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Commenti a: Maria Grazia Calandrone



Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?



Last Build Date: Wed, 25 Apr 2018 11:03:22 +0000

 



Di: Maria Grazia Calandrone

Mon, 15 Jan 2007 10:12:48 +0000

caro lorenzo io intendo il poeta come una specie di antenna e di traduttore più o meno esperto della unitaria compassione del mondo nessuna relazione privilegiata se non quella data dall'abitudine al vuoto e al silenzio necessari all'ascolto di quella voce a volte sottilissima per quel che mi riguarda i bisusati concetti di contenuto e forma non dovrebbero essere distinti sì, la tua analisi è perfetta - e il mondo resta perfettamente quel che è - si tratta solo di porgerlo nella sua nudità solare e tutta per: congioire, sì, dici bene stefano, congioire! ringrazio roberto per la sua dolcezza nello spiegarsi baci maria grazia



Di: Roberto Rossi Testa

Mon, 15 Jan 2007 07:36:22 +0000

Gentile Maria Grazia, non volevo affatto dire quello che tu hai letto nel mio commento, ma se tu ce l'hai sentito, forse c'era. Un rapporto profondo con un testo poetico nasce da una lunga frequentazione, forse quando ti avrò letta più assiduamente scriverò cose diverse. In ogni caso la selezione e la combinazione sono aspetti peculiari del discorso poetico, dal quale, come in ogni altro aspetto del vivere e dell'agire umano, una certa percentuale di arbitrio è ineliminabile. Comunque se ho commentato i tuoi versi è perché li ho graditi, mi è sembrato che aggiungessero qualcosa ai miei paesaggi mentali. Cordialità. Roberto Rossi Testa



Di: lorenzo carlucci

Sun, 14 Jan 2007 22:31:02 +0000

gentile maria grazia, una domanda sull'"altrove" e l'"oltresuono del mondo": qual'è per te la relazione del poeta con questo altrove/oltresuono, e quale la funzione della poesia, sempre in relazione a questo "altrove che doppia la realtà"? il poeta ha una relazione (cognitiva, percettiva...) privilegiata con questa 'dimensione'? la poesia è uno strumento per acuire la percezione o conoscenza di questo 'oltremondo'? e in che modo? come evocazione di esso, come immagine? o la tua poesia è invece una traccia del tuo esercizio di percezione o conoscenza di questo "altrove", una pratica di ascesi formale? scusa per le domande alla marzullo, ma mi interessava la tua locuzione "altrove che doppia la realtà", mi incuriosisce sapere di più su questa dimensione che mi sembra essenziale nella tua poesia. l'idea che me ne son fatto, leggendo, è che si tratta di una sorta di unità formale (difatti tu lo esprimi tanto con un concetto percettivo, "oltresuono", che con un concetto etico, "compassione", e questo lo trovo bello), di un tentativo di esprimere la percezione del mondo come totalità, di un esercizio di purificazione dello sguardo durante il quale tutto resta esattamente com'è (rinuncia ad agire nel mondo, se non nel modo in cui già lo facciamo, ossia vivendo la nostra identità), direzione dello sguardo al mondo come totalità (come universo) e non alle cose nel mondo. (vedo una certa comunanza, in questa posizione dello sguardo, e in alcuni strumenti retorici messi a suo servizio, tanto con Sannelli che con Ricciardi). in questo esercizio l'ambizione alla novità - nel senso più puro - che è propria di ogni poesia, sembra affidata alla possibilità di rendere percettibili delle relazioni essenziali (e, ancora, formali) che reggono la "forma del mondo", mediante un un disinnescamento dell'abitudine percettiva e cognitiva (il sovraccarico semantico dei versi e delle 'immagini' mi sembra uno strumento di questo voler "disinnescare" un habitus, ma forse sbaglio), e - quasi contemporaneamente, una (ri-)esibizione delle stesse strutture e relazioni, che appaiono come per un solo istante, l'istante in cui le vecchie relazioni vengono disinnescate e - quasi contemporaneamente - l'eco dell'eccesso (o delirio) semantico si ripercuote nel vuoto, quasi senza formare una immagine nuova, quasi lo scopo non fosse affatto formare una immagine nuova, quanto rivelare - per una istante - una immagine reale. in quell'istante sembra talvolta tralucere la struttura rivelata, una relazione reale che si mostra per un attimo nuda, e nuova. scusate la mala scrittura e la poca chiarezza. saluti, lorenzo



Di: gugl

Sat, 13 Jan 2007 16:58:43 +0000

compassione e, potendo, "congioire", quella passione che fa rosso il filo per l'amore nel quale cresce (il filo stesso).



Di: Maria Grazia Calandrone

Sat, 13 Jan 2007 15:20:18 +0000

cari tutti - è bello trovarvi o ri-trovarvi per stefano: il filo rosso è l'altrove che doppia la realtà, l'oltresuono del mondo - una frase bellissima che ha detto un ufficiale per la ricostruzione del giappone inviato a hiroshima: il mondo è compassione il filo rosso è quella compassione che sta oltre gli eventi - quella comunità umana minerale animale cui la poesia dovrebbe riferirsi, che dovrebbe evocare il mio abbraccio a chi ha la pazienza in questi giorni di sole innaturale e bellissimo di leggere poesia a schermo... maria grazia



Di: gugl

Sat, 13 Jan 2007 06:44:07 +0000

cara Maria Grazia perché non entri un po' nel tuo laboratorio, approfondendo quel "filo rosso" di cui parli al comm.4?



Di: silvia molesini

Sat, 13 Jan 2007 00:21:15 +0000

Una parola potente, forse arrotata da una sua rappresentazione elettiva, ma potente. E' un po' che apprezzo.



Di: paola (cara polvere)

Fri, 12 Jan 2007 17:50:31 +0000

"La stortura dei massi lombi rotti di fenomeni enormi passeggeri sulle coste animali disposti al sereno. I santi stavano da cormorani – con i becchi legati alle articolazioni del mare fanno da battistrada a carovane." notevole davvero. elegante nell'osare personalissimo dei versi e per niente scontata, la poesia della signorina Calandrone. i miei complimenti. un saluto paola ps: un po' di riserva per gli stentorei e ormai strausati gabbiani e per il gregge. proprio non mi sono andati giù.



Di: Francesco Marotta

Fri, 12 Jan 2007 14:08:00 +0000

Cara signora "in panne", sei e rimani "unica". E lo sai. Ricordi? "... c'è l'acqua dell'inizio e della fine, l'acqua per sempre...". Qui scorre abbondante, inarrestabile. Grazie. Un abbraccio. fm



Di: Maria Grazia Calandrone

Fri, 12 Jan 2007 13:45:36 +0000

caro roberto vuoi forse dirmi che le mie poesie sono piccole serie di versi messi uno dopo l'altro come per abile mischio di carte cieca pesca di lotteria o altro di casuale? vuoi forse dirmi che al lettore imbarazzato sfugge quel filo rosso che condurrebbe dal precedente al successivo verso senza sbandare nelle zone oscure dell'arbitrio? oh, che brutta giornata!! misera misera me che credei di parlare addirittura di Storia!! sebastiano, oltre a essere il bravo poeta che so mostri una provvida cavalleria nel tirar su il morale a una signora in panne... riferisciti pure al caro fabry - che sembra molto aggiornato sul mio conto! - per ulteriori informazioni un caro e divertito abbraccio maria grazia



Di: fabry2007

Fri, 12 Jan 2007 11:25:31 +0000

M.G. ha pubblicato il libro-premio di poesia Pietra di paragone (Tracce, Roma 1998) e La scimmia randagia (Crocetti, Milano 2003) e varie scelte di testi su riviste ("Pagine", "Le Fram", "Poesia", "ClanDestino", "Sinestesie") e antologie di premi (Montale 1993, Corciano 1998, Bellezza 1998, LericiPea 2000). Ha pubblicato per la serie verde della collana Parsifal di Atelier, la raccolta Come per mezzo di una briglia ardente. Ma ha fatto anche un sacco di altre cose. ciao fabrizio



Di: sebastiano

Fri, 12 Jan 2007 10:18:52 +0000

Bellissimi versi. Mi piacerebbe leggere un libro di questa poetessa. Sebastiano



Di: Roberto Rossi Testa

Fri, 12 Jan 2007 09:01:03 +0000

La lettura dei versi di Maria Grazia Calandrone mi ha suggerito il seguente esercizio di scrittura, quasi una risposta per le rime e comunque un tentativo di dialogo. "L’uomo è la scimmia di Dio, l’animale non è la scimmia dell’uomo né la natura, tra carcassa e grancassa, abdica alla propria maestà, sempre nuova benché macerata. Dire addio alla bellezza del mondo e vivere nell’infezione umana è sempre l’estrema possibilità dell’estrema razza azzurra, purché intenda che i santi stanno da cormorani, che della gioia occorre dare prova, che il quotidiano è da rodere finché è luce." Roberto Rossi Testa