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(il blog che non parla di niente)



Last Build Date: Thu, 02 Oct 2014 05:54:42 +0000

 



Take five

Thu, 25 Dec 2008 11:11:00 +0000

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(questo post è per quelli per cui il 25 dicembre è uguale al 24 ed al 26)

Il ritmo del take five potrebbe portarti ovunque. Potrebbe fare da sottofondo a qualsisi scena della tua vita. Mentre prendi l'autobus per andare al lavoro. Mentre cammini di sera in inverno e c'è quella specie di nebbia e quella specie d'odore nell'aria.

Se guardi il video del Brubeck Quartet, dopo l'introduzione del batterista e del pianoforte, l'uomo che sta in piedi sulla destra comincia a soffiare nel sassofono. Potrebbe essere chiunque.
Potrebbe essere il bidello della tua scuola se solo fosse vestito con un grembiule nero.
I suoi amici sembrano l'esercito dei nerds, con quei fantastici occhiali dalla montatura nera (beh sì, gli stessi che aveva mio padre) e le lenti spesse.

Ma se ci pensi, appena Dave inizia a suonare, non ti spieghi perché il ritmo ti trascini in quel modo. Meglio non chiederselo. Meglio non seguire il beat del charleston con il piede, perché potresti essere facilmente fuorviato dalla metrica dispari.
L'unica è chiudere gli occhi e lasciarsi accarezzare dal sussurro del sax.



Il futuro e i suoi limiti

Mon, 22 Dec 2008 19:27:00 +0000

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Cliccate con il tasto destro sul desktop. Poi dal menu contestuale scegliete "Impostazioni schermo" (ah avete Linux? pazienza).
In questo modo dovreste visualizzare la risoluzione dello schermo.

Io ho un fantastico 1280x800 pixel. Dieci anni fa probabilmente era 640x480. Questo vuol dire che tra dieci anni avrò un desktop largo 2560 pixel?

La pongo sotto un'altro aspetto.
Attualmente il limite di velocità sulle autostrade è di 130 all'ora (qualche anno fa qualcuno lo portò a 110, ma questa è un'altra storia. Mi domando il razionale dietro la legge che lo riportò a 130. O quello dietro la marcia indietro a 110. Ma sto divagando).
Tra cinquant'anni andremo a 260 di norma?

Non saprei.
Se dovessimo contare sui nostri riflessi, avere una vecchina che va a 260 sarebbe un po' azzardato. Ma magari la macchina del 2059 ha dei sensori talmente intelligenti che la fanno frenare da sola se individuano un ostacolo che si avvicina.
O magari la macchina del 2059 va in verticale, come quelle di Minority Report, che ne sapete.

A proposito, nel 2059 i post sul blog li scriveremo ancora con una rumorosa tastiera tipo la mia?
Qua è già più difficile (a meno che la risposta non sia: avremo tastiere talmente intelligenti che i post li scriveranno da sole, al che comincerei a preoccuparmi per il 2059).

Alternative?
Scrivere con un guanto bionico, tipo Tron (se' vabbè, pratico).
Scrivere dettando il post al computer (scaglionato... sca-glio-na-to... ho detto scaglionato!).
Scrivere facendo dei gesti sul monitor.
Scrivere pensando. Ecco, questo già mi piace di più. Ma per me che non riesco a smettere di pensare a quella donna nuda, cosa uscirebbe fuori?

E il mouse?

E la televisione? Qualcuno ha detto un 128 pollici nel soggiorno? Tempo fa ne vidi uno in un centro commerciale (ma era 80 o 90 pollici), e mi chiedevo chi avrebbe potuto mettersi un coso simile in casa.

Però forse sarebbe utile. Per guardare i tuoi genitori a grandezza naturale senza andarli a trovare.
Ma che dico, nel 2059 avremo televisori olografici che irradiano immagini per tutta la stanza ma in realtà sono grossi quanto un cubetto di rubik nero.

E donne robot disponibili e sexy, e razzi interplanetari per il prossimo soggiorno su Marte.

Rimpiangerò il traghetto per la Sardegna, lo so.



Epopea del futuro incerto

Tue, 16 Dec 2008 20:00:00 +0000

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"le comunichiamo che il suo contratto di lavoro è stato prorogato per il periodo dal 2 gennaio 2009 al 31 dicembre 2009, ai sensi dell'articolo blah blah blah, per far fronte alla prevista insorgenza di esigenze operative afferenti all'attività blah blah blah nell'ambito della Direzione Sistemi Informativi".

Lavoro per una multinazionale che ha 5000 dipendenti solo in Italia, 5 milioni di clienti, 500 milioni di euro di fatturato nel fy2007, fa capo ad un gruppo nell'area media tra i più potenti al mondo. E annovera tra i propri collaboratori nientemeno che Paola Saluzzi.

Però non so cosa farò tra un anno.
Ma penso in ogni caso che mi riterrò fortunato. Perché non sono un dirigente e non mi possono "aiutare a trovare una nuova collocazione" da un momento all'altro. Perché non sono un teleseller outbound schiavizzato da team leader repressi. Perché ho una scrivania bianca larga due metri ed una sedia comoda.

(e perché parte del mio lavoro è partecipare a feste monumentali)

Ma a ripensarci la scrivania sarà mia solo fino a Dicembre 2009, e poi, chissà. Il mio futuro è incerto, ma del resto, il tempo del "posto fisso alle poste tramandato di padre in figlio" è morto.
Adesso ci sono le aziende giovani, 'anglosassoni', dinamiche.
Bleah.

Il nulla mi attende, ma non ho paura; l'importante è che il contratto sia esteso, almeno fino alla prossima festa.



apologia del paracadute che si apre

Fri, 05 Dec 2008 23:15:00 +0000

quando penso al paracadutismo, immediatamente mi chiedo se esiste un modo stupido per morire. del resto, morire di cancro è forse una morte "intelligente"?

(dovrei scegliere meglio la coerenza dei miei post, però. l'ultimo parlava di lanci dal terrazzo di via Salaria)

quindi, non c'è niente da fare. Esistono solo le partenze intelligenti, non le morti.

la prima cosa che ti dice un paracadutista, se gli fai notare che forse gli manca qualche neurone, è che "rischi di più andando in macchina" (certo, chiaramente lui va a piedi in qualsiasi posto. anche a 4300 metri di quota, c'è andato a piedi).

devo ammettere, comunque, che a morire andando a 180km/h in verticale c'è più stile che morire alla stessa velocità in orizzontale. certo, siamo tutti d'accordo.

dalla pagina di wikipedia: "La prima scuola di paracadutismo militare nasce a Castel Benito (Libia) a metà degli anni ‘30, da allora le tecniche di volo umano abbinate al paracadute e le tecnologie dei materiali impiegati, insieme allo sviluppo del paracadutismo sportivo, hanno subito una evoluzione paragonabile a quella che ha originato i telefonini cellulari dall’idea di Marconi"

(questa non l'ha scritta un paracadutista, vero? il grosso problema di wikipedia è che la pagina su Hitler l'ha scritta un neonazista e la pagina su Scarlett Johansson un maniaco)

Castel Benito.
Quale tecnologia si nasconde dietro la vela di un paracadute? roba che nemmanco lo standard 802.11 del wifi, ve'?

ma in ogni modo, questa specie di icari al contrario pensano di fare la cosa più figa dell'universo. ma io non voglio contraddirli. alla fine, si battono per un sogno. quello di... boh... avete idea di che sogno sia?



Dimenticare e ricordare

Fri, 30 May 2008 18:49:00 +0000

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Ci sono giorni che vorresti totalmente cancellare, dall'ultimo brutto sogno della mattina al momento in cui spegni la luce prima di andare a letto.

L'ultimo ricordo davvero negativo legato al mio lavoro risale all'11 settembre 2001, il giorno in cui internet ebbe un collasso e l'aria si fece pesante in ufficio. La giornata di oggi assomiglia tristemente a quella data. Oggi un ragazzo si è lanciato dal tetto del nostro palazzo, per atterrare tre piani più in basso.

Il suicidio lanciandomi nel vuoto, se dovessi scegliere, è l'ultimo modo in cui vorrei togliermi la vita. Questo dimostra quanto poco riusciamo a capire chi compie un tale gesto.
Se dovessi descrivere chi era il ragazzo che l'ha fatto, non saprei nemmeno da dove cominciare. Eppure lavorava a pochi metri dalla mia scrivania. Ciò mi fa pensare.

L'unica cosa che vorrei fare in questo momento è dimenticare.

E invece, ripensandoci, adesso che sono passate diverse ore, spero di ricordarmi di questa giornata e delle persone mute in piedi intorno allo spiazzo ancora fresco dell'acqua passata da qualche essere compassionevole, perchè se verranno giorni più bui per me (e nella vita ne arrivano sempre) saprò di essere sempre più fortunato di chi decide di salutarci con un salto nel blu all'ora della pausa pranzo.



Tipologie di medici

Fri, 16 May 2008 20:31:00 +0000

(image)

I medici mi stupiscono. Continuamente.

In genere, il medico sa di essere una spanna sopra l'intera umanità. Questo perchè ciascun individuo dell'insieme complementare a loro stessi è senza ombra di dubbio affetto da un qualche tipo di patologia, da quelle fisiche (le più ovvie) a quelle mentali.

I chirurghi hanno qualcosa di inumano. Quando entrano in sala operatoria potrebbero parlare di qualsiasi cosa: dal buco nell'ozono a cos'ha fatto l'Inter la domenica precedente. A volte operano con la musica a palla (rilassa? RILASSA???). Tra un taglio e l'altro, tra una cucitura e l'altra, scambiano battute di dubbio gusto con gli assistenti, gli anestesisti, i tirocinanti e quant'altro.

Una volta vidi uscire un cardiologo dalla stanza dove mio padre era appena stato operato. Credo che se avessi parlato con un sasso il dialogo sarebbe stato identico. Ma gli chiesi grazie lo stesso.

Gli psicologhi invece sono presenze inquietanti.
Mentre parlano con voi, avete la matematica certezza che abbiano capito qualcosa di oscuro, ma non ve lo diranno. Mai. E allora continuano a parlare, a parlare, ancora a parlare. Vi chiedono della vostra vita, di quante volte fate sesso in un decennio, dei traumi infantili, vi chiedono se vi piacciono i fiori o meno.
Vi fanno sdraiare su un lettino, guardare delle foto di farfalle (o almeno sembrano tali), colorare interi fogli di carta bianca.
Ma non arrivano mai alla conclusione.

Gli unici che amo sono gli infermieri: fanno piccoli gesti come tirarvi su il lettino, sfilarvi un ago, pulirvi una ferita. E mentre lo fanno, è come se vostra madre vi tenesse il viso tra le mani, cullandovi.



Adesso sì che l'Italia è un paese libero

Mon, 28 Apr 2008 22:03:00 +0000

Anche voi sentite queste voci da piazza Venezia?

(ed ora voglio il casinò, i parcheggi a 50 centesimi e l'ICI abolita. Io, per non sbagliare, intanto, il bollo auto comincio già da ora a non pagarlo)



Partito della musica elettronica

Sun, 06 Apr 2008 21:03:00 +0000

(image)

Vi confesso una cosa: a me, in fondo, di politica non me ne frega poi più di tanto. Che lo vogliamo o no, il mondo della politica è basato su una logica clientelare, arretrata e stomachevole.

E' per questo che alle prossime elezioni mi presenterò fondando il "Partito della Musica Elettronica" (PDME, suona anche abbastanza autoironico). Alle prossime. Per queste siamo in ritardo con la presentazione del simbolo.

Il programma è presto enunciato. Pochi punti, la soluzione migliore è di solito quella più semplice. E va preso sul serio, ovviamente. Dal momento che c'è chi ha proposto la costruzione di due stadi ed un casinò a roma. E chi ha proposto di rendere il Tevere navigabile fino ad Ostia. Quindi.

1) abolizione del festival di San Remo. Al suo posto, una grande kermesse con luci soffuse al Cocoricò di Riccione, con rave party finale di 48 ore ininterrotte. Superospiti: i Kraftwerk.

2) incentivi alle famiglie per l'acquisto di TB-303, kaoss pad e campionatori. Introduzione nelle scuole dell'ora di musica elettronica, dove si impara a fare il loop di un sample breakbeat.

3) esilio all'isola d'Elba di Laura Pausini, Eros Ramazzotti e Anna Tatangelo.

4) basta ai concerti di Giovanni Allevi e Nicola Conte all'Auditorium: verranno sostituiti con una retrospettiva sull'electrobeat. Ospiti: i Depeche Mode.

Ah, ed un milione di posti di lavoro: dj, ingegneri del suono, cubisti...



Chi ha vinto le elezioni (sul web)

Mon, 31 Mar 2008 23:15:00 +0000

Se lo spazio fisico fosse coincidente con quello che nei libri di Gibson viene definito con il termine "cyberspazio", chi vincerebbe le elezioni del 13 e 14 Aprile? O, più semplicemente, alle politiche del 2008, chi ha il sito web più figo?Cercherò di fare un'analisi imparziale, sapendo già dall'inizio che non lo sarà minimamente, ma tant'è. Dimostratemi il contrario. Vi sfido.Dunque, punto il browser su http://www.giannialemanno.info/ (ma giannialemanno.it vi faceva schifo? vabbè, punto info. Mah.). Per par condicio (anche nel cyberspazio vige la par condicio, purtroppo) utilizzo un browser del tutto free, forse un po' pure di sinistra, vista la natura opensource: Firefox 2.0.0.3. Lo 'spettacolo' è ne' più ne' meno quello che segue:Diciamo che giannialemanno.info parte già con il piede sbagliato. La prima cosa che tenta di fare è, infatti, aprire un (famigerato) pop-up. Sì, esatto: proprio un pop-up, una di quelle finestrelle per cui tutti i browser hanno un blocco di default. E Firefox, giustamente, tira fuori una barretta gialla da paladino del libero arbitrio, che mi avverte del fatto che col cazzo che questo sito li apre i pop-up.Per curiosità, apro 'sto benedetto pop-up, e non dice altro che 'liberiamo Roma dal degrado' (ma anche Internet dai pop-up, direi):Per il resto, il sito viola un po' tutte le regole dell'usabilità e del buon gusto in genere: sfondo grigio e tristissimo, carattere microscopico (ma sono sicuro che in 640x480 si veda alla grande), un menu in flash che forse usava anche mio nonno. E il banner in alto mostra due foto slavate del leader della destra, mi annuncia che è il 1° aprile 2008 (qui mi viene il dubbio che si tratti di uno scherzo) e sfoggia un bel simbolo di Alleanza Nazionale.Se esaminate il footer al microscopio (sembra che per navigare su giannialemanno.info sia necessario), noterete la perla del sito (che spiega però molte cose):Sì, "2004 (c) tutti i diritti riservati". 2004, capite? E poi critichiamo Italia.it...Schifato, passo a http://www.rutelliroma.it/. Personalmente, Rutelli non mi entusiasma. Ma almeno il suo sito mi concilia la vista: grafica prevalentemente color arancio (non sarà la novità del web, ma meglio del grigio...), sfondo bianco, caratteri che non mi costringono ad appoggiare la testa sul monitor per leggerli. E poi, aggrappato alla barra del menu, con quella sua aria sbarazzina da eterno attore di fotoromanzi, il Rutellone nazionale. Se scorro il sito, noto in basso che l'oramai mio politico preferito (della serata) ha una pagina youtube, un myspace (!) e posso persino contattarlo tramite Skype (chissà chi cavolo risponde). Dubito che Rutelli sappia cosa siano tutte queste cose (c'è addirittura una pagina su Facebook), ma il fatto che ce le abbiano messe mi fa pensare che magari, lontanamente, dall'altra parte ci sia una seppur minima sensibilità per la generazione digitale.Sapete com'è: il mio sostentamento è l'informatica. Se proprio dovessi scegliere, preferirei chi sa aggiornare una pagina web (al 2008).[...]



Ode all'operatrice del call center

Sat, 08 Mar 2008 21:46:00 +0000

(image)

Tutto questo parlare male del lavoro nei call center è secondo me indice di qualunquismo. Ma voi ci siete mai stati in un call center, prima di esprimervi in merito?

Innanzitutto il call center è un moderno altare alla tecnologia: centinaia di computer collegati in rete e con il mondo, un enorme capanno di migliaia di metri quadri e luci ovunque.

E poi c'è lei: l'operatrice, ovvero il prototipo della donna moderna. Altro che donna manager ed in carriera. La donna manager, casomai non ve ne foste accorti, ha zero in femminilità ed in simpatia.
L'operatrice del call center è generalmente molto bella a vedersi; nell'iconografia contemporanea è sempre rappresentata sorridente, ben vestita e disponibile a parlare con voi. E soprattutto, ha *sempre* una cuffia ed un microfono allacciati in testa, come per rappresentare l'integrazione con la modernità e l'intelligenza.
La donna del call center è il balzo di generazione. Non la vedreste mai ai fornelli o che stira una camicia, ma sa muovere un mouse e scrivere su una tastiera in maniera furiosamente veloce ed ipnotica.

E poi è lì, che aspetta la vostra chiamata.
Si chiama Laura, Carla, Francesca, e non fa altro che chiedersi come può esservi utile.



13 aprile

Thu, 07 Feb 2008 23:07:00 +0000

Nel caso non fosse chiaro, fughiamo subito ogni dubbio su dove si schieri questo blog per le elezioni di aprile:

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Cento colpi di spazzola

Wed, 30 Jan 2008 22:26:00 +0000

(nessuna immagine è meglio di mille)

Ma sì, parliamone.
Del resto, vorreste forse leggere un altro post impegnato sulla politica? Un altro sproloquio sugli artisti stampatori di litografie in bianco e nero geni del nostro tempo? No. Io so cosa volete sentire. Io so di che volete parlare. Di quella cosa di cui facciamo finta di ignorare l'esistenza per il 95% della nostra giornata. Di quella cosa che solo gli uomini fanno ma non le donne. Di ciò che vi fa venire le occhiaie. Di ciò che (vi hanno detto) fa diventare ciechi. Ebbene sì, quello. Ci siete ancora o devo passare al braille?

Non a caso una certa melissa ci ha scritto un libro sopra ed ha venduto un fantastilione di copie (ma non erano le donne quelle che non lo facevano?). Altro che nulla si crea e nulla si distrugge. Ho letto da una parte che questa melissa, con i soldi ricavati dai cento colpi di spazzola, si è fatta un appartamento in centro a Roma. No, dico, ma voi lo sapete quanto costa un appartamento in centro a Roma? Avreste mai pensato che quattro pugnette potessero finanziare addirittura un appartamento al centro? Io no.

Lo so, l'argomento è delicato. Se mia madre stesse leggendo questo blog, è pregata di chiudere il browser (la x in alto a destra). Ma tanto è tardi, e i bambini sono già tutti a letto. Ed è il momento di descrivere questo fantastico atto. La masturbazione. Mio dio, l'ho detto. Chissà se ora mi chiuderanno il blog per atti osceni.
Ma descriviamolo. Innanzitutto serve un catalizzatore. Sì, un catalizzatore, ovvero qualcosa che vi aiuti a risalire la china. Dicesi "giornaletto porno". Poi, ancora prima, serve l'ispirazione. O meglio, l'ingrifamento. Bisogna pensare a ciò che vi fa salire il sangue al cervello. Per i più potrebbe essere un essere del sesso opposto; ma, sapete, alla fantasia non c'è mai limite. Perciò potrebbe trattarsi di un particolare anatomico, o addirittura di un oggetto, di un colore, di una situazione. Boh, fate voi. E poi è molto semplice: basta strofinare sapete cosa e ritornare al passo 1. Ma con frequenza sempre più elevata, sempre di più, è li' il trucco. E quando sarete vicini all'apice, potrebbe succedere di tutto: che vi venga in mente vostra zia, che la vista vi si appanni, che cominciate ad ansimare, a inarcare la schiena se siete a letto, ad ansimare, e poi il bianco e niente più.
Ebbene sì, siete arrivati, venuti, giunti, finiti, morti.

A questo punto l'epilogo è dei più vari. Potrebbe spegnersi tutto come con un interruttore, potreste notare che quella del giornaletto ha le tette rifatte, potreste avere la fronte poggiata sul tavolo, o più tristemente vostro padre che vi guarda con la porta spalancata.
Però, nonostante tutto, lo rifareste ancora.



Maurits Cornelis

Tue, 22 Jan 2008 22:00:00 +0000

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In un tempo in cui i governi crollano, la borsa crolla e i candidati alle presidenziali dati per favoriti crollano, io me ne sbatto altamente e vi faccio un breve discorso su uno dei geni del secolo scorso: il brillante Escher del titolo.

Credo che Escher sia considerato ormai all'unanimità una delle figure più importanti per l'arte del '900, nonchè genio assoluto, alla pari di entità entrate nell'immaginario pop, quali Mozart o Munch.
La mia esaltazione deriva dal fatto che oggi ho ricevuto per posta tre stampe di Escher, ovvero la "Casa delle scale" (l'immagine di cui sopra), "Rettili" e la meno conosciuta ma non meno strabiliante "Galleria di stampe" (una stampa nella stampa).

"Casa delle scale" e "Galleria di stampe" sono favolose anche se solo ci limitiamo alla grezza struttura geometrica che sta alla base dei due lavori: una prospettiva curvilinea e distorta, sicuramente molto in anticipo sui tempi, per la prima ed un andamento a spirale per la seconda.
"Rettili" è affascinante per il tema, ricorrente nei lavori di Escher, della commistione tra realtà e rappresentazione della realtà stessa (nella stampa è rappresentato un gruppo di rettili, appunto, che entrano ed escono da un quaderno di bozzetti aperto su di un tavolo).

Quello che può forse colpire di più dei lavori di Escher è l'immenso lavoro maniacale che sta dietro la realizzazione di ogni opera. Bastano, come esempio, le riflessioni e rifrazioni delle tre sfere che compongono la scena di uno dei suoi ultimi lavori. Ma forse ancora più inquietante è Escher stesso che ci guarda, riflesso nella sfera centrale, come implorante, dal suo mondo allucinato ed immaginario.



Fanboyte acuta

Tue, 18 Dec 2007 22:17:00 +0000

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Subs

Sun, 02 Dec 2007 18:24:00 +0000

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Sono fermamente convinto del fatto che una canzone ci piaccia più o meno delle altre per il bagaglio di ricordi che porta con sè, al di là del suo valore artistico.

Seguo i Subsonica dal 1997, anno in cui andavo ancora (per poco) all'università, e avevo intrasentito che una ragazza per la quale sbavavo amava i Subsonica anche lei. Seguo i Subsonica dal 1997, ma fino ad oggi, per dieci anni, non ero mai andato ad un loro concerto "intero".

Ricordo un Capodanno, in cui suonarono a Cinecittà, ma tardissimo, dopo la mezzanotte, e i miei amici mi tirarono via proprio mentre i beat elettronici cominciavano a prendermi.
Ricordo un concerto del primo maggio in piazza; il momento in cui entrarono in scena fu quello dove le centinaia di migliaia di persone passarono da uno stato di catalessi (capirai, prima avevano suonato de gregori e jannacci) al delirio.

Ma un concerto come questo, no, non l'avevo mai visto.
E, non ditelo a nessuno, ma vicino a me c'era una ragazza per la quale ho sbavato, come dieci anni fa (la frase "fammi leccare la tua pelle di bambola" la descrive perfettamente e descrive anche il mio stato d'animo in quel momento).

All'uscita ho anche comprato una maglietta. La mattina dopo ho scoperto che dietro c'è scritto "l'eclisse". Con la 'E'. Ah, l'amore...



In anteprima per il blog

Sun, 11 Nov 2007 11:50:00 +0000

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Perchè non sono laureato.

Tue, 06 Nov 2007 18:37:00 +0000

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Siccome capita che la domanda più frequente ai miei colloqui di lavoro sia "perchè non sei laureato?", vedrò di spiegarlo qui, in anteprima mondiale, in carattere corpo 12 e, solo per voi, gratis.
Richiedo ufficialmente ai gentili lettori in ascolto, inoltre, di poter presentare, leggere e che venga messo a verbale questo testo ad ogni futuro colloquio a cui mi capiterà di prendere parte.

Allora, vediamo un po': perchè non sono laureato?
Diciamo che le risposte si dividono in due filoni. Filone 1: diamo la colpa all'università. Filone 2: diamo la colpa a me stesso ed alla mia pochezza. Cominciamo col filone 1, che è più facile.

L'università "La Sapienza", ah, "La Sapienza"... Già chiamarla "università" è troppo. Diciamo che si tratta più che altro di un immenso pachiderma semovente, senza ruote, che si trascina stanco su sè stesso, perdendo sangue da una ferita mortale, vittima della sua stessa storia, e che si appoggia su pratiche ormai obsolete, guidato da figure totalmente anacronistiche che hanno perso ogni carisma, quali il "magnifico" rettore.
Ah, "La Sapienza"...
Se vogliamo per forza trovare un momento in cui decisi realmente di lasciare l'università, questo è senz'altro la mattinata in cui andai dal professore di "Basi di dati" a chiedere informazioni su uno scritto che mi era andato male, e il professore non c'era. No, non avevo sbagliato orario: era il giorno del ricevimento, ma questo non c'era. Dove cazzo era, boh, non l'ho mai saputo.
Sarebbe niente, comunque, se non fosse che altre 2 volte mi è capitato di essere stato bocciato ad uno scritto, di essere andato a parlare con i professori, e di scoprire che per errori e smarrimenti vari in realtà il mio scritto era andato bene.
E se fosse stato così anche per "Basi di dati"? Mah. La risposta è nella vagi... scusate, nella mente della "Sapienza".

Ma prendiamoci per una volta le proprie responsabilità e diciamola tutta. Ovvero: filone 2.
Se vogliamo dirla tutta, il fatto che non sia laureato è soprattutto colpa mia. Avendo un tempo infinito, un esercito di scimmie scriverebbe l'Amleto di Shakespeare. Avendo a disposizione un tempo infinito, sarei sicuramente riuscito a laurearmi, ve lo garantisco. E sarebbero stati felici i miei genitori, la mia ex-ragazza, i miei amici e tutto.
Potevo impegnarmi di più, cazzo.

Ma il mondo va così, e io non sono laureato, pace.
Secondo me va accettato, come l'alternarsi delle stagioni, le fasi lunari e gli urli della bionda alla mensa SKY.
Si è laureata mia sorella.
Non vorremo rovinare le statistiche, no?
Di cosa vivrebbero, poi, gli accademici?



Sai tenere un segreto?

Wed, 17 Oct 2007 23:09:00 +0000

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La persona che ha cambiato la mia vita si chiama Enida, e non la vedo da più di un anno. Sì, esatto: Enida. E' un nome. Magari non è un nome comune qui dove stiamo noi, ma vi garantisco che esiste qualcuno che si chiama così, ed ha un bel viso.

Sai tenere un segreto? Oggi è un gran giorno, e tutto quello che farò oggi è dedicato alla persona al punto uno. Comunque andrà, qualsiasi cosà penserò all'una e quattordici di domani notte, avrò fatto del mio meglio, e l'avrò fatto, come sempre, per dimostrare a lei che sono una persona migliore. Migliore di quanto sembri.

Dovrei essere in forma, domani mattina (ovvero oggi), e quindi non a farfugliare qui frasi sconnesse. Ma è così bello, così romantico pensare per un attimo che la nostra vita abbia un fine più elevato che starei a farlo tutta la notte, al costo di danneggiare la mia immagine irreparabilmente.

Quindi se domani (ovvero oggi) sarò più assonnato, più distratto, più stanco, più improduttivo del solito, abbiate clemenza. La verità è il segreto tra me e voi.



Fate come lui...

Wed, 10 Oct 2007 19:57:00 +0000

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Questo sarebbe Yngwie Malmsteen, un chitarrista hard rock. Nel video esegue delle scale velocissime, ma la cosa che mi stupisce di più è il fatto che mentre le fa dica cose del tipo "you can do this, you can do that", come se pure la massaia a casa d'un tratto potesse prendere una stratocaster e mettersi a suonare in quel modo. Beata gioventù.



Vivere negli anni '50

Sun, 07 Oct 2007 09:30:00 +0000

Secondo me canta male...

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Lotta

Sat, 29 Sep 2007 16:06:00 +0000

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A volte penso di trasformare questo blog in un posto dedicato alla lotta. Non so bene contro che cosa, ma da sempre ho come l'impressione che se cominciassi a postare violentemente e ripetutamente contro qualche cosa, influenzerei un po' i punti di vista di tutte le persone che leggono e che sono potenzialmente d'accordo. Una specie di Beppe Grillo dei poveri, insomma.

Ma lasciando perdere le tendenze rivoluzionarie, purtroppo non sono riuscito a sfruttare l'occasione che la vita, e non il blog, mi ha dato per cambiare *realmente* le cose.
Ebbene sì: ho incontrato un'insegnante.

Io ho 31 anni, e di traumi dovuti all'insegnamento ne ho avuti tanti, con gente che avrebbe fatto meglio a darsi al giardinaggio piuttosto che alla letteratura. Ma fortunatamente sono piuttosto resistente alle intemperie, quello che non ci spezza ci rende più forti, eccetera.
Ma dicevo: ho incontrato quest'insegnante, che ha qualche anno più di me. Dopo una mezz'oretta che ci parlavo, ho capito: se avessi rivestito i panni di me stesso quindici anni fa, questa sarebbe stata la classica professoressa stronza da odiare. Quella che fa la simpatica in classe ma in realtà tutti ridono soltanto perchè hanno paura di lei.

Ho avuto poco tempo per realizzare: mi trovavo davanti alla possibilità di parlare da pari a pari con questa persona, di darle dei consigli, di *cambiarla*, di farle capire che non c'è bisogno di imporsi per avere il rispetto delle persone. Ma niente, ho avuto troppo poco tempo e la discussione è volata su argomenti molto più insignificanti.
E quindi nulla: l'universo ha mantenuto il suo equilibrio, ma questa volta più o meno niente è cambiato. Però chissà, se questi studenti scoprissero che alla loro professoressa piacciono i Subsonica?



M**chia

Mon, 10 Sep 2007 21:59:00 +0000

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E' la parola che uso di più ultimamente.
Vedo una bella foto e dico: minchia.
Scende le scale una bella donna e dico: minchia.
Non riesco a sollevare un peso in palestra e dico: minchia, una volta ce la facevo.
E' un termine talmente breve, semplice e potente che non capisco come possa essere considerato una volgarità. E' la stessa cosa che ha detto dio dopo aver creato l'universo, è la stessa cosa che disse adamo dopo che dio creò la donna, è la stessa cosa che la donna disse dopo essere stata cacciata dall'eden. Minchia. Esprime stupore, dolore, amore, nervosismo, liberazione e saggezza tutti insieme. Non c'è bisogno di fare discorsi complicati. Tutto è sintetizzato così, in due sillabe.
Provateci anche voi, domani, a dirlo in un'occasione particolare, tanto, dopo il vaffanculo-day possiamo solamente migliorare.



Primo istante

Thu, 06 Sep 2007 21:23:00 +0000

Avete presente quel momento in cui vi avvicinate ad una persona che non avete mai visto, le tendete una mano e questa dice "ciao io sono X"?
Ecco, non so se capita anche a voi, ma io quell'"X" me lo scordo immediatamente. E' come se lo filtrassi: dopo due minuti non riesco più a ricordare se quella persona ha detto "Giulia" o "Patrizio".
Però alla fine quel momento è di un'importanza cruciale.
Da quel momento in poi le vostre strade possono unirsi, dividersi, intrecciarsi, può succedere qualunque cosa. Un istante prima non vi conoscevate, mentre ora sì, e potreste diventare amici, amanti, sposarvi, fare dei figli, morire insieme, oppure semplicemente restare degli estranei per il resto della vostra vita.
Allora io chiedo a voi, gentili lettori: siccome quel momento è di tale importanza, qualcuno ha per caso il rimedio per non dover ricorrere ad uno "scusa, come hai detto che ti chiami" o peggio, ad un "allora che mi dici Giova...Giuse...Marco?

p.s.: mi sono accorto che non ho incluso nel post l'immagine obbligatoria (mai fare un post senza un'immagine); quindi, visto che ho comprato da poco una macchinetta da 4 soldi (200 euro), vi regalo un'immagine fresca fresca (accontentatevi, è tardi)

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Post da non scrivere mai: ufo, nuvole e conchiglie

Wed, 05 Sep 2007 16:39:00 +0000

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E' un periodo difficile.
Facile per voi che non ve ne frega un cazzo, ma non so, è come se in questi giorni avessi dentro solo rabbia, in questi giorni che il cielo è come un panno blu pieno di nuvole che sembrano ufo. Il giorno adatto per scattare foto piene di oggetti non identificati.

Non so. Abito in un palazzo che davanti ha altri palazzi, a lato ha due muri e sopra altri appartamenti. Se chiedo a qualcuno di prendere un caffè, quello rifiuta. Se guardo una donna, abbassa lo sguardo. La minima presa in giro mi fa diventare di umore nero. Al lavoro faccio le stesse cose da anni luce.

E penso a una storia che non ho raccontato mai a nessuno. Ora la rivelerò a milioni (miliardi?) di persone: un giorno andai in gita al mare, in terza elementare. Preso dalla foga, preso dall'attrazione cieca per una bambina dai riccioli biondi che stava nella mia classe, entrai con tutte le scarpe in acqua, e raccolsi una conchiglia gigantesca (per me, allora).
Tutto fradicio, la regalai a quella dei riccioli. Lei non capì che quella non era una semplice conchiglia, ma il frutto dell'amore, della foga, il compimento di una missione al limite delle mie possibilità. No, non era solo una conchiglia.

E subito dopo questo pensiero, alla fine penso anche che quel collega forse aveva da fare, quella ragazza aveva accanto il ragazzo, che quello che mi ha preso in giro dice "il jackpot delle cuffie", che abito da solo in una casa mia e che alla fine fare lo scaricatore di letame è un lavoro molto meno gratificante e leggero del mio. E così vado avanti, e il cerchio si chiude.



Sabati sera

Sun, 02 Sep 2007 12:42:00 +0000

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