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Notizie dall'Italia e dal mondo... Soprattutto notizie scomode, quelle che i mass media trattano in modo fazioso oppure evitano di dare!!!



Last Build Date: Thu, 08 Sep 2016 04:37:36 +0000

 



Yemen, quando la fretta è cattiva consigliera

Thu, 07 Jan 2010 20:43:00 +0000

    Le autorità di Sana'a smentiscono l'arresto del capo di al-Qaeda, anche perché quello vero è un imam nato e cresciuto negli Usa     Il vertice di martedì 5 gennaio nella Situation Room, un locale blindato qualche piano sotto lo Studio Ovale alla Casa Bianca, deve essere stato un vero e proprio regolamento di conti tra le troppe agenzie della sicurezza negli Usa. Il presidente Obama furioso, attaccato dai media conservatori e non, voleva subito un risultato da esporre nei telegiornali degli Stati Uniti d'America. Errore di persona. La fretta, però, è cattiva consigliera e ieri i media Usa ed europei si sono precipitati a celebrare l'arresto del 'capo di al-Qaeda in Yemen'. Solo che non era vero, sia perché le autorità yemenite oggi hanno smentito di aver arrestato Mohammad Ahmed al-Hana sia perché non è lo stesso al-Hana il leader della rete di estremisti islamici nello Yemen. La fretta, come detto, di segnare un punto a favore della 'lotta al terrorismo' ha confuso le carte. Al-Hana, in realtà, è l'uomo che comandava la cellula che, nei giorni scorsi, si è impadronita di un carico di armi ed esplosivi che viaggiavano (piuttosto incautamente) su sei camion dell'esercito yemenita diretti alle truppe al fronte che combattono nel governatorato di Saada, nello Yemen settentrionale, contro i ribelli sciiti fedeli al predicatore al-Houti. I fondamentalisti di al-Hana hanno attaccato il convoglio e si sono impadroniti delle armi. Allarme rosso in Yemen e ambasciate che chiudono nella capitale, in quanto tutti erano convinti che il carico sarebbe stato utilizzato per colpire obiettivi nella capitale.   Ansia da prestazione. Nelle prime ore dopo la scomparsa del carico i reparti speciali dell'esercito yemenita hanno dato vita a una furiosa caccia all'uomo e, nel giro di poche ore, hanno ritrovato la banda e hanno ingaggiato battaglia. Due miliziani, il 5 gennaio, sono stati uccisi durante l'operazione e altri tre feriti e poi piantonati in ospedale. Ieri, 6 gennaio, la diffusione della notizia della cattura di Mohammad Ahmed al Hana, capo del gruppo, sfuggito in un primo momento alla cattura. Notizia eccellente per Obama che, domani, ha annunciato un resoconto sconvolgente che dimostra come l'intelligence Usa aveva tutte le informazioni necessarie per fermare Umar Farouk Abdulmutallab, il ragazzo nigeriano che il 24 dicembre scorso ha tentato di farsi esplodere su un volo Amsterdam - Detroit. Sul sito dell'ambasciata Usa a Sana'a, prontamente riaperta, il Dipartimento di Stato statunitense si congratulava con le autorità yemenite e, anche se non poteva scriverlo, riteneva di poter meglio giustificare la pioggia di denaro che arriva da Washington ma che per adesso ha prodotto risultati mediocri. Washington - Sana'a: alta tensione. Prima di tutto l'evasione, nel febbraio 2006, di 23 detenuti da un carcere di massima sicurezza della capitale yemenita. Tra loro le menti dell'attentato dell'ottobre 2000 contro il cacciatorpediniere Uss Cole della marina militare Usa, nel quale persero la vita 17 marinai statunitensi. Come se non bastasse, sono decine i detenuti di Guantanamo che provengono dallo Yemen e molti di quelli rilasciati e spediti in patria sono tornati nel giro di poche ore tra le file dei combattenti. Il presidente Usa Obama, in campagna elettorale, ha fatto della chiusura della prigione di Guantanamo un punto d'onore per lo stato di diritto Usa. Per adesso la base è ancora aperta, ma Obama e il suo staff già immaginano gli attacchi della destra rispetto alla chiusura della prigione. Insomma serviva un risultato, ma è quello sbagliato. Come detto Mohammad Ahmed al-Hana non è tra le persone catturate ieri e, cosa ancora più importante, non è il capo di al-Qaeda in Yemen. Il vero leader, re incontrastato del web con le sue fatwe, è Anwar al-Awlaki, l'uomo indicato dallo stesso ministro degli Interni dello Yemen come mentore di Abdulmutallab. Il vero capo. Al-Awlaki, 3[...]



Pensiero di fine anno dalla Danimarca

Fri, 01 Jan 2010 21:02:00 +0000

Lettera da Copenhagen di Luca Tornatore e degli altri attivisti ancora trattenuti nelle carceri danesi dalle giornate del Cop15 C'è del marcio (non solo) in Danimarca. E' un fatto assodato che migliaia di persone siano state considerate, senza alcuna prova, una minaccia per la società. Centinaia di queste sono state arrestate e alcune rimangono tuttora detenute, in attesa di giudizio o sotto inchiesta. Tra loro anche noi, i firmatari di questa lettera.Vorremmo raccontarvi la storia dal peculiare punto di vista di chi ancora vede il cielo attraverso le sbarre. Una riunione ONU di importanza cruciale è fallita a causa delle molte contraddizioni e delle tensioni emerse durante COP15. La maggiore preoccupazione dei potenti è stata la gestione del rifornimento energetico nella prospettiva di una crescita infinita. Così è accaduto, sia nel caso dei paesi sovra-sviluppati, come quelli dell'Unione Europea o gli U.S.A., sia nel caso dei cosiddetti paesi in via di sviluppo come la Cina o il Brasile. Al contrario, centinaia di delegati e migliaia di persone nelle strade hanno sottolineato quanto la logica della vita debba essere (ed in effetti è) opposta a quella del profitto. Noi abbiamo affermato con forza la nostra volontà di porre un freno alla pressione antropica sulla biosfera. Una crisi del paradigma energetico è dietro l'angolo. Il meccanismo della governance globale si è rivelato decisamente precario. I potenti hanno fallito due volte. La prima nel raggiungere un accordo di equilibrio interno. La seconda nel mantenere un controllo formale della discussione.Il cambiamento climatico è l'estrema e definitiva espressione della violenza del paradigma della crescita capitalista. In tutto il mondo molte persone stanno esprimendo, con forza sempre maggiore, la loro volontà di ribellarsi contro questa violenza. Lo abbiamo visto in Copenaghen e assieme abbiamo visto la stessa violenza di cui sopra. Centinaia di persone sono state arrestate senza alcuna ragione e senza prove, magari per aver partecipato a manifestazioni pacifiche e legittime. Persino semplici esempi di disobbedienza civile sono stati considerati come una seria minaccia all'ordine sociale. In risposta noi chiediamo: Quale ordine minacciamo e chi lo ha costruito? Si tratta di quell'ordine in cui non siamo più padroni dei nostri corpi? Un ordine ben oltre i termini di ogni ragionevole “contratto sociale” che saremmo disposti a firmare, dove i nostri corpi possono essere presi, governati, costretti e imprigionati senza alcuna prova certa di crimine. Si tratta di quell'ordine in cui le decisioni sono sempre più protette da ogni conflitto sociale? Dove la governance appartiene sempre meno alle persone, nemmeno attraverso il parlamento? In verità, a governare al di sopra di ogni controllo sono organismi non democratici come il WTO, il FMI e i vari G8, G22, G2, ecc. Siamo costretti a notare come il teatro della democrazia crolli non appena ci si avvicini al cuore del potere.Ecco perché pretendiamo che il potere ritorni alle persone. Vogliamo il potere di decidere delle nostre vite. Soprattutto, vogliamo il potere di contrapporre la logica della vita e dei commons a quella del profitto. Forse tutto ciò è stato dichiarato illegale, ma noi continuiamo a considerarlo pienamente legittimo. Visto che nel teatro crollato non rimane alcuno spazio reale, abbiamo costruito la nostra forza collettiva per prendere posizione sulla questione climatica ed energetica. Questione che, secondo noi, comprende nodi critici di giustizia globale, sopravvivenza del genere umano e indipendenza energetica. Lo abbiamo fatto scendendo in strada con i nostri corpi.Noi preferiamo entrare nello spazio chiuso del potere ballando e cantando. Avremmo voluto farlo al Bella Center, per disturbare la sessione assieme a centinaia di delegati. Ma siamo stati, come sempre, violentemente ostacolati dalla polizia. Hanno arrestato i nostri corpi nel tentativo di arrestare le nostre idee. Abbiamo messo a rischio i nostri corpi, tentando di proteggerli so[...]



Intervista a Erri De Luca

Wed, 25 Nov 2009 20:02:00 +0000

(embed)



Hasta la Victoria!!!

Fri, 09 Oct 2009 12:58:00 +0000

Fonte: Pdcitv(embed)



Berlusconi per Messina

Tue, 06 Oct 2009 19:15:00 +0000

(image) Fonte: Vauro



Don Giorgio e il commento dello scandalo

Mon, 21 Sep 2009 19:46:00 +0000

    Perché onorare la morte di mercenari, quando ben pochi si ricordano dei veri testimoni della carità e della giustizia? La notizia è nota. È andata su tutti i quotidiani, in tv, è rincorsa in tutto il Paese. Appunto, come una folgore. Sei militari italiani, parà della Folgore, sono morti e altri quattro sono rimasti feriti in Afghanistan in seguito a un attentato kamikaze che ha colpito un convoglio della Nato sulla strada che porta dal centro cittadino all'aeroporto della capitale, Kabul. Tutti hanno espresso rabbia, disapprovazione, con le solite parole di rito. Ipocrite. Come si fa a non imprecare contro gli attentatori, vigliacchi, delinquenti, ecc. ecc. ? Il nostro Ministro Ignazio La Russa - a cui evito l'epiteto dell'articolo precedente che l'Avvocatura in persona della Curia m milanese mi ha costretto a cancellare, dietro velate minacce - è stato veramente efficace: "vigliacchi, infami, non ci fermeranno". Contro chi l'onorevole (!) ha scagliato queste parole? Non lo sa nemmeno lui. "Non ci fermeranno": ma dove vorrebbe andare il Ministro? Lo sapete voi? Io no. Gli italiani, lo sappiamo, sono un popolo dalle lacrime facili, dalle emozioni immediate, pronti subito a parlare del milan o dell'inter. Ma si dicono cristiani, perciò dalla parte delle apparenti vittime, vittime di un sistema che le ha contagiate di una esaltazione paranoica patriottica. Perché non riflettere seriamente? Subito ci si lascia prendere dalla paura di essere tacciati di antipatriottismo o, ancor peggio, di quella anti-italianità che sembra la vergogna del miglior italiano. Si ha paura a dire ciò che tanti pensano, proprio perché ci si sente addosso tutti i giudizi di un Paese che in certe occasioni, solo in certe occasioni, si sente in dovere di stare unito. Sembra che solo l'amor di Patria unisca gli italiani, non interessa se poi su tutto il resto si dividono fino a dilaniare la stessa Costituzione. Perché, allora, non si ha il coraggio di dire che i nostri militari che si trovano nelle zone calde di una guerra non sono altro che mercenari, pagati profumatamente dal governo, cioè da noi, per svolgere un mestiere (perché parlare di "missione", parola nobile da lasciare solo ai testimoni della carità?) che consiste nello sparare su bersagli umani, senza distinguere troppo se si tratta di bambini o di nemici armati? Quanti bambini morti o feriti gravemente, effetti collaterali di quel brutto mestiere che si chiama guerra! I nostri militari firmano, sanno quello a cui vanno incontro, vengono stipendiati, e perché allora idolatrarli quando ci lasciano la pelle? Ma certo che sono persone, e che di fronte alla morte tutti meritano rispetto. Ma proprio tutti? E chi piange i morti a causa della fame, della violenza, delle ingiustizie? Perché onorare la morte di mercenari, quando ben pochi si ricordano dei veri testimoni della carità e della giustizia? Chi si è ricordato e si ricorda di Teresa Sarti, moglie di Gino Strada? Una grande donna, altro che i maschioni fascistoidi della Folgore! Perché a lei nessun riconoscimento dello Stato? Lo Stato si è ricordato di Mike Buongiorno, e l'ha gratificato anche economicamente con un funerale di Stato, ovvero tutto a spese dei cittadini italiani. Non parliamo della Chiesa che ha tributato al super-divorziato gli onori di un santo, con solenni esequie celebrate in quel Duomo che, se potesse parlare, urlerebbe tutta la propria rabbia. Perché due pesi e due misure? Mercenari, sì, i nostri soldati, anche se, dicono, ormai si va verso un esercito di professionisti. In fondo, l'abbiamo voluto noi: abbiamo lottato, anche con l'obiezione di coscienza, perché si potesse rifiutare il servizio militare. Ed ecco i frutti: un esercito di gente altamente s[...]



Libertà d'informazione

Sat, 19 Sep 2009 19:45:00 +0000

(image)

Fonte: Vauro



Teresa se n'è andata

Mon, 14 Sep 2009 13:50:00 +0000

(image)

Fonte: Peacereporter



Ciao Teresa

Tue, 01 Sep 2009 19:54:00 +0000

(image)


Teresa Sarti
28 marzo 1946 - 1 settembre 2009

Dopo avere insieme condiviso per quindici anni il tempo dell'amicizia, del rispetto per la vita e per la sofferenza di tutti, dopo il lungo tempo di affetto, di speranze, di timore per la sua sorte personale, Emergency annuncia la morte della sua presidente Teresa Sarti Strada.
Con la stessa apertura e con la stessa semplicità che aveva voluto per la vita di Emergency, Teresa ha accettato anche in questi suoi ultimi giorni la vicinanza di tutti coloro che hanno voluto esserle accanto. La serenità consapevole con la quale è andata incontro alla conclusione del suo tempo ha espresso il coraggio e la determinazione che rappresentano la verità della nostra azione in un'attività che ha dato senso alla sua e alla nostra esistenza. La dolcezza del ricordo coincide per noi con il rinnovo dello nostro impegno per la pace e per la solidarietà.

EMERGENCY


Fonte: Emergency




Carlo Giuliani ragazzo

Tue, 25 Aug 2009 20:09:00 +0000

Carlo Giuliani è stato ucciso per legittima difesa: la corte europea di Straburgo conferma le conclusioni della magistratura italiana sulla morte di Carlo, ucciso dallo sbirro in servizio Mario Placanica durante il G8 del luglio 2001. Il carabiniere che al G8 di Genova uccise Carlo Giuliani agi'  quindi"per legittima difesa" , con buona pace dei sinistri che guardano sempre all'Europa per lamentarsi di un'Italia dominata dai Berlusconi, quella stessa Europa che impone le direttive infami che permettono ad un governo come quello italiano di licenziare in parlamento leggi disumane come quelle contenute nel famigerato "Pacchetto Sicurezza". Secondo la sentenza della corte il militare che sparo' a Giuliani non e' ricorso a un uso eccessivo della forza, ma ha risposto a quello che ha percepito come un "reale e imminente pericolo per la sua vita e dei suoi colleghi". La Corte ha dato invece ragione ai familiari di Carlo Giuliani riconoscendo come l'Italia avrebbe dovuto svolgere un'inchiesta per stabilire se il fatto potesse essere ascrivibile a una cattiva pianificazione e gestione delle operazioni di ordine pubblico. Un colpo al cerchio, uno alla botte: in questo la Giustizia Europea è migliore di quella italiana... Infine i giudici di Strasburgo hanno ritenuto che, a differenza di quanto sostenuto dalla famiglia Giuliani, il governo italiano abbia cooperato sufficientemente con la Corte, consentendo di condurre un appropriato esame del caso. Nessuna violazione, dunque, dell'articolo 38 della convenzione che impone agli Stati contraenti di fornire tutte le informazioni richieste dai giudici di Strasburgo. Come dire: tra comprimari non ci si pesta i piedi. Carlo era uno di noi, ed era dalla parte giusta, e lo sarebbe stato anche in futuro se un carabiniere "in servizio" non avesse messo fine alla sua giovane vita. Per la legge la sua vita vale 40.000 euro, lo ha deciso la corte dei diritti dell'uomo, uno di quei mitici organismi che sembrano al di sopra del bene e del male.   Fonte: Infoaut NON CHIEDETEMI DI AVERE FIDUCIA NELLA GIUSTIZIA..... PER FAVORE.... [...]



Giù le mani...

Wed, 12 Aug 2009 09:45:00 +0000

ORA CHE GLI OPERAI DELLA INNSE HANNO VINTO UNA LORO BATTAGLIA RIPUBBLICHIAMO UNARTICOLO IMPORTANTE PER TUTTI GLI OPERAI Giù le mani dalla INNSE! Che questo grido di battaglia degli operai delle Officine diBellinzona e della INNSE di Milano diventi la parola d’ordine di tutti gli operai elavoratori! È stata in prima pagina, ne parlano tutti i telegiornali, tutta l’Italia ha visto lafoto con i quattro operai INNSE sul carro ponte della loro fabbrica, tuta blu, cascogiallo e muso duro. “Il simbolo della crisi”, ha scritto qualcuno. Ma quale crisi?Quella economica che tutti credono che sarà passata fra un anno o due? O piuttosto lacrisi di un sistema economico che ormai è fallito. Un sistema economico e socialebasato sullo sfruttamento del lavoro salariato. Un sistema che permette la produzionesoltanto fino a quando aumenta il capitale.La INNSE ha svelato la causa dell’attuale crisi con tutte le assurdità di un sistemaeconomico destruttivo: una fabbrica con una maestranza qualificata e specializzata vachiusa per il semplice motivo che il capitale del suo padrone aumenta di più con lademolizione delle macchine che con la produzione. La legge dello Stato borghese,garantendo la proprietà privata, permette al proprietario la rottamazione dellemacchine, con la conseguenza assurda che lo Stato protegge con le forze dell’ordinela distruzione della base economica dei suoi cittadini. Lo Stato dei padroni, quindi,non garantisce soltanto, come una volta, lo sfruttamento del lavoro salariato, mapersino la demolizione dei mezzi di produzione dei salariati. Ecco perché è fallitoil sistema economico basato sullo sfruttamento del lavoro salariato: una volta,quando gli operai scioperavano, l’esercito proteggeva i crumiri per imporre lacontinuità della produzione, mentre oggi alla INNSE, un esercito di polizia impone lafine della produzione che è stata portata avanti dagli operai senza padrone e controla sua volontà. Ma ce n’è di più. La INNSE ha anche svelato, per chi l’avesse dimenticato, che loStato non protegge i suoi cittadini, ma soprattutto la proprietà privata, cioè ilcapitale. Questo non è niente di nuovo, la novità consiste nel fatto che la classepadronale, pur avendo perso ogni interesse alla produzione industriale, usa leIstituzioni statali per la spartizione tra di loro della ricchezza prodotta inpassato. Se non fosse così, come si spiega il fatto che un patrimonio industrialecome la INNSE è stato svenduto per un prezzo simbolico di 700'000 Euro ad unrottamaio speculatore come Genta? Un rottamaio che ora rivendica il suo diritto daproprietario per realizzare il lucro, smantellando e vendendo i macchinari pezzo perpezzo. Dapprima, lo Stato ha organizzato la svendita della INNSE, adesso garantiscecon le forze dell’ordine il suo smantellamento, garantendo la proprietà privata eimpedendo la continuazione di una produzione. Piuttosto che permettere a 50 famigliedi guadagnarsi il pane tramite questa produzione, lo Stato dei padroni li costringe avivere delle elemonsini chiamati “ammortizzatori sociali”. Quando una classe dominante non permette più a un numero crescente della società anutrirsi da solo, è giunto il momento di rovesciarla. I quattro operai della INNSEsul carro ponte non sono tanto “il simbolo della crisi”, ma piuttosto il simbolo delsuo superamento. Poiché, questi operai dimostrano che si può lottare, che la crisinon è un destino da sopportare come un fenomeno naturale, ma invece il risultato diun sistema economico che va superato. La INNSE è l’esempio come va affrontata lacrisi: invece di subire passivamente ulteriori tagli di salario, aumenti dei ritmi edegli orari di lavoro, licenziamenti e chiusure di fabbriche, gli operai devonodiventare i protagonisti del proprio destino. Gli operai della I[...]



Innse presse. La lotta continua e insegna

Tue, 11 Aug 2009 14:31:00 +0000

Continua la protesta dei 5 operai della Innse, da martedì sul carro ponte all'interno della fabbrica e per nulla convinti a scendere fino a quando non ci saranno garanzie precise rispetto al loro futuro e a quello dello stabilimento. Nonostante il tentativo delle istituzioni per voce di Guido Podestà, neoeletto presidente della provincia di Milano, di bocciare le iniziali proposte come troppo generiche e mal indirizzate, pare che oggi la soluzione sia sempre più vicina. Ecco qualche cenno storico...Questa storia inizia molti anni fa, quando Rubattino inizia la sua trasformazione da quartiere residenziale a quartiere industriale, con speculatori e imprenditori del mattone che per anni hanno smantellato e distrutto la famosissima fabbrica Innocenti di Lambrate, fino ad arrivare al recente passato, con 50 operai ancora fortemente motivati a continuare la produzione. Un primo tentativo venne fatto nel '99 quando il precedente imprenditore tentò di smantellare l'officina senza successo grazie alle mobilitazioni degli operai. Nel 2007 arriva la notizia di Expo Milano 2015, da subito iniziano a rimescolarsi le carte e la INNSE viene venduta ad un imprenditore, Genta, presentato da Castelli. Per due anni voci di corridoio parlano della chiusura della Innse ma l'attività produttiva continua, anzi cresce, nonostante il periodo di crisi generalizzata. L'Expo si avvicina e gli interessi su quell’area crescono fino a quando Genta licenzia gli operai da un giorno all'altro inviando loro un telegramma. In seguito ad una riunione degli operai dell'INNSE, autorganizzati, si decide di tornare in fabbrica e di continuare a lavorare sulle commissioni ancora valide in totale autogestione. Questo esperimento prosegue con successo per 6 mesi, fino a quando la Questura mette i sigilli. Da lì gli operai occupano la portineria dando vita ad un presidio permanente, impedendo di fatto lo smantellamento della fabbrica. A Febbraio la Questura fa sapere che deve procedere allo sgombero e il 10-11-12 febbraio vengono alzate barricate e viene dato loro fuoco per ostacolare la circolazione dei mezzi preposti allo smantellamento. La mattina del 12 febbraio si presenta la Questura in forze che, dopo diversi scontri, decide di ritirarsi a mani vuote. Da quel giorno poco si è mosso fino a queste giornate di agosto. Situazione attuale...Sono ben 4 gli imprenditori pronti a rilevare fabbrica, terreni e a garantire i posti di lavoro degli operai. E' attualmente in corso una trattativa e la prefettura ha comunicato ieri che mancano ancora alcuni passaggi per concluderla. Pare infatti che il nuovo imprenditore che acquisterà la INNSE voglia ampliare l'officina e quindi necessiti di ulteriore terreno adiacente lo stabilimento. In attesa dell'incontro risolutivo in prefettura, in 5 rimangono sul carroponte mentre centinaia di persone continuano a dare solidarietà presidiando giorno e notte l'esterno dell'INNSE. E' sempre notizia di ieri, lunedì 10 agosto, quella di 7 operai della “Calce Idrate Marcellina” di Marcellina, vicino a Roma, che sono saliti per protesta sopra una torre di lavorazione di 50 metri e che hanno comunicato di non voler interrompere la protesta fino a quando i rappresentanti del comune non avranno fissato un appuntamento per discutere il futuro della fabbrica.Seguiranno aggiornamenti... Qui di seguito la lettera degli studenti per la INNSE rivolta alla città di Milano.Vi ricordate Milano? La grande città industriale che garantiva lavoro e benessere? Quella città non esiste più. Milano è la grande vetrina d’Italia, dove l’estetica ed il decoro diventano primo comandamento. Non c’è più spazio per chi vive la realtà.Le fabbriche una ad una sono state chiuse, private dell’anima, degli operai. Gli unici lavori rimasti son[...]



Cari fratelli clandestini

Fri, 07 Aug 2009 14:20:00 +0000

Care sorelle e fratelli immigrati in Italia o che state per venire,dopo la giusta presa di posizione della S. Sede contro la legge razzista approvata dal Parlamento italiano in questi giorni, mi sono confrontato a lungo con i documenti del Magistero della Chiesa, con un insegnamento che non tentenna nell’affermare l’assoluta priorità per il cristiano di farsi prossimo a chi non ha prossimo. E, in questo particolare momento storico, chi è più privo di prossimo di voi, sradicati dalla vostra terra, lontani dalla patria e dagli affetti, scacciati dai Paesi ricchi?Accettare fino in fondo il Vangelo e l’insegnamento della Chiesa deve portare noi cristiani a denunciare fermamente l’imperante ondata di xenofobia nei vostri confronti, e deve farci andare controcorrente rispetto al dilagare del razzismo camuffato da presunta “sicurezza”. Inoltre, deve porci di fronte ad un dissidio inconciliabile: l’impossibilità di rispettare le leggi dello Stato che si ergono come muro ad arginare la massa dei disperati che preme.Nella Bibbia si legge: “non dimenticate la filoxenia, alcuni praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli” (Eb.13, 2). L’autore della lettera agli Ebrei non chiede solo l’accoglienza dello straniero, ma l’amore per lui: la filoxenia appunto, che è l’esatto contrario della xenofobia. Si dice che l’Italia sia un Paese a maggioranza cattolica, o comunque di radici culturali cristiane, ma sembra che l’onda montante nel Paese abbia ben diversa matrice. E non mancano, ormai, forze politiche come la Lega, che squallidamente cavalcano questa pericolosa onda dell’intolleranza, esclusivamente per fini elettorali.In questi giorni il Parlamento del mio Paese, che si dichiara a maggioranza cristiana, ha deciso di cacciarvi via, vuole respingervi dall’Italia. Mi sono interrogato su quale sia il ruolo del Parlamento: accettare il ricatto interessato di fascisti e leghisti a recepire e ratificare gli umori del Paese oppure - nel rispetto dello spirito della Costituzione - attraverso le leggi, aiutare questo Paese a crescere. Io non sono un esperto di leggi, né un esperto dei problemi dell’immigrazione, tuttavia mi permetto di ricordare ai parlamentari del mio Paese, che una legge per regolamentare l’ingresso degli immigrati e che costituisca la Carta fondamentale per una convivenza multietnica, non può fondarsi sulla repressione, sui respingimenti indiscriminati e sullo stato di polizia, ma deve avere come presupposto l’accoglienza. Non si può considerare, infatti, “hostis” chi il dato costituzionale e la nostra tradizione culturale considera “hospes”.Perciò, fratelli migranti, invito a venire e restare in Italia perché non è vero che siete delinquenti, perché non è vero che venite a rubarci il posto di lavoro, perché non è vero che siete troppi, tanto da non poter essere integrati nel nostro tessuto sociale. Vi invito a venire e restare in Italia perché in ogni caso avete qualcosa da regalarci, perché potete aiutare questo Paese a cambiare, perché non ci sono soltanto quelli che non vi vogliono: per fortuna, ci sono tanti che sono contenti di avervi tra noi, e non vedo per quale motivo debba comunque prevalere il razzismo.Venite e rimanete in Italia se questo è il posto in cui vi piace vivere, perché i confini territoriali, l’idea di patria e di nazione fanno parte del passato; siamo tutti, egualmente, cittadini dello stesso mondo.Faccio mie le parole di don Tonino Bello, vescovo e presidente di Pax Christi, e vi chiedo di accettarle a nome di tutti i cristiani italiani: “Perdonaci, fratello straniero, se non abbiamo saputo levare coraggiosamente la voce per forzare la mano dei nostri legislatori. Ci manca ancora l’audacia di gri[...]



Il vaticano attacca a testa bassa l'aborto farmacologico (approfondimento)

Mon, 03 Aug 2009 20:44:00 +0000

  Il 31 luglio 2009 la AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha autorizzato l'uso in Italia del Mifepristone, noto anche come RU486 o pillola abortiva. Questo farmaco non va confuso con la pillola del giorno dopo, che è un anticoncezionale. La sperimentazione in otto ospedali italiani è durata anni, ma solo ieri si è giunti al via libera definitivo. La decisione ci porta al livello degli altri paesi europei, dove il Mifepristone è massicciamente usato: era quasi un "atto dovuto", non solo per la situazione europea ma anche visto il precedente parere della commissione tecnico-scientifica. Non sembra pensarla così il Vaticano, che ormai entra a gamba tesa nella vita politica italiana con una completa faccia di bronzo, senza tema che qualcuno dei nostri uomini politici difenda il "principio supremo" (parole della Consulta) della laicità dello Stato. Mons. Sgreccia, massimo bioeticista pontificio, si è premurato di ricordare a tutte le donne cattoliche che l'aborto provoca la scomunica; lo stesso ha fatto il suo diretto successore Mons. Rino Fisichella dalle colonne de "L'Osservatore Romano". "Avvenire" ha accusato alcune componenti del Governo di non aver fatto abbastanza per scongiurare la decisione della AIFA. Si aggiunge alle voci tonanti di Mons. Sgreccia, Mons. Fisichella e di Avvenire quella del vescovo di San Marino – Montefeltro, Luigi Negri, secondo cui il mifepristone è un "pesticida umano". Nel frattempo 50 fascisti di Azione Giovani, a Roma, occupano per poco tempo la sede AIFA per protestare in modo squadristico e violento contro l'aborto. A livello locale, al coro delle voci papaline si aggiunge quella di Assuntina Morresi, membro del Comitato Nazionale di Bioetica. La studiosa, che non è un medico, ma una professoressa universitaria di fisica, ha rilasciato sulla "Eco di Bergamo" del 1 agosto 2009 un'intervista piena di inesattezze. Morresi parla con dubbia cognizione di causa (è nel comitato nazionale di bioetica perché in quota CL) e diffonde spaventosi numeri sulla pericolosità della pillola senza citare fonti. Inoltre continua a soffermarsi sul rischio di emorragie per le donne che prendono il RU-486, quando nella sperimentazione italiana, svolta in otto ospedali su 1778 donne, c'è stata la necessità di trasfondere sangue in un solo caso (fonte "il manifesto", 01-08-09). Inoltre, come scrive sullo stesso numero de "il manifesto" Carlo Flamigni, professore di Ginecologia e Ostetricia all'Università di Bologna, le morti riportate, 29 su una platea di quasi un milione di utilizzi, sono dovute nella quasi totalità dei casi al mancato rispetto delle linee guida, che escludono dall'uso del farmaco donne che fumano molto, che hanno problemi di cuore o la pressione alta. Trovate l'articolo di Flamigni qui. Proseguendo, l'ospedalizzazione per 15 giorni, invocata da Morresi, è stata sospesa in Francia perché ritenuta inutile al fine di garantire una maggiore sicurezza (cfr. il nostro articolo precedente). Quanto alle generali preoccupazioni portate dalla professoressa, "non conosciamo i danni che può provocare nel corso degli anni la pillola", "se l'azione chimica può portare all'insorgere di tumori", esse non sono giustificate nel senso che valgono per qualsiasi nuovo farmaco, per definizione. Assumere rischi fa parte di qualsiasi introduzione di nuove sostanze sul mercato e, verrebbe da dire, di ogni cambiamento. Un principio di precauzione inteso in senso assoluto porta solo alla paralisi. La sperimentazione italiana no[...]



Strage della stazione di Bologna

Sun, 02 Aug 2009 14:31:00 +0000

Sono passati 29 anni dalla strage di Bologna. Sono passati 29 anni e di verità sugli esecutori materiali ed i mandanti di quella strage ce ne sono ancora poche e tutte contraddittorie.Una verità comunque esiste. Quella strage, fu una strage fascista. E non ci riferiamo al probabile attentatore ma alle modalità. Luogo, tempo, e finalità sono fasciste. Rispetto a questo concetto poco cambia se la mano è quella dei Nar, dei servizi segreti, della Cia o altro.Tempo, luoghi e modalità. Sabato 2 agosto milioni di lavoratori e proletari sono in transito su treni e autostrade di tutta Italia per le ferie estive. Ore 10,25 una bomba esplose nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna. Lo scoppio fu violentissimo, provocò il crollo delle strutture sovrastanti le sale d'aspetto di prima e seconda classe dove si trovavano gli uffici dell'azienda di ristorazione Cigar e di circa 30 metri di pensilina. L'esplosione investì anche il treno Ancona-Chiasso in sosta al primo binario. Il soffio arroventato prodotto da una miscela di tritolo e T4 tranciò i destini di persone provenienti da 50 città diverse italiane e straniere. Il bilancio finale fu di 85 morti e 200 feriti.Finalità. La strage ha l'obiettivo di continuare la Strategia della Tensione iniziata nei decenni precedenti e conclusasi il 23 dicembre 1984, antivigilia di Natale, con l'attentato al treno rapido 904 in cui 17 persone persero la vita e oltre 260 rimasero ferite.Per cui tempi, modalità e finalità è inutile ripeterlo sono certamente fasciste e da questa unica certezza dobbiamo continuare a costruire una memoria della strage. Perché il problema che si apre adesso è quello del ricordo e della memoria.Ricordo e memoria che in primis nella stessa città di Bologna stanno andando perduti. Perché purtroppo su questa strage e quei corpi, nella città simbolo del PCI si è costruito retorica e opportunità politica. Senza mai cercare di avviare controinchieste solide che sarebbero state utili alla città ad orientare l'opinione pubblica verso una domanda di verità e di giustizia, di fronte ad una magistratura che per forza di cose non poteva certo mettere sotto accusa le istituzioni di cui facevano parte i servizi segreti, i cui depistaggi sulla strage sono dati certi.Ma la verità di cui il Partito Comunista e i suoi successori si sono sempre accontentati è stata quella di propaganda che gli ha permesso su quella strage di ricostruire una rilettura degli anni '70 e sugli opposti estremismi in cui lo stato non ne era partecipe.Quindi le polemiche politiche sui mandanti. Le miriadi di possibili ipotesi scritte sui giornali in questi 29 anni. L'analizzare la vicenda slegandola dalle altre stragi di stato/fasciste degli anni settanta. Il non riconoscere le piccole certezze che si avevano. Sono tutti gli ingredienti che hanno permesso di costruire intorno alla vicenda una nube che ne offusca tutt'oggi il ricordo. E che fa dire in un sondaggio di qualche anno fa al 21,7 % degli studenti bolognesi che l'attentato è da attribuirsi alle Brigate Rosse.Per cui chiunque tutt'oggi fra le forze istituzionali e sociali continua a rammaricarsi per una giustizia non ancora data e tutt'altro che vicina, e per una memoria ormai perduta deve comunque chiedersi se in tutto questo non ci siano anche proprie responsabilità.Per concludere, a sostegno dell'ipotesi che sugli 85 morti e 200 feriti del 2 Agosto 1980 si è continuato da destra e sinistra a fare propaganda politica inseriamo le vicende di questi ultimi giorni. Il governo Berlusconi sempre in prima fila in tutte le sue legislature contro il terrorismo, sta permettendo all'Inpdap, l'istituto di previdenza dei dipendenti pubbli[...]



Per non dimentiCarlo

Mon, 20 Jul 2009 06:21:00 +0000

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CIAO CARLO!!!



Oggi sciopero

Mon, 13 Jul 2009 22:01:00 +0000

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Verità e Giustizia per Federico Aldrovandi

Tue, 07 Jul 2009 22:18:00 +0000

Egr. Signor Pontani , ho letto sui giornali di oggi che lei ha dichiarato che dormirà sonni tranquilli, “mentre altri no!” a chi si riferisce sig. Pontani? a noi? Ai nostri avvocati Fabio e Riccardo?? Per quale motivo non dovremmo dormire sonni tranquilli? Forse perché io e mio marito non possiamo più avere con noi il nostro primogenito Federico? Se è per questo lei ha perfettamente ragione. È dal 25 sett 2005 che  non riusciamo più a dormire “tranquilli” sig.Pontani. E’ da allora e così sarà per sempre! O forse perché dobbiamo temere che ci possa accadere ancora dell’altro, come teme l’isp. Nicola Solito? Non ci avete già fatto abbastanza male, anche negandoci il sacrosanto diritto di sapere? Parli chiaro sig. pontani, ma forse non ne è proprio capace…lo sa fare solo al telefono quando si vanta di aver pestato di brutto mio figlio per mezz’ora mentre il suo cadavere giace ancora caldo vicino a lei. Dico a tutti che nessuno ma dico nessuno osi insultare o minacciare i poliziotti condannati!!!! chi lo fa ci darà solo dolore e farà il loro triste gioco, e offenderà noi e Federico..la giustizia farà il suo corso..verità e giustizia per mio figlio.niente altro. Trascrivo ora il testo della lettera di un altro poliziotto, Nicola Solito appunto, amico che ha visto crescere Federico e che per questo ha dovuto darci la notizia che i suoi superiori non hanno avuto il coraggio, o il senso di responsabilità, di darci. “Carissimo Federico, non avrei mai pensato di scriverti una lettera, ma oggi, come non mai, ne sento il bisogno. Non sono mai stato bravo a scrivere delle lettere, perdonami per qualche strafalcione, per la punteggiatura e, come mi rimprovera qualcuno, per i congiuntivi, ma te la scrivo con le parole che mi escono dal più profondo del cuore. Da quel maledetto 25 settembre non c’è notte e giorno che non ti penso, ho sempre davanti agli occhi quella tremenda immagine del tuo corpo senza vita. Nonostante il lavoro che faccio, non ci si fa mai l’abitudine a certe scene e con te è stato devastante perchè ti conoscevo. Da ragazzo ho sempre sognato di fare il poliziotto e quando finalmente ho indossato quella divisa sono stato l’uomo più felice del mondo. Sai bene quanto amo e come sono orgoglioso del mio lavoro, tant’è che per farlo al meglio ho deciso di farlo lontano dalla mia terra, questo, per non subire condizionamenti e qui a Ferrara mi sono circondato di pochissimi veri amici; sempre al di sopra delle parti, perchè è così che deve essere. Quella mattina mi sono chiesto tante volte: perchè è toccato proprio a me…. e mentre andavo verso casa tua, cercavo di trovare le parole per come dirlo a tuo padre Lino, a tua mamma Patrizia, a tuo fratello Stefano. Non c’è stato bisogno di parole…. dopo tanti anni di conoscenza e di amicizia… è bastato uno sguardo. ho davanti agli occhi lo strazio di tuo padre che, inginocchiatosi davanti mi stringeva forte le gambe urlando: “Dimmi che non è vero Nicola…. dimmi che è uno dei tuoi scherzi…” Sarebbe stato uno scherzo troppo crudele. Tante volte quella mattina ho pregato Dio di essere ancora nel mio letto, che quello che stavo vivendo era un brutto sogno. Purtroppo era vero. Con i tuoi genitori abbiamo deciso di non vederci e frequentarci più per motivi di opportunità, perché non volevamo che qua[...]



Trenitalia

Wed, 01 Jul 2009 13:26:00 +0000

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Fonte: Vauro



Afghanistan: Maryam schiacciata dai volantini Nato

Tue, 30 Jun 2009 19:34:00 +0000

 

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Una bimba di cinque anni schiacciata da un pacco di volantini della Nato. " Alle tre di mattina del 27 giugno, tutti sono stati svegliati dalle urla della piccola Maryam, schiacciata sotto uno scatolone da venti chili pieno di volantini informativi delle forze di occupazione Nato, lanciato da tremila piedi di altezza. Adesso è ricoverata all'ospedale di Emergency, a Lashkargah...". L'Isaf ha raccolto la denuncia e ha annunciato che presto rilascerà un comunicato sull'avvenuto

 

Fonte: Peacereporter

PAZZESCO, PAZZESCO!!!




Viareggio, la strage della sicurezza

Tue, 30 Jun 2009 13:59:00 +0000

Politiche di mercificazione e privatizzazione delle ferrovie le criminali responsabili "Ero in camera da letto - racconta Alessandro Del Lupo, commerciante viareggino che abita vicino alla ferrovia - stavo chiudendo la finestra quando ho sentito lo stridore di una frenata e ho visto che dal treno merci che passava si alzava una nuvola bianca altissima. L'ho capito dopo, era gas e all'improvviso è diventato fuoco, un muro di duecento metri, io sono stato sbalzato indietro, ho sentito almeno tre esplosioni una dopo l'altra". Una strage, una strage della sicurezza ferroviaria. Questa notte intorno a mezzanotte un convoglio merci, composto da 14 vagoni e proveniente da La Spezia, è deragliato alla stazione di Viareggio. Il treno trasportava cisterne cariche di gas gpl, i vagoni sono andati anche ad impattare contro il centro abitato, 2 palazzine sono crollate, almeno 5 edifici sono stati seriamente danneggiati. Il bilancio più grave è però quello umano, gravissimo: almeno 15 sono i morti, 16 i feriti dalle ustioni, una trentina i dispersi. Ci sarebbero ancora delle persone sepolte sotto le macerie delle abitazioni crollate. Il convoglio merci era partito dalla raffineria Sarpom di San Martino di Trecate, in provincia di Novara. I vagoni con il gas sono stati instradati lungo il binario che collega la raffineria alla rete Rfi e a Novara sono stati agganciati al convoglio. Dalla raffineria Sarpom partono quotidianamente vagoni con carburante diretti in ogni parte d'Italia. Il perchè è strutturale! Mentre il ministro dei trasporti Altero Matteoli annuncia la nomina di una commissione d'inchiesta sull'incidente e il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso si fionda a far una sua altra comparsata sul luogo della tragedia, vanno chiarendosi le motivazioni tecniche che hanno comportato il deragliamento del treno merci: "cedimento del carrello di uno dei primi carri cisterna". Il carro deragliato avrebbe quindi trascinato dietro di se altri 4 vagoni, lo svio avrebbe provocato la fuoriuscita del gas Gpl contenuto nella cisterna che si quindi sarebbe incendiato. Ma la questione dev'esser guardata necessariamente anche al di la del singolo incidente di questa notte, nella misura in cui la tragedia non è che la causa di un problema strutturale che fa tornare prepotentemente attuale la messa sotto accusa delle politiche di privatizzazione del settore trasporti, quindi delle labili e criminali mancanze in tema di sicurezza. Emblematiche sono in questo senso le paroli forti e dure pronunciate dai lavoratori delle ferrovie in seguito alla tragedia, che può dirsi (ancora) amaramente "annunciata" alla luce dei tanti segnali e problemi ignorati, verificatasi a Viareggio. I delegati Rsu-Rls dell'Assemblea Nazionale dei ferrovieri, organismo trasversale composto da lavoratori iscitti a tutte le sigle sindacali, scrivono: "La rottura di un asse di un carrello del vagone merci è un incidente tipico che non è stato mai tenuto nella giusta considerazione nonostante l'elevatissimo rischio connesso. Esso si è ripetuto innumerevoli volte, sempre fortunatamente con conseguenze meno gravi, da ultimo nei giorni scorsi sempre in Toscana, a Pisa S.Rossore ed a Prato" "Il trasporto ferroviario è un servizio complesso in cui anche il più piccolo incidente, o guasto, può determinare immani tragedie e come tale va analizzato e preso, sempre, nella massima considerazione" "Rinnoviamo la più ferma critica al gruppo dirigente delle Ferrovie che ha dirottato risorse [...]



Golpe in Honduras

Sun, 28 Jun 2009 21:08:00 +0000

    All'alba di questa mattina un gruppo di militari ha fatto irruzione nell'abitazione del presidente dell'Honduras Manuele Zelaya Rosales, dando il via quindi ad un colpo di Stato poche ore prima che il paese si recasse alle urne per un referendum che avrebbe dovuto decidere se tenere o meno, il prossimo novembre, in parallelo con le elezioni presidenziali, anche il voto per l'elezione di un'assemblea costituente per la riforma costituzionale dell'Honduras. I media mainstream internazionali stanno nuovamente alterando, nella loro banalizzazione e superficialità, il corso delle cose: il referendum odierno non avrebbe dovuto decidere se consentire o meno a Zelaya di presentarsi per un secondo mandato presidenziale. Il presidente è stato, dopo il suo arresto, trasferito in una base aerea e fatto partire in direzione del Costa Rica. Diversamente da quanto ha sostenuto il ministro della sicurezza costaricano, Janina del Vecchio, il capo di Stato honduregno non avrebbe chiesto nessun asilo al governo del paese dell'America centrale: "Non ho chiesto asilo al governo del Costa Rica. Questo è stato un sequestro compiuto dai militari" ha dichiarato Zelaya ai microfoni di Telesur all'arrivo all'aereoporto di San Josè. A sentire le dichiarazioni fatte nelle ultime ore sembra essere stata la Corte Suprema a deporre il presidente. Intanto i poteri sono stati presi temporaneamente dal presidente del Congresso e sono stati arrestati anche i principali sostenitori del referendum, tra i quali il sindaco di San Pedro Sula, Rodolfo Padilla, e 8 ministri del governo. I militari si sono odoperati per requisire i seggi referendari già allestiti. Secondo quanto riferiscono i media honduregni il parlamento designerà un nuovo presidente, nominando Roberto Micheletti, attuale numero uno del Congresso e detentore dei poteri temporanei. Tensione a Tegucigalpa. Nella capitale un gruppo di almeno 500 persone si è riunito davanti il palazzo presidenziale appena avuta notizia del golpe in corso. La polizia ha sparato contro di loro gas lacrimogeni, disperdendo il campanello di protesta. Blindati dell'esercito sono stati dispiegati non solo lungo le strade di accesso alla residenza di Zelaya ma anche in strategici punti della città. Inoltre gruppi di militari hanno preso il controllo delle sedi di alcuni edifici della pubblica amministrazione. Nonostante la militarizzazione nelle ultime ore la capitale è diventata teatro delle proteste dei movimenti sociali che appoggiano Zelaya, barricate infuocate lungo le strade e opposizione in faccia ai militari.   Le reazioni internazionali al golpe Il presidente del Venezuela Hugo Chavez è stato il primo a porsi in difesa del presidente Zelaya, schierandosi a difesa del presidente e accusando gli Stati Uniti di avere "molto a che fare" con un colpo di Stato definito "troglodita". Chavez ha invitato Barack Obama a pronunciarsi. Cosa che è avvenuta poco dopo, con il presidente Obama che si è detto "profondamente preoccupato", appellandosi all'Organizzazione degli Stati Americani affinchè "tutte le parti in causa rispettino lo stato di diritto". L'Osa ha indetto una riunione d'emergenza per discutere appunto della situazione in Honduras. L'Unione Europea ha condannato il colpo di Stato e chiesto il rilascio immediato di Zelaya. Il presidente della Bolivia Evo Morales ha fatto appello "agli organismi [...]



Scheletri nell'armadio

Sat, 27 Jun 2009 19:02:00 +0000

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Fonte: Vauro



Referendum popolare

Wed, 24 Jun 2009 19:30:00 +0000

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Fonte: Vukic



E' morto Khaled, palestinese di 79 anni

Mon, 22 Jun 2009 22:04:00 +0000

 

 

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E’ morto stanotte Khaled Hussein, un anziano palestinese di ormai 79 anni richiuso da 14 anni nelle carceri italiane per scontare una condanna all’ergastolo per il sequestro della nave Achille Lauro.
E’ morto in una cella del braccio speciale del carcere di Benevento, una sorta di piccola “Guantanamo” nella quale sono reclusi tutti i detenuti in Italia per i reati di matrice islamica.
In questo reparto E.I.V. (Elevato Indice di Vigilanza), i detenuti hanno le finestre sigillate da lastre di plexiglass che impediscono non solo di guardare all’esterno, ma anche il necessario ricambio di aria.
Il torrido caldo di questi giorni deve essere stato fatale per il cuore già malandato di Khaled: da anni sofferente, come certificato clinicamente, di disturbi cardiaci, non gli è mai stato permesso di curarsi adeguatamente.
Per questo è opportuno parlare di un assassinio di stato, perchè Khaled è morto per la lentezza della burocrazia penitenziaria e la cecità del tribunale di soverveglianza: da mesi il suo legale aveva chiesto un permesso di pochi giorni per motivi di salute, per permettergli di poter usufruire delle cure mediche di cui necessitava.
Pochi mesì fà l’ho incontrato per l’ultima volta in carcere e mi ha lasciato quell’incontro un profondo senso di tristezza e indignazione, perchè un anziano di 79 anni non può vivere - e morire! - in quelle condizioni.


Francesco Caruso

 

Fonte: Facebook

SONO STRAMALEDETTAMENTE STANCO DI VERGOGNARMI DI ESSERE ITALIANO!!!