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maperchèno





Last Build Date: Wed, 03 Jan 2018 13:02:31 +0000

 



sì alla vita | 2017

Tue, 02 Jan 2018 18:53:00 +0000

...sì a sopravvivere ad un ictus, sì al mio primo libro non su Padova, sì al Diario di Maddalena, alle mie prime ore di libertà al Lido, sì a vedere Piero Angela dal vivo, a chi ti regala il libro che hai sempre voluto di McCurry, al pranzo della libertà ai murazzi, alla mia resurrezione pasquale, sì al messaggio della maestra Garrone prima della mia prima presentazione post ictus, al latte di seppia, sì all’emozione di tornare a Ker Lann dieci anni dopo per controllare che tutto fosse ancora come lo ricordavo, sì al mio primo libro cartonero, a George che torna a scrivermi, sì a tutti gli amici che erano a pochi passi da me in terapia intensiva, sì a svegliarti ed avere 30 anni, ai fisioterroristi, agli sposi del buco del cul vaffancul vaffancul, sì ai libri barattolesi, sì a Lorenzoni ma soprattutto sì a non vivere più in una città rappresentata dalla Lega, sì alle belle serate padovane con Martina, allo Zenphone, al proiettore, a “Il mio ictus”, alle amiche geniali, a provare a preconfigurare i tavoli, a smettere di fumare, sì alle persone che mi fanno sperare che dopo i 30 ci sia ancora vita, a Daniela che dall’Olanda viene alla stroke unit, sì al tour degli amici e della disoccupazione, ai rami secchi tagliati, alla mostra di Ai Weiwei a Palazzo Strozzi, a preparare le copertine del mio libro coi i ragazzi stagisti, sì al primo dell’anno sul divano con Ema e Martina, a Fumetto da Jolanda, alla palestra del botta e risposta, sì a tutte le volte che ho augurato a Lynch di venire fulminato durante la terza stagione di Twin Peaks, ad entrare di testa nel padiglione giapponese, a tagliare le nuvole con il naso, agli scoiattoli che zampettano per Padova, ai messaggi in venetasso con Elena, sì ad Arjuna Tuzzi ed al suo workshop su Elena Ferrante, sì sì sì a Planet Earth II che dimostra come la vita sia fantasmagorica, sì a mia madre in gita a Padova, sì al Beijing Antiterrorism series, sì alla prima carbonara dopo sei settimane di ospedale, a quando tua suocera ti presta dei pantaloni ghepardati, al cozy place di Serena, sì a mandare una lettera a Pascal, alla pareidolia, a Peace & Spice, ai pranzi nei giorni di sole con Odòs, a tradurre la Bibbia della biostatistica con Ema che si è così meritato una laurea ad honorem in statistica, alla rabbia correlata con i colori dei cani, a fare la mia prima domanda come ricercatrice, sì a Giacomo Cester che mi ha operata ma che è uomo di poche parole, sì alla pizza di Ema, ad andare a mangiare al giapponese quando non puoi muovere la mano ma vuoi comunque mangiare i ramen con le bacchette, sì a Takahiro Iwasaki, sì agli indirizzi fantasma, a Google Keep, alle birrette bevute al Ponte dei Tadi d’estate, a chi è in un paesaggio asettico dai filippi, alla pacoquita, a Marco e Sara sposati a Copenaghen, a Carmine che mi fa reimpare ad andare in bicicletta, a Marco Polo, sì ai sì di quando non sapevo scrivere, alla go pro, alla mozzarelle di bufala de La Contadina, a chi ha una gatta e non ha paura di usarla, al papà di Sciacco e alla parmigiana della sua mamma, a farsi sgridare per un’impennata in carrozzina, ad Adalberto, alle domande di Alvise, al San Valentino di gran lunga più indimenticabile della mia vita, sì alla Casa del Popolo di Colle di Val d’Elsa, al pranzo con Giandomenico e Riky per parlare dei nostri progetti, alla fisioterapista Paola e ai suoi tape, agli udon del Sanukiya, a chi ti dice di stare attenti a non sudare a luglio a Padova, a DubFx che ha bisogno di un cencio e che si tiene in mano la figlia mentra la sua tipa canta, alla laurea di Sciacallo ma soprattutto sì sì sì ai suoi genitori, a cercare di aiutare Toti con le ragazze, ai brindisi con Cinzia appena tornata e ancora scombussolata dalla Sicilia, ai figoni che porta a casa Elo, a chi si sbronza a riccio, ai gelati con Cinzia, alla festa di compleanno di Susan finita in guerriglia, al pranzo con Marco da Sant’Agnese, all’estate caldissima che io non soffro per niente, a stare a telefono con i miei molto tempo perché abbiamo tanto da racc[...]



sì alla vita - 2016

Tue, 02 Jan 2018 18:43:00 +0000

...sì a dormire in una yurta, sì al mio articolo pubblicato su PLOS ONE, a fare una sorpresa ai miei nonni guidando da sola fin da loro, sì al mio ufficio di Chioggia con vista sui canali ed uno squalo elefante in corridoio, sì a “Padova - una guida”, sì a vincere il bando Fuori Rotta 2016 tra 323 progetti proposti, a cercare uno spritz nella Padova polacca, ad uscire dal lavoro e andare alle terme preistoriche, sì a Chiang Mai ed ai suoi templi, sì alla raclette, sì a pranzare alla polisportiva di Modena, alla chiacchierata col monaco buddista, sì a camminare per Spaccanapoli, sì a quando Fava è in calore e dorme nel lettone, sì a Mirlan e alla sua ospitalità, sì agli arancini a colazione, al Kow Soy del Cooking Love, sì ai pastais de nata a colazione, al massaggio delle ex-detenute del Lila Thai Massage, sì a quando torni dalla Thailandia e sei così rilassata che manchi l’ingresso del tuo posto di lavoro, ad entrare al Toscanelli da svenuta, sì a chi si nasconde dalle telecamere delle banche spagnole perché sta tradendo il ragazzo che è in Italia, a Shanremo, sì al Sunday market di Chiang Mai e al suo inno delle 18, a Fava col piercing, al brunch al Porto Fluviale, sì alla crema de omo, al Talat Warorot, sì ad Axel che dorme nella Germania dell’Est, a chi ti augura un “safe flight with no terrorists on your way”, a fare colazione con lo gnocco fritto, sì ai ringraziamenti geniali di MariaLuisa, sì al matrimonio di Andrea e Valentina a Montespertoli, al mio morosino che esce in skate, al pranzo a La Fiasca di Monselice, ai moto-taxi in tre, sì alla mousse di cioccolato bianco e crumble di Dani, al concerto ignorantissimo di Fatboy Slim con Ilaria, sì a cenare in sala Rossini, ad andare a trovare Ilaria e Sturk, al bacareto di via San Pietro, all’hamburger della Gourmetteria quando lavora Mirco, sì ai Nessi di Bergonzoni, sì ad uscire dall’Escape Tower di Este, a Giusy e Dario che alloggiano di fronte a noi, sì a mangiare coccodrillo sul rooftop del CNX, a Gianluca che balla i Backstreet Boys, alla VPN che mi permette di lavorare dal divano di casa, all’articolo che parla di me sul Montichiari Week, a quando ti svegli ed è caduto Bitonci, ad Ema a casa di sabato sera, sì a Bepi Scoassa, a quando Andrea nel Prometeo recita nel dialetto della Manu, al thai lemon tea del bar del Lanna Folklife Museum, agli auguri di buon weekend il giovedì a Danila, sì ad andare a trovare Iole a Perugia, sì a chi ti chiede una dedica a Palazzo della Ragione e poi ti lascia una letterina con tanto di numero di telefono, sì al tutorial per fare patate riso e cozze ma sì soprattutto a cucinarle per davvero, a chi si sente molto austroungarica, a trovarmi faccia a faccia con Jan Zamoyski, a Lo and Behold, a Natalia e Kupa che ci hanno scarrozzati per Varsavia, a fare i tour di Padova con gli stranieri, alla partita degli europei con Vera, sì al giardino dell’ex scuola ebraica in ghetto con la signora Aufwiedersen, ai cimiteri kirghisi, sì ai falò in via di Mezzo, a Frank il varano, mica tanto sì a chi colora di rosa gli elefanti, sì al Portogallo e al suo bacalhau, agli ExtraLiscio e al punk da balera, a cercare di far restare a cena Davide per un valido motivo, a chi legge il mio libro al teatro Verdi, all’enorme Budda di Pai, sì a “Domani mi alzo presto”, ai birrini allo Juta, alle Padovanate su Bookabook, a fingersi sbronze per non dover bere altra vodka, allo spot dell’Excelsior, ai fan che ti invitano a cena e soprattutto ad andarci, a comprare lo zaino per andare a scuola, ad avere finalmente un medico vicino a casa, alla festa da Crak, a chi fa le cose a babbomorto, sì a Prime Burger a Milano, a Gianluca miglior coinquilino di sempre, sì a Pangea Cartonera, a Toti che si fa le tacche per sfogarsi, al Chiantishire, sì ad organizzare il capodanno cinese, sì a cambiare residenza per la prima volta, alle comunicazioni gestuali con i kirghisi, al pranzo di compleanno di Davide in un meraviglioso giardino, a Giorgio Canali e alle sue testate[...]



*sì alla vita - 2015*

Tue, 02 Jan 2018 17:55:00 +0000

...sì a Fava e alla sua omonima cinese, sì a finire il dottorato, sì alle giostre dei Pioppi, alle sigarette seduti sul tetto di notte, sì a pubblicare “Misteri e storie insolite di Padova”, ai tamales di Don Raul, sì al giro in barca sui canali di Bangkok, ad andare in Cina con l'Istituto Confucio, sì alle silent disco, sì alla lettera dal passato di Toti, al Sabai Sabai e alla sua fattanza da arci thailandese, a chi mi regala due incantevoli lampade indiane, sì a piantare papaveri in ufficio, sì a chi fa reverse in mezzo al traffico, ad avere una capa intelligente finalmente, sì a chi si commuove leggendo “101 cose da fare a Padova”, sì a fare i tortelli di zucca, alla vista dalla finestra della mia soffitta, sì a non mettere la sveglia, all'unica cosa a quattro zampe che i cantonesi non mangiano, a chi pensa che nel nostro bagno manchi solo il mare, sì a Rulas Quetzal e al suo spettacolo del fuoco, sì ad andare al concerto di Venditti con Sara, sì alla gita a Certaldo, sì ai parchi cinesi la mattina come manicomi, a chi ha visto un tasso in centro a Padova, a quando ti cade addosso il bouquet della sposa e ti fai scappare troppo forte un “porca puttana”, a Chineasy, a chi chiede se il Tibet fa male, ai viaggi astrali di Silvia, a “the journey along the coffee trails” a Venezia, ad antigravity, a Bart da me finalmente, ad investire Babbo Natale, alle altalene del 202, a quando alle mie presentazioni c’è così tanta gente che devo fare il bis, a lavare i piatti con Fava sulla spalla, a Paola a Padova, ai dieci anni di BusiPea e alle loro statuette con il playdoh, alla Pizzeria al Carmine e a portarsi a casa il cameriere, all'autografo di Satoe, alla signora francese che sperava che i 101 di Napoli li avessi scritti io, alla fine da rockstar di Pepè, al tabaccaio Nino D'Angelo, alle chiacchiere su un marciapiede con un merlo indiano, a chi si sposa al Chillout, a chi si iscrive alla magistrale per caso, ai prestiti di Stephan, a chi vieta il durian per legge, ai mercati thailandesi e alle bancarelle di cibo, al DT bar e all'ora e mezza assolutamente ben spesa per trovarlo, ai barboni che sono residenti in Forcellini, al mio nuovo lavoro da assegnista, a Shameless con Giulia, a La Cativissima, alla Giudecca, a The Shower, sì alla vigilia di Natale tra i grattacieli di Dubai, sì alla Chinatown di Bangkok, a Etho e alla torta di compleanno a sorpresa, a Black Mirror, a Big Bang Theory, a mia mamma che porta all'avvocato le foto dei nostri gatti neri, sì a chi si preoccupa che i vestiti bagnati contino come liquidi in aereo, a La Fortezza di Comacchio, ad andare a vedere Silvia all'Olimpico ma non riuscire ad entrare e finire a bere con un carabiniere, a Davide che vorrebbe un Iphone, a fare con le mie mani la sciarpa piu' grande e bucherellata di sempre, ai lanzhou lamian di Hui, ai pranzi all'indiano con Vera, a yoga, al panino da Sumiti, a sopravvivere alla mia prima conferenza stampa, alle serate cineforum sul divano con Toti, al Buscaglione, a quando Davide mi presenta senza ancora leggere il libro, sì a festeggiare il mio compleanno brindando con il vino della Emirates diretta a Bangkok, sì alla gente che mi piace, ai massaggi dell'hotel Villa Luisa, ad Ema a cena da Bart, sì al collettivo mitilante, alla crema di castagne francese, sì a chi in vacanza non fa l’amore con la moglie per leggere il mio libro, a finire il fusto da Canenero, alla mostra di Branca a Venezia, all’Alchimista, sì al Bacaro Risorto, ad andare su Tv7 Triveneta, a chi non capisce di essere stato lasciato, al Folparo, alle serate con Clara, sì alla signora che mi ha chiesto l’autografo su di un libro non mio, alla 5230 del New Siam II, agli amici che devono scegliere se farti l'anestesia locale o totale, a chi a fine presentazione mi chiede cos’è la biostatistica e cosa suono con quelle belle mani, alle amiche tettone cagacazzi, ad entrare in Palazzo San Bonifacio, ad incontrare Pinocchio alla Pam, a quando la mia estetista di Detroit mi sog[...]



sì alla vita, 2014

Tue, 02 Jan 2018 17:53:00 +0000

...sì a vivere in via Gorizia, alla mia prima macchina da cucire, a dormire la prima notte dell'anno con una tedesca sotto LSD, sì a cenare all'Anarkali Indian Restaurant, sì a firmare autografi in coda all'In's, all'indovinachi con tutte le nostre facce, sì ad Emanuele, ad andare ad Aberdeen, sì alla mia prima proposta di matrimonio, sì alla messa ad Harlem, sì ai leoni marini del Pier 39, a cenare da Jackie Tonight, alle cose alla Pecos Bill, al Golden Gate avvolto nella nebbia, a Nick di Austin, alla Flamingo Cantina e a ballare finché ce n'è, ai cicchini di nascosto fuori dall'Amsterdam Hostel, sì al tartufo bianco, sì alla cena italo-americana ad Astoria, sì a bere mimosa facendo kayak sul Colorado River, sì alle case di New Orleans, alla cumbia, al tandem learning di cinese con Sunny, ad incontrare Shantal ad un festival guatemalteco, a fare couchsurfing, a quando il suo nome è Gesù, al rufolo, sì ai red eye flight, sì a Benedetti e ai suoi formaggi, alle chiacchiere a casa di GiuliaBrie, sì agli Hypnotic Brass Ensemble, a Bart e mia sorella che lavorano insieme, al picnic al parco Iris, sì a suonare il campanello a Mozart di notte, alla vita notturna smodata per le strade di Ferrara, a realizzare sogni adolescenziali, alla presentazione del mio secondo libro da Feltrinelli, sì al parcheggio più bello del mondo nel Michigan Theatre, sì a farmi una pedalata per Amsterdam fra un volo e l'altro, sì a sognare di essere esattamente dove sei, sì a conoscere delle persone che conoscevano Kurt, mica tanto sì a tornare dal Messico e trovare -39°C a Detroit, a Donna Irene, ai cartelli in aeroporto, sì alla festa della confraternita Sigma Pi, a La Carota Gigante, sì alla Pourhouse di Aberdeen, alla Hollywood Blvd, mica tanto sì a chi è tonda e lucida, sì a scoprire che la strappona che stava col tuo ex ha le tette rifatte, a chi mi regala delle gerbere, ai miei capelli che crescono ogni volta che prendo un aereo, ai coloratissimi cimiteri messicani, a portare con me in America il peggiore inverno degli ultimi 130 anni, a fare le liceali alla Marzolo occupata, sì a chi “vorrei percorrerti”, agli omeopati senza frontiere, a chi “meet Miriam Di Russo”, al super tour notturno di San Francisco con Michelle, alle poesie di Mario Benedetti e Guido Catalano, a chi “it's great to be alive in Colma”, a chi come hobby fuma, al brodo madre, sì al Dally in the Alley, alla Muffuletta alla Central Grocery, sì ad Herzog, a trasformare dei pantaloni in una borsetta, al Jazz Festival di Padova, al French Quarter, sì ad attraversare campi di pannocchie guatemaltechi per imbucarsi al Cosmic Convergence Festival, sì al bagno del primo giorno dell'anno che ha scandalizzato tutti i bagnanti del lago Atitlan, a comprare un bagaglio a mano per riempirlo di souvenir e regali, a chi ha sempre voluto un bollitore, a Sere e Ale a Detroit, alle churrascarie, al City Lights Bookstore, a cenare da Vito con Ilaria, agli italiani che a Detroit non escono dopo le 4, alla casa di Maggie Mahone, al festival d'illustrazione per l'infanzia di Sarmede, agli alberi di Natale con scritto “carpe diem”, ad Uncommon Objects, a ballare al Continental Club, a prendere una multa in tuk tuk, mica tanto sì ai quezales e ai guatemaltechi, ad Ema in aeroporto, a ritrovare il butterscotch, al Ford Museum, alla laurea di Fusillo, alle chiacchierate fra italiani con le sole mani perché la bocca è piena, ad aprire vasetti Campbell's, sì a Yo Mama di San Pedro, a quando una cheesecake ti salva da uno stupro multiplo, alle conchiglie di Austin, a Baulo, alla Topochico, a giocare a 49 con Bene Francina, sì alla nostra mansarda, ad andare a fare colazione e incontrare il vice presidente degli Stati Uniti, alle guide turistiche che non vogliono che io prenda appunti, a vivere senza acqua calda un frigo una lavatrice e uno specchio, a chi cena tre volte per colpa dell'amante, al valet parking, a Ettore a Padova, a Fernando a San Antonio, al taleggian[...]



..sì alla vita 2013...

Wed, 08 Jan 2014 02:39:00 +0000

...sì alla mia prima volta alla lavagna davanti a degli studenti, sì alla festa a sorpresa pre-partenza, sì all'uscita di “101 perché sulla storia di Padova che non puoi non sapere”, sì a quando la prima cosa che pensi dopo una risposta non all'altezza è “copate” e ti senti perfettamente integrata in Veneto, sì sì e ancora sì a Nöble Fish, a Giulia che mi saluta davanti agli imbarchi e a Michele che mi aspetta agli arrivi, sì ai neri del sud-est Detroit che mi battezzano come “bad motherfucker”, a fare duemila km in macchina con il pappagallo Heidi, sì a quando Santa Lucia arriva anche a Detroit, sì a pianificare 101 modi per solcare la canaletta di Prato, sì a passeggiare nella foresta circondati da lucciole, sì a nuotare in un cenote, a fare colazione con Flavia e Lea in piazza delle Erbe, alle cene scarpetta, sì a chi “cin cin cinesi no!”, alla Devil's Night, a chi è un gold fish, a svegliarsi sui colli bolognesi, a chi ha una grinta incredibileeeeeee, sì all'appartamento 204 a 4762 Second Avenue, sì agli elefanti d'oro friulani e al mammut di Rebibbia, sì a chi “call Michelle”, a chi viene arrestato perché dà fuoco alla casa bruciando le lettere della ex, a vincere una partita di tennis al torneo di San Carlo 9 a 2, sì all'Agricanto, alla quarta edizione del mio libro, al liquore di Terrano, sì al mio primo working paper pubblicato, a lasciare sigarette sulla tomba di Pasolini, sì a “blu è un colore lesbico”, al concerto delle CocoRosie a Pontiac, sì a Mike & Max, sì ad essere legata ad una staccionata mentre dormi, ai Ginger Ale, a San Giovanni in Monte, sì a scartare i regali di compleanno su Skype, ai french toast, sì a Villa Manin, al mio libro prima di quello del Papa, mica tanto sì alla michelada, ad andare a dormire vestita, agli scriccioli dagli occhi blu, a tornare a piedi da Sherwood con una bici sull'altra quando la mattina dopo hai la sveglia all'alba, ad Alessio a Valencia, sì a chi “oddio come si dice gru in inglese?!”, allo shuffleboard, sì agli abbordaggi al supermercato, a Vernazza, sì all'esercito della salvezza, alle macchine con le corna da renna, alla mia prima stilografica, sì ad avere un tavolino e un paio di sgabelli in casa, sì alle lezioni di Sorin all'Old Main, a quando è nice and cold, alla neve a novembre, sì a Little Italy di Windsor, a cercare di stringere la mano ad un musulmano sposato, sì a Michele, a festeggiare il Diwali a casa di indiani, sì a chi scrive al Papa chiedendogli i soldi per il biglietto aereo per l'India, ai fumetti di Guy Delisle, alla festa delle carriole di Varignana, sì al fuso orario che ti fa skypare con amici per lo più ubriachi, a chi “tutti cazzi quelli che”, a quando Sere va al Bianchini, mica tanto sì a quando fa così freddo che ti fanno male i denti e ti si congelano gli occhi, ai weekend che sembrano lunghi una settimana, ad andare sull'altalena durante le feste, agli opossum che non ti fanno entrare in casa, ai pomeriggi al Bottom Line, ad attraversare il lago in traghetto, all'ostello di Genova, sì a trovare dei gianduiotti sulla tua scrivania americana, a scappare dai seminari sulla placenta, a chi è matto come un cappellaio, ai locali Speakeasy, ai giorni in cui capisco che da grande voglio fare la benzinaia, al jukebox del Bronx, sì agli italiani d'America che si commuovono mangiando pecorino, a cucinare la parmigiana e il tiramisù a Detroit, sì a chi studia “vibrazioni 2”, sì a chi chiede “the addiction”, a chi annulla una riunione per andare a giocare a squash, a far scattare l'allarme antincendio cucinando un vegburger, ad accompagnare Leo quando fa il fonico in giro e ritrovarsi su una barca in mezzo al Lago di Garda, al DIA, a scrivere gli update agli amichetti, ai baci col doppio pedale, mica tanto sì alle cose che non si possono tradurre, a chi ti tiene la mano al primo appuntamento, alle cravatte colombiane, ai momenti di nostalgia, sì ad a[...]



* Sì alla vita 2012 *

Tue, 12 Feb 2013 15:47:00 +0000

..sì al mio libro nelle vetrine, sì all'India finalmente, sì a starsene sui tetti dell’Altino, sì al concerto di Manu Chao, a Pennabilli, a Gam Gam, sì a bersi il Tantum Rosa, sì alle riprese del Filmquiz, al neurone sentinella che ti sveglia quando stai per perdere l’aereo, sì a chi va fino a Dublino per sentir parlare della rivoluzione cubana, agli Zen Circus, sì al monsoon wedding di Gaia e Ale, a conoscere gente fighissima più grande di te che ti toglie la paura di diventare un vecchio rincoglionito e noioso come ne hai visti tanti, sì a ballare per le strade di Nawalgarh fra la banda e lo sposo a cavallo, a Balagi, alla Uattara Haveli addobbata, al ritorno di Giulia dall'Australia, alla mensa, sì ai seminari, sì a Monty Hall, alla festa di apertura del dottorato, sì ai macarones di Pierre Hermé, ad entrare nell'orologio di Piazza dei Signori, a quando Orsucci ti offre la cena, alle Ferie Dionisii, a Turbato Thomas, alle mou, alle feste a sorpresa, alla presentazione alla libreria Pangea, a quando le amiche ti vestono, alle crepes di Fyra Knop, sì a fare un tea meeting, a chi vuole pagare i rilevatori, alla mia coinquistanza Serena e ai suoi comizi notturni, a chi riceve lettere di minaccia in Comic Sans, sì alla cena a tema proverbio, sì a presentare il libro con un cabarettista, alla caccia al tesoro di Kennyrandom, ad insalamare la Bloody Mary, a svaligiare il sottosalone, ai tè svedesi, sì a scrivere il numero di telefono sulla tovaglietta per il cameriere, sì alla Casa Nave, a Gloria mamma, a decidere se andare in Cina in un giorno, a vincere i biglietti per il Verdi, allo zabaione caldo, a staccare le tende in bilico sulle sue spalle, alla Pasqua da eremita, ai palloncini a forma di fiore, ai grizzly man, a quando mia sorella fa gli scatoloni perché scappa da casa, sì a vedere gli europei sui navigli padovani, a Cara Ti Amo, a ballare il chachacha con Diaz, sì al mio nome su Google libri, a cenare a casa di Ronconi, alle rospe, sì all'estate di San Martino, al mio smartphone, sì ad andare in vespa nel centro di Padova, alla mia lampada con una moka e un ammortizzatore, ai tanti motivi per cui la mia vita vale la pena di essere vissuta, a Pimky, a Roby Gordon, a Marco, alla filettatrice che mi ha ridato speranza nell'umanità, a finire gli esami, ai Lushini, sì al concerto di Venditti all'Arena di Verona, agli shottini caldi in tazza grande, sì al Rajasthan, ai grattini, a leggere le lettere di referenze, alla famiglia Graldi al pronto soccorso, ai secchielli di mojito, a guardare Santa Maradona a lume di candela, a fare lezione a Venezia, alle altalene indiane, al Disarocco, alle targhe palindrome, ai backstage, alla Pizzeria al Duomo, alla Tempesta, a smezzarsi i guanti, alla stanza con i bevitori di whiskey durante il matrimonio hindu, sì a chi si presenta a cena con un libro e delle albicocche secche, all'Amor Vacui Party, al Terminal, alle partite di tennis nel tardo pomeriggio, a criticare Padova davanti a Zanonato, alle interviste, alle intere giornate a Bologna senza nemmeno vedere le torri, a chi “e morì con una racchetta in mano”, alle statue che escono dagli alberi dell'orto botanico, a vincere l'abbonamento ad Arti Inferiori, al vernissage di Fungo, agli Orkestrada, sì al gattino di legno regalato, sì a Cedric da me, al racket delle pesche di beneficenza, ai Bianchi Sporchi, al battesimo del piccolo Leonardo, a salire sul palco con lo Stato Sociale, a chi ti porta sulla canna della bicicletta, sì a vendere più di Ken Follett, sì a This is the only level, al bye bye party per Marco, sì a quando il tuo libro è adottato come libro di testo, a quando la notte Mirco torna cantando, a riconsegnare le chiavi dell'aula Uggè, sì agli slanci di chi ha chiaramente fatto danza, sì ai miei primi shorts, al Macello, sì al caffè con Zanonato, ai pizza meeting del dipartimento, a Skype Santo Subito, alla presentazione del l[...]



..sì alla vita 2011..

Sun, 01 Jan 2012 16:38:00 +0000

…sì alla telefonata di Nanni Moretti, ad essere (dottoressa)2, agli orobilogi, alla giusta distanza, a chi mi sa far passare il singhiozzo, sì alla mia famiglia padovana, al Pigneto, sì al mio papiro, al Pollaio, sì a Ljubljana, sì al mercatino di Jeu de Balle, sì allo Slava’s Snow Show, sì a vincere due borse di dottorato, sì a chi fa coming out, al Metelkova, sì alle lanterne magiche, alla 212 del Bit Center Hotel, sì all’orto botanico patavino, ad occupare l’Alibi Hostel abusivamente, al medica, sì a mangiare vietnamita a Belleville, all’Ultima, sì alla Focacceria da Francesco, a prendere voli per festeggiare eventi che ancora non sai, sì a chi un giorno vorrebbe conoscere i suoi veri genitori, alla Fra che ogni anno perde almeno un giorno per leggere e cercare di capire questi sì, alla riunione di statistiche da me, all’Innominato col tè, al Rock in Idrho, alle cose senza impegno, a Sara a Londra, sì al Rangoli, alle gite di fotografia, alla feste in cui ognuno porta una lampada, sì al mio articolo su Mappamondo, a fare i tortelli a mano, a Trieste, sì alla laurea di Silvione, sì ad incontrare amici in aeroporto, a Saltatempo, mica tanto sì agli ultrà del Cesena, sì all’1° Petersfield Road, ai buoni da 47 euro al Nazionale, al ristorante greco, ai free tour di Amsterdam, Belgrado e Parigi, alla Drogheria Preti, a chi prende ripetizioni di statistica, sì a tornare a Londra e sentirsi a Roma, sì a Miramare, a chi ti bacia i piedi per strada, ai diversamente spagnoli, al raduno afro a Prejon fra gli autoctoni, a fare il Censimento, sì alla stanza Enne dell'Ostello Tergeste, sì a Ca’tron, sì a Felice Merda, sì alla camminata slow-motion post-cevapcici, sì a chi prende a piastrellate la macchina di Giulia, a Fiume, al Duke of Sussex, a 68 Rue Louis Blanc, a chi porta via i sassi dalla Toscana, a chi mi ha permesso di compiere gli anni d'estate viaggiando ai confini del mondo, alle Marlboro da figa vacua, sì alla mia sciarpa, a pagare parcheggi inutilmente, a cenare Dai Tosi, a chi ti porta la brutta copia del questionario, sì a Spalato di notte, sì al genio di Max Boublil, sì a volontarieggiare per il FL, alla convivenza con Giulia, a Platone e Aristotele, sì a giocare a nascondino nel Palazzo di Diocleziano, a chi si ferma a Bologna 20 euro, al Pedrocchino, a Elena di Euripide e soprattutto ai dioscuri, sì ai piatti misti del Lunanuova, sì a Terni, all'unico neo dei Balcani, alla coperta patchwork, sì a suonare cucchiaini, al Festival di Internazionale, sì a mangiare angurie a morsi, a Cristina incinta, sì a sfondarsi di pesce a Podroga, alle colazioni in riva al mare, a rimettersi a studiare matematica, alle birrette dopo il Monday, sì all'Ammazzatore ed alle sue vittime, a chi a Medugorie parla italiano e veneto, a Mc Cevapcici, sì ad andare a comprare le gallette all’Altromercato e svaligiarlo, a salire sul minareto, al cinema all’aperto, ai tuffi dal ponte di Mostar, al Male, all’aperitivo al Caos, sì ai Gipsy King in macchina, a chi preferisce essere ingenua, a tornare a Sarajevo, alle giornate in redazione, alla canzone del leprottino, sì sì sì ai vecchietti sordi che comunque ascoltano in silenzio la tua poesia fino alla fine, sì a conoscere meglio i compagni di viaggio, a Udine, a distrarre Andrea per portarlo al Kino Bosna, a chi ha il fame, sì al Ribica, sì ad Amor Vacui, sì ai Buskers, al nostro re di cuori e al pesce dei desideri, agli scioperi che ti bloccano a casa di sconosciuti, a Chiara F. a Castel, al suono dei bimbi persi in guerra, sì a chi deve limonare tutto da una parte, a chi si deve dare una calmata che è piena di energia, al Bosco delle Fate, sì a chi cancella ricordi per fare spazio al cibo, ai fuochi d’artificio in Prato, alle Kafane, sì al montaggio video, alle ochette che si lavano rispettando le norme dell’igiene, ai ranganelli, a Mariasole, a chi kee[...]



L'infanzia, per me

Tue, 15 Nov 2011 09:03:00 +0000

L'infanzia per me è i ciucci colorati della fiera appesi in alto nella stalla, i pomeriggi a cercare la tartaruga in letargo, è il disegno di mia mamma che mi rincorre per casa, il pane caduto in mezzo alla strada, Rudy, le recite di Edi, è il sole fra le ciglia, i pisolini pomeridiani odiosi, è il trasloco sul trattore del nonno, è un'oca che mi rincorre, l'uovo alla coque dello zio, la festa del maiale, è giocare con Omar e Fabio, è il nonno, che mette il vino nel brodo a colazione, è fare le casette con le sedie, è la paura di Santa Lucia, le partite a spazzino, è l'uomo nero, la cantina della nonna, suonare la trombetta, le lumache, le letterine a Minnie, aiutare il nonno con le oche, è pensare che ogni giorno era il mio compleanno, piangere quando mi si teneva sulle spalle, giocare a nascondino, l'altalena di Cinzia, i cavalli di Erica, il pianto di Edi il primo giorno di scuola, l'anello di Alan, Cicciobello che non volevo, è cantare sbagliate le canzoni di Vasco, cadere in bici nella siepe di rose, le lucertole nascoste nel bancoscuola, la collezione di uova, è giocare a pallavolo come Mila, è cercare di teletrasportarmi, la letterina ai caschi blu, è un bigliettino giallo ritirato dalle maestre, è Bud Spencer e Terence Hill, andare sulla fiera, è il tema su come uccidere la maestra, la doccia a cielo aperto, le guance rosse della mamma, la nostra vecchia Passat, è una cicatrice sulla mano destra, è la scaletta sul fienile, è il russare del nonno Ottavio e i botti di fine anno con lui, i fiori nel mortaio, le pozioni, è costruire candele con la cera del Galbanino, è giocare con la pasta della mamma, buttare la pasta nel sugo, nascondermi sotto al tavolo con le padelle per paura dei ladri, il quadro con la moka, il principe di Bel Air, i pattini, la felpa Campero rosa, i pantacollant con l'elastico sotto ai piedi, è cercare di nascondermi il micio nel letto, un tic olfattivo, la paura del trampolino, il coccodrillo degli ovetti kinder rubato a Edi, l'odore della palestra, le piramidi che non ho studiato, andare a scuola in bici, il bagnino, la manina gommosa delle patatine nell'occhio, la torta con i funghetti, l'odore di pollo strinato, il vigile che mi faceva attraversare, le macchinette fotografiche finte, è i personaggi nel marmo della doccia...tutto questo è la mia infanzia.



..sì alla vita 2010..

Tue, 04 Jan 2011 23:26:00 +0000

..sì a Sarajevo on the road, sì a vivere a Padova, alla sindrome di Baio, sì alla Baščaršija, sì a Genova ed ai suoi caruggi, alla cannella, sì all’Akropolis, alla Champagneria, sì ai cammelli che passano nelle crune degli aghi, al Free Tour, mica tanto sì ai ladri di prosciutto, ai “Goodbye ladies”, alla festa techno nella Chiesa di Sant’Agostino, sì all’Associazione Giuseppe Acerbi, a conoscere uno dei pompieri che lavora nella mia via, al galeone del film Pirati, sì all’Asinocotto, sì a Piazza delle Erbe, alla nostra piccola Canon, sì alle foto in scatola, sì a comparire nei ringraziamenti della Lonely Planet forse, sì al Balcanic, alle persone ritrovate dopo tanto tempo, a Vidalengo, alla 405 dell’Hotel Acquaverde, sì ad Izo ed a Nori, sì al Cammino di Santiago, allo scaldasonno, ai Walrus, alle cacche in testa, sì alle sere al Fusinato, agli ušpiči a colazione, sì ai Magazzini Generali, a Via di Prè, alla cena con gli ex compagni di università, sì a chi fa zampette zampette, ai Fratelli La Bufala, a chi “Helloooooooo”, agli Osadia, al Sarajevisko pivo, agli elefanti in piedi sulla proboscide, sì a Via del Campo, al coinquilino brizzolato, quello anziano, quello grasso e quello gay, sì al karaoke del Manhattan, sì A Woodstock 5 stelle, al film quiz, a chi ha la camera oscura sul camper, sì a Vieni Via Con Me, a chi è pagata dai cinesi per portare cataloghi italiani, alle borse di studio, sì alla mostra di Steve McCurry, a quella cretina di 44 anni che tutti i weekend va a Gardaland, sì a consegnare la domanda di laurea, al film-quiz, al Caffè Italia, sì a quando anche gli ingegneri occupano, sì al bucochevuoi.it, sì alla Festa di Sant Roc, ai cimiteri ottomani affianco ai marciapiedi, sì a Zelo Surrigone, sì a via Morgagni 6, alla statua di Wagner, sì ai tramezzini del Nazionale, al caffè da Sant’Eustachio, alla stanza 9 dell’Hostel Galeria Maldà, sì ai senzatetto moldavi che ti dormono in garage, ad indovinare di che nazionalità non sono le persone, sì alle mie formiche da compagnia, a Vale vestita da Wonder Woman, alla cena da Rossella, a festeggiare i nostri 4 anni da Gesù, alla X conferenza nazionale di statistica, sì alla neve a Roma, sì ai conigli agonizzanti del Busonera, a chi “I like to touch you..I’m gonna kiss you”, a Chiara con l’apparecchio, alle ocarine ed ai kazoo, sì a progettare di andare a Parigi in camper, sì alla casa delle palme, sì a chi “balli con me? 28..”, ai barboni che urlano di far piano che c’è chi vuol dormire, sì alle tipe incelofanate, sì a chi “…e se fossi ancora qui?”, alle erboristerie, alle fotografie pinhole ed a Noris, all’ultima cena del cammino a Casa Manolo, sì al culattone, al Brachetti Show, a “Vedere la Scienza”, al tirabouchon, ad entrare allo Sheraton, ai massaggi di Giulio, sì a MondoSano, sì al concerto delle Hole, a dormire in macchina, sì alla sveglia di Mirco che suona ininterrottamente, al Charlie Brown di Modena, al concerto di Kusturica & The No Smoking Orchestra, a Bob Corn, alle cene da Riccardo, a cercare di vendere tazzine di Dior e posate in corno di bisonte, a Maciachini, Sushi Sashimi, Mario Bros, Gibbs, Papà Castoro, Juice ed a tutti gli altri personaggi della Facoltà di Statistica in Bicocca, alla sagra del panzerotto a casa, a “La Lepre” di Genova, a traslocare, sì al cartonaggio, alla 304 dell’Hotel Duca d’Alba, alla nostra foto sulla cruz de hierro, sì ad Affa, ai fine settimana da eremita prima degli esami, a Prato della Valle di notte, all’I.O.V., sì a Park Guell, alla mia meta-analisi, sì ai tempi bosniaci, sì a chi attraversa Praga per vedere un vecchietto con una capra che suonano musica folkloristica e ritrovarsi invece ad un concerto hard rock, alla sangr[...]



..sì alla vita.. (2009)

Sun, 03 Jan 2010 14:42:00 +0000

…sì al nostro Interair, ad avere tra le mani il mio libro, ad Edimburgo ed al Fringe, alla musica irlandese, sì a Muji, sì alla pelliccio terapia, sì all’Antquarium, ad andare a chetempochefa, sì al GUC, a girare Milano in bici, sì ai Radiohead, agli ostelli, sì al camino acceso, sì a El Tigre, a salire sul Duomo, alla Guernica, al bicerin, sì al MAO, alla vitalità delle persone al Lido di Menaggio, sì a Piazza dei Miracoli di notte, ai quarantasei dread di Davide, a Cedric che viene a lezione con me, agli uomini in kilt, all’orsetto che mangia il corbezzolo, sì alle RedBull, alla sera di compleanno più sfigata della storia, a Silvia che torna in Italia a sorpresa, a Sant’Ambrogio, alla prima lode milanese, alle luci d’artista, alla 001 del Best Hostel Old Town Skeppsbron, sì ad avere i bracciletti per la festa privata degli Afterhours dopo il concerto, al set per la fonduta, ai Lavapiés, sì a Giò&Giò, ad incontrare Angie e Sveva a Torino, sì a pitturare le uova sode, all’Hostal Aliste, sì alla casa del Naza, sì a raccogliere l’uva per fare il vino, sì ad Alcolo, ai picnic, sì all’East Side Gallery, a Fahrenheint 451, sì al vino rosso che mi aggredisce, alla 4/6/E dell’Euro Hostel, sì a Radio Italia che regala i biglietti, agli haggis, agli amici del cazzo, al Barrumba che ora fa latini, sì allo Stuffer, alle cenette romantiche, a 10CorsoComo, alla Latina, al 25 Aprile a Parma, ad imbucarsi alle feste Erasmus, sì al labirinto costruito per Ambrogio, sì a Via Brioschi, al terzo tatuaggio di Edi, alle aringhe fritte da Nystekt Stromming, sì a Dublino, alla festa di Halloween in Piazza Vetra, ai sentieri di rose, alla Pizza di Willy, a stare seduta affianco alla Filippa, sì alla risurrezione di Ambrogio, a scoprire che al piano di sopra vive un’amica di un amico, ad avere ospiti, alle cedrate, agli amici che si divertono alle tue spalle, alle email superformali del papo, sì a “Venuto al mondo”, sì al service di sociologia, agli Ordallegri, alle cene dall’Ali, sì ai murazzi, alla prima multa di Edi, ad Onkel Philipps ed alle sue scatolette della DDR, alle vertebrine, sì al Fuori Salone, sì alla Mazzantini, al mio telefono smontabile, ad incrociare Muccino, a costruire cornici, alla reciclart, sì a Giacomino di San Vitale 36, a “Tutti i santi Giorni”, ad incontrare qualcuno a Milano, alle manifestazioni madrilene, a Piazza Vittorio Veneto ed ai suoi fuochi d’artificio, alla giardiniera della nonna, sì al Mary King Close, a mio papà in moto, a trovare gente conosciuta in bar sperduti della Spagna, al check’n go, alla mia prima volta in autostrada, alle polpette di renna, alle sere in colonne, alle banane fritte, ai coinquilini che ti scrivono tramite avvocato, sì a mangiare da Oscar, ai Grand Fuck, alle lettere di sollecito a Santa Lucia, alle estetiste, ai nomi improbabili dei morosi di mia sorella, sì ai bonghi e le bocce di vino di sera sul Mincio, sì a stare dietro ad un bancone, sì alla 109 dell’Astor Hotel di Pisa ed al geologo che c’è nella hall, a scappare a Firenze in giornata, a Maddalena che ha il coraggio di farsi aiutare da me in statistica, all’ex Cinema Ariston occupato, a ritrovare la lettera di un vecchio parente dalla guerra, sì all’Area Verde, ai cambi di ostello favorevoli, all’ArciTom, alla Cereria, sì al BioLesto, sì a divertirsi tantissimo ballando una musica orrenda in un capannone circondata da 40enni in giacca, al farro, sì a vincere i biglietti per il concerto degli Afterhours, al pazzo che urla sotto casa, alla cena da Omi ed a svenire sul suo letto comodissimo, a Lino’s Coffee, a mandare reclami a Trenitalia, sì ad applaudire per un’ora Apicella, ai nuovi coinquilini, agli orari universitari condensati, alla Tate Modern, al Bar Cuore, a fare collanine ed orec[...]




Tue, 17 Mar 2009 16:25:00 +0000

(image) Ho davvero bisogno di urlare.
Vorrei trovarmi su di un'isola deserta, e godere di pura solitudine fino a quando non sarò guarita, fino a quando non avrò capito...se qualcosa da capire davvero c'è.
Vorrei avere un'altra vita, così potrei sbarazzarmi di questa e ripartire da capo. Vivere la bella copia, senza sbagli, senza sorprese, senza cadute libere. Vorrei un nuovo foglio bianco, sì. E lo vorrei proprio ora.
Oppure mi vorrei aprire ed aggiustare, togliere le parti marcie..quelle che ogni tanto mi muoiono dentro. Aprirmi e spazzare via le foglie morte, insomma. Voglio togliermi questo enorme peso dentro, voglio che non riaffiori più...voglio smetterla di dover far finta che vada tutto bene ed urlare, cazzo. Urlare...




Tue, 10 Mar 2009 10:04:00 +0000

(image)


A volte penso a quante persone esistono su questa terra..ed a quante poche siano quelle che fin'ora hanno incontrato il mio cammino..linee parallele alla mia, non destinate ad essere rilevate.
Una sola mi ha accompagnata per tutta la vita, fedelmente.
Una me l'ha invece cambiata, la vita.
Altre sono state determinanti in alcune scelte, ed è grazie a loro se molte cose importanti della mia vita sono tali. Alcune sono state fondamentali per alcuni periodi, e poi, per svariati motivi, se ne sono andate. Alcune di queste sono sembrate importantissime per alcuni momenti, ma si sono poi rilevate semplici apparizioni..che forse poi molto non avrebbero davvero cambiato. Ci sono persone che amo, follemente amo, anche se sono purtroppo lontane..ma proprio per questo essenziali. Penso a loro molto spesso, e perciò sono per me molto più presenti ed importanti di altre, costanti ma insignificanti. Ci sono alcune persone che forse invece non sanno che non le dimenticherò mai, anche se per loro forse nemmeno esisto.
Ma ce n'è una..una che per il semplice fatto che esiste riesce a ditruggermi. Il suo solo nome mi rende cupa, ansiosa. E quando penso che questa è solo una persona..mi sembra assurdo. Una persona come me, come tante e niente rispetto a tutte quelle che amo..ma è allucinante come il suo solo esistere, su questa terra, incurvi la mia esistenza...riempia i miei pensieri.




Fri, 30 Jan 2009 15:15:00 +0000

(image)
E pensare che questa è solo una delle mille combinazioni di vita che potevano capitarmi... Tremenda voglia di scappare, ed allo stesso tempo riesco a sentirmi pesante, pesantissima... Come se fosse passato chissà quanto tempo dalla vecchia me..soffoco! Vedo nero...
Che affanno il mio cercare la felicità. Che tutto questo sia stato progettato per farmi crescere? Sindrome da Peter Pan? Non voglio convincermi che crescere voglia dire avvelenarsi. Perchè è poi così dura abituarsi al cambiamento? Mi sento come se grattassi contro una superficie ruvida... Questo posto, nel mondo..questo posto non è compatibile con me. E poi, perchè crescere se è possibile non farlo? Ci sono scorciatoie, io le conosco. E allora, perchè non prenderle? Sembra così facile... Il vero problema, sempre, è sapere che esistono alternative. Perciò, non riesco a credere a tutti quelli che mi ripetono che questa è la realtà. Mi sento un albero e posso percepire, nettamente, le foglie secche staccarsi, una ad una dalla mia vita. Che succede? Sono morta io...o stanno morendo loro? Vedo le persone, ordinatamente, chiudersi la porta alle loro spalle e rincorrere la propria vita. Tutti al passo. Tutti così pieni di vita. Io? Una parte di scenografia, ormai. Com'è successo? Come sono arrivata fin qua? Stento a credere che questa sia stata davvero io... Tutto quello che so è che ciò che sono tenta in ogni modo di resistere, opporsi, a tutto questo...




Tue, 06 Jan 2009 12:46:00 +0000

…sì alla piazza ed a tutto ciò che significa, sì al mio albero genealogico, ai vecchi tram milanesi, sì alla Par Tòt ed al suo entusiasmo, a chi c’era..ed al suo bicchierino, sì a MANOR, sì al concerto degli Smashing Pumpkins, sì a capitare sotto casa a Tucci, sì a laurearsi, sì alla nuova casetta di Davide, al matrimonio di Pablo e Cristina, oui à l’Artemis, sì a Selinunte, sì ad andare in colonne, alla Notte Rosa di Rimini, sì alle collane hawaiane, sì al Kandoo, sì a Spppartaco, sì ai primi giorni di primavera, ai ristorantini coi tavoli per strada, sì al mio tostapane, all’omino del vento, alle passeggiate in riva al lago, sì al conto alla rovescia per gli esami, sì al gelato fritto, sì a Campo dei Fiori, à le jet d’eau, a tutti i dolci siciliani, sì a chi mi porta sul manubrio da una parte all’altra di Bologna, ai mercatini di Natale sotto il Duomo, a Brock e Millelire, sì alle cene in tanti, sì al Parc de Bastions ed ai suoi scacchi enormi, sì ai vegetariani, a convincerli in una notte ad andare a Roma, a prendere la pillola, sì a Le Stanze, ad Emo ed a Core, sì al settimo piano di via Carabelli, sì al pedalò, a modellare palloncini, a fare l’inglese, sì a trovare qualcuno con cui parlare francese, a suonare i campanelli nella notte, a Goran Bregovic, à l’Horloge Fleurie, sì alla mia pianta carnivora, a SoNia e alle schede di mortalità, a chi cerca il Tpo per ore, oui à la Fete de Genève, sì al puzzle di Bologna, alle canzoni per il Gianni, sì agli attici a Milano, al 110 e lode più inatteso della storia, ai francesi che sono venuti per la mia festa, sì al Ponte Milvio, al mercato delle erbe, ad Arno e Ram, sì a portare in giro il nano, a conoscere uno degli Him, al guaranà, al Lazzaretto, a chi cerca pacatamente di darmi il suo numero, sì al weekend a Roma con Edy, a tutti i bambini che si sono persi all’Ikea, al mio spazzolino affianco al suo, a Sara, sì al Mom, alla Ryanair, sì a salire sulla Torre degli Asinelli finalmente, alle rose dagli sconosciuti, a farmi lanciare in aria, ai negozi di animali, sì ai pezzi mancanti, a Trottolino, a quando non metti la sveglia, alle verdure, ai posti di blocco, ad entrare con lo sconto erasmus, a Freccia e Nanà, al Brix Onlus perennemente senza ghiaccio, sì al cappuccino, sì alle “fine primo tempo”, ai caffè di Cernusco, alle feste a scienze politiche, a vedere Baricco, alla storia dei bianchi e dei colorati, sì al 14 Julliet, sì a Baris, sì alle chiamate dalla Cina, alla cucina greca, a tutti i cinesi amici di Silvia, sì al Latte+, alla presentazione della Bicocca, sì alle estemporanee di Jole quando capita sotto casa e vuole farmi uscire, sì alle casette di via Lepanto, al mio primo correttore, ad organizzare il compleanno a Davide, a Via Cairoli 6 e 8, a dormire in aeroporto, sì al gioco della marmitta, al MAMCO, ad abbracciare Manuel, a fare la spesa ma no a passare le cose alla cassa, al Kef ed il Rizzo da me, sì a Venditti, sì all’appartamento in Via Clusoni 2, a Favignana ed al Villaggino, ai “regali” dell’Ikea, alla Millemiglia, ad addormentarmi mentre Paola mi parla, sì a chi sale su una macchina a caso ed esce dall’altra parte, alle ambulanze più lente della storia, sì al Trombì, al concerto di Vinicio gratis, sì all’artigiano in fiera, a chi cade nella vasca dei pesci, ad Adi e Davide che corrono in mutande in Piazza Maggiore, sì al Rolling Stone, sì a nascondersi dietro le sdraio durante una festa, al Nabab, alla pizza a 4 euro della Sirenetta, ai bignè con la crema pasticcera, sì a riempirgli la faccia di baci, a camminare scalza, sì a scappare a Rimini, a chiedere informazioni alle statue, oui au Batiment du Sc[...]




Sun, 21 Dec 2008 15:04:00 +0000

(image)
Già mi manca il tuo sguardo puntato addosso,

un pò sbieco..ma protettivo,

i tuoi mille umori, le mille persone che rappresenti...

Mi mancano i tanti segni della tua presenza,

il cercarti, fra mille.

Mi mancano le luci fieve, i tuoi lineamenti.

Adoro il nostro ricordo, il pensare a come tutto è cominciato,

adoro tornare e trovare sempre aria buona da respirare,

persone da salutare, strade da camminare..

nostalgia da piangere.

E' sempre un'emozione, un battito accelerato,

qualcosa di magico che non riesce a bastarmi,

seppur piccola e sempre la stessa..ma poi no,

in realtà non lo è..




Thu, 21 Aug 2008 11:50:00 +0000

(image)
" Ti scrivo di questa nostra cosa che è finita, e di come sono, di cosa penso ora che l’ho persa, e soprattutto, ora che lo so che l’ho persa.
Nessun animale è sempre esistito in natura ma…alcuni mostrano più degli altri la giovinezza della loro specie…sono animali che vivono di una bellezza estranea e originale rispetto a quella del mondo, animali puri e belli, perché nuovi, vulnerabili e fragilissimi, perché nuovi, sono gli ibridi, sono i pipistrelli, i lemuri, quei lemuri che erano stati nell’isola della febbre del ragno rosso, mi pare, perché gli uomini dovevano proteggerli dalla loro stessa fragilità, dall’esposizione alla morte, cui la natura li aveva destinati ritorcendo contro di loro, la loro voglia di crescere, di vivere fuori dai progetti e dai disegni della natura stessa. Gli ibridi sono così, volatili come lo sono quegli elementi troppo leggeri per restare a terra, e caduchi come quei gravi troppo pesanti per rimanere sospesi a mezz’aria… tu sei così, sconvolgente e definitiva, puro vetro.
Capita spesso, in età vicina alla mia, di percepire la sensazione d’essere arrivati, d’essersi assestati e di poter cominciare a praticare la maturità, almeno la maturità come l’ho vista io…nel senso di consolidamento del corpo, virilmente rassegnato alla propria evocazione alla morte…proprio per questo, così pieno di se, pieno di giorni, pieno di passato, di presente e di ricordi, pieno di voglia di stare bene e di aspettare; questo senso sereno di mortalità, io l’ho perduto il giorno in cui ci siamo incontrati, l’ho perduto vedendo te che t’affannavi nella sopravvivenza, al rimescolarsi delle tue stesse viscere, della carne viva sotto la tua pelle, così fradicia d’anima, che non è mai riuscita a farti confondere tra la gente.
Io ho tirato fuori dall’incontro con la tua diversità, una sensazione nuova, vivace, dolorosa anche, la sensazione di scoprire l’esistenza di un punto d’arrivo, fuori da me, altro da me, la sensazione e la certezza di dover rimandare di molto, il momento di fermarsi.
E m’hai saputo parlare come nessuno prima di te…
Mi hai fatto vedere dietro l’uomo borioso e spavaldo il bambino e spaventato e il suo pianto offeso, ed è arrivata la paura, il terrore dell’imminenza del fallimento, della perdita e da li l’innesco autodistruttivo di una spirale di azioni e reazioni che m’hanno portato velocemente a distruggere tutto…quando ci si trova innamorati, si ha la sensazione che le immense diversità tra noi collassino a favore di un nuovo uno…eppure non è vero…è il risveglio da questa condizione è un risveglio sudato, è la scoperta ogni giorno di una nuova porzione di spazio tra l’uno e l’altro, tra a me e te…uno spazio che non sembra praticabile, è qui che t’ho perduta, nel rinnegare nella pratica di ogni minuto la distanza che ci distingueva eppure ci faceva liberi.
Ti scrivo e sono qui travolto dalla perdita di questa occasione, sento un sangue nero e denso di coaguli, ognuno una sofferenza, ognuno una parola non detta, o detta di troppo.
Ti scrivo della mia voglia semplice, umana, forse infantile, di smettere di soffrire e di pensare.
Ti scrivo di questa grande cosa nostra. Ti scrivo… "
Mundo Civilizado




Sun, 06 Jul 2008 15:59:00 +0000

(image)
{Siamo barche di carta,
se ci bagniamo è fatta.
Non so se piango per lei, per me,
perchè la morte esiste,
o perchè esiste troppa vita.
Non so se piango per egoismo o per paura.
O forse semplicemente per nostalgia,
per la consapevolezza che un'altra parte di
infanzia se ne sta andando.
Non so se il motivo per il quale sto piangendo è
il frastuono di questa maledetta
realtà,
o il terrore dei "per sempre"}




Sat, 28 Jun 2008 17:48:00 +0000

(image) A questa città che ci ha visti crescere,
urlare, piangere, scalciare,
scendere in piazza, amare..
A questa città che ci ha emozionati tante volte.
Che ci ha visti diventare quello che probabilmente
non smetteremo mai di essere.
Che ci ha visti felici e leggeri come non mai,
stringerci le mani e correre,
e che ci ha visti fare di tutto.
Ci ha visti abbattuti, anche.
A questa città che ci ha protetti e nascosti,
quando ne avevamo bisogno.
A Lei ed a tutti coloro che le hanno donato
un parte di sè stessi.
A questa città, che sento mia più di ogni cosa,
che mi ha colorata.
Al suo ricordo.
A Questa Città ed a tutto ciò che comporta,
alla sua musica ed ai suoi profumi,
alle sue strade ed i loro buchi,
alle sue torri..inno alla vita tutto fuorchè lineare,
ed ai suoi cieli.




Tue, 17 Jun 2008 14:49:00 +0000

Guardai indietro, dicono, per curiosità, ma potevo avere, curiosità a parte, altri motivi. Guardai indietro rimpiangendo la mia coppa d'argento. Per distrazione -mentre allacciavo il sandalo. Per non dover più guardare la nuca proba di mio marito, Lot. Per l'improvvisa certezza che se fossi morta non si sarebbe neppure fermato. Per la disubbidienza degli umili. Per tendere l'orecchio agli inseguitori. Colpita dal silenzio, sperando che Dio ci avesse ripensato. Le nostre due figlie stavano già sparendo oltre la cima del colle.Sentii in me la vecchiaia. Il distacco. La futilità del vagare. Il torpore. Guardai indietro posando per terra il mio fagotto. Guardai indietro non sapendo dove mettere il piede. Sul mio sentiero erano apparsi serpenti, ragni, topi di campo e piccoli avvoltoi. Non più buoni nè cattivi - ogni cosa vivente semplicemente strisciava e saltava in un panico collettivo. Guardai indietro per solitudine. Per la vergogna di fuggire di nascosto. Per la voglia di gridare, di tornare. O forse fu solo un colpo di vento che mi sciolse i capelli e alzò la veste. Mi parve che dai muri di Sodoma lo vedessero e scoppiassero in risa fragorose più e più volte. Guardai indietro per l'ira. Per saziarmi della loro grande rovina. Guardai indietro per tutti questi motivi. Guardai indietro non per mia volontà. Fu solo una roccia a girarsi, ringhiando sotto di me. Fu un crepaccio a tagliarmi d'improvviso la strada. Sul suo bordo trotterellava un criceto ritto su due zampette. E fu allora che entrambi ci voltammo a guardare. No, no. Io continuavo a correre, mi trascinavo e sollevavo, finchè il buio non piombò dal cielo, e con esso ghiaia rovente e uccelli morti. Mancandomi l' aria, mi rigiari più volte. Chi mi avesse visto poteva pensare che danzassi. Non escluso che i miei occhi fossero aperti. E' possibile che io sia caduta con il viso rivolto alla città.[...]



I need the Cure.

Fri, 16 May 2008 13:52:00 +0000

(image)
Dov'è il limite fra il bene ed il male?
Non riesco ad essere un tutt'uno.
Il mio corpo e la mia mente: gli antipodi.
Il male ed il bene: latte e vino mescolati.
Nel cuore sono inscindibili,
si contaminano a vicenda.
Vorrei che le mie emozioni mi ascoltassero, e non il contrario.
Vorrei non stridere.
Voglio poter chiudere gli occhi,
e riaprirli quando voglio io.
Succede sempre così,
dopo lo scoppio.
Le orecchie passano dal suono totale al niente.
Ed impazziscono.
Il mare, il tramonto, il vento...
Tutto uguale, come fossi di plastica.
Divento impermeabile alle emozioni.
Succede sempre così,
dopo lo scoppio.
Quando hai minuscole, infide scheggie
piantate in ogni parte di te.
Il dolore anestetizza.
Addormenta i sensi.
Ed io, semplicemente,
non riesco più a provare niente.


"A volte mi sento terribilmente e disgustosamente cresciuto".



Lentamente muore

Tue, 19 Feb 2008 16:30:00 +0000

(image)
Lentamente muore il mio Essere
ogni volta che i miei sogni sono catturati dall'Invasore;
ogni volta che mi guardo allo specchio e non mi vedo;
ogni volta che nella mia mente si produce Quel rumore
che all'improvviso mi abbaglia;
ogni volta che le mie idee non hanno logica
nè tendono ad averne, barcollando nel buio;
ogni volta che deglutisco un compromesso;
ogni volta che non riesco a farmi capire
o che non riesco a mettere insieme i miei pezzi;
ogni volta che non mi sento l'Unica
ed ho l'impressione che qualcuno si sia rubato qualche enorme parte di me;
ogni volta che mi sveglio nella notte e mi manca l'aria.


Lentamente muoio quando ti vedo immobile,
quando penso alle peggiori soluzioni
o quando le mie urla si infrangono contro la corazza
che è la mia pelle, e ricadono all'interno,
vetri dopo un'esplosione,
tagliandomi, ferendomi,
invece di uscire e colpire chi dovrebbero...
e...lentamente muoio, percependo
perdita di sangue,
di vita.
La mia.






Sun, 20 Jan 2008 09:12:00 +0000

(image) Mi sento come una bambina
in un campo di papaveri,
col braccio teso...
ma senza nessun aquilone nella mano da far volare..
che si comporta però come se ne avesse uno...



...sì2007....

Tue, 15 Jan 2008 18:20:00 +0000

…sì a chi mi accompagna in Francia perché non ha niente da fare, sì a fare bunjee jumping, sì ad essere Paolà, al bagno la notte, sì ai mercatini parigini, sì al Salento con la sua pizzica, ad incidere gli alberi, agli scambi di vite, sì alla spiaggia all’alba, sì alle mie piantine grasse, sì a Montmatre coi suoi artisti, sì ai dolci, sì a regalare abbracci, sì a Nelly Biondi, a rispondere alle cabine che suonano, sì a chi si vuole riprendere la Corsica e Santo Domingo, sì al Centre Pompidou, sì agli zaini da trekking, al verLen, sì ad aprire la porta e trovarci esattamente chi cercavi, sì all’anestesia totale, al Fuori Orario, agli antidolorifici, sì ai miei amici che mi danno il bentornata, a recitare una poesia di Baudelere in piedi su una sedia in Piazza Verdi, a chi passa per il balcone, sì a One Love, ai tgv, a Jo Squillo che canta “Violentami, violentami piccolo! Violentami, violentami, sul metro!”, sì a chi gli carico le molle, a passare il TFI, a trovarti i graffi la mattina, a rimorchiare il tipo che ha tirato un trepiedi in testa al Berluska, al museo di geologia, sì al mio alterego francese, a Pull and Bear, sì a farmi dei regali, oui à Carnac et à son dolmen, sì a mettere i piedi nell’oceano, al miniclub, sì a Guglionesi, alla Pagnol, alla prima volta in cui mi sono sentita vecchia, alle persone che conosci in viaggio, ai Simpson, ad uscire da una macchina in verticale, à Panam, a portare indietro l’orologio, al mio primo c/c, sì alle dichiarazioni in francese, sì a camminare bendata e con indosso un accappatoio per il centro, agli spliff, ai PD, a viaggiare in prima classe in piedi, sì a tutti gli animali strani del mondo, a chi mi porta la colazione a letto, sì a Filippo Bellissima, alla mia vena culinaria, sì alla Senna coi suoi libri vecchi, sì a prendere il giornale prima di andare a letto, al biliardo, alle diversità culturali, sì alla metro, ai succhi d’arancia, ai croissant, a Dalì, finalmente sì al mio ritratto, sì ad avere una forchetta come braccialetto, sì a Rennes, sì allo Shopping Day di Castel, a beccarsi le elezioni in Francia, sì a girare un cortometraggio in accappatoio, alle cartoline dei film, sì a salire sul tetto del residence, allo zaino di Spiderman, à le jeu belge, sì a chi mi ha mandato i fiori in ospedale, alle fragole ed alla panna montata, sì al Sacré Couer la notte, sì alle quinte, al Cactus, alla supervacanza a Jesolo, a Seb e alla sua moto, a chi mi regala pacchetti pieni in cambio di pacchetti vuoti, sì ai panettieri della Facultè des mètiers, sì allo yoga, sì ai buoni ristorante, alle ragazze che ci provano, sì a saltare da 152 metri in due, sì all’equipe Aillòviu, sì al camper, alla sabbia che scotta, sì alla laurea di Jole, sì alle risse fra ragazze in mezzo ad una strada, a Bushi e Paolo, sì a Maracaibo, all’imbuto, à Rue de la plaine 1, all’exploit di Edy, sì a chi cerca Pier, alle scalate, sì alle cene fra donne, oui à les italianes vu par le francais, ai complimenti di mio papà, al locale sotto il ponte di via Libia e ad arrivarci in mercedes, sì alle crepes, quelle vere, sì ai pinguini che slittano sul cervello, alle canzoni fatte per essere cantate sotto la doccia, a fare una lezione di italiano, sì a chi vuole diventare un fossile, sì alle mensa, ai sonnambuli che di notte puliscono casa, sì alla Rue Rivoli 59, alla paella al Mocambo, sì alla notte in ospedale con Jole, a cucire, sì a[...]




Mon, 07 Jan 2008 10:15:00 +0000

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Come una zanzara nella notte,
questo pensiero mi tormenta.
Il pensiero malvagio è
una profonda ferita,
torna a galla nel silenzio,
si fa spazio nei pensieri
e come un fantasma compare,
nei giorni di sole,
nei sorrisi e nelle notti scomode.
Sempre, quando credi di averlo vinto.
Si materializza in me,
mescola i miei sentimenti,
mi annienta,
capovolgendomi l'umore e
raffreddandomi il cuore..
Nelle lacrime, cerco di farlo uscire
dalla mia testa, dal mio cuore..
da dovunque nascano le lacrime.
E' un ingrediente che non voglio, in me.




Mon, 17 Dec 2007 16:08:00 +0000

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Ho visto, netta, la linea che delinea la vita.
Ho visto il mio piccolo corpo,
stanco di questo grande mondo,
non rispondermi, imbizzarrito da dolori incontrollabili.
Ho odiato il tempo, ed i miei programmi frantumati.
Ho odiato me,
il dolore, e queste lenzuola bianche.
Mi sono sentita diversa,
violata..ed in un qualche modo meno importante.
Ho respirato paura, e sincera vergogna.
Mi sono sentita privata di una possibilità,
che forse neanche voglio,
ma che non so..e neanche voglio sapere.
Ho pensato, spinta dal silenzio,
al mio futuro ed ai suoi frutti.
Ho immaginato il mio mondo senza te.
Mi è mancato il fiato.
Netta, la sensazione di cadere nel vuoto,
sai, come negli incubi.
Quando intorno a te c'è solo buio,
e tu non sai a cosa appigliarti nel cadere.
Così ho avuto paura,
e mi sei mancato
anche se mi tenevi la mano.
Ed ho capito tante cose.
Ed avrei voluto stringerti,
ma mi sarebbe bastato guardarti dormire.