I primi eminenti poeti da PR furono Majakovskij [12] e Esenin [13] (anche Severjanin [14], ma finì rapidamente nell'ombra, la sua campagna di PR fu troppo breve). Erano attori nella vita e nell'arte, che si sforzavano di recitare solo quei ruoli che gli portavano successo sociale ("La fortuna, – diceva, - è l'astuzia della mente e delle mani").All'inizio del percorso il produttore, image-maker e visagista di Esenin fu Kljuev [15], quello di Majakovskij Burljuk [16] (tutti ricordano lo sconvolgente golf giallo di Majakovskij e l'abito pseudo-contadino da feste natalizie di Esenin). Poi presero a "portare" Majakovskij i Brik [17] e Esenin Mariengof [18] e Šeršenevič [19], che inventarono l'immaginismo russo (un progetto di PR piuttosto che letterario). Tuttavia i loro migliori PR furono essi stessi.I futuristi (ad esclusione del quasi santo Chlebnikov) e in seguito gli immaginisti si mossero secondo tutte le leggi della réclame moderna. Le loro tournées per il paese si accompagnavano a campagne speculative di PR, con scandali su commissione e fughe di notizie. Come PR competenti non dimenticavano di lavorare con le élites al potere. Esenin insieme a Kljuev ingannò già l'entourage dell'imperatrice e in seguito con Mariengof usò astutamente gli amichevoli commissari rossi per ottenere benefici e vari permessi. Grazie a questo, perfino nei tempi più terribili del comunismo di guerra, fu abbastanza ben garantito materialmente.Tra l'altro Majakovskij e Esenin non furono solo "progetti di PR poetiche", ma anche geniali poeti tragici. Capirono l'ambiguità e la menzogna della propria posizione, si tormentarono e soffrirono ("Mi legge la vita. Di un qualche mascalzone e ubriacone, Cacciando nell'anima angoscia e paura"). Questo sdoppiamento forse fu una delle cause del loro tragico finale.La storia si ripete come farsaSotto Stalin i poeti da PR non erano necessari. Si richiedevano poeti-copywriters, che eseguissero gli ordini di Stato (Majakovskij cercò, ma non seppe entrare in questo ruolo). La successiva generazione di poeti-PR di se stessi giunse negli anni '60. Tra questi c'erano Evtušenko, Voznesenskij [20] e Roždestvenskij [21]. Questi erano privi della tragica riflessione di Esenin e Majakovskij e della loro genialità. Evtušenko scelse una [...]



Il buffo delle chiavi di ricerca di ottobre 2013

Sun, 03 Nov 2013 00:08:00 +0000

Da "La Russia che non tutti conoscono"

circasso organizzazione

nome delle repubbliche caucasiche

periferie russe caucaso

www.osetija,krestovij peroval.ru


Da "Bloggato"

anni 40 calciatore russo gulag fratello

auguri per sessantanni di sacerdozio di don matteo testo

chavare racconti

ckuc norris 6 volte campione del mondo

frasi d'uguri compleanno sacerdote

frodo "non avrei voluto"

nei processi prevale il verdetto dei giurati o del giudice

smeljanskij direttrice

www. il testamento biologico- fac -simile



Il terrorismo nel Caucaso del Nord è una questione di DNA?

Sat, 02 Nov 2013 23:08:00 +0000

Nel Daghestan creano la banca del DNA dei guerriglieriLe forze dell'ordine del Daghestan sono occupate nella raccolta del DNA delle familiari dei guerriglieri. Le autorità vedono in esse delle potenziali kamikaze e contano con l'aiuto di questa misura di facilitare il riconoscimento dei corpi in caso di compimento di un atto terroristico. Le azioni degli agenti delle strutture armate sono legate ai Giochi Olimpici, che si svolgeranno nel febbraio 2014 a Soči, notano i giornalisti.La contraddizione tra legge e dirittoLa notizia della raccolta del DNA è comparsa per la prima volta sul nastro dell'agenzia Reuters. Il comunicato è stato confermato dalla collaboratrice dell'organizzazione sociale "Difesa dei Diritti Umani" Gjul'nara Rustamova. A suo dire, nel corso della procedura gli agenti delle forze dell'ordine raccolgono campioni di DNA dalla saliva, dalle unghie e dal sangue. La misura, a suo dire, è volontaria e forzata: in caso di dissenso gli agenti delle strutture armate minacciano "spiacevolezze", a causa delle quali le donne potrebbero ritrovarsi alla ROVD [1]già sotto scorta.Succede che delle daghestane, tra cui madri di figli di pochi anni, vengono portate con la forza alla polizia, dove vengono trattenute 5-6 ore. "Mi hanno costretta a consegnare delle analisi, tuttavia, sapendo che è illegale, mi sono rifiutata", – dice l'attivista per i diritti umani. A suo dire, la campagna per la raccolta del DNA è iniziata già in estate. Forse, pensa Rustamova, questa è legata all'appello di luglio del leader del cosiddetto "Emirato del Caucaso" [2]Doku Umarov, che invitò i propri sostenitori a far fallire l'Olimpiade che si avvicina.Negli ultimi tempi l'attività degli agenti delle forze dell'ordine daghestane si è rafforzata: nei distretti e nelle città del Daghestan si dichiara il regime di KTO [3], nel corso del quale arrestano e portano alla polizia decine di persone. "Ogni giorno ci giungono denunce sull'operato degli agenti delle forze armate. Le persone vengono arrestate illegalmente, gli mettono addosso delle armi", – si lamenta la rappresentante di "Difesa dei Diritti Umani".Le parole di Rustamova sono confermate dai fatti riferiti dall'agenzia Reuters. Come notano i giornalisti, il potere, pare, ha lasciato i tentativi di fare chiarezza con i seguaci della tendenza salafita dietro il tavolo delle trattative. Le madrase controllate dai salafiti e le società di beneficenza sono state per la maggior parte chiuse e i loro leader sono fuggiti all'estero o hanno preso le armi. "La cosa più importante per la nostra immagine è che la situazione (nel Daghestan) rimanga tranquilla fino agli stessi Giochi Olimpici", – dice il vice-premier della repubblica Ramazan Džafarov.L'avvocato Konstantin Bubon ritiene che l'idea della responsabilità della famiglia, tra l'altro perfino la responsabilità materiale per le azioni di un terrorista sia un esempio di contraddizione tra legge e diritto: "Possono approvare tale legge, ma difficilmente sarà una legge secondo il diritto perché è ingiusta. Contraddice anche i principi fondamentali del diritto, la Costituzione e tutta la restante legislazione del paese, – dice Bubon. – La lotta alla criminalità tramite la moltiplicazione delle leggi non secondo il diritto è una strada senza uscita. Le minacce di pene mostruose non sostituiranno mai il semplice pattugliamento e l'attività degli agenti nell'ambito terroristico.Si può minacciare di lanciare bombe su tutto un villaggio – i terroristi saranno solo contenti: c'è bisogno di tale possibilità di sortire un duplice effetto – far saltare in aria qualcosa a Mosca e contem[...]



La Russia ricorda le vittime delle repressioni politiche (passate e presenti)

Sat, 02 Nov 2013 14:48:00 +0000

Gli zeki[1]politici non sono scomparsi dalla Rus' [2]!Il giorno della memoria delle vittime delle repressioni politiche in Russia prepara in modo simbolico la "festività professionale" dei lavoratori dei SIZO [3]e delle carceri che si celebra oggi. Tra l'altro le memorie degli anni tragici, quando nell'ambito del principio di "responsabilità collettiva" si distruggevano e deportavano interi popoli, classi e gruppi sociali, sono freschi come prima in Russia nel suo complesso e nel Caucaso in particolare. E ahimè, il termine "vittime di repressioni politiche", ora riguarda non solo chi ha sofferto, per dire convenzionalmente, in epoca sovietica.Il giorno della memoria delle vittime delle repressioni politiche in Russia si è preso a festeggiare ufficialmente prima delle stessa caduta dell'URSS. Il Soviet Supremo della RSFSR [4]stabilì questa data nel 1991.Allora fu approvata la legge "Sulla riabilitazione delle vittime delle repressioni politiche" [5], nel cui preambolo si notava che "negli anni del potere sovietico milioni di persone furono vittime dell'abuso dello stato totalitario, furono sottoposti a repressioni per le loro convinzioni politiche e religiose, per caratteri sociali, etnici e di altro tipo".In precedenza, dal 1974, la data del 30 ottobre era festeggiata non ufficialmente dai dissidenti come giorno del prigioniero politico dell'URSS, tra l'altro a quel tempo non si trattava tanto dei tempi di Stalin, quanto della situazione contemporanea. Ha ricordato questo in un colloquio con "Kavpolit" [6]il noto attivista per i diritti umani e direttore del programma di "Memorial" [7]"Contro la fabbricazione di procedimenti penali sull'estremismo islamico" Vitalij Ponomarëv."I prigionieri politici facevano scioperi della fame nei lager sovietici e negli anni della perestrojka tenevano azioni di strada (catene umane presso l'edificio del KGB con candele accese) e altro", – racconta.Secondo l'attivista per i diritti umani, nella Russia contemporanea le autorità non riconoscono la presenza di repressioni politiche, facendo finta che questo termine si riferisca esclusivamente al passato sovietico."Si capisce che non è così. Ahimè, nel tempo presente si può stilare una lista molto ampia di vittime di repressioni: da Chodorkovskij, agli attivisti di "Greenpeace" e agli imputati del "caso del Pantano" [8] fino ai musulmani perseguitati per motivi inventati. Ieri a Mosca c'è stata una conferenza stampa, in cui i rappresentanti delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani hanno divulgato una lista incompleta che comprende decine di nomi di prigionieri politici e dei criteri concordati da una serie di organizzazioni non governative di paesi post-sovietici e dell'Europa dell'Est", – ha notato Ponomarëv.A suo dire, mette particolarmente in guardia l'idea della "responsabilità collettiva" di questo o quel gruppo della popolazione, che è incompatibile con le idee della democrazia e dello stato di diritto."Anche se la società è diventata di principio un'altra rispetto ai tempi del governo comunista, ora in Russia si notano tendenze pericolose, lo stato si mette sempre più sulla strada delle repressioni politiche, la situazione peggiora precipitosamente e letteralmente a vista d'occhio. E comunque ogni tempo ha il suo specifico, difficilmente ci si poteva attendere un prestito diretto dei metodi di epoca staliniana", – riassume Vitalij Ponomarëv.Con l'esperto di "Memorial" di Mosca è d'accordo il suo collega dell'Inguscezia, il capo dell'organizzazione per la difesa dei diritti umani "MAŠR" [9] Magomed Mucol'gov."Certo, il giorno della memoria d[...]



Putin è omaggiato dagli USA come "il più potente" perché è un finto anti-occidentalista che in realtà fa il loro gioco?

Fri, 01 Nov 2013 19:49:00 +0000

Erostrato fu una persona influente?Jurij Boldyrev sul riconoscimento al presidente Putin come persona più influente al mondo Come ci hanno riferito con gioia e solennità, la rivista americana "Forbes" ha riconosciuto il presidente del nostro paese come la persona più influente al mondo. Più influente non solo del presidente degli USA, ma perfino del leader della Cina. Il cuore si riempie di orgoglio. Anche se "torbidi dubbi lacerano" [1].Per esempio: può un paese con una popolazione di centoquaranta milioni di persone essere più influente del paese vicino con una popolazione di un miliardo e mezzo? Probabilmente, forse, ma solo se un miliardo e mezzo vivacchiano e si degradano e i vicini centoquaranta milioni si sviluppano precipitosamente. Applicato alla Cina contemporanea e alla Russia contemporanea – è così? Ma se è evidentemente il contrario, centoquaranta milioni si degradano e un miliardo e mezzo si sviluppano, quale altro miracolo può rendere il primo più influente del secondo?D'accordo, dimenticheremo la popolazione – parleremo solo ed esclusivamente della qualità e delle tendenze dello sviluppo. Così forse un leader (praticamente immutato nel corso di già quattordici anni) di un paese, la qualità del cui PIL (la quota di produzione complessa ad alto valore aggiunto nel volume generale del PIL) nel corso di già un quarto di secolo si abbassa conseguentemente e continuamente ed è calata già, in senso letterale, "sotto il battiscopa", può anche davvero essere più influente dei leader di quei paesi che intensificano precipitosamente questa qualità?O forse si tratta di qualche posizione di monopolio del paese? Cioè, non siamo neppure tanto grandi per popolazione e siamo indietro nello sviluppo industriale, però occupiamo una posizione così particolare in qualcosa che senza di noi tutti gli altri sono semplicemente nulla e non vanno da nessuna parte? Ma com'è noto, tutti i tentativi della Gazprom di diventare l'insostituibile fornitore di risorse energetiche che dette le sue condizioni a tutti quelli che gli stanno intorno sono falliti. Il mondo che ci circonda non intende vivere sotto un diktat non basato su altro che i risultati dei nostri antenati, che si sono consolidati prima di noi e hanno valorizzato un territorio tanto immenso. Risultati passati, non rafforzati assolutamente in alcun modo nel nostro presente.Per non parlare già dell'elementare precarietà della situazione di un simile monopolista perfino potenziale. Bisogna confermare continuamente il proprio diritto a una qualche posizione di monopolio con una forza elementare – la capacità di salvaguardare e difendere questo diritto. Com'è noto, né il possesso del canale di Panama, né il possesso del canale di Suez da parte di Panama ed Egitto di per se, senza alcuno sviluppo, che gli permettesse di dettare essi stessi le condizioni per l'uso di queste risorse da parte degli altri, ha portato felicità e prosperità.E che forza abbiamo in questo senso? Oggi, dal punto di vista della capacità di difendere la nostra posizione, supponiamo, ancora di monopolio (che garantisce l'"influenza"), siamo più forti di ieri? E domani saremo più forti di oggi? Qual è qui la tendenza? E non è determinata da questa tendenza l'influenza dei leader degli stati?Quanto alla tendenza, purtroppo, è del tutto evidente che c'è un degrado inequivocabile. Sia scientifico-tecnologica, sia, conseguentemente, militare. Così, allora, da dove viene l'"influenza" del capitano della nostra nave, che sopporta un[...]



Il caos dei nazionalismi slavi nella Russia di Putin

Thu, 31 Oct 2013 14:24:00 +0000

A Stavropol' preparano un majdan [1]A Stavropol' [2] il 2 novembre si svolgerà il primo Congresso degli Slavi della storia, a cui promettono di giungere oltre 700 delegati di tutta la regione e contemporaneamente da Svezia, Serbia, Ucraina e Bielorussia. Nella lista degli organizzatori c'è quasi una ventina di movimenti sociali (e peraltro, per qualche motivo, nessun movimento cosacco).Il 4 novembre [3]si svolgerà una sorta di iniziativa alternativa – l'Assemblea Popolare Russa, condotta individualmente dall'ex presidente del comitato organizzativo del congresso "slavo", il noto oppositore Sergej Popov.Ma questo non è ancora tutto. Dei nazionalisti ucraini venuti da chissà dove hanno annunciato che per il 4 novembre hanno in programma una Marcia Ucraina e un qualche Congresso dei Cosacchi nel centro di Stavropol'. Dicono che porranno la questione della creazione della repubblica di Cosacchia, che entrerà nell'Unione Europea come membro paritario.Un delirio? Beh, certo! Ma a chi conviene riscaldare tutta questa isteria, attirando alla partecipazione anche i più puri "banderovcy" [4]? In questo tema confuso e maleodorante ha cercato di fare chiareza "Kavkazskaja politika".La gente insoddisfatta di PutinSabato 2 novembre a Stavropol' avrà luogo uno dei principali avvenimenti politici di questo autunno – il primo Congesso degli Slavi della regione. L'iniziativa si svolgerà in un luogo rispettabile – nella sala da concerti del Palazzo della Creatività Infantile, tra l'altro il permesso per lo svolgimento del congresso è già stato firmato personalmente dal vice-capo della pubblica sicurezza della città Aleksandr Firsov.La lista degli organizzatori è lunga, le personalità più note di questa sono il presidente della Sojuz slavjanskich obščin i organizacij [5] (SSOO) Vladimir Nesterov e il presidente della Camera Sociale Popolare di Kavminvody [6]e dell'organizzazione sociale interregionale "Centro Anticorruzione" Aleksej Kursiš.Nel novero degli organizzatori del congresso ci sono anche il capo del Centro per lo Sviluppo della Cultura Etnica Russa "Rarog''" [7] Evgenij Pavljuk, il presidente della sezione regionale del "Controllo Ecologico Sociale di Russia" Vladimir Emel'janov, il presidente della fondazione benefica "Angelo Custode" Pavel Lebedev, il presidente dell'Unione degli Operatori della Cultura e dell'Arte regionale Tat'jana Rudomëtkin, il capo della sezione regionale dell'organizzazione sociale degli invalidi delle Truppe Interne Sergej Skiba, il presidente del movimento per la difesa dei diritti umani "Veče [8] di Mineral'nye Vody" Michail Savostin…E questa è tutt'altro che una lista completa. Com'è evidente, il pubblico è assai variegato, ma nel complesso sono persone di umori all'opposizione del potere: diremo che il summenzionato Aleksej Kursiš adesso è a capo della sezione regionale del partito "Parnas" [9](dove sono Nemcov [10] e Kas'janov [11]) e Pavel Lebedev è l'ex leader della sezione regionale del partito di Kas'janov "Il Popolo per la Democrazia e la Giustizia".Michail Savostin del "Veče" è membro dell'Ėkspertnyj sovet rossijskoj oppozicii [12](ĖSO). Allo stesso tempo nel novero degli organizzatori, per esempio, c'è il presidente della sezione locale di Pjatigorsk [13]della Società Geografica Russa Vladimir Stasenko (ricordiamo che il consiglio direttivo della Società Geografica Russa è capeggiato dal presidente Putin).Egregio lettore, nota che nel novero degli organizzatori del Congresso degli Slavi ci sono ecologisti, sportivi, lottatori con la corruzio[...]



La Russia di Putin passa dal diritto europeo alla sharī`a?

Tue, 29 Oct 2013 19:43:00 +0000

"Novaja gazeta", 26-10-2013, 16.43.00La barbarie nella leggeCon "emendamenti" poco notevoli approvati venerdì dalla Duma su iniziativa del presidente inizia la trasformazione del diritto russo in sharī´aSappiamo cos'è la guerra e quali sono le sue conseguenze, abbiamo e abbiamo avuto la sfortuna di vederlo. Capiamo cos'è il terrorismo, il cui scopo è la vendetta e (o) l'intimidazione delle persone, tra cui e perfino in primo luogo quelle che non hanno a che fare con questa guerra. Ricordiamo il "caso del colonnello Budanov" [1]e siamo pronti a guardare in faccia il fatto che la violenza verso le persone vicine al nemico militare è una cosa deviata psicologicamente, ma quotidiana in guerra.La vendetta e (o) l'intimidazione degli "infedeli" viene elevata a eroismo religioso in quelle versioni dell'Islam che i terroristi professano sinceramente o con cui si coprono. Ma la Russia, che si ritiene, a livello di propaganda ufficiale, un paese cristiano, finora non si era decisa ad elevare a legge un simile principio. Ma venerdì sera la Duma su iniziativa del presidente ha approvato in seconda e terza lettura il disegno di legge n° 347667-6 "Sull'introduzione di mutamenti in alcuni atti legislativi della Federazione Russa".Secondo questi mutamenti, l'articolo 18 della Legge Federale del 6 marzo 2006 "Sulla lotta al terrorismo" è stato integrato dalla parte 1-1, secondo cui: "Il risarcimento del danno, incluso il danno morale, causato da un atto terroristico si compie (…) a spese della persona che ha compiuto l'atto terroristico, come pure a spese dei suoi parenti prossimi, dei parenti e delle persone vicine in presenza di sufficienti basi per supporreche denaro, valori e altre proprietà siano stati ottenuti da questi in conseguenza dell'attività terroristica (…)".Tuttavia il terrorismo non è affatto un'attività imprenditoriale e il terrorista kamikaze conta di finire in paradiso, non di avere una ricompensa terrena. Perciò qui le "basi sufficienti per supporre…" eccetera sono solo una riverenza ipocrita verso l'Europa cristiana, che in tal modo la "Rus' [2]ortodossa" saluta.L'istituto della responsabilità di terzi è noto nel diritto contrattuale – per esempio, il garante ha una responsabilità sussidiaria per il debitore inadempiente. I complici di un crimine hanno responsabilità patrimoniale solidale nei confronti delle vittime. Ma proprio i complici colpevoli e non alcune "persone vicine": a queste per il risarcimento del "danno morale" possono bussare solo i banditi. L'idea della responsabilità collettiva senza colpa e senza prove nei sistemi moderni di diritto è stata eliminata, anche se ogni volta rinasce nei pogrom del tipo di Birjulëvo [3].Istituti come la vendetta di sangue, che sottintende tra l'altro anche la possibilità di raggiungere la pace con l'aiuto di un riscatto, sono noti nei cosiddetti sistemi di diritto barbarici (qui questa non è una valutazione, ma solo una definizione), a cui, dal punto di vista europeo, si riferisce, per esempio, la sharī`a. La distruzione o il saccheggio di interi centri abitati, la vendetta su ordine o in forma di eccessi degli esecutori (il "caso Budanov") sono pure noti, ma come pratica barbarica delle guerre. L'elevazione a legge di questo principio significa, a sua volta, l'abbassamento del diritto a barbarie.Non voglio essere capito male: non sono Dio e non conosco i Suoi piani. Forse, da qualche punto di vista "geopolitico" bisogna anche fare così. Ma allora sarà un grande peccato fare gli ipocriti con una cos[...]



Parterre des rois

Tue, 29 Oct 2013 10:11:00 +0000

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All together



I "liberal-democratici" ceceni ascoltano Žirinovskij e cadono dal pero?

Mon, 28 Oct 2013 11:24:00 +0000

La sezione cecena dello LDPR [1]cessa di funzionare e si allontana da ŽirinovskijInguscezia.Ru, 27.10.2013, 15.12La sezione cecena dello LDPRcessa l'attività, venuta a sapere le opinioni del leader del partito Vladimir Žirinovskij sulla soluzione della "questione caucasica". I liberal-democratici ceceni hanno valutato le proposte di introdurre una multa per il terzo figlio e di circondare il Caucaso con il filo spinato annunciate in televisione come appelli all'odio per motivi nazionali, territoriali e confessionali, che portano allo sfacelo del paese. Non vogliono avere più a che fare con Žirinovskij e invitano tutti a non votare più per il "portatore dell'ideologia fascista"."E' un attentato ai principi democratici che stanno alla base dell'entità statale. In relazione a ciò annunciamo l'uscita dallo LDPR e la cessazione dell'attività di questo partito sul territorio della Repubblica Cecena", – si dice nella dichiarazione citata da Interfax. Lo stesso Žirinovskij non vede problemi nelle proprie dichiarazioni, si appoggia alla libertà di parola e spiega: "Mi hanno interrogato – ho risposto".Ma gli ex colleghi di partito ceceni lo accusano di fascismo. "Riteniamo per noi impossibile stare ancora in un partito guidato da un politico che si è compromesso come portatore dell'ideologia fascista", – ha dichiarato il coordinatore della sezione regionale cecena dello LDPR Adlan Šamsadov.Nel partito notano che il programma"Poedinok" [2]gli ha lasciato "un retrogusto molto amaro". "E non si tratta solo del fatto che il leader dei liberal-democratici nelle sue dichiarazioni si è abbassato al livello dell'ideologia del fascismo e del Ku Klux Klan. Le sue opinioni razziali personali non avrebbero sconvolto nessuno, se non per un "ma": idee estremiste nella forma e nella sostanza sono state "predicate" in onda da un politico di livello federale. E nel nostro paese multietnico e multiconfessionale!", – si sottolinea nella dichiarazione.Alla sezione regionale hanno riferitodi essere stati scioccati dalla circostanza in cui il vice-presidente della Duma "ha gridato dagli schermi a tutto il paese che il terrorismo nel Caucaso del Nord è legato direttamente all'alta natalità, che è necessario limitarla artificialmente e circondare la stessa regione con il filo spinato"."Riteniamo che nessuno persona assennata, nessun vero cittadino e patriota russo possa sostenere slogan che seminano l'odio etnico e limitano i diritti di milioni di cittadini russi che vivono nel Caucaso", – si sottolinea nella dichiarazione della sezione regionale del partito.Al di là della cessazione dell'attività, i liberal-democratici ceceni invitano "tutte le sezioni regionali dello LDPR a seguire il nostro esempio e tutti i cittadini russi a non votare mai per un partito che si scredita con tentativi di accendere conflitti interetnici e di gettare la nostra Patria nell'abisso dell'odio e della barbarie".In precedenza il leader del partito "Jabloko"[3]Sergej Mitrochin aveva minacciato di ricorrere alla giustizia per "nazismo" e il capo della Cecenia Ramzan Kadyrov aveva invitato i deputati della regione a reagire. La velocità della reazione, a dire il vero, finora non appare alta: alla Duma di Stato c'è la settimana delle regioni e le possibilità di documentare l'indignazione sono limitate. Alla commissione per l'etica questo è spiegato con il fatto che finora non hanno ricevuto appelli, sulla base dei quali si possano verificare le dichiarazion[...]



Anche Lou Reed... Ciao

Sun, 27 Oct 2013 19:36:00 +0000

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Possa tu essere nella Pace, Lou Reed.



Roma e l'Italia viste da un giornalista russo

Sat, 26 Oct 2013 22:34:00 +0000

L'Italia senza glamourUn reporter di "SP" ha studiato gli alloggi per la notte di RomaDopo aver lavorato con successo nei vigneti della Corsica, ho deciso di andare in Italia e vedere finalmente la "città eterna". Ero abituato a vivere in viaggio senza pretese e perciò non prevedevo spese particolari. Attenzione ai parassiti!A Roma sono giunto di sera, ho preso alloggio in un ostello conveniente. Gli ospiti erano fondamentalmente stranieri provenienti da tutto il mondo. Biancheria bianca come neve e stirata in una stanza da molti posti. Secco, caldo, "comodità" al piano, di cos'altro ha bisogno un viandante?Di notte mi sono svegliato con sensazioni spiacevoli: sul corpo qualcuno striscia e morde. Pulci! Da dov'erano venute? Nelle notti precedenti avevo vissuto in un campeggio in Corsica, ad Ajaccio, nella mia tenda, là non c'era stato alcun problema. Cosicché mi aveva acchiappato qui.Sono un viaggiatore molto esperto e già per la quarta volta all'estero acchiappo i parassiti della pelle. Stavolta previdentemente avevo portato una boccetta con un'emulsione di benzoato di benzile proprio contro di loro. Al mattino presto nella doccia l'ho fatta finita rapidamente e facilmente con le creature striscianti su di me e ho disinfettato la biancheria intima.Un rimedio contro la dissenteria e i parassiti intestinali, peraltro, lo porto sempre con me in Europa, so dove vado. Questa non è l'URSS, dove perfino nelle mense di campagna il personale doveva fare regolarmente l'esame dei vermi intestinali e dare il sangue per la RW [1], dove controllavano lo sporco sotto le unghie e appendevano ovunque cartelli: "Lavatevi le mani prima di mangiare!".La mia notizia sulle pulci non ha stupito particolarmente l'amministrazione dell'ostello. Questa ha trasferito tutti i turisti in altre stanze, liberando questa per la disinfestazione. Peraltro i materassi erano previdentemente coperti con una pellicola di plastica, avevo già visto una cosa del genere negli alloggi per la notte per i senzatetto. Pare che questo si faccia proprio in caso di parassiti per la pelle allo scopo di semplificare la disinfestazione dei letti.Ti riconosco, Italia! All'esterno tutto è bello, ma come scavi...A suo tempo fui in questo paese in transito, andava in Francia. A Bologna c'era una coincidenza e mi cadde l'otturazione di un dente. Decisi di aggiustarla là, senza rimandare.Un centro stomatologico a due piani, grande e chic. Molti studi. Pagai alla cassa. Il medico italiano, che capiva il mio francese, sembrava un bell'uomo nei prospetti pubblicitari e la sua bella assistente dalle gambe lunghe, sorridendo, per qualche motivo mi faceva vento con un asciugamano. Ovunque splendore, pulizia, sciccheria. Il medico si accinse al lavoro. Nella grande cavità dell'otturazione caduta mise del cemento con un dito, lo premette con un dito e mi annunciò: "E' tutto, è pronto!"Mi smarrii. In casi simili i medici inizialmente pulivano sempre la cavità a mano, poi con il boro, poi la sgrassavano con l'alcool, mettevano il cemento, riempivano accuratamente la cavità e la molavano. Uscii in stato di pieno choc: "forse è una qualche nuova tecnologia occidentale?".Presto in Francia questa otturazione truffaldina cadde. Trovai un dentista ad Avignone, gli raccontai tutta la storia e augurai: "mi è necessario un normale lavoro stomatologico". Era solo nel suo studio, s[...]